LETTERE A CENCIA 1, di Giuseppe Gioachino Belli - pagina 4
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Saluto i tuoi e mi ripeto.
Tuo aff.mo amico Belli
* * *
Alla Nobile e gentil Donna
Sig.a Vincenza Perozzi, N.a M.sa Roberti
Macerata
per Morrovalle
Di Roma, 19 Maggio 1831
Oh Dio mio! Non attribuire, cara amica, a poca amicizia quella specie di languore e di aridità di cui le mie lettere possono apparire ridondanti; veramente io ho perduto ogni brio ed ogni bella maniera di spiegarmi e di concepire.
Tu conservi tutto il fuoco della più fresca gioventù.
In me però un decennio ha prodotto un cangiamento notabile ed anche assi scoraggiante per la probabilità dei progressi.
Non ho più la scintilla di giovinezza che mi accenda e mi ravvivi.
Nulladimeno non ho perduto conoscenza del bene e del male; e le attenzioni e le dimostrazioni sinceramente amichevoli producono sempre in me una sensazione di piacere e di riconoscenza.
Né devi badare a qualche inconseguenzola rimarcabile fra le une e le altre delle mie lettere.
Un poco d'inconseguenza è stato sempre il rimprovero dato dalla mia coscienza alla mia natura; ed ora? Ora le belle giornate della mia vita fuggono cogli anni, e il tedio del perdere aggrava ogni cattivo abito non a tempo corretto.
Già dal passato ordinario io ti aveva partecipato il luogo della mia villeggiatura: Veroli.
Oggi lo ripeto, e ripeto ancora che lunedì 23 accadrà la partenza.
Invio per la diligenza di sabato 21 un cilindro con alcune carte ravvolte.
Non è il regalo promesso: quello a Novembre! È una cosa malconcia, che il viaggio finirà di rovinare.
- Bellozzi da molto tempo abita in casa Chichi.
La vedova ha ottenuto scudi 15 mensili a titolo di pensione.
Credo però che le si dovesse di più.
- Mi rallegro davvero del contratto stabilito fra te e la zia Volumnia.
A me pare che tu ceda spine per rose.
Ad ogni modo un godimento pronto e pacifico va preferito a qualunque futuro bene di penoso conseguimento.
- Impossibile per me in quest'anno il variare tante dimore.
Resterò a Veroli sino a Novembre.
- Goditi il bello aspetto del giovane costì nuovamente stabilito.
Il soggiorno lungo di Roma lo avrà preparato al polimento della civiltà milanese e così all'interesse esterno degli occhi potrà assai agevolmente mandare unito l'interno dell'animo.
Chiudo la lettera e vado a passeggiare.
Ci rivedremo da Veroli.
Addio.
A proposito! Tua sorella non entra nel contratto colla zia?
L'aff.mo amico G.G.
Belli
* * *
Alla Nobile e Gentil Donna
Sig.a Vincenza Perozzi, N.a M.sa Roberti
Macerata
per Morrovalle
Dagli scogli di Veroli, l'ultimo giorno di giugno 1831
C.[arissima] A.[mica]
Sai che ti dico? Verrò a trovarti assai presto: e però preparami il palazzo.
Forse chi sa se mi troverà più quì quella tua lettera che mi annunciasti colla precedente del 10, alla quale risposi il 18.
Ma lascierò istruzioni perché mi segua.
Ora odimi: io parlo alla tua amicizia e al tuo cuore.
Ricevere un convalescente di 40 anni, un convalescente di feroce malattia già precorsa da un altra [sic] non mite: un uomo ridotto senz'alcuno spirito, se pure mai ne abbia posseduto; un'ipocondriaco [sic] da battergli il muso sugli spigoli: un individuo la cui natura abituale ed il nuovo suo stato gli vietano di fare il minimo complimento: un vecchietto insomma debole, agretto, e bisognoso tuttavia di tutela: dimmi con libertà, ti senti tu il coraggio necessario per compiere tal sagrificio? Tu stessa me l'offristi, ma allora non devi avervi riflettuto abbastanza.
Pensaci.
Io nulla di lieto aggiungerò a quello che ti circonda; ma se sottrarrò forse.
Che se un resto di memoria degli antichi anni ti fa capace di un eroismo d'amicizia, eccomi; ed anch'io mistudierò di riuscire meno grave a Morrovalle che non lo sarei in qualunque altro luogo.
Io parto senza più riflettere.
Tu rispondimi subito subito a Roma una lettera (riservatella per tutti i casi); ed io la leggerò se sarò lì: se non vi sarò più, la leggerà altri per me.
Nel secondo caso sarà segno che io vo viaggiando verso Macerata, dove giungerò dietro un nuovo mio avviso.
Allora se avrai risoluto di ricevermi, verrò alla tua Casa: se il mio prospetto ti avrà spaventato, bene, proseguirò il viaggio per Firenze, o Milano, o Venezia, o Ginevra, o Genova, o Parigi, o Lisbona, o dove il diamine mi chiamerà colle sue suggestioni.
Onde poi ciò possa aver luogo con facilità, dopo la mia seconda lettera che ti scriverò nel partire da Roma mi farai giungere fermo alla locanda della Posta di Macerata un bigliettino colle tue deliberazioni normali.
Dopo averlo letto, ti darò sempre ragione, e tirerò la briglia ai cavalli della parte che mi avrai tu accennata, o all'austro o all'aquilone.
Il tuo aff.mo amico Belli
Di Roma, 9 Luglio 1831
* * *
Alla Nobile e Gentil Donna
Sig.ra Vincenza Perozzi, N.a M.sa Roberti
Macerata
per Morrovalle
Di Roma, 9 Luglio 1831
C.[arissima] A.[mica],
Arrivai ieri dalla brumale patria di Aonio Paleario a questa insigne stufarola di S.
Pietro.
Né fu quistione di ladri: anzi albergai pure per via passabilmente.
Ed oh! Miracolo
Di San Giuliano!
Forse le prediche
Del Ser Piovano
Svegliar nell'anima
Del buon Ostiere
Santa conscìenzia
Del suo mestiere;
Di Valmontone
La fida cimice
Della stagione,
Vero miracolo!
Non passeggiò.
Vedano quindi gl'increduli di quanto avesse ragione Messer Giovanni da Certaldo, allorché nella sua novella XII raccomandò ad ogni cristiano viandante quel tal mirabile paternostro: benché poi presso la mia gentil albergatrice io non incontrassi la fortuna di Rinaldo da Asti.
Ho già sicurezza scritta che la Diligenza pontificia abbia a scaricarmi in Macerata la sera di lunedì 18.
- All'Albergo della posta aspetto di trovare quel bigliettino che ti richiesi colla mia antecedente, dal quale ricaverò le necessità ulteriori del mio itinerario.
