IL GIUOCO DELLE PARTI, di Luigi Pirandello - pagina 6
...
...
questa d'ora...
o in generale...
verso te?
SILIA Di tutta! sì, sempre! Ma di questa d'ora, specialmente!
LEONE Ti pare che se ne sia approfittato?
SILIA E non hai visto all'ultimo? Pareva che non volesse affatto saperne; e poi, vedendoti così remissivo, chi sa che condizioni sarà andato a fare!
LEONE Forse sei un po' ingiusta verso di lui.
SILIA Ma se gli ho detto che cercasse di mitigare, di non esagerare adesso...
LEONE Già, ma prima lo avevi spinto.
SILIA Perché negava.
LEONE È vero.
Già.
Gli pareva che non ne avessi ragione.
SILIA E tu?
LEONE Io, che cosa?
SILIA Che credi tu?
LEONE E come, non hai visto? Ho detto di sì.
SILIA Ma forse tu credi che io abbia a mia volta esagerato.
LEONE Tu hai detto a lui, e mi pare che abbia detto bene, che è questione di suscettibilità.
SILIA Forse avrò un po' esagerato, ma per causa sua!
LEONE Eh già; perché negava.
SILIA E appunto per questo nella mia esagerazione non doveva poi trovare il pretesto, mi pare, per esagerare anche lui!
LEONE Ma! L'hai un po' punto...
Anche per lui, questione di suscettibilità.
Avete esagerato un poco tutti e due, ecco.
SILIA (dopo una pausa lo guarda, stupita) E tu, indifferente?
LEONE Permetterai ch'io mi difenda come so e posso.
SILIA Credi che codesta indifferenza ti possa giovare?
LEONE Eh! altro!
SILIA Se è un così bravo spadaccino!
LEONE Per lui, per il signor Guido Venanzi! Per me che vuoi che sia?
SILIA Se non sai neppure tenere in mano una spada.
LEONE Non mi serve.
Mi basterà, stai sicura, questa indifferenza, per aver coraggio, non già davanti a un uomo, che è nulla; ma davanti a tutti e sempre.
Vivo in tal clima, cara, che posso non curarmi di niente; della morte come della vita.
figurati poi del ridicolo degli uomini e dei loro meschini giudizii.
Non temere.
Ho capito il giuoco.
Scena settima
Detti, il dottor Spiga e la voce di Socrate.
Dall'interno della cucina, a questo punto prorompe
LA VOCE DI SOCRATE Ma andateci nudo!
SPIGA (venendo fuori dall'uscio a sinistra) Ma che nudo! Costui è un energumeno! Scusate...
scusi tanto, signora...
LEONE (ridendo) Che cos'è?
SPIGA Ma come? Un duello, davvero? Tu?
LEONE Non ti sembra verosimile?
SPIGA (guarda, impacciato, Silia) Ma...
no, dico...
scusi, signora...
È che io...
non so che diavolo m'ha detto quello li...
Tu hai mandato a sfidare?
LEONE Sì, sì.
SPIGA Perché hai riconosciuto -
LEONE - che toccava a me, senza dubbio.
Hanno insultato mia moglie.
SPIGA Ah, scusi, signora...
Non voglio intromettermi...
A Leone.
Ma è che io, capisci? io...
io non ho mai assistito a un duello....
LEONE Oh, neanche io.
Siamo pari.
Vuol dire che assisterai a una cosa nuova.
SPIGA Già, ma...
dico per...
per le formalità, capisci? Come...
come dovrei vestirmi, per esempio?
LEONE (ridendo) Ah, ora capisco! Lo domandavi a Socrate?
SPIGA M'ha detto nudo.
Non vorrei far cattiva figura...
.LEONE Povero amico mio! Ma non lo so neanche io come si vestano i medici che assistono ai duelli.
Lo domanderemo a Venanzi, non temere.
SPIGA E...
debbo portare i ferri, è vero?
Rientra in iscena Filippo.
LEONE Certo.
SPIGA È a...
a condizioni gravi, mi ha detto.
LEONE Pare.
SPIGA Spada?
LEONE Pare.
