IL GIUOCO DELLE PARTI, di Luigi Pirandello - pagina 4
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TERZO INQUILINO E puniti!
PRIMO INQUILINO Davanti a tutto il paese.
SECONDO INQUILINO Ora però si calmi, signora...
SECONDA INQUILINA Sì, vada a riposare...
PRIMA INQUILINA Noi la lasciamo...
TUTTI A rivederla...
A rivederla...
Buona notte.
Via.
Scena sesta
Silia, Guido.
SILIA (appena usciti gl'inquilini, tutta accesa, vibrante, guarda il biglietto da visita di Miglioriti, e fa cenno di sì fra sé, ridendo, per significare che ha raggiunto il suo scopo segreto.
Intanto Guido picchia forte all'uscio a destra) Eccomi! Eccomi!
Corre ad aprire.
GUIDO (fremente di rabbia, di sdegno) Perché mi hai chiuso dentro? Mi sono mangiate le mani dalla rabbia!
SILIA Ma sì...
ma sì...
Non ci mancava altro, che tu venissi fuori dalla mia camera a difendermi, a compromettermi e...
Lo guarda con occhi ridenti da pazza.
a comprometter tutto!
Gli mostra il biglietto del Miglioriti.
Guarda: ce l'ho! È qui!
GUIDO Lo so! Lo conosco bene...
Ma che vorresti fare ora?
SILIA L'ho qui, ti dico! Per lui!
Allude al marito.
GUIDO (guardandola atterrito) Silia...
Le s'appressa per toglierle il biglietto.
SILIA (riparandolo) Che? Voglio vedere se non son buona da procurargli...
almeno almeno qualche fastidio!
GUIDO (c.s.) Ma sai tu chi è questo signore?
SILIA Il marchese Aldo Miglioriti.
GUIDO Per carità...
per carità, levati codesto pensiero dalla mente!
SILIA Io non mi levo nulla! M'ha lasciato qua l'amante che non poteva difendermi? Ci penserà lui!
GUIDO Ah, no, sai! Io te lo impedirò a ogni costo!
SILIA Tu non impedirai niente! Già, non puoi...
GUIDO Oh, vedrai!
SILIA Ce la vedremo domani!
Forte, staccando, imperiosamente:
Oh, senti; basta...
Sono stanca.
GUIDO (cupo, minaccioso) Me ne vado.
SILIA (subito, imperiosa) No!
Pausa.
- Con altra voce:
Vieni qua...
GUIDO (senza arrendersi, accostandosi) Che vuoi?
SILIA Che voglio...
che voglio...
Non voglio più vederti così...
Pausa.
- Ride tra sé, forte.
poi:
Ma sai che, poveri ragazzi, li ho trattati proprio male?
.GUIDO Ma sì, scusa: volevo dirti questo appunto, non ne hai ragione.
SILIA (di nuovo recisa, imperiosa, non volendo ammettere discussioni su questo punto) Ah, no! questo, no!
GUIDO Hanno sbagliato...
T'hanno chiesto perdono!
SILIA Basta, t'ho detto, su questo punto!
Pausa.
Dico per loro...
in sé, poverini...
così buffi...
Con un sospiro d'accorata invidia:
Che capricci, di notte, posson venire agli uomini...
La luna...
Mi volevano veder ballare, sai? in piazza...
Pianissimo o, quasi all'orecchio:
nuda...
GUIDO Silia...
SILIA (reclinando la testa indietro, gli solletica coi capelli il volto) Voglio essere la tua bambina folle.
TELA
ATTO SECONDO
In casa di Leone Gala.
Una strana sala da pranzo e da studio.
Tavola apparecchiata e scrivania con libri e carte.
Scaffali di libri e vetrine con ricche suppellettili da tavola.
Uscio in fondo per cui si va nella camera da letto di Leone.
Uscio laterale a sinistra, per cui si va nella cucina.
La comune a destra.
Scena prima
Leone Gala, Guido Venanzi, Filippo detto Socrate.
Al levarsi della tela, Leone Gala, con berretto da cuoco e grembiule, è intento a sbattere con un mestolino di legno un uovo in una ciotola.
Filippo ne sbatte un altro, parato anche lui da cuoco.
Guido Venanzi ascolta, seduto.
LEONE (a Guido alludendo a Filippo) Ecco, sì: potrebbe anche essere il mio diavolo...
FILIPPO (burbero, seccato) Il diavolo che vi porti!
LEONE Impreca.
E ora non posso più dire...
FILIPPO Ma che volete dire? Statevi zitto!
GUIDO Che siete Socrate, invece.
FILIPPO (a Leone) Con codesto Socrate voi dovete finirla! Perché io non lo conosco!
LEONE Come! Non lo conosci?
FILIPPO Nossignore.
E non voglio averci da fare.
Badate all'uovo!
LEONE Ci bado, ci bado...
FILIPPO E come lo girate?
LEONE Che cosa?
FILIPPO Il mestolo! il mestolo!
LEONE Eh, per il suo verso, non dubitare!
FILIPPO Avvelenerete codesto signore, a colazione, ve lo dico io, se seguitate a chiacchierare.
GUIDO No, che! Mi diverto tanto!
LEONE Gli faccio un po' di vuoto per aprirgli l'appetito.
FILIPPO Insomma, mi disturbate!
LEONE Ah, così dovevi dire!
FILIPPO Sissignore, sissignore...
E che fate adesso?
LEONE Che faccio?
FILIPPO Ma seguitate a sbattere, perdio! Non bisogna allentare un momento!
LEONE Ecco, ecco.
LEONE Ma no, via! Sta' qua.
Starò zitto.
Piano a Venanzi, ma in modo che Filippo lo senta:
Lo ha rovinato Bergson.
FILIPPO Ecco che tira fuori adesso questo Bergson!
LEONE Ma sì, perbacco!
A Venanzi:
Dacché gli ho esposto la teoria dell'intuizione, è diventato un altro.
Era un formidabile ragionatore...
FILIPPO Io non ho ragionato mai, per vostra regola! E ve ne faccio subito la prova, se seguitate! Vi lascio qua tutto, e vi pianto, una volta e per sempre!
LEONE Capisci? E poi non debbo dire che Bergson me l'ha rovinato! Ma Bergson, va bene, posso esser d'accordo con te nella critica che fa della ragione...
FILIPPO E dunque, basta! Sbattete!
LEONE Sbatto, sbatto...
Ma stammi a sentire! Quel che di fluido, di vivente, di mobile, di oscuro è nella realtà, sissignori, sfugge alla ragione...
A Venanzi, come tra parentesi:
Come le sfugge poi, non lo so, per il solo fatto che il signor Bergson può dirlo! Come fa a dirlo? Chi glielo fa dire, se non la ragione? E dunque non le sfugge, mi pare, è vero?
FILIPPO (gridando esasperato) Sbattete!
LEONE E sto sbattendo, non vedi? Sta' a sentire, Venanzi: è un bellissimo giuoco, questo che la ragione fa al signor Bergson, dandogli a credere di esser detronizzata e avvilita da lui, con infinita delizia di tutte le irragionevoli dame di Parigi! Sta' a sentire.
Secondo lui, la ragione può considerare soltanto i lati e i caratteri identici e costanti della materia; ha abitudini geometriche, meccaniche; la realtà è un flusso ininterrotto di perpetua novità, e lei la spezzetta in tante particelle stabili e omogenee...
FILIPPO (Che non lo perde un momento di vista, sbattendo sempre nella sua ciotola, pian piano, curvo, gli s'appressa; coglie il punto in cui Leone, infervorandosi, smette un tratto di sbattere, e gli grida) E che fate adesso?
