TRATTATO DELLA PITTURA, di Leonardo da Vinci - pagina 50
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Ma questa regola pare che patisca eccezione, perché se tutti i rami che di tutto il nutrimento seco viene a generare quell'anno, rifaceano tanta quantità di rami che, essendo insieme ricomposti ed uniti, colle loro grossezze e' si ricomponeano grossezza eguale al tagliato ramo; adunque, se tutta la fronte della scorza e camicia della pianta tagliata ricomponesse negl'interi labbri della sua tagliatura un cerchio unito di un continuato ramo che abbracciasse il tutto della circonferenza del legno, esso rifarebbe quel medesimo anno tanta grossezza di legname, quanta è la grossezza del ramo ch'esso abbraccia; il che pare impossibile, ancoraché l'aria, la pioggia e la rugiada l'aiutassero; conciossiaché molto maggiore è la circonferenza di tutte le ultime ramificazioni insieme giunta, le quali la pianta, non essendo tagliata, dovea generare quell'anno, che non è la circonferenza estesa in tutta la fronte della scorza tagliata; e per conseguenza piú nutrimento tira, perché in tale scorza e camicia sta la vita della pianta.
Ma di questo non si tratterà il fine in questo luogo, perché si riserva altrove, e non accade alla pittura.
830.
Della proporzione de' rami colla proporzione del loro nutrimento.
Tal proporzione han tutte le ramificazioni di un medesimo anno nelle loro grossezze insieme unite colla grossezza del loro fusto, quale ha il nutrimento di esso fusto col nutrimento de' predetti rami, cioè che tale è la cosa nutrita, qual è il suo nutrimento.
Perché se sarà tagliato un ramo di una pianta, e che vi sia su innestato ovvero inserito uno de' suoi medesimi ramiculi, esso ramiculo si farà col tempo assai piú grosso che il ramo che lo nutrisce, e sarà perché il nutrimento ovvero spiriti vitali soccorrono il luogo offeso.
Nello inserire a scudo molti occhi di piante in cerchio ad un tronco tagliato comporranno il medesimo anno piú quantità di grossezza che non è la fronte di tal fusto tagliato.
831.
Dell'accrescimento degli alberi e per qual verso piú crescono.
Le ramificazioni de' rami maggiori non crescono inverso il mezzo della loro pianta; e questo nasce perché naturalmente ogni ramo cerca l'aria e fugge l'ombra, e perché le ombre sono piú potenti nella parte inferiore de' rami che risguardan la terra che in quella che si volta al cielo, nella quale sempre si riduce il corso dell'acqua che piove e della rugiada che moltiplica la notte, e tiene piú umida essa parte inferiore che la superiore; e per questo i rami hanno piú abbondante nutrimento in tal parte, e per questo piú crescono.
832.
Quali rami degli alberi sono quelli che piú crescono in un anno.
Sempre le maggiori ramificazioni de' massimi rami sono quelle che nascono dalla parte del ramo che guarda la terra, e le minori nascono da quella sopra esso massimo ramo; e questa tal grandezza di ramo inferiore nasce perché sempre l'umore del ramo, quando non è percosso dal caldo del sole, ricade nella parte di sotto del suo ramo; e però piú nutrisce l'umore dove di esso è maggiore abbondanza; e per questo il ramo sempre ha la scorza piú grossa di sotto che di sopra; e questa è potissima causa che i ramiculi di esso ramo sono assai maggiori di sotto che di sopra, e per questo gli alberi mettono assai rami all'ingiú, i quali sono causa che il ramo che di sotto gli succede non mette gran ramiculi contro il ramo che gli sta di sopra; e per questo le piante non si confondono, né tolgono l'aria l'una all'altra per la vicinità di tante ramificazioni, perché dan luogo l'una all'altra; e se quel ramo, com'è detto, cresce assai all'ingiú, quel che gli cresce incontro cresce poco all'insú.
833.
Della scorza degli alberi.
L'accrescimento della grossezza delle piante è fatto dal sugo, il quale si genera nel mese di aprile infra la camicia ed il legno di esso albero; ed in quel tempo essa camicia si converte in iscorza, e la scorza acquista nuove crepature nelle profondità delle ordinarie crepature.
834.
Della parte settentrionale delle piante degli alberi.
Sempre la parte settentrionale degli alberi vecchi veste la scorza del suo pedale di verdicante piumosità.
835.
Della scorza delle piante.
La scorza delle piante è sempre con maggiori crepature di verso mezzodí che nella parte settentrionale.
836.
Delle diversità che hanno le ramificazioni degli alberi.
[vedi figura 194.gif]
Tre sono i modi delle ramificazioni degli alberi, de' quali modi l'uno è mettere i rami per due contrari aspetti, l'uno ad oriente e l'altro ad occidente, e non sono a riscontro l'uno dell'altro, ma in mezzo dello spazio opposito; l'altro li mette a due a due, a riscontro l'uno dell'altro, ma se due ne saranno per levante e ponente, gli altri a meridie e settentrione; la terza ha sempre il sesto ramo sopra il primo successivamente.
837.
Delle ramificazioni delle piante che mettono i rami a riscontro l'uno dell'altro.
[vedi figura 195.gif]
Tutte le piante che mettono i rami a gradi l'uno a riscontro dell'altro con eguale grossezza, sempre saranno diritte come l'abete ab.
E questa tal dirittura nasce perché le parti opposite essendo eguali in grossezza, tirano eguale umore, o vo' dire nutrimento, e fanno i rami di egual peso, onde seguita che da eguali cause nascono eguali effetti, e tale egualità riserva la rettitudine eguale di essa pianta.
838.
Degli accidenti che piegano le predette piante.
Ma quando le predette piante metteranno le loro ramificazioni in eguali in grossezza, allora tal pianta non osserverà la dirittura, ma la piega in opposita parte al ramo piú grosso; e questo accade perché necessità costringe tal pianta ad essere in mezzo ad eguali pesi, senza di che(62) presto rovinerebbe per piccol vento che traesse per la linea donde cresce il ramo piú grosso.
839.
Degli accidenti delle ramificazioni delle piante.
I quattro accidenti delle ramificazioni delle piante sono questi, cioè: lustro, lume, trasparenza ed ombra; e se l'occhio vedrà sopra essa ramificazione, la parte illuminata si dimostrerà di maggior quantità che la parte ombrosa; e questo accade perché essa parte illuminata è maggiore che la ombrosa, conciossiaché in quella si contiene il lume ed il lustro e la trasparenza; la qual trasparenza al presente lascierò da parte, e descriverò la dimostrazione della parte illuminata, la quale è quella ch'è messa per la quarta parte delle qualità de' colori che si variano nelle superficie dei corpi, cioè qualità mezzana, che vuol dire non esser lume principale ma mezzano; dipoi seguita l'altra quarta parte mezzana, che vuol dire non essere ombra principale, ma mezzana; e la qualità mezzana illuminata è interposta infra il lustro e la qualità mezzana ombrosa, la quale qualità mezzana ombrosa è interposta infra la mezzana illuminata e le ombre principali.
La terza parte, che è la trasparenza, solo accade nelle cose trasparenti, e non ne' corpi opachi.
Ma parlando al presente delle foglie degli alberi, è necessario descrivere questo secondo accidente, il quale è d'importanza alla figurazione delle piante, benché dinanzi a me non è stata usata, che ce ne sia notizia.
Questa è situata come sarà detto di sotto.
840.
Delle trasparenze delle foglie.
Quando il lume è all'oriente e l'occhio vede la pianta di sotto inverso tramontana, esso vedrà la parte orientale dell'albero in gran parte trasparente, eccetto quelle che sono occupate dall'ombra delle altre foglie; e la parte occidentale dell'albero sarà oscura, perché riceve sopra di sé l'ombra della ramificazione, cioè quella parte ch'è volta all'oriente.
841.
Del centro degli alberi nella loro grossezza.
[vedi figura 196.gif]
Il centro delle piante nella divisione delle loro ramificazioni non sarà mai in mezzo della grossezza de' loro rami; e questo accade ancora perché piú umore è dal lato di dentro della ramificazione dell'albero che di fuori, come dire c, ch'è la congiunzione de' rami a c e c e, cresce piú dal centro de' rami b d che da essi centri b d agli estremi di fuori a e.
842.
Qual pianta cresce nelle selve di piú continuata grossezza ed in maggiore altezza.
Quella pianta crescerà in piú continuata e maggiore lunghezza, la quale nascerà in piú bassa e stretta valle ed in piú folta selva e piú remota dagli estremi di essa selva.
843.
Qual pianta è di grossezza piú disforme e di minore altezza e piú dura.
Quella pianta sarà piú disforme in grossezza, che nasce in piú alto sito ed in selva piú rara e piú remota dal mezzo di quella.
844.
Delle piante e legnami segati i quali mai per sé si piegheranno.
Quando tu vuoi che l'albero tagliato non si pieghi nella sua rettitudine, segalo per metà pel verso della sua lunghezza, e volgi le parti divise l'una al contrario dell'altra, cioè quella parte ch'era da piedi mettila da capo, e quella da capo volgila da piedi, e poi ricongiungile insieme, e questa tale collegazione mai si piega.
845.
Delle aste che piú si mantengono diritte.
L'asta che sarà fatta di quella parte dell'albero ch'è piú volta a tramontana, sarà quella che meno delle altre si piegherà, e piú manterrà la sua naturale dirittura.
E questo è per causa che in tal parte il sole poco vede, e poco muove l'umore dell'albero, il che non interviene alla parte meridionale, perché tutto il giorno è veduta dal sole, il quale muove l'umore in essa parte di pianta dalla parte sua orientale all'occidentale insieme col suo corso.
846.
Delle crepature de' legni quando si seccano.
Delle crepature che fanno i legni nel loro seccare, quella pianta le farà piú diritte, che sarà piú remota dagli estremi della sua selva, e quella piú torte, che è nata piú vicina agli estremi di essa selva.
847.
De' legni che non si scoppiano nel seccarsi.
Quando tu vuoi che il legno nel seccare non faccia alcuna crepatura, fàllo lungamente bollire nell'acqua comune, o tienilo lungamente nel fondo di un fiume, tanto che consumi il suo natural vigore.
848.
Ramificazione di alberi in diverse distanze.
I primi alberi danno all'occhio le loro vere figure; espeditamente appariscono i lumi, lustri, ombre e trasparenze di ciascuna posta delle foglie nate negli ultimi ramiculi delle piante; nella seconda distanza posta dall'orizzonte(63) all'occhio, lí apparisce la somma delle foglie poste ad uso di punti negli antedetti ramiculi; nella terza distanza appariscono le predette somme de' ramiculi ad uso di punti seminati nelle somme delle ramificazioni maggiori; nella quarta distanza rimangono le dette ramificazioni maggiori tanto diminuite, che solo restano in figura di confusi punti nel tutto dell'albero; poi seguita l'orizzonte, che fa la quinta ed ultima distanza, dove l'albero è tutto diminuito, in tal modo che resta in forma di punto.
E cosí ho diviso la distanza ch'è dall'occhio al vero orizzonte, che termina in pianura, in cinque parti eguali.
849.
Della parte che resta nota negli alberi in lunga distanza.
Nelle lunghe distanze che hanno le piante dall'occhio che le vede, sol di loro si dimostrano le somme loro principali ombrose e luminose; ma quelle che non sono principali si perdono per la loro diminuzione, imperocché, se una piccola parte illuminata resta in grande spazio ombroso, essa si perde e non corrompe in parte alcuna essa ombra; il simile accade di una piccola parte ombrosa in un gran campo illuminato.
850.
Delle distanze piú remote delle anzidette.
Ma quando gli alberi saranno in maggiore distanza, allora le somme ombrose e luminose si confonderanno per l'aria interposta e per la loro diminuzione, in modo che parranno esser tutte di un medesimo colore, cioè azzurro.
851.
Delle cime de' rami delle piante fronzute.
[vedi figura 197.gif]
Le prime ombre che fanno le prime foglie sopra le seconde de' rami fronzuti sono meno scure che quelle che fanno esse foglie ombrate sopra le terze foglie; e cosí quelle che fanno esse terze foglie ombrate sopra le quarte; e di qui nasce che le foglie illuminate, che hanno per campo le terze e le quarte foglie ombrose, si mostrano di maggior rilievo che quelle che hanno per campo le prime foglie ombrate.
Come se il sole fosse e, e la prima foglia illuminata da esso sole fosse a, la quale ha per campo la seconda foglia b, secondo l'occhio n; dico che tale foglia spiccherà meno avendo per campo essa seconda foglia, che s'essa sportasse piú in fuori ed avesse per campo la foglia c, ch'è piú scura per essere interposte piú foglie infra essa ed il sole.
E piú spiccherebbe s'essa campeggiasse sopra la quarta foglia, cioè d.
852.
Perché i medesimi alberi paiono piú chiari d'appresso che da lontano.
