LETTERE A CENCIA 2, di Giuseppe Gioachino Belli - pagina 10
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Adieu donc, Madame: veuillez bien agréer les nouveaux témoignages de mon estime et de ma parfaite considération.
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Alla Nobile e gentil Donna
Sig.a Vincenza Perozzi, N.a M.sa Roberti
Macerata
per Morrovalle
Di Roma, 17 Marzo 1845
Gentilissima amica
Dalla vostra del 12, giunta in Roma jeri (domenica) appresi i particolari del viaggio di Ignazîna: però già dal sabato antecedente ne aveva io saputo il ritorno.
Andrò a visitarla appena potrò.
Chi fosse Trofonio (o, come altri dicono, Trifonio) potrete agevolmente rilevarlo da tutti i libri di mitologia.
Indifettibilmente non vuol dir nulla: Indefettibilmente [sic], se si usasse, potrebbe dir qualche cosa, e deriverebbe da indefettibile o indefettibilità: ma non si usa.
Questi due ultimi vocaboli sono entrambi termini teologici.
L'uno è aggiunto di qualità delle cose che non possono mancare, ma debbono sempre sussistere: l'altro è l'astratto di simile qualità; e dicesi di ciò che non può venir meno, per esempio del Carattere della Chiesa etc.
Chi quindi dicesse indefettibilmente vi farò un presente, errerebbe all'ingrosso, perché l'indefettibile e la indefettibilità debbono supporre cosa già esistente e non capace di cessazione.
Oltrediché, il cavar da simili sensi un avverbio, che non è altro sennonché una qualità di un verbo (cioè di un'azione o di uno stato di essere) si oppone diametralmente all'indole del vero significato.
Peggio poi parlando di azioni future.
Ecco risposto al vostro novello Quesito.
Soffrite però che io vi faccia osservare che se vorrete occuparvi di tutti gli spropositi che incontrerete in carte, in libri, in anelli etc.
etc., avrete al mondo troppo faccende, e gli oracoli si ammutiranno, e tanto più quelli non consultati oralmente.
Ciro vi rende mille saluti.
Io vi aggiungo la mia buona porzione per la Marchesa, per Pirro, per Matilduccia ossia Mitirdola, e per Checco.
Sono sinceramente
Il vostro aff[ezionatissi]mo a[mi]co e serv[itor]e
Giuseppe Gioachino Belli
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Alla Nobile e gentil Donna
Sig.a Vincenza Perozzi, N.a M.sa Roberti
Macerata
per Morrovalle
Di Roma, p[ri]mo agosto 1845
Gentilissima Amica
Come Voi obbligantemente desideraste, Vi annuncio che Ciro ebbe la laurea, e ne fu insignito l'altro ieri innanzi al Cardinal Camarlingo.
Eccolo dunque dottore: spero di viver tanto da vederlo avvocato.
Lo studio di questo ultimo anno, e più ancora di questi ultimi mesi, essendo stato più forte ed assiduo del tempo precedente, lo ha sensibilmente dimagrato e impallidito.
Accorgendomi di ciò andava io proponendomi di ricrearlo con un viaggetto alquanto più lungo del giro eseguito nello scorso 1844; ma purtroppo è vero che l'uomo propone e iddio dispone.
Una orribil tempesta ha spianato tutti que' pochi beni che sono a Ciro rimasti nell'Umbria presso Cesi, i quali formano l'avanzo del di lui patrimonio.
Ci conviene adunque abbandonare ogni altra idea di diporto per accorrere sui luoghi onde procurare di porre qualche rimedio a parte almeno del danno, che, relativamente alla entità dei fondi ed ai limiti de' nostri mezzi, dicesi immenso.
Fra tre o quattro giorni, al più, saremo partiti, e là prenderemo alla meglio le nostre misure.
Mi recai giorni addietro al Monistero del Sacro cuore per salutare Ignazîna onde prenderne congedo e anticiparle gli auguri pel suo onomastico; ma seppi da una reverenda suora non trovarsi essa in Roma, bensì a Loreto.
Porgete i miei affettuosi saluti a Pirro e alla cara Matilde, non che alla Marchesa vostra madre ed a Checco, unendovi anche quelli di Ciro.
Divertitevi nella prossima festa di S.
Burtolammè, e dedicate alla mia memoria il piacere di un razzo.
Sono cordialmente
Il vostro obbli[gatissi]mo aff[ezionatissi]mo a[mi]co e servit[or]e
Giuseppe Gioachino Belli
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Alla Nobile e gentil Donna
Sig.a Vincenza Perozzi, N.a M.sa Roberti
Macerata
per Morrovalle
Di Roma, 24 luglio 1846
G[entilissi]ma Amica
Con poche parole potrò riscontrare la vostra del 19, giuntami ieri.
