IL VENTAGLIO, di Carlo Goldoni - pagina 10
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Non so come il sonno abbia potuto prendermi fra tante afflizioni.
La stanchezza...
la lassitudine.
Ora mi par di rinascere.
La speranza di ricuperar il ventaglio...) Signor Conte la riverisco divotamente.
CONTE Servitor suo.
(leggendo e ridendo)
EVARISTO Permette, ch'io possa dirle una parola?
CONTE Or ora son da voi.
(come sopra)
EVARISTO (Se non ha il ventaglio in mano, io non so come introdurmi a parlare).
CONTE (si alza ridendo, mette cvia il libro e s'avanza) Eccomi qui.
Cosa posso fare per servirvi?
EVARISTO Perdonate se vi ho disturbato.
(osservando se vede il ventaglio)
CONTE Niente, niente finirò la mia favola un'altra volta.
EVARISTO Non vorrei che mi accusaste di troppo ardito.
CONTE Cosa guardate? Ho qualche macchia d'intorno? (si guarda)
EVARISTO Scusatemi.
Mi è stato detto che voi avevate un ventaglio.
CONTE Un ventaglio? (confondendosi) È vero, l'avete forse perduto voi?
EVARISTO Sì signor l'ho perduto io.
CONTE Ma vi sono bene dei ventagli al mondo.
Cosa sapete che sia quello che avete perduto?
EVARISTO Se volete aver la bontà di lasciarmelo vedere...
CONTE Caro amico mi dispiace che siete venuto un po' tardi.
EVARISTO Come tardi?
CONTE Il ventaglio non è più in mano mia.
EVARISTO Non è più in mano vostra? (agitato)
CONTE No, l'ho dato ad una persona.
EVARISTO E a qual persona l'avete dato? (riscaldandosi)
CONTE Questo è quello, ch'io non voglio dirvi.
EVARISTO Signor Conte mi preme saperlo; mi preme aver quel ventaglio, e mi avete a dire chi l'ha.
CONTE Non vi dirò niente.
EVARISTO Giuro al cielo, voi lo direte.
(trasportato)
CONTE Come! mi perdereste il rispetto?
EVARISTO Lo dico, e lo sosterrò; non è azione da galantuomo.
(con caldo)
CONTE Sapete voi che ho un paio di pistole cariche? (caldo)
EVARISTO Che importa a me delle vostre pistole? Il mio ventaglio signore.
CONTE Che diavolo di vergogna! Tanto strepito per uno straccio di ventaglio che valerà cinque paoli.
EVARISTO Vaglia quel che sa valere, voi non sapete quello che costa, ed io darei per riaverlo...
Sì, darei cinquanta zecchini.
CONTE Dareste cinquanta zecchini!
EVARISTO Sì, ve lo dico, e ve lo prometto.
Se si potesse ricuperare darei cinquanta zecchini.
CONTE (Diavolo, bisogna che sia dipinto da Tiziano, o da Raffaelo d'Urbino).
EVARISTO Deh signor Conte fatemi questa grazia, questo piacere.
CONTE Vedrò se si potesse ricuperare, ma sarà difficile.
EVARISTO Se la persona che l'ha, volesse cambiarlo in cinquanta zecchini, disponetene liberamente.
CONTE Se l'avessi io, mi offenderei d'una simile proposizione.
EVARISTO Lo credo benissimo.
Ma può essere che la persona che l'ha non si offenda.
CONTE Oh in quanto a questo, la persona si offenderebbe quanto me, e forse forse...
Amico, vi assicuro che sono estremamente imbrogliato.
EVARISTO Facciamo così, signor Conte.
Questa è una scattola d'oro, il di cui solo peso val cinquantaquattro zecchini.
Sapete che la fattura raddoppia il prezzo; non importa, per ricevere quel ventaglio, ne offerisco il cambio assai volentieri.
Tenete.
(glie la dà)
CONTE Ci sono de' diamanti in quel ventaglio? Io non ci ho badato.
EVARISTO Non ci sono diamanti, non val niente, ma per me è prezioso.
CONTE Bisognerà vedere di contentarvi.
EVARISTO Vi prego, vi supplico, vi sarò obbligato.
CONTE Aspettate qui.
(Sono un poco imbrogliato!) Farò di tutto per soddisfarvi...
e volete, ch'io dia in cambio la tabacchiera?
EVARISTO Sì datela liberamente.
CONTE Aspettate qui.
(s'incammina) E se la persona mi rendesse il ventaglio, e non volesse la tabacchiera?
EVARISTO Signore la tabacchiera l'ho data a voi, è cosa vostra, fatene qual uso che vi piace.
CONTE Assolutamente?
EVARISTO Assolutamente.
CONTE (Il Barone finalmente è galantuomo, è mio amico).
