TRATTATO DELLA PITTURA, di Leonardo da Vinci - pagina 42
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699.
Della qualità dell'aria alle ombre e ai lumi.
Quel corpo farà maggiore differenza dalle ombre ai lumi, che si troverà esser visto da maggior lume, come lume di sole, o la notte il lume del fuoco; e questo è poco da usare in pittura, perché le opere rimangono crude e senza grazia.
In quel corpo che si troverà in mediocre lume sarà poca differenza dai lumi alle ombre; e questo accade sul far della sera, o quando è nuvolo; e queste opere sono dolci, ed havvi grazia ogni qualità di volto, sicché in ogni cosa gli estremi sono viziosi; il troppo lume fa crudo, il troppo scuro non lascia vedere; il mezzano è buono.
700.
De' lumi piccoli.
Ancora i lumi fatti da piccole finestre fanno gran differenza dai lumi alle ombre, e massime se la stanza da quelle illuminata sarà grande; e questo non è buono da usare.
701.
Qual superficie fa minor differenza di chiaro e di scuro.
La superficie nera, e quelle ancora che piú partecipano di essa nigredine, ha minor differenza infra le sue parti ombrose e luminose che alcun'altra, perché la parte illuminata si dimostra esser nera, e l'ombrata non può esser altro che nera, ma con poca varietà acquista alquanto di piú oscurità che la parte nera illuminata.
702.
Dov'è maggior varietà dalle ombre ai lumi, o nelle cose vicine o nelle remote.
Quel corpo ombroso avrà men differenza infra i suoi lumi ed ombre, il quale sarà piú remoto dall'occhio, e cosí di converso essendo vicino ad esso occhio per causa della chiarezza dell'aria luminosa la quale s'interpone con maggior grossezza infra l'occhio ed esso corpo ombroso quando è remoto ch'essendo vicino.
703.
Quale sarà quel corpo che di pari colore e distanza dall'occhio men varia i suoi lumi dalle ombre.
Quel corpo mostrerà men differenza dalle sue ombre a' suoi lumi, il quale sarà in aria di maggiore oscurità; e cosí di converso essendo in aria di maggior splendore; come ci mostran le cose poste nelle tenebre, le quali non si possono conoscere, e le cose anteposte allo splendore del sole, che le ombre paiono tenebrose rispetto alle parti percosse dai raggi solari.
704.
Perché si conoscono le vere figure di qualunque corpo vestito e terminato nelle superficie.
Le ombre e i lumi sono certissima causa a far conoscere le figure di qualunque corpo, perché un colore di eguale chiarezza od oscurità non può dimostrare il suo rilievo, ma fa ufficio di superficie piana, la quale con egual distanza in tutte le sue parti sia egualmente distante dallo splendore che lo illumina.
705.
Della discrezione delle ombre de' siti e delle cose poste in quelli.
Se il sole sarà nell'oriente e guarderai inverso occidente, vedrai tutte le cose illuminate essere interamente private di ombra, perché tu vedi ciò che vede il sole; e se riguarderai a mezzodí o tramontana, vedrai tutti i corpi essere circondati da ombra e lume, perché tu vedi quello che vede e non vede il sole; e se riguarderai verso il cammino del sole, tutti i corpi ti mostreranno la loro parte ombrata, perché quella parte che tu vedi non può esser veduta dal sole.
706.
In quali superficie si trova la vera ed eguale luce.
[vedi figura 126.gif]
Quella superficie sarà egualmente illuminata, la quale sarà egualmente remota dal corpo che l'illumina; come se dal lume a, il quale illumina la superficie bcd, fossero tirate le linee eguali a essa superficie; allora per la definizione del cerchio essa superficie sarà egualmente illuminata in ogni sua parte; e se tal superficie fosse piana, come si dimostra nella seconda dimostrazione efgh, allora se gli estremi della superficie saranno egualmente distanti da tali linee, il mezzo h sarà la parte piú vicina a tale lume; e sarà tanto piú illuminata che tali estremi, quanto essa sarà piú vicina al detto suo lume e; ma se gli estremi di tale superficie piana saranno con distanza ineguale rimossi da tale lume, come si dimostra nella terza figura iklm, allora la parte piú vicina e la piú remota avranno tal proporzione ne' loro lumi, quale è quella delle loro distanze dal corpo che le illumina.
707.
Della chiarezza del lume derivativo.
[vedi figura 127.gif]
La piú eccellente chiarezza del lume derivativo è dove vede tutto il corpo luminoso con la metà del suo destro o sinistro campo ombroso.
Provasi, e sia il luminoso bc, e il campo suo ombroso destro e sinistro sia dc ed ab, ed il corpo ombroso minore del luminoso sia nm, e la parete ps è dove s'imprimono le specie ombrose e luminose.
Dico adunque, sopra essa parete ps nel punto r sarà la piú eccellente chiarezza di lume che in alcun'altra parte di esso pavimento.
Questo si manifesta perché in r vede tutto il corpo luminoso bc con la metà del campo scuro ad, cioè cd, come ci mostrano i concorsi rettilinei della piramide ombrosa cdr e la piramide luminosa bcr; adunque in r vede tanta quantità del campo scuro cd quanto si sia il luminoso bc; ma nel punto s vede ab ombroso e vi vede ancora cd ombroso, i quali due spazi oscuri valgono il doppio del luminoso bc; ma quanto piú ti muoverai dall's inverso l'r piú perderai dell'oscurità ab.
Adunque, dall's inverso l'r sempre si rischiara il pavimento sr; ancora, quanto piú ti muoverai dall'r all'o, tanto men vedrai del luminoso; e per questo piú si oscura il pavimento ro quanto si avvicina all'o.
E per tal discorso abbiamo provato essere r la piú chiara parte del pavimento os.
708.
Della remozione e propinquità che fa l'uomo nel discostarsi ed avvicinarsi ad un medesimo lume, e della varietà delle ombre sue.
[vedi figura 128.gif]
Tanto si variano le ombre e i lumi in un medesimo corpo di figura e quantità, quante sono le varietà degli appropinquamenti o remozioni che fa l'uomo dinanzi a esso lume.
Provasi, e sia l'uomo bc, il quale, avendo il lume dall'a, fa la sua ombra bcf; dipoi l'uomo si muove da c in e, e il lume, che resta fermo, varia l'ombra di figura e di grandezza, la quale è la seconda ombra deg.
709.
Delle varietà che fa il lume immobile delle ombre che si generano ne' corpi, che in sé medesimi si piegano, o abbassano, o alzano senza mutazione de' loro piedi.
[vedi figura 129.gif]
Provasi, e sia il lume immobile f e l'uomo immobile di piante sia ab, il quale s'inchina in cb; dico l'ombra variarsi in infinito da a a c per essere il moto fatto in ispazio, e lo spazio è quantità continua, e per conseguente divisibile in infinito; adunque le ombre son variate in infinito, cioè dalla prima ombra aob all'ombra seconda bcr; e cosí si è concluso il proposito nostro.
710.
Qual corpo è quello che accostandosi al lume cresce la sua parte ombrosa.
[vedi figura 130.gif]
Quando il corpo luminoso sarà minore del corpo da esso illuminato, tanto crescerà l'ombra al corpo illuminato, quanto e' si farà piú vicino al corpo luminoso.
a sia il corpo luminoso minore dell'ombroso rsgl, il quale illumina tutta la parte rsg inclusa dentro a' suoi raggi luminosi an ed am; onde la parte ombrosa, per necessità di tali raggi, resta tutto rlg ombroso.
Dipoi io avvicino al medesimo luminoso esso corpo ombroso, e sarà dpeo, il quale sarà rinchiuso dentro alla rettitudine de' raggi luminosi ab ed ac, e sarà tocco da essi raggi nel punto d e nel punto e, e la linea de divide la parte ombrosa dalla sua luminosa dpe dal doe, la qual parte ombrosa per necessità è maggiore che l'ombrosa del corpo piú remoto rlg; e tutto nasce dai raggi luminosi che, per esser retti, si separano tanto piú remoti dal mezzo di tal corpo ombroso, quanto esso corpo sarà piú vicino al luminoso.
711.
Qual è quel corpo che quanto piú si accosta al lume piú diminuisce la sua parte ombrosa.
[vedi figura 131.gif]
Quando il corpo luminoso sarà maggiore del corpo da esso illuminato, tanto piú diminuirà l'ombra al corpo illuminato, quanto questo si farà piú vicino ad esso luminoso.
ab sia il corpo luminoso maggiore del corpo ombroso xyrh, il quale, accostandosi al luminoso in fecd, diminuisce la sua ombra, perché è abbracciato piú di là dal suo mezzo dai raggi luminosi stando vicino al corpo che lo illumina, che quando esso era piú remoto.
712.
Qual è quel corpo ombroso che non cresce né diminuisce le sue parti ombrose o luminose per nessuna distanza o vicinità dal corpo che lo illumina.
[vedi figura 132.gif]
Quando il corpo ombroso e il luminoso saranno infra loro di egual grandezza, allora nessuna distanza, o vicinità, che infra loro s'interponga, avrà potenza di diminuire o crescere le loro parti ombrose o illuminate.
nm sia il corpo ombroso, il quale, tirato nel sito cd piú vicino al luminoso ab, non ha cresciuto o diminuito la quantità della sua ombra; e questo accade perché i raggi luminosi che lo abbracciano sono in sé paralleli.
713.
Infra i corpi di eguale grandezza, quello che da maggior lume sarà illuminato avrà la sua ombra di minore lunghezza.
[vedi figura 133.gif]
Quei corpi che saranno piú propinqui o remoti dal loro lume originale, faranno piú o meno breve la loro ombra derivativa.
Nello sperimentare s'afferma la sopradetta proposizione, per cagione che il corpo mn è abbracciato da piú parte di lume che il corpo pq, come di sopra si dimostra.
Diciamo che vcabdx sia il cielo che fa il lume originale; che st sia una finestra dond'entrino le specie luminose, e cosí m n p q sieno i corpi ombrosi contrapposti a detto lume; mn sarà di minore ombra derivativa, perché la sua ombra originale sarà poca, ed il lume derivativo sarà grande, perché ancora sarà grande il lume originale cd; pq avrà piú ombra derivativa, perché la sua ombra originale sarà maggiore; il lume suo derivativo sarà minore che quello del corpo mn, perché quella parte dell'emisfero ab, che lo illumina, è minore che l'emisfero cd, illuminatore del corpo mn.
714.
Quei corpi sparsi situati in abitazione illuminata da una sola finestra faranno l'ombra derivativa piú o meno breve, secondo che sarà piú o meno a riscontro di essa finestra.
[vedi figura 134.gif]
La ragione che i corpi ombrosi che si trovano situati piú dritti al mezzo della finestra, fanno l'ombra piú breve che quelli situati in traverso sito, si è che vedono la finestra in propria forma, ed i corpi traversi la vedono in iscorto; a quello di mezzo la finestra pare grande, ai traversi pare piccola; quel di mezzo vede l'emisfero grande, cioè ef, e quelli dai lati lo vedono piccolo, cioè qr vede ab e cosí mn vede cd; il corpo di mezzo, perché ha maggior quantità di lume che quelli dai lati, è illuminato assai piú basso che il suo centro, e però l'ombra è piú breve, e tanto quanto ab entra in ef, tanto la piramide g4 entra in ey appunto.
715.
Ogni mezzo d'ombra derivativa si drizza col mezzo dell'ombra originale, e col centro del corpo ombroso, e del lume derivativo, e col mezzo della finestra, ed in ultimo col mezzo di quella parte del meridionale fatto dall'emisfero celeste.
yh è il mezzo dell'ombra derivativa, lh dell'ombra originale; l sia il mezzo del corpo ombroso, lk del lume derivativo; v sia il mezzo delle finestre; e sia l'ultimo mezzo del lume originale fatto da quella parte dell'emisfero del cielo che illumina il corpo ombroso.
716.
Ogni ombra fatta dal corpo ombroso minore del lume originale manderà le ombre derivative tinte del colore della loro origine.
[vedi figura 135.gif]
L'origine dell'ombra ef sia n, e sarà tinta in suo colore; l'origine di he sia o, e sarà similmente tinta in suo colore, e cosí il colore di vh sarà tinto nel colore del p perché nasce da esso, e l'ombra del triangolo zky sarà tinta nel colore di q perché deriva da esso q; f è il primo grado di lume, perché quivi illumina tutta la finestra ad, e cosí nel corpo ombroso m è di simil chiarezza; zky è un triangolo che contiene in sé il primo grado di ombra, perché in esso triangolo non capita il lume ad; xh è il secondo grado d'ombra perché lí non illumina se non un terzo della finestra, cioè cdh, e sarà il terzo grado di ombra perché lí vede i due terzi della finestra bd; e f sarà l'ultimo grado di ombra perché l'ultimo grado di lume della finestra illumina nel luogo di f.
717.
Quella parte del corpo ombroso sarà meno luminosa, che sarà veduta da minore quantità di lume.
La parte del corpo m è primo grado di lume perché lí vede tutta la finestra ad per la linea af; il secondo grado è n perché lí vede il lume bd per la linea be; o è il terzo grado perché lí vede il lume cd per la linea cb; p è il penultimo perché lí vede cd per la linea dv; q è l'ultimo grado perché lí non vede nessuna parte della finestra; tanto quanto cd entra in ad, tanto è piú scuro nrs che m, e tutto l'altro campo senz'ombra.
718.
Ogni lume che cade sopra i corpi ombrosi infra eguali angoli, tiene il primo grado di chiarezza, e quello sarà piú scuro che riceve gli angoli meno eguali, ed il lume o le ombre fanno loro ufficio per piramide.
