LETTERE A CENCIA 1, di Giuseppe Gioachino Belli - pagina 2
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Io l'aveva promessa, né poteva mancare: l'indugio purtuttavia che prendeva aspetto di mancamento derivò dal proposito di ampliarla con un calcolo accessorio; pel che andavami mancando il tempo in ragione inversa del bisogno.
Vi riuscii finalmente: dico riguardo al lavoro materiale ché circa alla materia dubito essere invece riuscito a farmi completamente fischiare.
- Vi ringrazio della opinione di gentilezza in che vi piace conservarmi benché io conosca non avere io mai meritato questo elogio da chi parli con coscienza di verità.
Conosco me, il mio carattere e i gravi difetti suoi: la vanità dell'amor proprio spesso mi abbaglia ma non mi fa cieco mai.
Gemo di una natura che mi rese infelice; procuro di migliorarla, ma gli anni contrastano al buon volere, e così morrò come Argante, per mettere la cosa in burla.
- Non pensai affatto ai colori delle sete; anzi neppure mi avvidi che quella seta avesse un colore.
Scusi la mia prima storditezza il giornaliero deperimento della memoria, uno de' regali che veggo andarmi portando l'età: scusino la seconda le distrazioni alle quali vado soggetto per giunta.
Non trovo nella mia vita di che corrispondere alle particolarità da voi espostemi intorno alla vostra.
Respiro, sbadiglio, m'impaziento, leggo, temo, scrivo, lacero; e preparo al frutto una pianta.
Questa è mio figlio, il quale è forse ente da studiarsi.
Se fosse nato in Oriente o in America, mi pare che travederei il suo destino.
Ma la sorte lo legò qui, dove le condizioni del tempo lo faranno o miserabile o vile.
Tutta la mia famiglia gode salute, meno quelli che lasciaronla partendo dal Mondo.
Dove però l'espiazioni operino sulle anime quel che le medicine sui corpi, essi godono ora diversa specie di sanità non più alterabile per attacchi esterni.
- Il nudrimento della vostra figliuola dovrà occuparvi ancora molti anni: allorché avrete finito quello della carne, principierà l'altro dello spirito.
Ricordatevi allora della mensa imbandita da Locke, e le procurerete benefiche digestioni.
- Sento già qualche stimolo viatorio: se però farò viaggio non so ancora quando e per dove: mi pare purtuttavia che lo prenderei lungo il Mediterraneo: non so, ripeto; dipenderà da varie circostanze unite in combinazione.
- Ciarlatano dissi più spropositi che bugie: benché, metafisicamente parlando, gli spropositi sieno anch'essi le bugie del buonsenso.
Lo crederete? Faticai, spesi, e poi divertendo gli altri mi annoiai da sovrano.
A proposito di noia, si sono uccisi un francese che si era annoiato di pagare i debiti e un inglese che si era annoiato di veder passare per l'aria le nuvole.
-
Riveritemi chiunque vi appartiene ed accogliete da me l'espressione di tutti i sentimenti degni di voi.
Il vostro d[evotissi]mo e oss[ervantissi]mo
996
* * *
Alla nobile e gentil Donna
Sig.ra Vincenza Perozzi, nata M.sa Roberti
Ascoli
per Comunanza.
Di Roma, 1° Maggio 1828
A.[mica] C.[arissima]
Voi sapete che varie circostanze unite insieme mi avevano assai tolto dall'animo quondam Preposto Cesanelli, benché pure io gli debba qualche gratitudine per alcune verità da lui dettemi in vita, e da me allora per mio male non credute.
Dunque la sua morte non mi ha fatto né troppo caldo né troppo freddo, se mi permettete di essere sincero.
Sono andato dalla Sig.a Chichi con la vostra del 20 giunta qui e marcata il 28.
La Sig.a Chichi aveva già ricevuto la medesima notizia per altro canale ecclesiastico, con qualche circostanza di più.
Così la partecipazione ai confrati dell'apoplessia precedette la mia preghiera, e il suffragio andrà, credo, di già calando sull'anima di quella buona memoria.
Calza benissimo questa parola Memoria, all'uopo di rispondere all'elogio che vi piace prodigare alla memoria mia, in detrimento della mia volontà.
Questa però dura in me quale si manifestava in diversi tempi, seppure un viziato intelletto non mi fa travedere; ma la Memoria, credetelo al rammarico che ne provo, si diminuisce in me tutto giorno, e di molte e molte cose mi lascia viva appena una traccia.