SPIGA Basterà portar la borsetta?
LEONE Senti: si farà qua sotto, dove sono gli orti.
Ti sarà facile portare tutto ciò che ti occorrerà.
SPIGA Ah! bene! Ah, benone! Se si fa qua sotto...
Si sente sonare il campanello alla porta.
Filippo va ad aprire.
SILIA Sarà lui? Possibile, così presto?
SPIGA Lui, Venanzi? Ah bravo...
Cosi domanderò...
Filippo riattraversa in senso inverso la scena per rientrare in cucina.
LEONE (a Filippo) Chi era?
FILIPPO (forte, asciutto, sgarbato) Non lo so! Un signore con le sciabole.
Eccolo!
Rientra in cucina.
Scena ottava
Detti, Barelli.
Barelli entra per l'uscio a destra con due spade involte nella custodia di panno verde sotto i1 braccio e una scatola ove sono custodite due pistole.
BARELLI Permesso?
LEONE (facendosi all'uscio a destra) Avanti, avanti, Barelli! - Oh! Con tutto questo armamentario?
BARELLI (sbuffante) Ah, senti, caro mio: sono cose da pazzi...
da idioti...
A un segno di Leone allusivo alla moglie:
Che cos'è?
LEONE Ti presento alla mia signora.
A Silia:
Barelli, tiratore formidabile.
BARELLI (s'inchina).
LEONE Il dottor Spiga.
SPIGA Felicissimo!
Gli stringe la mano; poi senza lasciargliela, volgendosi a Leone:
Posso...?
LEONE (interrompendo) Aspetta! Poi, poi...
BARELLI Io non ho mai visto una cosa simile! Mi perdoni, signora; ma se non lo dico, io...
io ci faccio una malattia, ecco.
Ma come? Si dà un mandato tassativo?
LEONE Che vuol dire? Spiègati.
BARELLI Come! L'hai dato, e non lo sai?
LEONE Ma che vuoi che sappia di codeste cose io!
SILIA Un mandato...
come?
SPIGA Tassativo! Uhm!
BARELLI Ma vuol dire senza discutere.
Senza prima tentare se c'è modo d'accomodar la vertenza...
È fuori d'ogni legge, d'ogni regola, proibito severissimamente! Là per là, signori miei, quasi in piedi, si trovano pronti quegli altri due, e in quattro e quattr'otto, per miracolo, non s'arriva al cannone!
SPIGA Al cannone?
SILIA Come sarebbe a dire?
BARELLI Ma sì! Cose da pazzi! Prima alla pistola...
SILIA Alla pistola?
LEONE (a Silia) Ma forse per schivar la spada, capisci? Perché il Miglioriti, certo, con la pistola...
BARELLI Che dici? Quello? Ma quello t'imbrocca un soldo incastrato in un albero, a venti passi!
SILIA E ha proposto lui, il Venanzi, la pistola?
BARELLI Lui! Lui! Ma com'è? impazzito?
SILIA L'ho detto io!
SPIGA Ma...
ma come c'entra, scusi, il soldo?
BARELLI Che soldo?
LEONE (a Spiga) Taci, taci, amico mio: non sono cose per noi...
BARELLI Prima scambio di due palle alla pistola, e poi alla spada, e a che condizioni!
SILIA Ah, senti? senti? Poi anche alla spada! Non gli è bastata la pistola! Anche alla spada?
BARELLI Ma no, signora! La spada è stata scelta d'accordo.
La pistola è stato un di più; così, come per una gara...
per scherzare anche materialmente col fuoco!
.SILIA Ma questo è un assassinio!
BARELLI Si, signora.
Pare anche a me! Ma mi perdoni: stava proprio a lei d'impedirlo!
SILIA Come? Io? Ma qua c'è lui che può dirlo!
Indica Leone.
LEONE Sì, sì.
SILIA Non ho mica voluto io che s'arrivasse a una cosa così grave.
LEONE (forte, imperioso a Barelli) Oh, basta! Mi sembra inutile, scusa, che tu ti metta adesso a discutere con lei.
BARELLI No...
ma perché, tu non sai...
c'è tutta la città piena...
non si parla d'altro...
