COMMEDIE, di Italo Svevo - pagina 67
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Quel Giannottini è capitato qui ad agitare tutti i vecchi di Trieste.
E invece che dar loro la giovinezza procura a se stesso una giovinezza...
agiata.
ANNA Io ne ho sentito parlare, ma non sapevo che si trattasse proprio di Giovanni.
(A Guido.) Davvero si trattava di far operare Giovanni?
GUIDO Sí, zia.
Se ne parlò anche in Sua presenza.
RAULLI Questo giovinotto è un bravo ragazzo.
Della medicina ha intanto l'intraprendenza.
È già qualche cosa, è molto, ma non basta.
Quando saprà, quando conoscerà il corpo umano e i suoi segreti, l'intraprendenza non gli starà male.
Ma intanto è un pericolo.
È come...
è come se un treno corresse sulla via senz'avere le rotaie.
GUIDO Ma io, signor primario, non applico mica le idee mie.
Adottai le idee del signor Giannottini, un dottore abbastanza vecchio.
RAULLI Ha 35 anni.
Che aspetti di giudicare dell'operazione quando ne avrà bisogno lui stesso.
Che cosa è un medico a 35 anni? Può curare le malattie che furono studiate e curate prima del suo avvento.
Ma che per l'amor del cielo non venga ad innovare e ad inventare.
Occorrono i capelli bianchi solo per saper giudicare dell'idea di un altro.
A quell'età si vive e si scrive solo sotto dettatura.
In quanto a Lei aspetti di aver laurea eppoi parli.
Verrà anche per Lei il momento di disporre liberamente dei corpi di chi vorrà affidarglieli.
Sarà - nel primo tempo - un disastro per questa povera città.
GUIDO Via.
signor primario, la città passerà la stessa avventura che le toccò quando Ella aperse la Sua ambulanza.
È abituata a tali disastri.
RAULLI Mi lasci parlare.
Io non ci pensai allora di consigliare delle riforme.
Lasciai le cose come le trovai.
E Lei capirà quando...
sí quando avrà visti un maggior numero di uomini nudi come quel dottor Giannottini sia uno sventato...
sí...
un delinquente.
Fa una cosa cosí...
taglia...
sperando, aspettando, credendo.
Dove sono i casi registrati? Mi facciano vedere i ringiovaniti.
GUIDO Ce ne sono, signor primario, ce ne sono.
In altre città.
I risultati sono documentati.
RAULLI Mi pare sopratutto per prove fatte sui topi.
Io non seguii tante fantasticherie.
Io mi fermai ad un documento molto pubblico, evidentemente accertato.
Un presidente ottantenne dell'Accademia Francese delle Scienze si proclamò convinto dell'efficacia delle pratiche ringiovanitrici.
Ebbene! L'Accademia nella prima sua tornata dichiarò che da allora non poteva essere suo presidente chi avesse sorpassato i 60 anni.
È il solo processo di ringiovanimento in cui credo.
Capisce, giovinotto?
GUIDO Se m'è già permesso di capire.
RAULLI Mi lasci parlare.
E se l'operazione avesse un'efficacia? Se cioè avesse l'efficacia di accelerare la vita e di abbreviarla? Il signor Chierici ha certo il desiderio di continuare la vita sua come l'ha ora, cioè digerendo, vedendo, ascoltando, parlando, vivendo insomma, un po' meno intensamente degli altri ma non avendo in complesso alcun altro disturbo che di guardarsi e seguire qualche cura.
Perché volete ammazzarlo?
ANNA Dio mio! Ma Giovanni non ha mai pensato seriamente a tale operazione.
RAULLI Ci ha pensato, ci ha pensato, signora.
O meglio ci ha pensato questo Suo nipote, il futuro Esculapio.
Guardarsi da chi di medicina sa solo un poco.
È piú dotto chi non ne sa niente.
GUIDO Ma signor primario.
Se non avessero potuto parlare tutti quei medici che ci precedettero e che certamente non sapevano nulla delle grandi scoperte dei nostri tempi, quanto silenzio ci sarebbe stato nei secoli passati.
Una bella noia!
RAULLI Non è la stessa cosa.
Ella, giovinotto, non sa quello che si dica.
Esculapio sapeva tutta la medicina del suo tempo.
Sapeva tutto quello che a quell'epoca si poteva sapere.
(Scandendo le sillabe.) Sapeva, dico.
Neppure lui non si sarebbe messo ad agire su un corpo umano per fare degli esperimenti.
GUIDO Ma gli esperimenti di ringiovanimento si sono fatti.
E a quest'ora si sono fatti anche sul corpo umano.
Se si dovesse procedere come dice Lei, signor primario, non si potrebbe mai arrivare ad una conclusione.
RAULLI Lasci che le cose si maturino, lasci che vediamo e che sentiamo.
Non ammazziamo la gente che quando non si può fare altrimenti.
GUIDO Non si può mai fare altrimenti.
Perché è evidente che le cose stanno cosí: Io che ho appena iniziati i miei studii mi trovo nell'ignoranza.
Ma Lei, professore, Lei che sa tutto quello che ora si sa, certamente si trova nell'errore.
Basta aprire un libro di storia per accertarsene.
E perciò se si aspettasse di ammazzare la gente quando tutto fosse noto non si ammazzerebbe piú.
Come andrebbe allora il mondo?
ANNA Come parli bene!
RAULLI (dopo un momento di esitazione).
Sí, benissimo.
(Poi sicuro.) Ma sbaglia.
Io sono sicurissimo che sbaglia.
Se avesse parlato cosí una trentina d'anni or sono quando la medicina stava nascendo, potrei essere d'accordo con lui.
Ma ora...
ora sbaglia.
È questo! Non conoscendo tutta la medicina, non l'ama abbastanza.
È un giovine che ha dello spirito, costui.
Sbaglia solo per ignoranza.
ANNA (ammirando).
Ma è un giovine di spirito!
RAULLI Peccato che in medicina per lo spirito non ci sia posto.
Lo impieghiamo solo per conservarci delle parti anatomiche.
Ah, ah, ah! (Ride.)
GUIDO (ride con sforzo).
Buonissima.
RAULLI E a me lo spirito non piace.
Per me vale la legge americana.
Proibizionismo.
(Ride di nuovo soddisfatto.)
GUIDO (ride).
Anche questa è buonissima.
RAULLI Io credo poi che l'operazione del ringiovanimento non possa essere altro che un atto di spirito.
Ah! Ah! Ah!
GUIDO (tenta di ridere, ma non gli riesce).
RAULLI Un atto di spirito soggetto a dazio altissimo.
(Ride lungamente.)
GUIDO (c.s.).
RAULLI Solo che qui quelli che avrebbero dovuto essere i doganieri si mettono a praticare il contrabbando.
(Ridendo.) Comprende quello che voglio dire?
GUIDO (c.s.).
Sí, sí.
RAULLI E c'è anche da dire che il dazio non è pagato da chi lo beve lo spirito.
Ah! Ah! Tutt'altro.
È come se uno avesse il gusto di bere lo spirito e all'altro toccasse il danno di ubbriacarsene.
GUIDO Non si crederebbe che Lei abbia odio per lo spirito.
RAULLI Lo abbomino e mi vergogno di averne.
Sia tanto buono! Dimentichi che ne ho fatto.
In compenso io dimenticherò che Ella in Sua vita patrocinò l'operazione del ringiovanimento e quando di qui a 10 anni La vedrò lavorare a me da canto giurerò: Il dottor Calacci giammai si lasciò prendere ad una ciarlataneria simile.
(Poi.) Allora, signora, m'affido in Lei.
Dica al signor Giovanni tutto quello che Le ho detto.
ANNA (spaventata).
Tutto?
RAULLI Insomma che non voglio si lasci toccare.
E se si opera, si cerchi un altro medico.
Io non voglio curare che dei corpi umani che conosco alterati dalle malattie che pure conosco.
Se furono alterati per capriccio, vadano a farsi curare a Norimberga dai fabbricanti di giocattoli.
Buon giorno, signora.
E del resto come va il signor Giovanni? Sta benissimo? Non ha finito ancora quel medicinale che gli prescrissi? Certo quella confusione che gli era rimasta per lo spavento provato per quel furto gli è passata?
ANNA Interamente.
Mangia e dorme benissimo.
RAULLI Vede? E parlano di operazioni? Che bisogno c'è di operazioni? Per capriccio? Se un medicinale non raggiunge l'effetto io ne propino un altro.
Ma se la vostra operazione non lo raggiunge? Che resta a fare? Un'altra operazione? Tagliargli il collo? E non sarebbe stato piú utile tagliarlo a voi? (Poi.) Me lo saluti tanto.
Tenterò di vederlo la prossima settimana.
Buon giorno, signora.
(Stringe la mano ad Anna, poi ad Enrico.) Tanto piacere di averla conosciuta.
(Cenno di saluto a Guido ed esce.)
GUIDO Che turbine di uomo! Capisco che non c'è da sperare nulla.
Quando lo zio conoscerà il parere del suo dottore non ci penserà neppure di lasciarsi operare.
ANNA E farà bene.
GUIDO Zia mia, non giudichi troppo precipitosamente.
In complesso il dottor Raulli dice che l'operazione non si deve fare perché non è stata provata.
Ma quando sarà provata? Lo zio ha 76 anni a quest'ora.
Saprà anche lui attendere finché la operazione sia provata?
ENRICO È evidente.
A 76 anni è difficile aspettare.
È già tanto difficile aspettare a 38! E dica: Io avevo già sentito parlare di cotesta operazione, ma non ci avevo pensato tanto.
Sentendosi un po' esausto, un po' vecchio, si può praticarla?
GUIDO Oh, sui giovini è di effetto assolutamente sicuro.
ENRICO (respirando profondamente).
Una prolungazione della gioventú! Anzi due gioventú! Una si può impiegarla per fare i denari e l'altra per spenderli.
ANNA Ha visto che il dottor Raulli non ci crede...
ENRICO Grazie al cielo io non sono in cura al dottor Raulli.
Se tale operazione fosse efficace, chi non vi si sottometterebbe? Il tempo non incomberebbe in tale modo sulla gente e tutto si potrebbe aspettare con maggiore comodità.
GUIDO Ma Ella non pensa mica all'operazione per Lei?
ENRICO Certamente non adesso.
Ma chissà se non m'occorrerà di qui a...
8 anni o piú?
GUIDO E neppure di qui ad 8 anni.
A meno ch'Ella non fosse colpito da senilità precoce ciò che non Le auguro.
ENRICO (spaventato).
Senilità precoce? Non si chiamava cosí la malattia del povero Valentino? Cosí che se Lei avesse conosciuta quell'operazione soli sei mesi prima, il povero Valentino sarebbe stato salvo?
GUIDO Sarebbe stato meglio l'avessi conosciuta parecchio tempo prima.
ANNA Ma hai sentito che il dottor Raulli non ci crede affatto?
GUIDO Si capisce! Altrimenti non sarebbe un medico vecchio.
Se c'è stato un vecchio capitano marittimo che quando fu inventato il vapore non ci credette e non volle ammainare le vele! Per lo zio purtroppo non c'è piú da parlarne.
Per lui una parola del dottor Raulli è decisiva.
ENRICO Non potrei provarmi io di convincerlo?
GUIDO Crede di avere una grande influenza su lui?
ENRICO Non ancora, non ancora, ma col tempo chissà?
ANNA Se fossi ben convinta di fare il suo bene potrei provarmici io.
Già io di solito quando si tratta di cose serie sono capace di non badarci molto al medico.
Quanto di quel Pagliano fu trangugiato senza che il dottor Raulli ne sappia.
E in fondo in questa casa stiamo tutti bene fuori che il povero Valentino cui il Pagliano non fece né bene né male.
Ma qui si tratta di un'operazione.
Che diamine!
GUIDO Un'operazione che equivale al taglio delle unghie.
Niente di piú.
ANNA (pensierosa).
E può fare tanto bene? Se la farebbero tutti allora.
GUIDO Tutti? Solo i vecchi.
Io per esempio non la farei.
Se ringiovanisco un poco mi rimandano a scuola.
Io che sono tanto contento d'essere arrivato finalmente all'Università ne verrei scacciato per comportamento troppo infantile.
ENRICO Per il momento, secondo me, la cosa piú importante sarebbe di non dire nulla alla signora Emma della possibilità di tale operazione.
GUIDO Perché?
ENRICO Perché ho paura ammattisca dal dolore all'apprendere che se Valentino avesse pazientato un po', avrebbe potuto essere salvato.