[vedi figura 136.gif]
L'angolo c tiene il primo grado di chiarezza perché lí vede tutta la finestra ab e tutto l'orizzonte del cielo mx; l'angolo d fa poca differenza da c, perché gli angoli che lo mettono in mezzo non sono tanto disformi di proporzione quanto gli altri di sotto, e mancagli solamente quella parte dell'orizzonte ch'è tra y x; benché l'acquisti altrettanto dall'opposito lato, nondimeno la sua linea è di poca potenza, perché il suo angolo è minore che il suo compagno; l'angolo ed sarà di minor lume perché lí non vede; manca il lume ms ed il lume vx, ed i loro angoli sono assai disformi; l'angolo k e l'angolo f sono messi in mezzo ciascun per sé da angoli molto disformi l'uno dall'altro, e però saranno di poco lume, perché in k vede solamente il lume pt, ed in f non vede se non tq; og sarà l'ultimo grado di lume perché lí non vede nessuna parte del lume dell'orizzonte, e sono quelle le linee che un'altra volta ricompongono una piramide simile alla piramide c, la quale piramide l si troverà nel primo grado di ombra, perché ancora essa cade infra eguali angoli; ed essi angoli si drizzano e si sguardano per una linea retta che passa dal centro del corpo ombroso, e s'accoppia al mezzo del lume; le specie luminose moltiplicate nei termini della finestra ne' punti a b fanno un chiarore che circonda l'ombra derivativa creata dal corpo ombroso nel luogo 4 e 6; le specie oscure si moltiplicano in og e finiscono in 7 e 8.
719.
Ogni ombra fatta dai corpi si dirizza colla linea del mezzo ad un solo punto fatto per intersecazione di linee luminose nel mezzo dello spazio e grossezza della finestra.
La ragione premessa di sopra chiaramente appare per esperienza; imperocché figurerai uno sito colla finestra a tramontana, la quale sia sf, vedrai all'orizzonte di levante produrre una linea, che toccando i due angoli della finestra o f capiterà in d, e l'orizzonte di ponente produrrà la sua linea toccando gli altri due angoli della finestra r s e finirà in c, e questa intersecazione viene appunto nel mezzo dello spazio e della grossezza della finestra: ancora ti confermerai meglio questa ragione col porre due bastoni come nel luogo di g h; vi vedrai la linea fatta dal mezzo dell'ombra reale drizzarsi al centro m e coll'orizzonte nf.
720.
Ogni ombra con tutte sue varietà che per distanza cresce per larghezza piú che la sua cagione, le sue linee esteriori si congiungono insieme infra il lume e il corpo ombroso.
[vedi figura 138.gif]
Questa proposizione chiaramente appare e si conferma dalla esperienza, imperocché se ab sarà una finestra senza alcuna tramezzatura, l'aria luminosa che sta da destra in a è vista da sinistra in d, e l'aria che sta da sinistra in b, illumina da destra nel punto c, e dette linee s'intersecano nel punto m.
721.
Ogni corpo ombroso si trova infra due piramidi, una scura e l'altra luminosa; l'una si vede e l'altra no, e questo solo accade quando il lume entra per una finestra.
[vedi figura 139.gif]
Fa conto che ab sia la finestra e che r sia il corpo ombroso; il lume destro 3 passa il corpo dal lato sinistro del corpo ombroso in g e va in p; il lume sinistro k passa a detto corpo nel lato destro in i e va in m, e quelle due linee s'intersecano in c e lí fanno piramide; dipoi ab tocca il corpo ombroso in ig e fa la sua piramide in fig; f sarà oscuro, perché mai lí può vedere il lume abig; c sempre sarà luminoso, perché lí vede il lume.
722.
Qual è quel lume che, ancoraché l'occhio sia piú discosto dallo sferico ombroso che esso lume, non potrà mai vedere ombra, stando dietro al lume.
[vedi figura 140.gif]
Quando il luminoso sarà eguale o maggiore che lo sferico ombroso, allora l'occhio che sarà dopo tal lume non potrà mai vedere alcuna parte di ombra nel corpo ombroso per la differenza del detto luminoso.
cedf sia lo sferico ombroso, ab è il corpo luminoso eguale all'ombroso, e l'ombra di tal corpo sferico sia cfd; dico che l'occhio l, che sta dopo il lume ab in qualunque distanza si voglia, mai potrà vedere parte alcuna d'ombra, per la settima del nono che dice: mai le parallele concorrono in punto, perché ac bd son poste parallele, e se abbracciano di punto la metà dello sferico e le linee n m, che concorrono in punto l, esso punto non potrà mai vedere la metà dello sferico nel diametro suo cd.
723.
Dell'occhio che per lunga distanza mai gli sarà occupata la veduta dell'ombra nell'ombroso, quando il luminoso sarà minore dell'ombroso.
[vedi figura 141.gif]
Ma quando il luminoso sarà minore dell'ombroso, gli sarà sempre trovata qualche distanza, donde l'occhio potrà vedere l'ombra di esso ombroso.
Sia opef il corpo ombroso, ed il lume sia ab, in che proporzione si voglia minore di esso ombroso; dico che mai si proibirà che l'occhio n, che sta di dietro al lume, non veda qualche parte ombrosa dell'ombra del corpo sferico ombroso, come mostra la rettitudine delle linee.
724.
Dell'ombra dell'opaco sferico posto infra l'aria.
[vedi figura 142.gif]
La parte dello sferico opaco sarà piú ombrosa, che da maggior somma di oscurità sarà veduta.
Sia l'obietto oscuro il piano dc, e l'emisfero luminoso sia dnc, ed il corpo sferico interposto infra il lume dell'emisfero e l'oscurità della terra sia bcpo; dico che la parte oqp sarà piú oscura che alcuna parte di tale sferico, perché il sole vede il tutto de' lati dell'opposita oscurità della terra dc, ed ogni altro suo lato ne vede meno.
Provasi per uno degli elementi, che dice: la linea prodotta dal centro del circolo all'angolo della contingenza sarà perpendicolare e cadrà infra due angoli retti; seguita che la linea che vien dal centro x della sfera termina in sc infra angoli retti nel punto o, vede tutta l'oscurità della terra dc, e cosí tale o è veduto da essa terra; il simile fa p opposito per le medesime cagioni; e cosí q ed ogni parte che s'interpone infra op, spazio.
Ma il q è di piú eccellente oscurità per essere in mezzo sopra la terra, che non è l'o od il p, che son piú vicini agli estremi di tale oscurità della terra e cominciano a vedere l'orizzonte di esso emisfero e si mischiano col suo lume.
725.
Dell'ombra dell'opaco sferico posato sopra la terra.
[vedi figura 143.gif]
Ma l'ombra dell'opaco sferico, il quale si posa in contatto colla terra, sarà di maggiore oscurità che l'antecedente, che solamente la vede come suo obietto.
Provasi, e sia lo sferico opaco nms posato sopra la terra ac nel punto s, e l'arco abc sia il nostro emisfero; dico che l'ombra che fa esso sferico sopra la terra dove si posa sarà piú oscura che l'antidetta, per l'ottava che dice: ogni causa è fatta partecipe della sua causa, onde seguita che la terra, causa di tale ombra, darà l'ombra piú oscura, che sarà in sé piú oscura; adunque, essendo piú oscura l'ombrata che l'illuminata, lí è concluso.
726.
Delle ombre de' corpi alquanto trasparenti.
Nessun corpo partecipante di trasparenza fa ombra oscura se non è ombrato dall'oscurità delle ombre di molti altri simili corpi, come sono le foglie degli alberi, che fanno le ombre l'una sopra l'altra.
727.
Dell'ombra maestra che sta infra il lume incidente ed il riflesso.
Nota la vera figura che ha l'ombra maestra, la quale s'interpone infra il lume riflesso ed il lume incidente.
Questa tale ombra non si taglia, né ha fine se non insieme col membro sopra il quale si appoggia, ed i suoi lati sono di varie distanze dal suo mezzo e di varie conterminazioni con esso lume incidente e riflesso.
Imperocché alcuna volta si mostra di termini noti ed alcuna volta di termini insensibili; alcuna volta si piega della sua rettitudine, alcuna volta osserva rettitudine; alcuna volta i termini sono distanti ineguali dal mezzo dell'ombra principale; e di questo discorso si comporrà un libro.
728.
De' termini de' corpi che prima si perdono di notizia.
I termini de' corpi opachi sono quelli de' quali in brevissima distanza si perde la notizia; questa di che si predice il perdimento della notizia è la superficie dei corpi, per altro modo detta termine de' corpi densi, la quale, non avendo corpo, non dà di sé spedita notizia e tanto meno ne dà quanto essa è piú remota dal suo investigatore.
729.
De' termini de' corpi opachi.
[vedi figura 144.gif]
I veri termini de' corpi opachi mai saranno veduti con spedita cognizione; e questo nasce perché la virtú visiva non si causa in punto com'è provato nella terza del quinto di prospettiva, dove dice: la virtú visiva essere infusa per tutta la pupilla dell'occhio; adunque, essendo la pupilla abc che vede il termine del corpo n nello estremo m occupare nella parete gh tutto lo spazio def, perché la parte superiore a della pupilla vede il termine del corpo m nel punto d, e il mezzo della pupilla, b, vede un altro termine piú basso nel punto e che è piú alto del d, e la parte inferiore della pupilla, c, vede un altro termine del corpo piú basso, il quale è portato piú alto nella detta parete; e cosí è provata la causa della confusione de' termini che hanno i corpi ombrosi.
730.
Come i termini de' corpi ombrosi veduti da una medesima pupilla non sono in un medesimo sito in esso corpo.
[vedi figura 145.gif]
I termini de' corpi opachi veduti da una medesima pupilla non saranno mai in un medesimo sito in esso corpo.
Provasi, e sia che la pupilla ab vegga la parte superiore del corpo opaco n; dico che la parte inferiore b di tal pupilla vedrà il termine di esso corpo nel punto d, terminato nella parete or nel punto e, e la parte superiore a della pupilla vedrà esso termine del corpo opaco nel punto c terminare in detta parete.
Adunque, non essendo cd in un medesimo sito di tal corpo opaco, noi abbiamo provato il nostro intento.
731.
Come quel corpo ha i suoi termini piú confusi, che sarà piú vicino all'occhio che li vede.
[vedi figura 146.gif]
Tanto saranno piú confusi i termini de' corpi opachi, quanto e' saranno piú vicini all'occhio che li vede.
Quel che si propone si prova con mostrare ab, pupilla, vedere i termini nel corpo e in cd forte distanti l'un dall'altro, e per questo restan confusi; e vede i termini del corpo f, ch'è piú remoto, essere ancora piú vicini, cioè no, e per conseguente li viene a vedere piú spediti che quelli del corpo e.
732.
Come si deve conoscere qual parte del corpo deve essere piú o men luminosa che le altre.
[vedi figura 147.gif]
Se a sarà il lume e la testa sarà il corpo da quello illuminato; e quella parte di essa testa che riceve sopra di sé il raggio fra angoli piú eguali sarà piú illuminata; e quella parte che riceverà i raggi infra angoli meno eguali sarà meno luminosa; e fa questo lume nel suo ufficio a similitudine del colpo, imperocché il colpo che cadrà infra eguali angoli sarà in primo grado di potenza, e quando cadrà infra disuguali sarà tanto meno potente che il primo, quanto gli angoli saranno piú disformi.
Esempligrazia, se gitterai una palla in un muro, che le estremità sieno equidistanti da te, il colpo cadrà infra eguali angoli, e se la gitterai in detto muro stando da una delle sue estremità, la palla cadrà infra disuguali angoli e il colpo non si appiccherà.
733.
Quando gli angoli fatti dalle linee incidenti saranno piú eguali, in quel luogo sarà piú lume, e dove saran piú disuguali, sarà piú oscurità.
Poiché provato si è che ogni lume terminato fa, ovvero pare che nasca da un sol punto, quella parte illuminata da quello avrà la sua particola piú luminosa, sopra la quale cadrà la linea radiosa fra due angoli eguali, come di sopra si dimostra nella linea ag, e cosí in ah e simile in al; e quella particola della parte illuminata sarà men luminosa, sopra la quale la linea incidente ferirà tra due angoli, come appare in bcd; e per questa via ancora potrai conoscere le parti private di lume; come appare in mk.
734.
Come i corpi accompagnati da ombra e lume sempre variano i loro termini dal colore e lume di quella cosa che confina colla loro superficie.
[vedi figura 148.gif]
Se vedrai un corpo che la parte illuminata campeggi e termini in campo oscuro, la parte di esso lume che parrà di maggior chiarezza sarà quella che terminerà coll'oscuro in d; e se detta parte illuminata confina col campo chiaro, il termine di esso corpo illuminato parrà men chiaro che prima, e la sua somma chiarezza apparirà infra il termine del campo mf e l'ombra; e questo medesimo accade all'ombra, imperocché il termine di quella parte del corpo adombrato che campeggia in luogo chiaro in l parrà di molto maggiore oscurità che il resto; e se detta ombra termina in campo oscuro, il termine dell'ombra parrà piú chiaro che prima, e la sua somma oscurità sarà infra detto termine ed il lume, nel punto o.
735.
De' colmi de' lumi che si voltano e trasmutano, secondo che si trasmuta l'occhio veditore di esso corpo.
[vedi figura 149.gif]
Poniamo che il detto corpo sia questo tondo qui in margine figurato, e che il lume sia il punto a, e che la parte del corpo illuminata sia bc, e che l'occhio sia nel punto d; dico che il lustro, perché è tutto per tutto, e tutto nella parte, stando nel punto d, parrà nel punto c, e tanto quanto l'occhio si trasmuterà da d ad a, tanto il lustro si trasmuterà da c ad n.
736.
Modo come devono terminare le ombre fatte dagli obietti.
[vedi figura 150.gif]
Se l'obietto sarà questa montagna qui figurata, ed il lume fosse il punto a, dico che da b a d e similmente da c ad f non sarà lume se non per raggi riflessi; e questo nasce che i raggi luminosi non si adoprano se non per linea retta, e quel medesimo fanno i secondi raggi che sono riflessi.
