COMMEDIE, di Italo Svevo - pagina 69
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Certo io non sono molto restio di aiutarmi con un po' di furberia quando mi trovo in difficoltà come alla fine di ogni mese, dal 15 in poi.
Ma si tratta di piccolezze eppoi si tratta di miei congiunti i quali sia pure per bontà si sono addossati il mio mantenimento.
Io con le mie furberie non faccio altro che correggere il concetto ch'essi si sono fatti del costo della mia vita o, in altre parole, del mio valore.
Piccole cose! Mi faccio pagare quest'analisi che a me non costa niente oppure il riscatto di un orologio che mai impegnai ma che subito vendetti poiché io non sono un finanziere tanto ingenuo da mettermi in mano degli usurai del Monte di Pietà.
(Sempre con l'orologio in mano.) Qui invece si tratta di un importo alquanto grosso.
Eppoi Lei non è mio congiunto.
(Con risoluzione improvvisa.) Sa come facciamo? Per il momento Lei tiene l'orologio, ma è mio.
Me lo restituirà non appena Ella diverrà mio congiunto.
ENRICO Oh, come Lei ha parlato bene.
(Afferrandogli la mano e stringendogliela affettuosamente.) Siamo d'accordo! L'orologio sarà Suo soltanto quando io sarò divenuto Suo congiunto.
Ma intanto lo tenga Lei.
È una garanzia, è una garanzia sicura che io Suo congiunto diverrò.
Tenga anche la catena alle stesse condizioni.
Eccola! Mi faccia il favore! Non rifiuti.
Pensi quanto bene Ella mi fece.
Dalla morte del povero Valentino la vita non mi concesse una gioia simile.
Ma sia buono! Non per quest'orologio o per questa catena che non hanno alcun valore, ma per rimeritarmi della sincera amicizia che Le offro m'aiuti, m'appoggi.
GUIDO (altrettanto cordiale).
Ma volentieri! Con tutto il cuore.
Io voglio aiutarla.
Anche per il mio affetto a quella Emma che non vuole intendere come le sia offerta la possibilità di ricominciare la vita sotto i piú begli auspici.
Terrò - lo prometto - l'orologio e la catena fino al momento delle nozze fino al momento in cui sarò sicuro che sono proprio miei.
ENRICO E subito ho bisogno del Suo aiuto, cioè del Suo consiglio.
Da mezz'ora, dacché si parlò di quella portentosa operazione, io non penso ad altro.
Crede Ella che sia meglio avvisare subito la signora Emma?
GUIDO Avvisarla di che?
ENRICO Di quell'operazione.
Ammettiamo che senza saperne nulla essa mi sposi e poi l'apprenda.
Non c'è il pericolo che ricada nel suo grande dolore? Per spiegarmi meglio: Non sarebbe meglio ch'essa subito possa...
smaltire il suo grande dolore per la morte del marito e anche il rimpianto che la nuova cura non sia arrivata in tempo per salvarlo piuttosto ch'essere informata piú tardi di questa seconda sventura?
GUIDO La questione è molto importante e prima di rispondervi vorrei studiarla.
Cosí, a prima vista, a me sembrerebbe opportuno di lasciare Emma per il momento in pace.
Quando essa finalmente avesse dimenticato il marito, io credo in verità che nessun fatto nuovo varrebbe a ridestargliene il ricordo, voglio dire il ricordo.
Se apprendesse ora dell'operazione sarebbe certo un rincrudimento di dolore.
Ma poi? Poi direbbe: Guarda, guarda, se l'operazione fosse arrivata in tempo, io ora avrei due mariti.
Sarebbe un bell'imbarazzo.
ENRICO (ridendo).
Magari dicesse cosí.
Ma chissà? Forse direbbe invece che se l'altro fosse rimasto al suo posto essa non avrebbe conosciuto il secondo.
Questo è il pericolo.
SCENA DECIMA
ANNA e DETTI
ANNA Eccomi qui.
(Urla.) Rita! Rita! Già non sente.
E deve preparare la tavola.
(Ad Enrico, ridendo.) Ho piacere di rivederla.
ENRICO Sono di un'indiscrezione imperdonabile.
Ma avevo da dire qualche cosa al signor Guido.
SCENA UNDICESIMA
RITA e DETTI
RITA (entra affannata e correndo).
Quale sventura, quale orribile cosa.
(Non sa tenersi in piedi e siede.) Mi perdoni signora...
(Si abbandona sullo schienale della poltrona, si copre la faccia col grembiule e s'abbandona ad un pianto dirotto.) Oh, signora Anna, come faremo, come farà Lei...
ANNA (le mancano le forze e siede anche lei).
Parla, che c'è? Vuoi parlare, scimunita? (Poi.) Non è forse uno scherzo questo? (Rita non può parlare e accenna di no.)
GUIDO Via, Rita.
Lei spaventa orribilmente la zia.
RITA (singhiozzando).
C'è il nonno dabbasso...
non ha la forza di salire le scale...
ANNA (si leva).
E perché non ha tale forza? È malato?
RITA (c.s.).
È solo...
ANNA (ricade).
E Umbertino?
RITA Umbertino non c'è...
è morto, sfracellato da un'automobile...
ENRICO Se Lei lo permette, Signora, vado io a prendere il signor Giovanni.
(Nessuno gli risponde ed egli esce.)
RITA E la povera signora Emma che non lo sa.
ANNA Ma come sai tutto questo? È sicuro? L'hai visto?
RITA È morto, morto, il povero fanciullo.
Lo disse il padrone.
Lui l'ha visto...
sfracellato.
GUIDO (avvicinandosi alla porta di fondo per uscire).
Non è possibile.
SCENA DODICESIMA
GIOVANNI, ENRICO che lo sostiene e DETTI
GIOVANNI (confuso, eccitato, le vesti in disordine, il cappello in testa fuori di posto).
Lo spavento, il dolore, la fuga mi ridussero in questo stato.
(Poi.) Povero il mio caro fanciullo! (Singhiozza.) E povero io stesso.
Sí! Povero Chierici! Due volte dissi ad Umbertino: Tieni ferma la mia mano.
E infatti lui vi si afferrò anche troppo saldamente.
Io gridai: Molla, molla...
Non era dalla parte giusta.
Ma lui non mollò finché l'automobile non lo trasse via...
per schiacciarlo.
(Brivido.) E io mi salvai a malapena perché lui mi teneva e mi traeva verso l'automobile.
(Enrico gli leva il cappello e cerca di rimettergli in ordine la giubba.) Ma mi lasci stare! Non vede che sono occupato?
ANNA Non può essere vero! Di' la verità! Non è vero.
GIOVANNI (singhiozzando).
Magari non lo fosse ma è vero, è proprio vero.
Io lo vidi andare sotto a quelle ruote di ferro.
(Brivido.) Mi mancava il fiato, ma pur arrivai a gridare allo chauffeur: Assassino! E lui, invece, indisturbato, se ne andò via mostrandomi la lingua.
Sí! Fece anche questo.
GUIDO E Lei non lo fece arrestare?
GIOVANNI Non seppi gridare abbastanza perché mi mancò il fiato, ma pur chiamai.
E credo di aver anche visto nelle vicinanze un vigile che non si mosse però.
E allora io vidi che ero circondato solo da nemici e corsi via.
Ero anche terrorizzato all'idea che forse mi sarebbe potuto avvenire di vedere la testa sfracellata del povero bambino.
(Brivido.)
ANNA Ed ora, Guido, di' tu quello che dobbiamo fare.
GUIDO (rattristato).
È certo che il suo corpo esanime sarà stato portato all'ospitale.
Io ora vi andrò subito.
ANNA No, no, tu non ci lascerai.
Noi abbiamo qui bisogno di te.
Io poi verrò con te all'ospitale.
Voglio vederlo anch'io il mio angioletto.
GIOVANNI (terrorizzato).
Vuoi vederlo?
GUIDO Stia tranquillo, zio, lo vedrò prima io e vedrò se la zia potrà vederlo.
Adesso purtroppo non c'è tanta premura di vedere il povero morto quanto di assistere la povera viva, Emma.
(Sconfortato.) Che colpo, mio Dio! Come lo sopporterà?
GIOVANNI (commosso).
Non son morto io ch'ero là...
GUIDO Capisco, capisco.
(Perplesso.)
ENRICO Volete che vada io ad avvisarla?
GIOVANNI Oh, le saremmo tanto grati signor...
ENRICO Biggioni.
GIOVANNI Biggioni.
Emma - poverina - apprenderebbe tutto lontana da noi...
(A Guido.) Che te ne pare?
GUIDO (calorosamente).
Sí, signor Biggioni, mi faccia questo piacere.
Vada Lei.
ANNA È dalla sua sarta.
ENRICO In Corso.
Lo so, lo so.
Conosco la casa benché non ne ricordi il numero.
ANNA Neppure io saprei dirne il numero.
(Poi.) Quale colpo! Se le mie povere gambe mi reggessero verrei anch'io con Lei.
Povera la mia Emma.
In pochi mesi cosí perdette il marito e il figliuolo.
ENRICO (ansioso di partire).
Corro e subito dopo, se lo volete, vado anche all'ospitale.
Faccio io, tutto.
ANNA Stia però attento come parla con Emma.
Una parola troppo precipitosa potrebbe ucciderla.
(A Guido.) Non ti pare?
GUIDO (un po' importante).
Stia a sentire! Le dica dapprima che il fanciullo fu gravemente ferito.
Poi aumenti, aumenti la ferita.
Arrivi a dire che gli furono sfracellate le gambe e danneggiato al petto.
Arrivato cosí al pericolo di vita è facile il passo alla morte.
GIOVANNI (mormora).
La ruota però io credo gli passò sulla testa.
Arrivai a chiudere in tempo gli occhi per non vedere uno spettacolo...
(Brivido.)
ANNA (gridando).
Oh, la testina.
(Poi.) Ma non deve dirlo ad Emma.
ENRICO Si calmi, signora.
Si prepari alla rassegnazione.
Bisogna che tutti - ad onta del nostro dolore - ci prepariamo a consolare la signora Emma.
Io, intanto, Le assicuro che farò quello che posso.
(Le bacia la mano e corre via.)
ANNA (stupita ripete).
Quello che posso? Che cosa può quello scimunito?
GUIDO È tanto buono quel poverino!
ANNA Io non posso, io non voglio veder Emma prima che non si sia calmata.
Rita, accompagnami in camera mia.
Non voglio esser sola.
GIOVANNI Hai paura che Emma ti mangi? Dove non c'è colpa...
E non c'è stata colpa.
Io avvertii subito il fanciullo del pericolo.
Tieni stretta la mia mano, gli dissi...
GUIDO (sconfortato).
Ed egli la tenne troppo stretta.
GIOVANNI Sí! Povera, piccola, soffice manina.
Mi pare di tenerla ancora nella mia.
ANNA (a Guido).
Tu resti con lo zio finché non viene Emma.
(A Giovanni.) Povero Giovanni! Anche tu devi aver sofferto orribilmente.
(Bacia Giovanni sulla guancia.)
GIOVANNI (commovendosi).
Puoi immaginare come soffersi.
Mentre venivo a casa correndo sempre pensavo: Oh, perché l'automobile non ha ucciso me invece del povero innocente? E se il fanciullo si fosse trovato dalla parte giusta ciò sarebbe avvenuto.
ANNA Poverino! So che avresti preferito di trovarti sotto l'automobile piuttosto che qui.
Anche Emma, se è ragionevole, ne sarà convinta.
Vuoi un bicchiere di vino per rianimarti?
GIOVANNI (dopo una lieve esitazione).
No, no.
Il dottor Raulli tanto mi raccomandò di astenermi dall'alcool.
ANNA Anche Emma vorrà venire con noi all'ospitale.
GIOVANNI Di' a Fortunato di tener pronta l'automobile.
ANNA Sta bene.
Io mi vestirò a lutto per uscire come il giorno della morte del povero Valentino.
(Esce piangendo.) Oh, povero il nostro Umbertino.
Non lo vedrò mai piú.
RITA (veramente disfatta dal dolore).
Sí, povero padroncino.
Cosí lieto e fiero e sicuro.
SCENA TREDICESIMA
GIOVANNI e GUIDO
GUIDO Come il dolore abbellisce le persone.
GIOVANNI Parli per Anna? Un bell'abbellimento quello.
Io vorrei restare eternamente brutto.