LEONE (con un soprassalto, rimettendosi subito a sbattere) Hai ragione...
sì...
ecco, sbatto.
FILIPPO Ma non vedete che codesto parlare della ragione non vi serve ad altro che a farvi perdere la testa?
LEONE Oh, senti, se la testa che perdo non deve servirmi ad altro che a sbattere un uovo, caro mio! Abbi pazienza! È necessario, sì, lo riconosco, sbattere le uova; e sono obbediente (ecco qua) a questa necessità che tu m'insegni...
GUIDO (interrompendo) Siete veramente divini tutti e due!
LEONE Nient'affatto! Sono divino io solo! Lui, da un pezzo in qua, corrotto da Bergson...
FILIPPO Vi prego di credere, che a me non mi ha corrotto nessuno!
LEONE Ma sì, caro mio: sei diventato così deplorevolmente umano, che non ti riconosco più! Lasciami un po' discorrere, perdio! Un po' di vuoto, mentre a furia di sbattere ho fatto il pieno in questa ciotola!
Si sente una forte scampanellata alla porta.
Filippo posando la ciotola, si reca verso l'uscio a destra per andare ad aprire.
LEONE (posando la ciotola) Aspetta...
aspetta...
Vieni qua: slacciami prima questo grembiule...
Filippo eseguisce.
E porta in cucina anche questo.
Si leva il berretto e glielo dà.
FILIPPO Gli avete fatto onore, ve lo dico io!
Via per l'uscio a sinistra; lascerà in cucina il berretto e il grembiule di Leone e rientrerà poco dopo (mentre si svolgerà la scena seguente rapidissima, tra Leone e Guido) per prendere e portare in cucina anche le due ciotole con le uova sbattute, dimenticandosi di andare ad aprire.
Scena seconda
Leone Gala, Guido Venanzi, poi, di nuovo, Filippo.
GUIDO (che s'è levato in piedi, fortemente turbato, impacciato, perplesso, alla scampanellata) Hanno...
hanno sonato?
LEONE (guardandolo e notandone il turbamento) Sì.
Che cos'è?
GUIDO Oh Dio...
Leone...
sarà lei!
LEONE Silia? qua?
GUIDO Sì, senti, per carità...
Ero venuto così per tempo...
per prevenirti...
LEONE Di che cosa?
GUIDO D'una cosa che è accaduta jersera -
LEONE - a Silia?
GUIDO Ma niente, sai? una sciocchezza...
una vera sciocchezza...
Tanto che non te n'ho detto nulla, sperando che...
dormendoci sopra, le fosse passata...
Nuova scampanellata, più forte, alla porta.
GUIDO Eccola qua, invece...
è lei di sicuro!
LEONE (placido, volgendosi verso l'uscio a sinistra) Socrate, perbacco! e va' ad aprire!
GUIDO Aspetta...
aspetta...
a Filippo che entra:
Aspettate!
FILIPPO Me n'ero dimenticato.
GUIDO Aspettate!
A Leone:
Ti prevengo, Leone, che tua moglie vuol commettere una pazzia.
LEONE Non è una novità!
GUIDO E fartela commettere!
LEONE A me? Oh!
A Filippo:
Va' ad aprire, va' ad aprire! Le visite di mia moglie, caro Guido, mi sono sempre per questo graditissime.
Filippo, più che mai irritato, va ad aprire.
GUIDO Ma tu non sai di che si tratta!
LEONE Di qualunque cosa si tratti.
Lascia fare.
Vedrai.
Rifacendosi all'immagine dell'uovo fresco del primo atto:
Lo acchiappo, lo foro, e me lo bevo.
Scena terza
Detti e Silia
SILIA (entrando come una bufera e scorgendo Guido Venanzi) Ah, siete qua? Siete venuto a prevenirlo?
GUIDO No, vi giuro, signora: non ho parlato!
SILIA (squadrando il marito) Vedo che lui sa!
LEONE No, cara: nulla!
Poi, con un tono quasi nuovo, gaio, alieno:
Buon giorno.
SILIA (scrollandosi) Ma che buon giorno!
A Venanzi, fremente:
Se avete fatto questo!
LEONE No, no.
Parla, sicura di tutto l'effetto di sorpreso che ti ripromettevi.
Non m'ha detto nulla.
Anzi, se vuoi uscire, e rifar l'entrata, per investirmi all'improvviso...
SILIA Bada, Leone, che non sono venuta per scherzare!
A Venanzi:
Perché vi trovo qua, allora?
GUIDO Ma...
ero venuto...
LEONE Dille la verità.
Per prevenirmi, è vero, di non so quale tua follia...
SILIA (saltando) Ah! una mia follia?
GUIDO Sì, signora: per me, io non posso giudicarla altrimenti.
LEONE Ma non me l'ha detta! Non la so!
GUIDO Sperando che voi non veniste -
LEONE - non me ne aveva detto nulla, capisci?
SILIA E come sai allora che è "una mia follia"?
LEONE Ah, questo, potevo supporlo da me! Ma veramente -
GUIDO - sì, questo gliel'ho detto io, che è una follia, e lo confermo!
SILIA (con gran voce, al colmo dell'esasperazione) Statevi zitto, perché nessuno vi dà il diritto di giudicare della mia suscettibilità!
Pausa: poi, volgendosi al marito come se gli sparasse in petto:
Tu sei sfidato!
LEONE Come? Io, sfidato?
GUIDO Ma che sfidato! No!
SILIA Sfidato! Sfidato!
LEONE E chi mi ha sfidato?
GUIDO Ma no...
SILIA Ma sì, sfidato! Non so bene, so lui ha sfidato te, o se tu devi sfidare lui; non m'intendo di queste cose; so che ho qua il biglietto di quel miserabile...
Lo cava dalla borsetta
eccolo qua!
Lo dà a Leone.
Vai subito a vestirti e corri in cerca delle due persone che debbono rappresentarti.
LEONE Piano...
piano...
SILIA No.
subito! devi far subito! senza dare ascolto a questo signore, che ti vuol far credere a una mia follia, perché così gli conviene!
LEONE Ah, gli conviene?
GUIDO (indignato, fremente) Ma che mi conviene! Scusate, che cosa volete che mi convenga?
SILIA Vi conviene! vi conviene! Per miracolo non lo scusate, là...
quel mascalzone....
LEONE (guardando il biglietto) Ma chi è?
GUIDO Il marchese Aldo Miglioriti.
LEONE Tu lo conosci?
GUIDO Lo conosco benissimo! Una delle migliori lame della nostra città, capisci?
SILIA Ah, per questo dunque?
GUIDO (pallido, vibrante) Che, per questo? Che intendete dire?
SILIA (come tra sé, con scherno e sdegno) Per questo...
per questo...
LEONE Ma insomma posso sapere che cosa è accaduto? perché sarei sfidato? perché dovrei sfidare?
SILIA (scattando) Perché sono stata insultata, oltraggiata.
vigliaccamente, sanguinosamente, capisci? in casa mia, per causa tua...
perché sola, senza difesa...
insultata, oltraggiata...
con le mani addosso, qua...
a frugarmi...
qua, in petto...
capisci?...
perché hanno sospettato ch'io fossi...
ah!
Si copre il volto con le mani, e rompe in un pianto stridulo, convulso, d'onta, di rabbia
LEONE Ma come?...
da questo marchese?
SILIA Erano in quattro...
tu li hai visti!
LEONE Ah! quei quattro signori ch'erano accanto al portone?
