TRATTATO DELLA PITTURA, di Leonardo da Vinci - pagina 53
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894.
Delle erbe de' prati.
Delle erbe che pigliano l'ombra delle piante che nascono infra esse, quelle che sono di qua dall'ombra hanno le festuche illuminate in campo ombroso, e le erbe che loro hanno ombrato hanno le festuche oscure in campo chiaro, cioè nel campo ch'è di là dall'ombra.
895.
Dell'ombra della verdura.
Sempre l'ombra delle verdure partecipano dell'azzurro, e cosí ogni ombra di ogni altra cosa, e tanto piú ne piglia quanto essa è piú distante dall'occhio, e meno, quanto essa è piú vicina.
896.
De' paesi in pittura.
Gli alberi ed i monti de' paesi fatti in pittura debbono mostrare le loro ombre da quel lato donde viene il lume, e debbono mostrare le parti illuminate da quel lato donde vengono le ombre; e mostrino il lume e le ombre in quelli che l'occhio vede dove vede il lume e le ombre; provasi per la figura in margine.
[vedi figura 205.gif]
897.
Perché le ombre de' rami fronzuti non si dimostrano potenti vicino alle loro parti luminose come nelle parti opposite.
La parte illuminata de' rami degli alberi in lunga distanza confonde le parti ombrose che infra le particole illuminate di essi rami si trovano.
Questo accade perché le parti illuminate in lunga distanza crescono di lor figura, e le ombrose diminuiscono in tanta quantità, ch'esse non sono sensibili all'occhio, ma solo si dimostrano nelle loro similitudini, che vengono all'occhio, una cosa confusa, perché tali specie ombrose e luminose fanno insieme un misto, e per essersi piú mantenute tali parti luminose, il composto di queste due qualità si dimostra essere di quella natura che apparisce la maggior parte del ramo.
898.
Qual parte del ramo della pianta sarà piú oscura.
Quella parte del ramo della pianta sarà piú oscura, che sarà piú remota da' suoi estremi, essendo l'albero di uniforme spartimento di ramificazione.
899.
Della veduta degli alberi.
Farai infra le piante che sono negli argini delle strade le loro ombre solari tutte discontinuate, a similitudine delle poste delle frasche, onde derivano.
900.
De' paesi.
Sono i paesi chiari in sul principio, perché tu vedi infra le cime degli alberi e prati ed altri spazi ed intervalli delle piante.
Ma quando tu cominci per la distanza a perdere essi intervalli, tu vedi solo le ramificazioni degli alberi, le quali, ancorch'esse sieno del medesimo colore de' prati, pigliano piú ombra verso il centro dell'albero, che non fa il prato per la loro spessitudine e diminuzione; onde per questo accade tale oscurità, la quale ancor essa poi per distanza si rischiara e convertesi nel colore dell'orizzonte.
901.
Pittura della nebbia che cuopre i paesi.
Le nebbie che si mischiano per l'aria, quanto piú si abbassano, piú s'ingrossano, in modo che i raggi solari in quella piú risplendono, essendo essa interposta infra il sole e l'occhio; ma se l'occhio s'interpone infra il sole e la nebbia, essa nebbia pare oscura, la quale oscurità è tanto piú potente, quanto essa è piú bassa, com'è provato; e l'una e l'altra nebbia restano oscure come nuvola, quando essa nuvola s'interpone infra il sole e la nebbia; ma la nebbia interposta infra il sole e l'occhio, per alquanto spazio rimossa dall'occhio, partecipa assai dello splendore del sole, e tanto piú, quanto essa sarà piú vicina al corpo solare; e gli edifici delle città si dimostreranno in tal caso tanto piú oscuri, quanto e' saranno posti in piú lucente nebbia, perché allora saranno piú vicini al sole, e perché è detto essa nebbia essere di grossezza uniformemente disforme, cioè ch'è tanto piú grossa quanto essa piú s'avvicina alla terra, e piglia tanto maggior splendore dal sole quant'essa è piú bassa; per la qual cosa gli edifici paralleli, cioè torri e campanili che in essa si trovano, si dimostrano tanto men grossi, quanto essi saranno piú vicini alla loro base; e questo è necessario, perché quel corpo oscuro si dimostra minore ch'è posto in piú lucente aria; la ragione è posta nella trentaduesima della mia prospettiva.
902.
De' paesi.
Le parti ombrose de' paesi remoti partecipano piú di colore azzurro che le parti illuminate.
Provasi per la definizione dell'azzurro in che si tinge l'aria privata di colore; la quale, se non avesse le tenebre sopra di sé resterebbe bianca, perché in sé l'azzurro dell'aria è composto di luce e di tenebre.
903.
De' paesi nelle nebbie o nel levare o nel porre del sole.
[vedi figura 206.gif]
Dico de' paesi all'occhio tuo orientali; nel levare del sole, ovvero colle nebbie od altri vapori grossi interposti infra il sole e l'occhio, dico ch'essi saranno molto piú chiari inverso il sole e manco splendidi nelle parti opposite, cioè occidentali; ma s'egli è senza nebbia o vapori, la parte orientale, ovvero quella parte che si interpone infra il sole e l'occhio, sarà tanto piú oscura, quanto essa è all'occhio piú vicina; e tale accidente accadrà in quella parte che sarà piú vicina al sole, cioè che parrà piú sotto il sole; e nelle parti opposite farà il contrario a tempo chiaro, ed a tempo nebuloso farà il contrario de' tempi belli.
[vedi figura 207.gif]
904.
Degli alberi veduti di sotto.
Degli alberi veduti di sotto e contro al lume l'uno dopo l'altro vicinamente, la parte ultima del primo sarà trasparente e chiara in gran parte, e campeggierà nella parte oscura dell'albero secondo, e cosí faranno tutti successivamente, che saranno situati con le predette condizioni.
s sia il lume, r sia l'occhio, cdn sia l'albero primo, abc sia il secondo; dico che r, occhio, vedrà la parte cf in gran parte trasparente e chiara, per il lume s che la vede dall'opposita parte, e la vedrà in campo oscuro bc, perché tale oscurità è l'ombra dell'albero abc.
Ma se l'occhio è situato in f, esso vedrà op oscuro nel campo chiaro ng.
Delle parti ombrose trasparenti degli alberi la piú vicina a te è piú oscura.
905.
Descrizione dell'olmo.
[vedi figura 208.gif]
Questa ramificazione dell'olmo ha il maggior ramo nella sua fronte, e i minori sono il primo e il penultimo, quando la maestra è dritta.
Il nascimento dell'una foglia all'altra è la metà della maggior lunghezza della foglia, alquanto manco, perché le foglie fanno intervallo, ch'è circa il terzo della larghezza di tal foglia.
L'olmo ha le sue foglie piú presso alla cima del suo ramo che al nascimento, e le loro larghezze poco variano dal risguardare ad un medesimo aspetto.
Nelle composizioni degli alberi fronzuti sii avvertito di non replicare troppe volte un medesimo colore di una pianta, che campeggi sopra il medesimo colore dell'altra pianta, ma variale con verdura piú chiara, o piú scura, o piú verde.
Sempre la foglia volge il suo dritto inverso il cielo, acciò possa meglio ricevere con tutta la sua superficie la rugiada, che con lento moto discende dall'aria; e tali foglie sono in modo compartite sopra i loro rami, che l'una occupa l'altra meno che sia possibile coll'intrecciarsi l'una sopra dell'altra, come si vede fare all'edera che cuopre i muri; e tale intrecciamento serve a due cose, cioè a lasciare gl'intervalli perché l'aria ed il sole possano penetrare infra loro; la seconda, che le goccie che cadono dalla prima foglia possano cadere anco sopra la quarta e la sesta degli altri rami.
906.
Delle foglie del noce.
Le foglie del noce sono compartite per tutto il ramiculo di quell'anno, e sono tanto piú distanti l'una dall'altra e con maggior numero, quanto il ramo dove tal ramiculo nasce è piú giovane, e sono tanto piú vicine ne' loro nascimenti e di minor numero, quanto il ramiculo dove nascono è nato in ramo piú vecchio.
Nascono i suoi frutti in estremo del suo ramiculo, ed i rami maggiori sono disotto al lor ramo, dove nascono; e questo accade, perché la gravità del suo umore è piú atta a discendere che a montare, e per questo i rami che nascono sopra di loro, che vanno inverso il cielo, son piccoli e sottili, e quando il ramiculo guarda inverso il cielo, le foglie sue si dilatano dal suo estremo con eguali partizioni colle loro cime; e se il ramiculo guarda all'orizzonte, le foglie restano spianate; e questo nasce perché le foglie universalmente tengono il rovescio loro volto alla terra.
907.
Degli aspetti de' paesi.
Quando il sole è all'oriente, tutte le parti illuminate delle piante sono di bellissima verdura; e questo accade perché le foglie illuminate dal sole dentro alla metà dell'orizzonte, cioè la metà orientale, sono trasparenti.
E dentro al semicircolo occidentale le verdure hanno tristo colore all'aria umida e torba di color cenere scura, per non essere trasparente come l'orientale, la quale è lucida, e tanto piú, quanto essa è piú umida.
908.
Della trasforazione delle piante in sé.
La trasforazione dell'aria ne' corpi delle piante, e la trasforazione delle piante infra l'aria in lunga distanza non si dimostrano all'occhio, perché, dove con fatica si comprende il tutto, con difficoltà si conoscono le parti, ma si fa un misto confuso, il quale partecipa piú di quel ch'è maggior somma.
I traforamenti dell'albero sono di particole di aria illuminata, le quali sono assai minori della pianta, e però prima si perdono di notizia ch'essa pianta; ma non resta per questo che esse non vi sieno, onde per necessità si fa un misto di aria e dell'oscuro dell'albero ombroso, il quale insieme concorre all'occhio che vede.
909.
Degli alberi che occupano le trasforazioni l'un dell'altro.
[vedi figura 209.gif]
Quella parte dell'albero sarà men trasforata, alla quale si oppone di dietro infra l'albero e l'aria maggior somma di altro albero; come nell'albero a non si occupa trasforazione, né in b, per non esservi alberi di dietro; ma in c vi è sol la metà trasforato; cioè co occupato dall'albero d, occupato dall'albero e(68); e poco piú oltre tutta la trasforazione corporale degli alberi è persa.
L'occhio posto di dietro alla fuga del vento non vedrà mai nessuna foglia di qualunque pianta, se non da rovescio, salvo quelle di que' rami che sotto il vento risguardano esso vento, o le foglie de' lauri o d'altre piante, che han forte appiccatura.
910.
Precetti di piante e verdure.
Molto piú chiari paiono gli alberi ed i prati risguardando quelli di dietro alla fuga del vento, che inverso il suo avvenimento; e questo nasce perché ciascuna foglia è piú pallida da rovescio che dal suo dritto; chi le guarda di dietro alla fuga del vento, le vede da rovescio, e chi le risguarda incontro all'avvenimento del vento, le vede ombrose, perché i loro estremi si piegano e adombrano inverso il loro mezzo, ed oltre a questo si veggono per il verso del loro diritto.
La somma dell'albero sarà piú piegata dalla percussione del vento, la quale ha i rami piú sottili e lunghi, come salici e simili.
Se l'occhio sarà infra l'avvenimento e la fuga del vento, gli alberi gli mostreranno piú spessi i loro rami di vêr l'avvenimento di esso vento che di vêr la fuga; e questo nasce perché il vento, che percuote le cime di essi alberi ad esso volte, le appoggia agli altri rami piú potenti, onde quivi si fanno spessi e di poca trasparenza; ma i rami oppositi percossi dal vento che penetra per la trasforazione dell'albero, si rimovono dal centro della pianta e si rarificano.
Delle piante di eguale grossezza ed altezza, quella sarà piú piegata dal vento, della quale gli estremi de' suoi rami laterali manco sono rimossi dal mezzo di tal pianta; e questo è causato perché la remozione de' rami non fa scudo al mezzo della pianta contro all'avvenimento o percussione del vento.
Quegli alberi sono piú piegati dal corso del vento i quali sono piú alti.
Le piante che saranno piú spesse di foglie piú saranno piegate dalla percussione del vento.
Nelle grandi selve e nelle biade e prati saranno vedute le onde fatte dal vento non altrimenti che si veggono nel mare o nei pelaghi.
Quella pianta farà piú oscura ombra, che sarà di piú spesse e grosse foglie, come il lauro e simili.
Le diritture de' rami, che non son vinti dal peso delle foglie o de' frutti, tutte si drizzano al centro della loro ramificazione.