Aspettate qui.
(Se fossero i cinquanta zecchini non li accetterei, ma una tabacchiera d'oro? Sì signore, è un presente da titolato).
(va alla spezieria)
EVARISTO Sì per giustificarmi presso dell'idol mio farei sagrifizio del mio sangue medesimo, se abbisognasse.
SCENA UNDICESIMA
CRESPINO dalla bottega della merciaia, e detti [poi GIANNINA]
CRESPINO (Oh, eccolo qui).
Signore la riverisco.
La signora Geltruda vorrebbe parlar con vossignoria.
È qui in casa dalla merciaia, e la prega di darsi l'incomodo di andar colà che l'aspetta.
EVARISTO Dite alla signora Geltruda che sarò a ricevere i suoi comandi, che la supplico d'aspettar un momento, tanto ch'io vedo se viene una persona, che mi preme vedere, e verrò subito ad obbedirla.
CRESPINO Sarà servito.
Come sta? Sta meglio?
EVARISTO Grazie al cielo sto meglio assai.
CRESPINO Me ne consolo infinitamente.
E Giannina sta bene?
EVARISTO Io credo di sì.
CRESPINO È una buona ragazza Giannina.
EVARISTO Sì è vero; e so che vi ama teneramente.
CRESPINO L'amo anch'io, ma...
EVARISTO Ma che?
CRESPINO Mi hanno detto certe cose...
EVARISTO Vi hanno detto qualche cosa di me?
CRESPINO Per dir la verità, signor sì.
EVARISTO Amico io sono un galantuomo, e la vostra Giannina è onesta.
CRESPINO (Oh sì, lo credo anch'io.
Non mancano mai delle male lingue).
CONTE (sulla porta della spezieria, che torna)
EVARISTO Oh andate dalla signora Geltruda, e ditele che vengo subito.(a Crespino)
CRESPINO Signor sì.
(s'incammina) Son sicuro, non vi è pericolo, son sicuro.
(passa vicino al Conte) Mi raccomando a lei per Giannina.
CONTE Fidatevi della mia protezione.
CRESPINO Non vedo l'ora.
(entra da Susanna)
EVARISTO Ebbene, signor Conte?
CONTE Ecco il ventaglio.
(lo fa vedere)
EVARISTO Oh, che piacere! Oh quanto vi sono obbligato! (lo prende con avidità)
CONTE Guardate se è il vostro?
EVARISTO Sì, è il mio senza altro.
(vuol partire)
CONTE E la tabacchiera?
EVARISTO Non ne parliamo più.
Vi son schiavo.
(corre ed entra dalla merciaia)
CONTE Cosa vuol dire non conoscere le cose perfettamente! Io lo credevo un ventaglio ordinario, e costa tanto! Costa tanto, che merita il cambio d'una tabacchiera d'oro di questo prezzo! (piglia la tabacchiera) Evaristo non l'ha voluta indietro.
Il Barone forse forse...
non l'avrebbe voluta ricevere...
Sì, è un poco disgustato veramente, ch'io gli abbia ridomandato il ventaglio, ma avendogli detto, ch'io lo presenterò in nome suo, si è un poco acquietato.
Ne comprerò uno di tre, o quattro paoli, che farà la stessa figura.
CRESPINO (che torna dalla merciaia) Manco male che la mia commissione è poi andata assai bene.
La signora Geltruda merita d'esser servita.
Oh, signor Conte, adunque ella mi dà buone speranze?
CONTE Buonissime.
Oggi è una giornata per me fortunata, e tutte le cose mi vanno bene.
CRESPINO Se gli andasse bene anche questa!
CONTE Sì, subito aspettate.
Ehi Giannina.
GIANNINA (di casa) Signore, cosa vuole? Cosa pretende? (in collera)
CONTE Non tanta furia, non tanto caldo.
Voglio farvi del bene, e maritarvi.
GIANNINA Io non ho bisogno di lei.
CRESPINO Sente? (al Conte)
CONTE Aspettate.
(a Crespino) Voglio maritarvi a modo mio.
(a Giannina)
GIANNINA Ed io gli dico di no.
CONTE E voglio darvi per marito Crespino.
GIANNINA Crespino? (contenta)
CONTE Ah! cosa dite? (a Giannina)
GIANNINA Signor sì, con tutta l'anima, con tutto il core.
CONTE Vedete l'effetto della mia protezione? (a Crespino)
CRESPINO Sì signore lo vedo.
SCENA DODICESIMA
MORACCHIO di casa, e detti.
MORACCHIO Cosa fate qui?
GIANNINA Cosa c'entrate voi?
CONTE Giannina si ha da maritare sotto gli auspici della mia protezione.