SILIA Quelli, quelli, sì; sono saliti, hanno forzato la porta...
GUIDO Ma se erano brilli! se non erano in sensi!
LEONE Ah...
come? Tu c'eri?
A questa domanda, grave di finto stupore, succede una pausa di smarrimento in Silia e in Guido.
GUIDO Sì...
ma...
non....
SILIA (rinfrancandosi subito, aggressiva) E che volevi, che mi difendesse lui? Doveva difendermi lui? Quando mio marito aveva allora allora voltato le spalle, lasciandomi esposta all'aggressione di quattro giovinastri, che, se lui si fosse fatto avanti -
GUIDO (interrompendo) - io ero di là, capisci? -
SILIA (precisando) - nel salotto da pranzo -
LEONE (placidissimo) - bevevi qualche altro bicchierino?
SILIA (scattando con furia) Ma se me lo dissero, se me lo dissero: "Se ci hai di là qualche signore, fai pure con comodo, sai?".
Non ci mancava altro, per finire di compromettermi, che lui si mostrasse! Guai, guai, se lo avesse fatto! Per fortuna, lo comprese!
LEONE Ho capito...
ho capito...
Ma io sono meravigliato, Silia...
no, che dico meravigliato? stupefatto addirittura, che nella tua testolina sia potuto entrare anche questo discernimento, cara!
SILIA (stonata, non comprendendo) Che discernimento?
LEONE Ma che toccava a me di difenderti, perché il marito sono io, e tu la moglie, e lui...
uno che, ma sì, Dio liberi, se fosse entrato in quel momento, tra quei quattro avvinazzati - (tanto più che un po' brillo doveva essere anche lui)...
GUIDO Ma che brillo! T'assicuro che io non sono entrato per prudenza.
LEONE E hai fatto benone, caro! Il miracolo è qua, è qua: in questa testolina che ha potuto capire codesta tua prudenza...
che tu l'avresti compromessa, se ti fossi mostrato...
e non t'ha chiamato in difesa, mentr'era aggredita da quei quattro -
SILIA (subito, quasi infantilmente) - che mi stavano addosso, sai? tutti, con le mani addosso...
per strapparmi la veste -
LEONE (a Guido) - capisci? e pensò a me! che toccava a me! È tal miracolo questo, che subito, eccomi qua, subito, subito, sì, sono dispostissimo a fare tutto quel che mi tocca!
SILIA (stupita, pallidissima, quasi non credendo ai suoi orecchi) Ah, benissimo!
GUIDO (subito) Come! Tu accetti?
LEONE (piano, sorridendo) Ma sicuro che accetto! Scusa.
Per forza.
Non sei coerente!
GUIDO (con stupore) Io?
LEONE Ma sì, tu! tu! Perché la mia accettazione è una conseguenza diretta e precisa della tua prudenza.
SILIA (trionfante) È vero? Mi pare!
Batte le mani.
GUIDO (stordito) Come...
scusate...
come, della mia prudenza?
LEONE (grave) Rifletti un poco.
Se lei è stata così oltraggiata, e tu hai fatto bene a essere così prudente, viene perfettamente di conseguenza che a sfidare debbo essere io!
GUIDO Ma nient'affatto! No! Nient'affatto! Perché la mia prudenza è stata...
perché...
perché capii che mi sarei trovato di fronte a quattro incoscienti -
SILIA (di nuovo scattando) - non è vero!
GUIDO (a Leone) Tu capisci: nel vino, avevano sbagliato porta; hanno chiesto scusa!
SILIA Non l'ho accettata! Comoda, la scusa, dopo l'oltraggio! Non dovevo accettarla! Ma guarda! come se l'avessero chiesta a lui! Come se avessero insultato e oltraggiato lui, mentre per prudenza si teneva discosto!
LEONE (a Guido) Vedi? Tu ora guasti tutto, mio caro!
SILIA L'oltraggio è stato fatto a me!
LEONE (a Guido) È stato fatto a lei!
A Silia:
E subito tu, è vero? pensasti a tuo marito!
A Guido;
Scusami, caro: vedo che, proprio, tu non riesci a rifletter bene.
GUIDO (esasperato, notando la perfidia di Silia) Ma lasciami stare! Che vuoi che rifletta!
LEONE (concedendo, sempre con aria grave) Hai ragione, sì, hai ragione di dire che tu l'avresti compromessa, ma non perché erano ubriachi, intendi? Questa, se mai, potrebbe essere una scusa per me, perché io non li sfidi, perché io non li chiami a rispondere dell'oltraggio fatto a lei...
SILIA (disillusa) Come?
LEONE (subito) Dico se mai, sta' tranquilla!
A Guido:
Ma non può essere una scusa per la tua prudenza, ché anzi, via...
se erano ubriachi, potevi benissimo esser meno prudente.
SILIA E già! Verissimo...
Con degli ubriachi...
un signore che si trovi a visita...
Non era ancora mezzanotte!
GUIDO (insorgendo) No, Come? Se voi...
LEONE (precipitosamente, rivolto a Silia) No, no, no, no, scusa! Ha fatto bene, l'hai detto tu stessa! Come anche tu hai fatto bene a pensare a me.
Avete fatto benissimo tutt'e due!
GUIDO (tra due fuochi) Ma no...
ma io...
LEONE Lascia fare! Son così contento io ch'ella abbia visto per la prima volta un pernio: quello che mi tiene infisso nella mia parte assegnata, di marito! Figùrati se voglio romperglielo! Cara, sì, sì, tuo marito, e tu sei la moglie, e lui...
e lui naturalmente sarà il padrino!
GUIDO (scattando) Ah no, sai! Te lo puoi scordare!
LEONE Perché no, scusa?
GUIDO Perché io non accetto!
LEONE Non accetti?
GUIDO No!
LEONE Ma tu devi per forza accettare.
GUIDO Ti dico di scordartelo! Io non accetto.
SILIA (mordace) Sarà per la stessa prudenza...
GUIDO (esasperato) Ma, signora!
LEONE (conciliante) Scusate...
scusate, amici miei...
Ragioniamo.
A Guido:
Guarda: puoi negare che tu presti a tutti in città i tuoi uffici cavallereschi? Ricorrono a te, tutti! Non passa un mese, perdio, che non hai per le mani un duello, padrino di professione! Sarebbe da ridere, via! Che direbbe la gente che ti sa tanto amico mio e così pratico di queste cose, se io, proprio io, mi rivolgessi ad altri?
GUIDO Puoi pure rivolgerti ad altri, perché io non accetto!
LEONE (guardandolo fermamente negli occhi) In questo caso me ne dovresti dire la ragione.
E non puoi!
Cambiando tono:
Dico...
non puoi averne, via, né davanti a me, né davanti agli altri.
GUIDO Ma come non ne ho, scusa? se per me qui non c'è luogo a duello?
LEONE Questo non devi dirlo tu!
SILIA Io ho costretto quel signore a lasciarmi il suo biglietto da visita; ho gridato avanti a tutti...
LEONE Ah, è accorsa gente?
SILIA Sì, alle mie grida! E hanno detto tutti ch'era bene dar loro una solenne lezione!
LEONE E dunque, vedi? Scandalo pubblico!
A Silia:
Tu hai ragione!
Di nuovo a Guido:
Via, via, inutile discutere, caro!
GUIDO (cambiando, per ingrazionirsi Silia di nuovo) Oh, per me, alla fine, se credi, ti porto pure al macello!
SILIA (con scatto, cominciando a pentirsi, vedendosi lasciata sola) Oh, via! Non esageriamo adesso!
