ENRICO IV, di Luigi Pirandello - pagina 2
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Bertoldo (fermandosi e guardando verso il ritratto alla parete). Aspettate! Non mi avete detto chi è quella lì.
La moglie dell'Imperatore?
Arialdo No.
La moglie dell'Imperatore è Berta di Susa, sorella di Amedeo II di Savoia.
Ordulfo E l'Imperatore, che vuol esser giovane con noi, non può soffrirla e pensa di ripudiarla.
Landolfo Quella è la sua più feroce nemica: Matilde, la marchesa di Toscana.
Bertoldo Ah, ho capito, quella che ospitò il Papa..
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Landolfo A Canossa, appunto!
Ordulfo Papa Gregorio VII.
Arialdo Il nostro spauracchio! Andiamo, andiamo!
Si avviano tutti e quattro per uscire dall'uscio a destra per cui sono entrati, quando dall'uscio a sinistra sopravviene il vecchio cameriere Giovanni, in marsina.
Giovanni (in fretta, con ansia). Oh! Ps! Franco! Lolo!
Arialdo (arrestandosi e voltandosi). Che vuoi?
Bertoldo (mevavigliato di vederlo entrare in marsina nella sala del trono). Oh! E come? Qua dentro, lui?
Landolfo Un uomo del mille e novecento! Via! Gli corre incontro minacciosamente per burla con gli altri due per scacciarlo.
Ordulfo Messo di Gregorio VII, via!
Arialdo Via! Via!
Giovanni (difendendosi, seccato). E finitela!
Ordulfo No! Tu non puoi metter piede qua dentro!
Arialdo Fuori! Fuori!
Landolfo (a Bertoldo).
Sortilegio, sai! Demonio evocato dal Mago di Roma! Cava, cava la spada! (fa per cavare la spada anche lui.)
Giovanni (gridando). Finitela, vi dico! Non fate i matti con me! E' arrivato il signor Marchese in comitiva...
Landolfo (stropicciandosi le mani ).
Ah ! Benissimo! Ci sono signore?
Ordulfo (c.s.). Vecchie? Giovani?
Giovanni Ci sono due signori.
Arialdo Ma le signore, le signore, chi sono?
Giovanni La signora Marchesa con la figlia.
Landolfo (meravigliato). Oh! E come?
Ordulfo (c.s.). La Marchesa, hai detto?
Giovanni La marchesa! La marchesa!
Arialdo E i signori?
Giovanni Non lo so.
Arialdo (a Bertoldo). Vengono a darci il contenuto, capisci?
Ordulfo Tutti messi di Gregorio VII! Ci divertiremo!
Giovanni Insomma mi lasciate dire?
Arialdo Dì! Dì!
Giovanni Pare che uno di quei due signori sia un medico.
Landolfo Oh! Abbiamo capito, uno dei soliti medici!
Arialdo Bravo, Bertoldo! Tu porti fortuna!
Landolfo Vedrai come ce lo lavoreremo, questo signor medico!
Bertoldo Io penso che mi troverò, così subito, in un bell'impiccio!
Giovanni Statemi a sentire! Vogliono entrare qua nella sala.
Landolfo (meravigliato e costernato). Come! Lei? La marchesa, qua?
Arialdo Altro che contenuto, allora!
Landolfo Nascerà davvero la tragedia!
Bertoldo (incuriosito). Perché? Perché?
Ordulfo (indicando il ritratto). Ma è quella lì, non capisci?
Landolfo La figliuola è la fidanzata del marchese.
Arialdo Ma che sono venuti a fare? Si può sapere?
Ordulfo Se lui la vede, guai!
Landolfo Ma forse ormai non la riconoscerà più!
Giovanni Bisogna che voi, se si sveglia, lo tratteniate di là
Ordulfo Sì! Scherzi? E come?
Arialdo Sai bene com'è!
Giovanni Perdio, anche con la forza! - Se mi hanno comandato così! Andate, andate!
Arialdo Sì sì, perché forse a quest'ora si sarà già svegliato!
Ordulfo Andiamo, andiamo!
Landolfo (avviandosi con gli altri, a Giovanni). Ma poi ci spiegherai!
Giovanni (gridando loro dietro). Chiudete costà, e nascondete la chiave! Anche di quest'altra porta! (Indica l'altro uscio a destra.) Landolfo, Arialdo e Ordulfo via per il secondo uscio a destra.
Giovanni (ai due valletti). Via, via anche voialtri! Di là! (indica il primo uscio a destra)
Richiudete la porta, e via la chiave!
