TRATTATO DELLA PITTURA, di Leonardo da Vinci - pagina 57
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300.
De' movimenti dell'uomo ed altri animali.
301.
Del moto e corso dell'uomo ed altri animali.
302.
Quando è maggior differenza d'altezza delle spalle dell'uomo nelle sue azioni.
303.
Risposta contra.
304.
Come il braccio raccolto muta tutto l'uomo dalla sua prima ponderazione quando esso braccio s'estende.
305.
Dell'uomo ed altri animali che nel muoversi con tardità non hanno il centro della gravità troppo remoto dal centro de' sostentacoli.
306.
Dell'uomo che porta un peso sopra le spalle.
307.
Della ponderazione dell'uomo sopra i suoi piedi.
308.
Dell'uomo che si muove.
309.
Della bilicazione del peso di qualunque animale immobile sopra le sue gambe.
310.
De' piegamenti e voltamenti dell'uomo.
311.
De' piegamenti.
312.
Della equiponderanza.
313.
Del moto umano.
314.
Del moto creato dalla distruzione del bilico.
315.
Del bilico delle figure.
316.
Della grazia delle membra.
317.
Della comodità delle membra.
318.
D'una figura sola fuori dell'istoria.
319.
Quali sono le principali importanze che appartengono alla figura.
320.
Del bilicare il peso intorno al centro della gravità de' corpi.
321.
Delle figure che hanno a maneggiare o portar pesi.
322.
Delle attitudini degli uomini.
323.
Varietà d'attitudini.
324.
Delle attitudini delle figure.
325.
Dell'attenzione de' circostanti ad un caso notando.
326.
Qualità de' nudi.
327.
Come i muscolosi sono corti e grossi.
328.
Come i grassi non hanno grossi muscoli.
329.
Quali sono i muscoli che spariscono ne' movimenti diversi dell'uomo.
330.
De' muscoli.
331.
Di non far tutti i muscoli alle figure, se non sono di gran fatica.
332.
De' muscoli degli animali.
333.
Che il nudo figurato con grand'evidenza di muscoli sarà senza moto.
334.
Che le figure ignude non debbono aver i loro muscoli ricercati affatto.
335.
Che quelli che compongono grassezza aumentano assai di forza dopo la prima gioventú.
336.
Come la natura attende occultare le ossa negli animali quanto può la necessità de' membri loro.
337.
Com'è necessario al pittore sapere la notomia.
338.
Dell'allargamento e raccorciamento de' muscoli.
339.
Dove si trova corda negli uomini senza muscoli.
340.
Degli otto pezzi che nascono nel mezzo delle corde in varie giunture dell'uomo.
341.
Del muscolo che è infra il pomo granato ed il pettignone.
342.
Dell'ultimo svoltamento che può far l'uomo nel vedersi a dietro.
343.
Quanto si può avvicinare l'un braccio con l'altro di dietro.
344.
Quanto si possano traversare le braccia sopra il petto, e che le gomita vengano nel mezzo del petto.
345.
Dell'apparecchio della forza nell'uomo che vuol generare gran percussione.
346.
Della forza composta dall'uomo, e prima si dirà delle braccia.
347.
Quale è maggior potenza nell'uomo, quella del tirare o quella dello spingere.
348.
Delle membra che piegano, e che officio fa la carne che le veste in essi piegamenti.
349.
Del voltare la gamba senza la coscia.
350.
Delle pieghe della carne.
351.
Del moto semplice dell'uomo.
352.
Del moto composto fatto dall'uomo.
353.
De' moti appropriati agli effetti degli uomini.
354.
De' moti delle figure.
355.
De' movimenti.
356.
De' maggiori o minori gradi degli accidenti mentali.
357.
De' medesimi accidenti che accadono all'uomo di diverse età.
358.
Degli atti dimostrativi.
359.
Delle diciotto operazioni dell'uomo.
360.
Della disposizione delle membra secondo le figure.
361.
Della qualità delle membra secondo l'età.
362.
Della varietà de' visi.
363.
Della membrificazione degli animali.
364.
Come la figura non sarà laudabile s'essa non mostra la passione dell'animo.
365.
Come le mani e le braccia in tutte le loro operazioni hanno da dimostrare l'intenzione del loro motore il piú che si può.
366.
De' moti appropriati alla mente del mobile.
367.
Come gli atti mentali muovano la persona in primo grado di facilità e comodità.
368.
Del moto nato dalla mente mediante l'obietto.
369.
De' moti comuni.
370.
Del moto degli animali.
371.
Che ogni membro per sé sia proporzionato a tutto il suo corpo.
372.
Che se le figure non esprimono la mente sono due volte morte.
373.
Dell'osservanza del decoro.
374.
Dell'età delle figure.
375.
Qualità d'uomini ne' componimenti delle istorie.
376.
Del figurare uno che parli infra piú persone.
377.
Come si deve fare una figura irata.
378.
Come si figura un disperato.
379.
Delle convenienze delle membra.
380.
Del ridere e del piangere e differenza loro.
381.
De' posati d'infanti.
382.
De' posati di femmine e di giovanetti.
383.
Del rizzarsi l'uomo da sedere di sito piano.
384.
Del saltare, e che cosa aumenta il salto.
385.
Del moto delle figure nello spingere o tirare.
386.
Dell'uomo che vuol trarre una cosa fuor di sé con grand'impeto.
387.
Perché quello che vuol ficcare tirando il ferro in terra, alza la gamba opposita incurvata.
388.
Ponderazione de' corpi che non si muovono.
389.
Dell'uomo che posa sopra i suoi due piedi, che dà di sé piú peso all'uno che all'altro.
390.
De' posati delle figure.
391.
Della ponderazione dell'uomo nel fermarsi sopra i suoi piedi.
392.
Del moto locale piú o meno veloce.
393.
Degli animali da quattro piedi, e come si muovono.
394.
Delle corrispondenze che ha la metà dell'uomo con l'altra metà.
395.
Come nel saltare dell'uomo in alto vi si trovano tre moti.
396.
Che è impossibile che una memoria riserbi tutti gli aspetti e le mutazioni delle membra.
397.
Delle prime quattro parti che si richiedono alla figura.
398.
Discorso sopra il pratico.
399.