GUIDO Questo è facile finché lo zio non ci si sottopone.
ENRICO Ma anche dopo.
Del resto non siamo obbligati di tenerla celata anche ad un altro? Non ne avviseremo neppure il dottor Raulli.
Anzi se il signor Giovanni ammalasse la dovremo anche celare.
Con cataplasmi o che so io?
ANNA Perché Giovanni dovrebbe ammalare? In seguito all'operazione?
GUIDO Io faccio le fiche.
Perché va a pensare Lei alla malattia?
ENRICO (disperato).
Ma se non faccio altro che pensare come io possa aiutarvi prevedendo tutto? Non auguro la malattia, io, al povero vecchio signore.
Ma si sa che i giovani - e lui ad operazione fatta sarebbe giovine - sono piú facilmente soggetti a malattie.
Ha avuto la scarlattina?
GUIDO Si ringiovanisce solo del 20%.
Perciò lo zio avrebbe ad operazione riuscita 59 anni suonati.
ENRICO (pensieroso).
Ed un uomo di 40 ne avrebbe 32.
Non c'è male.
GUIDO Ecco (levando una carta dalla tasca): Io ho qui la prova che per lo zio l'operazione arriva in buon punto.
Per mio suggerimento e suo incarico gli feci fare l'analisi.
Guardi qui, zia.
Tutto normale.
ANNA (inforcando gli occhiali).
Io già non ci capirò niente.
GUIDO Anzi zia.
Per compiacermi si espressero cristianamente.
Tre volte normale.
L'analisi costerebbe a qualunque 50 lire mentre a me la fanno per 25.
Perciò lo zio ne dà l'incarico a me.
ANNA E tu veramente troveresti che il beneficio spetterebbe a te?
GUIDO No, zia.
Io trovo il mio premio già nel risultato dell'analisi.
Assolutamente mi bastano le 25 lire.
ANNA (traendo dal tavolino un portamonete ne leva il denaro e glielo dà).
Sei un buon ragazzo, tu.
GUIDO Purtroppo questo è denaro sprecato.
L'analisi era stata fatta per vedere se si poteva procedere all'operazione con piena sicurezza.
Adesso che la sicurezza l'abbiamo ecco che l'operazione non si fa.
Peccato.
ANNA (scossa).
Veramente peccato.
Io naturalmente dirò a Giovanni tutto quello che disse il dottore.
È mio dovere.
Poi resta a lui da decidere.
ENRICO E non si potrebbe mandar via il dottor Raulli e assumere quale medico di casa il dottor Giannottini?
ANNA (vivamente).
Questo non si può fare.
Il dottor Raulli ci fu un grande conforto durante la malattia del povero Valentino.
Era qui notte e giorno.
ENRICO Che io mi sappia non lo salvò però.
GUIDO Ciò non prova nulla, assolutamente nulla.
Guai se si dovesse addebitare a ogni medico la morte del suo cliente.
Di innocente non ci sarei che io a questo mondo.
Io credo che se lo zio si decidesse per l'operazione, si potrebbe farla senza che il dottor Raulli ne sappia.
Poi egli non se ne accorgerebbe neppure.
ANNA Ma non dovrebbe accorgersene dal suo ringiovanimento?
GUIDO Gli si farebbe credere che sia l'effetto del suo ioduro.
Ciò gli farà piacere.
Zia mia! Badi ch'è questo l'ultimo momento in cui si può sperare di ottenere per lo zio un effetto buono.
Diamine! 76 anni! Se si aspetta di piú, in tante parti del vecchio organismo subentrerebbe la morte fisiologica.
ANNA La morte? (Con un brivido.) Perché la morte se ha tutto normale?
GUIDO Ma non è di quella morte di cui voi sapete ch'io parlo.
In medicina noi diciamo morte anche la paralisi.
Quando voi vedete un vecchio procedere tentennante dovete figurarvi ch'è composto di mezza vita e mezza morte.
Quello ch'è vivo in lui porta a spasso quello ch'è morto.
Perciò tentenna come se portasse un peso.
Ora non c'è operazione che tenga che possa vivificarci la parte ch'è morta, morta definitivamente.
ANNA Ma Giovanni non è tentennante.
ENRICO (dubbioso dopo un'esitazione).
Infatti non è...
GUIDO Certo, finora non lo è.
Se lo fosse l'operazione potrebbe rendere piú viva la parte viva, l'altra parte non ne risentirebbe alcun vantaggio.
Io cerco di spiegarvi le cose con le parole piú accessibili a voi che di medicina non sapete proprio niente.
La morte fisiologica interviene là dove il lavoro è impedito dall'indebolimento: Non è minacciato di morte l'occhio perché lavora aiutato dagli occhiali, non l'orecchio perché s'aiuta con la tromba acustica...
(Subito mettendosi a ridere.) Dove le macchine non aiutano, nell'inerzia assoluta gli organi muoiono.
ENRICO (rattristato).
Sí, è vero, dove il lavoro è impedito, c'è subito l'insidia della morte.
SCENA SETTIMA
EMMA e DETTI
EMMA (è vestita a lutto pronta per uscire con abbondanza di veli.
Saluta leggermente Guido ed Enrico).
Papà e Umbertino non sono ancora rientrati?
ANNA Non ancora.
EMMA Mi dà un po' di pensiero.
Da qualche tempo papà è tanto distratto e assorto che temo che su queste nostre terribili strade possa toccare a lui o al bambino qualche sventura.
ANNA (imbarazzata).
Vorresti interdire al nonno quella passeggiata di ogni giorno in compagnia del nipotino, quella passeggiata ch'egli dice tanto importante per lui perché se ne sente ringiovanito?
EMMA (subito spazientita).
Io non dico questo.
Ma d'altronde se queste passeggiate implicassero un pericolo per il fanciullo non si potrebbe permetterle.
Bisognerà che io vi prenda parte per tutelare Umbertino.
So che la mia triste compagnia toglierebbe qualunque gaiezza a quelle passeggiate e d'altronde l'ora mi è incomoda...
ENRICO Non potrei sostituirla io, signora? Anch'io uso di camminare al sole prima della colazione e mi sarebbe un piacere grande di passare il mio tempo con quel caro ragazzo e anche col suo nonno che io amo e venero.
EMMA Non vorrei disturbarla.
ENRICO Non è un disturbo.
Glielo domando quale un favore.
EMMA Non sta in me di accordarglielo.
Parli con papà.
Io non dubito che sarà molto lieto di avere la Sua compagnia.
ENRICO E non potrebbe dirgli che a quell'età non si deve star soli con un fanciullo sulle nostre vie e che Lei esige ch'io li accompagni?
ANNA Non ci mancherebbe altro!
EMMA Sente? Sarebbe una bella offesa per il mio povero papa.
Dovrò invece fingere ogni giorno di essere presa dal desiderio di uscire proprio a quell'ora e di approfittare della sua compagnia per fare quattro passi.
Forse allora mi sopporterà e neppure con grande piacere perché egli è superbo che il fanciullo sia affidato a lui solo e a lui solo possa dirigere la parola.
Quand'è con altri si capisce che Umbertino per quanto ami il nonno si diriga con maggior piacere a chi piú facilmente lo intende.
ENRICO E non potrei trovarmi io qui come per caso e esclamare al momento giusto: Non mi fareste il piacere di condurmi con voi? Umbertino non mi vuole male se anche non mi ama troppo.
EMMA (esitante e seccata).
Mi pare difficile.
ENRICO (avvilito).
Se non si può allora passeggerò solo come è il mio destino dacché ho perduto il mio povero amico Valentino.
EMMA Mio marito non usciva quasi mai con Lei.
ENRICO Prima di sposarsi ogni giorno.
EMMA Cosí che Lei perdette l'amico quando egli si sposò?
ENRICO Tutt'altro anzi.
Quando lo rividi tanto felice a Lei da canto e mi fu permesso di passare qualche serata nella Loro intimità io ritrovai il mio antico amico intero anzi aumentato perché io volli bene a lui alla sua casa...
sí...
alla sua casa.
Me lo creda, la sua morte fu per me una grande perdita.
Quelle serate in casa sua erano motto importanti nella mia vita solitaria.
EMMA È che la casa andò distrutta con lui.
Non c'è piú.
ENRICO Lo so, lo so.
Non me ne lagno mica.
Non vorrei farlo accanto a Lei che perdette tanto, che perdette tutto o quasi.
Quell'uomo bravo buono e bello! M'è di conforto di pensare a lui e vengo spesso qui per ricordarlo meglio.
Ne ho parlato finora con la signora Anna e fu un vero conforto.
ANNA Quest'è vero.
Parla sempre del povero Valentino.
EMMA (molto riservata).
Grazie.
(Poi.) Io allora, vado, mamma.
Non so perché ma mi sento un poco inquieta.
Quel babbo mi pare da qualche giorno addirittura trasognato.
La settimana scorsa si lasciò portar via l'orologio e non se ne accorse che quando giunse a casa.
GUIDO Ciò non prova molto.
I ladri a Trieste sono tanto evoluti che sarebbero capaci di strappare dal collo la testa piú accorta senza che il proprietario se ne accorga.
Non lo fanno solo perché non saprebbero che farsene di una testa di piú.
Ognuno crede che la propria basti alla bisogna.
EMMA Ma fu dopo il furto che il contegno del babbo non mi piacque.
Mamma comperò per lui subito un altro orologio, ma egli voleva quello, proprio quello che gli era stato rubato, il ricordo di suo suocero e pareva ci tenesse addirittura rancore perché non eravamo capaci di procurarglielo.
ANNA Io fui invece commossa dalla venerazione per il povero babbo mio, che il suo dolore rivelava.
EMMA (spazientita).
Non era dolore soltanto; era ira, era rancore per noi che pur non avevamo alcuna colpa.
Pareva che avessimo noi incaricato il ladro del furto.
Ciò dimostrava in lui un'intelligenza diminuita.
GUIDO Eh, già.
I vecchi son vecchi e rappresentano un danno per la famiglia.
È quello che dico io.
EMMA Io non dico questo, povero babbo.
Io dico solo che siamo imprudenti di affidargli il fanciullo.
ANNA Io, invece, trovo che lui aveva ragione di averla con noi.
Piccola, piccola, ma qualche ragione ce l'aveva.
Io avevo comperato un orologio buono, solido, ma che non somigliava affatto a quello ch'egli aveva smarrito, il ricordo del suo suocero.
Riparai all'errore e comperai un orologio che all'altro somigliava.
Ora Giovanni s'è rifatto gentile e buono com'è stato sempre ed anzi crede di aver ritrovato proprio l'orologio che gli fu rubato.
EMMA Ciò che proverebbe proprio la verità di quello che dico io.
ANNA Non capisco.
EMMA (spazientita).
Non c'è scopo di discutere una cosa simile.
(Poi.) Mamma.
Io vado.
Sarò di ritorno fra una mezz'ora.
(Saluta leggermente gli altri ed esce dalla porta di fondo.)
SCENA OTTAVA
ANNA, ENRICO e GUIDO
ANNA Bisogna scusarla.
Vive tanto nel suo dolore che perde la pazienza non appena qualcuno non è della sua opinione.
GUIDO Vedrà, zia.
Quando lo zio sarà ringiovanito, sarà meno attaccato agli orologi.
I giovani hanno tutt'altri pensieri.
Veda me, per esempio.
Il mio orologio, quello magnifico che lo zio mi regalò per la prima comunione, fu dapprima trasformato in un comunissimo orologio di metallo eppoi anche questo andò a respirare l'aria alpina...
al Monte di pietà.
ANNA Birichino! E cosí sei senza orologio?
GUIDO Quando m'occorre di saper l'ora, fermo il primo passante e gliela domando.
Chi non ha un orologio oggidí?
ANNA Un dottore senz'orologio! E come fai a misurare un polso?
GUIDO Lo confronto col mio ch'è come un orologio.
ANNA Eppure lo zio ti passa un mensile sufficiente.
GUIDO Se non ci fossero quei maledetti libri che costano tanto il mensile mi basterebbe.
Ma per tenersi a giorno nella nostra scienza occorrono libri, riviste e giornali.
È cosí ch'io riseppi del processo di ringiovanimento prima del Giannottini.
Fui io che gli portai l'affare.
ANNA Un affare? Non dicevi ch'è un'operazione?
GUIDO Sbagliai, zia.
È un'operazione.
ANNA E quanto ti occorrerebbe per riscattare l'orologio di metallo?