SILIA E si dice che io -?
BARELLI - non lei! Lui, il Venanzi, signora!
a Leone:
Tu capisci...
non è contro te...
tu non c'entri! L'odio, la rabbia di Miglioriti sono contro di lui, di Venanzi.
Perché s'è saputo (e qui la signora può dirlo; ma me l'ha confessato lui stesso del resto) s'è saputo, capisci? che lui era là...
là...
a visita...
E non ha impedito! trattenuto forse da...
non so...
non credo screzii, no, ma gelosie, ecco, di sala d'armi, col Miglioriti.
Signori miei, si nasconde; non impedisce; non soffoca lo sconcio scandalo...
(perché erano proprio ubriachi) e per giunta, ora va lì a sfidare...
Cose...
cose incredibili! Io...
io per me...
non so più dove sono!
SPIGA (a Leone) Senti, caro...
potrei...
LEONE (con uno scatto) Abbi pazienza, amico mio!
SPIGA No...
dico...
poiché si deve far qui vicino...
BARELLI Qua sotto, sì: domattina alle sette.
Guarda: ho portato qui due spade...
LEONE (subito, fingendo di non comprendere) Te le devo pagare?
BARELLI Ma no, che pagare! Sono le mie...
Voglio insegnarti un po'...
farti provare...
LEONE (calmo) A me?
BARELLI E a chi? a me?
LEONE (ridendo) No, no, no, no, grazie.
Non ce n'è bisogno!
BARELLI Come non ce n'è bisogno, scusa?
Prende una delle spade.
Scommetto che tu non l'hai mai neppure veduta, una spada...
come s'impugna...
SILIA (tremando alla vista dell'arma impugnata) Per carità...
per carità...
LEONE (forte) Basta, Barelli.
Mi pare che voglia scherzare anche tu, ora.
BARELLI Ma io non scherzo nient'affatto! Bisogna che almeno tu impari a tenerla...
LEONE E io ti dico basta!
Reciso:
Basta! Lo dico a te e a tutti.
Lasciatemi tranquillo.
BARELLI Ma sì, è bene...
è bene soprattutto che tu stia tranquillo.
LEONE Non dubitare che ci starò; però tutto questo ormai dura da troppo; ho bisogno di respirare un po', ecco.
Se tu vuoi scherzare, con quei gingilli là, stasera, quando verrà Venanzi, ci scherzerete un po' tra voi due che siete così bravi, e io starò a vedere.
Va bene? Intanto, lasciale lì, e tu...
non te n'avere a male, vattene, ti prego.
BARELLI Ah, per me...
come vuoi...
LEONE E anche tu, dottore...
scusa...
SPIGA Ma figùrati!
LEONE Potrai domandare a lui tutte le informazioni che ti bisognano.
BARELLI (inchinandosi a Silia) Signora...
Silia china appena il capo.
SPIGA Signora gentilissima...
Le stringe la mano.
A Leone:
A rivederci allora, eh? Tranquillo...
tranquillo...
LEONE Ma sì! Addio.
BARELLI A questa sera, dunque.
LEONE A rivederci.
Barelli e Spiga escono.
Scena nona
Leone, Silia, poi Filippo.
LEONE, Ah, Dio mio, basta, basta.
Non ne posso più veramente!
SILIA Me ne vado anch'io...
LEONE No, tu rimani, se vuoi, purché però non mi parli più di questa faccenda.
SILIA Non sarebbe possibiIe.
E poi...
non sarei sicura di me, se egli capitasse qui, come può, da un momento all'altro.
LEONE (ride forte, a lungo).
SILIA (irritata fieramente del riso di lui) Non ridere! non ridere!
LEONE Ma rido sinceramente, sai? Perché godo, tu non puoi saper quanto, a vederti così cambiare.
SILIA (quasi per piangere) Ma non ti sembra naturale?
LEONE Sì, e proprio per questo godo: perché sei così naturale!
SILIA (pronta, rabbiosa) Tu no, invece!
LEONE Ah, questo è positivo.
Ma guai se fossi!
SILIA Non ti capisco...
non ti capisco...
non ti capisco...
