Letteratura Italiana
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LA CORTIGIANA, di Pietro Aretino
LA CORTIGIANA
Pietro Aretino
PERSONAGGI (in ordine di apparizione)
Istrione del Prologo
Istrione dell'Argomento
Messer Maco de Coe, di Siena
Sanese, suo famiglio
Maestro Andrea
Grillo, altro famiglio di Messer Maco
Furfante che vende Istorie
Rosso, famiglio di Messer Parabolano
Cappa, altro famiglio di Messer Parabolano
Flaminio, cortigiano
Valerio, cortigiano
Sempronio, cortigiano vecchio.
Messer Parabolano, di Napoli
Ser Faccenda, pescatore
Guardiano d'Aracoeli
Aloigia, ruffiana
Zoppino, tabacchino
Maestro Mercurio, falso medico
Romanello giudeo, mercante
Ercolano, fornaio
Antonia, detta Togna, moglie di Ercolano
Biasina, fantesca di Camilla Pisana
Sbirri.
PROLOGO
ISTRIONE DEL PROLOGO Io avevo imparato un certo proemio, diceria, sermone, filostoccola, intemerata o prologo che se sia, e ve'l volevo recitare per amor de un mio amico, ma ognun mi vuole in pasticci.
Ma se voi siate savi: Plaudite et valete!
ISTRIONE DELL'ARGOMENTO Come Plaudite et valete ? Donque io ho durato tanta fatica a comporre questo argumento, serviziale, cristioro o quel che diavol si chiami, et ora vuoi ch'io lo getti via? Per mia fe', che tu hai magior torto che 'l campanile de Pisa e che la superchiaria.
ISTR.
PROL.
Sta molto ben, poich'io ho 'l torto.
Oh, corpo di me, part'egli onesto ch'a petizione d'una comedia io abbi ad esser crucifisso?
ISTR.
ARG.
Messer no che non mi pare né giusto né onesto; né si crucifiggono cosí per poco le persone.
ISTR.
PROL.
Anzi, per niente! E che 'l sia el vero, un messer Mario Romanesco or ora m'è venuto a trovare e dice ch'io gl'ho detto ch'egli dà il portante a le puttane, e che per questo mi vuol fare e dire.
ISTR.
ARG.
Ah, ah, ah!
ISTR.
PROL.
Tu hai un bel ridere e io forse ne piangerò; perché non fu sí tosto partito il prefato messer Mario che mi assaltò Ceccotto Genovese, già sarto e ora astrologo, e dice ch'io ho detto che li spagnuoli [non] sono da piú che i francesi; oh, questa pecora! Messer Lorenzo Luti ancora quasi cacciò mano a un coltello per darmi, con dire ch'io ho sparlato di lui e detto che gli è un pazzo, sendo sanese.
Et una certa monna Maggiorina, che racconcia l'ossa per Roma, manda i gridi al cielo per esserli stato solo ripportato ch'io l'ho per una strega e mille altre novelle; e non voglio che 'l padrone abbia quista impressione di me, ché importano le impressioni assai, massime nelli orecchi de' gran maestri.
ISTR.
ARG.
Tu sei presso la morte, poiché stimi se le impressioni buone o cattive ne li orecchi de' signori possono o non; come se tu facessi un gran conto di dispiacerli.
Aprezza tanto la grazia loro quanto ha aprezzato Girolamo Beltramo il Giubileo! E ora stai sul severo; recita quisto beato prologo e io farò l'argumento a quisti òmini da bene, e poi chi ha a fare la comedia la faccia, ch'io per me non son per fare altro che l'officio mio; e ecco la calza.
ISTR.
PROL.
Io ti vo' contentare, e chi l'ha per male grattisi il culo.
PROLOGO
Chi cercassi tutta la maremma non che Italia, non saria mai possibile a ragunare tanta turba di sfaccendati, e ognuno è córso al romore e non è niuno che sappia a che proposito.
Almen quando quel medico da Verzelli e i compagni si squartorno, e' si sapeva per dua giorni inanzi perché e per come.
Sarà qualche satrapo che dirà essere venuto per avere qualche piacere de la comedia, come se la comedia non avesse altra faccenda che farlo ridere...
Ma voi non volete star queti; orsú, ch'io vi chiarisco ch'io vi vitupererò tutti, per Dio! Per Dio che se non fate silenzio ch'io sciorrò el cane, e dirò: el tal è agens, el tal è patiens; e se non ch'io ho rispetto a monna Comedia che rimarrebbe sola, io publicarei tutti i defetti vostri, ché gli ho meglio in mente che la Marca la buona e santa memoria de l'Armellino, con reverenzia parlando.
Oh, quanti ce ne sono che fariano il meglio a procacciare la pigione de la casa a la Signora; e altri a fare che 'l suo famiglio abbia il suo salario provedere dovería.
E chi è in disgrazia al maestro di casa
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