GUIDO Fu impegnato per 25 lire.
ANNA (prende dal portamonete le lire e gliele dà).
Ecco qui le lire.
Non ne dirò niente a Giovanni perché s'inquieterebbe.
GUIDO Grazie, zia.
ANNA Ma domani voglio vedere l'orologio.
GUIDO Domani lo vedrà zia.
Proprio quello che impegnai.
ANNA Io non lo conosco.
GUIDO È un orologio come quello dei ferrovieri, comunissimo.
ANNA Capisco, capisco.
E adesso devo andare in cucina per verificare se tutto è pronto.
(Congedando Enrico.) Dunque, signor Biggioni, siamo d'accordo.
Ella farà del Suo meglio per essere abile, attento, calmo.
ENRICO Farò certo del mio meglio.
Ha già visto.
Oggi ho tentato e non sono riuscito.
Ritenterò domani perché oggi nel pomeriggio ho da fare in ufficio.
ANNA Meglio sia talvolta occupato anche altrove.
Cosí i nove mesi trascorreranno piú presto.
ENRICO Nove? Otto, signora, non piú di otto.
ANNA (ridendo).
Scusi.
Sono soltanto otto.
Arrivederci.
(Esce a sinistra.)
SCENA NONA
GUIDO e ENRICO
GUIDO Nove o otto? Non capisco nulla.
Dei nove mesi so qualche cosa.
Ma subito poi vengono i 7 e mai gli otto! Gli otto significano disastro.
ENRICO Non si tratta di ciò, purtroppo.
Le racconterò, le spiegherò un'altra volta.
Non è una cosa a scadenza tanto fissa.
Purtroppo.
Altrimenti potrei prendere un calendario e ogni ventiquattr'ore potrei cancellare un giorno intero.
Cosí passano i giorni e non cancello niente.
(Poi, intraprendente e perfettamente libero da abbattimento.) Senta signor Guido.
Ella accetterebbe da me un dono, il dono del mio orologio? È un perfetto cronometro.
Io assolutamente non ne ho bisogno.
(Leva dal taschino l'orologio con la catena che stacca e ripone in tasca.) A Lei gioverà meglio che a me perché non è per il polso ch'io prendo i miei clienti.
GUIDO (cui riesce difficile di celare la propria gioia).
Ma...
perché?
ENRICO Io voglio premiare come so lo studioso intraprendente che apporta alla nostra città tanti vantaggi.
Lo accetti! Sia tanto buono.
È un lieve compenso alle insolenze immeritate ch'Ella ebbe da quel dottor Raulli.
Come ero arrabbiato! Mi bolliva il sangue.
Probabilmente se la prende con Lei perché non ebbe lui per primo la fortuna di sapere di quell'operazione.
Io Le auguro ogni fortuna.
Possa fra breve essere questa la prima città del mondo priva di vecchi.
Che città sarebbe questa!
GUIDO (sempre con l'orologio in mano).
Ma io non posso accettare.
Certo io non sono molto restio di aiutarmi con un po' di furberia quando mi trovo in difficoltà come alla fine di ogni mese, dal 15 in poi.
Ma si tratta di piccolezze eppoi si tratta di miei congiunti i quali sia pure per bontà si sono addossati il mio mantenimento.
Io con le mie furberie non faccio altro che correggere il concetto ch'essi si sono fatti del costo della mia vita o, in altre parole, del mio valore.
Piccole cose! Mi faccio pagare quest'analisi che a me non costa niente oppure il riscatto di un orologio che mai impegnai ma che subito vendetti poiché io non sono un finanziere tanto ingenuo da mettermi in mano degli usurai del Monte di Pietà.
(Sempre con l'orologio in mano.) Qui invece si tratta di un importo alquanto grosso.
Eppoi Lei non è mio congiunto.
(Con risoluzione improvvisa.) Sa come facciamo? Per il momento Lei tiene l'orologio, ma è mio.
Me lo restituirà non appena Ella diverrà mio congiunto.
ENRICO Oh, come Lei ha parlato bene.
(Afferrandogli la mano e stringendogliela affettuosamente.) Siamo d'accordo! L'orologio sarà Suo soltanto quando io sarò divenuto Suo congiunto.
Ma intanto lo tenga Lei.
È una garanzia, è una garanzia sicura che io Suo congiunto diverrò.
Tenga anche la catena alle stesse condizioni.
Eccola! Mi faccia il favore! Non rifiuti.
Pensi quanto bene Ella mi fece.
Dalla morte del povero Valentino la vita non mi concesse una gioia simile.
Ma sia buono! Non per quest'orologio o per questa catena che non hanno alcun valore, ma per rimeritarmi della sincera amicizia che Le offro m'aiuti, m'appoggi.
GUIDO (altrettanto cordiale).
Ma volentieri! Con tutto il cuore.
Io voglio aiutarla.
Anche per il mio affetto a quella Emma che non vuole intendere come le sia offerta la possibilità di ricominciare la vita sotto i piú begli auspici.
Terrò - lo prometto - l'orologio e la catena fino al momento delle nozze fino al momento in cui sarò sicuro che sono proprio miei.
ENRICO E subito ho bisogno del Suo aiuto, cioè del Suo consiglio.
Da mezz'ora, dacché si parlò di quella portentosa operazione, io non penso ad altro.
Crede Ella che sia meglio avvisare subito la signora Emma?
GUIDO Avvisarla di che?
ENRICO Di quell'operazione.
Ammettiamo che senza saperne nulla essa mi sposi e poi l'apprenda.
Non c'è il pericolo che ricada nel suo grande dolore? Per spiegarmi meglio: Non sarebbe meglio ch'essa subito possa...
smaltire il suo grande dolore per la morte del marito e anche il rimpianto che la nuova cura non sia arrivata in tempo per salvarlo piuttosto ch'essere informata piú tardi di questa seconda sventura?
GUIDO La questione è molto importante e prima di rispondervi vorrei studiarla.
Cosí, a prima vista, a me sembrerebbe opportuno di lasciare Emma per il momento in pace.
Quando essa finalmente avesse dimenticato il marito, io credo in verità che nessun fatto nuovo varrebbe a ridestargliene il ricordo, voglio dire il ricordo.
Se apprendesse ora dell'operazione sarebbe certo un rincrudimento di dolore.
Ma poi? Poi direbbe: Guarda, guarda, se l'operazione fosse arrivata in tempo, io ora avrei due mariti.
Sarebbe un bell'imbarazzo.
ENRICO (ridendo).
Magari dicesse cosí.
Ma chissà? Forse direbbe invece che se l'altro fosse rimasto al suo posto essa non avrebbe conosciuto il secondo.
Questo è il pericolo.
SCENA DECIMA
ANNA e DETTI
ANNA Eccomi qui.
(Urla.) Rita! Rita! Già non sente.
E deve preparare la tavola.
(Ad Enrico, ridendo.) Ho piacere di rivederla.
ENRICO Sono di un'indiscrezione imperdonabile.
Ma avevo da dire qualche cosa al signor Guido.
SCENA UNDICESIMA
RITA e DETTI
RITA (entra affannata e correndo).
Quale sventura, quale orribile cosa.
(Non sa tenersi in piedi e siede.) Mi perdoni signora...
(Si abbandona sullo schienale della poltrona, si copre la faccia col grembiule e s'abbandona ad un pianto dirotto.) Oh, signora Anna, come faremo, come farà Lei...
ANNA (le mancano le forze e siede anche lei).
Parla, che c'è? Vuoi parlare, scimunita? (Poi.) Non è forse uno scherzo questo? (Rita non può parlare e accenna di no.)
GUIDO Via, Rita.
Lei spaventa orribilmente la zia.
RITA (singhiozzando).
C'è il nonno dabbasso...
non ha la forza di salire le scale...
ANNA (si leva).
E perché non ha tale forza? È malato?
RITA (c.s.).
È solo...
ANNA (ricade).
E Umbertino?
RITA Umbertino non c'è...
è morto, sfracellato da un'automobile...
ENRICO Se Lei lo permette, Signora, vado io a prendere il signor Giovanni.
(Nessuno gli risponde ed egli esce.)
RITA E la povera signora Emma che non lo sa.
ANNA Ma come sai tutto questo? È sicuro? L'hai visto?
RITA È morto, morto, il povero fanciullo.
Lo disse il padrone.
Lui l'ha visto...
sfracellato.
GUIDO (avvicinandosi alla porta di fondo per uscire).
Non è possibile.
SCENA DODICESIMA
GIOVANNI, ENRICO che lo sostiene e DETTI
GIOVANNI (confuso, eccitato, le vesti in disordine, il cappello in testa fuori di posto).
Lo spavento, il dolore, la fuga mi ridussero in questo stato.
(Poi.) Povero il mio caro fanciullo! (Singhiozza.) E povero io stesso.
Sí! Povero Chierici! Due volte dissi ad Umbertino: Tieni ferma la mia mano.
E infatti lui vi si afferrò anche troppo saldamente.
Io gridai: Molla, molla...
Non era dalla parte giusta.
Ma lui non mollò finché l'automobile non lo trasse via...
per schiacciarlo.
(Brivido.) E io mi salvai a malapena perché lui mi teneva e mi traeva verso l'automobile.
(Enrico gli leva il cappello e cerca di rimettergli in ordine la giubba.) Ma mi lasci stare! Non vede che sono occupato?
ANNA Non può essere vero! Di' la verità! Non è vero.
GIOVANNI (singhiozzando).
Magari non lo fosse ma è vero, è proprio vero.
Io lo vidi andare sotto a quelle ruote di ferro.
(Brivido.) Mi mancava il fiato, ma pur arrivai a gridare allo chauffeur: Assassino! E lui, invece, indisturbato, se ne andò via mostrandomi la lingua.
Sí! Fece anche questo.
GUIDO E Lei non lo fece arrestare?
GIOVANNI Non seppi gridare abbastanza perché mi mancò il fiato, ma pur chiamai.
E credo di aver anche visto nelle vicinanze un vigile che non si mosse però.
E allora io vidi che ero circondato solo da nemici e corsi via.
Ero anche terrorizzato all'idea che forse mi sarebbe potuto avvenire di vedere la testa sfracellata del povero bambino.
(Brivido.)
ANNA Ed ora, Guido, di' tu quello che dobbiamo fare.
GUIDO (rattristato).
È certo che il suo corpo esanime sarà stato portato all'ospitale.
Io ora vi andrò subito.
ANNA No, no, tu non ci lascerai.
Noi abbiamo qui bisogno di te.
Io poi verrò con te all'ospitale.
Voglio vederlo anch'io il mio angioletto.
GIOVANNI (terrorizzato).
Vuoi vederlo?
GUIDO Stia tranquillo, zio, lo vedrò prima io e vedrò se la zia potrà vederlo.
Adesso purtroppo non c'è tanta premura di vedere il povero morto quanto di assistere la povera viva, Emma.
(Sconfortato.) Che colpo, mio Dio! Come lo sopporterà?
GIOVANNI (commosso).
Non son morto io ch'ero là...
GUIDO Capisco, capisco.
(Perplesso.)
ENRICO Volete che vada io ad avvisarla?
GIOVANNI Oh, le saremmo tanto grati signor...
ENRICO Biggioni.
GIOVANNI Biggioni.
Emma - poverina - apprenderebbe tutto lontana da noi...
(A Guido.) Che te ne pare?
GUIDO (calorosamente).
Sí, signor Biggioni, mi faccia questo piacere.
Vada Lei.
ANNA È dalla sua sarta.
ENRICO In Corso.
Lo so, lo so.
Conosco la casa benché non ne ricordi il numero.
ANNA Neppure io saprei dirne il numero.
(Poi.) Quale colpo! Se le mie povere gambe mi reggessero verrei anch'io con Lei.
Povera la mia Emma.
In pochi mesi cosí perdette il marito e il figliuolo.
ENRICO (ansioso di partire).
Corro e subito dopo, se lo volete, vado anche all'ospitale.
Faccio io, tutto.
ANNA Stia però attento come parla con Emma.
Una parola troppo precipitosa potrebbe ucciderla.
(A Guido.) Non ti pare?
GUIDO (un po' importante).
Stia a sentire! Le dica dapprima che il fanciullo fu gravemente ferito.
Poi aumenti, aumenti la ferita.
Arrivi a dire che gli furono sfracellate le gambe e danneggiato al petto.
Arrivato cosí al pericolo di vita è facile il passo alla morte.
GIOVANNI (mormora).
La ruota però io credo gli passò sulla testa.
