IL VENTAGLIO, di Carlo Goldoni - pagina 9
...
...
GIANNINA Chi sa? Può essere che qualcheduno l'abbia trovato.
EVARISTO Sentiamo.
(a Giannina)
CANDIDA Il ventaglio sarà nelle mani di quella, a cui lo avete donato, e non vuol renderlo, ed ha ragione.
GIANNINA Non è vero niente.
(a Candida)
CANDIDA Tacete.
EVARISTO Vi giuro sull'onor mio...
CANDIDA Basta così.
Il mio partito è preso.
Mi meraviglio di voi che mi mettete a fronte di una villana.
(via)
GIANNINA Cos'è questa villana? (alla terrazza)
EVARISTO Giuro al cielo, voi siete cagione della mia disperazione, della mia morte.
(contro Giannina)
GIANNINA Ehi, ehi non fate la bestia.
EVARISTO Ella ha preso il suo partito.
Io deggio prendere il mio.
Aspetterò il mio rivale, l'attaccherò colla spada, o morirà l'indegno, o sagrificherò la mia vita...
Per voi, per voi a questo duro cimento.
GIANNINA Oh è meglio che vada via.
Ho paura che diventi matto.
(va pian piano verso la casa)
EVARISTO Ma come! la passione mi opprime il core; mi manca il respiro.
Non mi regge il piede; mi si abbagliano gli occhi.
Misero me! chi m'aiuta? (si lascia cadere su una sedia del caffè, e si abbandona affatto)
GIANNINA (voltandosi lo vede cadere) Cos'è? cos'è? More povero diavolo! More, aiuto gente, ehi Moracchio! Ehi dal caffè!
SCENA OTTAVA
LIMONCINO dal caffè, con le due tazze di caffè per andare all'osteria; MORACCHIO dalla casa accorre in aiuto di Evaristo [seguono CRESPINO e TIMOTEO, poi il CONTE].
CRESPINO (di strada) Oh eccolo qui il signor Evaristo.
Cos'è stato?
GIANNINA Dell'acqua, dell'acqua.
(a Limoncino)
CRESPINO Del vino, del vino.
(corre in bottega)
LIMONCINO Dategli del vino.
Io porterò il caffè all'osteria.
(parte)
MORACCHIO Animo, animo, signor Evaristo.
Alla caccia, alla caccia.
GIANNINA Sì altro che caccia! È innamorato.
Ecco tutto il suo male.
TIMOTEO (dalla speziaria) Cosa c'è?
MORACCHIO Venga qui, venga qui, signor Timoteo
GIANNINA Venga a soccorrere questo povero galantuomo.
TIMOTEO Che male ha?
GIANNINA È in accidente.
TIMOTEO Bisogna cavargli sangue.
MORACCHIO È capace vossignoria?
TIMOTEO In caso di bisogno si fa di tutto.
(va alla speziaria)
GIANNINA (Oh povero signor Evaristo, lo stroppia assolutamente).
CRESPINO (dalla bottega con un fiasco di vino) Ecco, ecco, questo lo farà rinvenire, è vino vecchio di cinque anni.
GIANNINA Pare che rinvenga un poco.
CRESPINO Oh questo fa risuscitare i morti.
MORACCHIO Animo animo si dia coraggio.
TIMOTEO (dalla speziaria con bicchiere, pezze e rasoio) Eccomi qui, presto, spogliatelo.
MORACCHIO E cosa volete far del rasoio?
TIMOTEO In caso di bisogno serve meglio di una lancetta.
CRESPINO Un rasoio?
GIANNINA Un rasoio?
EVARISTO Chi è che vuol assassinarmi con un rasoio? (pateticamente, alzandosi)
GIANNINA Il signor Timoteo
TIMOTEO Son un galantuomo, non assassino alcuno, e quando si fa quello che si può, e quello che si sa, nessuno ha occasione di rimproverare.
(Che mi chiamino un'altra volta che or verrò!) (entra in bottega)
MORACCHIO Vuol venire da me, signor Evaristo? Riposerà sul mio letto.
EVARISTO Andiamo dove volete.
MORACCHIO Mi dia il braccio, s'appoggi.
