COMMEDIE, di Italo Svevo - pagina 55
...
.
Chiamatemi se Sereni ritorna.
(S'avvia.)
CARLO Te ne prego, Alberta, resta.
Come vuoi lasciarci soli noi tre uomini?
ALBERTA (scoppiando in pianto).
Lasciami, Carlo.
Ho bisogno di restare sola.
(Ripete le parole di Alice.) M'hai fatto del bene ma ora basta.
Io la odiai, dunque? La odiai? Come può immaginare una cosa simile? E non la immaginò mica or ora cosí sconvolta com'è.
Deve averlo pensato da lungo tempo e rivelato il suo pensiero nell'ira.
PAOLI (bonario).
Non è cosí, non è cosí.
Disse le prime parole che le vennero in bocca nel calore della disputa per aver ragione.
Non hanno importanza.
Da voi donne le parole non hanno mai importanza.
ALBERTA Oh, dottore.
Ella non sa che cosa sieno le parole.
E il terribile è che a me pare di aver indovinato quelle parole prima.
Io credo di averle lette nel suo cuore ieri e prima ancora.
Le so però soltanto ora.
Che dolore.
(Piange.)
CARLO Calmati e resta con noi.
ALBERTA Non posso, non posso.
Scusatemi.
(Esce.)
CARLO (seguendola).
Ma via.
Capretta mia.
(Esce.)
SCENA DICIASSETTESIMA
TELVI e PAOLI
PAOLI Figurarsi che io a casa non dissi dove mi recavo per paura di essere disturbato dai miei malati.
Non pensai che avrei dovuto difendermi anche dai sani.
Ad una bella scena abbiamo dovuto assistere.
TELVI (trasognato).
Ad una grande cosa abbiamo assistito.
A cosa ch'io non dimenticherò piú.
PAOLI Lei dice?
TELVI Com'era bella, com'era bella!
PAOLI La signora Alice? (Telvi assente muto.) Allorché si levò il velo?
TELVI Quando scoperse la sua fiera alta anima.
Anche mia moglie andò via dimenticando ogni suo proprio interesse.
Ed io soffersi quando pensai che avrei dovuto ammirarla.
Ora non soffro piú.
Questa è alta e pura.
Respinge da sé tutto pur di poter conservare la sua libertà.
A mia moglie piacque di piú l'altro.
Ma io so che se questo fosse toccato alla signora Alice, essa avrebbe ricordato il mio grande dolore e sarebbe rimasta con me.
Cosí si sarebbe comportato chi sa abbandonare tutto in questa forma.
Oh! Com'era bella!
PAOLI Domani ritornerà e sarà tutto in ordine.
TELVI Oh! Lei non conosce Alice.
PAOLI Da quando la conosce Lei?
TELVI Da ora.
PAOLI Io direi che andiamo a pranzo al restaurant qui vicino.
SCENA DICIOTTESIMA
CARLO e DETTI
CARLO Non s'è lasciata convincere.
Dobbiamo pranzare soli.
In fondo io trovo che quella signora Alice avrebbe potuto attendere domani per fare quella scenata.
Venite! Venite! Guardo che tutto sia pronto.
(Li precede.)
PAOLI Magari questa sera.
Poteva aspettare che ce ne fossimo andati.
TELVI Perché? Se avesse saputo attendere sarebbe stata meno generosa.
Come quell'altra che attese la mia uscita e la mia piú lunga assenza nella giornata intera.
PAOLI Mio povero amico, voi siete innamorato.
TELVI Se questo è amore io allora lo sento per la prima volta nella mia vita.
Grazie al Cielo! È dunque vero che io non amai giammai quella che scappò?
CALA LA TELA
ATTO SECONDO
Stanza in casa di Alice.
Una porta di fondo e una a destra.
SCENA PRIMA
TERESINA (in sedile) e CLELIA (arriva e riceve la preghiera ad alta voce di Teresina)
CLELIA Si sta vestendo per uscire.
Passerà di qua e allora Lei le potrà parlare.
TERESINA Forse è meglio tu non le abbia detto niente.
Cosí vedrò...
ci penserò.
Si fa presto a parlare.
Poi si subiscono le conseguenze.
È tanto difficile di dire ad una persona: Mi trovo tanto, tanto bene in casa tua ma vorrei andarmene.
Come si fa?
CLELIA Si può benissimo.
Si dice: Come è cara e graziosa e comoda questa casa.
Giusto quella che fa per me perché io non la voglio né piú ricca né piú vasta.
Cosí mi piace.
Voglio però lasciarla perché io sono un po' bizzarra e le cose che mi piacciono troppo non le voglio.
TERESINA Tu scherzi invece che darmi un buon consiglio.
CLELIA Io il mio consiglio ve l'ho già dato.
Io trovo che qui si sta tanto bene.
C'è il pittore che a me piace tanto di vedere.
TERESINA Ne saresti innamorata?
CLELIA Innamorata no.
Io sono una poverina e non posso guardare tanto in alto.
A me basta di vedere gli altri come fanno all'amore.
Ho fatto quel forellino nella porta e da lí sto a guardare come s'avvicinano, s'avvicinano, s'avvicinano.
TERESINA Brutta cosa spiare la gente cosí.
E che cosa vedi?
CLELIA Finora egli dipinge ed essa sta ferma.
Ma s'avvicinano.
Lavora da un mese a quel quadro e non ha ancora stabilito la distanza dal modello.
Trova che ne è sempre troppo lontano.
Avevano cominciato cosí: Lui là ed essa accanto alla finestra.
Poi s'avvicinò sempre piú ma sulla finestra fu tesa una tenda.
Eccolo anche lui quasi nel cantuccio.
Però c'è un'oscurità tale che io dovetti allargare il forellino per poter scorgere qualche cosa.
E come ci vede per dipingere? Infatti non mi pare che il quadro proceda.
Io lo guardo ogni giorno e non vi scorgo nulla di nuovo.
(Prende il quadro e lo guarda.) Ieri lavorò piú del solito.
Ci mise la sua firma.
Eccola: Sereni.
Ma non mi pare che abbia fatto altro.
TERESINA Metti via quel quadro.
Alice viene.
(Attesa.) Mi pareva di aver sentito un rumore.
CLELIA E se mi trovasse col quadro in mano che male ci sarebbe? (Ripone il quadro al suo posto.) A me piace anche che in strada c'è quel signore grasso e vecchietto che cammina su e giú con pazienza infinita guardando la finestra.
Io mi diverto di affacciarmivi e fargli dei segni.
Lui non vede me ma solo il mio fazzoletto.
Ma io vedo lui.
Quando movo il fazzoletto egli s'arresta e si appoggia al colonnino quasi avesse paura di cader per terra per la grande speranza improvvisa.
TERESINA Fai male, molto male.
Te ne prego, cessa d'ingerirti in cose che non ti riguardano.
Se Alice ti scopre crederà sicuramente che sono stata io a indurti a spiare.
CLELIA Ma io, perché no?, dirò ch'è il mio piacere di veder l'amore in istrada e qui.
TERESINA Non ti crederanno.
Che senso c'è di aver piacere di veder fare all'amore? Crederanno sia una vecchia che vuol vedere fare all'amore perché i giovini non guardano ma lo fanno loro.
Crederanno ch'è stata la zia Teresina che vuole sapere come voleva sapere tutto nella casa in cui abitava quando disponeva di buone gambe e di buoni occhi.
Guardavo tutto io.
Come sarebbe differente questa casa se non fossi malata.
Quella serva che ruba i migliori bocconi, quei bambini che non hanno nessuno che li educhi.
Come sono cattivi! Quando io potevo movermi a questo mondo non c'erano di simili bambini.
CLELIA Che fortuna per me di non avervi conosciuta prima.
TERESINA Perché? Io ero buona, buona, ma anche molto attiva.
Non ebbi mai fortuna.
Ero la piú vecchia delle tre sorelle.
Esse si sposarono ed io restai in casa coi genitori.
Non si poteva mica sposarsi tutte.
Io rifiutai tanti buoni partiti! Se avessi voluto...
Ma bisognava che la persona piú assennata restasse in casa.
Questa fui io...
naturalmente.
La mamma di Alice era troppo testarda e non la vollero.
Testarda com'è la figlia.
La mamma di Alberta era troppo vana.
Avrebbe strappato le piante del giardino per addobbarsene.
Alberta è anch'essa vana, ma si vede meno perché sta nella grande città ed ha i suoi parrucchieri ed i suoi sarti.
È una grande signora.
Cosí stetti io a casa e in questa sediola dura ci stava mia madre mentre io ero al tuo posto.
Io ero però piú attenta.
Tu sei troppo giovine.
Quando spingi questa seggiola le dai di tali scosse che soffro come se dovessi correre io stessa.
CLELIA Ma è difficile di far andare una seggiola come volete voi.
TERESINA Vi era mia madre in questa seggiola ed io la movevo con maggior amore.
CLELIA E che diceva lei di questa seggiola?
TERESINA Essa, poverina, aveva un carattere guastato dall'età e dalle malattie.
Si poteva essere dolci e lenti quanto si poteva ed essa si lagnava.
La vetturetta andava soffice come sulle rotaie e tuttavia essa sentiva colpi e scosse.
Io sono contenta, contentissima di te, cara Clelia, non parlo mica per lagnarmi.
Anzi se lo domandi ad Alice o ad Alberta sentirai come io di te sempre mi lodi.
Finisco ogni mia parola con la constatazione che sarebbe male ch'io non t'avessi.
Sei la mia unica consolazione.
(Poi.) Hai il sonno un po' duro.
Questa notte cominciai a chiamarti alle cinque del mattino e mi rispondesti alle sette.
Furono due ore un po' lunghe.
Io, quando mia madre mi chiamava, con un balzo ero fuori del mio letto e accanto al suo.
CLELIA Ma avete mai domandato a vostra madre se proprio vi svegliavate tanto prontamente quando vi chiamava?
TERESINA Non mi rimproverò mai di avere il sonno troppo duro.
CLELIA Si vede che essendo vostra madre le faceva piacere di vedervi dormire tanto bene.
TERESINA Per me nessuno ebbe mai tanti riguardi.
SCENA SECONDA
ALICE e DETTE
ALICE Io devo uscire, cara zia.
So che Alberta deve venir a trovarla di qui a una mezz'ora.
Sia tanto buona di dirle che mi dispiace tanto, tanto di non poter attenderla qui.
Ho molto da fare fuori e non potrò essere di ritorno che di qua a un due ore.
Io credo ch'essa voglia parlarmi di Lei.
Forse Lei si sente male in casa mia? (Fredda.) Mi dispiacerebbe tanto.
TERESINA Chi t'ha detto una cosa simile? Io trovarmi male in questa casa? Io che amo tanto te e i bimbi? Sarei tanto dolente di lasciarvi.
Io non ci penso neppure di lasciarvi.
Per andare da Alberta - in quella casa di lusso ove non ci potrebbe essere posto per me? Mai piú.
Io preferisco di restare in questa casa.
ALICE (rude).
Senta, Clelia.
Lei vada un momento di là.
Ho da parlare con la zia.
CLELIA Vado subito, signora.
(Per errore trascina con sé anche la zia.)
ALICE Ma che cosa fa? Le dissi di andarsene sola.
Lasci qui la zia.
CLELIA (confusa).
Scusi tanto.
Avevo dimenticato di levare anche questa mano dalla sediola.
(Esce.)
SCENA TERZA
ALICE e TERESINA
ALICE Senta zia.
Senza dirle da chi l'ho risaputo...
perché mi secca, devo avvertirla ch'io so che Lei non si trova bene in casa mia.
Perché dunque fare dei complimenti? Lo dica a me, lo dica ad Alberta e la sia finita.
Io faccio quello che posso perché non Le manchi nulla ma di piú non posso fare.
TERESINA (cui manca il fiato).
Ma chi ti ha potuto dire una cosa simile? Chi?
ALICE (piú dolcemente).
Si calmi, cara zia.
Non c'è nulla di male.
Chi me l'ha detto vuole solo la sua comodità.
Vuole fare in modo ch'Ella non abbia piú da soffrire.
TERESINA Chi ha detto una cosa simile è un malvagio e nient'altro.
Perché io mai, mai ho detto una cosa simile.
Se fossi malcontenta verrei o cioè mi farei trasportare a te e ti direi: Nipote mia, cara nipote mia, io qui non mi sento bene.
