TRATTATO DELLA PITTURA, di Leonardo da Vinci - pagina 39
...
.
643.
De' termini insensibili delle ombre.
Quella parte dell'ombra sarà piú oscura, che con men somma di lume s'infonde.
644.
Delle qualità de' lumi ed ombre ne' corpi ombrosi.
Dico che le ombre sono di poca potenza nelle parti de' corpi che sono volte inverso la causa del lume, e cosí sono le ombre infra le ombre volte alla causa di esse ombre.
Dimostransi di gran potenza le ombre ed i lumi che sono infra la causa delle ombre e la causa del lume.
645.
Delle dimostrazioni de' lumi e delle ombre.
Quell'ombra si dimostrerà piú oscura che sarà piú vicina alla piú luminosa parte del corpo, e cosí di converso si dimostrerà meno oscura quella che sarà piú vicina alle piú oscure parti de' corpi.
646.
De' lumi.
Quel lume si dimostrerà piú chiaro che si accosterà piú all'oscuro, e parrà men chiaro che sarà piú vicino alle parti piú luminose del corpo.
647.
De' lumi ed ombre.
Ombra è diminuzione o privazione di luce.
L'ombra sarà di maggior quantità sopra il suo corpo ombroso, che da minor quantità di luce, sarà illuminato.
Da quanta maggior somma di luce il corpo sarà illuminato, tanto minore sarà la quantità dell'ombra che sopra esso corpo rimane.
a è il corpo luminoso; bc è il corpo ombroso; b è la parte del corpo che si illumina; c è quella parte rimanente privata di luce, ed in questo è maggiore l'ombroso che il luminoso: f è il corpo luminoso maggiore che l'ombroso a sé opposito; fe è il corpo ombroso; f è la parte illuminata; g è la parte ombrata.(52)
648.
De' lumi ed ombre che di sé tingono le superficie delle campagne.
Le ombre e lumi delle campagne partecipano del colore delle lor cause, perché l'oscurità composta dalle grossezze de' nuvoli, oltre alla privazione de' raggi solari, tinge di sé ciò che per essa si tocca.
Ma la circostante aria fuori de' nuvoli ed ombre vede ed illumina il medesimo sito, e lo fa partecipante di colore azzurro; e l'aria penetrata dai raggi solari che si trova infra l'oscurità della predetta ombra della terra e l'occhio di chi la vede, tinge ancora essa tale sito di color azzurro, come si prova l'azzurro dell'aria esser nato di luce e di tenebre.
Ma la parte delle campagne illuminate dal sole partecipa del colore dell'aria e del sole, ma assai partecipa dell'aria, perché fa ufficio di maggiore per essere l'aria piú propinqua, e si fa campo d'innumerabili soli inquanto all'occhio.
E queste campagne partecipano tanto piú di azzurro, quanto esse sono piú remote dall'occhio; e tanto piú esso azzurro si fa chiaro, quando s'innalza all'orizzonte, e questo esce dai vapori umidi.
Le cose son men note nelle ombre che ne' lumi, ed il lume universale cinge di sé i corpi ombrosi e li lascia con poco rilievo, quando l'occhio s'interpone infra l'ombroso, ed il lume.
L'ombra a tale occhio è invisibile, ma i corpi laterali in tal tempo mostreranno de' loro lumi con tanta maggiore o minor quantità, quanto tali corpi saranno piú vicini o remoti alla linea retta che si estende dall'uno all'altro orizzonte, passando per i due occhi veditori di tali campagne.
649.
Del lume derivativo.
Il lume derivativo risulta da due cose, cioè lume originale e corpo ombroso.
650.
De' lumi.
I lumi che illuminano i corpi opachi sono di quattro sorta, cioè universale, com'è quello dell'aria che è dentro al nostro orizzonte; e particolare, com'è quello del sole, o di una finestra, o porta, o altro spazio; il terzo è il lume riflesso; quarto è quello il quale passa per cose trasparenti, come tela o carta e simili, ma non trasparenti come vetri, o cristalli, od altri corpi, i quali fanno il medesimo effetto, come se nulla fosse interposto infra il corpo ombroso ed il lume che lo illumina, e di questi parleremo distintamente nel nostro discorso.
651.
Di illuminazione e lustro.
L'illuminazione è partecipazione di luce, e lustro è specchiamento di essa luce.
652.
Di ombra e lume.
Tenebre è privazione di luce, e luce è privazione di tenebre; ombra è mistione di tenebre con luce, e sarà di tanto maggiore o minore oscurità, quanto la luce che con essa si mischia sarà di minore o di maggior potenza.
653.
Di ombra e lume.
[vedi figura 105.gif]
Quell'obietto avrà le sue ombre e lumi di termini piú insensibili, il quale sarà interposto infra maggiori obietti oscuri e chiari di quantità continui.
Provasi, e sia l'obietto o, il quale è interposto infra l'ombroso nm e il luminoso rs; dico che l'obietto ombroso cinge quasi tutto l'obietto colla sua piramide nam, e il simile fa all'opposito la piramide del luminoso rcs; e per l'ottava del quinto è concluso quello che si propone, la quale dice, che quella parte dello sferico sarà piú oscura che piú vede della anteposta oscurità; seguita che c è piú oscuro che in alcuna altra parte di esso sferico; e lo prova la seconda figura; bac vede tutta la oscurità egf; tale oscurità non s'imprime sopra esso bac con egual potenza, perché non s'imprime con uniforme quantità, conciossiaché a, che vede tutta l'oscurità ef, è molto piú oscuro che b, il quale ne vede solamente la metà eg; e il simile accade in c, ch'è veduto dall'ombra gf.
654.
De' lumi ed ombre.
Ogni parte del corpo ed ogni minima particola che si trova avere alquanto di rilievo, io ti ricordo che guardi a dar loro i principati delle ombre e de' lumi.
655.
Di ombra e lume.
Ogni parte della superficie che circonda i corpi si trasmuta in parte del colore di quella cosa che le è posta per obietto.
656.
Esempio.
Se tu porrai un corpo sferico in mezzo a varî obietti, cioè che da una parte sia lume del sole e dall'opposita parte sia un muro illuminato dal sole, il quale sia verde o di altro colore; il piano dove si posa sia rosso; dai due lati traversi sia oscuro; vedrai il naturale colore di detto corpo partecipare de' colori che gli sono per obietto: il piú potente sarà il luminoso; il secondo sarà quello della parete illuminata; il terzo quello dell'ombra; rimane poi una quantità che partecipa del colore degli estremi.
657.
Di ombre e lumi.
Vedi tu, che ritrai delle opere di natura, le quantità e qualità e le figure di lumi ed ombre di ciascun muscolo, e nota nelle lunghezze della loro figura a qual muscolo si drizzano colle rettitudini delle loro linee centrali.
658.
De' lumi infra le ombre.
Quando ritrai alcun corpo, ricordati, quando fai paragone della potenza de' lumi delle sue parti illuminate, che spesso l'occhio s'inganna, parendogli piú chiara quella che è men chiara; e la causa nasce mediante i paragoni delle parti che confinano con loro, perché se avran due parti di chiarezza ineguali, e che la men chiara confini con parti oscure, e la piú chiara confini con parti chiare, com'è il cielo o simili chiarezze, allora quella ch'è men chiara, o vuoi dire lucida, parrà piú lucida, e la piú chiara parrà piú oscura.
659.
Del chiaro e scuro.
Il chiaro e lo scuro insieme cogli scorti è la eccellenza della scienza della pittura.
660.
Del chiaro e scuro.
Il chiaro e lo scuro, cioè il lume e le ombre, hanno un mezzo, il quale non si può nominare né chiaro né scuro, ma egualmente partecipante di esso chiaro e scuro; ed è alcuna volta egualmente distante dal chiaro e dallo scuro, ed alcuna volta piú vicino all'uno che all'altro.
661.
Delle quattro cose che si hanno da considerare principalmente nelle ombre e ne' lumi.
Quattro sono le parti principali le quali si hanno da considerare nella pittura, cioè qualità, quantità, sito e figura: per la qualità s'intende che ombra, e quale parte dell'ombra è piú o men oscura; quantità, cioè quanto sia la grandezza di tale ombra rispetto alle altre vicine; sito, cioè in che modo si debbano situare, e sopra che parte del membro dove si appoggia; figura, cioè che figura sia quella di essa ombra, come a dire se essa è triangolare, o partecipi di tondo, o di quadrato, ecc.
L'aspetto ancora è da connumerare, nelle parti delle ombre, cioè che se l'ombra ha del lungo, vedere a che aspetto si drizza la somma di tale lunghezza; se si drizza all'orecchio l'ombra di un ciglio, se si drizza alle nari l'ombra inferiore della cassa dell'occhio, e cosí con simili riscontri di varî aspetti situare esse ombre; adunque l'aspetto è da essere preposto al sito.
662.
Della natura del lume illuminatore de' corpi ombrosi.
Il lume universale cinge la parte del corpo ombroso da esso veduta, e l'illumina, e varia l'illuminazione di quella con tanto maggiore o minor chiarezza, quanto le parti di tal corpo illuminate son vedute da maggiore o minore quantità di esso lume universale.
663.
De' lumi universali sopra i corpi puliti.
I lumi universali circostanti ai corpi puliti daranno chiarezza universale nelle superficie di tali corpi.
664.
De' corpi ombrosi i quali son puliti e lustri.
Ne' corpi ombrosi i quali hanno superficie pulita e lustra, quelli ch'hanno lume particolare variano in loro le ombre ed i lustri in tanti varî siti quante sono le mutazioni del lume dell'occhio che li vede.
In questo caso il lume particolare può essere immobile e l'occhio mobile, e cosí di converso, ch'è quel medesimo in quanto alle mutazioni de' lustri e delle ombre nelle superficie di essi corpi.
665.
Come i corpi circondati da lume universale generano in molte parti di sé i lumi particolari.
Generansi i lumi particolari nelle superficie de' corpi ombrosi, ancoraché il loro tutto sia circondato di sopra da lume universale del cielo senza sole, com'è quando alcun oscuro nuvolo ce lo toglie e ce l'occupa; e questo nasce per la inegualità ch'hanno le superficie di essi corpi, mediante le membra a quelli congiunte, le quali, interponendosi infra esso lume ed il corpo ombroso, privano esso corpo di gran quantità di luce universale; onde la luce, che penetra infra i membri ed il corpo, sarà lume particolare, cioè parte di tutto il lume, che di sé abbraccia le parti esteriori di ciascun membro del corpo.
666.
Delle ombre e lumi co' quali si fingono le cose naturali.
Sono alcuni che vogliono vedere le ombre oscure in tutte le loro opere, e cosí biasimano chi non fa come loro.
A questi tali si satisferà in parte coll'operare ombre oscure ed ombre chiare; le oscure ne' luoghi oscuri, e le chiare nelle campagne a lumi universali.
667.
Delle ombre, ed in quali corpi non possono essere di gran potenza di oscurità, e cosí i lumi.
Dove non si generano ombre di grande oscurità, non si possono neppur generare lumi di gran chiarezza.
E questo accade negli alberi di rare e strette foglie, come salici, scope, ginepri e simili, ed ancora ne' panni trasparenti, come sono zendadi, veli e simili, e cosí i capelli crespi e sparsi; e questo accade perché tutta la somma di ciascuna di predette specie non compone lustri nelle sue particole, e se vi sono, sono insensibili, e le loro specie poco si rimuovono dal luogo dove si generano; ed il simile fanno le parti ombrose di tali particole, e tutta la somma non genera ombra oscura, perché l'aria le penetra ed illumina, cosí le parti vicine al mezzo, come quelle di fuori; e se vi è varietà, essa è quasi insensibile, e cosí le parti illuminate di essa somma non possono essere di troppa differenza dalle parti ombrose, perché penetrando, com'è detto, l'aria luminosa per tutte le particole, le parti illuminate sono tanto vicine alle particole adombrate, che le loro specie mandate all'occhio fanno un misto confuso, composto di minimi chiari e scuri, in modo che non si discerne in tal misto altro che confusione a uso di nebbia.
Il simile accade ne' veli, tele ragnate, e simili.
668.
Del lume particolare del sole o di altro corpo luminoso.
Quella parte del corpo illuminato sarà di piú intensa chiarezza, la quale sarà percossa dal raggio luminoso infra angoli piú simili; e la meno illuminata sarà quella che si troverà infra angoli piú disformi di essi raggi luminosi.
[vedi figura 106.gif]
L'angolo n nel lato che riguarda il sole, per essere percosso da esso sole infra angoli eguali, sarà illuminato con maggiore potenza di raggi che nessun'altra parte di esso corpo illuminato; e il punto c sarà men che nessun'altra parte illuminato, per essere esso punto ferito dal corpo solare con angoli piú disformi che nessun'altra parte della planizie, donde si estendono tali raggi solari; e sia de' due angoli il maggiore dce ed il minore ecf, e gli angoli eguali, che io doveva figurare prima, siano ano e bnr, i quali sono di punto eguali, e per questo n sarà piú che altra parte illuminato.
669.
Del lume universale dell'aria dove non percuote il sole.
[vedi figura 107.gif]
Quella cosa si dimostrerà piú illuminata, che sarà veduta da maggiore quantità di luminoso; per quel ch'è detto, e sarà piú illuminato che a, perché e vede maggior somma di cielo, vedendo rs che non vede a, vedendo solamente il cielo bcd.
670.
Dell'universale illuminazione mista colla particolare del sole o di altri lumi.
[vedi figura 108.gif]
Senza dubbio quella parte del corpo ombroso che sarà veduta da men quantità del corpo universale e particolare, quella sarà meno illuminata.
Provasi, e sia a il corpo del sole posto nel cielo nam; dico che il punto o del corpo ombroso sarà piú illuminato dal lume universale che il punto r, perché o vede ed è veduto da tutta la parte del lume universale nam, ed il punto r non è veduto se non dalla parte del cielo me.