I due valletti escono dal primo uscio a destra.
Giovanni si reca all'uscio di sinistra e lo apre per far passare il marchese Di Nolli.
Di Nolli Hai dato bene gli ordini?
Giovanni Sì, signor Marchese.
Stia tranquillo.
Il Di Nolli riesce per un momento a invitar gli altri a entrare.
Entrano prima il barone Tito Belcredi e il dottor Dionisio Genoni, poi donna Matilde Spina e la marchesina Frida, Giovanni s'inchina ed esce.
Donna Matilde Spina è sui 45 anni; ancora bella e formosa, per quanto con troppa evidenza ripari gl'inevitabili guasti dell'età con una violenta ma sapiente truccatura, che le compone una fiera testa di walkiria.
Questa truccatura assume un rilievo che contrasta e conturba profondamente nella bocca, bellissima e dolorosa.
Vedova da molti anni, ha per amico il barone Tito Belcredi, che né lei né altri han mai preso sul serio, almeno in apparenza.
Quel che Tito Belcredi è poi in fondo per lei, lo sa bene lui solo, che perciò può ridere, se la sua amica ha bisogno di fingere di non saperlo; ridere sempre per rispondere alle risa che a suo carico le beffe della marchesa suscitano negli altri.
Smilzo, precocemente grigio, un po' più giovane di lei, ha una curiosa testa d'uccello.
Sarebbe vivacissimo, se la sua duttile agilità (che lo fa spadaccino temutissimo) non fosse come inguainata in una sonnolenta pigrizia d'arabo, che si rivela nella strana voce un po' nasale e strascicata.
Frida, la figliuola della marchesa, ha 19 anni.
Intristita nell'ombra in cui la madre imperiosa e troppo vistosa la tiene, è anche offesa, in quest'ombra, dalla facile maldicenza che quella provoca, non tanto più a suo danno, ma a danno di lei.
E' però già per fortuna fidanzata al marchese Carlo Di Nolli: giovine rigido, molto indulgente verso gli altri, ma chiuso e fermo in quel poco che crede di poter essere e valere nel mondo; per quanto forse, in fondo, non lo sappia bene neanche lui stesso.
E', a ogni modo, costernato dalle tante responsabilità che crede gravino su lui; così che gli altri sì, gli altri possano parlare, beati loro, e divertirsi; lui no, non perché non vorrebbe, ma perché proprio non può.
Veste di strettissimo lutto per la recente morte della madre.
Il dottor Dionisio Genoni ha una bella faccia svergognata e rubiconda da satiro; con occhi fuoruscenti, corta barbettina arguta, lucida come d'argento: belle maniere, quasi calvo.
Entrano costernati, quasi paurosi, guardando la sala con curiosità (tranne il Di Nolli); e parlano dapprima a bassa voce.
Belcredi Ah, magnifico! magnifico!
Dottore Interessantissimo! Anche nelle cose il delirio che torna così appunto! Magnifico, sì sì, magnifico.
D.
Matilde (che ha cercato con gli occhi in giro il suo ritratto, scoprendolo e accostandosi). Ah, eccolo là! Mirandolo a giusta distanza, mentre insorgono in lei sentimenti diversi. Sì sì...Oh, guarda...Dio mio...
chiama la figlia: Frida, Frida...Guarda...
Frida Ah, il tuo ritratto!
D.
Matilde Ma no! Guarda! Non sono io: sei tu, là!
Di Nolli Sì, è vero? Ve lo dicevo io.
D.
Matilde Ma non avrei mai creduto tanto! Scotendosi come per un brivido alla schiena: Dio, che senso! Poi, guardando la figliola: Ma come, Frida? Se la stringe accanto, cingendole con un braccio la vita. Vieni! Non ti vedi in me, tu, là?
Frida Mah! Io, veramente...
D.
Matilde Non ti sembra? Ma come non ti sembra? Voltandosi al Belcredi: Guardate voi, Tito! Ditelo voi!
Belcredi (senza guardare). Ah, no, io non guardo! Per me, a priori, no!
D.
Matilde Che stupido! Crede di farmi un complimento! Rivolgendosi al dottor Genoni: Dica, dica lei Dottore!
Dottore (fa per accostarsi).
Belcredi (con le spalle voltate, fingendo di richiamarlo di nascosto). Ps! No, dottore! Per carità, non si presti!
Dottore (smarrito e sorridente). E perché non mi dovrei prestare?
D.