Tu fai quello che puoi per me ma non mi basta.
Che male ci sarebbe? Me ne andrei sempre volendoti bene...
Ma io mi trovo benissimo in questa casa e non andrei via che se tu mi mandassi via.
ALICE Ma via zia! Come fa a dire una cosa simile? Io mandarla via? Mai piú! Io sono la sua nipote che farebbe di tutto per renderla contenta.
TERESINA (dubbiosa).
Davvero?
ALICE Ma allora Ella è malcontenta di Clelia? Perché certo qualche cosa le spiace in questa casa.
Ella s'è lagnata con qualcuno.
Forse non si spiegò bene.
TERESINA (caparbia).
Io non mi lagnai mai di niente con nessuno.
ALICE (la guarda indecisa).
E allora non so che farci.
(Con un sospiro).
Restiamo d'accordo cosí: Il momento in cui Ella fosse malcontenta di questa casa me lo dice e ci separiamo in buona pace.
TERESINA Forse ieri in un momento di malumore mi lagnai con la vostra vicina la signora Albi.
È lei che te ne parlò?
ALICE Io con la signora Albi non ho mai parlato.
TERESINA Ebbene! Con altri io non parlai.
Chi altri vedo io qui? Posso essermi lagnata di Clelia.
(Con uno sguardo diffidente verso la porta.) E non è mica tanto.
Ha il sonno un po' duro.
Ma io non mi lagno neppure di questo.
È tanto bello di vedere qualcuno a questo mondo che dorma bene.
T'assicuro, Alice, io non ci penso neppure di lasciare questa casa.
A quest'ora poi sono affezionata ai bambini.
Come sono cari.
Amo specialmente il piccolo Emilio che però per la sua età è un po' troppo progredito.
Bisognerebbe impedirgli di leggere tanto.
ALICE (spazientita).
Lo farò, lo farò, zia.
Ed ora addio.
Non dimenticherà di dire ad Alberta che mi dispiacque tanto di non aver potuto attenderla.
(S'avvia.)
SCENA QUARTA
TELVI e DETTE
TELVI Si può?
ALICE (sorpresa).
Il signor Telvi.
S'accomodi.
In che cosa posso servirla?
TELVI Servirmi? Non è mica la parola giusta.
Avrei bisogno di parlarle.
ALICE Ella conosce zia Teresina?
TELVI Solo di nome.
ALICE (presentando).
Il signor Telvi, la signora Baretti.
TELVI (porgendole la mano).
Tanto piacere.
Ella sta bene?
TERESINA Molto, molto bene.
Perfettamente.
In questa casa.
Perfettamente.
TELVI Giacché ho osato tanto vorrei osare ancora, osare fino in fondo.
Vorrei parlarle da solo a sola.
TERESINA Ma io me ne vado, me ne vado subito.
(Senza moversi.)
ALICE La zia non può muoversi da sola.
Però se Lei è incaricato di un'ambasciata da parte di Alberta, la zia, voglio dire la zia mia e la zia di Alberta può sentire tutto.
TERESINA Ma no, Alice.
Io non voglio sentire dei secreti.
Sto molto meglio se non li conosco.
Te l'assicuro.
TELVI Io ho da dire alla signora poche parole.
Sarà questione di qualche minuto.
ALICE (alla porta).
Clelia.
SCENA QUINTA
CLELIA e DETTI
CLELIA (guarda con sfacciata curiosità Telvi).
Ella desidera?
ALICE Per qualche momento porti di là la zia.
TELVI (quando Clelia sta trascinando fuori la sediola).
Signora, io spero di aver presto il piacere di rivederla.
TERESINA Anch'io, anch'io.
SCENA SESTA
ALICE e TELVI
TELVI Sí! Non c'è da esitare.
(Poi ad Alice che gli accenna di sedere.) Io non ho da dirle nulla da parte della signora Alberta.
Iersera essa disse che anelava a far la pace con Lei.
Io feci come se non avessi sentito.
Ma io pensai che questa pace non si farebbe.
ALICE (sorridendo).
Come lo può sapere lei? Alberta Le raccontò tutto?
TELVI Non mi disse proprio nulla.
Son io che mi feci quest'idea.
La vidi tanto dolce e fiera, terribilmente fiera che pensai che non era possibile di sottometterla.
Io penso che Lei sia cosí.
Lo penso dacché La vidi.
Ed io La vidi la prima volta quand'ero ancora con mia moglie.
Poi quando mia moglie fuggí, io non pensai altro che Lei e La pensai generosa e fiera.
(Timidamente.) Sí! Io non pensai altro che Lei.
Ho detto tutto.
(Quasi contento.)
ALICE (stupita ed imbarazzata).
Tutto? Non comprendo.
TELVI Ecco! Io da un mese cammino su e giú per questa via.
Guardo quella finestra...
credo sia quella.
Il sole manda talvolta dei raggi che non so come fanno credere a quella finestra la figura che si sogna.
Io mi stropiccio gli occhi...
ma non serve.
Capirà che per un uomo serio come me non è mica una posizione molto gradevole quella di sentinella davanti ad una finestra E allora ricordai che veramente io potevo osare tutto perché nulla avevo da perdere, nulla, proprio nulla.
Il ridicolo? Per una quantità di gente io sono già ridicolo.
ALICE (protesta).
Oh!
TELVI Grazie.
Eppure Lei conobbe mia moglie.
ALICE La conobbi benissimo.
M'era simpaticissima.
Io la consideravo quale una moglie modello...
TELVI Anch'io.
Questo non so perdonarle.
A mezzodí mi stampò un bacio su questa guancia, proprio qui, mi brucia ancora, e alle cinque o alle cinque e pochi minuti fuggí.
Poi disse ch'era impossibile di vivere con me.
Lo disse anche a Lei?
ALICE Eh, no.
Altrimenti certo non avrei potuto considerarla quale un modello di moglie.
TELVI È vero, è vero.
Lei non sa dire una bugia.
È questo che mi conquistò.
Ma non parliamo piú di mia moglie.
ALICE Senta, signor Telvi.
Io credo d'intendere quello che mi vuole dire.
TELVI (piuttosto lieto).
Grazie al cielo, lei lo ha inteso e non occorre io Le dica altro.
Soltanto Le domanderei una cosa.
ALICE Io vorrei dirle che mi sento onoratissima...
TELVI Scusi se L'interrompo.
È proprio questo che volevo domandarle.
Non vorrei una pronta risposta.
Anzi non vorrei una risposta...
se non ha da essere quale la voglio io.
Per Lei dovrebbe essere semplice di compiacermi.
Fare come se io non avessi detto niente.
Non è semplice? Ed invece io ho detto tutto.
Cosí, solo cosí, io sarò capace di non passare ogni giorno per tante volte per via Battisti.
Adesso questa finestra l'ho vista dall'altra parte...
È vuota...
per il momento.
ALICE (sorridendo).
Ma perché avrei da tacere? Io avrei da dirle anche tante cose buone.
Io ho ogni simpatia per lei.
Io so il dolore che Le è stato dato e vi partecipo con tutta l'anima mia.
TELVI E allora Le posso dare una buona nuova.
Le farà piacere se Lei ha detto la verità.
Io non soffro mica piú.
Ossia io soffro per altre cose.
Devo a Lei di non soffrire piú e devo a Lei di soffrire di nuovo.
Faccia come se non avessi detto nulla...
sia tanto buona.
Cosí io ho detto tutto e nulla di male è avvenuto.
(Sorridendo.) Siamo pratici noi uomini d'affari? È proprio per i miei affari ch'io faccio questo.
Nell'ultimo tempo non sapevo attendervi piú.
Prima causa mia moglie eppoi causa chi me la fece dimenticare.
Ma adesso sarò piú tranquillo.
Ho fatto tutto quello che dovevo fare.
Pensarci ancora sarebbe da ragazzo.
Il mio è un amore da uomo adulto.
Penso a me stesso, ma penso anche e soprattutto all'altra.
Vorrei avesse tutto.
Ogni comodità, ogni piacere.
Se avesse dei figli io li adotterei.
ALICE (imbarazzata).
Non so come ringraziarla...
TELVI Da ringraziare non c'è proprio nulla.
Neppure da rimproverare.
(Guardandola ansioso.) Nevvero? Io faccio quello che debbo e non può esserci rimprovero.
Ora vediamo l'altra parte.
Io voglio parlare per l'altra parte.
C'è qualcuno che mi conosce che dice ch'io sono un uomo molto noioso.
L'ha detto anche a Lei? (Alice assente.) Grazie per la sincerità.
È vero io sono un po' noioso.
Se vedo del disordine in casa non so tacere.
È una cosa che si può intendere e scusare da un uomo d'affari.
Nei miei affari io non abbandono nulla al caso.
Prevedo quanto si può prevedere ed esigo ordine.
Ma questa mia qualità finisce a vantaggio di chi mi sopporta...
parlo di quella ch'è scappata, solo cosí è possibile che quando essa volle un gioiello o delle toilettes costose le ebbe sempre.
È vero che poi talvolta m'arrabbiai se essa smarrí tali gioielli o se lasciava abbandonate al suolo le toilettes che tanto avevano costato.
(Arrabbiato.) Al suolo e magari sotto ad una sedia.
(Poi.) Io sono un uomo noioso.
E ora appena so come ebbi torto.
Chissà se saprei essere altrimenti? È troppo rischioso di provare, nevvero? Io proverei ma non posso mica consigliare gli altri di provare.
Ognuno ha la sua vita e deve poter disporne liberamente.
(Dopo una pausa.) Poi io sono noioso anche a tavola.
Il medico m'ordinò di astenermi dalla carne perché altrimenti ci sarebbe la possibilità di un colpo.
In una casa come la mia sarebbe stato facile di accontentarmi.
Ebbene, no! E sa perché? Perché talvolta quando ho finito di mangiare quella roba insipida cui sono condannato, finisco col mangiare anche l'altra roba.
che c'è sulla tavola.
E allora essa disse che non c'era ragione di seccarsi per preparare la mia dieta speciale.
Io m'arrabbiai.
È tutt'altra cosa se mi capita il colpo per mia elezione che se mi viene per opera di chi dovrebbe starmi accanto a tutelare la mia salute.
Ella dirà che un colpo è un colpo e che non c'è differenza fra un colpo e l'altro.
Ma io non sono di tale avviso.
Probabilmente anche qui sono ingiusto e un seccatore.
In questo momento mi pare impossibile di poter seccare il prossimo per una cosa simile, ma poi viene il momento che potrebbe sembrare meno impossibile.
Vede come cerco d'essere sincero? Io faccio del mio meglio per non ingannare il prossimo.
È vero che negli affari faccio altrimenti e che di tutta la mia vita solo gli affari vanno bene.
Non farei meglio di trattare tutta la vita come se fosse un affare?
ALICE (sempre imbarazzata).
A me la sincerità piace.
Ma...
TELVI So che la sincerità le piace, ne sono sicuro.
Mi lasci dirle ancora una cosa...
quella questione del divorzio.
Non è mica insolubile.
Bisogna cambiare di nazionalità e bisogna rinunziare alla religione.
La religione non costa molto.
Invece, come stanno le cose, la rinunzia alla nazionalità sarà costosa.
Io ci perderò molti denari e una gran parte della mia posizione.
Non fa niente.
Se bisogna farlo bisogna rassegnarsi.
Non posso mica domandare di sposarmi senza matrimonio.
Ciò può fare qualcuno che si aspetta amore, passione.
Un uomo piú bello di me e meno seccante.
ALICE (dolcemente).
Non dica di queste cose, signor Telvi.
Io non le ammetto.
Non ammetto che Lei sia seccante e che vi sia alcuna ragione per mancarle di rispetto o di riguardo.
Non posso in alcun modo...
Ma Ella mi domanda di non dirle nulla che somigli ad una risposta.
Perché dirle qualche cosa? Può essere ch'Ella abbia avuto ragione di parlare come ha fatto.
(Telvi ascolta ansioso.) Se ciò Le dà un po' di pace (L'ansietà di Telvi cede.) Io vorrei vederla piú lieto.
Disgraziatamente non posso far nulla per aiutarla.
TELVI E potrei rivederla, non spesso ma di tempo in tempo?
ALICE (dopo un'esitazione).
Ben volentieri La rivedrò presso amici comuni.
TELVI Ho paura che di amici comuni non ne abbiamo piú.
ALICE È vero.
