IL VENTAGLIO, di Carlo Goldoni - pagina 3
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(minacciandolo)
CRESPINO Voi siete un impertinente.
CORONATO Non mi fate riscaldare il sangue.
(minacciandosi)
CRESPINO Non ho paura di voi.
(minacciandosi)
CORONATO Giannina dev'esser mia.
(con forza)
CRESPINO No, non lo sarà mai.
E se questo fosse, giuro al Cielo...
CORONATO Cosa sono queste minaccie? Con chi credete di aver che fare?
CRESPINO Io sono un galantuomo, e son conosciuto.
CORONATO Ed io cosa sono?
CRESPINO Non so niente.
CORONATO Sono un oste onorato.
CRESPINO Onorato?
CORONATO Come! ci avreste voi qualche dubbio?
CRESPINO Non sono io che lo mette in dubbio.
CORONATO E chi dunque?
CRESPINO Tutto questo villaggio.
CORONATO Eh amico non è di me che si parla.
Io non vendo il cuoio vecchio per il cuoio nuovo.
CRESPINO Né io vendo l'acqua per vino, né la pecora per castrato, né vado di notte a rubbar i gatti per venderli o per agnelli, o per lepre.
CORONATO Giuro al Cielo...
(alza la mano)
CRESPINO Ehi!...
(fa lo stesso)
CORONATO Corpo di bacco! (mette la mano in tasca)
CRESPINO La mano in tasca! (corre al banchetto per qualche ferro)
CORONATO Non ho coltello...
(corre, e prende la sua banchetta)
CRESPINO (lasciai ferri e prende un seggiolone dello speciale, e si vogliono dare)
SCENA QUINTA
TIMOTEO, SCAVEZZO e detti
TIMOTEO (dalla sua bottega, col pisteto in mano)
LIMONCINO (dal caffè, con un legno)
SCAVEZZO (dall'osteria, con uno spiedo)
CONTE (dall casa di Gertruda, per dividere) Alto, alto, fermatevi, ve lo comando.
Sono io, bestie, sono il conte di Roccamonte; ehi bestie, fermatevi, ve lo comando.
(temendo però di buscare)
CRESPINO Hai ragione che porto rispetto al signor Conte.
(a Coronato)
CORONATO Sì, ringrazia il signor Conte, altrimenti t'avrei fracassato l'ossa.
CONTE Animo, animo, basta così.
Voglio saper la contesa.
Andate via voi altri.
Ci sono io, e non c'è bisogno di nessuno.
TIMOTEO C'è alcuno che sia ferito? (Limoncino e Scavezzo partono)
CONTE Voi vorreste che si avessero rotto il capo, scavezzate le gambe, slogato un braccio, non è egli vero? Per avere occasione di esercitare il vostro talento, la vostra abilità.
TIMOTEO Io non cerco il mal di nessuno, ma se avessero bisogno, se fossero feriti, storpiati, fracassati, li servirei volentieri.
Sopra tutti servirei di cuore in uno di questi casi V.
S.
illustrissima.
CONTE Sei un temerario, ti farò mandar via.
TIMOTEO I galantuomini non si mandano via così facilmente.
CONTE Si mandano via i speciali ignoranti, temerari, impostori, come voi siete.
TIMOTEO Mi maraviglio, ch'ella parli così, signore; ella che senza le mie pillole sarebbe morto.
CONTE Insolente!
TIMOTEO E le pillole non me l'ha ancora pagate.
(via)
CORONATO (Il Conte in questo caso mi potrebbe giovare).
CONTE Ebbene cosa è stato? cos'avete? qual è il motivo della vostra contesa?
CRESPINO Dirò, signore...
Non ho riguardo di dirlo in faccia di tutto il mondo...
Amo Giannina...
CORONATO E Giannina dev'esser mia.
CONTE Ah, ah ho capito.
Guerra amorosa.
Due campioni di Cupido.
Due valorosi rivali.
Due pretendenti della bella Venere, della bella dea delle Case nove.
(ridendo)
CRESPINO Se ella crede di volermi porre in ridicolo...
(vuol partire)
CONTE No.
Venite qui.
(lo ferma)
CORONATO La cosa è seriosa, glie l'assicuro.
CONTE Sì lo credo.
Siete amanti, e siete rivali.
Cospetto di bacco! guardate le combinazioni! Pare la favola ch'ho letto alla signora Geltruda.
(mostrando il libro, e legge) «Eravi una donzella d'una bellezza sì rara...»
CRESPINO (Ho capito).
Con sua licenza.
CONTE Dov'andate? Venite qui.
CRESPINO Se mi permette, vado a terminar di accomodare le sue scarpe.
CONTE Oh sì, andate che siano finite per domattina.
CORONATO E sopra tutto che non siano accomodate col cuoio vecchio.
CRESPINO Verrò da voi per avere del cuoio nuovo.
CORONATO Per grazia del Cielo, io non faccio né il ciabattino, né il calzolaro.
CRESPINO Non importa, mi darete della pelle di cavallo, della pelle di gatto.
CORONATO (Certo colui ha da morire per le mie mani).
CONTE Che ha detto di gatti? Ci fareste voi mangiare del gatto?
CORONATO Signore, io sono un galantuomo, e colui è un impertinente, che mi perseguita a torto.
CONTE Questo è un effetto della passione, della rivalità.
Siete voi dunque amante di Giannina?
