COMMEDIE, di Italo Svevo - pagina 72
...
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Ma devi parlare con quel dottore...
quel mago...
come si chiama?
GUIDO Giannottini.
GIOVANNI Giannottini perché si metta una mano sulla coscienza...
GUIDO (fermo).
Non si può, zio.
Non si può aspettarsi un ribasso.
Il Giannottini ha delle grandi spese.
Anche la réclame gli costa molto.
GIOVANNI Non capisco perché io debba pagare la réclame al dottor Giannottini.
Che c'entro io? Con me la réclame non c'entra.
Io, fui...
reclamato da te.
Ti paga a te il dottor Giannottini?
GUIDO Giuro zio che a me non dà nulla.
GIOVANNI (pacifico).
Lo sapevo.
Te lo credo.
Tu cui io regalo tutto per amore al mio defunto fratello non puoi voler guadagnare...
sul mio...
sangue.
Proprio si può dire cosí.
E allora le dedurrà lui queste spese di réclame che non mi riguardano.
GUIDO (pensieroso).
Tenterò, ma ho paura...
GIOVANNI E allora io non faccio adesso l'operazione.
Dacché ho abbandonato gli affari ho giurato di non fare mai piú dei cattivi affari.
Ho tutto il giorno di tempo io e posso dunque pensarci.
Tu mi spiegasti che con l'operazione si ringiovanisce esattamente del 20 per cento.
Se io faccio l'operazione oggi a 74 anni giorni piú giorni meno guadagno quattordici anni e mezzo precisi.
Guarda, guarda.
(Scartabella nel libriccino.) Ecco qui! Ho fatto una nota esatta.
Di ogni anno che so ritardare l'operazione io guadagno 73 giorni finché a 100 anni arriverei ad avere il massimo rendimento con una diminuzione addirittura di 20 anni completi.
Guarda la tabella.
Arrivo fino ai 120 anni.
Mi seccai e interruppi il lavoro.
GUIDO (ridendo discretamente).
Bella la tabella.
Mi piace.
GIOVANNI Puoi rivederla.
È esatta.
Tenni il debito conto degli anni bisestili.
Ed io aspetto.
In complesso sto abbastanza bene.
Le gambe mi servono abbastanza bene.
Dovevi vedermi correre a casa in cerca di soccorso questa mattina.
Arrivai in un lampo.
Non volevo crederci che questa fosse già casa mia.
Lo stomaco è in ottime condizioni.
GUIDO Da qualche tempo Lei però non cena.
GIOVANNI Ma è per dormire meglio.
GUIDO E quegli eterni purganti...
GIOVANNI I purganti sono una buonissima cosa.
In quanto alla testa, hai visto or ora quella tabella.
Chi saprebbe farla meglio, piú chiara, piú evidente? Qui gli anni che avrei, poi gli anni con le decimali da dedursi eppoi il netto.
Io resto come sono.
GUIDO E allora, zio, io ho fatto il mio dovere di medico e non c'è bisogno di dire altro.
GIOVANNI Ma parliamone ancora.
Questo non costa nulla.
A quest'ora, io so tutto dell'operazione.
Ne ho parlato con parecchi.
Prima di fare l'operazione c'è un'altra cosa da vedere.
Ah! moscardino! Tu me la volevi fare!
GUIDO Che cosa, zio?
GIOVANNI L'operazione.
E non mi avevi detto che ad operazione fatta io potrei disonorare i miei capelli bianchi correndo al pozzo.
GUIDO Al pozzo?
GIOVANNI Sí, al pozzo in cerca delle serve.
GUIDO (intendendo).
Ah! Vuole dire questo? (Ride.) Ma non si parla piú del pozzo perché le serve non ci vanno piú.
GIOVANNI E che m'importa? Tu vorresti disonorarmi.
Questo tu vuoi.
Mentre io non lo voglio.
Certo a me piacerebbe di vivere lungamente e bene, ma non mica a costo della mia rispettabilità.
GUIDO Ma Lei parla di rispettabilità e intende vecchiaia.
Lei, zio, è tanto vecchio che ama la vecchiaia.
Non potrebbe essere altrimenti.
È forse rispettabile questo atteggiamento dei vecchi - se atteggiamento può dirsi - verso le donne? Io, giovine, non lo penso.
Ciò avviene perché sono giovine.
Io non amo la vecchiaia e quando Lei sarà giovine non l'amerà neppure Lei: La vecchiaia inerte, debole, sucida.
GIOVANNI (ribellandosi).
Come parli ragazzaccio? Inerte? Perché inerte? Perché la virtú è piú tranquilla del vizio.
Non per altro.
L'assassino è sempre meno inerte dell'assassinato.
Si capisce.
GUIDO Uno di essi è addirittura morto.
GIOVANNI Ma parlo di lui quando non è ancora morto.
GUIDO Capisco, zio.
Volevo scherzare.
GIOVANNI E quali altre insolenze lanciasti alla vecchiaia? Ah! sí! La dicesti sucida.
Io mi lavo piú di qualunque giovine.
Le mani me le lavo quattro volte al giorno.
Dove si andrebbe altrimenti coi microbi? Io credo anzi che la mia grande salute io la debbo alla mia accuratezza.
Ogni volta mi lavo le mani in tre acque.
GUIDO Io non volevo parlare di voi zio.
Parlavo degli animali che non sono guidati che dal loro istinto.
Si sa che il topo vecchio non si lava e poco dopo operato si mette a lavarsi affannosamente.
GIOVANNI Si vede che la vecchiaia dei topi è tutt'altra cosa.
Vedrai anche tu che, invecchiando, tutte le tue buone qualità andranno aumentando mentre le tue cattive s'attenueranno fino a sparire.
Chi mi dice che l'operazione del dottor Giannottini non m'apporti delle qualità che disonorino i miei capelli bianchi? Sarebbe un bel disonore se mi mettessi a correre dietro alle donne come un mandrillo.
GUIDO Ma voi avete vostra moglie.
GIOVANNI Anna vuoi dire? (Pensieroso, poi.) E non sarebbe ancora meglio di dire al dottor Giannottini ch'io vorrei restar morale? Morale come un vecchio sebbene giovine come un giovine?
GUIDO Glielo dirò.
GIOVANNI Naturalmente che non intendo che con ciò sia diminuita l'efficacia dell'operazione quando mi vi ci deciderò.
Devi dunque discutere col dottor Giannottini di due questioni: Egli deve garantirmi che pur facendomi fruire di tutti i vantaggi dell'operazione non ci sia pericolo per la mia moralità, voglio dire la mia rispettabilità.
Eppoi...
Mi pare si discuteva anche di un'altra cosa altrettanto importante.
Ah sí! Io non voglio pagare tanto.
Vorrei ch'egli facesse il prezzo in modo che la giovinezza non dovesse costarmi piú di 80 cent.
all'ora, voglio dire ora di veglia.
GUIDO (a bassa voce perché Rita ch'è piú vicina non lo senta).
Ottanta centesimi all'ora non significano nulla.
Bisognerebbe stabilire un prezzo globale.
GIOVANNI (che non ha inteso).
Che vai dicendo? Io ho detto ottanta centesimi e non un centesimo di piú.
GUIDO (nell'intento di sviare l'attenzione di Rita le parla).
Come è la signora Emma?
RITA Poverina! Ha ancora il cappello in testa perché finora resta sempre abbracciata al suo fanciullo.
(Esce per andare a prendere delle altre stoviglie per la tavola.)
GIOVANNI Lascia stare Emma.
Che mi andavi dicendo? Che a te l'operazione sembrava a buon mercato? Stimo io.
Non sei tu a pagarla.
GUIDO Io non dicevo questo, zio.
Io mi dicevo soltanto che se mi trovassi nei vostri panni, per giudicare del costo dell'operazione aspetterei di averla subita e di essere ringiovanito.
GIOVANNI Questa è veramente buona! Prima fare l'affare e poi vedere se è stato buono o cattivo.
Ehi! T'hanno fatto a te l'operazione per ridurti ai dodici anni? Parli come un bambino.
Che cosa resta a me da fare poi se ad operazione finita scopro di non averne avuto alcun vantaggio? Come restituire la merce protestata?
GUIDO Certo restituirla non si può.
(Ridendo.)
GIOVANNI Tu ridi, canaglia.
A te non tocca né di pagare né di essere tagliato né di vederti demoralizzato.
GUIDO Mi pare che la demoralizzazione la subirei volentieri.
È una cosa lieta quella lí.
Ma poi, zio, perché volete credere che la giovinezza vi farebbe immorale? Siete stato immorale voi da giovine?
GIOVANNI No, certo.
GUIDO Ridiverrete quello che foste allora, né piú né meno.
GIOVANNI Questo è vero.
Se l'operazione non muta il carattere dell'individuo allora...
allora io replicherei una vita pura, senza macchia.
Una bella cosa in fondo come esempio.
Un esempio dovrei ridare e che mi costa...
ma se fosse cosí sarebbe una cosa bellissima.
Io amai una sola donna e la sposai.
GUIDO Zio! Tu dimentichi Margherita di cui mi raccontasti settimane or sono, quella domenica che uscimmo insieme soli.
GIOVANNI (ricordando).
Ah, Margherita.
Ma anche quella io amai di un amore puro.
(Incerto.) Non ti dissi cosí?
GUIDO Certo, mi dicesti cosí ed io anche ci credetti.
GIOVANNI Capisco che per te, barabba, la cosa sembrerebbe incredibile.
Sei di altri tempi tu.
Io trattai Margherita come una santa.
Non Le toccai neppure...
le vesti.
Guardai, amai e le indirizzai qualche poesia.
Non ti dissi cosí?
GUIDO Mi raccontasti che cantavate insieme.
GIOVANNI (incerto).
Sí, ma era la sola cosa che si facesse insieme.
(Poi.) Non ho potuto sposare la poverina.
Tutti nella mia famiglia ce l'avevano con lei perché si moveva civettuolmente.
Che roba! La civetteria non era lassú, ma nelle sue gambe e nel suo busto fatti cosí! Del resto se l'avessi sposata non avrei potuto sposare Anna.
Ma in tutti i casi tutto sarebbe rimasto puro.
Che avessi sposato l'una o l'altra, voglio dire, non sarei stato esposto ad alcun rimprovero.
Io sono puro.
SCENA VENTUNESIMA
EMMA e DETTI.
RITA continua il suo lavoro che la obbliga ad entrare e uscire.
EMMA Padre mio! Io ti prego di perdonare se poco fa ti parlai duramente.
GIOVANNI (rigido).
Io ti posso perdonare.
Io ti perdono.
Io voglio perdonarti.
M'augurasti però la morte.
EMMA (subito piangendo).
No, no, padre mio.
GIOVANNI Io ho la memoria buona.
Mi dicesti: Quando...
Insomma m'augurasti la morte.
Era duro sentirsi augurare la morte dalla propria figliuola.
Duro e anche pericoloso.
Perché non dovrebbe subito essere esaudito l'augurio di morte fatto dalla figlia al suo proprio padre? Fu un colpo dal quale ancora non mi sono rimesso.
E non perché io tema la morte.
Per me la morte non sarebbe altro che il riposo desiderato dopo una lunga vita dedicata al lavoro a vantaggio di voi tutti: Anna, te e il fanciullo.
EMMA (c.s.).
Perdonami, padre mio.
Io in quel momento non sapevo quello che mi dicessi.
M'era stato detto che il figliuolo mio era stato ammazzato.
GIOVANNI (convinto).
Ed egli invece stava benissimo e lo vedesti subito dopo.
EMMA Ma io non potevo saperlo allora.
GIOVANNI (per un momento non sa che dire, poi).
Ma se tu avessi ricordato che da due anni esco giornalmente col fanciullo e che mai è successo nulla, non ti saresti messa ad urlare cosí.
Prima di offendere a quel modo avresti dovuto pensare e studiare.
(Poi.) Io, insomma, col fanciullo non esco piú.
EMMA (dolcemente).
Sí, padre mio.
Sarà meglio cosí.
Non uscirete affatto o io uscirò con voi.
GIOVANNI (colpito, resta senza parole).
Non ti fidi dunque piú di me?
EMMA (piangendo).
Che ho da dirti, padre mio? Io a questo mondo non ho che quel fanciullo.