Dipoi o è veduto da tutta la quantità del sole ch'è volta ad esso, ed r non vede alcuna parte di esso sole.
671.
Dell'ombra media, la quale s'interpone infra la parte illuminata e l'ombrosa de' corpi.
Infra la parte illuminata e l'ombrosa de' corpi s'inframmette l'ombra media, la quale varia assai i suoi termini, imperocché dov'essa termina con l'ombra si converte in ombra, e dov'essa termina coll'una parte illuminata si fa della chiarezza di essa illuminata; e se il lume primitivo sarà particolare, allora vi saranno i lustri, i quali sono cosí espediti termini dell'ombra media, quanto si sia la parte ombrosa.
672.
Se il gran lume di poca potenza val quanto un piccolo lume di gran potenza.
L'ombra generata da un piccolo lume e potente è piú oscura che l'ombra nata da un maggior lume e di minore potenza.
673.
Del mezzo incluso infra i lumi e le ombre principali.
[vedi figura 109.gif]
L'ombra mezzana si dimostrerà di tanto maggiore quantità, quanto l'occhio che la vede sarà piú a riscontro del centro della sua magnitudine.
Ombra mezzana è detta quella che tinge le superficie de' corpi ombrosi dopo l'ombra principale, e vi si contiene dentro il riflesso, e si fa tanto piú oscura o chiara, quanto essa è piú vicina o remota dall'ombra principale.
mn sia l'ombra piú oscura, il resto sempre si rischiarerà insino al punto o.
Il resto della figura non è in altro al proposito della proposta, ma servirà alla succedente.
674.
Del sito dell'occhio che vede piú o men ombra secondo il moto ch'esso fa intorno al corpo ombroso.
Tanto si variano le proporzioni delle quantità ch'hanno infra loro le parti ombrose ed illuminate de' corpi ombrosi, quante sono le varietà de' siti dell'occhio che le vede.
Provasi, e sia amno il corpo ombroso, p sia il luminoso che lo abbraccia; co' suoi raggi pr e ps illumina la parte mdn, e il rimanente nom resta oscuro, e l'occhio che vede tal corpo sia q, il quale co' suoi raggi visuali abbraccia esso corpo ombroso, e vede tutto dmo, nella qual veduta vede dm, parte illuminata assai minore che mo, parte ombrosa, come si prova nella piramide dqo, tagliata in kh, egualmente distante alla sua base divisa nel punto c.
E cosí similmente si varierà in tanti modi la quantità del chiaro e scuro all'occhio che lo vede, quante saranno le varietà de' siti del predetto occhio.
675.
Qual sito è quello donde mai si vede ombra negli sferici ombrosi.
[vedi figura 110.gif]
L'occhio che sarà situato dentro alla piramide riflessa delle specie illuminate de' corpi ombrosi non vedrà mai nessuna parte ombrosa di esso corpo.
La piramide riflessa delle specie illuminate sia abc, e la parte illuminata del corpo ombroso sia la parte bcd; e l'occhio che sta dentro a tale piramide sia e, al quale non potran mai concorrere tutte le specie illuminate b c d se esso non si trova nel punto luminoso a, dal quale nessuna ombra è mai veduta, ch'esso subito non la distrugga; seguita adunque che e, non vedendo se non la parte illuminata odp, è piú privato di vedere i termini dell'ombra bc che non è a, ch'è tanto piú remoto.
676.
Qual sito ovvero qual distanza è quella intorno al corpo sferico, donde mai non è privato d'ombra.
[vedi figura 111.gif]
Ma quando l'occhio sarà piú distante dallo sferico ombroso che il corpo che lo illumina, allora è impossibile trovar sito donde l'occhio sia integralmente privato delle specie ombrose di tale corpo.
Provasi: bnc sia il corpo ombroso, a sia il corpo luminoso, bnc è la sua parte ombrosa e bsc sarà illuminata; o sia l'occhio piú remoto dal corpo ombroso che il lume a, il quale occhio vede tutta l'ombra bdce; e se esso occhio si muoverà circolarmente intorno ad esso corpo con la medesima distanza, impossibile è che mai integralmente perda tutta la predetta ombra; imperocché, se col suo moto perde una parte di essa ombra da un lato, esso pel moto n'acquista dall'altro.
677.
Qual lume fa le ombre de' corpi piú differenti ai lumi loro.
[vedi figura 112.gif]
Quel corpo farà le ombre di maggiore oscurità, il quale sarà illuminato da lume di maggior splendore.
Il punto a è illuminato dal sole, ed il punto b è illuminato dall'aria illuminata dal sole; e tal proporzione sarà dall'illuminato a all'illuminato b, quale è la proporzione che ha il lume del sole con quello dell'aria.
678.
Di varî obietti vicini veduti in lunga distanza.
Quando gli obietti vicini infra loro e minuti saran veduti in lunga distanza, in modo che si perda la notizia delle loro figure, allora si causa un misto delle loro specie, il quale parteciperà piú di quel colore del quale sarà vestita la maggior somma de' detti obietti.
679.
Del sito dove l'obietto si mostra di maggiore oscurità.
Quell'obietto si mostra piú oscuro in pari distanza dall'occhio, il quale sarà veduto in piú alto sito; e questo accade perché l'aria è piú sottile, quanto piú s'innalza, e manco occupa l'obietto che la sua grossezza; e di qui nasce che sempre le cime de' colli che campeggiano nelle spiaggie de' monti si dimostrano essere piú oscure che le basi de' colli stessi.
680.
Dove ed in qual colore le ombre perdano piú il colore naturale della cosa ombrata.
Il bianco, che non vede né lume incidente, né alcuna sorta di lume riflesso, è quello che prima perde nella sua ombra integralmente il suo proprio natural colore, se colore si potesse dire il bianco.
Ma il nero aumenta il suo colore nelle ombre, e lo perde nelle sue parti illuminate, e tanto piú lo perde, quanto la parte illuminata è veduta da lume di maggior potenza.
E il verde e l'azzurro aumentano il lor colore nelle ombre mezzane; ed il rosso e il giallo acquistano di colore nelle loro parti illuminate; il simile fa il bianco, ed i colori misti partecipano della natura de' colori che compongono tal mistione; cioè il nero misto col bianco fa berettino, il quale non è bello nelle ultime ombre, com'è il nero semplice, e non è bello in su' lumi, come il semplice bianco, ma la suprema sua bellezza si è infra lume ed ombra.
681.
Qual colore di corpo farà ombra piú differente dal lume, cioè qual sarà piú oscura.
Quel corpo avrà le sue parti ombrose piú remote di chiarezza rispetto alle parti illuminate, il quale sarà di colore piú propinquo al bianco.
682.
Qual parte di un corpo sarà piú illuminata da un medesimo lume in qualità.
[vedi figura 113.gif]
[vedi figura 114.gif]
Quella parte di un corpo che sarà illuminata da una qualità luminosa, sarà di piú intensa chiarezza di quella la quale è percossa da piú grosso angolo luminoso.
Provasi, e sia l'emisfero rmc, il quale illumina la casa klof; dico che quella parte della casa sarà piú illuminata ch'è percossa da piú grosso angolo nato da una medesima qualità luminosa.
Adunque in f, dove percuote nfc, sarà piú intensa chiarezza di lume, che dove percuote l'angolo edc, e la proporzione de' lumi sarà la medesima che quella degli angoli, e la proporzione degli angoli sarà la medesima di quella della loro base nc ed ec, de' quali il maggiore eccede il minore in tutta la parte ne; e cosí in a, sotto la gronda del tetto di tal casa, sarà tanto minor luce che in d, quanto la base bc di tale angolo bac è minore della base ec; e cosí seguita sempre proporzionatamente, essendo il lume di una medesima qualità.
Ed il medesimo ch'è detto di sopra si conferma in qualunque corpo illuminato del nostro emisfero; e qui si manifesta nella parte dell'obietto sferico sotto l'emisfero k ed f, il quale nel punto b è illuminato da tutta la parte ace, e nella parte d dall'emisfero ef, ed in o dal gf, ed in n da mf, ed in h da sf, e cosí hai conosciuto dov'è il primo lume e la prima ombra in qualunque corpo.
[vedi figura 115.gif]
Quella parte di un corpo ombroso sarà piú luminosa, che da maggior somma di lume sarà illuminata.
Adunque, ponendo pel corpo ombroso il corpo abc ed idfn pel corpo luminoso, cioè l'emisfero illuminato, nella parte c ha il doppio piú lume che nella parte b, e tre quarti piú che in a, perché, c è illuminato dal cielo dgfe, e b dal df, ch'è la metà meno di de, e la parte a sarà solo illuminata dalla quarta parte di de, cioè da gd.
[vedi figura 116.gif]
La superficie di ogni corpo opaco partecipa del colore del suo obietto.
Sia d il corpo opaco, an sia il corpo luminoso, ac sia di un colore oscuro, cd sia il piano illuminato dall'emisfero afmn; per l'antidetta r sarà piú illuminata che o; o che s; s che t; e il simile faranno le parti che son volte ad ac, corpo oscuro, ed il simile quelle che son volte al luogo illuminato cd; e di qui nasce lume e ombra, e lume riflesso.
L'ombra che resta sotto gli sporti delle copriture degli edifici, la quale fa il sole, in ogni grado di altezza acquista oscurità.
La cosa veduta dentro alle abitazioni illuminate da lume particolare ed alto di qualche finestra dimostrerà gran differenza infra i lumi e le sue ombre, e massime se l'abitazione sarà grande o scura.
Quando il lume particolare illuminerà il suo obietto, il quale obietto abbia in opposita parte alcuna cosa illuminata dal medesimo lume, che sia di color chiaro, allora nascerà il controlume, cioè riflesso, ovvero riverberazione.
[vedi figura 117.gif]
Quella parte del lume riflesso che veste in parte la superficie de' corpi, sarà tanto men chiara che la parte illuminata dall'aria, quanto essa è meno chiara dell'aria.
E tu, pittore, che usi le istorie, fa che le tue figure abbiano tante varietà di lumi e di ombre, quanto son varî gli obietti che le hanno create, e non far maniera generale.
La parte della superficie di ogni corpo partecipa di tanti varî colori, quanti son quelli che gli stanno per obietto.
La campagna illuminata dal sole avrà le ombre di qualunque cosa di grande oscurità, e quel che la vedrà per l'opposita parte che la vede il sole, gli parrà oscurissima e le cose remote gli parranno propinque.
Ma quando tu vedrai le cose per la linea che le vede il sole, esse ti si mostreranno senza ombre, e le cose propinque ti si mostreranno remote ed incognite di figura.
La cosa che sarà illuminata dall'aria senza sole avrà quella parte piú oscura, che vedrà manco aria, e tanto piú oscura quanto essa sarà veduta da maggior somma di sito oscuro.
Le cose vedute alla campagna hanno poca differenza dalle loro ombre ai loro lumi, e le ombre saranno quasi insensibili e senza alcuna terminazione; anzi, a similitudine di fumi, s'andranno perdendo inverso le parti luminose, e sol quivi saranno piú oscure, dov'esse saranno private dell'obietto dell'aria.
La cosa veduta in luoghi poco luminosi, od in sul principiare della notte, ancora essa avrà poca differenza dai lumi alle ombre, e se sarà intera notte, la differenza infra i lumi e le ombre all'occhio umano è tanto insensibile, che perde la figura del tutto e solo si dimostra alle sottili viste degli animali notturni.
Le cose per distanza ti si mostrano ambigue e dubbiose; falle con tal confusione, se no esse non parranno della medesima distanza; non terminare i loro confini con certa terminazione, perché i termini sono linee o angoli, e per essere le ultime delle cose minime, non che di lontano, ma d'appresso, saranno invisibili.
Se la linea e cosí il punto matematico son cose invisibili, i termini delle cose, per essere ancora essi in linea, sono invisibili, essendo propinqui; adunque, tu, pittore, non terminerai le cose remote dall'occhio, nelle quali distanze, non ch'essi termini, ma le parti de' corpi sono insensibili.
Tutte le cose illuminate partecipano del colore del loro illuminante.
Le cose ombrate ritengono del colore della cosa che le oscura.
Quanto maggiore è il lume della cosa illuminata, tanto piú oscuro pare il corpo ombroso che in esso campeggia.
683.
Egualità di ombre in pari corpi ombrosi e luminosi in diverse distanze.
[vedi figura 118.gif]
Possibile è che un medesimo corpo ombroso pigli eguale ombra da luminosi di varie grandezze.
fogr è un corpo ombroso, del quale l'ombra è fgo, generata dalla privazione dell'aspetto del luminoso de nella vera distanza, e dal luminoso bc nella distanza remota; e questo nasce che l'uno e l'altro luminoso è egualmente privato dell'aspetto ombroso fog mediante la rettitudine delle linee ab, pc.
Il medesimo diremo di due luminosi in varie distanze da un ombroso, cioè il luminoso rs grande ed il luminoso ac piccolo, variamente remoti da esso ombroso nmoq.
684.
Qual luminoso è quello che mai vedrà se non la metà dello sferico ombroso.
[vedi figura 119.gif]
Quando lo sferico ombroso sarà illuminato dallo sferico luminoso di grandezza eguale allo sferico ombroso, allora la parte ombrosa e quella luminosa di esso corpo ombroso saranno infra loro eguali.
Sia abcd lo sferico ombroso eguale allo sferico luminoso ef; dico la parte ombrosa abc dello sferico ombroso essere eguale alla parte luminosa abd.
E provasi cosí: le parallele e f s t son contingenti alle fronti dal diametro ab, cioè diametro dello sferico ombroso, il quale diametro passa pel centro di esso sferico, che, essendo diviso nel diametro detto, sarà diviso per eguali, e l'una parte sarà tutta ombrosa e l'altra sarà tutta luminosa.
685.
