LE LETTERE 2, di Giuseppe Gioachino Belli - pagina 3
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Crederai tu che Maggiorani nostro respiri già i balsami di Campagnano.
Mainò, Messere.
Il povero dottore, dalla notte del 4 al 5, sta in casa con molestissime vertigini, principiate da uno sconvolgimento fierissimo di stomaco.
Ebbe, giovedì 5, il più violento vomito che sappia immaginarsi, ed ora non può peranco muover passo ove non sia sorretto da qualcuno, e se vuole tenersi ritto non istà sicuro senza un saldo sostegno che lo salvi dalle conseguenze di un capogiro.
Si spera però che questo stato penoso, e per lui al tutto nuovo, finirà presto.
Io sono andato e vado a visitarlo, con insolito esempio che l'infermo esca di letto per visitare il medico.
Non altrimenti ho io, oprato questa mattina.
Prenditi i soliti saluti: fa' i soliti saluti: addio.
Il tuo Belli
LETTERA 326.
A GIACOMO FERRETTI - ALBANO
Di Roma, venerdì 13 luglio 1838
(ore 5 pomeridiane)
Ferrettuccio mio
Mentre dalla casa Pazzi, dove erami stamani recato alla solita tutelare visita, mi disponeva a incamminarmi per la facile dispensa delle tue tre lettere destinate pel Caffè di S.
Luigi, pel negozio Feoli e per la piazzetta delle Cornacchie, sopraggiunto Michele famulus plateae hammele tolte di mano per desiderio d'impiegar le sue gambe in questa tua bisogna.
Quello dunque che io voleva ottenere portandole da me, cioè la maggior sollecitudine, si è ugualmente conseguito pel ministerio del capitato Michele.
Ho già meco il Thadéus, il Byron, il Mengotti e il Brisset.
Andranno fra i socii.
Questa notte è partita Mad.a Zampi per Napoli.
Traversava ella Albano in vettura mentre tu vi dimoravi in letto.
Chi va, chi sta, chi dorme, chi veglia; e così il mondo fa il suo dovere.
Mentre io ti scrivo Turando l'incantatore apre a Corea la sua ultima ludificazione annunziata tutta nuova ma con titolo di giuochi tutti vecchi.
Il popolo mormora di varie soperchieriole e di parecchie impasticciatine, intantoché Cartoni si duole, e non privatamente né sottovoce di cert'altra gherminella di diverso genere.
Basta, questo è il tempo nel quale anche i Boschi camminano come al secolo della bo.
me.
d'Orfeo; e presto la burrascosa Senogallia si godrà nel suo seno questo, o bosco, o buco o selva, o foresta che sia, tratto dall'orfico suono incantatore dell'oro e dell'argento, musica assai più potente che non quella di cetra o di lira.
Buono che allo strumento della tua e della mia borsa niuna cordella venne meno per causa e per effetto d'incanti!
In quattr'ore di riposo forzato, in quattr'ore da me trapassate sotto il mio tetto aspettando mitigamento ad una mia accensione di sangue e nel petto e nelle minuge, ho scritto 20 ottave di-mezza-tacca, il cui soggetto è Bartolomeo Bosco, detto Turando l'incantatore: ottave da non pubblicarsi né a stampa né a penna, ma soltanto passabili per una recita in tiberina il 23 corrente, dopo la prosa azocchiana sui romano-franzesi.
Dio ci salvi dai pomidoro!
Eccoti una lettera, un biglietto e un giornale che ho trovato nel dormitorio di Lopez, e te ne invio perché vengano in refettorio con te.
Di Cholera asiatico ne verbum quidem.
Qualche acciaccatella individuale di cholera sporadico qua e là, non contagioso, non insolito in estiva stagione, non ispargitore di allarmi.
Questo è il bullettino sanitario.
Pax tibi, Marce.
Caldo sbardellante fra i sette colli di Roma: fiacchezza brodosa ne' 150.000 colli de' Romani.
Costì tutti vengono: di qua tutti partono.
I magnati e i ricchi, che suona lo stesso, chi per le transalpine chi per le subalpine regioni.
I mosciarelli
Pe' vicini castelli -; e tutti i guitti
Restan qui soli radicati e fitti.
Sbarazzatomi dell'extra passiamo all'intus, cioè a quello che più interessa il tuo ed il mio cuore.
Lo vedi, Ferretti? Lo vedi se il cuore chiacchiera anch'egli? Io mi sentia in seno una voce dicentem mihi: Santa Maria in cacaberis aiuterà presto il tuo Giacomo.
Amen, io risposi.
Ma se finita è già la cacarella
Non lasciar così presto il tamarindo
Né il brodo della zampa di vitella
Che in caso ugual beeva anche Labindo.
Quando poi le tue povere budella
Saran più salde, o buon figliuol di Pindo,
Allor fia tempo che tu dica il vale
Al medico, al beccaio e a lo speziale.
Sulla inerzia della guarigione Cristinica rammentati per tuo conforto del famoso adagio: Chi va piano va sano e va lontano.
E fu nella circostanza dell'invenzione di tanta verità che i proverbii cominciaronsi a chiamare col nome di adagio, perché andar piano e andare adagio son come Cola e mastro Cola.