Dice questo, prima con angoscia quasi rabbiosa, poi con ammirazione, poi con un tono quasi supplice.
LEONE (carezzevole, accostandosi) Non puoi, cara.
Ma è meglio così, credi.
Pausa.
Poi a bassa voce:
Capisco io.
SILIA (alzando appena lo sguardo su lui, con terrore) Che capisci?
LEONE (calmo) Quello che tu vuoi.
SILIA (c.s.) Che voglio?
LEONE Lo sai...
e non lo sai tu stessa, quello che vorresti.
SILIA (c.s.
quasi mendicando una scusa) Oh Dio, Leone, io temo d'esser pazza.
LEONE Ma no! che pazza!
SILIA Sì, sì...
d'aver commesso davvero una pazzia...
LEONE Non temere.
Ci sono qua io.
SILIA Ma come farai?
LEONE Come ho sempre fatto, dacché tu me ne facesti vedere la necessità.
SILIA Io?
LEONE Tu.
SILIA Che necessità?
LEONE (pausa, poi, piano) D'ucciderti.
Pausa.
Non credi che più d'una volta tu me ne abbia dato la ragione? Sì, via! Ma era una ragione che partiva armata da un sentimento, prima d'amore, poi di rancore.
Bisognava disarmare questi due sentimenti: vuotarsene.
E io me ne sono vuotato, per far cadere quella ragione, e lasciarti vivere, non come vuoi, perché non lo sai tu stessa: come puoi, come devi, dato che non t'è possibile fare come me.
SILIA (supplice) Ma come fai tu?
LEONE (dopo una pausa, con gesto vago e triste) M'astraggo.
Pausa.
Credi che non sòrgano impeti di sentimenti anche in me? Ma io non li lascio scatenare; io li afferro, li domo; li inchiodo.
Hai visto le belve e il domatore nei serragli? Ma non credere: io, che pure sono il domatore, poi rido di me perché mi vedo come tale in questa parte che mi sono imposta verso i miei sentimenti; e ti giuro che qualche volta ti verrebbe voglia di farmi sbranare da una di queste belve...
anche da te, che ora mi guardi così mansueta e pentita...
Ma no! perché, credi: è tutto un giuoco.
E questo sarebbe l'ultimo e toglierebbe per sempre il gusto di tutti gli altri.
No, no...
Vai, vai...
SILIA (esitante, quasi offrendosi) Vuoi che...
rimanga?
Trema.
LEONE Tu?
SILIA O vuoi che torni stasera, quando tutti se ne saranno andati?
LEONE Ah...
no, cara.
Tutta la mia forza, allora...
SILIA Ma no, per starti vicina...
per assisterti...
LEONE Dormirò, cara.
Stai pur sicura ch'io dormirò.
E al mio solito, sai? senza sogni.
SILIA (con profondo rammarico) Per questo, vedi, non è possibile! Tu non lo crederai; ma a letto, il mio vero amore è il sonno, che mi fa subito sognate!
LEONE Ah, lo credo, lo credo...
SILIA Ma non m'avviene mai! Non dormo! E figùrati questa notte!
Staccando:
Basta, sarò qui domattina.
LEONE Ah no, no! Non voglio, sai: non voglio!
SILIA Vorresti impedirmelo? Tu scherzi!
LEONE Te l'impedisco! Non voglio, ti dico!
SILIA È inutile, sai? Verrò.
LEONE Fa' come vuoi...
A questo punto entra Filippo dall'uscio a sinistra col vassoio della colazione.
FILIPPO (con voce cupa, sgarbata, imperiosa) Oh! è ora.
SILIA (salutando con passione) A domattina.
LEONE (remissivo) A domattina...
Silia via.
Leone resta un po' assorto a pensare, poi si volta e s'incammina per sedere a tavola.
TELA
ATTO TERZO
La stessa scena dell'atto precedente.
È l'alba del giorno dopo.
Scena prima
Filippo, il dottor Spiga.
Al levarsi della tela, la scena é vuota e quasi buja.
Si sente sonare il campanello.
