ENRICO IV, di Luigi Pirandello - pagina 3
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Dottore Un discorso? Ecco...
ecco...
sarebbe utilissimo, utilissimo conoscerlo, per bacco!
Di Nolli Ah, io non lo so! So che la mamma ritornò da quella sua ultima visita, angosciata; perché pare che egli sia stato di una tenerezza insolita, quasi presago della prossima fine di lei.
Dal suo letto di morte, ella si fece promettere da me che non lo avrei mai trascurato; che lo avrei fatto vedete, visitare..
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Dottore Ecco.
Va bene.
Vediamo, vediamo prima...Tante volte, le minime cause...Questo ritratto, dunque...
D.
Matilde Oh Dio, non credo, dottore, che ci si debba dare una soverchia importanza.
Ha fatto impressione a me, perché non lo rivedevo da tanti anni.
Dottore Prego, prego...
abbia pazienza...
Di Nolli Ma sì! Sta lì da una quindicina d'anni...
D.
Matilde Più! Più di diciotto, ormai!
Dottore Prego, scusino; se non sanno ancora che cosa io voglia domandare! Io faccio molto assegnamento, molto, su questi due ritratti, eseguiti, m'immagino, prima della famosa - e disgraziatissima - cavalcata; non è vero?
D.
Matilde Eh, certo!
Dottore Quand'egli era dunque perfettamente in sensi, ecco - volevo dir questo! - Propose lui, a lei, di farselo eseguire?
D.
Matilde Ma no, dottore! Ce lo facemmo eseguire tanti di quelli che prendemmo parte alla cavalcata.
Così, per serbarne un ricordo.
Belcredi Me lo feci fare anch'io, il mio, di «Carlo d'Angiò »!
D.
Matilde Appena furono pronti i costumi.
Belcredi Perché, vede? ci fu la proposta di raccoglierli tutti, per ricordo, come in una galleria, nel salone della villa dove si fece la cavalcata.
Ma poi ciascuno volle tenersi il suo.
D.
Matilde E questo mio, come le ho detto, io lo cedetti - senza poi tanto rincrescimento - perché sua madre...
accenna di nuovo al Di Nolli.
Dottore Non sa se fu lui a richiederlo?
D.
Matilde Ah, non so! Forse...O fu la sorella, per assecondare amorosamente...
Dottore Un'altra cosa, un'altra cosa! L'idea della cavalcata venne a lui?
Belcredi (subito). No no, venne a me! venne a me!
Dottore Prego...
D.
Matilde Non gli dia retta.
Venne al povero Belassi.
Belcredi Ma che Belassi!
D.
Matilde (al Dottore). Il conte Belassi, che morì, poverino, due o tre mesi dopo.
Belcredi Ma se non c'era Belassi, quando...
Di Nolli (seccato dalla minaccia di una nuova discussione). Scusi, dottore, è proprio necessario stabilire a chi venne l'idea?
Dottore Eh sì, mi servirebbe...
Belcredi Ma se venne a me! Oh questa è bella! Non avrei mica da gloriarmene, dato l'effetto che poi ebbe, scusate! Fu, guardi, dottore - me ne ricordo benissimo - una sera sui primi di novembre, al Circolo.
Sfogliavo una rivista illustrata, tedesca (guardavo soltanto le figure, s'intende, perché il tedesco io non lo so).
In una c'era l'Imperatore, in non so quale città universitaria dov'era stato studente.
Dottore Bonn, Bonn.
Belcredi Bonn, va bene.
Parato, a cavallo, in uno degli strani costumi tradizionali delle antichissime società studentesche della Germania; seguito da un corteo d'altri studenti nobili, anch'essi a cavallo e in costume.
L'idea mi nacque da quella vignetta.
Perché deve sapere che al Circolo si pensava di fare qualche grande mascherata per il prossimo carnevale.
Proposi questa cavalcata storica: storica, per modo di dire: babelica.
Ognuno di noi doveva scegliersi un personaggio da rappresentare, di questo o di quel secolo: re o imperatore, o principe, con la sua dama accanto, regina o imperatrice, a cavallo.
Cavalli bardati, s'intende, secondo il costume dell'epoca.
E la proposta fu accettata.
D.
Matilde Io l'invito lo ebbi da Belassi.
Belcredi Appropriazione indebita, se vi disse che l'idea era sua.
Non c'era neppure, vi dico, quella sera al Circolo, quando feci la proposta.
Come non c'era del resto neanche lui! allude a Enrico IV.
Dottore E lui allora scelse il personaggio di Enrico IV!
D.
Matilde Perché io - indotta nella scelta dal mio nome - così, senza pensarci più che tanto - dissi che volevo essere la Marchesa Matilde di Toscana.
Dottore Non...
non capisco bene la relazione...
D.
Matilde Eh, sa! Neanch'io da principio, quando mi sentii rispondere da lui, che sarebbe stato allora ai miei piedi, come a Canossa, Enrico IV.