Io veggo fuggirmi la vita passata; e le giornaliere occupazioni, le letture, le notizie, le idee s'inalzano nella mia mente le une con le altre, svanendo per dar luogo ad altre, non più felici in questo tristissimo albergo.
L'invio della teoria sui colori Vi accadde per mio moto, spontaneo no perché non vi poteva io pensare, ma nato dietro gli ufici, o, se meglio volete; dalle suggestioni del vostro Meconi, che tale e quale mi spedì la vostra lettera d'inchiesta.
La di lui immaginazione dunque non giuocò, e il fatto ve lo ha provato, come bene riflettete; e molto meno operarono i consigli, imperoché a giusta libertà consiglio mai non si porge, se non richiesto per norma di dubbio caso.
Voi dimandaste, egli fece valere il pregio delle dimande vostre: ed io credetti che meno non si potesse fare per dimostrarsi non esempio di scortesia.
Cionondimeno confesserò che mia intenzione allora non fu di dare acqua a fiori disseccati onde rinverdissero ad esalare un profumo di cui dovranno mancar sempre.
I superflui ringraziamenti vostri intervennero, e la mia delicatezza mi svelò le brutte tasse di villania che il mio silenzio mi accaparrarebbe.
Eccovi dunque di nuovo fra queste mie povere carte, su cui non vedrete più brillare una scintilla di vivacità né di gioventù.
Mi sento pigro e vecchio; e se una reliquia di luce viene ancora balenando a tentarmi di riminiscenze, io serro gli occhi, e mi pasco fra le tenebre in cui tutto finisce e si perde.
- La mia firma diceva appunto 996.
È una specie di nuova cifra che avete perfettamente interpretata.
Intorno poi alle due lettere, O.S., poste in capo all'antecedente mio foglio, io vi concedo che tolto il dizionario italiano scegliate le più belle e dolci parole che per quella incominciano: attribuitevi quelle parole; e non vi dilungherete di un passo dalle mie intenzioni.
Se poi anche vi piace, interpretatele sino per Ostro e Scilocco; e così sarà chiara come il contrasto di due venti incogniti vi facesse girare il capo sopra la bussola.
E qui protesto solennemente che io intendo celiare con queste metafore cadutemi ora sotto la penna per ozio.
- Non crederò di avere mai in vita mia rinchiusa in più esatte espressioni una opinione solidissima qual'è quella che concerne il futuro destino del mio figlio su questa nostra terra nativa.
Esaminate bene l'alternativa, e vi persuaderete, applicandola alla massa di nostri compatriotti, di quanta verità ella abbondi.
Alcuni si sottraggono dalla dura legge, ma pochi quasi come i soldi che cadono di mano ad un'avaro [sic] che numeri il suo oro.
Chi molto ha del suo, può facilmente salvarsi dal bivio e prendere la terza strada che le eredidate facoltà sanno aprire; ma quanti abbisognano della società per alzarsi a stato di fortuna e di riputazione (diversa assai dall'onore) debbono cadere in una delli due estremi.
In Oriente, in America, e ovunque sorgano Stati nuovi, ogni vigoroso animo trova o morte sollecita o gloria onorata.
Gli spiriti volgari stanno bene anche qui, perché terra da strisciarvi su il ventre non manca mai.
- Giovanni Locke inglese di Wrington presso a Bristol scrisse un Saggio della mente umana e poi un trattato sulla educazione.
Egli è persuaso che per essere felice e godere di un buono spirito debbasi avere il corpo sano.
Locke prende il bambino appena nato, e lo conduce in tutti gli stati della vita.
Egli è per verità tenuto materialista, ma va a me assai a verso.
Se io esco di Roma in quest'anno non vedrò forse l'adriatico che verso Novembre o Dicembre sino a Fano, derivando dall'alto.
- Forse saprete da Loreto non appartenere io più alla mia accademia: l'ho rotta con istrepito.
Vivete felice quanto ve lo desidera il vostro servitore vero.
996
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Alla nobile e gentil Donna
Sig.a Vincenza Perozzi Roberti
Ascoli
per Comunanza
Di Roma, 10 Giugno 1828
A tutte le belle cose che mi dite, in altra occasione.
- Per oggi questa dimanda: Il Locke vi piacerebbe in francese? In Italiano non lo troverei e in francese neppure, dai librai, perché sta nell'indice colla , ma in una certa vendita particolare potrà forse accadermi, perché so che ve n'è una gallicana copia.