CORONATO Sì signore, ed anzi voleva raccomandarmi alla di lei protezione.
CONTE Alla mia protezione? (con aria) Bene si vedrà.
Siete voi sicuro ch'ella vi corrisponda?
CORONATO Veramente dubito, ch'ella sia portata più per colui, che per me.
CONTE Male.
CORONATO Ma io ho la parola di suo fratello.
CONTE Non è da fidarsene molto.
CORONATO Moracchio me l'ha promessa sicuramente.
CONTE Questo va bene, ma non si può violentare una donna.
(con forza)
CORONATO Suo fratello può disporre di lei.
CONTE Non è vero: il fratello non può disporre di lei.
(con caldo)
CORONATO Ma la di lei protezione...
CONTE La mia protezione è bella e buona; la mia protezione è valevole; la mia protezione è potente.
Ma un cavaliere, come son io, non arbitra, e non dispone del cuor di una donna.
CORONATO Finalmente è una contadina.
CONTE Che importa questo? La donna è sempre donna; distinguo i gradi, le condizioni, ma in massima rispetto il sesso.
CORONATO (Ho capito la sua protezione non val niente).
CONTE Come state di vino? Ne avete provveduto di buono?
CORONATO Ne ho del perfetto, dell'ottimo, dell'esquisito.
CONTE Verrò a sentirlo.
Il mio quest'anno è riuscito male.
CORONATO (Son due anni che l'ha venduto).
CONTE Se il vostro è buono mi provvederò da voi.
CORONATO (Non mi curo di questo vantaggio).
CONTE Avete capito?
CORONATO Ho capito.
CONTE Ditemi una cosa.
S'io parlassi alla giovane, e con buona maniera la disponessi?
CORONATO Le sue parole potrebbero forse oprar qualche cosa in mio vantaggio.
CONTE Voi finalmente meritate d'essere preferito.
CORONATO Mi parrebbe che da me a Crespino...
CONTE Oh, non vi è paragone.
Un uomo come voi, proprio, civile, galantuomo...
CORONATO Ella ha troppo bontà per me.
CONTE E poi rispetto alle donne, è vero, ma appunto per questo trattandole, com'io le tratto, vi assicuro che fanno per me quel che non farebbero per nessuno.
CORONATO Questo è quello che pensavo anch'io, ma ella mi voleva disperare.
CONTE Io faccio, come quegli avvocati che principiano dalle difficoltà.
Amico, voi siete un uomo che ha una buona osteria, che può mantenere una moglie con proprietà, fidatevi di me, mi voglio interessare per voi.
CORONATO Mi raccomando alla sua protezione.
CONTE Ve l'accordo, e ve la prometto.
CORONATO Se volesse darsi l'incomodo di venir a sentir il mio vino...
CONTE Ben volentieri.
In casa vostra non vi ho alcuna difficoltà.
CORONATO Resti servita.
CONTE Buon galantuomo! (gli mette la mano sulla spalla) Andiamo.
(entra)
CORONATO Due o tre barili di vino non saranno mal impiegati.
ATTO SECONDO
SCENA PRIMA
SUSANNA sola, ch'esce dalla bottega, e accomoda la roba della mostra.
SUSANNA Gran poche faccende si fanno in questo villaggio! Non ho venduto che un ventaglio fin ora, ed anche l'ho dato ad un prezzo...
Veramente per disfarmene.
Le persone che ponno spendere, vanno alla città a provvedersi.
Dai poveri vi è poco da guadagnare.
Sono una gran pazza a perdere qui il mio tempo; e poi in mezzo a questi villani senza convenienza, senza rispetto, non fanno differenza da una mercante merciaia a quelle che vendono il latte, l'insalata, e le ova.
L'educazione ch'io ho avuta alla città non mi val niente in questa campagna.
Tutte eguali, e tutti compagni: Susanna, Giannina, Margherita, Lucia, la mercante, la capraia, la contadina; si fa d'ogni erba un fascio.
Si distinguono un poco queste due signore, ma poco v'è; poco pochissimo.
Quell'impertinente di Giannina poi, perché ha un poco di protezione, si crede di essere qualche cosa di grande.
Gli hanno donato un ventaglio! Cosa vuol fare una contadina di quel ventaglio? Oh, farà la bella figura! Si farà fresco...
la...
così...
Oh, che ti venga del bene! Sono cose da ridere; ma cose che qualche volta mi fan venire la rabbia.
Son così, io che sono allevata civilmente, non posso soffrire le male grazie.
(siede e lavora)
SCENA SECONDA
CANDIDA, ch'esce dal palazzino, e detta
CANDIDA Non son quieta, se non vengo in chiaro di qualche cosa.
Ho veduto Evaristo sortire dalla merciaia, e poi andar da Giannina, e qualche cosa sicuramente le ha dato.
Vo' veder se Susanna sa dirmi niente.
Dice bene mia zia, non bisogna fidarsi delle persone, senza bene conoscerle.
Povera me! Se lo trovassi infedele! È il mio primo amore.
Non ho amato altri che lui.
(a poco a poco s'avanza verso Susanna)
SUSANNA Oh signora Candida, serva umilissima.(si alza)
CANDIDA Buon giorno, signora Susanna che cosa lavorate di bello?
SUSANNA Mi diverto, metto assieme una cuffia.
CANDIDA Per vendere?
SUSANNA Per vendere, ma il Cielo sa quando.
