LETTERE A CENCIA 1, di Giuseppe Gioachino Belli - pagina 3
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Al contrario, in un ritiro tranquillo, in un ritorno continuo di idee sperimentate, l'uomo moderato raccoglie la propria immaginazione in sé stesso e la impiega ad esaminar meglio le risorse ed il fine dell'esistenza.
Familiarizzato ogni di più con que' suoni, con que' colori, con quelle forme, con quelle fisionomie del giorno precedente, si ritrova in costante accordo con loro, e fingendosi del resto un mondo a suo modo, lo accomoda facilmente alle modificazioni del suo spirito.
Quando le passioni dell'uomo ristretto dentro un circolo angusto di terra si celano alla onnipotenza dei casi, il di lui cuore trova nell'ozio di esse e nella placida spensieratezza che ne deriva i benefici elementi della felicità.
E quando la mente di lui, affrancata dall'esterne distrazioni, conservi la libertà di se stessa, può allora conoscere l'intenzione della natura, seguirne le leggi, adoperarne i soccorsi, ed aspettare in pace dalla di lei fedeltà l'adempimento delle speranze della vita.
- Per dirvi ora due parole di me, vi assicuro che al punto della vita in cui sono, cominciano già assai a potere su di me i pensieri di riposo, di semplicità, e di futura consolazione.
La vita umana, oltrepassato appena il suo mezzo, non si compone più che di reminiscenze: le speranze e i progetti periscono in un fascio, appena la mano fredda del tempo vi addita la tardità di ogni nuova intrapresa.
Senz'altro avvenire che di un dolore esasperato ogni dì più dalla idea della distruzione che si avvicina, la virilità precipita nella vecchiezza: e guai, guai a que' vecchi che non si saranno preparati di buon'ora una riserva di conforto! Schivati nell'universo, espulsi dirò quasi dal posto che occupavano nella società, costretti di cedere vigore, bellezza, salute, carezze a chi gl'incalza senza posa alcuna, essi rivolgonsi indietro aridi e afflitti spettatori degli altrui godimenti, a cui più non è loro lecito di aspirare.
La gioventù, oltre all'allegrezza sua propria, può trovare dei piaceri dovunque, e sino negli stessi difetti degli uomini; ma la vecchiezza non può rifugiarsi che nelle loro scarse virtù.
Al giovane è sempre aperto il gran teatro delle illusioni, a traverso alle quali i contemporanei si offrono a lui: ma pel vecchio non rimangono che le risorse della realtà, quasi tutte purtroppo dure e desolanti.
L'anima sua allora si inasprisce, e i suoi difetti non più velati da alcuna apparenza di amabilità, lo abbandonano al solo conforto della pazienza e della compassione.
Per risparmiarmi pertanto al possibile la umiliazione di que' generosi sentimenti, io penso di fabbricarmi una felicità domestica, una felicità tutta indipendente dalle vicende del mondo; e ringrazio la providenza che m'abbia concesso un piccolo amico, il quale ricordevole forse un giorno dei dritti acquistati dalle mie cure alla sua riconoscenza, mi amerà spero senza le viste interessate della personalità.
Ancor io, se potessi, sceglierei dunque asilo in un piccolo angolo di terra, dove mi abituassi per gradi a far di meno di agi, di strepito, di varietà, di compagnia, di gloria, di tutto ciò insomma che aggirandoci nel continuo vortice delle cose peribili, ci vieta di pensare a noi stessi.
L'amicizia di mio figlio e di un altro compagno che io avessi trovato sulla strada solitaria scelta pel mio viaggio alla eternità, potrebbero bastarmi per dire: ecco una vita che finirà senza rammarico.
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Godo di sapere che siete andata a godere della musica in Ancona.
So che a voi piace la musica; e ben per voi; un'anima che respinge la musica, dice Shakespeare, è piena di tradimento e di perfidia.
In molti il David suscita una sensazione inferiore alla speranza: ma forse la colpa sta più dall'eccesso di questa che dal difetto del cantore.
Certo è che la natura gli fu prodiga di molti doni.
Nulladimeno, questi vanno camminando con l'età; e la strada del tempo declina.
Io non ho fatto questa gita per udirlo.
Lo conosco abbastanza.
Sono bensì andato domenica mattina a eseguire la vostra commissione a questo convento di S.
Giovanni.
I frati cantavano in coro le ultime ore della mattina: mi appostai in sacristia e mi feci dal Sacristano indicare il vostro Padre Nicola.
Egli ricevette con piacere i vostri saluti, mi fece il vostro elogio, e non fu elogio da frate, perché la pietà, l'umiltà e la mortificazione non vi ebbero luogo.
Volle poi sapere da dove fossi io, e come vi conoscessi, e da quanto tempo, ecc.
Di poco io lo soddisfeci; ma egli si mostrò pago anche del poco; e in questo fu frate anche meno che nel resto.
Ecco servito il vostro buon cuore: ufficio per me non nuovo, ma non sempre di piacevole ricordanza.
Il Sig.e Cardinali d'Imola dev'essere un tale che alloggiò tempo fa per due giorni nella locanda del Leon d'oro, dove io abito.