Sì, sapevo di Canossa; ma dico la verità, non mi ricordavo bene la storia; e mi fece anzi una curiosa impressione, ripassandomela per prepararmi a sostenere la mia parte, ritrovarmi fedelissima e zelantissima amica di Papa Gregorio VII, in feroce lotta contro l'impero di Germania.
Compresi bene allora, perché, avendo io scelto di rappresentate il personaggio della sua implacabile nemica, egli mi volle essere accanto, in quella cavalcata, da Enrico IV.
Dottore Ah! Perché forse...?
Belcredi Dottore, Dio mio, perché lui le faceva allora una corte spietata, e lei indica la Marchesa naturalmente...
D.
Matilde (punta, con fuoco). Naturalmente, appunto! naturalmente! E allora più che mai «naturalmente»!
Belcredi (mostrandola). Ecco: non poteva soffrirlo!
D.
Matilde Ma non è vero! Non mi era mica antipatico.
Tutt'altro! Ma per me, basta che uno voglia farsi prendere sul serio...
Belcredi (seguitando). Le dà la prova più lampante della sua stupidità!
D.
Matilde No, caro! In questo caso, no.
Perché lui non era mica uno stupido come voi.
Belcredi Io non mi sono mai fatto prendere sul serio!
D.
Matilde Ah lo so bene! Ma con lui, però, non c'era da scherzare.
Con altro tono, rivolgendosi al Dottore: Càpita, tra le tante disgrazie a noi donne, caro dottore, di vederci davanti, ogni tanto, due occhi che ci guardano con una contenuta, intensa promessa di sentimento duraturo! Scoppia a ridere stridulamente. Niente di più buffo.
Se gli uomini si vedessero con quel «duraturo» nello sguardo...
- Ne ho riso sempre cosi! E allora, più che mai.
- Ma debbo fare una confessione: posso farla, adesso dopo venti e più anni.
- Quando risi così di lui, fu anche per paura.
Perché forse a una promessa di quegli occhi si poteva credere.
Ma sarebbe stato pericolosissimo.
Dottore (con vivo interesse, concentrandosi).
Ecco, ecco, questo - questo m'interesserebbe molto di sapere.
- Pericolosissimo?
D.
Matilde (con leggerezza) Appunto perché non era come gli altri! E dato che anch'io...
sì, via, sono...sono un po' così...
più d'un po', per dire la verità...
cerca una parola modesta insofferente, ecco, insofferente di tutto quanto è compassato e così afoso! - Ma ero allora troppo giovane, capite? e donna: dovevo rodere il freno.
- Ci sarebbe voluto un coraggio, che non mi sentii di avere.
- Risi anche di lui.
Con rimorso, anzi con un vero dispetto contro me stessa, poi, perché vidi che il mio riso si confondeva con quello di tutti gli altri - sciocchi - che si facevano beffe di lui.
Belcredi Press'a poco, come di me.
D.
Matilde Voi fate ridere con la smorfia d'abbassarvi sempre, caro mio, mentre lui, al contrario! C'è una bella differenza! - E poi, a voi, vi si ride in faccia!
Belcredi Eh, dico, meglio che alle spalle.
Dottore Veniamo a noi, veniamo a noi! - Dunque, già un po' esaltato era, a quanto mi pare di aver compreso!
Belcredi Sì, ma in un modo così curioso, dottore!
Dottore Come sarebbe?
Belcredi Ecco, direi...
a freddo...
D.
Matilde Ma che a freddo! Era così, dottore, un po' strano, certo; ma perché ricco di vita: estroso!
Belcredi Non dico che simulasse l'esaltazione.
Al contrario, anzi; s'esaltava spesso veramente.
Ma potrei giurare, dottore, che si vedeva subito, lui stesso, nell'atto della sua esaltazione, ecco.
E credo che questo dovesse avvenirgli per ogni moto più spontaneo.
Dico di più: sono certo che doveva soffrirne.
Aveva, a volte, scatti di rabbia comicissimi contro se stesso!
D.
Matilde Quest'è vero!
Belcredi (a Donna Matilde).
E perché? (Al Dottore) A mio vedere, perché quella subitanea lucidità di presentazione lo poneva fuori, a un tratto, d'ogni intimità col suo stesso sentimento, che gli appariva - non finto, perché era sincero - ma come qualche cosa a cui dovesse dare lì per lì il valore...
che so? d'un atto d'intelligenza, per sopperire a quel calore di sincerità cordiale, che si sentiva mancare.
E improvvisava, esagerava, si lasciava andare, ecco, per stordirsi e non vedersi più.
Appariva incostante, fatuo e...
sì, diciamolo, anche ridicolo, qualche volta.
Dottore E...
dica, insocievole?
Belcredi No, che! Ci stava! Concertatore famoso di quadri plastici, di danze, di recite di beneficenza; così per ridere, beninteso! Ma recitava benissimo, sa?
Di Nolli Ed è diventato, con la pazzia, un attore magnifico e terribile!
Belcredi Ma fin da principio! Si figuri che, quando avvenne la disgrazia dopo che cadde da cavallo...
Dottore Battè la nuca, è vero?
D.