CANDIDA Può essere, ch'io abbia bisogno d'una cuffia da notte.
SUSANNA Ne ho di fatti.
Vuol restar servita?
CANDIDA No no, c'è tempo, un'altra volta.
SUSANNA Vuol accomodarsi qui un poco? (le offre la sedia)
CANDIDA E voi?
SUSANNA Oh, io prenderò un'altra sedia.
(entra in bottega e piglia una sedia di paglia) S'accomodi qui che starà meglio.
CANDIDA Sedete anche voi, lavorate.
(siede)
SUSANNA Mi fa grazia a degnarsi della mia compagnia.
(siede) Si vede ch'è nata bene.
Chi è ben nato si degna di tutti.
E questi villani sono superbi come luciferi, e quella Giannina poi...
CANDIDA A proposito di Giannina, avete osservato quando le parlava il signor Evaristo?
SUSANNA Se ho osservato? e come!
CANDIDA Ha avuto una lunga conferenza con lei.
SUSANNA Sa dopo cosa è succeduto? Sa la baruffa ch'è stata?
CANDIDA Ho sentito uno strepito, una contesa.
Mi hanno detto che Coronato e Crespino si volevano dare.
SUSANNA Certo, e per causa di quella bella grazia, di quella gioia.
CANDIDA Ma perché?
SUSANNA Per gelosia fra di loro, per gelosia del signor Evaristo.
CANDIDA Credete voi che il signor Evaristo abbia qualche attacco con Giannina?
SUSANNA Io non so niente, non bado ai fatti degli altri, e non penso mal di nessuno, ma l'oste, e il calzolaio se sono gelosi di lui, avranno le loro ragioni.
CANDIDA (Povera me! L'argomento è troppo vero in mio danno!)
SUSANNA Perdoni, non vorrei commettere qualche fallo.
CANDIDA A proposito di che?
SUSANNA Non vorrei, ch'ella avesse qualche parzialità per il signor Evaristo...
CANDIDA Oh io! non ce n'ho nessuna.
Lo conosco, perché viene qualche volta in casa; è amico di mia zia.
SUSANNA Le dirò la verità.
(Non credo, ch'ella si potrà offendere di questo).
Credeva quasi che fra lei ed il signor Evaristo vi fosse qualche buona corrispondenza...
lecita e onesta, ma dopo ch'è stato da me questa mattina, mi sono affatto disingannata.
CANDIDA È stato da voi questa mattina?
SUSANNA Sì signora, le dirò...
È venuto a comprar un ventaglio.
CANDIDA Ha comprato un ventaglio? (con premura)
SUSANNA Sì certo, e come io aveva veduto, ch'ella aveva rotto il suo, quasi per causa di quel signore, dissi subito fra me: lo comprerà per darlo alla signora Candida...
CANDIDA L'ha dunque comprato per me?
SUSANNA Oh signora no; anzi le dirò che ho avuto la temerità di domandarglielo, se lo comprava per lei.
In verità mi ha risposto in una maniera, come se io l'avessi offeso; non tocca a me, dice, cosa c'entro io colla signora Candida? L'ho destinato altrimenti.
CANDIDA E che cosa ha fatto di quel ventaglio?
SUSANNA Cosa ne ha fatto? L'ha regalato a Giannina.
CANDIDA (Ah, son perduta, son disperata!) (agitandosi)
SUSANNA Signora Candida.
(osservando la sua inquietudine)
CANDIDA (Ingrato! Infedele! E perché? per una villana?)
SUSANNA Signora Candida.
(con premura)
CANDIDA (L'offesa è insopportabile).
SUSANNA (Povera me l'ho fatta!) Signora s'acquieti la cosa non sarà così.
CANDIDA Credete voi, ch'egli abbia dato a Giannina il ventaglio?
SUSANNA Oh, in quanto a questo l'ho veduto io con questi occhi.
CANDIDA E cosa dunque mi dite che non sarà?
SUSANNA Non so...
non vorrei vederla per causa mia...
SCENA TERZA
GELTRUDA sulla porta del palazzino.
SUSANNA Oh, ecco la sua signora zia.
(a Candida)
CANDIDA Per amor del cielo, non dite niente.
(a Susanna)
SUSANNA Non v'è pericolo.
(E voleva dirmi di no.
Suo danno, perché non dirmi la verità?)
GELTRUDA Che fate qui nipote? (Candida e Susanna si alzano)
SUSANNA È qui a favorirmi, a tenermi un poco di compagnia.
CANDIDA Son venuta a vedere se ha una cuffia da notte.
SUSANNA Sì è vero, me l'ha domandata.
Oh, non dubiti niente, che con me può esser sicura.
Non sono una frasca, e in casa mia non vien nessuno.
GELTRUDA Non vi giustificate fuor di proposito signora Susanna.
SUSANNA Oh io sono assai dilicata signora.
GELTRUDA Perché non dirlo a me se avete bisogno d'una cuffia?
CANDIDA Voi eravate nel vostro gabinetto a scrivere; non ho voluto sturbarvi.
SUSANNA Vuol vederla? La vado a prendere.
S'accomodi qui, favorisca.
(dà la sua sedia a Geltruda, ed entra in bottega)
GELTRUDA Avete saputo niente di quella contesa ch'è stata qui fra l'oste, ed il calzolaio? (a Candida, e siede)
CANDIDA Dicono per amore, (siede) per gelosie.
Dicono che sia stata causa Giannina.