Se poi al ritorno della vostra risposta, la copia sarà stata tolta da altri educatori, lo diremo destino, e ci stringeremo nelle spalle.
Oggi non ho soverchio tempo neppure per blasphemare, cosa che, l'anima a parte, si fa tanto presto e così comodamente.
Riverisco il vostro consorte e mi vi ripeto.
Vostro affezionatissimo amico e servitore
Giuseppe Gioachino Belli
più giovane del 996
Palazzo Poli, 2° piano
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Di Roma, 5 Luglio 1828
Gentilissima Amica,
Due righe per dirvi che il Locke è stato nell'auzione ritenuto per me dal libraio Luigi De Romanis al prezzo di Paoli romani 9.
Non è nuovo, ma ben conservato, e rilegato alla francese in due volumi.
La difficoltà sta nello invio non conoscendo io alcuno che si rechi da codeste parti; e di vetturali non mi fido, perché qualunque ladro mi si può dare per un vetturale d'Ascoli e di Pietroburgo.
Se ne parte di costì alcuno di vostra fiducia, prevenitelo, poi ditemene il nome, l'albergo dove va, e l'epoca del di lui viaggio, ed io allora consumo la spedizione.
Di questa cosa mi sono ricordato: del resto I do not rely so entirely upon my memory as to think I can forget nothing.
Riverisco il Signor Domenico Perozzi e rimango
Vostro obbligatissimo amico e servitore
Giuseppe Gioachino Belli
* * *
Alla nobil Donna
Sig.a Vincenza Perozzi, nata M.sa Roberti
Ascoli
per Comunanza
Di Roma, 30 Agosto 1828
C.[arissima] A.[mica],
Colla diligenza di ieri ebbi gli scudi 6:07 1/2 rimborso degli oggetti che vi aveva spediti pel Coccioletti villano furbo e diffidenze di voi, di me e dell'amico suo.
Aveva qui molti pollastri che gli dovevano diventare molti quattrini; ma egli amò meglio ciò che si dice mettersi al sicuro; e buon pro gli faccia.
- Che mi parlate voi di simulazione, di dissimulazione, di dolomalo e di tutta quell'altra schiera di galanterie del Cicerone de Officiis?
Voglio essere appiccato per la gola se ho io mai conosciuto quelle utili vernicette della sincerità.
Voi non avete fede; e mancate dunque della prima virtù cristiana.
Che se la speranza e la carità vi trattano così male come la loro sorella maggiore, addio paradiso! Siate buona, ecco quello che vi può dire un povero peccatore par mio: siate buona, e credete, perché senza la credenza buona notte alla dispensa.
- Dove mai! Possesso io di lingua inglese? Neppure per sogno: son tutte cose ruspate qua e là per far figura.
Adesso in Carrozza; e prrrrrrr...
che giro! Sino ai Muriccioli della fine del Mondo.
Non posso scrivere di più perché non ho più tempo e non ho più carta, e non ho più memoria di altro.
Borbottate? Fate pure: ma se io non fossi io, o voi non foste voi, direi:
Fiore de menta
De ppazienza co vvoi ce ne vo ttanta
E bbuggiarà pe Ddio chi ve contenta.
addio Il vostro servitore
Mancaquattrammille
* * *
Alla Nobile
Sig.a Vincenza Perozzi, N.a M.sa Roberti
Macerata
per Morrovalle
Di Pesaro, 8 Giugno 1830
Amica, è vero.
Il tempo diviso non è mai lungo, e la regolarità abbrevia tutto.
Oltre a ciò, le medesime occupazioni, ogni giorno ripetute dietro la guida del dovere e sotto lo stimolo delle affezioni domestiche acquistano ben presto nei cuori bennati un genere di dolcezza, che vanamente si cercherebbe fuori delle virtuose abitudini.
La stessa monotonia de' luoghi diviene per noi allora una particolare sorgente di piacere.
In ogni oggetto crediamo di riconoscere un testimonio delle nostre azioni lodevoli e un compagno fidato delle care emozioni che ci premiarono l'anima al compimento di quelle.
Chi troppo cambia di esercizii e di stanza educa i suoi pensieri al desiderio, i desiderii alla cupidità, la cupidità alla intemperanza; e così da sensazioni soverchiamente variate ed attive esce finalmente il malfrutto della trista indifferenza e del tedio tormentoso.
Al contrario, in un ritiro tranquillo, in un ritorno continuo di idee sperimentate, l'uomo moderato raccoglie la propria immaginazione in sé stesso e la impiega ad esaminar meglio le risorse ed il fine dell'esistenza.