S'egli è possibile che per alcuna distanza un corpo luminoso possa illuminare solamente la metà di un corpo ombroso minore di esso.
Impossibile è che per alcuna distanza un luminoso maggiore di un ombroso possa illuminare appunto la metà di esso ombroso.
[vedi figura 120.gif]
Quel ch'è detto si prova per le linee parallele, le quali si causano per essere equidistanti infra loro; ed infra linee equidistanti non s'include punto se non corpi sferici di quel diametro; adunque gli estremi di due sferici ineguali non saranno contingenti a due linee parallele.
686.
Delle varie oscurità delle ombre de' corpi in pittura contraffatte.
La superficie di ogni corpo opaco partecipa del colore del suo obietto, e tanto piú o meno quanto l'obietto gli sarà piú vicino o remoto.
[vedi figura 121.gif]
Provasi la prima parte, e sia gbc la superficie del corpo opaco, il quale porremo che sia di superficie bianca, e che l'obietto rs sia nero, e l'obietto nm sia ancor esso bianco; e per la nona di questo, che prova che ogni corpo empie l'aria circostante delle specie del suo colore e della similitudine del corpo colorito, rs, obietto nero, empirà l'aria, che gli sta dinanzi, di colore oscuro, il quale terminerà in vgb, parte del corpo opaco gbc, la qual parte si tingerà nello stesso colore del suo obietto rs, ed il corpo bianco dell'altro obietto nm imbiancherà tutta la parte del corpo opaco in gbc; adunque nell'opaco si troverà tutto gv in semplice partecipazione di nero rs, ed in bc in semplice bianco, ed in gb ch'è veduto dall'obietto bianco e dall'obietto nero, sarà color composto di bianco e di nero, cioè superficie di color misto.
[vedi figura 122.gif]
Per la seconda parte della detta proposizione molto sarà piú oscuro in g che in b, perché g è piú vicino al corpo nero rs, che non è b, e questo è manifesto per la definizione del cerchio in geometria, com'è figurato; ed oltre di questo nell'angolo b per essere il minore angolo che sia, com'è provato in geometria nell'angolo della contingenza, b non può vedere altro che l'estremo del corpo rs nel punto r, ed oltre questo si aggiunge in b la chiarezza dell'obietto bianco nm, il quale, ancoraché fosse nero, per essere piú remoto dal b che g dall'rs, com'è provato, b non sarebbe mai di tanta oscurità quanto è quella del g.
Quel colore sarà veduto da piú distante luogo, che sarà piú remoto dal nero.
E quello si dimostrerà in pari distanze di piú espediti termini, il quale sarà veduto in campo piú disforme in chiarezza od in oscurità di esso colore.
687.
Quali colori fan piú varietà di lumi alle ombre.
Infra i colori sarà maggior differenza dalle loro ombre ai loro lumi, i quali saran piú simili alla bianchezza, perché il bianco ha piú chiara illuminazione e piú oscura ombrosità che altro colore, benché né il bianco né il nero sien nel numero de' colori.
688.
Tutti i colori nelle lontane ombre sono ignoti ed indiscernibili.
Tutti i colori di lontano saranno nelle ombre ignorati, perché la cosa che non è tocca dal principale lume non è potente a mandare di sé all'occhio per l'aria piú luminosa la sua similitudine, perché il minore lume è vinto dal maggiore.
Esempio: noi vediamo, essendo in una casa, che tutti i colori i quali sono nelle pareti delle mura si veggono chiaramente ed espeditamente quando le finestre di detta abitazione sono aperte; e se noi usciremo fuori di essa casa e riguarderemo un poco di lontano per dette finestre le pitture fatte su dette mura, in iscambio di esse pitture vedremo una continuata oscurità.
689.
De' colori delle specie degli obietti che tingono di sé le superficie de' corpi opachi.
[vedi figura 123.gif]
Molte sono le volte che le superficie de' corpi opachi nel tingersi de' colori de' loro obietti pigliano colori che non sono in essi obietti.
Provasi: cd sia il corpo opaco, ed ab sia il suo obietto, il quale porremo che sia di color giallo, ed il corpo opaco azzurro; dico che tutta la parte della superficie dnc di tal corpo opaco, che in sé è azzurro, si dimostrerà esser verde, ed il simile farebbe se l'opaco fosse giallo e l'obietto azzurro; e questo nasce perché i colori varî, quando sono misti, si trasmutano in un terzo colore, partecipante dell'uno e dell'altro; e per questo il giallo misto coll'azzurro fa verde, il qual verde è un composto de' suoi componenti, che manifestamente si comprende dal pittore speculativo.
690.
Del color falso delle ombre de' corpi opachi.
[vedi figura 124.gif]
Quando un opaco fa la sua ombra nella superficie di un altro opaco, il quale sia illuminato da due varî luminosi allora tale ombra non dimostrerà essere del medesimo corpo opaco, ma di altra cosa.
Provasi: nde sia il corpo opaco, e sia bianco in sé, e sia illuminato dall'aria ab e dal fuoco cg, dipoi sia anteposto infra il fuoco e l'opaco l'obietto op, del quale l'ombra si taglierà nella superficie in dn; ora in esso dn non illumina piú il rossore del fuoco, ma l'azzurro dell'aria, onde in dn sarà partecipante di azzurro ed in nf vede il fuoco; adunque l'ombra azzurra termina di sotto col rossore del fuoco sopra tale opaco, e di sopra termina con colore di viola, cioè che in de è illuminato da un misto composto dell'azzurro dell'aria ab e del rossore del fuoco de, ch'è quasi colore di viola; e cosí abbiamo provato tale ombra esser falsa, cioè ch'essa non è ombra del bianco, né ancora del rossore che la circonda.
691.
Qual è in sé vera ombra de' colori de' corpi.
L'ombra de' corpi non deve partecipare di altro colore, che quel del corpo dove si applica; adunque, non essendo il nero connumerato nel numero de' colori da esso si tolgono le ombre di tutti i colori de' corpi con piú o meno oscurità, che piú o men si richiede nel suo luogo, non perdendo mai integralmente il colore di detto corpo, se non nelle tenebre incluse dentro ai termini del corpo opaco.
Adunque tu, pittore, che vuoi ritrarre, tingi alquanto le pareti del tuo studio di bianco misto con nero, perché bianco e nero non è colore.
692.
Qual obietto tinge piú della sua similitudine le superficie bianche de' corpi opachi.
Quell'obietto tingerà piú della sua similitudine le superficie de' corpi bianchi opachi, il quale sarà di natura piú remoto dal bianco.
Quel che qui si dimostra essere piú remoto dal bianco è il nero, e questo è quello in che la superficie del bianco opaco piú si tingerà che di nessun colore di altri obietti.
693.
Degli accidenti delle superficie de' corpi.
La superficie di ogni corpo opaco partecipa del colore del suo obietto, il qual colore sarà sopra essa superficie tanto piú sensibile, quanto la superficie di tal corpo sarà piú bianca e quanto tal colore le sarà piú vicino.
694.
Del colore delle ombre, e quanto si oscurano.
Siccome tutti i colori si tingono nell'oscurità delle tenebre della notte, cosí l'ombra di qualunque colore finisce in esse tenebre; adunque tu, pittore, non osservare che nelle ultime tue oscurità si abbia a conoscere i colori che confinano insieme, perché se natura nol concede, e che tu fai professione di essere imitatore di natura quanto nell'arte si concede, non ti dare ad intendere di racconciare i suoi errori, perché errore non è in essa, ma sappi ch'esso è in te; conciossia, dato un principio, egli è necessario che seguiti un mezzo ed un fine compagno di esso principio.
695.
De' colori de' lumi illuminatori de' corpi ombrosi.
[vedi figura 125.gif]
Il corpo ombroso posto infra propinque pareti in luogo tenebroso, il quale da un lato sia illuminato da un minimo lume di candela, e dall'opposita sua parte sia illuminato da un minimo spiracolo di aria, se sarà bianco, allora tal corpo si dimostrerà da un lato giallo e dall'altro azzurro, stando l'occhio in luogo illuminato dall'aria.
696.
Quel che fan le ombre co' lumi ne' paragoni.
I vestimenti neri fan parere gli uomini piú rilevati che i vestimenti bianchi; e questo nasce per la terza del nono che dice: la superficie di ogni corpo opaco partecipa del colore del suo obietto.
Adunque seguita che le parti del volto che vedono e son vedute dagli obietti neri, si dimostrano partecipare di esso nero; e per questo le ombre saranno oscure e di gran differenza dalle parti di esso volto illuminate.
Ma i vestimenti bianchi faranno le ombre de' visi partecipanti di tal bianchezza, e per questo le parti del volto si dimostreranno di poco rilievo per avere il chiaro e lo scuro infra loro poca differenza di chiaro e di scuro; seguita che in questo caso l'ombra del viso non sarà vera ombra di tali carni.
697.
Quali sono gli obietti delle carni che le fanno dimostrare le ombre compagne de' lumi.
Il lume di vetro incarnato e l'abitazione dell'uomo tinta nel medesimo incarnato, e cosí i vestimenti, faranno parere il volto co' veri lumi ed ombre delle sue carni, e questo modo è utilissimo per far parere la carni bellissime; ma tal precetto è contro ai precetti delle figure poste in campagna circuita da diversi colori, che essendo poi la figura posta in tal campagna, essa sarebbe contro alla terza del nono di questa.
698.
Delle ombre de' visi che passando per le strade molli non paiono compagne delle loro incarnazioni.
Quello che si dimanda accade che spesse volte un viso sarà colorito o bianco e le ombre gialleggieranno, e questo accade che le strade bagnate piú gialleggiano che le asciutte, e che le parti del viso che sono volte a tali strade sono tinte della giallezza ed oscurità delle strade che gli stanno per obietto.
699.
Della qualità dell'aria alle ombre e ai lumi.
Quel corpo farà maggiore differenza dalle ombre ai lumi, che si troverà esser visto da maggior lume, come lume di sole, o la notte il lume del fuoco; e questo è poco da usare in pittura, perché le opere rimangono crude e senza grazia.
In quel corpo che si troverà in mediocre lume sarà poca differenza dai lumi alle ombre; e questo accade sul far della sera, o quando è nuvolo; e queste opere sono dolci, ed havvi grazia ogni qualità di volto, sicché in ogni cosa gli estremi sono viziosi; il troppo lume fa crudo, il troppo scuro non lascia vedere; il mezzano è buono.
700.
De' lumi piccoli.
Ancora i lumi fatti da piccole finestre fanno gran differenza dai lumi alle ombre, e massime se la stanza da quelle illuminata sarà grande; e questo non è buono da usare.
701.
Qual superficie fa minor differenza di chiaro e di scuro.
La superficie nera, e quelle ancora che piú partecipano di essa nigredine, ha minor differenza infra le sue parti ombrose e luminose che alcun'altra, perché la parte illuminata si dimostra esser nera, e l'ombrata non può esser altro che nera, ma con poca varietà acquista alquanto di piú oscurità che la parte nera illuminata.
702.
Dov'è maggior varietà dalle ombre ai lumi, o nelle cose vicine o nelle remote.
Quel corpo ombroso avrà men differenza infra i suoi lumi ed ombre, il quale sarà piú remoto dall'occhio, e cosí di converso essendo vicino ad esso occhio per causa della chiarezza dell'aria luminosa la quale s'interpone con maggior grossezza infra l'occhio ed esso corpo ombroso quando è remoto ch'essendo vicino.
703.
Quale sarà quel corpo che di pari colore e distanza dall'occhio men varia i suoi lumi dalle ombre.
Quel corpo mostrerà men differenza dalle sue ombre a' suoi lumi, il quale sarà in aria di maggiore oscurità; e cosí di converso essendo in aria di maggior splendore; come ci mostran le cose poste nelle tenebre, le quali non si possono conoscere, e le cose anteposte allo splendore del sole, che le ombre paiono tenebrose rispetto alle parti percosse dai raggi solari.
704.
Perché si conoscono le vere figure di qualunque corpo vestito e terminato nelle superficie.
Le ombre e i lumi sono certissima causa a far conoscere le figure di qualunque corpo, perché un colore di eguale chiarezza od oscurità non può dimostrare il suo rilievo, ma fa ufficio di superficie piana, la quale con egual distanza in tutte le sue parti sia egualmente distante dallo splendore che lo illumina.
705.
Della discrezione delle ombre de' siti e delle cose poste in quelli.
Se il sole sarà nell'oriente e guarderai inverso occidente, vedrai tutte le cose illuminate essere interamente private di ombra, perché tu vedi ciò che vede il sole; e se riguarderai a mezzodí o tramontana, vedrai tutti i corpi essere circondati da ombra e lume, perché tu vedi quello che vede e non vede il sole; e se riguarderai verso il cammino del sole, tutti i corpi ti mostreranno la loro parte ombrata, perché quella parte che tu vedi non può esser veduta dal sole.
706.
In quali superficie si trova la vera ed eguale luce.
[vedi figura 126.gif]
Quella superficie sarà egualmente illuminata, la quale sarà egualmente remota dal corpo che l'illumina; come se dal lume a, il quale illumina la superficie bcd, fossero tirate le linee eguali a essa superficie; allora per la definizione del cerchio essa superficie sarà egualmente illuminata in ogni sua parte; e se tal superficie fosse piana, come si dimostra nella seconda dimostrazione efgh, allora se gli estremi della superficie saranno egualmente distanti da tali linee, il mezzo h sarà la parte piú vicina a tale lume; e sarà tanto piú illuminata che tali estremi, quanto essa sarà piú vicina al detto suo lume e; ma se gli estremi di tale superficie piana saranno con distanza ineguale rimossi da tale lume, come si dimostra nella terza figura iklm, allora la parte piú vicina e la piú remota avranno tal proporzione ne' loro lumi, quale è quella delle loro distanze dal corpo che le illumina.
707.
Della chiarezza del lume derivativo.
