LETTERE A CENCIA 2, di Giuseppe Gioachino Belli - pagina 2
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Veggo oggi però Voi essere la più maltrattata di tutti.
La vostra del 4 giunse appena in tempo perché io potessi riscontrarla il 10: la più recente poi del 21 l'ho ricevuta col marchio di oggi! Né in ciò porrei io tanta attenzione se non mi vedessi nascere adesso una convenienza di giustificare i ritardi che così si frammetono [sic] tra le vostre commissioni e la esecuz[ion]e di esse.
Però è paro che relativamente al bonnet io avrei potuto introdurlo nel baulletto fra gli altri oggetti che mi piace udir giunti in vostre mani, dove vi fosse stato il tempo sufficiente per ordinarne ed aspettarne la fattura.
Così la poteva andare allora: oggi la va tutt'altrimenti dapoiché il sarto-bonnettaro che deve farlo è malato egli con altre dieci persone che lavorano con lui.
Non vi meravigliate di questo fenomeno che deve certo uscir nuovo a chi ignori la influenza e chiamiamola pure epidemia dalla quale va Roma attualmente travagliata.
Non vi dirò una iperbole allorché vi assicurerò che degli abitanti di questa Città i 2/3 se non pure i 3/4 sono infermi di una malattia che qui si accoglie sotto il nome di Grippe, abbenché a me non paia essa signora.
La grippe di Francia è si un'umor [sic] bizzarro e repentino, ma della parte morale dell'uomo; e tutto al più la consimiglianza che con simile capriccio dell'anima può presentare il nostro malore attuale potrebbe vedersi sotto l'aspetto della subitaneità capricciosa con che ti assale a guisa di un ghiribizzo di bella Signora.
La gripe poi d'Inghilterra ritiene assai diversa fisionomia dell'idolo che or noi vagheggiamo.
Lasciamo stare il modo della pronuncia che sarebbe graipe con la e muta: ma profferita alla italiana eziandio, dietro la sola guida dell'occhio, la gripe non significa che dolore di colica, dal che è tanto lontana la grippe nostra quanto voi siete lontana da me, dico per sesso e per distanza miliare.
La nostra grippe consiste in subiti reumi di capo e di petto, varii di intensità nei varii temperamenti; benché il popolo nostro non possa a buon dritto che lagnarsi più della generalità che dell'asprezza.
Pochi furono sin qui i morti.
Moltissimi gl'infermi: anzi dite Roma, dappoiché chi "prima scappa dopo incappa".
Ne' soli spedali, gremiti di malati, accadono frequenti casi di morte; perché nella classe che frequenta que' luoghi di riposo, per disposizioni sfavorevoli e per ritardo di appello il male assai facilmente degenera in acuto, e porta al Creatore che non vuol perder nulla delle sue fatiche.
L'altr'ieri in certa famiglia che visitai, di 11 persone che tra padroni e domestici la compongono, n'eran malate 14! E ciò come? Infermò anche un servitore di supplimento, e poi il medico, e poi il chirurgo.
I medici, o sono in letto, o pochi visitano, dico pochi rispetto ai moltissimi che entrano sulle lor liste.
Da tutte le quali cagioni risulta che per qualche giorno una casa stenta a trovare chi le ordini brodo e che le ne dia.
Io reggo ancora, ma lauda finem, perché, perché, perché...
Parliamo di cose allegre.
Dal confronto delle vostre 4 e 21 (rapporto alla S.a Leandra) esce la conseguenza che questa seconda è una pezza di tonaca da cappuccino per rattoppare una porpora da Cardinale / come disse la Chia[ra] Mem[oria] di Giulio da Pesaro /.
Mi sono anche messo gli occhiali, ed ho conchiuso che secondo la vostra del 4 non è possibile che non abbiate pagata la stiratura, e secondo l'altra del 21 è possibile che non l'abbiate pagata.
Questo logogrifo non m'entra in capo: ma pure alle corte: se l'avete pagata, ditemi per quanto, ed io vi manderò la pecunia; se non l'avete pagata, permettetemi di tornare a non capir niente.