(Poi.) Povera Emma! Chissà quello che dirà di me.
Eppoi ci saranno i nonni, i genitori del povero Valentino che verranno da Gorizia.
Loro che sempre volevano avere il bambino con sé.
Curioso! Il fatto avvenne in un istante.
Non avevo finito di dire al bimbo che si tenesse afferrato alla mia mano e lui era già morto.
Un attimo! Mentre adesso: (contando sulle dita) Il dolore di Anna, la disperazione di Emma, eppoi l'ira dei Goriziani...
li chiamiamo cosí, noi, i genitori di Valentino.
Interminabile! Per me è finita.
Farei meglio di morire.
Eppoi la mia coscienza.
Neppure quella mi lascia in pace.
È sicuro ch'io non ebbi alcuna colpa.
Ma è certo che poco prima, poco prima non in quel preciso istante io ero un po' distratto.
Colpa del povero fanciullo.
Ci eravamo arrampicati per quel viottolo che conduce alla Maddalena; magari non l'avessimo mai abbandonato! Avremmo dovuto correre su e giú per quel viottolo, su e giú per quel viottolo.
Su e giú! Sarebbe stato monotono ma non mi troverei ora qui in questo stato! (Trasognato.) Un viottolo benedetto su cui le automobili non possono passare.
Ne vidi una volta una sola, e lenta, lenta come un coccodrillo in terra.
(Pausa.)
GUIDO E perché era Lei distratto, zio?
GIOVANNI Io distratto? Ah, sí.
Dunque su quel viottolo, in piena solitudine, c'imbattemmo in due carabinieri in alta tenuta.
Il fanciullo si fece ansioso e domandò: Sanno i carabinieri che noi non siamo dei ladri?
GUIDO Oh, caro e povero ragazzino.
GIOVANNI Sí, poverino.
Dapprima dissi che certamente lo sapevano.
Ma poi mi parve di non aver detto tutto quello che si doveva per istruire un fanciullo.
Ma non era facile.
È certo che i carabinieri non arrestano tutti i ladri.
Arrestano solo alcuni di quelli che rubano.
Gli altri e ve ne sono tanti che non rubano perché son troppo pigri o perché hanno tanto che non trovano qualche cosa che valga il loro sforzo, vanno liberi anche quando si sa che sono ladri.
Ma era difficile trovare le parole giuste...
ed ora che mi hanno portato via il fanciullo non vale la pena di cercarle.
(Commosso.)
GUIDO L'imprudenza fu degli altri che La lasciarono uscire alla Sua età solo col bambino.
GIOVANNI (subito arrabbiato).
Questo non posso sentire.
Tu dici delle sciocchezze.
Che c'entra l'età? Se ti dissi che non ero affatto distratto.
Sono forse istupidito? Tu parli cosí per sedurmi a quell'operazione di cui non voglio sentire.
Che c'entra l'età? (Poi.) Forse in parte c'entra.
Non perché io senta peggio degli altri o vegga o pensi peggio.
Ma perché io so di un'epoca in cui le automobili non c'erano.
Nella mia giovinezza ci si faceva schiacciare da un ronzino che tirava una leggera carrozzella.
La bestialità dell'uomo, voglio dire del guidatore, era attenuata dalla debolezza della bestia, voglio dire del ronzino.
Ma t'assicuro, che ci fu della gente che morí schiacciata da quelle carrozzelle.
Ma oggi se le nostre automobili arrivassero improvvisamente fra la gente abituata ai ronzini, tutta quella gente finirebbe sotto alle ruote di gomma e di ferro.
Ed io sono uno di quella gente.
Aspettate ancora una diecina di anni e sarò anch'io piú abituato a tali diavolerie.
(Poi dopo una pausa.) Solo che io non mi vi abituerò giammai.
Adesso, poi.
SCENA QUATTORDICESIMA
UMBERTINO e DETTI
UMBERTINO (dal di fuori).
Nonno, nonno.
GIOVANNI E sento continuamente, nella mia delicata coscienza, echeggiare la voce del bambino: Nonno, nonno, aiuto.
GUIDO Ma questa non è la voce della vostra coscienza, zio.
Questa è proprio la voce del fanciullo.
UMBERTINO (entra correndo).
Ma nonno, perché m'hai lasciato solo?
GIOVANNI (balbettando).
Io?...
Ti lasciai solo? (Si passa la mano sulla fronte.) Dove sei stato finora?
GUIDO (chinandosi sul fanciullo e baciandolo).
Sulla terra.
Dio sia ringraziato.
(Urlando.) Zia, zia.
GIOVANNI Non urlare.
Mi fai male alle orecchie.
Non vedi in che stato mi trovo? Vieni qui, Umbertino.
Non capisco piú niente.
Hai dunque finito di andar sotto all'automobile? Dammi un bacio.
Ma dimmi.
Come avvenne? E perché fuggisti?
UMBERTINO Non io fuggii, ma l'automobile.
La inseguii perché credevo tu ci fossi sotto.
Corsi tanto, sempre urlando, che l'automobile si fermò.
Guardai di sotto.
Tu non c'eri.
Lo chauffeur trasse tanto di lingua.
GIOVANNI Villano! Ma io voglio che quell'uomo finisca in carcere.
Non è permesso.
È offensivo! Correre per la città con la lingua fuori e schiacciare la gente.
UMBERTINO Ma io gli feci vedere la mia.
Proprio cosí.
(Fa vedere la lingua.)
GUIDO Ma andiamo ad avvisare la zia che qui accanto agonizza.
GIOVANNI Ma aspetta un momento.
(Attira a sé il fanciullo.) Dimmi la verità: Hai preso paura? Eppoi: Non è vero che anche tu credevi ch'io sia morto? Perciò guardasti sotto all'automobile.
UMBERTINO No, no, nonno.
Solo per un istante credetti che tu fossi morto.
Poi pensai che per te una sola automobile non bastava.
E ritornai a casa tranquillo.
Ho fame.
Perché non siete ancora a colazione?
GIOVANNI Ma tu scherzi.
Te ne prego, parla seriamente.
Non dubitare per la colazione.
A te, oggi, ne daranno due, dieci.
Ma tu fosti sotto all'automobile? Voglio dire ci fosti e sapesti evitare le ruote?
UMBERTINO (ridendo).
Ma perché dovrei andare sotto all'automobile? Io sono saltato dall'altra parte e se tu fossi rimasto al tuo posto avremmo potuto continuare la nostra passeggiata.
GIOVANNI Continuare la passeggiata? In quelle circostanze.
(A Guido.) Insomma, si capisce.
Io credevo morto lui e lui credeva morto me.
GUIDO Tutto questo non ha importanza.
Andiamo dalla zia.
Non spaventarla.
È di là nella sua stanza da letto.
(Umberto s'avvia.) Aspetta! Come facciamo noi per non darle un colpo troppo forte? Senti Umbertino.
Sai zoppicare? Falle credere che hai lesa una gamba.
Cosí pian pianino s'abituerà a ritrovarti sano.
UMBERTINO.
Anche la nonna mi credeva morto? Vuoi che m'involga in un lenzuolo e le apparisca come uno spirito?
GUIDO Andiamo, andiamo.
Non è il momento di scherzare, bambino mio.
(Lo prende per mano ed esce con lui a destra.)
SCENA QUINDICESIMA
GIOVANNI eppoi FORTUNATO
GIOVANNI (s'accinge a seguirli ma si pente e ritorna alla sua poltrona).
No...
FORTUNATO Padrone! Ho ancora da aspettare? Ho da fare in giardino.
Adesso che Umbertino è ritornato a casa non c'è piú bisogno di me? Già, io sapevo che non gli era avvenuto niente.
GIOVANNI Come potevi saperlo, imbecille che non sei altro.
Io che sono stato presente non lo sapevo e tu vuoi saperlo?
FORTUNATO Non subito, non subito intesi, padrone.
Ma quando vidi che trascorsa una mezz'ora, nessuno accorreva, nessuno telefonava, capii che nulla poteva essere successo.
Se Umbertino fosse morto, dopo poco mezza città si sarebbe riversata sulla nostra villa.
GIOVANNI (convinto).
È vero.
A questo non avevo pensato.
(Con un sospiro.) Io andrò di là da Anna e a baciare ancora il fanciullo.
FORTUNATO E posso attendere al mio lavoro in giardino?
GIOVANNI (sorpreso).
Ah, sí.
L'automobile non occorre piú.
(Esce.)
SCENA SEDICESIMA
RITA e FORTUNATO
RITA (entra saltando e ballando).
Dopo un fatto simile non ci dovrebbe essere altro.
Si dovrebbe per restare tanto contenti non fare piú nulla.
Non lavorare, non litigare soprattutto.
FORTUNATO (immusonato).
Intanto io devo andare a lavorare.
RITA Vai pure.
E litigare anche ti piace.
FORTUNATO Litigo quando debbo.
Tu dici sempre le stesse cose lunghe e finisci con l'aver ragione.
O fingi di credere d'aver ragione.
Io non so ripetere le stesse cose.
E per essere breve finisco col non aver ragione.
RITA Ma non capisci che Umbertino è ritornato a casa incolume, con la sua testina riccia intera.
FORTUNATO Io ne ho piacere.
L'ho visto.
Solo che io non ho mai creduto che Umbertino si sia lasciato schiacciare da una automobile.
Il vecchio s'arrabbiò perché glielo dissi.
Altra cosa sarebbe se mi si avesse detto che lui fosse andato sotto alla macchina.
Oh, allora senza perder tempo avrei messo subito a lutto la nostra vettura.
RITA Certo.
Adesso lo vedo anch'io che Umbertino non poteva finire cosí.
Ma tu lo dicesti prima al vecchio signore?
FORTUNATO Prima di che?
RITA Prima del ritorno di Umbertino.
FORTUNATO Non ci pensai.
Glielo dissi dopo.
RITA Peccato.
Cosí non crederanno affatto che tu l'abbia previsto.
Mi dispiace perché qui tutti ti credono una grande bestia.
FORTUNATO Io non cambio la mia testa con la loro.
Quelle medicine che il vecchio signore prende in luogo del vino! Le bestie della signora! E la giovine signora con tutti quei veli!
RITA Ma dicono che tu tosasti tutti gli alberi del giardino alla Fieschi.
FORTUNATO Mi presero quale chauffeur perché mio padre era stato contadino.
Ma lui conosceva altri alberi che i gelsi.
Volevano che facessi anche il servizio in casa.
Io tosai cioè ribaltai la tavola.
Che trovino un altro che in due anni non ebbe alcun incidente con la macchina.
Qualche panna!
RITA Innumerevoli panne!
FORTUNATO Io non sono un grande meccanico.
Ma anche là va meglio.
So quando devo soffiare o avvitare o svitare.
L'ho detto al signor Guido: Il motore è una cosa un poco piú delicata del corpo umano.
A lui basta di prescrivere un po' di camomilla.
«Sta meglio?» domanda poi.
Anch'io do dell'olio alla macchina.
Poi ritorno al volante.
«Come va?» domando.
Non va.
Del resto non mi mandano via.
Non ammazzai mai nessuno.
E a quest'ora loro sanno che pericolo ci sia con la macchina.
Pagano qualche multa per il passaggio a livello che c'è qui accanto e possono essere contenti.
Ma non si tratta di questo, ora.
RITA Si tratta anzi solo di questo.
Di nient'altro, te ne prego.
Anzi neppure di questo.
Vuoi che ti perdoni? Io ora vorrei essere in pace con tutti, anche con te.
Amo tutti, io, perché Umbertino s'è salvato.
FORTUNATO Tutti? Anche il signor Guido, nevvero?
RITA Sarebbe una bella villania di escluderlo.
Che ti fece?
FORTUNATO Io spero nulla ancora.
Io so solo quello che vorrebbe farmi.
SCENA DICIASSETTESIMA
GUIDO e DETTI
GUIDO Anche questa è passata.
(A Rita.) La zia Le fa dire ch'io resto a colazione.
Prepari un posto di piú.
(Rita esce dopo fatto un inchino.)
FORTUNATO Per me non ci sono ordini? (Corretto.)
GUIDO Che io mi sappia, no.
Se vuole averne ne domandi là dentro.
FORTUNATO (imbarazzato sta per avviarsi verso l'uscita di sinistra, poi si pente).
Già, se avranno bisogno di me mi chiameranno.
Io ho da fare in giardino.