Qualche altro giornetto e poi anche per quest'altro malannuccio canteremo Io triumphe!
E Maggiorani pure si accosta alle probabilità campagnaniche.
I capo-giri possono dirsi terminati; e il Cencino è cattivo assai, buono indizio di prossimo ristabilimento nella salute.
Ne' due scorsi giorni giaceva abbacchiatello e più Céncio che Cêncio, siccome dissero a Libert bon'anima.
Il padre sorride di speme e pare già altr'uomo.
Gli ho fatto un'ora di compagnia parlandogli di te e de' voti di tutti i tuoi pel pronto cessamento delle sue sventure.
Quindi gratitudine in lui tenerissima, e preghiere a me di ringraziarti.
Pumex adest in cubiculo meo.
Ursula nostra ponet illam in cubicolo tuo, ut cultor tuus possit dicere se arida modo pomice expolitum.
Fa cantare al tuo maestro Cuppetana la seguente classica strofa [uorsa] o runica, trovata già dal celebre settentrionalista Annibale Ursino
Gaude, zalmatica, frisce e tanghina
Pruspera tacca, pandorina:
Brucca, brucca, Madagascàr.
Et inclinato capite tibi vobisque salutem dico.
G.
G.
B.
LETTERA 327.
A GIACOMO FERRETTI - ALBANO
Di Roma, 14 luglio 1838
(sabato ore 8 pomeridiane)
Amico mio carissimo
Due delle tue che mi annunzi avermi diretto sotto data di ieri sonomi finora pervenute: una cioè distinta in 6 capi od articoli, ed un'altra accompagnante il bozzetto di un cartellone d'invito alla tragedia Cuppetanico-samoiedo-otentotta.
Sul volto del Maggiorani van risorgendo ameni sorrisi, quasi iride dopo spaventosa tempesta.
Il di lui capo si rafferma: il petto e il ventre del figliuolo si calmano.
Forse anche lunedì potrebbe accadere la scarrozzata per gli ozii di Tifo.
Ho trovato in casa di lui Mad.a Chiarina Rossi che prendeva la consegna delle cose in quella esistenti onde tenerle e mantenerle da buona inquilina e diligente usufruttaria, e quelle poi rendere e restituire piuttosto migliorate che deteriorate ed anzi accresciute che diminuite etc; - perché così ecc., e non altrimenti ecc., sotto pena ecc.
Invece di cattedra nel romano archiginnasio noi procureremo alla onorevole Signora Teresa Terziani Ferretti un mandato di rappresentanza alla camera de' Comuni, dove, adiuvante Minerva, si può trarre il fiato per tutto il settenario de' meati del corpo.
Ivi ella parli e riparli, arringhi e declami, sostenga e si opponga, ed influisca sui destini dell'Orbe.
Gran dono del Cielo gli è quello di una libera e abbondante loquela! Né per ciò che tu me ne dici, avrebbe motivo tua moglie di rivolgersi al Signore esclamando: aperi Domine, os nostrum.
Ma per le viscere di G.
C.
non le comunicare il mio paragrafo, per evitare il danno che ne verrebbe al nostro povero Lopez se ella aprisse uno spaccio di cappelli più a buon mercato de' suoi.
San Durante segue a tenere in protezione la Rossi.
Tu, in diffalta di lui, rivolgiti a Santa Reparata.
Il Dio Redicolo non riporta più indietro nessuno.
Quindi tu devi attenerti a altri patroni per tornartene alla tua prima anti-stercoraria salute.
Riposo, Ferretti: regime; et taberna-culum tuum reserabitur.
Ma che pomici eh? Rifiutale, se ti dà animo, per quelle di Melo, di Sciro e delle isole Eolie.
Il consiglio di famiglia ha deciso che potendo bastare le notizie da me già date sull'ora dell'arrivo Orsolanico, il pranzo si avrà ben agio di ordinarlo oralmente senza pericolo di macelli di pizzicherie o di forni serrati.
Pispo Bisonnino fu fratello uterino di Giulia Epponina moglie di Giulio Sabino di buona memoria.
Si distinse nelle campagne battriacomio-machiache di Trasosmontes allorché Don Pizaro di Catalogna prese d'assalto Tor-sanguigna e Castel-fusano per conto d'Albumazar di Carpentieri dopo la famosa sua fuga da Valpelosa.
Ruppe quindi in tre scontri di chiave maschia la Regina Sierra-Morena, che, non ostanti i rinforzi di 30.000 Bucanani sbarcati in coche-d'oeuf nella baia de' Pirenei, fu presa in catene e menata e rimenata pe' mercati e le fiere del Mondo fino a che non accadde la riforma del calendario Giuliano che pose termine a tutte le differenze fra il cielo e la terra.
Allora ebbe la sua pensione di ritiro, e da quel giorno infatti il valoroso Pispo attese a riformare gli affarucci di casa sua, come abbiamo da una lapide etrusca, non intesa ancora da alcuno, che si conserva insieme col lapis philosophorum nelle cantine di Testaccio.
Eccoti in semplici e poche parole quanto io so e posso dirti, o mio Giacomo, per soccorso di Messer Cuppetana il tragedo albanese.