[vedi figura 127.gif]
La piú eccellente chiarezza del lume derivativo è dove vede tutto il corpo luminoso con la metà del suo destro o sinistro campo ombroso.
Provasi, e sia il luminoso bc, e il campo suo ombroso destro e sinistro sia dc ed ab, ed il corpo ombroso minore del luminoso sia nm, e la parete ps è dove s'imprimono le specie ombrose e luminose.
Dico adunque, sopra essa parete ps nel punto r sarà la piú eccellente chiarezza di lume che in alcun'altra parte di esso pavimento.
Questo si manifesta perché in r vede tutto il corpo luminoso bc con la metà del campo scuro ad, cioè cd, come ci mostrano i concorsi rettilinei della piramide ombrosa cdr e la piramide luminosa bcr; adunque in r vede tanta quantità del campo scuro cd quanto si sia il luminoso bc; ma nel punto s vede ab ombroso e vi vede ancora cd ombroso, i quali due spazi oscuri valgono il doppio del luminoso bc; ma quanto piú ti muoverai dall's inverso l'r piú perderai dell'oscurità ab.
Adunque, dall's inverso l'r sempre si rischiara il pavimento sr; ancora, quanto piú ti muoverai dall'r all'o, tanto men vedrai del luminoso; e per questo piú si oscura il pavimento ro quanto si avvicina all'o.
E per tal discorso abbiamo provato essere r la piú chiara parte del pavimento os.
708.
Della remozione e propinquità che fa l'uomo nel discostarsi ed avvicinarsi ad un medesimo lume, e della varietà delle ombre sue.
[vedi figura 128.gif]
Tanto si variano le ombre e i lumi in un medesimo corpo di figura e quantità, quante sono le varietà degli appropinquamenti o remozioni che fa l'uomo dinanzi a esso lume.
Provasi, e sia l'uomo bc, il quale, avendo il lume dall'a, fa la sua ombra bcf; dipoi l'uomo si muove da c in e, e il lume, che resta fermo, varia l'ombra di figura e di grandezza, la quale è la seconda ombra deg.
709.
Delle varietà che fa il lume immobile delle ombre che si generano ne' corpi, che in sé medesimi si piegano, o abbassano, o alzano senza mutazione de' loro piedi.
[vedi figura 129.gif]
Provasi, e sia il lume immobile f e l'uomo immobile di piante sia ab, il quale s'inchina in cb; dico l'ombra variarsi in infinito da a a c per essere il moto fatto in ispazio, e lo spazio è quantità continua, e per conseguente divisibile in infinito; adunque le ombre son variate in infinito, cioè dalla prima ombra aob all'ombra seconda bcr; e cosí si è concluso il proposito nostro.
710.
Qual corpo è quello che accostandosi al lume cresce la sua parte ombrosa.
[vedi figura 130.gif]
Quando il corpo luminoso sarà minore del corpo da esso illuminato, tanto crescerà l'ombra al corpo illuminato, quanto e' si farà piú vicino al corpo luminoso.
a sia il corpo luminoso minore dell'ombroso rsgl, il quale illumina tutta la parte rsg inclusa dentro a' suoi raggi luminosi an ed am; onde la parte ombrosa, per necessità di tali raggi, resta tutto rlg ombroso.
Dipoi io avvicino al medesimo luminoso esso corpo ombroso, e sarà dpeo, il quale sarà rinchiuso dentro alla rettitudine de' raggi luminosi ab ed ac, e sarà tocco da essi raggi nel punto d e nel punto e, e la linea de divide la parte ombrosa dalla sua luminosa dpe dal doe, la qual parte ombrosa per necessità è maggiore che l'ombrosa del corpo piú remoto rlg; e tutto nasce dai raggi luminosi che, per esser retti, si separano tanto piú remoti dal mezzo di tal corpo ombroso, quanto esso corpo sarà piú vicino al luminoso.
711.
Qual è quel corpo che quanto piú si accosta al lume piú diminuisce la sua parte ombrosa.
[vedi figura 131.gif]
Quando il corpo luminoso sarà maggiore del corpo da esso illuminato, tanto piú diminuirà l'ombra al corpo illuminato, quanto questo si farà piú vicino ad esso luminoso.
ab sia il corpo luminoso maggiore del corpo ombroso xyrh, il quale, accostandosi al luminoso in fecd, diminuisce la sua ombra, perché è abbracciato piú di là dal suo mezzo dai raggi luminosi stando vicino al corpo che lo illumina, che quando esso era piú remoto.
712.
Qual è quel corpo ombroso che non cresce né diminuisce le sue parti ombrose o luminose per nessuna distanza o vicinità dal corpo che lo illumina.
[vedi figura 132.gif]
Quando il corpo ombroso e il luminoso saranno infra loro di egual grandezza, allora nessuna distanza, o vicinità, che infra loro s'interponga, avrà potenza di diminuire o crescere le loro parti ombrose o illuminate.
nm sia il corpo ombroso, il quale, tirato nel sito cd piú vicino al luminoso ab, non ha cresciuto o diminuito la quantità della sua ombra; e questo accade perché i raggi luminosi che lo abbracciano sono in sé paralleli.
713.
Infra i corpi di eguale grandezza, quello che da maggior lume sarà illuminato avrà la sua ombra di minore lunghezza.
[vedi figura 133.gif]
Quei corpi che saranno piú propinqui o remoti dal loro lume originale, faranno piú o meno breve la loro ombra derivativa.
Nello sperimentare s'afferma la sopradetta proposizione, per cagione che il corpo mn è abbracciato da piú parte di lume che il corpo pq, come di sopra si dimostra.
Diciamo che vcabdx sia il cielo che fa il lume originale; che st sia una finestra dond'entrino le specie luminose, e cosí m n p q sieno i corpi ombrosi contrapposti a detto lume; mn sarà di minore ombra derivativa, perché la sua ombra originale sarà poca, ed il lume derivativo sarà grande, perché ancora sarà grande il lume originale cd; pq avrà piú ombra derivativa, perché la sua ombra originale sarà maggiore; il lume suo derivativo sarà minore che quello del corpo mn, perché quella parte dell'emisfero ab, che lo illumina, è minore che l'emisfero cd, illuminatore del corpo mn.
714.
Quei corpi sparsi situati in abitazione illuminata da una sola finestra faranno l'ombra derivativa piú o meno breve, secondo che sarà piú o meno a riscontro di essa finestra.
[vedi figura 134.gif]
La ragione che i corpi ombrosi che si trovano situati piú dritti al mezzo della finestra, fanno l'ombra piú breve che quelli situati in traverso sito, si è che vedono la finestra in propria forma, ed i corpi traversi la vedono in iscorto; a quello di mezzo la finestra pare grande, ai traversi pare piccola; quel di mezzo vede l'emisfero grande, cioè ef, e quelli dai lati lo vedono piccolo, cioè qr vede ab e cosí mn vede cd; il corpo di mezzo, perché ha maggior quantità di lume che quelli dai lati, è illuminato assai piú basso che il suo centro, e però l'ombra è piú breve, e tanto quanto ab entra in ef, tanto la piramide g4 entra in ey appunto.
715.
Ogni mezzo d'ombra derivativa si drizza col mezzo dell'ombra originale, e col centro del corpo ombroso, e del lume derivativo, e col mezzo della finestra, ed in ultimo col mezzo di quella parte del meridionale fatto dall'emisfero celeste.
yh è il mezzo dell'ombra derivativa, lh dell'ombra originale; l sia il mezzo del corpo ombroso, lk del lume derivativo; v sia il mezzo delle finestre; e sia l'ultimo mezzo del lume originale fatto da quella parte dell'emisfero del cielo che illumina il corpo ombroso.
716.
Ogni ombra fatta dal corpo ombroso minore del lume originale manderà le ombre derivative tinte del colore della loro origine.
[vedi figura 135.gif]
L'origine dell'ombra ef sia n, e sarà tinta in suo colore; l'origine di he sia o, e sarà similmente tinta in suo colore, e cosí il colore di vh sarà tinto nel colore del p perché nasce da esso, e l'ombra del triangolo zky sarà tinta nel colore di q perché deriva da esso q; f è il primo grado di lume, perché quivi illumina tutta la finestra ad, e cosí nel corpo ombroso m è di simil chiarezza; zky è un triangolo che contiene in sé il primo grado di ombra, perché in esso triangolo non capita il lume ad; xh è il secondo grado d'ombra perché lí non illumina se non un terzo della finestra, cioè cdh, e sarà il terzo grado di ombra perché lí vede i due terzi della finestra bd; e f sarà l'ultimo grado di ombra perché l'ultimo grado di lume della finestra illumina nel luogo di f.
717.
Quella parte del corpo ombroso sarà meno luminosa, che sarà veduta da minore quantità di lume.
La parte del corpo m è primo grado di lume perché lí vede tutta la finestra ad per la linea af; il secondo grado è n perché lí vede il lume bd per la linea be; o è il terzo grado perché lí vede il lume cd per la linea cb; p è il penultimo perché lí vede cd per la linea dv; q è l'ultimo grado perché lí non vede nessuna parte della finestra; tanto quanto cd entra in ad, tanto è piú scuro nrs che m, e tutto l'altro campo senz'ombra.
718.
Ogni lume che cade sopra i corpi ombrosi infra eguali angoli, tiene il primo grado di chiarezza, e quello sarà piú scuro che riceve gli angoli meno eguali, ed il lume o le ombre fanno loro ufficio per piramide.
[vedi figura 136.gif]
L'angolo c tiene il primo grado di chiarezza perché lí vede tutta la finestra ab e tutto l'orizzonte del cielo mx; l'angolo d fa poca differenza da c, perché gli angoli che lo mettono in mezzo non sono tanto disformi di proporzione quanto gli altri di sotto, e mancagli solamente quella parte dell'orizzonte ch'è tra y x; benché l'acquisti altrettanto dall'opposito lato, nondimeno la sua linea è di poca potenza, perché il suo angolo è minore che il suo compagno; l'angolo ed sarà di minor lume perché lí non vede; manca il lume ms ed il lume vx, ed i loro angoli sono assai disformi; l'angolo k e l'angolo f sono messi in mezzo ciascun per sé da angoli molto disformi l'uno dall'altro, e però saranno di poco lume, perché in k vede solamente il lume pt, ed in f non vede se non tq; og sarà l'ultimo grado di lume perché lí non vede nessuna parte del lume dell'orizzonte, e sono quelle le linee che un'altra volta ricompongono una piramide simile alla piramide c, la quale piramide l si troverà nel primo grado di ombra, perché ancora essa cade infra eguali angoli; ed essi angoli si drizzano e si sguardano per una linea retta che passa dal centro del corpo ombroso, e s'accoppia al mezzo del lume; le specie luminose moltiplicate nei termini della finestra ne' punti a b fanno un chiarore che circonda l'ombra derivativa creata dal corpo ombroso nel luogo 4 e 6; le specie oscure si moltiplicano in og e finiscono in 7 e 8.
719.
Ogni ombra fatta dai corpi si dirizza colla linea del mezzo ad un solo punto fatto per intersecazione di linee luminose nel mezzo dello spazio e grossezza della finestra.
La ragione premessa di sopra chiaramente appare per esperienza; imperocché figurerai uno sito colla finestra a tramontana, la quale sia sf, vedrai all'orizzonte di levante produrre una linea, che toccando i due angoli della finestra o f capiterà in d, e l'orizzonte di ponente produrrà la sua linea toccando gli altri due angoli della finestra r s e finirà in c, e questa intersecazione viene appunto nel mezzo dello spazio e della grossezza della finestra: ancora ti confermerai meglio questa ragione col porre due bastoni come nel luogo di g h; vi vedrai la linea fatta dal mezzo dell'ombra reale drizzarsi al centro m e coll'orizzonte nf.
720.
Ogni ombra con tutte sue varietà che per distanza cresce per larghezza piú che la sua cagione, le sue linee esteriori si congiungono insieme infra il lume e il corpo ombroso.
[vedi figura 138.gif]
Questa proposizione chiaramente appare e si conferma dalla esperienza, imperocché se ab sarà una finestra senza alcuna tramezzatura, l'aria luminosa che sta da destra in a è vista da sinistra in d, e l'aria che sta da sinistra in b, illumina da destra nel punto c, e dette linee s'intersecano nel punto m.
721.
Ogni corpo ombroso si trova infra due piramidi, una scura e l'altra luminosa; l'una si vede e l'altra no, e questo solo accade quando il lume entra per una finestra.
[vedi figura 139.gif]
Fa conto che ab sia la finestra e che r sia il corpo ombroso; il lume destro 3 passa il corpo dal lato sinistro del corpo ombroso in g e va in p; il lume sinistro k passa a detto corpo nel lato destro in i e va in m, e quelle due linee s'intersecano in c e lí fanno piramide; dipoi ab tocca il corpo ombroso in ig e fa la sua piramide in fig; f sarà oscuro, perché mai lí può vedere il lume abig; c sempre sarà luminoso, perché lí vede il lume.
722.
Qual è quel lume che, ancoraché l'occhio sia piú discosto dallo sferico ombroso che esso lume, non potrà mai vedere ombra, stando dietro al lume.
[vedi figura 140.gif]
Quando il luminoso sarà eguale o maggiore che lo sferico ombroso, allora l'occhio che sarà dopo tal lume non potrà mai vedere alcuna parte di ombra nel corpo ombroso per la differenza del detto luminoso.
cedf sia lo sferico ombroso, ab è il corpo luminoso eguale all'ombroso, e l'ombra di tal corpo sferico sia cfd; dico che l'occhio l, che sta dopo il lume ab in qualunque distanza si voglia, mai potrà vedere parte alcuna d'ombra, per la settima del nono che dice: mai le parallele concorrono in punto, perché ac bd son poste parallele, e se abbracciano di punto la metà dello sferico e le linee n m, che concorrono in punto l, esso punto non potrà mai vedere la metà dello sferico nel diametro suo cd.