Gli alberi di medesima specie si dimostrano essere piú chiari d'appresso che da lontano, per tre cause.
La prima è perché le ombre si mostrano piú oscure d'appresso, e per tale oscurità le ramificazioni illuminate, che con esse confinano, si dimostrano piú chiare che non sono; la seconda è che nel rimuoversi dall'occhio l'aria che s'interpone infra tali ombre e l'occhio, con maggiore grossezza che prima non solea, rischiara essa ombrosità, e la fa in colore partecipante di azzurro: per la qual cosa i rami luminosi non si dimostrano con sicuro paragone come prima, e vengono a parere oscurati; la terza cagione è che le specie che tali ramificazioni mandano all'occhio di chiaro e di scuro si mischiano ne' loro estremi insieme e si confondono, perché sempre le parti ombrose sono di maggior somma che le luminose, ed esse ombrose acquistano piú cognizione in lunga distanza che le poche chiare; e per queste tre cause gli alberi si dimostrano piú oscuri da lontano che d'appresso, e perché ancora le parti luminose tanto piú crescono quanto esse sono di piú potente illuminazione; il che tanto piú si dimostra potente quanto minore grandezza di aria infra l'occhio ed esse s'interpone.
853.
Perché gli alberi da una distanza in là quanto piú sono lontani piú si rischiarano.
Da una distanza in là gli alberi, quanto piú s'allontanano dall'occhio, tanto piú gli si dimostrano chiari, tantoché all'ultimo sono della chiarezza dell'aria nell'orizzonte.
Questo nasce per l'aria che s'interpone infra essi alberi e l'occhio, la quale essendo di bianca qualità, quanto con maggior quantità s'interpone, di tanto maggiore bianchezza occupa essi alberi, i quali per partecipare in sé di scuro colore, la bianchezza di tale aria interposta rende le parti oscure piú azzurre che le parti loro illuminate.
854.
Delle varietà delle ombre degli alberi ad un medesimo lume, in un medesimo paese, in lume particolare.
Quando il sole è all'oriente, gli alberi a te orientali hanno grandi ombre, ed i meridionali mezzo ombrosi, e gli occidentali tutti illuminati; ma questi tre aspetti non bastano, perché sta meglio a dire tutto l'albero orientale sarà ombroso, e quello che sarà a scirocco sarà i tre quarti ombroso; e l'ombra dell'albero meridionale occupa la metà dell'albero; ed il quarto dell'albero di libeccio sarà ombroso, e l'albero occidentale non mostra ombra alcuna.
855.
De' lumi della ramificazione degli alberi.
Per quello ch'è detto di sopra, le somme delle ramificazioni degli alberi illuminate, ancoraché ciascuna loro foglia sia divisa dalle altre foglie con ispazio ombroso, accade che nelle distanze la parte ombrosa essendo minuta si perde, per essere, com'è detto, occupata e superata dalla parte luminosa, la quale non diminuisce per distanza quanto l'ombrosa; e per questo seguita che la somma delle foglie di un medesimo ramo in alquanta distanza par essere quasi di un medesimo colore; e se pure per una buona vista si discerne alquanto delle ombre de' detti intervalli ombrosi interposti infra le foglie, essi non si dimostrano della debita oscurità; e questo nasce per due cause: la prima si è per la grossezza dell'aria che s'interpone infra l'occhio e l'obietto ombroso; la seconda si è perché le minute specie in sí lunga distanza si mischiano alquanto ne' loro termini e confondono la cognizione loro, e restando piú nota la parte illuminata che l'ombrata, per esse le ombre si dimostrano di poca oscurità.
856.
Della forma che hanno le piante nel congiungersi colle loro radici.
I pedali delle piante non osservano la rotondità della loro grossezza quando si accostano al nascimento de' rami, o delle loro radici; e questo nasce perché tali ramificazioni superiori ed inferiori sono le membra donde si nutriscono le piante; cioè che di sopra la state si nutriscono colla rugiada e pioggie mediante le foglie, e di sotto l'invernata mediante il contatto che ha la terra colle loro radici.
857.
Delle ombre e lumi e loro grandezze nelle foglie.
Le ramificazioni delle piante sono vedute di sotto, o di sopra, o in mezzo; se esse sono vedute di sotto, allora, se il lume sarà universale, è maggiore la parte ombrosa che la illuminata.
E s'esse saranno vedute di sopra, sarà maggiore la parte illuminata che la ombrosa.
E s'esse saranno vedute in mezzo, tanto sarà la parte illuminata quanto quella delle ombre.
858.
Dell'illuminazione delle piante.
[vedi figura 198.gif]
Nella situazione dell'occhio, il quale vede illuminata quella parte delle piante che veggono il luminoso, mai sarà veduta illuminata l'una pianta come l'altra.
Provasi, e sia l'occhio c che vede le due piante b d, le quali sono illuminate dal sole a; dico che tale occhio c non vedrà i lumi essere della medesima proporzione alla sua ombra nell'un albero come nell'altro, imperocché quell'albero ch'è piú vicino al sole si dimostrerà di tanto piú ombroso che quello che n'è piú remoto, quanto l'un albero sarà piú vicino al concorso de' raggi solari che vengono all'occhio, che l'altro.
Vedi che dell'albero d non si vede dall'occhio c altro che l'ombra e dal medesimo occhio c si vede l'albero b mezzo illuminato e mezz'ombrato.
859.
Ricordo delle piante al pittore.
Ricordati, o pittore, che tanto sono varie le oscurità delle ombre in una medesima specie di piante, quanto sono varie le rarità o densità delle loro ramificazioni.
860.
Del lume universale illuminatore delle piante.
[vedi figura 199.gif]
Quella parte della pianta si dimostrerà vestita di ombre di minore oscurità, la quale sarà piú remota dalla terra.
Provasi: up sia la pianta, nbc sia l'emisfero illuminato; la parte di sotto dell'albero vede la terra pc, cioè la parte o; e vede un poco dell'emisfero in cd; ma la parte piú alta nella concavità a è veduta da maggior somma dell'emisfero, cioè bc; e per questo, perché non vede la oscurità della terra, resta piú illuminata.
Ma se l'albero è spesso di foglie come il lauro, l'abete e il bosso, allora è variato; perché, ancoraché a non veda la terra, e' vede l'oscurità delle foglie divise da molte ombre, la quale oscurità riverbera in su ne' riversi delle soprapposte foglie; e questi tali alberi hanno le ombre tanto piú oscure, quanto esse sono piú vicine al mezzo dell'albero.
861.
Degli alberi e loro lume.
Il vero modo da pratico nel figurare le campagne, vo' dire paesi colle loro piante, si è dell'eleggere che il cielo sia occupato dal sole, acciocché esse campagne ricevano lume universale e non il particolare del sole, il quale fa le ombre tagliate ed assai differenti dai lumi.
862.
Della parte illuminata delle verdure e de' monti.
La parte illuminata si dimostrerà piú in lunga distanza del suo natural colore, la quale sarà illuminata da piú potente lume.
863.
De' lumi delle foglie oscure.
I lumi di quelle foglie saranno piú del colore dell'aria che in loro si specchia, le quali sono di colore piú oscuro; e questo è causato perché il chiaro della parte illuminata coll'oscuro in sé compone colore azzurro, e tal chiaro nasce dall'azzurro dell'aria che nella superficie pulita di tali foglie si specchia ed aumenta l'azzurro che la detta chiarezza suol generare colle cose oscure.
864.
De' lumi delle foglie di verdura traenti al giallo.
Ma le foglie di verdura traenti al giallo non hanno nello specchiare dell'aria a fare lustro partecipante d'azzurro, conciossiaché ogni cosa che apparisce nello specchio partecipa del colore di tale specchio; adunque l'azzurro dell'aria specchiato nel giallo della foglia pare verde, perché azzurro e giallo insieme misti compongono bellissimo verde; adunque verdegialli saranno i lustri delle foglie chiare traenti al color giallo.
865.
Degli alberi che sono illuminati dal sole e dall'aria.
Gli alberi illuminati dal sole e dall'aria avendo le foglie di colore oscuro, queste saranno da una parte illuminate dall'aria, e per questo tale illuminazione partecipa d'azzurro; e dall'altra parte saranno illuminate dall'aria e dal sole, e quella parte che l'occhio vedrà illuminata dal sole sarà lustra.
866.
De' lustri delle foglie delle piante.
Le foglie delle piante comunemente sono di superficie pulita, per la qual cosa esse specchiano in parte il colore dell'aria, la quale aria partecipa di bianco per essere mista con sottili e trasparenti nuvole; la superficie delle quali foglie, quando sono di natura oscure come quelle degli olmi, quando non sono polverose, rendono i loro lustri di colore partecipante di azzurro; e questo accade per la settima del quarto che mostra: il chiaro misto coll'oscuro compone azzurro.
E tali foglie hanno i rami lustri tanto piú azzurri quanto l'aria che in esse si specchia sarà piú purificata ed azzurra; ma se tali foglie sono giovani, come nelle cime de' rami nel mese di maggio, allora esse saranno verdi con partecipazione di giallo; e se i loro lustri saranno generati dall'aria azzurra, che in lor si specchia, allora i lustri saranno verdi, per la terza di esso quarto che dice: il color giallo misto coll'azzurro sempre genera color verde.
I lustri di tutte le foglie di densa superficie parteciperanno del colore dell'aria, e quanto piú saranno le foglie oscure, piú si faranno di natura di specchio, e per conseguenza tali lustri parteciperanno piú di azzurro.
867.
Del verde delle foglie.
I piú bei verdi che abbiano le foglie degli alberi sarà quando essi s'interpongono colla loro grossezza infra l'occhio e l'aria.
868.
Dell'oscurità dell'albero.
Molto piú oscura è quella parte dell'albero che termina nell'aria, che quella che termina nella selva, o monti, o colli.
869.
Degli alberi.
Quando le piante saranno riguardate di verso il sole, per la trasparenza delle loro foglie esse inverso gli estremi si dimostreranno di piú bel verde che prima non era; inverso il mezzo parrà forte oscuro, e le foglie che non saranno trasparenti saranno quelle che ti mostreranno il loro dritto, e piglieranno lustri molto evidenti.
Ma se riguarderai le piante dall'opposita parte del sole, tu le vedrai con poche ombre ed assai lustri nelle foglie, se saranno dense.
870.
Degli alberi posti sotto l'occhio.
[vedi figura 200.gif]
Gli alberi posti sotto l'occhio, ancora ché sieno in sé di eguale altezza e di eguali colori e spessitudine di ramificazione, non resterà che in sé in ogni grado di distanza essi non acquistino oscurità; e questo nasce perché a quello che ti è piú vicino, per essergli tu di sopra, tu vedi quella parte di esso che si mostra al cielo illuminatore delle cose, onde tu vedi di esso la parte illuminata, e però si mostra con effetto piú chiara, e quella che t'è piú remota tu la vedi piú di sotto, ond'essa ti mostra di sé le parti piú ombrose, e per conseguenza sarà(64) piú oscura, e se non fosse che maggior somma d'aria s'interpone infra l'occhio e la seconda che infra esso occhio e la prima che viene a rischiarare tale oscurità, la prospettiva de' colori scorterebbe per l'opposito.
871.
Delle cime sparse degli alberi.
Le cime sparse degli alberi rari di rara ramificazione non pigliano sensibili ombre, perché i loro rami sono sottili e di rare e sottili foglie e le loro parti che non sono trasparenti restano illuminate.
872.
Delle remozioni delle campagne.
L'estremità degli alberi ne' luoghi alquanto remoti le farai quasi insensibili e poco variate dal loro campo.
873.
Dell'azzurro che acquistano gli alberi remoti.
L'azzurro che acquistano gli alberi ne' luoghi remoti si genera piú nell'oscurità che inverso le parti luminose; e questo nasce per la luce dell'aria interposta infra l'occhio e l'ombra, che si tinge in colore celeste; e le parti luminose degli alberi sono le ultime che mancano della loro verdura.
874.
Del sole che illumina la foresta.
Quando il sole illumina la foresta, gli alberi delle selve si dimostreranno di terminate ombre e lumi, e per questo parranno essersi avvicinati a te, perché si fanno di piú cognita figura; e ciò che di loro non è veduto dal sole, pare oscuro egualmente, salvo le loro parti sottili che s'interpongono infra il sole e te, le quali si faranno chiare per la loro trasparenza; e questo accade il fare minor quantità di lumi negli alberi illuminati dal sole che dal cielo, perché maggiore è il cielo che il sole, e maggior causa fa maggiori effetti in questo caso.
Nel farsi minori le ombre delle piante, gli alberi parranno non essere piú rari, e massime dove hanno un medesimo colore, e che di loro natura sieno di rami rari e di foglie sottili, come persico, susino e simili; perché di loro l'ombra ritirandosi inverso il mezzo della pianta, essa pianta pare essere diminuita, ed i rami che del tutto restano fuori dell'ombra paiono un medesimo colore e campo.