GIOVANNI Meno male che nel pianto ti confessi.
Padre e madre dunque per te non contano.
EMMA (abbandonandosi su una poltrona).
Come sono infelice! La vita è finita quando si perdette il proprio marito.
GIOVANNI Anch'io perdetti molto quando morí il povero Valentino.
Mi circondava del suo affetto e del suo rispetto.
Già, come sempre, i morti sono i migliori.
Il povero defunto era lieto ch'io ogni giorno uscissi col fanciullo non come te che ora vuoi proibirmi il maggior svago che ho nella mia giornata interminabile.
(Accalorandosi sempre piú e gridando.) E in allora il fanciullo era molto piú giovine che non ora.
Allora non avrebbe saputo correre dietro alle automobili a guardare quello che c'è di sotto.
Perciò quello che avrebbe potuto succedere ora e che non successe avrebbe potuto succedere...
non succedere allora.
(Esitante e malsicuro perché eccitato.)
SCENA VENTIDUESIMA
Dalla sinistra ANNA, dal fondo ENRICO e DETTI
ENRICO Quale bella nuova! Ed io ch'ero arrivato qui col cuore pesante.
È vero che all'ospedale non sapevano nulla di un fanciullo schiacciato da un'automobile ciò che non provava ancora che la disgrazia non fosse successa.
Congratulazioni sincere! Non potevo sperare un risultato migliore della mia lunga corsa.
ANNA Grazie, signor Enrico.
Ella ci trova qui tutti consolati.
ENRICO Ma la signora piange? (Guardando Emma.)
ANNA Dalla consolazione? (Andando ad Emma.)
ENRICO Se sono lacrime dolci, sieno le benvenute.
Lacrime simili possono rischiarare tutta una vita, far dimenticare molti affanni.
EMMA (si stringe nelle spalle con disprezzo).
GIOVANNI (ch'è stato sempre eretto a riflettere senz'ascoltare nessuno ad Emma).
Eppoi un'altra cosa devi pensare.
Io esco da due anni giornalmente col fanciullo.
Dunque il conto è facile: L'accompagnai per 720 volte.
ENRICO 730.
GIOVANNI Dieci piú, dieci meno, non importa.
Qualche cosa prima o poi doveva...
cioè poteva succedere.
Non si può mica sperare di fare per tante volte la stessa cosa e che vada sempre bene.
E adesso vuoi che usciamo in tre! Sarà tanto piú difficile di evitare malanni.
Ebbene io con voi non vengo.
Con me le cose andarono sempre bene.
Ecco che il fanciullo è di là incolume che salta e fa cattiverie mentre tu tuttavia ce l'hai con me.
EMMA Io non l'ho con te, padre mio.
ENRICO Ma Lei, signor Giovanni, deve anche pensare a quello che sarebbe successo se Lei avesse visto giusto.
GIOVANNI (imbarazzato).
Io non ho visto giusto? (Poi.) Ma scusi, che c'entra Lei?
ENRICO (spaventato).
Volevo solo dire...
Io, come amico del povero Valentino vorrei fossero evitati degli altri dispiaceri alla signora Emma.
GIOVANNI Lei vuole adesso farmi credere che Valentino, se fosse vivo, mi darebbe torto? Invece lui mi amava e mi rispettava.
EMMA Ed io non t'amo forse?
ENRICO Ed io proprio perché amico del povero Valentino Le porto il massimo rispetto.
RITA (s'avanza dal fondo).
La zuppa è in tavola.
GIOVANNI E allora assolutamente non capisco perché continuate a infastidirmi con una storia...
che non è avvenuta.
Andiamo a colazione.
Io vado a lavarmi le mani.
(S'avvia verso la sinistra, poi.) Senti, Guido.
Io sono quasi deciso di fare l'operazione.
Con cotesta gente non è possibile di restare vecchi.
Voglio ancora dormirci su, ma è quasi deciso.
Te lo dico io.
GUIDO E allora verrò a sentire domattina.
Quando ci avrai dormito su.
GIOVANNI No, no.
Io per le quattro del pomeriggio avrò deciso.
Intanto tu corri dal Giannottini e metti in ordine quelle due cose, che ti dissi.
Tu le sai quelle cose?
GUIDO Sí, zio.
Il prezzo e la moralità.
GIOVANNI Bravo! Anche la moralità.
E alle quattro ritorni.
Ci mettiamo d'accordo.
Si può farla domani?
GUIDO Subito! Quando lo vuoi.
GIOVANNI Fuori che ad Anna non dirlo a nessuno.
Avranno da un momento all'altro la sorpresa di vedermi giovine.
Voglio vedere se sapranno rispettarmi meglio.
(Poi.) In tre a passeggio! Hai sentito? Insomma gliela farò vedere.
(Esce a sinistra.)
ANNA Che t'ha detto?
GUIDO A Lei, zia, posso dirlo.
È una buonissima notizia.
Lo zio ha deciso di sottoporsi, come noi lo desideravamo, all'operazione.
ANNA Oh, che bella cosa, poverino.
Ma che ne dirà il dottor Raulli.
GUIDO Lasci stare, zia, glielo domanderemo a cosa fatta.
EMMA Che c'è, mamma.
ANNA (ad Emma ma in modo che anche Enrico possa sentire).
Il babbo ha finalmente deciso di sottoporsi all'operazione.
È certo che la fa principalmente allo scopo di poter continuare le care sue passeggiate col bimbo.
EMMA (stupita).
Un'operazione? Quale operazione?
ENRICO È un'operazione con la quale si ottiene il ringiovanimento: un sicuro, pronto ringiovanimento.
Il signor Guido che naturalmente ne sa piú di me Gliela potrà spiegare meglio di me.
(Poi, ipocrita.) Pensi, signora, quale disgrazia abbiamo avuta noi tutti.
Se il povero Valentino non fosse morto sei mesi fa con questa operazione ch'è un taglio da nulla, avrebbe potuto essere salvato.
GUIDO Io sono stato uno dei primi a parlarne qui.
Forse, se non c'ero io, non si sarebbe arrivati in tempo d'applicarla neppure allo zio.
Come sempre io non ci guadagno nulla.
Quando lo zio sarà ringiovanito nessuno si ricorderà di me.
ANNA Finché non hai la laurea naturalmente non ti spetta nulla.
Poi per qualunque sciocchezza che farai sarai pagato.
EMMA (scoppiando in pianto).
A me pare una grande, un'inaudita ingiustizia.
Soli sei mesi dopo il povero Valentino avrebbe potuto riavere la giovinezza che gli spettava.
ENRICO Ciò avviene ogni giorno in medicina, nevvero signor Guido? Due miei fratelli morirono giovanissimi di difterite.
Colpa loro se non seppero attendere il rimedio.
EMMA Già, per Lei andò tutto secondo i Suoi desideri.
ENRICO Io mai desiderai che i miei fratelli morissero.
Lo giuro.
EMMA Mamma, io prenderò la colazione piú tardi.
Ora non saprei mangiare.
Tutte queste agitazioni, i rimproveri del babbo...
Devo riposare.
Pensa tu ad Umbertino.
Lo mando di qua.
Con permesso.
(Inchino leggero e via.)
ANNA Poverina! Già, Lei, signor Biggioni, saprà certo compatirla.
ENRICO Se non faccio altro, io.
E ancora per otto mesi...
ANNA Sí, per otto mesi.
GUIDO Ma mio povero amico, perché le parlaste dell'operazione e subito anche del giovamento che avrebbe potuto ritrarre il povero Valentino? Avevate preveduto tutto e saltaste nel precipizio proprio volendolo.
ENRICO Chissà perché l'ho fatto? È stato piú forte di me.
Ma forse è meglio cosí.
Certo essa avrebbe amato meglio di esserne informata se l'operazione fosse arrivata in tempo per giovare a Valentino, ma questo non era in mio potere.
Non le pare ch'io ho dato la prova di aver fatto presto come ho potuto?
GUIDO Certo, ma era prevedibile ch'essa vi avrebbe ringraziato a quel modo.
ANNA Infatti, Lei, signor Biggioni, ha sbagliato.
Io non avrei detto niente.
SCENA VENTITREESIMA
GIOVANNI e DETTI, poi RITA
GIOVANNI E andiamo a mangiare.
(Va a sedere a capo tavola e Anna l'aiuta a mettersi il tovagliuolo.
Guido siede anche lui mentre Enrico cammina su e giú pensieroso.) E dov'è Emma? Sapete che voglio che tutti sieno puntuali a colazione.
ANNA (imbarazzata).
Ebbe un attacco di nervi.
GIOVANNI Dal dispiacere che non sono morto? A me sembra una vera e propria sconvenienza che non sia a tavola con noi e voglio anzi che tu glielo dica.
Che sia ultima volta.
(A Guido in disparte.) Tu, subito dopo colazione vai dal dottor Giannottini a trattare eppoi vieni a prendermi.
(A Rita che apporta una boccia d'acqua.) Anzi, Rita.
Di' a Fortunato di tenersi pronto con l'automobile per le 16.
Uscirò.
(Poi.) E questa zuppa? (Poi si leva col tovagliuolo allacciato attorno al collo e trascina Anna al proscenio.) Ho deciso, Anna.
Nel mondo moderno non c'è posto per i vecchi.
Farei l'operazione anche se dovesse costarmi la vita.
ANNA (spaventata).
Costare la vita? Se Guido dice ch'è un'operazione da nulla.
GIOVANNI I medici dicono sempre cosí.
Poi, se hanno commesso un errore, lo seppelliscono.
GUIDO (accorre).
Che c'è, zio?
ANNA Lo zio dice che l'operazione implica un pericolo.
(Commossa.) Che bisogno c'è di fare una cosa simile? Se sta bene cosí.
Io non voglio si esponga a pericoli.
GUIDO Macché! Lo zio scherza.
GIOVANNI Lui è un medico o quasi.
Ma già parla come un medico.
Non c'è da fidarsi.
Poi se hanno commesso un errore lo cancellano mettendolo sotto terra.
ENRICO Lo sanno tutti ch'è una cosa da nulla.
Purtroppo! Se cosí non fosse la signora Emma non sarebbe tanto disperata.
GIOVANNI Io qui non capisco una quantità di cose.
Che c'entra Emma? (Rivolto ad Anna senza guardare Enrico.)
ANNA Emma piange perché l'operazione non fu tentata per il povero Valentino.
GIOVANNI Per il povero Valentino? Ma quello lí era marcio fino all'osso che faceva schifo.
Come si poteva tentare una cosa simile con lui? Con me che ho tutto normale, è tutt'altra cosa.
ENRICO (con gioia).
Oh, se Lei avesse il coraggio di dirlo alla signora Emma.
GIOVANNI Dirle che cosa?
ENRICO Che il povero Valentino era purulento.
GIOVANNI Non capisco perché avrei da dirglielo.
(Scaldandosi.) Io ho da dirle tante altre cose e gliele dirò.
(Poi.) Ma fra le tante cose che non capisco...
Come sa Lei ch'io voglio farmi operare? Chi Glielo disse?
ENRICO (dopo un istante d'esitazione).
Me lo disse Lei stesso.
(Giovanni resta muto dalla sorpresa.)
ANNA Signor Biggioni, senza complimenti...
se vuole accomodarsi...
un piatto di minestra...
ENRICO Io non vorrei disturbarla.
Ma d'altronde vorrei dire ancora una parola alla signora Emma prima di andare.
M'ha congedato in un modo tanto strano...
ANNA E allora s'accomodi.
(Enrico siede solo a tavola.)
GIOVANNI Sono stato proprio io a dire dell'operazione a quel signore?
ANNA (esitante).
Mi pare di sí.
GIOVANNI Io non l'avrei invitato a colazione.
M'è antipatico.
Perché pare tanto contento ch'io mi faccia tagliare?
ANNA Crede certo che sia per il tuo bene.
GIOVANNI Come si chiama?
ANNA Biggioni.
Enrico Biggioni.
Ho dovuto invitarlo perché altrimenti non si sarebbe andati a tavola mai piú.
GIOVANNI Capisco.
(Siedono a tavola.
Giovanni guarda verso la finestra.) Quella Rita.
Ha dimenticato di preparare la mia poltrona.
ANNA (suona poi grida).
Rita, Rita...
Margherita.