Da tre mesi è Ciro infermo, ed io non ho pace né giorno né notte.
Dal 1° al 15 maggio fu Ciro malato con rosolia: dal 16 al 31 patì lenta flogosi nelle glandule del basso ventre.
Il 1° lug[li]o il male divenne un deciso gastrico mucoso: poi passò in nervosa.
Nel 28 giugno apparvero ulceri e infiammazioni in gola con minaccia di passaggio allo stomaco e agl'intestini.
Sempre poi copiosa diarrea.
Cura immensa, continua, dispendiosissima; pericolo di vita sempre presente.
Fra due o tre giorni si pensa trasportarlo di peso in qualche vicino luogo di aria migliore, perché quì in Roma, con questa opprimente caldura, è impossibile che risorga più.
Figuratevi il mio stato! Ho passato 50 giorni continui presso il letto dell'infermo: il resto immaginatelo di per voi.
Rita è in Roma: deploro la morte del buon Nannino, godo del miglioramento di Checco: saluto di cuore Matilde, Pirro, Checco e la Marchesa; e in somma fretta mi ripeto
V[ostr]o aff[ezionatissi]mo a[mi]co e serv[itor]e
G.G.
Belli
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Alla Nobile e gentil Donna
Sig.a Vincenza Perozzi, N.a M.sa Roberti
Macerata
per Morrovalle
Di Frascati, 10 agosto 1846
Gentilissima amica
Mi fu quì inviata la vostra dal 2 corrente.
Non aveva io potuto indicarvi il luogo dove mi sarei recato con Ciro per cambiar d'aria, essendo stati per vario tempo perplessi sulla scelta più conveniente.
Pare che questo clima, non ostante l'ardore della corrente stagione, produca in Ciro qualche piccolo buon'effetto: non tale però quale si potrebbe desiderare dopo tanto tempo di patimenti e di cure.
Ho molto aggradito i saluti della vostra famiglia, a cui vi prego renderne altrettanti in mio nome ed anche di Ciro.
La mia salute è piuttosto buona attualmente, e ve n'è certamente bisogno.
Sono con sincerissima stima
Il V[ostr]o aff[ezionatissi]mo obb[ligatissi]mo a[mi]co e serv[itor]e
Giuseppe Gioachino Belli
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Alla nobile e gentil Donna
Signora Vincenza Perozzi, Nata M.sa Roberti
Roma
per Filottrano
Di Frascati, 16 Settembre 1846
Gentilissima Amica
Motivo del mio tardo riscontro è l'essermi la vostra dell'8 stata non prima di ieri qui recata da un amico il quale da Roma venne a vedermi.
Vi ringrazio sommamente della premura che dimostrate per la salute di Ciro, il quale per verità da varii e varii giorni sta meglio, cosicché pel 27 o 28 del mese ce ne torneremo a Roma, dove adesso l'atmosfera è più mite.
È appunto il momento di indirizzarvi la presente a Filottrano, secondo le vostre indicazioni.
Tranne le notizie di Ciro null'altro potrei di quì dirvi, dove viviamo come anacoreti.
Mi limito pertanto al ripetervi le proteste della mia riconoscenza e di quella di mio figlio per le vostre gentilezze e a pregarvi di passare in suo e mio nome mille affettuosi saluti a Pirro e Matildina, non che a Mammà e a Checco allorché scriverete a Morrovalle.
Sono con sincera stima
Il V[ostr]o aff[ezionatissi]mo a[mi]co e serv[itor]e
Giuseppe Gioachino Belli
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All'Onorevole e gentil Donna
Signora Vincenza Perozzi, N.a M.sa Roberti
Filottrano
Di Roma, 1° aprile 1848
A.[mica] C.[arissima]
Dirigo dunque questo mio foglio a Filottrano, nel qual luogo dovete già essere secondo le indicazioni da Voi datemi coll'ultima vostra del 19 marzo.
Lessi in quella gli auguri che mi fate pel mio onomastico, e ve li rendo per l'onomastico vostro, ben prossimo ad arrivare.
Il primo fra tutti i voti, e quello che deve riuscirvi più accetto, sia il desiderio che vostra figlia trovi felicità nello stato matrimoniale a cui va incontro.
Il partito, a quanto mi dite, non è cattivo, anzi buono.
Se poi gli animi si accoppieranno bene come le fortune, andrà ancora meglio.
Non mi sorprende, ma quasi, questa predilezione di Mitirdola per Filottrano al confronto di Ancona.
Ma capisco che il passare in Ancona tutti i mesi di maggio può renderle anche più grato il soggiorno di quella città per la non consuetudine del dimorarvi.