Arrivai a chiudere in tempo gli occhi per non vedere uno spettacolo...
(Brivido.)
ANNA (gridando).
Oh, la testina.
(Poi.) Ma non deve dirlo ad Emma.
ENRICO Si calmi, signora.
Si prepari alla rassegnazione.
Bisogna che tutti - ad onta del nostro dolore - ci prepariamo a consolare la signora Emma.
Io, intanto, Le assicuro che farò quello che posso.
(Le bacia la mano e corre via.)
ANNA (stupita ripete).
Quello che posso? Che cosa può quello scimunito?
GUIDO È tanto buono quel poverino!
ANNA Io non posso, io non voglio veder Emma prima che non si sia calmata.
Rita, accompagnami in camera mia.
Non voglio esser sola.
GIOVANNI Hai paura che Emma ti mangi? Dove non c'è colpa...
E non c'è stata colpa.
Io avvertii subito il fanciullo del pericolo.
Tieni stretta la mia mano, gli dissi...
GUIDO (sconfortato).
Ed egli la tenne troppo stretta.
GIOVANNI Sí! Povera, piccola, soffice manina.
Mi pare di tenerla ancora nella mia.
ANNA (a Guido).
Tu resti con lo zio finché non viene Emma.
(A Giovanni.) Povero Giovanni! Anche tu devi aver sofferto orribilmente.
(Bacia Giovanni sulla guancia.)
GIOVANNI (commovendosi).
Puoi immaginare come soffersi.
Mentre venivo a casa correndo sempre pensavo: Oh, perché l'automobile non ha ucciso me invece del povero innocente? E se il fanciullo si fosse trovato dalla parte giusta ciò sarebbe avvenuto.
ANNA Poverino! So che avresti preferito di trovarti sotto l'automobile piuttosto che qui.
Anche Emma, se è ragionevole, ne sarà convinta.
Vuoi un bicchiere di vino per rianimarti?
GIOVANNI (dopo una lieve esitazione).
No, no.
Il dottor Raulli tanto mi raccomandò di astenermi dall'alcool.
ANNA Anche Emma vorrà venire con noi all'ospitale.
GIOVANNI Di' a Fortunato di tener pronta l'automobile.
ANNA Sta bene.
Io mi vestirò a lutto per uscire come il giorno della morte del povero Valentino.
(Esce piangendo.) Oh, povero il nostro Umbertino.
Non lo vedrò mai piú.
RITA (veramente disfatta dal dolore).
Sí, povero padroncino.
Cosí lieto e fiero e sicuro.
SCENA TREDICESIMA
GIOVANNI e GUIDO
GUIDO Come il dolore abbellisce le persone.
GIOVANNI Parli per Anna? Un bell'abbellimento quello.
Io vorrei restare eternamente brutto.
(Poi.) Povera Emma! Chissà quello che dirà di me.
Eppoi ci saranno i nonni, i genitori del povero Valentino che verranno da Gorizia.
Loro che sempre volevano avere il bambino con sé.
Curioso! Il fatto avvenne in un istante.
Non avevo finito di dire al bimbo che si tenesse afferrato alla mia mano e lui era già morto.
Un attimo! Mentre adesso: (contando sulle dita) Il dolore di Anna, la disperazione di Emma, eppoi l'ira dei Goriziani...
li chiamiamo cosí, noi, i genitori di Valentino.
Interminabile! Per me è finita.
Farei meglio di morire.
Eppoi la mia coscienza.
Neppure quella mi lascia in pace.
È sicuro ch'io non ebbi alcuna colpa.
Ma è certo che poco prima, poco prima non in quel preciso istante io ero un po' distratto.
Colpa del povero fanciullo.
Ci eravamo arrampicati per quel viottolo che conduce alla Maddalena; magari non l'avessimo mai abbandonato! Avremmo dovuto correre su e giú per quel viottolo, su e giú per quel viottolo.
Su e giú! Sarebbe stato monotono ma non mi troverei ora qui in questo stato! (Trasognato.) Un viottolo benedetto su cui le automobili non possono passare.
Ne vidi una volta una sola, e lenta, lenta come un coccodrillo in terra.
(Pausa.)
GUIDO E perché era Lei distratto, zio?
GIOVANNI Io distratto? Ah, sí.
Dunque su quel viottolo, in piena solitudine, c'imbattemmo in due carabinieri in alta tenuta.
Il fanciullo si fece ansioso e domandò: Sanno i carabinieri che noi non siamo dei ladri?
GUIDO Oh, caro e povero ragazzino.
GIOVANNI Sí, poverino.
Dapprima dissi che certamente lo sapevano.
Ma poi mi parve di non aver detto tutto quello che si doveva per istruire un fanciullo.
Ma non era facile.
È certo che i carabinieri non arrestano tutti i ladri.
Arrestano solo alcuni di quelli che rubano.
Gli altri e ve ne sono tanti che non rubano perché son troppo pigri o perché hanno tanto che non trovano qualche cosa che valga il loro sforzo, vanno liberi anche quando si sa che sono ladri.
Ma era difficile trovare le parole giuste...
ed ora che mi hanno portato via il fanciullo non vale la pena di cercarle.
(Commosso.)
GUIDO L'imprudenza fu degli altri che La lasciarono uscire alla Sua età solo col bambino.
GIOVANNI (subito arrabbiato).
Questo non posso sentire.
Tu dici delle sciocchezze.
Che c'entra l'età? Se ti dissi che non ero affatto distratto.
Sono forse istupidito? Tu parli cosí per sedurmi a quell'operazione di cui non voglio sentire.
Che c'entra l'età? (Poi.) Forse in parte c'entra.
Non perché io senta peggio degli altri o vegga o pensi peggio.
Ma perché io so di un'epoca in cui le automobili non c'erano.
Nella mia giovinezza ci si faceva schiacciare da un ronzino che tirava una leggera carrozzella.
La bestialità dell'uomo, voglio dire del guidatore, era attenuata dalla debolezza della bestia, voglio dire del ronzino.
Ma t'assicuro, che ci fu della gente che morí schiacciata da quelle carrozzelle.
Ma oggi se le nostre automobili arrivassero improvvisamente fra la gente abituata ai ronzini, tutta quella gente finirebbe sotto alle ruote di gomma e di ferro.
Ed io sono uno di quella gente.
Aspettate ancora una diecina di anni e sarò anch'io piú abituato a tali diavolerie.
(Poi dopo una pausa.) Solo che io non mi vi abituerò giammai.
Adesso, poi.
SCENA QUATTORDICESIMA
UMBERTINO e DETTI
UMBERTINO (dal di fuori).
Nonno, nonno.
GIOVANNI E sento continuamente, nella mia delicata coscienza, echeggiare la voce del bambino: Nonno, nonno, aiuto.
GUIDO Ma questa non è la voce della vostra coscienza, zio.
Questa è proprio la voce del fanciullo.
UMBERTINO (entra correndo).
Ma nonno, perché m'hai lasciato solo?
GIOVANNI (balbettando).
Io?...
Ti lasciai solo? (Si passa la mano sulla fronte.) Dove sei stato finora?
GUIDO (chinandosi sul fanciullo e baciandolo).
Sulla terra.
Dio sia ringraziato.
(Urlando.) Zia, zia.
GIOVANNI Non urlare.
Mi fai male alle orecchie.
Non vedi in che stato mi trovo? Vieni qui, Umbertino.
Non capisco piú niente.
Hai dunque finito di andar sotto all'automobile? Dammi un bacio.
Ma dimmi.
Come avvenne? E perché fuggisti?
UMBERTINO Non io fuggii, ma l'automobile.
La inseguii perché credevo tu ci fossi sotto.
Corsi tanto, sempre urlando, che l'automobile si fermò.
Guardai di sotto.
Tu non c'eri.
Lo chauffeur trasse tanto di lingua.
GIOVANNI Villano! Ma io voglio che quell'uomo finisca in carcere.
Non è permesso.
È offensivo! Correre per la città con la lingua fuori e schiacciare la gente.
UMBERTINO Ma io gli feci vedere la mia.
Proprio cosí.
(Fa vedere la lingua.)
GUIDO Ma andiamo ad avvisare la zia che qui accanto agonizza.
GIOVANNI Ma aspetta un momento.
(Attira a sé il fanciullo.) Dimmi la verità: Hai preso paura? Eppoi: Non è vero che anche tu credevi ch'io sia morto? Perciò guardasti sotto all'automobile.
UMBERTINO No, no, nonno.
Solo per un istante credetti che tu fossi morto.
Poi pensai che per te una sola automobile non bastava.
E ritornai a casa tranquillo.
Ho fame.
Perché non siete ancora a colazione?
GIOVANNI Ma tu scherzi.
Te ne prego, parla seriamente.
Non dubitare per la colazione.
A te, oggi, ne daranno due, dieci.
Ma tu fosti sotto all'automobile? Voglio dire ci fosti e sapesti evitare le ruote?
UMBERTINO (ridendo).
Ma perché dovrei andare sotto all'automobile? Io sono saltato dall'altra parte e se tu fossi rimasto al tuo posto avremmo potuto continuare la nostra passeggiata.
GIOVANNI Continuare la passeggiata? In quelle circostanze.
(A Guido.) Insomma, si capisce.
Io credevo morto lui e lui credeva morto me.
GUIDO Tutto questo non ha importanza.
Andiamo dalla zia.
Non spaventarla.
È di là nella sua stanza da letto.
(Umberto s'avvia.) Aspetta! Come facciamo noi per non darle un colpo troppo forte? Senti Umbertino.
Sai zoppicare? Falle credere che hai lesa una gamba.
Cosí pian pianino s'abituerà a ritrovarti sano.
UMBERTINO.
Anche la nonna mi credeva morto? Vuoi che m'involga in un lenzuolo e le apparisca come uno spirito?
GUIDO Andiamo, andiamo.
Non è il momento di scherzare, bambino mio.
(Lo prende per mano ed esce con lui a destra.)
SCENA QUINDICESIMA
GIOVANNI eppoi FORTUNATO
GIOVANNI (s'accinge a seguirli ma si pente e ritorna alla sua poltrona).
No...
FORTUNATO Padrone! Ho ancora da aspettare? Ho da fare in giardino.
Adesso che Umbertino è ritornato a casa non c'è piú bisogno di me? Già, io sapevo che non gli era avvenuto niente.
GIOVANNI Come potevi saperlo, imbecille che non sei altro.
Io che sono stato presente non lo sapevo e tu vuoi saperlo?
FORTUNATO Non subito, non subito intesi, padrone.
Ma quando vidi che trascorsa una mezz'ora, nessuno accorreva, nessuno telefonava, capii che nulla poteva essere successo.
Se Umbertino fosse morto, dopo poco mezza città si sarebbe riversata sulla nostra villa.
GIOVANNI (convinto).
È vero.
A questo non avevo pensato.
(Con un sospiro.) Io andrò di là da Anna e a baciare ancora il fanciullo.
FORTUNATO E posso attendere al mio lavoro in giardino?
GIOVANNI (sorpreso).
Ah, sí.
L'automobile non occorre piú.
(Esce.)
SCENA SEDICESIMA
RITA e FORTUNATO
RITA (entra saltando e ballando).
Dopo un fatto simile non ci dovrebbe essere altro.
Si dovrebbe per restare tanto contenti non fare piú nulla.
Non lavorare, non litigare soprattutto.
FORTUNATO (immusonato).
Intanto io devo andare a lavorare.
RITA Vai pure.
E litigare anche ti piace.
FORTUNATO Litigo quando debbo.
Tu dici sempre le stesse cose lunghe e finisci con l'aver ragione.
O fingi di credere d'aver ragione.
Io non so ripetere le stesse cose.
E per essere breve finisco col non aver ragione.
RITA Ma non capisci che Umbertino è ritornato a casa incolume, con la sua testina riccia intera.
FORTUNATO Io ne ho piacere.
L'ho visto.
Solo che io non ho mai creduto che Umbertino si sia lasciato schiacciare da una automobile.
Il vecchio s'arrabbiò perché glielo dissi.
Altra cosa sarebbe se mi si avesse detto che lui fosse andato sotto alla macchina.
Oh, allora senza perder tempo avrei messo subito a lutto la nostra vettura.
RITA Certo.
Adesso lo vedo anch'io che Umbertino non poteva finire cosí.
Ma tu lo dicesti prima al vecchio signore?
FORTUNATO Prima di che?
RITA Prima del ritorno di Umbertino.
FORTUNATO Non ci pensai.