737.
Qual parte dello sferico meno si illumina.
[vedi figura 151.gif]
Quella parte del corpo ombroso sarà manco illuminata, che da minor parte del corpo luminoso sarà veduta.
Provasi, e sia il corpo ombroso asqr, e il luminoso sia il suo emisfero ncef; dico che la parte a e la parte o, per essere esse vedute da eguali archi aced e cedf, sono vedute da eguali quantità di lume, e sono per questo egualmente da essi illuminate.
Ma r, veduto dal minore arco odf, riceve men lume; ed il p, che sol vede df, minore che edf, per questo resta meno luminoso, ed ancor meno luminoso rimane q, che sol vede l'estremo dell'orizzonte f.
738.
Qual parte dello sferico piú si illumina.
[vedi figura 152.gif]
E quella parte che degli sferici si illumina sarà di piú intensa chiarezza, che con minor somma di specie ombrose si accompagna.
Provasi, e sia fno il corpo sferico ombroso, ed abc l'emisfero luminoso, e il piano ac l'oscurità della terra; dico adunque, che la parte della sfera fn sarà di piú intensa chiarezza, perché non vede nessuna parte della terra ac, ed è in sé di egual chiarezza, per essere illuminata dagli eguali archi dell'emisfero abc, cioè l'arco are è pari all'arco rbs ed all'arco bsc, e per una concezione che dice, che quando due cose sono eguali ad una terza, esse sono ancora infra loro eguali, adunque p f n sono eguali in chiarezza.
739.
Qual parte dell'opaco sferico meno si illumina.
[vedi figura 153.gif]
[vedi figura 154.gif]
Quella parte dell'opaco sferico sarà di piú oscura ombrosità, che da men somma di raggi luminosi sarà vista.
Benché questa abbia gran similitudine con la prima di sopra, non resterò che io non la provi, perché essa prova alquanto si varia; e sia il corpo ombroso fno, e l'emisfero sia abc, e l'oscurità della terra sia la linea ac; dico in prima che la parte superiore dello sferico fpn sarà egualmente illuminata da tutto l'emisfero abc, e cosí lo dimostro per le tre porzioni date eguali, cioè are che illumina il punto f, e rbs che illumina p, e gsc che illumina n; adunque, per la settima del nono è concluso fpn, parte superiore dello sferico, essere di eguale chiarezza; la quale settima del nono dice che tutte quelle parti dei corpi che con eguale distanza saranno illuminate da eguali e simili lumi, sempre per necessità saranno di eguale chiarezza, e tale condizione accade ad fpn.
Seguita la seconda dimostrazione: sia abc il corpo ombroso sferico; dfe sia l'emisfero illuminatore; de è la terra che qui causa l'ombra; dico che tutta la parte della sfera anb per la passata è privata di ombra, perché non è veduta dall'oscurità della terra, e tutto il rimanente della superficie di tale sfera è ombroso con piú o meno oscurità, secondo che piú o men somma dell'oscurità della terra con minore o maggior quantità della luce dell'emisfero si accompagna.
Adunque il punto c, che vede minor somma di tale emisfero e maggior somma della terra, sarà piú oscurato che alcun'altra parte dell'ombra, cioè non vede se non rd e se dell'emisfero, e vede tutta la terra de; e la piú chiara sarà ab, perché non vede se non gli estremi della terra de.
Tanto sarà minore quella parte che di qualunque sferico si illumina, quanto sarà minore la parte del luminoso che la vede.
Provasi: ah sia il corpo ombroso, cie sia il nostro emisfero; seguita che a, parte del corpo ombroso, sarà meno illuminata per esser veduta da minor parte del corpo luminoso, cioè da men parte del giorno di esso nostro emisfero, come ci mostrano le due parti bc e de.
[vedi figura 155.gif]
Adunque quella parte dello sferico che si illumina sarà di maggior figura che da maggior somma del luminoso sarà illuminata.
Provasi per il converso dell'antecedente: se il minimo lume bc, de del nostro emisfero illumina una minima parte dello sferico ah, il massimo lume di esso emisfero illuminerà la parte massima di tal corpo sferico, cioè se bc, df della figura seguente illumina solo la parte nmr, il rimanente dell'emisfero, giunto con esso la sua parte bc, df, illuminerà il rimanente del predetto sferico.
Perché, ancoraché bc, df illumini nmr, esso illumina ancora la parte kn dal lato sferico, e l'altra lr dalla parte opposita.
Dice qui l'avversario che non vuole tanta scienza, che gli basta la pratica del ritrarre le cose naturali; al quale si risponde che nessuna cosa è che piú c'inganni che fidarsi del nostro giudizio senz'altra ragione, come prova sempre l'esperienza, nemica degli alchimisti, negromanti ed altri semplici ingegni.
740.
Della proporzione che hanno le parti luminose de' corpi co' loro riflessi.
[vedi figura 156.gif]
Tal proporzione avrà la parte illuminata dal lume incidente da quella che si illumina dal lume riflesso, quale ha il lume incidente con esso lume riflesso.
Provasi: sia ab il lume incidente che illumina lo sferico cd in cnd, e passa co' suoi raggi all'obietto ef, e di lí si riflette in cmd; dico che se il lume ab ha due gradi di potenza e l'ef ne ha uno, ch'è subduplo a due, che il lume riflesso cmd sarà subduplo al lume cnd.
741.
Della parte piú oscura dell'ombra ne' corpi sferici o colonnali.
La parte dell'ombra de' corpi sferici o colonnali sarà interposta infra il suo lume incidente ed il lume riflesso.
742.
Come le ombre fatte da lumi particolari si debbono fuggire, perché sono i loro fini simili ai principî.
Le ombre fatte dal sole od altri lumi particolari sono senza grazia del corpo, che da quelle è accompagnato, imperocché confusamente lascia le parti di sé con evidente termine di ombra dal lume, e le ombre sono di pari potenza nell'ultimo che nel principio.
743.
Del dare i lumi debiti alle cose illuminate secondo i siti.
Ai lumi accomodati alle cose da essi illuminate bisogna avere gran rispetti, conciossiaché in una medesima istoria vi accade parti che sono alla campagna al lume universale dell'aria, ed altre che sono in portici, che son lumi misti di particolari ed universali, ed altre ai lumi particolari, cioè in abitazioni che pigliano il lume da una sola finestra.
Di queste tre sorta di lumi, alla prima è necessario i lumi pigliare gran campi, per la quarta del primo che dice: tal proporzione è da grandezza a grandezza delle parti de' corpi illuminati, quale è da grandezza a grandezza degli obietti di quelli illuminatori; ed ancora di questi, cioè chi richiede riflessi dell'un corpo nell'altro, dove il lume entra per istretti luoghi infra i corpi illuminati da lume universale, perché ai lumi che penetrano infra i corpi vicini l'uno all'altro accade il medesimo che ai lumi che penetrano per le finestre o porte delle case, le quali noi dimandiamo lumi particolari; e cosí di questo faremo al suo luogo i debiti ricordi.
744.
Regola del porre le debite ombre e i debiti lumi ad una figura, ovvero corpo laterato.
[vedi figura 157.gif]
Tal sarà la maggiore o minore oscurità dell'ombra ovvero la maggiore o minor chiarezza di lume che ferirà sopra le faccie di un corpo laterato, qual sarà la maggiore o minore grossezza dell'angolo che si rinchiude, infra la linea centrale del luminoso che percuote sopra il mezzo del lato illuminato e la superficie di esso lato illuminato; come se il corpo illuminato fosse colonnato ottangolare, la fronte del quale è posta qui in margine; e sia che la linea centrale ra, la quale si estende dal centro del luminoso r al centro del lato sc; e sia ancora che la linea centrale rd si estenda dal centro di esso luminoso r al centro del lato cf; dico che tal proporzione sarà dalla qualità del lume che riceve da esso luminoso il lato sc a quella che dal medesimo luminoso riceve il secondo lato cf, qual sarà dalla grossezza dell'angolo bac alla grossezza dell'angolo edf.
745.
Regola del porre le vere chiarezze de' lumi sopra i lati del predetto corpo.
[vedi figura 158.gif]
Sia tolto un colore simile al colore del corpo che tu vuoi imitare, e sia tolto il colore del principale lume col quale vuoi illuminare esso corpo; dipoi, se tu trovi che il sopradetto maggiore angolo sia duplo all'angolo minore, allora tu torrai una parte del colore naturale del corpo che vuoi imitare, e dàgli due parti del lume che tu vuoi ch'esso riceva, ed avrai posto il lume duplo al lume minore; dipoi, per fare il lume subduplo, togli una sola parte di esso colore naturale del già detto corpo, ed aggiungigli solo una parte del detto lume, e cosí avrai fatto sopra un medesimo colore un lume il quale sarà doppio l'uno all'altro, perché sopra una quantità di esso colore è data una simile quantità di lume, ed all'altra quantità son date due quantità di tale lume.
E se tu vuoi misurare di punto esse quantità di colori, abbi un piccolo cucchiaro col quale tu possa pigliare le tue quantità eguali, com'è posto qui in margine.
E quando tu hai con esso tolto il tuo colore, tu lo radi colla piccola riga, come far si suole alle misure delle biade quando si vendono esse biade.
746.
Perché pare piú chiaro il campo illuminato intorno all'ombra derivativa stando in casa che in campagna.
Il campo chiaro che circonda l'ombra derivativa è piú chiaro vicino ad essa ombra che nelle parti piú remote; e questo accade quando tal campo riceve il lume da una finestra, e non accade in campagna.
E come questo nasce sarà definito a suo luogo nel libro dell'ombra e lume.
747.
Del dare i lumi.
Da' prima un'ombra universale per tutta la parte contenente che non vede il lume, poi dàgli ombre mezzane, e le principali a paragone l'una dell'altra, e cosí da' il lume contenente di mezzano lume, dandogli poi i mezzi e i principali similmente a paragone.
748.
Del dare con artificiosi lumi ed ombre aiuto al finto rilievo della pittura.
Nell'aumentare la pittura nel suo rilievo userai fare, infra la finta figura e quella cosa visiva che riceve la sua ombra, una linea di chiaro lume che divida la figura dall'oscurato obietto; e nel medesimo obietto farai due parti chiare che mettano in mezzo l'ombra fatta nel muro dalla contrapposta figura.
Usa spesso fare quelle membra che tu vuoi che si partano alquanto dal loro corpo, e massime quando le braccia intraversano il petto, di fare che infra il battimento dell'ombra del braccio sul petto e la propria ombra del braccio resti alquanto di lume, che paia che passi nello spazio ch'è infra il petto ed il braccio.
E quando tu vuoi che il braccio paia piú distante dal petto, tanto piú fa detto lume maggiore, e sempre fa che tu t'ingegni di accomodare i corpi in campi che la parte di essi corpi ch'è oscura termini in campo chiaro, e la parte del corpo illuminata termini in campo oscuro.
749.
Del circondare i corpi con varî lineamenti di ombra.
Fa che sempre le ombre fatte sopra la superficie de' corpi da varî obietti usino ondeggiare con varî torcimenti, mediante la varietà de' membri che fanno le ombre e della cosa che riceve essa ombra.
750.
Modo di fare alle figure l'ombra compagna del lume e del corpo.
Quando fai una figura e che tu vuoi vedere se l'ombra è compagna del lume, ch'essa non sia o piú rossa o gialla che si sia la natura dell'essere del colore che tu vuoi adombrare, farai cosí: fa l'ombra col tuo dito sopra la parte illuminata, e se l'ombra accidentale da te fatta sarà simile all'ombra naturale fatta dal dito sopra la tua opera, starà bene, e puoi col dito piú presso o piú lontano fare ombre piú scure o piú chiare, le quali sempre paragona colla tua.
751.
De' siti de' lumi e delle ombre delle cose vedute in campagna.
Quando l'occhio vede tutte le parti de' corpi veduti dal sole, esso vedrà tutti i corpi senz'ombra.
Provasi per la nona che dice: la superficie di ogni corpo opaco partecipa del colore del suo obietto.
Adunque, essendo il sole obietto di tutte quelle parti delle superficie de' corpi che lo vedono, esse parti di superficie partecipano della chiarezza del sole che li illumina.
Risguarderà essi corpi, ed è impossibile che possa vedere altra parte di tali corpi che si sia quella ch'è veduta dal sole.
Adunque non vedrà primitiva né derivativa di nessuno de' predetti corpi.
752.
Se il sole è in oriente e l'occhio a settentrione, ovvero a meridie.
Quando il sole è all'oriente e l'occhio a settentrione o a meridie, allora l'occhio vedrà le ombre primitive de' corpi orientali ed i lumi de' corpi occidentali, ed esso essere appunto in mezzo ai lumi ed alle ombre de' corpi.
753.
Del sole e dell'occhio posti all'oriente.
Quando il sole e l'occhio saranno all'oriente, allora tutte le parti delle superficie che vedono il sole si dimostreranno all'occhio illuminate, per la nona di questo.
754.
Del sole all'oriente e l'occhio all'occidente.
Quando l'occhio di occidente vede il sole all'oriente, allora i corpi opachi interposti infra l'oriente e l'occidente mostreranno all'occhio le sue ombre.
Seguita che un paese è mezzo chiaro e mezzo scuro.
755.
Ricordo al pittore.
[vedi figura 159.gif]
Adunque tu, o pittore, quando figuri i tuoi paesi o campagne col lume a destra o a sinistra, ricordati, per la sopradetta conclusione, come le ombre de' corpi hanno ad occupare con maggiore o minor quantità, quanto essi corpi sono piú vicini o piú remoti dalla causa che li illumina.
756.
Della convenienza delle ombre compagne de' loro lumi.