EVARISTO Quanto meglio saria per me che terminassi questa misera vita!(s'incammina sostenuto da Moracchio)
GIANNINA (Se ha volontà di morire basta che si raccomandi allo speziale).
MORACCHIO Eccoci alla porta.
Andiamo.
EVARISTO Pietà inutile a chi non desidera che di morire.
(entrano)
MORACCHIO Giannina, vieni ad accomodar il letto per il signor Evaristo.
(sulla porta, ed entra)
GIANNINA (vorrebbe andare anch'ella)
CRESPINO Giannina? (la chiama)
GIANNINA Cos'è?
CRESPINO Siete molto compassionevole per quel signore!
GIANNINA Faccio il mio debito perché io e voi siamo la causa del suo male.
CRESPINO Per voi non so che dire.
Ma io? Come c'entro io?
GIANNINA Per causa di quel maladetto ventaglio.
(entra)
CRESPINO Maladetto ventaglio! L'avrò sentito nominare un milione di volte.
Ma ci ho gusto per quell'ardito di Coronato.
È mio nemico, e lo sarà sempre, fino che non arrivo a sposar Giannina.
Potrei metterlo quel ventaglio in terra, in qualche loco, ma se gli camminano sopra, se lo fracassano? Qualche cosa farò, io non voglio che mi mettano in qualche imbarazzo.
Ho sentito a dire che in certe occasioni i stracci vanno all'aria.
Ed io i pochi che ho, me li vo' conservare.
(va al banco suo, e prende il ventaglio)
LIMONCINO Ed il...
CONTE (dall'osteria) Vien qui aspetta.
(prende un pezzetto di zucchero e se lo mette in bocca) Per il raffreddore.
LIMONCINO Per la gola.
CONTE Che?
LIMONCINO Dico che fa bene alla gola.
(parte e va in bottega)
CONTE (passeggia contento, mostrando aver ben mangiato)
CRESPINO (Quasi, quasi...
Sì questo è il meglio di tutto).
(s'avanza col ventaglio)
CONTE Oh buon giorno, Crespino.
CRESPINO Servitor di V.
S.
illustrissima.
CONTE Sono accomodate le scarpe? (piano)
CRESPINO Domani sarà servita.
(fa vedere il ventaglio)
CONTE Che cosa avete di bello in quella carta?
CRESPINO È una cosa che ho trovato per terra vicino all'osteria della posta.
CONTE Lasciate vedere.
CRESPINO Si servi.
(glie lo dà)
CONTE Oh un ventaglio! Qualcheduno passando l'averà perduto.
Cosa volete fare di questo ventaglio?
CRESPINO Io veramente non saprei cosa farne.
CONTE Lo volete vendere?
CRESPINO Oh venderlo! Io non saprei cosa domandarne.
Lo crede di prezzo questo ventaglio?
CONTE Non so, non me n'intendo.
Vi sono delle figure...
ma un ventaglio trovato in campagna non può valere gran cosa.
CRESPINO Io avrei piacere che valesse assai.
CONTE Per venderlo bene.
CRESPINO No in verità, illustrissimo.
Per aver il piacere di farne un presente a V.
S.
illustrissima.
CONTE A me? Me lo volete donare a me? (contento)
CRESPINO Ma come non sarà cosa da par suo...
CONTE No no, ha il suo merito, mi par buonino.
Vi ringrazio, caro.
Dove posso, vi esibisco la mia protezione.
(Ne farò un regalo, e mi farò onore).
CRESPINO Ma la supplico d'una grazia.
CONTE (Oh, già lo sapevo.
Costoro non danno niente senza interesse).
Cosa volete? Parlate.
CRESPINO La prego non dire di averlo avuto da me.
CONTE Non volete altro?
CRESPINO Niente altro.
CONTE (Via via è discreto).
Quando non volete altro...
ma ditemi in grazia, non volete che si sappia che l'ho avuto da voi? Per avventura l'avreste rubbato?
CRESPINO Perdoni illustrissimo, non son capace...
CONTE Ma perché non volete che si sappia che l'ho avuto da voi? Se l'avete trovato, e se il padrone non lo domanda, io non ci so vedere la ragione.
CRESPINO Eh c'è la sua ragione.
(ridendo)
CONTE E qual è?