Ma se mai dovrà questo chiudersi a Morrovalle, prego fin da ora i Materassai della Terra di abburrarmi ben bene il pagliericcio, onde non assimigliarmi al Patriarca Daniello nel lago dei leoni.
Or va a nascermi un dubbio se Daniello fosse veramente un Patriarca o non piuttosto un Profeta.
Un martire no certo: un Vergine stenterei a crederlo: un confessore...
ah! i confessori contano data assai più recente: sicché, indovinala grillo, lasciamolo stare Patriarca.
E qui noti il Sig.r Domenico Rutilj quella doppia b in dubbio, perché io mi ricordo assai chiaramente con quante busse mi uscissi una volta da una [macchia d'inchiostro] seco - lui circa a tale geminazione.
Si stava co' vocabolarii alla mano come due controversisti del Sacrosanto Concilio Lateranense.
Di tanto in tanto, o cara amica, la mia memoria si va risvegliando su certi fatti di poca importanza.
Fiori di fratta, amica mia: vasi inodorosi e circondati di spine.
E Sissignore che quì c'è Meconi.
Fra due ore lo vedrò.
Sono molto sinceramente
L'amico G.G.
Belli
* * *
Alla Nobile e Gentil Donna
Sig.ra Vincenza Perozzi, N.ta M.sa Roberti
Macerata
per Morrovalle
Di Terni, Sabato 1° Ottobre 1831
A.[mica] C.[arissima]
Il vetturino Peppe vi avrà sufficientemente spiegato il motivo per cui vi diressi quelle poche e scucite parole nella mia di ieri mattina.
Avevamo, in luogo che a Spoleto, come si doveva, pernottato a Strettura, posta intermedia e ad eguale distanza tra quella città e questa di Terni.
Peppe ebbe in ciò più le sue viste che lo scopo di collocarci meglio come ci fece supporre di volere.
Ma comunque si fosse la cena si mangiò non pessima, e la notte pure passò veloce, a malgrado un letto non soffice, non elegante, non odorato, ma capace per tutte le altre cose di dar riposo a viaggiatori che han sonno.
A cima di giorno ripartiti per questa meta del viaggio, vi giungevamo sì presto e con sì piccolo sforzo de' cavalli, che al vetturino rimaneva bene di mattina e di lena da poter retrocedere a Spoleto senza né distaccar pure le bestie dal legno.
In questo di lui desiderio lo confermò la occasione allor'allora occorsagli di un giovanetto che già si diriggeva alla porta della città per avviarsi a cercare una cattiva cavalla che lo portasse a Spoleto.
Mi condusse egli dunque a casa; e subito volle da me due linee d'accompagno alla carta che doveva portarvi e di cui lasciò a me il prezzo in totalità di S.
1:35.
Ciò fatto, mi lasciò per partire a volo, anche io stimo, per preservare i cavalli da non raffreddarsi.
- Dalle quali circostanze qui di sopra narratevi voi rileverete essere rimasti in mia mano tutti intieri i quindici paoli che mi avevate consegnati, e de' quali vi darò credito nel nostro futuro conticino.
Pregate Maria, salus infirmorum, per me.
La tosse continua, e già corre a metà il giorno 14.° della di lei durata.
Se la cosa prosegue di questo passo, addio polmoni, addio Belli.
Il solo buono è che a Terni sino ad ora fa piuttosto caldetto, e le nebbie van rare.
Vi prego dire a D.
Luigi Nunzi che la festività di S.
Michele Arcangelo che non fece aprire moltissime delle botteghe di Fuligno, tenne chiusa ancora la libreria del Tommasini, il quale per ciò mi divenne irreperibile.
E salutatemelo D.
Luigi.
Fate poi mille saluti e ringraziamenti da mia parte a Mamà vostra, al vostro Pirro di cui amo il cuore e il cervello (due cose per solito assai partite fra gli uomini), alla vostra Nonna Tetella, al vostro zio Checcaccio Panzanera, a Marchetti, a Lazzarini, e a Tommasini, vedendolo.
Riveritemi, di grazia, quale delle signore due Tommasini fosse tuttora costì: amen.
Non terminate però la lettura di questo foglio senza aver dato due baci nelle due belle guancette di Matildina, che Dio abbia sempre nella sua santa custodia.
Ricordatemi alle Cervare.
La penna non voleva scrivere al principio: figuratevi adesso! E mi sa fatica il ripescare il temperino nel profondo del mare della mia cassettina.
Due altre parole pure per dirvi che il mio buon lapis ha schiccherato in vettura altre 5544 sillabe romanesche.
Esercitatevi nelle divisioni aritmetiche.
La penna non ne vuol più.
Satis dunque.
Vi ringrazio pel prossimo passato, e resto pel prossimo - avvenire.
Vostro obb.mo e d.mo serv.e e amico
Giuseppe Gioachino Belli
Che carta! Una pagina
fa la spia dell'altra.
Spererei che quella di
Fuligno non lo fosse
così.
Ma, se mai, misericordia!
* * *
Alla Nobile e Gentil Donna
Signora Vincenza Perozzi N.a M.sa Roberti
Macerata
per Morrovalle
Di Roma, 17 Novembre 1831
C.[arissima] A.[mica]
Io vi scrissi la mia precedente nella sera del sabato 12.
Al dopopranzo della domenica 13 il vetturale mi si costituì.
Era assai afflitto per certe 150 libre di porco.
Gli avrei di buon grado partecipata la cura prodigiosa pei patemi; ma il male era ancor troppo fresco.
Forse dopo il divagamento del viaggio sarà più disposto a praticarla.
Consiste tutta nel prendere mattina e sera le polveri del me ne.
Vedete però come Iddio castiga! L'Erario qualche volta è ladro.
Ebbene Liberato volle gastigare l'erario: un'altro [sic] galantuomo ha gastigato Liberato: e Iddio poi gastigherà l'altro galantuomo col mezzo di chi dispone dell'erario.
Bella vicenda di casi! Bell'intreccio di anella!
"E giusto è ben che nel cervel ti metti"
"Che cause eguali danno eguali effetti".
Riceverete dunque o avrete ricevuto il baulletto chiuso a due serramenti, uno col ministerio della chiave suggellata sull'altro, sotto la impronta che chiuderà la presente lettera.
Il Crocenzi ha seco il mio foglio di quietanza di s.
7:73 che forse mi pare non corrisponderanno alla risultanza del conto unito alle merci, perché credo di averlo errato.
Come va la cifra? Sapete voi cosa è quella? Niente di meno che la chiave con cui si sorprende l'arcano nascosto in Mosè negli Urìm e Tumìn del Terafìm [sic] sacerdotale sotto i protogrammi de' nomi delle 12 pietre e de' nomi delle 12 tribù; (i quali inoltre offrono una stupenda combinazione cabalistica che è fuori del caso nostro).
Il metodo della lettura è di seguire la linea nelle sue giravolte, e far succedere uno all'altro i caratteri che ai 12 bottoni corrispondono.
