LA SPOSA PERSIANA, di Carlo Goldoni - pagina 9
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Tre lustri l'ho adorato, posso dir, sconosciuto;
E quando il giovinetto s'offerse al mio sembiante,
Principiai a godere, non ad essere amante.
Trista d'amor mercede, misera, ottenni, è vero;
Ma poco gel non scioglie fiamma del nume arciero.
L'onta, che in altra avrebbe il poco ardor scemato,
In me, d'amor ripiena, l'ha spinto, e l'ha aumentato;
E quanto del crudele crescea meco il rigore,
In me crescea la brama di guadagnargli il cuore.
Fino la sua diletta, fin la rivale audace,
Per non sdegnar lo sposo, vidi e soffersi in pace;
Colla speranza in petto, che l'anime consola,
Si cangierà col tempo, ed amerà me sola.
Ah genitor, col ferro, se non mi avevi allato,
Tutte le mie speranze, tu distruggevi, irato.
Misera figlia, e sposa, che far potea di meno,
Che offrir per il consorte al genitor il seno?
Morta sarei piuttosto, che vedova trovarmi,
Per quella mano istessa, che mi guidò a sposarmi.
L'onor, la tenerezza, l'amore, e la pietade,
La fralezza del sesso, e quella dell'etade
Mi tolsero ad un tratto il lume, e le parole,
Caddi, qual fior sul campo colto dai rai del sole.
II ciel mi serba in vita, e non mi serba invano,
Tamas darammi il cuore, come mi diè la mano.
Possibil [che] in vedermi pronta a morir per lui,
Non abbia a dir pentito: Fatima ingrato io fui?
Fatima, per me offristi alle ferite il petto
Eccoti in ricompensa qualche tenero affetto?
Si, mi basta anche un segno d'amor, di tenerezza;
Tutto contenta un'alma alle sventure avvezza.
Dimmi, sol, che non m'odi, dimmi ch'io sono...
Oh Dio!
Padre, suocero, ah dite: dov'è lo sposo mio?
Perché tarda a vedermi? perché non vien l'ingrato?
Ohimè! Tamas sarebbe tradito, assassinato?
Che vive mi diceste.
Creder lo deggio a voi,
Perdonate a una sposa l'ardir de' dubbi suoi.
L'amor è, che me rende impazïente ardita,
A rintracciar io stessa il mio ben, la mia vita (parte).
Scena undicesima
Machmut, Osmano, e Curcuma.
MACHMUT
Seguila (a Curcuma).
CURCUMA
Sì, signore.
Poverina, è pietosa;
Anch'io son per natura tenera, ed amorosa (parte).
MACHMUT
Osmano, se ti lascio, forza è d'amore.
OSMANO
Io stesso
Teco verrò.
MACHMUT
Fra donne non si chiede l'accesso.
OSMANO
V'è mia figlia.
MACHMUT
E vi sono giovani schiave, ancelle.
OSMANO
E la perfida Ircana si asconderà fra quelle.
MACHMUT
Nol so.
OSMANO
Sappilo, e rendi la schiava a me venduta,
O con quella del figlio temi la tua caduta.
MACHMUT
Non minacciate, Osmano, ché alle minaccie avvezzo
Machmut non è mai stato; v'amo, vi stimo, e apprezzo.
Calmi di vostra figlia mirar contento il cuore,
Lo merta sue virtude, lo merta il suo dolore.
Tutto farò per lei contro mio figlio istesso
D'Ircana o viva, o estinta, voi avrete il possessor
Ma vel ridico in pace, l'amico rispettate.
Quando parlate meco, Osman, non minacciate (parte).
OSMANO
Basta, che tu m'inganni, o che il tuo figlio indegno
Provochi, temerario, il mio foco, il mio sdegno:
Fatima non fia sempre vostra difesa, e scudo:
Né tratterrà il mio ferro tenero petto ignudo.
Da questo brando mio, che unqua sofferse un torto,
Qual si sia l'offensore, cadrà svenato, e morto.
E s'io morir dovessi, per vendicarmi ancora,
Salva la gloria mia, salvo l'onor, si mora (parte).
ATTO QUINTO
Scena prima Notte oscura.
Ircana, e Curcuma, ambe in spoglie virili alla foggia degli eunuchi.
IRCANA
Tremo.