In questa parte tu devi avere gran rispetto alle cose circostanti a que' corpi che tu vuoi figurare, per la prima del quarto, che prova che la superficie di ogni corpo ombroso partecipa del colore del suo obietto; ma si deve accomodare coll'arte a fare a riscontro delle ombre de' corpi verdi cose verdi, come prati e simili convenienze acciocché l'ombra, partecipando del colore di tale obietto, non venga a degenerare ed a parere ombra di altro corpo, che verde; perché se tu metterai il rosso illuminato a riscontro dell'ombra, la quale è in sé verde, questa tale ombra rosseggierà e farà colore di ombra, la quale sarà bruttissima e molto varia dalla vera ombra del verde; e quel che di tal colore si dice, s'intende di tutti gli altri.
757.
In che parte de' corpi ombrosi si dimostreranno i loro colori di piú eccellente bellezza.
L'eccellente bellezza di qualunque colore che non abbia in sé lustro sarà sempre nell'eccellente chiarezza della parte piú illuminata di essi corpi ombrosi.
758.
Perché i termini de' corpi ombrosi si mostrano alcuna volta piú chiari o piú scuri che non sono.
I termini de' corpi ombrosi si dimostrano tanto piú chiari o piú scuri che non sono, quanto il campo che con loro confina sarà piú scuro o piú chiaro del colore di quel corpo che lo termina.
759.
Che differenza è dalla parte illuminata nella superficie de' corpi ombrosi alla parte lustra.
La parte del corpo ombroso che si illumina parrà tanto men luminosa quanto essa piú si avvicinerà al suo lustro; e questo è causato dalla gran varietà ch'è infra loro ne' loro confini, la quale è cagione che la parte men lucida pare oscura in tali confini, e la parte lucida del lustro pare chiarissima.
Ma queste tali superficie che ricevono le dette impressioni sono di natura di specchi confusi, i quali pigliano confusamente il simulacro del sole e del cielo che gli fa campo, e similmente del lume di una finestra e della oscurità della parete nella quale è fatta essa finestra.
DEL LUSTRO
760.
Del lustro de' corpi ombrosi.
De' lustri de' corpi di egual tersità, quello avrà piú differenza col suo campo, che si genererà in piú nera superficie; e questo nasce che i lustri si generano in superficie pulite, che son quasi di natura di specchi; e perché tutti gli specchi rendono all'occhio quel che ricevono dagli obietti, adunque ogni specchio che ha per obietto il sole, rende esso sole di un medesimo colore, e il sole parrà piú potente in campo oscuro che in campo chiaro.
761.
Come il lustro è piú potente in campo nero che in alcun altro campo.
Infra i lustri di eguale potenza quello si dimostrerà di piú eccellente chiarezza, che sarà in campo piú oscuro; questa è la medesima di sopra, ma si varia, ché quella parla della differenza ch'esso ha dal suo campo, e questa della differenza che ha un lustro nel campo nero dal lustro generato in altri campi.
762.
Come il lustro generato nel campo bianco è di piccola potenza.
De' lustri di egual potenza quello si mostrerà di minor splendore che si genera in piú bianca superficie.
763.
Delle grandezze de' lustri sopra i corpi tersi.
De' lustri generati sopra gli sferici egualmente distanti dall'occhio, quello sarà di minor figura, che si genererà sopra sferico di minor grandezza.
Vedasi ne' graniculi dell'argento vivo, i quali sono quasi di quantità insensibili, i loro lustri essere eguali alla grandezza di essi grani; e questo nasce ché la virtú visiva della pupilla è maggiore di esso graniculo, e per questo lo circonda com'è detto.
764.
Che differenza è da lustro a lume.
La differenza ch'è dal lustro al lume, è che sempre il lustro è piú potente che il lume, ed il lume è di maggiore quantità che il lustro; ed il lustro si muove insieme coll'occhio o colla sua causa, o coll'uno e coll'altra; ma il lume è stabilito al luogo terminato, non rimuovendosi la causa che lo genera.
765.
Del lume e lustro.
I lumi che si generano nelle superficie terse de' corpi opachi saranno immobili ne' corpi immobili ancoraché l'occhio de' veditori si muova; ma i lustri saranno sopra i medesimi corpi in tanti luoghi della loro superficie, quanti sono i siti dove l'occhio si muove.
766.
Quali corpi sono quelli che hanno il lume senza lustro.
I corpi opachi che hanno superficie densa ed aspra non generano mai lustro in alcun luogo della loro parte illuminata.
767.
Quali corpi sono quelli che hanno lustro e non parte luminosa.
I corpi opachi densi con tersa(53) superficie sono quelli che hanno tutto il lustro in tanti luoghi della parte illuminata quanti sono i siti che possono ricevere l'angolo della incidenza del lume e dell'occhio; ma perché tale superficie specchia tutte le cose circostanti al lume, l'illuminato non si conosce in tal parte del corpo illuminato.
768.
Del lustro.
Il lustro partecipa assai piú del colore del lume che illumina il corpo che lustra, che del colore di esso corpo; e questo nasce in superficie dense.(54)
Il lustro di molti corpi ombrosi è integralmente del colore del corpo illuminato, com'è quello dell'oro brunito, dell'argento ed altri metalli e simili corpi.
Il lustro di foglie, vetri e gioie poco partecipa del colore del corpo ove nasce ed assai del colore del corpo che lo illumina.
Il lustro fatto nella profondità di densi trasparenti è in primo grado della bellezza di tale colore, come si vede dentro al rubino, balascio, vetri e simili cose; questo accade ché infra l'occhio ed esso lustro s'interpone tutto il color naturale del corpo trasparente.
I lumi riflessi de' corpi densi e lustri sono di molto maggior bellezza che non è il natural colore di essi corpi, come si vede nelle pieghe, che si aprono, dell'oro che si fila ed in altri simili corpi, che l'una superficie riverbera nell'altra a sé contrapposta, e l'altra riverbera in essa, e cosí fanno successivamente in infinito.
Nessun corpo lustro e trasparente può dimostrare sopra di sé ombra ricevuta d'alcun obietto, come si vede nelle ombre de' ponti de' fiumi, che mai si vedono, se non sopra le acque torbide, e nelle chiare non appariscono.
Il lustro sarà sopra gli obietti trovato in tanti varî siti, quanto son varî i luoghi dond'esso è veduto.
Stando l'occhio e l'obietto senza moto, si muoverà il lustro sopra l'obietto insieme col lume che lo cagiona; stando il lume e l'obietto senza moto si muoverà il lustro sopra l'obietto insieme col moto dell'occhio che lo vede.
Nasce il lustro nelle superficie pulite di qualunque corpo, delle quali piglieranno piú lume quelle che saranno piú dense e pulite.
DE' RIFLESSI(55)
769.
Dell'ombra interposta infra lume incidente e lume riflesso.
L'ombra che s'interpone infra il lume incidente ed il lume riflesso sarà di grande oscurità e si dimostrerà piú oscura ch'essa non è, per causa del paragone del lume incidente che con essa confina.
770.
Dove il riflesso dev'essere piú oscuro.
[vedi figura 160.gif]
Se il lume s illumina il corpo rp, e' farà l'ombra primitiva piú chiara di sopra, inverso il lume, che di sotto dov'esso corpo si posa sopra il piano, per la quarta di questo che dice: la superficie di ogni corpo partecipa del colore del suo obietto; adunque l'ombra derivativa, la quale si stampa sopra il pavimento nel sito mp, risalta nella parte del corpo ombroso op, ed il lume derivativo, che cinge tale ombra, cioè mn, risalta in or, e questa è la causa che sempre tali corpi ombrosi non hanno mai il riflesso luminoso ne' confini che ha il corpo ombroso col suo pavimento.
771.
Perché i riflessi poco o niente si vedono ne' lumi universali.
[vedi figura 161.gif]
I riflessi de' corpi ombrosi poco o niente si vedono ne' lumi universali; e questo nasce perché tal lume universale circonda ed abbraccia assai ciascuno di essi corpi, la superficie de' quali, com'è provato, partecipa del colore de' suoi obietti; come se il corpo a fosse illuminato dal suo emisfero gcd ed ombrato dalla terra gfd; qui la superficie di tal corpo è illuminata ed ombrata dall'aria della terra che gli sta per obietto, e tanto piú o meno illuminata ed ombrata, secondo che piú o meno è veduta da maggior somma di luminoso o di scuro; come si vede, nel punto k essere veduto da tutta la parte dell'emisfero hci, e non è veduto da nessuna parte dell'oscurità della terra.
Adunque seguita, k essere piú illuminato che a dove solo vede la parte dell'emisfero cd, e tale illuminazione è corretta dall'oscurità della terra rd, la quale tutta vede ed è veduta dal punto a, com'è provato in prospettiva; e se noi vorremo dire dal punto b, noi troveremo quello essere meno illuminato che il punto a, conciossiaché esso b vede la metà dell'emisfero che vedeva a, cioè vede tutto cd, ed il b vede solamente ed ch'è la metà del cd, e vede tutta la oscurità della terra che vedeva a, cioè la terra rd, e vi si aggiunge la parte rf ch'è piú oscura, perché in essa manca il lume dell'emisfero ec, il quale non manca alla terra rd.
Adunque per tale ragione questo corpo non può avere riflesso, perché il riflesso del lume è dopo l'ombra principale de' corpi; e qui l'ombra principale è nel punto dove tal corpo è in contatto col piano della terra, perché lí è interamente privato di luce.
772.
Come il riflesso si genera ne' lumi universali.
[vedi figura 162.gif]
Generasi il riflesso ne' corpi illuminati dai lumi universali, quando una parte del corpo illuminato riflette il suo maggior lume in quel luogo dove vede minor parte del medesimo lume; come, vedendo il cielo ef nel luogo d, e una maggior parte del medesimo cielo veda k, allora il lume derivativo k rifletterà in d; ma di questo si farà distinto trattato al suo luogo deputato.
773.
Quali lumi facciano piú nota e spedita la figura de' muscoli.
De' lumi che debbon dare vera notizia della figura de' muscoli, gli universali non sono buoni, ma i particolari sono perfetti, e tanto piú quanto essi lumi saranno di minor figura; e tale dimostrazione si deve fare col movimento del lume per piú versi, imperocché, se il lume stesse fermo, esso illuminerebbe piccola parte del corpo muscoloso, ed il suo rimanente rimarrebbe oscuro, e per conseguenza sarebbe ignoto.
774.
Come i corpi bianchi si devono figurare.
Se figurerai un corpo bianco circondato da molt'aria,(56) perché il bianco non ha da sé colore, ma si tinge e trasmuta in parte del colore che gli è per obietto.
Se vedrai una donna vestita di bianco in una campagna, il colore di quella parte di lei che sarà veduta dal sole sarà chiaro in modo, che darà in parte, come il sole, noia alla vista; e quella parte che sarà veduta dall'aria luminosa per i raggi del sole tessuti e penetrati infra essa, perché l'aria in sé è azzurra, la parte della donna vista da dett'aria parrà pendere in azzurro; se nella superficie della terra vicina saranno prati, e che la donna si trovi infra un prato illuminato dal sole ed esso sole, vedrai tu le parti di esse pieghe, che possono esser viste dal prato, tingersi per raggi riflessi nel colore di esso prato; e cosí si va trasmutando nei colori de' luminosi e non luminosi obietti vicini.
Se tu(57) saprai ragionare e scrivere la dimostrazione delle forme, il pittore le farà che parranno animate con ombre e lumi componitori dell'aria de' volti, della quale tu non puoi aggiungere con la penna, dove si aggiunge col pennello.
775.
Dell'occhio che sta al chiaro e vede il luogo oscuro.
Nello scuro nessun colore secondo è della medesima chiarezza che il primo, ancoraché in sé sieno simili.
Provasi per la quarta di questo dove dice: la superficie di quel corpo si tingerà piú del mezzo trasparente interposto infra l'occhio ed esso corpo, del quale mezzo interposto sarà di maggiore grossezza.
Adunque riman concluso che il colore secondo, posto in mezzo di trasparente oscuro, avrà piú oscurità interposta infra sé e l'occhio, che il color primo, il quale si trova piú vicino al medesimo occhio; e tal proporzione sarà da oscurità a oscurità di essi colori, qual sarà da quantità a quantità del mezzo oscuro che di sé li tinge.
776.
Dell'occhio che vede le cose in luogo chiaro.
Nell'aria illuminata nessun colore secondo sarà oscuro come il medesimo colore ch'è piú vicino.
Provasi per l'antecedente, perché piú grossezza della chiarezza dell'aria resta interposta infra l'occhio e il secondo colore, che infra l'occhio e il color primo; e per conseguenza la proporzione delle varietà di tali colori sarà simile alle proporzioni di esse quantità di arie interposte infra l'occhio e i detti colori.
777.
Delle ombre e lumi delle città.
[vedi figura 163.gif]
Quando il sole è all'oriente, e l'occhio sta sopra il mezzo di una città, esso occhio vedrà la parte meridionale di essa città aver i tetti mezzo ombrosi e mezzo luminosi, e cosí la settentrionale; la orientale sarà tutta ombrosa, e la occidentale sarà tutta luminosa.
778.
Dell'illuminazione delle parti infime de' corpi insieme ristretti, come gli uomini in battaglia.
[vedi figura 164.gif]
Le parti degli uomini e cavalli in battaglia travaglianti saranno tanto piú oscure, quanto esse saranno piú vicine alla terra che li sostiene; e questo si prova per le pareti de' pozzi, le quali si fanno tanto piú oscure, quanto esse piú si profondano; e questo nasce perché la parte piú profonda de' pozzi vede ed è veduta da minor parte dell'aria luminosa, che nessun'altra sua parte; ed i pavimenti del medesimo colore, che hanno le gambe de' predetti uomini e cavalli, saranno sempre piú illuminati infra angoli eguali che le altre predette gambe.
779.
Del lume particolare.
Il lume particolare è causa di dar miglior rilievo(58) ai corpi ombrosi, che l'universale, come ci mostra il paragone di una parte di campagna illuminata dal sole, ed una ombrata dal nuvolo, che solo si illumina del lume universale dell'aria.