875.
Delle parti luminose delle verdure delle piante.
Le parti luminose delle verdure delle piante, nelle vicinità ch'esse hanno coll'occhio, mostrano ad esso occhio essere piú chiare che quelle delle piante remote, e le loro parti ombrose si mostrano piú scure che quelle di esse piante remote.
Le piante remote mostrano le loro parti luminose piú scure che quelle delle piante vicine, e le loro parti ombrose si mostrano piú chiare che le parti ombrose di esse piante vicine; e questo nasce perché il concorso delle specie di esse piante ombrose e luminose si confondono e si mischiano per le grandi distanze che esse hanno dall'occhio che le vede.
876.
Delle piante che sono infra l'occhio e il lume.
Delle piante che sono infra l'occhio e il lume, la parte dinanzi sarà chiara, la qual chiarezza sarà mista di ramificazioni di foglie trasparenti per essere vedute da rovescio, con foglie lustre vedute dal diritto, ed il loro campo di sotto e di retro sarà di verdura oscura per essere ombrata dalla parte dinanzi della detta pianta; e questo accade nelle piante piú alte dell'occhio.
877.
Del colore accidentale degli alberi.
I colori accidentali delle fronde degli alberi sono quattro, cioè ombra, lume, lustro e trasparenza.
878.
Della dimostrazione degli accidenti.
Delle parti accidentali delle foglie delle piante in lunga distanza si farà un misto, il quale parteciperà piú di quell'accidente che sarà di maggior figura.
879.
Quali termini dimostrino le piante remote dall'aria che si fa lor campo.
[vedi figura 201.gif]
I termini che hanno le ramificazioni degli alberi coll'aria illuminata, quanto piú sono remoti, piú si fanno in figura traente allo sferico, e quanto piú sono vicini, meno dimostrano di tale sfericità, come a albero primo, che per essere vicino all'occhio, dimostra la vera figura della sua ramificazione, la quale si diminuisce quasi in b, ed al tutto si perde in c, dove non che i rami di essa pianta si vedono, ma tutta la pianta con gran fatica si conosce.
[vedi figura 202.gif]
Ogni corpo ombroso, il quale sia di qualunque figura si voglia, in lunga distanza pare essere sferico; e questo nasce perché, s'egli è un corpo quadrato, in brevissima distanza si perdono gli angoli suoi, e poco piú oltre si perdono i lati(65) minori che restano; e cosí, prima che si perda il tutto, si perdono le parti per essere minori del tutto, come l'uomo ch'è in tale aspetto perde prima le gambe, le braccia e la testa che il busto; dipoi perde prima gli estremi della lunghezza che della larghezza, e quando son fatti eguali, sarebbe quadro, se gli angoli vi restassero, ma non vi restando, è tondo.
880.
Delle ombre delle piante.
Le ombre delle piante poste ne' paesi non si dimostrano vestire di sé con medesima situazione nelle piante destre come nelle sinistre, e massime essendo il sole a destra od a sinistra.
Provasi per la quarta che dice: i corpi opachi interposti infra il lume e l'occhio si dimostrano tutti ombrosi; e per la quinta: l'occhio interposto infra il corpo opaco ed il lume vede il corpo opaco tutto illuminato; e per la sesta: l'occhio ed il corpo opaco interposto infra le tenebre ed il lume sarà veduto mezzo ombroso e mezzo luminoso.
881.
Delle ombre e trasparenze delle foglie.
Le foglie delle piante per essere trasparenti non mandano integrali tenebre alle foglie da loro ombrate, ma mandano ombre di piccola oscurità che acquistano bellezza di verde; e le terze foglie alle prime sottoposte pigliano doppia oscurità all'oscurità della seconda foglia, perché due sole foglie la ombrano, e cosí le terze e poi le quarte, sempre si vanno moltiplicando in oscurità, e cosí andrebbero in infinito.
E però tu, pittore, quando fai le poste de' gran rami fronzuti, falle piú illuminate che la parte inverso il centro dell'albero, e le poste de' rami piú inverso il lume ancora piú illuminate, e le poste di esse poste ancora piú e le ultime foglie piú, e piú le parti ultime delle foglie disposte al lume.
Tutte le erbe e foglie dell'albero interposte infra l'occhio ed il sole sono vedute per trasparenza aiutata dal lume del sole, la qual trasparenza è in suo sommo grado di bellezza di verde, ed è di piú virtú de' raggi solari, che dall'opposita parte l'illuminano, che per suo naturale colore.
882.
Delle ombre delle foglie trasparenti.
Le ombre che sono nelle foglie trasparenti, vedute da rovescio, sono quelle medesime ombre che sono dal dritto di esse foglie, le quali traspariscono da rovescio insieme colla parte luminosa, ove è(66) il lustro che mai può trasparire.
Quando l'una verdura è dietro all'altra, i lustri delle foglie e le trasparenze si dimostrano di maggior potenza che quelle che confinano colla chiarezza dell'aria.
E se il sole illumina le foglie che s'inframmettono infra esso e l'occhio, senza che l'occhio veda il sole, allora i lustri delle foglie e le loro trasparenze sono eccessivi.
Molto è utile il fare alcune ramificazioni basse, le quali sieno scure e campeggino in verdure illuminate, che sieno alquanto remote dalle prime.
Delle verdure oscure vedute di sotto, quella parte è piú oscura ch'è piú vicina all'occhio, cioè ch'è piú distante dall'aria luminosa.
883.
Del non fingere mai foglie trasparenti al sole.
Non fingere mai foglie trasparenti al sole perché sono confuse; e questo accade perché sopra la trasparenza di una foglia vi si stamperà l'ombra di un'altra foglia che le sta di sopra, la quale ombra è di termini spediti e di terminata oscurità, ed alcuna volta è mezza o terza parte di essa foglia che adombra, e cosí tale ramificazione è confusa, ed è da fuggire la sua imitazione.
I ramiculi superiori de' rami laterali delle piante si accostano piú al lor ramo maestro che non fanno quei di sotto.
Quella foglia è meno trasparente, che piglia il lume infra angoli piú disformi.
I rami piú bassi delle piante che fan grandi foglie e frutti gravi, come noci e fichi e simili, sempre si dirizzano alla terra.
884.
Dell'ombra della foglia.
[vedi figura 203.gif]
Alcuna volta la foglia ha tre accidenti, cioè ombra, lustro e trasparenza, come se il lume fosse in n alla foglia s e l'occhio in m, che vedrà a luminato, b ombrato, c trasparente.
La foglia di superficie concava veduta dal rovescio di sotto in su, alcuna volta si mostrerà mezzo ombrosa e mezzo trasparente; come: po sia la foglia ed il lume m e l'occhio n, il quale vedrà o adombrato, perché il lume non la percuote infra gli angoli eguali, né da diritto né da rovescio, e il p sarà il lume trasparente nel suo rovescio.
885.
Delle foglie oscure dinanzi alle trasparenti.
[vedi figura 204.gif]
Quando le foglie saranno interposte infra il lume e l'occhio, allora la piú vicina all'occhio sarà la piú oscura, e la piú remota sarà la piú chiara, non campeggiando nell'aria; e questo accade nelle foglie che sono dal centro dell'albero in là, cioè inverso il lume.
886.
Delle piante giovani e loro foglie.
Le piante giovani hanno le foglie piú trasparenti e piú pulita scorza che le vecchie, e massime il noce, ed è piú chiaro di maggio che di settembre.
Le ombre delle piante non sono mai nere, perché dove l'aria penetra non possono essere tenebre.
887.
Del colore delle foglie.
Se il lume viene da m(67) e l'occhio sia in n, esso occhio vede il colore delle foglie a b tutto partecipare del colore dell'm, cioè dell'aria, ed l b c saranno vedute da rovescio, trasparenti con bellissimo color verde partecipante di giallo.
Se m sarà il luminoso illuminatore della foglia s, tutti gli occhi che vedranno il rovescio di essa foglia la vedranno di bellissimo verde chiaro, per essere trasparente.
Molte sono le volte che le poste delle foglie saranno senza ombre, ed avranno il rovescio trasparente ed il diritto sarà lustro.
888.
Degli alberi che mettono i rami diritti.
Il salice ed altre simili piante a cui si tagliano i rami ogni tre o quattro anni, mettono rami assai diritti, e la loro ombra è inverso il mezzo, dove nascono essi rami, ed inverso gli estremi fan poca ombra per le loro minute foglie ed i rari e sottili rami; adunque i rami che si levano inverso il cielo avranno poca ombra e poco rilievo, e que' rami che guardano dall'orizzonte in giú nascono nella parte oscura dell'ombra e vengonsi rischiarando a poco a poco insino ai loro estremi; e questi mostrano buon rilievo per essere in gradi di rischiaramento in campo ombroso.
Quella pianta sarà meno ombrata, che avrà piú rara ramificazione e rare foglie.
889.
Delle ombre degli alberi.
Stando il sole all'oriente, gli alberi occidentali all'occhio si dimostreranno di pochissimo rilievo e quasi d'insensibile dimostrazione se l'aria che infra l'occhio ed esse piante s'interpone è molto fosca: per la settima di questo, e' son privati d'ombra, e, benché l'ombra sia in ciascuna divisione di ramificazione, egli accade che le similitudini dell'ombra e lume che vengono all'occhio sono confuse e miste insieme, e per la loro piccola figura non si possono comprendere.
Ed i lumi principali sono nel mezzo delle piante, e le ombre inverso gli estremi, e le loro separazioni son divise dalle ombre degl'intervalli di esse piante, quando le selve sono spesse di alberi, e nelle rare i termini poco si vedono.
890.
Degli alberi orientali.
Stando il sole all'oriente, gli alberi veduti inverso esso oriente avranno il lume che li circonderà d'intorno alle sue ombre, eccetto di verso la terra, salvo se l'albero non fosse stato rimondo l'anno innanzi.
E gli alberi meridionali e settentrionali saranno mezzo ombrosi e mezzo luminosi, e piú o meno ombrosi o luminosi, secondoché saranno piú o meno orientali od occidentali.
L'occhio alto o basso varia le ombre ed i lumi negli alberi, imperocché l'occhio alto vede gli alberi con poche ombre ed il basso con assai ombre.
Tanto son varie le verdure delle piante, quanto son varie le loro specie.
Stando il sole all'oriente, i suoi alberi sono oscuri inverso il mezzo, ed i loro estremi sono luminosi.
891.
Delle ombre delle piante orientali.
Le ombre delle piante orientali occupano gran parte della pianta, e sono tanto piú oscure quanto gli alberi sono piú spessi di foglie.
892.
Delle piante meridionali.
Quando il sole è all'oriente, le piante meridionali e settentrionali hanno quasi tanto di lume quanto di ombre, ma tanto maggior somma di lume quanto esse sono piú occidentali, e tanto maggior somma di ombra quanto esse sono piú orientali.
893.
De' prati.
Stando il sole all'oriente, le verdure de' prati e d'altre piccole piante sono di bellissima verdura per essere trasparenti al sole, il che non accade ne' prati occidentali; e le erbe meridionali e settentrionali sono di mediocre bellezza di verdura.
894.
Delle erbe de' prati.
Delle erbe che pigliano l'ombra delle piante che nascono infra esse, quelle che sono di qua dall'ombra hanno le festuche illuminate in campo ombroso, e le erbe che loro hanno ombrato hanno le festuche oscure in campo chiaro, cioè nel campo ch'è di là dall'ombra.
895.
Dell'ombra della verdura.
Sempre l'ombra delle verdure partecipano dell'azzurro, e cosí ogni ombra di ogni altra cosa, e tanto piú ne piglia quanto essa è piú distante dall'occhio, e meno, quanto essa è piú vicina.
896.
De' paesi in pittura.
Gli alberi ed i monti de' paesi fatti in pittura debbono mostrare le loro ombre da quel lato donde viene il lume, e debbono mostrare le parti illuminate da quel lato donde vengono le ombre; e mostrino il lume e le ombre in quelli che l'occhio vede dove vede il lume e le ombre; provasi per la figura in margine.
[vedi figura 205.gif]
897.
Perché le ombre de' rami fronzuti non si dimostrano potenti vicino alle loro parti luminose come nelle parti opposite.
La parte illuminata de' rami degli alberi in lunga distanza confonde le parti ombrose che infra le particole illuminate di essi rami si trovano.
Questo accade perché le parti illuminate in lunga distanza crescono di lor figura, e le ombrose diminuiscono in tanta quantità, ch'esse non sono sensibili all'occhio, ma solo si dimostrano nelle loro similitudini, che vengono all'occhio, una cosa confusa, perché tali specie ombrose e luminose fanno insieme un misto, e per essersi piú mantenute tali parti luminose, il composto di queste due qualità si dimostra essere di quella natura che apparisce la maggior parte del ramo.
898.
Qual parte del ramo della pianta sarà piú oscura.