Quando poi villeggerà a Sirolo, la pregherò di un paternoster per me al SS.mo Crocefisso.
Il galantuomo dell'utile-dulci non son io, ma sarà qualche altro galantuomo peggio di me, cioè peggio, volli dir meglio, ma quel peggio dice pur tanto quando si adoperi per rappresentante di aumento o superiorità.
Io non scrivo più nulla, perché nulla posso più scrivere, ma me ne trovo contento.
La mia salute cammina sempre come un gomitolo: la va senza gambe giù per la china; eppure la va, poiché il centro la chiama.
In alcune opere il finis è la più bella parola, e la mia vita appartiene allo scaffale di quelle tali opere cosiffatte.
Vedrem poi che cosa accadrà del coronat.
O raggi o corna.
Matilde mia, un paternostro per me al SS.mo Crocifisso di Sirolo.
I vecchi volgono gli occhi alla casa; e qual'è la casa dell'uomo? Eccovi una buona mezza-porzione di morale.
Ciro vi riverisce e saluta.
Io vi prego di dire mille frasi amichevoli in mio nome a tutti i vostri.
Sono sinceramente
Il V[ostr]o aff[ezionatissi]mo a[mi]co e serv[itor]e
G.G.
Belli
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Alla Nobile e Gentil Donna
Sig.a Vincenza Perozzi, N.a M.sa Roberti
Macerata
per Morrovalle
Di Roma, 22 Xcembre 1848
G[entilissi]ma Amica
Neppur'io sapeva più nulla dell SS.re Chichi, presso le quali mi recai però jeri in conseguenza della dimanda da voi fattamene colla Vostra del 17.
Potrei a simil soggetto ripetervi la descrizione che ve ne feci nella mia precedente, sennonché la Sig.a Nanna mi è sembrata anche un poco più decaduta.
M'incaricarono entrambe di porgervi molti saluti.
Per soddisfare ora alla vostra richiesta intorno allo stato mio, vi dico esser questo il solito: sempre male di capo, sempre reumi, sempre fiacchezza, noia d'animo e prostrazione di mente.
In quanto a Ciro, egli sta bene, benché magro e pallidotto, effetto forse delle molte fatiche che va sostenendo al tribunale; di che mi viene anche un altro dispiacere, quello cioè di non averlo meco quasi mai.
Lo vedo per tre momenti al giorno.
Quando si alza, all'ora di pranzo e all'ora di cena: anzi in queste due circostanze mi trova sempre a tavola e mi lascia a tavola.
Saluta egli e riverisce Voi e la Vostra famiglia augurando a tutti mille felicità in contracambio a quelle che gentilmente gli avete desiderate.
Anche a me non par questo un tempo da matrimoni, almeno per ora.
Sulle dilazioni poi che più specialm[en]te si connettano colle idee di Matildina non saprei che cosa dire, sennonché si debbono rispettare.
Ditele che sarà molto difficile, per non dire impossibile, che io la compiaccia d'un mio componimento all'epoca del suo matrimonio; e ciò non per mia volontà, ma per lo stato della mia testa e della mia mente, che da quattro anni e mezzo non mi han più permesso di comporre una linea, né di darmi ad applicazioni.
Forse ella nol crederà, come nol credono qui anche altri; ma il fatto è non per ciò meno certo, e la incredulità altrui mi accresce la umiliazione che me ne deriva.
Che io non mi muova più da Roma tenetelo per una cosa sicura: ho cambiato affatto temperamento.
Gli acciacchi e la vecchiaia mi son venuti addosso con tutte le lor conseguenze.
Compiacetevi di ringraziare in mio nome la S.a C.sa Bonarelli e il S.r.
Ant[oni]o Lazzarini della memoria che conservano di me.
Voi poi, Vostra Madre, Vostra figlia, e Vostro marito, abbiatevi da me mille augurii di felicità pel prossimo Natale e per l'imminente anno che vorrei sperare di tempra diversa da quella dell'anno vicino a crepare.
Sono con sincera stima
Il V[ostr]o aff[ezionatissi]mo a[mi]co e serv[itor]e
Giuseppe Gioachino Belli
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Alla Nobile e Gentil Donna
Sig.a Vincenza Perozzi, N.a M.sa Roberti
Macerata
per Morrovalle
Di Roma, 17 gennaio 1851
Gentilissima Amica
Mi avete nella vostra lettera del 12 presentato un motivo di veramente congratularmi con Voi e colla famiglia Vostra, dandomi cioè notizia del matrimonio contratto dalla buona Matilde con tanta soddisfazione sua e di entrambe le parentele.