Forse lo avrete già indovinato: ma in questo caso ancora, io mi riserbava di sorprendervi coll'augusta origine di un mistero oggi svelato, ed applicato da me al nome e alla professione di vostro marito.
Adesso vedete quest'altro.
Esso è la chiave del senso occulto, che lo stesso Mosè dispose tra le 22 lettere dell'alfabeto da lui dato agli Ebrei nell'uscire d'Egitto.
L'applicazione può piacervi quanto quella dell'altro.
Saluto tutti pezzo per pezzo e sono al solito
Vostro aff.mo amico e servitore
G.G.
Belli
* * *
Alla Nobile e Gentil Donna
Sig.a Vincenza Perozzi, N.a M.a Roberti
Macerata
per Morrovalle
A.[mica] C.[arissima]
Il morto è stato appunto Menicuccio.
Ne ho preso un'altro [sic] (cioè di servitore) che fu lacché o vogliam dire volante della Principessa di Galles crepata Regina d'Inghilterra: e indovinate un po'! gli è venuta una sciatica; e così è andata a spasso la parte più buona.
- Volevo mandare a Pirro un libretto qui pubblicato sulla Grippe per consolare coloro che la credono un araldo del cholera: ma non mi è sembrata cosa degna di lui.
Godrò di vedere e conoscere il s.e Giuseppe Perozzi.
Ecco qui appresso le ragioni per le quali io non capivo niente sulla faccenda Leandra.
"Ma come mai non è giunta fino a voi la mia prima lettera! Questo caso mi fa nascere sospetto che qui siasi usata una porcheria per toglierla alla posta; ed eccone il motivo.
Vi narravo in essa (solo per farvi ridere) che Leandra Persiani, la quale si era fatta un merito con voi della stiratura delle vostre camicie mise poi a mio carico questa partita prima delle altre quando io fui a soddisfarla dell'alloggio prestatovi.
Mi presi gusto di far conoscere a Leandra che vi avrei scritto per esimervi dalla obligazione che le avreste dovuto se realmente si fosse prestata gratuitamente alla stiratura della vostra biancheria.
Essa mi pregò di non farvene parola.
Dubito che dietro questo timore abbia trovato mezzo di troncare il corso alla mia lettera".
Queste parole, tradotte in lingua mia, vengono a dire: io ho pagato Leandra della stiratura delle vostre camicie; Leandra non ve le ha stirate gratis come volle farvi credere, e per non pregiudicarsi mi ha raccomandato il silenzio.
Dunque voleste farmi ridere, ed io rido con voi.
- Sul fustagno avete mille ragioni, ma io non ho mille torti, perché Antonia, Domenico e Ciriuccio, andarono a toglierlo alle Zoccolette, e la maestra bizzoca consegnò quella porcheria e disse quelle tali parole.
Vi farò provvedere la canna del peloso da bai: 50 e la unirò al resto che tengo preparato per voi.
Su questo io non ho altro pensiero che quello del ritardo che ne verrete a soffrire: verbo quattrini, sino agli scudi novantanove e 99 baiocchi posso far credito sino ad un anno e un giorno.
Solamente mi sorprendeva che il Crocenzi non fosse più comparso dopo che il 13 Novembre mi assicurò che fra 20 giorni sarebbe stato nuovamente in Roma.
E mi duole del rinaccio largo più di mezzo baiocco.
Ma, come si fa? Guardata la qualità in globo, si passa alla misura e difficilmente si giunge a scoprire quello che minutamente può osservarsi sotto la forbice del sarto.
Nulla di meno un'altra volta starò molto più attento in cose delle quali neppure è in colpa il mercante, essendo vizii di fabbrica.
Io ho fatto per me un soprabitone di pelone cenerino mischio, col quale indosso mi mischio in qualunque ceto di persone.
Qualche volta mi si fa il viso dell'armi, ed io prendo tabacco.
- Sicuro che mi è possibile di rinvenire l'inventario che feci prima del settennio magro di Giuseppe: anzi l'ho sotto gli occhi.
I documenti dati al Borghi furono n.
280, descritti pezzo per pezzo dalla mia penna.
Ma l'archivio del Borghi pare che porti per impresa que' versi della Pronèa.
"Molt'è che lento il padre irrefrenabile degli anni - Calca forme sull'alma, e rode, e passa - E qualc' [sic] aura di me seco si porta".
Intanto il palazzo Nicolini dimora del Borghi mi è sempre in pensiero: que' 99 gradini sono la mia passeggiata ordinaria, e i biglietti al procuratore il mio ordinario passatempo.
Ieri mattina mi vi recai con un biglietto in saccoccia, giusto il mio costume, per non gettare la visita in caso di assenza del visitato! All'avvicinarmi alla porta, ne usciva un uomo vestito peggio di me, ed io perciò più galantuomo di lui.
Con questa giusta prevenzione, eh là, non chiudete, imperiosamente io gli dissi.
Il buon'uomo, che forse era più buono di me, lasciò aperto, stimandomi per avventura il re di Sterlicche in incognito fece un inchino, e andò giù.
Gira gira per casa: nessuno.
Chiamai, deo-gratias, è permesso? Nessuno.
Finalmente lasciai il mio biglietto accanto a un calamaio d'argento che fui tentato di portarmi via.
Ma ricordai il parallelo de' galantuomini per buona sorte di Borghi.
Seguiterò le mie passeggiate e il resto.
A proposito di Curiali, vostro suocero da chi era assistito qui a Roma? Non mi diceste Nasselli? È morto.
Ma sarà un mio sogno d'averlo udito nominare per di lui procuratore.
- E trentotto! "Com'è confusa la sapienza umana!".
Il Sr.
Francioni venne circa le 3.
Io pranzavo e fui chiamato fuori dal baulle.
M'aspettava vedere il Crocenzi, e vidi una fisionomia che conciliai con un nome, lo pronunziai e andai al segno.
Due complimenti e non altro.
Come stanno a Morro? - Tutti bene.
- Ho piacere.
- Servo, padrone: ed egli via, ed io a pranzo.
Ciro non ci entrò punto né poco.
Dunque avete scherzato o frizzato sui saluti di Ciro e sui miei? Ciro non fu veduto e non parlò, ché mangiava.
Io non mandai saluti perché li avrei scritti fra poco.
Però, se non avete scherzato e frizzato, stimo il S.r Francioni un don Desiderio.
- Mi è grata la felicità alla quale si avvicina la famiglia Perozzi pel ritorno de' due individui che n'erano sgraziatamente lontani.
Ed eccoci coll'aiuto di Dio all'opuscolo relativo al libro maceratese.
- Nota di Giuseppe Gioachino Belli al tomo I, pag.e 153-5 dell'Antologia epistolare impressa in Macerata pel Cortesi, 1830, con l'aggiunta di dodici lettere inedite del Monti, Perticari, Bragagli, e Ruga.