Matilde Ma non gli dia retta! Venga! E' insoffribile!
Frida Fa di professione lo scemo, non lo sa?
Belcredi (al Dottore, vedendolo andare).
Si guardi i piedi, si guardi i piedi, dottore! i piedi!
Dottore (c.s.). I piedi? Perché?
Belcredi Ha le scarpe di ferro.
Dottore Io?
Belcredi Sissignore.
E va incontro a quattro piedini di vetro.
Dottore (ridendo forte). Ma no! Mi pare che - dopo tutto - non ci sia da stupirsi che una figlia somigli alla madre...
Belcredi Patatràc! Ecco fatto!
D.
Matilde (esageratamente adirata, venendo incontro al Belcredi). Perché patatràc? Che cos'è? Che cos'ha detto?
Dottore (candidamente). Non è forse cosi?
Belcredi (rispondendo alla marchesa). Ha detto che non c'è da stupirsi; mentre voi ne siete tanto stupita.
E perché, allora, scusate, se la cosa è per voi adesso così naturale?
D.
Matilde (ancora più adirata). Sciocco! Sciocco! Appunto perché è così naturale! Perché non c'è mica mia figlia, là.
Indica la tela. Quello è il mio ritratto! E trovarci mia figlia, invece che me, m'ha stupito; e il mio stupore, vi prego di credere, è stato sincero, e vi proibisco di metterlo in dubbio! Dopo questa violenta sfuriata, un momento di silenzio impacciato in tutti.
Frida (piano, seccata). Dio mio, sempre così...Per ogni nonnulla, una discussione.
Belcredi (piano anche lui, quasi con la coda tra le gambe, in tono di scusa). Non ho messo in dubbio nulla, io.
Ho notato che tu, fin da principio non hai condiviso lo stupore di tua madre; o, se di qualche cosa ti sei stupita, è stato perché le sembrasse tanta la rassomiglianza tra te e quel ritratto.
D.
Matilde Sfido! Perché lei non può conoscersi in me com'ero alla sua età; mentre io, là, posso bene riconoscermi in lei com'è adesso.
Dottore Giustissimo! Perché un ritratto è lì sempre fisso in un attimo; lontano e senza ricordi per la marchesina; mentre tutto ciò che esso può ricordare alla signora Marchesa: mosse, gesti, sguardi, sorrisi, tante cose che lì non ci sono...
D.
Matilde Ecco, appunto!
Dottore (seguitando, rivolto a lei). Lei, naturalmente, può rivederle vive, ora, in sua figlia.
D.
Matilde Ma lui deve guastarmi sempre ogni minimo abbandono al sentimento più spontaneo, cosi, per il gusto di farmi stizzire.
Dottore (abbagliato dai lumi che ha dato, ripiglia con un tono professionale, rivolto al Belcredi). La rassomiglianza, caro barone, nasce spesso da cose imponderabili! E così difatti si spiega che...
Belcredi (Per interrompere la lezione).
Che qualcuno può trovare anche qualche rassomiglianza tra me e lei, caro professore!
Di Nolli Lasciamo andare, lasciamo andare, vi prego.
Accenna ai due usci a destra per avvertire che di là c'è qualcuno che può sentire. Ci siamo svagati troppo, venendo..
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Frida Sfido! Quando c'è lui...
accenna al Belcredi.
Donna Matilde (subito). Volevo bene perciò che non venisse!
Belcredi Ma se avete fatto tanto ridere alle mie spalle! Che ingratitudine!
Di Nolli Basta, ti prego.
Tito! Qua c'è il dottore, e siamo venuti per una cosa molto seria, che tu sai quanto mi prema.
Dottore Ecco, sì.
Vediamo di precisare bene, prima, alcuni punti.
Questo suo ritratto, scusi, signora marchesa, come si trova qua? Lo regalò lei, allora?
D.
Matilde No, no.
A qual titolo avrei potuto regalarglielo? Io ero allora come Frida, e neppure fidanzata.
Lo cedetti, tre o quattt'anni dopo la disgrazia: lo cedetti per le vive insistenze di sua madre.
Accenna al Di Nolli.
Dottore Che era sorella di lui? Accenna verso gli usci a destra, alludendo a Enrico IV
Di Nolli Sì, dottore: ed è un debito - questa nostra venuta qua - verso mia made, che m'ha lasciato da un mese.
Invece di trovarmi qua, io e lei accenna a Frida dovremmo essere in viaggio...
Dottore E assorti in ben altre cure, capisco!