723.
Dell'occhio che per lunga distanza mai gli sarà occupata la veduta dell'ombra nell'ombroso, quando il luminoso sarà minore dell'ombroso.
[vedi figura 141.gif]
Ma quando il luminoso sarà minore dell'ombroso, gli sarà sempre trovata qualche distanza, donde l'occhio potrà vedere l'ombra di esso ombroso.
Sia opef il corpo ombroso, ed il lume sia ab, in che proporzione si voglia minore di esso ombroso; dico che mai si proibirà che l'occhio n, che sta di dietro al lume, non veda qualche parte ombrosa dell'ombra del corpo sferico ombroso, come mostra la rettitudine delle linee.
724.
Dell'ombra dell'opaco sferico posto infra l'aria.
[vedi figura 142.gif]
La parte dello sferico opaco sarà piú ombrosa, che da maggior somma di oscurità sarà veduta.
Sia l'obietto oscuro il piano dc, e l'emisfero luminoso sia dnc, ed il corpo sferico interposto infra il lume dell'emisfero e l'oscurità della terra sia bcpo; dico che la parte oqp sarà piú oscura che alcuna parte di tale sferico, perché il sole vede il tutto de' lati dell'opposita oscurità della terra dc, ed ogni altro suo lato ne vede meno.
Provasi per uno degli elementi, che dice: la linea prodotta dal centro del circolo all'angolo della contingenza sarà perpendicolare e cadrà infra due angoli retti; seguita che la linea che vien dal centro x della sfera termina in sc infra angoli retti nel punto o, vede tutta l'oscurità della terra dc, e cosí tale o è veduto da essa terra; il simile fa p opposito per le medesime cagioni; e cosí q ed ogni parte che s'interpone infra op, spazio.
Ma il q è di piú eccellente oscurità per essere in mezzo sopra la terra, che non è l'o od il p, che son piú vicini agli estremi di tale oscurità della terra e cominciano a vedere l'orizzonte di esso emisfero e si mischiano col suo lume.
725.
Dell'ombra dell'opaco sferico posato sopra la terra.
[vedi figura 143.gif]
Ma l'ombra dell'opaco sferico, il quale si posa in contatto colla terra, sarà di maggiore oscurità che l'antecedente, che solamente la vede come suo obietto.
Provasi, e sia lo sferico opaco nms posato sopra la terra ac nel punto s, e l'arco abc sia il nostro emisfero; dico che l'ombra che fa esso sferico sopra la terra dove si posa sarà piú oscura che l'antidetta, per l'ottava che dice: ogni causa è fatta partecipe della sua causa, onde seguita che la terra, causa di tale ombra, darà l'ombra piú oscura, che sarà in sé piú oscura; adunque, essendo piú oscura l'ombrata che l'illuminata, lí è concluso.
726.
Delle ombre de' corpi alquanto trasparenti.
Nessun corpo partecipante di trasparenza fa ombra oscura se non è ombrato dall'oscurità delle ombre di molti altri simili corpi, come sono le foglie degli alberi, che fanno le ombre l'una sopra l'altra.
727.
Dell'ombra maestra che sta infra il lume incidente ed il riflesso.
Nota la vera figura che ha l'ombra maestra, la quale s'interpone infra il lume riflesso ed il lume incidente.
Questa tale ombra non si taglia, né ha fine se non insieme col membro sopra il quale si appoggia, ed i suoi lati sono di varie distanze dal suo mezzo e di varie conterminazioni con esso lume incidente e riflesso.
Imperocché alcuna volta si mostra di termini noti ed alcuna volta di termini insensibili; alcuna volta si piega della sua rettitudine, alcuna volta osserva rettitudine; alcuna volta i termini sono distanti ineguali dal mezzo dell'ombra principale; e di questo discorso si comporrà un libro.
728.
De' termini de' corpi che prima si perdono di notizia.
I termini de' corpi opachi sono quelli de' quali in brevissima distanza si perde la notizia; questa di che si predice il perdimento della notizia è la superficie dei corpi, per altro modo detta termine de' corpi densi, la quale, non avendo corpo, non dà di sé spedita notizia e tanto meno ne dà quanto essa è piú remota dal suo investigatore.
729.
De' termini de' corpi opachi.
[vedi figura 144.gif]
I veri termini de' corpi opachi mai saranno veduti con spedita cognizione; e questo nasce perché la virtú visiva non si causa in punto com'è provato nella terza del quinto di prospettiva, dove dice: la virtú visiva essere infusa per tutta la pupilla dell'occhio; adunque, essendo la pupilla abc che vede il termine del corpo n nello estremo m occupare nella parete gh tutto lo spazio def, perché la parte superiore a della pupilla vede il termine del corpo m nel punto d, e il mezzo della pupilla, b, vede un altro termine piú basso nel punto e che è piú alto del d, e la parte inferiore della pupilla, c, vede un altro termine del corpo piú basso, il quale è portato piú alto nella detta parete; e cosí è provata la causa della confusione de' termini che hanno i corpi ombrosi.
730.
Come i termini de' corpi ombrosi veduti da una medesima pupilla non sono in un medesimo sito in esso corpo.
[vedi figura 145.gif]
I termini de' corpi opachi veduti da una medesima pupilla non saranno mai in un medesimo sito in esso corpo.
Provasi, e sia che la pupilla ab vegga la parte superiore del corpo opaco n; dico che la parte inferiore b di tal pupilla vedrà il termine di esso corpo nel punto d, terminato nella parete or nel punto e, e la parte superiore a della pupilla vedrà esso termine del corpo opaco nel punto c terminare in detta parete.
Adunque, non essendo cd in un medesimo sito di tal corpo opaco, noi abbiamo provato il nostro intento.
731.
Come quel corpo ha i suoi termini piú confusi, che sarà piú vicino all'occhio che li vede.
[vedi figura 146.gif]
Tanto saranno piú confusi i termini de' corpi opachi, quanto e' saranno piú vicini all'occhio che li vede.
Quel che si propone si prova con mostrare ab, pupilla, vedere i termini nel corpo e in cd forte distanti l'un dall'altro, e per questo restan confusi; e vede i termini del corpo f, ch'è piú remoto, essere ancora piú vicini, cioè no, e per conseguente li viene a vedere piú spediti che quelli del corpo e.
732.
Come si deve conoscere qual parte del corpo deve essere piú o men luminosa che le altre.
[vedi figura 147.gif]
Se a sarà il lume e la testa sarà il corpo da quello illuminato; e quella parte di essa testa che riceve sopra di sé il raggio fra angoli piú eguali sarà piú illuminata; e quella parte che riceverà i raggi infra angoli meno eguali sarà meno luminosa; e fa questo lume nel suo ufficio a similitudine del colpo, imperocché il colpo che cadrà infra eguali angoli sarà in primo grado di potenza, e quando cadrà infra disuguali sarà tanto meno potente che il primo, quanto gli angoli saranno piú disformi.
Esempligrazia, se gitterai una palla in un muro, che le estremità sieno equidistanti da te, il colpo cadrà infra eguali angoli, e se la gitterai in detto muro stando da una delle sue estremità, la palla cadrà infra disuguali angoli e il colpo non si appiccherà.
733.
Quando gli angoli fatti dalle linee incidenti saranno piú eguali, in quel luogo sarà piú lume, e dove saran piú disuguali, sarà piú oscurità.
Poiché provato si è che ogni lume terminato fa, ovvero pare che nasca da un sol punto, quella parte illuminata da quello avrà la sua particola piú luminosa, sopra la quale cadrà la linea radiosa fra due angoli eguali, come di sopra si dimostra nella linea ag, e cosí in ah e simile in al; e quella particola della parte illuminata sarà men luminosa, sopra la quale la linea incidente ferirà tra due angoli, come appare in bcd; e per questa via ancora potrai conoscere le parti private di lume; come appare in mk.
734.
Come i corpi accompagnati da ombra e lume sempre variano i loro termini dal colore e lume di quella cosa che confina colla loro superficie.
[vedi figura 148.gif]
Se vedrai un corpo che la parte illuminata campeggi e termini in campo oscuro, la parte di esso lume che parrà di maggior chiarezza sarà quella che terminerà coll'oscuro in d; e se detta parte illuminata confina col campo chiaro, il termine di esso corpo illuminato parrà men chiaro che prima, e la sua somma chiarezza apparirà infra il termine del campo mf e l'ombra; e questo medesimo accade all'ombra, imperocché il termine di quella parte del corpo adombrato che campeggia in luogo chiaro in l parrà di molto maggiore oscurità che il resto; e se detta ombra termina in campo oscuro, il termine dell'ombra parrà piú chiaro che prima, e la sua somma oscurità sarà infra detto termine ed il lume, nel punto o.
735.
De' colmi de' lumi che si voltano e trasmutano, secondo che si trasmuta l'occhio veditore di esso corpo.
[vedi figura 149.gif]
Poniamo che il detto corpo sia questo tondo qui in margine figurato, e che il lume sia il punto a, e che la parte del corpo illuminata sia bc, e che l'occhio sia nel punto d; dico che il lustro, perché è tutto per tutto, e tutto nella parte, stando nel punto d, parrà nel punto c, e tanto quanto l'occhio si trasmuterà da d ad a, tanto il lustro si trasmuterà da c ad n.
736.
Modo come devono terminare le ombre fatte dagli obietti.
[vedi figura 150.gif]
Se l'obietto sarà questa montagna qui figurata, ed il lume fosse il punto a, dico che da b a d e similmente da c ad f non sarà lume se non per raggi riflessi; e questo nasce che i raggi luminosi non si adoprano se non per linea retta, e quel medesimo fanno i secondi raggi che sono riflessi.
737.
Qual parte dello sferico meno si illumina.
[vedi figura 151.gif]
Quella parte del corpo ombroso sarà manco illuminata, che da minor parte del corpo luminoso sarà veduta.
Provasi, e sia il corpo ombroso asqr, e il luminoso sia il suo emisfero ncef; dico che la parte a e la parte o, per essere esse vedute da eguali archi aced e cedf, sono vedute da eguali quantità di lume, e sono per questo egualmente da essi illuminate.
Ma r, veduto dal minore arco odf, riceve men lume; ed il p, che sol vede df, minore che edf, per questo resta meno luminoso, ed ancor meno luminoso rimane q, che sol vede l'estremo dell'orizzonte f.
738.
Qual parte dello sferico piú si illumina.
[vedi figura 152.gif]
E quella parte che degli sferici si illumina sarà di piú intensa chiarezza, che con minor somma di specie ombrose si accompagna.
Provasi, e sia fno il corpo sferico ombroso, ed abc l'emisfero luminoso, e il piano ac l'oscurità della terra; dico adunque, che la parte della sfera fn sarà di piú intensa chiarezza, perché non vede nessuna parte della terra ac, ed è in sé di egual chiarezza, per essere illuminata dagli eguali archi dell'emisfero abc, cioè l'arco are è pari all'arco rbs ed all'arco bsc, e per una concezione che dice, che quando due cose sono eguali ad una terza, esse sono ancora infra loro eguali, adunque p f n sono eguali in chiarezza.
739.
Qual parte dell'opaco sferico meno si illumina.
[vedi figura 153.gif]
[vedi figura 154.gif]
Quella parte dell'opaco sferico sarà di piú oscura ombrosità, che da men somma di raggi luminosi sarà vista.
Benché questa abbia gran similitudine con la prima di sopra, non resterò che io non la provi, perché essa prova alquanto si varia; e sia il corpo ombroso fno, e l'emisfero sia abc, e l'oscurità della terra sia la linea ac; dico in prima che la parte superiore dello sferico fpn sarà egualmente illuminata da tutto l'emisfero abc, e cosí lo dimostro per le tre porzioni date eguali, cioè are che illumina il punto f, e rbs che illumina p, e gsc che illumina n; adunque, per la settima del nono è concluso fpn, parte superiore dello sferico, essere di eguale chiarezza; la quale settima del nono dice che tutte quelle parti dei corpi che con eguale distanza saranno illuminate da eguali e simili lumi, sempre per necessità saranno di eguale chiarezza, e tale condizione accade ad fpn.
Seguita la seconda dimostrazione: sia abc il corpo ombroso sferico; dfe sia l'emisfero illuminatore; de è la terra che qui causa l'ombra; dico che tutta la parte della sfera anb per la passata è privata di ombra, perché non è veduta dall'oscurità della terra, e tutto il rimanente della superficie di tale sfera è ombroso con piú o meno oscurità, secondo che piú o men somma dell'oscurità della terra con minore o maggior quantità della luce dell'emisfero si accompagna.
Adunque il punto c, che vede minor somma di tale emisfero e maggior somma della terra, sarà piú oscurato che alcun'altra parte dell'ombra, cioè non vede se non rd e se dell'emisfero, e vede tutta la terra de; e la piú chiara sarà ab, perché non vede se non gli estremi della terra de.
Tanto sarà minore quella parte che di qualunque sferico si illumina, quanto sarà minore la parte del luminoso che la vede.
Provasi: ah sia il corpo ombroso, cie sia il nostro emisfero; seguita che a, parte del corpo ombroso, sarà meno illuminata per esser veduta da minor parte del corpo luminoso, cioè da men parte del giorno di esso nostro emisfero, come ci mostrano le due parti bc e de.
[vedi figura 155.gif]
Adunque quella parte dello sferico che si illumina sarà di maggior figura che da maggior somma del luminoso sarà illuminata.
Provasi per il converso dell'antecedente: se il minimo lume bc, de del nostro emisfero illumina una minima parte dello sferico ah, il massimo lume di esso emisfero illuminerà la parte massima di tal corpo sferico, cioè se bc, df della figura seguente illumina solo la parte nmr, il rimanente dell'emisfero, giunto con esso la sua parte bc, df, illuminerà il rimanente del predetto sferico.