MORACCHIO Signor sì, son contento, e tu vi acconsentirai o per amore, o per forza.
GIANNINA Oh vi acconsentirò volentieri.
(con serietà)
MORACCHIO Sarà meglio per te.
GIANNINA E per farti vedere che vi acconsento, do la mano a Crespino.
MORACCHIO Signor Conte.
(con affanno)
CONTE Lasciate fare.
(placidamente)
MORACCHIO Non era ella signor Conte impegnata per Coronato?
SCENA TREDICESIMA
CORONATO dall'osteria, e detti
CORONATO Chi mi chiama?
MORACCHIO Venite qui, vedete.
Il signor Conte vuol che mia sorella si mariti.
CORONATO Signor Conte...(con smania)
CONTE Io sono un cavalier giusto, un protettor ragionevole, umano.
Giannina non vi vuole, ed io non posso, non deggio, e non voglio usarle violenza.
GIANNINA Signor sì, voglio Crespino a dispetto di tutto il mondo.
CORONATO Cosa dite voi? (a Moracchio)
MORACCHIO Cosa dite voi? (a Coronato)
CORONATO Non me n'importa un fico.
Chi non mi vuol, non mi merita.
GIANNINA Così va detto.
CONTE Ecco l'effetto della mia protezione.
(a Crespino)
CORONATO Signor Conte ho mandato l'altro barile di vino.
CONTE Portatemi il conto, e vi pagherò.
(dicendo così, tira fuori la scatola d'oro e prende tabacco)
CORONATO (Ha la scatola d'oro, mi pagherà).
(via)
MORACCHIO Hai poi voluto fare a modo tuo.
(a Giannina)
GIANNINA Mi par di sì.
MORACCHIO Se te ne pentirai sarà tuo danno.
CONTE Non se ne pentirà mai; avrà la mia protezione.
MORACCHIO Pane, pane, e non protezione.
(entra in casa)
CONTE E così quando si faranno le vostre nozze?
CRESPINO Presto.
GIANNINA Anche subito.
SCENA QUATTORDICESIMA
BARONE dalla spezieria, e detti.
BARONE Ebbene signor Conte, avete veduta la signora Candida? Le avete dato il ventaglio? Perché non avete voluto che avessi io il contento di presentarglielo?
GIANNINA (Come! non l'ha avuto il signor Evaristo?)
CONTE Io non ho ancora veduto la signora Candida, e circa il ventaglio ne ho degli altri, e ve ne ho destinato un migliore.
Oh ecco qui la signora Geltruda.
SCENA QUINDICESIMA
GELTRUDA, EVARISTO, SUSANNA, tutti tre dalla bottega di Susanna.
GELTRUDA Favoritemi di far discendere mia nipote, ditele che li ho da parlare, che venga qui.
(a Susanna)
SUSANNA Sarà servita.
(va al palazzino, batte, aprono ed entra)
GELTRUDA Non ho piacere che il signor Conte, ed il signor Barone entrino in casa.
A quest'ora possiamo discorrere qui.
(piano ad Evaristo)
CONTE Signora Geltruda, appunto il signor Barone, ed io volevamo farvi una visita.
GELTRUDA Obbligatissima.
Adesso è l'ora del passeggio, prenderemo un poco di fresco.
BARONE Ben tornato signor Evaristo.
(serio)
EVARISTO Vi son servitore.
(serio)
SCENA SEDICESIMA
CANDIDA e SUSANNA dal palazzino, e detti.
CANDIDA Che mi comanda la signora zia?
GELTRUDA Andiamo a far quattro passi.
CANDIDA (Ah, è qui quel perfido d'Evaristo!)
GELTRUDA Ma che vuol dire che non avete il ventaglio? (a Candida)
CANDIDA Non sapete che questa mattina si è rotto?
GELTRUDA Ah sì è vero; se si potesse trovarne uno!
BARONE (Ora è il tempo di darglielo).
(piano al Conte, urtandolo con premura)
CONTE (No in pubblico, no).
(piano al Barone)
GELTRUDA Signor Evaristo, ne avrebbe uno a sorte?
EVARISTO Eccolo a' vostri comandi.
(a Gertruda lo fa vedere, ma non lo dà)
CANDIDA (si volta dall'altra parte con dispetto)
BARONE (Il vostro ventaglio).
(piano al Conte)
CONTE (Diavolo! oibò).
(al Barone)
BARONE (Fuori il vostro).
(al Conte)
CONTE (No, ora no).
(al Barone)
GELTRUDA Nipote non volete ricevere le grazie del signor Evaristo?
CANDIDA No signora, scusatemi; non ne ho di bisogno.
CONTE (Vedete non l'accetta).
(al Barone)
BARONE (Date a me, date a me il vostro).