GUIDO Al macello, al macello, signora! Lui lo vuole: lo porterò al macello!
LEONE No...
veramente, ecco, io non c'entro, lo state volendo voi...
SILIA Ma non ci sarà mica bisogno di fare un duello all'ultimo sangue!
GUIDO Ah no, scusate, signora: qui sta tra due: farlo o non farlo.
Se si fa, dev'essere per forza gravissimo!
LEONE Senza dubbio, senza dubbio!
SILIA Perché?
GUIDO Ma perché se vado a portar la sfida, per questo solo fatto, vuol dire che non li considero come ubriachi -
LEONE - giustissimo -
GUIDO - e l'insulto fatto a voi assume un'estrema gravità! -
LEONE - perfettamente!
SILIA Ma sta a voi mitigare...
GUIDO Non posso! Come potrei?
LEONE Hai ragione!
A Silia:
Non può!
GUIDO Anche perché se il Miglioriti si vede negata ogni considerazione dello stato in cui si trovava, delle scuse che ha chiesto per lo sbaglio -
LEONE -ma sicuro, sì! -
GUIDO - per ripicco, tu capisci? -
LEONE - naturalissimo! -
GUIDO - vorrà le condizioni più gravi!
LEONE Gli parrà una provocazione...
Spadaccino!
GUIDO Pensaci bene, oh! Una delle nostre migliori lame, te l'ho detto.
E tu, una spada, non sai neppure com'è fatta!
LEONE Ah no, davvero! Ma ci penserai tu! Che vuoi che m'impicci io di codeste cose?
GUIDO Come ci penserò io?
LEONE Io non ci penso di certo!
GUIDO Ma tu intendi la mia responsabilità?
LEONE Tutta...
gravissima...
lo so! Ti compiango! Ma tu devi far la tua parte, com'io la mia.
Il giuoco è questo.
L'ha capito finanche lei! Ciascuno la sua, fino all'ultimo; e stai pur sicuro che dal mio pernio io non mi muovo, avvenga che può.
Mi vedo e vi vedo giocare, e mi diverto.
Basta.
Il campanello suona di nuovo alla porta.
Filippo attraversa la scena, torbido, quasi furente, per andare ad aprire.
LEONE (seguitando) Quel che mi preme soltanto è di far presto.
Vai, vai.
Pensa tu a tutto...
Oh, c'è bisogno di denari?
GUIDO No, che denari, adesso!
LEONE Perché m'hanno detto che ce ne vogliono molti.
GUIDO Va bene; poi...
poi...
LEONE Faremo i conti poi.
GUIDO Ti va Barelli per testimonio?
LEONE Ma sì, Barelli, o un altro...
Scena quarta
Detti, dottor Spiga.
LEONE (vedendo entrare il dottor Spiga) Vieni, vieni avanti, Spiga.
Guido che s'è avvicinato, pallido, convulso, a Silia:
Oh, a proposito...
guarda, Guido, abbiamo qua anche il dottore.
GUIDO Ah, buon giorno, dottore.
LEONE Se tu gli hai fiducia...
GUIDO Ma veramente...
LEONE È bravo, sai? Chirurgo esimio.
Per non scomodarlo troppo però, sto pensando,
voltandosi verso Guido che parla con Silia:
oh, stammi a sentire! Noi siamo qua come due romiti nel deserto.
Qua sotto ci sono gli orti.
Si potrebbe far qua, presto presto, domattina.
GUIDO Si, va bene, lasciami fare, lasciami fare adesso; non mi frastornare!
Saluta Silia.
Caro dottore...
A Leone
A presto.
O piuttosto, aspetta.
Avrò tanto da fare: ti manderò Barelli.
Io verrò stasera.
A rivederci.
Via per la comune.
Scena quinta
Detti, meno Venanzi.
SPIGA Di grazia, di che si tratta?
LEONE Vieni, vieni...
Ti presento prima alla mia signora...
SPIGA Oh...
ma come?
LEONE (a Silia) Il dottor Spiga, mio amico, coinquilino e imperterrito contraddittore!
SPIGA Fortunatissimo, signora...
Si tratta, dunque...
Sottintende: "d'una riconciliazione?"
Ah, ma mi congratulo lo stesso, benché forse per me ne dipenderà la perdita d'una cara compagnia, a cui mi ero assuefatto.
LEONE Ma no, che hai capito?
SPIGA Che ti riconcilii con tua moglie.
LEONE Ma no, caro! Noi non siamo mica separati.
Viviamo in perfetto accordo, divisi.
Non c'è bisogno di riconciliazione.
SPIGA Ah...
ma...
allora, scusa...
Già! per questo dicevo, che c'entrava con la riconciliazione la mia chirurgia?
A questo punto si fa avanti Filippo, detto Socrate, che non riesce più a contenere la furiosa indignazione contro il padrone.
FILIPPO C'entra benissimo, signor dottore! E la sua chirurgia è niente! Tutte le cose più assurde, tutte le cose più pazze possono entrare qua! Ah, ma io me ne vado! me ne vado! io vi pianto!
S'avvia con gesti furiosi verso la cucina.
LEONE (a Spiga) Vai, vai; cerca di placarmelo! Bergson, Bergson, caro mio! Effetto disastroso!
SPIGA (ride, poi spinto da Leone verso l'uscio a sinistra, si volta) Con permesso, signora.
Impuntandosi:
Ma scusa, non vedo ancora come c'entri la mia chirurgia.
LEONE Vai, vai: te lo spiegherà lui.
SPIGA Uhm!
Esce.
Scena sesta
Leone, Silia.
LEONE (va dietro la seggiola su cui Silia sta seduta, assorta; si china a guardarla e le dice con dolcezza) Ebbene? sei rimasta lì...
Non dici più nulla?
SILIA (stenta a parlare) Non...
non m'immaginavo che...
che tu...
-
LEONE - che io -?
SILIA - dovessi dire di sì.
LEONE Tu sai bene che io ti ho detto sempre di sì.
SILIA (scattando in piedi, convulsa, in preda ai più scomposti sentimenti, d'irritazione per questa placida, esasperante arrendevolezza del marito, di rimorso per ciò che ha fatto, di dispetto per l'amante che ha prima voluto sottrarsi a ogni responsabilità, e poi, credendo d'assecondar lei, per non perderla, ha passato ogni misura) Non posso soffrirlo! non posso soffrirlo!
È quasi per piangere.
LEONE (fingendo di non comprendere) Come? ch'io ti abbia detto di sì?
SILIA Anche! Ma tutto...
tutto questo...
allude a Venanzi,
per colpa tua, se ne debba profìttare.
LEONE Per colpa mia?
SILIA Ma sì! ma sì! per colpa tua, di codesta tua imperdonabile, inqualificabile indifferenza!
LEONE (la guarda) Parli di...
questa d'ora...
o in generale...
verso te?
SILIA Di tutta! sì, sempre! Ma di questa d'ora, specialmente!
LEONE Ti pare che se ne sia approfittato?
SILIA E non hai visto all'ultimo? Pareva che non volesse affatto saperne; e poi, vedendoti così remissivo, chi sa che condizioni sarà andato a fare!
LEONE Forse sei un po' ingiusta verso di lui.
SILIA Ma se gli ho detto che cercasse di mitigare, di non esagerare adesso...
LEONE Già, ma prima lo avevi spinto.
SILIA Perché negava.
LEONE È vero.
Già.
Gli pareva che non ne avessi ragione.
SILIA E tu?
LEONE Io, che cosa?