Glielo dissi dopo.
RITA Peccato.
Cosí non crederanno affatto che tu l'abbia previsto.
Mi dispiace perché qui tutti ti credono una grande bestia.
FORTUNATO Io non cambio la mia testa con la loro.
Quelle medicine che il vecchio signore prende in luogo del vino! Le bestie della signora! E la giovine signora con tutti quei veli!
RITA Ma dicono che tu tosasti tutti gli alberi del giardino alla Fieschi.
FORTUNATO Mi presero quale chauffeur perché mio padre era stato contadino.
Ma lui conosceva altri alberi che i gelsi.
Volevano che facessi anche il servizio in casa.
Io tosai cioè ribaltai la tavola.
Che trovino un altro che in due anni non ebbe alcun incidente con la macchina.
Qualche panna!
RITA Innumerevoli panne!
FORTUNATO Io non sono un grande meccanico.
Ma anche là va meglio.
So quando devo soffiare o avvitare o svitare.
L'ho detto al signor Guido: Il motore è una cosa un poco piú delicata del corpo umano.
A lui basta di prescrivere un po' di camomilla.
«Sta meglio?» domanda poi.
Anch'io do dell'olio alla macchina.
Poi ritorno al volante.
«Come va?» domando.
Non va.
Del resto non mi mandano via.
Non ammazzai mai nessuno.
E a quest'ora loro sanno che pericolo ci sia con la macchina.
Pagano qualche multa per il passaggio a livello che c'è qui accanto e possono essere contenti.
Ma non si tratta di questo, ora.
RITA Si tratta anzi solo di questo.
Di nient'altro, te ne prego.
Anzi neppure di questo.
Vuoi che ti perdoni? Io ora vorrei essere in pace con tutti, anche con te.
Amo tutti, io, perché Umbertino s'è salvato.
FORTUNATO Tutti? Anche il signor Guido, nevvero?
RITA Sarebbe una bella villania di escluderlo.
Che ti fece?
FORTUNATO Io spero nulla ancora.
Io so solo quello che vorrebbe farmi.
SCENA DICIASSETTESIMA
GUIDO e DETTI
GUIDO Anche questa è passata.
(A Rita.) La zia Le fa dire ch'io resto a colazione.
Prepari un posto di piú.
(Rita esce dopo fatto un inchino.)
FORTUNATO Per me non ci sono ordini? (Corretto.)
GUIDO Che io mi sappia, no.
Se vuole averne ne domandi là dentro.
FORTUNATO (imbarazzato sta per avviarsi verso l'uscita di sinistra, poi si pente).
Già, se avranno bisogno di me mi chiameranno.
Io ho da fare in giardino.
(Esce.)
RITA (rientra con una tovaglia che stende sulla tavola).
GUIDO È contenta anche Lei, Rita?
RITA (stendendo la tovaglia).
Sono tanto contenta che mi duole di non poter attendere alla mia gioia e dover stendere questa tovaglia.
GUIDO Vuole che l'aiuti? In due il lavoro parrà a Lei meno grave e a me lietissimo.
RITA In due e con lei la distrazione è ancora piú forte.
(Esitante.) Ecco che sono lontana dalla mia gioia.
È come se Umbertino non fosse stato mai morto né ora fosse risuscitato.
(Guido tuttavia l'aiuta a stendere la tovaglia.) Grazie.
(Vuole uscire.)
GUIDO Aspetti un momento, Rita.
È tanto raro che si possa scambiare una parola con Lei.
RITA (ridendo).
E andrà sempre di peggio in peggio.
Quando sarò sposata non potrò né parlare con Lei né ascoltarla.
GUIDO Che peccato! Proprio...
dopo sposata?
RITA (ridendo).
Come è sincero!
GUIDO Se non ho detto niente, io.
È geloso, Fortunato.
RITA Altro che.
Ma a me piace quand'è geloso.
Diventa piú mobile, piú vivo.
Proprio il marito che può fare per me.
Guardi! Guardi!
SCENA DICIOTTESIMA
FORTUNATO e DETTI, poi GIOVANNI
FORTUNATO (prima si sente dalla finestra un battere di forbici grosse da giardino, poi egli si presenta alla finestra accecato dal sole).
Rita! Sei qui? Io ho da tagliare dei rami qui alla finestra.
Maledetto sole! Non si vede nulla.
GIOVANNI (entra pensieroso, assorto).
Dio sa come è andata.
Quel fanciullo non ricorda proprio nulla.
(Fortunato scompare.) Ad ogni modo quello ch'è sicuro e ch'è una gran bella cosa è che il fanciullo è perfettamente incolume.
Perfettamente! L'ho esaminato.
(Siede nella sua poltrona.)
Durante tutta la seguente scena Rita entrerà e uscirà per preparare la tavola.
GIOVANNI (dopo una pausa).
E quello ch'è anche certo è che lui vide me sotto all'automobile.
Non è dunque meraviglia ch'io abbia potuto vedere lui...
GUIDO Eh, già, zio, non si dia pensiero.
Nella gioia di ritrovare incolume Umbertino, nessuno andrà a studiare come ciò sia potuto avvenire.
GIOVANNI Lo credi? (Poi.) Intanto i Goriziani non sapranno nulla di cotesta avventura.
Grazie al cielo! Cosí fino a Natale non li vedo.
In quanto agli altri...
(Poi s'agita.) Dio mio! Se non ci fosse stato quell'imbecille che ha voluto correre via per avvisare Emma, essa non avrebbe saputo niente.
GUIDO Arrivata a casa l'avrebbe saputo tuttavia.
GIOVANNI Questo è vero! Con tutti questi chiacchieroni.
(Poi.) Ma tuttavia quel signor...
come si chiama?
GUIDO Chi, zio?
GIOVANNI Quello lí ch'è sempre attaccato alla nostra porta.
Che il diavolo se lo porti.
GUIDO Ah! Biggioni.
GIOVANNI Sí! Biggioni.
Non si potrebbe buttarlo fuori di casa nostra giacché viene a complicare ogni piú breve avvenimento?
GUIDO Zio mio! Il signor Biggioni, lo sanno tutti, vuole sposare Emma.
GIOVANNI Bell'affare! Lo avrò dunque sempre fra' piedi.
Sarebbe stato meglio che Valentino non fosse morto.
GUIDO Questo è certo, ma giacché è morto è meglio che ci sia qualcuno pronto ad occupare il suo posto.
GIOVANNI Ed Emma lo vuole? Perché ci secca allora con tutto quel suo lutto? Anna non ne può piú.
GUIDO Emma non lo vuole.
Anche questo lo sanno tutti.
GIOVANNI (seccato e gridando).
Io sapevo di uno ch'essa non vuole.
Ma non sapevo che si trattasse proprio di costui.
Non si può mica stare attenti a quello che fanno tutti in una casa grande come questa.
GUIDO Lo so, lo so zio.
GIOVANNI In quanto all'automobile...
GUIDO Quale automobile, zio?
GIOVANNI Quella che schiacciò Umbertino.
Mi crederanno imbecillito ma pure io feci quanto seppi per veder giusto.
Unica differenza fra me e il fanciullo fu che io non guardai sotto all'automobile.
Mi faceva orrore il pensiero di vedere il corpo del fanciullo sfracellato.
Naturalmente lo sciocco bambino guardò là sotto senza paura.
Egli si figurava che se io ci fossi stato sotto, la macchina si sarebbe rovesciata.
È naturale che accompagnato da un'idea tanto strana egli potesse guardare senza ribrezzo.
Ma poi io mi guardai d'intorno, posso dirlo con tranquilla coscienza, accuratamente.
Il fanciullo non c'era, questo è sicuro.
È vero che non guardai dietro all'automobile assassina che correva via.
Ero stato offeso da quel gesto dello chauffeur.
Non potevo vendicarmi neppure con una parola e non amavo di vedere chi m'aveva offeso.
(Poi.) E non mi restava altro da fare che di correre a casa per essere soccorso.
E corsi pieno di speranza.
Invece proprio a casa trovai quella confusione che hai visto.
(Scaldandosi.) Incominciò quel...
quello lí che vuole sposare Emma a portarmi su per le scale come se io non avessi saputo muovermi da solo.
A momenti mi ribaltava.
Imbecille! Fu una grande confusione ed io parlai confuso.
GUIDO Scusate, zio, se io parlo da medico.
La confusione non è una cosa grave.
Ma pure la confusione è un segno d'invecchiamento.
Io scommetto che dieci o venti anni or sono la vostra confusione non sarebbe stata tanto grande.
GIOVANNI Capisco dove tendi, furbacchione.
Tu vuoi tagliarmi.
Ma io non sono nato ieri.
Io sono nato 76 anni or sono.
GUIDO Perciò io insisto.
Non parlo con un bambino.
L'uomo di 76 anni è l'uomo sperimentato per eccellenza.
Perciò non può rifiutare di ringiovanire.
GIOVANNI Ma rifiuta di farsi tagliare.
(Brivido.)
GUIDO Un taglio che non è piú pericoloso del taglio delle unghie.
Scusate zio! Lasciatemi ancora parlare come un medico.
Io e voi dobbiamo essere oggettivi, dobbiamo studiare le cose.
Oltre che in casa la confusione fu anche nella vostra testa di solito tanto chiara, perspicua.
Come poteste vedere che proprio la testa del bambino andò schiacciata da quelle ruote immani?
GIOVANNI Adesso che nessuno mi grida nelle orecchie posso dirti ch'io ora vedo tutto chiaramente anche senza l'operazione.
Sono, cioè, quasi sicuro di non aver visto niente.
GUIDO E allora?
GIOVANNI (calorosamente).
Che cosa vuoi allora? (Poi.) Certamente il fanciullo fu urtato dall'automobile.
È vivo e pian pianino lo ricorderà.
Vedrai! Coi bambini ci vuole pazienza.
Non sanno subito dir tutto.
Umbertino, poi.
Mi dispiace di dirlo.
È presuntuoso.
Vorrebbe provare di essere un grand'uomo che cammina sicuro per le vie e non ha paura delle automobili.
A proposito di operazioni! Può essere che i vecchi non vedano bene, ma è sicuro che i giovani non sanno dire quello che hanno veduto.
Vogliono sempre far credere di sapere piú dei vecchi.
Già Umbertino è fatto cosí!
GUIDO Ciò non vi avverrebbe neppure dopo l'operazione.
Non arrivereste mica all'adolescenza.
GIOVANNI E se anche arrivassi all'adolescenza, io quel difetto non potrei avere.
Mai! Sono modesto io (Poi.) Bisogna sapere che la confusione cominciò già quando uscii.
Quella Emma mi accoppò a forza di raccomandazioni.
E quella scioccherella di Rita mettendo al bambino il berretto e baciandogli la testa disse proprio le seguenti parole, le ricordo come se le sentissi ora: Questa testina rotonda e ricciuta sotto ad una ruota.
È naturale che quest'immagine non mi lasciò piú.
E ricordo persino che quando il fanciullo parlò dei carabinieri io gli accarezzai la testina e pensai: Checché ne dica Rita, è intera tuttavia.
(Poi.) Vedi dunque che tutto è spiegato e che per me non è ancora giunto il momento di pensare ad operazioni.
SCENA DICIANNOVESIMA
EMMA e DETTI
EMMA (accorre sconvolta dalla porta di fondo).
Padre mio! Questo debbo dirti: Quando si esce con un bambino, si ritorna con lui o non si ritorna affatto.
GUIDO Ma Emma! Il bimbo è sano e salvo di là con la nonna.
EMMA (urla).
Dove? Dove?
GUIDO Nella stanza da letto della zia.
EMMA Umberto! Umberto! (Esce correndo.)
SCENA VENTESIMA
GIOVANNI e GUIDO
GIOVANNI (dopo una pausa).
Hai sentito? Si dovrebbe credere ch'essa sarebbe stata meno disperata se avendo da perdere il bambino avesse perduto anche il padre.
Era disperata piuttosto perché ritrovava il padre vivo che perché aveva perduto il bambino.
GUIDO Bisogna scusarla caro zio.
Pensate ch'essa credeva di aver perduto il suo unico figliuolo.
GIOVANNI E di aver conservato il suo unico padre.
(Poi.) Non c'è nessuno che intenda e scusi le cose come me.
Ma è dura di esser vissuti sí a lungo per sentirsi augurare la morte dalla propria figliuola.
È dura! Dopo che spesi tutta la mia vita per la mia famiglia! Se è da poco che cessai di lavorare per loro.
GUIDO Dieci anni, zio.