DELLE OMBROSITÀ E CHIAREZZE DE' MONTI
780.
Prospettiva comune.
[vedi figura 165.gif]
Delle cose di egual movimento quella parrà piú tarda che sarà piú distante dall'occhio, sia che in pari tempo si faccia eguali lunghezze di moti in varie distanze, le quali sieno dall'a all'f e dal g al k, e cosí dall'l all'm; dico che tal proporzione parrà da velocità a velocità e da lunghezza di moto a lunghezza di moto, quale è da distanza a distanza della cosa veduta che si muove all'occhio che la vede.
E sia dunque lm in tripla proporzione di distanza dall'occhio o colla distanza af da esso o; dico che il moto lm parrà per velocità e lunghezza esser triplo al moto dell'a al b(59) fatto nel medesimo tempo e moto.
Provasi, perché nella distanza af dall'occhio o si dimostra lm essersi mosso solamente lo spazio cd, quando a s'è mosso in f, e cosí sarà trovato lo spazio cd entrare tre volte nello spazio af; adunque esso spazio af è triplo allo spazio cd, e perché lí un moto e l'altro son fatti in un medesimo tempo, il moto af pare tre tanti piú veloce che il moto cd.
Che è quel che si dovea provare.
781.
Delle cime de' monti vedute di sopra in giú.
[vedi figura 166.gif]
Le cime de' monti vedute l'una dopo l'altra d'alto in basso non rischiarano nella medesima proporzione delle distanze che hanno infra loro esse cime de' monti, ma molto meno, per la settima del quarto che dice: le distanze de' paesi veduti d'alto in basso insino all'orizzonte si vanno oscurando, e quelle che son vedute di basso in alto nella medesima distanza del primo si van sempre rischiarando.
Questo nasce per la terza del nono che dice: la grossezza dell'aria veduta di sotto in su è molto piú chiara e splendente che quella veduta di sopra in giú; e questo deriva perché l'aria veduta d'alto in basso è alquanto penetrata dalle specie oscure della terra che le sta di sotto; e però si dimostra all'occhio piú oscura che quella ch'è veduta di sotto in su, la quale è penetrata dai raggi del sole, i quali vengono all'occhio con gran chiarezza.
Adunque il medesimo accade ne' monti e paesi proposti, le specie de' quali, passando per le predette arie, si dimostreranno o chiare o scure, secondo l'oscurità o chiarezza dell'aria.
782.
Dell'aria che mostra piú chiare le radici de' monti che le loro cime.
[vedi figura 167.gif]
Le cime de' monti si dimostreranno sempre piú oscure che le loro basi.
Questo accade perché tali cime de' monti penetrano in aria piú sottile che non fanno le basi loro, per la seconda del primo che dice, che quella regione d'aria sarà tanto piú trasparente e sottile quanto essa è piú remota dall'acqua e dalla terra; adunque seguita, tali cime dei monti che giungono in essa aria sottile si dimostrano piú della loro naturale oscurità che quelle che penetrano nell'aria bassa, la quale com'è provato, è molto piú grossa.
783.
Perché i monti distanti mostrano piú oscure le sommità che le loro basi.
[vedi figura 168.gif]
Provasi quel ch'è già detto piú sopra; seguito e dico che, ancoraché gli spazi de' monti aopq sieno infra loro nella proporzione dell'egualità, che i colori delle cime di essi monti opq non osserveranno la medesima proporzione nel loro rischiarare, com'essi farebbero essendo di una medesima altezza, perché se fossero di medesima altezza essi sarebbero in aria di egual grossezza colle loro estremità; ed allora la proporzione delle distanze de' colori sarebbe una medesima; ma tale disposizione non si può dimostrare all'occhio, perché se l'occhio è alto quanto esse cime de' monti, gli è necessario che di tali monti le cime di quelli che son di là dal primo monte siano tutte nell'altezza dell'occhio e del primo monte; e per questo seguita che il secondo monte, e il terzo e cosí gli altri che seguitano, non eccedano né siano ecceduti dal primo monte né dall'occhio.
Adunque nella superficie della cima del primo monte si scontrano le cime di tutti i monti che seguon dopo il primo monte e per questo non si può vedere se non la cima del primo; adunque tale dimostrazione è vana, come a occhio, b sommità del primo monte, c d delle altre cime; vedi che la cima b, scontrandosi nelle due altre cime c d, che l'occhio a vede le tre cime b c d nel medesimo termine del monte b; e queste hanno le distanze ed i colori in medesima proporzione, ma non si vede né distanza né colori.
784.
Delle cime de' monti che si scoprono all'occhio l'una piú alta dell'altra, che le proporzioni delle distanze non sono colle proporzioni de' colori.
[vedi figura 169.gif]
Quando l'occhio vede le cime de' monti di eguali distanze ed altezze sotto di sé, esso non vedrà i colori delle cime di tali monti di diminuzione di colori nella medesima proporzione delle già dette distanze, perché passano all'occhio per diverse grossezze d'aria.
Provasi: siano o p q le cime di tre monti, che in sé sono di un medesimo colore e di medesima distanza l'una dall'altra; a sia l'occhio che le vede, il quale è piú alto ch'esse cime; dico che la proporzione delle qualità delle distanze che hanno infra esse le cime di tali monti non saranno una medesima con la proporzione delle diminuzioni de' colori di tali cime di monti; e questo nasce perché essendo a o due, e a p quattro, e a q sei, cioè nella proporzione dell'egualità, l'aria no non è subdupla all'aria mp, ma subtripla, e lo spazio dall'occhio ao è subduplo allo spazio ap, e lo spazio ao è subquadruplo allo spazio sq, che secondo lo spazio de' monti avrebbe ad essere subtriplo.
785.
Delle cime de' monti che non diminuiscono ne' colori secondo la distanza delle cime loro.
[vedi figura 170.gif]
Quando le cime de' monti saranno di eguale distanza l'una dall'altra e di egual differenza di altezze infra loro, esse saranno ancora in egual differenza di altezze e di sottilità d'aria, ma non in eguale diminuzione di colori, perché la piú alta sarà piú oscura ch'essa non deve.
Provasi, perché la cima o è tutta nell'aria grossa, e forte s'imbianca di essa aria, p è veduta dall'occhio a in meno aria grossa com'è ra, e nell'aria piú sottile tutto pr; adunque s'imbianca quasi come o; q è veduto per l'aria grossa tutto ia e nella piú sottile ki, ed in piú sottile lk; questa è piú chiara che o, ma non quanto si richiede a tale distanza.
786.
Dell'inganno del pittore nella grandezza degli alberi e degli altri corpi delle campagne.
[vedi figura 171.gif]
Giudica ben tu, o pittore o miniatore, quanto la tua pittura debb'essere veduta remota dall'occhio e fingi che a tale distanza sia veduto uno spiracolo, o vuoi dir buca o finestra, per la quale le cose anteposte possano penetrare al tuo occhio; e veramente tu giudicherai le cose vedute essere tanto minime, che non che le membra, ma il tutto quasi ti parrà impossibile a poter figurare.
Come se l'occhio fosse o e la buca di un quarto di braccio eguale alla tua tavola dipinta sia ab, discosta dall'occhio mezzo braccio; allora tu vedrai per esso spazio tutte le cose che veder si possono dentro alla lunghezza di un orizzonte di cento miglia, in tanto confusa diminuzione, che non che figurar di quelle alcuna parte ch'abbia figura, ma appena potrai porre sí piccolo punto di pennello, che non sia maggiore che ogni casamento posto in dieci miglia di distanza.
787.
Perché i monti in lunga distanza si dimostrano piú scuri nella cima che nella base.
[vedi figura 172.gif]
L'aria che acquista gradi di grossezza in ogni grado della sua bassezza e della sua distanza, è causa che le cime de' monti che piú s'innalzano piú mostrano la sua naturale oscurità, perché manco sono impedite dalla grossezza dell'aria nella cima che nella loro base, o nella vicinità che nella remozione.
Provasi: op, ds, cr, ak sono gradi dell'aria che sempre si assottigliano quanto piú s'innalzano; af, fh, hk sono gli altri gradi trasversali dove l'aria acquista sottilità quanto piú si avvicina.
Seguita che la cima del monte e è piú scura in cima che nella base, perché, com'è detto, l'aria è piú grossa in basso che in alto.
Ancora il monte e è piú oscuro che il monte g, perché minor grossezza di aria è infra ce che infra dg, e la cima g essendo piú alta che la sua base, fa il simile del monte e, facendosi piú oscura quanto piú s'innalza; ed in pari distanza, come dire yg, parrebbe piú oscuro che la cima e per giungere esso in aria che meno impedisce per essere piú sottile; onde non segue che tal sia la proporzione delle oscurità de' monti, qual è quella delle loro vicinità, la quale seguiterebbe se le cime de' monti fossero di eguale altezza; ma g, per levarsi piú alto, non l'osserva, perché penetra in aria piú sottile.
788.
Perché i monti paiono avere piú oscure le cime che le basi in lunga distanza.
[vedi figura 173.gif]
La grossezza dell'aria è di tante varietà di sottilità quante sono le varietà delle altezze che le sue parti hanno dall'acqua e dalla terra, e tanto si trova piú sottile e fredda, quanto essa è piú remota dalla detta terra.
Per la prima la montagna p si dimostrerà piú chiara che il monte o, perché piú aria è infra a occhio e p monte, che fra esso a e il monte o; e cosí il monte q sarà piú chiaro che il monte p, ma tal chiarezza non avrà la medesima proporzione colla chiarezza del p, quale hanno le distanze, perché q si trova in aria piú sottile che p, onde si mostra piú oscura che non richiede la proporzione della distanza.
789.
Come non si deve figurar le montagne cosí azzurre il verno come l'estate.
I paesi fatti nella figurazione del verno non debbono dimostrare le loro montagne azzurre, come far si vede alle montagne nell'estate; e questo si prova per la quarta di questo che dice: infra le montagne vedute in lunga distanza, quella si dimostrerà di colore piú azzurro, la quale sarà in sé piú scura.
Adunque, essendo le piante spogliate delle lor foglie, si dimostrano di color berettino; essendo colle foglie, sono di color verde; e tanto quanto il verde è piú oscuro che il berettino, tanto si mostrerà piú azzurro il verde che il berettino, per la quinta di questo.
Le ombre delle piante vestite di foglie sono tanto piú oscure che le ombre di quelle piante che sono spogliate di foglie, quanto le piante vestite di foglie sono men rare che quelle che non hanno foglie.
E cosí abbiamo provato il nostro intento.
La definizione del colore azzurro dell'aria dà sentenza perché i paesi son piú azzurri di state che di verno.
790.
Come i monti ombrati dai nuvoli partecipano del colore azzurro.
I monti ombrati dai nuvoli partecipano di colore azzurro, quando il tempo sarà chiaro intorno ad esso nuvolo; e questo è causato perché l'aria illuminata dal sole si trova di gran chiarezza, e la similitudine di tale oscurità di monte ombrato dal nuvolo, passando all'occhio per la predetta chiarezza dell'aria, viene a farsi di colore azzurro, come fu provato nella quinta del secondo.
791.
Dell'aria che infra i monti si dimostra.
Piú si dimostra l'aria luminosa e chiara inverso la parte del sole che nelle parti opposite.
792.
De' monti e loro divisione in pittura.
[vedi figura 174.gif]
Dico che l'aria interposta infra l'occhio ed il monte pare piú chiara in p che in a; e questo può accadere per diverse cause, delle quali la prima è che l'aria interposta infra l'occhio e il p è maggior somma che quella che s'interpone infra l'occhio e l'a, e per conseguente è piú chiara.
La seconda è che l'aria è piú grossa in p valle che in a monte.
793.
Pittura che mostra la necessaria figurazione delle alpi, monti e colli.
Le figure de' monti, detti catena del mondo, sono generate dai corsi de' fiumi nati di piova, neve, grandine e diacci resoluti dai raggi solari della state, la quale resoluzione è generazione di acque ragunate da molti piccoli rivi concorrenti da diversi aspetti ai maggiori rivi; crescono in magnitudine, quanto essi acquistano di moto, insinché si convocano al gran mare oceano, sempre togliendo dall'una delle rive e rendendo all'altra, insinché ricercano la larghezza delle loro valli; e di quella non si contentano; consumano le radici de' monti laterali, i quali ruinando sopra essi fiumi chiudono le valli, e, come se si volessero vendicare, proibiscono il corso di tal fiume e lo convertono in lago, dove l'acqua con tardissimo moto pare raumiliata, insino a tanto che la generata chiusa del ruinato monte sarà di nuovo consumata dal corso della predetta acqua.
Adunque diremo che quell'acqua che di piú stretto e breve cammino si trova, meno consuma il luogo dove passa, e di converso piú consuma dov'essa è larghissima e profonda.
Seguita per questo che gli altissimi gioghi de' monti, essendo il piú del tempo vestiti di neve, e le pioggie con piccol tempo li percuotono; ed i fiumi non vi sono, insino a tanto che le poche gocciole della pioggia avanzate al sorbimento dell'arida cima cominciano a generare i minutissimi rami di tardissimo moto, i quali non hanno potenza di torbidarsi di alcuna particola di terra da loro mossa, mediante le vecchie radici delle minute erbe; per la qual cosa tali giochi de' monti hanno piú eternità nelle loro superficie che nelle radici, dove i furiosi corsi delle acque ragunate al continuo, non contenti della portata terra, essi rimuovono i colli coperti di piante insieme con i grandissimi sassi, quelli rotolando per lungo spazio infinché li ha condotti in minuta ghiaia ed all'ultimo in sottil litta.
794.
Pittura e come i monti crescono.
Per quel che dietro a questa è concluso, egli è necessario concedere che le basi de' monti e de' colli al continuo si restringono.