CURCUMA
Venite meco; la notte si fa oscura
Non ci conosceranno, non abbiate paura.
Abbiam spoglie cambiato, come si cambia il bruco;
Femmina facilmente può passar per eunuco.
Quest'abito è di quello, cui Tamas ha ferito
Il vostro è di colui, che col veleno è ito.
IRCANA
Ma tu, che di malìe maestra ti facesti,
Perché non usar quelle, anzi che queste vesti?
CURCUMA
Oh quando il fato avverso vuol favorire i tristi,
Nascono di quei casi, che non si son previsti;
Tamas, pien di furore, nella mia stanza è entrato,
Le pentole m'ha rotto, e tutto ha rovesciato.
IRCANA
Tamas adunque infido, per soggezion d'Osmano
Strinse la sposa al seno? strinse a colei la mano?
CURCUMA
E di più vi direi qualche altra bella cosa;
Ma sotto queste spoglie sono ancor vergognosa.
IRCANA
Vadasi.
CURCUMA
Non per questo s'ha da fuggir, mia cara,
Ma per quel sciropetto, che Osmano vi prepara.
Tamas vi ha liberata, ma tal prodezza è questa,
Che al giovine imprudente costò quasi la testa,
E se nol difendeva Fatima, col suo petto,
Andava il meschinello a ritrovar Maometto.
Ciò lo commosse alquanto, l'ira calmò nel cuore,
Per Fatima provando pietà, se non amore.
Ma i vecchi indemoniati, contro di voi feroci,
Vi voglion stritolare, come si fa le noci;
Onde, se non fuggite, Tamas è già perduto,
E perderete il resto, senza sperare aiuto.
IRCANA
Partir senza vendetta? Ah questa è maggior pena
D'una barbara morte, d'una crudel catena.
CURCUMA
Se di vendetta un giorno poteste lusingarvi,
Io stessa vi direi: pensate a vendicarvi;
Ma se diventa Osmano vostro signor, cospetto!
Ha un ciglio rabbuffato, ha un ceffo maledetto!
E voi, che di natura siete delicatina,
Vi manda all'altro mondo senz'altra medicina.
IRCANA
Fuggasi, giacché il fato ha tronca ogni speranza
Ecco l'indegno frutto di soverchia baldanza.
Era pur meglio in pace, di Tamas mio signore
Colla novella sposa godere diviso d cuore.
Ah no: lo dissi, il dico, e l'ho fissato in mente,
O sola, o abbandonata, o goder tutto, o niente.
Ah maledetto il punto, che qui Fatima venne!
Fosse spirata almeno allor quando si svenne!
Ed io colle mie mani, per onta, e per dispetto
Avessi a quell'indegna strappato il cuor dal petto.
O sarei morta, e avrei di tormentar finito,
O Tamas fra meco per amor mio fuggito.
Or la rivale è viva, io fuggo invendicata,
Da Tamas, non so bene, se amata, o disamata.
CURCUMA
Orsù l'ora s'appressa d'andarsene bel bello,
Sorella.
Ah no, sorella; caro eunuco fratello.
Vedete a che m'espongo per compassion di voi.
(Curcuma non è pazza, anch'ella ha i fini suoi) (da sé).
IRCANA
Tamas creder mi fece, che foste a me nemica.
CURCUMA
Ecco smentito il falso; ecco, se sono amica;
Per voi l'onore arrischio, la vita, ed ogni cosa.
(Ma parto, e meco porto le gioie della sposa) (da sé).
IRCANA
Ohimè! dimmi qual traccia noi nel fuggir terremo?
CURCUMA
Fuori dell'uscio appena Bulganzar troveremo;
Egli che sa le vie, sa gli usi, e sa il costume,
De' platani fra l'ombre si terrà lungo il fiume;
E fatto chetamente un miglio di cammino
In Zulfa troveremo per noi miglior destino.
Zulfa è città vicina ad Ispaan è vero,
Ma del commercio in grazia soffre più dolce impero.
Colà ci son gli Armeni ricchissimi mercanti;
Essi ci compreranno a danari contanti;
E vuo' che scommettiamo, così per oppinione,
A chi faran di noi maggior esibizione.
IRCANA
Ah voglia il ciel non sia peggior la mia caduta!
Ma tutto arrischiar dee donna, che è già perduta.
L'ora del partir nostro guarda, che invan non passi.