(Esce.)
RITA (rientra con una tovaglia che stende sulla tavola).
GUIDO È contenta anche Lei, Rita?
RITA (stendendo la tovaglia).
Sono tanto contenta che mi duole di non poter attendere alla mia gioia e dover stendere questa tovaglia.
GUIDO Vuole che l'aiuti? In due il lavoro parrà a Lei meno grave e a me lietissimo.
RITA In due e con lei la distrazione è ancora piú forte.
(Esitante.) Ecco che sono lontana dalla mia gioia.
È come se Umbertino non fosse stato mai morto né ora fosse risuscitato.
(Guido tuttavia l'aiuta a stendere la tovaglia.) Grazie.
(Vuole uscire.)
GUIDO Aspetti un momento, Rita.
È tanto raro che si possa scambiare una parola con Lei.
RITA (ridendo).
E andrà sempre di peggio in peggio.
Quando sarò sposata non potrò né parlare con Lei né ascoltarla.
GUIDO Che peccato! Proprio...
dopo sposata?
RITA (ridendo).
Come è sincero!
GUIDO Se non ho detto niente, io.
È geloso, Fortunato.
RITA Altro che.
Ma a me piace quand'è geloso.
Diventa piú mobile, piú vivo.
Proprio il marito che può fare per me.
Guardi! Guardi!
SCENA DICIOTTESIMA
FORTUNATO e DETTI, poi GIOVANNI
FORTUNATO (prima si sente dalla finestra un battere di forbici grosse da giardino, poi egli si presenta alla finestra accecato dal sole).
Rita! Sei qui? Io ho da tagliare dei rami qui alla finestra.
Maledetto sole! Non si vede nulla.
GIOVANNI (entra pensieroso, assorto).
Dio sa come è andata.
Quel fanciullo non ricorda proprio nulla.
(Fortunato scompare.) Ad ogni modo quello ch'è sicuro e ch'è una gran bella cosa è che il fanciullo è perfettamente incolume.
Perfettamente! L'ho esaminato.
(Siede nella sua poltrona.)
Durante tutta la seguente scena Rita entrerà e uscirà per preparare la tavola.
GIOVANNI (dopo una pausa).
E quello ch'è anche certo è che lui vide me sotto all'automobile.
Non è dunque meraviglia ch'io abbia potuto vedere lui...
GUIDO Eh, già, zio, non si dia pensiero.
Nella gioia di ritrovare incolume Umbertino, nessuno andrà a studiare come ciò sia potuto avvenire.
GIOVANNI Lo credi? (Poi.) Intanto i Goriziani non sapranno nulla di cotesta avventura.
Grazie al cielo! Cosí fino a Natale non li vedo.
In quanto agli altri...
(Poi s'agita.) Dio mio! Se non ci fosse stato quell'imbecille che ha voluto correre via per avvisare Emma, essa non avrebbe saputo niente.
GUIDO Arrivata a casa l'avrebbe saputo tuttavia.
GIOVANNI Questo è vero! Con tutti questi chiacchieroni.
(Poi.) Ma tuttavia quel signor...
come si chiama?
GUIDO Chi, zio?
GIOVANNI Quello lí ch'è sempre attaccato alla nostra porta.
Che il diavolo se lo porti.
GUIDO Ah! Biggioni.
GIOVANNI Sí! Biggioni.
Non si potrebbe buttarlo fuori di casa nostra giacché viene a complicare ogni piú breve avvenimento?
GUIDO Zio mio! Il signor Biggioni, lo sanno tutti, vuole sposare Emma.
GIOVANNI Bell'affare! Lo avrò dunque sempre fra' piedi.
Sarebbe stato meglio che Valentino non fosse morto.
GUIDO Questo è certo, ma giacché è morto è meglio che ci sia qualcuno pronto ad occupare il suo posto.
GIOVANNI Ed Emma lo vuole? Perché ci secca allora con tutto quel suo lutto? Anna non ne può piú.
GUIDO Emma non lo vuole.
Anche questo lo sanno tutti.
GIOVANNI (seccato e gridando).
Io sapevo di uno ch'essa non vuole.
Ma non sapevo che si trattasse proprio di costui.
Non si può mica stare attenti a quello che fanno tutti in una casa grande come questa.
GUIDO Lo so, lo so zio.
GIOVANNI In quanto all'automobile...
GUIDO Quale automobile, zio?
GIOVANNI Quella che schiacciò Umbertino.
Mi crederanno imbecillito ma pure io feci quanto seppi per veder giusto.
Unica differenza fra me e il fanciullo fu che io non guardai sotto all'automobile.
Mi faceva orrore il pensiero di vedere il corpo del fanciullo sfracellato.
Naturalmente lo sciocco bambino guardò là sotto senza paura.
Egli si figurava che se io ci fossi stato sotto, la macchina si sarebbe rovesciata.
È naturale che accompagnato da un'idea tanto strana egli potesse guardare senza ribrezzo.
Ma poi io mi guardai d'intorno, posso dirlo con tranquilla coscienza, accuratamente.
Il fanciullo non c'era, questo è sicuro.
È vero che non guardai dietro all'automobile assassina che correva via.
Ero stato offeso da quel gesto dello chauffeur.
Non potevo vendicarmi neppure con una parola e non amavo di vedere chi m'aveva offeso.
(Poi.) E non mi restava altro da fare che di correre a casa per essere soccorso.
E corsi pieno di speranza.
Invece proprio a casa trovai quella confusione che hai visto.
(Scaldandosi.) Incominciò quel...
quello lí che vuole sposare Emma a portarmi su per le scale come se io non avessi saputo muovermi da solo.
A momenti mi ribaltava.
Imbecille! Fu una grande confusione ed io parlai confuso.
GUIDO Scusate, zio, se io parlo da medico.
La confusione non è una cosa grave.
Ma pure la confusione è un segno d'invecchiamento.
Io scommetto che dieci o venti anni or sono la vostra confusione non sarebbe stata tanto grande.
GIOVANNI Capisco dove tendi, furbacchione.
Tu vuoi tagliarmi.
Ma io non sono nato ieri.
Io sono nato 76 anni or sono.
GUIDO Perciò io insisto.
Non parlo con un bambino.
L'uomo di 76 anni è l'uomo sperimentato per eccellenza.
Perciò non può rifiutare di ringiovanire.
GIOVANNI Ma rifiuta di farsi tagliare.
(Brivido.)
GUIDO Un taglio che non è piú pericoloso del taglio delle unghie.
Scusate zio! Lasciatemi ancora parlare come un medico.
Io e voi dobbiamo essere oggettivi, dobbiamo studiare le cose.
Oltre che in casa la confusione fu anche nella vostra testa di solito tanto chiara, perspicua.
Come poteste vedere che proprio la testa del bambino andò schiacciata da quelle ruote immani?
GIOVANNI Adesso che nessuno mi grida nelle orecchie posso dirti ch'io ora vedo tutto chiaramente anche senza l'operazione.
Sono, cioè, quasi sicuro di non aver visto niente.
GUIDO E allora?
GIOVANNI (calorosamente).
Che cosa vuoi allora? (Poi.) Certamente il fanciullo fu urtato dall'automobile.
È vivo e pian pianino lo ricorderà.
Vedrai! Coi bambini ci vuole pazienza.
Non sanno subito dir tutto.
Umbertino, poi.
Mi dispiace di dirlo.
È presuntuoso.
Vorrebbe provare di essere un grand'uomo che cammina sicuro per le vie e non ha paura delle automobili.
A proposito di operazioni! Può essere che i vecchi non vedano bene, ma è sicuro che i giovani non sanno dire quello che hanno veduto.
Vogliono sempre far credere di sapere piú dei vecchi.
Già Umbertino è fatto cosí!
GUIDO Ciò non vi avverrebbe neppure dopo l'operazione.
Non arrivereste mica all'adolescenza.
GIOVANNI E se anche arrivassi all'adolescenza, io quel difetto non potrei avere.
Mai! Sono modesto io (Poi.) Bisogna sapere che la confusione cominciò già quando uscii.
Quella Emma mi accoppò a forza di raccomandazioni.
E quella scioccherella di Rita mettendo al bambino il berretto e baciandogli la testa disse proprio le seguenti parole, le ricordo come se le sentissi ora: Questa testina rotonda e ricciuta sotto ad una ruota.
È naturale che quest'immagine non mi lasciò piú.
E ricordo persino che quando il fanciullo parlò dei carabinieri io gli accarezzai la testina e pensai: Checché ne dica Rita, è intera tuttavia.
(Poi.) Vedi dunque che tutto è spiegato e che per me non è ancora giunto il momento di pensare ad operazioni.
SCENA DICIANNOVESIMA
EMMA e DETTI
EMMA (accorre sconvolta dalla porta di fondo).
Padre mio! Questo debbo dirti: Quando si esce con un bambino, si ritorna con lui o non si ritorna affatto.
GUIDO Ma Emma! Il bimbo è sano e salvo di là con la nonna.
EMMA (urla).
Dove? Dove?
GUIDO Nella stanza da letto della zia.
EMMA Umberto! Umberto! (Esce correndo.)
SCENA VENTESIMA
GIOVANNI e GUIDO
GIOVANNI (dopo una pausa).
Hai sentito? Si dovrebbe credere ch'essa sarebbe stata meno disperata se avendo da perdere il bambino avesse perduto anche il padre.
Era disperata piuttosto perché ritrovava il padre vivo che perché aveva perduto il bambino.
GUIDO Bisogna scusarla caro zio.
Pensate ch'essa credeva di aver perduto il suo unico figliuolo.
GIOVANNI E di aver conservato il suo unico padre.
(Poi.) Non c'è nessuno che intenda e scusi le cose come me.
Ma è dura di esser vissuti sí a lungo per sentirsi augurare la morte dalla propria figliuola.
È dura! Dopo che spesi tutta la mia vita per la mia famiglia! Se è da poco che cessai di lavorare per loro.
GUIDO Dieci anni, zio.
GIOVANNI Insomma lavorai finché mi resse il fiato.
GUIDO Ma tutti vi amano, zio.
GIOVANNI Sí.
Ma domanda a costei quello ch'essa darebbe per riavere il marito vivo.
GUIDO Certo darebbe molto.
GIOVANNI Neppure tanto ma molto volentieri: Il padre e la madre.
Non il figliuolo.
Le rendo questa giustizia.
Ci tiene solo ai giovani.
GUIDO Intanto, caro zio, se calcolano di seppellirvi presto si sbagliano.
GIOVANNI Che peccato che tu non abbia ancora finito gli studi e perciò mi sia piú difficile di crederti.
GUIDO Oh, zio.
Non occorre mica saper tanto per trarre le conclusioni da quest'analisi.
Guardi qui.
(Trae l'analisi dalla tasca.) Tutto normale.
Non s'è mai visto un vecchio della vostra età che dia un'analisi simile.
GIOVANNI (inforca gli occhiali).
Normale...
normale e anche una volta, normale.
E tu dici che ad onta ch'io nell'ultimo tempo mi senta meno bene, soffra di disturbi della digestione, dorma meno bene, tutto in me sia in buone condizioni?
GUIDO Normale, normale, normale.
Quando s'è vecchi un certo invecchiamento deve esserci e si manifesta con quei sintomi che voi accusate.
Ma intanto in quest'analisi avete la prova che la giovinezza è là, a vostra disposizione.
GIOVANNI Con l'operazione?
GUIDO Con l'operazione che altrimenti non sarebbe possibile e che solo in questo momento, cioè finché siete tutto tutto sano, io posso ancora consigliare.
GIOVANNI Ti prego di non dire nulla né ad Anna né ad Emma di quest'analisi.
Mi pare di aver capito che quando mi credono malato mi trattino meglio.
GUIDO Non dirò a nessuno dell'analisi, zio.
La pagai già.
Perciò non se ne parlerà altro.
GIOVANNI Quanto costò?
GUIDO Cinquanta lire.
GIOVANNI (leva dal portafogli cinque carte da 10 lire).
Guarda che non sieno sei.
GUIDO Guardi.
Sono esattamente cinque.
(Poi.) Io non parlo che per l'affetto che Le porto.
Nel Suo caso l'operazione è proprio indicata.
GIOVANNI Certo sarebbe una bella cosa di diventare giovine.
Perché è vero che in questa epoca non è permesso di essere vecchi.
