LE LETTERE 2, di Giuseppe Gioachino Belli - pagina 2
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La partenza di Maggiorani da oggi è differita a sabato.
Non solo egli, ma la famiglia e tutti i soliti amici, dottori e non dottori, che si trovarono allorché ti nominai al dottore, m'incaricarono di salutare te e le tue donne.
Avanti.
Eccoci in corrente cioè a parlare della tua lettera di ieri 4.
Piperno mio, perché questa mattina
Tanto ci assorda il suon della chimpina?
Così avrebbe a te parlato, il 1° luglio, M.r Cuppetana, se com'è legislator di favella fosse sparnazzatore di versi.
Cennene, o mio figliuol; la vecchia Albano
suona a morto in onor del Ciamberlano.
Ti ho suggerito uno schizzetto di risposta pel caso che l'avvenimento funebre dovesse da te drammaticamente mandarsi alla posterità mercé una piccola giunta agli Sc.
300 consumati in suono nenie e candele,
a spese di Mencacci o Don Michele.
A Roma è sempre caldo il giorno: sempre fresca la notte.
Almeno abbiamo due divisioni grandi, nette, elastiche, intelligibili.
Se però torna a piovere addio regole.
Ho visitato il Bosco, munito del passaporto della tua lettera.
Indovinala? Mi ha subito piantato fra le mani due primi biglietti, rammaricandosi di non poter regalare un bel palco a te e alla eccellente tua famiglia.
La di lui salute zoppica e va moscia assai.
Egli è affilato, tosse, e trova naturalmente che nel teatro Argentina fatica molto: per lo meno il decuplo che non in quella saletta del pianterreno di Ruspoli.
Occupatissimo e fiacco, vuolmi interprete presso di te de' sentimenti suoi amichevoli, contando così di averti come riscontrato della dolcissima tua.
Con un biglietto andrò io a godere de' giuochi.
Per l'altro volevo che Biagini e Spada se lo disputassero a sorte, ma quando udii Biagini aver già visto il Bosco e Spada no, superando ogni altra considerazione soggiunsi: "Spada eccolo a te.
Voi due non siete or più innanzi a me in questo soggetto nella medesima posizione".
Meco dunque verrà Spada; e tu n'hai il merito originario.
Vengano i libri che mi annunzii.
Andranno a far compagnia ai loro simili e staranno allegramente.
Siamo giunti allo spiacevole articolo della tua lettera.
Ti caverai sangue? Te lo sei già forse cavato? E Barbara sente mal di gola?!! Che destino arrabbiato è mai questo! Aspetto con ansietà buone notizie da dispensarne agli amici.
Mi piacerà assai il riabbracciarti, siccome mi fai sperare, verso la fine del mese; e tanto più ne godrò in quanto circa alla metà del mese consecutivo cerco di poter dare una fuggita a Perugia dove mi chiama il povero Ciro, che non ha veduto più alcuno dopo la morte della madre.
Lo stesso viaggio mi si fa necessario per altre urgenze d'affari a Terni.
Eppure mi nuocerà assai lo staccarmi dalle faccende di Roma.
Ma in due luoghi ad un tempo non può trovarcisi che un santo Antonio da Padova o un altro de' suoi consorti.
Fa aggradire a Cristina le mie felicitazioni pei lodevoli spurghi della sua parte convalescente.
E giacché M.ma Teresa e Chiara e Gigio stan bene, di' loro che l'amicizia dell'aria equivale a quella dei Principi.
Nuoce il troppo ed il nulla.
Vidi ieri sera Zampi.
Sta ancora tonto tonto.
Ti abbraccia il tuo Belli
P.
S.
Anna Maria e i suoi godono ottima salute e mi costituiscono organo de' loro sentimenti etc.
La lettera per la Orsini, inserta nella pigra tua del 2 è già andata al destino.
La recava io stesso quando trovato per caso Aniceto Orsini gli ho detto: da' questa a tua madre.
Io poi verrò a riverirla.
LETTERA 322.