SILIA Che credi tu?
LEONE E come, non hai visto? Ho detto di sì.
SILIA Ma forse tu credi che io abbia a mia volta esagerato.
LEONE Tu hai detto a lui, e mi pare che abbia detto bene, che è questione di suscettibilità.
SILIA Forse avrò un po' esagerato, ma per causa sua!
LEONE Eh già; perché negava.
SILIA E appunto per questo nella mia esagerazione non doveva poi trovare il pretesto, mi pare, per esagerare anche lui!
LEONE Ma! L'hai un po' punto...
Anche per lui, questione di suscettibilità.
Avete esagerato un poco tutti e due, ecco.
SILIA (dopo una pausa lo guarda, stupita) E tu, indifferente?
LEONE Permetterai ch'io mi difenda come so e posso.
SILIA Credi che codesta indifferenza ti possa giovare?
LEONE Eh! altro!
SILIA Se è un così bravo spadaccino!
LEONE Per lui, per il signor Guido Venanzi! Per me che vuoi che sia?
SILIA Se non sai neppure tenere in mano una spada.
LEONE Non mi serve.
Mi basterà, stai sicura, questa indifferenza, per aver coraggio, non già davanti a un uomo, che è nulla; ma davanti a tutti e sempre.
Vivo in tal clima, cara, che posso non curarmi di niente; della morte come della vita.
figurati poi del ridicolo degli uomini e dei loro meschini giudizii.
Non temere.
Ho capito il giuoco.
Scena settima
Detti, il dottor Spiga e la voce di Socrate.
Dall'interno della cucina, a questo punto prorompe
LA VOCE DI SOCRATE Ma andateci nudo!
SPIGA (venendo fuori dall'uscio a sinistra) Ma che nudo! Costui è un energumeno! Scusate...
scusi tanto, signora...
LEONE (ridendo) Che cos'è?
SPIGA Ma come? Un duello, davvero? Tu?
LEONE Non ti sembra verosimile?
SPIGA (guarda, impacciato, Silia) Ma...
no, dico...
scusi, signora...
È che io...
non so che diavolo m'ha detto quello li...
Tu hai mandato a sfidare?
LEONE Sì, sì.
SPIGA Perché hai riconosciuto -
LEONE - che toccava a me, senza dubbio.
Hanno insultato mia moglie.
SPIGA Ah, scusi, signora...
Non voglio intromettermi...
A Leone.
Ma è che io, capisci? io...
io non ho mai assistito a un duello....
LEONE Oh, neanche io.
Siamo pari.
Vuol dire che assisterai a una cosa nuova.
SPIGA Già, ma...
dico per...
per le formalità, capisci? Come...
come dovrei vestirmi, per esempio?
LEONE (ridendo) Ah, ora capisco! Lo domandavi a Socrate?
SPIGA M'ha detto nudo.
Non vorrei far cattiva figura...
.LEONE Povero amico mio! Ma non lo so neanche io come si vestano i medici che assistono ai duelli.
Lo domanderemo a Venanzi, non temere.
SPIGA E...
debbo portare i ferri, è vero?
Rientra in iscena Filippo.
LEONE Certo.
SPIGA È a...
a condizioni gravi, mi ha detto.
LEONE Pare.
SPIGA Spada?
LEONE Pare.
SPIGA Basterà portar la borsetta?
LEONE Senti: si farà qua sotto, dove sono gli orti.
Ti sarà facile portare tutto ciò che ti occorrerà.
SPIGA Ah! bene! Ah, benone! Se si fa qua sotto...
Si sente sonare il campanello alla porta.
Filippo va ad aprire.
SILIA Sarà lui? Possibile, così presto?
SPIGA Lui, Venanzi? Ah bravo...
Cosi domanderò...
Filippo riattraversa in senso inverso la scena per rientrare in cucina.
LEONE (a Filippo) Chi era?
FILIPPO (forte, asciutto, sgarbato) Non lo so! Un signore con le sciabole.
Eccolo!
Rientra in cucina.
Scena ottava
Detti, Barelli.
Barelli entra per l'uscio a destra con due spade involte nella custodia di panno verde sotto i1 braccio e una scatola ove sono custodite due pistole.
BARELLI Permesso?
LEONE (facendosi all'uscio a destra) Avanti, avanti, Barelli! - Oh! Con tutto questo armamentario?
BARELLI (sbuffante) Ah, senti, caro mio: sono cose da pazzi...
da idioti...
A un segno di Leone allusivo alla moglie:
Che cos'è?
LEONE Ti presento alla mia signora.
A Silia:
Barelli, tiratore formidabile.
BARELLI (s'inchina).
LEONE Il dottor Spiga.
SPIGA Felicissimo!
Gli stringe la mano; poi senza lasciargliela, volgendosi a Leone:
Posso...?
LEONE (interrompendo) Aspetta! Poi, poi...
BARELLI Io non ho mai visto una cosa simile! Mi perdoni, signora; ma se non lo dico, io...
io ci faccio una malattia, ecco.
Ma come? Si dà un mandato tassativo?
LEONE Che vuol dire? Spiègati.
BARELLI Come! L'hai dato, e non lo sai?
LEONE Ma che vuoi che sappia di codeste cose io!
SILIA Un mandato...
come?
SPIGA Tassativo! Uhm!
BARELLI Ma vuol dire senza discutere.
Senza prima tentare se c'è modo d'accomodar la vertenza...
È fuori d'ogni legge, d'ogni regola, proibito severissimamente! Là per là, signori miei, quasi in piedi, si trovano pronti quegli altri due, e in quattro e quattr'otto, per miracolo, non s'arriva al cannone!
SPIGA Al cannone?
SILIA Come sarebbe a dire?
BARELLI Ma sì! Cose da pazzi! Prima alla pistola...
SILIA Alla pistola?
LEONE (a Silia) Ma forse per schivar la spada, capisci? Perché il Miglioriti, certo, con la pistola...
BARELLI Che dici? Quello? Ma quello t'imbrocca un soldo incastrato in un albero, a venti passi!
SILIA E ha proposto lui, il Venanzi, la pistola?
BARELLI Lui! Lui! Ma com'è? impazzito?
SILIA L'ho detto io!
SPIGA Ma...
ma come c'entra, scusi, il soldo?
BARELLI Che soldo?
LEONE (a Spiga) Taci, taci, amico mio: non sono cose per noi...
BARELLI Prima scambio di due palle alla pistola, e poi alla spada, e a che condizioni!
SILIA Ah, senti? senti? Poi anche alla spada! Non gli è bastata la pistola! Anche alla spada?
BARELLI Ma no, signora! La spada è stata scelta d'accordo.
La pistola è stato un di più; così, come per una gara...
per scherzare anche materialmente col fuoco!
.SILIA Ma questo è un assassinio!
BARELLI Si, signora.
Pare anche a me! Ma mi perdoni: stava proprio a lei d'impedirlo!
SILIA Come? Io? Ma qua c'è lui che può dirlo!
Indica Leone.
LEONE Sì, sì.
SILIA Non ho mica voluto io che s'arrivasse a una cosa così grave.
LEONE (forte, imperioso a Barelli) Oh, basta! Mi sembra inutile, scusa, che tu ti metta adesso a discutere con lei.
BARELLI No...
ma perché, tu non sai...
c'è tutta la città piena...
non si parla d'altro...
SILIA E si dice che io -?
BARELLI - non lei! Lui, il Venanzi, signora!
a Leone:
Tu capisci...
non è contro te...
tu non c'entri! L'odio, la rabbia di Miglioriti sono contro di lui, di Venanzi.