Matilde Ah, che orrore! Era accanto a me! Lo vidi tra le zampe del cavallo che s'era impennato...
Belcredi Ma noi non credemmo affatto dapprima, che si fosse fatto un gran male.
Sì, ci fu un arresto, un po' di scompiglio nella cavalcata; si voleva vedere che cosa fosse accaduto; ma già era stato raccolto e trasportato nella villa.
D.
Matilde Niente, sa! Neanche la minima ferita! neanche una goccia di sangue!
Belcredi Si credette soltanto svenuto...
D.
Matilde E quando, circa due ore dopo...
Belcredi Già, ricomparve nel salone della villa - ecco, questo volevo dire...
D.
Matilde Ah, ma che faccia aveva! Io me ne accorsi subito!
Belcredi Ma no! Non dite! Non ce n'accorgemmo nessuno, dottore, capite?
D.
Matilde Sfido! Perché eravate tutti come pazzi!
Belcredi Recitava ognuno per burla la sua parte! Era una vera babele!
D.
Matilde Lei immagina, dottore, che spavento, quando si comprese che egli invece, la sua, la recitava sul serio?
Dottore Ah, perché anche lui, allora...?
Belcredi Ma sì! Venne in mezzo a noi! Credemmo che si fosse rimesso e che avesse preso a recitate anche lui, come tutti noi...
meglio di noi, perché - come le dico - era bravissimo, lui! Insomma, che scherzasse!
D.
Matilde Cominciarono a fustigarlo...
Belcredi E allora...
- era armato - da re - sguainò la spada, avventandosi contro due o tre.
Fu un momento di terrore per tutti!
D.
Matilde Non dimenticherò mai quella scena, di tutte le nostre facce mascherate, sguajate e stravolte, davanti a quella terribile maschera di lui, che non era più una maschera, ma la Follia!
Belcredi Enrico IV, ecco! Proprio Enrico IV in persona, in un momento di furore!
D.
Matilde Dovette influire, io dico, l'ossessione di quella mascherata, dottore, l'ossessione che per più di un mese se n'era fatta.
La metteva sempre in tutto ciò che faceva, questa ossessione!
Belcredi Quello che studiò per prepararsi! Fino ai minimi particolari...
le minuzie...
Dottore Ah, è facile! Quella che era ossessione momentanea, si fissò, con la caduta e la percossa alla nuca, che determinarono il guasto cerebrale.
Si fissò, perpetuandosi.
Si può diventare scemi, si può diventare pazzi.
Belcredi (a Frida e al Di Nolli). Capite che scherzi, carini miei?
Al Di Nolli:Tu avevi quattro o cinque anni; a Frida: a tua madre pare che tu l'abbia sostituita là in quel ritratto, dove ancora non pensava neppur lontanamente che ti avrebbe messa al mondo: io sono già coi capelli grigi; e lui: eccolo là indica il ritratto-taf! una botta alla nuca - e non si è più mosso di là: Enrico IV.
Dottore (che se ne è stato assorto a meditare, apre le mani davanti al volto come per concentrar l'altrui attenzione, e fa per mettersi a dare la sua spiegazione scientifica): Ecco, ecco, dunque, signori miei: è proprio questo...
Ma all'improvviso s'apre il primo uscio a destra (quello più vicino alla ribalta) e viene fuori Bertoldo tutto alterato in viso.
Bertoldo (irrompendo come uno che non ne possa più). Permesso? Scusino...
S'arresta però di botto per lo scompiglio che la sua comparsa suscita subito negli altri.
Frida (con un grido di spavento, riparandosi). Oh Dio! Eccolo!
D.
Matilde (ritraendosi sgomenta, con un braccio levato per non vederlo). E' lui? E' lui?
Di Nolli (subito). Ma no! ma no! State tranquille!
Dottore (stupito). E chi è?
Belcredi Uno scappato dalla nostra mascherata!
Di Nolli E' uno dei quattro giovani che teniamo qua, per secondare la sua follia.
Bertoldo Io chiedo scusa, signor Marchese...
Di Nolli Ma che scusa! Avevo dato ordine che le porte fossero chiuse a chiave, e che nessuno entrasse qua!
Bertoldo Sissignore! Ma io non ci resisto! E le chiedo licenza d'andarmene!
Di Nolli Ah, voi siete quello che doveva assumere il servizio questa mattina!
Bertoldo Sissignore, e le dico che non ci resisto...
D.
Matilde (al Di Nolli con viva costernazione). Ma dunque non è cosi tranquillo, come dicevi?
Bertoldo (subito). No, no, signora! Non è lui! Sono i miei tre compagni! Lei dice «secondare», signor Marchese? Ma che secondare! Quelli non secondano: i veri pazzi sono loro! Io entro qua per la prima volta; e, invece di ajutarmi, signor Marchese...
Sopravvengono dallo stesso uscio a destra Landolfo e Arialdo, in fretta, con ansia, ma arrestandosi davanti all'uscio prima di farsi avanti.
Landolfo Permesso?
Arialdo Permesso, signor Marchese?