Egli però, a mio giudizio, avrebbe nella classica storia del suo Bisonnino tanto materiale o comento da impugnar la tragedia sino a dignità ed estensione di poema, come accadde a Milton nel suo Signor Satanasso, che qui nomino per cagione d'onore.
Vedendo da lungi il Pietralarga o Pietralata che sia, te l'ho orecchiato, dicendogli: e quando va Ella ad Albano? - Nella seguente settimana.
Ma la Signora Cristina come sta? - Io allora dàgli fuori tutti i bullettini in perfetta succession cronica.
- Bene, ha conchiuso il Cerusico: Se la piaga è piena e non rilevata in girum ad usum vulcanici crateris, nihil timendum.
Ego vero videbo et iudicabo.
E sai tu da parte di chi debbo salutarti? Del Don Francesco Petrini, trovato da mio cugino Mazio in un salone di Castel S.
Angiolo con zimarra e berretta pretina.
Molto insieme parlarono: molte cordiali parole il detenuto disse al non suo giudice Mazio onde a me da questi si riferissero: e tra le molte io ne ho udite non poche affettuosissime da spingersi sino alle tue amichevoli orecchie.
Il destino dell'ex-curato volge allo sviluppo e già lo sviluppo sarebbe accaduto senza una malattiola del processante Alliata che fece restare in ozio e la penna e il calamaio scrutantes corda et renes.
Ma lo Alliata è da buon tempo benigno verso il Petrini, quoad vero furtum, nec de coeteris erat quaestio.
Quindi a bene sperar m'era cagione
Di quella belva la gaietta pella.
Ho saputo oggi da Lopez essere nella giornata partito M.r Felice Campacentanni.
Se io lo sapeva ti mandava due righe pel suo mezzo.
Mi era stato detto che partiva dimani.
Al punto di terminar la presente mi si fa avere da Zampi una tua dell'11.
Quel canale è divenuto un po' sporco.
L'acqua non vi scorre più pronta; ma lo Zampi non deve averne colpa.
Nella tua suddetta dell'11 mi parli del pappafico nerobleu di Cristina, e del di lei miglioramento d'umore.
Dio le dia rallegrazione come a te.
Testo da me posto in fronte alle ottave per Bosco.
Sed neque tam facilis res ulla est, quin ea primum
Difficilis magis ad credendum constet.
Itemque
Nihil adeo magnum neque tam mirabile quidquam
Quod non paulatim minuant mirarier omnes.
(Lucret., De nat.
rer.)
Ama il tuo Belli
LETTERA 328.
A GIACOMO FERRETTI - ALBANO
Di Roma, lunedì 16 luglio 1838
(ore 9 antimeridiane)
A quattro tue lettere, o mio caro Ferretti, io debbo riscontro ricevute tra ieri e questa mattina; e sono:
1° Lettera del 13 corrente (per mano cortese incognita): arrivatami dopo di tutte.
2° Lettera del 14, portata dal vetturino che caricò Madama Balestra.
3° Lettera del 15, ricapitatami da M.r Arbalète, alias Balestra.
4° Altra del 15, recata da Campacentanni ad Annamaria e da Carolina a me, perché al Campacentanni starà forse in capo che le mie scale sieno insaponate.
Andiamo per ordine.
Alla 1a - Orsola è arrivata: dunque le cose da te dettemi intorno al suo ménage rimangono non bisognevoli d'altro riscontro.
Bosco nella ultima ludificazione coreica del 13 andò alle stelle.
Remedium: medela sibilationibus dierum antecedentium.
Parte a momenti, se già non è partito per la Gallia Senonia.
I presagi del povero Canova sono sic et in quantum.
Ci scapperà la pagnotta sino ad un certo segno.
Dunque Felici Felicecto, Felicis de Felicibus et Felicitae Feliciam, felicitatem.
Di Maggiorani udisti le migliori novelle e la prossima partenza.
Nuove di oggi non posso dartene, perché prima di uscir di casa voglio chiudere la presente né posso tornare a pranzo prima delle 2 o 2 1/2 pomeridiane.
Altronde voglio consegnar presto la lettera al Gobbo onde la spinga certamente al Albano colle partenze delle ore calde.
Alla 2a - Dal Balestriero (che tornando io a casa ieri sera trovai già a letto, e vi dimora tuttora mentre io ti scrivo) ebbi due pacchi di biblioteca e guardaroba.
Tutto già riposa al suo luogo.
Il caldo romano frigge le nostre povere membra.
Ieri esposi per momenti il termometro all'ombra, ad ore 10 1/2 del mattino, e mi salì a 28 gradi.
Figurati al mezzodì e poi! È vero che soffriva l'azione del riverbero, ma i nostri corpi la soffrono anch'essi e ne sentono la temperatura.
I carri di belve debbono essere il famoso serraglio di Advinent inglese.
Ti parlo col cuore.
Le notizie della non ancor solida salute di tutti voi mi rattristano oltre modo.
Povera Cristina! E tu e Gigi ancora in liquidazione e senza le carte in regola? Questo per verità è fastidioso incomodo, ma pure da non alterarti cotanto.
Il vero cordoglio viene dal fato persecutore di quella cara tua figlia.