Essendo cosí, non si può negare che le valli non si allarghino, e perché la larghezza del fiume non può poi occupare la larghezza della cresciuta sua valle,(60) anzi, muta al continuo sito, lasciando il corso da quel luogo dov'egli ha scaricato piú materia, la qual materia rodendo e levando i ghiaiosi argini insino a tanto che, portata via tutta la già lasciata materia, riacquista l'antico suo letto, del quale non si parte infino a tanto che altro simile accidente lo rimuove dal predetto sito; e cosí di pioggia in pioggia fatte di tempo in tempo si va scaricando di materia e peso ciascuna valle.
795.
Pittura nel figurare le qualità e membri de' paesi montuosi.
Quelle erbe e piante saranno di colore tanto piú pallido, quanto il terreno che le nutrisce è piú magro e carestioso di umore.
Il terreno è piú carestioso e magro sopra i sassi, di che si compongono i monti.
E gli alberi saranno tanto minori e piú sottili, quanto essi si fanno piú vicini alla sommità de' monti; ed il terreno è tanto piú magro, quanto si avvicina piú alle predette sommità de' monti; e tanto piú abbondante è il terreno di grassezza, quanto esso è piú propinquo alle concavità delle valli.
Adunque tu, pittore, mostrerai nelle sommità de' monti i sassi di che esso si compone, in gran parte scoperti di terreno, e le erbe che vi nascono minute e magre ed in gran parte impallidite e secche per carestia di umore, e l'arenosa e magra terra si veda trasparire infra le pallide erbe, e le minute piante stentate ed invecchiate in minima grandezza con corte e spesse ramificazioni e con poche foglie, scoprendo in gran parte le rugginenti ed aride radici tessute colle falde e rotture de' rugginosi scogli, nate dagli storpiati ceppi dagli uomini e dai venti; ed in molte parti si vegga gli scogli superare i colli degli alti monti vestiti di sottile e pallida ruggine; ed in alcuna parte dimostrare i lor veri colori, scoperti mediante la percussione delle folgori del cielo, il corso delle quali, non senza vendetta di tali scogli, spesso è impedito.
E quanto piú discendi alle radici de' monti, le piante saranno piú vigorose e spesse di rami e di foglie, e le lor verdure di tante varietà quante sono le specie delle piante di che tali selve si compongono; delle quali le ramificazioni con diversi ordini, e diverse spessitudini di rami e di foglie, e diverse figure ed altezze, ed alcune con istrette ramificazioni, come il cipresso, e similmente delle altre con ramificazioni sparse e dilatabili, come la quercia ed il castagno e simili.
Alcune con minutissime foglie, altre con rare, come il ginepro, il platano e simili.
Alcune quantità di piante insieme nate divise da diverse grandezze di spazi ed altre unite senza divisioni di prati o altri spazi.
796.
De' monti.
[vedi figura 175.gif]
Molto si discerne nelle varie distanze de' colli e monti le loro sommità, che nessuna cosa che in quelli sia.
E questo accade perché in ogni grado di distanza dall'occhio inverso l'oriente si acquista gradi di perdizione e chiarezza di aria, ovvero bianchezza; e da f a b è il doppio piú chiaro che da f ad a.
797.
De' monti.
[vedi figura 176.gif]
Le sommità delle montagne e de' colli parranno piú scure, perché maggior somma di alberi si scontrano l'uno nell'altro, e non si vede il piano loro intervallo, ch'è piú chiaro, come si vede nelle spiaggie, ed è quella medesima ragione che oscura le campagne nel mezzo delle loro altezze.
798.
Precetto.
[vedi figura 177.gif]
Tanto son varî i lumi e le ombre, quante sono le varietà de' siti dove si trovano.
Quando la parte ombrosa de' corpi sarà aumentata da obietto oscuro, essa ombra si farà tanto piú scura che prima, quanto tale aumento è men chiaro che l'aria.
La percussione dell'ombra derivativa non sarà mai della sua origine primitiva, se il lume primitivo non sarà della simile figura del corpo che fa le ombre.
799.
Del corpo luminoso che si volta intorno senza mutazione di sito e riceve un medesimo lume da diversi lati e si varia in infinito.
[vedi figura 178.gif]
Le ombre che in compagnia de' lumi vestono un corpo irregolare saranno di tante varie oscurità e di tante figure, quante sono le varietà che fa esso corpo nel suo moto circumvolubile; e tanto è a voltare il corpo intorno stando fermo il lume, quanto a voltare intorno il lume ad un corpo immobile.
Provasi, e sia en il corpo immobile e il lume mobile sia b, il quale si muove dal b all'a; dico che quando il lume era in b, l'ombra del globo d si estendeva dal d all'f, la quale nel muovere il lume dal b all'a si muta dall'f all'e, e cosí la detta ombra è mutata di quantità e di figura, perché il luogo dov'essa si trova non è della medesima figura ch'era il luogo dond'essa si divise.
E tal mutazione di figura e di quantità è infinitamente variabile, perché se tutto il sito che prima era occupato dall'ombra è in sé per tutto vario e di quantità continua, e ogni quantità continua è divisibile in infinito, adunque è concluso che la quantità dell'ombra e la sua figura sono variabili in infinito.
Tu, pittore, non diminuire piú la prospettiva de' colori che quella delle figure, dove tali colori si generano.
E non diminuire piú la prospettiva lineale che quella de' colori, ma seguita la diminuzione dell'una e dell'altra prospettiva, secondo le regole dell'ottavo e del settimo.
Ben è vero che nella natura la prospettiva de' colori mai rompe la sua legge, e la prospettiva delle grandezze è libera, perché vicino all'occhio si troverà un piccolo colle e da lontano una montagna grandissima, e cosí degli alberi ed edifici.
L'oscurità delle tenebre è integral privazione di luce, e infra la luce e le tenebre, per essere loro quantità continua, viene ad esser variabile in infinito; cioè tra le tenebre e la luce è una potenza piramidale, la quale essendo sempre divisa per metà inverso la punta, sempre il rimanente è piú luminoso che la parte levata.
800.
Di ombra e lume de' corpi ombrosi.
Tutte le parti dei corpi che l'occhio vede infra il lume e l'ombra hanno ad essere forte terminate di ombra e lume, e le parti volte al lume saranno confuse in modo, che infra il lume sarà poca differenza.
Le parti ombrose, se non vi accade riflesso, avranno, siccome le illuminate, poca varietà dalle piú o meno oscure.
801.
De' corpi illuminati dall'aria senza il sole.
Delle figure ed altri corpi, veduti dall'aria senza il sole, tu farai le loro ombre colla quinta del quarto, che c'insegna che quella parte di qualunque corpo opaco sarà piú illuminata, che sarà veduta da maggior parte del corpo che l'illumina.
Sicché pertanto considera tu, e tira le linee immaginative dal corpo che illumina al corpo illuminato; e guarda, chi piú ne vede, piú s'illumina; e qui i riflessi han poca apparenza, e questo è un modo comune a tutti gli obietti che sono sotto l'aria illuminata, quando alcun nuvolo cuopre la luce del sole, o veramente quando il sole immediate è tramontato, che il cielo ci dà un lume morto, al quale ogni corpo mostra insensibilmente i termini delle ombre co' loro lumi sopra i corpi ombrosi.
802.
Quei termini delle ombre saranno piú insensibili, che nasceranno da maggior quantità di luce.
I riflessi ovvero le ombre che si rinchiudono infra il lume incidente e riflesso, saranno in un medesimo sito di maggiore oscurità, le quali saranno di maggiore quantità.
Questo accade perché, quando esse sono di maggior quantità, per la settima del nono esse hanno piú remoti due lumi, cioè il riflesso e l'incidente, onde l'ombra è manco impedita.
803.
Quale ombra è piú oscura.
Quella parte dell'ombra sarà piú oscura, che sarà piú vicina alla sua origine.
804.
Del lume.
Quel lume sarà di maggior quantità, che sarà generato sopra corpo di minor curvità, essendo tale lume prodotto di una medesima causa.
Quei corpi che sono illuminati dall'aria senza il sole, generano ombre senza termini sensibili.
Quei corpi che sono illuminati dall'aria col sole fanno le ombre di termini di soperchia sensibilità di termini.(61)
805.
Precetto.
I corpi illuminati da diverse qualità di colori di lumi non hanno le parti illuminate delle lor superficie convenienti ai colori delle lor parti ombrose.
Rarissime sono le volte che i colori delle superficie de' corpi opachi abbiano i debiti colori delle ombre corrispondenti ai colori delle lor parti illuminate.
Quel che si propone, nasce che gli obietti che fanno l'ombra sopra tali corpi non sono del colore naturale di essi corpi, né del medesimo colore naturale dell'illuminatore d'esso corpo.
806.
Precetto.
Il vero colore delle ombre e de' lumi di ciascun corpo è che le pareti dell'abitazione dove tal corpo si trova sieno del colore del corpo che dentro a loro si serra e che il lume della impannata che illumina tale abitazione sia ancor esso del colore del corpo rinchiuso.
E cosí l'abitazione genererà colle sue parti ombrose ombre sopra del corpo rinchiuso, che saranno di colore proporzionevoli ad esso corpo ombrato, e le parti illuminate dal colore della finestra saranno convenienti al colore del corpo illuminato ed al colore delle sue ombre.
807.
De' termini de' corpi mediante i campi.
I termini de' corpi mediante i campi sempre paiono variati in piú oscurità o chiarezza che l'altro loro rimanente.
Quel ch'è detto accade per la settima di questo, che prova che tanto paiono piú chiari i termini delle cose bianche, quanto essi confinano in termini piú oscuri, e tanto paiono piú oscuri i termini delle cose ombrate, quanto esse confinano in cosa piú bianca.
L'esempio principale si dimostra nel bianco veduto in parte dal sole, la parte illuminata del quale pare piú candida al paragone dell'ombra, e l'ombra piú oscura al paragone del chiaro; e questo si vede bene nelle pareti de' muri ed in altri corpi piani.
808.
Precetto delle ombre.
Le ombre de' corpi distanti debbono esser fatte al medesimo lume, imperocché se tu facessi la tua mistione de' colori al sole per imitare le cose vedute dal sole, e che poi tu facessi la mistione delle ombre de' corpi all'ombra, per imitare le cose che non sono viste dal sole, e che poi tu mettessi ogni cosa all'ombra, non ti riuscirebbe la vera similitudine; perché tu hai da considerare che una medesima qualità di colori posta all'ombra sarà ombra vera di quel ch'è posto al sole; e se tu poi dessi il sole all'ombrato come all'illuminato, tu vedresti l'ombra ed il lume imitato esser fatto di un medesimo colore.
809.
Dell'imitazione de' colori in qualunque distanza.
Quando tu vuoi contraffare un colore, abbi rispetto che, stando tu nel sito ombroso, in quello tu non voglia imitare il sito luminoso, perché inganneresti con tale imitazione te medesimo.
Quello che hai da fare in tal caso a voler adoperare con certezza come si conviene alle matematiche dimostrazioni, è che per tutti i colori che tu hai da imitare paragoni l'imitante coll'imitato a un medesimo lume e che il tuo colore sia conterminale alla linea visuale del color naturale.
[vedi figura 179.gif]
Diciamo che tu voglia imitare la montagna nella parte ch'è veduta dal sole.
Metti i tuoi colori al sole, e alla veduta di quello fa la tua mistione di colori imitabili, e paragona al medesimo lume solare, tenendo il tuo colore scontrato col colore imitato; come a dire: io ho il sole a mezzogiorno, e ritraggo il monte a ponente, il quale è mezzo ombroso e mezzo luminoso; ma qui io voglio imitare il luminoso: io torrò un poco di carta vestita di quel colore che mi parrà esser simile all'imitato e la porrò allo scontro di esso imitato, in modo che infra il vero ed il falso non si vedrà spazio, e cosí le farò vedere i raggi del sole, e tanto aggiungerò varietà di colori, che il colore di ciascuno sarà simile, e cosí andrò facendo in ogni qualità di colori ombrosi o luminosi.
810.
Del lume riflesso.
[vedi figura 180.gif]
Tanto quanto la cosa illuminata sarà men luminosa che il suo illuminante, tanto la sua parte riflessa sarà men luminosa che la parte illuminata.
Quella cosa sarà piú illuminata che sarà piú propinqua all'illuminante.
Tanto quanto bc entra in ba, tanto sarà piú illuminato in ad che in dc.
Quella parete che sarà piú illuminata, parrà che abbia le sue ombre di minore oscurità.
811.
Di prospettiva.
[vedi figura 181.gif]
Quando con due occhi si vedrà due eguali obietti che sieno minori ciascun per sé che non è l'intervallo delle luci di essi occhi, allora il secondo obietto parrà maggiore che il primo.
La piramide ac abbraccia il primo obietto, e la piramide db abbraccia il secondo obietto.
Ora, tanto parrà maggiore l'obietto m che n, quanto la larghezza della piramide db sarà maggiore di ac.
PARTE SESTA
DEGLI ALBERI E DELLE VERDURE.
812.
Discorso delle qualità de' fiori nelle ramificazioni delle erbe.
De' fiori che nascono nelle ramificazioni delle erbe, alcuni fioriscono prima nelle somme altezze di esse ramificazioni, ed altri aprono il primo fiore nell'infima bassezza del loro fusto.
813.
Della ramificazione delle piante.
[vedi figura 182.gif]
[vedi figura 183.gif]
Prima: ogni ramo di qualunque pianta che non è superato dal peso di sé medesimo s'incurva, levando il suo estremo verso il cielo.
Seconda: maggiori sono i ramiculi de' rami degli alberi che nascono di sotto, che quelli che nascono di sopra.
Terza: tutti i ramiculi nati inverso il centro dell'albero per la soverchia ombra in breve tempo si consumano.
Quarta: quelle ramificazioni delle piante saranno piú vigorose e favorite, le quali sono piú vicine alle parti estreme superiori di esse piante, causa l'aria ed il sole.