Perché, ancoraché bc, df illumini nmr, esso illumina ancora la parte kn dal lato sferico, e l'altra lr dalla parte opposita.
Dice qui l'avversario che non vuole tanta scienza, che gli basta la pratica del ritrarre le cose naturali; al quale si risponde che nessuna cosa è che piú c'inganni che fidarsi del nostro giudizio senz'altra ragione, come prova sempre l'esperienza, nemica degli alchimisti, negromanti ed altri semplici ingegni.
740.
Della proporzione che hanno le parti luminose de' corpi co' loro riflessi.
[vedi figura 156.gif]
Tal proporzione avrà la parte illuminata dal lume incidente da quella che si illumina dal lume riflesso, quale ha il lume incidente con esso lume riflesso.
Provasi: sia ab il lume incidente che illumina lo sferico cd in cnd, e passa co' suoi raggi all'obietto ef, e di lí si riflette in cmd; dico che se il lume ab ha due gradi di potenza e l'ef ne ha uno, ch'è subduplo a due, che il lume riflesso cmd sarà subduplo al lume cnd.
741.
Della parte piú oscura dell'ombra ne' corpi sferici o colonnali.
La parte dell'ombra de' corpi sferici o colonnali sarà interposta infra il suo lume incidente ed il lume riflesso.
742.
Come le ombre fatte da lumi particolari si debbono fuggire, perché sono i loro fini simili ai principî.
Le ombre fatte dal sole od altri lumi particolari sono senza grazia del corpo, che da quelle è accompagnato, imperocché confusamente lascia le parti di sé con evidente termine di ombra dal lume, e le ombre sono di pari potenza nell'ultimo che nel principio.
743.
Del dare i lumi debiti alle cose illuminate secondo i siti.
Ai lumi accomodati alle cose da essi illuminate bisogna avere gran rispetti, conciossiaché in una medesima istoria vi accade parti che sono alla campagna al lume universale dell'aria, ed altre che sono in portici, che son lumi misti di particolari ed universali, ed altre ai lumi particolari, cioè in abitazioni che pigliano il lume da una sola finestra.
Di queste tre sorta di lumi, alla prima è necessario i lumi pigliare gran campi, per la quarta del primo che dice: tal proporzione è da grandezza a grandezza delle parti de' corpi illuminati, quale è da grandezza a grandezza degli obietti di quelli illuminatori; ed ancora di questi, cioè chi richiede riflessi dell'un corpo nell'altro, dove il lume entra per istretti luoghi infra i corpi illuminati da lume universale, perché ai lumi che penetrano infra i corpi vicini l'uno all'altro accade il medesimo che ai lumi che penetrano per le finestre o porte delle case, le quali noi dimandiamo lumi particolari; e cosí di questo faremo al suo luogo i debiti ricordi.
744.
Regola del porre le debite ombre e i debiti lumi ad una figura, ovvero corpo laterato.
[vedi figura 157.gif]
Tal sarà la maggiore o minore oscurità dell'ombra ovvero la maggiore o minor chiarezza di lume che ferirà sopra le faccie di un corpo laterato, qual sarà la maggiore o minore grossezza dell'angolo che si rinchiude, infra la linea centrale del luminoso che percuote sopra il mezzo del lato illuminato e la superficie di esso lato illuminato; come se il corpo illuminato fosse colonnato ottangolare, la fronte del quale è posta qui in margine; e sia che la linea centrale ra, la quale si estende dal centro del luminoso r al centro del lato sc; e sia ancora che la linea centrale rd si estenda dal centro di esso luminoso r al centro del lato cf; dico che tal proporzione sarà dalla qualità del lume che riceve da esso luminoso il lato sc a quella che dal medesimo luminoso riceve il secondo lato cf, qual sarà dalla grossezza dell'angolo bac alla grossezza dell'angolo edf.
745.
Regola del porre le vere chiarezze de' lumi sopra i lati del predetto corpo.
[vedi figura 158.gif]
Sia tolto un colore simile al colore del corpo che tu vuoi imitare, e sia tolto il colore del principale lume col quale vuoi illuminare esso corpo; dipoi, se tu trovi che il sopradetto maggiore angolo sia duplo all'angolo minore, allora tu torrai una parte del colore naturale del corpo che vuoi imitare, e dàgli due parti del lume che tu vuoi ch'esso riceva, ed avrai posto il lume duplo al lume minore; dipoi, per fare il lume subduplo, togli una sola parte di esso colore naturale del già detto corpo, ed aggiungigli solo una parte del detto lume, e cosí avrai fatto sopra un medesimo colore un lume il quale sarà doppio l'uno all'altro, perché sopra una quantità di esso colore è data una simile quantità di lume, ed all'altra quantità son date due quantità di tale lume.
E se tu vuoi misurare di punto esse quantità di colori, abbi un piccolo cucchiaro col quale tu possa pigliare le tue quantità eguali, com'è posto qui in margine.
E quando tu hai con esso tolto il tuo colore, tu lo radi colla piccola riga, come far si suole alle misure delle biade quando si vendono esse biade.
746.
Perché pare piú chiaro il campo illuminato intorno all'ombra derivativa stando in casa che in campagna.
Il campo chiaro che circonda l'ombra derivativa è piú chiaro vicino ad essa ombra che nelle parti piú remote; e questo accade quando tal campo riceve il lume da una finestra, e non accade in campagna.
E come questo nasce sarà definito a suo luogo nel libro dell'ombra e lume.
747.
Del dare i lumi.
Da' prima un'ombra universale per tutta la parte contenente che non vede il lume, poi dàgli ombre mezzane, e le principali a paragone l'una dell'altra, e cosí da' il lume contenente di mezzano lume, dandogli poi i mezzi e i principali similmente a paragone.
748.
Del dare con artificiosi lumi ed ombre aiuto al finto rilievo della pittura.
Nell'aumentare la pittura nel suo rilievo userai fare, infra la finta figura e quella cosa visiva che riceve la sua ombra, una linea di chiaro lume che divida la figura dall'oscurato obietto; e nel medesimo obietto farai due parti chiare che mettano in mezzo l'ombra fatta nel muro dalla contrapposta figura.
Usa spesso fare quelle membra che tu vuoi che si partano alquanto dal loro corpo, e massime quando le braccia intraversano il petto, di fare che infra il battimento dell'ombra del braccio sul petto e la propria ombra del braccio resti alquanto di lume, che paia che passi nello spazio ch'è infra il petto ed il braccio.
E quando tu vuoi che il braccio paia piú distante dal petto, tanto piú fa detto lume maggiore, e sempre fa che tu t'ingegni di accomodare i corpi in campi che la parte di essi corpi ch'è oscura termini in campo chiaro, e la parte del corpo illuminata termini in campo oscuro.
749.
Del circondare i corpi con varî lineamenti di ombra.
Fa che sempre le ombre fatte sopra la superficie de' corpi da varî obietti usino ondeggiare con varî torcimenti, mediante la varietà de' membri che fanno le ombre e della cosa che riceve essa ombra.
750.
Modo di fare alle figure l'ombra compagna del lume e del corpo.
Quando fai una figura e che tu vuoi vedere se l'ombra è compagna del lume, ch'essa non sia o piú rossa o gialla che si sia la natura dell'essere del colore che tu vuoi adombrare, farai cosí: fa l'ombra col tuo dito sopra la parte illuminata, e se l'ombra accidentale da te fatta sarà simile all'ombra naturale fatta dal dito sopra la tua opera, starà bene, e puoi col dito piú presso o piú lontano fare ombre piú scure o piú chiare, le quali sempre paragona colla tua.
751.
De' siti de' lumi e delle ombre delle cose vedute in campagna.
Quando l'occhio vede tutte le parti de' corpi veduti dal sole, esso vedrà tutti i corpi senz'ombra.
Provasi per la nona che dice: la superficie di ogni corpo opaco partecipa del colore del suo obietto.
Adunque, essendo il sole obietto di tutte quelle parti delle superficie de' corpi che lo vedono, esse parti di superficie partecipano della chiarezza del sole che li illumina.
Risguarderà essi corpi, ed è impossibile che possa vedere altra parte di tali corpi che si sia quella ch'è veduta dal sole.
Adunque non vedrà primitiva né derivativa di nessuno de' predetti corpi.
752.
Se il sole è in oriente e l'occhio a settentrione, ovvero a meridie.
Quando il sole è all'oriente e l'occhio a settentrione o a meridie, allora l'occhio vedrà le ombre primitive de' corpi orientali ed i lumi de' corpi occidentali, ed esso essere appunto in mezzo ai lumi ed alle ombre de' corpi.
753.
Del sole e dell'occhio posti all'oriente.
Quando il sole e l'occhio saranno all'oriente, allora tutte le parti delle superficie che vedono il sole si dimostreranno all'occhio illuminate, per la nona di questo.
754.
Del sole all'oriente e l'occhio all'occidente.
Quando l'occhio di occidente vede il sole all'oriente, allora i corpi opachi interposti infra l'oriente e l'occidente mostreranno all'occhio le sue ombre.
Seguita che un paese è mezzo chiaro e mezzo scuro.
755.
Ricordo al pittore.
[vedi figura 159.gif]
Adunque tu, o pittore, quando figuri i tuoi paesi o campagne col lume a destra o a sinistra, ricordati, per la sopradetta conclusione, come le ombre de' corpi hanno ad occupare con maggiore o minor quantità, quanto essi corpi sono piú vicini o piú remoti dalla causa che li illumina.
756.
Della convenienza delle ombre compagne de' loro lumi.
In questa parte tu devi avere gran rispetto alle cose circostanti a que' corpi che tu vuoi figurare, per la prima del quarto, che prova che la superficie di ogni corpo ombroso partecipa del colore del suo obietto; ma si deve accomodare coll'arte a fare a riscontro delle ombre de' corpi verdi cose verdi, come prati e simili convenienze acciocché l'ombra, partecipando del colore di tale obietto, non venga a degenerare ed a parere ombra di altro corpo, che verde; perché se tu metterai il rosso illuminato a riscontro dell'ombra, la quale è in sé verde, questa tale ombra rosseggierà e farà colore di ombra, la quale sarà bruttissima e molto varia dalla vera ombra del verde; e quel che di tal colore si dice, s'intende di tutti gli altri.
757.
In che parte de' corpi ombrosi si dimostreranno i loro colori di piú eccellente bellezza.
L'eccellente bellezza di qualunque colore che non abbia in sé lustro sarà sempre nell'eccellente chiarezza della parte piú illuminata di essi corpi ombrosi.
758.
Perché i termini de' corpi ombrosi si mostrano alcuna volta piú chiari o piú scuri che non sono.
I termini de' corpi ombrosi si dimostrano tanto piú chiari o piú scuri che non sono, quanto il campo che con loro confina sarà piú scuro o piú chiaro del colore di quel corpo che lo termina.
759.
Che differenza è dalla parte illuminata nella superficie de' corpi ombrosi alla parte lustra.
La parte del corpo ombroso che si illumina parrà tanto men luminosa quanto essa piú si avvicinerà al suo lustro; e questo è causato dalla gran varietà ch'è infra loro ne' loro confini, la quale è cagione che la parte men lucida pare oscura in tali confini, e la parte lucida del lustro pare chiarissima.
Ma queste tali superficie che ricevono le dette impressioni sono di natura di specchi confusi, i quali pigliano confusamente il simulacro del sole e del cielo che gli fa campo, e similmente del lume di una finestra e della oscurità della parete nella quale è fatta essa finestra.
DEL LUSTRO
760.
Del lustro de' corpi ombrosi.
De' lustri de' corpi di egual tersità, quello avrà piú differenza col suo campo, che si genererà in piú nera superficie; e questo nasce che i lustri si generano in superficie pulite, che son quasi di natura di specchi; e perché tutti gli specchi rendono all'occhio quel che ricevono dagli obietti, adunque ogni specchio che ha per obietto il sole, rende esso sole di un medesimo colore, e il sole parrà piú potente in campo oscuro che in campo chiaro.
761.
Come il lustro è piú potente in campo nero che in alcun altro campo.
Infra i lustri di eguale potenza quello si dimostrerà di piú eccellente chiarezza, che sarà in campo piú oscuro; questa è la medesima di sopra, ma si varia, ché quella parla della differenza ch'esso ha dal suo campo, e questa della differenza che ha un lustro nel campo nero dal lustro generato in altri campi.
762.
Come il lustro generato nel campo bianco è di piccola potenza.
De' lustri di egual potenza quello si mostrerà di minor splendore che si genera in piú bianca superficie.
763.
Delle grandezze de' lustri sopra i corpi tersi.
De' lustri generati sopra gli sferici egualmente distanti dall'occhio, quello sarà di minor figura, che si genererà sopra sferico di minor grandezza.
Vedasi ne' graniculi dell'argento vivo, i quali sono quasi di quantità insensibili, i loro lustri essere eguali alla grandezza di essi grani; e questo nasce ché la virtú visiva della pupilla è maggiore di esso graniculo, e per questo lo circonda com'è detto.
764.
Che differenza è da lustro a lume.
La differenza ch'è dal lustro al lume, è che sempre il lustro è piú potente che il lume, ed il lume è di maggiore quantità che il lustro; ed il lustro si muove insieme coll'occhio o colla sua causa, o coll'uno e coll'altra; ma il lume è stabilito al luogo terminato, non rimuovendosi la causa che lo genera.
765.
Del lume e lustro.
I lumi che si generano nelle superficie terse de' corpi opachi saranno immobili ne' corpi immobili ancoraché l'occhio de' veditori si muova; ma i lustri saranno sopra i medesimi corpi in tanti luoghi della loro superficie, quanti sono i siti dove l'occhio si muove.
766.
Quali corpi sono quelli che hanno il lume senza lustro.
I corpi opachi che hanno superficie densa ed aspra non generano mai lustro in alcun luogo della loro parte illuminata.
767.