- "Poiché talvolta le parole di spregio che escono da penne autorevoli lanciate contri scrittori novelli, possono per avventura, a chi più addentro non sa, apparire sentenza di morte letteraria, o poco meno; noi ci siam fatti coscienza a appellare a miglior Foro di una simil condanna, cui un uomo chiarissimo, non ha guari defunto, si lasciò andare alquanto leggermente contro un nostro amorevole ch'egli ancor tutto non conosceva, ma che bene conobbe di poi e tenne onorato per parecchi anni di reciproca benevolenza.
Al quale uficio pietoso, di salvar da morte un innocente, non dovremmo noi oggi sentirci commossi dalla voce imperiosa dell'amicizia, se un egual voce, avesse avuto fortuna di persuader prima ad altre coscienze che il pubblicare inopportunamente, con ingiuria al vero e ferita alla carità, scritti privati e confidenziali, spira assai poco di quella fragrante cortesia, il cui benedetto nome tra tanto vapore di perifrasi e di superlativi suole a' di' nostri esalare dai santi-petti di certi arbitri della italica letteratura.
- Né di nudi argomenti si aiuterà la difesa contro l'acerbo decreto: documenti vittoriosissimi soccorreranno a palesar tali fatti, che, risaputi dagli uomini di buona volontà, riporranno più di una fama nel suo giusto dovere.
- Non tutti i gentili italiani conobbero, per fermo, il convizio: non tutti i culti lo confermarono: non tutti i generosi fecergli plauso: ma a tutti insieme s'indirizza quì una preghiera: e questa è, di entrar nell'esame, e deliberar poi da quale spirito potesse movere il sacrificio di ogni riguardo sociale alla importanza di mandare una pagina di più a un libro di colletta." Eccovene l'esemplare che m'avete mostrato desiderare.
Questa è la introduzione.
Il libro però per certi motivi cadetti non vedrà più luce: si componeva di tali elementi che avrebbero forse suscitato fra' letterati una guerra che, me vivo, voglio evitare.
Quel che ho scritto e i documenti di quello si troveranno, me morto, fra' miei scartafacci romiti.
Del resto la salvezza da morte verrà d'altra parte senza concorso di scandali.
Dunque silenzio sino all'anno...; qui va inserito l'anno MORTIS NOSTRAE, AMEN, che pure una cifra la darà per riempir la lacuna: - Sciarada alla Signora Vincenza Perozzi.
"Città greca è il mio primo illustre al mondo:
Si fa bianco per gli anni il mio secondo:
Penetra il tutto mio dentro il cervello
Od in un buco che il tacere è bello".
(Del fu Giulio da Pesaro)
Quelli tali sillabe che crescevano a Morro, e crebbero in via, crescono sempre e sono arrivate a 47,740.
Questo esercito ha alla testa un proemio oratione soluta.
Giunto a 154,000, andrà a battersi col futuro allorché il presente sarà divenuto passato.
Chi leggesse questi enigmi e non ne avesse la chiave, direbbe: per lo santo nome di Dio, che costui di scrittore gli è un carbonaio! Domine, fallo Tristo! È tardi ed io voglio andare al teatro.
Dunque, fuori i saluti.
Vi ringrazio di quelli che mi avete fatti, e ripeteteli.
E fuori la firma.
Eccola
Il vostro quel che volete
Calossi
Il primo giorno fra l'ottava della Befana del 1832
* * *
Alla Nobile e Gentil Donna
Sig.a Vincenza Perozzi, N.a M.sa Roberti
Macerata
per Morrovalle
Di Roma, sabato 28 gennaio 1832
A.[mica] C.[arissima] Met.[?]
Ecco come stanno le cose.
Rispondo alla [sic] vostre 4 pagine del Gemelli-Carèri, partite da voi il 14, arrivate a Roma il 24 e recate a me il 25.
Amen: questo dopo la requiemeternam e la stampella.
Ringrazio Pirro de' saluti e del suo giudizio sul mio giudizio intorno al suo giudizio.
La vostra ambasciata l'ho intesa: intendete la mia: e un altro amen.
Non ho voluto affatto farvi valutare né moltitudine né fatica di mie visite al Borghi; ma semplicemente tracciarvi una storia dolorosa del niun conto che ne tenne sin quì il Borghi stesso, al quale i gradini di casa sua non sono cosa straniera.
Dopo altre visite e ambasciate e biglietti, lo afferrai un giorno allo scrittoio.
"Borghi, bisogna finirla - Ma Monsignore...
ma bisogna...
ma pare...
Quello che pare e bisogna è di finirla.
Io vi accordo il dritto.
Voi concedetemi il fatto."
Quì il Borghi e il Belli protrassero un mezzo altercuccio, la conseguenza del quale fu un biglietto del primo al Monsignore onde ottenere le debite licenze.
Io lo portai al Monsignore.
Trovatolo assente, vi tornai: assente ancora.
Lasciai il foglio.
Nel giorno consecutivo in moto il successore del Menicuccio per la risposta.
Eccola "Bisogna che io parli prima col Borghi".
Aspetta aspetta: silenzio.
Impenno: mi si risponde "Va bene".
Incontro il Prelato, dirigendomi a lui "Uh, Belli, avete ragione, il mio affare mi ha tolto di mente il vostro".
E per verità il Monsignore ne ha avuto uno gravissimo con un suo emulo di tribunale.
Ecco come stanno le cose.
-
I difensori di vostro Suocero non li conosco che di vista.
Il Cini è ora sostituto di camera.
Vi ho però servita con raccomandazione al Tribunale.
Il S.r Perozzi non lo incontrerò certo, perché non vado in alcun luogo.
- Mi rallegro nuovamente delle vostre consolazioni di famiglia.
Famiglia! Oh nome di dolore in Romagna!
Ecco come stanno le cose.
I Mercanti (almeno quelli di questa Capitale) non sogliono farsi imporre dalla qualità ma dell'esperienza de' compratori.
Io non capisco niente: Domenico è sarto, e Antonia sartrice, cuffiara, ricamatrice, parrucchiera, ecc.
ecc.
ecc.
Purtuttavia, sappiatelo, alla compera de' difettosi peloni intervenni anch'io in terzo, e il mercante ci corbellò ambitre, come disse la bo[na] me[moria] del Viscardi da Roma.
Ecco perciò che il servizio che mi chiedete doppio per un'altra volta, non ve l'ho reso sdoppio neppure in questa.
È certo purtuttavia che questo stingere io lo previdi e lo minacciai: ma nel vostro cuore io non feci mai breccia, per grazia di Dio.
Il lustro english fashon [sic] sarà provveduto, provveduta la polvere odontalgica, e andranno col resto nel magazzino di deposito; ché il Crocenzi, cercato da me ai tre alberghi, era già da tre giorni ripartito, se il vero mi disse lo stalliere di Sant'Antonio.