CURCUMA
No, no: più certo è il colpo, quando più tardo fassi.
Gioie ne avete prese?
IRCANA..........Fatto ho un fardello in fretta.
CURCUMA
Dove l'avete?
IRCANA
In tasca.
CURCUMA
Dar mel potete.
IRCANA
Aspetta;
Eccolo; dove sei?
CURCUMA Son qui; datelo pure.
IRCANA
Bada!
CURCUMA
Non dubitate: le mie man son sicure.
IRCANA
Parmi di sentir gente;
CURCUMA
Pare anche a me.
IRCANA
Chi viene?
CURCUMA
Per ora in qualche parte nasconderci conviene.
IRCANA
Dove?
CURCUMA
Venite meco
(va ritirandosi in modo, che Ircana non la trovi).
IRCANA
Ma dove? io non ti trovo.
CURCUMA
(Se posso fuggir sola colle gioie, mi provo) (da sé; parte).
IRCANA
Curcuma? ah me infelice! Curcuma? ah, che è fuggita!
Ecco un lume, ecco un uscio; mi celo: ah son tradita!
(si ritira).
Scena seconda
Tamas, poi Ibraima, e Zama.
TAMAS
Che confusion d'affetti, che turba di pensieri
Mi si affollano in mente, ora pietosi, or fieri!
Mi si nasconde Ircana; Fatima piange, e prega
Tamas, per lei tu vivi, e il [tuo] cor non si piega?
Ancor mi sta nel core la mia diletta Ircana;
E l'amerò costante anche da me lontana.
E genitor severo rendala pure a Osmano
Saprò col ferro in pugno levargliela di mano,
E se l'ardir trarrammi al fin de' giorni miei
Non morirò scontento, se morirò per lei.
Ma s'ami Ircana, ad essa tutto si serbi il core,
Fatima è però degna di rispetto, e d'amore;
E se non è per anche in poter mio l'amarla,
Movasi un grato sposo almeno a rispettarla.
Olà, Fatima sappia, che meco or la desio (alle schiave).
IBRAIMA
(Volesse il ciel, meschina!) (da sé, e parte).
ZAMA
(Ah prego il ciel anch'io!) (da sé, e parte).
Scena terza
Tamas sedendo.
Fatima i primi segni abbia d'un giusto amore,
Ma non usurpi a Ircana una porzion del cuore.
All'obbligo di sposo, che a me la sposa appella
Gratitudine aggiunge altra ragion novella.
Fatima con disprezzo trattar no, non conviene;
Ma sarà sempre Ircana il mio sole, il mio bene (siede).
Scena quarta
Ircana, e detto.
IRCANA
Tamas la sposa invita? Ah tolgano gli Dei
Ch'io vegga una rivale gioir sugli ochi miei!
T'amo, ma se non posso unir teco mia sorte
Pria che altri ti possegga voglio darti la morte.
Si, questa man, che regge del tuo bel core il freno
Passi prima il tuo petto, poi mi ferisca il seno
(s'avventa con un pugnale contro Tamas).
Scena quinta
Fatima, e detti.
FATIMA
Guardati...
(forte da lontano a Tamas).
TAMAS
Oh giusto ciel! ah qual destra inumana?
FATIMA
Alzati
(alla voce di Fatima s'alza in tempo, e Ircana cade sull'origliere).
IRCANA
Non toccarmi.
TAMAS
Stelle, che vedo?...
Ircana?
Tanta di sangue hai sete?
IRCANA
Sì, ma dal ferro istesso
Anche Ircana svenata ti giacerebbe appresso.
TAMAS
Perfida, in ricompensa di tanto amor tal sdegno?
Va', il feroce tuo cuore di mia pietade è indegno.
FATIMA
(Fatima, è questi il tempo colla pietà e l'amore
Di guadagnar lo sposo, d'incatenargli il core) (da sé).
Tamas?...
TAMAS
So, che vuoi dirmi; è la seconda volta
Questa, che tu mi salvi.
FATIMA
No le mie voci ascolta.
Questo, che Ircana opprime eccessivo furore
Non è che un tristo avvanzo d'un eccesso d'amore.
Da questo amor tiranno, oppressa al par di lei,
Tamas, te lo confesso, non so quel ch'io farei.
TAMAS
Tu in suo favor mi parli, perché a colei mi doni?