GUIDO In tutte le epoche è stata una cosa alquanto seccante.
GIOVANNI Niente affatto.
Nella mia giovinezza solo i vecchi erano onorati.
Oh, lo ricordo.
A me davano del puledro.
Quando usavo una parola seria dicevano: Anche alla pulce prude.
E quando divenni vecchio ecco che non si rispettano piú che i giovini.
Perciò io veramente non fui rispettato mai.
GUIDO Perché, zio mio, questa è l'epoca dei giovini e tutti quelli che ne hanno la possibilità devono essere giovini.
GIOVANNI Intendo quello che vuoi dire: L'operazione!
GUIDO Certo! Non piú debolezze, non piú inappetenze, non piú teste di bambini sotto alle ruote.
GIOVANNI In quanto alle teste di bambini sotto alle ruote, ne vidi una sola in vita mia e spero di non vederne altre.
Se fosse solo per questo io certo non mi sobbarcherei al rischio e alle spese di un'operazione.
La spesa è fortissima.
Guarda! (Leva di tasca un libriccino e vi cerca una pagina.) Tu dici che l'operazione conserva il suo effetto per dieci anni.
Ebbene, se cosí fosse, se cioè durasse per interi dieci anni a 365 giorni da 24 ore, la giovinezza mi costerebbe 82 centesimi e sette decimi all'ora.
Se vuoi rivedere il conto?
GUIDO Zio! Non ho alcun dubbio dell'esattezza dei suoi conti.
GIOVANNI Ebbene! A me sembra che questa giovinezza sia un po' cara.
E la spesa si fa piú grave quando pensi che quando dormo che cosa me ne faccio io della giovinezza? Potrei farne senza.
GUIDO Dormirà di piú, zio.
GIOVANNI Tanto peggio.
Aumenterà la spesa ingente per le ore di veglia.
Eppoi, eppoi...
Io ho piena fiducia in te ma tu non hai ancora compiuto gli studii.
E se invece che dieci anni la giovinezza durasse solo cinque? Ecco che perdo 50 per cento del capitale.
Non soltanto questo.
Ma di qui a cinque anni dovrò rifare l'operazione e spendere altrettanto.
(Poi.) E dò un esempio in famiglia! Se nel frattempo voi trovate il mezzo di ringiovanire anche la donna ecco che Anna vorrà, visto che mi son fatto operare io, farsi operare anche lei.
Sarebbe la rovina.
GUIDO Non abbia timore di questo, zio.
La tecnica dell'operazione, esclude che si possa applicare alle donne.
Del resto si capisce che poiché gli studii vengono fatti dagli uomini, alle donne non si pensi.
Di donne giovini ce ne sono anche troppe.
GIOVANNI (esitante).
Dovresti ancora trattare col Giannottini.
Le sue pretese sono eccessive.
Tanto piú se l'operazione non è piú come dici tu che un taglio delle unghie.
GUIDO Io nel caso Suo alla spesa proprio non ci baderei.
A chi e perché vuole lasciare tanti denari?
GIOVANNI Lasciare i denari? Voglio godermeli io.
Come parli tu.
Perché mi faccio operare? Aspetta, aspetta un poco.
Il dottor Raulli disse che non è escluso che l'operazione abbrevi la vita.
Hai studiato questo lato della questione nei testi tu?
GUIDO Bisogna essere proprio...
un dotto com'è il dottor Raulli per credere una cosa simile.
Dico per credere che un'operazione che ridona la giovinezza possa abbreviare la vita.
Proprio mi fa ira! Non sa trovare dei buoni argomenti e adotta il primo che gli si presenta, il piú strampalato di tutti.
Se dopo pochi giorni dall'operazione si può constatare che la pressione del sangue diminuisce! Cosí intanto si ha l'assoluta garanzia di essere salvi dalla brutta sorpresa del colpo, il colpo a secco.
GIOVANNI È una bella cosa quella di essere al sicuro da una malattia.
Ma, purtroppo, ce ne sono molte di malattie a questo mondo.
Ed è proprio quella la malattia che a me mai fece paura.
Guarda il mio collo.
Non è certo tozzo.
Ha la forma classica dell'uomo normale, normale come l'analisi.
GUIDO Però l'esagerata pressione del sangue provoca molte altre malattie.
Congestioni ai reni, ai polmoni e al fegato.
GIOVANNI Il dottor Raulli non è di questo parere.
Egli dice che la pressione del mio sangue è conforme alla mia età.
È anch'essa normale se si tiene conto dei miei anni.
GUIDO Furbo quel Raulli! Se dicesse a me che ho vent'anni che ho la pressione conforme alla mia età, io m'accontenterei.
Ma se fossi giunto ai 74 anni e mi si dicesse che ho la pressione che mi spetta e non meglio, io mi dispererei.
Mi dispererei della pressione e degli anni.
GIOVANNI Come dici? Non ho inteso bene.
GUIDO Glielo ripeterò zio, non appena Ella avrà subita l'operazione.
GIOVANNI Non capisco perché mi dici cosí.
(Poi.) Insomma credo d'intendere che tu escludi che l'operazione possa abbreviare la vita.
GUIDO Certamente zio.
E quello poi di cui sono sicuro che se anche gli anni non fossero moltiplicati dall'operazione per essa si farebbero piú intensi, piú degni di essere vissuti.
GIOVANNI Ma a me importa prima di tutto di vivere, di vivere lungamente.
Per Anna ed anche per quella sconoscente di Emma.
Poi per quel bambino che io educo e conduco ogni giorno a passeggio.
Non per me perché dacché lasciai il lavoro io non mi diverto molto.
GUIDO Essendo ringiovanito, Ella zio, potrebbe riprendere anche il Suo lavoro.
GIOVANNI (con vivacità).
No, no! Quello è messo in modo che non c'è la possibilità di riprenderlo.
GUIDO E allora lasciamo stare il lavoro.
Anch'io vorrei aver messo il mio lavoro in quel dato modo.
Ma se Lei vuole l'operazione non badi a quello che Le dice il dottor Raulli.
Incominciamo dunque con la prima operazione: Tagliare ogni comunicazione col dottor Raulli.
GIOVANNI Meno male che questa qui è un'operazione che costa poco.
Ma devi parlare con quel dottore...
quel mago...
come si chiama?
GUIDO Giannottini.
GIOVANNI Giannottini perché si metta una mano sulla coscienza...
GUIDO (fermo).
Non si può, zio.
Non si può aspettarsi un ribasso.
Il Giannottini ha delle grandi spese.
Anche la réclame gli costa molto.
GIOVANNI Non capisco perché io debba pagare la réclame al dottor Giannottini.
Che c'entro io? Con me la réclame non c'entra.
Io, fui...
reclamato da te.
Ti paga a te il dottor Giannottini?
GUIDO Giuro zio che a me non dà nulla.
GIOVANNI (pacifico).
Lo sapevo.
Te lo credo.
Tu cui io regalo tutto per amore al mio defunto fratello non puoi voler guadagnare...
sul mio...
sangue.
Proprio si può dire cosí.
E allora le dedurrà lui queste spese di réclame che non mi riguardano.
GUIDO (pensieroso).
Tenterò, ma ho paura...
GIOVANNI E allora io non faccio adesso l'operazione.
Dacché ho abbandonato gli affari ho giurato di non fare mai piú dei cattivi affari.
Ho tutto il giorno di tempo io e posso dunque pensarci.
Tu mi spiegasti che con l'operazione si ringiovanisce esattamente del 20 per cento.
Se io faccio l'operazione oggi a 74 anni giorni piú giorni meno guadagno quattordici anni e mezzo precisi.
Guarda, guarda.
(Scartabella nel libriccino.) Ecco qui! Ho fatto una nota esatta.
Di ogni anno che so ritardare l'operazione io guadagno 73 giorni finché a 100 anni arriverei ad avere il massimo rendimento con una diminuzione addirittura di 20 anni completi.
Guarda la tabella.
Arrivo fino ai 120 anni.
Mi seccai e interruppi il lavoro.
GUIDO (ridendo discretamente).
Bella la tabella.
Mi piace.
GIOVANNI Puoi rivederla.
È esatta.
Tenni il debito conto degli anni bisestili.
Ed io aspetto.
In complesso sto abbastanza bene.
Le gambe mi servono abbastanza bene.
Dovevi vedermi correre a casa in cerca di soccorso questa mattina.
Arrivai in un lampo.
Non volevo crederci che questa fosse già casa mia.
Lo stomaco è in ottime condizioni.
GUIDO Da qualche tempo Lei però non cena.
GIOVANNI Ma è per dormire meglio.
GUIDO E quegli eterni purganti...
GIOVANNI I purganti sono una buonissima cosa.
In quanto alla testa, hai visto or ora quella tabella.
Chi saprebbe farla meglio, piú chiara, piú evidente? Qui gli anni che avrei, poi gli anni con le decimali da dedursi eppoi il netto.
Io resto come sono.
GUIDO E allora, zio, io ho fatto il mio dovere di medico e non c'è bisogno di dire altro.
GIOVANNI Ma parliamone ancora.
Questo non costa nulla.
A quest'ora, io so tutto dell'operazione.
Ne ho parlato con parecchi.
Prima di fare l'operazione c'è un'altra cosa da vedere.
Ah! moscardino! Tu me la volevi fare!
GUIDO Che cosa, zio?
GIOVANNI L'operazione.
E non mi avevi detto che ad operazione fatta io potrei disonorare i miei capelli bianchi correndo al pozzo.
GUIDO Al pozzo?
GIOVANNI Sí, al pozzo in cerca delle serve.
GUIDO (intendendo).
Ah! Vuole dire questo? (Ride.) Ma non si parla piú del pozzo perché le serve non ci vanno piú.
GIOVANNI E che m'importa? Tu vorresti disonorarmi.
Questo tu vuoi.
Mentre io non lo voglio.
Certo a me piacerebbe di vivere lungamente e bene, ma non mica a costo della mia rispettabilità.
GUIDO Ma Lei parla di rispettabilità e intende vecchiaia.
Lei, zio, è tanto vecchio che ama la vecchiaia.
Non potrebbe essere altrimenti.
È forse rispettabile questo atteggiamento dei vecchi - se atteggiamento può dirsi - verso le donne? Io, giovine, non lo penso.
Ciò avviene perché sono giovine.
Io non amo la vecchiaia e quando Lei sarà giovine non l'amerà neppure Lei: La vecchiaia inerte, debole, sucida.
GIOVANNI (ribellandosi).
Come parli ragazzaccio? Inerte? Perché inerte? Perché la virtú è piú tranquilla del vizio.
Non per altro.
L'assassino è sempre meno inerte dell'assassinato.
Si capisce.
GUIDO Uno di essi è addirittura morto.
GIOVANNI Ma parlo di lui quando non è ancora morto.
GUIDO Capisco, zio.
Volevo scherzare.
GIOVANNI E quali altre insolenze lanciasti alla vecchiaia? Ah! sí! La dicesti sucida.
Io mi lavo piú di qualunque giovine.
Le mani me le lavo quattro volte al giorno.
Dove si andrebbe altrimenti coi microbi? Io credo anzi che la mia grande salute io la debbo alla mia accuratezza.
Ogni volta mi lavo le mani in tre acque.
GUIDO Io non volevo parlare di voi zio.
Parlavo degli animali che non sono guidati che dal loro istinto.
Si sa che il topo vecchio non si lava e poco dopo operato si mette a lavarsi affannosamente.
GIOVANNI Si vede che la vecchiaia dei topi è tutt'altra cosa.
Vedrai anche tu che, invecchiando, tutte le tue buone qualità andranno aumentando mentre le tue cattive s'attenueranno fino a sparire.
Chi mi dice che l'operazione del dottor Giannottini non m'apporti delle qualità che disonorino i miei capelli bianchi? Sarebbe un bel disonore se mi mettessi a correre dietro alle donne come un mandrillo.
GUIDO Ma voi avete vostra moglie.
GIOVANNI Anna vuoi dire? (Pensieroso, poi.) E non sarebbe ancora meglio di dire al dottor Giannottini ch'io vorrei restar morale? Morale come un vecchio sebbene giovine come un giovine?
GUIDO Glielo dirò.
GIOVANNI Naturalmente che non intendo che con ciò sia diminuita l'efficacia dell'operazione quando mi vi ci deciderò.