Come diavolo! con otto pezzetti di legno ottenere tante combinazioni diverse di un medesimo risultato! 41! e poi? Siamo di tutto debitori al peccato di Adamo.
Oh felix culpa! - Ecco come stanno le cose.
Geppè vivo scrisse male di Effemtè vivo ad Essebè vivo.
Morto Geppè, Essebè donò quello scritto, con torto del vivo e vergogna del morto, ad un Ceemme.
Ceemme lo passò a Peccè, e Peccè, e Beccè lo pubblicò: Geggebè allora, sapendo molte cose degne di rivelazione, prese la penna, sputò nel calamaio per mettervi bile, e scriveva.
Ma alcuni nuovi risguardi vennero a cambiare l'olografo in postumo.
Ecco la spiegazione chiarissima del primo enigma.
- Al secondo.
Tutti gli elementi della soluzione gli avete notati nella vostra lettera a me e poi?...
Ma a quest'ora indovinaste per certo.
Pure pel probabile Nisi, prendete in mano il Tasso o l'Ariosto, e la prima prima parola dopo i frontespizii e i preludii, è quella.
Sillogismo n'è sinonimo.
Io intesi di scrivere Calossi e non Culossi.
Diavolo! Culossi! Gesummaria mia cara! avvertite veh! - E quegli altri da 310 sono già passati a 380.
Hanno preso un certo colore che non potete immaginare dietro i già uditi: cosa tutta diversa! Ma sapete come finisce? Uno stampatore ci ha guadagno, ed io ci vado in galera.
- In Roma il Pirata lo abbiamo per ballo, dopo averlo avuto negli anni passati per musica.
Di questo il Teatro regio dà tre spartiti, il Zadig, il Malek Adel, e la Straniera.
Io ho il palco, e sino ad ora russo, non russo moscovita, ma russo dormiglione.
Udremo il Malek? - Adel che in arabo vuol dire, vuol dire, vuol dire, diciamolo: Il Re Giusto!
Andiamo avanti - Sciarada di Geggebè
Il primo ha gli occhi quanto un pavone:
L'altro è peloso più d'un c...one;
Pur benché intendansi - di pelo ed occhi,
Non è l'intiero merce da sciocchi.
Andiamo avanti - Epigramma di Effeesse: 1831.
Per l'Ambasciata del Mezzofanti
Sagacemente invia Bologna a Roma
Un orator che intende ogni idioma:
Ché a Roma, a farsi onore,
È d'uopo un oratore
che sappia delle lingue almeno quelle
Parlate nella Torre di Babelle (sarà continuato).
Finiamola.
Della Persiana Leandri basta.
Nel resto della vostra lettera non vi è di lodevole che una tarda sincerità.
Basta anche di ciò per omnia saecula saeculorum: ed ecco il terzo amen, per farne un collegio.
[Parola cancellata] Che parola era? Indovinala grillo.
È finito.
Sono il Vostro A.[ffezionatissimo] A.[mico]
?????
* * *
Alla Nobile e gentil Donna
Sig.a Vincenza Perozzi N.a M.sa Roberti
Macerata
per Morrovalle
Di Roma, 22 Marzo 1832
A.[mica] C.[arissima]
Mi accingo a riscontrare la vostra de' 7, dopo perduta speranza di avere per ora le carte da Borghi.
Il prelato non trova più altro mezzo che citarlo alla restituzione avanti all'Uditore della Camera: prima però di venire a tale estremo, che non onora neppur lui, egli avrebbe desiderato e desidererebbe vedere finita la cosa all'amichevole.
- Di molto piacere mi è giunto il dettaglio de' profitti della vostra figliuola.
Essa possiede assai buoni elementi per poter riuscir bene.
Le rendo un bacio di cuore.
- Il Gemelli Careri fu un buon galantuomo che stampò la relazione di una sua passeggiata attorno al mondo: ma la sua fama perì col suono, ché non potè salvarla quel pregio di eloquenza che ci fa care e ricordevoli le minchionerie cinesi e giapponesi del Bartoli.
- Non Saverio Broglio, ma Salvador Betti: non C...matto, ma Carlo Emmanuele Muzzarelli.
Ecco: ????? = Calòs = bello: Calossi = Belli.
Potendo sapere quando parta per Roma il Liberato, favorite avvertirmene.
Voglio sperare che il vostro raffreddore sia finito, e se così è come spero, mi piace assai di congratularmene.
Vi ringrazio della spedizione del mio quadruccio a Loreto.
Saluto tutta la vostra famiglia.
Sono al solito.
Il Vostro servitore ed amico
G.G.
Belli
* * *
Alla Nobile e Gentil Donna
Sig.a Vincenza Perozzi, N.a M.sa Roberti
Macerata
per Morrovalle
Di Roma, mercoledì 6 marzo 1833
A.[mica] C.[arissima],
Ho veduto varie altre volte vostro suocero, e, per la più recente, questa mattino; e ci siamo intesi sull'articolo Carte ecc.
Egli ne scriverà al figlio.
A quanto posso comprendere, l'esemplare di calligrafia che possedete è ottimo pel vostro bisogno.
I pochi elementi che vi precedono il carattere cosiddetto grosso, sono sufficientissimi all'uopo, non di altri movimenti abbisognano addestrare la mano de' fanciulli destinati ad una buona scrittura.
Dai segni che voi mi riportate nella vostra lettera distinguo sei specie di esercizi ciascuno di essi per tante linee e tante pagine di scrittura quante si conoscano essere state sufficienti alla franca esecuzione dell'esempio.
Ciascuna di queste mostre è appunto una classe.
Purtuttavia ve ne aggiungerei una settima che comprendesse delle aste lunghe e diritte a questo modo...
Riepilogando il tutto, ecco: ma però più in grande, nella proporzione cioè indicata dal vostro posseduto esemplare.
Circa poi al carattere, sceglietene precipuamente tre specie, la prima cioè e l'ultima dell'esemplare, e la media fra queste.
Ecco altre tre classi, il carattere grande per prima, il mezzano per seconda, e il piccolo per terza.
Con questo metodo s'insegna per tutto la calligrafia all'antica.
Della moderna, cioè col metodo anglo-americano, non occorre qui far parola, mentre è necessario averne speciale cognizione.
Certo è però che con un maestro che ne indichi bene il particolar movimento ai bambini, questi fanno prodigi, tanto in celerità quanto in perfezione.
Io dunque crederei farvi gettar danari se vi mandassi altro esemplare che presso a poco sarebbe sempre consimile a quello che avete.
Vengo all'Atlante.
Non crediate che si abbia veramente un Atlante quale converrebbe a ragazi, secondo le vostre idee.
Più questi atlanti sono grandi, e più confusi appariscono, per la maggior quantità di luoghi indicativi, e spiegati con parole di carattere sempre minutissimo.
Io ne posseggo uno superbo de' SS.i Lapie.