Quali corpi sono quelli che hanno lustro e non parte luminosa.
I corpi opachi densi con tersa(53) superficie sono quelli che hanno tutto il lustro in tanti luoghi della parte illuminata quanti sono i siti che possono ricevere l'angolo della incidenza del lume e dell'occhio; ma perché tale superficie specchia tutte le cose circostanti al lume, l'illuminato non si conosce in tal parte del corpo illuminato.
768.
Del lustro.
Il lustro partecipa assai piú del colore del lume che illumina il corpo che lustra, che del colore di esso corpo; e questo nasce in superficie dense.(54)
Il lustro di molti corpi ombrosi è integralmente del colore del corpo illuminato, com'è quello dell'oro brunito, dell'argento ed altri metalli e simili corpi.
Il lustro di foglie, vetri e gioie poco partecipa del colore del corpo ove nasce ed assai del colore del corpo che lo illumina.
Il lustro fatto nella profondità di densi trasparenti è in primo grado della bellezza di tale colore, come si vede dentro al rubino, balascio, vetri e simili cose; questo accade ché infra l'occhio ed esso lustro s'interpone tutto il color naturale del corpo trasparente.
I lumi riflessi de' corpi densi e lustri sono di molto maggior bellezza che non è il natural colore di essi corpi, come si vede nelle pieghe, che si aprono, dell'oro che si fila ed in altri simili corpi, che l'una superficie riverbera nell'altra a sé contrapposta, e l'altra riverbera in essa, e cosí fanno successivamente in infinito.
Nessun corpo lustro e trasparente può dimostrare sopra di sé ombra ricevuta d'alcun obietto, come si vede nelle ombre de' ponti de' fiumi, che mai si vedono, se non sopra le acque torbide, e nelle chiare non appariscono.
Il lustro sarà sopra gli obietti trovato in tanti varî siti, quanto son varî i luoghi dond'esso è veduto.
Stando l'occhio e l'obietto senza moto, si muoverà il lustro sopra l'obietto insieme col lume che lo cagiona; stando il lume e l'obietto senza moto si muoverà il lustro sopra l'obietto insieme col moto dell'occhio che lo vede.
Nasce il lustro nelle superficie pulite di qualunque corpo, delle quali piglieranno piú lume quelle che saranno piú dense e pulite.
DE' RIFLESSI(55)
769.
Dell'ombra interposta infra lume incidente e lume riflesso.
L'ombra che s'interpone infra il lume incidente ed il lume riflesso sarà di grande oscurità e si dimostrerà piú oscura ch'essa non è, per causa del paragone del lume incidente che con essa confina.
770.
Dove il riflesso dev'essere piú oscuro.
[vedi figura 160.gif]
Se il lume s illumina il corpo rp, e' farà l'ombra primitiva piú chiara di sopra, inverso il lume, che di sotto dov'esso corpo si posa sopra il piano, per la quarta di questo che dice: la superficie di ogni corpo partecipa del colore del suo obietto; adunque l'ombra derivativa, la quale si stampa sopra il pavimento nel sito mp, risalta nella parte del corpo ombroso op, ed il lume derivativo, che cinge tale ombra, cioè mn, risalta in or, e questa è la causa che sempre tali corpi ombrosi non hanno mai il riflesso luminoso ne' confini che ha il corpo ombroso col suo pavimento.
771.
Perché i riflessi poco o niente si vedono ne' lumi universali.
[vedi figura 161.gif]
I riflessi de' corpi ombrosi poco o niente si vedono ne' lumi universali; e questo nasce perché tal lume universale circonda ed abbraccia assai ciascuno di essi corpi, la superficie de' quali, com'è provato, partecipa del colore de' suoi obietti; come se il corpo a fosse illuminato dal suo emisfero gcd ed ombrato dalla terra gfd; qui la superficie di tal corpo è illuminata ed ombrata dall'aria della terra che gli sta per obietto, e tanto piú o meno illuminata ed ombrata, secondo che piú o meno è veduta da maggior somma di luminoso o di scuro; come si vede, nel punto k essere veduto da tutta la parte dell'emisfero hci, e non è veduto da nessuna parte dell'oscurità della terra.
Adunque seguita, k essere piú illuminato che a dove solo vede la parte dell'emisfero cd, e tale illuminazione è corretta dall'oscurità della terra rd, la quale tutta vede ed è veduta dal punto a, com'è provato in prospettiva; e se noi vorremo dire dal punto b, noi troveremo quello essere meno illuminato che il punto a, conciossiaché esso b vede la metà dell'emisfero che vedeva a, cioè vede tutto cd, ed il b vede solamente ed ch'è la metà del cd, e vede tutta la oscurità della terra che vedeva a, cioè la terra rd, e vi si aggiunge la parte rf ch'è piú oscura, perché in essa manca il lume dell'emisfero ec, il quale non manca alla terra rd.
Adunque per tale ragione questo corpo non può avere riflesso, perché il riflesso del lume è dopo l'ombra principale de' corpi; e qui l'ombra principale è nel punto dove tal corpo è in contatto col piano della terra, perché lí è interamente privato di luce.
772.
Come il riflesso si genera ne' lumi universali.
[vedi figura 162.gif]
Generasi il riflesso ne' corpi illuminati dai lumi universali, quando una parte del corpo illuminato riflette il suo maggior lume in quel luogo dove vede minor parte del medesimo lume; come, vedendo il cielo ef nel luogo d, e una maggior parte del medesimo cielo veda k, allora il lume derivativo k rifletterà in d; ma di questo si farà distinto trattato al suo luogo deputato.
773.
Quali lumi facciano piú nota e spedita la figura de' muscoli.
De' lumi che debbon dare vera notizia della figura de' muscoli, gli universali non sono buoni, ma i particolari sono perfetti, e tanto piú quanto essi lumi saranno di minor figura; e tale dimostrazione si deve fare col movimento del lume per piú versi, imperocché, se il lume stesse fermo, esso illuminerebbe piccola parte del corpo muscoloso, ed il suo rimanente rimarrebbe oscuro, e per conseguenza sarebbe ignoto.
774.
Come i corpi bianchi si devono figurare.
Se figurerai un corpo bianco circondato da molt'aria,(56) perché il bianco non ha da sé colore, ma si tinge e trasmuta in parte del colore che gli è per obietto.
Se vedrai una donna vestita di bianco in una campagna, il colore di quella parte di lei che sarà veduta dal sole sarà chiaro in modo, che darà in parte, come il sole, noia alla vista; e quella parte che sarà veduta dall'aria luminosa per i raggi del sole tessuti e penetrati infra essa, perché l'aria in sé è azzurra, la parte della donna vista da dett'aria parrà pendere in azzurro; se nella superficie della terra vicina saranno prati, e che la donna si trovi infra un prato illuminato dal sole ed esso sole, vedrai tu le parti di esse pieghe, che possono esser viste dal prato, tingersi per raggi riflessi nel colore di esso prato; e cosí si va trasmutando nei colori de' luminosi e non luminosi obietti vicini.
Se tu(57) saprai ragionare e scrivere la dimostrazione delle forme, il pittore le farà che parranno animate con ombre e lumi componitori dell'aria de' volti, della quale tu non puoi aggiungere con la penna, dove si aggiunge col pennello.
775.
Dell'occhio che sta al chiaro e vede il luogo oscuro.
Nello scuro nessun colore secondo è della medesima chiarezza che il primo, ancoraché in sé sieno simili.
Provasi per la quarta di questo dove dice: la superficie di quel corpo si tingerà piú del mezzo trasparente interposto infra l'occhio ed esso corpo, del quale mezzo interposto sarà di maggiore grossezza.
Adunque riman concluso che il colore secondo, posto in mezzo di trasparente oscuro, avrà piú oscurità interposta infra sé e l'occhio, che il color primo, il quale si trova piú vicino al medesimo occhio; e tal proporzione sarà da oscurità a oscurità di essi colori, qual sarà da quantità a quantità del mezzo oscuro che di sé li tinge.
776.
Dell'occhio che vede le cose in luogo chiaro.
Nell'aria illuminata nessun colore secondo sarà oscuro come il medesimo colore ch'è piú vicino.
Provasi per l'antecedente, perché piú grossezza della chiarezza dell'aria resta interposta infra l'occhio e il secondo colore, che infra l'occhio e il color primo; e per conseguenza la proporzione delle varietà di tali colori sarà simile alle proporzioni di esse quantità di arie interposte infra l'occhio e i detti colori.
777.
Delle ombre e lumi delle città.
[vedi figura 163.gif]
Quando il sole è all'oriente, e l'occhio sta sopra il mezzo di una città, esso occhio vedrà la parte meridionale di essa città aver i tetti mezzo ombrosi e mezzo luminosi, e cosí la settentrionale; la orientale sarà tutta ombrosa, e la occidentale sarà tutta luminosa.
778.
Dell'illuminazione delle parti infime de' corpi insieme ristretti, come gli uomini in battaglia.
[vedi figura 164.gif]
Le parti degli uomini e cavalli in battaglia travaglianti saranno tanto piú oscure, quanto esse saranno piú vicine alla terra che li sostiene; e questo si prova per le pareti de' pozzi, le quali si fanno tanto piú oscure, quanto esse piú si profondano; e questo nasce perché la parte piú profonda de' pozzi vede ed è veduta da minor parte dell'aria luminosa, che nessun'altra sua parte; ed i pavimenti del medesimo colore, che hanno le gambe de' predetti uomini e cavalli, saranno sempre piú illuminati infra angoli eguali che le altre predette gambe.
779.
Del lume particolare.
Il lume particolare è causa di dar miglior rilievo(58) ai corpi ombrosi, che l'universale, come ci mostra il paragone di una parte di campagna illuminata dal sole, ed una ombrata dal nuvolo, che solo si illumina del lume universale dell'aria.
DELLE OMBROSITÀ E CHIAREZZE DE' MONTI
780.
Prospettiva comune.
[vedi figura 165.gif]
Delle cose di egual movimento quella parrà piú tarda che sarà piú distante dall'occhio, sia che in pari tempo si faccia eguali lunghezze di moti in varie distanze, le quali sieno dall'a all'f e dal g al k, e cosí dall'l all'm; dico che tal proporzione parrà da velocità a velocità e da lunghezza di moto a lunghezza di moto, quale è da distanza a distanza della cosa veduta che si muove all'occhio che la vede.
E sia dunque lm in tripla proporzione di distanza dall'occhio o colla distanza af da esso o; dico che il moto lm parrà per velocità e lunghezza esser triplo al moto dell'a al b(59) fatto nel medesimo tempo e moto.
Provasi, perché nella distanza af dall'occhio o si dimostra lm essersi mosso solamente lo spazio cd, quando a s'è mosso in f, e cosí sarà trovato lo spazio cd entrare tre volte nello spazio af; adunque esso spazio af è triplo allo spazio cd, e perché lí un moto e l'altro son fatti in un medesimo tempo, il moto af pare tre tanti piú veloce che il moto cd.
Che è quel che si dovea provare.
781.
Delle cime de' monti vedute di sopra in giú.
[vedi figura 166.gif]
Le cime de' monti vedute l'una dopo l'altra d'alto in basso non rischiarano nella medesima proporzione delle distanze che hanno infra loro esse cime de' monti, ma molto meno, per la settima del quarto che dice: le distanze de' paesi veduti d'alto in basso insino all'orizzonte si vanno oscurando, e quelle che son vedute di basso in alto nella medesima distanza del primo si van sempre rischiarando.
Questo nasce per la terza del nono che dice: la grossezza dell'aria veduta di sotto in su è molto piú chiara e splendente che quella veduta di sopra in giú; e questo deriva perché l'aria veduta d'alto in basso è alquanto penetrata dalle specie oscure della terra che le sta di sotto; e però si dimostra all'occhio piú oscura che quella ch'è veduta di sotto in su, la quale è penetrata dai raggi del sole, i quali vengono all'occhio con gran chiarezza.
Adunque il medesimo accade ne' monti e paesi proposti, le specie de' quali, passando per le predette arie, si dimostreranno o chiare o scure, secondo l'oscurità o chiarezza dell'aria.
782.
Dell'aria che mostra piú chiare le radici de' monti che le loro cime.
[vedi figura 167.gif]
Le cime de' monti si dimostreranno sempre piú oscure che le loro basi.
Questo accade perché tali cime de' monti penetrano in aria piú sottile che non fanno le basi loro, per la seconda del primo che dice, che quella regione d'aria sarà tanto piú trasparente e sottile quanto essa è piú remota dall'acqua e dalla terra; adunque seguita, tali cime dei monti che giungono in essa aria sottile si dimostrano piú della loro naturale oscurità che quelle che penetrano nell'aria bassa, la quale com'è provato, è molto piú grossa.
783.
Perché i monti distanti mostrano piú oscure le sommità che le loro basi.
[vedi figura 168.gif]
Provasi quel ch'è già detto piú sopra; seguito e dico che, ancoraché gli spazi de' monti aopq sieno infra loro nella proporzione dell'egualità, che i colori delle cime di essi monti opq non osserveranno la medesima proporzione nel loro rischiarare, com'essi farebbero essendo di una medesima altezza, perché se fossero di medesima altezza essi sarebbero in aria di egual grossezza colle loro estremità; ed allora la proporzione delle distanze de' colori sarebbe una medesima; ma tale disposizione non si può dimostrare all'occhio, perché se l'occhio è alto quanto esse cime de' monti, gli è necessario che di tali monti le cime di quelli che son di là dal primo monte siano tutte nell'altezza dell'occhio e del primo monte; e per questo seguita che il secondo monte, e il terzo e cosí gli altri che seguitano, non eccedano né siano ecceduti dal primo monte né dall'occhio.