Devi dunque discutere col dottor Giannottini di due questioni: Egli deve garantirmi che pur facendomi fruire di tutti i vantaggi dell'operazione non ci sia pericolo per la mia moralità, voglio dire la mia rispettabilità.
Eppoi...
Mi pare si discuteva anche di un'altra cosa altrettanto importante.
Ah sí! Io non voglio pagare tanto.
Vorrei ch'egli facesse il prezzo in modo che la giovinezza non dovesse costarmi piú di 80 cent.
all'ora, voglio dire ora di veglia.
GUIDO (a bassa voce perché Rita ch'è piú vicina non lo senta).
Ottanta centesimi all'ora non significano nulla.
Bisognerebbe stabilire un prezzo globale.
GIOVANNI (che non ha inteso).
Che vai dicendo? Io ho detto ottanta centesimi e non un centesimo di piú.
GUIDO (nell'intento di sviare l'attenzione di Rita le parla).
Come è la signora Emma?
RITA Poverina! Ha ancora il cappello in testa perché finora resta sempre abbracciata al suo fanciullo.
(Esce per andare a prendere delle altre stoviglie per la tavola.)
GIOVANNI Lascia stare Emma.
Che mi andavi dicendo? Che a te l'operazione sembrava a buon mercato? Stimo io.
Non sei tu a pagarla.
GUIDO Io non dicevo questo, zio.
Io mi dicevo soltanto che se mi trovassi nei vostri panni, per giudicare del costo dell'operazione aspetterei di averla subita e di essere ringiovanito.
GIOVANNI Questa è veramente buona! Prima fare l'affare e poi vedere se è stato buono o cattivo.
Ehi! T'hanno fatto a te l'operazione per ridurti ai dodici anni? Parli come un bambino.
Che cosa resta a me da fare poi se ad operazione finita scopro di non averne avuto alcun vantaggio? Come restituire la merce protestata?
GUIDO Certo restituirla non si può.
(Ridendo.)
GIOVANNI Tu ridi, canaglia.
A te non tocca né di pagare né di essere tagliato né di vederti demoralizzato.
GUIDO Mi pare che la demoralizzazione la subirei volentieri.
È una cosa lieta quella lí.
Ma poi, zio, perché volete credere che la giovinezza vi farebbe immorale? Siete stato immorale voi da giovine?
GIOVANNI No, certo.
GUIDO Ridiverrete quello che foste allora, né piú né meno.
GIOVANNI Questo è vero.
Se l'operazione non muta il carattere dell'individuo allora...
allora io replicherei una vita pura, senza macchia.
Una bella cosa in fondo come esempio.
Un esempio dovrei ridare e che mi costa...
ma se fosse cosí sarebbe una cosa bellissima.
Io amai una sola donna e la sposai.
GUIDO Zio! Tu dimentichi Margherita di cui mi raccontasti settimane or sono, quella domenica che uscimmo insieme soli.
GIOVANNI (ricordando).
Ah, Margherita.
Ma anche quella io amai di un amore puro.
(Incerto.) Non ti dissi cosí?
GUIDO Certo, mi dicesti cosí ed io anche ci credetti.
GIOVANNI Capisco che per te, barabba, la cosa sembrerebbe incredibile.
Sei di altri tempi tu.
Io trattai Margherita come una santa.
Non Le toccai neppure...
le vesti.
Guardai, amai e le indirizzai qualche poesia.
Non ti dissi cosí?
GUIDO Mi raccontasti che cantavate insieme.
GIOVANNI (incerto).
Sí, ma era la sola cosa che si facesse insieme.
(Poi.) Non ho potuto sposare la poverina.
Tutti nella mia famiglia ce l'avevano con lei perché si moveva civettuolmente.
Che roba! La civetteria non era lassú, ma nelle sue gambe e nel suo busto fatti cosí! Del resto se l'avessi sposata non avrei potuto sposare Anna.
Ma in tutti i casi tutto sarebbe rimasto puro.
Che avessi sposato l'una o l'altra, voglio dire, non sarei stato esposto ad alcun rimprovero.
Io sono puro.
SCENA VENTUNESIMA
EMMA e DETTI.
RITA continua il suo lavoro che la obbliga ad entrare e uscire.
EMMA Padre mio! Io ti prego di perdonare se poco fa ti parlai duramente.
GIOVANNI (rigido).
Io ti posso perdonare.
Io ti perdono.
Io voglio perdonarti.
M'augurasti però la morte.
EMMA (subito piangendo).
No, no, padre mio.
GIOVANNI Io ho la memoria buona.
Mi dicesti: Quando...
Insomma m'augurasti la morte.
Era duro sentirsi augurare la morte dalla propria figliuola.
Duro e anche pericoloso.
Perché non dovrebbe subito essere esaudito l'augurio di morte fatto dalla figlia al suo proprio padre? Fu un colpo dal quale ancora non mi sono rimesso.
E non perché io tema la morte.
Per me la morte non sarebbe altro che il riposo desiderato dopo una lunga vita dedicata al lavoro a vantaggio di voi tutti: Anna, te e il fanciullo.
EMMA (c.s.).
Perdonami, padre mio.
Io in quel momento non sapevo quello che mi dicessi.
M'era stato detto che il figliuolo mio era stato ammazzato.
GIOVANNI (convinto).
Ed egli invece stava benissimo e lo vedesti subito dopo.
EMMA Ma io non potevo saperlo allora.
GIOVANNI (per un momento non sa che dire, poi).
Ma se tu avessi ricordato che da due anni esco giornalmente col fanciullo e che mai è successo nulla, non ti saresti messa ad urlare cosí.
Prima di offendere a quel modo avresti dovuto pensare e studiare.
(Poi.) Io, insomma, col fanciullo non esco piú.
EMMA (dolcemente).
Sí, padre mio.
Sarà meglio cosí.
Non uscirete affatto o io uscirò con voi.
GIOVANNI (colpito, resta senza parole).
Non ti fidi dunque piú di me?
EMMA (piangendo).
Che ho da dirti, padre mio? Io a questo mondo non ho che quel fanciullo.
GIOVANNI Meno male che nel pianto ti confessi.
Padre e madre dunque per te non contano.
EMMA (abbandonandosi su una poltrona).
Come sono infelice! La vita è finita quando si perdette il proprio marito.
GIOVANNI Anch'io perdetti molto quando morí il povero Valentino.
Mi circondava del suo affetto e del suo rispetto.
Già, come sempre, i morti sono i migliori.
Il povero defunto era lieto ch'io ogni giorno uscissi col fanciullo non come te che ora vuoi proibirmi il maggior svago che ho nella mia giornata interminabile.
(Accalorandosi sempre piú e gridando.) E in allora il fanciullo era molto piú giovine che non ora.
Allora non avrebbe saputo correre dietro alle automobili a guardare quello che c'è di sotto.
Perciò quello che avrebbe potuto succedere ora e che non successe avrebbe potuto succedere...
non succedere allora.
(Esitante e malsicuro perché eccitato.)
SCENA VENTIDUESIMA
Dalla sinistra ANNA, dal fondo ENRICO e DETTI
ENRICO Quale bella nuova! Ed io ch'ero arrivato qui col cuore pesante.
È vero che all'ospedale non sapevano nulla di un fanciullo schiacciato da un'automobile ciò che non provava ancora che la disgrazia non fosse successa.
Congratulazioni sincere! Non potevo sperare un risultato migliore della mia lunga corsa.
ANNA Grazie, signor Enrico.
Ella ci trova qui tutti consolati.
ENRICO Ma la signora piange? (Guardando Emma.)
ANNA Dalla consolazione? (Andando ad Emma.)
ENRICO Se sono lacrime dolci, sieno le benvenute.
Lacrime simili possono rischiarare tutta una vita, far dimenticare molti affanni.
EMMA (si stringe nelle spalle con disprezzo).
GIOVANNI (ch'è stato sempre eretto a riflettere senz'ascoltare nessuno ad Emma).
Eppoi un'altra cosa devi pensare.
Io esco da due anni giornalmente col fanciullo.
Dunque il conto è facile: L'accompagnai per 720 volte.
ENRICO 730.
GIOVANNI Dieci piú, dieci meno, non importa.
Qualche cosa prima o poi doveva...
cioè poteva succedere.
Non si può mica sperare di fare per tante volte la stessa cosa e che vada sempre bene.
E adesso vuoi che usciamo in tre! Sarà tanto piú difficile di evitare malanni.
Ebbene io con voi non vengo.
Con me le cose andarono sempre bene.
Ecco che il fanciullo è di là incolume che salta e fa cattiverie mentre tu tuttavia ce l'hai con me.
EMMA Io non l'ho con te, padre mio.
ENRICO Ma Lei, signor Giovanni, deve anche pensare a quello che sarebbe successo se Lei avesse visto giusto.
GIOVANNI (imbarazzato).
Io non ho visto giusto? (Poi.) Ma scusi, che c'entra Lei?
ENRICO (spaventato).
Volevo solo dire...
Io, come amico del povero Valentino vorrei fossero evitati degli altri dispiaceri alla signora Emma.
GIOVANNI Lei vuole adesso farmi credere che Valentino, se fosse vivo, mi darebbe torto? Invece lui mi amava e mi rispettava.
EMMA Ed io non t'amo forse?
ENRICO Ed io proprio perché amico del povero Valentino Le porto il massimo rispetto.
RITA (s'avanza dal fondo).
La zuppa è in tavola.
GIOVANNI E allora assolutamente non capisco perché continuate a infastidirmi con una storia...
che non è avvenuta.
Andiamo a colazione.
Io vado a lavarmi le mani.
(S'avvia verso la sinistra, poi.) Senti, Guido.
Io sono quasi deciso di fare l'operazione.
Con cotesta gente non è possibile di restare vecchi.
Voglio ancora dormirci su, ma è quasi deciso.
Te lo dico io.
GUIDO E allora verrò a sentire domattina.
Quando ci avrai dormito su.
GIOVANNI No, no.
Io per le quattro del pomeriggio avrò deciso.
Intanto tu corri dal Giannottini e metti in ordine quelle due cose, che ti dissi.
Tu le sai quelle cose?
GUIDO Sí, zio.
Il prezzo e la moralità.
GIOVANNI Bravo! Anche la moralità.
E alle quattro ritorni.
Ci mettiamo d'accordo.
Si può farla domani?
GUIDO Subito! Quando lo vuoi.
GIOVANNI Fuori che ad Anna non dirlo a nessuno.
Avranno da un momento all'altro la sorpresa di vedermi giovine.
Voglio vedere se sapranno rispettarmi meglio.
(Poi.) In tre a passeggio! Hai sentito? Insomma gliela farò vedere.
(Esce a sinistra.)
ANNA Che t'ha detto?
GUIDO A Lei, zia, posso dirlo.
È una buonissima notizia.
Lo zio ha deciso di sottoporsi, come noi lo desideravamo, all'operazione.
ANNA Oh, che bella cosa, poverino.
Ma che ne dirà il dottor Raulli.
GUIDO Lasci stare, zia, glielo domanderemo a cosa fatta.
EMMA Che c'è, mamma.
ANNA (ad Emma ma in modo che anche Enrico possa sentire).
Il babbo ha finalmente deciso di sottoporsi all'operazione.
È certo che la fa principalmente allo scopo di poter continuare le care sue passeggiate col bimbo.
EMMA (stupita).
Un'operazione? Quale operazione?
ENRICO È un'operazione con la quale si ottiene il ringiovanimento: un sicuro, pronto ringiovanimento.
Il signor Guido che naturalmente ne sa piú di me Gliela potrà spiegare meglio di me.
(Poi, ipocrita.) Pensi, signora, quale disgrazia abbiamo avuta noi tutti.
Se il povero Valentino non fosse morto sei mesi fa con questa operazione ch'è un taglio da nulla, avrebbe potuto essere salvato.
GUIDO Io sono stato uno dei primi a parlarne qui.
Forse, se non c'ero io, non si sarebbe arrivati in tempo d'applicarla neppure allo zio.
Come sempre io non ci guadagno nulla.
Quando lo zio sarà ringiovanito nessuno si ricorderà di me.
ANNA Finché non hai la laurea naturalmente non ti spetta nulla.
Poi per qualunque sciocchezza che farai sarai pagato.
EMMA (scoppiando in pianto).
A me pare una grande, un'inaudita ingiustizia.
Soli sei mesi dopo il povero Valentino avrebbe potuto riavere la giovinezza che gli spettava.