Vorrei trovarmi in Albano per sollevarvi tutti come per me si potesse il meglio, o per via di aiuti manuali, o per mezzo di ciarle o di letture o di celie; chè il bisogno di confortar gli amici cava facezie anche dalla bocca di chi non avrebbe a dar che sospiri.
Salutami tanto tanto la tua Cristina e pregala in mio nome, in nome di un sincero e devoto amico, a vivere più in calma che può.
Tornerà il sole.
Post nubila etc.
Pietralata mi disse (e te lo partecipai) che nella settimana verrebbe.
Alla 3a - Questa è la lettera Balestraria.
Alle molte particolarità ch'egli dovrebbe significarmi, secondochè mi annunzii, nulla posso risponderti perchè ci avanziamo verso le 10 ed egli dorme ancora a...
sturato.
Le molli piume non lo hanno spaventato mai.
Figurati oggi dopo il gran viaggio di ieri!!!
Alla 4a - Gaudeo de Ursulae Tonique possessu in domo domui tuae proxima.
Non così mi rallegro del tuo scrivere e stancarti per 8 ore continue malgrado i contrari consigli della diarrea che non è il maggior tonico del mondo.
Ma, hai ragione: Dio vuole così! Tollat unusquisque crucem suam.
Certuni però se la lasciano addietro e la consegnano ai Cirenei.
Ma tu non sei di quelli: Tu, buon padre e buon marito, l'abbracci con ardore; e con coraggio la porti.
Mi onorerò assai della conoscenza che vuoi farmi fare del Chiarissimo Dandolo.
Notizie in globo: Miscellanee: varietà.
La tua lettera per Quadrari la portai al caffè benchè si trovasse egli in Albano e coll'orecchio prossimo alla tua bocca, che gli avrà ripetuto a voce tutto il contenutosi in quella.
Ieri l'altro la tue cugine dimandarono ad Annamaria, recandosi espressamente da lei, se tu avessi mandato alcun'altra lettera per loro.
Pare che aspettino qualche nuovo lume da te.
Michele Dementi, o Pazzi che sia, ha preso un anno di tempo per iscandagliare l'umore del Toto fratello dello scalpellino al vicolo de' Scannabecchi: Toto tira per adesso 45 baiocchi al giorno; ma è giuvenotto d'annà avanti e da tirà presto li cinquanta e li sessanta baiocchi come gnente.
Visitai ieri sera il Rev.mo P.
Rosani con Checco e Menico.
Vuole egli farmi stampare le ottave boschiane come lo furono quelle sul goticismo.
Debbo copiarle e dargliele.
Ci porrà esso il suo nihil obstat e poi penserà eziandio a tutto il resto.
L'eziandio me lo aspetto già per le spalle.
Chissà quanti ne udrò alla tiberina del 23! La mente gravida di queste precisioni me ne ha fatto sdrucciolar sulla penna.
Prènditelo come caparra di più olezzanti fioretti del cimitero puristico.
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Oggi, alle 22 ore di voiatri italiani, ovvero alle 5 3/4 di noi romanifranzesi, scoppieranno i tuoni pindarico - anacreontico - sperandistici nella Pinacoteca Capitolina, in honorem Principis Apostolorum B.
Petri de Galilea.
Massi il capitolo; De Romanis le ottave.
Non lo crederai.
De Romanis aveva scritto questo verso
Sull'Italia e sul mondo universal notte.
Spada glielo dichiarò sciancato, e l'autore negò come Pietro sino alla terza volta.
Finalmente si venne al giudizio della conta e della mezzacanna, e chi doveva restar colla bocca aperta la spalancò.
Eppure l'orecchio di Pippo è assuefatto al numero poetico! Eppure...
- Oh và mo a censurar Napoleone se fece la Campagna di Russia, quando un poeta consumato scrive un versaccio di 12 sillabe piane, e s'inciprignisce in difesa della retta misura.
- Spada ha scritto un veramente maschio sonetto.
- Io, chiamato e richiamato dal Cavalier Fabi -Montani Laureanico nomine, ho dovuto accorgermi con mio rossore che S.
Pietro nulla voleva dalla mia mente né della mia penna.
Neppure un pensiero mi nacque.
- Iddio non permetta che un giorno il portinaio del Cielo vedendomi unto-unto alla porta non mi gridi dalla gratella
Questi è colui che mi pospose al Bosco?
Se ne ritorni via: non lo conosco.
E sì che Bosco mi potrebbe aiutare!
Di là son finiti i bussolotti, et l'on n'escamotte pas les clefs du paradis.
Alleluja! S'è svegliato Balestra.
Su tutto è stato fra lui e me cicalato.
Stanza, altre stanze con letterate francesi, Cristina, tu, passeggi e non passeggi, Gigio, Chiara, Barbara, Madama Madre, etc.
etc.
tutto passò in rivista.
Ma è ora che io termini e chiuda.
Debbo radermi, vestirmi, uscire, passare da casa tua e poi mettermi in giro per la mia via-crucis d'oggi.
Saluto te e tutti, e ti abbraccio
Il tuo Belli
LETTERA 329.
A GIACOMO FERRETTI - ALBANO
[16 luglio 1838]
L'incredulo al Vaticano nella solennità di S.
Pietro apostolo.