Lo incontrai anche a pranzo alla mia tavola.
Forse la sollecitudine della mia risposta non si accorda col comando che me ne faceste.
Ma come si fa? La vostra del 3 giunse quì la mattina del 5; e le combinazioni di corrieri in arrivo e in partenza non mi lasciarono che mezz'ora di agio al riscontrarvi.
Ora quell'agio diveniva disagio, col frate di mezzo e col bisogno di scrivervi cento linee di ciarle.
Credo che io resterò quì a tutto il 14, e chi sa se di più! Addio.
Sono il Vostro
Aff.mo amico e servitore G.G.
Belli
* * *
Alla Nobile e Gentil Donna
Sig.a Vincenza Perozzi, nata M.sa Roberti
Macerata
per Morrovalle
Di Pesaro, 19 Giugno 1830
A.[mica] C.[arissima]
Mi par d'essere quel pazzo che corra appresso all'ombra del suo capo: più m'affretto a terminare i miei affari, e più la lor fine si allontana da me.
Non potei subito rispondere alla vostra lettera de' 13, giunta qui il 17, poiché il corriere in partenza anticipò quello in arrivo di circa mezz'ora.
Come persuadermi la necessità della mia corrispondenza? Per una lettera tollerabile ne avreste cento più vuote di zucche e più leggiere.
Di rado i miei pensieri obbediscono alla volontà e al bisogno; né fra il mio cuore e la mente sembra esistere unità di azione, quindi il pericolo dell'artificio e della sterilità: vizio uno peggiore dell'altro in un carteggio, che richiesto dall'amicizia, esige sempre semplicità e copia.
Non il discorso ridondante ma il fertile di grazie naturali conviene unico ad una donna sensitiva quale voi siete: ed io, mi sento quasi sempre spinoso ed amaro.
Talora vi farò qualche illusione; ma quale maraviglia? La natura si stanca nel bene e nel male.
Se il foglio che mi annunciate volermi dirigere potrà essere quì la sera de' 28, è certo che io lo riceverò.
Sino al martedì 29 i miei interessi non hanno alcuna apparenza di volermi rendere libertà.
Ma quando le cose non lascino la piega presa testè, credo assolutamente che la diligenza che passerà di quì il giorno di S.
Pietro mi si ricondurrà via da questo troppo lungo soggiorno.
Però non mi recherò subito a Roma.
In altre faccende e in altro luogo più spiacevole dovrò impiegare un nuovo lasso di tempo indeterminabile.
Quali doni volete da me? Che posso io darvi? Bisogna esser discreta assai per non soverchiar le mie forze.
Un dono, e forse due! Udremo.
E mi chiedete se ve li accorderò! Non ne so niente io.
A voi che ne dice il cuore? Io non posso promettere ad occhi bendati.
"If i have promised you anything and not have fulfilled that promise, it would be very unpolite: but remember that I have promised nothing".
Così, al proposito nostro, dice un classico inglese, cioè: "impolitezza mi sarebbe l'avervi promesso e non attenuto: ma ricordatevi che nulla io promisi".
E io ci aggiungerò del mio "perché nulla seppi".
Fatemi il piacere di star bene e di credermi sempre servitore ed amico
G.G.
Belli
* * *
Alla Nobile
Sig.a Vincenza Perozzi
Nata Ma.sa Roberti
Macerata
per Morrovalle
8 Febbraio 1831
A.[mica] C.[arissima]
Veramente per qualche sia malattia, febbre, io sono guarito, ma conservo sempre un dolore e uno svanimento di capo, desolanti.
Si aggiunge a ciò il giornaliero aumento di tetra ipocondria che mi tiene sepolto nel canto di una stanza, perché in me i mali morali equivalgono a forze fisiche che tolgono l'esercizio della volontà.
Sempre la ipocondria mi ha dominato, e voi lo sapete: ma da qualche anno a questa parte soffro di continuo quello che prima veniva per intervalli.
Ormai il mondo è estraneo a me, ed io al mondo.
I miei vecchi amici partono o muoiono: io non ne cerco di nuovi: intanto le generazioni crescono ed io mi trovo fra tutte persone di cui ignoro anche i nomi.
Quanto volentieri mi seppellirei in un piccolo angoletto di terra! Ma fra due o tre anni non può mancare che io sia sepolto dovunque sia.
Fate di meno di mettermi attorno il vostro minacciato esploratore: già poco di me trapelerebbe.
Persuadetevi poi che i miei carteggi non possono essere che rarissimi, quando ancora debba costarmene taccia di insensitivo.
Questa è la verità, poiché io mi accorgo benissimo di aver chiuso il cuore a qualunque affezione: né alcun rimprovero merito io meglio che quello da voi fattomene nella vostra del primo corrente.
Vi do una notizia: i tarli si sono divorato il mio ritratto.
Buono augurio per l'originale! Né io ne farò più disegnare, non essendo più tempo di ritratti.
Credetemi, che così è.
- Sono con tutta stima.
Il vostro aff.mo amico
Belli
* * *
Alla Nobile e Gentil Donna
Sig.a Vincenza Perozzi, N.