Quella parte del ramo della pianta sarà piú oscura, che sarà piú remota da' suoi estremi, essendo l'albero di uniforme spartimento di ramificazione.
899.
Della veduta degli alberi.
Farai infra le piante che sono negli argini delle strade le loro ombre solari tutte discontinuate, a similitudine delle poste delle frasche, onde derivano.
900.
De' paesi.
Sono i paesi chiari in sul principio, perché tu vedi infra le cime degli alberi e prati ed altri spazi ed intervalli delle piante.
Ma quando tu cominci per la distanza a perdere essi intervalli, tu vedi solo le ramificazioni degli alberi, le quali, ancorch'esse sieno del medesimo colore de' prati, pigliano piú ombra verso il centro dell'albero, che non fa il prato per la loro spessitudine e diminuzione; onde per questo accade tale oscurità, la quale ancor essa poi per distanza si rischiara e convertesi nel colore dell'orizzonte.
901.
Pittura della nebbia che cuopre i paesi.
Le nebbie che si mischiano per l'aria, quanto piú si abbassano, piú s'ingrossano, in modo che i raggi solari in quella piú risplendono, essendo essa interposta infra il sole e l'occhio; ma se l'occhio s'interpone infra il sole e la nebbia, essa nebbia pare oscura, la quale oscurità è tanto piú potente, quanto essa è piú bassa, com'è provato; e l'una e l'altra nebbia restano oscure come nuvola, quando essa nuvola s'interpone infra il sole e la nebbia; ma la nebbia interposta infra il sole e l'occhio, per alquanto spazio rimossa dall'occhio, partecipa assai dello splendore del sole, e tanto piú, quanto essa sarà piú vicina al corpo solare; e gli edifici delle città si dimostreranno in tal caso tanto piú oscuri, quanto e' saranno posti in piú lucente nebbia, perché allora saranno piú vicini al sole, e perché è detto essa nebbia essere di grossezza uniformemente disforme, cioè ch'è tanto piú grossa quanto essa piú s'avvicina alla terra, e piglia tanto maggior splendore dal sole quant'essa è piú bassa; per la qual cosa gli edifici paralleli, cioè torri e campanili che in essa si trovano, si dimostrano tanto men grossi, quanto essi saranno piú vicini alla loro base; e questo è necessario, perché quel corpo oscuro si dimostra minore ch'è posto in piú lucente aria; la ragione è posta nella trentaduesima della mia prospettiva.
902.
De' paesi.
Le parti ombrose de' paesi remoti partecipano piú di colore azzurro che le parti illuminate.
Provasi per la definizione dell'azzurro in che si tinge l'aria privata di colore; la quale, se non avesse le tenebre sopra di sé resterebbe bianca, perché in sé l'azzurro dell'aria è composto di luce e di tenebre.
903.
De' paesi nelle nebbie o nel levare o nel porre del sole.
[vedi figura 206.gif]
Dico de' paesi all'occhio tuo orientali; nel levare del sole, ovvero colle nebbie od altri vapori grossi interposti infra il sole e l'occhio, dico ch'essi saranno molto piú chiari inverso il sole e manco splendidi nelle parti opposite, cioè occidentali; ma s'egli è senza nebbia o vapori, la parte orientale, ovvero quella parte che si interpone infra il sole e l'occhio, sarà tanto piú oscura, quanto essa è all'occhio piú vicina; e tale accidente accadrà in quella parte che sarà piú vicina al sole, cioè che parrà piú sotto il sole; e nelle parti opposite farà il contrario a tempo chiaro, ed a tempo nebuloso farà il contrario de' tempi belli.
[vedi figura 207.gif]
904.
Degli alberi veduti di sotto.
Degli alberi veduti di sotto e contro al lume l'uno dopo l'altro vicinamente, la parte ultima del primo sarà trasparente e chiara in gran parte, e campeggierà nella parte oscura dell'albero secondo, e cosí faranno tutti successivamente, che saranno situati con le predette condizioni.
s sia il lume, r sia l'occhio, cdn sia l'albero primo, abc sia il secondo; dico che r, occhio, vedrà la parte cf in gran parte trasparente e chiara, per il lume s che la vede dall'opposita parte, e la vedrà in campo oscuro bc, perché tale oscurità è l'ombra dell'albero abc.
Ma se l'occhio è situato in f, esso vedrà op oscuro nel campo chiaro ng.
Delle parti ombrose trasparenti degli alberi la piú vicina a te è piú oscura.
905.
Descrizione dell'olmo.
[vedi figura 208.gif]
Questa ramificazione dell'olmo ha il maggior ramo nella sua fronte, e i minori sono il primo e il penultimo, quando la maestra è dritta.
Il nascimento dell'una foglia all'altra è la metà della maggior lunghezza della foglia, alquanto manco, perché le foglie fanno intervallo, ch'è circa il terzo della larghezza di tal foglia.
L'olmo ha le sue foglie piú presso alla cima del suo ramo che al nascimento, e le loro larghezze poco variano dal risguardare ad un medesimo aspetto.
Nelle composizioni degli alberi fronzuti sii avvertito di non replicare troppe volte un medesimo colore di una pianta, che campeggi sopra il medesimo colore dell'altra pianta, ma variale con verdura piú chiara, o piú scura, o piú verde.
Sempre la foglia volge il suo dritto inverso il cielo, acciò possa meglio ricevere con tutta la sua superficie la rugiada, che con lento moto discende dall'aria; e tali foglie sono in modo compartite sopra i loro rami, che l'una occupa l'altra meno che sia possibile coll'intrecciarsi l'una sopra dell'altra, come si vede fare all'edera che cuopre i muri; e tale intrecciamento serve a due cose, cioè a lasciare gl'intervalli perché l'aria ed il sole possano penetrare infra loro; la seconda, che le goccie che cadono dalla prima foglia possano cadere anco sopra la quarta e la sesta degli altri rami.
906.
Delle foglie del noce.
Le foglie del noce sono compartite per tutto il ramiculo di quell'anno, e sono tanto piú distanti l'una dall'altra e con maggior numero, quanto il ramo dove tal ramiculo nasce è piú giovane, e sono tanto piú vicine ne' loro nascimenti e di minor numero, quanto il ramiculo dove nascono è nato in ramo piú vecchio.
Nascono i suoi frutti in estremo del suo ramiculo, ed i rami maggiori sono disotto al lor ramo, dove nascono; e questo accade, perché la gravità del suo umore è piú atta a discendere che a montare, e per questo i rami che nascono sopra di loro, che vanno inverso il cielo, son piccoli e sottili, e quando il ramiculo guarda inverso il cielo, le foglie sue si dilatano dal suo estremo con eguali partizioni colle loro cime; e se il ramiculo guarda all'orizzonte, le foglie restano spianate; e questo nasce perché le foglie universalmente tengono il rovescio loro volto alla terra.
907.
Degli aspetti de' paesi.
Quando il sole è all'oriente, tutte le parti illuminate delle piante sono di bellissima verdura; e questo accade perché le foglie illuminate dal sole dentro alla metà dell'orizzonte, cioè la metà orientale, sono trasparenti.
E dentro al semicircolo occidentale le verdure hanno tristo colore all'aria umida e torba di color cenere scura, per non essere trasparente come l'orientale, la quale è lucida, e tanto piú, quanto essa è piú umida.
908.
Della trasforazione delle piante in sé.
La trasforazione dell'aria ne' corpi delle piante, e la trasforazione delle piante infra l'aria in lunga distanza non si dimostrano all'occhio, perché, dove con fatica si comprende il tutto, con difficoltà si conoscono le parti, ma si fa un misto confuso, il quale partecipa piú di quel ch'è maggior somma.
I traforamenti dell'albero sono di particole di aria illuminata, le quali sono assai minori della pianta, e però prima si perdono di notizia ch'essa pianta; ma non resta per questo che esse non vi sieno, onde per necessità si fa un misto di aria e dell'oscuro dell'albero ombroso, il quale insieme concorre all'occhio che vede.
909.
Degli alberi che occupano le trasforazioni l'un dell'altro.
[vedi figura 209.gif]
Quella parte dell'albero sarà men trasforata, alla quale si oppone di dietro infra l'albero e l'aria maggior somma di altro albero; come nell'albero a non si occupa trasforazione, né in b, per non esservi alberi di dietro; ma in c vi è sol la metà trasforato; cioè co occupato dall'albero d, occupato dall'albero e(68); e poco piú oltre tutta la trasforazione corporale degli alberi è persa.
L'occhio posto di dietro alla fuga del vento non vedrà mai nessuna foglia di qualunque pianta, se non da rovescio, salvo quelle di que' rami che sotto il vento risguardano esso vento, o le foglie de' lauri o d'altre piante, che han forte appiccatura.
910.
Precetti di piante e verdure.
Molto piú chiari paiono gli alberi ed i prati risguardando quelli di dietro alla fuga del vento, che inverso il suo avvenimento; e questo nasce perché ciascuna foglia è piú pallida da rovescio che dal suo dritto; chi le guarda di dietro alla fuga del vento, le vede da rovescio, e chi le risguarda incontro all'avvenimento del vento, le vede ombrose, perché i loro estremi si piegano e adombrano inverso il loro mezzo, ed oltre a questo si veggono per il verso del loro diritto.
La somma dell'albero sarà piú piegata dalla percussione del vento, la quale ha i rami piú sottili e lunghi, come salici e simili.
Se l'occhio sarà infra l'avvenimento e la fuga del vento, gli alberi gli mostreranno piú spessi i loro rami di vêr l'avvenimento di esso vento che di vêr la fuga; e questo nasce perché il vento, che percuote le cime di essi alberi ad esso volte, le appoggia agli altri rami piú potenti, onde quivi si fanno spessi e di poca trasparenza; ma i rami oppositi percossi dal vento che penetra per la trasforazione dell'albero, si rimovono dal centro della pianta e si rarificano.
Delle piante di eguale grossezza ed altezza, quella sarà piú piegata dal vento, della quale gli estremi de' suoi rami laterali manco sono rimossi dal mezzo di tal pianta; e questo è causato perché la remozione de' rami non fa scudo al mezzo della pianta contro all'avvenimento o percussione del vento.
Quegli alberi sono piú piegati dal corso del vento i quali sono piú alti.
Le piante che saranno piú spesse di foglie piú saranno piegate dalla percussione del vento.
Nelle grandi selve e nelle biade e prati saranno vedute le onde fatte dal vento non altrimenti che si veggono nel mare o nei pelaghi.
Quella pianta farà piú oscura ombra, che sarà di piú spesse e grosse foglie, come il lauro e simili.
Le diritture de' rami, che non son vinti dal peso delle foglie o de' frutti, tutte si drizzano al centro della loro ramificazione.
Tutte le grossezze de' rami che ciascun albero mette anno per anno, essendo ciascuno annale per sé messo insieme, saranno eguali al primo pedale.
I pedali delle vecchie piante nate in luoghi umidi ed ombrosi sempre saranno vestiti di verde lanugine.
L'albero piú giovane ha piú pulita scorza che il vecchio.
I rami superiori delle piante saranno piú copiosi di foglie che gl'inferiori.
Le parti esteriori delle selve hanno le piante piú copiose di foglie che le interiori.
I fondi di quelle selve saranno manco erbosi, le quali saranno piú spesse.
911.
Del comporre in pittura il fondamento de' colori delle piante.
Modo di comporre in pittura i fondamenti de' colori delle piante che campeggiano nell'aria: falle come tu le vedi di notte a poco chiarore, perché tu le vedrai egualmente di un colore oscuro trasforate dal chiarore dell'aria; e cosí vedrai la loro semplice figura spedita senza impedimento di varî colori di verde chiaro o scuro.
912.
Precetto.
Delle ramificazioni delle piante, alcune ne sono acute, alcune rotonde.
Le piú grosse cime delle ramificazioni degli alberi mettono maggiori foglie, o maggior quantità, che nessun altro estremo di ramo.
Sempre le cime delle ramificazioni sono quelle che prima si empiono di foglie.
Le piú grosse cime de' rami sempre sono le maestre de' maggiori rami degli alberi; e cosí di converso le piú sottili cime di essi rami sono piú remote da esse maestre di tali rami.
913.
Precetto delle piante.
De' rami, ovvero delle loro piante, alcune ne sono integralmente condotte dalla natura, ed alcune sono impedite per mancamento naturale; e queste si seccano per sé o tutte o in parte, ed alcune mancano di loro naturale quantità per tagliamenti fatti dagli uomini, ed alcune per rompimenti di saette o di venti, od altre tempeste.
Gli alberi che nascono presso alle marine che sono scoperte ai venti son tutti piegati dal vento, e cosí piegati crescono e cosí restano.
914.
Delle erbe.
Delle erbe, alcune ne sono all'ombra ed alcune al lume; e se l'occhio è di verso le ombre, vedrà le erbe ombrose avere per campo la chiarezza delle erbe illuminate; e se l'occhio è di verso il lume, vedrà le erbe illuminate aver per campo l'oscurità delle erbe ombrose.