CRESPINO Le dirò.
Io ho un'amorosa.
CONTE Lo so benissimo.
È Giannina.
CRESPINO E se Giannina sapesse che io aveva questo ventaglio, e che non l'ho donato a lei se ne avrebbe a male.
CONTE Avete fatto bene a non darglielo.
Non è ventaglio per una contadina.
(lo mette via) Non dubitate, non dirò niente d'averlo avuto da voi.
Ma a proposito: come vanno gli affari vostri con Giannina? Avete veramente volontà di sposarla?
CRESPINO Per dirle la verità...
Le confesso il mio debole.
La sposerei volontieri.
CONTE Quand'è così non dubitate.
Ve la faccio sposar questa sera, se voi volete.
CRESPINO Davvero!
CONTE Che sono io? Cosa val la mia protezione!
CRESPINO Ma Coronato che la pretende?
CONTE Coronato?...
Coronato è uno sciocco.
Vi vuol bene Giannina?
CRESPINO Assai.
CONTE Bene dunque.
Voi siete amato, Coronato non lo può soffrire: fidatevi della mia protezione.
CRESPINO Fin qui l'intendo ancor io.
Ma il fratello?
CONTE Che fratello? che fratello? Quando la sorella è contenta, cosa c'entra il fratello? Fidatevi della mia protezione.
CRESPINO Mi raccomando dunque alla sua bontà.
CONTE Sì, alla mia protezione.
CRESPINO Vado a terminare d'accomodar le sue scarpe.
CONTE Dite piano.
Ne avrei bisogno d'un paio di nuove.
CRESPINO La servirò.
CONTE Eh! le voglio pagare, sapete? Non credeste mai...
Io non vendo la mia protezione.
CRESPINO Oh per un paio di scarpe!
CONTE Andate, andate a fare le vostre faccende.
CRESPINO Vado subito.
(va per andare al banco)
CONTE (tira fuori il ventaglio, e a poco a poco lo esamina)
CRESPINO (Oh cospetto di bacco! Mi era andato di mente.
Mi ha mandato la signora Geltruda a cercar il signor Evaristo, l'ho trovato qui, e non gli ho detto niente.
Ma la sua malattia...
Il ventaglio...
Me ne sono scordato.
Andarei ad avvertirlo, ma in quella casa non ci vado per cagion di Moracchio.
Farò così, anderò a ritrovare la signora Geltruda.
Le dirò che il signor Evaristo è in casa di Giannina, e lo manderà a chiamare da chi vorrà).
(entra nella bottega della merciaia)
CONTE Eh! (con sprezzo) Guarda e riguarda: è un ventaglio.
Che può costar?...
che so io? Sette o otto paoli.
Se fosse qualche cosa di meglio, lo donerei alla signora Candida, che questa mattina ha rotto il suo.
Ma perché no? Non è poi tanto cattivo.
GIANNINA (alla finestra) (Non vedo Crespino.
Dove sarà andato a quest'ora?)
CONTE Queste figure non sono ben dipinte, ma mi pare che non siano mal disegnate.
GIANNINA (Oh cosa vedo! Il ventaglio in mano del signor Conte! Presto presto andiamo a risvegliare il signor Evaristo).
(via)
CONTE Basta, non si ricusa mai niente.
Qualche cosa farò.
SCENA NONA
BARONE dall'osteria, e detto [poi TOGNINO].
BARONE Amico, mi avete piantato lì.
CONTE Ho veduto che non avevate volontà di parlare.
BARONE Sì, è vero; non posso ancor darmi pace...
Ditemi, vi pare che possiamo ora tentar di riveder queste signore?
CONTE Perché no? Mi viene ora in mente una cosa buona.
Volete, ch'io vi faccia un regalo? Un regalo, con cui vi potete far onore colla signora Candida.
BARONE Cos'è questo regalo?
CONTE Sapete che questa mattina ella ha rotto il suo ventaglio?
BARONE È vero; m'è stato detto.
CONTE Ecco un ventaglio.
Andiamola a ritrovare, e presentateglielo voi colle vostre mani.
(lo dà al Barone) Guardate, guardate non è cattivo.
BARONE E volete dunque...
CONTE Sì, presentatelo come voi.