Di Nolli Mah! E' morta con la ferma fede che fosse prossima la guarigione di questo suo fratello adorato.
Dottore E non mi può dire scusi, da quali segni lo arguisse?
Di Nolli Pare da un certo discorso strano che egli le fece, poco prima che la mamma morisse.
Dottore Un discorso? Ecco...
ecco...
sarebbe utilissimo, utilissimo conoscerlo, per bacco!
Di Nolli Ah, io non lo so! So che la mamma ritornò da quella sua ultima visita, angosciata; perché pare che egli sia stato di una tenerezza insolita, quasi presago della prossima fine di lei.
Dal suo letto di morte, ella si fece promettere da me che non lo avrei mai trascurato; che lo avrei fatto vedete, visitare..
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Dottore Ecco.
Va bene.
Vediamo, vediamo prima...Tante volte, le minime cause...Questo ritratto, dunque...
D.
Matilde Oh Dio, non credo, dottore, che ci si debba dare una soverchia importanza.
Ha fatto impressione a me, perché non lo rivedevo da tanti anni.
Dottore Prego, prego...
abbia pazienza...
Di Nolli Ma sì! Sta lì da una quindicina d'anni...
D.
Matilde Più! Più di diciotto, ormai!
Dottore Prego, scusino; se non sanno ancora che cosa io voglia domandare! Io faccio molto assegnamento, molto, su questi due ritratti, eseguiti, m'immagino, prima della famosa - e disgraziatissima - cavalcata; non è vero?
D.
Matilde Eh, certo!
Dottore Quand'egli era dunque perfettamente in sensi, ecco - volevo dir questo! - Propose lui, a lei, di farselo eseguire?
D.
Matilde Ma no, dottore! Ce lo facemmo eseguire tanti di quelli che prendemmo parte alla cavalcata.
Così, per serbarne un ricordo.
Belcredi Me lo feci fare anch'io, il mio, di «Carlo d'Angiò »!
D.
Matilde Appena furono pronti i costumi.
Belcredi Perché, vede? ci fu la proposta di raccoglierli tutti, per ricordo, come in una galleria, nel salone della villa dove si fece la cavalcata.
Ma poi ciascuno volle tenersi il suo.
D.
Matilde E questo mio, come le ho detto, io lo cedetti - senza poi tanto rincrescimento - perché sua madre...
accenna di nuovo al Di Nolli.
Dottore Non sa se fu lui a richiederlo?
D.
Matilde Ah, non so! Forse...O fu la sorella, per assecondare amorosamente...
Dottore Un'altra cosa, un'altra cosa! L'idea della cavalcata venne a lui?
Belcredi (subito). No no, venne a me! venne a me!
Dottore Prego...
D.
Matilde Non gli dia retta.
Venne al povero Belassi.
Belcredi Ma che Belassi!
D.
Matilde (al Dottore). Il conte Belassi, che morì, poverino, due o tre mesi dopo.
Belcredi Ma se non c'era Belassi, quando...
Di Nolli (seccato dalla minaccia di una nuova discussione). Scusi, dottore, è proprio necessario stabilire a chi venne l'idea?
Dottore Eh sì, mi servirebbe...
Belcredi Ma se venne a me! Oh questa è bella! Non avrei mica da gloriarmene, dato l'effetto che poi ebbe, scusate! Fu, guardi, dottore - me ne ricordo benissimo - una sera sui primi di novembre, al Circolo.
Sfogliavo una rivista illustrata, tedesca (guardavo soltanto le figure, s'intende, perché il tedesco io non lo so).
In una c'era l'Imperatore, in non so quale città universitaria dov'era stato studente.
Dottore Bonn, Bonn.
Belcredi Bonn, va bene.
Parato, a cavallo, in uno degli strani costumi tradizionali delle antichissime società studentesche della Germania; seguito da un corteo d'altri studenti nobili, anch'essi a cavallo e in costume.
L'idea mi nacque da quella vignetta.
Perché deve sapere che al Circolo si pensava di fare qualche grande mascherata per il prossimo carnevale.
Proposi questa cavalcata storica: storica, per modo di dire: babelica.
Ognuno di noi doveva scegliersi un personaggio da rappresentare, di questo o di quel secolo: re o imperatore, o principe, con la sua dama accanto, regina o imperatrice, a cavallo.
Cavalli bardati, s'intende, secondo il costume dell'epoca.
E la proposta fu accettata.
D.
Matilde Io l'invito lo ebbi da Belassi.
Belcredi Appropriazione indebita, se vi disse che l'idea era sua.