GIOVANNI Insomma lavorai finché mi resse il fiato.
GUIDO Ma tutti vi amano, zio.
GIOVANNI Sí.
Ma domanda a costei quello ch'essa darebbe per riavere il marito vivo.
GUIDO Certo darebbe molto.
GIOVANNI Neppure tanto ma molto volentieri: Il padre e la madre.
Non il figliuolo.
Le rendo questa giustizia.
Ci tiene solo ai giovani.
GUIDO Intanto, caro zio, se calcolano di seppellirvi presto si sbagliano.
GIOVANNI Che peccato che tu non abbia ancora finito gli studi e perciò mi sia piú difficile di crederti.
GUIDO Oh, zio.
Non occorre mica saper tanto per trarre le conclusioni da quest'analisi.
Guardi qui.
(Trae l'analisi dalla tasca.) Tutto normale.
Non s'è mai visto un vecchio della vostra età che dia un'analisi simile.
GIOVANNI (inforca gli occhiali).
Normale...
normale e anche una volta, normale.
E tu dici che ad onta ch'io nell'ultimo tempo mi senta meno bene, soffra di disturbi della digestione, dorma meno bene, tutto in me sia in buone condizioni?
GUIDO Normale, normale, normale.
Quando s'è vecchi un certo invecchiamento deve esserci e si manifesta con quei sintomi che voi accusate.
Ma intanto in quest'analisi avete la prova che la giovinezza è là, a vostra disposizione.
GIOVANNI Con l'operazione?
GUIDO Con l'operazione che altrimenti non sarebbe possibile e che solo in questo momento, cioè finché siete tutto tutto sano, io posso ancora consigliare.
GIOVANNI Ti prego di non dire nulla né ad Anna né ad Emma di quest'analisi.
Mi pare di aver capito che quando mi credono malato mi trattino meglio.
GUIDO Non dirò a nessuno dell'analisi, zio.
La pagai già.
Perciò non se ne parlerà altro.
GIOVANNI Quanto costò?
GUIDO Cinquanta lire.
GIOVANNI (leva dal portafogli cinque carte da 10 lire).
Guarda che non sieno sei.
GUIDO Guardi.
Sono esattamente cinque.
(Poi.) Io non parlo che per l'affetto che Le porto.
Nel Suo caso l'operazione è proprio indicata.
GIOVANNI Certo sarebbe una bella cosa di diventare giovine.
Perché è vero che in questa epoca non è permesso di essere vecchi.
GUIDO In tutte le epoche è stata una cosa alquanto seccante.
GIOVANNI Niente affatto.
Nella mia giovinezza solo i vecchi erano onorati.
Oh, lo ricordo.
A me davano del puledro.
Quando usavo una parola seria dicevano: Anche alla pulce prude.
E quando divenni vecchio ecco che non si rispettano piú che i giovini.
Perciò io veramente non fui rispettato mai.
GUIDO Perché, zio mio, questa è l'epoca dei giovini e tutti quelli che ne hanno la possibilità devono essere giovini.
GIOVANNI Intendo quello che vuoi dire: L'operazione!
GUIDO Certo! Non piú debolezze, non piú inappetenze, non piú teste di bambini sotto alle ruote.
GIOVANNI In quanto alle teste di bambini sotto alle ruote, ne vidi una sola in vita mia e spero di non vederne altre.
Se fosse solo per questo io certo non mi sobbarcherei al rischio e alle spese di un'operazione.
La spesa è fortissima.
Guarda! (Leva di tasca un libriccino e vi cerca una pagina.) Tu dici che l'operazione conserva il suo effetto per dieci anni.
Ebbene, se cosí fosse, se cioè durasse per interi dieci anni a 365 giorni da 24 ore, la giovinezza mi costerebbe 82 centesimi e sette decimi all'ora.
Se vuoi rivedere il conto?
GUIDO Zio! Non ho alcun dubbio dell'esattezza dei suoi conti.
GIOVANNI Ebbene! A me sembra che questa giovinezza sia un po' cara.
E la spesa si fa piú grave quando pensi che quando dormo che cosa me ne faccio io della giovinezza? Potrei farne senza.
GUIDO Dormirà di piú, zio.
GIOVANNI Tanto peggio.
Aumenterà la spesa ingente per le ore di veglia.
Eppoi, eppoi...
Io ho piena fiducia in te ma tu non hai ancora compiuto gli studii.
E se invece che dieci anni la giovinezza durasse solo cinque? Ecco che perdo 50 per cento del capitale.
Non soltanto questo.
Ma di qui a cinque anni dovrò rifare l'operazione e spendere altrettanto.
(Poi.) E dò un esempio in famiglia! Se nel frattempo voi trovate il mezzo di ringiovanire anche la donna ecco che Anna vorrà, visto che mi son fatto operare io, farsi operare anche lei.
Sarebbe la rovina.
GUIDO Non abbia timore di questo, zio.
La tecnica dell'operazione, esclude che si possa applicare alle donne.
Del resto si capisce che poiché gli studii vengono fatti dagli uomini, alle donne non si pensi.
Di donne giovini ce ne sono anche troppe.
GIOVANNI (esitante).
Dovresti ancora trattare col Giannottini.
Le sue pretese sono eccessive.
Tanto piú se l'operazione non è piú come dici tu che un taglio delle unghie.
GUIDO Io nel caso Suo alla spesa proprio non ci baderei.
A chi e perché vuole lasciare tanti denari?
GIOVANNI Lasciare i denari? Voglio godermeli io.
Come parli tu.
Perché mi faccio operare? Aspetta, aspetta un poco.
Il dottor Raulli disse che non è escluso che l'operazione abbrevi la vita.
Hai studiato questo lato della questione nei testi tu?
GUIDO Bisogna essere proprio...
un dotto com'è il dottor Raulli per credere una cosa simile.
Dico per credere che un'operazione che ridona la giovinezza possa abbreviare la vita.
Proprio mi fa ira! Non sa trovare dei buoni argomenti e adotta il primo che gli si presenta, il piú strampalato di tutti.
Se dopo pochi giorni dall'operazione si può constatare che la pressione del sangue diminuisce! Cosí intanto si ha l'assoluta garanzia di essere salvi dalla brutta sorpresa del colpo, il colpo a secco.
GIOVANNI È una bella cosa quella di essere al sicuro da una malattia.
Ma, purtroppo, ce ne sono molte di malattie a questo mondo.
Ed è proprio quella la malattia che a me mai fece paura.
Guarda il mio collo.
Non è certo tozzo.
Ha la forma classica dell'uomo normale, normale come l'analisi.
GUIDO Però l'esagerata pressione del sangue provoca molte altre malattie.
Congestioni ai reni, ai polmoni e al fegato.
GIOVANNI Il dottor Raulli non è di questo parere.
Egli dice che la pressione del mio sangue è conforme alla mia età.
È anch'essa normale se si tiene conto dei miei anni.
GUIDO Furbo quel Raulli! Se dicesse a me che ho vent'anni che ho la pressione conforme alla mia età, io m'accontenterei.
Ma se fossi giunto ai 74 anni e mi si dicesse che ho la pressione che mi spetta e non meglio, io mi dispererei.
Mi dispererei della pressione e degli anni.
GIOVANNI Come dici? Non ho inteso bene.
GUIDO Glielo ripeterò zio, non appena Ella avrà subita l'operazione.
GIOVANNI Non capisco perché mi dici cosí.
(Poi.) Insomma credo d'intendere che tu escludi che l'operazione possa abbreviare la vita.
GUIDO Certamente zio.
E quello poi di cui sono sicuro che se anche gli anni non fossero moltiplicati dall'operazione per essa si farebbero piú intensi, piú degni di essere vissuti.
GIOVANNI Ma a me importa prima di tutto di vivere, di vivere lungamente.
Per Anna ed anche per quella sconoscente di Emma.
Poi per quel bambino che io educo e conduco ogni giorno a passeggio.
Non per me perché dacché lasciai il lavoro io non mi diverto molto.
GUIDO Essendo ringiovanito, Ella zio, potrebbe riprendere anche il Suo lavoro.
GIOVANNI (con vivacità).
No, no! Quello è messo in modo che non c'è la possibilità di riprenderlo.
GUIDO E allora lasciamo stare il lavoro.
Anch'io vorrei aver messo il mio lavoro in quel dato modo.
Ma se Lei vuole l'operazione non badi a quello che Le dice il dottor Raulli.
Incominciamo dunque con la prima operazione: Tagliare ogni comunicazione col dottor Raulli.
GIOVANNI Meno male che questa qui è un'operazione che costa poco.
Ma devi parlare con quel dottore...
quel mago...
come si chiama?
GUIDO Giannottini.
GIOVANNI Giannottini perché si metta una mano sulla coscienza...
GUIDO (fermo).
Non si può, zio.
Non si può aspettarsi un ribasso.
Il Giannottini ha delle grandi spese.
Anche la réclame gli costa molto.
GIOVANNI Non capisco perché io debba pagare la réclame al dottor Giannottini.
Che c'entro io? Con me la réclame non c'entra.
Io, fui...
reclamato da te.
Ti paga a te il dottor Giannottini?
GUIDO Giuro zio che a me non dà nulla.
GIOVANNI (pacifico).
Lo sapevo.
Te lo credo.
Tu cui io regalo tutto per amore al mio defunto fratello non puoi voler guadagnare...
sul mio...
sangue.
Proprio si può dire cosí.
E allora le dedurrà lui queste spese di réclame che non mi riguardano.
GUIDO (pensieroso).
Tenterò, ma ho paura...
GIOVANNI E allora io non faccio adesso l'operazione.
Dacché ho abbandonato gli affari ho giurato di non fare mai piú dei cattivi affari.
Ho tutto il giorno di tempo io e posso dunque pensarci.
Tu mi spiegasti che con l'operazione si ringiovanisce esattamente del 20 per cento.
Se io faccio l'operazione oggi a 74 anni giorni piú giorni meno guadagno quattordici anni e mezzo precisi.
Guarda, guarda.
(Scartabella nel libriccino.) Ecco qui! Ho fatto una nota esatta.
Di ogni anno che so ritardare l'operazione io guadagno 73 giorni finché a 100 anni arriverei ad avere il massimo rendimento con una diminuzione addirittura di 20 anni completi.
Guarda la tabella.
Arrivo fino ai 120 anni.
Mi seccai e interruppi il lavoro.
GUIDO (ridendo discretamente).
Bella la tabella.
Mi piace.
GIOVANNI Puoi rivederla.
È esatta.
Tenni il debito conto degli anni bisestili.
Ed io aspetto.
In complesso sto abbastanza bene.
Le gambe mi servono abbastanza bene.
Dovevi vedermi correre a casa in cerca di soccorso questa mattina.
Arrivai in un lampo.
Non volevo crederci che questa fosse già casa mia.
Lo stomaco è in ottime condizioni.
GUIDO Da qualche tempo Lei però non cena.
GIOVANNI Ma è per dormire meglio.
GUIDO E quegli eterni purganti...
GIOVANNI I purganti sono una buonissima cosa.
In quanto alla testa, hai visto or ora quella tabella.
Chi saprebbe farla meglio, piú chiara, piú evidente? Qui gli anni che avrei, poi gli anni con le decimali da dedursi eppoi il netto.
Io resto come sono.
GUIDO E allora, zio, io ho fatto il mio dovere di medico e non c'è bisogno di dire altro.
GIOVANNI Ma parliamone ancora.
Questo non costa nulla.
A quest'ora, io so tutto dell'operazione.
Ne ho parlato con parecchi.
Prima di fare l'operazione c'è un'altra cosa da vedere.
Ah! moscardino! Tu me la volevi fare!
GUIDO Che cosa, zio?
GIOVANNI L'operazione.
E non mi avevi detto che ad operazione fatta io potrei disonorare i miei capelli bianchi correndo al pozzo.
GUIDO Al pozzo?
GIOVANNI Sí, al pozzo in cerca delle serve.
GUIDO (intendendo).
Ah! Vuole dire questo? (Ride.) Ma non si parla piú del pozzo perché le serve non ci vanno piú.
GIOVANNI E che m'importa? Tu vorresti disonorarmi.
Questo tu vuoi.
Mentre io non lo voglio.
Certo a me piacerebbe di vivere lungamente e bene, ma non mica a costo della mia rispettabilità.
GUIDO Ma Lei parla di rispettabilità e intende vecchiaia.
Lei, zio, è tanto vecchio che ama la vecchiaia.