Tutte le grossezze de' rami che ciascun albero mette anno per anno, essendo ciascuno annale per sé messo insieme, saranno eguali al primo pedale.
I pedali delle vecchie piante nate in luoghi umidi ed ombrosi sempre saranno vestiti di verde lanugine.
L'albero piú giovane ha piú pulita scorza che il vecchio.
I rami superiori delle piante saranno piú copiosi di foglie che gl'inferiori.
Le parti esteriori delle selve hanno le piante piú copiose di foglie che le interiori.
I fondi di quelle selve saranno manco erbosi, le quali saranno piú spesse.
911.
Del comporre in pittura il fondamento de' colori delle piante.
Modo di comporre in pittura i fondamenti de' colori delle piante che campeggiano nell'aria: falle come tu le vedi di notte a poco chiarore, perché tu le vedrai egualmente di un colore oscuro trasforate dal chiarore dell'aria; e cosí vedrai la loro semplice figura spedita senza impedimento di varî colori di verde chiaro o scuro.
912.
Precetto.
Delle ramificazioni delle piante, alcune ne sono acute, alcune rotonde.
Le piú grosse cime delle ramificazioni degli alberi mettono maggiori foglie, o maggior quantità, che nessun altro estremo di ramo.
Sempre le cime delle ramificazioni sono quelle che prima si empiono di foglie.
Le piú grosse cime de' rami sempre sono le maestre de' maggiori rami degli alberi; e cosí di converso le piú sottili cime di essi rami sono piú remote da esse maestre di tali rami.
913.
Precetto delle piante.
De' rami, ovvero delle loro piante, alcune ne sono integralmente condotte dalla natura, ed alcune sono impedite per mancamento naturale; e queste si seccano per sé o tutte o in parte, ed alcune mancano di loro naturale quantità per tagliamenti fatti dagli uomini, ed alcune per rompimenti di saette o di venti, od altre tempeste.
Gli alberi che nascono presso alle marine che sono scoperte ai venti son tutti piegati dal vento, e cosí piegati crescono e cosí restano.
914.
Delle erbe.
Delle erbe, alcune ne sono all'ombra ed alcune al lume; e se l'occhio è di verso le ombre, vedrà le erbe ombrose avere per campo la chiarezza delle erbe illuminate; e se l'occhio è di verso il lume, vedrà le erbe illuminate aver per campo l'oscurità delle erbe ombrose.
915.
Delle foglie.
Della chiarezza delle foglie, alcuna n'è per la sua trasparenza, perché sono interposte infra l'occhio ed il lume, ed alcuna n'è della semplice illuminazione dell'aria, ed alcuna è che riceve lustro.
La foglia trasparente mostra piú bel colore che non il suo naturale; l'illuminata dall'aria lo mostra di piú vero colore; il lustro partecipa piú del colore dell'aria che si specchia nella densità della superficie della foglia che del suo natural colore.
Quella foglia che è di superficie pelosa non riceve lustro.
Quel cespo sarà manco ombroso che sarà piú raro e di ramificazione piú sottile.
Delle foglie delle erbe, quella sarà piú frappata che sarà piú presso alla sua semenza, e la men frappata sarà piú vicina al suo nascimento.
916.
Precetto del contraffare il color delle foglie.
Quelli che si vogliono non integralmente fidare del loro giudizio nel contraffare i veri colori delle foglie debbono pigliare una foglia di quell'albero che si vuol contraffare e sopra di quella fare le loro mistioni; e quando essa mistione non sarà conosciuta in differenza dal colore di tal foglia, allora tu sarai certo che tal colore è d'intera imitazione della foglia; e cosí puoi fare nelle altre che vuoi imitare.
PARTE SETTIMA
DE' NUVOLI.
917.
De' nuvoli.
Le nuvole sono nebbie tirate in alto dal caldo del sole, e la loro elevazione(69) dove il loro acquistato peso si fa di potenza eguale al suo motore; e l'acquistato peso nasce dalla loro condensazione, e la condensazione ha origine dal calore ch'è in esse infuso, che si rifugge dagli estremi che si trovano penetrati dal freddo della mezza regione dell'aria; e l'umidità seguita il caldo che lassú la condusse, in qualunque parte esso caldo si fugge; e perché si fugge inverso il mezzo di ciascuna globosità de' nuvoli, esse globosità si condensano con terminate superficie ad uso di dense montagne, e pigliano le ombre mediante i raggi solari che lassú le percuotono.
I nuvoli si dimostrano alcuna volta ricevere i raggi solari, ed illuminarsi a modo di dense montagne, ed alcuna volta i medesimi restare oscurissimi, senza variare in alcuna lor parte essa oscurità; e questo nasce per le ombre che lor fanno quegli altri nuvoli, che loro tolgono i raggi solari, interponendosi infra il sole ed essi nuvoli oscurati.
918.
Del rossore de' nuvoli.
Quel rossore nel quale si tingono i nuvoli, con tanto minore o maggior rossore nasce, quando il sole si trova agli orizzonti da sera o da mattina, e perché quel corpo che ha alquanto trasparenza è alquanto penetrato dai raggi solari, quando esso sole si dimostra da sera o da mattina, e perché quelle parti de' nuvoli che sono inverso gli estremi delle loro globosità sono piú sottili in grossezza che nel mezzo di essa globosità, i raggi solari li penetrano con piú splendente rossore che quelle parti grosse, che restano oscure per essere impenetrabili da tali raggi solari; e sempre i nuvoli son piú sottili ne' contatti delle loro globosità che in mezzo, come qui di sopra è provato; e per questo il rossore de' nuvoli è di varie qualità di rosso.
Dico che l'occhio interposto infra le globosità de' nuvoli ed il corpo del sole vedrà i mezzi di esse globosità essere di maggior splendore, che in alcuna altra parte; ma se l'occhio è da lato, in modo che le linee che vengono dalle globosità all'occhio e dal sole al medesimo occhio facciano congiunzione minore dell'angolo retto, allora il lume massimo di tali globulenze de' nuvoli sarà negli estremi di esse globulenze.
Quel che qui si tratta del rossore de' nuvoli, s'intende essendo il sole di retro ai nuvoli; ma se il sole è dinanzi ai medesimi nuvoli, allora le globosità loro saranno di maggior splendore che ne' loro intervalli, cioè nel mezzo delle globosità e concavità; ma non ne' lati, che veggon l'oscurità del cielo e della terra.
919.
Della creazione de' nuvoli.
I nuvoli sono creati da umidità infusa per l'aria, la quale si congrega mediante il freddo che con diversi venti è trasportato per l'aria; e tali nuvoli generano venti nella loro creazione, siccome nella loro distruzione; ma nella creazione si generano, perché lo sparso e vaporato umido nel concorrere alla creazione de' nuvoli lascia di sé vuoto il luogo donde si fuggí; e perché non si dà vacuo in natura, egli è necessario che le parti dell'aria circostante alla fuga dell'umido riempiano di sé il principiato vacuo: e questo tal moto è detto vento.
Ma quando mediante il calore del sole tali nuvoli si risolvono in aria, allora si genera contrario vento, creato dalla distruzione ed evaporazione del composto nuvolo; e l'uno e l'altro accidente, com'è detto, sono causati di vento.(70) E tali venti si generano in ogni parte dell'aria, ch'è alterata dal caldo o dal freddo, ed il moto loro è retto e non è curvo, come vuole l'avversario; perché, se fosse curvo, non bisognerebbe alzare o abbassare le vele ai navigli, per cercare dell'alto o basso vento; anzi, quella vela che fosse percossa da un vento sarebbe al continuo accompagnata da esso vento infinché durasse; il che in contrario ci mostra l'esperienza, nel vedere percossa la pelle dell'acqua in diverse parti di un medesimo mare, con brevi e corti moti dilatabili, manifesti segni che da diversi luoghi con diverse obliquità di moti discendono i venti d'alto in basso; e tali moti si disgregano per diversi aspetti dai loro principî; e perché il mare ha superficie sferica, molte volte le onde scorrono senza vento, poiché l'alzato vento le abbandona, onde esse si muovono col principiato impeto.
920.
De' nuvoli e loro gravità e levità.
Il nuvolo è piú lieve dell'aria che gli sta di sotto, ed è piú greve dell'aria che gli sta di sopra.
921.
Perché della nebbia si fa nuvoli.
La nebbia percossa da varî corsi di venti si condensa e si fa nuvolo con varie globulenze.
922.
Dell'aria tutta nuvolosa.
L'aria tutta nuvolosa rende sotto sé la campagna piú chiara o piú oscura, secondo le minori o maggiori grossezze de' nuvoli che s'interpongono infra il sole ed essa campagna.
Quando l'aria ingrossata che s'interpone infra il sole e la terra sarà di uniforme grossezza, tu vedrai poca differenza dalle parti illuminate alle ombrate di qualunque corpo.
923.
Dell'ombra de' nuvoli.
Facciansi le ombre de' nuvoli sopra la terra cogl'intervalli percossi dai raggi solari, con maggiore o minor splendore, secondo la maggiore o minor trasparenza di essi nuvoli.
I nuvoli sono di tanto maggior rossore, quanto essi sono piú vicini all'orizzonte, e sono di tanto minor rossore, quanto essi sono piú remoti da esso orizzonte.
924.
De' nuvoli.
Quando i nuvoli s'interpongono infra il sole e la campagna, le verdure de' boschi si dimostreranno di ombre di poca oscurità, e le differenze infra loro ed i lumi saranno di poca varietà di oscurità o chiarezza; perché, essendo illuminate dalla gran somma del lume del loro emisfero, le ombre sono cacciate e rifuggite inverso il centro degli alberi, ed inverso quella parte di loro che si mostra alla terra.
925.
De' nuvoli sotto la luna.
Il nuvolo che si trova sotto la luna è piú scuro che qualunque altro, ed i piú remoti sono piú chiari, e la parte del nuvolo ch'è trasparente dentro ed infra gli estremi di esso nuvolo, par piú chiara che alcun'altra simile parte ch'è nelle trasparenze de' nuvoli piú remoti; perché in ogni grado di distanza il mezzo dei nuvoli si fa piú chiaro, e le lor parti chiare si fanno piú opache rosseggianti di mortificato rossore; e gli estremi delle loro oscurità entranti nella trasparente loro chiarezza sono di termini fumosi e confusi; ed il simile fanno gli estremi delle loro chiarezze che terminano coll'aria.
Ed i nuvoli di piccola grossezza son tutti trasparenti, e piú inverso il mezzo che negli estremi, ch'è colore morto rosseggiante in colore rozzo e confuso.
E quanto i nuvoli sono piú discosti dalla luna, il loro lume è piú albo, che avanza intorno all'ombrosità del nuvolo, e massime di verso la luna, e quel ch'è sottile non ha nigredine e poco albore, perché in esso penetra la oscurità della notte che si mostra nell'aria.
926.
De' nuvoli.
Fa che i nuvoli facciano le loro ombre in terra, e fa i nuvoli di tanto maggior rossore, quanto e' sono piú vicini all'orizzonte.
PARTE OTTAVA
DELL'ORIZZONTE.
927.
Qual sia il vero sito dell'orizzonte.
Sono gli orizzonti di varie distanze dall'occhio, conciossiaché quello è detto orizzonte dove la chiarezza dell'aria termina col termine della terra, ed è in tanti siti veduto d'un medesimo perpendicolare sopra il centro del mondo, quante sono le altezze dell'occhio che il vede; perché l'occhio, posto alla pelle del mare quieto, vede esso orizzonte vicino un mezzo miglio o circa; e se l'uomo s'innalza coll'occhio, quant'è la sua universale altezza, l'orizzonte si vede remoto da lui sette miglia, e cosí in ogni grado di altezza scopre l'orizzonte piú remoto da sé, onde accade che quelli che sono nelle cime degli alti monti vicini al mare vedono il cerchio dell'orizzonte molto remoto da loro; ma quelli che sono infra terra non hanno l'orizzonte con eguale distanza, perché la superficie della terra non è egualmente distante dal centro del mondo, onde non è di perfetta sfericità, com'è la pelle dell'acqua; e quest'è causa di tal varietà di distanze infra l'occhio e l'orizzonte.
Mai l'orizzonte della sfera dell'acqua sarà piú alto delle piante de' piedi di colui che il vede stando in contatto con esse piante col contatto che ha il termine del mare col termine della terra scoperta dalle acque.