915.
Delle foglie.
Della chiarezza delle foglie, alcuna n'è per la sua trasparenza, perché sono interposte infra l'occhio ed il lume, ed alcuna n'è della semplice illuminazione dell'aria, ed alcuna è che riceve lustro.
La foglia trasparente mostra piú bel colore che non il suo naturale; l'illuminata dall'aria lo mostra di piú vero colore; il lustro partecipa piú del colore dell'aria che si specchia nella densità della superficie della foglia che del suo natural colore.
Quella foglia che è di superficie pelosa non riceve lustro.
Quel cespo sarà manco ombroso che sarà piú raro e di ramificazione piú sottile.
Delle foglie delle erbe, quella sarà piú frappata che sarà piú presso alla sua semenza, e la men frappata sarà piú vicina al suo nascimento.
916.
Precetto del contraffare il color delle foglie.
Quelli che si vogliono non integralmente fidare del loro giudizio nel contraffare i veri colori delle foglie debbono pigliare una foglia di quell'albero che si vuol contraffare e sopra di quella fare le loro mistioni; e quando essa mistione non sarà conosciuta in differenza dal colore di tal foglia, allora tu sarai certo che tal colore è d'intera imitazione della foglia; e cosí puoi fare nelle altre che vuoi imitare.
PARTE SETTIMA
DE' NUVOLI.
917.
De' nuvoli.
Le nuvole sono nebbie tirate in alto dal caldo del sole, e la loro elevazione(69) dove il loro acquistato peso si fa di potenza eguale al suo motore; e l'acquistato peso nasce dalla loro condensazione, e la condensazione ha origine dal calore ch'è in esse infuso, che si rifugge dagli estremi che si trovano penetrati dal freddo della mezza regione dell'aria; e l'umidità seguita il caldo che lassú la condusse, in qualunque parte esso caldo si fugge; e perché si fugge inverso il mezzo di ciascuna globosità de' nuvoli, esse globosità si condensano con terminate superficie ad uso di dense montagne, e pigliano le ombre mediante i raggi solari che lassú le percuotono.
I nuvoli si dimostrano alcuna volta ricevere i raggi solari, ed illuminarsi a modo di dense montagne, ed alcuna volta i medesimi restare oscurissimi, senza variare in alcuna lor parte essa oscurità; e questo nasce per le ombre che lor fanno quegli altri nuvoli, che loro tolgono i raggi solari, interponendosi infra il sole ed essi nuvoli oscurati.
918.
Del rossore de' nuvoli.
Quel rossore nel quale si tingono i nuvoli, con tanto minore o maggior rossore nasce, quando il sole si trova agli orizzonti da sera o da mattina, e perché quel corpo che ha alquanto trasparenza è alquanto penetrato dai raggi solari, quando esso sole si dimostra da sera o da mattina, e perché quelle parti de' nuvoli che sono inverso gli estremi delle loro globosità sono piú sottili in grossezza che nel mezzo di essa globosità, i raggi solari li penetrano con piú splendente rossore che quelle parti grosse, che restano oscure per essere impenetrabili da tali raggi solari; e sempre i nuvoli son piú sottili ne' contatti delle loro globosità che in mezzo, come qui di sopra è provato; e per questo il rossore de' nuvoli è di varie qualità di rosso.
Dico che l'occhio interposto infra le globosità de' nuvoli ed il corpo del sole vedrà i mezzi di esse globosità essere di maggior splendore, che in alcuna altra parte; ma se l'occhio è da lato, in modo che le linee che vengono dalle globosità all'occhio e dal sole al medesimo occhio facciano congiunzione minore dell'angolo retto, allora il lume massimo di tali globulenze de' nuvoli sarà negli estremi di esse globulenze.
Quel che qui si tratta del rossore de' nuvoli, s'intende essendo il sole di retro ai nuvoli; ma se il sole è dinanzi ai medesimi nuvoli, allora le globosità loro saranno di maggior splendore che ne' loro intervalli, cioè nel mezzo delle globosità e concavità; ma non ne' lati, che veggon l'oscurità del cielo e della terra.
919.
Della creazione de' nuvoli.
I nuvoli sono creati da umidità infusa per l'aria, la quale si congrega mediante il freddo che con diversi venti è trasportato per l'aria; e tali nuvoli generano venti nella loro creazione, siccome nella loro distruzione; ma nella creazione si generano, perché lo sparso e vaporato umido nel concorrere alla creazione de' nuvoli lascia di sé vuoto il luogo donde si fuggí; e perché non si dà vacuo in natura, egli è necessario che le parti dell'aria circostante alla fuga dell'umido riempiano di sé il principiato vacuo: e questo tal moto è detto vento.
Ma quando mediante il calore del sole tali nuvoli si risolvono in aria, allora si genera contrario vento, creato dalla distruzione ed evaporazione del composto nuvolo; e l'uno e l'altro accidente, com'è detto, sono causati di vento.(70) E tali venti si generano in ogni parte dell'aria, ch'è alterata dal caldo o dal freddo, ed il moto loro è retto e non è curvo, come vuole l'avversario; perché, se fosse curvo, non bisognerebbe alzare o abbassare le vele ai navigli, per cercare dell'alto o basso vento; anzi, quella vela che fosse percossa da un vento sarebbe al continuo accompagnata da esso vento infinché durasse; il che in contrario ci mostra l'esperienza, nel vedere percossa la pelle dell'acqua in diverse parti di un medesimo mare, con brevi e corti moti dilatabili, manifesti segni che da diversi luoghi con diverse obliquità di moti discendono i venti d'alto in basso; e tali moti si disgregano per diversi aspetti dai loro principî; e perché il mare ha superficie sferica, molte volte le onde scorrono senza vento, poiché l'alzato vento le abbandona, onde esse si muovono col principiato impeto.
920.
De' nuvoli e loro gravità e levità.
Il nuvolo è piú lieve dell'aria che gli sta di sotto, ed è piú greve dell'aria che gli sta di sopra.
921.
Perché della nebbia si fa nuvoli.
La nebbia percossa da varî corsi di venti si condensa e si fa nuvolo con varie globulenze.
922.
Dell'aria tutta nuvolosa.
L'aria tutta nuvolosa rende sotto sé la campagna piú chiara o piú oscura, secondo le minori o maggiori grossezze de' nuvoli che s'interpongono infra il sole ed essa campagna.
Quando l'aria ingrossata che s'interpone infra il sole e la terra sarà di uniforme grossezza, tu vedrai poca differenza dalle parti illuminate alle ombrate di qualunque corpo.
923.
Dell'ombra de' nuvoli.
Facciansi le ombre de' nuvoli sopra la terra cogl'intervalli percossi dai raggi solari, con maggiore o minor splendore, secondo la maggiore o minor trasparenza di essi nuvoli.
I nuvoli sono di tanto maggior rossore, quanto essi sono piú vicini all'orizzonte, e sono di tanto minor rossore, quanto essi sono piú remoti da esso orizzonte.
924.
De' nuvoli.
Quando i nuvoli s'interpongono infra il sole e la campagna, le verdure de' boschi si dimostreranno di ombre di poca oscurità, e le differenze infra loro ed i lumi saranno di poca varietà di oscurità o chiarezza; perché, essendo illuminate dalla gran somma del lume del loro emisfero, le ombre sono cacciate e rifuggite inverso il centro degli alberi, ed inverso quella parte di loro che si mostra alla terra.
925.
De' nuvoli sotto la luna.
Il nuvolo che si trova sotto la luna è piú scuro che qualunque altro, ed i piú remoti sono piú chiari, e la parte del nuvolo ch'è trasparente dentro ed infra gli estremi di esso nuvolo, par piú chiara che alcun'altra simile parte ch'è nelle trasparenze de' nuvoli piú remoti; perché in ogni grado di distanza il mezzo dei nuvoli si fa piú chiaro, e le lor parti chiare si fanno piú opache rosseggianti di mortificato rossore; e gli estremi delle loro oscurità entranti nella trasparente loro chiarezza sono di termini fumosi e confusi; ed il simile fanno gli estremi delle loro chiarezze che terminano coll'aria.
Ed i nuvoli di piccola grossezza son tutti trasparenti, e piú inverso il mezzo che negli estremi, ch'è colore morto rosseggiante in colore rozzo e confuso.
E quanto i nuvoli sono piú discosti dalla luna, il loro lume è piú albo, che avanza intorno all'ombrosità del nuvolo, e massime di verso la luna, e quel ch'è sottile non ha nigredine e poco albore, perché in esso penetra la oscurità della notte che si mostra nell'aria.
926.
De' nuvoli.
Fa che i nuvoli facciano le loro ombre in terra, e fa i nuvoli di tanto maggior rossore, quanto e' sono piú vicini all'orizzonte.
PARTE OTTAVA
DELL'ORIZZONTE.
927.
Qual sia il vero sito dell'orizzonte.
Sono gli orizzonti di varie distanze dall'occhio, conciossiaché quello è detto orizzonte dove la chiarezza dell'aria termina col termine della terra, ed è in tanti siti veduto d'un medesimo perpendicolare sopra il centro del mondo, quante sono le altezze dell'occhio che il vede; perché l'occhio, posto alla pelle del mare quieto, vede esso orizzonte vicino un mezzo miglio o circa; e se l'uomo s'innalza coll'occhio, quant'è la sua universale altezza, l'orizzonte si vede remoto da lui sette miglia, e cosí in ogni grado di altezza scopre l'orizzonte piú remoto da sé, onde accade che quelli che sono nelle cime degli alti monti vicini al mare vedono il cerchio dell'orizzonte molto remoto da loro; ma quelli che sono infra terra non hanno l'orizzonte con eguale distanza, perché la superficie della terra non è egualmente distante dal centro del mondo, onde non è di perfetta sfericità, com'è la pelle dell'acqua; e quest'è causa di tal varietà di distanze infra l'occhio e l'orizzonte.
Mai l'orizzonte della sfera dell'acqua sarà piú alto delle piante de' piedi di colui che il vede stando in contatto con esse piante col contatto che ha il termine del mare col termine della terra scoperta dalle acque.
L'orizzonte del cielo alcuna volta è molto vicino, e massime a quello che si trova a lato alle sommità de' monti, e lo vede generare nel termine di essa sommità; e voltandosi indietro all'orizzonte del mare lo vedrà remotissimo.
Molto distante è l'orizzonte che si vede nel lito del mare di Egitto; riguardando pel corso l'avvenimento del Nilo inverso l'Etiopia colle sue pianure laterali, si vede l'orizzonte confuso, anzi incognito, perché v'è tre mila miglia di pianura che sempre s'innalza insieme coll'altezza del fiume, e s'interpone tanta grossezza d'aria infra l'occhio e l'orizzonte etiopico, che ogni cosa si fa bianca; e cosí tale orizzonte si perde di sua notizia.
E questi tali orizzonti fanno molto bel vedere in pittura.
Vero è che si deve fare alcune montagne laterali con gradi di colori diminuiti, come richiede l'ordine della diminuzione de' colori nelle lunghe distanze.
[vedi figura 210.gif]
Ma per dimostrare che la piramide de' prospettivi abbraccia spazio infinito, noi immagineremo ab occhio, il quale taglia i gradi di una distanza infinita dnmop, e li taglia con le linee visuali nella parete cd, le quali linee visuali in ogni grado di distanza del lor nascimento acquistano altezza in essa parete cd, né mai perverranno all'altezza dell'occhio; e per essere cd parete di una quantità continua, essa è divisibile in infinito e mai sarà ripiena delle linee visuali, ancoraché la lunghezza di tale ultima linea fosse infinita; né mai vi giungerai con una linea parallela, ancoraché lo spazio bs fosse infinito.
[vedi figura 211.gif]
Le figure che poco diminuiscono poco sono remote dall'occhio, onde per necessità sempre il termine naturale dell'orizzonte si scontra nell'occhio della figura ritratta, com'è la figura at che vede la figura ru vicina a sé nella parte piú estrema della piramide atb, cioè ru è minore che at; ma questa tal piramide non è quella che dimanda la prospettiva; conciossiaché quella non si dà in pratiche per avere essa spazio infinito dalla base alla sua punta, e questa di sopra ha sette miglia da essa base alla detta punta.
928.
Dell'orizzonte.
[vedi figura 212.gif]
L'orizzonte del cielo e della terra finisce in una medesima linea.
Provasi, e sia la sfera della terra dnm, e la sfera dell'aria arp, e l'occhio d'esso veditore dell'orizzonte della terra sia b, ed f è il detto orizzonte della terra, nel quale finisce la veduta dell'aria, e pare che a, aria, sia congiunta con f, terra.
929.
Del vero orizzonte.
[vedi figura 213.gif]
Il vero orizzonte ha da essere il termine della sfera dell'acqua, la quale sia immobile, perché tale immobilità statuisce superficie equidistante al centro del mondo, come a suo luogo sarà provato.