FILIPPO (venendo fuori dall'uscio a sinistra e traversando la scena) Chi diavolo sarà a quest'ora? Si comincia bene!
Esce per l'uscio a destra e rientra poco dopo in iscena col dottor Spiga in stiffelius e cappello a stajo, sovraccarico di due grosse, pesanti borse da viaggio.
piene d'un intero armamentario chirurgico.
SPIGA Ah, dorme ancora?
FILIPPO Dorme.
Parlate piano.
SPIGA Piano piano, sì.
Perdio, dorme! E io non ho chiuso occhio tutta la notte!
FILIPPO Per lui?
Indica l'uscio in fondo.
SPIGA Per lui...
cioè, per pensare a tutto...
FILIPPO E che avete costì?
Indica le due borse.
SPIGA Tutto, tutto ti dico.
S'avvicina alla tavola su cui é stesa la tovaglia.
Su, su, porta via questa tovaglia...
FILIPPO Che dite?
SPIGA Ci ho qua la mia...
La cava fuori da una delle borse.
È una tovaglia chirurgica, di tela cerata bianca.
FILIPPO E che vorreste farne?
SPIGA Preparo tutto qua...
FILIPPO Questa tavola voi non la toccate! L'apparecchio io per la colazione!
SPIGA Ma che colazione! Levati! Altro che colazione!
FILIPPO Vi dico di non toccarla!
SPIGA (volgendosi verso la scrivania) Sgombrami quest'altra.
allora!
FILIPPO Voi scherzate! Non capite che queste due tavole qua - parlano?
SPIGA Ma sì, lo so! Non ripetermi quel che dice lui! Due simboli: scrivania e tavola da pranzo; libri e stoviglie; il vuoto e il pieno.
Non capisci tu.
piuttosto, che tutte codeste diavolerie, da un momento all'altro, possono andare a gambe all'aria?
FILIPPO Oh, insomma, gli avete anche ordinato la cassa da morto? Mi parete un direttore di pompe funebri!
SPIGA Bestia! Dio, che bestia...
M'hanno detto che si va vestiti così...
Ma guarda un po'! Dio solo sa che notte ho passato...
FILIPPO Parlate piano!
SPIGA (piano) E debbo anche combattere con lui.
Sbrigati! Sparecchiami almeno qua quest'altro tavolino.
Non ho tempo da perdere...
FILIPPO Ah, per questo non ho difficoltà.
Ci vuol poco!
Ne toglie via un portasigari e un vaso di fiori.
Eccolo sgombrato.
SPIGA (vi stende la tovaglia che ha ancora sospesa in mano) Oh, finalmente!
E ora, mentre il dottor Spiga trarrà dalle due borse e disporrà qua sul tavolino, su cui avrà steso la tovaglia, i suoi lucidi, orribili strumenti chirurgici, Filippo, uscendo e rientrando per l'uscio della cucina, apparecchierà la tavola da pranzo.
Bisturi per la disarticolazione...
coltelli interossi, pinze...
sega ad arco...
tenaglie...
compressori...
FILIPPO Ma che volete farne, di codesta macelleria?
SPIGA Come che voglio farne? Alla pistola! Non capisci che se, Dio liberi, prende una palla in corpo, possiamo anche trovarci a un caso d'amputazione? Una gamba...
un braccio...
FILIPPO Ah, bravo...
E perché non avete portato con voi anche la gamba di legno?
SPIGA Caro mio, armi, non si sa mai! Ho portato questi altri strumentini qua...
per l'estrazione...
Esploratore...
specillo di Nélaton...
tirapalle a forbice.
Oh, guarda, modello inglese, bellissimo! Oh, e gli aghi?
Cerca nella borsa:
Ah, eccoli qua..
Mi pare che ci sia tutto.
Guarda l'orologio.
Sono le sei e venticinque, sai? A momenti i padrini saranno qua.
FILIPPO E che me n'importa?
SPIGA Ma non dico per te.
Lo so che a te non te ne importa.
Dico per lui.
Se non s'è ancora svegliato.
FILIPPO Questa non è l'ora sua.
SPIGA E che vorresti tenerlo in orario anche oggi? Se è puntato per le sette!