Ma chissà? Alberta accenna a ricredersi.
Per il momento essa s'ostina a pensare che sarebbe il mio obbligo di fare il primo passo.
Ma potrebbe cambiare.
Io confido ch'essa si ravvedrà e intenderà quello che ora non intende.
TELVI Perciò io dovrei abituarmi di nuovo a frequentare la casa di Carlo?
ALICE (ridendo).
Aveva cessato di farlo?
TELVI Sí, a dire il vero.
Non per proposito, sa.
Io non uso arrogarmi dei diritti che non ho e perciò non potevo mica prendere le sue parti.
Ma Carlo mi seccava.
Non pareva neppure ricordarsi che in casa sua c'era stata una disputa alquanto vivace fra due donne sue congiunte.
Sta bene tenere per la propria moglie che...
altrimenti scappa (ridendo) ma non cosí.
ALICE Mi biasimò?
TELVI No, no.
Non mi disse nulla.
Non una parola.
Per lui la cosa non è avvenuta.
ALICE È sempre trasognato e non capisce niente.
Io ho ecceduto un po'.
Che gliene pare?
TELVI Non sono di questo parere.
ALICE Eh! via! Io ho ecceduto.
Ma che importa? Io mi compiaccio di quell'eccesso, io ne vivo.
È una grande soddisfazione: Dire proprio quello che si pensa.
Un eccesso significa un atto di cui ci si pente, non quello il cui ricordo dà tanto piacere.
TELVI (mormora).
Anch'io vivo di quell'eccesso.
ALICE (si ferma sorridendo).
Avevamo stabilito che io non risponda a simili frasi e voglio tacere.
Senta, signor Telvi.
La sua visita m'onorò moltissimo.
Sono anche onorata di certe sue espressioni, anche di quelle cui io non ho da rispondere.
Poi mi fece piacere che anche nel mio litigio con Alberta, Ella ha inteso da quale parte sia la ragione.
Ciò Le fa onore.
Ciò è da gentiluomo e gliene sono molto riconoscente.
Molti altri che sanno piú di Lei non hanno capito un tanto.
Carlo per esempio.
Ma adesso io devo uscire.
Ho da fare una visita eppoi non voglio essere in casa quando viene Alberta.
TELVI La signora Alberta? Qui?
ALICE Sí, viene a trovare la zia.
Non credo sia ancora arrivato il momento di ritrovarmi con lei.
Io sono tuttavia dispostissima di dirle le stesse parole che le dissi un mese fa.
E ho paura che neppure lei abbia cambiato qualche cosa nel suo modo di pensare.
È meglio dunque ch'io me ne vada.
TELVI Io ho da dirle due parole ancora eppoi la lascio libera.
Quando noi in affari non riusciamo a combinare un affare ci separiamo dicendoci: Ad altra volta.
Qui non è il caso di dire cosí.
Ma abbiamo proprio da dire a mai piú? È quasi sciocco di dire a mai piú.
Chi può dire come le cose finiscono? Eppoi finiscono le cose? Non c'è sempre la speranza?
ALICE Talvolta non c'è.
Davvero io so di molti casi in cui non c'è.
Ella m'aveva domandato di non rispondere.
TELVI E infatti non ha risposto.
Se ha detto qualche cosa io non ho sentito.
E se avesse detto qualche cosa io non ci crederei e, a costo di spiacerle, direi sempre che la speranza c'è.
ALICE (porgendogli la mano).
E lo dica.
Sarà di buon augurio anche per me.
TELVI (un po' alterato).
Se fosse solo per lei non la direi.
(Poi rassegnandosi.) Sí la direi anche per Lei, per Lei sola.
(Le bacia la mano ed esce.)
SCENA SETTIMA
ALICE poi CLELIA e TERESINA
ALICE (dalla porta di fondo).
Clelia! Può riportare di qua la zia.
(Si mette il cappello dinanzi ad uno specchio.)
TERESINA (trascinata in scena da Clelia, urla).
Ma perché, perché? Io stavo tanto bene di là.
ALICE Ma io non intendevo questo.
Se la zia preferiva di restare di là, ne era padronissima.
Suvvia! Riportatela di là.
TERESINA (urlando a Clelia che già la trascina).
Ma no! No! Adesso che sono qui lasciatemi qui.
ALICE Clelia! Non sentite?
CLELIA (confusa).
Scusi, signora, non avevo sentito.
ALICE Scusi, zia, se talvolta noi che Le stiamo d'intorno non intendiamo presto abbastanza quello ch'Ella domanda.
Giacché Lei ha da stare in questa casa io intendo assolutamente che Lei sia libera di moversi stando dove piú Le pare e piace.
Io La pregai di andare di là solo perché quel signore mi pregò di poter parlarmi a quattr'occhi.
Se le dispiacqui (con un po' di sforzo) mi scusi.
TERESINA Mi domandi scusa? Di che? Mi mandasti di là perché volevi parlare con quel signore due parole non destinate a tutti? Che male c'è? Non sei forse la padrona in casa tua?
ALICE Io non sono, io non voglio essere la padrona qui, quando c'è Lei, la sorella di mia madre.
(Esita come se prima di uscire volesse abbracciare la zia.) Intanto che parlavo con altri io continuavo a pensare a Lei.
Pare che proprio mi sia stata detta una bugia.
Io sono ben contenta di sentire che Lei si trova bene accanto a me.
Scusi se sono stata rude.
TERESINA (inquieta).
Ma non sei mai stata rude con me, te l'assicuro.
Io non me ne sono accorta.
ALICE Addio, zia.
(A Clelia.) E Lei badi d'intendere meglio quello che la zia domanda.
TERESINA Ma è anzi molto attenta.
Te l'ho detto poco fa che sono tanto contenta di lei.
ALICE (la guarda sorpresa, poi).
Sí, zia.
Lei è contenta di tutto e di tutti.
TERESINA Me ne fai rimprovero?
ALICE No, zia.
Io comincio a intendere tante cose.
Addio, zia.
Non vorrei ritardare troppo.
Uscirò dall'altra parte.
(Esce dal fondo.)
SCENA OTTAVA
CLELIA e TERESINA
CLELIA Si capisce che parlate di me in modo che se non mi mandano via è loro bontà.
TERESINA Non hai sentito anche tu che si lamentano che io sono troppo contenta di tutti? Questo poi io non arrivo ad intendere.
Sono malcontenti perché sono contenta.
Essa comincia a intendere tante cose.
(Spaventata.) Mi vuole male.
CLELIA (rabbonendola).
Ma perché volete vi voglia male? Essa ha fretta.
Vuole evitare la signora Alberta che avrebbe dovuto essere già qui perché sono le tre sonate.
Oppure vuole raggiungere quel signore grasso dal passo lento e pesante che partí di qua tanto prima di lei.
Chissà? Pare sia disposta di tradire il pittore ancora prima d'essere sua amante.
Davvero mi dispiace.
Per lui e anche per lei.
TERESINA Che cosa vai dicendo? Come osi parlare di amanti? (Poi) E come sai che non lo sono ancora?
CLELIA È evidente.
Se fossero amanti non fingerebbero di dipingere.
TERESINA Ma tu te ne intendi d'amore? Se non sei sposata?
CLELIA Me ne intendo infatti pochissimo.
Dedicai a quello studio solo le mie ore libere e voi sapete che non ne ho tante.
TERESINA Prima avevi libere tutte le 24 ore.
CLELIA Mai! Mai! Ero al servizio di mia madre ed è in famiglia propria che si lavora molto.
TERESINA Sí, questo è vero.
CLELIA Ed anche con voi sono come in famiglia propria.
TERESINA Con me hai ben poco da fare.
CLELIA Chi dà denaro crede di dare molto e chi dà da fare crede di dare poco.
Io vorrei mettere un contatore su questa carrozzella per vedere quante miglia al giorno debbo farle fare.
TERESINA Talvolta io vorrei tu lasciassi la carrozzella piú ferma.
Ma hai già avuto un amante tu cosí giovine?
CLELIA Io? (Stupita della domanda.) Mai.
E voi?
TERESINA Io? Mai, proprio mai.
CLELIA Eh! via! L'avete probabilmente dimenticato.
Ricordatevene, ve ne prego.
L'amante è un uomo.
Cammina, talvolta s'arrampica e grida e parla e talvolta, anzi molto spesso, tace.
TERESINA (studio il proprio ricordo).
Mai, proprio mai.
Vedi, come destino siamo circa uguali.
CLELIA Eh! Sí! Si direbbe.
(Ridendo, poi.) Ma io sono piú giovine di voi e potrei ancora riparare a tanta...
trascuranza.
TERESINA Guarda a quello che fai.
Presto l'onore di una ragazza è perduto.
CLELIA Eppure vedete che talvolta anche vivendo lungamente non lo si perde.
TERESINA Quello è il vanto.
Per una lunga vita sempre pura...
CLELIA E a che serve?
TERESINA Servire? L'onore non ha da servire.
Oppure...
Sí! Serve intanto a biasimare quelli che non lo hanno piú.
SCENA NONA
ALBERTA e DETTE
ALBERTA Buon giorno, zia.
Ha una buona cera quest'oggi.
(La bacia.) Ne son ben lieta.
TERESINA (guardandola).
Ho davvero una buona cera?
ALBERTA E Alice? È di là? Non bisognerebbe avvisarla che sono qui?
TERESINA Alice è uscita or ora.
CLELIA E disse pure che non sarebbe ritornata presto.
ALBERTA (alterata alla zia).
Le diceste ch'io dovevo venire?
TERESINA Certo, glielo dissi subito ieri.
CLELIA Ero presente anch'io che la zia glielo disse.
ALBERTA (con ira).
Chi vi domanda di fare delle testimonianze di cui la zia non ha bisogno?
CLELIA Credevo Lei me l'avesse domandato.
Mi scusi.
ALBERTA Sta bene.
Adesso mi lasci sola con la zia.
SCENA DECIMA
ALBERTA e TERESINA
ALBERTA Che sfacciata!
TERESINA È una buona ragazza...
con molti difetti.
Se tu lo vuoi mandiamola pur via.
Però se si ha da licenziarla vorrei non ne fosse avvisata che al momento in cui avrebbe da lasciarmi.
Te ne prego! Io sono del tutto in mano sua e se si arrabbiasse potrebbe sbattere me e la mia seggiola contro la parete.
È molto robusta.
ALBERTA Non ci penso neppure di privarla di persona che Le è gradita.
TERESINA Gradita! Non è la parola.
Non è mica piacevole di farsi spingere di qua e di là.
Ma quando occorre è bene di trovare chi lo faccia.
ALBERTA E ieri quando Lei disse ad Alice ch'io sarei venuta a farle visita essa subito disse che sarebbe uscita?
TERESINA No! No! Non disse nulla.
Oggi soltanto disse che sarebbe uscita e, infatti, uscí.
ALBERTA (un po' abbattuta).
Com'è ostinata!
TERESINA Anche sua madre era cosí.
Volle sposarsi quando e con chi volle lei.
Volle...
volle...
sempre volle.
ALBERTA (levandosi il cappello).
Ebbene! Io aspetterò Alice.
Vede zia! Qui siamo in due litiganti e questo sciocco litigio minaccia di farsi eterno.
È certo che spetta a me di mostrarmi arrendevole.
Facendo la pace io non ci guadagno nulla, anzi tutt'altro.
Se continuiamo il litigio lei addirittura è rovinata.
Tocca perciò a me di cedere.
TERESINA E continua a tenerti il broncio avendo da perderci tanto? Ma allora devi averle date delle forti ragioni a risentirsi.
ALBERTA No zia! No! Io neppure capisco come ciò avvenne.
Io avevo scritto a Lei zia di venire a Trieste e dimenticai di avvisare Alice che avevo destinato che Ella andasse a stare con lei.
In fondo che disturbo poteva arrecarle? Tutte le spese erano pagate da me.
Volevo proprio pagare tutto.
TERESINA (dolorosamente colpita).
Ed è dunque per causa mia che avete litigato.
Anche questo doveva capitarmi! Oh, se l'avessi saputo mai piú avrei accettato il tuo invito.
Perciò Alice mi ha accolto cosí.
ALBERTA Non capisco, zia.
Che c'entra Lei?
TERESINA Mi domandi come io c'entri e mi trovo cacciata dentro fra' vostri due odii? Oh! Oh! Tutto il corpo mi duole come se fossi posta fra due macine.