ENRICO Ciò avviene ogni giorno in medicina, nevvero signor Guido? Due miei fratelli morirono giovanissimi di difterite.
Colpa loro se non seppero attendere il rimedio.
EMMA Già, per Lei andò tutto secondo i Suoi desideri.
ENRICO Io mai desiderai che i miei fratelli morissero.
Lo giuro.
EMMA Mamma, io prenderò la colazione piú tardi.
Ora non saprei mangiare.
Tutte queste agitazioni, i rimproveri del babbo...
Devo riposare.
Pensa tu ad Umbertino.
Lo mando di qua.
Con permesso.
(Inchino leggero e via.)
ANNA Poverina! Già, Lei, signor Biggioni, saprà certo compatirla.
ENRICO Se non faccio altro, io.
E ancora per otto mesi...
ANNA Sí, per otto mesi.
GUIDO Ma mio povero amico, perché le parlaste dell'operazione e subito anche del giovamento che avrebbe potuto ritrarre il povero Valentino? Avevate preveduto tutto e saltaste nel precipizio proprio volendolo.
ENRICO Chissà perché l'ho fatto? È stato piú forte di me.
Ma forse è meglio cosí.
Certo essa avrebbe amato meglio di esserne informata se l'operazione fosse arrivata in tempo per giovare a Valentino, ma questo non era in mio potere.
Non le pare ch'io ho dato la prova di aver fatto presto come ho potuto?
GUIDO Certo, ma era prevedibile ch'essa vi avrebbe ringraziato a quel modo.
ANNA Infatti, Lei, signor Biggioni, ha sbagliato.
Io non avrei detto niente.
SCENA VENTITREESIMA
GIOVANNI e DETTI, poi RITA
GIOVANNI E andiamo a mangiare.
(Va a sedere a capo tavola e Anna l'aiuta a mettersi il tovagliuolo.
Guido siede anche lui mentre Enrico cammina su e giú pensieroso.) E dov'è Emma? Sapete che voglio che tutti sieno puntuali a colazione.
ANNA (imbarazzata).
Ebbe un attacco di nervi.
GIOVANNI Dal dispiacere che non sono morto? A me sembra una vera e propria sconvenienza che non sia a tavola con noi e voglio anzi che tu glielo dica.
Che sia ultima volta.
(A Guido in disparte.) Tu, subito dopo colazione vai dal dottor Giannottini a trattare eppoi vieni a prendermi.
(A Rita che apporta una boccia d'acqua.) Anzi, Rita.
Di' a Fortunato di tenersi pronto con l'automobile per le 16.
Uscirò.
(Poi.) E questa zuppa? (Poi si leva col tovagliuolo allacciato attorno al collo e trascina Anna al proscenio.) Ho deciso, Anna.
Nel mondo moderno non c'è posto per i vecchi.
Farei l'operazione anche se dovesse costarmi la vita.
ANNA (spaventata).
Costare la vita? Se Guido dice ch'è un'operazione da nulla.
GIOVANNI I medici dicono sempre cosí.
Poi, se hanno commesso un errore, lo seppelliscono.
GUIDO (accorre).
Che c'è, zio?
ANNA Lo zio dice che l'operazione implica un pericolo.
(Commossa.) Che bisogno c'è di fare una cosa simile? Se sta bene cosí.
Io non voglio si esponga a pericoli.
GUIDO Macché! Lo zio scherza.
GIOVANNI Lui è un medico o quasi.
Ma già parla come un medico.
Non c'è da fidarsi.
Poi se hanno commesso un errore lo cancellano mettendolo sotto terra.
ENRICO Lo sanno tutti ch'è una cosa da nulla.
Purtroppo! Se cosí non fosse la signora Emma non sarebbe tanto disperata.
GIOVANNI Io qui non capisco una quantità di cose.
Che c'entra Emma? (Rivolto ad Anna senza guardare Enrico.)
ANNA Emma piange perché l'operazione non fu tentata per il povero Valentino.
GIOVANNI Per il povero Valentino? Ma quello lí era marcio fino all'osso che faceva schifo.
Come si poteva tentare una cosa simile con lui? Con me che ho tutto normale, è tutt'altra cosa.
ENRICO (con gioia).
Oh, se Lei avesse il coraggio di dirlo alla signora Emma.
GIOVANNI Dirle che cosa?
ENRICO Che il povero Valentino era purulento.
GIOVANNI Non capisco perché avrei da dirglielo.
(Scaldandosi.) Io ho da dirle tante altre cose e gliele dirò.
(Poi.) Ma fra le tante cose che non capisco...
Come sa Lei ch'io voglio farmi operare? Chi Glielo disse?
ENRICO (dopo un istante d'esitazione).
Me lo disse Lei stesso.
(Giovanni resta muto dalla sorpresa.)
ANNA Signor Biggioni, senza complimenti...
se vuole accomodarsi...
un piatto di minestra...
ENRICO Io non vorrei disturbarla.
Ma d'altronde vorrei dire ancora una parola alla signora Emma prima di andare.
M'ha congedato in un modo tanto strano...
ANNA E allora s'accomodi.
(Enrico siede solo a tavola.)
GIOVANNI Sono stato proprio io a dire dell'operazione a quel signore?
ANNA (esitante).
Mi pare di sí.
GIOVANNI Io non l'avrei invitato a colazione.
M'è antipatico.
Perché pare tanto contento ch'io mi faccia tagliare?
ANNA Crede certo che sia per il tuo bene.
GIOVANNI Come si chiama?
ANNA Biggioni.
Enrico Biggioni.
Ho dovuto invitarlo perché altrimenti non si sarebbe andati a tavola mai piú.
GIOVANNI Capisco.
(Siedono a tavola.
Giovanni guarda verso la finestra.) Quella Rita.
Ha dimenticato di preparare la mia poltrona.
ANNA (suona poi grida).
Rita, Rita...
Margherita.
GIOVANNI Margherita? Si chiama Margherita?
ANNA Eh! Rita! Non lo sapevi?
GIOVANNI Non ci avevo mai pensato.
(Mangia, poi.) Margherita! Curioso.
Una cameriera.
(Mangia ancora, poi.) Sono stato io a mandarla da Fortunato.
(Mangia ma è inquieto.)
ENRICO Vuole che metta io a posto quella poltrona?
GUIDO Ci sono io.
(Si leva.)
ENRICO Sia tanto buono e lasci che faccia io.
(Porta la poltrona alla finestra.) Al sole?
GIOVANNI (subito arrabbiato lascia cadere il cucchiaio nel piatto).
Ma come si figura Lei le cose? Vuole farmi dormire al sole?
ENRICO È subito fatto.
(Sposta la poltrona.)
GIOVANNI Ma non da quella parte.
In mezz'ora il sole raggiungerebbe la poltrona se fosse posta da quella parte.
ENRICO È subito fatto.
Ecco! (Spinge la poltrona verso il proscenio.)
GIOVANNI Non tanto! Non tanto! Vuole mandarmi al polo nord? Ma insomma io voglio avere un po' di calore dal sole e niente della sua luce.
Capisce, Lei? È semplice.
ENRICO È fatto, ecco fatto.
GIOVANNI (di malumore).
Quasi.
ANNA E Umbertino? Bisogna farlo chiamare.
Rita...
Rita...
Margherita.
GIOVANNI (mormora colpito).
Margherita.
VELARIO
IL SOGNO
Stessa stanza.
Il sole è sparito.
Luce debole azzurrigna che illumina le persone che parlano e che ascoltano.
Il dottor Raulli, quattro medici vestiti con i camici da ospedale, Giovanni, e in fondo coricata sulla tavola, dapprima invisibile Rita.
Sulla poltrona il dormente.
GIOVANNI Io vi ho convocati qui...
RAULLI Scusi, mi lasci parlare.
Sappiamo tutto.
Dunque è inutile che Lei parli.
Il paziente si stanca a parlare.
Eppoi non sa parlare.
E se sapesse sarebbe un ingombro.
GIOVANNI Ma senta.
Io voglio dire dell'operazione...
RAULLI Lo sappiamo.
Ne abbiamo trattato finora e siamo tutti d'accordo.
PRIMO MEDICO.
Già, Raulli si lasciò convincere da me...
RAULLI Da te, ma mai piú.
Da te? Sei giovine tu, sei nell'ignoranza.
SECONDO MEDICO.
Veramente sono stato io il primo a parlarne.
TERZO MEDICO.
Lo sapevamo tutti molto prima.
QUARTO MEDICO.
Già, tutti sapevano tutto.
RAULLI E allora siamo d'accordo.
Io posso dire che non volevo l'operazione per il cliente solo perché lo ritenevo già troppo giovine e troppo fresco.
Non dissi cosí? (Imperiosamente a Giovanni.)
GIOVANNI Non mi ricordo bene.
RAULLI Non ve lo dissi a voi già dieci giorni or sono nella commissione psicopatologica?
I MEDICI È vero.
RAULLI Questo paziente fa tutto normale.
GIOVANNI Sí, questo è vero.
Mi costò 50 lire.
RAULLI È vero e costi quello che si vuole.
Eppoi ebbi un'altra esitazione.
A che servirà l'operazione per un uomo che vuole la morale?
GIOVANNI Io dissi cosí parlando con Guido, un giovine...
per l'esempio.
RAULLI Per l'esempio sta bene ma non per altro.
Non bisogna parlarne a Guido e basta.
I MEDICI Non parlarne a Guido.
E basta.
GIOVANNI E gli altri? Mia moglie, mia figlia...
RAULLI (spazientito).
Ma se non si tratta di parlare.
GIOVANNI (con angoscia).
Ma come farò io? Le donne non sono piú quelle della mia adolescenza.
Non vanno piú al pozzo perché ci sono le condutture d'acqua.
RAULLI L'acqua in casa è una misura igienica.
I MEDICI Adesso ce l'ha con le condutture dell'acqua.
Bisogna ringiovanirlo, ringiovanirlo subito.
Leghiamolo e consegnamolo al dottor Giannottini.
GIOVANNI Ma se sono qui per sentire il vostro consiglio.
La visita vi sarà pagata, non dubitate.
RAULLI E non badate alla spesa.
È piccola.
GIOVANNI Non mi pare.
RAULLI Dove avete il vostro libriccino? Avete fatto un calcolo sbagliato.
Datemelo quel libriccino.
GIOVANNI (cercando angosciosamente).
Non l'ho.
RAULLI Ebbene! Io vi dichiaro che l'operazione non costa piú di dieci lire per donna.
GIOVANNI Per donna? Dio mio!
RAULLI Questo vuol dire per donna al posto d'origine.
Le spese di trasporto spettano a voi.
GIOVANNI (rassicurato).
E allora io non le farò trasportare.
RAULLI Questo è un affare vostro.
Anche fra i giovani ci sono di quelli che le fanno trasportare e quelli che le lasciano al posto d'origine.
Padroni tutti a questo mondo.
GIOVANNI Dio sa quello che sono queste donne dai capelli e dalle gonne corti.
RAULLI Le gonne corte non danneggiano e di capelli ne hanno abbastanza per farsi afferrare.
I MEDICI Se ci pensano loro a ribaltarsi!
RAULLI Insomma anch'io voglio l'operazione.
E subito.
Finché tutto è ancora normale.
Altrimenti prendetevi un altro medico.
GIOVANNI E la spesa non si potrebbe ridurre?
RAULLI State contento che sia tanto modica.
Quando uscirà il decreto che imporrà l'operazione a tutti i vecchi di Trieste, allora vedrete.
GIOVANNI Se non mi faccio l'operazione resterei il solo vecchio di Trieste? Sarebbe una posizione superba.
RAULLI No, no, ci sarebbero anche tutti i vecchi che avrebbero fatto fiasco...
operati senza risultato.
GIOVANNI Si capisce che allora non mi conviene restare in una simile compagnia.
RAULLI Dunque? Ha deciso?
GIOVANNI Quasi.
Vorrei ancora pensarci un pochino là, nella mia poltrona quando dormo.
RAULLI Guardi la prima donna che Le riserviamo.
Questa qui è fornita gratis, cioè è compresa nel prezzo dell'operazione.
(Lo conduce alla tavola su cui Rita giace addormentata.)
GIOVANNI Che sconvenienza! Rita che dorme sulla tavola.
RAULLI Cioè Margherita!
GIOVANNI Ah! Margherita.
Allora capisco.
È un'altra cosa.