Io non voglio farmi alcun merito.
Lascio tutto l'onore a voi.
BARONE Accetterò volentieri quest'occasione, ma mi permetterete che dimandi cosa vi costa?
CONTE Cosa v'importa a sapere quel che mi costa?
BARONE Per soddisfarne il prezzo.
CONTE Oh cosa serve! Mi meraviglio.
Anche voi mi avete donato quelle pistole...
BARONE Non so che dire.
Accetterò le vostre finezze.
(Dove diavolo ha trovato questo ventaglio? Mi pare impossibile, ch'egli l'abbia comprato).
(guardandolo)
CONTE Ah cosa dite? Non è una galanteria? Non è venuto a tempo? Oh io in queste occasioni so quel che ci vuole.
So prevedere.
Ho una camera piena di queste galanterie per le donne.
Orsù andiamo, non perdiamo tempo.
(corre e batte al palazzino)
TOGNINO (sulla terrazza) Cosa comanda?
CONTE Si può riverire queste signore?
TOGNINO La signora Geltruda è fuori di casa, e la signora Candida è nella sua camera che riposa.
CONTE Subito che si sveglia avvisateci.
TOGNINO Sarà servita.
(via)
CONTE Avete sentito?
BARONE Bene, bisogna aspettare.
Ho da scrivere una lettera a Milano, andrò a scriverla dallo speziale.
Se volete venire anche voi...
CONTE No no da colui vi vado mal volentieri.
Andate a scrivere la vostra lettera, io resterò qui ad aspettare l'avviso del servitore.
BARONE Benissimo.
Ad ogni cenno sarò con voi.
CONTE Fidatevi di me, e non dubitate.
BARONE (Ah, mi fido poco di lui, meno della zia, e meno ancora della nipote).
(va dallo speziale)
CONTE Mi divertirò col mio libro; colla mia preziosa raccolta di favole meravigliose.
(tira fuori il libro, e siede)
SCENA DECIMA
EVARISTO dalla casa di Giannina, e detto.
EVARISTO (Oh, eccolo ancora qui, dubitava, ch'ei fosse partito.
Non so come il sonno abbia potuto prendermi fra tante afflizioni.
La stanchezza...
la lassitudine.
Ora mi par di rinascere.
La speranza di ricuperar il ventaglio...) Signor Conte la riverisco divotamente.
CONTE Servitor suo.
(leggendo e ridendo)
EVARISTO Permette, ch'io possa dirle una parola?
CONTE Or ora son da voi.
(come sopra)
EVARISTO (Se non ha il ventaglio in mano, io non so come introdurmi a parlare).
CONTE (si alza ridendo, mette cvia il libro e s'avanza) Eccomi qui.
Cosa posso fare per servirvi?
EVARISTO Perdonate se vi ho disturbato.
(osservando se vede il ventaglio)
CONTE Niente, niente finirò la mia favola un'altra volta.
EVARISTO Non vorrei che mi accusaste di troppo ardito.
CONTE Cosa guardate? Ho qualche macchia d'intorno? (si guarda)
EVARISTO Scusatemi.
Mi è stato detto che voi avevate un ventaglio.
CONTE Un ventaglio? (confondendosi) È vero, l'avete forse perduto voi?
EVARISTO Sì signor l'ho perduto io.
CONTE Ma vi sono bene dei ventagli al mondo.
Cosa sapete che sia quello che avete perduto?
EVARISTO Se volete aver la bontà di lasciarmelo vedere...
CONTE Caro amico mi dispiace che siete venuto un po' tardi.
EVARISTO Come tardi?
CONTE Il ventaglio non è più in mano mia.
EVARISTO Non è più in mano vostra? (agitato)
CONTE No, l'ho dato ad una persona.
EVARISTO E a qual persona l'avete dato? (riscaldandosi)
CONTE Questo è quello, ch'io non voglio dirvi.
EVARISTO Signor Conte mi preme saperlo; mi preme aver quel ventaglio, e mi avete a dire chi l'ha.
CONTE Non vi dirò niente.
EVARISTO Giuro al cielo, voi lo direte.
(trasportato)
CONTE Come! mi perdereste il rispetto?
EVARISTO Lo dico, e lo sosterrò; non è azione da galantuomo.