L'orizzonte del cielo alcuna volta è molto vicino, e massime a quello che si trova a lato alle sommità de' monti, e lo vede generare nel termine di essa sommità; e voltandosi indietro all'orizzonte del mare lo vedrà remotissimo.
Molto distante è l'orizzonte che si vede nel lito del mare di Egitto; riguardando pel corso l'avvenimento del Nilo inverso l'Etiopia colle sue pianure laterali, si vede l'orizzonte confuso, anzi incognito, perché v'è tre mila miglia di pianura che sempre s'innalza insieme coll'altezza del fiume, e s'interpone tanta grossezza d'aria infra l'occhio e l'orizzonte etiopico, che ogni cosa si fa bianca; e cosí tale orizzonte si perde di sua notizia.
E questi tali orizzonti fanno molto bel vedere in pittura.
Vero è che si deve fare alcune montagne laterali con gradi di colori diminuiti, come richiede l'ordine della diminuzione de' colori nelle lunghe distanze.
[vedi figura 210.gif]
Ma per dimostrare che la piramide de' prospettivi abbraccia spazio infinito, noi immagineremo ab occhio, il quale taglia i gradi di una distanza infinita dnmop, e li taglia con le linee visuali nella parete cd, le quali linee visuali in ogni grado di distanza del lor nascimento acquistano altezza in essa parete cd, né mai perverranno all'altezza dell'occhio; e per essere cd parete di una quantità continua, essa è divisibile in infinito e mai sarà ripiena delle linee visuali, ancoraché la lunghezza di tale ultima linea fosse infinita; né mai vi giungerai con una linea parallela, ancoraché lo spazio bs fosse infinito.
[vedi figura 211.gif]
Le figure che poco diminuiscono poco sono remote dall'occhio, onde per necessità sempre il termine naturale dell'orizzonte si scontra nell'occhio della figura ritratta, com'è la figura at che vede la figura ru vicina a sé nella parte piú estrema della piramide atb, cioè ru è minore che at; ma questa tal piramide non è quella che dimanda la prospettiva; conciossiaché quella non si dà in pratiche per avere essa spazio infinito dalla base alla sua punta, e questa di sopra ha sette miglia da essa base alla detta punta.
928.
Dell'orizzonte.
[vedi figura 212.gif]
L'orizzonte del cielo e della terra finisce in una medesima linea.
Provasi, e sia la sfera della terra dnm, e la sfera dell'aria arp, e l'occhio d'esso veditore dell'orizzonte della terra sia b, ed f è il detto orizzonte della terra, nel quale finisce la veduta dell'aria, e pare che a, aria, sia congiunta con f, terra.
929.
Del vero orizzonte.
[vedi figura 213.gif]
Il vero orizzonte ha da essere il termine della sfera dell'acqua, la quale sia immobile, perché tale immobilità statuisce superficie equidistante al centro del mondo, come a suo luogo sarà provato.
Se il cielo e la terra fossero di piana superficie con inframmissione di spazio equidistante, senza dubbio l'orizzonte de' prospettivi sarebbe all'altezza di quell'occhio che lo vede; ma tali spazi paralleli sarebbe necessario fossero d'infinita distanza, s'essi avessero a parere all'occhio concorrere in linea, cioè in contatto; e questo contatto sarebbe all'altezza dell'occhio di esso risguardatore; ma perché la terra avrebbe minor quantità di piano che non sarebbe quello del cielo, egli accadrebbe che quando la planizie del cielo avesse il suo ultimo termine disceso al pari dell'occhio, l'orizzonte della terra sarebbe alzato all'ombilico del medesimo riguardatore, e per questo non concorrono al medesimo occhio; ma perché tal cielo e terra non sono divisi da spazio di parallela, o vo' dire equidistante planizie, ma di spazio convesso nella parte del cielo, e concavo nella parte che veste la terra, egli accade che ogni parte che ha la superficie della terra può essere orizzonte, il che accadere non può essendo piani il cielo e la terra, come si mostra nel cielo ab e nella terra fe, essendo l'occhio in g e la parete cd, dove gli orizzonti a f del cielo e della terra piani si tagliano ne' punti n m.
[vedi figura 214.gif]
930.
Dell'orizzonte.
[vedi figura 215.gif]
L'orizzonte non sarà mai eguale all'altezza dell'occhio che lo vede.
Quella figura ch'è piú presso all'orizzonte avrà esso orizzonte piú vicino a' suoi piedi stando tu saldo che lo guardi.
Quella cosa è piú alta ch'è piú distante dal centro del mondo.
Adunque la linea retta equigiacente non è di eguale altezza, e per conseguenza non è equigiacente; onde, se dirai una linea di eguale altezza, non s'intenderà che essa sia altro che curva.
Se a b sono due uomini, l'orizzonte n verrà al pari della loro altezza.
931.
Dell'orizzonte.
[vedi figura 216.gif]
Se la terra è sferica, mai l'orizzonte perverrà all'altezza dell'occhio che sarà piú alto che la superficie della terra.
Diciamo che l'altezza dell'occhio sia nm, e che la linea giudiciale, ovvero parete, sia br, ed a sia l'orizzonte, e che la linea grh sia la curvità della terra; dico adunque, che l'orizzonte, secondo la rettitudine di afk, è piú basso che i piedi dell'uomo tutto mf, e piú basso, secondo la volta della terra, tutto bo.
932.
Se l'occhio che vede l'orizzonte marittimo, stando co' piedi alla pelle di esso mare, vede esso orizzonte piú basso di sé.
[vedi figura 217.gif]
L'orizzonte marittimo si mostrerà tanto piú basso dell'occhio di quel che tiene i piedi ai termini dell'acqua di esso mare, quanta è l'altezza ch'è dall'occhio del veditore di esso orizzonte a' suoi piedi.
Provasi: n sia la riva del mare, an è l'altezza dell'uomo che vede l'orizzonte marittimo in o, dove la linea centrale del mondo mo cade perpendicolare nella linea visuale ar che termina in o, superficie del mare, per la definizione del cerchio; la centrale am eccede la centrale om con tutto l'eccesso an, ch'è la distanza dai piedi dell'uomo a' suoi occhi.
933.
Dell'orizzonte specchiato nell'acqua corrente.
[vedi figura 218.gif]
L'acqua che corre infra l'occhio e l'orizzonte non rifletterà ad esso occhio tale orizzonte, perché l'occhio non vede quel lato dell'onda il quale è veduto dall'orizzonte, né l'orizzonte vede quel lato dell'onda ch'è veduto dall'occhio.
Adunque, per la sesta di questo è concluso il nostro proposito, la quale sesta dice, ch'è impossibile che l'occhio vegga il simulacro, dove non vede la cosa reale e l'occhio in un medesimo tempo.
Sia l'onda cb, e l'occhio a, e l'orizzonte d; dico che l'occhio a, non vedendo i lati dell'onda bg, non vedrà ancora il simulacro del d che in tale lato si specchia.
934.
Dove l'orizzonte si specchia nell'onda.
[vedi figura 216.gif]
Si specchierà l'orizzonte, per la sesta di questo, nel lato veduto dall'orizzonte e dall'occhio, come si dimostra l'orizzonte f veduto dal lato dell'onda bc, il qual lato è ancora veduto dall'occhio.
Adunque tu, pittore, ch'hai a figurare la inondazione dell'acqua, ricordati che da te non sarà veduto il colore dell'acqua essere altrimenti chiaro o scuro, che si sia la chiarezza o l'oscurità del sito dove tu sei, insieme misto col colore delle altre cose che sono dopo te.
935.
Perché l'aria grossa vicina all'orizzonte si fa rossa.
Si fa l'aria rossa cosí all'orizzonte orientale come all'occidentale, essendo grossa, e questo rossore si genera infra l'occhio ed il sole.
Ma il rossore dell'arco celeste si genera stando l'occhio infra la pioggia ed il sole; e la causa dell'uno è il sole e l'umidità dell'aria; ma del rossore dell'arco sono causa il sole, la pioggia e l'occhio che il vede.
Il qual rossore, insieme cogli altri colori, sarà di tanto maggiore eccellenza, quanto la pioggia sarà composta di piú grosse gocciole.
E quanto tali gocciole sono piú minute, tanto essi colori sono piú morti; e se la pioggia è di natura di nebbia, allora l'arco sarà bianco integralmente scolorito; ma l'occhio vuol essere infra la nebbia ed il sole.
[vedi figura 220.gif]
INDICE
PARTE PRIMA
1.
Se la pittura è scienza o no.
2.
Esempio e differenza tra pittura e poesia.
3.
Quale scienza è piú utile, ed in che consiste la sua utilità.
4.
Delle scienze imitabili, e come la pittura è inimitabile, però è scienza.
5.
Come la pittura abbraccia tutte le superficie de' corpi, ed in quelli si estende.
6.
Come la pittura abbraccia le superficie, figure e colori de' corpi naturali, e la filosofia sol s'estende nelle lor virtú naturali.
7.
Come l'occhio meno s'inganna ne' suoi esercizi, che nessun altro senso, in luminosi, o trasparenti, ed uniformi, e mezzi.
8.
Come chi sprezza la pittura non ama la filosofia, né la natura.
9.
Come il pittore è signore d'ogni sorta di gente e di tutte le cose.
10.
Del poeta e del pittore.
11.
Esempio tra la poesia e la pittura.
12.
Qual è di maggior danno alla specie umana, o perder l'occhio o l'orecchio.
13.
Come la scienza dell'astrologia nasce dall'occhio, perché mediante quello è generata.
14.
Pittore che disputa col poeta.
15.
Come la pittura avanza tutte le opere umane per sottili speculazioni appartenenti a quella.
16.
Differenza che ha la pittura con la poesia.
17.
Che differenza è dalla pittura alla poesia.
18.
Differenza infra poesia e pittura.
19.
Della differenza ed ancora similitudine che ha la pittura con la poesia.
20.
Dell'occhio.
21.
Disputa del poeta col pittore, e che differenza è da poesia a pittura.
22.
Arguizione del poeta contro il pittore.
23.
Risposta del re Mattia ad un poeta che gareggiava con un pittore.
24.
Conclusione infra il poeta ed il pittore.
25.
Come la musica si dee chiamare sorella e minore della pittura.
26.
Parla il musico col pittore.
27.
Il pittore dà i gradi delle cose opposte all'occhio, come il musico dà delle voci opposte all'orecchio.
28.
Conclusione del poeta, del pittore e del musico.
29.
Quale scienza è meccanica, e quale non è meccanica.
30.
Perché la pittura non è connumerata nelle scienze.
31.
Comincia della scultura, e s'essa è scienza o no.
32.
Differenza tra la pittura e la scultura.
33.
Il pittore e lo scultore.
34.
Come la scultura è di minore ingegno che la pittura, e mancano in lei molte parti naturali.
35.
Dello scultore e del pittore.
36.
Comparazione della pittura alla scultura.
37.
Escusazione dello scultore.
38.
Dell'obbligo che ha la scultura col lume, e non la pittura.
39.
Differenza ch'è dalla pittura alla scultura.
40.
Della pittura e della poesia.
PARTE SECONDA
41.
Del primo principio della scienza della pittura.
42.
Principio della scienza della pittura.
43.
Del secondo principio della pittura.
44.
In che si estende la scienza della pittura.
45.
Quello che deve prima imparare il giovane.
46.
Quale studio deve essere ne' giovani.
47.
Quale regola si deve dare a' putti pittori.
48.
Della vita del pittore nel suo studio.
49.
Notizia del giovane disposto alla pittura.
50.
Precetto.
51.
In che modo deve il giovane procedere nel suo studio.
52.
Del modo di studiare.
53.
A che similitudine dev'essere l'ingegno del pittore.
54.
Del giudizio del pittore.
55.
Discorso de' precetti del pittore.
56.
Precetto del pittore.
57.
Precetti del pittore.
58.
Dell'essere universale nelle sue opere.
59.
Precetto.
60.
Precetti del pittore.
61.
Precetto intorno al disegno dello schizzare storie e figure.
62.
Dell'operatore della pittura e suoi precetti.
63.
Modo d'aumentare e destare l'ingegno a varie invenzioni.
64.
Dello studiare insino quando ti desti, o innanzi tu ti dormenti nel letto allo scuro.
65.
Piacere del pittore.
66.
De' giuochi che debbono fare i disegnatori.
67.
Che si deve prima imparare la diligenza che la presta pratica.
68.
S'egli è meglio disegnare in compagnia o no.
69.
Modo di bene imparare a mente.
70.
Come il pittore non è laudabile s'egli non è universale.