Perché s'è saputo (e qui la signora può dirlo; ma me l'ha confessato lui stesso del resto) s'è saputo, capisci? che lui era là...
là...
a visita...
E non ha impedito! trattenuto forse da...
non so...
non credo screzii, no, ma gelosie, ecco, di sala d'armi, col Miglioriti.
Signori miei, si nasconde; non impedisce; non soffoca lo sconcio scandalo...
(perché erano proprio ubriachi) e per giunta, ora va lì a sfidare...
Cose...
cose incredibili! Io...
io per me...
non so più dove sono!
SPIGA (a Leone) Senti, caro...
potrei...
LEONE (con uno scatto) Abbi pazienza, amico mio!
SPIGA No...
dico...
poiché si deve far qui vicino...
BARELLI Qua sotto, sì: domattina alle sette.
Guarda: ho portato qui due spade...
LEONE (subito, fingendo di non comprendere) Te le devo pagare?
BARELLI Ma no, che pagare! Sono le mie...
Voglio insegnarti un po'...
farti provare...
LEONE (calmo) A me?
BARELLI E a chi? a me?
LEONE (ridendo) No, no, no, no, grazie.
Non ce n'è bisogno!
BARELLI Come non ce n'è bisogno, scusa?
Prende una delle spade.
Scommetto che tu non l'hai mai neppure veduta, una spada...
come s'impugna...
SILIA (tremando alla vista dell'arma impugnata) Per carità...
per carità...
LEONE (forte) Basta, Barelli.
Mi pare che voglia scherzare anche tu, ora.
BARELLI Ma io non scherzo nient'affatto! Bisogna che almeno tu impari a tenerla...
LEONE E io ti dico basta!
Reciso:
Basta! Lo dico a te e a tutti.
Lasciatemi tranquillo.
BARELLI Ma sì, è bene...
è bene soprattutto che tu stia tranquillo.
LEONE Non dubitare che ci starò; però tutto questo ormai dura da troppo; ho bisogno di respirare un po', ecco.
Se tu vuoi scherzare, con quei gingilli là, stasera, quando verrà Venanzi, ci scherzerete un po' tra voi due che siete così bravi, e io starò a vedere.
Va bene? Intanto, lasciale lì, e tu...
non te n'avere a male, vattene, ti prego.
BARELLI Ah, per me...
come vuoi...
LEONE E anche tu, dottore...
scusa...
SPIGA Ma figùrati!
LEONE Potrai domandare a lui tutte le informazioni che ti bisognano.
BARELLI (inchinandosi a Silia) Signora...
Silia china appena il capo.
SPIGA Signora gentilissima...
Le stringe la mano.
A Leone:
A rivederci allora, eh? Tranquillo...
tranquillo...
LEONE Ma sì! Addio.
BARELLI A questa sera, dunque.
LEONE A rivederci.
Barelli e Spiga escono.
Scena nona
Leone, Silia, poi Filippo.
LEONE, Ah, Dio mio, basta, basta.
Non ne posso più veramente!
SILIA Me ne vado anch'io...
LEONE No, tu rimani, se vuoi, purché però non mi parli più di questa faccenda.
SILIA Non sarebbe possibiIe.
E poi...
non sarei sicura di me, se egli capitasse qui, come può, da un momento all'altro.
LEONE (ride forte, a lungo).
SILIA (irritata fieramente del riso di lui) Non ridere! non ridere!
LEONE Ma rido sinceramente, sai? Perché godo, tu non puoi saper quanto, a vederti così cambiare.
SILIA (quasi per piangere) Ma non ti sembra naturale?
LEONE Sì, e proprio per questo godo: perché sei così naturale!
SILIA (pronta, rabbiosa) Tu no, invece!
LEONE Ah, questo è positivo.
Ma guai se fossi!
SILIA Non ti capisco...
non ti capisco...
non ti capisco...
Dice questo, prima con angoscia quasi rabbiosa, poi con ammirazione, poi con un tono quasi supplice.
LEONE (carezzevole, accostandosi) Non puoi, cara.
Ma è meglio così, credi.
Pausa.
Poi a bassa voce:
Capisco io.
SILIA (alzando appena lo sguardo su lui, con terrore) Che capisci?
LEONE (calmo) Quello che tu vuoi.
SILIA (c.s.) Che voglio?
LEONE Lo sai...
e non lo sai tu stessa, quello che vorresti.
SILIA (c.s.
quasi mendicando una scusa) Oh Dio, Leone, io temo d'esser pazza.
LEONE Ma no! che pazza!
SILIA Sì, sì...
d'aver commesso davvero una pazzia...
LEONE Non temere.
Ci sono qua io.
SILIA Ma come farai?
LEONE Come ho sempre fatto, dacché tu me ne facesti vedere la necessità.
SILIA Io?
LEONE Tu.
SILIA Che necessità?
LEONE (pausa, poi, piano) D'ucciderti.
Pausa.
Non credi che più d'una volta tu me ne abbia dato la ragione? Sì, via! Ma era una ragione che partiva armata da un sentimento, prima d'amore, poi di rancore.
Bisognava disarmare questi due sentimenti: vuotarsene.
E io me ne sono vuotato, per far cadere quella ragione, e lasciarti vivere, non come vuoi, perché non lo sai tu stessa: come puoi, come devi, dato che non t'è possibile fare come me.
SILIA (supplice) Ma come fai tu?
LEONE (dopo una pausa, con gesto vago e triste) M'astraggo.
Pausa.
Credi che non sòrgano impeti di sentimenti anche in me? Ma io non li lascio scatenare; io li afferro, li domo; li inchiodo.
Hai visto le belve e il domatore nei serragli? Ma non credere: io, che pure sono il domatore, poi rido di me perché mi vedo come tale in questa parte che mi sono imposta verso i miei sentimenti; e ti giuro che qualche volta ti verrebbe voglia di farmi sbranare da una di queste belve...
anche da te, che ora mi guardi così mansueta e pentita...
Ma no! perché, credi: è tutto un giuoco.
E questo sarebbe l'ultimo e toglierebbe per sempre il gusto di tutti gli altri.
No, no...
Vai, vai...
SILIA (esitante, quasi offrendosi) Vuoi che...
rimanga?
Trema.
LEONE Tu?
SILIA O vuoi che torni stasera, quando tutti se ne saranno andati?
LEONE Ah...
no, cara.
Tutta la mia forza, allora...
SILIA Ma no, per starti vicina...
per assisterti...
LEONE Dormirò, cara.
Stai pur sicura ch'io dormirò.
E al mio solito, sai? senza sogni.
SILIA (con profondo rammarico) Per questo, vedi, non è possibile! Tu non lo crederai; ma a letto, il mio vero amore è il sonno, che mi fa subito sognate!
LEONE Ah, lo credo, lo credo...
SILIA Ma non m'avviene mai! Non dormo! E figùrati questa notte!
Staccando:
Basta, sarò qui domattina.
LEONE Ah no, no! Non voglio, sai: non voglio!
SILIA Vorresti impedirmelo? Tu scherzi!
LEONE Te l'impedisco! Non voglio, ti dico!
SILIA È inutile, sai? Verrò.
LEONE Fa' come vuoi...
A questo punto entra Filippo dall'uscio a sinistra col vassoio della colazione.
FILIPPO (con voce cupa, sgarbata, imperiosa) Oh! è ora.
SILIA (salutando con passione) A domattina.
LEONE (remissivo) A domattina...
Silia via.