FILIPPO Vuol dire che ci penserà lui a svegliarsi, ad alzarsi, a vestirsi...
Forse si sarà già alzato.
SPIGA Potresti andare a vedere!
FILIPPO Non vado a vedere un corno! Io sono il suo orologio delle giornate solite, e non mi metto né in anticipazione né in ritardo d'un minuto.
Sveglia: alle sette e mezzo!
SPIGA Ma non sai che alle sette e mezzo, oggi, Dio liberi, potrebbe esser morto?
FILIPPO E alle otto gli porto la colazione!
Si sente sonare alla porta.
SPIGA Ecco, vedi? Saranno i padrini.
Filippo va ad aprire e rientra poco dopo con Guido Venanzi e Barelli.
Scena seconda
Spiga, Filippo, Guido, Barelli.
GUIDO (entrando) Oh, caro dottore...
BARELLI (c.s.) Buon giorno, dottore.
SPIGA Buon giorno, buon giorno.
GUIDO Ci siamo?
SPIGA Io per me, prontissimo.
BARELLI (ridendo alla vista di tutto quell'armamentario chirurgico disposto dal dottore sul tavolino) Oh oh oh oh, guarda guarda, Venanzi, l'ha apparecchiato davvero!
GUIDO (irritato) Perdio, no! Non c'è niente da ridere!
A Spiga:
L'ha visto?
SPIGA Chi? Scusi...
Quod abundat non vitiat...
GUIDO Le domando se Leone ha visto questo bello spettacolo qua.
A Barelli:
Tu capisci che ha bisogno della massima calma, e...
SPIGA Ah, nossignore! Non ha visto ancora niente.
GUIDO E dov'è?
SPIGA Mah...
pare che non si sia ancora alzato.
BARELLI Come?
GUIDO Non è ancora alzato?
SPIGA Pare, dico, non so...
Qua non s'è fatto vedere.
GUIDO Ma perdio, subito! Sarà alzato, di sicuro.
Ci manca appena un quarto d'ora!
A Filippo:
Vai subito a dirgli che noi siamo qua!
BARELLI È magnifico!
GUIDO (a Filippo, rimasto immobile, aggrondato) Non ti muovi?
FILIPPO Alle sette e mezzo.
GUIDO Va' al diavolo!
Si precipita verso l'uscio in fondo.
SPIGA Ma sarà alzato...
BARELLI È magnifico, parola d'onore!
GUIDO (picchia forte all'uscio in fondo e tende l'orecchio) Ma che fa? dorme?
Ripicchia più forte, e chiama:
Leone! Leone!
Ascolta:
Dorme ancora! Signori miei, dorme ancora!
Ripicchia, fa per aprire la porta.
Leone? Leone?
BARELLI Magnifico! Magnifico!
GUIDO Ma che si chiude di dentro?
FILIPPO Col paletto.
BARELLI E ha il sonno così duro?
FILIPPO Durissimo.
Due minuti, ogni mattina.
GUIDO Ma perdio, io butto la porta a terra! Leone! Leone! Ah, ecco...
s'è svegliato...
Signori miei, si sveglia adesso!
Parlando attraverso l'uscio:
Vestiti! subito! Non perdere un minuto! Noi siamo qua! Subito, perdio! Sono già quasi le sette!
BARELLI Ah, sentite, è veramente superiore a ogni immaginazione!
SPIGA E che sonno!
FILIPPO Si tira su, ogni volta, come da un pozzo.
GUIDO Oh, c'è pericolo che ci si rituffi?
Rivà verso l'uscio, in fondo.
BARELLI (sentendo un rumore alla porta) No, ecco: apre.
SPIGA (ponendosi davanti al tavolino con gli strumenti) Io paro qua.
Scena terza
Detti, Leone, poi Silia.
Leone si presenta, placidissimo, ancora un po' insonnolito, in pijama e pantofole.
LEONE Buon giorno.
GUIDO Come! Ancora così? Ma vai subito a vestirti, perdio! Non c'è un minuto da perdere, ti dico!
LEONE, Scusa, perché?
GUIDO Come perché?