FATIMA
No perché tu l'adori, ma perché le perdoni.
TAMAS
Odila, Ircana.
IRCANA
Io l'odo; odo di scaltra i detti,
Che guadagnar procura con dolcezza gli affetti.
TAMAS
Quell'ostinato orgoglio mi stancherà.
FATIMA
Non vedi,
Ch'ella d'amor delira? Tu a Fatima non credi? (ad Ircana).
Ora mi crederai.
Signor, costei m'insulta,
Non deve una tua sposa esser derisa, e inulta.
D'una rivale ardita chiedo al tuo cuor vendetta,
La pretendo, la voglio (a Tamas).
IRCANA (a Fatima)
Ora ti credo.
FATIMA (Ad Ircana)
Aspetta.
Sì vendetta vogl'io, ma non di stragi, e sangue,
Nulla giovar mi puote mirar femmina esangue
(a Tamas).
Se compensar mi vuoi della tua vita a dono,
Concedimi d'Ircana, non la morte, il perdono
(ad Ircana).Ecco di te, spietata, qual vendetta desio,
Bastami, che arrossisca il tuo cuore del mio.
IRCANA
(Ah, costei mi avvilisce!) (da sé).
TAMAS
Alma di virtù piena,
Degna sei di pietade, degna d'amor (a Fatima).
IRCANA
(Che pena!) (da sé).
TAMAS
Il genitore
(veggendo venir Machmut di lontano, avvisa Ircana).
IRCANA
Oh cielo! mi scopre; io son perduta.
FATIMA
Fuggi da queste soglie, fin che sei sconosciuta (piano ad Ircana).
Vattene, ardito eunuco, e più venir non osa,
Dove uniti si stanno collo sposo la sposa.
Vattene! (scaccia Ircana con arte, perché non sia veduta da Machmut).
Scena sesta
Machmut, Fatima e Tamas.
MACHMUT
Chi è l'audace? (a Fatima).
FATIMA
Perdona, s'io lo celo.
Sono importuni i servi talor per troppo zelo.
TAMAS
(Qual duro cor spietato potria negar d'amarla?
Mirabile se tace, adorabil se parla) (da se).
MACHMUT
Sposi, sperar in voi posso un amor sincero?
FATIMA
Signor, Tamas m'adora.
MACHMUT
Tamas, è vero?
TAMAS È vero.
MACHMUT
Grazie, o numi del cielo, mi scordo ogni tormento,
Toglietemi la vita; sì, morirò contento.
Figlio, per la tua sposa dunque spiegasti il core?
TAMAS
Sì, che Fatima è degna di rispetto, e d'amore,
Padre amarla prometto, ed amerò lei sola.
FATIMA
Labbro, che mi ristora!
TAMAS
Voce, che mi consola!
MACHMUT
Ma non vorrei, parlando...
e pur parlarne è forza,
Figlio, se onesta fiamma le triste fiamme ammorza,
Perché Ircana nascondi?
TAMAS
Io non l'ascondo.
MACHMUT
Invano
La cercai pel serraglio, e la pretende Osmano.
FATIMA
Più di lei non si parli.
MACHMUT
Il padre tuo sdegnato...
FATIMA
Anche di lui lo sdegno spero mirar placato.
Scena settima
Osmano, e detti.
OSMANO
Machmut, tu pensi invano, ch'io rieda a' miei contorni,
Se Ircana alle mie mani colle tue man non torni.
Entrare ad uom non lice di donne entro le mura,
Violar non vo' la legge, che il vieta, e le assicura;
Ma da' Tartari miei precipitate il tetto,
Pubblico renderassi delle schiave l'aspetto;
Indi usciran tremanti dalle rovine, o vinte
Dal rossor, dal timore, vi rimarranno estinte.
MACHMUT
Odilo (a Fatima).
FATIMA
Ah genitore!
OSMANO
La schiava non s'asconda.
MACHMUT
Figlio, rispondi almeno (a Tamas).
TAMAS
Fatima gli risponda.
FATIMA
Padre, mirate ormai lieta la figlia in viso,
Miratela ripiena di giubilo improviso;
Arde lo sposo mio d'amor, non più d'orgoglio,
Tamas, padre, m'adora, godete...
OSMANO
Ircana io voglio.
