IL VENTAGLIO, di Carlo Goldoni - pagina 2
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(come sopra)
GELTRUDA E ch'è dunque?
CONTE Una cosa stupenda, meravigliosa, tratta dal francese: è una novella, detta volgarmente una favola.
CRESPINO (Maledetto! Una favola! stupenda! maravigliosa!)
GELTRUDA È di Esopo?
CONTE No.
GELTRUDA È di monsieur de la Fontaine?
CONTE Non so l'autore, ma non importa...
La volete sentire?
GELTRUDA Mi farà piacere.
CONTE Aspettate.
Oh ch'ho perduto il segno.
La troverò...
(cerca la carta)
CANDIDA Voi che leggete de' buoni libri amate di sentir delle favole? (a Gertruda)
GELTRUDA Perché no? Se sono scritte con sale, istruiscono, e divertono infinitamente.
CONTE Oh, l'ho trovata.
Sentite...
CRESPINO (Maledetto! legge le favole!) (pesta forte)
CONTE Oh principiate a battere? (a Crespino)
CRESPINO Non vol che li metta li soprattacchi? (al Conte, e batte)
TIMOTEO (torna a pestar forte nel mortaio)
CONTE Ecco qui quest'altro canchero che viene a pestar di nuovo.
La volete finire? (a Timoteo)
TIMOTEO Signore io faccio il mio mestiere.
(pesta)
CONTE Sentite.
«Eravi una donzella di tal bellezza...».
(a Gertruda) Ma quietatevi, o andate a pestare in un altro luogo.
(a Timoteo)
TIMOTEO Signore, mi scusi.
Io pago la mia pigione, e non ho miglior luogo di questo.
(pesta)
CONTE Eh andate al diavolo con questo maledetto mortaio.
Non si può leggere, non si può resistere.
Signora Geltruda verrò da voi.
Sentirete che pezzo, che robba, che novità.
(batte sul libro, ed entra in casa di Gertruda)
GELTRUDA È un poco troppo ardito questo signor speziale.
Andiamo a ricevere il signor Conte.
(a Candida)
CANDIDA Andate pure, sapete che le favole non mi divertono.
GELTRUDA Non importa, venite, che la convenienza lo vuole.
CANDIDA Oh questo signor Conte! (con sprezzo)
GELTRUDA Nipote mia; rispettate, se volete essere rispettata.
Andiamo via.
CANDIDA Sì sì verrò per compiacervi.
(s'alza per andarvi)
SCENA QUARTA
EVARISTO e SUSANNA escono dalla bottega, CANDIDA, SUSANNA e detti.
CANDIDA Come! Ancora qui il signor Evaristo! Non è andato alla caccia? Son ben curiosa di sapere il perché.
(osserva in dietro)
SUSANNA La non si lagni di me, perché le assicuro che le ho dato il ventaglio a buonissimo prezzo.
(a Evaristo)
EVARISTO (Non v'è più la signora Candida!) Mi dispiace che non sia qualche cosa di meglio.
SUSANNA Non ne ho né di meglio, né di peggio: questo è il solo, questo è l'ultimo che m'era restato in bottega.
EVARISTO Benissimo mi converrà valermi di questo.
SUSANNA M'immagino che ne vorrà fare un presente.
(ridendo)
EVARISTO Certo ch'io non l'avrò comprato per me.
SUSANNA Alla signora Candida?
EVARISTO (È un poco troppo curiosa la signora Susanna).
Perché credete voi, ch'io voglia darlo alla signora Candida?
SUSANNA Perché ho veduto che si è rotto il suo.
EVARISTO No, no il ventaglio l'ho disposto diversamente.
SUSANNA Bene bene lo dia a chi vuole.
Io non cerco i fatti degl'altri.
(ride e lavora)
EVARISTO (Non li cerca ma li vuol sapere.
Questa volta però, non l'è andata fatta).
(si accosta a Giannina)
CANDIDA Gran segreti colla merciaia.
Sarei bene curiosa di sapere qualche cosa.
(s'avanza un poco)
EVARISTO Giannina.
(piano accostandosi a lei)
GIANNINA Signore.