GIOVANNI Margherita? Si chiama Margherita?
ANNA Eh! Rita! Non lo sapevi?
GIOVANNI Non ci avevo mai pensato.
(Mangia, poi.) Margherita! Curioso.
Una cameriera.
(Mangia ancora, poi.) Sono stato io a mandarla da Fortunato.
(Mangia ma è inquieto.)
ENRICO Vuole che metta io a posto quella poltrona?
GUIDO Ci sono io.
(Si leva.)
ENRICO Sia tanto buono e lasci che faccia io.
(Porta la poltrona alla finestra.) Al sole?
GIOVANNI (subito arrabbiato lascia cadere il cucchiaio nel piatto).
Ma come si figura Lei le cose? Vuole farmi dormire al sole?
ENRICO È subito fatto.
(Sposta la poltrona.)
GIOVANNI Ma non da quella parte.
In mezz'ora il sole raggiungerebbe la poltrona se fosse posta da quella parte.
ENRICO È subito fatto.
Ecco! (Spinge la poltrona verso il proscenio.)
GIOVANNI Non tanto! Non tanto! Vuole mandarmi al polo nord? Ma insomma io voglio avere un po' di calore dal sole e niente della sua luce.
Capisce, Lei? È semplice.
ENRICO È fatto, ecco fatto.
GIOVANNI (di malumore).
Quasi.
ANNA E Umbertino? Bisogna farlo chiamare.
Rita...
Rita...
Margherita.
GIOVANNI (mormora colpito).
Margherita.
VELARIO
IL SOGNO
Stessa stanza.
Il sole è sparito.
Luce debole azzurrigna che illumina le persone che parlano e che ascoltano.
Il dottor Raulli, quattro medici vestiti con i camici da ospedale, Giovanni, e in fondo coricata sulla tavola, dapprima invisibile Rita.
Sulla poltrona il dormente.
GIOVANNI Io vi ho convocati qui...
RAULLI Scusi, mi lasci parlare.
Sappiamo tutto.
Dunque è inutile che Lei parli.
Il paziente si stanca a parlare.
Eppoi non sa parlare.
E se sapesse sarebbe un ingombro.
GIOVANNI Ma senta.
Io voglio dire dell'operazione...
RAULLI Lo sappiamo.
Ne abbiamo trattato finora e siamo tutti d'accordo.
PRIMO MEDICO.
Già, Raulli si lasciò convincere da me...
RAULLI Da te, ma mai piú.
Da te? Sei giovine tu, sei nell'ignoranza.
SECONDO MEDICO.
Veramente sono stato io il primo a parlarne.
TERZO MEDICO.
Lo sapevamo tutti molto prima.
QUARTO MEDICO.
Già, tutti sapevano tutto.
RAULLI E allora siamo d'accordo.
Io posso dire che non volevo l'operazione per il cliente solo perché lo ritenevo già troppo giovine e troppo fresco.
Non dissi cosí? (Imperiosamente a Giovanni.)
GIOVANNI Non mi ricordo bene.
RAULLI Non ve lo dissi a voi già dieci giorni or sono nella commissione psicopatologica?
I MEDICI È vero.
RAULLI Questo paziente fa tutto normale.
GIOVANNI Sí, questo è vero.
Mi costò 50 lire.
RAULLI È vero e costi quello che si vuole.
Eppoi ebbi un'altra esitazione.
A che servirà l'operazione per un uomo che vuole la morale?
GIOVANNI Io dissi cosí parlando con Guido, un giovine...
per l'esempio.
RAULLI Per l'esempio sta bene ma non per altro.
Non bisogna parlarne a Guido e basta.
I MEDICI Non parlarne a Guido.
E basta.
GIOVANNI E gli altri? Mia moglie, mia figlia...
RAULLI (spazientito).
Ma se non si tratta di parlare.
GIOVANNI (con angoscia).
Ma come farò io? Le donne non sono piú quelle della mia adolescenza.
Non vanno piú al pozzo perché ci sono le condutture d'acqua.
RAULLI L'acqua in casa è una misura igienica.
I MEDICI Adesso ce l'ha con le condutture dell'acqua.
Bisogna ringiovanirlo, ringiovanirlo subito.
Leghiamolo e consegnamolo al dottor Giannottini.
GIOVANNI Ma se sono qui per sentire il vostro consiglio.
La visita vi sarà pagata, non dubitate.
RAULLI E non badate alla spesa.
È piccola.
GIOVANNI Non mi pare.
RAULLI Dove avete il vostro libriccino? Avete fatto un calcolo sbagliato.
Datemelo quel libriccino.
GIOVANNI (cercando angosciosamente).
Non l'ho.
RAULLI Ebbene! Io vi dichiaro che l'operazione non costa piú di dieci lire per donna.
GIOVANNI Per donna? Dio mio!
RAULLI Questo vuol dire per donna al posto d'origine.
Le spese di trasporto spettano a voi.
GIOVANNI (rassicurato).
E allora io non le farò trasportare.
RAULLI Questo è un affare vostro.
Anche fra i giovani ci sono di quelli che le fanno trasportare e quelli che le lasciano al posto d'origine.
Padroni tutti a questo mondo.
GIOVANNI Dio sa quello che sono queste donne dai capelli e dalle gonne corti.
RAULLI Le gonne corte non danneggiano e di capelli ne hanno abbastanza per farsi afferrare.
I MEDICI Se ci pensano loro a ribaltarsi!
RAULLI Insomma anch'io voglio l'operazione.
E subito.
Finché tutto è ancora normale.
Altrimenti prendetevi un altro medico.
GIOVANNI E la spesa non si potrebbe ridurre?
RAULLI State contento che sia tanto modica.
Quando uscirà il decreto che imporrà l'operazione a tutti i vecchi di Trieste, allora vedrete.
GIOVANNI Se non mi faccio l'operazione resterei il solo vecchio di Trieste? Sarebbe una posizione superba.
RAULLI No, no, ci sarebbero anche tutti i vecchi che avrebbero fatto fiasco...
operati senza risultato.
GIOVANNI Si capisce che allora non mi conviene restare in una simile compagnia.
RAULLI Dunque? Ha deciso?
GIOVANNI Quasi.
Vorrei ancora pensarci un pochino là, nella mia poltrona quando dormo.
RAULLI Guardi la prima donna che Le riserviamo.
Questa qui è fornita gratis, cioè è compresa nel prezzo dell'operazione.
(Lo conduce alla tavola su cui Rita giace addormentata.)
GIOVANNI Che sconvenienza! Rita che dorme sulla tavola.
RAULLI Cioè Margherita!
GIOVANNI Ah! Margherita.
Allora capisco.
È un'altra cosa.
RAULLI Vi piace?
GIOVANNI Se la conosco! Crebbe in casa mia; quando vi venne era alta cosí.
Certo io non la conoscevo in altro senso.
Io ero un vecchio morale.
Adesso che la guardo...
altrimenti trovo che ha i piedi piccoli.
RAULLI Ah! Ah! L'operazione comincia a produrre i suoi effetti.
(Dà a Giovanni un colpo sulla pancia e subitamente tutte le luci si smorzano.)
VELARIO
ATTO SECONDO
Lo stesso tinello.
Pomeriggio di buon'ora.
SCENA PRIMA
Giovanni entra con un sigaro in bocca.
È vestito molto piú accuratamente che nel Primo atto ed è anche rasato e pettinato.
Cammina piú deciso ma con qualche sforzo.
Entra da sinistra ed esce da destra.
Urta col ginocchio su un tavolo, procede poi zoppicando e invecchiato.
SCENA SECONDA
RITA e FORTUNATO
RITA È il nipote del padrone.
Non posso mica offenderlo.
Lo dicesti tu stesso: Tenerlo alla larga con buona grazia.
È quello che faccio.
FORTUNATO Sí! Ma lo fai con troppo buona grazia.
Graziosa...
civetta.
Ecco quello che sei.
RITA (piangendo).
Come se fossi una bambina.
Come se mi si potesse (singhiozzo)...
senza che me ne accorga.
FORTUNATO Non mi stai piú a sentire, non stai piú attenta a quello che ti dico.
Da otto giorni io non dico piú di tenerlo alla larga con buona grazia.
Io dico di tenerlo alla larga, semplicemente alla larga.
Non c'è piú bisogno della buona grazia.
Hai capito?
RITA (esitante).
No.
FORTUNATO Sei come una vettura dall'accensione sbagliata.
C'è la benzina, c'è il motore, ma non ti muovi.
Vuoi sí o no intendermi? Quando lui vuole spiegarti qualche cosa e ti si caccia accanto, devi semplicemente voltargli le spalle e mandarlo a quel paese.
RITA (stupita).
Oh!
FORTUNATO (imitandola).
Oh!
RITA E la casetta, e la nostra posizione in casa?
FORTUNATO Che c'entra? Noi siamo al servizio della signora Anna che ti vuol bene e del signor Giovanni che ti vuol bene.
RITA Quel vecchio maiale.
FORTUNATO Brava! Quel vecchio maiale!...
RITA Era il nostro caro, buon vecchio delle cui imbecillità ci si divertiva tanto ad onta della sua avarizia ed ora è un vecchio maiale le cui imbecillità fanno schifo.
FORTUNATO (ridendo).
Ma è tanto aggressivo?
RITA È un falsone! Persino in presenza della signora Anna trovò il modo di accarezzarmi.
Iersera mi domandò a quando sarebbero state le nozze e parlando mi prese la mano.
Poi da lí pian pianino s'arrampicò sul braccio fino alla spalla.
Provava.
FORTUNATO Che cosa provava?
RITA Ho capito che provava perché qualche giorno fa mi trovò sola, mi disse che m'amava come una figlia, che avrebbe tutelata la felicità della mia famiglia come un padre...
FORTUNATO Ma bene, per Dio.
RITA Improvvisamente mi domandò di poter provare.
Proprio cosí disse, e tentò subito di darmi un bacio in bocca.
(Forbendosi la bocca.) Schifoso! in bocca! Con quella bocca sdentata!
FORTUNATO Finché ti fa schifo non c'è nulla di male.
(Eppoi.) E come andò la prova?
RITA Che ne so io? Venne la signora Anna e lui per darsi un contegno si mise a drizzarsi il colletto.
Era malsicuro e molto rosso.
Io me ne accorsi ma non la signora Anna.
Pare ch'essa da molti anni non guardi in faccia suo marito.
Si capisce.
FORTUNATO Non agitarti, cara mia.
Io non ci credo a quell'operazione voluta da quel gran dottore ch'è il signor Guido.
Hai pur visto che i denti non gli sono ricresciuti e senza denti non si mangia, sai.
Io lo terrò d'occhio.
Quando vedessi che l'operazione lo ringiovanisse sul serio, gli desse quell'aspetto che io mi so, avviserei la signora Anna perché lo metta all'ordine.
Fino ad allora sta tranquilla.
Del vecchio non mi curo.
Cera una volta nel nostro villaggio un dotto uomo cui tutti ricorrevano quando avevano bisogno di consiglio.
Andò da lui una giovinetta a domandargli come potesse respingere senza troppo offenderlo il settantenne padrone che la insidiava.
Sai quello che il dotto uomo le consigliò?
RITA Ebbene?
FORTUNATO Di aprire le braccia e dire al padrone: Padrone, eccomi qua.
Quello era un uomo! Furbo!
RITA (spaventata).
Ed io dovrei fare cosí?
FORTUNATO.
Non dico questo.
Ti racconto solo che quel padrone fu tutt'altro che incoraggiato da un'offerta simile.
Cosí subito? chiese.
RITA Ma quel vecchio non aveva mica subito un'operazione.
FORTUNATO Lascia stare quell'operazione.
Se egli non si spaventasse della tua proposta e volesse approfittarne, io so che tu sei donna da respingerlo...
almeno finché ti fa schifo.
E quando io m'accorgessi che non fosse piú tale da farti schifo, ci penserebbe la signora Anna.
Quello che intanto esigo è che cessi questa corte del signor Guido.
Noi del signor Guido non abbiamo piú bisogno.
RITA Ma il signor Guido non si cura affatto di me.
FORTUNATO (alzando la voce).
Bada che una bugia simile può farmi credere il peggio.
SCENA TERZA
ANNA seguita da ENRICO e DETTI
ANNA Che cosa significano questi stridi?