Pregovi far conoscere questi miei sentimenti alla Sposa, i cui saluti mi sono giunti onorevoli e graditissimi, e compite di grazia in mio nome i medesimi uficii presso Pirro e la Marchesa.
Per ciò che spetta alla mia salute, intorno a cui avete la bontà d'interrogarmi, dicovi che nel momento attuale me la passo sufficientemente, non so bene peraltro se per effetto della molta cura che mi ho, ovvero per beneficio della stagione che quì corre mitissima.
Ma, a giustamente riflettere, credo doversene attribuire la causa ad entrambe le dette cose.
Vero è che questo stato soffribile è di data molto recente, perché ottobre e novembre li passai pessimamente sotto assistenza chirurgica per varii tumori da cui andai tormentato: conseguenza probabile delle agitazioni sofferte nel precedente anno.
Ho il piacere di ripetermi con sentimenti di stima
Il V[ostr]o aff[ezionatissi]mo a[mi]co e servitore
Giuseppe Gioachino Belli
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Cencia a Gioachino
Morrovalle, 13(?) Marzo [1823]
Amico car[issi]mo
Se per godere del titolo di amica vostra è necessario essere maestra di politica, e dissimulazione, vedo purtroppo che io non giungerò mai a possedere questo tesoro.
Quelle massime, da altri credute prudenziali, sono riguardate da me come principii di ipocrisia mascherata.
Qualunque sia il mio carattere, a me piace portarlo impresso in fronte.
Ecco fuori dalle mie labbra il delitto da cui prende origine tutto ciò che accade attualmente, e che vi dà tanta pena.
Evvi anche un'altra mia colpa, che voglio confessarvi, benché vivo persuasa che attirerà sopra di me maggiore vostro sdegno, anziché impetrarmi perdono.
Io stimo la vostra amicizia un bene inarrivabile, e vado superba di mostrare che la possiedo.
E fintanto che voi mi sarete amico, io procurerò di farlo conoscere all'intero universo.
Questo principio mi animò quando scrissi quella lettera a Zina; ma ve n'è un'altra più forte, che riserbo dirvi un'altra volta.
Il motivo che taccio mi autorizza a far palese a mia sorella anche porzione della vostra ultima lettera.
Avete fatto benissimo scriverle quelle 50 [?] righe in vostra difesa.
So per prova, che lettere così lunghe placano qualunque cuore.
Eppoi il modo di pensare di Zina và così unisono col vostro, che fra voi non possono durare che pochi giorni gli sdegni.
[strappo del foglio] [Amerei] (?) a questo proposito che rammentaste i discorsi che io vi faceva prima di portarvi a Loreto.
Mille volte vi predissi che mia sorella [pote]va(?) incontrare perfettamente il vostro genio.
Ed ogni momento vi [ripe]tevo, che quando aveste fatta la sua conoscenza, non terreste più [in] tanta stima l'amicizia mia.
Ditemi dunque adesso: si è verificato il tutto? [Guar]datevi dunque d'ora innanzi di spacciare tanto francamente quei [non] è possibile, io sono invariabile, il giudizio che ho formato una volta [per] me è immutabile...
e cose simili.
Io mi compiaccio di aver contribuito a [for]mare un nodo sì bello.
Ma più sono contenta di averlo predetto fin da quando ero in Roma con voi.
Dimani Mamà spedisce a S.
Giusto il Presciutto ad un vetturale chiamato Giuseppe Ruggieri, ed io vi aggiungo l'involto della musica.
Se il primo non vi piace accettarlo, prendetevi l'incomodo di farlo gettare nel Tevere; la seconda torna ad essere perfettissimamente di vostra proprietà.
Né io v'impongo certo la legge di donarla a mia Sorella! Colui che dona deve spogliarsi affatto di ogni dritto sull'oggetto donato e quello che riceve può disporne a suo talento.
Ma che vi aveste detto voi, se io vi avessi regalato uno spartito di musica al patto che lo aveste passato a Tacci? Mi avreste con ragio[ne] risposto che voi non fate il sensale! Se al contrario io vi avessi mandato lo spartito senza alcuna condizione, e voi di vostro moto proprio ne aveste fatto un presente a Tacci, o a chiunque altro, non vi sarebbe stato nulla da ripetere.
Io vi dissi che mi sarei fatta un merito con Zina di quella musica; ma intendevo farvi quella confidenza nel modo che si comunicano fra amici i pensieri; né avrei supposto che voi mi formaste un dovere invariabile della mia stessa volontà! E se io avessi cambiato idea, e mi fosse venuto l'estro di regalare ad un'amica porzione di quella musica (quale supponeva di mia proprietà) non avrei potuto, mentre voi avete scritto dettagliatamente a Loreto, che erano undici pezzi, tutti bellissimi, sei di questi francesi, quattro istrumentali etc.