Di Nolli Avanti! Ma insomma che cos'è? Che cosa fate?
Frida Oh Dio, io me ne scappo, me ne scappo: ho paura! fa per avviarsi verso l'uscio a sinistra.
Di Nolli (subito trattenendola). Ma no, Frida!
Landolfo Signor Marchese, questo sciocco...
indica Bertoldo
Bertoldo (Protestando). Ah no, grazie tante, cari miei! Io così non ci sto! non ci sto!
Landolfo Ma come non ci stai?
Arialdo ha guastato tutto, signor Marchese, scappandosene qua!
Landolfo Lo ha fatto montare sulle furie! Non possiamo più trattenerlo di là.
Ha dato ordine che sia arrestato, e vuole subito «giudicarlo» dal trono! - Come si fa?
Di Nolli Ma chiudete! Chiudete! Andate a chiudere quella porta!
Landolfo va a chiudere.
Arialdo Non sarà possibile al solo Ordulfo trattenerlo...
Landolfo Ecco, signor Marchese; se si potesse subito, almeno, annunziargli la loro visita, per distornarlo.
Se lor signori hanno già pensato sotto qual veste presentarsi...
Di Nolli Sì, sì, s'è pensato a tutto.
Al Dottore: Se lei, dottore, crede di poter fate subito la visita...
Frida Io no, io no, Carlo! Mi ritiro.
E anche tu, mamma, per carità, vieni, vieni con me!
Dottore Dico...
non sarà mica ancora armato?
Di Nolli Ma no! che armato, dottore!
A Frida: Scusami, Frida, ma codesto tuo timore è proprio puerile! Sei voluta venire...
Frida Ah non io, ti prego: è stata la mamma!
D.
Matilde (con risoluzione).
E io sono pronta! Insomma, che dobbiamo fare?
Belcredi E' proprio necessario, scusate, camuffarci in quel modo?
Landolfo Indispensabile! indispensabile, signore! Eh, pur troppo, ci vede...
mostra il suo costume: Guai se vedesse lor signori, così, in abiti d'oggi!
Arialdo Crederebbe a un travestimento diabolico.
Di Nolli Come a voi appajono travestiti loro, così a lui, nei nostri panni, appariremmo travestiti noi.
Landolfo E non sarebbe nulla, forse, signor Marchese, se non dovesse parergli che fosse per opera del suo mortale nemico.
Belcredi Il Papa Gregorio VII!
Landolfo Appunto! Dice che era un «pagano»!
Belcredi Il papa? Non c'è male!
Landolfo Sissignore.
E che evocava i morti! Lo accusa di tutte le arti diaboliche.
Ne ha una paura terribile.
Dottore Il delirio persecutorio!
Arialdo Infurierebbe!
Di Nolli (a Belcredi). Ma non è necessario che tu ci sia, scusa.
Noi ce ne andremo di là.
Basta che lo veda il dottore.
Dottore Dice...
io solo?
Di Nolli Ma ci sono loro! indica i tre giovani.
Dottore No, no...
dico se la signora Marchesa...
D.
Matilde Ma sì! Voglio esserci anch'io! Voglio esserci anch'io! Voglio rivederlo!
Frida Ma perché, mamma? Ti prego...Vieni con noi!
D.
Matilde (imperiosa). Lasciami fare! sono venuta per questo! A Landolfo: Io sarò «Adelaide», la madre.
Landolfo Ecco, benissimo.
La madre dell'imperatrice Berta, benissimo! Basterà allora che la signora si cinga la corona ducale e indossi un manto che la nasconda tutta.
Ad Arialdo: Vai, vai, Arialdo!
Arialdo Aspetta: e il signore? accennando al Dottore.
Dottore Ah, sì...
abbiamo detto, mi pare, il Vescovo...
il Vescovo Ugo di Cluny.
Arialdo Il signore vuol dire l'Abate? Benissimo: Ugo di Cluny.
Landolfo E già venuto qua tant'altre volte...
Dottore (stupito). Come, venuto?
Landolfo Non abbia paura.
Voglio dire che, essendo un travestimento spiccio...
Arialdo S'è usato altre volte.
Dottore Ma...
Landolfo Non c'è pericolo che se ne ricordi.
Guarda più all'abito che alla persona.
D.
Matilde Questo è bene anche per me, allora.
Di Nolli Noi andiamo, Frida! Vieni, vieni con noi, Tito!
Belcredi Ah no: se resta lei
indica la Marchesa,resto anch'io.
D.
Matilde Ma non ho affatto bisogno di voi!
Belcredi Non dico che ne abbiate bisogno.
Ho piacere di rivederlo anch'io.
Non è permesso?
Landolfo Sì, forse sarebbe meglio che fossero in tre.
Arialdo E allora, il signore?
Belcredi Mah, veda di trovare un travestimento spiccio anche per me.
Landolfo (ad Arialdo). Sì, ecco: di cluniacense.
Belcredi Cluniacense? Come sarebbe?
Landolfo Una tonaca da benedettino dell'Abazia di Cluny.
Figurerà al seguito di Monsignore.