GELTRUDA Mi dispiace, perché è una buona ragazza.
CANDIDA Oh signora zia scusatemi, ho sentito delle cose di lei che sarà bene che non la facciamo più venire per casa.
GELTRUDA Perché? cosa hanno detto?
CANDIDA Vi racconterò poi.
Fate a modo mio signora, non la ricevete più che farete bene.
GELTRUDA Siccome ella veniva più da voi che da me, vi lascio in libertà di trattarla, come volete.
CANDIDA (Indegna! Non avrà più l'ardire di comparirmi dinnanzi).
SUSANNA (che torna) Ecco le cuffie signora, guardi, scelga, e si soddisfi.
(tutte e tre si occupano alla scelta delle cuffie, e parlano piano tra loro)
SCENA QUARTA
Il CONTE ed il BARONE escono insieme dall'osteria.
CONTE Ho piacere che mi abbiate fatto la confidenza.
Lasciatevi servire da me, e non dubitate.
BARONE So che siete amico della signora Geltruda.
CONTE Oh amico vi dirò.
Ella è una donna che ha qualche talento, io amo la letteratura, mi diverto con lei più volentieri che con un'altra.
Del resto poi ella è una povera cittadina.
Suo marito le ha lasciato quella casuppola con qualche pezzo di terra, e per essere rispettata in questo villaggio ha bisogno della mia protezione.
BARONE Viva il signor Conte, che protegge le vedove, che protegge le belle donne.
CONTE Che volete? A questo mondo bisogna essere buoni da qualche cosa.
BARONE Mi farete dunque il piacere...
CONTE Non dubitate, le parlerò, le domanderò la nipote per un cavaliere mio amico; e quando gliela dimando io son sicuro che non avrà ardire, che non avrà coraggio di dire di no.
BARONE Ditele chi sono.
CONTE Che serve? Quando gliela domando io.
BARONE Ma la domandate per me?
CONTE Per voi.
BARONE Sapete voi bene chi sono?
CONTE Non volete che io vi conosca? Non volete che io sappia i vostri titoli, le vostre facoltà, i vostri impieghi? Eh fra noi altri titolati ci conosciamo.
BARONE (Oh come me lo goderei, se non avessi bisogno di lui!)
CONTE Oh, collega amatissimo...
(con premura)
BARONE Cosa c'è?
CONTE Ecco la signora Geltruda con sua nipote.
BARONE Sono occupate, credo che non ci abbiano veduto.
CONTE No certo.
Se Geltruda mi avesse veduto, si sarebbe mossa immediatamente.
BARONE Quando le parlerete?
CONTE Subito se volete.
BARONE Non è bene che io ci sia.
Parlatele, io anderò a trattenermi dallo speciale.
CONTE Perché dallo speciale?
BARONE Ho bisogno di un poco di reobarbaro per la digestione.
CONTE Del reobarbaro? Vi darà della radica di sambuco.
BARONE No no lo conosco.
Se non sarà buono non lo prenderò.
Mi raccomando a voi.
CONTE Collega amatissimo.
(lo abbraccia)
BARONE Addio collega carissimo.
(È il più bel pazzo di questo mondo).
(entra nella bottega dello speziale)
CONTE Signora Geltruda.
(chiama forte)
GELTRUDA Oh, signor Conte, perdoni, non l'aveva veduta.
(si alza)
CONTE Una parola in grazia.
SUSANNA Favorisca se comanda si servi qui; è padrone.
CONTE No no; ho qualche cosa da dirvi segretamente.
Scusate l'incomodo, ma vi prego di venir qui.
(a Geltruda)
GELTRUDA La servo subito.
Mi permetta di pagar una cuffia che abbiamo preso, e sono da lei.
(tira fuori la borsa per pagare Susanna, e per tirare in lungo)
CONTE Vuol pagar subito! questo vizio io non l'ho mai avuto.
SCENA QUINTA
CORONATO esce dall'osteria con SCAVEZZO, che porta un barile di vino in spalla.
CORONATO Illustrissimo questo è un barile che viene a lei.
CONTE E l'altro?
CORONATO Dopo questo si porterà l'altro; dove vuol che si porti?
CONTE Al mio palazzo.
CORONATO A chi vuole che si consegni?
CONTE Al mio fattore, se c'è.
CORONATO Ho paura che non vi sarà.
CONTE Consegnatelo a qualcheduno.
CORONATO Benissimo, andiamo.
SCAVEZZO Mi darà poi la buona mano il signor Conte.
CONTE Bada bene a non bever il vino, e non vi metter dell'acqua.
Non lo lasciate andar solo.
(a Coronato)
CORONATO Non dubiti, non dubiti, ci sono anch'io.
(via)
SCAVEZZO (Sì sì non dubiti che fra io ed il padrone, l'abbiamo accomodato a quest'ora).
(via)
GELTRUDA (ha pagato, e si avanza verso il Conte.
Susanna siede e lavora.
Candida resta a sedere, e pralano piano fra di loro) Eccomi da lei signor Conte.
Cosa mi comanda?
CONTE In poche parole.
Mi volete dar vostra nipote?
GELTRUDA Dare? Cosa intendete per questo dare?
CONTE Diavolo! non capite? In matrimonio.
GELTRUDA A lei?
CONTE Non a me, ma a una persona che conosco io, e che vi propongo io.