Di tutto questo a mia sorella io non ne avevo fatto parola! Forse voi mi risponderete, che il mio paragone è male appropriato, perché è ben diversa la relazione che passa tra voi e Tacci, da quella che stringe me a Zina! Attendo che mi facciate questa obbiezione per farvi conoscere che la offesa milita più al caso nostro, che a quello da me ideato.
Posso assicurarvi che non vi è stata alcunissima dispia [strappo] riguardo alla relazione della Cenci.
Io la mandai a Loreto senza farne parola.
Mia zia mi scrisse che dopo averla letta, me l'avrebbe restituita.
Io gli risposi che doveva ritenerla perché voi avevate fatto a lei quel dono, e non a me...
Non vi furono altre parole che queste.
Se non ve hanno parlato, io non so che dirvi.
Sarebbe potuto andare così anche l'affare della musica, se si fosse, bramato!...
ma io ho ben conosciuto ciò che mi si è voluto fare? intendere!...
Riguardo alla vostra venuta fra noi mi riporto a ciò che vi scrissi l'altro ordinario.
Voi siete padrone di andare dove più vi piace.
Io attendevo di vedervi qui, quando potrete venirci.
A Loreto non posso trattenermi affatto, per alcuni motivi di famiglia.
La visita che farò a mia sorella non sarà più lunga di un giorno.
Mamà vi saluta.
Salutatemi al solito la vostra Mariuccia.
Non parmi aver altro da aggiungere, se non che pregarvi di rammentare, quando non saprete che farvi,
L'amica vostra di cuore
C.
D.S.
* * *
Al Sig.r Giuseppe Gioachino Belli
Piazza Poli
Palazzo Poli
2° piano Roma
Comunanza, 10 luglio 1828
Amico mio,
Rispondo con due righe alle vostre due righe; ma vi dichiaro francamente che queste due righe non mi piacciono punto.
Io vi scrissi una lunga lettera, e non vi assolverò mai dall'obbligo di una lunga risposta.
- Un vetturale della Penna S.
Giovanni chiamato Cuccioletti viene sempre quì [sic] a prendere commissioni per Roma.
Egli però è partito pochi giorni addietro per costì.
Io non so dove alloggi, ed a voi sarà impossibile rinvenirlo, onde bisognerà attendere un'altro [sic] suo viaggio.
Allora vi manderò col suo mezzo i baj.[occhi] 90, e voi gli consegnerete i libri, di cui vi ringrazio.
Ma come mai avete pensato scrivermi in una lingua a me sconosciuta allorché mi trovo in un paese ove poco s'intende la italiana, e si parla un linguaggio quasi tutto di convenzione del luogo? Rammentando il passato, ed avvicinandolo al presente argomento che voi mi abbiate scritto quelle righe in Inglese.
Ne attendo una spiegazione da voi stesso, e perciò vi ripeto le medesime vostre parole.
- I do not rely so entirely upon my memory, as to think I can forget nothing.
- Pirro è in campagna perciò non vi saluto per lui [sic].
Addio, mio buon amico.
Ricordatemi a vostra moglie, e credetemi sempre sempre
L'amica V[ostr]a aff[ezionatissi]ma
[La firma, al solito, è stata cancellata]
* * *
All'Onorevole
Sig.r Giuseppe Gioachino Belli
Piazza Poli
Palazzo Poli
Secondo Piano Roma
[Di mano del Belli: Ric.
il 22 Risp.
il 31]
Morrovalle, luglio 1834
Amico car[issi]mo
Ora che sono sicura della vostra dimora in Roma vi scrivo.
La mia delli 8 maggio giunta costì in vostra assenza mi fu fatta riscontrare da vostra moglie col mezzo di mio socero...
Essa mi fece dire che voi non volevate in modo alcuno dirigere la educazione istruttiva di Matilde.
Questa chiara dichiarazione mi mortificò non poco perché mi fece conoscere che io avevo per tanto tempo insistito in una cosa che voi non volete fare, ma perdonate, la colpa è vostra.
In tutte le vostre lettere voi mi avete sempre ripetuto che ve ne credete incapace, adducendomene alcune pretese ragioni.
Amico mio, se vorrete mettere da parte la modestia, conoscerete bene che questo motivo non poteva mai persuadere persone che vi conoscono, e perciò vi stimano assai.
Ecco il motivo per cui, non valutando le vostre proteste, ho seguitato a darvi tante seccature.
Ma se voi mi aveste detto prima, che non volevate occuparvi dei [sic] studi di Matilde per la bella ragione che vi seccava, io avrei taciuto immantinente, e nel mentre che voi non sareste stato importunato, io non soffrirei il dispiacere di esservi stata tanto nojosa.