Quinta: gli angoli delle divisioni delle ramificazioni degli alberi sono infra loro eguali.
Sesta: ma quegli angoli si fanno tanto piú ottusi quanto i rami de' loro lati si vanno invecchiando.
Settima: il lato di quell'angolo si fa piú obliquo, il quale è fatto di ramo piú sottile.
Ottava: ogni biforcazione di rami insieme giunta ricompone la grossezza del ramo che con essa si congiunge: come a dire a b giunto insieme fa e; c d giunto insieme fa f, e f e giunto insieme fa la grossezza del primo ramo op, il quale op grossezza è eguale a tutte le grossezze a b c d, e questo nasce perché l'umore del piú grosso si divide secondo i rami.
Nona: tante sono le torture de' rami maestri, quanti sono i nascimenti delle loro ramificazioni che infra loro non si scontrano.
Decima: quella tortura de' rami piú si piega, la quale ha i suoi rami di piú conforme grossezza: vedi nc ramo e cosí bc per essere infra loro eguali, che il ramo ncd è piú piegato che quel di sopra aon che ha i rami piú disformi.
Undecima: l'appiccatura della foglia sempre lascia vestigio di sé sotto il suo ramo, crescendo insieme con tal ramo insino che la scorza crepa e scoppia per vecchiezza dell'albero.
814.
Della ramificazione delle piante.
[vedi figura 184.gif]
Sempre il margine donde si spicca la foglia del ramo cresce nella medesima proporzione che fa il ramo, e sempre si manifesta insino che la vecchiezza scoppia e rompe la scorza di tale ramo.
Sia pbc la grossezza di detto ramo; bcd sia la foglia che si appicca al ramo in tutto lo spazio boc, ch'è il terzo della grossezza del ramo; o è l'occhio dove nasce il ramiculo sopra la foglia; dico adunque, che circondando l'appiccatura della foglia la terza parte della grossezza del ramo, crescendo il ramo pbc alla grossezza hgs, lascierà ancora il terzo del cerchio di tale grossezza, com'è segnato in gs.
Quel ramo sarà piú curvo nell'albero, il quale nasce piú basso nella quantità della sua ramificazione.
815.
Della ramificazione delle piante.
[vedi figura 185.gif]
I margini che fanno la congiunzione dei rami nel loro appiccarsi insieme quando ingrossano nelle inforcature, nel tempo della gioventú restano assai rilevati, e nella vecchiezza restano in cavo.
816.
Delle minori ramificazioni delle piante.
[vedi figura 186.gif]
Le foglie che compongono le ultime ramificazioni delle piante sono piú evidenti nella parte di sopra che di sotto, e questo avviene piú ne' noci che in altre piante, perché le loro foglie sono composte di sette altre foglie, in quel modo che tu vedi qui appresso figurato, le quali per il loro peso ricadono in basso, e spesse volte si appoggiano l'una sopra l'altra, e compongono una piastra assai luminosa, e questa si dimostra in lunga distanza, ma d'appresso si vedono poi i lustri sopra ciascuna foglia, e nella parte di sotto di essa ramificazione le foglie pendono obliquamente sotto il lor nascimento, facendo ombra l'una sopra l'altra alla sottoposta.
E per quel che si è detto si conclude che tale ramificazione ha le foglie piú espedite di sopra che di sotto, perché non sono occupate dalle altre; e dalla parte di sotto, per essere occupate dalle superiori, non sono interamente comprese dall'occhio.
Ancora di sopra le foglie per pendere sopra il loro nascimento poco si rimuovono sopra il lor nascimento, e di sotto si discostano assai; e per questo le foglie superiori di tali ramiculi sono men remote dalla massa di tutte le sue foglie, che le foglie ultime di sotto; e questo accade nel lume particolare, perché nell'universale le foglie hanno lume e non lustro; e tutti gli alberi che hanno le foglie composte di altre foglie fanno l'officio sopradetto, ed ancora che hanno le foglie larghe, come il platano, tiglio, fico e simili.
817.
Della proporzione che hanno infra loro le ramificazioni delle piante.
[vedi figura 187.gif]
Tal proporzione hanno le grossezze della ramificazione di ciascuna pianta nata il medesimo anno col lor primo fusto, quale hanno le antecedenti e succedenti di tutti gli altri anni preferiti e futuri, cioè che ogni anno i rami che ha acquistato ciascuna pianta, quando hanno finito di crescere, essendo insieme calcolate e unite le loro grossezze, essi sono eguali al ramo nato l'anno passato, il quale li ha partoriti, e cosí seguitano innanzi, e cosí saranno trovati ne' tempi futuri; come dire i rami ad e bd, ultimi della pianta, essendo insieme giunti, saranno eguali al ramo dc che li ha partoriti.
818.
Della ramificazione degli alberi.
Le ramificazioni degli alberi nel caricarsi di frutti e di foglie mutano sito da quello ch'esse tenevano l'invernata.
Mai da ramo a ramo la grossezza de' rami che si biforcano non si varia, se non quasi insensibilmente; e chi vi riponesse i ramiculi che nascono infra le principali ramificazioni, rifarebbe la grossezza di punto eguale per tutto.
819.
All'albero giovane non crepa la scorza.
[vedi figura 188.gif]
I rami delle piante sono situati in due modi, cioè o sono a riscontro l'uno dell'altro, o no, e se non sono a riscontro, il ramo di mezzo s'andrà piegando ora all'un ramo, ora all'altro; e se sono a riscontro, l'albero di mezzo sarà diritto.
Sempre il ramo si genera sopra l'appiccatura della foglia, e cosí fa il frutto.
La scorza degli alberi sempre crepa per la lunghezza della pianta, salvo quella del ciliegio, che scoppia a circoli.
Quando la pianta maestra si dividerà in uno o piú rami principali ad una medesima altezza, allora i margini delle giunture di tali rami si faranno piú alti a riscontro l'uno dell'altro che inverso il centro dell'albero, inverso il quale rimarranno gran concavità.
E questo avviene quando gli angoli de' rami sono piú stretti infra loro che l'angolo che sta di verso il centro dell'albero maestro, come a dire a b, rami, sono divisi da piú stretti angoli, e cosí b c, che non sono i rami a c; e cosí adunque tali rami nell'ingrossare, piú presto e con maggiore aumento si congiungono in b c, e piú s'innalza la loro giuntura in a c; e per questo la giuntura di mezzo resta piú bassa; provasi essere per necessità, e siano i tre circoli n m o, i quali si toccano in punto delle linee nm ed mo ed on, e non in mezzo, e non potendo attaccarsi insieme se non dov'essi si toccano, si appiccheranno adunque in essi contatti, e non in mezzo dove non si toccano; e cosí nell'ingrossare tale attaccatura s'alzerà, come di sopra si mostra, in y c, e donde monta in alto tale giuntura, il mezzo che non si tocca resta basso e concavato.
[vedi figura 189.gif]
820.
Della ramificazione delle piante.
[vedi figura 190.gif]
Quella parte della pianta mostrerà e sarà di maggior vecchiezza, la quale sarà piú presso al suo nascimento, come mostrano le crepature della sua scorza.
Questo si vede ne' noci, i quali hanno spesse volte gran parte della scorza tirata e pulita sopra la scorza vecchia e crepata, e cosí sono di tante varie gioventú e vecchiezze quante sono le loro ramificazioni maestre.
Gli anni dell'età degli alberi, che non sono stati storpiati dagli uomini, si possono annoverare nelle loro ramificazioni maestre; come a b c d e f, circoli, in ogni creazione di ramificazione principale, pigliando il ramo ch'è piú vicino al mezzo dell'albero.
Gli alberi hanno in sé tante varie età, quante sono le loro principali ramificazioni.
La parte piú giovane della pianta avrà la scorza piú pulita e tersa che alcun'altra parte.
La parte meridionale delle piante mostra maggior gioventú e vigore che le settentrionali.
La parte piú vecchia della scorza dell'albero è sempre quella che prima crepa.
Quella parte dell'albero avrà piú ruvida e grossa scorza, che sarà di maggior vecchiezza.
I circoli de' rami degli alberi segati mostrano il numero de' loro anni, e quali furono piú umidi o piú secchi, secondo la maggiore o minore loro grossezza.
E cosí mostrano gli aspetti del mondo dov'essi erano volti; perché piú grossi sono a settentrione che a meridie; e cosí il centro dell'albero per tal causa è piú vicino alla scorza sua meridionale che alla scorza settentrionale; e benché questo non serva alla pittura, pure io lo scriverò per lasciare men cose indietro degli alberi, che alla mia notizia sia possibile.
Quelle cime degli alberi faranno maggiore accrescimento, che saranno piú vicine al ramo maestro del loro albero.
Le foglie che prima nascono, e che piú tardi cascano, sono quelle che nascono nelle cime maestre degli alberi.
Quell'albero che piú invecchia ammette minori rami.
Quel ramo che si estende in piú continuata grossezza e piú diritta, è quello il quale genera minori ramiculi intorno a sé.
821.
Delle ramificazioni delle piante.
Le piante che assai si dilatano hanno gli angoli delle partizioni che separano le loro ramificazioni tanto piú ottusi, quanto il nascimento loro è piú basso, cioè piú vicino alla parte piú grossa e piú vecchia dell'albero.
Adunque nella parte piú giovane dell'albero gli angoli delle sue ramificazioni sono piú acuti.
822.
Del nascimento delle foglie sopra i rami.
[vedi figura 191.gif]
Non diminuisce mai la grossezza di alcun ramo dallo spazio ch'è da foglia a foglia, se non quanto è la grossezza dell'occhio ch'è su essa foglia, la qual grossezza manca al ramo che succede insino all'altra foglia....
Ha messo la natura le foglie degli ultimi rami di molte piante, che sempre la sesta foglia è sopra la prima, e cosí segue successivamente, se la regola non è impedita; e questo ha fatto per due utilità d'esse piante; la prima è perché, nascendo il ramo e il frutto nell'anno seguente dalla gemella vena dell'occhio ch'è sopra in contatto dell'appiccatura della foglia, l'acqua che bagna tal ramo possa discendere a nutrire tal gemella col fermarsi la goccia nella concavità del nascimento di essa foglia; ed il secondo giovamento è che, nascendo tali rami l'anno seguente, l'uno non cuopre l'altro, perché nascono volti a cinque aspetti i cinque rami, ed il sesto nasce sopra il primo assai remoto.
823.
Delle ramificazioni delle piante colle loro foglie.
[vedi figura 192.gif]
Le ramificazioni delle piante, alcune, come l'olmo, sono larghe e sottili ad uso di mano aperta in iscorto, e queste si mostrano nelle loro quantità; di sotto si mostrano dalla parte superiore; e quelle che sono piú alte si mostrano di sotto, e quelle di mezzo in una parte di sotto ed una di sopra; e la parte di sopra è in estremo di essa ramificazione; e questa parte di mezzo è la piú scortata che nessun'altra di quelle che sono volte colle punte inverso te, e di esse parti di mezzo dell'altezza della pianta la piú lunga sarà inverso gli estremi di essi alberi, e fa a queste tali ramificazioni come le foglie della felce selvatica che nasce per gli argini de' fiumi.
Altre ramificazioni sono tonde, come quelle degli alberi che mettono i ramiculi e le foglie, che la sesta è sopra la prima; ed altre sono rare e trasparenti, come il salice e simili.
Gli estremi delle ramificazioni delle piante, se non sono superati dal peso de' frutti, si voltano inverso il cielo quanto è piú possibile.
Le parti dirette delle loro foglie stanno volte inverso il cielo per ricevere il nutrimento della rugiada che cade la notte.
Il sole dà spirito e vita alle piante; e la terra coll'umido le nutrisce.
Intorno a questo caso io provai già a lasciare solamente una minima radice ad una zucca, e quella tenevo nutrita coll'acqua; e tale zucca condusse a perfezione tutti i frutti ch'essa poté generare, i quali furono circa sessanta zucche di quelle larghe.
E posi mente con diligenza a tale vita, e conobbi che la rugiada della notte era quella che col suo umido penetrava abbondantemente per l'appiccatura delle sue grandi foglie al nutrimento di essa pianta co' suoi figliuoli.
Per regola, le foglie nate nel ramo ultimo dell'anno saranno ne' due rami fratelli in contrario moto, cioè che, voltandosi intorno il nascimento delle foglie al loro ramo, in modo che la sesta foglia di sopra nasca sopra la sesta di sotto, il moto del loro voltarsi è, se l'uno volta inverso il suo compagno a destra, l'altro gli si volta a sinistra.
La foglia è tetta ovvero poppa del ramo o frutti che nascon l'anno che viene.
824.
Del nascimento de' rami nelle piante.
Tale è il nascimento delle ramificazioni delle piante sopra i loro rami principali, qual è il nascimento delle foglie, le quali foglie hanno quattro modi di procedere l'una piú alta che l'altra.
Il primo piú universale è, che sempre la sesta di sopra nasce sopra la sesta di sotto; il secondo è che le due terze di sopra sono sopra le due terze di sotto, ed il terzo modo è che la terza di sopra è sopra la terza di sotto.
825.
Perché molte volte i legnami non sono diritti nelle lor vene.
[vedi figura 193.gif]
Quando i rami che succedono il secondo anno sopra quelli dell'anno passato non hanno le grossezze simili sopra i rami antecedenti, ma da lato, allora il vigore di quel ramo di sotto si torce al nutrimento di quello ch'è piú alto; ancoraché esso sia un poco da lato.
Ma se tali ramificazioni avranno egualità nel loro crescere, le vene del loro fusto saranno diritte ed equidistanti in ogni grado di altezza della loro pianta.
Adunque tu, pittore, che non hai tali regole, per fuggire il biasimo degli intendenti sii vago di ritrarre ogni tua cosa di naturale e non dispensare lo studio come fanno i guadagnatori.
826.
Degli alberi.