Ad Arialdo: Vai, vai!
A Bertoldo: E anche tu, via; e non ti far vedere per tutto quest'oggi!
Ma, appena li vede avviare, Aspettate.
A Bertoldo: Porta qua tu gl'indumenti che lui ti darà
Ad Arialdo: E tu vai subito ad annunziare la visita della «Duchessa Adelaide» e di «Monsignore Ugo di Cluny».
Intesi?
Arialdo e Bertoldo via per il primo uscio a destra.
Di Nolli Noi allora ci ritiriamo.
Via con Frida per l'uscio a sinistra.
Dottore (a Landolfo). Mi dovrebbe, credo, veder bene sotto le vesti di Ugo di Cluny.
Landolfo Benissimo.
Stia tranquillo.
Monsignore è stato sempre accolto qua con gande rispetto.
E anche lei stia tranquilla, signora Marchesa.
Ricorda sempre che deve all'intercessione di loro due se, dopo due giorni di attesa, in mezzo alla neve, già quasi assiderato, fu ammesso nel castello di Canossa alla presenza di Gregorio VII che non voleva riceverlo.
Belcredi E io, scusate?
Landolfo Lei si tenga rispettosamente da parte.
D.
Matilde (irritata, molto nervosa). Fareste bene ad andarvene!
Belcredi (piano, stizzoso). Voi siete molto commossa...
D.
Matilde (fiera). Sono come sono! Lasciatemi in pace!
Rientra Berloldo con gli indumenti
Landolfo (vedendolo entrare). Ah, ecco qua gli abiti! Questo manto, per la Marchesa.
D.
Matilde Aspettate, mi levo il cappello!
Eseguisce, e lo porge a Bertoldo.
Landolfo Lo porterai di là.
Poi alla Marchesa, accennando di cingerle in capo la corana ducale: Permette?
D.
Matilde Ma, Dio mio, non c'è uno specchio qua?
Landolfo Ci sono di là.
indica l'uscio a sinistra. Se la signora Marchesa vuol fare da sè...
Donna Matilde Sì, sì, sarà meglio, date qua; faccio subito.
Riprende il cappello ed esce con Berloldo che reca il manto e la corona.
Nel mentre il Dottore e Belcredi indosseranno da sè, alla meglio, le tonache da benedettini.
Belcredi Questa di far da benedettino, dico la verità, non me la sarei mai aspettata.
Oh, dico: è una pazzia che costa fior di quattrini!
Dottore Mah! Anche tant'altre pazzie veramente...
Belcredi Quando, per secondarle, si ha a disposizione un patrimonio...
Landolfo Sissignore.
Abbiamo di là un intero guardaroba, tutto di costumi del tempo, eseguiti a perfezione, su modelli antichi.
E' mia cura particolare: mi rivolgo a sartorie teatrali competenti.
Si spende molto.
Donna Matilde rientra parata col manto e la corona.
Belcredi (subito, ammirandola).
Ah, magnifica! Veramente regale!
D.
Matilde (vedendo Belcredi e scoppiando a ridere). Oh Dio! ma no; levatevi! Voi siete impossibile! Sembrate uno struzzo vestito da monaco!
Belcredi E guardate il dottore!
Dottore Eh, pazienza...
pazienza.
D.
Matilde Ma no, meno male, il dottore...Voi fate proprio ridere!
Dottore (a Landolfo). Ma si fanno dunque molti ricevimenti qua?
Landolfo Secondo.
Tante volte ordina che gli si presenti questo o quel personaggio.
E allora bisogna cercar qualcuno che si presti.
Anche donne...
D.
Matilde (ferita, e volendo nasconderlo). Ah! Anche donne?
Landolfo Eh, prima, sì...Molte.
Belcredi (ridendo). Oh bella! In costume?
indicando la Marchesa: Così?
Landolfo Mah, sa: donne, di quelle che...
Belcredi Che si prestano, ho capito!
Perfido, alla Marchesa: Badate, che diventa per voi pericoloso!
Si apre il secondo uscio a destra e appare Arialdo, che fa prima, di nascosto, un cenno per arrestare ogni discorso nella sala, e poi annunzia solennemente:
Arialdo Sua Maestà l'Imperatore!
Entrano prima i due Valletti che vanno a postarsi ai Piedi del trono.
Poi entra tra Ordulfo e Arialdo, che si tengono rispettosamente un po' indietro, Enrico IV.
E' presso alla cinquantina, pallidissimo, e già grigio sul dietro del capo; invece sulle tempie e sulla fronte, appare biondo, per via di una tintura quasi puerile, evidentissima; e sui pomelli, in mezzo al tragico pallore, ha un trucco rosso da bambola, anch'esso evidentissimo.
Veste sopra l'abito regale un sajo da penitente, come a Canossa.
Ha negli occhi una fissità spasimosa, che fa spavento; in contrasto con l'atteggiamento della persona che vuol essere d'umiltà pentita, tanto più ostentata quanto più sente che immeritato è quell'avvilimento.
- Ordulfo regge a due mani la corona imperiale.