Ora dunque fa duopo [sic] che mi diciate se vostra moglie, o io abbiamo preso equivoco nel giudicare de' vostri sentimenti, e siate certo che io mi regolerò in avvenire a norma della vostra risposta.
Finalmente ho ricevuto il Letronne.
Questo se lo aveva ritenuto mio cognato Ettore per studiarlo, e lo ha trovato tanto bello che ne ha ordinato una copia per se.
Vi farei ridere se vi narrassi tutte le incrociature, ed i male intesi che sono accaduti per passarvene i baj:[occhi] 60 d'importo.
Vi farò questo racconto a miglior tempo.
Intanto vi chieggo scusa del ritardo, ed affinché non accadano in avvenire altri impicci, nell'ordinario venturo vi spedirò per la posta i d.[ett]i baj.[occhi] 60.
Mandate dunque alla posta de' franchi a riscuoterli.
Non avendomi voi esclusa la possibilità di una vostra visita, mi autorizzate a sperare di rivedervi.
Se in altro tempo la vostra visita mi fu sempre gradita, oggi mi sarebbe doppiamente pel piacere che recherebbe a Pirro.
Venite dunque se volete fare cosa gratissima ad amici che vi stimano sommamente.
Voi mi dite che chi avesse voglia, ed abilità potrebbe compilare una miteologia [sic] a guisa di genealogia e per famiglie, insomma una specie di storia mitologica sulle tracce della teogonia di Esiodo; e mi suggerite di scegliere tra i miei amici o i miei abati uno che abbia queste qualità per accingersi all'impresa.
Sì, il migliore degli amici miei possiede l'abilità in grado eminente.
Volendo, egli può compilare una opera su tale oggetto a perfezione.
Questo amico si chiama Giuseppe Gioachino Belli.
Voi lo conoscete, sebbene gli facciate la ingiustizia di non avere di lui tutta quella stima che merita: interrogatelo dunque per me.
Se egli ha tempo e voglia di occuparsene, siate certo che verrà alla luce una opera assai bella.
Addio.
Pirro, mamà, e sopra tutti Matilde vi salutano.
Io mi ripeto col solito attaccamento
L'amica V[ostr]a di cuore
Vincenza Roberta Perozzi
[sotto cancellatura]
* * *
All'Onorevole
S.r Giuseppe Gioachino Belli
Piazza Poli
Palazzo Poli
Secondo piano Roma
Morrovalle, 27 luglio 1834
C.[arissimo] A.[mico]
Quantunque vi supponga partito da Roma allorché vi giungerà il presente foglio, pure ve lo diriggo [sic], perché non fa alcun danno che lo leggiate di qua a tre o quattro mesi.
Veramente io ho fatto sempre gran differenza dal dire che non si vuole fare una cosa, e dal mostrare timore di non esserne capace.
Questa diversità la conoscete voi meglio di me; quantunque adesso vi piaccia di sostenere il contrario.
In qualunque modo, voi mi parlate più chiaramente che in passato, ed io cesso d'interpellarvi sulla istruzione di mia figlia.
A fronte di ciò mi lusingo che ella verrà istruita quanto basterà per il suo sesso, perché mi regolerò principalmente coi materiali che ho ricevuti da voi, e dietro i consigli che ho ricevuti in diverse epoche; e quando mi troverò impicciata, mi rivolgerò alla persona che, dopo di voi, stimo più d'ogni altra, che non sarà certo un'abbate [sic].
Vi scrissi che avrei indirizzati alla vostra direzione baj.[occhi] 60, ma poi dimenticai di farlo sicché voi gli [sic] avrete chiesti inutilmente.
Non accadrà però così in avvenire poiché sono già affrancati.
Mandate dunque a riscuoterli, e scusate.
Ettore dimenticò avvisarmi dell'arrivo del libro e trattandosi appartenente a sua cognata [?], e spedito da suo padre credette anche non essere necessario che se ne prendesse premura.
Egli ignorava che io dovevo accusare ricevuta a voi.
Dunque voi persistete nella idea che noi saremo più amici da lontano che da vicino? Mi pare anche di travedere che fra poco vorrete persuadermi che per conservare tale amicizia fa duopo [sic] che non ci scriviamo più mai neppure.
Se è così io preverrò il vostro consiglio non vi scrivendo che allorquando ne avrò necessità, ovvero per riscontrare le vostre lettere, che vi prego inviarmi più spesso che potete.
Ma vedete diversità di opinioni! Gli altri miei amici cercano sempre di rivedermi o venendomi a trovare, ovvero cercando che io vada a passare qualche giorno da loro.