M.sa Roberti
Macerata
per Morrovalle
27 Aprile 1831
Amica Carissima
La lettera per S.
Giuseppe non mi è giunta; l'altra del 18 cadente mi arrivò ieri.
Dal di lei tenore mi sembra che tu mi supponga in piedi e in piena convalescenza, ma buon Dio! È tutto al contrario.
Ecco ormai spirare i due mesi di letto, e la mia malattia anzi le mie malattie si riproducono ogni momento con caratteri stranissimi e mutabili, che fanno strabiliare i medici incerti sempre del che fare.
Chi può dunque prevedere quando io sarò guarito? - Oggi mi son fatto alzare sopra il letto per farti questa risposta che richiede la mia mano; ma scrivendo sudo a grandi gocciole.
Ieri non avrei potuto davvero: credetti di morire.
Il tuo invito al casino di Macerata è espresso con parole che veramente mi hanno penetrato, ma non potrò davvero venire.
Lasciamo stare la mia volontà personale che questa volta sacrificherei volentieri alla gratitudine che sento verso tanta amicizia.
Ho altre ragioni non poche che qui non enumero per mancanza di forza nello scrivere, ma che se tu oggi ignorandole non saprai come approvarle, non le condannerai quando te le avrò sviluppate.
Mi limiterò per ora a questa.
La mia malattia con la convalescenza, andando anche bene, non potranno essere finite che nella calda stagione: e allora nello stato di estremo deperimento, a cui sono ridotto e di più in più mi vado riducendo, il viaggio per me sarebbe non breve e molto incomodo.
Invece il luogo dove ho stabilito di andare non è distante da Roma che 60 miglia tutte piane meno le ultime due un poco ineguali.
Esso luogo è nella provincia di Frosinone presso le patrie dei briganti.
Non mi dispiacerà di conoscere nelle loro case que' figli della natura.
Se sei ragionevole e quando ti avrò pure detto che i miei medici stimerebbero pel mio stato un po' troppo viva l'aria di Macerata, mi manderai assoluto.
Ti prometto però sin da ora che quando potrò farlo, visiterò te e il tuo casino.
- Circa il disegno, in verità è malconcio dai tarli.
Il farne un altro non è più del mio tempo né del mio gusto: peggio in oggi: non avresti che la immagine di un cadavere.
Appena sarò guarito ti farò invece un altro regalo che non ti piacerà forse meno.
Che se per caso me ne andassi all'altro mondo te ne farei una specie di legato.
Non posso andare più avanti perché fra l'altre cose mi rinforza la febbre.
Credo di avere fatto uno sforzo miracoloso.
Addio: dà le mie nuove a Meconi, di cui ebbi il foglio del 23, e fammi da lui anche salutare il dottor Mosconi.
Saluto i tuoi e mi ripeto.
Tuo aff.mo amico Belli
* * *
Alla Nobile e gentil Donna
Sig.a Vincenza Perozzi, N.a M.sa Roberti
Macerata
per Morrovalle
Di Roma, 19 Maggio 1831
Oh Dio mio! Non attribuire, cara amica, a poca amicizia quella specie di languore e di aridità di cui le mie lettere possono apparire ridondanti; veramente io ho perduto ogni brio ed ogni bella maniera di spiegarmi e di concepire.
Tu conservi tutto il fuoco della più fresca gioventù.
In me però un decennio ha prodotto un cangiamento notabile ed anche assi scoraggiante per la probabilità dei progressi.
Non ho più la scintilla di giovinezza che mi accenda e mi ravvivi.
Nulladimeno non ho perduto conoscenza del bene e del male; e le attenzioni e le dimostrazioni sinceramente amichevoli producono sempre in me una sensazione di piacere e di riconoscenza.
Né devi badare a qualche inconseguenzola rimarcabile fra le une e le altre delle mie lettere.
Un poco d'inconseguenza è stato sempre il rimprovero dato dalla mia coscienza alla mia natura; ed ora? Ora le belle giornate della mia vita fuggono cogli anni, e il tedio del perdere aggrava ogni cattivo abito non a tempo corretto.
Già dal passato ordinario io ti aveva partecipato il luogo della mia villeggiatura: Veroli.
Oggi lo ripeto, e ripeto ancora che lunedì 23 accadrà la partenza.
Invio per la diligenza di sabato 21 un cilindro con alcune carte ravvolte.
Non è il regalo promesso: quello a Novembre! È una cosa malconcia, che il viaggio finirà di rovinare.
- Bellozzi da molto tempo abita in casa Chichi.
La vedova ha ottenuto scudi 15 mensili a titolo di pensione.
Credo però che le si dovesse di più.
- Mi rallegro davvero del contratto stabilito fra te e la zia Volumnia.
A me pare che tu ceda spine per rose.
Ad ogni modo un godimento pronto e pacifico va preferito a qualunque futuro bene di penoso conseguimento.
- Impossibile per me in quest'anno il variare tante dimore.
Resterò a Veroli sino a Novembre.
- Goditi il bello aspetto del giovane costì nuovamente stabilito.