(sedendo e lavorando)
EVARISTO Vorrei pregarvi d'una finezza.
GIANNINA Oh cosa dice! comandi se la posso servire.
EVARISTO So che la signora Candida ha dell'amore per voi.
GIANNINA Sì signor per sua grazia.
EVARISTO Anzi m'ha ella parlato, perché m'interessi presso di vostro fratello.
GIANNINA Ma è una gran disgrazia la mia! Sono restata senza padre, e senza madre, e mi tocca essere soggetta ad un fratello, ch'è una bestia, signore, è veramente una bestia.
(fila con sdegno)
EVARISTO Ascoltatemi.
GIANNINA Parli pure che il filare non mi tura l'orecchie.
(altiera, filando)
EVARISTO (Suo fratello è stravagante, ma ha anche ella il suo merito mi pare).
(ironico)
SUSANNA (Che avesse comprato il ventaglio per Giannina, non credo mai).
CORONATO e CRESPINO: (mostrano curiosità di sentir quel che dice Evaristo a Giannina, ed allungano il collo per sentire)
CANDIDA (Interessi colla merciaia, interessi con Giannina! non capisco niente).
(si avanza sulla terrazza)
EVARISTO Posso pregarvi di una finezza? (a Giannina)
GIANNINA Non le ho detto di sì? Non le ho detto che mi comandi? Se la rocca le dà fastidio, la butterò via.
(s'alza, e getta la rocca con dispetto)
EVARISTO (Quasi quasi non direi altro, ma ho bisogno di lei).
CANDIDA (Cosa sono mai queste smanie?)
CRESPINO (Getta via la rocca?) (colla scarpa e martello in mano s'alza e s'avanza un poco)
CORONATO (Mi pare che si riscaldino col discorso!) (col libro s'alza e s'avanza un poco)
SUSANNA (Se le facesse un presente non andrebbe in collera).
(osservando)
GIANNINA Via eccomi qua mi comandi.
(ad Evaristo)
EVARISTO Siate buona, Giannina.
GIANNINA Io non so d'essere mai stata cattiva.
EVARISTO Sapete che la signora Candida ha rotto il ventaglio?
GIANNINA Signor sì.
(col muso duro)
EVARISTO Ne ho comprato uno dalla merciaia.
GIANNINA Ha fatto bene.
(come sopra)
EVARISTO Ma non vorrei lo sapesse la signora Geltruda.
GIANNINA Ha ragione.
(come sopra)
EVARISTO E vorrei che voi glie lo deste secretamente.
GIANNINA Non lo posso servire.
(come sopra)
EVARISTO (Che risposta villana!)
CANDIDA (Mi dà ad intendere che va alla caccia, e si ferma qui).
CRESPINO (Quanto pagherei sentire!) (s'avanza e mostra di lavorare)
CORONATO (Sempre più mi cresce la curiosità).
(s'avanza, fingendo sempre di conteggiare)
EVARISTO Perché non volete farmi questo piacere? (a Giannina)
GIANNINA Perché non ho ancora imparato questo bel mestiere.
EVARISTO Voi prendete la cosa sinistramente.
La signora Candida ha tanto amore per voi.
GIANNINA È vero ma in queste cose...
EVARISTO Mi ha detto che vorreste maritarvi a Crespino...
(dicendo così si volta, e vede li due che ascoltano) Che fate voi altri? Che baronata è questa?
CRESPINO Io lavoro, signore.
(torna a sedere)
CORONATO Non posso scrivere, e passeggiare? (torna a sedere)
CANDIDA (Hanno dei segreti importanti).
SUSANNA (Che diavolo ha costei, che tutti gl'uomini le corrono dietro?)
GIANNINA Se non ha altro da dirmi, torno a prendere la mia rocca.
EVARISTO Sentite: mi ha pregato la signora Candida, acciò m'interessi per voi, per farvi avere delle doti, e acciò Crespino sia vostro marito.
GIANNINA Vi ha pregato? (cangia tuono, e getta via la rocca)
EVARISTO Sì, ed io sono impegnatissimo perché ciò segua.
GIANNINA Dov'avete il ventaglio?