Familiarizzato ogni di più con que' suoni, con que' colori, con quelle forme, con quelle fisionomie del giorno precedente, si ritrova in costante accordo con loro, e fingendosi del resto un mondo a suo modo, lo accomoda facilmente alle modificazioni del suo spirito.
Quando le passioni dell'uomo ristretto dentro un circolo angusto di terra si celano alla onnipotenza dei casi, il di lui cuore trova nell'ozio di esse e nella placida spensieratezza che ne deriva i benefici elementi della felicità.
E quando la mente di lui, affrancata dall'esterne distrazioni, conservi la libertà di se stessa, può allora conoscere l'intenzione della natura, seguirne le leggi, adoperarne i soccorsi, ed aspettare in pace dalla di lei fedeltà l'adempimento delle speranze della vita.
- Per dirvi ora due parole di me, vi assicuro che al punto della vita in cui sono, cominciano già assai a potere su di me i pensieri di riposo, di semplicità, e di futura consolazione.
La vita umana, oltrepassato appena il suo mezzo, non si compone più che di reminiscenze: le speranze e i progetti periscono in un fascio, appena la mano fredda del tempo vi addita la tardità di ogni nuova intrapresa.
Senz'altro avvenire che di un dolore esasperato ogni dì più dalla idea della distruzione che si avvicina, la virilità precipita nella vecchiezza: e guai, guai a que' vecchi che non si saranno preparati di buon'ora una riserva di conforto! Schivati nell'universo, espulsi dirò quasi dal posto che occupavano nella società, costretti di cedere vigore, bellezza, salute, carezze a chi gl'incalza senza posa alcuna, essi rivolgonsi indietro aridi e afflitti spettatori degli altrui godimenti, a cui più non è loro lecito di aspirare.
La gioventù, oltre all'allegrezza sua propria, può trovare dei piaceri dovunque, e sino negli stessi difetti degli uomini; ma la vecchiezza non può rifugiarsi che nelle loro scarse virtù.
Al giovane è sempre aperto il gran teatro delle illusioni, a traverso alle quali i contemporanei si offrono a lui: ma pel vecchio non rimangono che le risorse della realtà, quasi tutte purtroppo dure e desolanti.
L'anima sua allora si inasprisce, e i suoi difetti non più velati da alcuna apparenza di amabilità, lo abbandonano al solo conforto della pazienza e della compassione.
Per risparmiarmi pertanto al possibile la umiliazione di que' generosi sentimenti, io penso di fabbricarmi una felicità domestica, una felicità tutta indipendente dalle vicende del mondo; e ringrazio la providenza che m'abbia concesso un piccolo amico, il quale ricordevole forse un giorno dei dritti acquistati dalle mie cure alla sua riconoscenza, mi amerà spero senza le viste interessate della personalità.
Ancor io, se potessi, sceglierei dunque asilo in un piccolo angolo di terra, dove mi abituassi per gradi a far di meno di agi, di strepito, di varietà, di compagnia, di gloria, di tutto ciò insomma che aggirandoci nel continuo vortice delle cose peribili, ci vieta di pensare a noi stessi.
L'amicizia di mio figlio e di un altro compagno che io avessi trovato sulla strada solitaria scelta pel mio viaggio alla eternità, potrebbero bastarmi per dire: ecco una vita che finirà senza rammarico.
-
Godo di sapere che siete andata a godere della musica in Ancona.
So che a voi piace la musica; e ben per voi; un'anima che respinge la musica, dice Shakespeare, è piena di tradimento e di perfidia.
In molti il David suscita una sensazione inferiore alla speranza: ma forse la colpa sta più dall'eccesso di questa che dal difetto del cantore.
Certo è che la natura gli fu prodiga di molti doni.
Nulladimeno, questi vanno camminando con l'età; e la strada del tempo declina.
Io non ho fatto questa gita per udirlo.
Lo conosco abbastanza.
Sono bensì andato domenica mattina a eseguire la vostra commissione a questo convento di S.
Giovanni.
I frati cantavano in coro le ultime ore della mattina: mi appostai in sacristia e mi feci dal Sacristano indicare il vostro Padre Nicola.
Egli ricevette con piacere i vostri saluti, mi fece il vostro elogio, e non fu elogio da frate, perché la pietà, l'umiltà e la mortificazione non vi ebbero luogo.
Volle poi sapere da dove fossi io, e come vi conoscessi, e da quanto tempo, ecc.