Il soggiorno lungo di Roma lo avrà preparato al polimento della civiltà milanese e così all'interesse esterno degli occhi potrà assai agevolmente mandare unito l'interno dell'animo.
Chiudo la lettera e vado a passeggiare.
Ci rivedremo da Veroli.
Addio.
A proposito! Tua sorella non entra nel contratto colla zia?
L'aff.mo amico G.G.
Belli
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Alla Nobile e Gentil Donna
Sig.a Vincenza Perozzi, N.a M.sa Roberti
Macerata
per Morrovalle
Dagli scogli di Veroli, l'ultimo giorno di giugno 1831
C.[arissima] A.[mica]
Sai che ti dico? Verrò a trovarti assai presto: e però preparami il palazzo.
Forse chi sa se mi troverà più quì quella tua lettera che mi annunciasti colla precedente del 10, alla quale risposi il 18.
Ma lascierò istruzioni perché mi segua.
Ora odimi: io parlo alla tua amicizia e al tuo cuore.
Ricevere un convalescente di 40 anni, un convalescente di feroce malattia già precorsa da un altra [sic] non mite: un uomo ridotto senz'alcuno spirito, se pure mai ne abbia posseduto; un'ipocondriaco [sic] da battergli il muso sugli spigoli: un individuo la cui natura abituale ed il nuovo suo stato gli vietano di fare il minimo complimento: un vecchietto insomma debole, agretto, e bisognoso tuttavia di tutela: dimmi con libertà, ti senti tu il coraggio necessario per compiere tal sagrificio? Tu stessa me l'offristi, ma allora non devi avervi riflettuto abbastanza.
Pensaci.
Io nulla di lieto aggiungerò a quello che ti circonda; ma se sottrarrò forse.
Che se un resto di memoria degli antichi anni ti fa capace di un eroismo d'amicizia, eccomi; ed anch'io mistudierò di riuscire meno grave a Morrovalle che non lo sarei in qualunque altro luogo.
Io parto senza più riflettere.
Tu rispondimi subito subito a Roma una lettera (riservatella per tutti i casi); ed io la leggerò se sarò lì: se non vi sarò più, la leggerà altri per me.
Nel secondo caso sarà segno che io vo viaggiando verso Macerata, dove giungerò dietro un nuovo mio avviso.
Allora se avrai risoluto di ricevermi, verrò alla tua Casa: se il mio prospetto ti avrà spaventato, bene, proseguirò il viaggio per Firenze, o Milano, o Venezia, o Ginevra, o Genova, o Parigi, o Lisbona, o dove il diamine mi chiamerà colle sue suggestioni.
Onde poi ciò possa aver luogo con facilità, dopo la mia seconda lettera che ti scriverò nel partire da Roma mi farai giungere fermo alla locanda della Posta di Macerata un bigliettino colle tue deliberazioni normali.
Dopo averlo letto, ti darò sempre ragione, e tirerò la briglia ai cavalli della parte che mi avrai tu accennata, o all'austro o all'aquilone.
Il tuo aff.mo amico Belli
Di Roma, 9 Luglio 1831
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Alla Nobile e Gentil Donna
Sig.ra Vincenza Perozzi, N.a M.sa Roberti
Macerata
per Morrovalle
Di Roma, 9 Luglio 1831
C.[arissima] A.[mica],
Arrivai ieri dalla brumale patria di Aonio Paleario a questa insigne stufarola di S.
Pietro.
Né fu quistione di ladri: anzi albergai pure per via passabilmente.
Ed oh! Miracolo
Di San Giuliano!
Forse le prediche
Del Ser Piovano
Svegliar nell'anima
Del buon Ostiere
Santa conscìenzia
Del suo mestiere;
Di Valmontone
La fida cimice
Della stagione,
Vero miracolo!
Non passeggiò.
Vedano quindi gl'increduli di quanto avesse ragione Messer Giovanni da Certaldo, allorché nella sua novella XII raccomandò ad ogni cristiano viandante quel tal mirabile paternostro: benché poi presso la mia gentil albergatrice io non incontrassi la fortuna di Rinaldo da Asti.
Ho già sicurezza scritta che la Diligenza pontificia abbia a scaricarmi in Macerata la sera di lunedì 18.
- All'Albergo della posta aspetto di trovare quel bigliettino che ti richiesi colla mia antecedente, dal quale ricaverò le necessità ulteriori del mio itinerario.
Ma se mai dovrà questo chiudersi a Morrovalle, prego fin da ora i Materassai della Terra di abburrarmi ben bene il pagliericcio, onde non assimigliarmi al Patriarca Daniello nel lago dei leoni.
Or va a nascermi un dubbio se Daniello fosse veramente un Patriarca o non piuttosto un Profeta.
Un martire no certo: un Vergine stenterei a crederlo: un confessore...
ah! i confessori contano data assai più recente: sicché, indovinala grillo, lasciamolo stare Patriarca.
E qui noti il Sig.r Domenico Rutilj quella doppia b in dubbio, perché io mi ricordo assai chiaramente con quante busse mi uscissi una volta da una [macchia d'inchiostro] seco - lui circa a tale geminazione.