EVARISTO L'ho qui in tasca.
GIANNINA Date qui, date qui, ma che nessuno veda.
EVARISTO Eccolo.
(glie lo dà di nascosto)
CRESPINO (Le dà qualche cosa).
(tirando il collo)
CORONATO (Cosa mai le ha dato?) (tirando il collo)
SUSANNA (Assolutamente le ha donato il ventaglio).
CANDIDA (Ah sì, Evaristo mi tradisce.
Il Conte ha detto la verità).
EVARISTO Ma vi raccomando la segretezza.
(a Giannina)
GIANNINA Lasci far a me, e non dubiti niente.
EVARISTO Addio.
GIANNINA A buon riverirla.
EVARISTO Mi raccomando a voi.
GIANNINA Ed io a lei.
(riprende la rocca, siede e fila)
EVARISTO (vuol partire, si volta e vede Candida sulla terrazza) (Oh, eccola un'altra volta sulla terrazza.
Se potessi prevenirla!) (guarda intorno, e le vuol parlare) Signora Candida?
CANDIDA (gli volta le spalle, e parte senza rispondere)
EVARISTO Che vuol dir questa novità? Sarebbe mai un disprezzo? Non è possibile...
So che mi ama, ed è sicura che io l'adoro.
Ma pure...
Capisco ora cosa sarà.
Sua zia l'avrà veduta, l'avrà osservata, non avrà voluto mostrare presso di lei...
Sì sì, è così, non può essere diversamente.
Ma bisogna rompere questo silenzio, bisogna parlare alla signora Geltruda, ed ottenere da lei il prezioso dono di sua nipote.
(via)
GIANNINA In verità sono obbligata alla signora Candida che si ricorda di me.
Posso far meno per lei? Fra noi altre fanciulle sono piaceri che si fanno, e che si cambiano senza malizia.
(filando)
CORONATO (s'alza, e s'accosta a Giannina) Grand'interessi, gran segreti col signor Evaristo!
GIANNINA E cosa c'entrate voi? e cosa deve premere a voi?
CORONATO Se non mi premesse non parlerei.
CRESPINO (s'alza pian piano dietro Coronato per ascoltare)
GIANNINA Voi non siete niente del mio, e non avete alcun potere sopra di me.
CORONATO Se non sono ora niente del vostro, lo sarò quanto prima.
GIANNINA Chi l'ha detto? (con forza)
CORONATO L'ha detto e l'ha promesso, e mi ha data parola, chi può darla, e chi può disporre di voi.
GIANNINA Mio fratello forse...
(ridendo)
CORONATO Sì vostro fratello, e gli dirò i segreti, le confidenze, i regali...
CRESPINO Alto alto padron mio! (entra fra li due) Che pretensione avete voi sopra questa ragazza?
CORONATO A voi non deggio rendere questi conti.
CRESPINO E voi che confidenza avete col signor Evaristo? (a Giannina)
GIANNINA Lasciatemi star tutti due, e non mi rompete la testa.
CRESPINO Voglio saperlo assolutamente.
(a Giannina)
CORONATO Cos'è questo voglio? Andate a comandare a chi v'appartiene.
Giannina m'è stata promessa da suo fratello.
CRESPINO Ed io ho la parola da lei, e val più una parola della sorella che cento parole di suo fratello.
CORONATO Su questo ci toccheremo la mano.
(a Crespino)
CRESPINO Cosa vi ha dato il signor Evaristo? (a Giannina)
GIANNINA Un diavolo che vi porti.
CORONATO Eh ora ora.
L'ho veduto sortire dalla merciaia.
La merciaia me lo dirà.
(corre da Susanna)
CRESPINO Che abbia comprato qualche galanteria? (va alla medesima)
GIANNINA (Oh, io non dico niente sicuro...
Non vorrei che Susanna...)
CORONATO Ditemi in grazia.
Che cosa ha comprato da voi il signor Evaristo? (a Susanna)
SUSANNA Un ventaglio.
(ridendo)
CRESPINO Sapete voi che cosa ha donato a Giannina?
SUSANNA Oh bella! Il ventaglio.