Non c'era neppure, vi dico, quella sera al Circolo, quando feci la proposta.
Come non c'era del resto neanche lui! allude a Enrico IV.
Dottore E lui allora scelse il personaggio di Enrico IV!
D.
Matilde Perché io - indotta nella scelta dal mio nome - così, senza pensarci più che tanto - dissi che volevo essere la Marchesa Matilde di Toscana.
Dottore Non...
non capisco bene la relazione...
D.
Matilde Eh, sa! Neanch'io da principio, quando mi sentii rispondere da lui, che sarebbe stato allora ai miei piedi, come a Canossa, Enrico IV.
Sì, sapevo di Canossa; ma dico la verità, non mi ricordavo bene la storia; e mi fece anzi una curiosa impressione, ripassandomela per prepararmi a sostenere la mia parte, ritrovarmi fedelissima e zelantissima amica di Papa Gregorio VII, in feroce lotta contro l'impero di Germania.
Compresi bene allora, perché, avendo io scelto di rappresentate il personaggio della sua implacabile nemica, egli mi volle essere accanto, in quella cavalcata, da Enrico IV.
Dottore Ah! Perché forse...?
Belcredi Dottore, Dio mio, perché lui le faceva allora una corte spietata, e lei indica la Marchesa naturalmente...
D.
Matilde (punta, con fuoco). Naturalmente, appunto! naturalmente! E allora più che mai «naturalmente»!
Belcredi (mostrandola). Ecco: non poteva soffrirlo!
D.
Matilde Ma non è vero! Non mi era mica antipatico.
Tutt'altro! Ma per me, basta che uno voglia farsi prendere sul serio...
Belcredi (seguitando). Le dà la prova più lampante della sua stupidità!
D.
Matilde No, caro! In questo caso, no.
Perché lui non era mica uno stupido come voi.
Belcredi Io non mi sono mai fatto prendere sul serio!
D.
Matilde Ah lo so bene! Ma con lui, però, non c'era da scherzare.
Con altro tono, rivolgendosi al Dottore: Càpita, tra le tante disgrazie a noi donne, caro dottore, di vederci davanti, ogni tanto, due occhi che ci guardano con una contenuta, intensa promessa di sentimento duraturo! Scoppia a ridere stridulamente. Niente di più buffo.
Se gli uomini si vedessero con quel «duraturo» nello sguardo...
- Ne ho riso sempre cosi! E allora, più che mai.
- Ma debbo fare una confessione: posso farla, adesso dopo venti e più anni.
- Quando risi così di lui, fu anche per paura.
Perché forse a una promessa di quegli occhi si poteva credere.
Ma sarebbe stato pericolosissimo.
Dottore (con vivo interesse, concentrandosi).
Ecco, ecco, questo - questo m'interesserebbe molto di sapere.
- Pericolosissimo?
D.
Matilde (con leggerezza) Appunto perché non era come gli altri! E dato che anch'io...
sì, via, sono...sono un po' così...
più d'un po', per dire la verità...
cerca una parola modesta insofferente, ecco, insofferente di tutto quanto è compassato e così afoso! - Ma ero allora troppo giovane, capite? e donna: dovevo rodere il freno.
- Ci sarebbe voluto un coraggio, che non mi sentii di avere.
- Risi anche di lui.
Con rimorso, anzi con un vero dispetto contro me stessa, poi, perché vidi che il mio riso si confondeva con quello di tutti gli altri - sciocchi - che si facevano beffe di lui.
Belcredi Press'a poco, come di me.
D.
Matilde Voi fate ridere con la smorfia d'abbassarvi sempre, caro mio, mentre lui, al contrario! C'è una bella differenza! - E poi, a voi, vi si ride in faccia!
Belcredi Eh, dico, meglio che alle spalle.
Dottore Veniamo a noi, veniamo a noi! - Dunque, già un po' esaltato era, a quanto mi pare di aver compreso!
Belcredi Sì, ma in un modo così curioso, dottore!
Dottore Come sarebbe?
Belcredi Ecco, direi...
a freddo...
D.
Matilde Ma che a freddo! Era così, dottore, un po' strano, certo; ma perché ricco di vita: estroso!
Belcredi Non dico che simulasse l'esaltazione.
Al contrario, anzi; s'esaltava spesso veramente.
Ma potrei giurare, dottore, che si vedeva subito, lui stesso, nell'atto della sua esaltazione, ecco.
E credo che questo dovesse avvenirgli per ogni moto più spontaneo.