Si stava co' vocabolarii alla mano come due controversisti del Sacrosanto Concilio Lateranense.
Di tanto in tanto, o cara amica, la mia memoria si va risvegliando su certi fatti di poca importanza.
Fiori di fratta, amica mia: vasi inodorosi e circondati di spine.
E Sissignore che quì c'è Meconi.
Fra due ore lo vedrò.
Sono molto sinceramente
L'amico G.G.
Belli
* * *
Alla Nobile e Gentil Donna
Sig.ra Vincenza Perozzi, N.ta M.sa Roberti
Macerata
per Morrovalle
Di Terni, Sabato 1° Ottobre 1831
A.[mica] C.[arissima]
Il vetturino Peppe vi avrà sufficientemente spiegato il motivo per cui vi diressi quelle poche e scucite parole nella mia di ieri mattina.
Avevamo, in luogo che a Spoleto, come si doveva, pernottato a Strettura, posta intermedia e ad eguale distanza tra quella città e questa di Terni.
Peppe ebbe in ciò più le sue viste che lo scopo di collocarci meglio come ci fece supporre di volere.
Ma comunque si fosse la cena si mangiò non pessima, e la notte pure passò veloce, a malgrado un letto non soffice, non elegante, non odorato, ma capace per tutte le altre cose di dar riposo a viaggiatori che han sonno.
A cima di giorno ripartiti per questa meta del viaggio, vi giungevamo sì presto e con sì piccolo sforzo de' cavalli, che al vetturino rimaneva bene di mattina e di lena da poter retrocedere a Spoleto senza né distaccar pure le bestie dal legno.
In questo di lui desiderio lo confermò la occasione allor'allora occorsagli di un giovanetto che già si diriggeva alla porta della città per avviarsi a cercare una cattiva cavalla che lo portasse a Spoleto.
Mi condusse egli dunque a casa; e subito volle da me due linee d'accompagno alla carta che doveva portarvi e di cui lasciò a me il prezzo in totalità di S.
1:35.
Ciò fatto, mi lasciò per partire a volo, anche io stimo, per preservare i cavalli da non raffreddarsi.
- Dalle quali circostanze qui di sopra narratevi voi rileverete essere rimasti in mia mano tutti intieri i quindici paoli che mi avevate consegnati, e de' quali vi darò credito nel nostro futuro conticino.
Pregate Maria, salus infirmorum, per me.
La tosse continua, e già corre a metà il giorno 14.° della di lei durata.
Se la cosa prosegue di questo passo, addio polmoni, addio Belli.
Il solo buono è che a Terni sino ad ora fa piuttosto caldetto, e le nebbie van rare.
Vi prego dire a D.
Luigi Nunzi che la festività di S.
Michele Arcangelo che non fece aprire moltissime delle botteghe di Fuligno, tenne chiusa ancora la libreria del Tommasini, il quale per ciò mi divenne irreperibile.
E salutatemelo D.
Luigi.
Fate poi mille saluti e ringraziamenti da mia parte a Mamà vostra, al vostro Pirro di cui amo il cuore e il cervello (due cose per solito assai partite fra gli uomini), alla vostra Nonna Tetella, al vostro zio Checcaccio Panzanera, a Marchetti, a Lazzarini, e a Tommasini, vedendolo.
Riveritemi, di grazia, quale delle signore due Tommasini fosse tuttora costì: amen.
Non terminate però la lettura di questo foglio senza aver dato due baci nelle due belle guancette di Matildina, che Dio abbia sempre nella sua santa custodia.
Ricordatemi alle Cervare.
La penna non voleva scrivere al principio: figuratevi adesso! E mi sa fatica il ripescare il temperino nel profondo del mare della mia cassettina.
Due altre parole pure per dirvi che il mio buon lapis ha schiccherato in vettura altre 5544 sillabe romanesche.
Esercitatevi nelle divisioni aritmetiche.
La penna non ne vuol più.
Satis dunque.
Vi ringrazio pel prossimo passato, e resto pel prossimo - avvenire.
Vostro obb.mo e d.mo serv.e e amico
Giuseppe Gioachino Belli
Che carta! Una pagina
fa la spia dell'altra.
Spererei che quella di
Fuligno non lo fosse
così.
Ma, se mai, misericordia!
* * *
Alla Nobile e Gentil Donna
Signora Vincenza Perozzi N.a M.sa Roberti
Macerata
per Morrovalle
Di Roma, 17 Novembre 1831
C.[arissima] A.[mica]
Io vi scrissi la mia precedente nella sera del sabato 12.
Al dopopranzo della domenica 13 il vetturale mi si costituì.
Era assai afflitto per certe 150 libre di porco.
Gli avrei di buon grado partecipata la cura prodigiosa pei patemi; ma il male era ancor troppo fresco.
Forse dopo il divagamento del viaggio sarà più disposto a praticarla.
Consiste tutta nel prendere mattina e sera le polveri del me ne.
Vedete però come Iddio castiga! L'Erario qualche volta è ladro.
Ebbene Liberato volle gastigare l'erario: un'altro [sic] galantuomo ha gastigato Liberato: e Iddio poi gastigherà l'altro galantuomo col mezzo di chi dispone dell'erario.