A GIACOMO FERRETTI - ALBANO
Di Roma, venerdì 6 luglio 1838
ore 11 1/2 antimeridiane
Mio caro Ferretti
Dalla stalla Mandrella ebbi jer sera il pacco libri contenente Barnave, Mérimée, Lebeaud, e Mengotti.
Erasi unita una lettera con entro altre quattro lettere per Quadrari, Pietralata, e Sig.ri Ferretti e Carnevali.
Tutto già ricapitato.
Due righe di riscontro:
Eccoti la Ortensia del Sografi in 5 volumi.
Manco male che Cristina siasi rassegnata allo starsene in letto per qualche giorno.
Ciò le accelererà la guarigione.
Ah Chiara, Chiara! Impertinentella! È maniera quella di assaggiare il caldo de' ferri? Se era in Albano io finiva male.
Povero Giacomo! Vero martire!
Spero che Barbara sia guarita, e che tu dalla progettata sanguigna avrai raccolto pronta salute.
Anche a Roma coliche e diarree.
Io sto oggi malissimo: fuoco interno, dolor di petto e stanchezza sepolcrale.
Eppure sotto sferza d'un sole ardentissimo debbo girare per urgentissimi affari dopo aver faticato al tavolino come un asino.
Non sarò il primo asino che fatichi a tavolino.
Tiriamo innanzi sino alla fine.
Raccontai ad Annamaria in presenza di Peppe la lusinga che ebbe Gigio di vederlo.
Peppe rideva.
Orsolina si alza e si dice guarita; ma non ricupera le forze.
Dimmi.
Se mai si volesse da questi di casa mandarla in Albano a prendere circa 40 giorni d'aria buona,
1° vi sarebbe nel tuo casamento, ed anzi (meglio) nel tuo piano, una stanza per riceverla? Mobiliata, s'intende.
2° nel caso positivo, quanto sarebbe il fitto?
3° i padroni di casa le presterebbero assistenza, come di rifar letto, pulire ecc? Farle un boccone da mangiare?
4° per questo secondo titolo quanto pretenderebbe?
Pare che Balestra abbia questa idea di mandar la moglie a villeggiare, e, se la mandasse, bramerebbe che essa vivesse presso a chi non la lasciasse sola e abbandonata a se stessa.
Egli forse dovrebbe restare in Roma a lavorare, e perciò pensa di raccomandare Orsolina a qualcuno, sempre in caso che la villeggiatura sia decretata.
Addio Ferretti mio, ti prego salutarmi teneramente la tua famiglia e di ricevere da me un amichevole abbraccio.
Il tuo Belli
P.S.
Ho trovato per via tuo fratello che andava da Lopez a vedere se ci fossero tue lettere per lui.
Abbiamo parlato insieme 5 minuti sempre di te.
Eccoti una lettera di Quadrari.
Egli la portava mentre si ricapitava a lui la tua di ieri.
LETTERA 323.
A CIRO BELLI - PERUGIA
Di Roma, 7 luglio 1838
Mio carissimo figlio
Riscontro la tua del 23 giugno responsiva alla mia inviatati per mezzo della Signora Caramelli.
Dopo il di lei ritorno io ho veduta questa Signora ricevendone ottime notizie della tua salute e de' tuoi portamenti.
Iddio ti rimuneri, Ciro mio, della consolazione che mi dai.
Anche in Roma il caldo è giunto assai avanti.
Alcuni giorni però di pioggia han portato di quando in quando forti squilibri di temperatura; e le serate si mantengono sempre ben fresche.
Ciò nuoce alla nostra salute.
Regnano in Roma coliche e diarree.
Perugia ancora deve aver sofferto stranezze e termometriche e barometriche.
La presente ti sarà fatta avere dalla impareggiabile Signora Cangenna unitamente alle due copie a stampa che ti annunziai.
Riverisci i Sig.ri Superiori, ricevi i saluti de' parenti, amici e antichi domestici, studia, sii buono e vivi felice.
Ti abbraccia e benedice
Il tuo aff.mo padre
LETTERA 324.