FORTUNATO (dopo un'esitazione).
Essa non vuol credere che la signora ha disposto...
che oggi la Sua stanza da letto si faccia in grande.
ANNA Se te l'ho detto anche a te, Rita.
RITA L'avevo dimenticato.
ANNA (rimproverando).
E perciò occorreva di arrivare al punto di farti sgridare dal tuo futuro?
Fortunato e Rita escono.
ENRICO (entra dalla porta di fondo).
Ecco signora il campione di seta che ho saputo trovare.
Ho girato tutta la città e mi pare di aver trovato proprio quello che Le occorre.
Guardi, color grigio-argento.
ANNA (esamina il campione accuratamente).
Sí, sarebbe proprio questo.
Grazie tante signor Enrico.
E costerebbe?
ENRICO (agitato).
Dio mio.
Non ricordo.
Quanto costa di solito?
ANNA Dalle cinquanta alle cinquantacinque lire.
ENRICO (serio).
Io credo di poterlo avere per meno fra le 45 e le 50.
Mi pare di ricordare qualche cosa di simile.
ANNA Badi signor Enrico ch'io non voglio mica dei regali.
M'arrabbierei con Lei se non mi facesse pagare il giusto.
Accetto con riconoscenza ch'Ella m'aiuti nelle mie piccole faccende di casa ma voglio pagare il giusto prezzo.
(Arrabbiandosi.) Non vorrà mica regalarmi dei denari?
ENRICO (avvilito).
E allora sono qui in cinque minuti col prezzo giusto.
ANNA (maternamente).
Vede, signor Enrico, non bisogna strafare.
Anche Emma aveva cominciato a darle degl'incarichi ma le venne il dubbio che quel caffè di prima qualità ch'Ella comperò per casa fosse costato troppo poco.
ENRICO Badi signora ch'io sono commerciante in caffè e che nessuno come me può avere il caffè a quel prezzo.
ANNA Ma c'era qui in visita il signor Alfi ch'è commerciante in caffè e disse ad Emma che gliel'aveva fatto vedere ch'egli a quel prezzo avrebbe comperato subito un carico di caffè intero.
ENRICO E che cosa disse la signora Emma.
ANNA S'arrabbiò molto.
Non è cosí ch'Ella deve trattare.
Io Le avevo detto ch'Ella non doveva fare delle dichiarazioni, mentre regalare il caffè è una vera e propria dichiarazione.
Niente dichiarazioni.
È già molto che può rendersi utile con la Sua attività di cui Le siamo gratissimi.
Oggi Ella potrebbe andare a passeggio con Umbertino perché il nonno non vuole muoversi.
ENRICO A che ora?
ANNA Alle quattro.
ENRICO (guarda l'orologio).
Sta bene.
Avrei però bisogno di un Suo consiglio, Signora.
Io ho trovato un piccolo libro di un dotto protestante che propugna l'abolizione del lutto.
Ha degli argomenti magnifici.
Che ne dice? Potrei offrirlo in dono alla signora Emma? (Le fa vedere un libriccino.)
ANNA (lo prende e lo guarda con interesse).
Io direi di no.
Sarebbe peccato per il bel libriccino.
Verrebbe stracciato.
È tradotto dall'inglese?
ENRICO (con vivacità).
È interessantissimo.
Si figuri che l'autore ebbe la pazienza di calcolare quanto annualmente costi alla nazione inglese il lutto.
Per ogni morto inglese si calcola che in media tre persone prendano il lutto, sieno perciò condannate ad una vita ridotta.
Una quantità enorme di persone che lavorano meno vestono meno o troppo e tutti i vedovi e le vedove cessano di fare dei figli legittimi.
Pensi che danno!
ANNA Io non credo che ora questo libro sia già adatto per Emma.
La farebbe arrabbiare.
Tenga, tenga questo libro per epoche migliori.
ENRICO Ma ci troverebbe anche il suo conforto.
Con quello spirito pratico degli inglesi l'autore propone che il lutto sia abolito subito dopo i funerali ma che in compenso ogni anno, per un'ora intera, in una domenica da stabilire, quando il tempo non costa nulla, tutta la nazione pensi ai propri morti.
Quale compenso! Invece di quel lutto stupido, solitario, il povero Valentino sentirebbe rivolto a sé, una volta all'anno, il pensiero di tutta la nazione!
SCENA QUARTA
GUIDO, EMMA e DETTI
GUIDO Zia il signor Boncini sarà subito qui.
Posso farlo entrare in questo tinello?
ANNA Se Giovanni è d'accordo io non ho nulla in contrario.
EMMA Chi è cotesto signor Boncini?
GUIDO Un futuro cliente del dottor Giannottini.
Vuole prima constatare i risultati ottenuti con l'operazione sullo zio.
EMMA E papà si presta a tale cosa?
GUIDO Perché no? Se non altro per gratitudine al dottor Giannottini che lo trasse da quell'abietto stato di imbecillimento in cui era caduto.
EMMA Io non vedo che finora egli abbia tratto dall'operazione il vantaggio che tu dici.
Egli si tiene meglio, si rade ogni giorno, s'impomata e si profuma ma altro non vedo.
GUIDO E che cosa vorresti vedere? Che lo zio si metta a correre dietro alle donne?
EMMA Voi miravate a questo, voi volevate questo.
ANNA (spaventata).
Io spero di no.
Nessuno ha mai detto una cosa simile.
GUIDO (esitante).
No! Una cosa simile non si disse mai.
Non c'era la possibilità di dirla.
Senta, zia.
Correva da giovine lo zio dietro alle donne?
ANNA (esitante).
No.
EMMA Ma si sposò.
Mamma mia.
Corse a te.
ANNA Ed io a lui...
mi pare.
EMMA E se l'operazione riuscisse come costoro desiderano che cosa avverrebbe ora.
ANNA Che vai parlando? Giovanni è un uomo morale.
Fu morale da giovine e da vecchio e se ridiverrà giovane sarà quello ch'è già stato.
EMMA Per fortuna, mamma mia, io a quelle operazioni non credo.
Ammetto che avrebbero potuto giovare a Valentino, ma a un vecchio vero...
Lo falsifica, lo turba, ma la giovinezza non può piú spettargli.
ANNA Dio mio! Non la vera giovinezza.
Già l'esperienza di Giovanni impedisce ch'egli possa divenire uno di quei veri giovini che fanno dei malanni e danneggiano la propria e le famiglie altrui.
Ma è già meglio, meno distratto, meno assorto.
Non t'accorgi che ora potresti piú facilmente fidargli Umbertino?
EMMA (con grande amarezza).
Potrei, sí, potrei.
Ma egli del fanciullo non ne vuol piú sapere.
Ha l'ora del bagno, l'ora del massaggio e anche l'ora della ginnastica.
Ieri lo colsi che davanti allo specchio si forzava di contorcersi.
In verità non è un grande ginnasta e finí per terra in modo che dovetti aiutarlo a rialzarsi.
ANNA Ma è buono, profondamente buono.
Guarda, ingrata che sei, oggi esigette che io vada a portare dei fiori sulla tomba del povero Valentino.
Mi disse che sentiva una maggiore venerazione per i morti ora che da loro di tanto s'allontana.
Io, al sentirlo parlare ebbi le lacrime agli occhi e accettai subito di andare per lui, risparmiandogli la via polverosa del cimitero.
EMMA S'allontana dai morti.
Ha anche questo sentimento.
Viene ingannato e gli si toglie il rimpianto e il dolore, la vera ragione di vivere.
Egli pensa: Valentino è morto! Tanto peggio per lui! (Poi.) E perché non va lui stesso al cimitero?
ANNA Dio mio! Lui è piú vecchio di me e bisogna risparmiargli le fatiche.
EMMA (ride rabbiosamente).
Ah! Ah! È vecchio.
GUIDO Sai, Emma.
Dopo tre settimane non si può ancora sperare di aver ottenuto tutto l'effetto dall'operazione.
Chissà che da qui ad un paio di settimane non sia lui che sappia risparmiare delle fatiche alla zia?
EMMA (pensierosa).
Sarebbe terribile! Avrei perduto anche il padre.
ANNA Io non capisco quello che vuoi dire.
Riavresti il padre piú forte piú giovine, piú capace di proteggerti ed aiutarti.
EMMA Oh, mamma mia, come sei ingenua.
GUIDO Neppur io che certo non sono ingenuo non ti capisco.
ENRICO (con sentimento).
Io capisco la signora.
Essa vuol dire che quando un padre ringiovanisce perde l'altruismo e l'affetto ch'è proprio del vecchio il quale precisamente dai morti non s'allontana.
EMMA (singhiozzando).
Grazie signor Enrico.
Lei ha espresso proprio il mio pensiero.
ANNA (con una certa soddisfazione).
Ne ho piacere!
EMMA (violentemente).
Di che? Di che hai piacere?
ANNA Dicevo cosí per dire.
Pensavo a tutt'altra cosa.
SCENA QUINTA
RITA e DETTI
RITA C'è fuori un certo signor Boncini che domanda di vedere il signor Guido.
GUIDO (uscendo).
Eccomi! Eccomi! Sono da lui.
Mi faccia il piacere, Rita.
Avvisi anche lo zio.
(Rita esce da sinistra e Guido dal fondo.)
SCENA SESTA
EMMA, ENRICO e ANNA
EMMA Io non voglio neppure conoscere questo signore.
Un altro vecchio che ambisce la giovinezza.
Arrivederci.
(Leggero saluto ad Enrico ed esce alla destra.)
ENRICO Dio mio! Lei signora Anna m'ha guastato un grande piacere.
Era la prima volta che la signora Emma mi desse ragione.
ANNA Mi scusi, signor Enrico.
So che il mio intervento fu veramente deplorevole.
Che vuole farci? Sbagliò tante volte Lei ch'è il principale interessato.
È naturale che mi sbagli anch'io.
ENRICO Ha visto com'è maleducata quella Sua figliuola! Sulla sua faccina brillava tutta quell'ira tanto immeritata.
Adorabile! (Pensieroso.) E forse io sono legato a lei anche da tante sue cattive qualità.
Io posso averla con Valentino.
Ma talvolta mi verrebbe voglia d'essere al suo posto.
ANNA Povero signor Enrico.
Ma si ripeterà la buona occasione e prometto di stare attenta.
Abbia pazienza.
Intanto io vado di là.
Non saprei proprio che fare durante questa inchiesta.
SCENA SETTIMA
GIOVANNI e DETTI
Giovanni è vestito di un elegante pijama.
GIOVANNI Perché te ne vai? È una bella seccatura cotesta.
Mi vi sottomisi solo per compiacere Guido cui devo tanto.
Solo non ho ben capito se il vecchio che viene è già operato o no.
ENRICO Non è ancora operato.
Viene anzi a vedere l'effetto che ha fatto a Lei l'operazione.
GIOVANNI E come potrà giudicarne se non m'ha conosciuto prima?
ENRICO Il signor Guido si è procurata quella fotografia che Le fecero poco prima dell'operazione.
GIOVANNI Mi fecero una fotografia? Ah, sí! La vidi anche.
È un orrore.
Ero pieno di spavento di quello che mi stava per accadere.
Vi è stampato il terrore.
ENRICO Tanto meglio se è cosí.
Cosí la differenza si vedrà meglio.
GIOVANNI Tanto meglio? A me non pare.
Io vorrei distruggere quella fotografia.
ANNA Io mi ritiro per un istante nella mia stanza eppoi vado subito al cimitero.
GIOVANNI Ma non c'è fretta.
Il cimitero è là di giorno e di notte a libera disposizione di tutti coloro che vogliono andarci.
ANNA È meglio ch'io vada prima e sia di ritorno di qui a un'oretta.
GIOVANNI Ma prenditela comoda.
Io vorrei tu vada anche alla tomba dei miei genitori.
Vai anche su quella di nostro cugino Antonio che morí a 34 anni.
Aspetta.
Ricordi la povera Ricciardi, quella che morí pochi anni or sono...
ANNA Trent'anni fa, vuoi dire.
GIOVANNI (incantato).
Trent'anni! Già per essa il tempo non fu né lungo né breve.
Te ne prego.
Saluta anche la sua tomba, poverina.
Non lasciò nessuno che preghi per lei.
