IL GIUOCO DELLE PARTI, di Luigi Pirandello - pagina 7
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SILIA Ma non m'avviene mai! Non dormo! E figùrati questa notte!
Staccando:
Basta, sarò qui domattina.
LEONE Ah no, no! Non voglio, sai: non voglio!
SILIA Vorresti impedirmelo? Tu scherzi!
LEONE Te l'impedisco! Non voglio, ti dico!
SILIA È inutile, sai? Verrò.
LEONE Fa' come vuoi...
A questo punto entra Filippo dall'uscio a sinistra col vassoio della colazione.
FILIPPO (con voce cupa, sgarbata, imperiosa) Oh! è ora.
SILIA (salutando con passione) A domattina.
LEONE (remissivo) A domattina...
Silia via.
Leone resta un po' assorto a pensare, poi si volta e s'incammina per sedere a tavola.
TELA
ATTO TERZO
La stessa scena dell'atto precedente.
È l'alba del giorno dopo.
Scena prima
Filippo, il dottor Spiga.
Al levarsi della tela, la scena é vuota e quasi buja.
Si sente sonare il campanello.
FILIPPO (venendo fuori dall'uscio a sinistra e traversando la scena) Chi diavolo sarà a quest'ora? Si comincia bene!
Esce per l'uscio a destra e rientra poco dopo in iscena col dottor Spiga in stiffelius e cappello a stajo, sovraccarico di due grosse, pesanti borse da viaggio.
piene d'un intero armamentario chirurgico.
SPIGA Ah, dorme ancora?
FILIPPO Dorme.
Parlate piano.
SPIGA Piano piano, sì.
Perdio, dorme! E io non ho chiuso occhio tutta la notte!
FILIPPO Per lui?
Indica l'uscio in fondo.
SPIGA Per lui...
cioè, per pensare a tutto...
FILIPPO E che avete costì?
Indica le due borse.
SPIGA Tutto, tutto ti dico.
S'avvicina alla tavola su cui é stesa la tovaglia.
Su, su, porta via questa tovaglia...
FILIPPO Che dite?
SPIGA Ci ho qua la mia...
La cava fuori da una delle borse.
È una tovaglia chirurgica, di tela cerata bianca.
FILIPPO E che vorreste farne?
SPIGA Preparo tutto qua...
FILIPPO Questa tavola voi non la toccate! L'apparecchio io per la colazione!
SPIGA Ma che colazione! Levati! Altro che colazione!
FILIPPO Vi dico di non toccarla!
SPIGA (volgendosi verso la scrivania) Sgombrami quest'altra.
allora!
FILIPPO Voi scherzate! Non capite che queste due tavole qua - parlano?
SPIGA Ma sì, lo so! Non ripetermi quel che dice lui! Due simboli: scrivania e tavola da pranzo; libri e stoviglie; il vuoto e il pieno.
Non capisci tu.
piuttosto, che tutte codeste diavolerie, da un momento all'altro, possono andare a gambe all'aria?
FILIPPO Oh, insomma, gli avete anche ordinato la cassa da morto? Mi parete un direttore di pompe funebri!
SPIGA Bestia! Dio, che bestia...
M'hanno detto che si va vestiti così...
Ma guarda un po'! Dio solo sa che notte ho passato...
FILIPPO Parlate piano!
SPIGA (piano) E debbo anche combattere con lui.
Sbrigati! Sparecchiami almeno qua quest'altro tavolino.
Non ho tempo da perdere...
FILIPPO Ah, per questo non ho difficoltà.
Ci vuol poco!
Ne toglie via un portasigari e un vaso di fiori.
Eccolo sgombrato.
SPIGA (vi stende la tovaglia che ha ancora sospesa in mano) Oh, finalmente!
E ora, mentre il dottor Spiga trarrà dalle due borse e disporrà qua sul tavolino, su cui avrà steso la tovaglia, i suoi lucidi, orribili strumenti chirurgici, Filippo, uscendo e rientrando per l'uscio della cucina, apparecchierà la tavola da pranzo.
Bisturi per la disarticolazione...
coltelli interossi, pinze...
sega ad arco...
tenaglie...
compressori...
FILIPPO Ma che volete farne, di codesta macelleria?
SPIGA Come che voglio farne? Alla pistola! Non capisci che se, Dio liberi, prende una palla in corpo, possiamo anche trovarci a un caso d'amputazione? Una gamba...
un braccio...