71.
Della trista suasione di quelli che falsamente si fanno chiamare pittori.
72.
Come il pittore dev'esser vago di udire, nel fare dell'opera, il giudizio di ognuno.
73.
Come nelle opere d'importanza l'uomo non si deve mai fidare tanto nella sua memoria, che non degni ritrarre dal naturale.
74.
Di quelli che biasimano chi disegna alle feste, e che investiga le opere di Dio.
75.
Delle varietà delle figure.
76.
Dell'essere universale.
77.
Dell'errore di quelli che usano la pratica senza la scienza.
78.
Dell'imitare pittori.
79.
Ordine del disegnare.
80.
Del ritrarre di naturale.
81.
Del ritrarre una qualunque cosa.
82.
Come deve essere alto il lume da ritrarre di naturale.
83.
Quali lumi si debbono eleggere per ritrarre le figure de' corpi.
84.
Delle qualità del lume per ritrarre rilievi naturali o finti.
85.
Del ritrarre i nudi.
86.
Del ritrarre di rilievo finto o di naturale.
87.
Modo di ritrarre un sito col vetro.
88.
Dove si debbono ritrarre i paesi.
89.
Del ritrarre le ombre de' corpi al lume di candela o di lucerna.
90.
In che termine si debba ritrarre un volto a dargli grazia d'ombre e lumi.
91.
Modo di ritrarre d'ombra semplice e composta.
92.
Del lume dove si ritraggono le incarnazioni de' volti, o ignudi.
93.
Del ritrarre figure per istorie.
94.
A imparare a far bene un posato.
95.
In qual tempo si deve studiare la elezione delle cose.
96.
Delle attitudini.
97.
Per ritrarre un ignudo dal naturale od altra cosa.
98.
Misure o compartizioni della statua.
99.
Modo di ritrarre di notte un rilievo.
100.
Come il pittore si deve acconciare al lume col suo rilievo.
101.
Della qualità del lume.
102.
Dell'inganno che si riceve nel giudizio delle membra.
103.
Come al pittore è necessario sapere l'intrinseca forma dell'uomo.
104.
Del difetto che hanno i maestri di replicare le medesime attitudini de' volti.
105.
Del massimo difetto de' pittori.
106.
Precetto, che il pittore non s'inganni nell'elezione della figura in che esso fa l'abito.
107.
Difetto de' pittori che ritraggono una cosa di rilievo in casa a un lume, e poi la mettono in campagna ad altro lume.
108.
Della pittura e sua divisione.
109.
Figura e sua divisione.
110.
Proporzione di membra.
111.
Del fuggire le calunnie de' giudizi varî che hanno gli operatori della pittura.
112.
De' movimenti e delle operazioni varie.
113.
Fuggi i profili, cioè i termini espediti delle cose.
114.
Come nelle cose piccole non s'intendono gli errori come nelle grandi.
115.
Perché la pittura non può mai parere spiccata come le cose naturali.
116.
Perché i capitoli delle figure l'uno sopra l'altro è opra da fuggire.
117.
Qual pittura è meglio usare nel far parer le cose spiccate.
118.
Qual è piú di discorso ed utilità, o i lumi ed ombre de' corpi, o i loro lineamenti.
119.
Qual è di maggiore importanza, o il movimento creato dagli accidenti diversi degli animali, o le loro ombre e lumi.
120.
Qual è di piú importanza, o che la figura abbondi in bellezza di colori, o in dimostrazioni di gran rilievo.
121.
Qual è piú difficile, o le ombre e i lumi, o pure il disegno buono.
122.
Precetti del pittore.
123.
Memoria che si fa l'autore.
124.
Precetti di pittura.
125.
Precetti di pittura.
126.
Come fu la prima pittura.
127.
Come la pittura dev'essere vista da una sola finestra.
128.
Delle prime otto parti in che si divide la pittura.
129.
Come la pittura si divide in cinque parti.
130.
Delle due parti principali in che si divide la pittura.
131.
Della pittura lineale.
132.
Della pittura, cioè delle ombre.
133.
Delle parti e qualità della pittura.
134.
Della elezione de' bei visi.
135.
Della elezione dell'aria, che dà grazia ai volti.
136.
Delle bellezze e bruttezze.
137.
Delle bellezze.
138.
De' giudicatori di varie bellezze in varî corpi, e di pari eccellenza.
139.
Come si debbono figurare i putti.
140.
Come si debbono figurare i vecchi.
141.
Come si debbono figurare le donne.
142.
Come si debbono figurare le vecchie.
143.
Come si deve figurare una notte.
144.
Come si deve figurare una fortuna.
145.
Come si deve figurare una battaglia.
146.
Del modo di condurre in pittura le cose lontane.
147.
Come l'aria si deve far piú chiara quanto piú la fai finire bassa.
148.
A fare che le figure spicchino dal loro campo.
149.
Del figurare le grandezze delle cose dipinte.
150.
Delle cose finite, e delle confuse.
151.
Delle figure che sono separate, acciocché non paiano congiunte.
152.
Se il lume deve esser tolto in faccia alle figure, o da parte, e quale dia piú grazia.
153.
Della riverberazione.
154.
Dove non può essere riverberazione luminosa.
155.
De' riflessi.
156.
De' riflessi de' lumi che circondano le ombre.
157.
Dove i riflessi de' lumi sono di maggiore o minor chiarezza.
158.
Qual parte del riflesso sarà piú chiara.
159.
De' colori riflessi della carne.
160.
Dove i riflessi sono piú sensibili.
161.
De' riflessi duplicati e triplicati.
162.
Come nessun colore riflesso è semplice, ma è misto con le specie degli altri colori.
163.
Come rarissime volte i riflessi sono del colore del corpo dove si congiungono.
164.
Dove piú si vedrà il riflesso.
165.
De' riflessi.
166.
Riflessione.
167.
De' colori de' riflessi.
168.
De' termini de' riflessi nel loro campo.
169.
Del modo d'imparar bene a comporre insieme le figure nelle istorie.
170.
Del porre prima una figura nell'istoria.
171.
Del collocar le figure.
172.
Modo del comporre le istorie.
173.
Del comporre le istorie.
174.
Varietà d'uomini nelle istorie.
175.
Dell'imparare i movimenti dell'uomo.
176.
Come il buon pittore ha da dipingere due cose, l'uomo e la sua mente.
177.
Del comporre le istorie in prima bozza.
178.
Di non far nelle istorie troppi ornamenti alle figure.
179.
Della varietà nelle istorie.
180.
Dell'istoria.
181.
Convenienze delle parti delle istorie.
182.
Del diversificare le arie de' volti nelle istorie.
183.
Del variare valetudine, età e complessione de' corpi nelle istorie.
184.
De' componimenti delle istorie.
185.
Precetto del comporre le istorie.
186.
Dell'accompagnare i colori l'uno con l'altro, in modo che l'uno dia grazia all'altro.
187.
Del far vivi e belli i colori nelle tue pitture.
188.
De' colori delle ombre di qualunque colore.
189.
Delle varietà che fanno i colori delle cose remote o propinque.
190.
In quanta distanza si perdono i colori delle cose integralmente.
191.
In quanta distanza si perdono i colori degli obietti dell'occhio.
192.
Colore d'ombra del bianco.
193.
Qual colore farà ombra piú nera.
194.
Del colore che non mostra varietà in varie grossezze d'aria.
195.
Della prospettiva de' colori.
196.
Del colore che non si muta in varie grossezze d'aria.
197.
Se i colori varî possono parere di una uniforme oscurità mediante una medesima ombra.
198.
Della causa de' perdimenti de' colori e figure de' corpi mediante le tenebre che paiono e non sono.
199.
Come nessuna cosa mostra il suo vero colore, se essa non ha lume da un altro simil colore.
200.
De' colori che si dimostrano variare dal loro essere mediante i paragoni de' loro campi.
201.
Della mutazione de' colori trasparenti dati o misti sopra diversi colori con la loro diversa relazione.
202.
Qual parte di un medesimo colore si dimostra piú bella in pittura.
203.
Come ogni colore che non lustra è piú bello nelle sue parti luminose che nelle ombrose.
204.
Dell'evidenza de' colori.
205.
Qual parte del colore ragionevolmente deve esser piú bella.
206.
Come il bello del colore dev'essere ne' lumi.
207.
Del color verde fatto dalla ruggine di rame.
208.
Aumentazione di bellezza nel verderame.
209.
Della mistione de' colori l'uno con l'altro, la qual mistione si estende verso l'infinito.
210.
Della superficie d'ogni corpo ombroso.
211.
Qual è la superficie piú ricettiva di colori.
212.
Qual parte del corpo si tingerà piú del colore del suo obietto.
213.
Qual parte della superficie de' corpi si dimostrerà di piú bel colore.
214.
Delle incarnazioni de' volti.
215.
Modo per ritrarre di rilievo e preparare la carta per questo.
216.
Della varietà di un medesimo colore in varie distanze dall'occhio.
217.
Della verdura veduta in campagna.
218.
Qual verdura parrà partecipare piú d'azzurro.
219.
Qual è quella superficie che meno che le altre dimostra il suo vero colore.
220.
Qual corpo ti mostrerà piú il suo vero colore.
221.
Della chiarezza de' paesi.
222.
Prospettiva comune, e della diminuzione de' colori in lunga distanza.
223.
Delle cose specchiate nelle acque de' paesi, e prima dell'aria.
224.
Diminuzione de' colori pel mezzo interposto infra loro e l'occhio.
225.
De' campi che si convengono alle ombre ed ai lumi.
226.
Come si deve riparare quando il bianco termina in bianco o l'oscuro in oscuro.
227.
Della natura de' colori de' campi sopra i quali campeggia il bianco.
228.
De' campi delle figure.
229.
De' campi delle cose dipinte.
230.
Di quelli che in campagna fingono la cosa piú remota farsi piú oscura.
231.
De' colori delle cose remote dall'occhio.
232.
Gradi di pittura.
233.
Dello specchiamento e colore dell'acqua del mare veduto da diversi aspetti.
234.
Della natura de' paragoni.
235.
Del colore dell'ombra di qualunque corpo.
236.
Della prospettiva de' colori ne' luoghi oscuri.
237.
Prospettiva de' colori.
238.
De' colori.
239.
Da che nasce l'azzurro dell'aria.
240.
De' colori.
241.
De' colori.
242.
De' campi delle figure de' corpi dipinti.
243.
Perché il bianco non è colore.
244.
De' colori.
245.
De' colori de' lumi incidenti e riflessi.
246.
De' colori delle ombre.
247.
Delle cose poste in campo chiaro, e perché tal uso è utile in pittura.
248.
De' campi.
249.
De' colori.
250.
De' colori che risultano dalla mistione d'altri colori, i quali si dimandano specie seconda.
251.
De' colori.
252.
De' colori specchiati sopra cose lustre di varî colori.
253.
De' colori del corpo.
254.
De' colori.
255.
Del vero colore.
256.
Del colore delle montagne.
257.
Come il pittore deve mettere in pratica la prospettiva de' colori.
258.
Della prospettiva aerea.
PARTE TERZA.
DE' VARI ACCIDENTI E MOVIMENTI DELL'UOMO E PROPORZIONE DI MEMBRA.
259.
Delle mutazioni delle misure dell'uomo pel movimento delle membra a diversi aspetti.
260.
Delle mutazioni delle misure dell'uomo dal nascimento al suo ultimo crescimento.
261.
Come i puttini hanno le giunture contrarie agli uomini nelle loro grossezze.
262.
Delle differenti misure che v'hanno fra i putti e gli uomini.
263.
Delle giunture delle dita.
264.
Delle giunture delle spalle, e loro accrescimenti e diminuzioni.
265.
Delle spalle.
266.
Delle misure universali de' corpi.
267.
Delle misure del corpo umano e piegamenti di membra.
268.
Della proporzionalità delle membra.
269.
Della giuntura della mano col braccio.
270.
Delle giunture de' piedi, e loro ingrossamenti e diminuzioni.
271.
Delle membra che diminuiscono quando si piegano, e crescono quando si distendono.
272.
Delle membra che ingrossano nelle loro giunture quando si piegano.
273.
Delle membra degli uomini ignudi.
274.
De' moti potenti delle membra dell'uomo.
275.
De' movimenti dell'uomo.
276.
Dell'attitudine e de' movimenti delle membra.
277.
Delle giunture delle membra.
278.
Della membrificazione dell'uomo.
279.
De' membri.
280.
Delle membrificazioni degli animali.