Eccoci al fustagno delle Zoccolette.
La stessa Antonia, con le stesse gambe, per la stessa strada, allo stesso convento, dalla stessa Maestra Zoccoletta, andò, girò, arrivò, richiese lo stesso fustagno per lo stesso prezzo.
E dopo tutte queste stesse cose, accadute in presenza del mio Cuoco-sarto e del mio Ciriolo, venne fuori la stessa canna di fustagno che io mandai a voi, ed andò dentro la moneta che voi mandaste a me.
Io serbo poca memoria di pelo: so però bene, perché cosa recentissima, che la Maestra Zoccoletta, o bugiarda o cogliona (perdonate l'epiteto) assicurò all'Antonia, al Domenico e al Cirïolo quello essere il sicut-eratnunc-et-semper-fustagno della loro fabbrica.
Or voi parlate solo di pelo, e parlate bene; ma come di qui si cava l'imbroglio? Ecco un secondo logogrifo da indovinare.
Oggi pel cuoco-sarto io manderò altrove a dimandare il prezzo de' fustagni pelosi come la carità pretina.
Il Cuoco-sarto, antonomasia di Domenico Maranghini, è il solo quasi in che io possa far conto, dacché fa egli da Marta e da Maddalena per la malattia di 3 miei domestici, fra' quali l'Ancilla Antonia.
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Art.o - 4°.
Borghi e Piccolomini.
Molte cose e fatti mi dite di questi Signori.
Mi pare di vedervi scrivere! La faccia mutata e il collo in tensione.
Ma se qui avete ragione, come io credo che l'abbiate, avete ragione.
- Cosa potrei oggi più farvi? Mi vedo a parte delle cause de' vostri rancori, e m'inquieto anch'io per voi, per far cosa nuova.
Però, un economo rinunciava, un procuratore moriva: voi abbisognavate di un procuratore e di un economo.
Io stava quì, e voi là.
Voi dicevate: io faceva.
Mi parve far bene: voi pure sul principio vi scriveste contenta: ma pure feci male.
Chi vedesse il futuro andrebbe in paradiso di certo.
Anch'io in casa aveva un legale, e credo onorato, se quì pure non erro: ma la lentezza [?] de' suoi anni mi fece vedere che non faceva per voi; e poi, e poi, a me non piaceva che quattrini di casa vostra entrassero a casa mia.
Tra i Curiali di Roma Borghi mi parve il più attivo, il più onesto: mi parve.
Tra i prelati di Roma Piccolomini era parente a mia moglie e amico a me.
Mi parve opportuno per voi.
Furono eletti.
Poi venne appresso un brutto settennio, il settennio delle vacche magre di Giuseppe, ed io non potei più spingere i buoi.
Ora certo è accaduto gran danno.
Voi gridate, questi gridano: io sto in mezzo, e ho due sole orecchie.
Fischiano esse certo in vostro favore, ma le altre 4 orecchie di costoro non la intendono come le due mie.
E notate, già che siamo in sui numeri che io ho salito altre volte i 95 gradini del Borghi per fare il ritiro delle carte.
Il Borghi non v'era.
L'ho però una volta trovato, e mi ha pregato di una dilazione di alcuni giorni per trovare il tempo di trovare le carte nelle posizioni che deve trovare.
Questa pendenza va alla metà della settimana seguente: ed io spero che in ciò lo studio Borghi non vorrà essere banco fallito.
Io poi ho una vocetta e due polmoncini che mi verranno in soccorso.
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Art.o - 5°.
Lavagna.
La lavagna è un prodotto vulcanico una cui lastra incorniciata, infondata e incassata sta già aspettando la Croce di Dio.
E se il sarto muore, per questo viaggio ancora la berretta non vede codesta fedelissima nostra provincia.
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Art.o - 6°.
Quadrati.