ALBERTA Ma zia mia! Non si tratta mica di due odii.
Tutt'altro.
Io amo Alice.
Da tre, quattr'anni io non penso che a lei.
Le diedi denari, vestiti e masserizie.
D'estate essa è mia ospite nella mia villa di Tricesimo ove anch'io starei tanto volentieri se non fossi obbligata di seguire mio marito che non si prende che un mese di permesso e deve dedicarlo alla cura del suo fegato.
Ma Alice ha proprio parlato d'odio?
TERESINA (vivamente).
No, non ha detto niente.
Io mai ho sentito qualche cosa.
ALBERTA (la guarda titubante).
Veramente io non credo che la disputa sia sorta per causa Sua.
(Poi.) Solamente allora dovrei pensare che ci sia sotto qualche risentimento piú profondo.
Ma come avrei dato io motivo a risentimento.
Invidia? Io da un mese studio e rivedo ogni parola della disputa e non riesco a intenderla.
Ebbene! Oggi voglio chiarirla.
Io resterò qui magari fino a questa sera ma voglio parlare con Alice.
(Si leva il cappello e lo depone.)
TERESINA (pensierosa).
Già, io non c'entro, nevvero? Se tu vuoi restare io non posso mica impedirtelo.
ALBERTA Certo Lei non c'entra.
Ma come passeremo qui tanto tempo? Intanto, zia, perché mandò a dirmi che m'aspettava con tanta impazienza?
TERESINA Ti fu detto impazienza? Non credo sia la vera parola.
Desideravo di vederti, ecco tutto.
ALBERTA (freddamente).
Grazie.
TERESINA Io in complesso qui mi trovo bene.
Però trovo che sarebbe bene per me di ritornare in campagna.
Come posso restare qui sapendo che il mio arrivo ha prodotto fra di voi un dissenso simile? Io, poverina, fra voi due.
(Piange.)
ALBERTA Ma zia, a mio sapere nessuna di noi due Le fece nulla di male.
TERESINA Ma non mi amate.
Non sai che quando si è deboli e malati si ha bisogno di aiuto e appoggio? Non mi amate.
(Piange ancora.)
ALBERTA Ma io Le voglio bene.
TERESINA Anche Alice dice cosí, proprio cosí.
(Poi.) E noi nati in campagna stiamo bene solo in campagna.
Se ci fossi io non potrei piú salire quei colli nostri ma respirerei l'aria che ne viene.
Poi potrei stendere i piedi fuori di questa seggiola e sentire l'erba, l'erba umida e fresca, l'erba piú soffice di qualunque piú soffice guanciale e sentirla e, forse, trarne qualche forza.
(Poi.) Perché non m'allogheresti nella tua villa di Tricesimo? Io non posso ritornare dal cugino che mi volle via.
ALBERTA Di solito d'estate in quella villa ci va Alice coi bambini.
TERESINA Anche adesso che non vi parlate?
ALBERTA Dipenderà da lei.
Certo io la porrò a sua disposizione come se nulla fosse avvenuto.
TERESINA Se non fate la pace essa non accetterà.
ALBERTA Lo crede? Io ritengo che per una stupida ostinazione essa non vorrà rinunziare ad un vantaggio alla salute dei bimbi.
TERESINA (con amarezza).
Quelli lí sono sani e forti e non hanno bisogno di nulla.
Dovresti sentire la loro voce.
Tanti tromboni.
Poi se anche vengono c'è posto per tutti.
Io occuperei quella piccola stanzuccia a cui s'accede da quella porticina accanto alla stalla.
Eppoi là sarei pure un poco utile ad Alice perché io so come si deve vivere e moversi in campagna.
Poco utile, certo, ma un poco piú che qui.
E a questo mondo per vivere felici bisogna pur essere un poco, un poco utili.
Se non si serve a niente, proprio a niente, tutti ti guardano con quegli occhi che distruggono.
ALBERTA Zia, se non vuole altro andrà a Tricesimo.
TERESINA (commovendosi e baciandole le mani).
Grazie, grazie.
ALBERTA Ma zia.
(Strappando le proprie mani dalla bocca di Teresina e subito baciandola in fronte.) Dica, zia: Com'è che Lei, invecchiando, si fece tanto dolce? Eppure dicono tutti che invecchiando il carattere s'inacerbisca.
Ricorda? Quando noi, d'estate, si veniva a stare in casa del povero nonno, le nostre mamme ci affidavano a Lei.
Bastava una sua occhiata per farci stare buone e (sorridendo) se ben ricordo anche le nostre mamme avevano un po' paura di Lei.
TERESINA In allora ero tanto utile a tutti...
era altra cosa.
Nostra madre, la tua nonna, morí quand'io avevo diciassett'anni e io dovetti assumere la direzione di tanti minorenni.
M'accorsi subito che l'interesse della casa esigeva ch'io alzassi la voce.
Piú gridavo e meglio andava tutto.
Gli armenti si moltiplicavano, il vino aumentava di ettolitri e con le patate si giunse a pesi mai visti prima.
Ed io gridai, gridai.
Mio padre me ne lodava.
Tanto piú gridai.
Tua madre si sposò giovanissima.
Era dolce, bella e buona e non gridava mai perché gridavo io.
Anche la mamma di Alice era bella e buona.
Ma testarda! Io gridavo e lei invece piangeva e faceva silenziosa quello che voleva.
Chi la sposò non poté accorgersene prima.
Invece me non occorreva sposarmi per sentirmi.
Ed io aspettai invano il marito perché - è strano - gli uomini sposano chi vogliono eppoi appena esigono si diventi quello che occorre.
Perciò il matrimonio della mamma di Alice non andò tanto bene.
Io fui stupida e lei anche.
ALBERTA È il destino.
TERESINA Il mio fu quello di gridare.
Poi, invecchiando tuo nonno divenne melenso e firmò delle cambiali per pagare le quali bisognò vendere tutto.
Papà morí poco dopo ed io andai a servire zio Enrico.
Anche là gridai molto.
Lo facevo per lo zio.
Gridai meno però perché lui gridava piú di me.
Come mi vedeva si metteva ad urlare.
Tacqui quando mi posero in questa seggiola.
Domandalo ad Alice e Clelia: Io non grido mai.
Eppure potrei fare ancora del bene, ma non mi lasciano.
Io potrei aiutare Alice ad educare i suoi bambini.
Ma non m'ingerisco di nulla io oramai.
Ho tanto bisogno di tutti.
ALBERTA Ma se è cosí Lei potrebbe addirittura venir a stare da me.
TERESINA Tu avevi paura di me? Perciò mi cacciasti in questa casa?
ALBERTA (imbarazzata).
No! No! Io allora non potevo; avevo un altro ospite in casa e non c'era spazio.
TERESINA Ah! cosí! (Poco convinta, poi.) Puoi immaginare come volentieri io verrei a stare nel tuo bel palazzo.
Ma tuttavia mi piacerebbe di piú andar a stare a Tricesimo.
Muoio dal desiderio di rivedere la campagna.
ALBERTA Vede, zia.
La primavera è tuttavia esitante.
Piove ogni giorno.
La casa di Tricesimo è un po' vecchia.
È una di quelle case nelle quali fa esattamente il tempo che c'è fuori.
Ora sarà molto umida.
TERESINA Ma non voglio venire da te perché non voglio offendere Alice.
Voi siete come cane e gatto.
Io non vorrei trovarmi fra voi due neppure quando vi guardate.
L'odio è una cosa terribile per gli ammalati.
ALBERTA Ma che cosa può importare a Lei di Alice che non seppe neppure dimostrarle abbastanza affetto per renderle sopportabile il soggiorno in questa casa?
TERESINA Ma io non dissi questo.
Se hai inteso cosí è stato un malinteso.
Essa è stata sempre buona, buonissima con me.
Solo poco fa perché credette ch'io mi fossi lagnata di lei mi diede un'occhiata, un'occhiata gialla e rossa, terribile.
ALBERTA Ma Lei Alice non vedrà piú se non vuole.
Che può importarle di lei?
TERESINA (esitante).
Io non ho che voi due a questo mondo.
Due per una vecchia come me pare molto.
Ma se perdo una di voi allora ne resta una e una è poco, molto poco.
Potrebbe avvenire che tu ti stancassi di me e allora? Non per mia colpa perché io passo le mie giornate su questa seggiola studiando come debbo comportarmi per non avere delle colpe.
Ma quelli che sono ricchi e forti si seccano di vedere sempre la stessa faccia implorante.
Non lo dico mica per te che sei tanto buona.
Lo dico per tutti.
Per me prima di tutto.
Ricordi la vecchia Anastasia? Io le diedi il piatto di zuppa ogni giorno per ben sei mesi.
Ma essa voleva mangiare anche dopo ed io m'arrabbiai.
Mi pareva che chi avesse protestato la sua riconoscenza per tanto tempo non potesse poi prendersela con chi le rifiutava il centottantunesimo piatto di zuppa.
Invece essa subito m'augurò tutti i malanni e m'arrabbiai anch'io e diedi un calcio al suo canestro.
È forse per questo ch'io fui poi ridotta a non poter dare degli altri calci.
(Con un sospiro.) Quella brutta strega.
(Poi).
So che tu non dài dei calci ma io, per quanto la mia vita possa essere ancora breve potrei aver bisogno di tutti e anche di Alice.
ALBERTA (ridendo).
Com'è strana Lei, cara zia.
Non sa che quello che faccio per Lei lo faccio anche per degli estranei? Lei non avrà mai bisogno di Alice.
Di lei non ha bisogno neppur ora.
Eppoi prima o poi Alice si sottometterà e saremo in due a curare la nostra cara zia.
Vedrà, vedrà.
Io conosco meglio di Lei la vita.
La necessità non conosce legge.
È stato quest'oggi il dottore?
TERESINA (seccamente).
Sí, grazie.
(Poi.) Viene proprio per me?
ALBERTA Certamente, cara zia.
TERESINA Sta con me per cinque minuti.
Poi, molto piú a lungo, con Alice.
ALBERTA L'ho pregato io di parlarle.
Vede zia ch'io faccio del mio meglio per arrivare alla meta che mi sono prefissa.
Quando Alice avrà riconosciuto il suo torto, noi tutt'e tre staremo meglio.
Alice, specialmente.
Voglio essere molto generosa con lei.
È evidente che le nostre relazioni non saranno piú le antiche.
Certe parole non si possono dimenticare.
TERESINA Sí, le parole sono ancora piú dure a sopportarsi delle occhiate.
Oh, se lo so.
Tutte queste cose io le so dacché son seduta su questa sedia.
(Poi.) Sapevo che il dottore non veniva per me.
ALBERTA Ma certo zia, per Lei.
In questa casa non ci sono degli altri malati.
TERESINA Io credo ch'egli si occupi tanto poco di me che ancora non sa ch'io sono malata alle gambe.
Esaminò gli occhi, la schiena e il petto.
E che cosa ti disse di Alice?
ALBERTA Deve venire questa sera da me e allora sentirò.
TERESINA (pensierosa).
Se tu fai la pace con Alice, io tanto piú debbo badare di non offenderla.
Essa certamente sarà per te piú importante di quanto io mai possa esserlo.
Perciò, te ne prego, mandami a Tricesimo.
Non mica ch'io stia male a Trieste.
Anche la vostra città mi piace moltissimo.
Cosí piena di pietre.
A Tricesimo, però, vi disturberei meno.
ALBERTA Non insista, zia.
Ella m'offende.
(Dura alquanto e Teresina n'è scossa.) Ma zia! Vedrà come staremo bene insieme.
Ella mi parlerà dei nostri vecchi e di mia madre e anche di me quand'ero bambina.
TERESINA E quando avrò finito?
ALBERTA Com'è sospettosa! Quando avrà finito parleremo di altro.
Di chi abbiamo parlato sinora? Eppure abbiamo passato insieme una mezz'ora ben gradevole.
TERESINA (facendo tanto d'occhi).
Davvero? Ma se vengo a stare da te voglio che Alice lo sappia solo al momento in cui me ne vado.
ALBERTA Ma Lei ha proprio paura di Alice?
TERESINA A torto perché essa mai mi disse una parola dura.
Ma io da questa sedia sento anche quello che non mi viene detto.
Devo averlo appreso da zio Enrico.
ALBERTA Era tanto delicato zio Enrico?
TERESINA No! Lui non sentiva niente.
Ma quand'era arrabbiato si moveva in modo che tutti capivano quello ch'egli pensava.