(ridendo)
GIANNINA Non è vero niente.
(contro Susanna)
SUSANNA Come non è vero niente? (a Giannina, alzandosi)
CORONATO Lasciate veder quel ventaglio.
(a Giannina, con forza)
CRESPINO Voi non c'entrate.
(dà una spinta a Coronato) Voglio veder quel ventaglio.
(a Giannina)
CORONATO (alza la mano, e minaccia Crespino)
CRESPINO (lo stesso)
GIANNINA Per causa vostra.
(a Susanna)
SUSANNA Per causa mia? (a Giannina, con sdegno)
GIANNINA Siete una pettegola.
SUSANNA A me pettegola? (s'avanza minacciando)
GIANNINA Alla larga che giuro al Cielo...
(alza la rocca)
SUSANNA Vado via perché ci perdo del mio.
(ritirandosi)
GIANNINA Ci perde del suo?
SUSANNA Siete una contadina, trattate da quella che siete.
(corre via in bottega)
GIANNINA (vorrebbe seguitarla.
Crespino la trattiene) Lasciatemi stare.
CRESPINO Lasciatemi vedere il ventaglio.
(con forza)
GIANNINA Io non ho ventaglio.
CORONATO Cosa vi ha dato il signor Evaristo? (a Giannina)
GIANNINA Vi dico ch'è un'impertinenza la vostra.
(a Coronato)
CORONATO Voglio saperlo.
(si accosta a Giannina)
CRESPINO Non tocca a voi vi dico.
(lo rispinge)
GIANNINA Non si tratta così colle fanciulle onorate.
(s'accosta alla sua casa)
CRESPINO Ditelo a me Giannina.
(accostandosi a lei)
GIANNINA Signor no.
(s'accosta di più alla sua porta)
CORONATO Io, io ho da saperlo.
(rispinge Crispino, e s'accosta a Giannina)
GIANNINA Andate al diavolo.
(entra in casa, e li serra la porta in faccia)
CORONATO A me quest'affronto? (a Crespino) Per causa vostra.
(minacciandolo)
CRESPINO Voi siete un impertinente.
CORONATO Non mi fate riscaldare il sangue.
(minacciandosi)
CRESPINO Non ho paura di voi.
(minacciandosi)
CORONATO Giannina dev'esser mia.
(con forza)
CRESPINO No, non lo sarà mai.
E se questo fosse, giuro al Cielo...
CORONATO Cosa sono queste minaccie? Con chi credete di aver che fare?
CRESPINO Io sono un galantuomo, e son conosciuto.
CORONATO Ed io cosa sono?
CRESPINO Non so niente.
CORONATO Sono un oste onorato.
CRESPINO Onorato?
CORONATO Come! ci avreste voi qualche dubbio?
CRESPINO Non sono io che lo mette in dubbio.
CORONATO E chi dunque?
CRESPINO Tutto questo villaggio.
CORONATO Eh amico non è di me che si parla.
Io non vendo il cuoio vecchio per il cuoio nuovo.
CRESPINO Né io vendo l'acqua per vino, né la pecora per castrato, né vado di notte a rubbar i gatti per venderli o per agnelli, o per lepre.
CORONATO Giuro al Cielo...
(alza la mano)
CRESPINO Ehi!...
(fa lo stesso)
CORONATO Corpo di bacco! (mette la mano in tasca)
CRESPINO La mano in tasca! (corre al banchetto per qualche ferro)
CORONATO Non ho coltello...
(corre, e prende la sua banchetta)
CRESPINO (lasciai ferri e prende un seggiolone dello speciale, e si vogliono dare)
SCENA QUINTA
TIMOTEO, SCAVEZZO e detti
TIMOTEO (dalla sua bottega, col pisteto in mano)
LIMONCINO (dal caffè, con un legno)
SCAVEZZO (dall'osteria, con uno spiedo)
CONTE (dall casa di Gertruda, per dividere) Alto, alto, fermatevi, ve lo comando.
Sono io, bestie, sono il conte di Roccamonte; ehi bestie, fermatevi, ve lo comando.
(temendo però di buscare)
CRESPINO Hai ragione che porto rispetto al signor Conte.