Ringrazio il Sign.r faciebat, al quale pregovi dire, in risposta alla sua codicillaria, che sarà fatto da me il suo piacere circa alle medaglie: ma che però alla maniera del Borghi lo prego di tre o 4 giorni di pendenza, mentre per ora sto alquanto in faccenda per un opuscolo che voglio fare pubblicare relativam[ent]e a certo libro Maceratese.
Ora stringo le idee; quando queste sono strette, la cosa va come una spada.
E la Matildina anch'ella ha fatto il suo 28°? Brava Matildina! la lodo e la conforto a intendersela con la lavagna.
Stà [sic] a vedere che davvero davvero le combinazioni arrivano al numero del quadrato di 6! A 30 già ci siamo.
Cursus in fine velocior, dicono i Turchi.
- Grazie a Madama di tutti i suoi ringraziamenti.
Io sono un buon servitore e aspetto comandi sin che le forze mi reggano: dopo, chi si può salvare si salvi.
Un'altra frase turca: salvete vel salvetote vos.
State sani voi: ed io aggiungo del mio tutti: e tutti salutato risaluto.
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Ci resta un buchetto per ficcarci il nome del povero
S.r Belli?
* * *
Alla Nobile e gentil Donna
Signora Vincenza Perozzi, N.a M.sa Roberti
Macerata
per Morrovalle
Di Roma, 21 Aprile 1832
C.[arissima] A.[mica]
Mi giunge la vostra del 17 che indilatam[ent]e riscontro.
Mi pareva che la diligenza arrivasse a Macerata nei Venerdì sulle prime ore della sera; ma debbo essermi ingannato per fallo di memoria: mi dicono che arrivi di notte avvanzata: [sic] di modo che al mio passaggio per colà, che accadrà nella notte tra il 27 e il 28, non potrò vedere alcuno.
-
Vi assicuro che se io potessi fare un miracolo in mia vita, consumerei volentieri questo dono nel fatto delle vostre carte.
Io non ho più né voce né gambe e, direi, né pazienza.
Scrivete una lettera nobilm[ent]e energica a Piccolomini: intanto io lascio quì in Casa gli elenchi dettagliati che io feci e se il S[igno]r Giuseppe Perozzi viene a Roma, potrà valersene pel riscontro, qualora ne accada la consegna.
- Sulla enciclopedia non so perché abbiate bisogno de' miei chiari consigli per ritenere il meglio e dar via il peggio.
- Odo con rammarico il vostro incomodo, il quale però ciò pure avrà per voi d'utile di farvi avvisata per l'avvenire e non disprezzar tanto i così detti elementi.
Vedete se io aveva ragione di temere allorché nulla nella mia persona poteva darmi sicurezza contro le offese dell'atmosfera! Io, se fossi voi, ascolterei il medico, e tanto più un medico che mi amasse come il vostro ama voi.
- Le faccende delle gambe paionmi sempre serie: per ciò compatisco assai il povero Rutilj.
Auguro a voi le buone feste.
Le parole dell'augurio vi giungeranno tarde, ma gli augurii agiscono alla traditora, anche dietro le spalle.
Sono il vostro aff[ezionatissi]mo a[mi]co e ser[vito]re
Belli
* * *
Alla Nobile e Gentil Donna
S.a Vincenza Perozzi, N.a M.
Roberti
Macerata
per Morrovalle
28 lug[li]o 1832
C.[arissima] A.[mica]
Dalla mia partenza al ritorno ho provato un inferno.
La stagione invernale è tornata cinque volte con tutti i suoi furori in poco più di due mesi.
Poco dopo messo piede in terra a Fossombrone la mia amica Contessa Torricelli infermò di reumatismo acuto, e cangiò in lutto la ilarità dell'ospizio.
Io non ho fatto che assister lei, e solam[ent]e eseguii una gita di 24 ore a Pesaro a fine di ricondurre la madre della inferma.
Malgrado tutta la cura, che, stando sempre in casa, io mi andava avendo contro l'ira de' tempi, pure dopo alcuni leggieri preludii caddi finalmente infermo di febbri violente ed angina.