(con caldo)
CONTE Sapete voi che ho un paio di pistole cariche? (caldo)
EVARISTO Che importa a me delle vostre pistole? Il mio ventaglio signore.
CONTE Che diavolo di vergogna! Tanto strepito per uno straccio di ventaglio che valerà cinque paoli.
EVARISTO Vaglia quel che sa valere, voi non sapete quello che costa, ed io darei per riaverlo...
Sì, darei cinquanta zecchini.
CONTE Dareste cinquanta zecchini!
EVARISTO Sì, ve lo dico, e ve lo prometto.
Se si potesse ricuperare darei cinquanta zecchini.
CONTE (Diavolo, bisogna che sia dipinto da Tiziano, o da Raffaelo d'Urbino).
EVARISTO Deh signor Conte fatemi questa grazia, questo piacere.
CONTE Vedrò se si potesse ricuperare, ma sarà difficile.
EVARISTO Se la persona che l'ha, volesse cambiarlo in cinquanta zecchini, disponetene liberamente.
CONTE Se l'avessi io, mi offenderei d'una simile proposizione.
EVARISTO Lo credo benissimo.
Ma può essere che la persona che l'ha non si offenda.
CONTE Oh in quanto a questo, la persona si offenderebbe quanto me, e forse forse...
Amico, vi assicuro che sono estremamente imbrogliato.
EVARISTO Facciamo così, signor Conte.
Questa è una scattola d'oro, il di cui solo peso val cinquantaquattro zecchini.
Sapete che la fattura raddoppia il prezzo; non importa, per ricevere quel ventaglio, ne offerisco il cambio assai volentieri.
Tenete.
(glie la dà)
CONTE Ci sono de' diamanti in quel ventaglio? Io non ci ho badato.
EVARISTO Non ci sono diamanti, non val niente, ma per me è prezioso.
CONTE Bisognerà vedere di contentarvi.
EVARISTO Vi prego, vi supplico, vi sarò obbligato.
CONTE Aspettate qui.
(Sono un poco imbrogliato!) Farò di tutto per soddisfarvi...
e volete, ch'io dia in cambio la tabacchiera?
EVARISTO Sì datela liberamente.
CONTE Aspettate qui.
(s'incammina) E se la persona mi rendesse il ventaglio, e non volesse la tabacchiera?
EVARISTO Signore la tabacchiera l'ho data a voi, è cosa vostra, fatene qual uso che vi piace.
CONTE Assolutamente?
EVARISTO Assolutamente.
CONTE (Il Barone finalmente è galantuomo, è mio amico).
Aspettate qui.
(Se fossero i cinquanta zecchini non li accetterei, ma una tabacchiera d'oro? Sì signore, è un presente da titolato).
(va alla spezieria)
EVARISTO Sì per giustificarmi presso dell'idol mio farei sagrifizio del mio sangue medesimo, se abbisognasse.
SCENA UNDICESIMA
CRESPINO dalla bottega della merciaia, e detti [poi GIANNINA]
CRESPINO (Oh, eccolo qui).
Signore la riverisco.
La signora Geltruda vorrebbe parlar con vossignoria.
È qui in casa dalla merciaia, e la prega di darsi l'incomodo di andar colà che l'aspetta.
EVARISTO Dite alla signora Geltruda che sarò a ricevere i suoi comandi, che la supplico d'aspettar un momento, tanto ch'io vedo se viene una persona, che mi preme vedere, e verrò subito ad obbedirla.
CRESPINO Sarà servito.
Come sta? Sta meglio?
EVARISTO Grazie al cielo sto meglio assai.
CRESPINO Me ne consolo infinitamente.
E Giannina sta bene?
EVARISTO Io credo di sì.
CRESPINO È una buona ragazza Giannina.
EVARISTO Sì è vero; e so che vi ama teneramente.
CRESPINO L'amo anch'io, ma...
EVARISTO Ma che?
CRESPINO Mi hanno detto certe cose...
EVARISTO Vi hanno detto qualche cosa di me?
CRESPINO Per dir la verità, signor sì.
EVARISTO Amico io sono un galantuomo, e la vostra Giannina è onesta.
CRESPINO (Oh sì, lo credo anch'io.