Sonetto
Se alcun giammai con fasto ampio e profano
Fra que' sacri recessi abbia il piè volto
Ov'è il prisco e fatale eroe sepolto
Per cui surse e grandeggia il Vaticano,
Che detto avrà, spirto protervo e insano,
Veggendo un popol reverente e folto
D'incensi e d'inni ad onorarvi accolto
Il Santo suo Pastor Padre e sovrano?
Che mai quivi ei dirà nel veder quanto
Della fe' che scendea dal divin trono
Onor più grande si dispieghi il manto?!!
Nieghi quella celeste e di chi è dono:
Dica però s'ei non ascolti intanto
Arcana voce in cor gridargli: io sono.
F.
Spada
14 luglio 1838
Per l'adunanza solenne tenuta dagli arcadi nella pinacoteca capitolina il 16 luglio 1838.
Relazione
1) P.
FINETTI - Prosa - Parallelo fra S.
Pietro e S.
Paolo.
- Bello stile e buoni concetti; ma qualche tendenza ad una orazione panegirica.
2) P.
BONONCELLI - Carme - scolasticamente buono: filosoficamente e poeticamente così così.
Gregorio XVI va a visitare il sotterraneo di S.
Pietro, e l'apostolo, anche prima che il suo successore apra la bocca, per chiamarlo e onorarlo, già s'è alzato su dal sepolcro onde riceverlo e far gli onori di casa.
3) AB.
GIANNELLI - Sonettaccio - Tiriamo un vel su quel sonetto da chiamarsi un coso.
4) CAV.
FABI - MONTANI - Sonetto.
- L'arrivo di S.
Pietro a Roma (se mai ci venne).
- Quando fu finito e dopo i consueti rumori di mani, l'autor cavaliere andava circolando e dicendo: niente, niente: è una cosetta.
Forse diceva la verità.
5) AB.
SORGENTI.
- Sonetto.
- La (solita) navicella di S.
Pietro.
Né bianco né nero: cenerino.
6) SPADA - Sonetto - Lo conosci.
Non fece effetto.
7) AB.
BAROLA - Ode - Passiamo avanti.
8) SIGNORA ORFEI - Sonetto - La decapitazione di S.
Paolo.
Vi furono i tre balzi (di rubrica) della testa: vi fu verso la fine il suo salve, e tutte le altre debite coserelle de more.
9) SIG.
MASSI - Capitolo - L'ultima notte de' SS.
Apostoli Pietro e Paolo nel carcere Mamertino.
Stupendo lavoro per lingua, costruzione de' versi e d'immagini.
10) P.
GIACCOLETTI - Decasillabi latini.
- Cosa da udirsi buoni-buoni e zitti-zitti come santarelli.
11) SIG.
ZAMPI - Sonetto contro le serve.
Sarebbe da dirsi alla tua albanese
Che val diciotto bei paoli al mese!
12) SIG.
POGGIOLI FIGLIO - Ode a Roma.
Metro Manzoniano: vivacità, lunghezza: generalmente belle idee: lavoro da giovanetto che sarà per divenire qualche cosa.
Grata voce nel recitare.
13) AVV.
PIEROMALDI - Sonetto - Portae inferi non praevalebunt.
- Nel sonetto però hanno prevaluto, perché la fu una tentazione del demonio bella e buona.
14) AVV.
GNOLI, vestito da abate.
- Ode.
- La chiesa cattolica simboleggiata nella (solita) navicella.
- Talis pictatio talis pagatio perché fu pagata di venti o trenta colpetti di mano stanca e svogliata.
Scritta però bene?...
15) AVV.
ARMELLINI - Sonnetto.
16) CAV.
DE ROMANIS - Ottave.
- Prosa in listarelle di undici sillabe l'una.
Vi si parlò di biblioteche, di libri, e di carta, e pergamena ed altre materie da stampa.
Sogna il guerriero le schiere etc.
Udienza fratesca, prelatesca e poco cardinalizia.
Tre cardinali, cioè Giustiniani, Sala ed un terzo che mi è entrato da un occhio e m'è uscito dall'altro, nello stesso modo che varie poesie mi presero le orecchie per porton di trapasso.
- Secolari, ossien laici, pur ve ne furono.
Due soli soprabiti fra tutta l'udienza e il palcoscenico: quello del Geva e quello del De Romanis.
Il secondo però andava decorato da un bel ciondolino d'oro ad un'àsola, ciocché lo estolleva più che alla dignità di un frac d'etichetta.
- Donne? tre: la poetessa Dionigi-Orfei; la moglie del poeta (vero poeta) Massi; e la zia paterna del piccolo Sabatuccetto, chiamato dall'avv.
Corsi il poetino pontificio, cioè in altri termini il pappagalletto di nonno.
Guardie poi capitoline per tutto, sì che le sale della protomoteca parevano un
forte castello antico
che al di là delle fosse abbia il nemico.
Fabi-Montani correva avanti e dietro come un fra-Mazziere che regoli la processione.
Io me ne rimasi accantonatello fra due colonnette, basi di due antichi pittori, de' quali avrei voluto avere in mano la tavolozza e i pennelli.
E son Giuseppe Gioachino Belli
LETTERA 330.