BARELLI Non ricordi più che hai da fare il duello?
LEONE Io?
SPIGA Dorme ancora!
GUIDO Il duello! Il duello! alle sette!
BARELLI Ci mancano appena dieci minuti!
LEONE Ho capito.
Ho inteso.
E vi prego di credere che sono sveglissimo.
GUIDO (al colmo dello stupore, quasi atterrito) Come!
BARELLI (c.s.) Che vuoi dire?
LEONE (placidissimo) Ma io lo domando a voi.
SPIGA (quasi tra sé) Che sia impazzito?
LEONE No, caro dottore, compos mei, perfettamente.
GUIDO Tu devi batterti!
LEONE Anche?
BARELLI Come, anche?
LEONE Ma no, amici miei! Voi siete in errore!
GUIDO Vorresti tirarti indietro?
BARELLI Non vuoi più batterti?
LEONE Io? tirarmi indietro? Ma tu sai bene ch'io sto sempre fermissimo al mio posto.
GUIDO Ti trovo così...
BARELLI E se dici...
LEONE Come mi trovi? Che dico? Dico che tu e mia moglie mi avete scombussolato jeri tutta la giornata, per farmi fare ciò che realmente ho riconosciuto che toccava a me di fare.
GUIDO E dunque -
BARELLI - ti batti!
LEONE Questo non tocca a me.
BARELLI E a chi tocca?
LEONE A lui.
Indica Guido.
BARELLI Come, a lui?
LEONE A lui, a lui.
S'appressa a Guido, rimasto allibito, con le mani sul volto, e gliene stacca una per guardarlo negli occhi.
E tu lo sai!
A Barelli:
Egli lo sa! Io, marito, ho sfidato, perché non poteva lui per mia moglie.
Ma quanto a battermi, no.
Quanto a battermi, scusa,
a Guido, piano, scrollandogli un'ala del bavero e pigiando su ogni parola:
tu lo sai bene, è vero? che io non c'entro, perché via, non mi batto io, ti batti tu!
GUIDO (trema, suda freddo, si passa le mani convulse sulle tempie).
BARELLI Questo è enorme!
LEONE No, normalissimo, caro; perfettamente secondo il giuoco delle parti.
Io, la mia: lui, la sua.
Dal mio pernio io non mi muovo.
E come me ragiona anche il suo avversario: lo hai detto tu stesso, Barelli, che ce l'ha con lui difatti, il suo avversario, non ce l'ha mica con me.
Perché tutti lo sanno, e tu meglio di tutti, che cosa si voleva fare di me.
Ah, volevate davvero portarmi al macello?
GUIDO (protestando con forza) Io, no! io, no!
LEONE Ma va' là, che tra te e mia moglie qua, jeri, pareva che faceste all'altalena, e su, e giù, e io nel mezzo ad aggiustarmi e ad aggiustarvi a punto.
Ah! avete creduto di giocarvi me, la mia vita? Avete fallito il colpo, cari miei! Io ho giocato voi.
GUIDO No! Tu mi sei testimonio che io, jeri...
e fin da principio...
LEONE Ah, sì, tu hai cercato di essere prudente.
Molto prudente.
GUIDO Come lo dici? Che intendi dire?
LEONE Eh, caro; ma prudente fino all'ultimo, no, non sei stato, devi riconoscerlo! A un certo punto, per ragioni che io intendo benissimo, bada (e ti compiango!), la prudenza è venuta a mancarti, e ora, mi dispiace, ne piangerai le conseguenze.
GUIDO Perché tu non ti batti?
LEONE Non tocca a me.
GUIDO Sta bene! Tocca a me?
BARELLI (insorgendo) Ma come, sta bene?
GUIDO (a Barelli) Sta bene! Aspetta!
A Leone
E tu?
LEONE Io farò colazione.
GUIDO No, dico...
non capisci che se io ora vado a prendere il tuo posto...
LEONE Ma no, caro: non il mio: il tuo!
GUIDO Il mio, sta bene.
Ma tu sarai squalificato!
BARELLI Squalificato! Dovremo per forza squalificarti!
LEONE (ride forte) Ah! ah! ah! ah!