Se il cielo e la terra fossero di piana superficie con inframmissione di spazio equidistante, senza dubbio l'orizzonte de' prospettivi sarebbe all'altezza di quell'occhio che lo vede; ma tali spazi paralleli sarebbe necessario fossero d'infinita distanza, s'essi avessero a parere all'occhio concorrere in linea, cioè in contatto; e questo contatto sarebbe all'altezza dell'occhio di esso risguardatore; ma perché la terra avrebbe minor quantità di piano che non sarebbe quello del cielo, egli accadrebbe che quando la planizie del cielo avesse il suo ultimo termine disceso al pari dell'occhio, l'orizzonte della terra sarebbe alzato all'ombilico del medesimo riguardatore, e per questo non concorrono al medesimo occhio; ma perché tal cielo e terra non sono divisi da spazio di parallela, o vo' dire equidistante planizie, ma di spazio convesso nella parte del cielo, e concavo nella parte che veste la terra, egli accade che ogni parte che ha la superficie della terra può essere orizzonte, il che accadere non può essendo piani il cielo e la terra, come si mostra nel cielo ab e nella terra fe, essendo l'occhio in g e la parete cd, dove gli orizzonti a f del cielo e della terra piani si tagliano ne' punti n m.
[vedi figura 214.gif]
930.
Dell'orizzonte.
[vedi figura 215.gif]
L'orizzonte non sarà mai eguale all'altezza dell'occhio che lo vede.
Quella figura ch'è piú presso all'orizzonte avrà esso orizzonte piú vicino a' suoi piedi stando tu saldo che lo guardi.
Quella cosa è piú alta ch'è piú distante dal centro del mondo.
Adunque la linea retta equigiacente non è di eguale altezza, e per conseguenza non è equigiacente; onde, se dirai una linea di eguale altezza, non s'intenderà che essa sia altro che curva.
Se a b sono due uomini, l'orizzonte n verrà al pari della loro altezza.
931.
Dell'orizzonte.
[vedi figura 216.gif]
Se la terra è sferica, mai l'orizzonte perverrà all'altezza dell'occhio che sarà piú alto che la superficie della terra.
Diciamo che l'altezza dell'occhio sia nm, e che la linea giudiciale, ovvero parete, sia br, ed a sia l'orizzonte, e che la linea grh sia la curvità della terra; dico adunque, che l'orizzonte, secondo la rettitudine di afk, è piú basso che i piedi dell'uomo tutto mf, e piú basso, secondo la volta della terra, tutto bo.
932.
Se l'occhio che vede l'orizzonte marittimo, stando co' piedi alla pelle di esso mare, vede esso orizzonte piú basso di sé.
[vedi figura 217.gif]
L'orizzonte marittimo si mostrerà tanto piú basso dell'occhio di quel che tiene i piedi ai termini dell'acqua di esso mare, quanta è l'altezza ch'è dall'occhio del veditore di esso orizzonte a' suoi piedi.
Provasi: n sia la riva del mare, an è l'altezza dell'uomo che vede l'orizzonte marittimo in o, dove la linea centrale del mondo mo cade perpendicolare nella linea visuale ar che termina in o, superficie del mare, per la definizione del cerchio; la centrale am eccede la centrale om con tutto l'eccesso an, ch'è la distanza dai piedi dell'uomo a' suoi occhi.
933.
Dell'orizzonte specchiato nell'acqua corrente.
[vedi figura 218.gif]
L'acqua che corre infra l'occhio e l'orizzonte non rifletterà ad esso occhio tale orizzonte, perché l'occhio non vede quel lato dell'onda il quale è veduto dall'orizzonte, né l'orizzonte vede quel lato dell'onda ch'è veduto dall'occhio.
Adunque, per la sesta di questo è concluso il nostro proposito, la quale sesta dice, ch'è impossibile che l'occhio vegga il simulacro, dove non vede la cosa reale e l'occhio in un medesimo tempo.
Sia l'onda cb, e l'occhio a, e l'orizzonte d; dico che l'occhio a, non vedendo i lati dell'onda bg, non vedrà ancora il simulacro del d che in tale lato si specchia.
934.
Dove l'orizzonte si specchia nell'onda.
[vedi figura 216.gif]
Si specchierà l'orizzonte, per la sesta di questo, nel lato veduto dall'orizzonte e dall'occhio, come si dimostra l'orizzonte f veduto dal lato dell'onda bc, il qual lato è ancora veduto dall'occhio.
Adunque tu, pittore, ch'hai a figurare la inondazione dell'acqua, ricordati che da te non sarà veduto il colore dell'acqua essere altrimenti chiaro o scuro, che si sia la chiarezza o l'oscurità del sito dove tu sei, insieme misto col colore delle altre cose che sono dopo te.
935.
Perché l'aria grossa vicina all'orizzonte si fa rossa.
Si fa l'aria rossa cosí all'orizzonte orientale come all'occidentale, essendo grossa, e questo rossore si genera infra l'occhio ed il sole.
Ma il rossore dell'arco celeste si genera stando l'occhio infra la pioggia ed il sole; e la causa dell'uno è il sole e l'umidità dell'aria; ma del rossore dell'arco sono causa il sole, la pioggia e l'occhio che il vede.
Il qual rossore, insieme cogli altri colori, sarà di tanto maggiore eccellenza, quanto la pioggia sarà composta di piú grosse gocciole.
E quanto tali gocciole sono piú minute, tanto essi colori sono piú morti; e se la pioggia è di natura di nebbia, allora l'arco sarà bianco integralmente scolorito; ma l'occhio vuol essere infra la nebbia ed il sole.
[vedi figura 220.gif]
INDICE
PARTE PRIMA
1.
Se la pittura è scienza o no.
2.
Esempio e differenza tra pittura e poesia.
3.
Quale scienza è piú utile, ed in che consiste la sua utilità.
4.
Delle scienze imitabili, e come la pittura è inimitabile, però è scienza.
5.
Come la pittura abbraccia tutte le superficie de' corpi, ed in quelli si estende.
6.
Come la pittura abbraccia le superficie, figure e colori de' corpi naturali, e la filosofia sol s'estende nelle lor virtú naturali.
7.
Come l'occhio meno s'inganna ne' suoi esercizi, che nessun altro senso, in luminosi, o trasparenti, ed uniformi, e mezzi.
8.
Come chi sprezza la pittura non ama la filosofia, né la natura.
9.
Come il pittore è signore d'ogni sorta di gente e di tutte le cose.
10.
Del poeta e del pittore.
11.
Esempio tra la poesia e la pittura.
12.
Qual è di maggior danno alla specie umana, o perder l'occhio o l'orecchio.
13.
Come la scienza dell'astrologia nasce dall'occhio, perché mediante quello è generata.
14.
Pittore che disputa col poeta.
15.
Come la pittura avanza tutte le opere umane per sottili speculazioni appartenenti a quella.
16.
Differenza che ha la pittura con la poesia.
17.
Che differenza è dalla pittura alla poesia.
18.
Differenza infra poesia e pittura.
19.
Della differenza ed ancora similitudine che ha la pittura con la poesia.
20.
Dell'occhio.
21.
Disputa del poeta col pittore, e che differenza è da poesia a pittura.
22.
Arguizione del poeta contro il pittore.
23.
Risposta del re Mattia ad un poeta che gareggiava con un pittore.
24.
Conclusione infra il poeta ed il pittore.
25.
Come la musica si dee chiamare sorella e minore della pittura.
26.
Parla il musico col pittore.
27.
Il pittore dà i gradi delle cose opposte all'occhio, come il musico dà delle voci opposte all'orecchio.
28.
Conclusione del poeta, del pittore e del musico.
29.
Quale scienza è meccanica, e quale non è meccanica.
30.
Perché la pittura non è connumerata nelle scienze.
31.
Comincia della scultura, e s'essa è scienza o no.
32.
Differenza tra la pittura e la scultura.
33.
Il pittore e lo scultore.
34.
Come la scultura è di minore ingegno che la pittura, e mancano in lei molte parti naturali.
35.
Dello scultore e del pittore.
36.
Comparazione della pittura alla scultura.
37.
Escusazione dello scultore.
38.
Dell'obbligo che ha la scultura col lume, e non la pittura.
39.
Differenza ch'è dalla pittura alla scultura.
40.
Della pittura e della poesia.
PARTE SECONDA
41.
Del primo principio della scienza della pittura.
42.
Principio della scienza della pittura.
43.
Del secondo principio della pittura.
44.
In che si estende la scienza della pittura.
45.
Quello che deve prima imparare il giovane.
46.
Quale studio deve essere ne' giovani.
47.
Quale regola si deve dare a' putti pittori.
48.
Della vita del pittore nel suo studio.
49.
Notizia del giovane disposto alla pittura.
50.
Precetto.
51.
In che modo deve il giovane procedere nel suo studio.
52.
Del modo di studiare.
53.
A che similitudine dev'essere l'ingegno del pittore.
54.
Del giudizio del pittore.
55.
Discorso de' precetti del pittore.
56.
Precetto del pittore.
57.
Precetti del pittore.
58.
Dell'essere universale nelle sue opere.
59.
Precetto.
60.
Precetti del pittore.
61.
Precetto intorno al disegno dello schizzare storie e figure.
62.
Dell'operatore della pittura e suoi precetti.
63.
Modo d'aumentare e destare l'ingegno a varie invenzioni.
64.
Dello studiare insino quando ti desti, o innanzi tu ti dormenti nel letto allo scuro.
65.
Piacere del pittore.
66.
De' giuochi che debbono fare i disegnatori.
67.
Che si deve prima imparare la diligenza che la presta pratica.
68.
S'egli è meglio disegnare in compagnia o no.
69.
Modo di bene imparare a mente.
70.
Come il pittore non è laudabile s'egli non è universale.
71.
Della trista suasione di quelli che falsamente si fanno chiamare pittori.
72.
Come il pittore dev'esser vago di udire, nel fare dell'opera, il giudizio di ognuno.
73.
Come nelle opere d'importanza l'uomo non si deve mai fidare tanto nella sua memoria, che non degni ritrarre dal naturale.
74.
Di quelli che biasimano chi disegna alle feste, e che investiga le opere di Dio.
75.
Delle varietà delle figure.
76.
Dell'essere universale.
77.
Dell'errore di quelli che usano la pratica senza la scienza.
78.
Dell'imitare pittori.
79.
Ordine del disegnare.
80.
Del ritrarre di naturale.
81.
Del ritrarre una qualunque cosa.
82.
Come deve essere alto il lume da ritrarre di naturale.
83.
Quali lumi si debbono eleggere per ritrarre le figure de' corpi.
84.
Delle qualità del lume per ritrarre rilievi naturali o finti.
85.
Del ritrarre i nudi.
86.
Del ritrarre di rilievo finto o di naturale.
87.
Modo di ritrarre un sito col vetro.
88.
Dove si debbono ritrarre i paesi.
89.
Del ritrarre le ombre de' corpi al lume di candela o di lucerna.
90.
In che termine si debba ritrarre un volto a dargli grazia d'ombre e lumi.
91.
Modo di ritrarre d'ombra semplice e composta.
92.
Del lume dove si ritraggono le incarnazioni de' volti, o ignudi.
93.
Del ritrarre figure per istorie.
94.
A imparare a far bene un posato.
95.
In qual tempo si deve studiare la elezione delle cose.
96.
Delle attitudini.
97.
Per ritrarre un ignudo dal naturale od altra cosa.
98.
Misure o compartizioni della statua.
99.
Modo di ritrarre di notte un rilievo.
100.
Come il pittore si deve acconciare al lume col suo rilievo.
101.
Della qualità del lume.
102.
Dell'inganno che si riceve nel giudizio delle membra.
103.
Come al pittore è necessario sapere l'intrinseca forma dell'uomo.
104.
Del difetto che hanno i maestri di replicare le medesime attitudini de' volti.
105.
Del massimo difetto de' pittori.
106.
Precetto, che il pittore non s'inganni nell'elezione della figura in che esso fa l'abito.
107.
Difetto de' pittori che ritraggono una cosa di rilievo in casa a un lume, e poi la mettono in campagna ad altro lume.
108.
Della pittura e sua divisione.
109.
Figura e sua divisione.
110.
Proporzione di membra.
111.
Del fuggire le calunnie de' giudizi varî che hanno gli operatori della pittura.
112.
De' movimenti e delle operazioni varie.
113.
Fuggi i profili, cioè i termini espediti delle cose.
114.
Come nelle cose piccole non s'intendono gli errori come nelle grandi.
115.
Perché la pittura non può mai parere spiccata come le cose naturali.
116.
Perché i capitoli delle figure l'uno sopra l'altro è opra da fuggire.
117.
Qual pittura è meglio usare nel far parer le cose spiccate.
118.
Qual è piú di discorso ed utilità, o i lumi ed ombre de' corpi, o i loro lineamenti.