Bella vicenda di casi! Bell'intreccio di anella!
"E giusto è ben che nel cervel ti metti"
"Che cause eguali danno eguali effetti".
Riceverete dunque o avrete ricevuto il baulletto chiuso a due serramenti, uno col ministerio della chiave suggellata sull'altro, sotto la impronta che chiuderà la presente lettera.
Il Crocenzi ha seco il mio foglio di quietanza di s.
7:73 che forse mi pare non corrisponderanno alla risultanza del conto unito alle merci, perché credo di averlo errato.
Come va la cifra? Sapete voi cosa è quella? Niente di meno che la chiave con cui si sorprende l'arcano nascosto in Mosè negli Urìm e Tumìn del Terafìm [sic] sacerdotale sotto i protogrammi de' nomi delle 12 pietre e de' nomi delle 12 tribù; (i quali inoltre offrono una stupenda combinazione cabalistica che è fuori del caso nostro).
Il metodo della lettura è di seguire la linea nelle sue giravolte, e far succedere uno all'altro i caratteri che ai 12 bottoni corrispondono.
Forse lo avrete già indovinato: ma in questo caso ancora, io mi riserbava di sorprendervi coll'augusta origine di un mistero oggi svelato, ed applicato da me al nome e alla professione di vostro marito.
Adesso vedete quest'altro.
Esso è la chiave del senso occulto, che lo stesso Mosè dispose tra le 22 lettere dell'alfabeto da lui dato agli Ebrei nell'uscire d'Egitto.
L'applicazione può piacervi quanto quella dell'altro.
Saluto tutti pezzo per pezzo e sono al solito
Vostro aff.mo amico e servitore
G.G.
Belli
* * *
Alla Nobile e Gentil Donna
Sig.a Vincenza Perozzi, N.a M.a Roberti
Macerata
per Morrovalle
A.[mica] C.[arissima]
Il morto è stato appunto Menicuccio.
Ne ho preso un'altro [sic] (cioè di servitore) che fu lacché o vogliam dire volante della Principessa di Galles crepata Regina d'Inghilterra: e indovinate un po'! gli è venuta una sciatica; e così è andata a spasso la parte più buona.
- Volevo mandare a Pirro un libretto qui pubblicato sulla Grippe per consolare coloro che la credono un araldo del cholera: ma non mi è sembrata cosa degna di lui.
Godrò di vedere e conoscere il s.e Giuseppe Perozzi.
Ecco qui appresso le ragioni per le quali io non capivo niente sulla faccenda Leandra.
"Ma come mai non è giunta fino a voi la mia prima lettera! Questo caso mi fa nascere sospetto che qui siasi usata una porcheria per toglierla alla posta; ed eccone il motivo.
Vi narravo in essa (solo per farvi ridere) che Leandra Persiani, la quale si era fatta un merito con voi della stiratura delle vostre camicie mise poi a mio carico questa partita prima delle altre quando io fui a soddisfarla dell'alloggio prestatovi.
Mi presi gusto di far conoscere a Leandra che vi avrei scritto per esimervi dalla obligazione che le avreste dovuto se realmente si fosse prestata gratuitamente alla stiratura della vostra biancheria.
Essa mi pregò di non farvene parola.
Dubito che dietro questo timore abbia trovato mezzo di troncare il corso alla mia lettera".
Queste parole, tradotte in lingua mia, vengono a dire: io ho pagato Leandra della stiratura delle vostre camicie; Leandra non ve le ha stirate gratis come volle farvi credere, e per non pregiudicarsi mi ha raccomandato il silenzio.
Dunque voleste farmi ridere, ed io rido con voi.
- Sul fustagno avete mille ragioni, ma io non ho mille torti, perché Antonia, Domenico e Ciriuccio, andarono a toglierlo alle Zoccolette, e la maestra bizzoca consegnò quella porcheria e disse quelle tali parole.
Vi farò provvedere la canna del peloso da bai: 50 e la unirò al resto che tengo preparato per voi.
Su questo io non ho altro pensiero che quello del ritardo che ne verrete a soffrire: verbo quattrini, sino agli scudi novantanove e 99 baiocchi posso far credito sino ad un anno e un giorno.
Solamente mi sorprendeva che il Crocenzi non fosse più comparso dopo che il 13 Novembre mi assicurò che fra 20 giorni sarebbe stato nuovamente in Roma.
E mi duole del rinaccio largo più di mezzo baiocco.
Ma, come si fa? Guardata la qualità in globo, si passa alla misura e difficilmente si giunge a scoprire quello che minutamente può osservarsi sotto la forbice del sarto.
Nulla di meno un'altra volta starò molto più attento in cose delle quali neppure è in colpa il mercante, essendo vizii di fabbrica.
Io ho fatto per me un soprabitone di pelone cenerino mischio, col quale indosso mi mischio in qualunque ceto di persone.
Qualche volta mi si fa il viso dell'armi, ed io prendo tabacco.
- Sicuro che mi è possibile di rinvenire l'inventario che feci prima del settennio magro di Giuseppe: anzi l'ho sotto gli occhi.