FILIPPO Ah, bravo...
E perché non avete portato con voi anche la gamba di legno?
SPIGA Caro mio, armi, non si sa mai! Ho portato questi altri strumentini qua...
per l'estrazione...
Esploratore...
specillo di Nélaton...
tirapalle a forbice.
Oh, guarda, modello inglese, bellissimo! Oh, e gli aghi?
Cerca nella borsa:
Ah, eccoli qua..
Mi pare che ci sia tutto.
Guarda l'orologio.
Sono le sei e venticinque, sai? A momenti i padrini saranno qua.
FILIPPO E che me n'importa?
SPIGA Ma non dico per te.
Lo so che a te non te ne importa.
Dico per lui.
Se non s'è ancora svegliato.
FILIPPO Questa non è l'ora sua.
SPIGA E che vorresti tenerlo in orario anche oggi? Se è puntato per le sette!
FILIPPO Vuol dire che ci penserà lui a svegliarsi, ad alzarsi, a vestirsi...
Forse si sarà già alzato.
SPIGA Potresti andare a vedere!
FILIPPO Non vado a vedere un corno! Io sono il suo orologio delle giornate solite, e non mi metto né in anticipazione né in ritardo d'un minuto.
Sveglia: alle sette e mezzo!
SPIGA Ma non sai che alle sette e mezzo, oggi, Dio liberi, potrebbe esser morto?
FILIPPO E alle otto gli porto la colazione!
Si sente sonare alla porta.
SPIGA Ecco, vedi? Saranno i padrini.
Filippo va ad aprire e rientra poco dopo con Guido Venanzi e Barelli.
Scena seconda
Spiga, Filippo, Guido, Barelli.
GUIDO (entrando) Oh, caro dottore...
BARELLI (c.s.) Buon giorno, dottore.
SPIGA Buon giorno, buon giorno.
GUIDO Ci siamo?
SPIGA Io per me, prontissimo.
BARELLI (ridendo alla vista di tutto quell'armamentario chirurgico disposto dal dottore sul tavolino) Oh oh oh oh, guarda guarda, Venanzi, l'ha apparecchiato davvero!
GUIDO (irritato) Perdio, no! Non c'è niente da ridere!
A Spiga:
L'ha visto?
SPIGA Chi? Scusi...
Quod abundat non vitiat...
GUIDO Le domando se Leone ha visto questo bello spettacolo qua.
A Barelli:
Tu capisci che ha bisogno della massima calma, e...
SPIGA Ah, nossignore! Non ha visto ancora niente.
GUIDO E dov'è?
SPIGA Mah...
pare che non si sia ancora alzato.
BARELLI Come?
GUIDO Non è ancora alzato?
SPIGA Pare, dico, non so...
Qua non s'è fatto vedere.
GUIDO Ma perdio, subito! Sarà alzato, di sicuro.
Ci manca appena un quarto d'ora!
A Filippo:
Vai subito a dirgli che noi siamo qua!
BARELLI È magnifico!
GUIDO (a Filippo, rimasto immobile, aggrondato) Non ti muovi?
FILIPPO Alle sette e mezzo.
GUIDO Va' al diavolo!
Si precipita verso l'uscio in fondo.
SPIGA Ma sarà alzato...
BARELLI È magnifico, parola d'onore!
GUIDO (picchia forte all'uscio in fondo e tende l'orecchio) Ma che fa? dorme?
Ripicchia più forte, e chiama:
Leone! Leone!
Ascolta:
Dorme ancora! Signori miei, dorme ancora!
Ripicchia, fa per aprire la porta.
Leone? Leone?
BARELLI Magnifico! Magnifico!
GUIDO Ma che si chiude di dentro?
FILIPPO Col paletto.
BARELLI E ha il sonno così duro?
FILIPPO Durissimo.
Due minuti, ogni mattina.
GUIDO Ma perdio, io butto la porta a terra! Leone! Leone! Ah, ecco...
s'è svegliato...
Signori miei, si sveglia adesso!
Parlando attraverso l'uscio:
Vestiti! subito! Non perdere un minuto! Noi siamo qua! Subito, perdio! Sono già quasi le sette!
BARELLI Ah, sentite, è veramente superiore a ogni immaginazione!
SPIGA E che sonno!
FILIPPO Si tira su, ogni volta, come da un pozzo.
GUIDO Oh, c'è pericolo che ci si rituffi?