Ne' soli primi sei giorni del male versai sangue per dieci lamette, cioè colpi di esse.
Nel 7° settanta mignatte mi succhiaron la gola.
Di medicine e ghiaccio poi un profluvio.
Il mio curatore è stato un condiscepolo di Pirro: il D.r Leonardi di Bologna.
Durante la mia infermità altri quattro individui caddero malati nella Casa, il padrone cioè di essa, due suoi figlietti, e la prima cameriera della moglie, chi più chi meno gravemente.
Il solo fidato amico poi della famiglia, il quale, da me ricambiato, mi aveva messo affezione, e mi andava assistendo e confortando, uomo di ogni vera dote di cuore e di spirito, morì all'improvviso.
Stordito io fuggii da un soggiorno dove le sperate dolcezze cambiaronsi per me in tossico; e non ancora ben saldo viaggiai per Roma, dove sono dall'8, facendo bagni e stando sempre dentro una camera tacito e pensieroso.
- Ho pure fatto un nuovo tentativo presso il Borghi.
Dice esser già stesa la nota delle vostre carte, le quali uno di questi giorni saranno in mani del Prelato.
Sarà vero? Saluto tutti di vostra casa e resto
V[ostr]o aff[ezionatissi]mo a[mi]co
Belli
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Alla Nobile e Gentil Donna
S.a Vincenza Perozzi, N.a M.
Roberti
Macerata
per Morrovalle
Di Roma, sabato 19 Gennaio 1833
G.[entilissi]ma Amica
Nella sera del giovedì 17 corrente mi giunse la vostra del 13, apportatrice della funesta notizia intorno alla Madre del buon Pirro, al quale pregovi portare a mio nome molte espressioni di sincero rammarico.
Avete assai ben fatto avvertendomi della cautela da usarsi col Sig.r Giuseppe Perozzi, allorché lo vedrò: senza il vostro avviso, forse il discorso avrebbe potuto prender piega tale, che io gli aprissi involontaria[ment]e gli occhi sopra il vero stato della moglie, il quale pietosamente gli si vuole occultare.
- Mi è pure giunta ingratissima la morte del povero Gasparri, morrese termometro a rovescio.
- Ho rinnovato urgentissime istanze per le carte, ma!!!...
Temo che dovrete citare.
Lo dico con amarezza; ma lo temo e lo dico.
Basta: chi sa! Dopo tre o quattro giorni dacché vi scrissi pregandovi di un'ambasciata a Lazzarini, mi giunse una sua alla quale risposi con maggior pienezza.
Ringrazio Tommasini de' saluti e lo risaluto.
Io sto più in casa che fuori, più in camera che in casa, più in letto che in camera.
Il sangue! Buggiararlo!
Tanti baci a Matildina, tanti altri a Pirro, tanti altri inchini a voi.
Riverisco tutti e tutti saluto.
Belli
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Alla Nobile e Gentil Donna
S.a Vincenza Perozzi, N.a M.sa Roberti
Macerata
per Morrovalle
Di Roma, 10 Xbre 1833
G.[entilissima] A.[mica]
Ieri sera ebbi una vostra del pr[i]mo corrente.
Se Dio vuole, è venuta prestino!, ma, portando a tergo il suo bel marco del 9, fa pensare che diavolo mai si acciabbattino [sic] codeste vostre poste, o codesti vostri postini.
In ogni modo io già vi ho dato nella mia del 5 una notizia che or mi chiedete.
Le Carte.
Se non si scioglie il Concorso e l'Economato colle stesse formalità, e (credo sicuramente) colle stesse spese con che fu legato dal Sovrano, le carte dell'Uditor Ill.mo si niegano; e questo Prelato lo ha detto alle stesse mie orecchie.
Intanto io mi recherò nuovamente da Piccolomini per le indagini che mi accennate.
Pel resto ci risentiamo.
Intanto vi prego di non onorarmi con tanti elogii, perché né li merito, né mi piacciono.