RAULLI Vi piace?
GIOVANNI Se la conosco! Crebbe in casa mia; quando vi venne era alta cosí.
Certo io non la conoscevo in altro senso.
Io ero un vecchio morale.
Adesso che la guardo...
altrimenti trovo che ha i piedi piccoli.
RAULLI Ah! Ah! L'operazione comincia a produrre i suoi effetti.
(Dà a Giovanni un colpo sulla pancia e subitamente tutte le luci si smorzano.)
VELARIO
ATTO SECONDO
Lo stesso tinello.
Pomeriggio di buon'ora.
SCENA PRIMA
Giovanni entra con un sigaro in bocca.
È vestito molto piú accuratamente che nel Primo atto ed è anche rasato e pettinato.
Cammina piú deciso ma con qualche sforzo.
Entra da sinistra ed esce da destra.
Urta col ginocchio su un tavolo, procede poi zoppicando e invecchiato.
SCENA SECONDA
RITA e FORTUNATO
RITA È il nipote del padrone.
Non posso mica offenderlo.
Lo dicesti tu stesso: Tenerlo alla larga con buona grazia.
È quello che faccio.
FORTUNATO Sí! Ma lo fai con troppo buona grazia.
Graziosa...
civetta.
Ecco quello che sei.
RITA (piangendo).
Come se fossi una bambina.
Come se mi si potesse (singhiozzo)...
senza che me ne accorga.
FORTUNATO Non mi stai piú a sentire, non stai piú attenta a quello che ti dico.
Da otto giorni io non dico piú di tenerlo alla larga con buona grazia.
Io dico di tenerlo alla larga, semplicemente alla larga.
Non c'è piú bisogno della buona grazia.
Hai capito?
RITA (esitante).
No.
FORTUNATO Sei come una vettura dall'accensione sbagliata.
C'è la benzina, c'è il motore, ma non ti muovi.
Vuoi sí o no intendermi? Quando lui vuole spiegarti qualche cosa e ti si caccia accanto, devi semplicemente voltargli le spalle e mandarlo a quel paese.
RITA (stupita).
Oh!
FORTUNATO (imitandola).
Oh!
RITA E la casetta, e la nostra posizione in casa?
FORTUNATO Che c'entra? Noi siamo al servizio della signora Anna che ti vuol bene e del signor Giovanni che ti vuol bene.
RITA Quel vecchio maiale.
FORTUNATO Brava! Quel vecchio maiale!...
RITA Era il nostro caro, buon vecchio delle cui imbecillità ci si divertiva tanto ad onta della sua avarizia ed ora è un vecchio maiale le cui imbecillità fanno schifo.
FORTUNATO (ridendo).
Ma è tanto aggressivo?
RITA È un falsone! Persino in presenza della signora Anna trovò il modo di accarezzarmi.
Iersera mi domandò a quando sarebbero state le nozze e parlando mi prese la mano.
Poi da lí pian pianino s'arrampicò sul braccio fino alla spalla.
Provava.
FORTUNATO Che cosa provava?
RITA Ho capito che provava perché qualche giorno fa mi trovò sola, mi disse che m'amava come una figlia, che avrebbe tutelata la felicità della mia famiglia come un padre...
FORTUNATO Ma bene, per Dio.
RITA Improvvisamente mi domandò di poter provare.
Proprio cosí disse, e tentò subito di darmi un bacio in bocca.
(Forbendosi la bocca.) Schifoso! in bocca! Con quella bocca sdentata!
FORTUNATO Finché ti fa schifo non c'è nulla di male.
(Eppoi.) E come andò la prova?
RITA Che ne so io? Venne la signora Anna e lui per darsi un contegno si mise a drizzarsi il colletto.
Era malsicuro e molto rosso.
Io me ne accorsi ma non la signora Anna.
Pare ch'essa da molti anni non guardi in faccia suo marito.
Si capisce.
FORTUNATO Non agitarti, cara mia.
Io non ci credo a quell'operazione voluta da quel gran dottore ch'è il signor Guido.
Hai pur visto che i denti non gli sono ricresciuti e senza denti non si mangia, sai.
Io lo terrò d'occhio.
Quando vedessi che l'operazione lo ringiovanisse sul serio, gli desse quell'aspetto che io mi so, avviserei la signora Anna perché lo metta all'ordine.
Fino ad allora sta tranquilla.
Del vecchio non mi curo.
Cera una volta nel nostro villaggio un dotto uomo cui tutti ricorrevano quando avevano bisogno di consiglio.
Andò da lui una giovinetta a domandargli come potesse respingere senza troppo offenderlo il settantenne padrone che la insidiava.
Sai quello che il dotto uomo le consigliò?
RITA Ebbene?
FORTUNATO Di aprire le braccia e dire al padrone: Padrone, eccomi qua.
Quello era un uomo! Furbo!
RITA (spaventata).
Ed io dovrei fare cosí?
FORTUNATO.
Non dico questo.
Ti racconto solo che quel padrone fu tutt'altro che incoraggiato da un'offerta simile.
Cosí subito? chiese.
RITA Ma quel vecchio non aveva mica subito un'operazione.
FORTUNATO Lascia stare quell'operazione.
Se egli non si spaventasse della tua proposta e volesse approfittarne, io so che tu sei donna da respingerlo...
almeno finché ti fa schifo.
E quando io m'accorgessi che non fosse piú tale da farti schifo, ci penserebbe la signora Anna.
Quello che intanto esigo è che cessi questa corte del signor Guido.
Noi del signor Guido non abbiamo piú bisogno.
RITA Ma il signor Guido non si cura affatto di me.
FORTUNATO (alzando la voce).
Bada che una bugia simile può farmi credere il peggio.
SCENA TERZA
ANNA seguita da ENRICO e DETTI
ANNA Che cosa significano questi stridi?
FORTUNATO (dopo un'esitazione).
Essa non vuol credere che la signora ha disposto...
che oggi la Sua stanza da letto si faccia in grande.
ANNA Se te l'ho detto anche a te, Rita.
RITA L'avevo dimenticato.
ANNA (rimproverando).
E perciò occorreva di arrivare al punto di farti sgridare dal tuo futuro?
Fortunato e Rita escono.
ENRICO (entra dalla porta di fondo).
Ecco signora il campione di seta che ho saputo trovare.
Ho girato tutta la città e mi pare di aver trovato proprio quello che Le occorre.
Guardi, color grigio-argento.
ANNA (esamina il campione accuratamente).
Sí, sarebbe proprio questo.
Grazie tante signor Enrico.
E costerebbe?
ENRICO (agitato).
Dio mio.
Non ricordo.
Quanto costa di solito?
ANNA Dalle cinquanta alle cinquantacinque lire.
ENRICO (serio).
Io credo di poterlo avere per meno fra le 45 e le 50.
Mi pare di ricordare qualche cosa di simile.
ANNA Badi signor Enrico ch'io non voglio mica dei regali.
M'arrabbierei con Lei se non mi facesse pagare il giusto.
Accetto con riconoscenza ch'Ella m'aiuti nelle mie piccole faccende di casa ma voglio pagare il giusto prezzo.
(Arrabbiandosi.) Non vorrà mica regalarmi dei denari?
ENRICO (avvilito).
E allora sono qui in cinque minuti col prezzo giusto.
ANNA (maternamente).
Vede, signor Enrico, non bisogna strafare.
Anche Emma aveva cominciato a darle degl'incarichi ma le venne il dubbio che quel caffè di prima qualità ch'Ella comperò per casa fosse costato troppo poco.
ENRICO Badi signora ch'io sono commerciante in caffè e che nessuno come me può avere il caffè a quel prezzo.
ANNA Ma c'era qui in visita il signor Alfi ch'è commerciante in caffè e disse ad Emma che gliel'aveva fatto vedere ch'egli a quel prezzo avrebbe comperato subito un carico di caffè intero.
ENRICO E che cosa disse la signora Emma.
ANNA S'arrabbiò molto.
Non è cosí ch'Ella deve trattare.
Io Le avevo detto ch'Ella non doveva fare delle dichiarazioni, mentre regalare il caffè è una vera e propria dichiarazione.
Niente dichiarazioni.
È già molto che può rendersi utile con la Sua attività di cui Le siamo gratissimi.
Oggi Ella potrebbe andare a passeggio con Umbertino perché il nonno non vuole muoversi.
ENRICO A che ora?
ANNA Alle quattro.
ENRICO (guarda l'orologio).
Sta bene.
Avrei però bisogno di un Suo consiglio, Signora.
Io ho trovato un piccolo libro di un dotto protestante che propugna l'abolizione del lutto.
Ha degli argomenti magnifici.
Che ne dice? Potrei offrirlo in dono alla signora Emma? (Le fa vedere un libriccino.)
ANNA (lo prende e lo guarda con interesse).
Io direi di no.
Sarebbe peccato per il bel libriccino.
Verrebbe stracciato.
È tradotto dall'inglese?
ENRICO (con vivacità).
È interessantissimo.
Si figuri che l'autore ebbe la pazienza di calcolare quanto annualmente costi alla nazione inglese il lutto.
Per ogni morto inglese si calcola che in media tre persone prendano il lutto, sieno perciò condannate ad una vita ridotta.
Una quantità enorme di persone che lavorano meno vestono meno o troppo e tutti i vedovi e le vedove cessano di fare dei figli legittimi.
Pensi che danno!
ANNA Io non credo che ora questo libro sia già adatto per Emma.
La farebbe arrabbiare.
Tenga, tenga questo libro per epoche migliori.
ENRICO Ma ci troverebbe anche il suo conforto.
Con quello spirito pratico degli inglesi l'autore propone che il lutto sia abolito subito dopo i funerali ma che in compenso ogni anno, per un'ora intera, in una domenica da stabilire, quando il tempo non costa nulla, tutta la nazione pensi ai propri morti.
Quale compenso! Invece di quel lutto stupido, solitario, il povero Valentino sentirebbe rivolto a sé, una volta all'anno, il pensiero di tutta la nazione!
SCENA QUARTA
GUIDO, EMMA e DETTI
GUIDO Zia il signor Boncini sarà subito qui.
Posso farlo entrare in questo tinello?
ANNA Se Giovanni è d'accordo io non ho nulla in contrario.
EMMA Chi è cotesto signor Boncini?
GUIDO Un futuro cliente del dottor Giannottini.
Vuole prima constatare i risultati ottenuti con l'operazione sullo zio.
EMMA E papà si presta a tale cosa?
GUIDO Perché no? Se non altro per gratitudine al dottor Giannottini che lo trasse da quell'abietto stato di imbecillimento in cui era caduto.
EMMA Io non vedo che finora egli abbia tratto dall'operazione il vantaggio che tu dici.
Egli si tiene meglio, si rade ogni giorno, s'impomata e si profuma ma altro non vedo.
GUIDO E che cosa vorresti vedere? Che lo zio si metta a correre dietro alle donne?
EMMA Voi miravate a questo, voi volevate questo.
ANNA (spaventata).
Io spero di no.
Nessuno ha mai detto una cosa simile.
GUIDO (esitante).
No! Una cosa simile non si disse mai.
Non c'era la possibilità di dirla.
Senta, zia.
Correva da giovine lo zio dietro alle donne?
ANNA (esitante).
No.
EMMA Ma si sposò.
Mamma mia.
Corse a te.
ANNA Ed io a lui...
mi pare.
EMMA E se l'operazione riuscisse come costoro desiderano che cosa avverrebbe ora.
ANNA Che vai parlando? Giovanni è un uomo morale.
Fu morale da giovine e da vecchio e se ridiverrà giovane sarà quello ch'è già stato.
EMMA Per fortuna, mamma mia, io a quelle operazioni non credo.
Ammetto che avrebbero potuto giovare a Valentino, ma a un vecchio vero...
Lo falsifica, lo turba, ma la giovinezza non può piú spettargli.
ANNA Dio mio! Non la vera giovinezza.
Già l'esperienza di Giovanni impedisce ch'egli possa divenire uno di quei veri giovini che fanno dei malanni e danneggiano la propria e le famiglie altrui.
Ma è già meglio, meno distratto, meno assorto.
Non t'accorgi che ora potresti piú facilmente fidargli Umbertino?
EMMA (con grande amarezza).
Potrei, sí, potrei.
Ma egli del fanciullo non ne vuol piú sapere.
Ha l'ora del bagno, l'ora del massaggio e anche l'ora della ginnastica.