Non potrebbe essere altrimenti.
È forse rispettabile questo atteggiamento dei vecchi - se atteggiamento può dirsi - verso le donne? Io, giovine, non lo penso.
Ciò avviene perché sono giovine.
Io non amo la vecchiaia e quando Lei sarà giovine non l'amerà neppure Lei: La vecchiaia inerte, debole, sucida.
GIOVANNI (ribellandosi).
Come parli ragazzaccio? Inerte? Perché inerte? Perché la virtú è piú tranquilla del vizio.
Non per altro.
L'assassino è sempre meno inerte dell'assassinato.
Si capisce.
GUIDO Uno di essi è addirittura morto.
GIOVANNI Ma parlo di lui quando non è ancora morto.
GUIDO Capisco, zio.
Volevo scherzare.
GIOVANNI E quali altre insolenze lanciasti alla vecchiaia? Ah! sí! La dicesti sucida.
Io mi lavo piú di qualunque giovine.
Le mani me le lavo quattro volte al giorno.
Dove si andrebbe altrimenti coi microbi? Io credo anzi che la mia grande salute io la debbo alla mia accuratezza.
Ogni volta mi lavo le mani in tre acque.
GUIDO Io non volevo parlare di voi zio.
Parlavo degli animali che non sono guidati che dal loro istinto.
Si sa che il topo vecchio non si lava e poco dopo operato si mette a lavarsi affannosamente.
GIOVANNI Si vede che la vecchiaia dei topi è tutt'altra cosa.
Vedrai anche tu che, invecchiando, tutte le tue buone qualità andranno aumentando mentre le tue cattive s'attenueranno fino a sparire.
Chi mi dice che l'operazione del dottor Giannottini non m'apporti delle qualità che disonorino i miei capelli bianchi? Sarebbe un bel disonore se mi mettessi a correre dietro alle donne come un mandrillo.
GUIDO Ma voi avete vostra moglie.
GIOVANNI Anna vuoi dire? (Pensieroso, poi.) E non sarebbe ancora meglio di dire al dottor Giannottini ch'io vorrei restar morale? Morale come un vecchio sebbene giovine come un giovine?
GUIDO Glielo dirò.
GIOVANNI Naturalmente che non intendo che con ciò sia diminuita l'efficacia dell'operazione quando mi vi ci deciderò.
Devi dunque discutere col dottor Giannottini di due questioni: Egli deve garantirmi che pur facendomi fruire di tutti i vantaggi dell'operazione non ci sia pericolo per la mia moralità, voglio dire la mia rispettabilità.
Eppoi...
Mi pare si discuteva anche di un'altra cosa altrettanto importante.
Ah sí! Io non voglio pagare tanto.
Vorrei ch'egli facesse il prezzo in modo che la giovinezza non dovesse costarmi piú di 80 cent.
all'ora, voglio dire ora di veglia.
GUIDO (a bassa voce perché Rita ch'è piú vicina non lo senta).
Ottanta centesimi all'ora non significano nulla.
Bisognerebbe stabilire un prezzo globale.
GIOVANNI (che non ha inteso).
Che vai dicendo? Io ho detto ottanta centesimi e non un centesimo di piú.
GUIDO (nell'intento di sviare l'attenzione di Rita le parla).
Come è la signora Emma?
RITA Poverina! Ha ancora il cappello in testa perché finora resta sempre abbracciata al suo fanciullo.
(Esce per andare a prendere delle altre stoviglie per la tavola.)
GIOVANNI Lascia stare Emma.
Che mi andavi dicendo? Che a te l'operazione sembrava a buon mercato? Stimo io.
Non sei tu a pagarla.
GUIDO Io non dicevo questo, zio.
Io mi dicevo soltanto che se mi trovassi nei vostri panni, per giudicare del costo dell'operazione aspetterei di averla subita e di essere ringiovanito.
GIOVANNI Questa è veramente buona! Prima fare l'affare e poi vedere se è stato buono o cattivo.
Ehi! T'hanno fatto a te l'operazione per ridurti ai dodici anni? Parli come un bambino.
Che cosa resta a me da fare poi se ad operazione finita scopro di non averne avuto alcun vantaggio? Come restituire la merce protestata?
GUIDO Certo restituirla non si può.
(Ridendo.)
GIOVANNI Tu ridi, canaglia.
A te non tocca né di pagare né di essere tagliato né di vederti demoralizzato.
GUIDO Mi pare che la demoralizzazione la subirei volentieri.
È una cosa lieta quella lí.
Ma poi, zio, perché volete credere che la giovinezza vi farebbe immorale? Siete stato immorale voi da giovine?
GIOVANNI No, certo.
GUIDO Ridiverrete quello che foste allora, né piú né meno.
GIOVANNI Questo è vero.
Se l'operazione non muta il carattere dell'individuo allora...
allora io replicherei una vita pura, senza macchia.
Una bella cosa in fondo come esempio.
Un esempio dovrei ridare e che mi costa...
ma se fosse cosí sarebbe una cosa bellissima.
Io amai una sola donna e la sposai.
GUIDO Zio! Tu dimentichi Margherita di cui mi raccontasti settimane or sono, quella domenica che uscimmo insieme soli.
GIOVANNI (ricordando).
Ah, Margherita.
Ma anche quella io amai di un amore puro.
(Incerto.) Non ti dissi cosí?
GUIDO Certo, mi dicesti cosí ed io anche ci credetti.
GIOVANNI Capisco che per te, barabba, la cosa sembrerebbe incredibile.
Sei di altri tempi tu.
Io trattai Margherita come una santa.
Non Le toccai neppure...
le vesti.
Guardai, amai e le indirizzai qualche poesia.
Non ti dissi cosí?
GUIDO Mi raccontasti che cantavate insieme.
GIOVANNI (incerto).
Sí, ma era la sola cosa che si facesse insieme.
(Poi.) Non ho potuto sposare la poverina.
Tutti nella mia famiglia ce l'avevano con lei perché si moveva civettuolmente.
Che roba! La civetteria non era lassú, ma nelle sue gambe e nel suo busto fatti cosí! Del resto se l'avessi sposata non avrei potuto sposare Anna.
Ma in tutti i casi tutto sarebbe rimasto puro.
Che avessi sposato l'una o l'altra, voglio dire, non sarei stato esposto ad alcun rimprovero.
Io sono puro.
SCENA VENTUNESIMA
EMMA e DETTI.
RITA continua il suo lavoro che la obbliga ad entrare e uscire.
EMMA Padre mio! Io ti prego di perdonare se poco fa ti parlai duramente.
GIOVANNI (rigido).
Io ti posso perdonare.
Io ti perdono.
Io voglio perdonarti.
M'augurasti però la morte.
EMMA (subito piangendo).
No, no, padre mio.
GIOVANNI Io ho la memoria buona.
Mi dicesti: Quando...
Insomma m'augurasti la morte.
Era duro sentirsi augurare la morte dalla propria figliuola.
Duro e anche pericoloso.
Perché non dovrebbe subito essere esaudito l'augurio di morte fatto dalla figlia al suo proprio padre? Fu un colpo dal quale ancora non mi sono rimesso.
E non perché io tema la morte.
Per me la morte non sarebbe altro che il riposo desiderato dopo una lunga vita dedicata al lavoro a vantaggio di voi tutti: Anna, te e il fanciullo.
EMMA (c.s.).
Perdonami, padre mio.
Io in quel momento non sapevo quello che mi dicessi.
M'era stato detto che il figliuolo mio era stato ammazzato.
GIOVANNI (convinto).
Ed egli invece stava benissimo e lo vedesti subito dopo.
EMMA Ma io non potevo saperlo allora.
GIOVANNI (per un momento non sa che dire, poi).
Ma se tu avessi ricordato che da due anni esco giornalmente col fanciullo e che mai è successo nulla, non ti saresti messa ad urlare cosí.
Prima di offendere a quel modo avresti dovuto pensare e studiare.
(Poi.) Io, insomma, col fanciullo non esco piú.
EMMA (dolcemente).
Sí, padre mio.
Sarà meglio cosí.
Non uscirete affatto o io uscirò con voi.
GIOVANNI (colpito, resta senza parole).
Non ti fidi dunque piú di me?
EMMA (piangendo).
Che ho da dirti, padre mio? Io a questo mondo non ho che quel fanciullo.
GIOVANNI Meno male che nel pianto ti confessi.
Padre e madre dunque per te non contano.
EMMA (abbandonandosi su una poltrona).
Come sono infelice! La vita è finita quando si perdette il proprio marito.
GIOVANNI Anch'io perdetti molto quando morí il povero Valentino.
Mi circondava del suo affetto e del suo rispetto.
Già, come sempre, i morti sono i migliori.
Il povero defunto era lieto ch'io ogni giorno uscissi col fanciullo non come te che ora vuoi proibirmi il maggior svago che ho nella mia giornata interminabile.
(Accalorandosi sempre piú e gridando.) E in allora il fanciullo era molto piú giovine che non ora.
Allora non avrebbe saputo correre dietro alle automobili a guardare quello che c'è di sotto.
Perciò quello che avrebbe potuto succedere ora e che non successe avrebbe potuto succedere...
non succedere allora.
(Esitante e malsicuro perché eccitato.)
SCENA VENTIDUESIMA
Dalla sinistra ANNA, dal fondo ENRICO e DETTI
ENRICO Quale bella nuova! Ed io ch'ero arrivato qui col cuore pesante.
È vero che all'ospedale non sapevano nulla di un fanciullo schiacciato da un'automobile ciò che non provava ancora che la disgrazia non fosse successa.
Congratulazioni sincere! Non potevo sperare un risultato migliore della mia lunga corsa.
ANNA Grazie, signor Enrico.
Ella ci trova qui tutti consolati.
ENRICO Ma la signora piange? (Guardando Emma.)
ANNA Dalla consolazione? (Andando ad Emma.)
ENRICO Se sono lacrime dolci, sieno le benvenute.
Lacrime simili possono rischiarare tutta una vita, far dimenticare molti affanni.
EMMA (si stringe nelle spalle con disprezzo).
GIOVANNI (ch'è stato sempre eretto a riflettere senz'ascoltare nessuno ad Emma).
Eppoi un'altra cosa devi pensare.
Io esco da due anni giornalmente col fanciullo.
Dunque il conto è facile: L'accompagnai per 720 volte.
ENRICO 730.
GIOVANNI Dieci piú, dieci meno, non importa.
Qualche cosa prima o poi doveva...
cioè poteva succedere.
Non si può mica sperare di fare per tante volte la stessa cosa e che vada sempre bene.
E adesso vuoi che usciamo in tre! Sarà tanto piú difficile di evitare malanni.
Ebbene io con voi non vengo.
Con me le cose andarono sempre bene.
Ecco che il fanciullo è di là incolume che salta e fa cattiverie mentre tu tuttavia ce l'hai con me.
EMMA Io non l'ho con te, padre mio.
ENRICO Ma Lei, signor Giovanni, deve anche pensare a quello che sarebbe successo se Lei avesse visto giusto.
GIOVANNI (imbarazzato).
Io non ho visto giusto? (Poi.) Ma scusi, che c'entra Lei?
ENRICO (spaventato).
Volevo solo dire...
Io, come amico del povero Valentino vorrei fossero evitati degli altri dispiaceri alla signora Emma.
GIOVANNI Lei vuole adesso farmi credere che Valentino, se fosse vivo, mi darebbe torto? Invece lui mi amava e mi rispettava.
EMMA Ed io non t'amo forse?
ENRICO Ed io proprio perché amico del povero Valentino Le porto il massimo rispetto.
RITA (s'avanza dal fondo).
La zuppa è in tavola.
GIOVANNI E allora assolutamente non capisco perché continuate a infastidirmi con una storia...
che non è avvenuta.
Andiamo a colazione.
Io vado a lavarmi le mani.
(S'avvia verso la sinistra, poi.) Senti, Guido.
Io sono quasi deciso di fare l'operazione.
Con cotesta gente non è possibile di restare vecchi.
Voglio ancora dormirci su, ma è quasi deciso.
Te lo dico io.
GUIDO E allora verrò a sentire domattina.
Quando ci avrai dormito su.
GIOVANNI No, no.
Io per le quattro del pomeriggio avrò deciso.
Intanto tu corri dal Giannottini e metti in ordine quelle due cose, che ti dissi.
Tu le sai quelle cose?
GUIDO Sí, zio.
Il prezzo e la moralità.
GIOVANNI Bravo! Anche la moralità.
E alle quattro ritorni.