Che si pensi non male di me, e in conseguenza di questi pensieri si tenga in mia presenza un contegno non umiliante, è tanto grato per me quanto ad ogni altro uomo.
Ma elogi in faccia al lodato sono una specie di imbarazzante accusa che l'obbliga a una difesa, che spesso riesce ridicola.
Quando vi convenga scrivermi, ditemi il vostro bisogno secco secco.
Se io allora saprò o potrò servirvi, lo farò senza cerimonie.
In quanto a una sicura guida per l'educaz[ion]e della vostra bambina, io mi credo incapace di darvela, tanto più che fra voi e me si sono scoperti varii punti di discorde sentire.
Vedete: io non riusciva neppure ad allevare mio figlio; e perciò rinunciando mortificato al desiderio mio primitivo ho affidato Ciro a un Collegio.
- Ed egli è un maschio.
Una femina poi è ben altra cosa: né io so giovarmi della esperienza onde sapere come e dove si possa condurre una donna ad onorare il sesso e ad esser conforto della società.
Saluto di cuore vostro marito, e riverisco la vostra famiglia.
Credetemi al solito
Vostro servitore ed a[mi]co
Belli
* * *
All'Onorevole
Signor Dottore Pirro Perozzi
Macerata
per Morrovalle
Di Roma, 19 Dicembre 1833
A.[mico] C.[aro]
Te Deum! Finalmente, dopo 12 viaggi, potei l'altro jeri vedere Monsig[no]r Piccolomini.
Gli mostrai la vostra lettera del 9; ed egli convenne esser giusto che queste due pendenze Borromeo e Severi le debba attitare egli stesso, in qualità di Amministratore-Economo Roberti, perché le figlie del fu M[arche]se Tullio non possono ancora comparire in proprio nome.
Si trattenne la vostra lettera per fare la ricerca delle carte in essa enunciate, e mi dette appuntamento per venerdì 20, cioè per dimani mattina, onde parlare del soggetto; mentre dimani non ha né tribunale né posta che lo tenga occupato.
- Non potei trovare il Signor Luigi Cristofori.
Parlai però col fratello, il quale mi disse che realm[ent]e il S[igno]r Luigi ebbe il vostro plico, e vi riscontrò martedì mattina (io ci parlai nel dopo pranzo) con una lettera ben dettagliata.
Credo però che la sua risposta vi arriverà con questa mia contemporaneamente, dappoiché io mi ricordo che il nostro corriere del martedì resta in posta a Macerata un'ordinario [sic], non inviando Morrovalle che due postini per settimana.
Ecco evasa anche la vostra del 13.
Non mi resta dunque che riverir tutta la vostra Casa, con gli augurii di buone feste.
Sono con pienezza di stima
Il Vostro aff[ezionatissi]mo a[mi]co
G.G.
Belli
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Alla Nobile e gentil Donna
Sig.a Vincenza Perozzi, N.a M.sa Roberti
Macerata
per Morrovalle
Di Roma, 14 Giugno 1834
C.[arissima] A.[mica]
In mia assenza giunse qui la vostra dell'8 maggio.
Ritornato a Roma per una mia causa, l'ho trovata.
Io consegnai il Letronne al vostro suocero S.r Perozzi secondo le vostre istruzioni, e ciò accadde il 17 aprile.
Egli poi mi dice che il S.r Ettore deve certamente averlo avuto, dappoiché ha accusato il ricevimento dell'involto entro cui si trovava.
I bai:[occhi] 60, importo di esso, non gli ho avuti, ma ciò non urge affatto, e neppure ve ne parlerei se non me ne aveste fatto quesito.
Sbrigate appena le pendenze della mia causa, che a quest'ora già dovevano esser finite, io riparto da Roma, ed ho molti progetti pel capo, de' quali non so ancora quale potrò preferire, mentre affari mi chiamano da alcune parti, e la salute da alcune altre.
Metterò il tutto in bilancia e di giorno risolverò.