Geografi della Casa di Francia, che innamora a vederlo; ma dove un fanciullo si smarrirebbe di terrore appunto per la sua diligenza e perfezione.
Io credo che il principale scopo nell'insegnare la geografia a' fanciulli debba essere quello d'imprimer loro bene nella mente la figura, e direi quasi profilo o fisonomia delle varie regioni, onde le distinguano a colpo d'occhio dalle altre di diversa superficie.
Conosciuta che ne abbiano e ritenuta la idea di periferia, poche altre nozioni bastano sulle interne collocazioni di provincie, terre, monti, fiumi.
Per simile fine un atlante di piccole carte, sufficientemente distinte de' principali luoghi può meglio giovare che uno di grandi fogli, dove le regioni troppo dilatate, oltre il danno della interna ripienezza, non possono essere bene abbracciate e percette in un colpo d'occhio dalla vista novella del principiante.
Presso tuttociò, il piccolo atlante dell'Olivieri, che costa bai: 50 sarebbe da me preferito al mio del Lapie che vale scudi 20.
- Eccovi il dettaglio di detto piccolo Atlante "Atlante tascabile, ossia serie di 21 cartine geografiche, nelle quali si rappresenta in ristretto lo stato attuale di tutte le parti del globo terraqueo: cioè 1 la sfera armillare; 2 il mappamondo; 3 l'Europa; 4 la Svezia, la Norvegia e la Danimarca; 5, 6 la Russia europea e l'indicazione di tutti i governi attuali di questo impero; 7 la Regione del Caucaso; 8 i regni brittannici; 9 la Germania antica; 10 Germania moderna; 11 la Polonia; 12 la Spagna; 13, 14 la Francia e la sua divisione in dipartimenti; 15 l'Italia; 16 la Turchia europea; 17 l'Asia; 18 l'Indostan; 19 l'Africa; 20 l'America settentrionale; 21 l'America centrale; 22 l'America meridionale; 23 l'antica Giudea.
- Il sesto dell'Atlante (bell'e legato alla rustica) è simile al presente foglio, compresovi il margine che circonda le carte: le demarcazioni sono colorate.
Io per me, a prima giunta, mi servirei di questo, che alla fine costa sì poco da non potersi mai dire: oh che denari gettati! - Prima di insegnare però la geografia, non sarebbe male di dare all'alunno alcune idee preliminari di geometria piana: e in quanto al testo geografico, io mi varrei del Letronne e del Balbi.
-
Per la storia universale, dovessi leggerla io, prenderei piuttosto il Ségur che il Calmet, perché tra due buoni libri, uno antico e uno moderno, io mi appiglio piuttosto a questo che a quello: ma trattandosi di fanciulli è più prudente scegliere il Calmet che il Ségur.
Mneme, in greco, significa memoria: mnemon, ricordevole; Mnemosina (o Mnemosine) era la Dea della memoria che partorì a Giove le nove muse.
Quindi la mnemonica è l'arte della memoria o la memoria artificiale.
È vero che ho messo il mio Ciro in Collegio a Perugia.
Dopo la mia ultima lettera sono stato anche indisposto: ora sto meglio.
- Mi pare di aver dato sfogo alle dimande della vostra del 28 di febbraio.
Non mi resta pertanto che salutarvi tutti, e ripetermi al solito.
V.ro aff.mo amico e servitore
G.G.
Belli
* * *
Alla Onorevole
Sig.a Vincenza Perozzi, N.a M.sa Roberti
Macerata
per Morrovalle
Di Roma, 14 Novembre 1833
Gentilissima amica,
Al mio ritorno in questa dominante trovai una vostra lettera del 3 corrente, e mia moglie mi annunziò esservene un'altra venuta o in Maggio o in Giugno trascorsi.
Questa però, riposta da lei in un voluminoso fascio di altre carte accumulatesi sul mio scrittoio duranti i molti mesi della mia assenza, io non l'ho trovata; come pure mi vedo mancante di qualche altro foglio che vi doveva rinvenire.
Ciò io debbo attribuire ad una lunga malattia sofferta da mia moglie lungo la mia dimora in Perugia, malattia (da cui neppur'oggi è ben libera) la quale mi ha saputo sempre celare così bene, che né il continuo suo carteggio, mantenuto da lei regolare con mille sforzi sulla natura, né altro indizio qualunque poté mai farmi sospettare.
In questo lungo intervallo, malato anche un'individuo nella mia servitù, chi sa come siano andate le cose dentro il mio studio! Ripetetemi dunque, se così vi piace, le dimande che mi dite avermi fatte in quella lettera che ignoro dove possa essersi cacciata.
Veramente io non era al giorno della morte di vostra suocera, cosicché mi dolgo oggi di questa disgrazia.
Ringrazio la vostra Matildina della memoria che conserva di me, e della infantile pazienza che mostra nell'intertenersi in colloquia con un pezzo di carta imbrattata dalla inutile immagine di un assente che varrebbe meglio obliare.
Lasciai Ciro a Perugia il 12 Ottobre, ma mi trattenni quindi per circa un mese a Terni, dove molte brighe noiose tuttora mi durano.
Ciro sta bene, cresce, fiorisce, e credo poter dire che si distingue.
Vedremo un giorno quale uomo sarà.
Non ho mai saputo essere in Roma la Signora Tomassini, né l'ho veduta ne' pochi giorni trascorsi dal mio ritorno.
Salutatemi Pirro, e ditegli che riguardo alle carte vostre patrimoniali ho seguito le sue istruzioni, mettendomi d'accordo con M.r Piccolomini, e presentando la opportuna memoria all'Uditor Illustrissimo.
Ne saprete poi l'esito allorché sarà accaduto.
Riveritemi la Vostra famiglia, state bene, e aggradite le nuove assicurazioni del mio rispetto.
Il Vostro servitore ed amico
G.G.
Belli
P.S.
- Favoritemi di far sapere a Lazzarini che appena io tornato mi sono abboccato coll'antiquario Visconti onde procurare in quest'anno qualche esito del suo medagliere, ecc.; all'opportunità gliene darò avviso.
* * *
Alla Nobile Gentil Donna
S.a Vincenza Perozzi N.a M.sa Roberti
Macerata
per Morrovalle
Di Roma, 14 Xcembre 1833
A.[mica] C.[arissima],
Scrivo in gradissimo mal'umore.
Dalla vostra ultima lettera (giuntami come vi dissi, il 9) fino ad oggi sono andato da Monsignor Piccolomini otto volte! Senza mai trovarlo.
Io non so che diavolo farmi.
Altronde non tutti i giorni, e non tutte le ore sono a proposito perché io possa uscire di casa colla mia delicata salute.
Inoltre io sono affollato in brighe infinite, e familiari ed esterne.
Oggi ho avuto sei lettere da varie parti, e in tutte e sei vi son commissioni per La Segreteria di Stato, o per la Tesoreria, e per le sacre indulgenze etc.
etc.