Ci mettiamo d'accordo.
Si può farla domani?
GUIDO Subito! Quando lo vuoi.
GIOVANNI Fuori che ad Anna non dirlo a nessuno.
Avranno da un momento all'altro la sorpresa di vedermi giovine.
Voglio vedere se sapranno rispettarmi meglio.
(Poi.) In tre a passeggio! Hai sentito? Insomma gliela farò vedere.
(Esce a sinistra.)
ANNA Che t'ha detto?
GUIDO A Lei, zia, posso dirlo.
È una buonissima notizia.
Lo zio ha deciso di sottoporsi, come noi lo desideravamo, all'operazione.
ANNA Oh, che bella cosa, poverino.
Ma che ne dirà il dottor Raulli.
GUIDO Lasci stare, zia, glielo domanderemo a cosa fatta.
EMMA Che c'è, mamma.
ANNA (ad Emma ma in modo che anche Enrico possa sentire).
Il babbo ha finalmente deciso di sottoporsi all'operazione.
È certo che la fa principalmente allo scopo di poter continuare le care sue passeggiate col bimbo.
EMMA (stupita).
Un'operazione? Quale operazione?
ENRICO È un'operazione con la quale si ottiene il ringiovanimento: un sicuro, pronto ringiovanimento.
Il signor Guido che naturalmente ne sa piú di me Gliela potrà spiegare meglio di me.
(Poi, ipocrita.) Pensi, signora, quale disgrazia abbiamo avuta noi tutti.
Se il povero Valentino non fosse morto sei mesi fa con questa operazione ch'è un taglio da nulla, avrebbe potuto essere salvato.
GUIDO Io sono stato uno dei primi a parlarne qui.
Forse, se non c'ero io, non si sarebbe arrivati in tempo d'applicarla neppure allo zio.
Come sempre io non ci guadagno nulla.
Quando lo zio sarà ringiovanito nessuno si ricorderà di me.
ANNA Finché non hai la laurea naturalmente non ti spetta nulla.
Poi per qualunque sciocchezza che farai sarai pagato.
EMMA (scoppiando in pianto).
A me pare una grande, un'inaudita ingiustizia.
Soli sei mesi dopo il povero Valentino avrebbe potuto riavere la giovinezza che gli spettava.
ENRICO Ciò avviene ogni giorno in medicina, nevvero signor Guido? Due miei fratelli morirono giovanissimi di difterite.
Colpa loro se non seppero attendere il rimedio.
EMMA Già, per Lei andò tutto secondo i Suoi desideri.
ENRICO Io mai desiderai che i miei fratelli morissero.
Lo giuro.
EMMA Mamma, io prenderò la colazione piú tardi.
Ora non saprei mangiare.
Tutte queste agitazioni, i rimproveri del babbo...
Devo riposare.
Pensa tu ad Umbertino.
Lo mando di qua.
Con permesso.
(Inchino leggero e via.)
ANNA Poverina! Già, Lei, signor Biggioni, saprà certo compatirla.
ENRICO Se non faccio altro, io.
E ancora per otto mesi...
ANNA Sí, per otto mesi.
GUIDO Ma mio povero amico, perché le parlaste dell'operazione e subito anche del giovamento che avrebbe potuto ritrarre il povero Valentino? Avevate preveduto tutto e saltaste nel precipizio proprio volendolo.
ENRICO Chissà perché l'ho fatto? È stato piú forte di me.
Ma forse è meglio cosí.
Certo essa avrebbe amato meglio di esserne informata se l'operazione fosse arrivata in tempo per giovare a Valentino, ma questo non era in mio potere.
Non le pare ch'io ho dato la prova di aver fatto presto come ho potuto?
GUIDO Certo, ma era prevedibile ch'essa vi avrebbe ringraziato a quel modo.
ANNA Infatti, Lei, signor Biggioni, ha sbagliato.
Io non avrei detto niente.
SCENA VENTITREESIMA
GIOVANNI e DETTI, poi RITA
GIOVANNI E andiamo a mangiare.
(Va a sedere a capo tavola e Anna l'aiuta a mettersi il tovagliuolo.
Guido siede anche lui mentre Enrico cammina su e giú pensieroso.) E dov'è Emma? Sapete che voglio che tutti sieno puntuali a colazione.
ANNA (imbarazzata).
Ebbe un attacco di nervi.
GIOVANNI Dal dispiacere che non sono morto? A me sembra una vera e propria sconvenienza che non sia a tavola con noi e voglio anzi che tu glielo dica.
Che sia ultima volta.
(A Guido in disparte.) Tu, subito dopo colazione vai dal dottor Giannottini a trattare eppoi vieni a prendermi.
(A Rita che apporta una boccia d'acqua.) Anzi, Rita.
Di' a Fortunato di tenersi pronto con l'automobile per le 16.
Uscirò.
(Poi.) E questa zuppa? (Poi si leva col tovagliuolo allacciato attorno al collo e trascina Anna al proscenio.) Ho deciso, Anna.
Nel mondo moderno non c'è posto per i vecchi.
Farei l'operazione anche se dovesse costarmi la vita.
ANNA (spaventata).
Costare la vita? Se Guido dice ch'è un'operazione da nulla.
GIOVANNI I medici dicono sempre cosí.
Poi, se hanno commesso un errore, lo seppelliscono.
GUIDO (accorre).
Che c'è, zio?
ANNA Lo zio dice che l'operazione implica un pericolo.
(Commossa.) Che bisogno c'è di fare una cosa simile? Se sta bene cosí.
Io non voglio si esponga a pericoli.
GUIDO Macché! Lo zio scherza.
GIOVANNI Lui è un medico o quasi.
Ma già parla come un medico.
Non c'è da fidarsi.
Poi se hanno commesso un errore lo cancellano mettendolo sotto terra.
ENRICO Lo sanno tutti ch'è una cosa da nulla.
Purtroppo! Se cosí non fosse la signora Emma non sarebbe tanto disperata.
GIOVANNI Io qui non capisco una quantità di cose.
Che c'entra Emma? (Rivolto ad Anna senza guardare Enrico.)
ANNA Emma piange perché l'operazione non fu tentata per il povero Valentino.
GIOVANNI Per il povero Valentino? Ma quello lí era marcio fino all'osso che faceva schifo.
Come si poteva tentare una cosa simile con lui? Con me che ho tutto normale, è tutt'altra cosa.
ENRICO (con gioia).
Oh, se Lei avesse il coraggio di dirlo alla signora Emma.
GIOVANNI Dirle che cosa?
ENRICO Che il povero Valentino era purulento.
GIOVANNI Non capisco perché avrei da dirglielo.
(Scaldandosi.) Io ho da dirle tante altre cose e gliele dirò.
(Poi.) Ma fra le tante cose che non capisco...
Come sa Lei ch'io voglio farmi operare? Chi Glielo disse?
ENRICO (dopo un istante d'esitazione).
Me lo disse Lei stesso.
(Giovanni resta muto dalla sorpresa.)
ANNA Signor Biggioni, senza complimenti...
se vuole accomodarsi...
un piatto di minestra...
ENRICO Io non vorrei disturbarla.
Ma d'altronde vorrei dire ancora una parola alla signora Emma prima di andare.
M'ha congedato in un modo tanto strano...
ANNA E allora s'accomodi.
(Enrico siede solo a tavola.)
GIOVANNI Sono stato proprio io a dire dell'operazione a quel signore?
ANNA (esitante).
Mi pare di sí.
GIOVANNI Io non l'avrei invitato a colazione.
M'è antipatico.
Perché pare tanto contento ch'io mi faccia tagliare?
ANNA Crede certo che sia per il tuo bene.
GIOVANNI Come si chiama?
ANNA Biggioni.
Enrico Biggioni.
Ho dovuto invitarlo perché altrimenti non si sarebbe andati a tavola mai piú.
GIOVANNI Capisco.
(Siedono a tavola.
Giovanni guarda verso la finestra.) Quella Rita.
Ha dimenticato di preparare la mia poltrona.
ANNA (suona poi grida).
Rita, Rita...
Margherita.
GIOVANNI Margherita? Si chiama Margherita?
ANNA Eh! Rita! Non lo sapevi?
GIOVANNI Non ci avevo mai pensato.
(Mangia, poi.) Margherita! Curioso.
Una cameriera.
(Mangia ancora, poi.) Sono stato io a mandarla da Fortunato.
(Mangia ma è inquieto.)
ENRICO Vuole che metta io a posto quella poltrona?
GUIDO Ci sono io.
(Si leva.)
ENRICO Sia tanto buono e lasci che faccia io.
(Porta la poltrona alla finestra.) Al sole?
GIOVANNI (subito arrabbiato lascia cadere il cucchiaio nel piatto).
Ma come si figura Lei le cose? Vuole farmi dormire al sole?
ENRICO È subito fatto.
(Sposta la poltrona.)
GIOVANNI Ma non da quella parte.
In mezz'ora il sole raggiungerebbe la poltrona se fosse posta da quella parte.
ENRICO È subito fatto.
Ecco! (Spinge la poltrona verso il proscenio.)
GIOVANNI Non tanto! Non tanto! Vuole mandarmi al polo nord? Ma insomma io voglio avere un po' di calore dal sole e niente della sua luce.
Capisce, Lei? È semplice.
ENRICO È fatto, ecco fatto.
GIOVANNI (di malumore).
Quasi.
ANNA E Umbertino? Bisogna farlo chiamare.
Rita...
Rita...
Margherita.
GIOVANNI (mormora colpito).
Margherita.
VELARIO
IL SOGNO
Stessa stanza.
Il sole è sparito.
Luce debole azzurrigna che illumina le persone che parlano e che ascoltano.
Il dottor Raulli, quattro medici vestiti con i camici da ospedale, Giovanni, e in fondo coricata sulla tavola, dapprima invisibile Rita.
Sulla poltrona il dormente.
GIOVANNI Io vi ho convocati qui...
RAULLI Scusi, mi lasci parlare.
Sappiamo tutto.
Dunque è inutile che Lei parli.
Il paziente si stanca a parlare.
Eppoi non sa parlare.
E se sapesse sarebbe un ingombro.
GIOVANNI Ma senta.
Io voglio dire dell'operazione...
RAULLI Lo sappiamo.
Ne abbiamo trattato finora e siamo tutti d'accordo.
PRIMO MEDICO.
Già, Raulli si lasciò convincere da me...
RAULLI Da te, ma mai piú.
Da te? Sei giovine tu, sei nell'ignoranza.
SECONDO MEDICO.
Veramente sono stato io il primo a parlarne.
TERZO MEDICO.
Lo sapevamo tutti molto prima.
QUARTO MEDICO.
Già, tutti sapevano tutto.
RAULLI E allora siamo d'accordo.
Io posso dire che non volevo l'operazione per il cliente solo perché lo ritenevo già troppo giovine e troppo fresco.
Non dissi cosí? (Imperiosamente a Giovanni.)
GIOVANNI Non mi ricordo bene.
RAULLI Non ve lo dissi a voi già dieci giorni or sono nella commissione psicopatologica?
I MEDICI È vero.
RAULLI Questo paziente fa tutto normale.
GIOVANNI Sí, questo è vero.
Mi costò 50 lire.
RAULLI È vero e costi quello che si vuole.
Eppoi ebbi un'altra esitazione.
A che servirà l'operazione per un uomo che vuole la morale?
GIOVANNI Io dissi cosí parlando con Guido, un giovine...
per l'esempio.
RAULLI Per l'esempio sta bene ma non per altro.
Non bisogna parlarne a Guido e basta.
I MEDICI Non parlarne a Guido.
E basta.
GIOVANNI E gli altri? Mia moglie, mia figlia...
RAULLI (spazientito).
Ma se non si tratta di parlare.
GIOVANNI (con angoscia).
Ma come farò io? Le donne non sono piú quelle della mia adolescenza.
Non vanno piú al pozzo perché ci sono le condutture d'acqua.
RAULLI L'acqua in casa è una misura igienica.
I MEDICI Adesso ce l'ha con le condutture dell'acqua.
Bisogna ringiovanirlo, ringiovanirlo subito.
Leghiamolo e consegnamolo al dottor Giannottini.
GIOVANNI Ma se sono qui per sentire il vostro consiglio.
La visita vi sarà pagata, non dubitate.
RAULLI E non badate alla spesa.
È piccola.
GIOVANNI Non mi pare.
RAULLI Dove avete il vostro libriccino? Avete fatto un calcolo sbagliato.
Datemelo quel libriccino.