A GIACOMO FERRETTI - ALBANO
Di Roma, mercoledì 18 luglio 1838
(Ore 9 1/2 antimeridiane)
Ieri, mio caro Ferretti, mancai di tue lettere e così tu mancasti di mie risposte.
In compenso però ne ho avute due questa mattina, delle quali una appartiene al dì 16 e l'altra al 17.
Pretende il Gianni del Palazzo Sinibaldi che mancassero ieri vetture, ed essere perciò arrivati questa mattina entrambi i fogli.
Sia o non sia così conviene ingozzarla.
Appena uscirò di casa porterò al Caffè solito la lettera Quadrarica.
La Balestrica è già consegnata al devoto femineo sesso.
Il pittore dorme ancora e sogna bei soggetti per quadri larghi e lunghi quanto Campo-vaccino.
Grazie intanto per le notizie Orsoliniche e Toninesche; e salutazioni per mio conto alla madre e al figliuolo.
Di' alla prima esser ieri venuto il bàlio con ottime nuove della piccola Cecilia.
Non mi meraviglio dell'ascendente di Chiara su tutte le creature.
Con quel cuore amoroso pacifico e caramente attraente.
Quella sarà un giorno una Madre di Famiglia da disgradarne la Madre de' Gracchi.
Sto fisso in questo presagio.
Dove maggior grazia e più comici sali che in Molière? Di certe penne non si temperano più.
Libri faceti faceti, come tu ti esprimi, io, Ferretti mio, non ne ho.
Quando aveva quattrini da spendere in libri, io gl'impiegava in soggetti che mi procacciassero qualche cosa di meglio che una risata.
Lo so, nelle circostante della tua cara Cristina ci vorrebbero facezie e buffonerie: sensazioni insomma che controbilanciassero in letizia le noie e gli affanni del presente suo stato.
Come mai! Durare la piaga così pigra e stupida, né risolversi a sentire l'azione de' rimedi che vorrebbero spingerla al termine! Perché, Ferretti mio (ma forse l'hai fatto) perché non iscrivi una lettera a Pietralata o ad Albites? O vuoi piuttosto che io vada a parlar loro in tuo nome? Se me ne incarichi io volo ad entrambi o a qualunque de' due tu m'indicherai.
China! Allume!! Oh!! Dio benedica la gomma, il laudano e il tamarindo, e l'integro collegio della loro miscela.
Voglio sperare, anzi esser certo, che non più ascolterò ritorni dal tuo stato solido al liquido; perché quella è la via che alla lunga menerebbe all'aeriforme.
Vedi teoria degli areostati.
Caldo in Roma ne fa, e ne fa assai, ma quelle smanie a furia di popolo, ma quelle invocazioni di Sancti et Sanctae Dei che ti hanno supporte, le son favole da dirsi al focone fra 5 o 6 mesi.
- Così circa il Cholera.
Ti ripeto che coliche ed ancora cholera sporadico, circolano fra varii ventri, e qualcuno ne inviano a babborivéggioli.
Questo sì; ma cholera asiatico, propriamente detto, tutti si accordano a negarlo a spada tratta.
Quel che poi possa accadere in futuro lo sa colui che può cambiare anche i lattarini di Castello in belle e buone cipolle d'Egitto, al gusto di certi parati che più al vegetale inclinino che non al regno animale.
Roma sta veramente tranquilla sull'articolo cholera, cioè sul flagello del 1837: e le paure albanesi non possono per verità esser eco di timori romani, perché i romani mangiano, beono, dormono, passeggiano, vanno ai fuochetti, prendono limonate e pappine col maggior sangue freddo (sotto un caldo di 29 gradi) e colla più ermolaica indifferenza del mondo.
Le nervose però non si fanno desiderare.
Ne sta sempre sul muore e non muore la Polidori-Righetti: ne fu sepolta una bella giovinetta Rossi o De Rossi, o simil nome, che io non conosceva.
- Altri infermi qua e là.
Il Venuti che villeggiava in Albano, tornato in Roma alla sua abitazione (quella a S.
Giacomo degl'incurabili, vecchio domicilio del gran Canova) trovò la casa derubata.
Ha perduto per 3 o 4 mila scudi di gioie etc.
I denari non gli hanno trovati: altrimenti sarebbero volati anche quelli e il botto era forte.
Chiavi false.
Si sono trovate le porte richiuse, lodevole diligenza dei Signori della umana visita, affinché il povero Venuti non fosse esposto a qualche incursione di ladri.
- Non temere, o Ferretti, per la tua casa: è guardata.
Di giorno ci si capita sempre, e la notte ci dorme Michele.
La casa del Venuti era solitaria ed aveva nome di ricca più della tua.
Ma, ripeto, la tua si guarda.
Sono state levate e ben condizionate le tendine della camera detta di Annamaria, di quella da pranzo, e dell'altra dove si stira.
Si dice che il barbiere farà poscia il testo come se le tendine fossero sinonimi di codine e parrucche.
Maggiorani è partito.
Mi recai lunedì mattina con dieci libri per la lettura villereccia della moglie, e suona...
suona...
niuna risposta.
Finalmente un inquilino dell'ultimo piano disse: chi è? - Amici.
- Chi vuole? - Il dottore.
- Non c'è.
- E dove sta? - A Campagnano.