ANNA Lo farò, lo farò, mio buon Giovanni.
SCENA OTTAVA
GIOVANNI, ENRICO, GUIDO e BONCINI
BONCINI (continuando il suo discorso con Guido).
Badi che un negoziante d'imballaggi vuoti è sempre il piú furbo dei negozianti.
Deve andar a cercare dove rimangono a disposizione privi d'uso gl'imballaggi e trovare poi dove occorrono.
Indovinare se occorrono urgentemente per sapersi regolare nel prezzo.
Dev'essere basso se sono sostituibili, alto se non lo sono.
E cosí via.
GUIDO Ma qui non si tratta di bottami.
BONCINI Un po' di bottame siamo tutti.
GIOVANNI Scusi ma io non sono d'accordo.
BONCINI (ad Enrico guardandolo con compiacenza e confrontandolo con una fotografia che ha in mano).
E Lei avrebbe settant'anni?
ENRICO Mai piú! Io ne ho appena trentotto.
BONCINI (a Guido).
E allora che scopo c'era di operarlo?
GIOVANNI L'operato son io.
BONCINI (porgendogli la mano).
Ho piacere di fare la Sua conoscenza.
(Guido presenta.)
BONCINI (dopo una lunga pausa durante la quale lo confronta con la fotografia).
Certo, una certa miglioria c'è.
Lei si trovava in pessime condizioni.
Aveva perduto dei cerchi e delle doghe.
Era un bottame veramente malandato.
GIOVANNI Che dice? Non capisco? (Poi arrabbiato.) Ma Lei ha urgentemente bisogno dell'operazione.
Non sente come Lei parla? Vada, corra a farsi operare.
BONCINI (buono e mite).
Ma io non volevo offenderla.
Capisco anche che Lei non abbia potuto intendermi.
Io usavo di parole tratte dal mio mestiere che Lei non conosce.
Lei ha permesso ch'io La veda per assistermi in un passo molto importante nella vita di un vecchio.
Gliene sono molto grato.
GIOVANNI L'ho fatto per far piacere a questo mio nipote.
BONCINI Capisco che non l'ha fatto per me ma pure a me sembra che anch'io merito un po' la Sua considerazione.
Abbiamo la stessa età.
C'è una sola differenza fra noi due.
Lei è operato ed io non lo sono.
Ma fra persone della stessa età ci si dovrebbe amare.
Dove si va a finire se anche Lei vecchio tiene per i giovini? I giovini avrebbero tutto, anche l'appoggio dei vecchi.
GIOVANNI (rabbonito).
Io (esitante) non Le voglio male.
Vede che mi presto ad aiutarla.
Ma io non posso piú tenere per i vecchi.
Non dico di tenere per i giovini.
Se sono giovine sono anche vecchio.
Insomma...
Si faccia operare eppoi veramente staremo insieme.
Saremo della stessa classe.
GUIDO Certo adesso la Società si divide in giovani vecchi e vecchi giovani.
GIOVANNI Proprio cosí.
Io sono un vecchio giovine.
(Ridendo.) Ci sono anche dei giovani vecchi.
(A Guido accennando Enrico.) Quel signore...
Come si chiama?
GUIDO Biggioni.
GIOVANNI È vecchio ad onta della sua età.
Perciò m'è antipatico.
Dev'essersi fatto operare alla rovescia per diventare tanto vecchio.
L'abbiamo sempre fra i piedi.
È innamorato.
BONCINI (ch'era piú vicino ai due e ha sentito).
Un vecchio...
innamorato? Ma se è innamorato non è piú vecchio.
GIOVANNI Lei non se ne intende.
Anche gl'innamorati possono essere vecchi.
Il giovine vero, ama le donne, sí, ma ci pensa di tempo in tempo.
Non sempre.
GUIDO Questo è fisiologicamente giusto.
La prova della forza sta precisamente nella sua manifestazione a tempo e luogo.
BONCINI (esitante).
Pensate che sia proprio cosí? (Poi deciso.) Ma allora io non mi faccio piú operare.
Buon giorno, signore.
GIOVANNI Che cosa gli salta?
GUIDO Se vuole se ne vada.
Ma dopo di aver disturbato lo zio in questo modo mi pare poco cortese di togliere a questo modo l'intervista.
BONCINI Ebbene, mi permetta d'indirizzare qualche domanda a Suo zio.
Ma Lei non s'inframetta.
Signor Chierici! Ella non rimpiange di aver speso tanto per quell'operazione? Questo, questo è il nodo della questione.
GIOVANNI Io me ne infischio che Lei abbia a farsi operare o meno.
Io non ci guadagno nulla.
Ma giacché Lei cortesemente me ne fa domanda Le confesserò ch'io ancora fermamente credo che il dottor Giannottini domandi troppo per la sua operazione.
È un grosso imbroglione.
GUIDO Che dice zio?
GIOVANNI È la verità ch'io dico.
Ma però visto che il dottor Giannottini è il solo che sappia fare perfettamente tale operazione, si capisce che ne approfitti.
Farei lo stesso anch'io al suo posto.
Anzi, lo feci già.
Una volta ero il solo in piazza che avessi avuto pronta una certa merce...
ENRICO Del caffè.
GIOVANNI No tutt'altra cosa...
in casse...
Non ricordo...
BONCINI Se non ricorda è un brutto segno.
GIOVANNI (a Guido).
Che cosa va dicendo?
BONCINI Anche l'udito sembra debole.
GUIDO (cattedralmente).
L'udito e la memoria sono gli ultimi a guarire.
GIOVANNI La vita è ringiovanita.
Da me tutto è piú giovine.
Il costo dell'operazione? Io già faccio musina per rifarla di qui a dieci anni.
Non ne vedo l'ora.
E di qui a venti e di qui a trenta ancora.
Certo vivrò sempre nella speranza che il costo dell'operazione diminuisca.
E - lo dissi anche al dottor Giannottini - se egli continuerà a tener alti i prezzi, io passerò senz'alcun riguardo alla concorrenza.
GUIDO Non Le pare che questa sia l'espressione di un giovine?
BONCINI Non mi pare.
Io non sono ancora operato eppure compero i miei imballaggi dove sono piú a buon mercato.
GIOVANNI È convinto? (A Guido poi a Boncini.) Io non sapevo neppure quello che fosse la giovinezza.
La ritrovai! Venne a me calda e dolce.
Ora ricordo come era.
Come ricordo! (Assorto.)
GUIDO Bravo, zio.
BONCINI Scusi! Veniamo alla cosa principale.
Come va con le donne?
GIOVANNI Con che cosa?
GUIDO Con le donne.
GIOVANNI Le donne? Perché mi parla delle donne? Che c'entrano le donne? Io posso essere un giovine, ma sono sempre un giovine rispettabile.
BONCINI (disperato).
Anche dopo l'operazione?
GIOVANNI Piú che mai.
GUIDO (traendo Boncini in disparte).
Senta, badi che mio zio è un vecchio...
cioè un giovine...
come dire?...
non mica tanto sincero.
Non ammetterebbe mai di confessare un desiderio.
O lo confesserà quando gli giovi...
alla donna stessa che desidera e a nessun altro.
(Ride.)
GIOVANNI Che dici e perché ridi?
GUIDO Sai, zio, quello è un uomo ordinario che dall'operazione aspetta una sola cosa, proprio quella che lei non vuole.
GIOVANNI Imbecille.
BONCINI (traendo Guido in disparte).
E allora non c'è speranza di trarre da lui la verità?
GUIDO Difficile.
BONCINI A me è molto difficile d'intendermi con questo vecchio che, dopo operato, ha tutta l'ostinazione della sua età e tutti i pregiudizii.
Lei non avrebbe pronto un altro vecchio preparato?
GUIDO Pronto, proprio pronto non ne ho.
BONCINI E allora?
GIOVANNI Giacché avete da parlare tanto insieme, io me ne vado.
Sta bene essere utile al prossimo.
Ma non potrete pretendere ch'io dedichi queste ore di giovinezza ad attendere il vostro beneplacito.
GUIDO (in un orecchio a Giovanni).
Vuole pagare meno di Lei, zio.
GIOVANNI Spero non mi si farà tale torto.
(Poi.) Ho da dirgli esattamente quello che ho pagato?
GUIDO È meglio di non dirgli niente.
BONCINI (a Giovanni).
Giacché Ella è tanto buono mi permetterà di rivederla.
Ma non qui.
Si potrebbe andare a passeggio insieme? Vedrà: di me si dice ch'io sia un uomo molto divertente.
È naturale che adesso io sia preoccupato dall'affare piú importante ch'io abbia mai trattato in vita mia.
Non si può pretendere ch'io apparisca disinvolto.
GIOVANNI Insomma, dica la verità.
Con me è difficile fingere: Ella vuol vedermi movere.
Vuol vedermi camminare.
Questa è una domanda discreta.
Tutt'altra cosa che domandare di vedermi con le donne.
Oggi non esco: Ho un affare di premura.
Di premura: Lei sente? Prima dell'operazione non sapevo neppure che cosa fossero gli affari di premura.
Ma domani alle 17 in punto io esco come faccio ogni giorno prima di cena.
E se Lei è qui, cammineremo insieme.
Io non sono né divertente né disinvolto ma ho tutto il rispetto per la vecchiaia e l'accompagnerò volentieri.
BONCINI Grazie! (Esitante.) Io come piú vecchio potrò darLe dei buoni consigli...
GIOVANNI No! Questo non credo.
BONCINI Si potrà insomma consigliarsi insieme, vedere come sarà meglio di approfittare di questa nostra giovinezza...
se l'avremo.
Io non dico ch'Ella dovrebbe tener conto dei miei consigli...
né io dei Suoi.
Ma si potrà dire la propria opinione.
GIOVANNI (imperioso).
Però anche la parola dovrà essere rispettabile e rispettosa.
Questo posso pretendere.
La mia giovinezza voglio sia tutta dedicata alla virtú.
Insomma parlare si può ma in modo che il piú casto orecchio non possa essere offeso dalle nostre parole.
BONCINI (lo guarda con disdegno, a mezza voce a Guido).
Aver pagato tanto per l'operazione e servirsene a questo modo.
GUIDO A parole - me lo creda - a parole.
Anch'io talvolta - ma raramente - parlo cosí.
BONCINI Insomma io non m'impegno ancora a nulla.
Peccato Lei non abbia un altro vecchio pronto.
Con questo qui sarà piú difficile di capire qualche cosa.
Domani esco con lui.
La via oramai è piena di gambe nude.
Vedrò che effetto gli facciano.
ENRICO Vedrà! Vedrà! Io una volta una sola volta uscii col signor Giovanni.
A me pare che guardi con compiacenza anzi con concupiscenza le donne.
BONCINI Quando La vidi e credetti Lei avesse 70 anni ero pronto a tutto.
Purtroppo non è Lei l'operato.
Proprio peccato.
GIOVANNI Parlate, parlate pure.
Io se non avete nulla in contrario mi metto qui a leggere il mio Piccolo.
BONCINI Scusi, signor Chierici.
Capirà.
Son cose importanti.
GIOVANNI Se fossi stato come Lei non sarei mai arrivato all'operazione.
La pensai, la volli e la feci.
Io non ho paura.
BONCINI (con dolore a Guido).
Che prima dell'operazione sia stato in migliori condizioni? (Poi, con un sospiro.) Insomma non ho deciso nulla.
Purtroppo.
Ritornerò domani.
(A Giovanni.) Domani alle 5 pomeridiane sarò qui.
E Le sono molto grato della Sua compiacenza.
Arrivederci domani.
(A Guido che lo accompagna.) Non dica nulla al dottor Giannottini.
Già lui è sempre pronto.
Io però non sono pronto ancora.
SCENA NONA
GIOVANNI, ENRICO e GUIDO
GIOVANNI (ha inforcato gli occhiali e legge un po' nervosamente).
Un altro che ammazza la moglie.
Il danno viene tutto dal sesso.
Quanto migliori sarebbero gli uomini se non avessero sesso.
(Continua a leggere.)
ENRICO Ha visto che sono intervenuto a tempo?
GUIDO Gliene sono riconoscente, ma ho paura non gioverà.
Questi vecchi! Ce ne vuole prima di farli uscire dalla loro tana.
Magari avessimo da fare coi giovani.
