libri online Letteratura Italiana > IL FESTINO, di Carlo Goldoni
Carlo Goldoni

IL FESTINO


La presente Commedia di carattere, in cinque Atti, in versi che diconsi Martelliani, fu la prima volta rappresentata in Venezia verso la fine del Carnovale dell'anno 1754.

AL NOBILISSIMO ED ORNATISSIMO CAVALIERE
IL SIGNOR CONTE
DON PIETRO VERRI
PATRIZIO MILANESE
CIAMBELLANO DELLE LORO M.M. R.R. I.I.
CONTE DI LUCCINO E DI S. PIETRO DONATE
PIEVE DI SETTALA
FRA GLI ARCADI DI ROMA
MIDONTE PRIAMIDEO

A chi dirigo il presente foglio? Al Cavaliere, o al Poeta? Il Conte Verri mi ricorda la sua Nobiltade e la mia bassezza; Midonte Priamideo il suo sapere e la mia ignoranza. Ma nell'uno o nell'altro grado ch'io vi consideri, nobilissimo ed eruditissimo Signor Conte Pietro, ho prove tali della gentilezza e cortesia vostra, che dietro al mio desiderio spingendomi, potrò senza tema e senza rossore ragionare con Voi scrivendo, ed una mia Commedia raccomandarvi. Il mio Festino lo avete veduto parecchie volte rappresentare. La vostra Città Magnifica lo accolse con sì allegro animo, che cinque volte in pochissimi giorni obbligò i Comici a rappresentarlo, crescendo sempre il concorso de' spettatori benevoli, in verso di me e delle opere mie cortesemente inclinati. Il giudizio rispettabile di una Città erudita, brillante in ogni genere di buon gusto, è bastevole ad accreditare quest'opera della mia mano, malgrado i difetti che la circondano. Ma i favori del Pubblico e i viva teatrali finiscono col suono delle voci, e senza una singolare protezione non può sperar di vivere lungamente nella memoria del Popolo, che con festevoli segni sonoro plauso le fece universale e sincero. A Voi dunque, amatissimo Signor Conte, la gloria durevole di quest'opera mia raccomando, la quale fregiata essendo del vostro nome, ricorderà non solo agli amanti suoi la prima benevoglienza, ma un maggior numero le acquisterà di persone a favorirla inclinate, e passerà nel concetto dei posteri per cosa degna di qualche lode. Grazia non vi domando che negar mi possiate, né che di malavoglia da Voi mi si abbia a concedere, poiché de' miei Comici studi vi dichiaraste in sì fatto modo parziale, che l'onore sostenendo della mia causa, la vostra non meno a difendere vi conducete. Quel vostro elegantissimo Poemetto, di bei poetici voli e di soda erudizione fornito, La vera Commedia, coi versi Martelliani vestita, a me dalla vostra vezzosa penna festevolmente diretta, porta il mio nome all'apice della Gloria?, lavora per me un saggio onorato fra gli accreditati Scrittori della Commedia, e mi corona la fronte col più bel frutto dei miei sudori.
Con quanto maestrevole brio andate Voi divisando nei primi versi i caratteri alla società degli uomini più molesti, e della correttrice Commedia più bisognosi! Voi mi offrite abbondevole messe di Curiosi arditi, di Parlatori seccanti, di Pedanti garruli e Letterati impostori, di Poeti stucchevoli, Giuristi indotti, Millantatori ridicoli, sciocchi Formalisti e Cerimoniosi importuni, de' quali tutti rimedio utile sembra a Voi giudiziosamente la Comica arte, siccome le Sacre leggi e Profane rimediano al più importante disordine della malvagità e delle colpe. Lo specchio posto dinanzi agli uomini sulla scena, può correggerli, può moderarli. Fu questo l'oggetto primo della Commedia; tale a noi la mandaron i primi Autori di essa, tale ne' buoni secoli l'Italia nostra la coltivò, e Voi piangete a ragione la miserabile sua decadenza per l'incursione de' Barbari distruttori non meno di queste amene contrade, che delle Scienze e delle Arti di cui mirabilmente fiorivano. Piacemi la giustizia che sapete rendere ai Fiorentini e ai Milanesi vostri compatrioti, i quali in mezzo alle scorrezioni della Commedia, maltrattata dagli Istrioni, andavano di tratto in tratto sollevandola dal suo fango, ma poi mi fate arrossire, allorché dare a me il vanto vi compiacete d'averla a miglior destino condotta. Voi rilevaste assai bene la mia maggiore fatica nel combattere di principio gli abusi e le corruttele dell'infelice Teatro movendo gue ...