Della pratica cercata con gran sollecitudine dal pittore.
400.
Del giudicare il pittore le sue opere e quelle d'altrui.
401.
Del giudicare il pittore la sua pittura.
402.
Come lo specchio è il maestro de' pittori.
403.
Come si deve conoscere una buona pittura e che qualità deve avere per essere buona.
404.
Come la vera pittura stia nella superficie dello specchio piano.
405.
Qual pittura è piú laudabile.
406.
Qual è il primo obietto intenzionale del pittore.
407.
Quale è piú importante, nella pittura, o le ombre o i loro lineamenti.
408.
Come si deve dare il lume alle figure.
409.
Dove deve star quello che risguarda la pittura.
410.
Come si deve porre alto il punto.
411.
Che le figure piccole non debbono per ragione esser finite.
412.
Che campo deve usare il pittore alle sue opere.
413.
Precetto di pittura.
414.
Del fingere un sito selvaggio.
415.
Come devi far parere naturale un animale finto.
416.
De' siti che si debbono eleggere per fare le cose che abbiano rilievo con grazia.
417.
Del dividere e spiccare le figure dai loro campi.
418.
Della differenza delle figure in ombre e lumi, poste in diversi siti.
419.
Del fuggire l'improporzionalità delle circostanze.
420.
Corrispondano i corpi, sí per grandezza come per ufficio, alla cosa di cui si tratta.
421.
De' termini de' corpi detti lineamenti, ovvero contorni.
422.
Degli accidenti superficiali che prima si perdono per le distanze.
423.
Degli accidenti superficiali che prima si perdono nel discostarsi de' corpi ombrosi.
424.
Della natura de' termini de' corpi sopra gli altri corpi.
425.
Della figura che va contro il vento.
426.
Delle finestre dove si ritraggono le figure.
427.
Perché misurando un viso e poi dipingendolo in tale grandezza esso si dimostrerà maggiore del naturale.
428.
Se la superficie d'ogni corpo opaco partecipa del colore del suo obietto.
429.
Del moto e corso degli animali.
430.
De' corpi che per sé si muovono o veloci o tardi.
431.
Per fare una figura che si dimostri esser alta braccia quaranta in spazio di braccia venti ed abbia membra corrispondenti, e stia dritta in piedi.
432.
Per fare una figura nel muro di dodici braccia, che apparisca d'altezza di ventiquattro braccia.
433.
Pittura e sua membrificazione e componitori.
434.
Pittura e sua definizione.
435.
Pittura a lume universale.
436.
De' campi proporzionati ai corpi che in essi campeggiano, e prima delle superficie piane d'uniforme colore.
437.
Pittura: di figura e corpo.
438.
Pittura: mancherà prima di notizia la parte di quel corpo che sarà di minor quantità.
439.
Perché una medesima campagna si dimostra alcuna volta maggiore o minore ch'essa non è.
440.
Pittura.
441.
Delle città ed altre cose vedute all'aria grossa.
442.
De' raggi solari che penetrano gli spiracoli de' nuvoli.
443.
Delle cose che l'occhio vede sotto sé miste infra nebbia ed aria grossa.
444.
Degli edifici veduti nell'aria grossa.
445.
Della cosa che si mostra da lontano.
446.
Della veduta di una città in aria grossa.
447.
De' termini inferiori delle cose remote.
448.
Delle cose vedute da lontano.
449.
Dell'azzurro di che si mostrano essere i paesi lontani.
450.
Quali sono quelle parti de' corpi delle quali per distanza manca la notizia.
451.
Perché le cose quanto piú si rimuovono dall'occhio manco si conoscono.
452.
Perché le torri parallele paiono nelle nebbie piú strette da piedi che da capo.
453.
Perché i volti da lontano paiono oscuri.
454.
Perché l'uomo visto a certa distanza non è conosciuto.
455.
Quali sono le parti che prima si perdono di notizia ne' corpi che si rimuovono dall'occhio, e quali piú si conservano.
456.
Della prospettiva lineale.
457.
De' corpi veduti nella nebbia.
458.
Delle altezze degli edifici visti nelle nebbie.
459.
Delle città ed altri edifici veduti la sera o la mattina nella nebbia.
460.
Perché le cose piú alte poste nella distanza sono piú oscure che le basse, ancora ché la nebbia sia uniforme in grossezza.
461.
Delle macchie delle ombre che appariscono ne' corpi da lontano.
462.
Perché sul far della sera le ombre de' corpi generate in bianca parete sono azzurre.
463.
Dove è piú chiaro il fumo.
464.
Della polvere.
465.
Del fumo.
466.
Pittura.
467.
Della parte del corpo opaco.
468.
Precetto di pittura.
469.
De' termini della cosa bianca.
470.
Precetto.
471.
Perché la cosa dipinta, ancoraché essa venga all'occhio per quella medesima grossezza d'angolo che quella che è piú remota di essa, non pare tanto remota quanto quella della remozione naturale.
472.
Pittura.
473.
Del giudizio ch'hai da fare sopra un'opera d'un pittore.
474.
Del rilievo delle figure remote dall'occhio.
475.
De' termini de' membri illuminati.
476.
De' termini.
477.
Delle incarnazioni e figure remote dall'occhio.
478.
Pittura.
479.
Discorso di pittura.
480.
Pittura.
481.
Perché di due cose di pari grandezza parrà maggiore la dipinta che quella di rilievo.
482.
Perché le cose perfettamente ritratte di naturale non paiono del medesimo rilievo qual pare esso naturale.
483.
Qual pare piú rilevato, o il rilievo vicino all'occhio, o il rilievo remoto da esso occhio.
484.
Precetto.
485.
Di far che le cose paiano spiccate da' lor campi, cioè dalla parete dove sono dipinte.
486.
Precetto.
487.
Come le figure spesso somigliano ai loro maestri.
488.
Del figurare le parti del mondo.
489.
Del figurare le quattro cose de' tempi dell'anno, o partecipanti di quelle.
490.
Del vento dipinto.
491.
Del principio di una pioggia.
492.
Della disposizione di una fortuna di venti e di pioggia.
493.
Delle ombre fatte da' ponti sopra la loro acqua.
494.
De' simulacri chiari o scuri che s'imprimono sopra i luoghi ombrosi e luminati posti infra la superficie ed il fondo delle acque chiare.