Arialdo lo scettro con l'Aquila e il globo con la Croce.
Enrico IV (inchinandosi prima a Donna Matilde, poi al dottore). Madonna...
Monsignore...
Poi guarda il Belcredi e fa per inchinarsi anche a lui, ma si volge a Landolfo che gli si è fatto presso, e domanda sottovoce con diffidenza: E' Pietro Damiani?
Landolfo No, Maestà, è un monaco di Cluny che accompagna l'Abate.
Enrico IV (torna a spiare il Belcredi con crescente diffidenza e, notando che egli si volge sospeso e imbarazzato a Donna Matilde e al Dottore, come per consigliarsi con gli occhi, si rizza sulla persona e grida): E' Pietro Damiani! - Inutile, Padre, guardare la Duchessa!
Subito volgendosi Donna Matilde come a scongiurare un pericolo: Vi giuro, vi giuro, Madonna, che il mio animo è cangiato verso vostra figlia! Confesso che se lui indica il Belcredi non fosse venuto a impedirmelo in nome del Papa Alessandro, l'avrei ripudiata! Sì: c'era chi si prestava a favorire il ripudio: il vescovo di Magonza, per centoventi poderi.
Sogguarda un po' smarrito Landolfo, e dice subito: Ma non debbo in questo momento dir male dei vescovi.
Ritorna umile davanti a Belcredi: Vi sono grato, credetemi che vi sono grato, ora, Pietro Damiani, di quell'impedimento! - Tutta d'umiliazioni è fatta la mia vita: - mia madre, Adalberto, Tribur, Goslar - e ora questo sajo che mi vedete addosso.
Cangia tono improvvisamente e dice come uno che, in una parentesi di astuzia, si ripassi la parte: Non importa! Chiarezza d'idee, perspicacia, fermezza di contegno e pazienza nell'avversa fortuna!
Quindi si volge a tutti e dice con gravità compunta: So correggere gli errori commessi; e anche davanti a voi, Pietro Damiani, mi umilio!
Si inchina profondamente, e resta lì curvo davanti a lui, come piegato da un obliquo sospetto che ora gli nasce e che gli fa aggiungere, quasi suo malgrado, in tono minaccioso: Se non è partita da voi l'oscena voce che la mia santa madre, Agnese, abbia illeciti rapporti col vescovo Enrico d'Augusta!
Belcredi (poiché Enrico IV resta ancora curvo, col dito appuntato minacciosamente contro di lui, si pone le mani sul petto, e poi negando). No...
da me, no...
Enrico IV (alzandosi). No, è vero? Infamia!
Lo squadra un po' e poi dice: Non ve ne credo capace.
Si avvicina di Dottore e gli tira un po' la manica ammiccando furbescamente.
Sono «loro»! Sempre quelli, Monsignore!
Arialdo (piano, con un sospiro, come per suggerire al Dottore). Eh, sì, i vescovi rapitori.
Dottore (per sostenere la parte, volto ad Arialdo). Quelli, eh già...
quelli...
Enrico IV Nulla è bastato a costoro! - Un povero ragazzo, Monsignore...
Si passa il tempo, giocando - anche quando, senza saperlo, si è re.
Sei anni avevo e mi rapirono a mia madre, e contro lei si servirono di me, ignaro, e contro i poteri stessi della Dinastia, profanando tutto, rubando, rubando; uno più ingordo dell'altro: Anno più di Stefano, Stefano più di Anno!
Landolfo (sottovoce, persuasivo, per richiamarlo). Maestà...
Enrico IV (subito voltandosi). Ah, già! Non debbo in questo momento dir male dei vescovi.
- Ma questa infamia su mia madre, Monsignore, passa la parte!
Guarda la Marchesa e s'intenerisce.
E non posso neanche piangerla, Madonna.
- Mi rivolgo a voi, che dovreste aver viscere materne.
Venne qua a trovarmi, dal suo convento, or'è circa un mese.
Mi hanno detto che è morta.
Pausa tenuta, densa di commozione.
Poi sorridendo mestissimamente
Non posso piangerla, perché se voi ora siete qua, e io così
mostra il sajo che ha indosso, vuol dire che ho ventisei anni.
Arialdo (quasi sottovoce dolcemente per confortarlo). E che dunque ella è viva, Maestà.
Ordulfo (c.s.). Ancora nel suo convento.
Enrico IV (si volta a guardarli). Già; e posso dunque rimandare ad altro tempo il dolore.
Mostra alla Marchesa, quasi con civetteria, la tintura che si è data ai capelli: Guardate: ancora biondo...
Poi piano, come in confidenza: Per voi! - Io non ne avrei bisogno.
Ma giova qualche segno esteriore.
Termini di tempo, mi spiego, Monsignore? Si riaccosta alla Marchesa, e osservandole i capelli: Eh, ma vedo che...anche voi, Duchessa...
Strizza un occhio e fa un segno espressivo con la mano: Eh, italiana...
come a dire: finta; ma senz'ombra di sdegno, anzi con maliziosa ammirazione: Dio mi guardi dal mostrarne disgusto o meraviglia! - Velleità! - Nessuno vorrebbe riconoscere quel certo potere oscuro e fatale che assegna limiti alla volontà.