Adunque nella superficie della cima del primo monte si scontrano le cime di tutti i monti che seguon dopo il primo monte e per questo non si può vedere se non la cima del primo; adunque tale dimostrazione è vana, come a occhio, b sommità del primo monte, c d delle altre cime; vedi che la cima b, scontrandosi nelle due altre cime c d, che l'occhio a vede le tre cime b c d nel medesimo termine del monte b; e queste hanno le distanze ed i colori in medesima proporzione, ma non si vede né distanza né colori.
784.
Delle cime de' monti che si scoprono all'occhio l'una piú alta dell'altra, che le proporzioni delle distanze non sono colle proporzioni de' colori.
[vedi figura 169.gif]
Quando l'occhio vede le cime de' monti di eguali distanze ed altezze sotto di sé, esso non vedrà i colori delle cime di tali monti di diminuzione di colori nella medesima proporzione delle già dette distanze, perché passano all'occhio per diverse grossezze d'aria.
Provasi: siano o p q le cime di tre monti, che in sé sono di un medesimo colore e di medesima distanza l'una dall'altra; a sia l'occhio che le vede, il quale è piú alto ch'esse cime; dico che la proporzione delle qualità delle distanze che hanno infra esse le cime di tali monti non saranno una medesima con la proporzione delle diminuzioni de' colori di tali cime di monti; e questo nasce perché essendo a o due, e a p quattro, e a q sei, cioè nella proporzione dell'egualità, l'aria no non è subdupla all'aria mp, ma subtripla, e lo spazio dall'occhio ao è subduplo allo spazio ap, e lo spazio ao è subquadruplo allo spazio sq, che secondo lo spazio de' monti avrebbe ad essere subtriplo.
785.
Delle cime de' monti che non diminuiscono ne' colori secondo la distanza delle cime loro.
[vedi figura 170.gif]
Quando le cime de' monti saranno di eguale distanza l'una dall'altra e di egual differenza di altezze infra loro, esse saranno ancora in egual differenza di altezze e di sottilità d'aria, ma non in eguale diminuzione di colori, perché la piú alta sarà piú oscura ch'essa non deve.
Provasi, perché la cima o è tutta nell'aria grossa, e forte s'imbianca di essa aria, p è veduta dall'occhio a in meno aria grossa com'è ra, e nell'aria piú sottile tutto pr; adunque s'imbianca quasi come o; q è veduto per l'aria grossa tutto ia e nella piú sottile ki, ed in piú sottile lk; questa è piú chiara che o, ma non quanto si richiede a tale distanza.
786.
Dell'inganno del pittore nella grandezza degli alberi e degli altri corpi delle campagne.
[vedi figura 171.gif]
Giudica ben tu, o pittore o miniatore, quanto la tua pittura debb'essere veduta remota dall'occhio e fingi che a tale distanza sia veduto uno spiracolo, o vuoi dir buca o finestra, per la quale le cose anteposte possano penetrare al tuo occhio; e veramente tu giudicherai le cose vedute essere tanto minime, che non che le membra, ma il tutto quasi ti parrà impossibile a poter figurare.
Come se l'occhio fosse o e la buca di un quarto di braccio eguale alla tua tavola dipinta sia ab, discosta dall'occhio mezzo braccio; allora tu vedrai per esso spazio tutte le cose che veder si possono dentro alla lunghezza di un orizzonte di cento miglia, in tanto confusa diminuzione, che non che figurar di quelle alcuna parte ch'abbia figura, ma appena potrai porre sí piccolo punto di pennello, che non sia maggiore che ogni casamento posto in dieci miglia di distanza.
787.
Perché i monti in lunga distanza si dimostrano piú scuri nella cima che nella base.
[vedi figura 172.gif]
L'aria che acquista gradi di grossezza in ogni grado della sua bassezza e della sua distanza, è causa che le cime de' monti che piú s'innalzano piú mostrano la sua naturale oscurità, perché manco sono impedite dalla grossezza dell'aria nella cima che nella loro base, o nella vicinità che nella remozione.
Provasi: op, ds, cr, ak sono gradi dell'aria che sempre si assottigliano quanto piú s'innalzano; af, fh, hk sono gli altri gradi trasversali dove l'aria acquista sottilità quanto piú si avvicina.
Seguita che la cima del monte e è piú scura in cima che nella base, perché, com'è detto, l'aria è piú grossa in basso che in alto.
Ancora il monte e è piú oscuro che il monte g, perché minor grossezza di aria è infra ce che infra dg, e la cima g essendo piú alta che la sua base, fa il simile del monte e, facendosi piú oscura quanto piú s'innalza; ed in pari distanza, come dire yg, parrebbe piú oscuro che la cima e per giungere esso in aria che meno impedisce per essere piú sottile; onde non segue che tal sia la proporzione delle oscurità de' monti, qual è quella delle loro vicinità, la quale seguiterebbe se le cime de' monti fossero di eguale altezza; ma g, per levarsi piú alto, non l'osserva, perché penetra in aria piú sottile.
788.
Perché i monti paiono avere piú oscure le cime che le basi in lunga distanza.
[vedi figura 173.gif]
La grossezza dell'aria è di tante varietà di sottilità quante sono le varietà delle altezze che le sue parti hanno dall'acqua e dalla terra, e tanto si trova piú sottile e fredda, quanto essa è piú remota dalla detta terra.
Per la prima la montagna p si dimostrerà piú chiara che il monte o, perché piú aria è infra a occhio e p monte, che fra esso a e il monte o; e cosí il monte q sarà piú chiaro che il monte p, ma tal chiarezza non avrà la medesima proporzione colla chiarezza del p, quale hanno le distanze, perché q si trova in aria piú sottile che p, onde si mostra piú oscura che non richiede la proporzione della distanza.
789.
Come non si deve figurar le montagne cosí azzurre il verno come l'estate.
I paesi fatti nella figurazione del verno non debbono dimostrare le loro montagne azzurre, come far si vede alle montagne nell'estate; e questo si prova per la quarta di questo che dice: infra le montagne vedute in lunga distanza, quella si dimostrerà di colore piú azzurro, la quale sarà in sé piú scura.
Adunque, essendo le piante spogliate delle lor foglie, si dimostrano di color berettino; essendo colle foglie, sono di color verde; e tanto quanto il verde è piú oscuro che il berettino, tanto si mostrerà piú azzurro il verde che il berettino, per la quinta di questo.
Le ombre delle piante vestite di foglie sono tanto piú oscure che le ombre di quelle piante che sono spogliate di foglie, quanto le piante vestite di foglie sono men rare che quelle che non hanno foglie.
E cosí abbiamo provato il nostro intento.
La definizione del colore azzurro dell'aria dà sentenza perché i paesi son piú azzurri di state che di verno.
790.
Come i monti ombrati dai nuvoli partecipano del colore azzurro.
I monti ombrati dai nuvoli partecipano di colore azzurro, quando il tempo sarà chiaro intorno ad esso nuvolo; e questo è causato perché l'aria illuminata dal sole si trova di gran chiarezza, e la similitudine di tale oscurità di monte ombrato dal nuvolo, passando all'occhio per la predetta chiarezza dell'aria, viene a farsi di colore azzurro, come fu provato nella quinta del secondo.
791.
Dell'aria che infra i monti si dimostra.
Piú si dimostra l'aria luminosa e chiara inverso la parte del sole che nelle parti opposite.
792.
De' monti e loro divisione in pittura.
[vedi figura 174.gif]
Dico che l'aria interposta infra l'occhio ed il monte pare piú chiara in p che in a; e questo può accadere per diverse cause, delle quali la prima è che l'aria interposta infra l'occhio e il p è maggior somma che quella che s'interpone infra l'occhio e l'a, e per conseguente è piú chiara.
La seconda è che l'aria è piú grossa in p valle che in a monte.
793.
Pittura che mostra la necessaria figurazione delle alpi, monti e colli.
Le figure de' monti, detti catena del mondo, sono generate dai corsi de' fiumi nati di piova, neve, grandine e diacci resoluti dai raggi solari della state, la quale resoluzione è generazione di acque ragunate da molti piccoli rivi concorrenti da diversi aspetti ai maggiori rivi; crescono in magnitudine, quanto essi acquistano di moto, insinché si convocano al gran mare oceano, sempre togliendo dall'una delle rive e rendendo all'altra, insinché ricercano la larghezza delle loro valli; e di quella non si contentano; consumano le radici de' monti laterali, i quali ruinando sopra essi fiumi chiudono le valli, e, come se si volessero vendicare, proibiscono il corso di tal fiume e lo convertono in lago, dove l'acqua con tardissimo moto pare raumiliata, insino a tanto che la generata chiusa del ruinato monte sarà di nuovo consumata dal corso della predetta acqua.
Adunque diremo che quell'acqua che di piú stretto e breve cammino si trova, meno consuma il luogo dove passa, e di converso piú consuma dov'essa è larghissima e profonda.
Seguita per questo che gli altissimi gioghi de' monti, essendo il piú del tempo vestiti di neve, e le pioggie con piccol tempo li percuotono; ed i fiumi non vi sono, insino a tanto che le poche gocciole della pioggia avanzate al sorbimento dell'arida cima cominciano a generare i minutissimi rami di tardissimo moto, i quali non hanno potenza di torbidarsi di alcuna particola di terra da loro mossa, mediante le vecchie radici delle minute erbe; per la qual cosa tali giochi de' monti hanno piú eternità nelle loro superficie che nelle radici, dove i furiosi corsi delle acque ragunate al continuo, non contenti della portata terra, essi rimuovono i colli coperti di piante insieme con i grandissimi sassi, quelli rotolando per lungo spazio infinché li ha condotti in minuta ghiaia ed all'ultimo in sottil litta.
794.
Pittura e come i monti crescono.
Per quel che dietro a questa è concluso, egli è necessario concedere che le basi de' monti e de' colli al continuo si restringono.
Essendo cosí, non si può negare che le valli non si allarghino, e perché la larghezza del fiume non può poi occupare la larghezza della cresciuta sua valle,(60) anzi, muta al continuo sito, lasciando il corso da quel luogo dov'egli ha scaricato piú materia, la qual materia rodendo e levando i ghiaiosi argini insino a tanto che, portata via tutta la già lasciata materia, riacquista l'antico suo letto, del quale non si parte infino a tanto che altro simile accidente lo rimuove dal predetto sito; e cosí di pioggia in pioggia fatte di tempo in tempo si va scaricando di materia e peso ciascuna valle.
795.
Pittura nel figurare le qualità e membri de' paesi montuosi.
Quelle erbe e piante saranno di colore tanto piú pallido, quanto il terreno che le nutrisce è piú magro e carestioso di umore.
Il terreno è piú carestioso e magro sopra i sassi, di che si compongono i monti.
E gli alberi saranno tanto minori e piú sottili, quanto essi si fanno piú vicini alla sommità de' monti; ed il terreno è tanto piú magro, quanto si avvicina piú alle predette sommità de' monti; e tanto piú abbondante è il terreno di grassezza, quanto esso è piú propinquo alle concavità delle valli.
Adunque tu, pittore, mostrerai nelle sommità de' monti i sassi di che esso si compone, in gran parte scoperti di terreno, e le erbe che vi nascono minute e magre ed in gran parte impallidite e secche per carestia di umore, e l'arenosa e magra terra si veda trasparire infra le pallide erbe, e le minute piante stentate ed invecchiate in minima grandezza con corte e spesse ramificazioni e con poche foglie, scoprendo in gran parte le rugginenti ed aride radici tessute colle falde e rotture de' rugginosi scogli, nate dagli storpiati ceppi dagli uomini e dai venti; ed in molte parti si vegga gli scogli superare i colli degli alti monti vestiti di sottile e pallida ruggine; ed in alcuna parte dimostrare i lor veri colori, scoperti mediante la percussione delle folgori del cielo, il corso delle quali, non senza vendetta di tali scogli, spesso è impedito.
E quanto piú discendi alle radici de' monti, le piante saranno piú vigorose e spesse di rami e di foglie, e le lor verdure di tante varietà quante sono le specie delle piante di che tali selve si compongono; delle quali le ramificazioni con diversi ordini, e diverse spessitudini di rami e di foglie, e diverse figure ed altezze, ed alcune con istrette ramificazioni, come il cipresso, e similmente delle altre con ramificazioni sparse e dilatabili, come la quercia ed il castagno e simili.
Alcune con minutissime foglie, altre con rare, come il ginepro, il platano e simili.
Alcune quantità di piante insieme nate divise da diverse grandezze di spazi ed altre unite senza divisioni di prati o altri spazi.
796.
De' monti.
[vedi figura 175.gif]
Molto si discerne nelle varie distanze de' colli e monti le loro sommità, che nessuna cosa che in quelli sia.
E questo accade perché in ogni grado di distanza dall'occhio inverso l'oriente si acquista gradi di perdizione e chiarezza di aria, ovvero bianchezza; e da f a b è il doppio piú chiaro che da f ad a.
797.
De' monti.
[vedi figura 176.gif]
Le sommità delle montagne e de' colli parranno piú scure, perché maggior somma di alberi si scontrano l'uno nell'altro, e non si vede il piano loro intervallo, ch'è piú chiaro, come si vede nelle spiaggie, ed è quella medesima ragione che oscura le campagne nel mezzo delle loro altezze.
798.
Precetto.
[vedi figura 177.gif]
Tanto son varî i lumi e le ombre, quante sono le varietà de' siti dove si trovano.
Quando la parte ombrosa de' corpi sarà aumentata da obietto oscuro, essa ombra si farà tanto piú scura che prima, quanto tale aumento è men chiaro che l'aria.
La percussione dell'ombra derivativa non sarà mai della sua origine primitiva, se il lume primitivo non sarà della simile figura del corpo che fa le ombre.
799.
Del corpo luminoso che si volta intorno senza mutazione di sito e riceve un medesimo lume da diversi lati e si varia in infinito.
[vedi figura 178.gif]
Le ombre che in compagnia de' lumi vestono un corpo irregolare saranno di tante varie oscurità e di tante figure, quante sono le varietà che fa e