495.
Dell'acqua chiara è trasparente il fondo fuori della superficie.
496.
Della schiuma dell'acqua.
497.
Precetto di pittura.
498.
Precetto.
499.
De' dieci uffici dell'occhio, tutti appartenenti alla pittura.
500.
Della statua.
501.
Per fare una pittura d'eterna vernice.
502.
Modo di colorire in tela.
503.
De' fumi delle città.
504.
Del fumo e della polvere.
505.
Precetto di prospettiva in pittura.
506.
L'occhio posto in alto che vede degli obietti bassi.
507.
L'occhio posto in basso che vede degli obietti bassi ed alti.
508.
Perché si dà il concorso di tutte le specie che vengono all'occhio ad un sol punto.
509.
Delle cose specchiate nell'acqua.
510.
Delle cose specchiate in acqua torbida.
511.
Delle cose specchiate in acqua corrente.
512.
Della natura del mezzo interposto infra l'occhio e l'obietto.
513.
Effetti del mezzo circondato da superficie comune.
514.
Degli obietti.
515.
Delle diminuzioni de' colori e corpi.
516.
Delle interposizioni de' corpi trasparenti infra l'occhio e l'obietto.
PARTE QUARTA.
DE' PANNI E MODO DI VESTIR LE FIGURE CON GRAZIA E DEGLI ABITI
E NATURE DE' PANNI.
517.
De' panni che vestono le figure.
518.
Delle maniere rotte o salde de' panni che vestono le figure.
519.
Del vestire le figure con grazia.
520.
De' panni che vestono le figure, e pieghe loro.
521.
Del modo di vestire le figure.
522.
De' vestimenti.
523.
De' panni volanti o stabili.
524.
Operazioni de' panni e loro pieghe, che sono di tre nature.
525.
Delle nature delle pieghe de' panni.
526.
Come si devono dare le pieghe ai panni.
527.
Delle poche pieghe de' panni.
528.
Delle pieghe de' panni in iscorto.
529.
De' modi del vestire le figure, ed abiti diversi.
530.
Dell'occhio che vede pieghe de' panni che circondano l'uomo.
531.
Delle pieghe de' panni.
532.
Delle pieghe.
PARTE QUINTA
DELL'OMBRA E LUME, E DELLA PROSPETTIVA.
533.
Che cosa è ombra.
534.
Che differenza è da ombra a tenebre.
535.
Da che deriva l'ombra.
536.
Dell'essere dell'ombra per sé.
537.
Che cosa è ombra e lume, e qual è di maggior potenza.
538.
Che sia ombra e tenebre.
539.
In quante parti si divide l'ombra.
540.
Dell'ombra e sua divisione.
541.
Di due specie di ombre ed in quante parti si dividono.
542.
Qual è piú oscura, o l'ombra primitiva o l'ombra derivativa.
543.
Che differenza è da ombra a tenebre.
544.
Che differenza è da ombra semplice a ombra composta.
545.
Che differenza è da lume composto a ombra composta.
546.
Come sempre il lume composto e l'ombra composta confinano insieme.
547.
Che il termine dell'ombra semplice sarà di minor notizia.
548.
Dell'ombra derivativa composta.
549.
Come l'ombra primitiva e derivativa sono congiunte.
550.
Come l'ombra semplice con l'ombra composta si congiunge.
551.
Della semplice e composta ombra primitiva.
552.
De' termini dell'ombra composta.
553.
Del termine dell'ombra semplice.
554.
Che ombra fa il lume eguale all'ombroso nella figura delle sue ombre.
555.
Che ombra fa l'ombroso maggiore del luminoso.
556.
Quante sono le sorta delle ombre.
557.
Quante sono le specie delle ombre.
558.
Di quante sorta è l'ombra primitiva.
559.
In quanti modi si varia l'ombra primitiva.
560.
Che varietà ha l'ombra derivativa.
561.
Di quante figure è l'ombra derivativa.
562.
Dell'ombra che si muove con maggior velocità che il corpo suo ombroso.
563.
Dell'ombra derivativa, la quale è molto piú tarda che l'ombra primitiva.
564.
Dell'ombra derivativa che sarà eguale all'ombra primitiva.
565.
Dell'ombra derivativa remota dall'ombra primitiva.
566.
Natura ovvero condizione dell'ombra.
567.
Qual è l'ombra aumentata.
568.
Se l'ombra primitiva è piú potente che l'ombra derivativa.
569.
De' moti delle ombre.
570.
Percussione dell'ombra derivativa e sue condizioni.
571.
Dell'ombra derivativa e dove è maggiore.
572.
Della morte dell'ombra derivativa.
573.
Della somma potenza dell'ombra derivativa.
574.
Dell'ombra semplice di prima oscurità.
575.
Delle tre varie figure delle ombre derivative.
576.
Varietà di ciascuna delle dette tre ombre derivative.
577.
Che le ombre derivative sono di tre nature.
578.
Che le ombre derivative sono di tre specie.
579.
Qualità di ombre.
580.
Del moto dell'ombra.
581.
Dell'ombra piramidale.
582.
Della semplice ombra derivativa.
583.
Dell'ombra derivativa composta.
584.
Se l'ombra può esser veduta per l'aria.
585.
Se l'ombra derivativa è piú oscura in un luogo che in un altro.
586.
Quale ombra derivativa mostrerà i suoi termini piú noti.
587.
In quanti modi principali si trasforma la percussione dell'ombra derivativa.
588.
In quanti modi si varia la quantità della percussione dell'ombra coll'ombra primitiva.
589.
Come l'ombra derivativa, essendo circondata in tutto o in parte da campo illuminato, è piú oscura che la primitiva.
590.
Come l'ombra primitiva, che non è congiunta con piana superficie, non sarà di eguale oscurità.
591.
Condizione degli obietti oscuri di ciascun'ombra.
592.
Qual campo renderà le ombre piú oscure.
593.
Dove sarà piú oscura l'ombra derivativa.
594.
Delle ombre.
595.
De' termini che circondano le ombre derivative nelle loro percussioni.
596.
Come ogni corpo ombroso genera tante ombre quante sono le parti luminose che lo circondano.
597.