281.
De' moti delle parti del volto.
282.
De' movimenti dell'uomo nel volto.
283.
Qualità d'arie de' visi.
284.
De' membri e descrizione d'effigie.
285.
Del fare un'effigie umana in profilo dopo averlo guardato una sola volta.
286.
Modo di tener a mente la forma d'un volto.
287.
Della bellezza de' volti.
288.
Di fisonomia e chiromanzia.
289.
Del porre le membra.
290.
Degli atti delle figure.
291.
Dell'attitudine.
292.
De' movimenti delle membra, quando si figura l'uomo, che sieno atti propri.
293.
Ogni moto della figura finta dev'essere fatto in modo che mostri effetto.
294.
De' moti propri dimostratori del moto della mente del motore.
295.
De' moti propri operati da uomini di diverse età.
296.
De' movimenti dell'uomo e d'altri animali.
297.
Di un medesimo atto veduto da varî siti.
298.
Della membrificazione de' nudi e loro operazioni.
299.
Degli scoprimenti o coprimenti de' muscoli di ciascun membro nelle attitudini degli animali.
300.
De' movimenti dell'uomo ed altri animali.
301.
Del moto e corso dell'uomo ed altri animali.
302.
Quando è maggior differenza d'altezza delle spalle dell'uomo nelle sue azioni.
303.
Risposta contra.
304.
Come il braccio raccolto muta tutto l'uomo dalla sua prima ponderazione quando esso braccio s'estende.
305.
Dell'uomo ed altri animali che nel muoversi con tardità non hanno il centro della gravità troppo remoto dal centro de' sostentacoli.
306.
Dell'uomo che porta un peso sopra le spalle.
307.
Della ponderazione dell'uomo sopra i suoi piedi.
308.
Dell'uomo che si muove.
309.
Della bilicazione del peso di qualunque animale immobile sopra le sue gambe.
310.
De' piegamenti e voltamenti dell'uomo.
311.
De' piegamenti.
312.
Della equiponderanza.
313.
Del moto umano.
314.
Del moto creato dalla distruzione del bilico.
315.
Del bilico delle figure.
316.
Della grazia delle membra.
317.
Della comodità delle membra.
318.
D'una figura sola fuori dell'istoria.
319.
Quali sono le principali importanze che appartengono alla figura.
320.
Del bilicare il peso intorno al centro della gravità de' corpi.
321.
Delle figure che hanno a maneggiare o portar pesi.
322.
Delle attitudini degli uomini.
323.
Varietà d'attitudini.
324.
Delle attitudini delle figure.
325.
Dell'attenzione de' circostanti ad un caso notando.
326.
Qualità de' nudi.
327.
Come i muscolosi sono corti e grossi.
328.
Come i grassi non hanno grossi muscoli.
329.
Quali sono i muscoli che spariscono ne' movimenti diversi dell'uomo.
330.
De' muscoli.
331.
Di non far tutti i muscoli alle figure, se non sono di gran fatica.
332.
De' muscoli degli animali.
333.
Che il nudo figurato con grand'evidenza di muscoli sarà senza moto.
334.
Che le figure ignude non debbono aver i loro muscoli ricercati affatto.
335.
Che quelli che compongono grassezza aumentano assai di forza dopo la prima gioventú.
336.
Come la natura attende occultare le ossa negli animali quanto può la necessità de' membri loro.
337.
Com'è necessario al pittore sapere la notomia.
338.
Dell'allargamento e raccorciamento de' muscoli.
339.
Dove si trova corda negli uomini senza muscoli.
340.
Degli otto pezzi che nascono nel mezzo delle corde in varie giunture dell'uomo.
341.
Del muscolo che è infra il pomo granato ed il pettignone.
342.
Dell'ultimo svoltamento che può far l'uomo nel vedersi a dietro.
343.
Quanto si può avvicinare l'un braccio con l'altro di dietro.
344.
Quanto si possano traversare le braccia sopra il petto, e che le gomita vengano nel mezzo del petto.
345.
Dell'apparecchio della forza nell'uomo che vuol generare gran percussione.
346.
Della forza composta dall'uomo, e prima si dirà delle braccia.
347.
Quale è maggior potenza nell'uomo, quella del tirare o quella dello spingere.
348.
Delle membra che piegano, e che officio fa la carne che le veste in essi piegamenti.
349.
Del voltare la gamba senza la coscia.
350.
Delle pieghe della carne.
351.
Del moto semplice dell'uomo.
352.
Del moto composto fatto dall'uomo.
353.
De' moti appropriati agli effetti degli uomini.
354.
De' moti delle figure.
355.
De' movimenti.
356.
De' maggiori o minori gradi degli accidenti mentali.
357.
De' medesimi accidenti che accadono all'uomo di diverse età.
358.
Degli atti dimostrativi.
359.
Delle diciotto operazioni dell'uomo.
360.
Della disposizione delle membra secondo le figure.
361.
Della qualità delle membra secondo l'età.
362.
Della varietà de' visi.
363.
Della membrificazione degli animali.
364.
Come la figura non sarà laudabile s'essa non mostra la passione dell'animo.
365.
Come le mani e le braccia in tutte le loro operazioni hanno da dimostrare l'intenzione del loro motore il piú che si può.
366.
De' moti appropriati alla mente del mobile.
367.
Come gli atti mentali muovano la persona in primo grado di facilità e comodità.
368.
Del moto nato dalla mente mediante l'obietto.
369.
De' moti comuni.
370.
Del moto degli animali.
371.
Che ogni membro per sé sia proporzionato a tutto il suo corpo.
372.
Che se le figure non esprimono la mente sono due volte morte.
373.
Dell'osservanza del decoro.
374.
Dell'età delle figure.
375.
Qualità d'uomini ne' componimenti delle istorie.
376.
Del figurare uno che parli infra piú persone.
377.
Come si deve fare una figura irata.
378.
Come si figura un disperato.
379.
Delle convenienze delle membra.
380.
Del ridere e del piangere e differenza loro.
381.
De' posati d'infanti.
382.
De' posati di femmine e di giovanetti.
383.
Del rizzarsi l'uomo da sedere di sito piano.
384.
Del saltare, e che cosa aumenta il salto.
385.
Del moto delle figure nello spingere o tirare.
386.
Dell'uomo che vuol trarre una cosa fuor di sé con grand'impeto.
387.
Perché quello che vuol ficcare tirando il ferro in terra, alza la gamba opposita incurvata.
388.
Ponderazione de' corpi che non si muovono.
389.
Dell'uomo che posa sopra i suoi due piedi, che dà di sé piú peso all'uno che all'altro.
390.
De' posati delle figure.
391.
Della ponderazione dell'uomo nel fermarsi sopra i suoi piedi.
392.
Del moto locale piú o meno veloce.
393.
Degli animali da quattro piedi, e come si muovono.
394.
Delle corrispondenze che ha la metà dell'uomo con l'altra metà.
395.
Come nel saltare dell'uomo in alto vi si trovano tre moti.
396.
Che è impossibile che una memoria riserbi tutti gli aspetti e le mutazioni delle membra.
397.
Delle prime quattro parti che si richiedono alla figura.
398.
Discorso sopra il pratico.
399.
Della pratica cercata con gran sollecitudine dal pittore.
400.
Del giudicare il pittore le sue opere e quelle d'altrui.
401.
Del giudicare il pittore la sua pittura.
402.
Come lo specchio è il maestro de' pittori.
403.
Come si deve conoscere una buona pittura e che qualità deve avere per essere buona.
404.
Come la vera pittura stia nella superficie dello specchio piano.
405.
Qual pittura è piú laudabile.
406.
Qual è il primo obietto intenzionale del pittore.
407.
Quale è piú importante, nella pittura, o le ombre o i loro lineamenti.
408.
Come si deve dare il lume alle figure.
409.
Dove deve star quello che risguarda la pittura.
410.
Come si deve porre alto il punto.
411.
Che le figure piccole non debbono per ragione esser finite.
412.
Che campo deve usare il pittore alle sue opere.
413.
Precetto di pittura.
414.
Del fingere un sito selvaggio.
415.
Come devi far parere naturale un animale finto.
416.
De' siti che si debbono eleggere per fare le cose che abbiano rilievo con grazia.
417.
Del dividere e spiccare le figure dai loro campi.
418.
Della differenza delle figure in ombre e lumi, poste in diversi siti.
419.
Del fuggire l'improporzionalità delle circostanze.
420.
Corrispondano i corpi, sí per grandezza come per ufficio, alla cosa di cui si tratta.
421.
De' termini de' corpi detti lineamenti, ovvero contorni.
422.
Degli accidenti superficiali che prima si perdono per le distanze.
423.
Degli accidenti superficiali che prima si perdono nel discostarsi de' corpi ombrosi.
424.
Della natura de' termini de' corpi sopra gli altri corpi.
425.
Della figura che va contro il vento.
426.
Delle finestre dove si ritraggono le figure.
427.
Perché misurando un viso e poi dipingendolo in tale grandezza esso si dimostrerà maggiore del naturale.
428.
Se la superficie d'ogni corpo opaco partecipa del colore del suo obietto.
429.
Del moto e corso degli animali.
430.
De' corpi che per sé si muovono o veloci o tardi.
431.
Per fare una figura che si dimostri esser alta braccia quaranta in spazio di braccia venti ed abbia membra corrispondenti, e stia dritta in piedi.
432.
Per fare una figura nel muro di dodici braccia, che apparisca d'altezza di ventiquattro braccia.
433.
Pittura e sua membrificazione e componitori.
434.
Pittura e sua definizione.
435.
Pittura a lume universale.
436.
De' campi proporzionati ai corpi che in essi campeggiano, e prima delle superficie piane d'uniforme colore.
437.
Pittura: di figura e corpo.
438.
Pittura: mancherà prima di notizia la parte di quel corpo che sarà di minor quantità.
439.
Perché una medesima campagna si dimostra alcuna volta maggiore o minore ch'essa non è.
440.
Pittura.
441.
Delle città ed altre cose vedute all'aria grossa.
442.
De' raggi solari che penetrano gli spiracoli de' nuvoli.
443.
Delle cose che l'occhio vede sotto sé miste infra nebbia ed aria grossa.
444.
Degli edifici veduti nell'aria grossa.
445.
Della cosa che si mostra da lontano.
446.
Della veduta di una città in aria grossa.
447.
De' termini inferiori delle cose remote.
448.
Delle cose vedute da lontano.
449.
Dell'azzurro di che si mostrano essere i paesi lontani.
450.
Quali sono quelle parti de' corpi delle quali per distanza manca la notizia.
451.
Perché le cose quanto piú si rimuovono dall'occhio manco si conoscono.
452.
Perché le torri parallele paiono nelle nebbie piú strette da piedi che da capo.
453.
Perché i volti da lontano paiono oscuri.
454.
Perché l'uomo visto a certa distanza non è conosciuto.
455.
Quali sono le parti che prima si perdono di notizia ne' corpi che si rimuovono dall'occhio, e quali piú si conservano.
456.
Della prospettiva lineale.
457.
De' corpi veduti nella nebbia.
458.
Delle altezze degli edifici visti nelle nebbie.
459.
Delle città ed altri edifici veduti la sera o la mattina nella nebbia.
460.
Perché le cose piú alte poste nella distanza sono piú oscure che le basse, ancora ché la nebbia sia uniforme in grossezza.
461.
Delle macchie delle ombre che appariscono ne' corpi da lontano.
462.
Perché sul far della sera le ombre de' corpi generate in bianca parete sono azzurre.
463.
Dove è piú chiaro il fumo.
464.
Della polvere.
465.
Del fumo.
466.
Pittura.
467.
Della parte del corpo opaco.
468.
Precetto di pittura.
469.
De' termini della cosa bianca.
470.
Precetto.
471.
Perché la cosa dipinta, ancoraché essa venga all'occhio per quella medesima grossezza d'angolo che quella che è piú remota di essa, non pare tanto remota quanto quella della remozione naturale.
472.
Pittura.
473.
Del giudizio ch'hai da fare sopra un'opera d'un pittore.
474.
Del rilievo delle figure remote dall'occhio.
475.
De' termini de' membri illuminati.
476.
De' termini.
477.
Delle incarnazioni e figure remote dall'occhio.
478.
Pittura.
479.
Discorso di pittura.
480.
Pittura.
481.
Perché di due cose di pari grandezza parrà maggiore la dipinta che quella di rilievo.
482.
Perché le cose perfettamente ritratte di naturale non paiono del medesimo rilievo qual pare esso naturale.