A GIACOMO FERRETTI - ALBANO
Di Roma, sabato 7 luglio 1838
Ore 10 antimeridiane
Mio caro Ferretti
Ricevo insieme le due tue 4 e 6 luglio, quella del 4 l'ha mandata adesso il Sig.
De Belardini che se la covava da tre giorni siccome sa Annamaria.
L'altra del 6 non so chi l'abbia portata.
Né so pure se mi manchino altri tuoi fogli.
Tu hai il modo di conoscere la mancanza de' miei: il numero progressivo.
Si puliranno i rami (fossero anche molti) ed il ferro fuso; e si sciacqueranno i fiaschi.
Ieri tuo fratello mi lesse una tua storia sul male di Cristina.
Io farò di vederlo per contracambiarlo col racconto che ne fai a me.
Povera Cristina! Ma non meno, disgraziato Giacomo! Bravo, mille volte bravo il buono amico Albìtes!
Mi consolo di udire i progressi delle gambe di Gigio.
Né la lingua si fa far torto.
Per carità, non ti esporre a troppo lunga dimora in chiesa.
Il fresco ti rovina.
La divozione è cosa ottima; ma la salute in un padre di famiglia non ha prezzo minore.
Michele ha avuto la tua 1/2 lettera col 1/4 di lettera per la Sig.ra Clementina Ferretti.
Quel faccia-di-cane del bibliopola somiglia sempre quell'altro faccia-di-cane di Attila flagellum Dei.
Ieri consegnai a Pippo Ricci due esemplari del mio goticismo perché li desse alla Signora Peppina Marucchi di Albano, che te li farà avere.
Aggradisco le notizie e i saluti di Sciultz.
Come andrà l'appetito? Qui si è attaccato il manifesto di Canova per l'Arena.
Bosco dette ieri sera la sua ultima accademia.
Promise tutte cose nuove, e le promise anche dal palco scenico oralmente.
Furono poi tutti robbi vecchi; terminò colla sua fucilazione: cosa assai sciapa per verità.
Il popolo mormorò assai.
Ieri Quadrari disse ad Annamaria: Vado ad Albano.
- Perché non passa dal Sig.
Belli a farglielo sapere? - E perché ci ho da passare? Per amicizia io avrei soggiunto se fossi stato lì: per amicizia e per udire se Belli Maggiordomo di Ferretti avesse nulla da mandare al Padrone.
Io avrei fatto così.
Né la mia casa è fuori di strada per chi va a visitare Annamaria.
Ti saluto per tutti, e ti prego di saluti a tutti.
Non mi resta tempo che per abbracciarti a sospetto di fuga e ripetermi
Il tuo Belli
LETTERA 325.
A GIACOMO FERRETTI - ALBANO
Di Roma, lunedì 9 luglio 1838
(ore 2 pomeridiane)
Era io ancora in letto, mio caro Ferretti, questa mattina alle 9 antimeridiane, e mi ci trattenevano dei dolori e caldo d'intestini, allorché M.r Campacentanni (stato già a depositare presso Annamaria il pacco libri, portatomi quindi da Carolina) è venuto a posare in mie mani una tua lettera di ieri.
Abbiamo parlato un po' insieme di tutto ciò che ha relazione a cadauno vostro stato domestico e sanitario.
Tra le altre cose mi ha detto Quadrari essersi da te all'istante della sua partenza ricevuta la mia N.
25 contenente le risoluzioni circa ad Orsolina; alla quale mia lettera, segue a dir Quadrari, tu mi darai riscontro in oggi.
L'attendo dunque, e presto il contenuto d'esso qua si conchiuderà tutto.
Mezz'ora dopo è venuto il garzone del Mandrello con l'altra tua pure di ieri, con in seno le due per Zampi e Terziani, che sono subito andato a ricapitare io stesso affinché non soffrissero ritardi, stante l'assenza di casa di Michele che non le avrebbe portate fuorché dimani.
E da Zampi e da Terziani avrai riscontro se devi averlo.
Poi ho veduto tuo fratello e lungamente si è conversato di te.