FATIMA
Che vi cal d'una schiava, che Tamas più non cura?
Che l'amor, che la pace a Fatima non fura?
Pianga le colpe andate vicina, ovver lontana,
Gl'insulti, e le vendette scordate.
OSMANO
Io voglio Ircana.
FATIMA
Ma se...
OSMANO
Ma se ritarda Machmut al nuovo giorno,
I Tartari, che meco condotti ho qui d'intorno,
Di lui, non che dei muri, faran strage inaudita;
Salvati, figlia, meco, o perderai la vita.
FATIMA
(Misera me!) (da sé).
OSMANO
Tu sdegni d'udir minaccie invano (a Machmut).
Coi scherni, e cogl'insulti non sa tacere Osmano.
TAMAS
Ma invano si pretende con onte, e con furore
Di Tamas, di Machmut, vil che si renda il cuore.
Se tu del re non temi le guardie, e i moschettieri,
Se alle violenze avezzi sono i Tartari alteri,
Da noi, da' schiavi nostri, da' nostri servi armati,
Difesi moriremo, ma non invendicati.
MACHMUT
Sì, figlio, a valor s'usi, quando il pregar non giova.
OSMANO
Del valor che vantate, su, si venga alla prova.
Olà (chiama).
FATIMA
Deh, padre amato...
OSMANO
Chetati, figlia insana.
Scena ottava
Ircana, e detti.
IRCANA
Cessin le stragi, e l'onte; ecco, spietato, Ircana (ad Osmano).
Non la nasconde il padre, non la nasconde il figlio,
Fe' sol, che mi celassi, di Fatima il consiglio.
Amo questo inimico ancor della mia pace,
Voglio morir per lui, se il viver mio gli spiace.
Eccomi, che pretendi? d'avermi in tua balia?
No, non mi avrai, lo giuro, se val la destra mia.
Per non soffrir tuoi lacci, barbaro, al tuo cospetto,
Mi passerò io stessa con questo ferro il petto
(tenta di uccidersi).
FATIMA
Ferma (le trattiene il colpo).
OSMANO
No, non mi curo d'averti viva, o estinta,
Purché da' lacci miei, perfida, tu sii cinta
O si confessi almeno, che quel che chiedo, e voglio,
È ragione, è dovere, non vïolenza, o orgoglio.
MACHMUT
Niun ti negò, che Ircana a te non si dovesse;
Ma chi sapea, che in spoglia viril si nascondesse?
Prendila.
IRCANA
Io mi ferisco.
FATIMA
Fermati; e voi m'udite,
Uditemi, se in core pietade, amor sentite:
Io sono offesa, io sono, a cui sola si aspetta
D'una rivale ardita pretendere vendetta.
Non basta il suo rimorso, non basta il suo rossore,
Rapirmi dello sposo può un'altra volta il core.
Fra queste donne or speri di rimanere invano;
Ti ha Machmut venduta, e ti ha comprata Osmano.
Passar deve una schiava del suo primier signore
Dal poter rinunciato a quel del compratore.
E il compratore, in cui paterno amor consiglia,
Della comprata schiava faccia un dono alla figlia.
Sì, Machmut ti vende, Tamas ti lascia, e oblia,
Osmano a me ti dona; Ircana, ora sei mia.
Della signora tua la legge odi, ed osserva:
Restar tu qui non devi schiava fra noi, né serva.
Vattene al tuo destino felice, od infelice,
Libera torna in pace alla tua genitrice.
Suocero, padre, sposo, siete di ciò contenti?
Ah sì, basta; supplisce il silenzio agli accenti.
Tu liberasti il piede, libera il cor nel seno,
Se non sarai signora, non sarai schiava almeno.
Di Tamas non avrai in tuo potere il core,
Ma nol vedrai tu stessa arder d'un altro amore.
Vanne, non aspettare che altro da noi si dica;
Prendi congedo, e parti, il ciel ti benedica;
Soffrir da me, trafitta con sofferenza amara,
Quella virtù, che forse non ben conosci, impara.
IRCANA (sospirando, confusa parte).
MACHMUT
Figlia, la tenerezza il cor m'opprime.
FATIMA
Oh Dei!
Tamas, tu non mi guardi?
TAMAS
Ah l'idolo mio tu sei!
FATIMA
E tu, padre, che dici?
OSMANO
Ah!