Oggi appunto devo rispondere ad uno che m'invita ad andare ad un suo casino di campagna, adducendomi per ragione che l'amicizia perché sia forte fa duopo ravvivarla ogni tanto col conversare fra amici.
In verità la mia opinione si uniforma più a quella di costui che alla vostra.
A proposito di campagna.
Fra otto o dieci giorni io partirò pel nostro casino, dove mi ero ideata di potervi attendere.
Pirro resterà qui per badare a suoi malati.
Vi ringrazio tanto tanto dell'avviso che mi date della parola Mitologia, che per verità io non so come la scrivessi diversamente, quando potevo osservarla nelle altre vostre lettere.
Sono però grata a tale errore, poiché l'avvertenza che me ne fate è la cosa più obbligante che mi dite nella vostra ultima.
Pirro, Mamà, e Matilde tornano a salutarvi.
Questa per la sua età è molto alta, e mi pare di poter dire che è bella.
I capelli specialmente sono bellissimi.
Ella è sempre nella camera con un'angiolo custode, poiché sola non la lascio mai, ma questo non ne siegue i passi come una volta.
L'angiolo custode però di adesso, quantunque palpabile, non vi curereste di palparlo, essendo una brutta donna di 40 anni.
La bella Giuditta non è più al mio servizio, fin dal primo dell'anno corrente, e me ne trovo contentissima, poiché la brutta Michelina è per me mille volte più utile di lei.
Addio.
State sano, e rammentate qualche volta che avete qua delle persone che vi stimano, e che io sarò sempre
L'amica V[ostr]a Vincenza Roberti Perozzi
[sotto cancellatura]
* * *
[Indirizzo di mano di Pirro]
All'Ill[ustrissi]mo Sig[no]re P[adr]one Col[endissi]mo
Sig.r Giuseppe Gioacchino [sic] Belli
Via Monte della Farina
N.
18 Roma
[Di mano del Belli: Risp.
il 28 d.]
Morrovalle, 23 9bre 1837
Amico mio car[issi]mo
La più viva commozione abbiamo provato nel leggere il tuo triste foglio, e Pirro lo ha inondato di lagrime.
I soli suoi occhi però, ed i miei lo hanno trascorso, e ti giuriamo ambedue un'impenetrabile [sic] segreto sul suo contenuto.
Non possiamo però rinunciare alla speranza che la noia che devono cagionarti tante fatiche, e la stranezza che ne viene di conseguenza, ti facciano vedere il tuo stato tinto da colori più tetri assai di quelli che sono realmente.
Sì, amico mio, la tua fantasia è alterata, o tu hai sofferto un tradimento.
Infatti, come ha da essere in un punto distrutto quasi del tutto un patrimonio che forniva a tua moglie mezzi sufficienti per menare una vita non dirò solamente agiata, ma anche con lusso? Ottimo appartamento, splendido vestiario, buona tavola, palco al teatro, collegio per Ciro, società, erano occasioni di spese forti, eppure ella ne aveva i mezzi.
Come può essere distrutto in un baleno un capitale che dava siffatti frutti? Se poi qualche falso amico ti ha tradito allora è tutto spiegato, ed il tuo caso è terribile; ma senza questo tu devi aver cavato un capitale coi soli oggetti che avevi dentro casa, e che mi fai conoscere di avere esitati.
Ed i consolidati? e gli altri crediti che aveva tua moglie? Capisco che di questi te ne saranno andati molti a male, capisco che avrai trovato anche de' debiti, ma in ogni modo l'esito doveva essere molto inferiore alla entrata, altrimenti come avreste potuto vivere così doviziosamente? Insomma noi ci lusinghiamo che il male sia meno terribile di quello che tu lo temi.
Mi dici inoltre che brami non essere a carico del patrimonio di tuo figlio; ma non basta pel tuo mantenimento la pensione che avevi dal governo come impiegato emerito all'ufficio del registro? Mi fai nascer dubbio che il governo ricusi di pagartela, e ti chiedo su questo punto spiegazione.
Tu cerchi delle agenzie, ma, caro amico, devi riflettere che il tuo carattere ti renderebbe impraticabili quelle vie che devono tenersi pur troppo per ottenere favori, o trattare interessi: ne hai una prova ben dolorosa ne' tuoi affari.
Con tutto ciò io non mancherò di dirigere a te chiunque mi dicesse che gli occorre qualche cosa dalla capitale.
Per ora non mi è stato parlato che di una cosa, e te la dico subito.
Un giovane di qui, impiegato da tre anni nell'amministrazione de' sali e tabacchi in qualità di verificatore alle coltivazioni, e molto ben veduto da' suoi superiori, desidera di avvanzar [sic] grado cioè di essere nominato Ispettore alle d[ett]e coltivazioni.