Non mancano mai delle male lingue).
CONTE (sulla porta della spezieria, che torna)
EVARISTO Oh andate dalla signora Geltruda, e ditele che vengo subito.(a Crespino)
CRESPINO Signor sì.
(s'incammina) Son sicuro, non vi è pericolo, son sicuro.
(passa vicino al Conte) Mi raccomando a lei per Giannina.
CONTE Fidatevi della mia protezione.
CRESPINO Non vedo l'ora.
(entra da Susanna)
EVARISTO Ebbene, signor Conte?
CONTE Ecco il ventaglio.
(lo fa vedere)
EVARISTO Oh, che piacere! Oh quanto vi sono obbligato! (lo prende con avidità)
CONTE Guardate se è il vostro?
EVARISTO Sì, è il mio senza altro.
(vuol partire)
CONTE E la tabacchiera?
EVARISTO Non ne parliamo più.
Vi son schiavo.
(corre ed entra dalla merciaia)
CONTE Cosa vuol dire non conoscere le cose perfettamente! Io lo credevo un ventaglio ordinario, e costa tanto! Costa tanto, che merita il cambio d'una tabacchiera d'oro di questo prezzo! (piglia la tabacchiera) Evaristo non l'ha voluta indietro.
Il Barone forse forse...
non l'avrebbe voluta ricevere...
Sì, è un poco disgustato veramente, ch'io gli abbia ridomandato il ventaglio, ma avendogli detto, ch'io lo presenterò in nome suo, si è un poco acquietato.
Ne comprerò uno di tre, o quattro paoli, che farà la stessa figura.
CRESPINO (che torna dalla merciaia) Manco male che la mia commissione è poi andata assai bene.
La signora Geltruda merita d'esser servita.
Oh, signor Conte, adunque ella mi dà buone speranze?
CONTE Buonissime.
Oggi è una giornata per me fortunata, e tutte le cose mi vanno bene.
CRESPINO Se gli andasse bene anche questa!
CONTE Sì, subito aspettate.
Ehi Giannina.
GIANNINA (di casa) Signore, cosa vuole? Cosa pretende? (in collera)
CONTE Non tanta furia, non tanto caldo.
Voglio farvi del bene, e maritarvi.
GIANNINA Io non ho bisogno di lei.
CRESPINO Sente? (al Conte)
CONTE Aspettate.
(a Crespino) Voglio maritarvi a modo mio.
(a Giannina)
GIANNINA Ed io gli dico di no.
CONTE E voglio darvi per marito Crespino.
GIANNINA Crespino? (contenta)
CONTE Ah! cosa dite? (a Giannina)
GIANNINA Signor sì, con tutta l'anima, con tutto il core.
CONTE Vedete l'effetto della mia protezione? (a Crespino)
CRESPINO Sì signore lo vedo.
SCENA DODICESIMA
MORACCHIO di casa, e detti.
MORACCHIO Cosa fate qui?
GIANNINA Cosa c'entrate voi?
CONTE Giannina si ha da maritare sotto gli auspici della mia protezione.
MORACCHIO Signor sì, son contento, e tu vi acconsentirai o per amore, o per forza.
GIANNINA Oh vi acconsentirò volentieri.
(con serietà)
MORACCHIO Sarà meglio per te.
GIANNINA E per farti vedere che vi acconsento, do la mano a Crespino.
MORACCHIO Signor Conte.
(con affanno)
CONTE Lasciate fare.
(placidamente)
MORACCHIO Non era ella signor Conte impegnata per Coronato?
SCENA TREDICESIMA
CORONATO dall'osteria, e detti
CORONATO Chi mi chiama?
MORACCHIO Venite qui, vedete.
Il signor Conte vuol che mia sorella si mariti.
CORONATO Signor Conte...(con smania)
CONTE Io sono un cavalier giusto, un protettor ragionevole, umano.
Giannina non vi vuole, ed io non posso, non deggio, e non voglio usarle violenza.
GIANNINA Signor sì, voglio Crespino a dispetto di tutto il mondo.
CORONATO Cosa dite voi? (a Moracchio)
MORACCHIO Cosa dite voi? (a Coronato)
CORONATO Non me n'importa un fico.