(a Coronato)
CORONATO Sì, ringrazia il signor Conte, altrimenti t'avrei fracassato l'ossa.
CONTE Animo, animo, basta così.
Voglio saper la contesa.
Andate via voi altri.
Ci sono io, e non c'è bisogno di nessuno.
TIMOTEO C'è alcuno che sia ferito? (Limoncino e Scavezzo partono)
CONTE Voi vorreste che si avessero rotto il capo, scavezzate le gambe, slogato un braccio, non è egli vero? Per avere occasione di esercitare il vostro talento, la vostra abilità.
TIMOTEO Io non cerco il mal di nessuno, ma se avessero bisogno, se fossero feriti, storpiati, fracassati, li servirei volentieri.
Sopra tutti servirei di cuore in uno di questi casi V.
S.
illustrissima.
CONTE Sei un temerario, ti farò mandar via.
TIMOTEO I galantuomini non si mandano via così facilmente.
CONTE Si mandano via i speciali ignoranti, temerari, impostori, come voi siete.
TIMOTEO Mi maraviglio, ch'ella parli così, signore; ella che senza le mie pillole sarebbe morto.
CONTE Insolente!
TIMOTEO E le pillole non me l'ha ancora pagate.
(via)
CORONATO (Il Conte in questo caso mi potrebbe giovare).
CONTE Ebbene cosa è stato? cos'avete? qual è il motivo della vostra contesa?
CRESPINO Dirò, signore...
Non ho riguardo di dirlo in faccia di tutto il mondo...
Amo Giannina...
CORONATO E Giannina dev'esser mia.
CONTE Ah, ah ho capito.
Guerra amorosa.
Due campioni di Cupido.
Due valorosi rivali.
Due pretendenti della bella Venere, della bella dea delle Case nove.
(ridendo)
CRESPINO Se ella crede di volermi porre in ridicolo...
(vuol partire)
CONTE No.
Venite qui.
(lo ferma)
CORONATO La cosa è seriosa, glie l'assicuro.
CONTE Sì lo credo.
Siete amanti, e siete rivali.
Cospetto di bacco! guardate le combinazioni! Pare la favola ch'ho letto alla signora Geltruda.
(mostrando il libro, e legge) «Eravi una donzella d'una bellezza sì rara...»
CRESPINO (Ho capito).
Con sua licenza.
CONTE Dov'andate? Venite qui.
CRESPINO Se mi permette, vado a terminar di accomodare le sue scarpe.
CONTE Oh sì, andate che siano finite per domattina.
CORONATO E sopra tutto che non siano accomodate col cuoio vecchio.
CRESPINO Verrò da voi per avere del cuoio nuovo.
CORONATO Per grazia del Cielo, io non faccio né il ciabattino, né il calzolaro.
CRESPINO Non importa, mi darete della pelle di cavallo, della pelle di gatto.
CORONATO (Certo colui ha da morire per le mie mani).
CONTE Che ha detto di gatti? Ci fareste voi mangiare del gatto?
CORONATO Signore, io sono un galantuomo, e colui è un impertinente, che mi perseguita a torto.
CONTE Questo è un effetto della passione, della rivalità.
Siete voi dunque amante di Giannina?
CORONATO Sì signore, ed anzi voleva raccomandarmi alla di lei protezione.
CONTE Alla mia protezione? (con aria) Bene si vedrà.
Siete voi sicuro ch'ella vi corrisponda?
CORONATO Veramente dubito, ch'ella sia portata più per colui, che per me.
CONTE Male.
CORONATO Ma io ho la parola di suo fratello.
CONTE Non è da fidarsene molto.
CORONATO Moracchio me l'ha promessa sicuramente.
CONTE Questo va bene, ma non si può violentare una donna.
(con forza)
CORONATO Suo fratello può disporre di lei.
CONTE Non è vero: il fratello non può disporre di lei.
(con caldo)
CORONATO Ma la di lei protezione...
CONTE La mia protezione è bella e buona; la mia protezione è valevole; la mia protezione è potente.
Ma un cavaliere, come son io, non arbitra, e non dispone del cuor di una donna.