Delle varie oscurità delle ombre circondatrici di un medesimo corpo ombroso.
598.
Dell'ombra fatta da un corpo infra due lumi eguali.
599.
Che quel corpo ch'è piú propinquo al lume fa maggior ombra, e perché.
600.
Perché l'ombra maggiore che la sua cagione si fa di discordante proporzione.
601.
Perché l'ombra maggiore che la sua cagione ha termini confusi.
602.
Come l'ombra separata non sarà mai simile per grandezza alla sua cagione.
603.
Che differenza è da ombra congiunta co' corpi ad ombra separata.
604.
Natura dell'ombra derivativa.
605.
Delle figure delle ombre.
606.
Dell'ombra derivativa generata in altra ombra derivativa.
607.
De' termini dell'ombra derivativa.
608.
Dell'estensione dell'ombra derivativa.
609.
Dove l'ombra derivativa è piú oscura.
610.
Delle varietà delle ombre nel variare le grandezze de' lumi che le generano.
611.
Del variare dell'ombra senza diminuzione del lume che la causa.
612.
Dell'ombra che si converte in lume.
613.
Del lume che si converte in ombra.
614.
Dell'ombra derivativa creata da lume di lunga figura, che percuote l'obietto simile a sé.
615.
Che le ombre debbono sempre partecipare del colore del corpo ombroso.
616.
Delle cose bianche remote dall'occhio.
617.
Delle ombre delle cose remote e lor colore.
618.
Delle ombre, e quali sono quelle primitive che saranno piú oscure sopra il suo corpo.
619.
Qual parte della superficie di un corpo s'imprime meglio del colore del suo obietto.
620.
Qual parte della superficie di un corpo ombroso sarà dove i colori degli obietti si mischiano.
621.
Qual parte è di mediocre ombra nella superficie di un corpo ombroso.
622.
Qual parte della superficie illuminata sarà di maggior chiarezza.
623.
Qual ombra principale nelle superficie de' corpi avrà minore o maggior differenza delle parti luminose.
624.
Delle ombre fatte nelle parti ombrose de' corpi opachi.
625.
Qual corpo piglia piú quantità di ombra.
626.
Qual corpo piglia piú quantità di luce.
627.
Qual corpo piglia piú oscura ombra.
628.
Della qualità dell'oscurità delle ombre.
629.
Dell'ombra delle verdure de' prati.
630.
Precetto di pittura.
631.
Delle ombre che non sono compagne della parte illuminata.
632.
Del lume de' corpi ombrosi che non sono quasi mai del vero colore del corpo illuminato.
633.
Come son le ombre per lunga distanza.
634.
Della larghezza delle ombre, e de' lumi primitivi.
635.
Delle maggiori o minori oscurità delle ombre.
636.
Dove le ombre ingannano il giudizio che dà sentenza della lor maggiore o minore oscurità.
637.
Dove i lumi ingannano il giudizio del pittore.
638.
Dell'ombra ne' corpi.
639.
Delle qualità di ombre e di lumi.
640.
Delle ombre e lumi, e colori.
641.
De' lumi ed ombre, e colori di quelli.
642.
Dell'ombra e lumi negli obietti.
643.
De' termini insensibili delle ombre.
644.
Delle qualità de' lumi ed ombre ne' corpi ombrosi.
645.
Delle dimostrazioni de' lumi e delle ombre.
646.
De' lumi.
647.
De' lumi ed ombre.
648.
De' lumi ed ombre che di sé tingono le superficie delle campagne.
649.
Del lume derivativo.
650.
De' lumi.
651.
Di illuminazione e lustro.
652.
Di ombra e lume.
653.
Di ombra e lume.
654.
De' lumi ed ombre.
655.
Di ombra e lume.
656.
Esempio.
657.
Di ombre e lumi.
658.
De' lumi infra le ombre.
659.
Del chiaro e scuro.
660.
Del chiaro e scuro.
661.
Delle quattro cose che si hanno da considerare principalmente nelle ombre e ne' lumi.
662.
Della natura del lume illuminatore de' corpi ombrosi.
663.
De' lumi universali sopra i corpi puliti.
664.
De' corpi ombrosi i quali son puliti e lustri.
665.
Come i corpi circondati da lume universale generano in molte parti di sé i lumi particolari.
666.
Delle ombre e lumi co' quali si fingono le cose naturali.
667.
Delle ombre, ed in quali corpi non possono essere di gran potenza di oscurità, e cosí i lumi.
668.
Del lume particolare del sole o di altro corpo luminoso.
669.
Del lume universale dell'aria dove non percuote il sole.
670.
Dell'universale illuminazione mista colla particolare del sole o di altri lumi.
671.
Dell'ombra media, la quale s'interpone infra la parte illuminata e l'ombrosa de' corpi.
672.
Se il gran lume di poca potenza val quanto un piccolo lume di gran potenza.
673.
Del mezzo incluso infra i lumi e le ombre principali.
674.
Del sito dell'occhio che vede piú o men ombra secondo il moto ch'esso fa intorno al corpo ombroso.
675.
Qual sito è quello donde mai si vede ombra negli sferici ombrosi.
676.
Qual sito ovvero qual distanza è quella intorno al corpo sferico, donde mai non è privato d'ombra.
677.
Qual lume fa le ombre de' corpi piú differenti ai lumi loro.
678.
Di varî obietti vicini veduti in lunga distanza.
679.
Del sito dove l'obietto si mostra di maggiore oscurità.
680.
Dove ed in qual colore le ombre perdano piú il colore naturale della cosa ombrata.
681.
Qual colore di corpo farà ombra piú differente dal lume, cioè qual sarà piú oscura.
682.
Qual parte di un corpo sarà piú illuminata da un medesimo lume in qualità.
683.
Egualità di ombre in pari corpi ombrosi e luminosi in diverse distanze.
684.
Qual luminoso è quello che mai vedrà se non la metà dello sferico ombroso.
685.
S'egli è possibile che per alcuna distanza un corpo luminoso possa illuminare solamente la metà di un corpo ombroso minore di esso.
686.
Delle varie oscurità delle ombre de' corpi in pittura contraffatte.
687.
Quali colori fan piú varietà di lumi alle ombre.
688.
Tutti i colori nelle lontane ombre sono ignoti ed indiscernibili.