Cosí, a poco alla volta, quei medesimi movimenti, anche attenuati, io imparai a intendere da tutti.
ALBERTA Farò dunque come Ella desidera.
Nel pomeriggio manderò la macchina a prenderla e scriverò un biglietto ad Alice.
TERESINA No! No! Prima manderai la macchina eppoi scriverai il biglietto.
Cosí io me ne andrò e non la vedrò piú finché voi due non facciate la pace.
Per molto tempo, perciò, io credo.
ALBERTA Ella lo crede zia? (Interdetta.)
TERESINA (esitante).
Io non lo so.
Tante idee io mi faccio nella mia solitudine e potrebbero essere sbagliate.
A me pare...
io penso che se essa fosse tanto ansiosa di fare la pace con te ti avrebbe nominata con me che sa che ti vedo talvolta, mai sí a lungo come oggi ciò che essa non può sapere perché quando tu vieni essa è sempre via.
Mai essa fece il tuo nome in mia presenza altro che per dirmi di avvisarti che essa non sarebbe stata in casa per vederti.
ALBERTA (avvilita).
È infatti evidente.
TERESINA Già a te non può importare nulla.
Io credo anzi che questo litigio sia per te un buon affare.
Per lei è altra cosa.
Ma perché ha tanta superbia? Io so ma bada che non devi dirlo a nessuno che il tutore dei figliuoli finí col concederle degl'importi notevoli.
Non so quello che se ne faccia.
So che subito al mio arrivo prese per i bambini una maestrina che li conduce fuori.
(Con ira.) Dei bambini non s'occupa neppure quando sono liberi della scuola.
E della casa neppure.
Là in cucina c'è una serva che si mangia i migliori bocconi se poi non asporta anche una parte per il suo amante.
ALBERTA Eppure Alice fu sempre una buona madre.
(Sconfortata.) Deve odiarmi per decidersi a consumare il piccolo peculio dei bambini.
TERESINA Io non so come le madri sieno fatte in città.
Da noi in campagna usa altrimenti.
Del resto parla con Clelia.
Essa sa tutto, tutto.
(Ridendo istericamente.) Nulla le sfugge.
Sa quello che dice il pittore e quello che dice lei e come procede quel ritratto che non sarà finito mai.
Domanda, domanda a Clelia.
È il suo divertimento.
Essa ama questa casa perché c'è il pittore e perché sulla via c'è un signore attempatello che guarda con nostalgia a quella finestra.
È stato qui poco fa e forse Clelia sa quello che ha detto.
ALBERTA Ma fa allora la spia?
TERESINA (spaventatissima).
Naturalmente io la biasimo, voglio impedirle di star ad ascoltare.
Se vuoi mandiamola via.
Poi sto a sentirla perché non posso mica scappare io.
ALBERTA (dopo un istante d'esitazione va alla porta di fondo e chiama).
Clelia.
SCENA UNDICESIMA
CLELIA e DETTE
CLELIA C'è il fuoco in casa che gridate cosí?
TERESINA (mite e buona).
Senti, Clelia, racconta un poco a mia nipote quello che sai di questa casa!
CLELIA Dell'amante della signora Alice? Io ne so poco.
Si baciano ch'è un piacere a sentirli.
TERESINA (fingendosi irritata).
Che cosa dici? Io volevo che tu parli del disordine che c'è in questa casa.
CLELIA Oh! quello c'è dappertutto! Ma cosí una bella signora che si fa baciare da un amante cosí degno non c'è in nessun luogo.
Guai se non ci fosse! In questa casa fra me e voi ci sarebbe da morire di noia.
ALBERTA (indignata).
Ma voi mentite!
CLELIA E allora perché mi domandate se non avete da credermi? Volete che vi faccia anche vedere la casa ove abita l'amante della signora Alice! (Andando alla finestra con Alberta.) Abita quell'ultima casa là a destra!
ALBERTA (mormora).
Sereni!
CLELIA (ridendo).
E volete vederlo lui in persona? Guardate! Io espongo dalla finestra questo lembo di tendina e in dieci minuti lo vedrete comparire! È da tanto tempo che desideravo di farlo venire quando non c'è la signora Alice!
ALBERTA Non capisco!
CLELIA Quest'è il segnale! Se avete un po' di pazienza lo vedrete in persona.
ALBERTA (vivamente ritira la cortina).
Non fate ciò! Ve lo proibisco!
CLELIA (c.s.).
Una volta o l'altra voglio prendermi il gusto di far correre cosí un bel signore.
ALBERTA Non permettetevi di simili lazzi coi vostri padroni.
TERESINA (ridendo).
Anch'io le dico che fa male di parlare cosí.
E tu devi ricordare che non sono stata io a parlarti di queste cose.
Io volevo solo raccontarti del disordine che c'è in questa casa.
Di' la verità, Clelia, non siamo noi rimaste ieri a pranzo senza pane?
CLELIA Stimo io! Ieri il lembo della cortina prese aria e allora manca sempre in casa qualche cosa.
ALBERTA (incuriosita).
Siete un bel tipo voi!
CLELIA Credetemelo, se voi assisteste a tutte le storie che ci sono qui vi divertireste di certo anche voi.
Qui non si fa all'amore come si usa nelle altre case, di notte.
Qui lo si fa di giorno.
I bambini sono a scuola.
Berta è occupata a rubare in cucina ed io vengo esigliata in fondo al corridoio con la signora Teresina.
Che cosa pretendete di piú comodo? Il centro della casa è libero del tutto.
Ma io dal fondo del corridoio arrivo facilmente alla toppa di quella porta.
Guardo, poi vado a rallegrare la solitudine della signora Teresina e a raccontarle a che punto siamo arrivati.
Essa fa la schizzinosa ma...
ci si diverte.
TERESINA Impertinente!
CLELIA E le fa bene per le gambe.
Si figuri che ieri arrivò appoggiata al mio braccio fino a metà del corridoio.
Dovette ritornare alla sua seggiola solo perché le era impossibile di camminare sulle punte dei piedi.
Altrimenti essa avrebbe potuto giungere a quel buco della chiave come faccio io.
Guardate quello che fa l'amore!
TERESINA Volevo solo vedere se conoscevo quel signore.
ALBERTA Ma Lei non conosce nessuno di questa città!
TERESINA Poteva essere qualcuno delle nostre parti.
CLELIA (pregando).
Lasciate che metta alla finestra quel lembo di cortina.
Sarebbe bello vedere il muso che farebbe quel signore a trovarci qui adunate ad aspettarlo.
ALBERTA Ve lo proibisco assolutamente.
Lasciatemi sola con la signora.
CLELIA (mette il lembo della cortina fuori della finestra).
Oh! lasciate questa cortina al suo posto.
ALBERTA Volete smetterla d'immischiarvi negli affari altrui? Sfacciata! (Ritira la cortina.)
CLELIA Erano affari che se io non ve li dava non erano vostri.
ALBERTA Andatevene! Ricordatevi che in casa mia dovrete mostrarvi piú riservata e non creare pettegolezzi.
CLELIA Veniamo a stare da voi? (Dubbiosa.)
ALBERTA Oggi stesso!
TERESINA (sorridendo).
Vedrai che andiamo a stare meglio molto meglio.
CLELIA Sí! Ma perché cosí subito? Non ne avviserete nemmeno la signora?
TERESINA Anzi! Le cose saranno fatte come si deve! Nevvero, Alberta, che tu dirai ad Alice che non siamo state noi a chiederti di abbandonare questa casa?
CLELIA (alza le spalle).
Io certo non volevo andar via!
ALBERTA Meno chiacchiere! Andate a preparare le cose della zia! (Si volge subito a Teresina e intanto Clelia pian pianino si avvicina alla finestra ed espone il lembo della cortina, poi esce.)
SCENA DODICESIMA
ALBERTA e TERESINA
ALBERTA Dio mio! Quell'Alice! Cosí che subito dopo di aver litigato con me...
TERESINA Ma chissà se è vero? Io non posso crederlo.
Non ho visto niente.
Quello che dice Clelia non è poi vangelo.
ALBERTA Oh! è certo! Io ora capisco tutto! E forse essa litigò con me di proposito solo per staccarsi da me e dalla mia sorveglianza.
TERESINA Non lo credo! Con te deve averla sul serio.
ALBERTA Come lo sa?
TERESINA Eh! dacché sono obbligata a non movermi mi sono abituata a guardare bene in faccia le persone.
Quando si parla di te nei suoi occhi passa come un'ombra di rancore.
Se lo può evita persino di dire il tuo nome.
ALBERTA Eppure, me lo creda, io non le feci nulla di male.
Vuole sapere la causa della nostra disputa? Ella non lo crederà.
Si ebbe una conversazione sul suo futuro destino! Io non potevo prenderla in casa perché mio marito...
sí...
Ho tanto da fare che mi sarebbe stato difficile di dedicarmi a Lei.
Alice invece dichiarò formalmente ch'essa doveva aprirle la casa sua.
TERESINA (mortificata).
Mi vuole piú bene di quanto avrei creduto.
ALBERTA Meno di quanto Ella ora crede.
Perché io naturalmente sentendo che Alice riteneva suo dovere di prenderla in casa sua, glielo scrissi io.
Queste donne che non fanno nulla abbisognano di molto tempo per scrivere una lettera ed io credevo di farle un piacere scrivendola io in vece sua.
Questo ella prese a pretesto per litigare con me (commovendosi) in modo incredibile.
TERESINA Mi dispiace d'essere stata io la causa del vostro litigio.
ALBERTA Lei non c'entra per nulla.
Proprio per nulla.
Se essa m'avesse fatta un'osservazione io non mi sarei offesa affatto.
Prima voleva la zia Teresina, ora non la vuole piú.
È semplice!
TERESINA (con sforzo).
Già! È semplice!
ALBERTA Era una cosa che si poteva riparare tanto facilmente.
Non vuole Ella ora abbandonare la casa di Alice? E dovrebbe perciò Alice offendersene?
TERESINA Certamente, no! Ma ricorda, te ne prego che m'hai promesso di non dire ad Alice ch'io desidero di lasciare questa casa.
ALBERTA Non tema zia! Io le offersi anche di riparare all'errore se lo avevo commesso e scriverle.
E allora andò fuori dei gangheri e mi disse cose che non dimenticherò piú mai.
TERESINA Cosí è vero che tutta la colpa è mia ed io capisco perché Alice mi guardi biecamente.
ALBERTA Ma non lo creda, zia! Era un pretesto! Voleva liberarsi di me! Eppoi ora che ha l'amante non ha piú bisogno dei miei soccorsi! E per ringraziamento mi diede un ultimo calcio.
TERESINA Sta zitta, te ne prego.
(Tendendo l'orecchio.) Eccola! È il suo passo.
(Dopo una lieve pausa, entra Alice.)
SCENA TREDICESIMA
ALICE e DETTE
ALICE (ha una lievissima esitazione alla soglia).
Buon giorno!
ALBERTA Buon giorno, Alice! Ho fatto tardi.
Ma giacché ti trovo posso avvisarti che ho deciso di prendere con me la zia Teresina!
ALICE (guarda Teresina).
Spero bene che la zia non abbia avuto a lagnarsi di me?
TERESINA (abbassa gli occhi).
No! Alberta può dire che a me anzi dispiace di dover abbandonare questa casa.
ALICE E allora chi ve la obbliga?
ALBERTA La zia desidera di avere a sua disposizione un giardino e tu non ce l'hai.
ALICE Abitando in terzo piano non potrei avere che un giardino pensile.
ALBERTA E nessuno ti fa naturalmente un rimprovero di non averlo.
Ma giacché io l'ho è naturale ch'io l'offra alla zia.
TERESINA (balbettando).
Io forse potrei anche fare a meno del giardino fino a quest'estate in cui andrò a Tricesimo.
ALICE Ma no, zia, non faccia complimenti.
Io sono convinta che in casa di Alberta Ella si troverà meglio.
Io verrò anzi a trovarla come...
Alberta viene a trovarla qui.
TERESINA (sinceramente commossa).
Grazie, cara Alice.
Ti sono tanto riconoscente di avermi accettata in casa tua.
ALICE Oh! perché mi ringrazia? Io non feci nulla per Lei! (Sinceramente.) Non potrei fare nulla essendo tanto povera.
TERESINA Te ne sono tanto grata perché so che tu veramente hai dovuto restringerti per farmi posto.