Chi non mi vuol, non mi merita.
GIANNINA Così va detto.
CONTE Ecco l'effetto della mia protezione.
(a Crespino)
CORONATO Signor Conte ho mandato l'altro barile di vino.
CONTE Portatemi il conto, e vi pagherò.
(dicendo così, tira fuori la scatola d'oro e prende tabacco)
CORONATO (Ha la scatola d'oro, mi pagherà).
(via)
MORACCHIO Hai poi voluto fare a modo tuo.
(a Giannina)
GIANNINA Mi par di sì.
MORACCHIO Se te ne pentirai sarà tuo danno.
CONTE Non se ne pentirà mai; avrà la mia protezione.
MORACCHIO Pane, pane, e non protezione.
(entra in casa)
CONTE E così quando si faranno le vostre nozze?
CRESPINO Presto.
GIANNINA Anche subito.
SCENA QUATTORDICESIMA
BARONE dalla spezieria, e detti.
BARONE Ebbene signor Conte, avete veduta la signora Candida? Le avete dato il ventaglio? Perché non avete voluto che avessi io il contento di presentarglielo?
GIANNINA (Come! non l'ha avuto il signor Evaristo?)
CONTE Io non ho ancora veduto la signora Candida, e circa il ventaglio ne ho degli altri, e ve ne ho destinato un migliore.
Oh ecco qui la signora Geltruda.
SCENA QUINDICESIMA
GELTRUDA, EVARISTO, SUSANNA, tutti tre dalla bottega di Susanna.
GELTRUDA Favoritemi di far discendere mia nipote, ditele che li ho da parlare, che venga qui.
(a Susanna)
SUSANNA Sarà servita.
(va al palazzino, batte, aprono ed entra)
GELTRUDA Non ho piacere che il signor Conte, ed il signor Barone entrino in casa.
A quest'ora possiamo discorrere qui.
(piano ad Evaristo)
CONTE Signora Geltruda, appunto il signor Barone, ed io volevamo farvi una visita.
GELTRUDA Obbligatissima.
Adesso è l'ora del passeggio, prenderemo un poco di fresco.
BARONE Ben tornato signor Evaristo.
(serio)
EVARISTO Vi son servitore.
(serio)
SCENA SEDICESIMA
CANDIDA e SUSANNA dal palazzino, e detti.
CANDIDA Che mi comanda la signora zia?
GELTRUDA Andiamo a far quattro passi.
CANDIDA (Ah, è qui quel perfido d'Evaristo!)
GELTRUDA Ma che vuol dire che non avete il ventaglio? (a Candida)
CANDIDA Non sapete che questa mattina si è rotto?
GELTRUDA Ah sì è vero; se si potesse trovarne uno!
BARONE (Ora è il tempo di darglielo).
(piano al Conte, urtandolo con premura)
CONTE (No in pubblico, no).
(piano al Barone)
GELTRUDA Signor Evaristo, ne avrebbe uno a sorte?
EVARISTO Eccolo a' vostri comandi.
(a Gertruda lo fa vedere, ma non lo dà)
CANDIDA (si volta dall'altra parte con dispetto)
BARONE (Il vostro ventaglio).
(piano al Conte)
CONTE (Diavolo! oibò).
(al Barone)
BARONE (Fuori il vostro).
(al Conte)
CONTE (No, ora no).
(al Barone)
GELTRUDA Nipote non volete ricevere le grazie del signor Evaristo?
CANDIDA No signora, scusatemi; non ne ho di bisogno.
CONTE (Vedete non l'accetta).
(al Barone)
BARONE (Date a me, date a me il vostro).
(al Conte)
CONTE (Volete far nascere una disfida?) (al Barone)
GELTRUDA Si potrebbe sapere, perché non volete ricevere quel ventaglio?
CANDIDA Perché non è mio, perché non era destinato per me.
(a Geltruda, con caricatura) E perché non è mio, né vostro decoro, ch'io lo riceva.
GELTRUDA Signor Evaristo a voi tocca a giustificarvi.
EVARISTO Lo farò, se mi vien permesso.
CANDIDA Con licenza.
(vuol andar via)
GELTRUDA Restate qui che ve lo comando.