Già ti assicurai ieri che la Signora Carnevali ebbe in tempo la cappelliera ecc.
Leggo, intendo, sento, provo quasi, tutto ciò che tu mi dipingi di bruno e mi descrivi di amaro nello stato del tuo cuore per risguardo a Cristina tua.
Offri anche questo patimento alla provvidenza che ci assaggia in crogiuolo.
Se io potessi essere in Albano come non posso neppure essere in letto, procurerei con un po' di compagnia e di artificiali facezie o di piacevoli letture diminuire il tedio delle lunghe ore della tua cara inferma, e lasciare a chi l'assiste alquanto più di tregua onde sollevar lo spirito e ricrearsi fuori della stanza dove si soffre.
Ma io per ora sono pianta indigena di questo ingrato terreno, e traslocata non menerei più i frutti che mio figlio ne attende e ha diritto di raccoglierne.
Ho ricevuta oggi una lettera di quel buon Ciro, scritta dal suo pensiere e dalla sua mano con senno e disinvoltura da 25 anni.
Iddio me lo voglia felice a prezzo ancora della mia vita!
Non ho bisogno di nuove parole sulla tenerezza di Chiara.
Io diceva poco fa a tuo fratello: Chiara sarà una madre di famiglia da andar per modello per le case e ne' libri.
E tu lo vedrai.
Ciascuna delle tue buone figlie ha una particolare virtù nell'indole concessale dalla natura.
La casa Pazzi gode di buona salute, ma non di uguale fortuna.
Non son questi i migliori mesi dell'anno in cui Michele possa procacciarsi guadagni sufficienti per lui e per la famiglia.
Se questi poverini non avessero nel tuo cuore una protezione e un soccorso superiore anche alle loro speranze ed alla tua stessa facoltà, passerebbero assai funestamente i lor giorni.
Essi ti benedicono, pregano per te e ti salutano con effusione d'affetto.
T'attendo dunque a Roma quando, come prometti, vi darai la corsa d'ore pe' tuoi affari.
Fra giorni debbo ritirare da Visaj, tuo Pilade, tuo Bizia, tuo mezzocuore, un altro volume.
Crederai tu che Maggiorani nostro respiri già i balsami di Campagnano.
Mainò, Messere.
Il povero dottore, dalla notte del 4 al 5, sta in casa con molestissime vertigini, principiate da uno sconvolgimento fierissimo di stomaco.
Ebbe, giovedì 5, il più violento vomito che sappia immaginarsi, ed ora non può peranco muover passo ove non sia sorretto da qualcuno, e se vuole tenersi ritto non istà sicuro senza un saldo sostegno che lo salvi dalle conseguenze di un capogiro.
Si spera però che questo stato penoso, e per lui al tutto nuovo, finirà presto.
Io sono andato e vado a visitarlo, con insolito esempio che l'infermo esca di letto per visitare il medico.
Non altrimenti ho io, oprato questa mattina.
Prenditi i soliti saluti: fa' i soliti saluti: addio.
Il tuo Belli
LETTERA 326.
A GIACOMO FERRETTI - ALBANO
Di Roma, venerdì 13 luglio 1838
(ore 5 pomeridiane)
Ferrettuccio mio
Mentre dalla casa Pazzi, dove erami stamani recato alla solita tutelare visita, mi disponeva a incamminarmi per la facile dispensa delle tue tre lettere destinate pel Caffè di S.
Luigi, pel negozio Feoli e per la piazzetta delle Cornacchie, sopraggiunto Michele famulus plateae hammele tolte di mano per desiderio d'impiegar le sue gambe in questa tua bisogna.
Quello dunque che io voleva ottenere portandole da me, cioè la maggior sollecitudine, si è ugualmente conseguito pel ministerio del capitato Michele.
Ho già meco il Thadéus, il Byron, il Mengotti e il Brisset.
Andranno fra i socii.
Questa notte è partita Mad.a Zampi per Napoli.
Traversava ella Albano in vettura mentre tu vi dimoravi in letto.