ALICE L'ho fatto volentieri zia!
ALBERTA Dunque, zia, verrò a prenderla nelle prime ore pomeridiane.
Arrivederci! (Offre ad Alice la mano guardando altrove, bacia la zia e s'avvia.)
SCENA QUATTORDICESIMA
SERENI e DETTE
SERENI (entra quasi di corsa e resta stupito vedendo Alberta e Teresina).
ALBERTA (stupita scopre subito che il lembo della cortina è fuori della finestra e resta interdetta).
TERESINA (guarda anch'essa Sereni e la cortina alla finestra e mormora).
Quella Clelia.
SERENI La signora Bezzi!
ALBERTA (esitante).
Come state?
SERENI Mi fa piacere di vedere che siamo in pace...
Come sta Carlo?
ALBERTA Sta benissimo.
Mi domandò anzi di voi e perché non vi si veda mai.
SERENI (sempre imbarazzato).
Ma se mi si attende io non mancherò di venire.
ALBERTA E perché dubitare che vi si attende? Una parola di piú e una di meno non possono guastare vecchie amicizie come le nostre.
SERENI Grazie! E per dimostrarvi che non aspettavo che una vostra parola per rivedere il mio vecchio amico Carlo, se mi aspettate un istante io ho solo da domandare un'informazione alla signora Alice e sono con voi.
Ecco! La signora Carati mi telefonò di venire a domandare un'informazione su una serva che fu in vostro servizio per vario tempo.
Essa sa che siamo tanto vicini e volli compiacerla.
La serva si chiama...
La Carati non sa neppure di certo se fu in vostro servizio!
ALICE (dopo un istante di riflessione, con le guance infocate va verso Alberta).
Non affaticatevi, Sereni.
(A bassa voce ad Alberta coi denti stretti.) Come osasti un tanto?
ALBERTA (a bassa voce).
T'assicuro che io sono perfettamente innocente di tutto questo.
ALICE Non te lo credo! Anche ora che da te non prendo altro denaro, tu credi di avere un diritto in questa casa.
ALBERTA Ti ripeto che io non c'entro.
Dev'essere stata quella servaccia che mettesti accanto a zia Teresina a fare una cosa simile.
Domati ora!
ALICE (ad alta voce).
Per chi? Per te che sai, per la zia che sa o per noi due che sappiamo?
ALBERTA Per me che non voglio sapere.
Sereni, vi aspetto questa sera.
Io devo correre.
Addio.
(Via.)
ALICE (va alla zia).
Lei mi rimerita davvero della bontà ch'ebbi per lei e di cui Ella tanto parlò.
Fare la spia in casa mia.
TERESINA Oh! ti giuro che non è vero.
Te lo giuro! Dev'essere stata quella Clelia! (Terrorizzata.) Te ne prego, Alice, non guardarmi cosí che mi fai male.
Tu ora mi odii! Io non ti feci nulla, te lo giuro! (Si cela la faccia singhiozzando.)
ALICE (va alla porta a destra).
Clelia!
TERESINA (piangendo).
Tu non dirai a Clelia ch'io l'accusai!
ALICE Io non litigo con delle serve.
SCENA QUINDICESIMA
CLELIA e DETTI
ALICE La zia vuol ritornare nella sua stanza.
(Clelia guarda con grande curiosità Sereni e poi trascina fuori Teresina che piange.)
SERENI Io non ci capisco nulla.
Chi poté sorprendere il nostro segreto coll'esporre quella cortina?
ALICE (appoggiandosi con abbandono alla sua spalla).
Non mi importa di saperlo.
Ti mandarono a me e fecero bene! Ora resta!
SERENI E perché non mi lasciasti terminare la mia commedia?
ALICE M'accorsi ch'era inutile! Nessuno ti credeva! Non hai capito ch'erano tutti d'accordo? Alberta di solito resta qui pochi minuti.
Quando la servetta o la zia le rivelarono che esponendo un lembo della cortina si poteva vedere arrivare il mio amante, essa volle levarsi il capriccio di sapere di chi si trattasse.
Ti chiamò anzi prima ch'io venissi.
Fu un caso ch'io fossi qui.
SERENI Io penso che quando apprese che tu avevi un amante essa subito indovinò che si trattava di me.
Essa sapeva ch'io t'amavo.
ALICE Ma sapeva anche che amavi anche lei.
Dico in passato! (Rispondendo ad un movimento di Sereni).
Oh! quanto mi dispiace che colpita dall'inattesa tua comparsa non dissi ad alta voce: Ecco! Vi presento il mio amante!
SERENI A me dispiace di vederti compromessa cosí! Ci tenevo tanto al nostro dolce segreto!
ALICE Io non ci tengo che a te.
Segreto o pubblico il mio amore resta il medesimo.
SERENI Doveva finire cosí! Abbiamo cominciato col disertare quella casa ambedue lo stesso giorno...
la stessa sera.
ALICE Tu perché essa voleva che tu mi sposassi.
Fu cosí che essa fece precipitare le cose proprio dove essa non voleva.
SERENI Davvero? Credi che se essa non avesse parlato cosí, io sarei ancora solo ad aspettarti?
ALICE Forse ho torto di dire cosí.
Ti amavo sempre, dal primo giorno in cui mi dichiarasti il tuo amore e prima o poi sarei venuta a te ma...
se ricordi, tu non rinvenivi dallo stupore che le cose sieno andate cosí presto.
Tutti dicono che sei un uomo corrotto ma lo stupore non lo sai celare, ti si vede tanto bene.
Ebbene.
Le cose furono spinte a passo piú celere dall'ira.
SERENI Cosí che io debbo la mia felicità ad Alberta?
ALICE Io ti amavo e ti amo! È difficile dire perché una donna si dia.
Ricordo solo che avevo l'anima agitata dalla gelosia.
Dio mio! Essa m'appariva tanto potente! Tu non negavi mica di fare la corte ad ambedue! (Commossa.)
SERENI Sai! La corte...
(abbracciandola).
Insomma non so pentirmi di aver agito come agii se arrivai piú facilmente a te.
Si capisce che cosí si doveva agire.
Ma tu come sei pentita di esser divenuta mia!
ALICE No! No! Certo è ch'ero madre migliore prima!
SERENI Ma perché? Mi frappongo io forse fra te e i tuoi figliuoli che non vedo mai?
ALICE Se sapessi come sono lontana da loro.
Noi due ci vediamo un'ora al giorno e le altre ore sono tutte invase da quella piccola ora.
SERENI Se ci si fosse sposati sarebbe stato anche peggio!
ALICE (dubbiosa).
Lo credi?
SERENI Ho demeritato della tua fiducia tanto da farti pentire?
ALICE No! Io non sono pentita! Di' la verità! Se io non mi fossi arresa tu ancora penseresti che io sia una donna di facile conquista perché ho bisogno di denaro!
SERENI Oh! no!
ALICE Sí! Sí! Lo penseresti ancora! Non m'offristi subito subito del denaro? E fu Alberta a farti credere che io sia cosí!
SERENI No! Te l'assicuro! Io spiai, riseppi che Alberta ti dava del denaro e non te ne avrebbe dato piú...
ALICE Come sei vivo quando si tratta di difenderla! Sai che mi dava del denaro e sai anche che non me ne dà piú...
ed hai tutto indovinato per opera di qualche sortilegio.
Com'è stata delicata! Io credo che molte persone sanno che essa mi dava del denaro e che non me ne dà piú.
SERENI Non crederlo! Alberta è una buona donna! Certo gli affari di cui è obbligata ad occuparsi non servono ad ingentilirle l'animo.
Fa continuamente la carità! Ma è buona! Può sbagliare...
ALICE Se sapessi il male che mi fai difendendola...
SERENI E se io ti offersi del denaro ero nel mio diritto.
Mi doleva di pensare che mentre io godevo di tanta felicità tu forse ti arrovellavi in angustie e preoccupazioni.
Era il mio dovere e il mio diritto.
Ora che so che non ne hai bisogno posso solo rammaricarmi che mi togli uno dei godimenti dell'amore: Quello di dare!
ALICE Caro! Ti sei espresso bene e te ne ringrazio.
Ma se anche ne avessi bisogno (con energia violenta) non accetterei mai, mai.
Neppure da te!
SERENI Mi sento offeso da questa tua pazzia! Non è come se fossi tuo marito?
ALICE (seccamente).
No! Per questo riguardo no! E non parliamone piú, te ne prego.
SERENI (attirandola a sé).
E sia come vuoi.
Non sono certo qui per litigare.
Ma senti! La bugia - io penso - è una necessità anche quando non può essere creduta.
Io con la signora Alberta debbo pur mentire.
Come farò a spiegarle la scena strana di oggi?
ALICE Tu vuoi andare da Alberta? Mai! Mai! Tu non devi mai piú rivedere Alberta.
SERENI Ma sarà una conferma assoluta...
ALICE E lo sia! Che me ne importa? Io sono sicura che essa mi diffamerà presso di tutti.
Attendo ancora questo da lei con voluttà.
Avrò nuove ragioni per odiarla lei, la benefattrice.
SERENI (con disdegno).
Ma essa non lo farà.
ALICE Oh! lo farà! lo farà! Oggi si prende in casa quella vecchia maligna che mi spiò e cosí saprà tutto.
È fatto con intenzione!
SERENI Oh! tu vedi macchinazioni dove...
ALICE E questa storia della cortina non ti dice abbastanza di che cosa essa sia capace?
SERENI Non è certo ch'essa ci abbia avuto parte!
ALICE Come sei ingenuo...
quando vuoi.
SERENI Via piccola serpe! (Fermandosi.) Un'espressione del mio amico Carlo!
ALICE (fissandolo).
Perché pensi ad Alberta!
SERENI (seccato).
No! pensavo a Carlo, al solo Carlo.
Come farò io a rifiutare un suo invito? Siamo amici di gioventú sai.
ALICE (violentissima).
Tu menti! Tu vuoi andare da Alberta! Non so io forse che Carlo tu disprezzi? Non mi dicesti ch'eri felice di non piú vederlo! Ebbene! Vattene!
SERENI Ma Alice! Sta sicura che se tu non lo vuoi io Alberta non vedrò mai piú.
ALICE (piangendo).
M'hai fatto male!
SERENI Tu sei in uno stato d'animo...
che non mi piace.
Sai come ci tengo alla tua dolcezza!
ALICE E sarà intera, sempre, se non mi parli di Alberta.
SERENI Donde tanto odio, per una persona che si considerava tua sorella e che può averti offesa con qualche parola, forse senza saperlo?
ALICE Oh! tu non puoi capire! Sei giornalmente con una persona che non ti fa niente di male, anzi che crede di farti del bene! E ti avvilisce e ti toglie la tua libertà e tu t'abbassi, ti abbassi! Sorridi quando avresti voglia di piangere, ringrazi quando nell'intimo non senti gratitudine, vai quando vorresti restare e resti quando vorresti andare.
Son piccole, piccole cose ma pur insieme grandi tanto da riempire tutta la vita.
E tu neppure sai che lo sforzo cui sei costretta e t'è imposto da quella persona.
Un bel giorno quella persona preme piú del consueto su te e ti spinge finalmente a ribellarti.
E ora infine tu sai perché la tua vita per mesi ed anni fu tale da non valere di essere vissuta.
Respiri! Sei libera e sai chi ti avvilí e umiliò e la odii!
SERENI Non capisco!
ALICE Vivendo come viviamo noi due tante cose tu non puoi capire! Ma voglio dirti una cosa.
Certo, tu non sei sposato a me ma ora apprendilo: Io sono sposata a te.
Ricordi come arrivai tardi quando tu per la prima volta m'aspettavi? Io passai per una chiesa per venire a te.
Non c'era nessuno che m'assistesse ma io tuttavia mi legai a te.
Già che cosa domanda Dio per non punire o gli uomini per non spregiare una unione come la nostra? Che sia fatta per la vita intera! Ora io mi promisi a te per la vita intera! Che io mi ritolga non è possibile ma che tu m'interdica d'essere ancora tua, sí, questo può avvenire.
SERENI (molto seccato).
Ma che dici!
ALICE (commossa).
In quel caso per me non c'è che un mezzo per salvarmi dall'onta di veder considerata la nostra unione quale una tresca! Ed è qui! (Prende dal petto una boccetta appesa ad una catenella.)
SERENI (spaventato).
Un teschio! Del veleno!