I documenti dati al Borghi furono n.
280, descritti pezzo per pezzo dalla mia penna.
Ma l'archivio del Borghi pare che porti per impresa que' versi della Pronèa.
"Molt'è che lento il padre irrefrenabile degli anni - Calca forme sull'alma, e rode, e passa - E qualc' [sic] aura di me seco si porta".
Intanto il palazzo Nicolini dimora del Borghi mi è sempre in pensiero: que' 99 gradini sono la mia passeggiata ordinaria, e i biglietti al procuratore il mio ordinario passatempo.
Ieri mattina mi vi recai con un biglietto in saccoccia, giusto il mio costume, per non gettare la visita in caso di assenza del visitato! All'avvicinarmi alla porta, ne usciva un uomo vestito peggio di me, ed io perciò più galantuomo di lui.
Con questa giusta prevenzione, eh là, non chiudete, imperiosamente io gli dissi.
Il buon'uomo, che forse era più buono di me, lasciò aperto, stimandomi per avventura il re di Sterlicche in incognito fece un inchino, e andò giù.
Gira gira per casa: nessuno.
Chiamai, deo-gratias, è permesso? Nessuno.
Finalmente lasciai il mio biglietto accanto a un calamaio d'argento che fui tentato di portarmi via.
Ma ricordai il parallelo de' galantuomini per buona sorte di Borghi.
Seguiterò le mie passeggiate e il resto.
A proposito di Curiali, vostro suocero da chi era assistito qui a Roma? Non mi diceste Nasselli? È morto.
Ma sarà un mio sogno d'averlo udito nominare per di lui procuratore.
- E trentotto! "Com'è confusa la sapienza umana!".
Il Sr.
Francioni venne circa le 3.
Io pranzavo e fui chiamato fuori dal baulle.
M'aspettava vedere il Crocenzi, e vidi una fisionomia che conciliai con un nome, lo pronunziai e andai al segno.
Due complimenti e non altro.
Come stanno a Morro? - Tutti bene.
- Ho piacere.
- Servo, padrone: ed egli via, ed io a pranzo.
Ciro non ci entrò punto né poco.
Dunque avete scherzato o frizzato sui saluti di Ciro e sui miei? Ciro non fu veduto e non parlò, ché mangiava.
Io non mandai saluti perché li avrei scritti fra poco.
Però, se non avete scherzato e frizzato, stimo il S.r Francioni un don Desiderio.
- Mi è grata la felicità alla quale si avvicina la famiglia Perozzi pel ritorno de' due individui che n'erano sgraziatamente lontani.
Ed eccoci coll'aiuto di Dio all'opuscolo relativo al libro maceratese.
- Nota di Giuseppe Gioachino Belli al tomo I, pag.e 153-5 dell'Antologia epistolare impressa in Macerata pel Cortesi, 1830, con l'aggiunta di dodici lettere inedite del Monti, Perticari, Bragagli, e Ruga.
- "Poiché talvolta le parole di spregio che escono da penne autorevoli lanciate contri scrittori novelli, possono per avventura, a chi più addentro non sa, apparire sentenza di morte letteraria, o poco meno; noi ci siam fatti coscienza a appellare a miglior Foro di una simil condanna, cui un uomo chiarissimo, non ha guari defunto, si lasciò andare alquanto leggermente contro un nostro amorevole ch'egli ancor tutto non conosceva, ma che bene conobbe di poi e tenne onorato per parecchi anni di reciproca benevolenza.
Al quale uficio pietoso, di salvar da morte un innocente, non dovremmo noi oggi sentirci commossi dalla voce imperiosa dell'amicizia, se un egual voce, avesse avuto fortuna di persuader prima ad altre coscienze che il pubblicare inopportunamente, con ingiuria al vero e ferita alla carità, scritti privati e confidenziali, spira assai poco di quella fragrante cortesia, il cui benedetto nome tra tanto vapore di perifrasi e di superlativi suole a' di' nostri esalare dai santi-petti di certi arbitri della italica letteratura.
- Né di nudi argomenti si aiuterà la difesa contro l'acerbo decreto: documenti vittoriosissimi soccorreranno a palesar tali fatti, che, risaputi dagli uomini di buona volontà, riporranno più di una fama nel suo giusto dovere.
- Non tutti i gentili italiani conobbero, per fermo, il convizio: non tutti i culti lo confermarono: non tutti i generosi fecergli plauso: ma a tutti insieme s'indirizza quì una preghiera: e questa è, di entrar nell'esame, e deliberar poi da quale spirito potesse movere il sacrificio di ogni riguardo sociale alla importanza di mandare una pagina di più a un libro di colletta." Eccovene l'esemplare che m'avete mostrato desiderare.
Questa è la introduzione.
Il libro però per certi motivi cadetti non vedrà più luce: si componeva di tali elementi che avrebbero forse suscitato fra' letterati una guerra che, me vivo, voglio evitare.
Quel che ho scritto e i documenti di quello si troveranno, me morto, fra' miei scartafacci romiti.
Del resto la salvezza da morte verrà d'altra parte senza concorso di scandali.