Chi va, chi sta, chi dorme, chi veglia; e così il mondo fa il suo dovere.
Mentre io ti scrivo Turando l'incantatore apre a Corea la sua ultima ludificazione annunziata tutta nuova ma con titolo di giuochi tutti vecchi.
Il popolo mormora di varie soperchieriole e di parecchie impasticciatine, intantoché Cartoni si duole, e non privatamente né sottovoce di cert'altra gherminella di diverso genere.
Basta, questo è il tempo nel quale anche i Boschi camminano come al secolo della bo.
me.
d'Orfeo; e presto la burrascosa Senogallia si godrà nel suo seno questo, o bosco, o buco o selva, o foresta che sia, tratto dall'orfico suono incantatore dell'oro e dell'argento, musica assai più potente che non quella di cetra o di lira.
Buono che allo strumento della tua e della mia borsa niuna cordella venne meno per causa e per effetto d'incanti!
In quattr'ore di riposo forzato, in quattr'ore da me trapassate sotto il mio tetto aspettando mitigamento ad una mia accensione di sangue e nel petto e nelle minuge, ho scritto 20 ottave di-mezza-tacca, il cui soggetto è Bartolomeo Bosco, detto Turando l'incantatore: ottave da non pubblicarsi né a stampa né a penna, ma soltanto passabili per una recita in tiberina il 23 corrente, dopo la prosa azocchiana sui romano-franzesi.
Dio ci salvi dai pomidoro!
Eccoti una lettera, un biglietto e un giornale che ho trovato nel dormitorio di Lopez, e te ne invio perché vengano in refettorio con te.
Di Cholera asiatico ne verbum quidem.
Qualche acciaccatella individuale di cholera sporadico qua e là, non contagioso, non insolito in estiva stagione, non ispargitore di allarmi.
Questo è il bullettino sanitario.
Pax tibi, Marce.
Caldo sbardellante fra i sette colli di Roma: fiacchezza brodosa ne' 150.000 colli de' Romani.
Costì tutti vengono: di qua tutti partono.
I magnati e i ricchi, che suona lo stesso, chi per le transalpine chi per le subalpine regioni.
I mosciarelli
Pe' vicini castelli -; e tutti i guitti
Restan qui soli radicati e fitti.
Sbarazzatomi dell'extra passiamo all'intus, cioè a quello che più interessa il tuo ed il mio cuore.
Lo vedi, Ferretti? Lo vedi se il cuore chiacchiera anch'egli? Io mi sentia in seno una voce dicentem mihi: Santa Maria in cacaberis aiuterà presto il tuo Giacomo.
Amen, io risposi.
Ma se finita è già la cacarella
Non lasciar così presto il tamarindo
Né il brodo della zampa di vitella
Che in caso ugual beeva anche Labindo.
Quando poi le tue povere budella
Saran più salde, o buon figliuol di Pindo,
Allor fia tempo che tu dica il vale
Al medico, al beccaio e a lo speziale.
Sulla inerzia della guarigione Cristinica rammentati per tuo conforto del famoso adagio: Chi va piano va sano e va lontano.
E fu nella circostanza dell'invenzione di tanta verità che i proverbii cominciaronsi a chiamare col nome di adagio, perché andar piano e andare adagio son come Cola e mastro Cola.
Qualche altro giornetto e poi anche per quest'altro malannuccio canteremo Io triumphe!
E Maggiorani pure si accosta alle probabilità campagnaniche.
I capo-giri possono dirsi terminati; e il Cencino è cattivo assai, buono indizio di prossimo ristabilimento nella salute.
Ne' due scorsi giorni giaceva abbacchiatello e più Céncio che Cêncio, siccome dissero a Libert bon'anima.
Il padre sorride di speme e pare già altr'uomo.
Gli ho fatto un'ora di compagnia parlandogli di te e de' voti di tutti i tuoi pel pronto cessamento delle sue sventure.
Quindi gratitudine in lui tenerissima, e preghiere a me di ringraziarti.
Pumex adest in cubiculo meo.