483.
Qual pare piú rilevato, o il rilievo vicino all'occhio, o il rilievo remoto da esso occhio.
484.
Precetto.
485.
Di far che le cose paiano spiccate da' lor campi, cioè dalla parete dove sono dipinte.
486.
Precetto.
487.
Come le figure spesso somigliano ai loro maestri.
488.
Del figurare le parti del mondo.
489.
Del figurare le quattro cose de' tempi dell'anno, o partecipanti di quelle.
490.
Del vento dipinto.
491.
Del principio di una pioggia.
492.
Della disposizione di una fortuna di venti e di pioggia.
493.
Delle ombre fatte da' ponti sopra la loro acqua.
494.
De' simulacri chiari o scuri che s'imprimono sopra i luoghi ombrosi e luminati posti infra la superficie ed il fondo delle acque chiare.
495.
Dell'acqua chiara è trasparente il fondo fuori della superficie.
496.
Della schiuma dell'acqua.
497.
Precetto di pittura.
498.
Precetto.
499.
De' dieci uffici dell'occhio, tutti appartenenti alla pittura.
500.
Della statua.
501.
Per fare una pittura d'eterna vernice.
502.
Modo di colorire in tela.
503.
De' fumi delle città.
504.
Del fumo e della polvere.
505.
Precetto di prospettiva in pittura.
506.
L'occhio posto in alto che vede degli obietti bassi.
507.
L'occhio posto in basso che vede degli obietti bassi ed alti.
508.
Perché si dà il concorso di tutte le specie che vengono all'occhio ad un sol punto.
509.
Delle cose specchiate nell'acqua.
510.
Delle cose specchiate in acqua torbida.
511.
Delle cose specchiate in acqua corrente.
512.
Della natura del mezzo interposto infra l'occhio e l'obietto.
513.
Effetti del mezzo circondato da superficie comune.
514.
Degli obietti.
515.
Delle diminuzioni de' colori e corpi.
516.
Delle interposizioni de' corpi trasparenti infra l'occhio e l'obietto.
PARTE QUARTA.
DE' PANNI E MODO DI VESTIR LE FIGURE CON GRAZIA E DEGLI ABITI
E NATURE DE' PANNI.
517.
De' panni che vestono le figure.
518.
Delle maniere rotte o salde de' panni che vestono le figure.
519.
Del vestire le figure con grazia.
520.
De' panni che vestono le figure, e pieghe loro.
521.
Del modo di vestire le figure.
522.
De' vestimenti.
523.
De' panni volanti o stabili.
524.
Operazioni de' panni e loro pieghe, che sono di tre nature.
525.
Delle nature delle pieghe de' panni.
526.
Come si devono dare le pieghe ai panni.
527.
Delle poche pieghe de' panni.
528.
Delle pieghe de' panni in iscorto.
529.
De' modi del vestire le figure, ed abiti diversi.
530.
Dell'occhio che vede pieghe de' panni che circondano l'uomo.
531.
Delle pieghe de' panni.
532.
Delle pieghe.
PARTE QUINTA
DELL'OMBRA E LUME, E DELLA PROSPETTIVA.
533.
Che cosa è ombra.
534.
Che differenza è da ombra a tenebre.
535.
Da che deriva l'ombra.
536.
Dell'essere dell'ombra per sé.
537.
Che cosa è ombra e lume, e qual è di maggior potenza.
538.
Che sia ombra e tenebre.
539.
In quante parti si divide l'ombra.
540.
Dell'ombra e sua divisione.
541.
Di due specie di ombre ed in quante parti si dividono.
542.
Qual è piú oscura, o l'ombra primitiva o l'ombra derivativa.
543.
Che differenza è da ombra a tenebre.
544.
Che differenza è da ombra semplice a ombra composta.
545.
Che differenza è da lume composto a ombra composta.
546.
Come sempre il lume composto e l'ombra composta confinano insieme.
547.
Che il termine dell'ombra semplice sarà di minor notizia.
548.
Dell'ombra derivativa composta.
549.
Come l'ombra primitiva e derivativa sono congiunte.
550.
Come l'ombra semplice con l'ombra composta si congiunge.
551.
Della semplice e composta ombra primitiva.
552.
De' termini dell'ombra composta.
553.
Del termine dell'ombra semplice.
554.
Che ombra fa il lume eguale all'ombroso nella figura delle sue ombre.
555.
Che ombra fa l'ombroso maggiore del luminoso.
556.
Quante sono le sorta delle ombre.
557.
Quante sono le specie delle ombre.
558.
Di quante sorta è l'ombra primitiva.
559.
In quanti modi si varia l'ombra primitiva.
560.
Che varietà ha l'ombra derivativa.
561.
Di quante figure è l'ombra derivativa.
562.
Dell'ombra che si muove con maggior velocità che il corpo suo ombroso.
563.
Dell'ombra derivativa, la quale è molto piú tarda che l'ombra primitiva.
564.
Dell'ombra derivativa che sarà eguale all'ombra primitiva.
565.
Dell'ombra derivativa remota dall'ombra primitiva.
566.
Natura ovvero condizione dell'ombra.
567.
Qual è l'ombra aumentata.
568.
Se l'ombra primitiva è piú potente che l'ombra derivativa.
569.
De' moti delle ombre.
570.
Percussione dell'ombra derivativa e sue condizioni.
571.
Dell'ombra derivativa e dove è maggiore.
572.
Della morte dell'ombra derivativa.
573.
Della somma potenza dell'ombra derivativa.
574.
Dell'ombra semplice di prima oscurità.
575.
Delle tre varie figure delle ombre derivative.
576.
Varietà di ciascuna delle dette tre ombre derivative.
577.
Che le ombre derivative sono di tre nature.
578.
Che le ombre derivative sono di tre specie.
579.
Qualità di ombre.
580.
Del moto dell'ombra.
581.
Dell'ombra piramidale.
582.
Della semplice ombra derivativa.
583.
Dell'ombra derivativa composta.
584.
Se l'ombra può esser veduta per l'aria.
585.
Se l'ombra derivativa è piú oscura in un luogo che in un altro.
586.
Quale ombra derivativa mostrerà i suoi termini piú noti.
587.
In quanti modi principali si trasforma la percussione dell'ombra derivativa.
588.
In quanti modi si varia la quantità della percussione dell'ombra coll'ombra primitiva.
589.
Come l'ombra derivativa, essendo circondata in tutto o in parte da campo illuminato, è piú oscura che la primitiva.
590.
Come l'ombra primitiva, che non è congiunta con piana superficie, non sarà di eguale oscurità.
591.
Condizione degli obietti oscuri di ciascun'ombra.
592.
Qual campo renderà le ombre piú oscure.
593.
Dove sarà piú oscura l'ombra derivativa.
594.
Delle ombre.
595.
De' termini che circondano le ombre derivative nelle loro percussioni.
596.
Come ogni corpo ombroso genera tante ombre quante sono le parti luminose che lo circondano.
597.
Delle varie oscurità delle ombre circondatrici di un medesimo corpo ombroso.
598.
Dell'ombra fatta da un corpo infra due lumi eguali.
599.
Che quel corpo ch'è piú propinquo al lume fa maggior ombra, e perché.
600.
Perché l'ombra maggiore che la sua cagione si fa di discordante proporzione.
601.
Perché l'ombra maggiore che la sua cagione ha termini confusi.
602.
Come l'ombra separata non sarà mai simile per grandezza alla sua cagione.
603.
Che differenza è da ombra congiunta co' corpi ad ombra separata.
604.
Natura dell'ombra derivativa.
605.
Delle figure delle ombre.
606.
Dell'ombra derivativa generata in altra ombra derivativa.
607.
De' termini dell'ombra derivativa.
608.
Dell'estensione dell'ombra derivativa.
609.
Dove l'ombra derivativa è piú oscura.
610.
Delle varietà delle ombre nel variare le grandezze de' lumi che le generano.
611.
Del variare dell'ombra senza diminuzione del lume che la causa.
612.
Dell'ombra che si converte in lume.
613.
Del lume che si converte in ombra.
614.
Dell'ombra derivativa creata da lume di lunga figura, che percuote l'obietto simile a sé.
615.
Che le ombre debbono sempre partecipare del colore del corpo ombroso.
616.
Delle cose bianche remote dall'occhio.
617.
Delle ombre delle cose remote e lor colore.
618.
Delle ombre, e quali sono quelle primitive che saranno piú oscure sopra il suo corpo.
619.
Qual parte della superficie di un corpo s'imprime meglio del colore del suo obietto.
620.
Qual parte della superficie di un corpo ombroso sarà dove i colori degli obietti si mischiano.
621.
Qual parte è di mediocre ombra nella superficie di un corpo ombroso.
622.
Qual parte della superficie illuminata sarà di maggior chiarezza.
623.
Qual ombra principale nelle superficie de' corpi avrà minore o maggior differenza delle parti luminose.
624.
Delle ombre fatte nelle parti ombrose de' corpi opachi.
625.
Qual corpo piglia piú quantità di ombra.
626.
Qual corpo piglia piú quantità di luce.
627.
Qual corpo piglia piú oscura ombra.
628.
Della qualità dell'oscurità delle ombre.
629.
Dell'ombra delle verdure de' prati.
630.
Precetto di pittura.
631.
Delle ombre che non sono compagne della parte illuminata.
632.
Del lume de' corpi ombrosi che non sono quasi mai del vero colore del corpo illuminato.
633.
Come son le ombre per lunga distanza.
634.
Della larghezza delle ombre, e de' lumi primitivi.
635.
Delle maggiori o minori oscurità delle ombre.
636.
Dove le ombre ingannano il giudizio che dà sentenza della lor maggiore o minore oscurità.
637.
Dove i lumi ingannano il giudizio del pittore.
638.
Dell'ombra ne' corpi.
639.
Delle qualità di ombre e di lumi.
640.
Delle ombre e lumi, e colori.
641.
De' lumi ed ombre, e colori di quelli.
642.
Dell'ombra e lumi negli obietti.
643.
De' termini insensibili delle ombre.
644.
Delle qualità de' lumi ed ombre ne' corpi ombrosi.
645.
Delle dimostrazioni de' lumi e delle ombre.
646.
De' lumi.
647.
De' lumi ed ombre.
648.
De' lumi ed ombre che di sé tingono le superficie delle campagne.
649.
Del lume derivativo.
650.
De' lumi.
651.
Di illuminazione e lustro.
652.
Di ombra e lume.
653.
Di ombra e lume.
654.
De' lumi ed ombre.
655.
Di ombra e lume.
656.
Esempio.
657.
Di ombre e lumi.
658.
De' lumi infra le ombre.
659.
Del chiaro e scuro.
660.
Del chiaro e scuro.
661.
Delle quattro cose che si hanno da considerare principalmente nelle ombre e ne' lumi.
662.
Della natura del lume illuminatore de' corpi ombrosi.
663.
De' lumi universali sopra i corpi puliti.
664.
De' corpi ombrosi i quali son puliti e lustri.
665.
Come i corpi circondati da lume universale generano in molte parti di sé i lumi particolari.
666.
Delle ombre e lumi co' quali si fingono le cose naturali.
667.
Delle ombre, ed in quali corpi non possono essere di gran potenza di oscurità, e cosí i lumi.
668.
Del lume particolare del sole o di altro corpo luminoso.
669.
Del lume universale dell'aria dove non percuote il sole.
670.
Dell'universale illuminazione mista colla particolare del sole o di altri lumi.
671.
Dell'ombra media, la quale s'interpone infra la parte illuminata e l'ombrosa de' corpi.
672.
Se il gran lume di poca potenza val quanto un piccolo lume di gran potenza.
673.
Del mezzo incluso infra i lumi e le ombre principali.
674.
Del sito dell'occhio che vede piú o men ombra secondo il moto ch'esso fa intorno al corpo ombroso.
675.
Qual sito è quello donde mai si vede ombra negli sferici ombrosi.
676.
Qual sito ovvero qual distanza è quella intorno al corpo sferico, donde mai non è privato d'ombra.
677.
Qual lume fa le ombre de' corpi piú differenti ai lumi loro.
678.
Di varî obietti vicini veduti in lunga distanza.
679.
Del sito dove l'obietto si mostra di maggiore oscurità.
680.
Dove ed in qual colore le ombre perdano piú il colore naturale della cosa ombrata.
681.
Qual colore di corpo farà ombra piú differente dal lume, cioè qual sarà piú oscura.
682.