Leone resta un po' assorto a pensare, poi si volta e s'incammina per sedere a tavola.
TELA
ATTO TERZO
La stessa scena dell'atto precedente.
È l'alba del giorno dopo.
Scena prima
Filippo, il dottor Spiga.
Al levarsi della tela, la scena é vuota e quasi buja.
Si sente sonare il campanello.
FILIPPO (venendo fuori dall'uscio a sinistra e traversando la scena) Chi diavolo sarà a quest'ora? Si comincia bene!
Esce per l'uscio a destra e rientra poco dopo in iscena col dottor Spiga in stiffelius e cappello a stajo, sovraccarico di due grosse, pesanti borse da viaggio.
piene d'un intero armamentario chirurgico.
SPIGA Ah, dorme ancora?
FILIPPO Dorme.
Parlate piano.
SPIGA Piano piano, sì.
Perdio, dorme! E io non ho chiuso occhio tutta la notte!
FILIPPO Per lui?
Indica l'uscio in fondo.
SPIGA Per lui...
cioè, per pensare a tutto...
FILIPPO E che avete costì?
Indica le due borse.
SPIGA Tutto, tutto ti dico.
S'avvicina alla tavola su cui é stesa la tovaglia.
Su, su, porta via questa tovaglia...
FILIPPO Che dite?
SPIGA Ci ho qua la mia...
La cava fuori da una delle borse.
È una tovaglia chirurgica, di tela cerata bianca.
FILIPPO E che vorreste farne?
SPIGA Preparo tutto qua...
FILIPPO Questa tavola voi non la toccate! L'apparecchio io per la colazione!
SPIGA Ma che colazione! Levati! Altro che colazione!
FILIPPO Vi dico di non toccarla!
SPIGA (volgendosi verso la scrivania) Sgombrami quest'altra.
allora!
FILIPPO Voi scherzate! Non capite che queste due tavole qua - parlano?
SPIGA Ma sì, lo so! Non ripetermi quel che dice lui! Due simboli: scrivania e tavola da pranzo; libri e stoviglie; il vuoto e il pieno.
Non capisci tu.
piuttosto, che tutte codeste diavolerie, da un momento all'altro, possono andare a gambe all'aria?
FILIPPO Oh, insomma, gli avete anche ordinato la cassa da morto? Mi parete un direttore di pompe funebri!
SPIGA Bestia! Dio, che bestia...
M'hanno detto che si va vestiti così...
Ma guarda un po'! Dio solo sa che notte ho passato...
FILIPPO Parlate piano!
SPIGA (piano) E debbo anche combattere con lui.
Sbrigati! Sparecchiami almeno qua quest'altro tavolino.
Non ho tempo da perdere...
FILIPPO Ah, per questo non ho difficoltà.
Ci vuol poco!
Ne toglie via un portasigari e un vaso di fiori.
Eccolo sgombrato.
SPIGA (vi stende la tovaglia che ha ancora sospesa in mano) Oh, finalmente!
E ora, mentre il dottor Spiga trarrà dalle due borse e disporrà qua sul tavolino, su cui avrà steso la tovaglia, i suoi lucidi, orribili strumenti chirurgici, Filippo, uscendo e rientrando per l'uscio della cucina, apparecchierà la tavola da pranzo.
Bisturi per la disarticolazione...
coltelli interossi, pinze...
sega ad arco...
tenaglie...
compressori...
FILIPPO Ma che volete farne, di codesta macelleria?
SPIGA Come che voglio farne? Alla pistola! Non capisci che se, Dio liberi, prende una palla in corpo, possiamo anche trovarci a un caso d'amputazione? Una gamba...
un braccio...
FILIPPO Ah, bravo...
E perché non avete portato con voi anche la gamba di legno?
SPIGA Caro mio, armi, non si sa mai! Ho portato questi altri strumentini qua...
per l'estrazione...
Esploratore...
specillo di Nélaton...
tirapalle a forbice.
Oh, guarda, modello inglese, bellissimo! Oh, e gli aghi?
Cerca nella borsa:
Ah, eccoli qua..
Mi pare che ci sia tutto.
Guarda l'orologio.
Sono le sei e venticinque, sai? A momenti i padrini saranno qua.
FILIPPO E che me n'importa?
SPIGA Ma non dico per te.
Lo so che a te non te ne importa.
Dico per lui.
Se non s'è ancora svegliato.
FILIPPO Questa non è l'ora sua.
SPIGA E che vorresti tenerlo in orario anche oggi? Se è puntato per le sette!
FILIPPO Vuol dire che ci penserà lui a svegliarsi, ad alzarsi, a vestirsi...
Forse si sarà già alzato.
SPIGA Potresti andare a vedere!
FILIPPO Non vado a vedere un corno! Io sono il suo orologio delle giornate solite, e non mi metto né in anticipazione né in ritardo d'un minuto.
Sveglia: alle sette e mezzo!
SPIGA Ma non sai che alle sette e mezzo, oggi, Dio liberi, potrebbe esser morto?
FILIPPO E alle otto gli porto la colazione!
Si sente sonare alla porta.
SPIGA Ecco, vedi? Saranno i padrini.
Filippo va ad aprire e rientra poco dopo con Guido Venanzi e Barelli.
Scena seconda
Spiga, Filippo, Guido, Barelli.
GUIDO (entrando) Oh, caro dottore...
BARELLI (c.s.) Buon giorno, dottore.
SPIGA Buon giorno, buon giorno.
GUIDO Ci siamo?
SPIGA Io per me, prontissimo.
BARELLI (ridendo alla vista di tutto quell'armamentario chirurgico disposto dal dottore sul tavolino) Oh oh oh oh, guarda guarda, Venanzi, l'ha apparecchiato davvero!
GUIDO (irritato) Perdio, no! Non c'è niente da ridere!
A Spiga:
L'ha visto?
SPIGA Chi? Scusi...
Quod abundat non vitiat...
GUIDO Le domando se Leone ha visto questo bello spettacolo qua.
A Barelli:
Tu capisci che ha bisogno della massima calma, e...
SPIGA Ah, nossignore! Non ha visto ancora niente.
GUIDO E dov'è?
SPIGA Mah...
pare che non si sia ancora alzato.
BARELLI Come?
GUIDO Non è ancora alzato?
SPIGA Pare, dico, non so...
Qua non s'è fatto vedere.
GUIDO Ma perdio, subito! Sarà alzato, di sicuro.
Ci manca appena un quarto d'ora!
A Filippo:
Vai subito a dirgli che noi siamo qua!
BARELLI È magnifico!
GUIDO (a Filippo, rimasto immobile, aggrondato) Non ti muovi?
FILIPPO Alle sette e mezzo.
GUIDO Va' al diavolo!
Si precipita verso l'uscio in fondo.
SPIGA Ma sarà alzato...
BARELLI È magnifico, parola d'onore!
GUIDO (picchia forte all'uscio in fondo e tende l'orecchio) Ma che fa? dorme?
Ripicchia più forte, e chiama:
Leone! Leone!
Ascolta:
Dorme ancora! Signori miei, dorme ancora!
Ripicchia, fa per aprire la porta.
Leone? Leone?
BARELLI Magnifico! Magnifico!
GUIDO Ma che si chiude di dentro?
FILIPPO Col paletto.
BARELLI E ha il sonno così duro?
FILIPPO Durissimo.
Due minuti, ogni mattina.
GUIDO Ma perdio, io butto la porta a terra! Leone! Leone! Ah, ecco...
s'è svegliato...
Signori miei, si sveglia adesso!