119.
Qual è di maggiore importanza, o il movimento creato dagli accidenti diversi degli animali, o le loro ombre e lumi.
120.
Qual è di piú importanza, o che la figura abbondi in bellezza di colori, o in dimostrazioni di gran rilievo.
121.
Qual è piú difficile, o le ombre e i lumi, o pure il disegno buono.
122.
Precetti del pittore.
123.
Memoria che si fa l'autore.
124.
Precetti di pittura.
125.
Precetti di pittura.
126.
Come fu la prima pittura.
127.
Come la pittura dev'essere vista da una sola finestra.
128.
Delle prime otto parti in che si divide la pittura.
129.
Come la pittura si divide in cinque parti.
130.
Delle due parti principali in che si divide la pittura.
131.
Della pittura lineale.
132.
Della pittura, cioè delle ombre.
133.
Delle parti e qualità della pittura.
134.
Della elezione de' bei visi.
135.
Della elezione dell'aria, che dà grazia ai volti.
136.
Delle bellezze e bruttezze.
137.
Delle bellezze.
138.
De' giudicatori di varie bellezze in varî corpi, e di pari eccellenza.
139.
Come si debbono figurare i putti.
140.
Come si debbono figurare i vecchi.
141.
Come si debbono figurare le donne.
142.
Come si debbono figurare le vecchie.
143.
Come si deve figurare una notte.
144.
Come si deve figurare una fortuna.
145.
Come si deve figurare una battaglia.
146.
Del modo di condurre in pittura le cose lontane.
147.
Come l'aria si deve far piú chiara quanto piú la fai finire bassa.
148.
A fare che le figure spicchino dal loro campo.
149.
Del figurare le grandezze delle cose dipinte.
150.
Delle cose finite, e delle confuse.
151.
Delle figure che sono separate, acciocché non paiano congiunte.
152.
Se il lume deve esser tolto in faccia alle figure, o da parte, e quale dia piú grazia.
153.
Della riverberazione.
154.
Dove non può essere riverberazione luminosa.
155.
De' riflessi.
156.
De' riflessi de' lumi che circondano le ombre.
157.
Dove i riflessi de' lumi sono di maggiore o minor chiarezza.
158.
Qual parte del riflesso sarà piú chiara.
159.
De' colori riflessi della carne.
160.
Dove i riflessi sono piú sensibili.
161.
De' riflessi duplicati e triplicati.
162.
Come nessun colore riflesso è semplice, ma è misto con le specie degli altri colori.
163.
Come rarissime volte i riflessi sono del colore del corpo dove si congiungono.
164.
Dove piú si vedrà il riflesso.
165.
De' riflessi.
166.
Riflessione.
167.
De' colori de' riflessi.
168.
De' termini de' riflessi nel loro campo.
169.
Del modo d'imparar bene a comporre insieme le figure nelle istorie.
170.
Del porre prima una figura nell'istoria.
171.
Del collocar le figure.
172.
Modo del comporre le istorie.
173.
Del comporre le istorie.
174.
Varietà d'uomini nelle istorie.
175.
Dell'imparare i movimenti dell'uomo.
176.
Come il buon pittore ha da dipingere due cose, l'uomo e la sua mente.
177.
Del comporre le istorie in prima bozza.
178.
Di non far nelle istorie troppi ornamenti alle figure.
179.
Della varietà nelle istorie.
180.
Dell'istoria.
181.
Convenienze delle parti delle istorie.
182.
Del diversificare le arie de' volti nelle istorie.
183.
Del variare valetudine, età e complessione de' corpi nelle istorie.
184.
De' componimenti delle istorie.
185.
Precetto del comporre le istorie.
186.
Dell'accompagnare i colori l'uno con l'altro, in modo che l'uno dia grazia all'altro.
187.
Del far vivi e belli i colori nelle tue pitture.
188.
De' colori delle ombre di qualunque colore.
189.
Delle varietà che fanno i colori delle cose remote o propinque.
190.
In quanta distanza si perdono i colori delle cose integralmente.
191.
In quanta distanza si perdono i colori degli obietti dell'occhio.
192.
Colore d'ombra del bianco.
193.
Qual colore farà ombra piú nera.
194.
Del colore che non mostra varietà in varie grossezze d'aria.
195.
Della prospettiva de' colori.
196.
Del colore che non si muta in varie grossezze d'aria.
197.
Se i colori varî possono parere di una uniforme oscurità mediante una medesima ombra.
198.
Della causa de' perdimenti de' colori e figure de' corpi mediante le tenebre che paiono e non sono.
199.
Come nessuna cosa mostra il suo vero colore, se essa non ha lume da un altro simil colore.
200.
De' colori che si dimostrano variare dal loro essere mediante i paragoni de' loro campi.
201.
Della mutazione de' colori trasparenti dati o misti sopra diversi colori con la loro diversa relazione.
202.
Qual parte di un medesimo colore si dimostra piú bella in pittura.
203.
Come ogni colore che non lustra è piú bello nelle sue parti luminose che nelle ombrose.
204.
Dell'evidenza de' colori.
205.
Qual parte del colore ragionevolmente deve esser piú bella.
206.
Come il bello del colore dev'essere ne' lumi.
207.
Del color verde fatto dalla ruggine di rame.
208.
Aumentazione di bellezza nel verderame.
209.
Della mistione de' colori l'uno con l'altro, la qual mistione si estende verso l'infinito.
210.
Della superficie d'ogni corpo ombroso.
211.
Qual è la superficie piú ricettiva di colori.
212.
Qual parte del corpo si tingerà piú del colore del suo obietto.
213.
Qual parte della superficie de' corpi si dimostrerà di piú bel colore.
214.
Delle incarnazioni de' volti.
215.
Modo per ritrarre di rilievo e preparare la carta per questo.
216.
Della varietà di un medesimo colore in varie distanze dall'occhio.
217.
Della verdura veduta in campagna.
218.
Qual verdura parrà partecipare piú d'azzurro.
219.
Qual è quella superficie che meno che le altre dimostra il suo vero colore.
220.
Qual corpo ti mostrerà piú il suo vero colore.
221.
Della chiarezza de' paesi.
222.
Prospettiva comune, e della diminuzione de' colori in lunga distanza.
223.
Delle cose specchiate nelle acque de' paesi, e prima dell'aria.
224.
Diminuzione de' colori pel mezzo interposto infra loro e l'occhio.
225.
De' campi che si convengono alle ombre ed ai lumi.
226.
Come si deve riparare quando il bianco termina in bianco o l'oscuro in oscuro.
227.
Della natura de' colori de' campi sopra i quali campeggia il bianco.
228.
De' campi delle figure.
229.
De' campi delle cose dipinte.
230.
Di quelli che in campagna fingono la cosa piú remota farsi piú oscura.
231.
De' colori delle cose remote dall'occhio.
232.
Gradi di pittura.
233.
Dello specchiamento e colore dell'acqua del mare veduto da diversi aspetti.
234.
Della natura de' paragoni.
235.
Del colore dell'ombra di qualunque corpo.
236.
Della prospettiva de' colori ne' luoghi oscuri.
237.
Prospettiva de' colori.
238.
De' colori.
239.
Da che nasce l'azzurro dell'aria.
240.
De' colori.
241.
De' colori.
242.
De' campi delle figure de' corpi dipinti.
243.
Perché il bianco non è colore.
244.
De' colori.
245.
De' colori de' lumi incidenti e riflessi.
246.
De' colori delle ombre.
247.
Delle cose poste in campo chiaro, e perché tal uso è utile in pittura.
248.
De' campi.
249.
De' colori.
250.
De' colori che risultano dalla mistione d'altri colori, i quali si dimandano specie seconda.
251.
De' colori.
252.
De' colori specchiati sopra cose lustre di varî colori.
253.
De' colori del corpo.
254.
De' colori.
255.
Del vero colore.
256.
Del colore delle montagne.
257.
Come il pittore deve mettere in pratica la prospettiva de' colori.
258.
Della prospettiva aerea.
PARTE TERZA.
DE' VARI ACCIDENTI E MOVIMENTI DELL'UOMO E PROPORZIONE DI MEMBRA.
259.
Delle mutazioni delle misure dell'uomo pel movimento delle membra a diversi aspetti.
260.
Delle mutazioni delle misure dell'uomo dal nascimento al suo ultimo crescimento.
261.
Come i puttini hanno le giunture contrarie agli uomini nelle loro grossezze.
262.
Delle differenti misure che v'hanno fra i putti e gli uomini.
263.
Delle giunture delle dita.
264.
Delle giunture delle spalle, e loro accrescimenti e diminuzioni.
265.
Delle spalle.
266.
Delle misure universali de' corpi.
267.
Delle misure del corpo umano e piegamenti di membra.
268.
Della proporzionalità delle membra.
269.
Della giuntura della mano col braccio.
270.
Delle giunture de' piedi, e loro ingrossamenti e diminuzioni.
271.
Delle membra che diminuiscono quando si piegano, e crescono quando si distendono.
272.
Delle membra che ingrossano nelle loro giunture quando si piegano.
273.
Delle membra degli uomini ignudi.
274.
De' moti potenti delle membra dell'uomo.
275.
De' movimenti dell'uomo.
276.
Dell'attitudine e de' movimenti delle membra.
277.
Delle giunture delle membra.
278.
Della membrificazione dell'uomo.
279.
De' membri.
280.
Delle membrificazioni degli animali.
281.
De' moti delle parti del volto.
282.
De' movimenti dell'uomo nel volto.
283.
Qualità d'arie de' visi.
284.
De' membri e descrizione d'effigie.
285.
Del fare un'effigie umana in profilo dopo averlo guardato una sola volta.
286.
Modo di tener a mente la forma d'un volto.
287.
Della bellezza de' volti.
288.
Di fisonomia e chiromanzia.
289.
Del porre le membra.
290.
Degli atti delle figure.
291.
Dell'attitudine.
292.
De' movimenti delle membra, quando si figura l'uomo, che sieno atti propri.
293.
Ogni moto della figura finta dev'essere fatto in modo che mostri effetto.
294.
De' moti propri dimostratori del moto della mente del motore.
295.
De' moti propri operati da uomini di diverse età.
296.
De' movimenti dell'uomo e d'altri animali.
297.
Di un medesimo atto veduto da varî siti.
298.
Della membrificazione de' nudi e loro operazioni.
299.
Degli scoprimenti o coprimenti de' muscoli di ciascun membro nelle attitudini degli animali.
300.
De' movimenti dell'uomo ed altri animali.
301.
Del moto e corso dell'uomo ed altri animali.
302.
Quando è maggior differenza d'altezza delle spalle dell'uomo nelle sue azioni.
303.
Risposta contra.
304.
Come il braccio raccolto muta tutto l'uomo dalla sua prima ponderazione quando esso braccio s'estende.
305.
Dell'uomo ed altri animali che nel muoversi con tardità non hanno il centro della gravità troppo remoto dal centro de' sostentacoli.
306.
Dell'uomo che porta un peso sopra le spalle.
307.
Della ponderazione dell'uomo sopra i suoi piedi.
308.
Dell'uomo che si muove.
309.
Della bilicazione del peso di qualunque animale immobile sopra le sue gambe.
310.
De' piegamenti e voltamenti dell'uomo.
311.
De' piegamenti.
312.
Della equiponderanza.
313.
Del moto umano.
314.
Del moto creato dalla distruzione del bilico.
315.
Del bilico delle figure.
316.
Della grazia delle membra.
317.
Della comodità delle membra.
318.
D'una figura sola fuori dell'istoria.
319.
Quali sono le principali importanze che appartengono alla figura.
320.
Del bilicare il peso intorno al centro della gravità de' corpi.
321.
Delle figure che hanno a maneggiare o portar pesi.
322.
Delle attitudini degli uomini.
323.
Varietà d'attitudini.
324.
Delle attitudini delle figure.
325.
Dell'attenzione de' circostanti ad un caso notando.
326.
Qualità de' nudi.
327.
Come i muscolosi sono corti e grossi.
328.
Come i grassi non hanno grossi muscoli.
329.
Quali sono i muscoli che spariscono ne' movimenti diversi dell'uomo.
330.
De' muscoli.
331.
Di non far tutti i muscoli alle figure, se non sono di gran fatica.
332.
De' muscoli degli animali.
333.
Che il nudo figurato con grand'evidenza di muscoli sarà senza moto.
334.
Che le figure ignude non debbono aver i loro muscoli ricercati affatto.
335.
Che quelli che compongono grassezza aumentano assai di forza dopo la prima gioventú.
336.
Come la natura attende occultare le ossa negli animali quanto può la necessità de' membri loro.
337.
Com'è necessario al pittore sapere la notomia.
338.
Dell'allargamento e raccorciamento de' muscoli.
339.
Dove si trova corda negli uomini senza muscoli.
340.
Degli otto pezzi che nascono nel mezzo delle corde in varie giunture dell'uomo.