- E quando è partito? - Stanotte.
- Grazie tante.
- Padrone mio.
- Perdoni.
- E di che cosa? - Del disturbo.
- Si figuri.
- Col si figuri finì il dialogo.
Ieri tornai a suonare sperando trovare i Rossi subinquilini provvisorii.
Silenzio, e finestre serrate a vetri scuri e persiane.
Voglio vederne la fine.
Cercherò il Rossi e saprò il perché non sia più ito al tutorio subinquilinato.
I Pazzi stan tutti bene, e li vedo ogni giorno e spesso più volte in un giorno.
Pregano sempre il cielo per te.
Abbiti i loro saluti e quelli de' nostri amici, per te e per la tua famiglia.
Ti abbraccia ed aspetta
Il tuo Belli
Ti mando un fascicolo giornali, tratto dal purgatorio di Lopez.
Visaj non ha ancora altro.
Ci tornerò presto.
LETTERA 331.
A GIACOMO FERRETTI - ALBANO
Di Roma, giovedì 19 luglio 1838
(ore 8 antimeridiane)
Mio caro Ferretti
Al mio ritorno a casa ieri sera, e fu un poco tardetto per motivo di un congresso che mi occupò molto tempo, fu a me consegnata la tua di ieri (18) avente in seno una lettera per Monsieur tesoriere che a momenti l'avrà nelle mani.
Vivine riposato.
La dolorosa storia della tua Cristina, che viene poi ad essere la storia de' tuoi stessi dolori, mi mette nell'anima un fastidio indicibile.
È veramente crudele il vedere una giovinetta, fresca, graziosa, morigerata, sobria, divenuta da tanti mesi la vittima di mali sì lunghi e fastidiosi, sì aspri ed inerti! Nella mia incertezza d'animo sul parlare o non parlare a Pietralata ed Albites, nella tua smania di vederli, smania di cui non mi avevi incaricato istruirli in tuo nome, non sapeva ieri che farmi.
Purtuttavia, udendoti in tanto orgasmo per la loro mancanza, e sapendo da te che sino al Dottor Bassanelli bolliva in petto il desiderio di abboccarsi con qualcuno di essi, obbedendo io ad una inspirazione mi posi in cerca di Pietralata, e, finalmente trovatolo, gli tessei il racconto de' fatti, senza però dirgli positivamente se il mio passo dipendesse o da tuo impulso o da mia spontaneo moto, ma dando tuttavia al mio discorso un tale indirizzo che sotto una analisi potesse risolversi in manifestazioni attribuibili piuttosto al mio personal desiderio di corrispondere alla brama che tu nudrivi di rivedere il professore secondo le sue promesse e di riceverne consigli e norme pel trattamento futuro di un male ribelle sinora ai praticati mezzi di cura.
Ed appunto io scelsi il Pietralata per questo colloquio, perché egli e non l'Albites mi aveva negli andati giorni promesso di recarsi presto costa, e perché ancora mi parve che l'Albites col suo carattere severo e perentorio mi avrebbe al certo dimandato se il mio discorso fosse un'ambasciata che tu pel mezzo mio gl'inviassi: al che non so come avrei potuto rispondere, dappoiché il sì opponevasi al vero e contrariava forse le tue intenzioni, ed il no menava seco la natural conchiusione seguente: ed Ella dunque, Signor Belli, come ed a che mi viene a tenere questi propositi?
Il Pietralata si mostrò penetrato della tua circostanza, ma dicoti il vero, non mi promise con sicurezza di venire.
Non ho potuto sin qui, diceva: vedrò se verso sabato, se al finire della settimana, mi riuscisse di dare una corsa ad Albano: farò il possibile e l'assicuro che porrò ogni mio studio nel disbrigarmi da molte urgenze che qui mi trattengono, onde portare al Sig.
Ferretti un conforto che ardentemente m'è a cuore di procurargli.
- Puoi figurarti, mio caro Ferretti, se io tentassi con ogni calore di argomenti e d'insinuazioni di corroborare le sue buone disposizioni.
Ma verrà egli poi? Potrà egli venire?
Fortunatamente però trovo nella tua lettera che tu stesso ti sei diretto ad Albites.
Era il mio consiglio, il mio voto di ieri, espressoti nella mia N.
33.
O direttamente o pel mio mezzo era bene stimolare alcuno di questi signori a soccorrerti.
Ora vedremo quale successo otterranno e le tue preghiere ad Albites e le mie premure a Pietralata.
Di due uno si muoverà, o venendo o scrivendo, e tu saprai come regolarti in faccenda di tanto prezioso momento.
Lo vedo, lo comprendo, lo sento: le tue personali indisposizioni non traggono origine fuorché dalle amarezze dello spirito.
Quando io assumendo un tuono leggiero e burlesco ti diceva parole di scherzo sull'incomodo dal quale eri afflitto, non altro scopo io m'aveva se non quello di risvegliare in te una scintilla del tuo buon umore, e così aiutarti con una mano a sollevarti per breve momento dallo stato di depressione in cui l'animo tuo veggo naturalmente caduto sotto il peso di tante sventure, tutte congiunte a vincere il tuo non comune coraggio.