Parlando attraverso l'uscio:
Vestiti! subito! Non perdere un minuto! Noi siamo qua! Subito, perdio! Sono già quasi le sette!
BARELLI Ah, sentite, è veramente superiore a ogni immaginazione!
SPIGA E che sonno!
FILIPPO Si tira su, ogni volta, come da un pozzo.
GUIDO Oh, c'è pericolo che ci si rituffi?
Rivà verso l'uscio, in fondo.
BARELLI (sentendo un rumore alla porta) No, ecco: apre.
SPIGA (ponendosi davanti al tavolino con gli strumenti) Io paro qua.
Scena terza
Detti, Leone, poi Silia.
Leone si presenta, placidissimo, ancora un po' insonnolito, in pijama e pantofole.
LEONE Buon giorno.
GUIDO Come! Ancora così? Ma vai subito a vestirti, perdio! Non c'è un minuto da perdere, ti dico!
LEONE, Scusa, perché?
GUIDO Come perché?
BARELLI Non ricordi più che hai da fare il duello?
LEONE Io?
SPIGA Dorme ancora!
GUIDO Il duello! Il duello! alle sette!
BARELLI Ci mancano appena dieci minuti!
LEONE Ho capito.
Ho inteso.
E vi prego di credere che sono sveglissimo.
GUIDO (al colmo dello stupore, quasi atterrito) Come!
BARELLI (c.s.) Che vuoi dire?
LEONE (placidissimo) Ma io lo domando a voi.
SPIGA (quasi tra sé) Che sia impazzito?
LEONE No, caro dottore, compos mei, perfettamente.
GUIDO Tu devi batterti!
LEONE Anche?
BARELLI Come, anche?
LEONE Ma no, amici miei! Voi siete in errore!
GUIDO Vorresti tirarti indietro?
BARELLI Non vuoi più batterti?
LEONE Io? tirarmi indietro? Ma tu sai bene ch'io sto sempre fermissimo al mio posto.
GUIDO Ti trovo così...
BARELLI E se dici...
LEONE Come mi trovi? Che dico? Dico che tu e mia moglie mi avete scombussolato jeri tutta la giornata, per farmi fare ciò che realmente ho riconosciuto che toccava a me di fare.
GUIDO E dunque -
BARELLI - ti batti!
LEONE Questo non tocca a me.
BARELLI E a chi tocca?
LEONE A lui.
Indica Guido.
BARELLI Come, a lui?
LEONE A lui, a lui.
S'appressa a Guido, rimasto allibito, con le mani sul volto, e gliene stacca una per guardarlo negli occhi.
E tu lo sai!
A Barelli:
Egli lo sa! Io, marito, ho sfidato, perché non poteva lui per mia moglie.
Ma quanto a battermi, no.
Quanto a battermi, scusa,
a Guido, piano, scrollandogli un'ala del bavero e pigiando su ogni parola:
tu lo sai bene, è vero? che io non c'entro, perché via, non mi batto io, ti batti tu!
GUIDO (trema, suda freddo, si passa le mani convulse sulle tempie).
BARELLI Questo è enorme!
LEONE No, normalissimo, caro; perfettamente secondo il giuoco delle parti.
Io, la mia: lui, la sua.
Dal mio pernio io non mi muovo.
E come me ragiona anche il suo avversario: lo hai detto tu stesso, Barelli, che ce l'ha con lui difatti, il suo avversario, non ce l'ha mica con me.
Perché tutti lo sanno, e tu meglio di tutti, che cosa si voleva fare di me.
Ah, volevate davvero portarmi al macello?
GUIDO (protestando con forza) Io, no! io, no!
LEONE Ma va' là, che tra te e mia moglie qua, jeri, pareva che faceste all'altalena, e su, e giù, e io nel mezzo ad aggiustarmi e ad aggiustarvi a punto.
Ah! avete creduto di giocarvi me, la mia vita? Avete fallito il colpo, cari miei! Io ho giocato voi.
GUIDO No! Tu mi sei testimonio che io, jeri...
e fin da principio...
LEONE Ah, sì, tu hai cercato di essere prudente.
Molto prudente.
GUIDO Come lo dici? Che intendi dire?
LEONE Eh, caro; ma prudente fino all'ultimo, no, non sei stato, devi riconoscerlo! A un certo punto, per ragioni che io intendo benissimo, bada (e ti compiango!), la prudenza è venuta a mancarti, e ora, mi dispiace, ne piangerai le conseguenze.
GUIDO Perché tu non ti batti?
LEONE Non tocca a me.
GUIDO Sta bene! Tocca a me?
BARELLI (insorgendo) Ma come, sta bene?
GUIDO (a Barelli) Sta bene! Aspetta!
A Leone
E tu?
LEONE Io farò colazione.
GUIDO No, dico...
non capisci che se io ora vado a prendere il tuo posto...
LEONE Ma no, caro: non il mio: il tuo!
GUIDO Il mio, sta bene.
Ma tu sarai squalificato!
BARELLI Squalificato! Dovremo per forza squalificarti!
LEONE (ride forte) Ah! ah! ah! ah!
BARELLI Ridi? Squalificato! Squalificato!
LEONE Ma ho inteso, cari miei! Rido.
E non vedete come vivo? Dove vivo? E che volete che m'importi di tutte le vostre...
qualità?
GUIDO Non perdiamo più tempo, via! Andiamo! andiamo!
BARELLI Ma vai a batterti tu, davvero?
GUIDO Io, sì! Non hai inteso?
BARELLI Ma no!
LEONE Sì, credi, tocca a lui, Barelli.
BARELLI Questo è cinismo!
LEONE No, caro: è la ragione, quando uno s'è votato d'ogni passione, e...
GUIDO (interrompendo e afferrando Barelli per un braccio) Vieni, Barelli! Inutile discutere, ormai! Lei, dottore, venga giù con me!
SPIGA Eccomi, eccomi!
Entra a questo punto dall'uscio a destra Silia Gala.
Si fa un breve silenzio, nel quale ella resta come sospesa e smarrita.
GUIDO (facendosi avanti pallidissimo e stringendole la mano) Addio, signora!
Poi, volgendosi a Leone:
Addio!
Esce precipitosamente seguito da Barelli e da Spiga.
Scena quarta
Leone, Silia, poi il dottor Spiga, Filippo.
SILIA Che significa?
LEONE Ti avevo detto, cara, ch'era proprio inutile che tu venissi qua.
Sei voluta venire...
SILIA Ma tu...
come sei qua tu?
LEONE Sono a casa mia.
SILIA E lui? Ma come? Non si farà il duello?
LEONE Ah, si farà, suppongo.
Forse si sta facendo.
SILIA Ma come? Se tu sei qua?....
LEONE Ah, io sì, sono qua.
Ma lui, hai visto? é andato.
SILIA Oh Dio! Ma allora? È andato lui? E andato lui a battersi per te?
LEONE Non per me, cara, per te!
SILIA Per me? Oh Dio! Per me, dici? Ah! Tu hai fatto questo? Tu hai fatto questo?
LEONE (venendole sopra con l'aria e l'impero e lo sdegno di fierissimo giudice) Io, ho fatto questo? Tu hai l'impudenza di dirmi che l'ho fatto io?
SILIA Ma tu te ne sei approfittato!
LEONE (a gran voce) Io vi ho puniti!
SILIA (quasi mordendolo) Svergognandoti però!
LEONE (che l'ha presa per un braccio, respingendola lontano) Ma se la mia vergogna sei tu!
SILIA (farneticando, andando di qua e di là per la stanza) Oh Dio! int
...
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