341.
Del muscolo che è infra il pomo granato ed il pettignone.
342.
Dell'ultimo svoltamento che può far l'uomo nel vedersi a dietro.
343.
Quanto si può avvicinare l'un braccio con l'altro di dietro.
344.
Quanto si possano traversare le braccia sopra il petto, e che le gomita vengano nel mezzo del petto.
345.
Dell'apparecchio della forza nell'uomo che vuol generare gran percussione.
346.
Della forza composta dall'uomo, e prima si dirà delle braccia.
347.
Quale è maggior potenza nell'uomo, quella del tirare o quella dello spingere.
348.
Delle membra che piegano, e che officio fa la carne che le veste in essi piegamenti.
349.
Del voltare la gamba senza la coscia.
350.
Delle pieghe della carne.
351.
Del moto semplice dell'uomo.
352.
Del moto composto fatto dall'uomo.
353.
De' moti appropriati agli effetti degli uomini.
354.
De' moti delle figure.
355.
De' movimenti.
356.
De' maggiori o minori gradi degli accidenti mentali.
357.
De' medesimi accidenti che accadono all'uomo di diverse età.
358.
Degli atti dimostrativi.
359.
Delle diciotto operazioni dell'uomo.
360.
Della disposizione delle membra secondo le figure.
361.
Della qualità delle membra secondo l'età.
362.
Della varietà de' visi.
363.
Della membrificazione degli animali.
364.
Come la figura non sarà laudabile s'essa non mostra la passione dell'animo.
365.
Come le mani e le braccia in tutte le loro operazioni hanno da dimostrare l'intenzione del loro motore il piú che si può.
366.
De' moti appropriati alla mente del mobile.
367.
Come gli atti mentali muovano la persona in primo grado di facilità e comodità.
368.
Del moto nato dalla mente mediante l'obietto.
369.
De' moti comuni.
370.
Del moto degli animali.
371.
Che ogni membro per sé sia proporzionato a tutto il suo corpo.
372.
Che se le figure non esprimono la mente sono due volte morte.
373.
Dell'osservanza del decoro.
374.
Dell'età delle figure.
375.
Qualità d'uomini ne' componimenti delle istorie.
376.
Del figurare uno che parli infra piú persone.
377.
Come si deve fare una figura irata.
378.
Come si figura un disperato.
379.
Delle convenienze delle membra.
380.
Del ridere e del piangere e differenza loro.
381.
De' posati d'infanti.
382.
De' posati di femmine e di giovanetti.
383.
Del rizzarsi l'uomo da sedere di sito piano.
384.
Del saltare, e che cosa aumenta il salto.
385.
Del moto delle figure nello spingere o tirare.
386.
Dell'uomo che vuol trarre una cosa fuor di sé con grand'impeto.
387.
Perché quello che vuol ficcare tirando il ferro in terra, alza la gamba opposita incurvata.
388.
Ponderazione de' corpi che non si muovono.
389.
Dell'uomo che posa sopra i suoi due piedi, che dà di sé piú peso all'uno che all'altro.
390.
De' posati delle figure.
391.
Della ponderazione dell'uomo nel fermarsi sopra i suoi piedi.
392.
Del moto locale piú o meno veloce.
393.
Degli animali da quattro piedi, e come si muovono.
394.
Delle corrispondenze che ha la metà dell'uomo con l'altra metà.
395.
Come nel saltare dell'uomo in alto vi si trovano tre moti.
396.
Che è impossibile che una memoria riserbi tutti gli aspetti e le mutazioni delle membra.
397.
Delle prime quattro parti che si richiedono alla figura.
398.
Discorso sopra il pratico.
399.
Della pratica cercata con gran sollecitudine dal pittore.
400.
Del giudicare il pittore le sue opere e quelle d'altrui.
401.
Del giudicare il pittore la sua pittura.
402.
Come lo specchio è il maestro de' pittori.
403.
Come si deve conoscere una buona pittura e che qualità deve avere per essere buona.
404.
Come la vera pittura stia nella superficie dello specchio piano.
405.
Qual pittura è piú laudabile.
406.
Qual è il primo obietto intenzionale del pittore.
407.
Quale è piú importante, nella pittura, o le ombre o i loro lineamenti.
408.
Come si deve dare il lume alle figure.
409.
Dove deve star quello che risguarda la pittura.
410.
Come si deve porre alto il punto.
411.
Che le figure piccole non debbono per ragione esser finite.
412.
Che campo deve usare il pittore alle sue opere.
413.
Precetto di pittura.
414.
Del fingere un sito selvaggio.
415.
Come devi far parere naturale un animale finto.
416.
De' siti che si debbono eleggere per fare le cose che abbiano rilievo con grazia.
417.
Del dividere e spiccare le figure dai loro campi.
418.
Della differenza delle figure in ombre e lumi, poste in diversi siti.
419.
Del fuggire l'improporzionalità delle circostanze.
420.
Corrispondano i corpi, sí per grandezza come per ufficio, alla cosa di cui si tratta.
421.
De' termini de' corpi detti lineamenti, ovvero contorni.
422.
Degli accidenti superficiali che prima si perdono per le distanze.
423.
Degli accidenti superficiali che prima si perdono nel discostarsi de' corpi ombrosi.
424.
Della natura de' termini de' corpi sopra gli altri corpi.
425.
Della figura che va contro il vento.
426.
Delle finestre dove si ritraggono le figure.
427.
Perché misurando un viso e poi dipingendolo in tale grandezza esso si dimostrerà maggiore del naturale.
428.
Se la superficie d'ogni corpo opaco partecipa del colore del suo obietto.
429.
Del moto e corso degli animali.
430.
De' corpi che per sé si muovono o veloci o tardi.
431.
Per fare una figura che si dimostri esser alta braccia quaranta in spazio di braccia venti ed abbia membra corrispondenti, e stia dritta in piedi.
432.
Per fare una figura nel muro di dodici braccia, che apparisca d'altezza di ventiquattro braccia.
433.
Pittura e sua membrificazione e componitori.
434.
Pittura e sua definizione.
435.
Pittura a lume universale.
436.
De' campi proporzionati ai corpi che in essi campeggiano, e prima delle superficie piane d'uniforme colore.
437.
Pittura: di figura e corpo.
438.
Pittura: mancherà prima di notizia la parte di quel corpo che sarà di minor quantità.
439.
Perché una medesima campagna si dimostra alcuna volta maggiore o minore ch'essa non è.
440.
Pittura.
441.
Delle città ed altre cose vedute all'aria grossa.
442.
De' raggi solari che penetrano gli spiracoli de' nuvoli.
443.
Delle cose che l'occhio vede sotto sé miste infra nebbia ed aria grossa.
444.
Degli edifici veduti nell'aria grossa.
445.
Della cosa che si mostra da lontano.
446.
Della veduta di una città in aria grossa.
447.
De' termini inferiori delle cose remote.
448.
Delle cose vedute da lontano.
449.
Dell'azzurro di che si mostrano essere i paesi lontani.
450.
Quali sono quelle parti de' corpi delle quali per distanza manca la notizia.
451.
Perché le cose quanto piú si rimuovono dall'occhio manco si conoscono.
452.
Perché le torri parallele paiono nelle nebbie piú strette da piedi che da capo.
453.
Perché i volti da lontano paiono oscuri.
454.
Perché l'uomo visto a certa distanza non è conosciuto.
455.
Quali sono le parti che prima si perdono di notizia ne' corpi che si rimuovono dall'occhio, e quali piú si conservano.
456.
Della prospettiva lineale.
457.
De' corpi veduti nella nebbia.
458.
Delle altezze degli edifici visti nelle nebbie.
459.
Delle città ed altri edifici veduti la sera o la mattina nella nebbia.
460.
Perché le cose piú alte poste nella distanza sono piú oscure che le basse, ancora ché la nebbia sia uniforme in grossezza.
461.
Delle macchie delle ombre che appariscono ne' corpi da lontano.
462.
Perché sul far della sera le ombre de' corpi generate in bianca parete sono azzurre.
463.
Dove è piú chiaro il fumo.
464.
Della polvere.
465.
Del fumo.
466.
Pittura.
467.
Della parte del corpo opaco.
468.
Precetto di pittura.
469.
De' termini della cosa bianca.
470.
Precetto.
471.
Perché la cosa dipinta, ancoraché essa venga all'occhio per quella medesima grossezza d'angolo che quella che è piú remota di essa, non pare tanto remota quanto quella della remozione naturale.
472.
Pittura.
473.
Del giudizio ch'hai da fare sopra un'opera d'un pittore.
474.
Del rilievo delle figure remote dall'occhio.
475.
De' termini de' membri illuminati.
476.
De' termini.
477.
Delle incarnazioni e figure remote dall'occhio.
478.
Pittura.
479.
Discorso di pittura.
480.
Pittura.
481.
Perché di due cose di pari grandezza parrà maggiore la dipinta che quella di rilievo.
482.
Perché le cose perfettamente ritratte di naturale non paiono del medesimo rilievo qual pare esso naturale.
483.
Qual pare piú rilevato, o il rilievo vicino all'occhio, o il rilievo remoto da esso occhio.
484.
Precetto.
485.
Di far che le cose paiano spiccate da' lor campi, cioè dalla parete dove sono dipinte.
486.
Precetto.
487.
Come le figure spesso somigliano ai loro maestri.
488.
Del figurare le parti del mondo.
489.
Del figurare le quattro cose de' tempi dell'anno, o partecipanti di quelle.
490.
Del vento dipinto.
491.
Del principio di una pioggia.
492.
Della disposizione di una fortuna di venti e di pioggia.
493.
Delle ombre fatte da' ponti sopra la loro acqua.
494.
De' simulacri chiari o scuri che s'imprimono sopra i luoghi ombrosi e luminati posti infra la superficie ed il fondo delle acque chiare.
495.
Dell'acqua chiara è trasparente il fondo fuori della superficie.
496.
Della schiuma dell'acqua.
497.
Precetto di pittura.
498.
Precetto.
499.
De' dieci uffici dell'occhio, tutti appartenenti alla pittura.
500.
Della statua.
501.
Per fare una pittura d'eterna vernice.
502.
Modo di colorire in tela.
503.
De' fumi delle città.
504.
Del fumo e della polvere.
505.
Precetto di prospettiva in pittura.
506.
L'occhio posto in alto che vede degli obietti bassi.
507.
L'occhio posto in basso che vede degli obietti bassi ed alti.
508.
Perché si dà il concorso di tutte le specie che vengono all'occhio ad un sol punto.
509.
Delle cose specchiate nell'acqua.
510.
Delle cose specchiate in acqua torbida.
511.
Delle cose specchiate in acqua corrente.
512.
Della natura del mezzo interposto infra l'occhio e l'obietto.
513.
Effetti del mezzo circondato da superficie comune.
514.
Degli obietti.
515.
Delle diminuzioni de' colori e corpi.
516.
Delle interposizioni de' corpi trasparenti infra l'occhio e l'obietto.
PARTE QUARTA.
DE' PANNI E MODO DI VESTIR LE FIGURE CON GRAZIA E DEGLI ABITI
E NATURE DE' PANNI.
517.
De' panni che vestono le figure.
518.
Delle maniere rotte o salde de' panni che vestono le figure.
519.
Del vestire le figure con grazia.
520.
De' panni che vestono le figure, e pieghe loro.
521.
Del modo di vestire le figure.
522.
De' vestimenti.
523.
De' panni volanti o stabili.
524.
Operazioni de' panni e loro pieghe, che sono di tre nature.
525.
Delle nature delle pieghe de' panni.
526.
Come si devono dare le pieghe ai panni.
527.
Delle poche pieghe de' panni.
528.
Delle pieghe de' panni in iscorto.
529.
De' modi del vestire le figure, ed abiti diversi.
530.
Dell'occhio che vede pieghe de' panni che circondano l'uomo.
531.
Delle pieghe de' panni.
532.
Delle pieghe.
PARTE QUINTA
DELL'OMBRA E LUME, E DELLA PROSPETTIVA.
533.
Che cosa è ombra.
534.
Che differenza è da ombra a tenebre.
535.
Da che deriva l'ombra.
536.
Dell'essere dell'ombra per sé.
537.
Che cosa è ombra e lume, e qual è di maggior potenza.
538.
Che sia ombra e tenebre.
539.
In quante parti si divide l'ombra.
540.
Dell'ombra e sua divisione.
541.
Di due specie di ombre ed in quante parti si dividono.
542.
Qual è piú oscura, o l'ombra primitiva o l'ombra derivativa.
543.
Che differenza è da ombra a tenebre.
544.
Che differenza è da ombra semplice a ombra composta.
545.
Che differenza è da lume composto a ombra composta.
546.
Come sempre il lume composto e l'ombra composta confinano insieme.
547.
Che il termine dell'ombra semplice sarà di minor notizia.
548.
Dell'ombra derivativa composta.
549.
Come l'o