E compre, e vendite, e impegni, e ambasciata, e forastieri raccomandati, e via discorrendo.
Io non so più come dividermi, e sto tutto il giorno col diavolo in corpo.
Ma questo sia per non detto.
Soltanto ve lo accenno, onde conosciate che se non riesco, e son tardo, non mia colpa.
Questo è un paese d'inferno.
Dunque io seguiterò a viaggiar per la casa Piccolomini e poi vi dirò cosa diavolo mi avrà risposto, e cosa diavolo avrò potuto fare.
Queste stesse cose dite a vostro marito in riscontro alla mia del 9 corrente.
Passiamo alle vostre dimande.
Circa all'esemplare di carattere, quello che un tempo mi diceste di possedere è ottimo e poco più poco meno già tutti si rassomigliano.
Le penne temperate è inutilmente ve le mandi, perché convien temperarle a seconda del bisogno e della mano, ed altronde le creature han bisogno di una nuova temperatura ogni volta che scrivono, di modo che le penne già preparate, quando anche andassero bene, non vi basterebbero per dieci giorni.
Così chi dovrebbe ritemprarle poi, può anche temperarle prima.
L'Atlante che avete è migliore di quello dell'Olivieri.
Per l'oceanica avreste poi tempo da pensarvi.
Se però non vi va bene così, ho cercato un'altro [sic] atlante un poco più adatto.
Esso è l'Atlante universale in 18 carte, piuttosto grandicello, tradotto dall'originale tedesco pubblicato in Gotha da Reichard e Stieler il 1829.
Contiene le recenti scoperte, le altezze del globo, i sistemi planetarii, ed alcune pagine di testo, e vale al ristretto S.
4:50.
Per la geografia descrittiva il miglior libro mi pare quello del Letronne, e ve lo provvederò.
Ivi sono le poche notizie preliminari geometriche sufficienti ai fanciulli.
Per la mitologia quasi tutte le opere sono disposte in ordine alfabetico, a guisa di un dizionario.
Questo metodo, ottimo per reminiscenze di chi già sa, non serve a nulla per chi deve imparare mentre non da' serie d'idee.
Il Démoustier riunisce in tante lettere, la eleganza, l'ordine, e la concisione; ma è francese.
Ve n'è la traduzione italiana, ma, per quanto io la cerco, qui ancora non la trovo.
Di Mnemonica è meglio per ora non parlarne.
Pensandoci sopra veggo che ai fanciulli recherebbe più impaccio che utile.
Potrà servire quando vostra figlia avrà già molte notizie che vorrà ritenere.
E poi, come questo studio è qui pressoché sconosciuto, di libri che ne trattino non se ne trovano.
Finalmente quest'arte è più difficile a insegnarsi che ad apprendersi.
V'è un altro sistema recente del francese Du Roux, che è un caos.
Il mio particolare è il più semplice, ma pure di una certa complicazione per meriti non sperimentate, ed abbisogna di varii elementi non comunicabili che a viva voce.
Dopo il Calmet, potreste far leggere a vostra figlia le storie romane del Rollin e suoi continuatori.
Le altre storie italiane di classici autori moderni, tanto italiani che stranieri, sono troppo politiche e sublimi per una tenera mente.
Potrà leggerle in gioventù.
Così per es.: il Denina, il Roscoe, il Sismondi, il Giannone, il Daru, il Gibbon, il Botta, ecc.
ecc.
E le storie straniere: meglio mandarle appresso alla patria.
Però dopo il Rollin potrete dare a vostra figlia la storia d'Italia del Bossi divisa in 19 volumi.
Essa viene fino ai tempi nostri e rimonta fino alle origini de' popoli italiani.
Il tempo vi darà poi consiglio.
Passiamo ora al Crocenzi.
Egli non va già al popolo, ma molto fuori la porta del popolo.
Non sapendo io quando arrivi dovrei spendere molti viaggi anticipati; e, dopo arrivato, non sempre lo troverei, mentre i vetturali girono pe' loro interessi.
Calcolate quindi le brevi giornate d'inverno; il maltempo, e le poche ore in che un vetturale è reperibile; e poi dite se vi pare che io non dovrei gettare molti viaggi col fagottello sotto al braccio.
Non sarebbe meglio che il S.r Crocenzi, che viene dalla Marca sino a Roma, favorisse me d'una sua visita ne' giri che egli farà dentro Roma? V'è però in tuttociò un altro imbroglio; ed è che io circa a Natale riparto da Roma per Terni e Spoleto, e poi forse anche per Perugia.
Quì forse vi stringerete nelle spalle, e torcerete la bocca; ma io come ho da fare? Saluto vostro marito, la marchesa e Checco.
Do un bacio a Matildina, e sono pieno di stima.
Vostro aff.mo amico e servitore
G.G.
Belli
* * *
Alla Nobile e Gentil Donna
Sig.a Vincenza Perozzi N.a M.sa Roberti
Macerata
per Morrovalle
Di Roma, primo Marzo 1834
A.[mica] C.[arissima],
Riscontro la vostra del 23 passato [perento?] [?] febbraio.
Io tornai l'ultimo giorno di Carnevale, e ben tosto mi posi in letto col solito male di reuma.
Ora ne son libero, meno un certo stordimento di capo che non mi abbandona mai.
Torno a ripetervi che la vostra idea di farmi dirigere da quì le occupazioni di vostra figlia non può da me venire appagata, e neppur so se ciò potessi eseguire da vicino, perché, conveniamone, i nostri modi di vedere sono due, e assai distinti.
La lontananza rimedia in parte a questo secondo punto, prevenendo, difficoltando, o troncando lo spirito di controversia.
Resta però sempre a danno della distanza l'ostacolo della mancante inspezione locale.
Io non conosco il Signor Cerquetti, né se lo conoscessi saprei positivamente cosa dovessi consegnarli per voi privo come mi trovo di vostre risoluzioni definitive.
Riguardo al Signor Borghi, avete udito da vostro suocero cosa mi rispose in sua presenza.
Ringrazio e risaluto Pirro, il Signor Tomassini, la cara Matildina, e tutti gli altri di vostra famiglia.
Sono al solito
Vostro aff.mo servitore ed amico
Giuseppe Gioachino Belli
* * *
Alla Nobile e Gentil Donna
S.a Vincenza Perozzi, N.a M.sa Roberti
Macerata
per Morrovalle
Di Roma, 29 Marzo 1834
A.[mica] C.[arissima],
Riscontro la vostra del 15, giuntami con marchio d'arrivo del 24.
Appena vostro suocero potrà avere una occasione, vi spedirà il Letronne ch'è presso di me, del prezzo di sei paoli.
Se potrò avere una carta isolata della Oceanica la prenderò e, trovatala, ve ne darò avviso.
Il Demoustier tradotto non l'ho trovato.