CORONATO Finalmente è una contadina.
CONTE Che importa questo? La donna è sempre donna; distinguo i gradi, le condizioni, ma in massima rispetto il sesso.
CORONATO (Ho capito la sua protezione non val niente).
CONTE Come state di vino? Ne avete provveduto di buono?
CORONATO Ne ho del perfetto, dell'ottimo, dell'esquisito.
CONTE Verrò a sentirlo.
Il mio quest'anno è riuscito male.
CORONATO (Son due anni che l'ha venduto).
CONTE Se il vostro è buono mi provvederò da voi.
CORONATO (Non mi curo di questo vantaggio).
CONTE Avete capito?
CORONATO Ho capito.
CONTE Ditemi una cosa.
S'io parlassi alla giovane, e con buona maniera la disponessi?
CORONATO Le sue parole potrebbero forse oprar qualche cosa in mio vantaggio.
CONTE Voi finalmente meritate d'essere preferito.
CORONATO Mi parrebbe che da me a Crespino...
CONTE Oh, non vi è paragone.
Un uomo come voi, proprio, civile, galantuomo...
CORONATO Ella ha troppo bontà per me.
CONTE E poi rispetto alle donne, è vero, ma appunto per questo trattandole, com'io le tratto, vi assicuro che fanno per me quel che non farebbero per nessuno.
CORONATO Questo è quello che pensavo anch'io, ma ella mi voleva disperare.
CONTE Io faccio, come quegli avvocati che principiano dalle difficoltà.
Amico, voi siete un uomo che ha una buona osteria, che può mantenere una moglie con proprietà, fidatevi di me, mi voglio interessare per voi.
CORONATO Mi raccomando alla sua protezione.
CONTE Ve l'accordo, e ve la prometto.
CORONATO Se volesse darsi l'incomodo di venir a sentir il mio vino...
CONTE Ben volentieri.
In casa vostra non vi ho alcuna difficoltà.
CORONATO Resti servita.
CONTE Buon galantuomo! (gli mette la mano sulla spalla) Andiamo.
(entra)
CORONATO Due o tre barili di vino non saranno mal impiegati.
ATTO SECONDO
SCENA PRIMA
SUSANNA sola, ch'esce dalla bottega, e accomoda la roba della mostra.
SUSANNA Gran poche faccende si fanno in questo villaggio! Non ho venduto che un ventaglio fin ora, ed anche l'ho dato ad un prezzo...
Veramente per disfarmene.
Le persone che ponno spendere, vanno alla città a provvedersi.
Dai poveri vi è poco da guadagnare.
Sono una gran pazza a perdere qui il mio tempo; e poi in mezzo a questi villani senza convenienza, senza rispetto, non fanno differenza da una mercante merciaia a quelle che vendono il latte, l'insalata, e le ova.
L'educazione ch'io ho avuta alla città non mi val niente in questa campagna.
Tutte eguali, e tutti compagni: Susanna, Giannina, Margherita, Lucia, la mercante, la capraia, la contadina; si fa d'ogni erba un fascio.
Si distinguono un poco queste due signore, ma poco v'è; poco pochissimo.
Quell'impertinente di Giannina poi, perché ha un poco di protezione, si crede di essere qualche cosa di grande.
Gli hanno donato un ventaglio! Cosa vuol fare una contadina di quel ventaglio? Oh, farà la bella figura! Si farà fresco...
la...
così...
Oh, che ti venga del bene! Sono cose da ridere; ma cose che qualche volta mi fan venire la rabbia.
Son così, io che sono allevata civilmente, non posso soffrire le male grazie.
(siede e lavora)
SCENA SECONDA
CANDIDA, ch'esce dal palazzino, e detta
CANDIDA Non son quieta, se non vengo in chiaro di qualche cosa.
Ho veduto Evaristo sortire dalla merciaia, e poi andar da Giannina, e qualche cosa sicuramente le ha dato.
Vo' veder se Susanna sa dirmi niente.
Dice bene mia zia, non bisogna fidarsi delle persone, senza bene conoscerle.
Povera me! Se lo trovassi infedele! È il mio primo amore.