GELTRUDA Le dirò signor Conte, ella sa che mia nipote ha perduto i suoi genitori, e ch'essendo figliuola d'un unico mio fratello, mi sono io caricata di tenerle luogo di madre.
CONTE Tutti questi, compatitemi sono discorsi inutili.
GELTRUDA Mi perdoni.
Mi lasci venire al proposito della sua proposizione.
CONTE Bene, e così?
GELTRUDA Candida non ha ereditato dal padre tanto che basti per maritarla secondo la sua condizione.
CONTE Non importa, non vi è questione di ciò.
GELTRUDA Ma mi lasci dire.
Io sono stata beneficata da mio marito.
CONTE Lo so.
GELTRUDA Non ho figliuoli...
CONTE E voi le darete una dote...
(impaziente)
GELTRUDA Sì signore, quando il partito le convenirà.(con caldo)
CONTE Oh ecco il proposito necessario.
Lo propongo io, e quando lo propongo io, le convenirà.
GELTRUDA Son certa che il signor Conte non è capace che di proporre un soggetto accettabile, ma spero che mi farà l'onore di dirmi, chi è.
CONTE È un mio collega.
GELTRUDA Come? Un suo collega?
CONTE Un titolato, come son io.
GELTRUDA Signore...
CONTE Non ci mettete difficoltà.
GELTRUDA Mi lasci dire se vuole; e se non vuole gli leverò l'incomodo, e me n'anderò.
CONTE Via via siate buona; parlate, vi ascolterò.
Colle donne sono civile, sono compiacente; vi ascolterò.
GELTRUDA In poche parole le dico il mio sentimento.
Un titolo di nobiltà fa il merito di una casa, ma non quello di una persona.
Non credo mia nipote ambiziosa, né io lo sono per sacrificarla all'idolo della vanità.
CONTE Eh si vede che voi avete letto le favole.
GELTRUDA Questi sentimenti non s'imparano né dalle favole, né dalle storie.
La natura gl'ispira, e l'educazione li coltiva.
CONTE La natura, la coltivazione, tutto quel che volete.
Quello ch'io vi propongo è il barone del Cedro.
GELTRUDA Il signor Barone è innamorato di mia nipote?
CONTE Oui madame.
GELTRUDA Lo conosco, ed ho tutto il rispetto per lui.
CONTE Vedete che pezzo ch'io vi propongo?
GELTRUDA È un cavaliere di merito...
CONTE È mio collega.
GELTRUDA È un poco franco di lingua, ma non c'è male.
CONTE Animo dunque.
Cosa mi rispondete?
GELTRUDA Adagio, adagio, signor Conte, non si decidono queste cose così sul momento.
Il signor Barone avrà la bontà di parlare con me...
CONTE Quando lo dico io, scusatemi, non si mette in dubbio, io ve la domando per parte sua, e si è raccomandato, e mi ha pregato, e mi ha supplicato, ed io vi parlo, vi supplico, non vi supplico, ma ve la domando.
GELTRUDA Supponiamo che il signor Barone dica davvero.
CONTE Cospetto! Cos'è questo supponiamo? La cosa è certa; e quando lo dico io...
GELTRUDA Via la cosa è certa.
Il signor Barone la brama.
Vossignoria la domanda.
Bisogna bene, ch'io senta se Candida vi acconsente.
CONTE Non lo saprà, se non glie lo dite.
GELTRUDA Abbia la bontà di credere che glielo dirò.
CONTE Eccola lì, parlatele.
GELTRUDA Li parlerò.
CONTE Andate, e vi aspetto qui.
GELTRUDA Mi permetta, e sono da lei.
(fa riverenza) (Se il Barone dicesse davvero, sarebbe una fortuna per mia nipote.
Ma dubito, ch'ella sia prevenuta).
(va verso la merciaia)
CONTE Oh, io poi colla mia buona maniera faccio fare alle persone tutto quello che io voglio.
(tira fuori un libro, si mette sulla banchetta, e legge)
GELTRUDA Candida andiamo a fare due passi.
Ho necessità di parlarvi.
SUSANNA Se vogliono restar servite nel mio giardinetto, saranno in pienissima libertà.
(si alzano)
GELTRUDA Sì andiamo che sarà meglio, perché devo tornar qui subito.
(entra in bottega)
CANDIDA Cosa mai vorrà dirmi? Son troppo sfortunata, per aspettarmi alcuna consolazione.
(entra in bottega)
CONTE È capace di farmi star qui un'ora ad aspettarla.
Manco male che ho questo libro che mi diverte.
Gran bella cosa è la letteratura! Un uomo con un buon libro alla mano non è mai solo.(legge piano)
SCENA SESTA
GIANNINA di casa, ed il CONTE.
GIANNINA Oh via, il desinare è preparato, quando verrà quell'animale di Moracchio non griderà.
Nessuno mi vede; è meglio che vada ora a portar il ventaglio alla signora Candida.
Se posso darglielo senza che la zia se ne accorga glielo do; se no aspetterò un altro incontro.
CONTE Oh ecco Giannina.
Ehi! quella giovine.
(s'incammina al palazzino)
GIANNINA Signore.
(dove si trova, voltandosi)
CONTE Una parola.
(la chiama a sé)
GIANNINA Ci mancava quest'impiccio ora.
(si avanza bel bello
CONTE (Non bisogna che io mi scordi di Coronato.
Gli ho promesso la mia protezione, e la merita).