Rivà verso l'uscio, in fondo.
BARELLI (sentendo un rumore alla porta) No, ecco: apre.
SPIGA (ponendosi davanti al tavolino con gli strumenti) Io paro qua.
Scena terza
Detti, Leone, poi Silia.
Leone si presenta, placidissimo, ancora un po' insonnolito, in pijama e pantofole.
LEONE Buon giorno.
GUIDO Come! Ancora così? Ma vai subito a vestirti, perdio! Non c'è un minuto da perdere, ti dico!
LEONE, Scusa, perché?
GUIDO Come perché?
BARELLI Non ricordi più che hai da fare il duello?
LEONE Io?
SPIGA Dorme ancora!
GUIDO Il duello! Il duello! alle sette!
BARELLI Ci mancano appena dieci minuti!
LEONE Ho capito.
Ho inteso.
E vi prego di credere che sono sveglissimo.
GUIDO (al colmo dello stupore, quasi atterrito) Come!
BARELLI (c.s.) Che vuoi dire?
LEONE (placidissimo) Ma io lo domando a voi.
SPIGA (quasi tra sé) Che sia impazzito?
LEONE No, caro dottore, compos mei, perfettamente.
GUIDO Tu devi batterti!
LEONE Anche?
BARELLI Come, anche?
LEONE Ma no, amici miei! Voi siete in errore!
GUIDO Vorresti tirarti indietro?
BARELLI Non vuoi più batterti?
LEONE Io? tirarmi indietro? Ma tu sai bene ch'io sto sempre fermissimo al mio posto.
GUIDO Ti trovo così...
BARELLI E se dici...
LEONE Come mi trovi? Che dico? Dico che tu e mia moglie mi avete scombussolato jeri tutta la giornata, per farmi fare ciò che realmente ho riconosciuto che toccava a me di fare.
GUIDO E dunque -
BARELLI - ti batti!
LEONE Questo non tocca a me.
BARELLI E a chi tocca?
LEONE A lui.
Indica Guido.
BARELLI Come, a lui?
LEONE A lui, a lui.
S'appressa a Guido, rimasto allibito, con le mani sul volto, e gliene stacca una per guardarlo negli occhi.
E tu lo sai!
A Barelli:
Egli lo sa! Io, marito, ho sfidato, perché non poteva lui per mia moglie.
Ma quanto a battermi, no.
Quanto a battermi, scusa,
a Guido, piano, scrollandogli un'ala del bavero e pigiando su ogni parola:
tu lo sai bene, è vero? che io non c'entro, perché via, non mi batto io, ti batti tu!
GUIDO (trema, suda freddo, si passa le mani convulse sulle tempie).
BARELLI Questo è enorme!
LEONE No, normalissimo, caro; perfettamente secondo il giuoco delle parti.
Io, la mia: lui, la sua.
Dal mio pernio io non mi muovo.
E come me ragiona anche il suo avversario: lo hai detto tu stesso, Barelli, che ce l'ha con lui difatti, il suo avversario, non ce l'ha mica con me.
Perché tutti lo sanno, e tu meglio di tutti, che cosa si voleva fare di me.
Ah, volevate davvero portarmi al macello?
GUIDO (protestando con forza) Io, no! io, no!
LEONE Ma va' là, che tra te e mia moglie qua, jeri, pareva che faceste all'altalena, e su, e giù, e io nel mezzo ad aggiustarmi e ad aggiustarvi a punto.
Ah! avete creduto di giocarvi me, la mia vita? Avete fallito il colpo, cari miei! Io ho giocato voi.
GUIDO No! Tu mi sei testimonio che io, jeri...
e fin da principio...
LEONE Ah, sì, tu hai cercato di essere prudente.
Molto prudente.
GUIDO Come lo dici? Che intendi dire?
LEONE Eh, caro; ma prudente fino all'ultimo, no, non sei stato, devi riconoscerlo! A un certo punto, per ragioni che io intendo benissimo, bada (e ti compiango!), la prudenza è venuta a mancarti, e ora, mi dispiace, ne piangerai le conseguenze.
GUIDO Perché tu non ti batti?
LEONE Non tocca a me.
GUIDO Sta bene! Tocca a me?
BARELLI (insorgendo) Ma come, sta bene?
GUIDO (a Barelli) Sta bene! Aspetta!
A Leone
E tu?
LEONE Io farò colazione.