689.
De' colori delle specie degli obietti che tingono di sé le superficie de' corpi opachi.
690.
Del color falso delle ombre de' corpi opachi.
691.
Qual è in sé vera ombra de' colori de' corpi.
692.
Qual obietto tinge piú della sua similitudine le superficie bianche de' corpi opachi.
693.
Degli accidenti delle superficie de' corpi.
694.
Del colore delle ombre, e quanto si oscurano.
695.
De' colori de' lumi illuminatori de' corpi ombrosi.
696.
Quel che fan le ombre co' lumi ne' paragoni.
697.
Quali sono gli obietti delle carni che le fanno dimostrare le ombre compagne de' lumi.
698.
Delle ombre de' visi che passando per le strade molli non paiono compagne delle loro incarnazioni.
699.
Della qualità dell'aria alle ombre e ai lumi.
700.
De' lumi piccoli.
701.
Qual superficie fa minor differenza di chiaro e di scuro.
702.
Dov'è maggior varietà dalle ombre ai lumi, o nelle cose vicine o nelle remote.
703.
Quale sarà quel corpo che di pari colore e distanza dall'occhio men varia i suoi lumi dalle ombre.
704.
Perché si conoscono le vere figure di qualunque corpo vestito e terminato nelle superficie.
705.
Della discrezione delle ombre de' siti e delle cose poste in quelli.
706.
In quali superficie si trova la vera ed eguale luce.
707.
Della chiarezza del lume derivativo.
708.
Della remozione e propinquità che fa l'uomo nel discostarsi ed avvicinarsi ad un medesimo lume, e della varietà delle ombre sue.
709.
Delle varietà che fa il lume immobile delle ombre che si generano ne' corpi, che in sé medesimi si piegano, o abbassano, o alzano senza mutazione de' loro piedi.
710.
Qual corpo è quello che accostandosi al lume cresce la sua parte ombrosa.
711.
Qual è quel corpo che quanto piú si accosta al lume piú diminuisce la sua parte ombrosa.
712.
Qual è quel corpo ombroso che non cresce né diminuisce le sue parti ombrose o luminose per nessuna distanza o vicinità dal corpo che lo illumina.
713.
Infra i corpi di eguale grandezza, quello che da maggior lume sarà illuminato avrà la sua ombra di minore lunghezza.
714.
Quei corpi sparsi situati in abitazione illuminata da una sola finestra faranno l'ombra derivativa piú o meno breve, secondo che sarà piú o meno a riscontro di essa finestra.
715.
Ogni mezzo d'ombra derivativa si drizza col mezzo dell'ombra originale, e col centro del corpo ombroso, e del lume derivativo, e col mezzo della finestra, ed in ultimo col mezzo di quella parte del meridionale fatto dall'emisfero celeste.
716.
Ogni ombra fatta dal corpo ombroso minore del lume originale manderà le ombre derivative tinte del colore della loro origine.
717.
Quella parte del corpo ombroso sarà meno luminosa, che sarà veduta da minore quantità di lume.
718.
Ogni lume che cade sopra i corpi ombrosi infra eguali angoli, tiene il primo grado di chiarezza, e quello sarà piú scuro che riceve gli angoli meno eguali, ed il lume o le ombre fanno loro ufficio per piramide.
719.
Ogni ombra fatta dai corpi si dirizza colla linea del mezzo ad un solo punto fatto per intersecazione di linee luminose nel mezzo dello spazio e grossezza della finestra.
720.
Ogni ombra con tutte sue varietà che per distanza cresce per larghezza piú che la sua cagione, le sue linee esteriori si congiungono insieme infra il lume e il corpo ombroso.
721.
Ogni corpo ombroso si trova infra due piramidi, una scura e l'altra luminosa; l'una si vede e l'altra no, e questo solo accade quando il lume entra per una finestra.
722.
Qual è quel lume che, ancoraché l'occhio sia piú discosto dallo sferico ombroso che esso lume, non potrà mai vedere ombra, stando dietro al lume.
723.
Dell'occhio che per lunga distanza mai gli sarà occupata la veduta dell'ombra nell'ombroso, quando il luminoso sarà minore dell'ombroso.
724.
Dell'ombra dell'opaco sferico posto infra l'aria.
725.
Dell'ombra dell'opaco sferico posato sopra la terra.
726.
Delle ombre de' corpi alquanto trasparenti.
727.
Dell'ombra maestra che sta infra il lume incidente ed il riflesso.
728.
De' termini de' corpi che prima si perdono di notizia.
729.
De' termini de' corpi opachi.
730.
Come i termini de' corpi ombrosi veduti da una medesima pupilla non sono in un medesimo sito in esso corpo.
731.
Come quel corpo ha i suoi termini piú confusi, che sarà piú vicino all'occhio che li vede.
732.
Come si deve conoscere qual parte del corpo deve essere piú o men luminosa che le altre.
733.
Quando gli angoli fatti dalle linee incidenti saranno piú eguali, in quel luogo sarà piú lume, e dove saran piú disuguali, sarà piú oscurità.
734.
Come i corpi accompagnati da ombra e lume sempre variano i loro termini dal colore e lume di quella cosa che confina colla loro superficie.
735.
De' colmi de' lumi che si voltano e trasmutano, secondo che si trasmuta l'occhio veditore di esso corpo.
736.
Modo come devono terminare le ombre fatte dagli obietti.
737.
Qual parte dello sferico meno si illumina.
738.
Qual parte dello sferico piú si illumina.
739.
Qual parte dell'opaco sferico meno si illumina.
740.
Della proporzione che hanno le parti luminose de' corpi co' loro riflessi.
741.
Della parte piú oscura dell'ombra ne' corpi sferici o colonnali.
742.
Come le ombre fatte da lumi particolari si debbono fuggire, perché sono i loro fini simili ai principî.
743.
Del dare i lumi debiti alle cose illuminate secondo i siti.
744.
Regola del porre le debite ombre e i debiti lumi ad una figura, ovvero corpo laterato.
745.
Regola del porre le vere chiarezze de' lumi sopra i lati del predetto corpo.
746.
Perché pare piú chiaro il campo illuminato intorno all'ombra derivativa stando in casa che in campagna.
747.
Del dare i lumi.