Ma, dico, se si nasce e si muore! - Nascere, Monsignore: voi l'avete voluto? Io no.
- E tra l'un caso e l'altro, indipendenti entrambi dalla nostra volontà, tante cose avvengono che tutti quanti vorremmo non avvenissero, e a cui a malincuore ci rassegniamo!
Dottore (tanto per dire qualche cosa, mentre lo studia attentanente). Eh sì, purtroppo!
Enrico IV Ecco: quando non ci rassegniamo, vengono fuori le velleità.
Una donna che vuol essere uomo...un vecchio che vuol esser giovine...
- Nessuno di noi mente o finge! - C'è poco da dire: ci siamo fissati tutti in buona fede in un bel concetto di noi stessi.
Monsignore, però, mentre voi vi tenete fermo, aggrappato con tutte e due le mani alla vostra tonaca santa, di qua, dalle maniche, vi scivola, vi scivola, vi sguiscia come un serpe qualche cosa, di cui non v'accorgete.
Monsignore, la vita! E sono sorprese, quando ve la vedete d'improvviso consistere davanti così sfuggita da voi; dispetti e ire contro voi stesso; o rimorsi; anche rimorsi.
Ah, se sapeste, io me ne son trovati tanti davanti! Con una faccia che era la mia stessa, ma così orribile, che non ho potuto fissarla...
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Si riaccosta alla Marchesa.
A voi non è mai avvenuto, Madonna? Vi ricordate proprio di essere stata sempre la stessa, voi? Oh Dio, ma un giorno...
- com'è? com'è che poteste commettere quella tale azione...
La fissa così acutamente negli occhi, da farla quasi smorire.
- sì, «quella», appunto! - ci siamo capiti.
(Oh, state tranquilla che non la svelerò a nessuno!).
E che voi, Pietro Damiani, poteste essere amico di quel tale...
Landolfo (c.s.). Maestà...
Enrico IV (subito). No no, non glielo nomino! So che gli fa tanto dispetto!
Voltandosi a Belcredi, come di sfuggita: Che opinione eh? che opinione ne avevate...- Ma tutti, pur non di meno, seguitiamo a tenerci stretti al nostro concetto, così come chi invecchia si ritinge i capelli.
Che importa che questa mia tintura non possa essere, per voi, il color vero dei miei capelli? - Voi, Madonna, certo non ve li tingete per ingannare gli altri, ne voi; ma solo un poco - poco poco - la vostra immagine davanti allo specchio.
Io lo faccio per ridere.
Voi lo fate sul serio.
Ma vi assicuro che per quanto sul serio, siete mascherata anche voi, Madonna; e non dico per la venerabile corona che vi cinge la fronte, e a cui m'inchino, o per il vostro manto ducale; dico soltanto per codesto ricordo che volete fissare in voi artificialmente del vostro color biondo, in cui un giorno vi siete piaciuta; o del vostro color bruno se eravate bruna: l'immagine che vien meno della vostra gioventù.
A voi, Pietro Damiani, invece, il ricordo di ciò che siete stato, di ciò che avete fatto, appare ora riconoscimento di realtà passate, che vi restano dentro - è vero? - come un sogno.
E anche a me - come un sogno - e tante, a ripensarci, inesplicabili...
- Mah! - Nessuna meraviglia, Pietro Damiani; sarà così domani della nostra vita d'oggi!
Tutt'a un tratto infuriandosi e afferrandosi il sajo addosso: Questo sajo qua!
Con gioia quasi feroce facendo atto di strapparselo, mentre Arialdo, Ordulfo subito accorrono spaventati, come per trattenerlo: Ah per Dio!
Si tira indietro e, levandosi il sajo, grida loro: Domani, a Bressanone, ventisette vescovi tedeschi e lombardi firmeranno con me la destituzione di Papa Gregorio VII: non Pontefice, ma monaco falso!
Ordulfo (con gli altri due, scongiurandolo di tacere). Maestà, Maestà, in nome di Dio!
Arialdo (invitandolo coi gesti a rimettersi il sajo). Badate a quello che dite!
Landolfo Monsignore è qua, insieme con la Duchessa, per intercedere in vostro favore!
E di nascosto fa pressanti segni al Dottore di dire subito qualche cosa.
Dottore (smarrito). Ah, ecco...
sì...Siamo qua per intercedere...
Enrico IV (subito pentito, quasi spaventato, lasciandosi dai tre rimettere sulle spalle il sajo e stringendoselo addosso con le mani convulse). Perdono...
sì, sì...perdono, perdono, Monsignore; perdono, Madonna...Sento, vi giuro, sento tutto il peso dell'anatema! Si curva, prendendosi la testa fra le mani, come in attesa di qualche cosa che debba schiacciarlo; e sta un po' così, ma poi con altra voce, pur senza scomporsi, dice piano, in confidenza a Landolfo, ad Arialdo e a Ordulfo: Ma io non so perché, oggi non riesco a essere umile davanti a quello lì! E indica, come di nascosto, il Belcredi.