Ma non dispero, e Lei non si spaventi.
Sull'interesse delle Sue ventimila lire Ella può contare con sicurezza.
Di questi giorni stiamo trattando diverse operazioni.
ENRICO Non è di quei denari che mi preoccupi.
Ella ha parlato di me ad Emma?
GUIDO Ho gettato lí il Suo nome varie volte e sono stato a vedere come l'accolga.
Non mi pare fosse stato abbastanza bene per continuare a parlare.
ENRICO Come è ingiusta!
GUIDO (esitante).
Io non la sposerei.
ENRICO Che dice?
GUIDO Voglio dire che se io fossi al Suo posto, io non la sposerei.
Dio mio! Se Lei sapesse quante donne ci sono a questo mondo!
ENRICO (sorridendo).
Come se non lo sapessi.
(Poi.) Ma intanto ha permesso che io oggi alle quattro conduca a passeggio Umbertino.
GUIDO È perché il nonno non ne vuol piú sapere.
ENRICO Mi pare che anche il nonno cominci a volermi bene.
GUIDO Chi può volere male a Lei? (Poi s'accosta a Giovanni.) Capirà zio che mi ha procurato una grande gioia di sentire che Lei già tanto fortemente risente il vantaggio dell'operazione.
Io ero non poco preoccupato: All'operazione l'avevo indotta io e me ne sento responsabile.
Giovanni qui allontana Enrico.
Gli dà da leggere un articolo perché abbia a fargliene la relazione.
GIOVANNI Anch'io talvolta ne sono preoccupato.
Dio mio! Se tutto ciò avesse da scomparire, come saprei io ritornare alla vita di prima? Questo, questo è il pericolo.
Dici che c'è?
GUIDO (esitante).
No! No! Una volta che l'operazione è ben riuscita l'effetto non può cessare che dopo tanti anni.
GIOVANNI Dieci anni, dicevi?
GUIDO Dieci o un poco piú o un poco meno.
GIOVANNI E allora voglio tranquillarmi e credere che domattina quando mi desterò ritroverò lo stesso calore, lo stesso amore per la vita, la stessa luce.
Sí! Io la chiamerei luce: Una cosa che abbacina.
GUIDO (stupito).
Davvero?
GIOVANNI Vuoi farmi credere che tu non lo sappia?
GUIDO Oh, io lo so.
Solamente che a ciascuno questo rinvigorimento apparisce in altra luce: A qualcuno come a Lei, zio, quale luce, a qualcun altro quale calore.
Qualche fortunato lo sente quale elettricità.
GIOVANNI Anche da me può essere detta elettricità.
Un formicolio che mi si estende a tutto l'organismo.
Sento fin dove arrivo col mio corpo.
So di avere delle piante dei piedi.
Anche prima lo sapevo perché mi sostenevano.
Ma ora lo so perché le sento e tanto piú fermamente mi sostengono.
Quel vecchio lí...
come si chiama?
GUIDO Boncini.
GIOVANNI Ebbene quel Boncini voleva sapere da me come andasse con le donne.
Io gli dissi che delle donne io non sapevo nulla.
Mi dispiace di confessarlo: Io non dissi l'esatta verità.
Le donne ci sono anche da me.
Non mancarono mai come posso dire che mai mi mancarono neppure le piante dei piedi.
Le guardavo e pensavo: To! Ci sono ancora, ma non per me.
Ora le guardo e penso, anche perché la sconvenienza vi si oppone, come dirò? Sono non per me, naturalmente, ma somigliano molto a quelle che a suo tempo, se io avessi voluto, sarebbero state per me.
GUIDO Non capisco bene: Somigliano a quelle che, a suo tempo, se Lei avesse voluto, sarebbero state per Lei?
GIOVANNI (impaziente).
Certe cose, naturalmente, un giovine come te, privo dell'esperienza della lunga vita, non può intendere.
Eppure sarebbe tanto bene ch'io sapessi spiegarmi.
Invece che spiegare ti racconterò: Subito io cominciai a sognare.
Subito, subito.
GUIDO Subito? Dopo l'operazione? Subito?
GIOVANNI Sí, subito.
Io fino allora vivevo proprio nelle ventiquattro ore della giornata.
Tutt'ad un tratto ne saltai fuori.
GUIDO Ne saltaste fuori!
GIOVANNI Io, infatti, vivo pochissimo nelle ventiquattro ore di oggi.
Come sento le piante dei miei piedi, cosí sento tutto il mio passato.
Non posso dire che lo ricordo perché non basterebbe di dire cosí.
Io lo vivo.
Vivo la mia gioventú.
Quell'altra, dico, non questa.
GUIDO (esitante).
Quell'altra?
GIOVANNI (sognando).
E d'un balzo saltai a rivivere il mio proprio matrimonio.
In tutti i particolari.
E anche prima.
Il primo pensiero di sposare mia moglie.
Lasciare Pauletta e sposare Anna.
GUIDO Sí, insomma la storia solita, si lascia una e si prende un'altra.
GIOVANNI Ah, non la storia solita.
Adesso che ci ripenso trovo ch'è una storia strana, incredibile.
Sto guardandola, stupefatto, come se non fosse avvenuta a me, come se non avessi fatto tutto io, io stesso.
Non c'è nulla di male, sai.
Nella mia vita non c'è nulla di male.
Se non è male ch'io dovevo sposare Pauletta e che finii con lo sposare Anna.
Ma giurami che non dirai nulla ad Anna.
Giuralo!
GUIDO Lo giuro, zio.
GIOVANNI Ebbene, io sposai Anna perché non volli sposare Pauletta.
Anna era un tesoro di fanciulla.
Non dico nulla contro di lei.
Siamo sposati da tanti anni e non avrei nulla da dire contro di lei anche se cercassi attraverso tutto quel tempo, anno per anno, con la candela.
Tutti la trovavano bella.
Camminava con grande grazia, ma modestamente.
Di Pauletta tutti dicevano male.
Perché la poverina si moveva con grazia ma in fondo un po' provocante.
Si moveva cosí...
cosí...
Ora ci sono dei detti popolari secondo i quali bisogna diffidare di donne che si muovono cosí.
I detti popolari sono...
santi, bisogna rispettarli.
Ma qualche volta sono suggeriti da malizia e cattiveria.
Chi li sorveglia? Chi li corregge? Corrono per le vie e per i campi, selvatici come tutte le cose che sono di padre ignoto.
Bisogna attenervisi con discrezione.
Quel vecchio...
come si chiama? (Guido non intende.) Quel vecchio che domanda di andare a passeggio con me.
GUIDO Ah, quello lí! Boncini.
GIOVANNI Boncini non m'avrebbe inteso se gli avessi confessato ch'io alle donne oramai penso ma intanto solo alle donne ch'erano giovini quando io ero giovine.
Come dirò? La mia vita si ribalta.
Il ricordo mi riporta all'inizio di questa vita.
Tu che te ne intendi di quest'operazione non credi che sia proprio cosí che si ritorni agli esordii? Prima si guarda e si ricorda eppoi ci si salta dentro?
GUIDO (commosso).
Sí, zio, può essere cosí.
(Poi.) Io, però, mai parlai tanto intimamente coi miei operati.
Si capisce! Sono di solito dei vecchi rispettabili che non si confidano al primo venuto.
GIOVANNI Ma al medico bisogna pur dire tutto.
Io ne parlo per la prima volta, ma sono tanto contento di poter parlarne! Mi pare di tener afferrate perché non scappino le cose che m'avvengono.
Ero là, là, oggi per parlarne ad Anna.
A tempo mi ravvisai.
Quantunque poi pensassi che davvero essa è tanto vecchia che a certe cose non attribuisce alcuna importanza.
Ma come dirle ch'io d'un colpo coi miei ricordi sono passato a Pauletta? Il suo modo di muoversi era naturale per lei.
Come poteva essere altrimenti con quella faccina accesa che pareva...
una fiamma, una vera fiamma che toglie la vista e anche scotta? Perciò, solo perciò io allora non la volli.
(Pausa.) E perciò, solo perciò io ora la vorrei.
GUIDO Intanto, zio, Ella vorrebbe una sola donna.
Qui si vede che l'operazione fece il suo effetto.
Quando si comincia col desiderare una donna, si può finire col desiderarne parecchie.
GIOVANNI Bada come parli, scioperato.
Io non dico desiderare! Io dico desiderare di vederla, di vederla moversi intorno a me, proprio con quei movimenti e con quella faccina.
Non altro! Bada bene! Non voglio apparire sozzo.
GUIDO (prima sorride e poi si doma).
Ma quella Pauletta a quest'ora non ha piú né quella faccina né quei movimenti.
Come fare?
GIOVANNI È morta.
Dopo di essersi sposata.
Io non ricordo il nome del marito altrimenti avrei inviato dei fiori sulla sua tomba.
Magari con Anna che proprio adesso andrà a portarne a Valentino e ai tanti altri.
Io dissi ad Anna che piú m'allontanavo dai morti e piú li rispettavo.
Lo dissi perché ciò ai morti è dovuto.
È il loro diritto.
Ma in fondo a me i morti fanno un po' di schifo.
Hai visto dei cadaveri tu? Già, per te come medico, i morti sono pane quotidiano.
Ma per me! Quell'odore! Emma volle ch'io dessi un bacio al cadavere di quel Valentino ch'era tanto brutto già prima di morire.
Non dimenticherò mai piú quel bacio.
Insomma io penso sempre a Pauletta ma non so amarla piú perché è morta.
Non ne hanno colpa i morti che morirono prima che s'inventasse tanto portento.
Ma è tuttavia un po' stupido.
Roba antica! Come quando si ricorda che la gente una volta moriva schiacciata dalle carrozze perché non erano ancora inventate le automobili.
(Dopo una pausa.) Peccato! Pauletta era molto bella, tanto che io ora invierei dei fiori sulla sua tomba se sapessi ove si trova.
(Cercando di ricordare.) Puc...
Pucci...
Puccio...
Puccio.
Non trovo il nome del marito.
E il bello si è che non ritrovo neppure il suo nome di fanciulla.
Ma quello Anna dovrebbe saperlo...
se osassi di domandarglielo.
GUIDO Verrà tutto col tempo, zio.
Anche i nomi.
La cosa principale è che Lei stia bene.
Le ho portato l'analisi.
GIOVANNI Vuoi le 50 lire?
GUIDO Oh! Una miseria.
Me ne darà cento alla prossima analisi.
Guardi! È magnifica.
GIOVANNI (inforca gli occhiali e guarda con ansietà).
Normale...
normale...
normale.
(Disilluso.) Ma questa è la stessa analisi dell'altra volta.
GUIDO Meglio che normale non esiste, zio.
GIOVANNI E allora l'analisi in se stessa non vale un fico fresco.
Normale! Era cosí quand'io ero vecchio.
Io sono tutto nuovo e l'analisi è sempre la stessa.
Io non ne voglio piú sapere di analisi.
Altro ci vuole ora.
Perché avrei da fare delle analisi come se fossi vecchio?
SCENA DECIMA
ANNA e DETTI
ANNA (pronta per uscire).
Allora io vado con l'automobile in cimitero.
Poi avrò da fare qualche spesuccia e non potrò essere di ritorno che di qui a qualche ora.
Non ti dispiace ch'io resti assente per tante ore?
GIOVANNI No! no! Anzi.
Anzi vuol dire che mi fa piacere che anche tu te la passi come puoi.
La vita è breve, dicevano gli antichi.
ANNA Pensa se hai bisogno di qualche cosa dalla città.
GIOVANNI I giornali.
Voglio anche il giornale umoristico della domenica.
Mi piace di ridere.
Devo imparare di nuovo a ridere.
ANNA E tu vuoi restare in tinello?
GIOVANNI Sí! Questo è il posto dove mi trovo meglio.
ANNA E non hai niente in contrario che intanto che tu sei qui Rita netti in questa stanza le maniglie, i vetri, i cristalli?
GIOVANNI (tentando di celare il proprio compiacimento).
Venga, venga, Rita.
Essa netterà.
Io leggerò e non la sentirò nemmeno.
ANNA Allora addio.
(Porge a Giovanni la guancia a un bacio, poi a Guido.) Se vuoi venire con me.
Mi farebbe piacere.
In due ci si raccoglie meglio al cimitero.