(Candida resta)
BARONE (Che imbroglio è questo?) (al Conte)
CONTE (Io non so niente).
(al Barone)
EVARISTO Signora Susanna conoscete voi questo ventaglio?
SUSANNA Sì signore, è quello che avete comprato da me questa mattina, e ch'io imprudentemente ho creduto che l'aveste comprato per Giannina.
GIANNINA Oh così mi piace: imprudentemente! (a Susanna)
SUSANNA Sì, confesso il mio torto, e voi imparate da me a render giustizia alla verità.
Per altro io aveva qualche ragione, perché il signor Evaristo ve l'aveva dato.
EVARISTO Perché vi aveva io dato questo ventaglio? (a Giannina)
GIANNINA Per darlo alla signora Candida: ma quando voleva darglielo mi ha strapazzato; e non mi ha lasciato parlare.
Io poi voleva rendervelo, voi non l'avete voluto, ed io lo ho dato a Crespino.
CRESPINO Ed io son caduto, e Coronato l'ha preso.
EVARISTO Ma dov'è Coronato? Come poi è sortito dalle mani di Coronato?
CRESPINO Zitto, non lo stiano a chiamare che giacché non c'è dirò io la verità.
Piccato sono entrato nell'osteria per trovar del vino, l'ho trovato a caso, e l'ho portato via.
EVARISTO E che cosa ne avete fatto?
CRESPINO Un presente al signor Conte.
CONTE Ed io un presente al signor Barone.
BARONE Voi l'avete riavuto! (al Conte, con sdegno)
CONTE Sì, e l'ho rimesso nelle mani del signor Evaristo.
EVARISTO Ed io lo presento alle mani della signora Candida.
CANDIDA (fa una riverenza, prende il ventaglio, e ridendo si consola)
BARONE Che scena è questa? Che impiccio è questo? Sono io messo in ridicolo per cagione vostra? (al Conte)
CONTE Giuro al Cielo, giuro al Cielo signor Evaristo!
EVARISTO Via via signor Conte si quieti.
Siamo amici, mi dia una presa di tabacco.
CONTE Io son così, quando mi prendono colle buone non posso scaldarmi il sangue.
BARONE Se non ve lo scaldate voi, me lo scalderò io.
GELTRUDA Signor Barone...
BARONE E voi signora vi prendete spasso di me? (a Geltruda)
GELTRUDA Scusatemi, voi mi conoscete poco, signore.
Non ho mancato a tutti i numeri del mio dovere.
Ho ascoltate le vostre proposizioni, mia nipote le aveva ascoltate, ed accettate, ed io con piacere vi acconsentiva.
CONTE Sentite? Perché le avevo parlato io.
(al Barone)
BARONE E voi, signora, perché lusingarmi? Perché ingannarmi?
CANDIDA Vi domando scusa, signore.
Ero agitata da due passioni contrarie.
La vendetta mi voleva far vostra, e l'amore mi ridona ad Evaristo.
CONTE Oh qui non c'entro.
EVARISTO E se foste stato amante meno sollecito, ed amico mio più sincero, non vi sareste trovato in caso tale.
BARONE Sì è vero, confesso la mia passione, condanno la mia debolezza.
Ma detesto l'amicizia, e la condotta del signor Conte.
(saluta e via)
CONTE Eh niente, siamo amici.
Si scherza.
Fra noi altri colleghi ci conosciamo.
Animo facciamo queste nozze, questo matrimonio.
GELTRUDA Entriamo in casa, e spero che tutto si adempirà con soddisfazione comune.
CANDIDA (si fa fresco col ventaglio)
GELTRUDA Siete contenta d'aver nelle mani quel sospirato ventaglio? (a Candida)
CANDIDA Non posso spiegare l'eccesso della mia contentezza.
GIANNINA Gran ventaglio! ci ha fatto girar la testa dal primo all'ultimo.
CANDIDA È di Parigi questo Ventaglio?
SUSANNA Vien di Parigi ve l'assicuro.
GELTRUDA Andiamo; v'invito tutti a cena da noi.
Beveremo alla salute di chi l'ha fatto.
(ai comiciE ringrazieremo umilmente, chi ci ha fatto l'onore di compatirlo.
...
[Pagina successiva]