Di poco io lo soddisfeci; ma egli si mostrò pago anche del poco; e in questo fu frate anche meno che nel resto.
Ecco servito il vostro buon cuore: ufficio per me non nuovo, ma non sempre di piacevole ricordanza.
Il Sig.e Cardinali d'Imola dev'essere un tale che alloggiò tempo fa per due giorni nella locanda del Leon d'oro, dove io abito.
Lo incontrai anche a pranzo alla mia tavola.
Forse la sollecitudine della mia risposta non si accorda col comando che me ne faceste.
Ma come si fa? La vostra del 3 giunse quì la mattina del 5; e le combinazioni di corrieri in arrivo e in partenza non mi lasciarono che mezz'ora di agio al riscontrarvi.
Ora quell'agio diveniva disagio, col frate di mezzo e col bisogno di scrivervi cento linee di ciarle.
Credo che io resterò quì a tutto il 14, e chi sa se di più! Addio.
Sono il Vostro
Aff.mo amico e servitore G.G.
Belli
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Alla Nobile e Gentil Donna
Sig.a Vincenza Perozzi, nata M.sa Roberti
Macerata
per Morrovalle
Di Pesaro, 19 Giugno 1830
A.[mica] C.[arissima]
Mi par d'essere quel pazzo che corra appresso all'ombra del suo capo: più m'affretto a terminare i miei affari, e più la lor fine si allontana da me.
Non potei subito rispondere alla vostra lettera de' 13, giunta qui il 17, poiché il corriere in partenza anticipò quello in arrivo di circa mezz'ora.
Come persuadermi la necessità della mia corrispondenza? Per una lettera tollerabile ne avreste cento più vuote di zucche e più leggiere.
Di rado i miei pensieri obbediscono alla volontà e al bisogno; né fra il mio cuore e la mente sembra esistere unità di azione, quindi il pericolo dell'artificio e della sterilità: vizio uno peggiore dell'altro in un carteggio, che richiesto dall'amicizia, esige sempre semplicità e copia.
Non il discorso ridondante ma il fertile di grazie naturali conviene unico ad una donna sensitiva quale voi siete: ed io, mi sento quasi sempre spinoso ed amaro.
Talora vi farò qualche illusione; ma quale maraviglia? La natura si stanca nel bene e nel male.
Se il foglio che mi annunciate volermi dirigere potrà essere quì la sera de' 28, è certo che io lo riceverò.
Sino al martedì 29 i miei interessi non hanno alcuna apparenza di volermi rendere libertà.
Ma quando le cose non lascino la piega presa testè, credo assolutamente che la diligenza che passerà di quì il giorno di S.
Pietro mi si ricondurrà via da questo troppo lungo soggiorno.
Però non mi recherò subito a Roma.
In altre faccende e in altro luogo più spiacevole dovrò impiegare un nuovo lasso di tempo indeterminabile.
Quali doni volete da me? Che posso io darvi? Bisogna esser discreta assai per non soverchiar le mie forze.
Un dono, e forse due! Udremo.
E mi chiedete se ve li accorderò! Non ne so niente io.
A voi che ne dice il cuore? Io non posso promettere ad occhi bendati.
"If i have promised you anything and not have fulfilled that promise, it would be very unpolite: but remember that I have promised nothing".
Così, al proposito nostro, dice un classico inglese, cioè: "impolitezza mi sarebbe l'avervi promesso e non attenuto: ma ricordatevi che nulla io promisi".
E io ci aggiungerò del mio "perché nulla seppi".
Fatemi il piacere di star bene e di credermi sempre servitore ed amico
G.G.
Belli
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Alla Nobile
Sig.a Vincenza Perozzi
Nata Ma.sa Roberti
Macerata
per Morrovalle
8 Febbraio 1831
A.[mica] C.[arissima]
Veramente per qualche sia malattia, febbre, io sono guarito, ma conservo sempre un dolore e uno svanimento di capo, desolanti.
Si aggiunge a ciò il giornaliero aumento di tetra ipocondria che mi tiene sepolto nel canto di una stanza, perché in me i mali morali equivalgono a forze fisiche che tolgono l'esercizio della volontà.
Sempre la ipocondria mi ha dominato, e voi lo sapete: ma da qualche anno a questa parte soffro di continuo quello che prima veniva per intervalli.
Ormai il mondo è estraneo a me, ed io al mondo.
I miei vecchi amici partono o muoiono: io non ne cerco di nuovi: intanto le generazioni crescono ed io mi trovo fra tutte persone di cui ignoro anche i nomi.