Mi pare però che nella Enciclopedia de' fanciulli che vi portai nel 1831 si trovi in mitologia quanto avanzi per una bambina.
Tanto più poi se quella è la edizione di Livorno del 1829, con una lunga tavola di figurine mitologiche tratte da monumenti antichi.
Per raccapezzare una volta un volume scompagnato degli annali del Muratori cercai qualche anno.
Non so se sarò fortunato più presto per quello del Calmet che mi designate.
Ringrazio vostro marito e il resto della vostra famiglia pe' loro saluti che contracambio; e dice a Matildina, la quale chiede notizie di Ciro, che egli sta bene, studia, e si fa grande.
Sono co' soliti sentimenti
Vostro Aff.mo amico e servitore
Giuseppe Gioachino Belli
* * *
Alla Nobile e Gentil Donna
Sig.ra Vincenza Perozzi, nata M.sa Roberti
Macerata
per Morrovalle
Di Roma, 22 luglio 1834
C.[arissima] A.[mica],
Ricevo e riscontro la vostra, data di Morrovalle luglio 1834.
Già le date da Morrovalle a Roma sono sempre state cose curiose.
Dunque cosa vi fece dire mia moglie da vostro suocero? Ripetiamo il libello.
Peppe non vuol dirigere in modo alcuno la educazione della di lei figlia.
Sono queste le precise parole? Io dunque non ci trovo nulla che esprima la seccatura che voi ci volete incastrare, né le considero tali da cagionarvi la mortificazione non poca che ne voleste cavare.
I motivi, o le scusa che vi piaccia chiamarle, sono nelle mie due o tre lettere responsive alle vostre dimande.
Ripescatele se le conservate, confrontatene l'espressioni, e dovrete conchiudere che il mio voto stava pel nò, perché tutto quello che non è sì è no.
Ma qui, come non entra la noia e non entra la seccatura, così non può entrare la mortificazione.
Io vi ripeto tutte quelle ragioni, da voi dette pretese, e chi abbia preso l'equivoco si conoscerà manifesto dalla sintesi di esse.
Godo dell'accaduto arrivo del libro, benché mi pare che o doveva darvisi prima o almeno dirvene una parola.
Lo studiarlo non era una ragione che ne dovesse escluderne altre.
Prenderò i sei paoli donde verranno.
Non era però soggetto di tanta importanza.
Tornai in Roma per una settimana.
Mi vi chiamò una causa.
La causa si azzoppicò in via, ed io son restato a farle compagnia.
Già però sto rifacendo bagaglio; e a rivederci, Roma, pel fresco.
Ringrazio i vostri inviti e quelli di Pirro.
Non posso venire.
D'altra parte vi ricorderete quel che vi dissi passeggiando per la vostra anticamera nel settembre 1831.
"Noi saremo sempre più amici da lontano che da vicino".
Dopo la verità del quattro e quattr'otto vien questa.
Anzi vengono insieme una e l'altra, come tutte le dimostrazioni geometriche.
Il signor G.G.
Belli non ha né tempo, né voglia né abilità per iscrivere una mitologia uh, a proposito di mitologia: vi manderò in ginocchio.
Mi avete schiccherato cento volte miteologia.
All'analisi.
Mitologia vuol dire discorso di favole, perché mitos significa favola.
Dicendo mitologia si può essere indotti in inganno da quel teologia che pur sembra che vi si possa annicchiare.
Ma del mi allora che ne facciamo? Dunque mitologia: altrimenti frustate.
Secondo l'ordine de' vostri saluti, io risaluto Pirro, Mamà, e sopra tutti Matilde.
Si sarà fatta grande, e non girerà forse più per la camera con l'angiolo-custode.
Parlo del palpabile, poiché dell'invisibile nessun cristiano ne manca.
È articolo di fede, come possono dirvi gli Abati (Dio guardi).
Sono co' soliti sentimenti e con una fretta insolita
Il V.o aff.mo amico e servitore
G.G.
Belli
* * *
Alla Nobile e Gentil Donna
S.a Vincenza Perozzi, N.a M.sa Roberti
Macerata
per Morrovalle
Di Roma, martedì 28 Ottobre 1834
A.[mica] C.[arissima]
La vostra del 22 mi giunse col marchio di posta di jeri.
Udendo la vostra urgenza di essere quì circa i primi di Novembre mi fece smarrire pensando che non mi sarebbe rimasto che il corrente ordinario per darvi un riscontro da giungervi in tempo, se pure in tempo è per colpa del ritardo della vostra lettera.
Nulladimeno, malgrado la orribile giornata di jeri ci mettemmo in giro Mariuccia ed io, uno per una parte e uno per l'altra.
Abbiamo seguitato il giro questa mattina, ma inutilmente.
Quello che a voi pare facilità, qui è invece difficoltà.
Una sola camera, per un solo mese (ora che tutti pongono in assetto i loro appartamenti onde affittarli per tutto l'inverno ai forastieri che già principiano ad arrivare) non si trova ad averla, ed i prezzi sarebbero orribili.
Tutti vi ripetono la difficoltà del poter perdere un lungo affitto quante volte capitasse l'occasione mentre la stanza fosse occupata.
Un letto grande poi in una stanza unica è cosa anche difficoltosa.
Il comodo di cucina per una stanza unica, più difficoltoso ancora.
La cucina si vuole concedere per uso di chi prenda un appartamento.
Eppoi tante altre difficoltà, che troppo andrei per le lunghe se volessi enumerarvele.
Ho ritentato pure dalla Chichi.
La ho trovata né morta né moribonda, ma pur sempre inferma, ed incapace di abbandonare la sua unica stanza, che in istato di salute vi avrebbe ceduto volentieri, come disse al S.
Cristofori.
Vi avrei voluto albergare io, che circa a ciò sono con voi in debito molto: ho però due ostacoli, uno superabile, l'altro insuperabile, malgrado che la mia casa sia grande da buttarne via.
A voce ve lo proverò.
In questo stato di cose che dirvi? Voi avete fretta, ed io non trovo.
Dunque se arriverà in tempo questa mia ad avvertirvi, potrete al vostro giungere dirigervi in Via del pozzetto (presso la piazza di S.
Claudio de' Borgognoni) al n.
108 secondo piano, in casa della S.a Carolina Cerroti parente di mia moglie, dove potrete ricoverarvi per due o tre giorni, e starvi anche il mese qualora il comodo e il prezzo (figuratevi S.
15!!!) vi potesse convenire.
Le persone sono eccellenti, ma la camera è situata in modo che ed esse e voi non godreste tutta la possibile libertà che potreste altrove desiderare ed ottenere.
Ma se intanto non si trova di meglio, per due o tre giorni potrete star lì sufficientemente contenta, e poi Dio provvederà.
In questo tempo io seguiterò a cercare, e se avrò trovato, al vostro arrivo lo saprete.
Mi pare però che nell'angustia in cui siamo, riusci
...
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