Landolfo (sottovoce). Ma perché voi, Maestà, vi ostinate a credere che sia Pietro Damiani, mentre non è!
Enrico IV (sogguardandolo con timore). Non è Pietro Damiani?
Arialdo Ma no, è un povero monaco, Maestà!
Enrico IV (dolente, con sospirosa esasperazione). Eh, nessuno di noi può valutare ciò che fa, quando fa per istinto...Forse voi, Madonna, potete intendermi meglio degli altri, perché siete donna.
[Questo è un momento solenne e decisivo.
Potrei, guardate, ora stesso, mentre parlo con voi, accettar l'ajuto dei vescovi lombardi e impossessarmi del Pontefice, assediandolo qui nel Castello; correre a Roma a eleggervi un antipapa; porgere la mano all'alleanza con Roberto Guiscardo.
- Gregotio VII sarebbe perduto! - Resisto alla tentazione, e credetemi che sono saggio.
Sento l'aura dei tempi e la maestà di chi sa essere quale deve essere: un Papa! - Vorreste ora ridere di me, vedendomi così? Sareste tanti stupidi, perché non capireste che sapienza politica mi consiglia ora quest'abito di penitenza.
Vi dico che le parti, domani, potrebbeto essere invertite! E che fareste voi allora? Ridereste per caso del Papa in veste di prigioniero? - No.
- Saremmo pari.
- Un mascherato io, oggi, da penitente; lui, domani, da prigioniero.
Ma guai a chi non sa portare la sua maschera, sia da Re, sia da Papa.
- Forse egli è ora un po' troppo crudele: questo sì.] Pensate, Madonna, che Berta, vostra figlia, per cui, vi ripeto, il mio animo è cangiato
si volta improvvisamente a Belcredi e gli grida in faccia, come se avesse detto di no - cangiato, cangiato, per l'affetto e la devozione di cui ha saputo darmi prova in questo terribile momento!
S'arresta, convulso, dallo scatto iroso, e fa sforzi per contenersi, con un gemito d'esasperazione nella gola; poi si volge di nuovo con dolce e dolente umiltà alla Marchesa.
E' venuta con me, Madonna, è giù nel cortile; ha voluto seguirmi come una mendica, ed è gelata, gelata da due notti all'aperto, sotto la neve! Voi siete sua madre! Dovrebbero muoversi le viscere della vostra misericordia e implorare con lui, indica il Dottore dal Pontefice, il perdono: che ci riceva!
D.
Matilde (tremante, con un filo di voce). Ma sì, sì, subito...
Dottore Lo faremo, lo faremo!
Enrico IV E un'altra cosa! Un'altra cosa! Se li chiama intorno e dice piano, in gran segreto: Non basta che mi riceva.
Voi sapete che egli può «tutto» - vi dico «tutto» - Evoca perfino i morti! Si picchia il petto. Eccomi qua! Mi vedete! - E non c'è arte di magia che gli sia ignota.
Ebbene, Monsignore, Madonna: la mia vera condanna è questa - o quella - guardate indica il suo ritratto alla parete, quasi con paura, di non potermi più distaccare da quest'opera di magia! - Sono ora penitente, e così resto; vi giuro che ci resto finché Egli non m'abbia ricevuto.
Ma poi voi due, dopo la revoca della scomunica, dovreste implorarmi questo dal Papa che lo può: di staccarmi di là indica di nuovo il ritratto, e farmela vivere tutta, questa mia povera vita, da cui sono escluso...Non si può aver sempre ventisei anni, Madonna! E io ve lo chiedo anche per vostra figlia: che io la possa amare come ella si merita, così ben disposto come sono adesso, intenerito come sono adesso dalla sua pietà.
Ecco.
Questo.
Sono nelle vostre mani...
Si inchina.Madonna! Monsignore! E fa per ritirarsi, così inchinandosi, per l'uscio donde è entrato; se non che, scorto il Belcredi che s'era un po' accostato per sentire, nel vedergli voltar la faccia verso il fondo e supponendo che voglia rubargli la corona imperiale posata sul trono, tra lo stupore e lo sgomento di tutti, corre a prenderla e a nascondersela sotto il sajo, e con un sorriso furbissimo negli occhi e sulle labbra torna a inchinarsi ripetutamente e scompare.
La Marchesa è così profondamente commossa, che casca di schianto a sedere, quasi svenuta.
Atto Secondo
Altra sala della villa, contigua a quella del trono, addobbata di mobili antichi e austeri.
A destra, a circa due palmi dal suolo, è come un coretto, cinto da una ringhiera di legno a pilastrini, intetrotta lateralmente e sul davanti, ove sono i due gradini d'accesso.
Su questo coretto sarà una tavola e cinque seggioloni di stile, uno a capo e due per lato.
La comune in fondo.
A sinistra due finestre che danno sul giardino.
A destra un uscio che dà nella sala del trono.
Nel pomeriggio avanzato dello stesso giorno.
Son
...
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