Dunque silenzio sino all'anno...; qui va inserito l'anno MORTIS NOSTRAE, AMEN, che pure una cifra la darà per riempir la lacuna: - Sciarada alla Signora Vincenza Perozzi.
"Città greca è il mio primo illustre al mondo:
Si fa bianco per gli anni il mio secondo:
Penetra il tutto mio dentro il cervello
Od in un buco che il tacere è bello".
(Del fu Giulio da Pesaro)
Quelli tali sillabe che crescevano a Morro, e crebbero in via, crescono sempre e sono arrivate a 47,740.
Questo esercito ha alla testa un proemio oratione soluta.
Giunto a 154,000, andrà a battersi col futuro allorché il presente sarà divenuto passato.
Chi leggesse questi enigmi e non ne avesse la chiave, direbbe: per lo santo nome di Dio, che costui di scrittore gli è un carbonaio! Domine, fallo Tristo! È tardi ed io voglio andare al teatro.
Dunque, fuori i saluti.
Vi ringrazio di quelli che mi avete fatti, e ripeteteli.
E fuori la firma.
Eccola
Il vostro quel che volete
Calossi
Il primo giorno fra l'ottava della Befana del 1832
* * *
Alla Nobile e Gentil Donna
Sig.a Vincenza Perozzi, N.a M.sa Roberti
Macerata
per Morrovalle
Di Roma, sabato 28 gennaio 1832
A.[mica] C.[arissima] Met.[?]
Ecco come stanno le cose.
Rispondo alla [sic] vostre 4 pagine del Gemelli-Carèri, partite da voi il 14, arrivate a Roma il 24 e recate a me il 25.
Amen: questo dopo la requiemeternam e la stampella.
Ringrazio Pirro de' saluti e del suo giudizio sul mio giudizio intorno al suo giudizio.
La vostra ambasciata l'ho intesa: intendete la mia: e un altro amen.
Non ho voluto affatto farvi valutare né moltitudine né fatica di mie visite al Borghi; ma semplicemente tracciarvi una storia dolorosa del niun conto che ne tenne sin quì il Borghi stesso, al quale i gradini di casa sua non sono cosa straniera.
Dopo altre visite e ambasciate e biglietti, lo afferrai un giorno allo scrittoio.
"Borghi, bisogna finirla - Ma Monsignore...
ma bisogna...
ma pare...
Quello che pare e bisogna è di finirla.
Io vi accordo il dritto.
Voi concedetemi il fatto."
Quì il Borghi e il Belli protrassero un mezzo altercuccio, la conseguenza del quale fu un biglietto del primo al Monsignore onde ottenere le debite licenze.
Io lo portai al Monsignore.
Trovatolo assente, vi tornai: assente ancora.
Lasciai il foglio.
Nel giorno consecutivo in moto il successore del Menicuccio per la risposta.
Eccola "Bisogna che io parli prima col Borghi".
Aspetta aspetta: silenzio.
Impenno: mi si risponde "Va bene".
Incontro il Prelato, dirigendomi a lui "Uh, Belli, avete ragione, il mio affare mi ha tolto di mente il vostro".
E per verità il Monsignore ne ha avuto uno gravissimo con un suo emulo di tribunale.
Ecco come stanno le cose.
-
I difensori di vostro Suocero non li conosco che di vista.
Il Cini è ora sostituto di camera.
Vi ho però servita con raccomandazione al Tribunale.
Il S.r Perozzi non lo incontrerò certo, perché non vado in alcun luogo.
- Mi rallegro nuovamente delle vostre consolazioni di famiglia.
Famiglia! Oh nome di dolore in Romagna!
Ecco come stanno le cose.
I Mercanti (almeno quelli di questa Capitale) non sogliono farsi imporre dalla qualità ma dell'esperienza de' compratori.
Io non capisco niente: Domenico è sarto, e Antonia sartrice, cuffiara, ricamatrice, parrucchiera, ecc.
ecc.
ecc.
Purtuttavia, sappiatelo, alla compera de' difettosi peloni intervenni anch'io in terzo, e il mercante ci corbellò ambitre, come disse la bo[na] me[moria] del Viscardi da Roma.
Ecco perciò che il servizio che mi chiedete doppio per un'altra volta, non ve l'ho reso sdoppio neppure in questa.
È certo purtuttavia che questo stingere io lo previdi e lo minacciai: ma nel vostro cuore io non feci mai breccia, per grazia di Dio.
Il lustro english fashon [sic] sarà provveduto, provveduta la polvere odontalgica, e andranno col resto nel magazzino di deposito; ché il Crocenzi, cercato da me ai tre alberghi, era già da tre giorni ripartito, se il vero mi disse lo stalliere di Sant'Antonio.
Come diavolo! con otto pezzetti di legno ottenere tante combinazioni diverse di un medesimo risultato! 41! e poi? Siamo di tutto debitori al peccato di Adamo.
Oh felix culpa! - Ecco come stanno le cose.
Geppè vivo scrisse male di Effemtè vivo ad Essebè vivo.
Morto Geppè, Essebè donò quello scritto, con torto del vivo e vergogna del morto, ad un Ceemme.
Cee
...
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