BARELLI Ridi? Squalificato! Squalificato!
LEONE Ma ho inteso, cari miei! Rido.
E non vedete come vivo? Dove vivo? E che volete che m'importi di tutte le vostre...
qualità?
GUIDO Non perdiamo più tempo, via! Andiamo! andiamo!
BARELLI Ma vai a batterti tu, davvero?
GUIDO Io, sì! Non hai inteso?
BARELLI Ma no!
LEONE Sì, credi, tocca a lui, Barelli.
BARELLI Questo è cinismo!
LEONE No, caro: è la ragione, quando uno s'è votato d'ogni passione, e...
GUIDO (interrompendo e afferrando Barelli per un braccio) Vieni, Barelli! Inutile discutere, ormai! Lei, dottore, venga giù con me!
SPIGA Eccomi, eccomi!
Entra a questo punto dall'uscio a destra Silia Gala.
Si fa un breve silenzio, nel quale ella resta come sospesa e smarrita.
GUIDO (facendosi avanti pallidissimo e stringendole la mano) Addio, signora!
Poi, volgendosi a Leone:
Addio!
Esce precipitosamente seguito da Barelli e da Spiga.
Scena quarta
Leone, Silia, poi il dottor Spiga, Filippo.
SILIA Che significa?
LEONE Ti avevo detto, cara, ch'era proprio inutile che tu venissi qua.
Sei voluta venire...
SILIA Ma tu...
come sei qua tu?
LEONE Sono a casa mia.
SILIA E lui? Ma come? Non si farà il duello?
LEONE Ah, si farà, suppongo.
Forse si sta facendo.
SILIA Ma come? Se tu sei qua?....
LEONE Ah, io sì, sono qua.
Ma lui, hai visto? é andato.
SILIA Oh Dio! Ma allora? È andato lui? E andato lui a battersi per te?
LEONE Non per me, cara, per te!
SILIA Per me? Oh Dio! Per me, dici? Ah! Tu hai fatto questo? Tu hai fatto questo?
LEONE (venendole sopra con l'aria e l'impero e lo sdegno di fierissimo giudice) Io, ho fatto questo? Tu hai l'impudenza di dirmi che l'ho fatto io?
SILIA Ma tu te ne sei approfittato!
LEONE (a gran voce) Io vi ho puniti!
SILIA (quasi mordendolo) Svergognandoti però!
LEONE (che l'ha presa per un braccio, respingendola lontano) Ma se la mia vergogna sei tu!
SILIA (farneticando, andando di qua e di là per la stanza) Oh Dio! intanto...
Ah Dio, che cosa...
È orribile...
Si batte qua sotto? A quelle condizioni...
E le ha volute lui!...
Ah, è perfetto!...
E lui,
indica il marito
gli dava ragione...
Sfido! Non ci si doveva battere lui...
Tu sei il demonio! Dov'è andato a battersi? dov'è andato a battersi? Qua sotto?
Cerca una finestra.
LEONE Sai, è inutile: non ci sono finestre che dànno sugli orti.
O scendi giù, o te ne sali sui tetti...
da questa parte...
Indica di su l'uscio comune.
A questo punto sopravviene pallido come un morto e tutto stravolto il dottor Spiga, entra a precipizio con grottesca scompostezza; si avventa su i suoi strumenti chirurgici preparati sul tavolino; li arrotola in gran furia dentro la tovaglia stesa, e scappa via a gambe levate, senza dir nulla.
SILIA Ah.
dottore...
lei?...
Dica...
dica...
che è stato?
Con un gran grido:
Ah!
Non credendo a se stessa:
Morto?
Gli corre appresso:
Morto?...
Morto?...
LEONE (resta assorto in una cupa gravità, e non si muove.
Lunga pausa).
FILIPPO (entra dall'uscio a sinistra col vassojo della colazione e va a deporlo su la tavola apparecchiata.
Poi, nel silenzio tragico, lo chiama con voce cupa) Oh!
Come Leone si volta appena, gl'indica con un gesto incerto la colazione:
È ora.
Leone, Come se non udisse, non si muove.
TELA
...
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