- Devo ripetervi che commiss[ion]e positiva di altri libri io non ricordo fuorché quella di una mitologia metodica per vostra figlia, e questa non la trovo perché infatti manca.
La traduzione del Demoustier non mi fu possibile rinvenirla; e poi già vi dissi che una miglior riflessione mi fece credere non essere quella adatta al costume di una fanciulla.
Mitologie poi alfabetiche non formano serie d'idee, di che scapita la intelligenza e la memoria.
Eppoi tutte queste mitologie contengono un abisso di materie che le fanciulle debbono per molti anni ignorare.
Io non conosco una mitologia per vostra figlia.
- Né la carta isolata della Oceanica io ho trovata, né il libro storico onde la vostra opera è mancante: e vi debbo confessare ancora che ho poco tempo per cercarne con assiduità.
Per tornare alla mitologia, chi avesse tempo, voglia ed abilità, potrebbe compilarne una a guisa di genealogia e per famiglie, insomma una specie di storia mitologica, sulle tracce della teogonia di Esiodo.
Tra i vostri amici, tra i vostri abati, cercate chi abbia quelle tre qualità da accingersi all'impresa.
Saluto cordialmente vostro marito, vostra madre, vostra figlia, vostro zio, e mi ripeto al solito
V[ostr]o aff[ezionatissi]mo a[mi]co
G.G.
Belli
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Alla Nobile e Gentil Donna
Sig.a Vincenza Perozzi, N.a M.sa Roberti
Macerata
per Morrovalle
Di Roma, 2 Agosto 1834
C.[arissima] A.[mica]
Mi avete preso a volo.
Parto dimani; e la vostra lettera del 27, che si contentava esser riscontrata a quattro mesi data, riceve risposta a vista.
Non v'è che dire: io pago come un banco, e ad ognuno il suo.
A proposito di pagare, ho esatto ieri dalla posta de' franchi la tratta di sei paoli, avvenimento assai utile in questi dispendiosi momenti di viaggio.
Parto così più contento, munito come mi trovo di questa scorta in più, colla quale farò fronte alle spese almeno almeno fino a porta del Popolo.
Benedetta la ricchezza! Vivano i comodi!
Dunque vedrete il vostro suocero.
Salutatemelo tanto.
Io gli voglio bene perché abbiamo in testa due fette di cervello compagne.
È un uomo franco, direi, alla mia maniera.
Altrettanti saluti in casa.
Sono al solito
V[ostr]o aff[ezionatissi]mo a[mi]co e servitore
G.G.
Belli
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Alla Nobile e Gentil Donna
S.a Vincenza Perozzi, N.a M.sa Roberti
Macerata
per Morrovalle
Di Roma, 6 Nov[embr]e 1834
A.[mica] C.[arissima]
È un'ora e mezzo dopo il mezzodì, e tornato a casa trovo il portalettere per le scale colla vostra del pr[i]mo corr[ent]e giunta questa mattina.
Alle due riparte il corriere.
Dunque una riga per darvi quasi disperato il vostro desiderio del lasciapassare.
Prima io lo aveva sempre per me a' miei ritorni in Roma: questa volta non l'ho ottenuto.
Nulladimeno tenterò per voi, e in tutti i casi (arrivando) fatene ricerca alla posta.
Non vi disturbate però: eccettuato il fastidio di andare in dogana, troverete in que' ministri molta correttezza, e appena dovrete aprire il bagaglio.
Non frugano mai, e si contentano della ispezione de' primi oggetti che cadono sott'occhio.
Almeno così accade sempre.
Jeri fui dalla Chichi.
Mi disse che il S.r Cristofori doveva scrivervi per darvi risposta di un vostro affare.
Parlando io però con lei della difficoltà di trovar casa per voi, nessuna delle parole che mi rispose non parve darmi alcun indizio che Voi possiate albergare da Lei.
Addio, ch'è ora d'impostare.
I miei saluti e in fretta sono
V[ostr]o aff[ezionatissi]mo a[mi]co e serv[ito]re
G.G.