Dico di più: sono certo che doveva soffrirne.
Aveva, a volte, scatti di rabbia comicissimi contro se stesso!
D.
Matilde Quest'è vero!
Belcredi (a Donna Matilde).
E perché? (Al Dottore) A mio vedere, perché quella subitanea lucidità di presentazione lo poneva fuori, a un tratto, d'ogni intimità col suo stesso sentimento, che gli appariva - non finto, perché era sincero - ma come qualche cosa a cui dovesse dare lì per lì il valore...
che so? d'un atto d'intelligenza, per sopperire a quel calore di sincerità cordiale, che si sentiva mancare.
E improvvisava, esagerava, si lasciava andare, ecco, per stordirsi e non vedersi più.
Appariva incostante, fatuo e...
sì, diciamolo, anche ridicolo, qualche volta.
Dottore E...
dica, insocievole?
Belcredi No, che! Ci stava! Concertatore famoso di quadri plastici, di danze, di recite di beneficenza; così per ridere, beninteso! Ma recitava benissimo, sa?
Di Nolli Ed è diventato, con la pazzia, un attore magnifico e terribile!
Belcredi Ma fin da principio! Si figuri che, quando avvenne la disgrazia dopo che cadde da cavallo...
Dottore Battè la nuca, è vero?
D.
Matilde Ah, che orrore! Era accanto a me! Lo vidi tra le zampe del cavallo che s'era impennato...
Belcredi Ma noi non credemmo affatto dapprima, che si fosse fatto un gran male.
Sì, ci fu un arresto, un po' di scompiglio nella cavalcata; si voleva vedere che cosa fosse accaduto; ma già era stato raccolto e trasportato nella villa.
D.
Matilde Niente, sa! Neanche la minima ferita! neanche una goccia di sangue!
Belcredi Si credette soltanto svenuto...
D.
Matilde E quando, circa due ore dopo...
Belcredi Già, ricomparve nel salone della villa - ecco, questo volevo dire...
D.
Matilde Ah, ma che faccia aveva! Io me ne accorsi subito!
Belcredi Ma no! Non dite! Non ce n'accorgemmo nessuno, dottore, capite?
D.
Matilde Sfido! Perché eravate tutti come pazzi!
Belcredi Recitava ognuno per burla la sua parte! Era una vera babele!
D.
Matilde Lei immagina, dottore, che spavento, quando si comprese che egli invece, la sua, la recitava sul serio?
Dottore Ah, perché anche lui, allora...?
Belcredi Ma sì! Venne in mezzo a noi! Credemmo che si fosse rimesso e che avesse preso a recitate anche lui, come tutti noi...
meglio di noi, perché - come le dico - era bravissimo, lui! Insomma, che scherzasse!
D.
Matilde Cominciarono a fustigarlo...
Belcredi E allora...
- era armato - da re - sguainò la spada, avventandosi contro due o tre.
Fu un momento di terrore per tutti!
D.
Matilde Non dimenticherò mai quella scena, di tutte le nostre facce mascherate, sguajate e stravolte, davanti a quella terribile maschera di lui, che non era più una maschera, ma la Follia!
Belcredi Enrico IV, ecco! Proprio Enrico IV in persona, in un momento di furore!
D.
Matilde Dovette influire, io dico, l'ossessione di quella mascherata, dottore, l'ossessione che per più di un mese se n'era fatta.
La metteva sempre in tutto ciò che faceva, questa ossessione!
Belcredi Quello che studiò per prepararsi! Fino ai minimi particolari...
le minuzie...
Dottore Ah, è facile! Quella che era ossessione momentanea, si fissò, con la caduta e la percossa alla nuca, che determinarono il guasto cerebrale.
Si fissò, perpetuandosi.
Si può diventare scemi, si può diventare pazzi.
Belcredi (a Frida e al Di Nolli). Capite che scherzi, carini miei?
Al Di Nolli:Tu avevi quattro o cinque anni; a Frida: a tua madre pare che tu l'abbia sostituita là in quel ritratto, dove ancora non pensava neppur lontanamente che ti avrebbe messa al mondo: io sono già coi capelli grigi; e lui: eccolo là indica il ritratto-taf! una botta alla nuca - e non si è più mosso di là: Enrico IV.
Dottore (che se ne è stato assorto a meditare, apre le mani davanti al volto come per concentrar l'altrui attenzione, e fa per mettersi a dare la sua spiegazione scientifica): Ecco, ecco, dunque, signori miei: è proprio questo...
Ma all'i
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