(si alza e mette via il libro)
GIANNINA Son qui, cosa mi comanda?
CONTE Dove eravate indirizzata?
GIANNINA A fare i fatti miei, signore.
(rusticamente)
CONTE Così mi rispondete? Con quest'audacia? con quest'impertinenza?
GIANNINA Come vuol ch'io parli? Parlo come so, come sono avezza a parlare.
Parlo così con tutti, e nessuno mi ha detto che sono una impertinente.
CONTE Bisogna distinguere con chi si parla.
GIANNINA Oh io non so altro distinguere.
Se vuol qualche cosa, me lo dica; se vuol divertirsi, io non ho tempo da perdere con vossignoria...
CONTE Illustrissima.
GIANNINA E eccellentissima ancora se vuole.
CONTE Venite qui.
GIANNINA Son qui.
CONTE Vi volete voi maritare?
GIANNINA Signor sì.
CONTE Brava, così mi piace.
GIANNINA Oh io quel che ho in core ho in bocca.
CONTE Volete che io vi mariti?
GIANNINA Signor no.
CONTE Come no?
GIANNINA Come no? perché no.
Perché per maritarmi non ho bisogno di lei.
CONTE Non avete bisogno della mia protezione?
GIANNINA No in verità, niente affatto.
(ridendo dolcemente)
CONTE Sapete voi quel che io posso in questo villaggio?
GIANNINA Potrà tutto in questo villaggio, ma non può niente nel mio matrimonio.
CONTE Non posso niente?
GIANNINA Niente in verità, niente affatto.
CONTE Voi siete innamorata in Crespino.
GIANNINA Oh, per me ha dello spirito che mi basta.
CONTE E lo preferite a quel galantuomo, a quell'uomo ricco, a quell'uomo di proposito di Coronato?
GIANNINA Oh, lo preferirei bene ad altri che a Coronato.
CONTE Lo preferireste a degli altri?
GIANNINA Se sapesse a chi lo preferirei! (ridendo, ed a moti si spiega per lui)
CONTE E a chi lo preferireste?
GIANNINA Cosa serve? non mi faccia parlare.
CONTE No, perché sareste capace di dire qualche insolenza.
GIANNINA Comanda altro da me?
CONTE Orsù io proteggo vostro fratello, vostro fratello ha dato parola per voi a Coronato, e voi dovete maritarvi con Coronato.
GIANNINA Vossignoria...
CONTE Illustrissima.
GIANNINA Vossignoria illustrissima protegge mio fratello?
CONTE Così è, sono impegnato.
GIANNINA E mio fratello ha dato parola a Coronato?
CONTE Sicuramente.
GIANNINA Oh, quando è così...
CONTE E bene?
GIANNINA Mio fratello sposerà Coronato.
CONTE Giuro al Cielo, Crespino non lo sposarete.
GIANNINA No? perché?
CONTE Lo farò mandar via di questo villaggio.
GIANNINA Anderò a cercarlo dove sarà.
CONTE Lo farò bastonare.
GIANNINA Oh in questo ci penserà lui.
CONTE Lo farò accoppare.
GIANNINA Questo mi dispiacerebbe veramente.
CONTE Cosa fareste s'egli fosse morto?
GIANNINA Non so.
CONTE Ne prendereste un altro?
GIANNINA Potrebbe darsi di sì.
CONTE Fate conto ch'egli sia morto.
GIANNINA Signor non so né leggere, né scrivere, né far conti.
CONTE Impertinente!
GIANNINA Mi comanda altro?
CONTE Andate al diavolo.
GIANNINA M'insegni la strada.
CONTE Giuro al cielo, se non foste una donna!
GIANNINA Cosa mi farebbe?
CONTE Andate via di qua.
GIANNINA Subito l'obbedisco, e poi mi dirà ch'io non so le creanze.
(s'incammina verso il palazzino)
CONTE Creanze, creanze! Va via senza salutare.
(sdegnato dietro a Giannina)
GIANNINA Oh, perdoni.
Serva di vossignoria...
CONTE Illustrissima.
(sdegnato)
GIANNINA Illustrissima.
(ridendo corre nel palazzino)
CONTE Rustica progenies nescit habere modum.
(sdegnato) Non so cosa fare, se non vuol Coronato, io non la posso obbligare; non ha mancato da me.
Cosa si è messo in capo colui di voler una moglie che non lo vuole! Mancano donne al mondo? Glie ne troverò una io.
Una meglio di questa.
Vedrà, vedrà l'effetto della mia protezione.
SCENA SETTIMA
GELTRUDA e CANDIDA fuori dalla bottega della merciai, e detto.
CONTE E così, signora Geltruda?
GELTRUDA Signore, mia nipote è una giovane saggia e prudente.
CONTE E così, alle corte.
GELTRUDA Ma ella m'affatica in verità, signor Conte.
CONTE Scusatemi; se sapeste quel ch'ho passato con una donna! è vero che un'altra donna...
(Ma tutte donne!) E così cosa dice la saggia e prudente signora Candida?
GELTRUDA Supposto che il signor Barone...
CONTE Supposto, maledetti i vostri supposti!
GELTRUDA Dato, concesso, assicurato, concluso, come comanda vossignoria.
CONTE Illustrissima.
(frà denti, da sé)
GELTRUDA Signore.
(domandandogli cosa ha detto)
CONTE Niente niente, tirate innanzi.