Sempre inverso i fondi delle valli e co' rami di esse valli gli alberi sono maggiori e piú spessi che inverso la sommità de' colli.
Le cime de' monti sono piú erbose che le loro spiaggie, perché quivi non è concorso di acque, che le abbiano a lavare, come nelle spiaggie.
827.
Degli alberi.
Se il ramo dell'albero ti viene in iscorto, le sue foglie ti si dimostreranno in faccia o circa; e se il ramo si mostrerà nella vera forma, le sue foglie si mostreranno improprie, cioè in iscorto.
Quando l'albero per lunga distanza non manda piú la vera figura all'occhio o bugiarda delle sue foglie, allora resta la figura delle poste de' rami con certa quantità e qualità.
Quando manca per distanza la figura delle poste de' rami, resta all'occhio solo la somma del suo chiaro e scuro; e se piú la vorrai giudicare, tu avrai da esso solo la figura del suo colore, che lo dividerà da altre cose diverse, e se non saranno diverse, non si scernerà da loro.
828.
Della ramificazione degli alberi.
Tutte le ramificazioni degli alberi hanno il nascimento della sesta foglia superiore, che sta sopra la sesta inferiore.
Il medesimo hanno le viti, canne, pruno delle more e simili, salvo la vitalba gelsomino che ha le poste appaiate l'una sopra l'altra intraversata.
Tutti gli alberi che hanno il sole dopo sé sono scuri inverso il mezzo.
829.
Della ramificazione che in un anno rimette nelle fronti de' rami tagliati.
Tal sarà la quantità del ramiculo che rimette sopra il ramo tagliato, con la quantità de' ramiculi che di tal ramo tagliato dovea produrre il medesimo anno, quale è la quantità della camicia che sta infra la scorza ed il legno, cioè la sua linea circonferenziale fatta sopra il taglio del ramo con la lunghezza del diametro di tale ramiculo; e questo accade perché il nutrimento che passa per tale diametro, il quale solea di lí passare per innalzarsi a nutrire i rami del medesimo anno, non trovandoli, si ferma a nutrire quel ramo che nasce nel fine della scorza e camicia.
Ma questa regola pare che patisca eccezione, perché se tutti i rami che di tutto il nutrimento seco viene a generare quell'anno, rifaceano tanta quantità di rami che, essendo insieme ricomposti ed uniti, colle loro grossezze e' si ricomponeano grossezza eguale al tagliato ramo; adunque, se tutta la fronte della scorza e camicia della pianta tagliata ricomponesse negl'interi labbri della sua tagliatura un cerchio unito di un continuato ramo che abbracciasse il tutto della circonferenza del legno, esso rifarebbe quel medesimo anno tanta grossezza di legname, quanta è la grossezza del ramo ch'esso abbraccia; il che pare impossibile, ancoraché l'aria, la pioggia e la rugiada l'aiutassero; conciossiaché molto maggiore è la circonferenza di tutte le ultime ramificazioni insieme giunta, le quali la pianta, non essendo tagliata, dovea generare quell'anno, che non è la circonferenza estesa in tutta la fronte della scorza tagliata; e per conseguenza piú nutrimento tira, perché in tale scorza e camicia sta la vita della pianta.
Ma di questo non si tratterà il fine in questo luogo, perché si riserva altrove, e non accade alla pittura.
830.
Della proporzione de' rami colla proporzione del loro nutrimento.
Tal proporzione han tutte le ramificazioni di un medesimo anno nelle loro grossezze insieme unite colla grossezza del loro fusto, quale ha il nutrimento di esso fusto col nutrimento de' predetti rami, cioè che tale è la cosa nutrita, qual è il suo nutrimento.
Perché se sarà tagliato un ramo di una pianta, e che vi sia su innestato ovvero inserito uno de' suoi medesimi ramiculi, esso ramiculo si farà col tempo assai piú grosso che il ramo che lo nutrisce, e sarà perché il nutrimento ovvero spiriti vitali soccorrono il luogo offeso.
Nello inserire a scudo molti occhi di piante in cerchio ad un tronco tagliato comporranno il medesimo anno piú quantità di grossezza che non è la fronte di tal fusto tagliato.
831.
Dell'accrescimento degli alberi e per qual verso piú crescono.
Le ramificazioni de' rami maggiori non crescono inverso il mezzo della loro pianta; e questo nasce perché naturalmente ogni ramo cerca l'aria e fugge l'ombra, e perché le ombre sono piú potenti nella parte inferiore de' rami che risguardan la terra che in quella che si volta al cielo, nella quale sempre si riduce il corso dell'acqua che piove e della rugiada che moltiplica la notte, e tiene piú umida essa parte inferiore che la superiore; e per questo i rami hanno piú abbondante nutrimento in tal parte, e per questo piú crescono.
832.
Quali rami degli alberi sono quelli che piú crescono in un anno.
Sempre le maggiori ramificazioni de' massimi rami sono quelle che nascono dalla parte del ramo che guarda la terra, e le minori nascono da quella sopra esso massimo ramo; e questa tal grandezza di ramo inferiore nasce perché sempre l'umore del ramo, quando non è percosso dal caldo del sole, ricade nella parte di sotto del suo ramo; e però piú nutrisce l'umore dove di esso è maggiore abbondanza; e per questo il ramo sempre ha la scorza piú grossa di sotto che di sopra; e questa è potissima causa che i ramiculi di esso ramo sono assai maggiori di sotto che di sopra, e per questo gli alberi mettono assai rami all'ingiú, i quali sono causa che il ramo che di sotto gli succede non mette gran ramiculi contro il ramo che gli sta di sopra; e per questo le piante non si confondono, né tolgono l'aria l'una all'altra per la vicinità di tante ramificazioni, perché dan luogo l'una all'altra; e se quel ramo, com'è detto, cresce assai all'ingiú, quel che gli cresce incontro cresce poco all'insú.
833.
Della scorza degli alberi.
L'accrescimento della grossezza delle piante è fatto dal sugo, il quale si genera nel mese di aprile infra la camicia ed il legno di esso albero; ed in quel tempo essa camicia si converte in iscorza, e la scorza acquista nuove crepature nelle profondità delle ordinarie crepature.
834.
Della parte settentrionale delle piante degli alberi.
Sempre la parte settentrionale degli alberi vecchi veste la scorza del suo pedale di verdicante piumosità.
835.
Della scorza delle piante.
La scorza delle piante è sempre con maggiori crepature di verso mezzodí che nella parte settentrionale.
836.
Delle diversità che hanno le ramificazioni degli alberi.
[vedi figura 194.gif]
Tre sono i modi delle ramificazioni degli alberi, de' quali modi l'uno è mettere i rami per due contrari aspetti, l'uno ad oriente e l'altro ad occidente, e non sono a riscontro l'uno dell'altro, ma in mezzo dello spazio opposito; l'altro li mette a due a due, a riscontro l'uno dell'altro, ma se due ne saranno per levante e ponente, gli altri a meridie e settentrione; la terza ha sempre il sesto ramo sopra il primo successivamente.
837.
Delle ramificazioni delle piante che mettono i rami a riscontro l'uno dell'altro.
[vedi figura 195.gif]
Tutte le piante che mettono i rami a gradi l'uno a riscontro dell'altro con eguale grossezza, sempre saranno diritte come l'abete ab.
E questa tal dirittura nasce perché le parti opposite essendo eguali in grossezza, tirano eguale umore, o vo' dire nutrimento, e fanno i rami di egual peso, onde seguita che da eguali cause nascono eguali effetti, e tale egualità riserva la rettitudine eguale di essa pianta.
838.
Degli accidenti che piegano le predette piante.
Ma quando le predette piante metteranno le loro ramificazioni in eguali in grossezza, allora tal pianta non osserverà la dirittura, ma la piega in opposita parte al ramo piú grosso; e questo accade perché necessità costringe tal pianta ad essere in mezzo ad eguali pesi, senza di che(62) presto rovinerebbe per piccol vento che traesse per la linea donde cresce il ramo piú grosso.
839.
Degli accidenti delle ramificazioni delle piante.
I quattro accidenti delle ramificazioni delle piante sono questi, cioè: lustro, lume, trasparenza ed ombra; e se l'occhio vedrà sopra essa ramificazione, la parte illuminata si dimostrerà di maggior quantità che la parte ombrosa; e questo accade perché essa parte illuminata è maggiore che la ombrosa, conciossiaché in quella si contiene il lume ed il lustro e la trasparenza; la qual trasparenza al presente lascierò da parte, e descriverò la dimostrazione della parte illuminata, la quale è quella ch'è messa per la quarta parte delle qualità de' colori che si variano nelle superficie dei corpi, cioè qualità mezzana, che vuol dire non esser lume principale ma mezzano; dipoi seguita l'altra quarta parte mezzana, che vuol dire non essere ombra principale, ma mezzana; e la qualità mezzana illuminata è interposta infra il lustro e la qualità mezzana ombrosa, la quale qualità mezzana ombrosa è interposta infra la mezzana illuminata e le ombre principali.
La terza parte, che è la trasparenza, solo accade nelle cose trasparenti, e non ne' corpi opachi.
Ma parlando al presente delle foglie degli alberi, è necessario descrivere questo secondo accidente, il quale è d'importanza alla figurazione delle piante, benché dinanzi a me non è stata usata, che ce ne sia notizia.
Questa è situata come sarà detto di sotto.
840.
Delle trasparenze delle foglie.
Quando il lume è all'oriente e l'occhio vede la pianta di sotto inverso tramontana, esso vedrà la parte orientale dell'albero in gran parte trasparente, eccetto quelle che sono occupate dall'ombra delle altre foglie; e la parte occidentale dell'albero sarà oscura, perché riceve sopra di sé l'ombra della ramificazione, cioè quella parte ch'è volta all'oriente.
841.
Del centro degli alberi nella loro grossezza.
[vedi figura 196.gif]
Il centro delle piante nella divisione delle loro ramificazioni non sarà mai in mezzo della grossezza de' loro rami; e questo accade ancora perché piú umore è dal lato di dentro della ramificazione dell'albero che di fuori, come dire c, ch'è la congiunzione de' rami a c e c e, cresce piú dal centro de' rami b d che da essi centri b d agli estremi di fuori a e.
842.
Qual pianta cresce nelle selve di piú continuata grossezza ed in maggiore altezza.
Quella pianta crescerà in piú continuata e maggiore lunghezza, la quale nascerà in piú bassa e stretta valle ed in piú folta selva e piú remota dagli estremi di essa selva.
843.
Qual pianta è di grossezza piú disforme e di minore altezza e piú dura.
Quella pianta sarà piú disforme in grossezza, che nasce in piú alto sito ed in selva piú rara e piú remota dal mezzo di quella.
844.
Delle piante e legnami segati i quali mai per sé si piegheranno.
Quando tu vuoi che l'albero tagliato non si pieghi nella sua rettitudine, segalo per metà pel verso della sua lunghezza, e volgi le parti divise l'una al contrario dell'altra, cioè quella parte ch'era da piedi mettila da capo, e quella da capo volgila da piedi, e poi ricongiungile insieme, e questa tale collegazione mai si piega.
845.
Delle aste che piú si mantengono diritte.
L'asta che sarà fatta di quella parte dell'albero ch'è piú volta a tramontana, sarà quella che meno delle altre si piegherà, e piú manterrà la sua naturale dirittura.
E questo è per causa che in tal parte il sole poco vede, e poco muove l'umore dell'albero, il che non interviene alla parte meridionale, perché tutto il giorno è veduta dal sole, il quale muove l'umore in essa parte di pianta dalla parte sua orientale all'occidentale insieme col suo corso.
846.
Delle crepature de' legni quando si seccano.
Delle crepature che fanno i legni nel loro seccare, quella pianta le farà piú diritte, che sarà piú remota dagli estremi della sua selva, e quella piú torte, che è nata piú vicina agli estremi di essa selva.
847.
De' legni che non si scoppiano nel seccarsi.
Quando tu vuoi che il legno nel seccare non faccia alcuna crepatura, fàllo lungamente bollire nell'acqua comune, o tienilo lungamente nel fondo di un fiume, tanto che consumi il suo natural vigore.
848.
Ramificazione di alberi in diverse distanze.
I primi alberi danno all'occhio le loro vere figure; espeditamente appariscono i lumi, lustri, ombre e trasparenze di ciascuna posta delle foglie nate negli ultimi ramiculi delle piante; nella seconda distanza posta dall'orizzonte(63) all'occhio, lí apparisce la somma delle foglie poste ad uso di punti negli antedetti ramiculi; nella terza distanza appariscono le predette somme de' ramiculi ad uso di punti seminati nelle somme delle ramificazioni maggiori; nella quarta distanza rimangono le dette ramificazioni maggiori tanto diminuite, che solo restano in figura di confusi punti nel tutto dell'albero; poi seguita l'orizzonte, che fa la quinta ed ultima distanza, dove l'albero è tutto diminuito, in tal modo che resta in forma di punto.
E cosí ho diviso la distanza ch'è dall'occhio al vero orizzonte, che termina in pianura, in cinque parti eguali.
849.
Della parte che resta nota negli alberi in lunga distanza.
Nelle lunghe distanze che hanno le piante dall'occhio che le vede, sol di loro si dimostrano le somme loro principali ombrose e luminose; ma quelle che non sono principali si perdono per la loro diminuzione, imperocché, se una piccola parte illuminata resta in grande spazio ombroso, essa si perde e non corrompe in parte alcuna essa ombra; il simile accade di una piccola parte ombrosa in un gran campo illuminato.
850.
Delle distanze piú remote delle anzidette.
Ma quando gli alberi saranno in maggiore distanza, allora le somme ombrose e luminose si confonderanno per l'aria interposta e per la loro diminuzione, in modo che parranno esser tutte di un medesimo colore, cioè azzurro.
851.
Delle cime de' rami delle piante fronzute.
[vedi figura 1