Belli
* * *
Alla Nobile e Gentil Donna
Sig.a Vincenza Perozzi N.a M.sa Roberti
Macerata
per Morrovalle
Di Roma, 22 Novembre 1834
A.[mica] C.[arissima]
Sul dubbio che voi non siate ancora partita, azzardo poche righe per annunziarvi il lascia-passare ottenuto.
Vado a depositarlo a porta del popolo (secondo il costume) dove voi lo troverete, come vi dissi nella mia del 20, chiedendolo a nome della Marchesa Vincenza Roberti Perozzi.
Questa è andata bene.
Tornando però a dirvi due parole sull'alloggio, sappiate che dopo impostata la mia precedente tornai a vedere la S.a Cerroti.
Essa ha trovato una seconda occasione di affitto: un francese che vi si tratterrebbe tutto l'inverno.
Non lo ha ella veramente ancora accettato, ma la vedo perplessa essendo già questo il secondo buono incontro che le fallirebbe.
Per altra parte essa è una vedova con varii figli; ha già di giorno in giorno perduto il mese di Novembre; è nel dubbio che voi non vogliate fermarvi in sua casa: tutte ragioni che mi rendono assai rammarico nel doverla obligare a rischiare un vantaggio certo e che poteva anche avere già fatto, per uno incerto e forse neppure così prossimo.
Assicuratevi che il menare a termine questi accordi in questa stagione è in Roma affare che mette in pensiere chiunque se ne occupa.
Basta, in tutti i modi Voi andate là, e lì o resterete o saprete se siasi potuto rimediare altrimenti.
Circa poi al prezzo, sappiate che oltre alla stanza da letto con quel resto che voi desideraste, vi trovereste anche una graziosa anticamera e una saletta con la porta libera per le scale, pe' quali due vani non passa che un tal S.r Marchese Gnudi di Bologna, Uomo di età e molto cortese, inquilino di altra stanza che mette capo nella riferita anticamera.
Con tutto questo, siate certa che assai difficilm[ent]e trovereste miglior patto.
Allorché sarete in Roma troverete co' vostri occhi la realtà di tutti gli ostacoli che io vi ho sin quì accennati in proposito di alloggi.
Vi riverisco al solito e mi ripeto
V[ostr]o aff[ezionatissi]mo a[mi]co e servitore
G.G.
Belli
Palazzo Poli
* * *
All'Onorevole
Sig.r Dr.
Pirro Perozzi
Macerata
per Morrovalle
Di Roma, 21 Marzo 1835
A.[mico] C.[aro]
Ricevo la vostra del 15, data di Morrovalle; e già avevo avute da Lazzarini notizie della eseguita mia commissione, di che senza fine vi ringrazio.
Avrei veramente piacere di rivedervi sì presto per motivo della causa in Rota.
Se sapevate prima il tempo della proposizione vi era meglio non partire.
In tutti i modi, o che torniate o no, già ho parlato col mio amico Avv.to Ricci.
Marini ha poco piacere che gli si raccomandino cause: nulladimeno qualche parola gliene dirò.
I tre da voi salutati, e Mariuccia la prima, vi dicono mille cose amichevoli.
Ho avuto la mia novella a stampa, e ne invio un esemplare a Matildina, perché dice il proverbio che l'uomo si lega colla parola.
Il proverbio dice anche di più; ma a me ammogliato non conviene ripeterlo.
Riverisco tutta la Vostra famiglia, e vi abbraccio.
Il Vostro Belli
* * *
Alla Nobile e Gentil Donna
Sig.a Vincenza Perozzi, N.a M.sa Roberti
Macerata
per Morrovalle
Di Roma, 2 gennaio 1836
Gentilissima amica
Ritardo di un ordinario la risposta alla vostra del 27 dicembre da me avuta il 31, perché all'ora di pranzo in cui la trovai in casa era già tardi per potere impostare.
Vi ringrazio dunque delle vostre cortesie e vi ripeto mille augurii per l'entrato nuovo anno in nome ancora
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