Ursula nostra ponet illam in cubicolo tuo, ut cultor tuus possit dicere se arida modo pomice expolitum.
Fa cantare al tuo maestro Cuppetana la seguente classica strofa [uorsa] o runica, trovata già dal celebre settentrionalista Annibale Ursino
Gaude, zalmatica, frisce e tanghina
Pruspera tacca, pandorina:
Brucca, brucca, Madagascàr.
Et inclinato capite tibi vobisque salutem dico.
G.
G.
B.
LETTERA 327.
A GIACOMO FERRETTI - ALBANO
Di Roma, 14 luglio 1838
(sabato ore 8 pomeridiane)
Amico mio carissimo
Due delle tue che mi annunzi avermi diretto sotto data di ieri sonomi finora pervenute: una cioè distinta in 6 capi od articoli, ed un'altra accompagnante il bozzetto di un cartellone d'invito alla tragedia Cuppetanico-samoiedo-otentotta.
Sul volto del Maggiorani van risorgendo ameni sorrisi, quasi iride dopo spaventosa tempesta.
Il di lui capo si rafferma: il petto e il ventre del figliuolo si calmano.
Forse anche lunedì potrebbe accadere la scarrozzata per gli ozii di Tifo.
Ho trovato in casa di lui Mad.a Chiarina Rossi che prendeva la consegna delle cose in quella esistenti onde tenerle e mantenerle da buona inquilina e diligente usufruttaria, e quelle poi rendere e restituire piuttosto migliorate che deteriorate ed anzi accresciute che diminuite etc; - perché così ecc., e non altrimenti ecc., sotto pena ecc.
Invece di cattedra nel romano archiginnasio noi procureremo alla onorevole Signora Teresa Terziani Ferretti un mandato di rappresentanza alla camera de' Comuni, dove, adiuvante Minerva, si può trarre il fiato per tutto il settenario de' meati del corpo.
Ivi ella parli e riparli, arringhi e declami, sostenga e si opponga, ed influisca sui destini dell'Orbe.
Gran dono del Cielo gli è quello di una libera e abbondante loquela! Né per ciò che tu me ne dici, avrebbe motivo tua moglie di rivolgersi al Signore esclamando: aperi Domine, os nostrum.
Ma per le viscere di G.
C.
non le comunicare il mio paragrafo, per evitare il danno che ne verrebbe al nostro povero Lopez se ella aprisse uno spaccio di cappelli più a buon mercato de' suoi.
San Durante segue a tenere in protezione la Rossi.
Tu, in diffalta di lui, rivolgiti a Santa Reparata.
Il Dio Redicolo non riporta più indietro nessuno.
Quindi tu devi attenerti a altri patroni per tornartene alla tua prima anti-stercoraria salute.
Riposo, Ferretti: regime; et taberna-culum tuum reserabitur.
Ma che pomici eh? Rifiutale, se ti dà animo, per quelle di Melo, di Sciro e delle isole Eolie.
Il consiglio di famiglia ha deciso che potendo bastare le notizie da me già date sull'ora dell'arrivo Orsolanico, il pranzo si avrà ben agio di ordinarlo oralmente senza pericolo di macelli di pizzicherie o di forni serrati.
Pispo Bisonnino fu fratello uterino di Giulia Epponina moglie di Giulio Sabino di buona memoria.
Si distinse nelle campagne battriacomio-machiache di Trasosmontes allorché Don Pizaro di Catalogna prese d'assalto Tor-sanguigna e Castel-fusano per conto d'Albumazar di Carpentieri dopo la famosa sua fuga da Valpelosa.
Ruppe quindi in tre scontri di chiave maschia la Regina Sierra-Morena, che, non ostanti i rinforzi di 30.000 Bucanani sbarcati in coche-d'oeuf nella baia de' Pirenei, fu presa in catene e menata e rimenata pe' mercati e le fiere del Mondo fino a che non accadde la riforma del calendario Giuliano che pose termine a tutte le differenze fra il cielo e la terra.