Qual parte di un corpo sarà piú illuminata da un medesimo lume in qualità.
683.
Egualità di ombre in pari corpi ombrosi e luminosi in diverse distanze.
684.
Qual luminoso è quello che mai vedrà se non la metà dello sferico ombroso.
685.
S'egli è possibile che per alcuna distanza un corpo luminoso possa illuminare solamente la metà di un corpo ombroso minore di esso.
686.
Delle varie oscurità delle ombre de' corpi in pittura contraffatte.
687.
Quali colori fan piú varietà di lumi alle ombre.
688.
Tutti i colori nelle lontane ombre sono ignoti ed indiscernibili.
689.
De' colori delle specie degli obietti che tingono di sé le superficie de' corpi opachi.
690.
Del color falso delle ombre de' corpi opachi.
691.
Qual è in sé vera ombra de' colori de' corpi.
692.
Qual obietto tinge piú della sua similitudine le superficie bianche de' corpi opachi.
693.
Degli accidenti delle superficie de' corpi.
694.
Del colore delle ombre, e quanto si oscurano.
695.
De' colori de' lumi illuminatori de' corpi ombrosi.
696.
Quel che fan le ombre co' lumi ne' paragoni.
697.
Quali sono gli obietti delle carni che le fanno dimostrare le ombre compagne de' lumi.
698.
Delle ombre de' visi che passando per le strade molli non paiono compagne delle loro incarnazioni.
699.
Della qualità dell'aria alle ombre e ai lumi.
700.
De' lumi piccoli.
701.
Qual superficie fa minor differenza di chiaro e di scuro.
702.
Dov'è maggior varietà dalle ombre ai lumi, o nelle cose vicine o nelle remote.
703.
Quale sarà quel corpo che di pari colore e distanza dall'occhio men varia i suoi lumi dalle ombre.
704.
Perché si conoscono le vere figure di qualunque corpo vestito e terminato nelle superficie.
705.
Della discrezione delle ombre de' siti e delle cose poste in quelli.
706.
In quali superficie si trova la vera ed eguale luce.
707.
Della chiarezza del lume derivativo.
708.
Della remozione e propinquità che fa l'uomo nel discostarsi ed avvicinarsi ad un medesimo lume, e della varietà delle ombre sue.
709.
Delle varietà che fa il lume immobile delle ombre che si generano ne' corpi, che in sé medesimi si piegano, o abbassano, o alzano senza mutazione de' loro piedi.
710.
Qual corpo è quello che accostandosi al lume cresce la sua parte ombrosa.
711.
Qual è quel corpo che quanto piú si accosta al lume piú diminuisce la sua parte ombrosa.
712.
Qual è quel corpo ombroso che non cresce né diminuisce le sue parti ombrose o luminose per nessuna distanza o vicinità dal corpo che lo illumina.
713.
Infra i corpi di eguale grandezza, quello che da maggior lume sarà illuminato avrà la sua ombra di minore lunghezza.
714.
Quei corpi sparsi situati in abitazione illuminata da una sola finestra faranno l'ombra derivativa piú o meno breve, secondo che sarà piú o meno a riscontro di essa finestra.
715.
Ogni mezzo d'ombra derivativa si drizza col mezzo dell'ombra originale, e col centro del corpo ombroso, e del lume derivativo, e col mezzo della finestra, ed in ultimo col mezzo di quella parte del meridionale fatto dall'emisfero celeste.
716.
Ogni ombra fatta dal corpo ombroso minore del lume originale manderà le ombre derivative tinte del colore della loro origine.
717.
Quella parte del corpo ombroso sarà meno luminosa, che sarà veduta da minore quantità di lume.
718.
Ogni lume che cade sopra i corpi ombrosi infra eguali angoli, tiene il primo grado di chiarezza, e quello sarà piú scuro che riceve gli angoli meno eguali, ed il lume o le ombre fanno loro ufficio per piramide.
719.
Ogni ombra fatta dai corpi si dirizza colla linea del mezzo ad un solo punto fatto per intersecazione di linee luminose nel mezzo dello spazio e grossezza della finestra.
720.
Ogni ombra con tutte sue varietà che per distanza cresce per larghezza piú che la sua cagione, le sue linee esteriori si congiungono insieme infra il lume e il corpo ombroso.
721.
Ogni corpo ombroso si trova infra due piramidi, una scura e l'altra luminosa; l'una si vede e l'altra no, e questo solo accade quando il lume entra per una finestra.
722.
Qual è quel lume che, ancoraché l'occhio sia piú discosto dallo sferico ombroso che esso lume, non potrà mai vedere ombra, stando dietro al lume.
723.
Dell'occhio che per lunga distanza mai gli sarà occupata la veduta dell'ombra nell'ombroso, quando il luminoso sarà minore dell'ombroso.
724.
Dell'ombra dell'opaco sferico posto infra l'aria.
725.
Dell'ombra dell'opaco sferico posato sopra la terra.
726.
Delle ombre de' corpi alquanto trasparenti.
727.
Dell'ombra maestra che sta infra il lume incidente ed il riflesso.
728.
De' termini de' corpi che prima si perdono di notizia.
729.
De' termini de' corpi opachi.
730.
Come i termini de' corpi ombrosi veduti da una medesima pupilla non sono in un medesimo sito in esso corpo.
731.
Come quel corpo ha i suoi termini piú confusi, che sarà piú vicino all'occhio che li vede.
732.
Come si deve conoscere qual parte del corpo deve essere piú o men luminosa che le altre.
733.
Quando gli angoli fatti dalle linee incidenti saranno piú eguali, in quel luogo sarà piú lume, e dove saran piú disuguali, sarà piú oscurità.
734.
Come i corpi accompagnati da ombra e lume sempre variano i loro termini dal colore e lume di quella cosa che confina colla loro superficie.
735.
De' colmi de' lumi che si voltano e trasmutano, secondo che si trasmuta l'occhio veditore di esso corpo.
736.
Modo come devono terminare le ombre fatte dagli obietti.
737.
Qual parte dello sferico meno si illumina.
738.
Qual parte dello sferico piú si illumina.
739.
Qual parte dell'opaco sferico meno si illumina.
740.
Della proporzione che hanno le parti luminose de' corpi co' loro riflessi.
741.
Della parte piú oscura dell'ombra ne' corpi sferici o colonnali.
742.
Come le ombre fatte da lumi particolari si debbono fuggire, perché sono i loro fini simili ai principî.
743.
Del dare i lumi debiti alle cose illuminate secondo i siti.
744.
Regola del porre le debite ombre e i debiti lumi ad una figura, ovvero corpo laterato.
745.
Regola del porre le vere chiarezze de' lumi sopra i lati del predetto corpo.
746.
Perché pare piú chiaro il campo illuminato intorno all'ombra derivativa stando in casa che in campagna.
747.
Del dare i lumi.
748.
Del dare con artificiosi lumi ed ombre aiuto al finto rilievo della pittura.
749.
Del circondare i corpi con varî lineamenti di ombra.
750.
Modo di fare alle figure l'ombra compagna del lume e del corpo.
751.
De' siti de' lumi e delle ombre delle cose vedute in campagna.
752.
Se il sole è in oriente e l'occhio a settentrione, ovvero a meridie.
753.
Del sole e dell'occhio posti all'oriente.
754.
Del sole all'oriente e l'occhio all'occidente.
755.
Ricordo al pittore.
756.
Della convenienza delle ombre compagne de' loro lumi.
757.
In che parte de' corpi ombrosi si dimostreranno i loro colori di piú eccellente bellezza.
758.
Perché i termini de' corpi ombrosi si mostrano alcuna volta piú chiari o piú scuri che non sono.
759.
Che differenza è dalla parte illuminata nelle superficie de' corpi ombrosi alla parte lustra.
DEL LUSTRO
760.
Del lustro de' corpi ombrosi.
761.
Come il lustro è piú potente in campo nero che in alcun altro campo.
762.
Come il lustro generato nel campo bianco è di piccola potenza.
763.
Delle grandezze de' lustri sopra i corpi tersi.
764.
Che differenza è da lustro a lume.
765.
Del lume e lustro.
766.
Quali corpi sono quelli che hanno il lume senza lustro.
767.
Quali corpi sono quelli che hanno lustro e non parte luminosa.
768.
Del lustro.
DE' RIFLESSI
769.
Dell'ombra interposta infra lume incidente e lume riflesso.
770.
Dove il riflesso dev'essere piú oscuro.
771.
Perché i riflessi poco o niente si vedono ne' lumi universali.
772.
Come il riflesso si genera ne' lumi universali.
773.
Quali lumi facciano piú nota e spedita la figura de' muscoli.
774.
Come i corpi bianchi si devono figurare.
775.
Dell'occhio che sta al chiaro e vede il luogo oscuro.
776.
Dell'occhio che vede le cose in luogo chiaro.
777.
Delle ombre e lumi delle città.
778.
Dell'illuminazione delle parti infime de' corpi insieme ristretti, come gli uomini in battaglia.
779.
Del lume particolare.
DELLE OMBROSITÀ E CHIAREZZE DE' MONTI
780.
Prospettiva comune.
781.
Delle cime de' monti vedute di sopra in giú.
782.
Dell'aria che mostra piú chiare le radici de' monti che le loro cime.
783.
Perché i monti distanti mostrano piú oscure le sommità che le loro basi.
784.
Delle cime de' monti che si scoprono all'occhio l'una piú alta dell'altra, che le proporzioni delle distanze non sono colle proporzioni de' colori.
785.
Delle cime de' monti che non diminuiscono ne' colori secondo la distanza delle cime loro.
786.
Dell'inganno del pittore nella grandezza degli alberi e degli altri corpi delle campagne.
787.
Perché i monti in lunga distanza si dimostrano piú scuri nella cima che nella base.
788.
Perché i monti paiono avere piú oscure le cime che le basi in lunga distanza.
789.
Come non si deve figurar le montagne cosí azzurre il verno come l'estate.
790.
Come i monti ombrati dai nuvoli partecipano del colore azzurro.
791.
Dell'aria che infra i monti si dimostra.
792.
De' monti e loro divisione in pittura.
793.
Pittura che mostra la necessaria figurazione delle alpi, monti e colli.
794.
Pittura, e come i monti crescono.
795.
Pittura nel figurare le qualità e membri de' paesi montuosi.
796.
De' monti.
797.
De' monti.
798.
Precetto.
799.
Del corpo luminoso che si volta intorno senza mutazione di sito e riceve un medesimo lume da diversi lati e si varia in infinito.
800.
Di ombra e lume de' corpi ombrosi.
801.
De' corpi illuminati dall'aria senza il sole.
802.
Quei termini delle ombre saranno piú insensibili, che nasceranno da maggior quantità di luce.
803.
Quale ombra è piú oscura.
804.
Del lume.
805.
Precetto.
806.
Precetto.
807.
De' termini de' corpi mediante i campi.
808.
Precetto delle ombre.
809.
Dell'imitazione de' colori in qualunque distanza.
810.
Del lume riflesso.
811.
Di prospettiva.
PARTE SESTA.
DEGLI ALBERI E DELLE VERDURE.
812.
Discorso delle qualità de' fiori nelle ramificazioni delle erbe.
813.
Della ramificazione delle piante.
814.
Della ramificazione delle piante.
815.
Della ramificazione delle piante.
816.
Delle minori ramificazioni delle piante.
817.
Della proporzione che hanno infra loro le ramificazioni delle piante.
818.
Della ramificazione degli alberi.
819.
All'albero giovane non crepa la scorza.
820.
Della ramificazione delle piante.
821.
Delle ramificazioni delle piante.
822.
Del nascimento delle foglie sopra i rami.
823.
Delle ramificazioni delle piante colle loro foglie.
824.
Del nascimento de' rami nelle piante.
825.
Perché molte volte i legnami non sono diritti nelle lor vene.
826.
Degli alberi.
827.
Degli alberi.
828.
Della ramificazione degli alberi.
829.
Della ramificazione che in un anno rimette nelle fronti de' rami tagliati.
830.
Della proporzione de' rami colla proporzione del loro nutrimento.
831.
Dell'accrescimento degli alberi e per qual verso piú crescono.
832.
Quali rami degli alberi sono quelli che piú crescono in un anno.
833.
Della scorza degli alberi.
834.
Della parte settentrionale delle piante degli alberi.
835.
Della scorza delle piante.
836.
Delle diversità che hanno le ramificazioni degli alberi.
837.
Delle ramificazioni delle piante che mettono i rami a riscontro l'uno dell'altro.