748.
Del dare con artificiosi lumi ed ombre aiuto al finto rilievo della pittura.
749.
Del circondare i corpi con varî lineamenti di ombra.
750.
Modo di fare alle figure l'ombra compagna del lume e del corpo.
751.
De' siti de' lumi e delle ombre delle cose vedute in campagna.
752.
Se il sole è in oriente e l'occhio a settentrione, ovvero a meridie.
753.
Del sole e dell'occhio posti all'oriente.
754.
Del sole all'oriente e l'occhio all'occidente.
755.
Ricordo al pittore.
756.
Della convenienza delle ombre compagne de' loro lumi.
757.
In che parte de' corpi ombrosi si dimostreranno i loro colori di piú eccellente bellezza.
758.
Perché i termini de' corpi ombrosi si mostrano alcuna volta piú chiari o piú scuri che non sono.
759.
Che differenza è dalla parte illuminata nelle superficie de' corpi ombrosi alla parte lustra.
DEL LUSTRO
760.
Del lustro de' corpi ombrosi.
761.
Come il lustro è piú potente in campo nero che in alcun altro campo.
762.
Come il lustro generato nel campo bianco è di piccola potenza.
763.
Delle grandezze de' lustri sopra i corpi tersi.
764.
Che differenza è da lustro a lume.
765.
Del lume e lustro.
766.
Quali corpi sono quelli che hanno il lume senza lustro.
767.
Quali corpi sono quelli che hanno lustro e non parte luminosa.
768.
Del lustro.
DE' RIFLESSI
769.
Dell'ombra interposta infra lume incidente e lume riflesso.
770.
Dove il riflesso dev'essere piú oscuro.
771.
Perché i riflessi poco o niente si vedono ne' lumi universali.
772.
Come il riflesso si genera ne' lumi universali.
773.
Quali lumi facciano piú nota e spedita la figura de' muscoli.
774.
Come i corpi bianchi si devono figurare.
775.
Dell'occhio che sta al chiaro e vede il luogo oscuro.
776.
Dell'occhio che vede le cose in luogo chiaro.
777.
Delle ombre e lumi delle città.
778.
Dell'illuminazione delle parti infime de' corpi insieme ristretti, come gli uomini in battaglia.
779.
Del lume particolare.
DELLE OMBROSITÀ E CHIAREZZE DE' MONTI
780.
Prospettiva comune.
781.
Delle cime de' monti vedute di sopra in giú.
782.
Dell'aria che mostra piú chiare le radici de' monti che le loro cime.
783.
Perché i monti distanti mostrano piú oscure le sommità che le loro basi.
784.
Delle cime de' monti che si scoprono all'occhio l'una piú alta dell'altra, che le proporzioni delle distanze non sono colle proporzioni de' colori.
785.
Delle cime de' monti che non diminuiscono ne' colori secondo la distanza delle cime loro.
786.
Dell'inganno del pittore nella grandezza degli alberi e degli altri corpi delle campagne.
787.
Perché i monti in lunga distanza si dimostrano piú scuri nella cima che nella base.
788.
Perché i monti paiono avere piú oscure le cime che le basi in lunga distanza.
789.
Come non si deve figurar le montagne cosí azzurre il verno come l'estate.
790.
Come i monti ombrati dai nuvoli partecipano del colore azzurro.
791.
Dell'aria che infra i monti si dimostra.
792.
De' monti e loro divisione in pittura.
793.
Pittura che mostra la necessaria figurazione delle alpi, monti e colli.
794.
Pittura, e come i monti crescono.
795.
Pittura nel figurare le qualità e membri de' paesi montuosi.
796.
De' monti.
797.
De' monti.
798.
Precetto.
799.
Del corpo luminoso che si volta intorno senza mutazione di sito e riceve un medesimo lume da diversi lati e si varia in infinito.
800.
Di ombra e lume de' corpi ombrosi.
801.
De' corpi illuminati dall'aria senza il sole.
802.
Quei termini delle ombre saranno piú insensibili, che nasceranno da maggior quantità di luce.
803.
Quale ombra è piú oscura.
804.
Del lume.
805.
Precetto.
806.
Precetto.
807.
De' termini de' corpi mediante i campi.
808.
Precetto delle ombre.
809.
Dell'imitazione de' colori in qualunque distanza.
810.
Del lume riflesso.
811.
Di prospettiva.
PARTE SESTA.
DEGLI ALBERI E DELLE VERDURE.
812.
Discorso delle qualità de' fiori nelle ramificazioni delle erbe.
813.
Della ramificazione delle piante.
814.
Della ramificazione delle piante.
815.
Della ramificazione delle piante.
816.
Delle minori ramificazioni delle piante.
817.
Della proporzione che hanno infra loro le ramificazioni delle piante.
818.
Della ramificazione degli alberi.
819.
All'albero giovane non crepa la scorza.
820.
Della ramificazione delle piante.
821.
Delle ramificazioni delle piante.
822.
Del nascimento delle foglie sopra i rami.
823.
Delle ramificazioni delle piante colle loro foglie.
824.
Del nascimento de' rami nelle piante.
825.
Perché molte volte i legnami non sono diritti nelle lor vene.
826.
Degli alberi.
827.
Degli alberi.
828.
Della ramificazione degli alberi.
829.
Della ramificazione che in un anno rimette nelle fronti de' rami tagliati.
830.
Della proporzione de' rami colla proporzione del loro nutrimento.
831.
Dell'accrescimento degli alberi e per qual verso piú crescono.
832.
Quali rami degli alberi sono quelli che piú crescono in un anno.
833.
Della scorza degli alberi.
834.
Della parte settentrionale delle piante degli alberi.
835.
Della scorza delle piante.
836.
Delle diversità che hanno le ramificazioni degli alberi.
837.
Delle ramificazioni delle piante che mettono i rami a riscontro l'uno dell'altro.
838.
Degli accidenti che piegano le predette piante.
839.
Degli accidenti delle ramificazioni delle piante.
840.
Delle trasparenze delle foglie.
841.
Del centro degli alberi nella loro grossezza.
842.
Qual pianta cresce nelle selve di piú continuata grossezza ed in maggiore altezza.
843.
Qual pianta è di grossezza piú disforme e di minore altezza e piú dura.