GELTRUDA Accordate le condizioni e le convenienze, mia nipote è contenta di sposare il signor Barone.
CONTE Brava, bravissima.
(a Candida) (Questa volta almeno ci sono riuscito).
CANDIDA (Sì, per vendicarmi di quel perfido d'Evaristo).
GELTRUDA (Non credeva, certo, ch'ella v'acconsentisse.
Mi pareva impegnata in certo amoretto...
ma mi sono ingannata).
SCENA OTTAVA
GIANNINA sulla terrazza, e detti.
GIANNINA (Non c'è, non la trovo in nessun luogo).
Oh, eccola lì.
CONTE Così dunque la signora Candida sposerà il signor barone del Cedro.
GIANNINA (Cosa sento? cosa risponderà?)
GELTRUDA Ella lo farà quando le condizioni...
(al Conte)
CONTE Quali condizioni ci mettete voi? (a Candida)
CANDIDA Nessuna, signore, lo sposerò in ogni modo.
(al Conte)
CONTE Viva la signora Candida, così mi piace.
(Eh! quando mi meschio io negli affari, tutto va a meraviglia).
(si pavoneggia)
GIANNINA (Questa è una cosa terribile.
Povero signor Evaristo! È inutile ch'io le dia il ventaglio).(via)
GELTRUDA (Mi sono ingannata.
Ella amava il Barone, ed io la credeva accesa del signor Evaristo).
CONTE Se mi permette, vado a dare questa buona nuova al Barone, al mio caro amico, al mio caro collega.
GELTRUDA E dov'è il signor Barone?
CONTE Mi aspetta dallo speziale.
Fate una cosa.
Andate a casa; ed io ve lo conduco immediatamente.
GELTRUDA Cosa dite nipote?
CANDIDA Sì, parlerà con voi.
(a Geltruda)
CONTE E con voi.
(a Candida)
CANDIDA Mi rimetto a quello che farà la signora zia.
(Morirò, ma morirò vendicata).
CONTE Vado subito.
Aspettateci.
Verremo da voi...
Come l'ora è un poco avanzata non sarebbe male che gli offeriste di tenerlo a pranzo.
GELTRUDA Oh per la prima volta!
CONTE Eh queste sono delicatezze superflue.
L'accetterà volentieri, mi impegno io, e per obbligarlo ci resterò ancor io.
(parte, ed entra dallo speziale)
GELTRUDA Andiamo ad attenderli adunque.
(a Candida)
CANDIDA Andiamo.
(malenconica)
GELTRUDA Che cosa avete? Lo fate voi di buon animo? (a Candida)
CANDIDA Sì, di buon animo.
(Ho data la mia parola, non vi è rimedio).
GELTRUDA (Povera fanciulla, la compatisco.
In questi casi, (s'incammina verso il palazzino) malgrado l'amore, si sente sempre un poco di confusione).
(come sopra)
SCENA NONA
GIANNINA dal palazzino, e CANDIDA.
GIANNINA Oh signora Candida.
CANDIDA Cosa fate voi qui? (in collera)
GIANNINA Veniva in traccia di lei...
CANDIDA Andate via, e in casa nostra non ardite più di mettervi il piede.
GIANNINA Come! A me quest'affronto?
CANDIDA Che affronto! Siete un'indegna, e non deggio, e non posso più tollerarvi.
(entra nel palazzino)
GELTRUDA (È un poco troppo veramente).
GIANNINA (Io resto di sasso!) Signora Geltruda...
GELTRUDA Mi dispiace della mortificazione che avete provata, ma mia nipote è una giovane di giudizio, e se vi ha trattata male, avrà le sue ragioni per farlo.
GIANNINA Che ragioni può avere? Mi maraviglio di lei.
(forte)
GELTRUDA Ehi portate rispetto.
Non alzate la voce.
GIANNINA Voglio andare a giustificarmi...
(in atto di partire)
GELTRUDA No no fermatevi.
Ora non serve, lo farete poi.
GIANNINA Ed io le dico che voglio andare adesso.
(vuol andare)
GELTRUDA Non ardirete di passare per questa porta.
(si mette sulla porta)
SCENA DECIMA
CONTE e BARONE dallo speciale, per andar al palazzino, e dette.
CONTE Andiamo, andiamo.
BARONE Ci verrò per forza.
GELTRUDA Impertinente! (a Giannina; poi entra e chiude la porta nell'atto che si presentano il Conte ed il Barone, non veduti da lei)
GIANNINA (arrabbiata s'allontana e smania)
CONTE (resta senza parlare, guardando la porta)
BARONE Come ci chiude la porta in faccia?
CONTE In faccia? Non è possibile.
BARONE Non è possibile? Non è possibile quel ch'è di fatto?
GIANNINA A me un affronto? (da sé, passeggiando e fremendo)
CONTE Andiamo a battere, a vedere, a sentire.
(al Barone)
BARONE No, fermatevi, non ne vo' saper altro.
Non voglio espormi a novelli insulti.
Mi son servito di voi male a proposito.
V'hanno deriso voi, ed hanno posto in ridicolo me per cagion vostra.
CONTE Che maniera di parlare è codesta? (si scalda)
BARONE E ne voglio soddisfazione.
CONTE Da chi?
BARONE Da voi.
CONTE Come?
BARONE Colla spada alla mano.
CONTE Colla spada? Sono vent'anni che sono in questo villaggio, e che non adopero più la spada.