Quanto volentieri mi seppellirei in un piccolo angoletto di terra! Ma fra due o tre anni non può mancare che io sia sepolto dovunque sia.
Fate di meno di mettermi attorno il vostro minacciato esploratore: già poco di me trapelerebbe.
Persuadetevi poi che i miei carteggi non possono essere che rarissimi, quando ancora debba costarmene taccia di insensitivo.
Questa è la verità, poiché io mi accorgo benissimo di aver chiuso il cuore a qualunque affezione: né alcun rimprovero merito io meglio che quello da voi fattomene nella vostra del primo corrente.
Vi do una notizia: i tarli si sono divorato il mio ritratto.
Buono augurio per l'originale! Né io ne farò più disegnare, non essendo più tempo di ritratti.
Credetemi, che così è.
- Sono con tutta stima.
Il vostro aff.mo amico
Belli
* * *
Alla Nobile e Gentil Donna
Sig.a Vincenza Perozzi, N.
M.sa Roberti
Macerata
per Morrovalle
27 Aprile 1831
Amica Carissima
La lettera per S.
Giuseppe non mi è giunta; l'altra del 18 cadente mi arrivò ieri.
Dal di lei tenore mi sembra che tu mi supponga in piedi e in piena convalescenza, ma buon Dio! È tutto al contrario.
Ecco ormai spirare i due mesi di letto, e la mia malattia anzi le mie malattie si riproducono ogni momento con caratteri stranissimi e mutabili, che fanno strabiliare i medici incerti sempre del che fare.
Chi può dunque prevedere quando io sarò guarito? - Oggi mi son fatto alzare sopra il letto per farti questa risposta che richiede la mia mano; ma scrivendo sudo a grandi gocciole.
Ieri non avrei potuto davvero: credetti di morire.
Il tuo invito al casino di Macerata è espresso con parole che veramente mi hanno penetrato, ma non potrò davvero venire.
Lasciamo stare la mia volontà personale che questa volta sacrificherei volentieri alla gratitudine che sento verso tanta amicizia.
Ho altre ragioni non poche che qui non enumero per mancanza di forza nello scrivere, ma che se tu oggi ignorandole non saprai come approvarle, non le condannerai quando te le avrò sviluppate.
Mi limiterò per ora a questa.
La mia malattia con la convalescenza, andando anche bene, non potranno essere finite che nella calda stagione: e allora nello stato di estremo deperimento, a cui sono ridotto e di più in più mi vado riducendo, il viaggio per me sarebbe non breve e molto incomodo.
Invece il luogo dove ho stabilito di andare non è distante da Roma che 60 miglia tutte piane meno le ultime due un poco ineguali.
Esso luogo è nella provincia di Frosinone presso le patrie dei briganti.
Non mi dispiacerà di conoscere nelle loro case que' figli della natura.
Se sei ragionevole e quando ti avrò pure detto che i miei medici stimerebbero pel mio stato un po' troppo viva l'aria di Macerata, mi manderai assoluto.
Ti prometto però sin da ora che quando potrò farlo, visiterò te e il tuo casino.
- Circa il disegno, in verità è malconcio dai tarli.
Il farne un altro non è più del mio tempo né del mio gusto: peggio in oggi: non avresti che la immagine di un cadavere.
Appena sarò guarito ti farò invece un altro regalo che non ti piacerà forse meno.
Che se per caso me ne andassi all'altro mondo te ne farei una specie di legato.
Non posso andare più avanti perché fra l'altre cose mi rinforza la febbre.
Credo di avere fatto uno sforzo miracoloso.
Addio: dà le mie nuove a Meconi, di cui ebbi il foglio del 23, e fammi da lui anche salutare il dottor Mosconi.
Saluto i tuoi e mi ripeto.
Tuo aff.mo amico Belli
* * *
Alla Nobile e gentil Donna
Sig.a Vincenza Perozzi, N.a M.sa Roberti
Macerata
per Morrovalle
Di Roma, 19 Maggio 1831
Oh Dio mio! Non attribuire, cara amica, a poca amicizia quella specie di languore e di aridità di cui le mie lettere possono apparire ridondanti; veramente io ho perduto ogni brio ed ogni bella maniera di spiegarmi e di concepire.
Tu conservi tutto il fuoco della più fresca gioventù.
In me però un decennio ha prodotto un cangiamento notabile ed anche assi scoraggiante per la probabilità
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