Oggi ti parlo sul serio e con quella gravità che sempre regna nel mio pensiere anche allorquando io lo maschero in frasi di ridente apparenza.
Ti compiango, mio buon Giacomo, e sospiro per te e con te.
Questa famiglia ti ringrazia delle notizie d'Orsolina che io ho loro comunicate.
Ti salutano e la salutano.
Tonino verrà del naturale materno.
Tutti di casa Pazzi stan bene.
Peppe o sarà magnano o maestro di cappella, perché sempre batte, ma forse più questo che quello perché al battere accoppia il gridare, e probabilmente avrà l'uno e l'altro se è vero che la musica prese le mosse dall'incudine.
Salutami persona per persona, le tue donne e l'ometto.
Stringi la mano al Dottor Bassanelli e datti un bacio allo specchio per conto del tuo
Belli
LETTERA 322.
A GIACOMO FERRETTI - ALBANO
Di Roma, venerdì 20 luglio 1838
(ore 8 1/2 antimeridiane)
Prima, caro Ferretti, di aver qualche cosa da dirti in riscontro di alcuna tua lettera che sia per arrivarmi, voglio anticipare due parole in ordine a un soggetto che potrebbe riuscirti comodo qualora particolari tuoi motivi non ti consigliassero a negargli la tua attenzione e il tuo assenso.
Vi ha persona che per giusta cagione e con ragionevole desiderio brama di trovare un fidato appoggio presso Mons.
Tesoriere in prò di un suo diritto incontrastabile che la malafede e l'aridità di alcuni suoi emuli vorrebbe render dubbioso e precario.
Questo individuo bisognoso di spalla presso il Tesoriere intende rimunerare generosamente chiunque volesse assumere il carico di corroborare e difendere i di lui diritti nell'animo per verità retto del prelato, ma assediato e insidiato da privati interessi altrui, coperti dalle maschere del pubblico bene.
Pensa Ferretti mio, che un buon regalo, onestamente e per giustissimo titolo guadagnato, non deve offendere né l'integrità né la delicatezza di un carattere simile al tuo, tanto più che qui non è quistione di chiedere una grazia, ma di ottenere che si osservi la giustizia in un caso che ha risvegliato molti appetiti.
In questo affare io non ho né avrò alcun interesse di qualunque specie voglia riguardarsi: così non vengo a tentare il tuo animo in cosa che mi potesse procacciar utile, né voglio nella mia proposizione far giuocare alcuna molla dell'amicizia che passa fra noi.
Tu rifletti se un incolpabile profitto in un innocente impegno potrebbe convenire a' tuoi principii ed alle tue circostanze, e decidi genericamente pel sì o pel no.
Se ti risolvi al no, tutto è terminato, anzi come non detto: se poi scegli il partito dell'assenso, sappi che al tuo vicino arrivo in Roma ti si manifesterà il nome dell'individuo e la qualità dell'affare.
E siccome tu non avrai (nelle poche ore della tua dimora in Roma) il tempo necessario all'esser posto addentro nelle particolarità della cosa, darai un appuntamento in Albano alla persona per cui ti parlo, ed essa verrà colà espressamente a darti tutte le occorrenti informazioni e gli opportuni schiarimenti.
Allora poi fra voi combinerete un giorno in cui ti fosse comodo il tornare in Roma, dove sarai condotto senza tua spesa come senza tua spesa ricondotto in Albano dopo il tuo colloquio con Monsignor Tesoriere.
Io credo bene che Monsignore udrebbe la ragione di chiunque dalla bocca di chicchessia, e non ricuserebbe buon diritto a veruno; ma la giustizia ascoltata sopra un labbro amico sembra più bella.
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Ore 10 antimeridiane:
Ecco una tua di ieri (19).
Continua il tuo Passio.
Disgraziato amico! E quando avevi da passare una villeggiatura così angustiata, tanto faceva che il cielo ti avesse inspirato al cuore di rimanertene qui, dove almeno (poiché il destino ti condanna a simili necessità) avresti avuto i professori ad ogni moto di volontà, e senza sospirarli da lungi siccome in una terra d'esilio.
Ma dei tanti qualcuno si moverà: Albites, Pietralata, Conti...
qualcuno insomma.
E mi meraviglio come non ascolto mai parlare di un chirurgo albanese.
Ai nomi di Carbonarzi e di Bassanelli non dovrebbe andare unita egli forse una riputazione chirurgica corrispondente? Voglio dire che una Città che vanta due medici sì abili non avrebbe a mancare di un altrettanto bravo operatore.
Sull'umore ecc.
che vuoi che ti dica Ferretti mio? Stringiti nelle spalle ed abbi pazienza.
Rifletti che più pace può fabbricarsi in famiglia, meno si sentono i colpi della fortuna.
Così ti esorto a soffrire le astrazioni di Barbara.
Essa è una buona fanciulla; e se la natura la fece astratta convien compatirla.
Ammonirla sì ancora, onde il difetto abbandonato a se stesso non metta più profonde radici, e affinché i danni che ne risultano si diminuiscano al possibile; ma del resto, caro Ferretti, cosa faresti? Lo so, io ti consiglio, e poi ne' casi miei fo la cresta.
Ebbene, allora sgridami tu.
Gigi dunque tratta il galletto come l'aqui
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