BARONE Colla pistola dunque.
CONTE Sì, colle pistole.
Anderò a prendere le mie pistole.
(vuol partire)
BARONE No, fermatevi.
Eccone due.
Una per voi e una per me.
(le tira di saccoccia)
GIANNINA Pistole? Ehi gente.
Aiuto, pistole.
Si ammazzano.
(corre in casa)
CONTE (imbarazzato)
SCENA UNDICESIMA
GELTRUDA sulla terrazza, e detti [poi LIMONCINO e TOGNINO].
GELTRUDA Signori miei, cos'è questa novità?
CONTE Perché ci avete serrata la porta in faccia? (a Geltruda)
GELTRUDA Io? Scusatemi.
Non sono capace di un'azione villana con chi che sia.
Molto meno con voi, e col signor Barone che si degna di favorir mia nipote.
CONTE Sentite.
(al Barone)
BARONE Ma, signora mia nell'atto che volevamo venir da voi, ci è stata serrata la porta in faccia.
GELTRUDA Vi protesto che non vi aveva veduti, ed ho serrato la porta per impedire che non entrasse quella scioccherella di Giannina.
GIANNINA (mette fuori la testa con pausa dalla sua porta) Cos'è questa scioccarella? (caricando con disprezzo, e torna dentro)
CONTE Zitto lì impertinente.
(contro Giannina)
GELTRUDA Se vogliono favorire darò ordine che sieno introdotti.
(via)
CONTE Sentite? (al Barone)
BARONE Non ho niente che dire.
CONTE Cosa volete fare di quelle pistole?
BARONE Scusate la delicatezza d'onore...
(mette via le pistole)
CONTE E volete presentarvi a due donne colle pistole in saccoccia?
BARONE Le porto in campagna per mia difesa.
CONTE Ma se lo sanno che abbiate quelle pistole: sapete cosa sono le donne, non vorranno che vi accostiate.
BARONE Avete ragione.
Vi ringrazio di avermi prevenuto, e per segno di buona amicizia, ve ne faccio un presente.
(le torna a tirar fuori e gliele presenta)
CONTE Un presente a me? (con timore)
BARONE Sì, spero che non lo ricusarete.
CONTE Le accetterò perché vengono dalle vostre mani.
Sono cariche?
BARONE Che domanda! Volete ch'io porti le pistole vuote?
CONTE Aspettate.
Ehi dal caffè.
LIMONCINO (dalla bottega del caffè) Cosa mi comanda?
CONTE Prendete queste pistole, e custoditele che le manderò a pigliare.
LIMONCINO Sarà servito.
(prende le pistole del Barone)
CONTE Badate bene che sono cariche.
LIMONCINO Eh ch'io le so maneggiare.
(scherza con le pistole)
CONTE Ehi, ehi non fate la bestia.
(con timore)
LIMONCINO (È valoroso il signor Conte).
(via)
CONTE Vi ringrazio, e ne terrò conto.
(Dimani le venderò).
TOGNINO (dal palazzino) Signori, la padrona li aspetta.
CONTE Andiamo.
BARONE Andiamo.
CONTE Ah! che ne dite? Sono uomo io? Eh collega amatissimo.
Noi altri titolati! La nostra protezione val qualche cosa.
(s'incammina)
GIANNINA (di casa, pian piano, va dietro di loro per entrare.
Il Conte ed il Barone entrano, introdotti da Tognino, che resta sulla porta.
Giannina vorrebbe entrare, e Tognino la ferma)
TOGNINO Voi non ci avete che fare.
GIANNINA Signor sì, ci ho che fare.
TOGNINO Ho ordine di non lasciarvi entrare.
(entra e chiude la porta)
GIANNINA Ho una rabbia a non potermi sfogare, che sento proprio che la bile mi affoga.
(avanzandosi) A me un affronto? A una giovane della mia sorte? (smania per la scena)
SCENA DODICESIMA
EVARISTO di strada, collo schioppo in spalla, e MORACCHIO collo schioppo in mano, una sacchetta col salvatico, ed il cane attaccato alla corda; e detta [poi TOGNINO].
EVARISTO Tenete, portate il mio schioppo da voi.
Custodite quelle pernici fino che io ne dispongo.
Vi raccomando il cane.
(siede al caffè, piglia tabacco e s'accomoda)
MORACCHIO Non dubiti che sarà tutto ben custodito.
(ad Evaristo) Il desinare è all'ordine? (a Giannina, avanzandosi)
GIANNINA È all'ordine.
MORACCHIO Cosa diavolo hai? Sei sempre in collera con tutto il mondo, e poi ti lamenti di me.
GIANNINA Oh è vero.
Siamo fratelli, non vi è niente che dire...
MORACCHIO Via andiamo a desinare ch'è ora.
(a Giannina)
GIANNINA Sì sì va' avanti che poi verrò.
(Voglio parlare col signor Evaristo).
MORACCHIO Se vieni, vieni, se non vieni mangerò io.
(entra in casa)
GIANNINA Se ora mangiassi, mangerei del veleno.
EVARISTO (Non si vede nessuno nella terrazza.
Saranno a pranzo probabilmente.
È meglio ch'io vada all'osteria.
Il Barone mi aspetta).
(si alza) Ebbene Giannina avete niente da dirmi? (vedendo Giannina)
GIANNINA Oh sì signore ho qualche cosa da dirli.
(bruscamente)
EVARISTO A
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