Non ho amato altri che lui.
(a poco a poco s'avanza verso Susanna)
SUSANNA Oh signora Candida, serva umilissima.(si alza)
CANDIDA Buon giorno, signora Susanna che cosa lavorate di bello?
SUSANNA Mi diverto, metto assieme una cuffia.
CANDIDA Per vendere?
SUSANNA Per vendere, ma il Cielo sa quando.
CANDIDA Può essere, ch'io abbia bisogno d'una cuffia da notte.
SUSANNA Ne ho di fatti.
Vuol restar servita?
CANDIDA No no, c'è tempo, un'altra volta.
SUSANNA Vuol accomodarsi qui un poco? (le offre la sedia)
CANDIDA E voi?
SUSANNA Oh, io prenderò un'altra sedia.
(entra in bottega e piglia una sedia di paglia) S'accomodi qui che starà meglio.
CANDIDA Sedete anche voi, lavorate.
(siede)
SUSANNA Mi fa grazia a degnarsi della mia compagnia.
(siede) Si vede ch'è nata bene.
Chi è ben nato si degna di tutti.
E questi villani sono superbi come luciferi, e quella Giannina poi...
CANDIDA A proposito di Giannina, avete osservato quando le parlava il signor Evaristo?
SUSANNA Se ho osservato? e come!
CANDIDA Ha avuto una lunga conferenza con lei.
SUSANNA Sa dopo cosa è succeduto? Sa la baruffa ch'è stata?
CANDIDA Ho sentito uno strepito, una contesa.
Mi hanno detto che Coronato e Crespino si volevano dare.
SUSANNA Certo, e per causa di quella bella grazia, di quella gioia.
CANDIDA Ma perché?
SUSANNA Per gelosia fra di loro, per gelosia del signor Evaristo.
CANDIDA Credete voi che il signor Evaristo abbia qualche attacco con Giannina?
SUSANNA Io non so niente, non bado ai fatti degli altri, e non penso mal di nessuno, ma l'oste, e il calzolaio se sono gelosi di lui, avranno le loro ragioni.
CANDIDA (Povera me! L'argomento è troppo vero in mio danno!)
SUSANNA Perdoni, non vorrei commettere qualche fallo.
CANDIDA A proposito di che?
SUSANNA Non vorrei, ch'ella avesse qualche parzialità per il signor Evaristo...
CANDIDA Oh io! non ce n'ho nessuna.
Lo conosco, perché viene qualche volta in casa; è amico di mia zia.
SUSANNA Le dirò la verità.
(Non credo, ch'ella si potrà offendere di questo).
Credeva quasi che fra lei ed il signor Evaristo vi fosse qualche buona corrispondenza...
lecita e onesta, ma dopo ch'è stato da me questa mattina, mi sono affatto disingannata.
CANDIDA È stato da voi questa mattina?
SUSANNA Sì signora, le dirò...
È venuto a comprar un ventaglio.
CANDIDA Ha comprato un ventaglio? (con premura)
SUSANNA Sì certo, e come io aveva veduto, ch'ella aveva rotto il suo, quasi per causa di quel signore, dissi subito fra me: lo comprerà per darlo alla signora Candida...
CANDIDA L'ha dunque comprato per me?
SUSANNA Oh signora no; anzi le dirò che ho avuto la temerità di domandarglielo, se lo comprava per lei.
In verità mi ha risposto in una maniera, come se io l'avessi offeso; non tocca a me, dice, cosa c'entro io colla signora Candida? L'ho destinato altrimenti.
CANDIDA E che cosa ha fatto di quel ventaglio?
SUSANNA Cosa ne ha fatto? L'ha regalato a Giannina.
CANDIDA (Ah, son perduta, son disperata!) (agitandosi)
SUSANNA Signora Candida.
(osservando la sua inquietudine)
CANDIDA (Ingrato! Infedele! E perché? per una villana?)
SUSANNA Signora Candida.
(con premura)
CANDIDA (L'offesa è insopportabile).
SUSANNA (Povera me l'ho fatta!) Signora s'acquieti la cosa non sarà così.
CANDIDA Cr
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