844.
Delle piante e legnami segati i quali mai per sé si piegheranno.
845.
Delle aste che piú si mantengono diritte.
846.
Delle crepature de' legni quando si seccano.
847.
De' legni che non si scoppiano nel seccarsi.
848.
Ramificazione di alberi in diverse distanze.
849.
Della parte che resta nota negli alberi in lunga distanza.
850.
Delle distanze piú remote delle anzidette.
851.
Delle cime de' rami delle piante fronzute.
852.
Perché i medesimi alberi paiono piú chiari d'appresso che da lontano.
853.
Perché gli alberi da una distanza in là quanto piú sono lontani piú si rischiarano.
854.
Delle varietà delle ombre degli alberi ad un medesimo lume, in un medesimo paese, in lume particolare.
855.
De' lumi della ramificazione degli alberi.
856.
Della forma che hanno le piante nel congiungersi colle loro radici.
857.
Delle ombre e lumi e loro grandezze nelle foglie.
858.
Dell'illuminazione delle piante.
859.
Ricordo delle piante al pittore.
860.
Del lume universale illuminatore delle piante.
861.
Degli alberi e loro lume.
862.
Della parte illuminata delle verdure e de' monti.
863.
De' lumi delle foglie oscure.
864.
De' lumi delle foglie di verdura traenti al giallo.
865.
Degli alberi che sono illuminati dal sole e dall'aria.
866.
De' lustri delle foglie delle piante.
867.
Del verde delle foglie.
868.
Dell'oscurità dell'albero.
869.
Degli alberi.
870.
Degli alberi posti sotto l'occhio.
871.
Delle cime sparse degli alberi.
872.
Delle remozioni delle campagne.
873.
Dell'azzurro che acquistano gli alberi remoti.
874.
Del sole che illumina la foresta.
875.
Delle parti luminose delle verdure delle piante.
876.
Delle piante che sono infra l'occhio e il lume.
877.
Del colore accidentale degli alberi.
878.
Della dimostrazione degli accidenti.
879.
Quali termini dimostrino le piante remote dall'aria che si fa lor campo.
880.
Delle ombre delle piante.
881.
Delle ombre e trasparenze delle foglie.
882.
Delle ombre delle foglie trasparenti.
883.
Del non fingere mai foglie trasparenti al sole.
884.
Dell'ombra della foglia.
885.
Delle foglie oscure dinanzi alle trasparenti.
886.
Delle piante giovani e loro foglie.
887.
Del colore delle foglie.
888.
Degli alberi che mettono i rami diritti.
889.
Delle ombre degli alberi.
890.
Degli alberi orientali.
891.
Delle ombre delle piante orientali.
892.
Delle piante meridionali.
893.
De' prati.
894.
Delle erbe de' prati.
895.
Dell'ombra della verdura.
896.
De' paesi in pittura.
897.
Perché le ombre de' rami fronzuti non si dimostrano potenti vicino alle loro parti luminose come nelle parti opposite.
898.
Qual parte del ramo della pianta sarà piú oscura.
899.
Della veduta degli alberi.
900.
De' paesi.
901.
Pittura della nebbia che cuopre i paesi.
902.
De' paesi.
903.
De' paesi nelle nebbie o nel levare o nel porre del sole.
904.
Degli alberi veduti di sotto.
905.
Descrizione dell'olmo.
906.
Delle foglie del noce.
907.
Degli aspetti de' paesi.
908.
Della trasforazione delle piante in sé.
909.
Degli alberi che occupano le trasforazioni l'un dell'altro.
910.
Precetti di piante e verdure.
911.
Del comporre in pittura il fondamento de' colori delle piante.
912.
Precetto.
913.
Precetto delle piante.
914.
Delle erbe.
915.
Delle foglie.
916.
Precetto del contraffare il color delle foglie.
PARTE SETTIMA.
DE' NUVOLI.
917.
De' nuvoli.
918.
Del rossore de' nuvoli.
919.
Della creazione de' nuvoli.
920.
De' nuvoli e loro gravità e levità.
921.
Perché della nebbia si fa nuvoli.
922.
Dell'aria tutta nuvolosa.
923.
Dell'ombra de' nuvoli.
924.
De' nuvoli.
925.
De' nuvoli sotto la luna.
926.
De' nuvoli.
PARTE OTTAVA.
DELL'ORIZZONTE.
927.
Qual sia il vero sito dell'orizzonte.
928.
Dell'orizzonte.
929.
Del vero orizzonte.
930.
Dell'orizzonte.
931.
Dell'orizzonte.
932.
Se l'occhio che vede l'orizzonte marittimo, stando co' piedi alla pelle di esso mare, vede esso orizzonte piú basso di sé.
933.
Dell'orizzonte specchiato nell'acqua corrente.
934.
Dove l'orizzonte si specchia nell'onda.
935.
Perché l'aria grossa vicina all'orizzonte si fa rossa.
NOTE:
(1) L'edizione viennese del Braumüller, 1882, aggiunge qui le parole:"che 'induce."
(2) La citata edizione viennese aggiunge: "del pittore non pel."
(3) In altre edizioni: "con piú onesto fine dire," e "con piú onesto nome dire."
(4) Nel codice Vaticano è stata tirata una linea sul brano che incomincia con le parole: "E se noi dubitiamo" e termina: "e non certezza rinata." L'edizione De Romanis (Roma 1817) riproduce quel brano, sopprimendo però l'inciso: "come l'assenza di Dio e dell'anima e simili," probabilmente per non incorrere nella censura.
Per simile motivo la stessa edizione romana, al § 4, invece delle parole: "le immagini delle divine deità," ha: "le immagini de' santi," ed al § 8, alle parole: "parente d'Iddio," sostituisce "opera d'Iddio."
(5) In altre edizioni, invece di "fruite" si legge: "finite."
(6) Nel codice: "ma non è a' distruttori come le figure di bronzo."
(7) Altri aggiungono: "mostruose."
(8) Forse "visibili."
(9) In altre edizioni: "quella pittura."
(10) Nell'edizione viennese: "com'è detto di sopra, non si dice per non tediare."
(11) Nel codice si legge la seguente annotazione: "Questo capitolo Della pittura e della poesia è stato ritrovato dopo avere scritto tutto il libro.