838.
Degli accidenti che piegano le predette piante.
839.
Degli accidenti delle ramificazioni delle piante.
840.
Delle trasparenze delle foglie.
841.
Del centro degli alberi nella loro grossezza.
842.
Qual pianta cresce nelle selve di piú continuata grossezza ed in maggiore altezza.
843.
Qual pianta è di grossezza piú disforme e di minore altezza e piú dura.
844.
Delle piante e legnami segati i quali mai per sé si piegheranno.
845.
Delle aste che piú si mantengono diritte.
846.
Delle crepature de' legni quando si seccano.
847.
De' legni che non si scoppiano nel seccarsi.
848.
Ramificazione di alberi in diverse distanze.
849.
Della parte che resta nota negli alberi in lunga distanza.
850.
Delle distanze piú remote delle anzidette.
851.
Delle cime de' rami delle piante fronzute.
852.
Perché i medesimi alberi paiono piú chiari d'appresso che da lontano.
853.
Perché gli alberi da una distanza in là quanto piú sono lontani piú si rischiarano.
854.
Delle varietà delle ombre degli alberi ad un medesimo lume, in un medesimo paese, in lume particolare.
855.
De' lumi della ramificazione degli alberi.
856.
Della forma che hanno le piante nel congiungersi colle loro radici.
857.
Delle ombre e lumi e loro grandezze nelle foglie.
858.
Dell'illuminazione delle piante.
859.
Ricordo delle piante al pittore.
860.
Del lume universale illuminatore delle piante.
861.
Degli alberi e loro lume.
862.
Della parte illuminata delle verdure e de' monti.
863.
De' lumi delle foglie oscure.
864.
De' lumi delle foglie di verdura traenti al giallo.
865.
Degli alberi che sono illuminati dal sole e dall'aria.
866.
De' lustri delle foglie delle piante.
867.
Del verde delle foglie.
868.
Dell'oscurità dell'albero.
869.
Degli alberi.
870.
Degli alberi posti sotto l'occhio.
871.
Delle cime sparse degli alberi.
872.
Delle remozioni delle campagne.
873.
Dell'azzurro che acquistano gli alberi remoti.
874.
Del sole che illumina la foresta.
875.
Delle parti luminose delle verdure delle piante.
876.
Delle piante che sono infra l'occhio e il lume.
877.
Del colore accidentale degli alberi.
878.
Della dimostrazione degli accidenti.
879.
Quali termini dimostrino le piante remote dall'aria che si fa lor campo.
880.
Delle ombre delle piante.
881.
Delle ombre e trasparenze delle foglie.
882.
Delle ombre delle foglie trasparenti.
883.
Del non fingere mai foglie trasparenti al sole.
884.
Dell'ombra della foglia.
885.
Delle foglie oscure dinanzi alle trasparenti.
886.
Delle piante giovani e loro foglie.
887.
Del colore delle foglie.
888.
Degli alberi che mettono i rami diritti.
889.
Delle ombre degli alberi.
890.
Degli alberi orientali.
891.
Delle ombre delle piante orientali.
892.
Delle piante meridionali.
893.
De' prati.
894.
Delle erbe de' prati.
895.
Dell'ombra della verdura.
896.
De' paesi in pittura.
897.
Perché le ombre de' rami fronzuti non si dimostrano potenti vicino alle loro parti luminose come nelle parti opposite.
898.
Qual parte del ramo della pianta sarà piú oscura.
899.
Della veduta degli alberi.
900.
De' paesi.
901.
Pittura della nebbia che cuopre i paesi.
902.
De' paesi.
903.
De' paesi nelle nebbie o nel levare o nel porre del sole.
904.
Degli alberi veduti di sotto.
905.
Descrizione dell'olmo.
906.
Delle foglie del noce.
907.
Degli aspetti de' paesi.
908.
Della trasforazione delle piante in sé.
909.
Degli alberi che occupano le trasforazioni l'un dell'altro.
910.
Precetti di piante e verdure.
911.
Del comporre in pittura il fondamento de' colori delle piante.
912.
Precetto.
913.
Precetto delle piante.
914.
Delle erbe.
915.
Delle foglie.
916.
Precetto del contraffare il color delle foglie.
PARTE SETTIMA.
DE' NUVOLI.
917.
De' nuvoli.
918.
Del rossore de' nuvoli.
919.
Della creazione de' nuvoli.
920.
De' nuvoli e loro gravità e levità.
921.
Perché della nebbia si fa nuvoli.
922.
Dell'aria tutta nuvolosa.
923.
Dell'ombra de' nuvoli.
924.
De' nuvoli.
925.
De' nuvoli sotto la luna.
926.
De' nuvoli.
PARTE OTTAVA.
DELL'ORIZZONTE.
927.
Qual sia il vero sito dell'orizzonte.
928.
Dell'orizzonte.
929.
Del vero orizzonte.
930.
Dell'orizzonte.
931.
Dell'orizzonte.
932.
Se l'occhio che vede l'orizzonte marittimo, stando co' piedi alla pelle di esso mare, vede esso orizzonte piú basso di sé.
933.
Dell'orizzonte specchiato nell'acqua corrente.
934.
Dove l'orizzonte si specchia nell'onda.
935.
Perché l'aria grossa vicina all'orizzonte si fa rossa.
NOTE:
(1) L'edizione viennese del Braumüller, 1882, aggiunge qui le parole:"che 'induce."
(2) La citata edizione viennese aggiunge: "del pittore non pel."
(3) In altre edizioni: "con piú onesto fine dire," e "con piú onesto nome dire."
(4) Nel codice Vaticano è stata tirata una linea sul brano che incomincia con le parole: "E se noi dubitiamo" e termina: "e non certezza rinata." L'edizione De Romanis (Roma 1817) riproduce quel brano, sopprimendo però l'inciso: "come l'assenza di Dio e dell'anima e simili," probabilmente per non incorrere nella censura.
Per simile motivo la stessa edizione romana, al § 4, invece delle parole: "le immagini delle divine deità," ha: "le immagini de' santi," ed al § 8, alle parole: "parente d'Iddio," sostituisce "opera d'Iddio."
(5) In altre edizioni, invece di "fruite" si legge: "finite."
(6) Nel codice: "ma non è a' distruttori come le figure di bronzo."
(7) Altri aggiungono: "mostruose."
(8) Forse "visibili."
(9) In altre edizioni: "quella pittura."
(10) Nell'edizione viennese: "com'è detto di sopra, non si dice per non tediare."
(11) Nel codice si legge la seguente annotazione: "Questo capitolo Della pittura e della poesia è stato ritrovato dopo avere scritto tutto il libro.
Però mi pare sarebbe bene s'ei seguisse dietro il capitolo: Quale scienza è meccanica e quale non è meccanica." Poi, scritte con inchiostro diverso, si trovano la parole: "piú tosto dietro al capitolo: Arguizione del poeta contro il pittore, ovvero dietro al seguente."
(12) In altre edizioni si legge: "cognizioni."
(13) In altre edizioni: "perfezionarsi."
(14) Alla parola "comandamento" segue nel codice la particella "dello" e quindi una breve lacuna.
(15) Nel codice vaticano si legge in margine la seguente postilla: "Qua mi ricordo della mirabile descrizione del diluvio dell'Autore."
(16) L'edizione viennese propone l'aggiunta: "l'una delle spalle."
(17) In altre edizioni: "quasi impercettibile."
(18) Nell'edizione viennese: "modo."
(19) Nell'edizione romana, 1817, si legge qui in seguito: "facendo che i movimenti e membri d'un gagliardo sieno tali, che in esse membra dimostrino essa valetudine."
(20) L'edizione di Vienna aggiunge: "cosa maravigliosa."
(21) Nell'edizione romana, 1817, alla parola "legnosa" è sostituito: "ingegnosa."
(22) Nel codice: "invenzione."
(23) Nell'edizione romana, 1817: "propensione alla varietà."
(24) Nell' edizione viennese: "se ag distanza interposta infra l' occhio e il colore è d' una medesima aria ed occupa due gradi, e il colore è alzato nella distanza di due gradi e mezzo."
(25) Nel codice seguono le parole : "la quale è posta....
la sottilità all' aria di sotto."
(26) Nel codice : de.
(27) Nell'edizione viennese: "un grado e un terzo di distanza."
(28) Nel codice "velazione."
(29) Nel codice: "che non è del sole."
(30) Nell' edizione romana, 1817, "e concave;" forse: " e cavi fuori."
(31) L' edizione viennese aggiunge: "moti semplici."
(32) Nell' edizione romana, 1817: "son detti composti quegli che una sola figura ti dimostra, come s'ella si vedrà con le gambe dinanzi," ecc.
(33) Cosí il codice L'edizione viennese propone di dire: "uno che segga"; l'edizione romana, 1817, ha: "uno che lo seguiti."
(34) Nel testo di riferimento è riportato "I muscoli hanno grosse le ossa" [Nota all'edizione elettronica per il Progetto Manuzio]
(35) Una nota del codice avverte che: "manca il fine" di questo paragrafo.
(36) Nell'edizione romana, 1817: "indietro."
(37) L'edizione viennese, ricostruendo, sulle tracce del Poussin, la figura in modo da renderla piú corrispondente alla dizione del codice, propone la variante: "alzisi".
(38) Nel codice: "fa loro preparare."
(39) Nel codice: "otto."
(40) Nota nel codice: "Ma nota, lettore, che ancoraché messer Leonardo prometta di trattare di tutti i sopradetti accidenti, che per questo non ne parla, come io credo, per smenticanza, o per qualche altro disturbo, come si può vedere all'originale, che dietro a questo capitolo scrive l'argomento di un altro senza il suo capitolo, ed è il seguente: Del figurare l'irato ed in quante parti si divida tale accidente."
(41) Nota nel codice: "Trovo scritto appresso al capitolo di sopra il soggetto del suo contrario, ma poi non ne parla niente, ed è questo: Del cadere l'uomo a sedere in sito piano."
(42) Cosí il codice.
Forse "calamo."
(43) Le abbreviazioni che precedono i numeri 10 nella figura incisa significano "braccia."
(44) Nell'edizione romana, 1817: "effetto."
(45) Nel codice: "Nessun luminoso non vede mai," ecc.
Nell' edizione romana, 1817: "Nessun luminoso non vide mai le ombre del corpo da lui illuminato; quivi è veduto," ecc.
(46) Nota del codice: "Era sotto di questo capitolo un rompimento di montagna, per dentro dalla quali rotture scherzavano fiamme di fuoco, disegnate di penna ed ombrate di acquarella, da vedere cosa mirabile e viva."
(47) Nota nel codice: "Era a mezzo questo capitolo una città in iscorto, sopra della quale cadeva una pioggia rischiarata a loco a loco dal sole, tocca d'acquarella, cosa bellissima da vedere, pur di man propria dell'autore."
(48) Nel codice: "delicata."
(49) Nell'edizione viennese: "a secco."
(50) L'edizione viennese propone: "più veloce il corpo luminoso che l'ombroso."
(51) Così il codice.
L'edizione viennese propone di correggere così: "...
l'ombra abc; la metà dell'ombra di m, dc, sarà rischiarata dal sole, ed il rimanente dell'ombra di m, cb, che in tal sito," ecc.
(52) Manca la figura nel codice.
(53) Nel codice: "densa."
(54) Nell'edizione viennese: "terse."
(55) Oltre questo titolo, nel codice si leggono le seguenti parole cancellate; "De' riflessi de' lumi che risaltano alle ombre."
(56) L'edizione viennese propone di aggiungere: "abbi rispetto ai colori de' suoi obietti."
(57) La stessa edizione corregge: "Se tu, poeta," ecc.
(58) Così il codice.
Nell'edizione romana 1817 e nell'edizione viennese: "maggior rilievo."
(59) Nell'edizione viennese: "subtriplo al moto dell'a all'f."
(60) Nell'edizione romana, 1817 "della cresciuta della sua valle."
(61) Edizione romana, 1817: "fanno le ombre con soperchia sensibilità di termini."
(62) Nel codice: "se non che."
(63) Nel codice: "oriente."
(64) Nella edizione romana 1817 e nella viennese: "si ti fa."
(65) Nel codice: "poco piú si perde piú di lati."
(66) Nell'edizione viennese.
"fuorché."
(67) Mancano le figure nel codice Vaticano.
(68) L'edizione viennese propone di correggere: "cioè co perché il resto è occupato dall'albero d, di cui parte è occupato dall'albero e," ecc.
(69) Cosí leggesi n