Ieri lo colsi che davanti allo specchio si forzava di contorcersi.
In verità non è un grande ginnasta e finí per terra in modo che dovetti aiutarlo a rialzarsi.
ANNA Ma è buono, profondamente buono.
Guarda, ingrata che sei, oggi esigette che io vada a portare dei fiori sulla tomba del povero Valentino.
Mi disse che sentiva una maggiore venerazione per i morti ora che da loro di tanto s'allontana.
Io, al sentirlo parlare ebbi le lacrime agli occhi e accettai subito di andare per lui, risparmiandogli la via polverosa del cimitero.
EMMA S'allontana dai morti.
Ha anche questo sentimento.
Viene ingannato e gli si toglie il rimpianto e il dolore, la vera ragione di vivere.
Egli pensa: Valentino è morto! Tanto peggio per lui! (Poi.) E perché non va lui stesso al cimitero?
ANNA Dio mio! Lui è piú vecchio di me e bisogna risparmiargli le fatiche.
EMMA (ride rabbiosamente).
Ah! Ah! È vecchio.
GUIDO Sai, Emma.
Dopo tre settimane non si può ancora sperare di aver ottenuto tutto l'effetto dall'operazione.
Chissà che da qui ad un paio di settimane non sia lui che sappia risparmiare delle fatiche alla zia?
EMMA (pensierosa).
Sarebbe terribile! Avrei perduto anche il padre.
ANNA Io non capisco quello che vuoi dire.
Riavresti il padre piú forte piú giovine, piú capace di proteggerti ed aiutarti.
EMMA Oh, mamma mia, come sei ingenua.
GUIDO Neppur io che certo non sono ingenuo non ti capisco.
ENRICO (con sentimento).
Io capisco la signora.
Essa vuol dire che quando un padre ringiovanisce perde l'altruismo e l'affetto ch'è proprio del vecchio il quale precisamente dai morti non s'allontana.
EMMA (singhiozzando).
Grazie signor Enrico.
Lei ha espresso proprio il mio pensiero.
ANNA (con una certa soddisfazione).
Ne ho piacere!
EMMA (violentemente).
Di che? Di che hai piacere?
ANNA Dicevo cosí per dire.
Pensavo a tutt'altra cosa.
SCENA QUINTA
RITA e DETTI
RITA C'è fuori un certo signor Boncini che domanda di vedere il signor Guido.
GUIDO (uscendo).
Eccomi! Eccomi! Sono da lui.
Mi faccia il piacere, Rita.
Avvisi anche lo zio.
(Rita esce da sinistra e Guido dal fondo.)
SCENA SESTA
EMMA, ENRICO e ANNA
EMMA Io non voglio neppure conoscere questo signore.
Un altro vecchio che ambisce la giovinezza.
Arrivederci.
(Leggero saluto ad Enrico ed esce alla destra.)
ENRICO Dio mio! Lei signora Anna m'ha guastato un grande piacere.
Era la prima volta che la signora Emma mi desse ragione.
ANNA Mi scusi, signor Enrico.
So che il mio intervento fu veramente deplorevole.
Che vuole farci? Sbagliò tante volte Lei ch'è il principale interessato.
È naturale che mi sbagli anch'io.
ENRICO Ha visto com'è maleducata quella Sua figliuola! Sulla sua faccina brillava tutta quell'ira tanto immeritata.
Adorabile! (Pensieroso.) E forse io sono legato a lei anche da tante sue cattive qualità.
Io posso averla con Valentino.
Ma talvolta mi verrebbe voglia d'essere al suo posto.
ANNA Povero signor Enrico.
Ma si ripeterà la buona occasione e prometto di stare attenta.
Abbia pazienza.
Intanto io vado di là.
Non saprei proprio che fare durante questa inchiesta.
SCENA SETTIMA
GIOVANNI e DETTI
Giovanni è vestito di un elegante pijama.
GIOVANNI Perché te ne vai? È una bella seccatura cotesta.
Mi vi sottomisi solo per compiacere Guido cui devo tanto.
Solo non ho ben capito se il vecchio che viene è già operato o no.
ENRICO Non è ancora operato.
Viene anzi a vedere l'effetto che ha fatto a Lei l'operazione.
GIOVANNI E come potrà giudicarne se non m'ha conosciuto prima?
ENRICO Il signor Guido si è procurata quella fotografia che Le fecero poco prima dell'operazione.
GIOVANNI Mi fecero una fotografia? Ah, sí! La vidi anche.
È un orrore.
Ero pieno di spavento di quello che mi stava per accadere.
Vi è stampato il terrore.
ENRICO Tanto meglio se è cosí.
Cosí la differenza si vedrà meglio.
GIOVANNI Tanto meglio? A me non pare.
Io vorrei distruggere quella fotografia.
ANNA Io mi ritiro per un istante nella mia stanza eppoi vado subito al cimitero.
GIOVANNI Ma non c'è fretta.
Il cimitero è là di giorno e di notte a libera disposizione di tutti coloro che vogliono andarci.
ANNA È meglio ch'io vada prima e sia di ritorno di qui a un'oretta.
GIOVANNI Ma prenditela comoda.
Io vorrei tu vada anche alla tomba dei miei genitori.
Vai anche su quella di nostro cugino Antonio che morí a 34 anni.
Aspetta.
Ricordi la povera Ricciardi, quella che morí pochi anni or sono...
ANNA Trent'anni fa, vuoi dire.
GIOVANNI (incantato).
Trent'anni! Già per essa il tempo non fu né lungo né breve.
Te ne prego.
Saluta anche la sua tomba, poverina.
Non lasciò nessuno che preghi per lei.
ANNA Lo farò, lo farò, mio buon Giovanni.
SCENA OTTAVA
GIOVANNI, ENRICO, GUIDO e BONCINI
BONCINI (continuando il suo discorso con Guido).
Badi che un negoziante d'imballaggi vuoti è sempre il piú furbo dei negozianti.
Deve andar a cercare dove rimangono a disposizione privi d'uso gl'imballaggi e trovare poi dove occorrono.
Indovinare se occorrono urgentemente per sapersi regolare nel prezzo.
Dev'essere basso se sono sostituibili, alto se non lo sono.
E cosí via.
GUIDO Ma qui non si tratta di bottami.
BONCINI Un po' di bottame siamo tutti.
GIOVANNI Scusi ma io non sono d'accordo.
BONCINI (ad Enrico guardandolo con compiacenza e confrontandolo con una fotografia che ha in mano).
E Lei avrebbe settant'anni?
ENRICO Mai piú! Io ne ho appena trentotto.
BONCINI (a Guido).
E allora che scopo c'era di operarlo?
GIOVANNI L'operato son io.
BONCINI (porgendogli la mano).
Ho piacere di fare la Sua conoscenza.
(Guido presenta.)
BONCINI (dopo una lunga pausa durante la quale lo confronta con la fotografia).
Certo, una certa miglioria c'è.
Lei si trovava in pessime condizioni.
Aveva perduto dei cerchi e delle doghe.
Era un bottame veramente malandato.
GIOVANNI Che dice? Non capisco? (Poi arrabbiato.) Ma Lei ha urgentemente bisogno dell'operazione.
Non sente come Lei parla? Vada, corra a farsi operare.
BONCINI (buono e mite).
Ma io non volevo offenderla.
Capisco anche che Lei non abbia potuto intendermi.
Io usavo di parole tratte dal mio mestiere che Lei non conosce.
Lei ha permesso ch'io La veda per assistermi in un passo molto importante nella vita di un vecchio.
Gliene sono molto grato.
GIOVANNI L'ho fatto per far piacere a questo mio nipote.
BONCINI Capisco che non l'ha fatto per me ma pure a me sembra che anch'io merito un po' la Sua considerazione.
Abbiamo la stessa età.
C'è una sola differenza fra noi due.
Lei è operato ed io non lo sono.
Ma fra persone della stessa età ci si dovrebbe amare.
Dove si va a finire se anche Lei vecchio tiene per i giovini? I giovini avrebbero tutto, anche l'appoggio dei vecchi.
GIOVANNI (rabbonito).
Io (esitante) non Le voglio male.
Vede che mi presto ad aiutarla.
Ma io non posso piú tenere per i vecchi.
Non dico di tenere per i giovini.
Se sono giovine sono anche vecchio.
Insomma...
Si faccia operare eppoi veramente staremo insieme.
Saremo della stessa classe.
GUIDO Certo adesso la Società si divide in giovani vecchi e vecchi giovani.
GIOVANNI Proprio cosí.
Io sono un vecchio giovine.
(Ridendo.) Ci sono anche dei giovani vecchi.
(A Guido accennando Enrico.) Quel signore...
Come si chiama?
GUIDO Biggioni.
GIOVANNI È vecchio ad onta della sua età.
Perciò m'è antipatico.
Dev'essersi fatto operare alla rovescia per diventare tanto vecchio.
L'abbiamo sempre fra i piedi.
È innamorato.
BONCINI (ch'era piú vicino ai due e ha sentito).
Un vecchio...
innamorato? Ma se è innamorato non è piú vecchio.
GIOVANNI Lei non se ne intende.
Anche gl'innamorati possono essere vecchi.
Il giovine vero, ama le donne, sí, ma ci pensa di tempo in tempo.
Non sempre.
GUIDO Questo è fisiologicamente giusto.
La prova della forza sta precisamente nella sua manifestazione a tempo e luogo.
BONCINI (esitante).
Pensate che sia proprio cosí? (Poi deciso.) Ma allora io non mi faccio piú operare.
Buon giorno, signore.
GIOVANNI Che cosa gli salta?
GUIDO Se vuole se ne vada.
Ma dopo di aver disturbato lo zio in questo modo mi pare poco cortese di togliere a questo modo l'intervista.
BONCINI Ebbene, mi permetta d'indirizzare qualche domanda a Suo zio.
Ma Lei non s'inframetta.
Signor Chierici! Ella non rimpiange di aver speso tanto per quell'operazione? Questo, questo è il nodo della questione.
GIOVANNI Io me ne infischio che Lei abbia a farsi operare o meno.
Io non ci guadagno nulla.
Ma giacché Lei cortesemente me ne fa domanda Le confesserò ch'io ancora fermamente credo che il dottor Giannottini domandi troppo per la sua operazione.
È un grosso imbroglione.
GUIDO Che dice zio?
GIOVANNI È la verità ch'io dico.
Ma però visto che il dottor Giannottini è il solo che sappia fare perfettamente tale operazione, si capisce che ne approfitti.
Farei lo stesso anch'io al suo posto.
Anzi, lo feci già.
Una volta ero il solo in piazza che avessi avuto pronta una certa merce...
ENRICO Del caffè.
GIOVANNI No tutt'altra cosa...
in casse...
Non ricordo...
BONCINI Se non ricorda è un brutto segno.
GIOVANNI (a Guido).
Che cosa va dicendo?
BONCINI Anche l'udito sembra debole.
GUIDO (cattedralmente).
L'udito e la memoria sono gli ultimi a guarire.
GIOVANNI La vita è ringiovanita.
Da me tutto è piú giovine.
Il costo dell'operazione? Io già faccio musina per rifarla di qui a dieci anni.
Non ne vedo l'ora.
E di qui a venti e di qui a trenta ancora.
Certo vivrò sempre nella speranza che il costo dell'operazione diminuisca.
E - lo dissi anche al dottor Giannottini - se egli continuerà a tener alti i prezzi, io passerò senz'alcun riguardo alla concorrenza.
GUIDO Non Le pare che questa sia l'espressione di un giovine?
BONCINI Non mi pare.
Io non sono ancora operato eppure compero i miei imballaggi dove sono piú a buon mercato.
GIOVANNI È convinto? (A Guido poi a Boncini.) Io non sapevo neppure quello che fosse la giovinezza.
La ritrovai! Venne a me calda e dolce.
Ora ricordo come era.
Come ricordo! (Assorto.)
GUIDO Bravo, zio.
BONCINI Scusi! Veniamo alla cosa principale.
Come va con le donne?
GIOVANNI Con che cosa?
GUIDO Con le donne.
GIOVANNI Le donne? Perché mi parla delle donne? Che c'entrano le donne? Io posso essere un giovine, ma sono sempre un giovine rispettabile.
BONCINI (disperato).
Anche dopo l'operazione?
GIOVANNI Piú che mai.
GUIDO &nb