Solitarii si finisce col sentirsi molto soli.
GUIDO Mi dispiace, zia, ma non posso.
Fra una mezz'ora devo essere all'ospitale.
GIOVANNI Bravo! Voglio dire che mi compiaccio che hai molto da fare.
In quanto al cimitero io trovo anzi ch'è un posto ove si sta meglio soli.
I morti hanno diritto che per quel breve tempo si vada soli.
ANNA (avviandosi, ad Enrico).
Arrivederci, signor Enrico.
Mi raccomando per quella seta.
ENRICO Non dubiti, signora.
GIOVANNI E non potrebbe accompagnarti il signor Enrico.
ENRICO Mi dispiace ma non posso.
Io devo attendere qui Umbertino col quale ho da andare a passeggio alle 4.
(Guarda l'orologio.) Sono appena le tre.
(Anna esce.) Arrivederci.
GIOVANNI Ma scusi.
Io non ci ho niente in contrario.
La Sua compagnia mi fa piacere.
Ma non capisco.
Ella è un commerciante e perde a questo modo il Suo tempo?
ENRICO Oggi non ho molto da fare.
Eppoi, capirà che per me non è una perdita di tempo di stare con Lei.
(Con odio.)
GIOVANNI (spaventato).
Grazie! Grazie! Come Lei sa dire le cose piú gentili con tanta decisione.
(Poi.) Senta.
Intanto mi pare che sarebbe molto gentile da parte Sua di accompagnare la signora all'automobile.
ENRICO Questo posso fare subito.
(Esce.)
SCENA UNDICESIMA
GUIDO e GIOVANNI
GIOVANNI Senti, Guido.
Non potresti andare da Emma e pregarla di mandare Umbertino a passeggio subito alle tre?
GUIDO Perché?
GIOVANNI Mi pare che quest'ora di sole gli farebbe tanto bene.
GUIDO È proprio il grande sole ch'essa vuole evitargli.
GIOVANNI E tu, come medico, non potresti consigliarla altrimenti?
GUIDO (esitante).
Non credo di poterlo fare.
GIOVANNI Eh via! Il purgante fa bene quando volete e fa bene, quando volete, anche il bismuto.
Guarda se oggi non gli farebbe bene il sole.
Oggi, poi, il sole non è forte.
Mi pare sia un po' annuvolato.
GUIDO Non oso! Emma non s'è ancora rassegnata a considerarmi quale un medico.
Se apro bocca essa chiama il dottor Raulli.
Finisco sempre col promuovere l'interesse di un concorrente.
Ciò non mi garba troppo.
GIOVANNI (disperato).
E allora come faccio a liberarmi da quel signor Biagini?
GUIDO Biggioni vuol dire.
GIOVANNI Biggioni! È come una scopa che posa su una porta.
Se apri la porta ti viene addosso.
Come diecimila scope perché da un certo tempo quando entro in un luogo mi viene addosso.
GUIDO Procurerò di portarlo via io per un'oretta finché Umbertino non è pronto.
GIOVANNI Bravo! Te ne sarei molto riconoscente.
Rita posso sopportare...
(Inquieto.) Perché non è ancora qui? Senti, con te posso essere sincero.
Io guardo molto volentieri Rita.
GUIDO Di questo non mi meraviglio affatto.
GIOVANNI Tu dici? Ah, capisco.
Ti piace? Ma non è pane per i tuoi denti.
Da me è tutt'altra cosa.
Non la guardo mica perché è bella.
Io la guardo solo perché ha qualche cosa che ricorda Pauletta.
Non trovi?
GUIDO Come posso saperlo? Io non conobbi Pauletta.
GIOVANNI E che fa questo? Non vedi che anch'essa si muove come faceva Pauletta? Proprio cosí!
GUIDO Fuori del modo di andare nelle donne ci sono tante altre cose.
GIOVANNI Sí, certo, zotico che sei.
Ma mentre tutte le altre cose sono cose materiali, il modo di moversi di una donna è cosa spirituale.
In un certo modo non si movono che le donne che sono sicure della propria bellezza, della propria grande bellezza.
Le piú pericolose: Quelle che non si sposano e che poscia si rimpiange di non aver sposato.
GUIDO Movendosi come una vera bellezza, Rita perciò dovrebb'essere secondo Lei veramente bella?
GIOVANNI Ma a questo non guardo io, non mi concerne.
GUIDO Ah, cosí! (Diffidente.)
SCENA DODICESIMA
ENRICO e DETTI
Da sinistra entra Rita con una bacinella, una spugna e un pezzo di stoffa, dall'altra Enrico.
Rita si dedica subito al suo lavoro intorno alle maniglie.
GUIDO Senta, signor Enrico, vuole forse venire ad accompagnarmi fino all'ospedale? Mi annoio tanto di movermi cosí da solo.
ENRICO Mi dispiace tanto, signor Guido.
Lo farei tanto volentieri, ma non posso.
Devo essere qui in punto alle sei.
(A bassa voce.) Tento anche vedere la signora Emma che ancora non è uscita.
(Con ansia.) Almeno a quanto credo.
GUIDO No, no.
È di là.
(Poi a Giovanni.) Non vuole andarsene.
GIOVANNI (brontola).
Che il diavolo...
GUIDO Addio, zio, sarò qui a cena.
(Via fregandosi le mani.)
SCENA TREDICESIMA
RITA, GIOVANNI e ENRICO
Enrico si rimette con un sospiro a leggere il giornale.
Rita attende al suo lavoro, Giovanni s'è gettato in una poltrona e la guarda commosso e agitato.
Lunga pausa.
GIOVANNI (che ora di tempo in tempo guarda Enrico indeciso, prende finalmente una decisione).
Senta, per leggere un giornale io credo Lei starebbe meglio in quell'altra stanza in fondo al corridoio.
Già Umbertino quando esce passa proprio per di là.
ENRICO (con odio).
Scusi se non m'accorsi di disturbarla.
(Quasi minaccioso.) Io faccio tutto quello che Lei vuole.
GIOVANNI (che un po' spaventato retrocede).
E allora mi faccia il piacere, caro signor Biggioni.
Se qualcuno vuole entrare qui me ne avvisi.
ENRICO (c.s.) Sarà servito.
(Via.)
SCENA QUATTORDICESIMA
GIOVANNI e RITA
GIOVANNI (ritorna alla sua poltrona).
Un uomo gentile ha la voce minacciosa.
Cosí, per natura.
Dice delle cose gentili che spaventano.
Io non lo sposerei.
RITA (continuando il suo lavoro).
Pur troppo anche la signora Emma pensa cosí.
(Gridando.)
GIOVANNI (lieto).
Come sento bene.
Parola per parola.
S'aprono anche le orecchie.
(Pausa.) E tu credi sarebbe bene ch'Emma lo sposasse?
RITA (sempre a voce discretamente alta).
Chi non lo crederebbe? Un uomo distinto, ricco e che le vuol bene.
GIOVANNI Un uomo distinto? Dio sa che aspetto deve avere quand'è arrabbiato se quando vuol bene ha l'aspetto da furibondo.
RITA Ma io credo sia arrabbiato.
GIOVANNI Perché? Con chi? E perché non lo dice.
RITA Prima di tutto vuol farsi voler bene da Lei e non gli riesce.
GIOVANNI Perché non me lo dice.
Se me lo dicesse io gli direi volentieri che gli voglio bene.
RITA Il signor Guido gli vuol bene oramai e anche la signora Anna.
Non gli manca di conquistare che Lei e la signora Emma.
GIOVANNI Gli manca il piú, insomma.
Che moderi la sua voce.
Poi lo vedrò volentieri se non si farà vedere troppo.
(Pausa, Rita lavora.) Come si chiamava tua madre? Paula, Pauletta?
RITA No, no! Giovanna.
GIOVANNI Anna? (Stupito.)
RITA Giovanna.
GIOVANNI (piú quieto).
Ah, Giovanna! Ma quasi Anna! Pare voluto.
Cerco Paula e mi dànno Anna.
Ma tu sei Rita, proprio Rita?
RITA Eh, sí.
GIOVANNI E perché non vuoi darmi un bacio? Che fa a te?
RITA Non si deve, signor padrone.
Io sono la fidanzata di Fortunato.
GIOVANNI E che fa questo? Non ti voglio mica sposare.
Io vorrei darti solo un bacio.
Vorrei provare che effetto mi fa.
Ammettiamo che io fossi moribondo, che tu fossi al mio letto e venisse il dottore e ti dicesse: Per salvarlo dovete dargli un bacio.
Che faresti tu? Se vuoi un po' di bene a me e ad Anna e a mia figlia che faresti?
RITA Ma non è il caso, signor padrone.
Lei non è moribondo e se lo fosse i dottori prescriverebbero tutt'altre cose che sono molto piú care, roba di farmacia.
GIOVANNI Io per un bacio pagherei molto di piú.
Ti farei fare subito in quella casetta una camera di piú, quella che ancora ti occorre e di cui Fortunato tanto mi parlò.
E pensa che ho già pagato al dottor Giannottini per una roba da niente fior di quattrini.
(Pausa durante la quale Rita, imbarazzata, lavora piú forte alla maniglia.) In complesso io apparisco tuttavia vecchio, ma, ti assicuro, io ero un bel ragazzo e, se quello che spero s'avvera, sarò di nuovo non piú un ragazzo, ma un uomo forte, eretto, sicuro.
Ma per raggiungere questo sarebbe oggi necessario che tu mi dia un bacio.
RITA Ma io dovrei domandare il permesso a Fortunato.
GIOVANNI Un bacio col permesso? Mai piú! Non è un bacio cotesto.
Io devo rubare, conquistare il bacio.
Proprio come si fa in amore.
Guarda.
Io ci ho pensato lungamente a questo bacio.
Vorrei rubarlo, proprio rubarlo come fanno i giovini.
Tu siedi su quella poltrona, ti adagi e dormi o fingi di dormire.
Io ti vengo appresso e ti do un bacio.
RITA Sulla bocca?
GIOVANNI Non occorre, non occorre ancora.
Ti bacerò sulla guancia.
RITA E la stanza, la stanza nuova nella mia casetta sarà fatta?
GIOVANNI Darò l'ordine subito oggi acché compiano il lavoro prima che l'estate finisca.
RITA Padrone! Non si potrebbe fare tutto questo senza il bacio? Voi che siete tanto buono!
GIOVANNI Te ne prego, non parliamo piú del contratto e della camera perché allora addio bacio.
Parliamo solo del bacio.
Tu siedi su quella poltrona.
Vai, vai, te ne prego.
RITA (s'avvia alla poltrona alquanto riluttante e tenendo in mano la flanella con la quale aveva lavorato, siede sulla poltrona, chiude gli occhi e si protegge la bocca con la flanella).
GIOVANNI (si guarda d'attorno).
Mi pare benissimo tutto.
(S'accosta in punta di piedi molto malsicuro a Rita e vede la flanella.) Via quella pezzuola.
Quella è destinata alle maniglie.
(Rita la lascia cadere a terra e mette la mano sulla bocca.) Piú naturale, te ne prego.
Sdraiati come se tu fossi in un letto.
Cosí! Scusa se adesso aspetto un poco per pensarci.
Come si può rubare un bacio se si dovette prima prepararlo, confezionarlo.
(Siede su una sedia, si copre gli occhi e pensa per qualche istante, poi s'avanza verso Rita e si china a darle un bacio sulla guancia).
Oh, Pauletta!
RITA (lo guarda stupefatta).
Lei dice?
GIOVANNI (brusco).
Stai zitta, tu.
(Pensa lungamente.) Mi piacque, mi piacque molto.
RITA (timidamente).
Posso ritornare al mio lavoro?
GIOVANNI (brusco).
Vuoi stare zitta? (Pausa ancora.) Certo se tu m'avessi amato sarebbe andato meglio.
RITA Ma io sono la fidanzata di Fortunato.
GIOVANNI (brusco).
Che c'entra questo?
RITA Se c'entra! (Ritorna al lavoro.)
GIOVANNI Lascia stare quel lavoro lí.
Il bacio te l'ho già dato.
Non ti domando piú niente.
Non puoi restare con me?
RITA Ma se viene la signora Anna? Che dirà?
GIOVANNI (con aria d'importanza).
Puoi ben immaginare che io ho preparato tutto.