(al Conte)
CONTE (Volete far nascere una disfida?) (al Barone)
GELTRUDA Si potrebbe sapere, perché non volete ricevere quel ventaglio?
CANDIDA Perché non è mio, perché non era destinato per me.
(a Geltruda, con caricatura) E perché non è mio, né vostro decoro, ch'io lo riceva.
GELTRUDA Signor Evaristo a voi tocca a giustificarvi.
EVARISTO Lo farò, se mi vien permesso.
CANDIDA Con licenza.
(vuol andar via)
GELTRUDA Restate qui che ve lo comando.
(Candida resta)
BARONE (Che imbroglio è questo?) (al Conte)
CONTE (Io non so niente).
(al Barone)
EVARISTO Signora Susanna conoscete voi questo ventaglio?
SUSANNA Sì signore, è quello che avete comprato da me questa mattina, e ch'io imprudentemente ho creduto che l'aveste comprato per Giannina.
GIANNINA Oh così mi piace: imprudentemente! (a Susanna)
SUSANNA Sì, confesso il mio torto, e voi imparate da me a render giustizia alla verità.
Per altro io aveva qualche ragione, perché il signor Evaristo ve l'aveva dato.
EVARISTO Perché vi aveva io dato questo ventaglio? (a Giannina)
GIANNINA Per darlo alla signora Candida: ma quando voleva darglielo mi ha strapazzato; e non mi ha lasciato parlare.
Io poi voleva rendervelo, voi non l'avete voluto, ed io lo ho dato a Crespino.
CRESPINO Ed io son caduto, e Coronato l'ha preso.
EVARISTO Ma dov'è Coronato? Come poi è sortito dalle mani di Coronato?
CRESPINO Zitto, non lo stiano a chiamare che giacché non c'è dirò io la verità.
Piccato sono entrato nell'osteria per trovar del vino, l'ho trovato a caso, e l'ho portato via.
EVARISTO E che cosa ne avete fatto?
CRESPINO Un presente al signor Conte.
CONTE Ed io un presente al signor Barone.
BARONE Voi l'avete riavuto! (al Conte, con sdegno)
CONTE Sì, e l'ho rimesso nelle mani del signor Evaristo.
EVARISTO Ed io lo presento alle mani della signora Candida.
CANDIDA (fa una riverenza, prende il ventaglio, e ridendo si consola)
BARONE Che scena è questa? Che impiccio è questo? Sono io messo in ridicolo per cagione vostra? (al Conte)
CONTE Giuro al Cielo, giuro al Cielo signor Evaristo!
EVARISTO Via via signor Conte si quieti.
Siamo amici, mi dia una presa di tabacco.
CONTE Io son così, quando mi prendono colle buone non posso scaldarmi il sangue.
BARONE Se non ve lo scaldate voi, me lo scalderò io.
GELTRUDA Signor Barone...
BARONE E voi signora vi prendete spasso di me? (a Geltruda)
GELTRUDA Scusatemi, voi mi conoscete poco, signore.
Non ho mancato a tutti i numeri del mio dovere.
Ho ascoltate le vostre proposizioni, mia nipote le aveva ascoltate, ed accettate, ed io con piacere vi acconsentiva.
CONTE Sentite? Perché le avevo parlato io.
(al Barone)
BARONE E voi, signora, perché lusingarmi? Perché ingannarmi?
CANDIDA Vi domando scusa, signore.
Ero agitata da due passioni contrarie.
La vendetta mi voleva far vostra, e l'amore mi ridona ad Evaristo.
CONTE Oh qui non c'entro.
EVARISTO E se foste stato amante meno sollecito, ed amico mio più sincero, non vi sareste trovato in caso tale.
BARONE Sì è vero, confesso la mia passione, condanno la mia debolezza.
Ma detesto l'amicizia, e la condotta del signor Conte.
(saluta e via)
CONTE Eh niente, siamo amici.
Si scherza.
Fra noi altri colleghi ci conosciamo.
Animo facciamo queste nozze, questo matrimonio.
GELTRUDA Entriamo in casa, e spero che tutto si adempirà con soddisfazione comune.
CANDIDA (si fa fresco col ventaglio)
GELTRUDA Siete contenta d'aver nelle mani quel sospirato ventaglio? (a Candida)
CANDIDA Non posso spiegare l'eccesso della mia contentezza.
GIANNINA Gran ventaglio! ci ha fatto girar la testa dal primo all'ultimo.
CANDIDA È di Parigi questo Ventaglio?
SUSANNA Vien di Parigi ve l'assicuro.
GELTRUDA Andiamo; v'invito tutti a cena da noi.
Beveremo alla salute di chi l'ha fatto.
(ai comiciE ringrazieremo umilmente, chi ci ha fatto l'onore di compatirlo.
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