GUIDO No, dico...
non capisci che se io ora vado a prendere il tuo posto...
LEONE Ma no, caro: non il mio: il tuo!
GUIDO Il mio, sta bene.
Ma tu sarai squalificato!
BARELLI Squalificato! Dovremo per forza squalificarti!
LEONE (ride forte) Ah! ah! ah! ah!
BARELLI Ridi? Squalificato! Squalificato!
LEONE Ma ho inteso, cari miei! Rido.
E non vedete come vivo? Dove vivo? E che volete che m'importi di tutte le vostre...
qualità?
GUIDO Non perdiamo più tempo, via! Andiamo! andiamo!
BARELLI Ma vai a batterti tu, davvero?
GUIDO Io, sì! Non hai inteso?
BARELLI Ma no!
LEONE Sì, credi, tocca a lui, Barelli.
BARELLI Questo è cinismo!
LEONE No, caro: è la ragione, quando uno s'è votato d'ogni passione, e...
GUIDO (interrompendo e afferrando Barelli per un braccio) Vieni, Barelli! Inutile discutere, ormai! Lei, dottore, venga giù con me!
SPIGA Eccomi, eccomi!
Entra a questo punto dall'uscio a destra Silia Gala.
Si fa un breve silenzio, nel quale ella resta come sospesa e smarrita.
GUIDO (facendosi avanti pallidissimo e stringendole la mano) Addio, signora!
Poi, volgendosi a Leone:
Addio!
Esce precipitosamente seguito da Barelli e da Spiga.
Scena quarta
Leone, Silia, poi il dottor Spiga, Filippo.
SILIA Che significa?
LEONE Ti avevo detto, cara, ch'era proprio inutile che tu venissi qua.
Sei voluta venire...
SILIA Ma tu...
come sei qua tu?
LEONE Sono a casa mia.
SILIA E lui? Ma come? Non si farà il duello?
LEONE Ah, si farà, suppongo.
Forse si sta facendo.
SILIA Ma come? Se tu sei qua?....
LEONE Ah, io sì, sono qua.
Ma lui, hai visto? é andato.
SILIA Oh Dio! Ma allora? È andato lui? E andato lui a battersi per te?
LEONE Non per me, cara, per te!
SILIA Per me? Oh Dio! Per me, dici? Ah! Tu hai fatto questo? Tu hai fatto questo?
LEONE (venendole sopra con l'aria e l'impero e lo sdegno di fierissimo giudice) Io, ho fatto questo? Tu hai l'impudenza di dirmi che l'ho fatto io?
SILIA Ma tu te ne sei approfittato!
LEONE (a gran voce) Io vi ho puniti!
SILIA (quasi mordendolo) Svergognandoti però!
LEONE (che l'ha presa per un braccio, respingendola lontano) Ma se la mia vergogna sei tu!
SILIA (farneticando, andando di qua e di là per la stanza) Oh Dio! intanto...
Ah Dio, che cosa...
È orribile...
Si batte qua sotto? A quelle condizioni...
E le ha volute lui!...
Ah, è perfetto!...
E lui,
indica il marito
gli dava ragione...
Sfido! Non ci si doveva battere lui...
Tu sei il demonio! Dov'è andato a battersi? dov'è andato a battersi? Qua sotto?
Cerca una finestra.
LEONE Sai, è inutile: non ci sono finestre che dànno sugli orti.
O scendi giù, o te ne sali sui tetti...
da questa parte...
Indica di su l'uscio comune.
A questo punto sopravviene pallido come un morto e tutto stravolto il dottor Spiga, entra a precipizio con grottesca scompostezza; si avventa su i suoi strumenti chirurgici preparati sul tavolino; li arrotola in gran furia dentro la tovaglia stesa, e scappa via a gambe levate, senza dir nulla.
SILIA Ah.
dottore...
lei?...
Dica...
dica...
che è stato?
Con un gran grido:
Ah!
Non credendo a se stessa:
Morto?
Gli corre appresso:
Morto?...
Morto?...
LEONE (resta assorto in una cupa gravità, e non si muove.
Lunga pausa).
FILIPPO (entra dall'uscio a sinistra col vassojo della colazione e va a deporlo su la tavola apparecchiata.
Poi, nel silenzio tragico, lo chiama con voce cupa) Oh!
Come Leone si volta appena, gl'indica con un gesto incerto la colazione:
È ora.
Leone, Come se non udisse, non si muove.
TELA
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