ALICE Sí! E me lo procurai prima di darmi a te.
SERENI Spero bene che sia difficile di aprire questa boccettina.
ALICE Basta mettere l'unghia là! Vedi! Là! e fare un piccolo sforzo.
Ma aspetta! Se tu andassi da Alberta io riterrei subito che il momento di usare di questa boccettina sia giunto.
Non esiterei neppure un istante! E ora cedi pure al suo invito e va da lei.
SERENI Cosí che se io andassi da Carlo...?
ALICE Ma che Carlo! E tu credi ch'io non abbia letto nei vostri occhi quello che voi volete? Il suo invito era sfacciato! M'offese piú che l'esposizione di quella cortina! Era fatto proprio al mio amante e con grande compiacimento di poterlo fare in mia presenza.
Già! Essa è la mia padrona! Perché avrebbe da usarmi dei riguardi? Tu, poi, accettasti subito, subito con gli occhi lucenti!
SERENI Ma io avevo un unico pensiero: Quello di non comprometterti.
Perché avrei dovuto rifiutare dal momento che dovevo fingermi libero da ogni legame con te?
ALICE È vero! È vero! Caro! Perdonami! Ma giura che non andrai mai da Alberta!
SERENI Io vorrei vederti piú tranquilla, piú fidente nel mio affetto.
ALICE Se mi aiuti ad eliminare Alberta a gettarla fuori - l'intrusa! - allora mi riavrai tranquilla.
Senti! Senti! Son pochi giorni che sono tua e non penso che tu già senta il desiderio di altre donne! Ma questo tempo verrà e verrà il giorno che quando mi sarai accanto penserai ad altre ed io subito lo saprò.
Ebbene non sarà quello il momento di ricorrere a questa boccettina! No! Io sopporterò quello ch'è il destino di tante mogli! Finché tu mi permetterai di starti accanto - cosa tua! - io sopporterò.
Ma guai se fra queste donne ci sarà Alberta! Tu devi dimenticare di averla conosciuta, tu devi dimenticare Carlo che le appartiene e la casa sua e le parole che essa dice o che le vengono dette.
Tutto mi offende.
Non devi dirmi mai piú serpe! Chiamami magari col nome di un animale anche piú sozzo ma non con quello applicato a sua moglie da Carlo che ben sa quello che fa.
SERENI Quale esagerazione!
ALICE Io non domando la tua approvazione! Ma io ti diedi tanto che tu devi concedermi questo.
Giura che tu non vedrai piú Alberta.
Giuralo!
SERENI Ma è mio obbligo di non trattare neppure con lei come se fossi il tuo amante.
Con quale pretesto potrò esimermi dal farle la piú semplice visita?
ALICE Te lo dirò io il pretesto: Le dirai che sei l'amante mio e che io non ammetto che la persona che piú amo abbia contatti con la persona che piú odio.
SERENI Come mi sembri ingiusta!
ALICE Oh! te ne prego! Giura che non la vedrai piú! Salvami la vita!
SERENI Io non ci tengo affatto! Però...
ALICE Giura! Non discutere! È inutile!
SERENI Ebbene! Lo giuro! Ma adesso mi permetterai di dirti...
ALICE No! No! Adesso che hai giurato non parliamone piú! Eccomi tranquilla, eccomi lieta, eccomi amante! (Appendendosi a lui; poi si ricrede e va in punta di piedi alla porta di destra che spalanca; dietro di questa origliava Clelia.)
SCENA SEDICESIMA
CLELIA e DETTI
ALICE Che fate qui?
CLELIA (poco confusa, un po' sorridente).
Guardavo...
guardavo se fosse rimasto qui il fazzoletto della signora Teresina.
ALICE (calma).
E guardate, allora! Non osavate picchiare?
CLELIA Potevo aspettare per non disturbare.
ALICE Ora avete visto che il fazzoletto non c'è.
Potete andarvene! (Spalanca la porta.)
CLELIA (esce dopo di aver guardato Sereni).
ALICE (le sbatte sulla schiena la porta che copre con la tendina).
C'è la sua spia! Oh! come ne ho piacere! Come ti amo! Mi pare di baciarti in sua presenza.
CALA LA TELA
ATTO TERZO
Estate.
Salotto come al primo atto.
SCENA PRIMA
TERESINA e CLELIA
CLELIA La signora Alberta disse soltanto questo: Parlerò io oggi con la zia.
TERESINA Ti parve adirata?
CLELIA No! Solo un po' spazientita.
TERESINA Ma io ti dissi di dirle che mi trovavo tanto bene in questa casa e che se volevo uscirne era soltanto per andar a stare in quell'altra casa, pur sua, a Tricesimo, perché avevo tanto desiderio di verde e di aria.
CLELIA Credo di averle detto cosí ma tuttavia essa ne fu spazientita.
TERESINA Eppure non mi pare d'aver detto nulla di male.
CLELIA Ma io credo che ambedue noi sbagliamo sistema con la signora Alberta.
Con la signora Alice è tutt'altra cosa.
Là, certo, con un poco di moine era possibile di rabbonirla.
Qui invece bisogna essere brevi.
La signora Alberta non ha tempo.
Voglio dire che per noi non ha tempo.
Io andavo spiegandole che voi non volevate lasciare questa casa...
assolutamente...
Non credevate di poter restar priva di tutte queste comodità ma che tuttavia sapendo ch'era sua anche la casa di Tricesimo ecc.
ecc.
Essa dall'impazienza cominciò a pestare il suolo coi piedi, poi il tavolo con le mani.
Aveva capito subito tutto e mi disse due tre volte: Parlerò io con la zia! E finí che dovetti tacere.
TERESINA (spaventata).
Tanto arrabbiata ti parve?
CLELIA Non spaventatevi! Non vedete che esagero per farvi ridere? Certo è che mi fa un po' specie di vedermi tagliata la parola da chi finché ero in casa della signora Alice mi stava a sentire tanto volentieri!
TERESINA (guardandosi d'intorno).
Io, veramente, ho voluto sempre piú bene ad Alice che ad Alberta.
Alice, poverina, è infelice.
Mi voleva bene ma era sempre tanto distratta dalla propria sventura...
CLELIA Chiamatela sventura!
TERESINA Certo! Tu non puoi intenderlo ma è una sventura per Alice.
Oh! poverina! Non vedevi come soffriva?
CLELIA Talora, ma la vidi qualche volta tutt'altro che infelice.
Certo che anche a me era piú simpatica di questa signora piena di pretese.
Ad onta che certo la signora Alberta sa dirigere la sua casa un poco meglio che la signora Alice.
Come tutto qui cammina in regola.
Pare di vivere in un orologio.
TERESINA Bella bravura con tutti quei denari.
Alberta, sí, è buona fa molta carità, si dice.
Ma, come affetto, tutta la sua carità non vale le lagrime di cui Alice irrora le teste dei suoi bambini.
Povera mammina infelice! A me non manca nulla in questa casa ma ecco due giorni che non vedo Alberta.
Bada di non dirglielo ma a me sembra che avendo una zia in casa potrebbe curarsene un poco di piú.
Cominciò ch'essa mi propose di prendere i pasti in camera mia.
Era comodo anche per me, certo, perché mi turbava di mangiare in presenza di quel signor Carlo sempre intorno ai suoi affari e poco cortese.
In questa casa poi si parla molto di denari, un argomento che a me poco interessa perché non ne ho.
Parlavano di 100.000, di 200.000, anche di 300.000.
Ma però da parte di lei è stato una poco bella azione quella di cacciarmi fuori di tavola.
Alice non mi parlava molto ma quando mi guardava traverso le lagrime, nel suo sguardo non c'era che affetto.
SCENA SECONDA
CARLO dalla porta di fondo e DETTE
CARLO Non c'è Alberta?
TERESINA Buon giorno signor Carlo.
CARLO Buon giorno, signora.
Come sta? Ha una buona cera quest'oggi.
Me ne congratulo! Arrivederci! (Scappa a destra.)
SCENA TERZA
TERESINA e CLELIA
CLELIA (ridendo).
Com'è curioso di sapere come Ella stia.
TERESINA Non è mai stato a sentire una mia risposta.
Ogni giorno mi dice la stessa frase.
Se ne avessi il coraggio gli direi subito non appena lo vedo: «Sto bene! Sto bene!».
E cosí gli risparmierei la fatica di parlare lui.
Ma già io non posso osare una cosa simile.
CLELIA E allora lo farò io! La prossima volta che lo vedo arrivare a vele spiegate gli grido incontro: La signora sta bene, sta benissimo.
È inutile che s'incomodi.
TERESINA Oh! non farai una cosa simile! Promettimelo! Giuramelo!
CLELIA Non spaventatevi! Ve lo giuro se volete.
Ma quel signor Carlo! Come è antipatico! Io, non so nulla della signora Alberta ma lui, con tutti quei suoi affari, meriterebbe di portare i corni!
TERESINA Vuoi tacere?
CLELIA (saltando e ballando).
I corni, i corni...
TERESINA Pazza che sei! Vuoi star zitta? Mi fai morire di paura.
SCENA QUARTA
ALICE e DETTE
ALICE (entra; si sente ch'è agitatissima).
E Alberta?
TERESINA E neppur tu Alice ti degni di vedermi?
ALICE Scusi, zia; non v'avevo vista.
Io ero venuta per vedere Alberta.
TERESINA E in un mese che sono via di casa tua non trovasti un istante di tempo per venirmi a salutare?
ALICE Sa! Non volevo vedere Alberta.
TERESINA E adesso vuoi Alberta e tuttavia non vuoi me? (Piangendo.) Eppure io sempre ti volli bene.
ALICE Ma in casa mia non volle restare.
TERESINA Io non volli! Vergine Santa! Son io che volevo.
Dillo tu.
Clelia! Son stata forse io che volli andarmene.
Diglielo tu!
CLELIA Già a me la signora non crederebbe.
ALICE (un po' indifferente).
Perché no?
CLELIA E allora posso dirlo.
La signora è stata messa su dalla signora Alberta.
TERESINA (interrorita).
Ma parla piano, parla piano.
(Abbassando essa stessa la voce.) Eppoi, sai, io non sono andata via volentieri dalla tua casa.
Questa è la verità.
ALICE Credetemi zia che tutto ciò non ha importanza.
Io vi voglio bene lo stesso.
Alberta non è in casa?
TERESINA Te ne prego, Clelia, va di là a mettere in ordine la mia stanza.
CLELIA È già pulita.
TERESINA E allora vattene istesso te ne prego.
Voglio restare sola con mia nipote.
CLELIA (seccata, avviandosi).
Sta bene! Se non mi volete!
TERESINA Te ne prego, Clelia, non arrabbiarti.
Ti richiamo subito, subito.
(Clelia esce stringendosi nelle spalle.)
SCENA QUINTA
TERESINA e ALICE
TERESINA Quanto mi dispiace che s'è arrabbiata.
Poi le dirò tutto.
Ma dinanzi ad altri non potevo parlare.
(Con vivacità insolita.) Vieni, vieni, Alice.
Siedi, te ne prego.
Stammi piú vicina.
ALICE (eseguisce incuriosita).
Avete da dirmi qualche cosa?
TERESINA (esitante per un istante solo).
Sí! (Baciandole improvvisamente le mani.) Volevo dirti che ti voglio bene! Questo volevo dirti! Null'altro! Se sapessi quanto! Penso tanto a te, penso solo a te.
Cattiva! In un mese non sei stata a trovarmi una sola volta.
Ed io bruciavo dal desiderio di vederti.
Ma non importa! Tuttavia di notte quando mi desto mi sento un caldo intorno al cuore: Anch'io voglio bene a qualcuno.
Dopo tanti anni.
ALICE (tentando di ritirare le mani).
Ma zia mia.
TERESINA Tu non dir nulla perché già non puoi amarmi come io t'amo.
Ma questo non fa nulla! Dove s'è visto che i figli amino i genitori come ne sono amati? Io sono la madre e devo amare senza esigere nulla.
Guarda dacché ti voglio bene un nuovo calore è passato nelle mie vecchie membra! (Tenta d'alzarsi nella sedia e ricade subito.) È poco! Ma io so che se ti minacciasse un pericolo io saprei anche levarmi e correre per venire in tuo aiuto.
ALICE Povera zia! (La bacia.) Calmatevi! Potrebbe farvi male di agitarvi cosí.
Ma prima non mi volevate tanto bene?