Anna non ritornerà che di qui a due ore.
RITA Se me l'aveste detto prima avrei lavorato meno.
GIOVANNI (siede al tavolo).
Siedi, siedi qui a me da canto.
RITA A patto siate buono.
GIOVANNI Non c'è scopo di non essere buono.
Io sarò buono...
sarò buono...
finché tu non mi dirai di essere altrimenti.
RITA Come dite?
GIOVANNI Lascia ch'io dica quello che voglio.
Non interrompermi, non correggermi.
RITA Sta bene, padrone.
GIOVANNI E non dirmi padrone.
Non posso sentire quella parola.
La dirai, la dirai ma soltanto in presenza di Anna.
Per oggi dovresti dirmi: Mio...
Dimmi semplicemente Giovanni.
RITA Non potrei signor padrone.
GIOVANNI E almeno non dirmi padrone.
Mi fa proprio male...
come una seconda operazione...
alla rovescia.
Cosí si va in dietro, anzi avanti, alla rovina e alla vecchiaia.
Capisci?
RITA Io non capisco, pa...
Io non capisco.
Dovrebbe essere tanto bello di essere il padrone.
GIOVANNI E che vuoi farci? Lo sono stato per tanti anni, per troppi anni e ne sono stufo.
(Carezzevole.) Io vorrei per oggi poter dire che tu sei la padrona.
Posso dirlo? E accostarti come un paggio che aggredisce la sua contessa.
Mi piacerebbe tanto.
RITA Come si può pensare una cosa simile?
GIOVANNI Tu non lo sai, ma si può pensare tutto a questo mondo.
Basta volere e si può credere che il polo nord sia andato al polo sud.
Poi resta tutto come prima ma si è pensata una cosa straordinaria e perciò si diventa forti e i veri padroni di se stessi e del mondo.
Intendi?
RITA No.
GIOVANNI Ciò non importa perché io non ti parlo perché tu intenda.
Io sto costruendo il mio mondo quest'è l'importante.
(Poi dopo una pausa.) Guarda, là, sotto il buffet c'è una bottiglia di Marsala appena aperta.
Apportamela con un bicchiere.
RITA (eseguendo).
Ecco, padrone.
GIOVANNI (versando).
E sia cosí giacché non sai dire altrimenti.
Forse mi piace anche di essere detto padrone di una bella donna come sei tu.
La sottomissione di una donna è una cosa dolce.
Essendo il tuo padrone si può supporre che io possa fare di te tutto quello che voglio.
RITA (spaventata).
Oh, oh!
GIOVANNI (spazientito).
Ho detto supporre! Perché m'interrompi? Lascia che io mi mova come voglio.
Che fa a te? (Poi.) Ecco, bevi.
RITA Io bere?
GIOVANNI Fammi questo piacere.
Che ti fa? Una volta si cominciava sempre col far bere le donne.
RITA Ma cosí sola? E Lei?
GIOVANNI A me il dottore ha proibito il vino.
RITA Ma io...
cosí...
in Sua presenza non bevo.
GIOVANNI E allora dà un bicchiere anche a me.
Già il dottor Raulli non sa che io non sono piú suo cliente.
RITA Eccolo.
(Eseguisce, Giovanni versa.)
GIOVANNI Beviamo insieme.
Uno, due, tre.
Su.
(Vuotano il bicchiere.) È buono.
A me fa grande piacere di bere insieme a te.
Prima di tutto si fa qualche cosa veramente insieme.
Eppoi anche a me piace che quelli che dipendono da me abbiano le loro ore di svago.
RITA Questo sí ch'è molto ben detto.
Nevvero?
GIOVANNI Oh, come sto bene.
Si capisce dal mio benessere che l'operazione è pienamente riuscita.
È la prova decisiva.
Quel vecchio maiale, quello che vuole domani andare a passeggio con me...
Come si chiama?
RITA Io non lo so.
GIOVANNI Il nome non ha importanza.
Quel vecchio maiale diceva che una volta fatta l'operazione era importante di vedere come ci si comportava con le donne.
Tante volte i vecchi maiali hanno ragione.
Nella mia lunga vita io l'ho osservato.
Il vecchio casto invece è piú vecchio dei vecchio maiale.
Con te io sto splendidamente bene.
(Stirandosi.) Gli ebrei diedero una donna al re Davide.
Il quale non la volle e per questo perí miseramente.
Io non sono tanto bestia.
Bevi.
(Le versa.)
RITA Se beve con me.
GIOVANNI (versando anche nel proprio bicchiere).
Perché no? Già il dottor Raulli con me non c'entra piú.
(Bevono, poi.) Ma io vorrei renderti contenta e felice.
Avevi cominciato ad approvarmi e saresti mia grande amica se ti facessi tante camere.
Se tu avessi un desiderio, dimmelo te ne prego.
Io darei la mia vita perché su quella faccina ci sia la gioia, la vera espressione della giovinezza.
La giovinezza non mi basta mai.
RITA Ma finché la casa è diretta dalla signora Anna non c'è nulla da fare per me.
Essa vuole l'ordine.
GIOVANNI (inquieto e guardandosi d'attorno).
Ma perché dici cosí? Anna è una buonissima donna, buona con le persone e buona persino con le bestie.
RITA Specialmente con le bestie.
GIOVANNI (ridendo di cuore).
Questa mi piace: Specialmente con le bestie...
con le bestie innocenti.
Ma è buonissima anche con me.
RITA Questo è facile.
Il marito è il marito.
Anche a me dice di voler bene.
Cento volte al giorno mi dice: Cara Rita, fai questo, fai quello...
e finisce che a forza di essere accarezzata alla sera le gambe non mi reggono.
GIOVANNI Ma un certo ordine in casa dev'esserci.
Che cosa farei io se non trovassi le mie cose al loro posto, quando alla sera mi corico e alla mattina mi levo?
RITA Per quelle poche cose, il bicchiere di latte, i vestiti e cosí via poco ci vorrebbe.
GIOVANNI E pensa che il latte io non lo prenderò piú.
L'ho deciso or ora.
Questo fa meglio.
(Beve.) Maledetto quel dottor Raulli.
Dev'essere vero quello che dice Guido: Quando si sa troppo di una cosa non se ne capisce piú una maledetta.
Guarda quello che a quello studentucolo di mio nipote riuscí di fare per me.
Eppure, in verità, io credo non sappia molto.
RITA (commossa).
È molto bravo quel signor Guido.
GIOVANNI Molto, molto bravo.
E dimmi: Volendo farti piacere e d'altronde tenere in ordine questa casa, che cosa si dovrebbe fare?
RITA Siamo in tre che serviamo e visto che vorremmo lavorare la metà di quello che si lavora ora, bisognerebbe prenderne altre tre.
E ancora una che tenesse in ordine le nostre stanze perché avendo da lavorare per gli altri non sappiamo lavorare per noi.
È tutto sudicio in quelle stanze.
GIOVANNI (imbarazzatissimo intanto beve, poi).
E bisognerebbe dar da mangiare a tutte queste donne?
RITA Eh, già.
Forse nella cucina si potrebbe fare una piccola differenza fra noi e loro.
GIOVANNI Davvero credo non si possa fare tanto.
Pensa che costerebbe piú che l'operazione...
all'ora, dico.
Ne farò il conto.
Aspetta.
(Prende dalla tasca il libriccino e la matita eppoi inforca gli occhiali.
Indi si pente e rimette tutto a posto.) Ma lasciamo stare.
Non ho tempo ora di far conti.
Eppoi che c'entrano ora qui la cuoca e la serva? Non mi pare ch'è questo il momento di proclamare uno sciopero generale.
Parliamo di te.
Non si potrebbe - quando io diverrò giovine sul serio e saprò saltare e sottopormi a degli sforzi - organizzare le cose in modo ch'io stesso t'aiuti nel tuo lavoro? Senza che Anna se ne avveda? Non costerebbe nulla e per me sarebbe un grande svago.
RITA (ridendo).
Sarebbe un bel lavoro cotesto.
GIOVANNI Ridi perché non sai.
Ma i dotti sono meglio informati di te.
Io troverò il modo di farti parlare una volta col dottor Giannottini.
L'operazione è d'esito sicuro.
Soltanto che quel vecchio maiale...
come si chiama?, ha detto che l'esito deve vedersi dal contegno con le donne.
Perciò occorrono le donne! Devi intendere: Non si tratta piú di un vizio, di una cosa abbominevole e abbominata, ma di una giusta, legittima...
santa difesa della propria salute e della propria giovinezza.
Io altrimenti non accetterei di dedicarmivi perché io sono e sono stato sempre un uomo casto.
In quanto a te, se collabori...
(Versa del vino nel proprio e nel bicchiere di Rita e beve.) Come dicevo? Ah, sí! Se collabori a tale opera igienica ne avrai sicuramente il premio.
Lo avrai da me, dapprima, che farò per te quante camere vorrai e poi anche lassú.
Certo anche lassú! Mi pare che tutte le religioni prescrivano di onorare, aiutare e proteggere i vecchi.
E si è vecchi anche quando si è ringiovaniti...
voglio dire che si ha tuttavia il diritto a rispetto e protezione...
sí, perché gli anni che si hanno, quelli restano tuttavia al loro posto.
Non si possono cancellare.
RITA Aiutare? E che cosa ne dirà Fortunato?
GIOVANNI (malsicuro e seccato).
Fortunato? A lui certamente è difficile di spiegare tante cose.
Eppoi anche se comprendesse...
non si lascerebbe convincere.
Oh, io ricordo tutto.
I maschi pensano all'onore.
Sono egoisti.
Neppure per aiutarmi in una cosa tanto importante, in questa semplice cura egli s'accontenterebbe.
(Imperioso.) Io direi di non dire nulla a Fortunato.
Che diritto ha lui di saperne qualche cosa? Non sono io il padrone suo e il padrone tuo?
RITA (maliziosa).
Io trovo che tutti dovrebbero essere avvisati.
Anche la padrona, la signora Anna.
GIOVANNI (pensieroso).
Anna? Eh, già! (Poi.) Ma io penso che se è una buona moglie ne sarebbe contentissima.
(Poi.) Ma pur credo sia meglio di non dirgliene nulla.
Aspetta che ci pensi.
(Beve.) Mi pare che il marsala chiarisca le idee.
Aspetta.
(Poi.) Lui, lei! Dio mio quali complicazioni per fare una cura.
(Poi.) Sai, non pensiamoci piú.
Io non dico nulla ad Anna e tu non dici nulla a Fortunato.
Cosí siamo pari e patta.
RITA (ridendo di cuore anch'essa presa un poco dal vino).
Bravo, bravo il vecchietto.
Come sa regolare tutto.
GIOVANNI (seccato).
Vecchietto? Già, vecchietto è già piú giovane di vecchione.
Ma non dirmi cosí.
Mi dispiace, mi turba, m'impedisce.
(Poi.) Si capisce che in quindici giorni l'operazione non poté ancora avere tutto il suo effetto.
Io vorrei solo vedere se ci sono avviato.
Senti! Vorresti sedere sulle mie ginocchia?
RITA No, no! (Infastidita.)
GIOVANNI Mi piace che tu non subito abbia accettato.
Te ne prego, siedi sulle mie ginocchia.
Guarda! Non ti toccherò, non ti bacerò.
Ma accetta di sedere sulle mie ginocchia.
Guarda come ti prego.
È il tuo padrone che prega.
RITA Ebbene! Se vi fa tanto piacere.
Visto che l'operazione non ebbe finora successo, si può.
GIOVANNI Non dire cosí, te ne prego.
M'impedisci.
Siedi, siedi, adagiati.
E adesso dovrei vedere la vita farsi bella, grande, lucente.
(Dopo un'esitazione.) Ahi! Ahi! Mi fai male.
Alzati, te ne prego.
Mi muore la gamba.
RITA (si leva ridendo).
Ma io non volevo.
Foste voi a volerlo.
(E mentre Giovanni si frega la gambe.) State meglio?
GIOVANNI Sí, sí! Devi aver poggiato su una vena.
(Si alza e cammina zoppicando.) Va meglio, va meglio.
S'era addormentata la gamba.
Adesso sento come un'inondazione di formicole.
Curioso.
RITA (versa il vino nei bicchieri, allegrissima).
Pa