Però mi pare sarebbe bene s'ei seguisse dietro il capitolo: Quale scienza è meccanica e quale non è meccanica." Poi, scritte con inchiostro diverso, si trovano la parole: "piú tosto dietro al capitolo: Arguizione del poeta contro il pittore, ovvero dietro al seguente."
(12) In altre edizioni si legge: "cognizioni."
(13) In altre edizioni: "perfezionarsi."
(14) Alla parola "comandamento" segue nel codice la particella "dello" e quindi una breve lacuna.
(15) Nel codice vaticano si legge in margine la seguente postilla: "Qua mi ricordo della mirabile descrizione del diluvio dell'Autore."
(16) L'edizione viennese propone l'aggiunta: "l'una delle spalle."
(17) In altre edizioni: "quasi impercettibile."
(18) Nell'edizione viennese: "modo."
(19) Nell'edizione romana, 1817, si legge qui in seguito: "facendo che i movimenti e membri d'un gagliardo sieno tali, che in esse membra dimostrino essa valetudine."
(20) L'edizione di Vienna aggiunge: "cosa maravigliosa."
(21) Nell'edizione romana, 1817, alla parola "legnosa" è sostituito: "ingegnosa."
(22) Nel codice: "invenzione."
(23) Nell'edizione romana, 1817: "propensione alla varietà."
(24) Nell' edizione viennese: "se ag distanza interposta infra l' occhio e il colore è d' una medesima aria ed occupa due gradi, e il colore è alzato nella distanza di due gradi e mezzo."
(25) Nel codice seguono le parole : "la quale è posta....
la sottilità all' aria di sotto."
(26) Nel codice : de.
(27) Nell'edizione viennese: "un grado e un terzo di distanza."
(28) Nel codice "velazione."
(29) Nel codice: "che non è del sole."
(30) Nell' edizione romana, 1817, "e concave;" forse: " e cavi fuori."
(31) L' edizione viennese aggiunge: "moti semplici."
(32) Nell' edizione romana, 1817: "son detti composti quegli che una sola figura ti dimostra, come s'ella si vedrà con le gambe dinanzi," ecc.
(33) Cosí il codice L'edizione viennese propone di dire: "uno che segga"; l'edizione romana, 1817, ha: "uno che lo seguiti."
(34) Nel testo di riferimento è riportato "I muscoli hanno grosse le ossa" [Nota all'edizione elettronica per il Progetto Manuzio]
(35) Una nota del codice avverte che: "manca il fine" di questo paragrafo.
(36) Nell'edizione romana, 1817: "indietro."
(37) L'edizione viennese, ricostruendo, sulle tracce del Poussin, la figura in modo da renderla piú corrispondente alla dizione del codice, propone la variante: "alzisi".
(38) Nel codice: "fa loro preparare."
(39) Nel codice: "otto."
(40) Nota nel codice: "Ma nota, lettore, che ancoraché messer Leonardo prometta di trattare di tutti i sopradetti accidenti, che per questo non ne parla, come io credo, per smenticanza, o per qualche altro disturbo, come si può vedere all'originale, che dietro a questo capitolo scrive l'argomento di un altro senza il suo capitolo, ed è il seguente: Del figurare l'irato ed in quante parti si divida tale accidente."
(41) Nota nel codice: "Trovo scritto appresso al capitolo di sopra il soggetto del suo contrario, ma poi non ne parla niente, ed è questo: Del cadere l'uomo a sedere in sito piano."
(42) Cosí il codice.
Forse "calamo."
(43) Le abbreviazioni che precedono i numeri 10 nella figura incisa significano "braccia."
(44) Nell'edizione romana, 1817: "effetto."
(45) Nel codice: "Nessun luminoso non vede mai," ecc.
Nell' edizione romana, 1817: "Nessun luminoso non vide mai le ombre del corpo da lui illuminato; quivi è veduto," ecc.
(46) Nota del codice: "Era sotto di questo capitolo un rompimento di montagna, per dentro dalla quali rotture scherzavano fiamme di fuoco, disegnate di penna ed ombrate di acquarella, da vedere cosa mirabile e viva."
(47) Nota nel codice: "Era a mezzo questo capitolo una città in iscorto, sopra della quale cadeva una pioggia rischiarata a loco a loco dal sole, tocca d'acquarella, cosa bellissima da vedere, pur di man propria dell'autore."
(48) Nel codice: "delicata."
(49) Nell'edizione viennese: "a secco."
(50) L'edizione viennese propone: "più veloce il corpo luminoso che l'ombroso."
(51) Così il codice.
L'edizione viennese propone di correggere così: "...
l'ombra abc; la metà dell'ombra di m, dc, sarà rischiarata dal sole, ed il rimanente dell'ombra di m, cb, che in tal sito," ecc.
(52) Manca la figura nel codice.
(53) Nel codice: "densa."
(54) Nell'edizione viennese: "terse."
(55) Oltre questo titolo, nel codice si leggono le seguenti parole cancellate; "De' riflessi de' lumi che risaltano alle ombre."
(56) L'edizione viennese propone di aggiungere: "abbi rispetto ai colori de' suoi obietti."
(57) La stessa edizione corregge: "Se tu, poeta," ecc.
(58) Così il codice.
Nell'edizione romana 1817 e nell'edizione viennese: "maggior rilievo."
(59) Nell'edizione viennese: "subtriplo al moto dell'a all'f."
(60) Nell'edizione romana, 1817 "della cresciuta della sua valle."
(61) Edizione romana, 1817: "fanno le ombre con soperchia sensibilità di termini."
(62) Nel codice: "se non che."
(63) Nel codice: "oriente."
(64) Nella edizione romana 1817 e nella viennese: "si ti fa."
(65) Nel codice: "poco piú si perde piú di lati."
(66) Nell'edizione viennese.
"fuorché."
(67) Mancano le figure nel codice Vaticano.
(68) L'edizione viennese propone di correggere: "cioè co perché il resto è occupato dall'albero d, di cui parte è occupato dall'albero e," ecc.
(69) Cosí leggesi nel codice.
L'edizione viennese, per colmare la evidente lacuna, propone di aggiungere le parole: "si arresta."
(70) L'edizione viennese sostituisce: "sono causa di vento."
...
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