Allora ebbe la sua pensione di ritiro, e da quel giorno infatti il valoroso Pispo attese a riformare gli affarucci di casa sua, come abbiamo da una lapide etrusca, non intesa ancora da alcuno, che si conserva insieme col lapis philosophorum nelle cantine di Testaccio.
Eccoti in semplici e poche parole quanto io so e posso dirti, o mio Giacomo, per soccorso di Messer Cuppetana il tragedo albanese.
Egli però, a mio giudizio, avrebbe nella classica storia del suo Bisonnino tanto materiale o comento da impugnar la tragedia sino a dignità ed estensione di poema, come accadde a Milton nel suo Signor Satanasso, che qui nomino per cagione d'onore.
Vedendo da lungi il Pietralarga o Pietralata che sia, te l'ho orecchiato, dicendogli: e quando va Ella ad Albano? - Nella seguente settimana.
Ma la Signora Cristina come sta? - Io allora dàgli fuori tutti i bullettini in perfetta succession cronica.
- Bene, ha conchiuso il Cerusico: Se la piaga è piena e non rilevata in girum ad usum vulcanici crateris, nihil timendum.
Ego vero videbo et iudicabo.
E sai tu da parte di chi debbo salutarti? Del Don Francesco Petrini, trovato da mio cugino Mazio in un salone di Castel S.
Angiolo con zimarra e berretta pretina.
Molto insieme parlarono: molte cordiali parole il detenuto disse al non suo giudice Mazio onde a me da questi si riferissero: e tra le molte io ne ho udite non poche affettuosissime da spingersi sino alle tue amichevoli orecchie.
Il destino dell'ex-curato volge allo sviluppo e già lo sviluppo sarebbe accaduto senza una malattiola del processante Alliata che fece restare in ozio e la penna e il calamaio scrutantes corda et renes.
Ma lo Alliata è da buon tempo benigno verso il Petrini, quoad vero furtum, nec de coeteris erat quaestio.
Quindi a bene sperar m'era cagione
Di quella belva la gaietta pella.
Ho saputo oggi da Lopez essere nella giornata partito M.r Felice Campacentanni.
Se io lo sapeva ti mandava due righe pel suo mezzo.
Mi era stato detto che partiva dimani.
Al punto di terminar la presente mi si fa avere da Zampi una tua dell'11.
Quel canale è divenuto un po' sporco.
L'acqua non vi scorre più pronta; ma lo Zampi non deve averne colpa.
Nella tua suddetta dell'11 mi parli del pappafico nerobleu di Cristina, e del di lei miglioramento d'umore.
Dio le dia rallegrazione come a te.
Testo da me posto in fronte alle ottave per Bosco.
Sed neque tam facilis res ulla est, quin ea primum
Difficilis magis ad credendum constet.
Itemque
Nihil adeo magnum neque tam mirabile quidquam
Quod non paulatim minuant mirarier omnes.
(Lucret., De nat.
rer.)
Ama il tuo Belli
LETTERA 328.
A GIACOMO FERRETTI - ALBANO
Di Roma, lunedì 16 luglio 1838
(ore 9 antimeridiane)
A quattro tue lettere, o mio caro Ferretti, io debbo riscontro ricevute tra ieri e questa mattina; e sono:
1° Lettera del 13 corrente (per mano cortese incognita): arrivatami dopo di tutte.
2° Lettera del 14, portata dal vetturino che caricò Madama Balestra.
3° Lettera del 15, ricapitatami da M.r Arbalète, alias Balestra.
4° Altra del 15, recata da Campacentanni ad Annamaria e da Carolina a me, perché al Campacentanni starà forse in capo che le mie scale sieno insaponate.
Andiamo per ordine.
Alla 1a - Orsola è arrivata: dunque le cose da te dettemi intorno al suo ménage rimangono non bisognevoli d'altro riscontro.
Bosco nella ultima ludificazione coreica del 13 andò alle stelle.
Remedium: medela sibilationibus dierum antecedentium.
Parte a momenti, se già non è partito per la Gallia Senonia.
I presagi del povero Canova
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