FATIMA
Sì, lo sdegno è stinto
L'amor vero trionfa, io son felice, ho vinto.
Scena ultima
Alì, e detti.
ALÍ
Tamas, la real guardia...
TAMAS
Dei due schiavi svenati
Vuol, che io paghi la pena?
MACHMUT
No, figlio, ho già pagati
Quatrocento tomani[vedi nota 17], che erano un monte d'oro.
TAMAS
Ah genitor, perdono.
MACHMUT
Sì, tu vali un tesoro.
Ma non tradir te stesso, la sposa, e il genitore.
TAMAS
Di quanti mali è fonte uno scorretto amore!
ALÍ
Udite, non è cosa da trascurar cotesta...
TAMAS
Parla, amico.
ALÍ
La guardia che ogni or fra l'ombre è desta
Sotto spoglie virili donna trovò fugace.
L'arrestò, la scoperse, ed è Curcuma audace.
FATIMA
Le mie gioie?
ALÍ
Di gioie seco avea due fardelli
Con pendenti, smanigli, auree collane, e anelli.
Di Fatima un di questi d'essere ha confessato;
L'altro disse ad Ircana averlo trafugato...
FATIMA
Misera Ircana! ah tosto (le mie gemme non curo)
Per le sue si proveda, che involate le furo.
ALÍ
Son nelle man sicure del Rabdar[vedi nota 18] a maggiore,
Che non trovando il furto, sarebbe il debitore,
La vecchia, al nuovo sole, formato il suo processor
Pagherà colla morte il gravissimo eccesso,
Poiché per tai delitti il rigor, la fierezza,
Forma la nostra pace, la nostra sicurezza.
FATIMA
E non per questo solo la puniranno i Numi,
Ma per i rei dissegni e i perfidi costumi.
MACHMUT
Orsù, non più di colpe parlisi, ovver di sdegno,
Di renderci giulivi amor prenda l'impegno.
Rinovisi la gioia, rinovisi il convito,
Facciasi de' congiunti, e degli amici invito.
Osman, sei tu contento?
OSMANO
Lo sono.
MACHMUT (a Tamas)
E tu sei lieto?
TAMAS
Lieto son io, se il core di Fatima è quïeto.
FATIMA
Felicità maggiore bramare io non potrei,
Grazie alla pietà vostra, grazie agli eterni Dei!
Esser da sposa amata, ne' tetti suoi sovrana
È l'unico tesoro della Sposa Persiana.
Donne, voi che miraste l'orïental costume,
D'esser nel vostro regno grazie rendete al Nume
Ma del prezioso dono di vostra libertate,
Felicissime donne, almen non abusate,
E se l'aspra catena l'Europa a voi non diede,
Non la ponete almeno delli mariti al piede.
L'utile mio consiglio deh non vi muova a sdegno,
Se piace, o se dispiace diano le mani il segno.
Note
1 Albergo pubblico in Persia, a somiglianza delle osterie nostre, differenti però nell'uso.
2 Serraglio del re di Persia.
3 Nome distintivo del re di Persia
4 Direttore delle Finanze
5 Fiume che bagna le mura dell'Ispaan, capitale della Persia, e la divide da Zulfa, picciola città, quasi sobborgo della medesima
6 L'antico tempio della Meca, in cui erano adorati gl'idoli dai Gentili, indi da Maometto assegnato per la peregrinazione de' suoi seguaci.
7 Ove rifuggiossi Maometto, e dove morì.
8 Moneta persiana che corrisponde al valore di un ducato veneziano corrente, col valore antico di lire sei, e soldi quattro per ducato
9 Somma ideale di moneta usata in Persia, che corrisponde a ducati cinquanta veneziana suddetti
10 Maniera usata di contrattare in Persia, specialmente nei pubblici mercati, onde resti segreto fra contraenti il prezzo
11 Il libro delle leggi e della falsa religione dei Maomettani.
12 Giudice ordinario in Persia, e nella Turchia.
13 Maniera che usasi colà di confermare i detti col giuramento
14 Il capo della falsa religione maomettana
15 Divan Beghl, supremo giudice criminale
16 Castighi, che accostumansi tra' Persiani.
17 Ventimila ducati veneziani.
18 Capo di quartiere in Ispaan, obbligato a invigilare, perché non nascano furti e altri disordini nel suo quartiere.
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