TERESINA Sempre! Sempre ti ho voluto bene! Nella tua infanzia credetti di dover essere severa con te perché mi parevi molto testarda.
Ma anche di quell'epoca come ricordo il mio affetto! Quando t'avevo sgridata poi ricordavo con un sorriso certe tue miti ribellioni.
Ti piantavi sulle piccole gambe e mi guardavi coi grandi occhi azzurri come a vedere se i rimproveri t'erano fatti sul serio.
Quando venni in casa tua ero ossessionata dal pensiero di darti disturbo.
Ma quando arrivai in questa casa (abbassando la voce) l'unica cosa buona che vi trovai fu il mio affetto per te, l'intero mio affetto per te.
(Cambiando tono.) E come va che tu povera mammina ami tanto i tuoi bambini e non sai guidarli e non sai sgridarli? Sai solo piangere per essi? Come può essere questo? La casa tua è l'ultimo tuo pensiero.
Tu vai incontro alla tua rovina.
Non te ne accorgi, Alice mia?
ALICE (la guarda un momento esitante e poi s'abbandona piangendo nel suo grembo).
TERESINA (profondamente commossa e felice).
Sí! Resta cosí! Qui nessuno ti può far nulla! Adagiati meglio! Cosí! Cosí!
ALICE (con voce rotta dai singhiozzi).
Alberta ve lo disse ma essa non vi disse che fino a poco tempo addietro...
TERESINA Con Alberta io mai parlai.
Io vidi tutto, Alice cara, figliuola mia.
(Baciandola.) Perché tu sei la mia figliuola! L'unica!...
E sento acquistare tali forze per essere tua madre! E dico la verità, la posso dire: Tu manchi al tuo dovere verso i tuoi figliuoli, verso la tua casa, verso te stessa.
ALICE È vero! È vero! Ma sono tanto sventurata!
TERESINA Lo so! Lo so! Ma pensa con me come si potrebbe fare ad essere meno sventurati.
(Timidamente.) Non potresti lasciare quell'uomo che ti fa perdere la testa?
ALICE (tenta di rizzarsi).
Mai! Mai!
TERESINA Resta! Resta! Io mai ti farò un'imposizione che ti potrebbe indurre a lasciarmi.
Tu lo ami?
ALICE Sí! Non potrei vivere senza di lui.
TERESINA Ma e perché non ti sposa?
ALICE Mi lasci che mi levi zia! Se Alberta ci vedesse cosí! Penserebbe che abbiamo complottato contro di lei.
TERESINA Lasciami almeno la tua mano!
ALICE Eccola! Ma, zia mia, voi non potete capire.
Certo io sempre pensai ch'egli avrebbe finito con lo sposarmi.
E pareva! Egli mi sente inquieta, infelice e credo mi ami sinceramente.
Mi pareva poche settimane or sono ch'egli volesse portarmi questo sacrificio!
TERESINA Sacrificio!
ALICE Eh! sí! zietta mia! Non è mica piacevole al giorno d'oggi di sposare una vedova con due figli.
TERESINA Ma se ti ama!
ALICE Mi ama ma insomma...
Sono già la sua amante ed egli potrebbe non vedere la necessità di sposarmi.
TERESINA E dicevi che da qualche tempo lo vedi meno affettuoso con te.
ALICE Sí! Per colpa di costei!
TERESINA Chi costei? Alberta!
ALICE Sí! lei! Dovete sapere che Donato in passato fece la corte ad Alberta.
Essa ch'era una donna onesta gli fece capire chiaramente che perdeva il suo tempo.
Ma ora, per rovinarmi, civetta con lui, lo fa sperare e lui in cui il desiderio antico rinasce ne è turbato.
TERESINA Ama te e vuole lei?
ALICE Io di lui non so niente di certo.
Ma di lei sí! Guardate! (Leva una carta dal petto.) Questa la trovai addosso a Donato ed è già tanto tanto (disperata) grave che non me la fece vedere.
(Legge.) Carissimo signor Sereni, dunque quando manterrà la Sua promessa e verrà a trovarmi? Mi faccia sapere quando verrà acciocché mi trovi sicuramente in casa.
Alberta.
Tutto in questo biglietto tradisce la cattiva intenzione.
Ella intende che quel preavviso che domanda è necessario per farsi trovare sola? E immagini come deve aver interpretato tale biglietto lui che in passato l'ha amata.
TERESINA (riflessiva).
Io non credo ch'egli abbia corrisposto all'invito.
ALICE Come può saperlo lei?
TERESINA Io no! Ma Clelia di certo lo saprebbe.
Ella sa tutto! Io credo ch'essa veda traverso i muri.
ALICE Sí! In casa mia era facile! Ma in questo casone è tutt'altra cosa.
TERESINA Ti assicuro che se anche la casa fosse il doppio di quello che è, essa arriverebbe a sorvegliarla tutta.
ALICE Non si potrebbe interrogarla?
TERESINA E perché no? (Poi con malcelata soddisfazione.) Essa non può soffrire Alberta.
Cosí, d'istinto! Perciò non le direbbe mai che l'abbiamo interrogata.
ALICE E se glielo dicesse a me non importerebbe affatto.
(Corre alla porta a sinistra.) Clelia! Clelia!
SCENA SESTA
CLELIA e DETTE
CLELIA Ha bisogno di me?
TERESINA Sí cara Clelia.
CLELIA Si capisce che di me avete bisogno.
Divento anche "cara".
TERESINA Come puoi dire una cosa simile? Non ti dico sempre "cara"?
CLELIA Sí! Quando siamo sole ma quando siamo con altri voi ve ne vergognereste.
TERESINA Come puoi dire una cosa simile? Non siamo ora in presenza di Alice?
CLELIA Vuol dire che ambedue avete bisogno di me.
ALICE (fremendo).
Ebbene! Lasciamo stare! Fosti piú pronta a rispondere quando Alberta ti chiese di ciarlare sul mio conto.
CLELIA (ridendo).
È questo che volete da me.
Dio mio! Per quello che posso servirvi...
Non capisco quello che può giovarvi di sapere quello che avviene in cucina in anticamera e in giardino.
TERESINA Ma a noi importa di sapere quello che avviene giusto negli altri posti.
CLELIA E allora non posso servirvi perché da quegli altri posti io sono esclusa.
TERESINA (riflettendo).
Senti! Tu non hai viste qui in questa casa delle persone che hai viste in casa di Alice?
CLELIA Eh! tante! voi e me intanto.
TERESINA E nessun'altra? Pensaci, Clelia.
CLELIA Eh! sí! Vidi questa mattina qui per la prima volta quel giovanotto bello, dal profilo di statua, dai mustacchietti neri...
il signor Donato Sereni.
TERESINA E non me lo dicesti.
ALICE Ma ne siete sicura?
CLELIA Oh! bella! Io ne appresi il nome qui.
Perché qui venne annunziato in piene lettere: Donato Sereni.
ALICE (agitatissima).
Addio, zia! Io saprò subito la verità.
(S'avvia.)
SCENA SETTIMA
CARLO e DETTI
CARLO (vuol passare e vede Alice).
Buon giorno, signora! Come sta?
ALICE (arrestandosi).
Io sto benissimo!
CARLO Dopo tanto tempo è la prima volta ch'io la rivedo in casa nostra.
ALICE Infatti tutti gli amici finiscono col ritornare a questa casa.
CARLO (un po' stupito della frase dopo lieve esitazione).
È perché io ed Alberta amiamo i nostri amici.
ALICE Sí! Li amate! Anche Donato Sereni ritornò a questa casa.
CARLO Ritornò?
ALICE Voi non lo sapete? (Lo scruta.)
CARLO (balbettando).
Alberta si sarà dimenticata di dirmelo.
SCENA OTTAVA
ALBERTA e DETTI
ALBERTA (gentilmente).
Alice!
ALICE (con ribrezzo ritirandosi).
Sono venuta a trovare la zia.
ALBERTA Sta bene! (Si volge a Carlo.) E tu avevi tanta fretta...
CARLO (esitante).
Io vorrei, Alberta, che tu ti spiegassi un momento con tua cugina.
Da certe sue parole, io potrei comprendere ch'essa ti getta addosso un sospetto che non meriti - ne sono tanto certo! - (Piú franco.) Le vostre relazioni possono rimanere quali sono ma non c'è mica bisogno perciò che una persona che tu circondasti del tuo affetto abbia a pensare di te simili cose.
Se volete io mi ritiro e vi spiegate da sole.
ALICE Io non sento il bisogno di tali spiegazioni.
Voi Carlo avete inteso benissimo quello che io avevo voluto dire.
Glielo potete dire.
A me basta.
(S'avvia.)
ALBERTA Te ne prego, Alice! Resta un momento.
Ho anche da dirti qualche cosa.
Io non mi sono ancora rassegnata che per quel lieve malinteso ch'è avvenuto fra di noi causa quella storia della zia, debba regnare fra noi un'eterna inimicizia.
Vuoi che ci spieghiamo?
ALICE Chi ricorda quella storia? Ora si tratta di tutt'altra cosa.
ALBERTA So! So di che si tratta ma sono convinta che quando saprai come stanno le cose mi giudicherai altrimenti.
ALICE Ma io ero avviata a sentire come stanno le cose.
ALBERTA (calma).
Sta bene! Poi potrai verificare se quanto dico è vero.
Ma puoi stare a sentire anche quello che ti dico io? (A Teresina.) Zia! Non è questa l'ora ch'Ella di solito passa in giardino?
CLELIA Oggi vuol piovere.
ALICE Per quanto mi riguarda la zia può restare presente a qualsiasi spiegazione.
TERESINA Io vorrei andare in giardino.
Se pioverà mi rifugerò nella mia stanza.
Già la mia presenza non può giovarvi.
Che cosa potrei dire io e chi mi starebbe ad ascoltare?
ALICE (con sdegno).
Tutti devono stare ad ascoltare lei ch'è la sorella di nostra madre.
ALBERTA Resti pure zia! Io la onorai sempre quale sorella di mia madre e non temo affatto di aver da arrossire dinanzi a lei.
(A Clelia.) Quando avrò bisogno di voi vi chiamerò.
(Clelia esce.)
TERESINA (che ha riflettuto).
Ma io, cara Alberta, non dissi mai che tu abbia mancato con me di affetto o di rispetto.
ALBERTA (alzando le spalle).
Non ha importanza, cara zia.
(Ad Alice e Carlo).
È vero! Donato Sereni è stato a trovarmi.
Io non te l'ho detto perché ho dovuto promettergli di non dirlo neppure a te.
E sai perché? Perché Alice aveva dichiarato che se sapeva ch'egli avrebbe varcata quella soglia ella si sarebbe suicidata.
Capisci! A questo siamo arrivati!
ALICE (calma).
Non so se Carlo sa che Donato Sereni è il mio amante.
ALBERTA Lo sa! Lo sa! Chi non lo sa? Ma vieni qua Alice, vieni qua disgraziata! Tu da un momento all'altro hai cambiato carattere.
Tu eri l'immagine stessa della riservatezza anzi della purezza.
Tu addirittura vivevi nel rispetto del mondo e delle sue leggi.
E ad un tratto hai gettato tutto in disparte e ti compiaci in certi atteggiamenti di ribellione che ti rovinano.
Io voglio sapere da te una cosa sola: Sono io la colpa di tutto questo? Sono io che t'ho spinta a disprezzare tutto quello che onoravi, t'ho io spinta ad abbandonare quella via sulla quale dovevi trovare la felicità tua e della tua famiglia? Io non so ma la mia coscienza grida quando penso che un dato giorno tu mi volgesti le spalle e nello stesso tempo ti comportasti in modo come se della vita non t'importasse piú nulla! Son io la colpa di tutto ciò? (Alice la guarda esitante.) Come m'avviene di fare del male io che penso sempre al bene? Lo puoi dire tu stessa.
Non parlo dei soccorsi che ti concessi ma ti aiutai specialmente coi miei consigli e ti diedi tutto, tutto il mio affetto.
(Commovendosi.) Ne sono ben rimeritata!
ALICE (di nuovo decisa e offesa.) Ma non si tratta di quello che è stato.
Io ora voglio sapere perché esigesti che Donato venga da te.
ALBERTA (pallida).
Io non ebbi bisogno di esigerlo! Bastò che io gli aprissi la porta ed egli venne subito.
ALICE La apristi piú volte.
In mia presenza lo i