Egli promette scudi 30 di gratificazione a chi gli ottenga questo posto.
E non dovrebbe riuscirgli tanto difficile perché è protetto anche dal Passionista Padre Vincenzo Ferrajoli fratello di quel Ferrajoli che stà con Torlonia.
Prima di ricevere la tua lettera ultima io avevo scritto in proposito a M.r Domenico Bruti onde agisse per ottenere la grazia, e ne attendo ancora risposta, ma se tu mi dicessi di poter agire in detto affare, io procurerei di disimpegnarmi con Bruti, e lo affiderei a te.
Attendo perciò una tua risposta a pronto corso postale, onde potermi regolare.
Pensa però che non vi sarà mai il mio consenso perché tu faccia l'agente.
Il consiglio che io ti dò [sic] da vera amica è un solo, e parmi il più sano, purché il mio proprio interesse non mi seduca.
Tu dovresti restringere gli affari tuoi, e dargli un'andamento da poter dirigere anche lontano, eppoi venire qui a convivere cogli amici tuoi, cui la tua compagnia sarebbe del piacer maggiore, e che prenderebbero di te quelle cure che la vera affezione può soltanto ispirare.
Sì, caro Peppe tu dovresti venire a vivere con noi almeno fintanto che dovrai levare Ciro di Collegio; per allora potresti prendere quelle misure che crederai convenienti.
Ma per ora vieni da noi, dove sarai forse esposto ad un solo dispiacere, cioè a quello di sentirci qualche volta ringraziare le tue triste [sic] circostanze poiché da quelle avremmo ricevuto il gradito dono della tua compagnia.
Ecco quanto tu dovresti fare, e quanto io bramo che tu faccia.
Assicurati che nella tua lettera tu non nomini affatto il luogo della tua nuova dimora, ed io la seppi da Lazzarini, altrimenti mi sarei trovata imbarazzatissima per scriverti.
- Dimmi: sai nulla delle Chichi, e delle Cerroti? Stanno bene? Addio.
Pirro vuole aggiungerti, onde io lascio affinché a lui resti carta bianca.
- Stà sollevato più che puoi, caro Belli, e vivi sicuro che si è anche più aumentata per te l'affezione dell'amica tua.
C[arissi]mo Belli
Cencia
[sotto cancellatura]
Poche parole ho da aggiungere a ciò che ha scritto Cencia, cioè che ho sentito col più vivo dispiacere la vostra disgrazia, e che sono pronto in qualunque circostanza di farvi conoscere che avete, in tutta l'estensione del termine, un vero amico in me.
Sarei ben fortunato se poteste accettare l'invito di Cencia!
* * *
All'Onorevole
Sig.r Giuseppe Gioachino Belli
via monte della Farina N.
18
Roma
[Di mano del Belli: R° il 12.
Mi mandi la raccomandazione]
Morrovalle, 6 dic[embr]e 1837
Mio caro Belli
Tu dici benissimo: lo sconcerto de' tuoi interessi è un vero enigma per noi.
Non potendolo sciogliere in modo alcuno, attenderemo che la buona sorte ci avvicini una volta onde onde [sic] intenderne dal tuo labbro la spiegazione.
Mi spiace poi sommamente che la perversità di essi ti vieti di venire fra noi, ma non insisto su questo punto lusingandomi che se mai ne vedesti [sic] la possibilità, penseresti tu stesso a recarti in seno all'amicizia, che ti riceverebbe a braccia aperte, e cuore pieno di letizia.
Dunque fa tu ciò che crederai di poter fare.
Monsignor Bruti mi ha risposto che ora è troppo presto per chiedere un'impiego [sic] che non si attiverà prima del ventuno aprile, e che a suo tempo non mancherà di usare le necessarie premure.
Io gli ho risposto che quando questo tempo sarà giunto me ne faccia intesa prima di agire onde io senta se la persona persista nello stesso pensiero tanto per chiedere l'impiego, quanto per rimunerare chi glie lo ottenga.
Così mi sono con lui disimpegnata senza disgustarlo, senza sciogliermi affatto, e senza pregiudicare in modo alcuno gl'interessi del petente.
Ora stà [sic] a te il tentare di fargli ottenere l'impiego, pel quale egli offre in dono scudi 30: a grazia ottenuta.
Dici benissimo [che trattasi] d'impegnare piuttosto che di agire.
Cerca dunque qualcuno che abbia relazioni nell'amministrazione di sali e tabacchi, e procura d'impegnarlo.
Il pretendente è un certo Rocco Laurenti Crisostomi di qui, attualmente verificatore alle coltivazioni di tabacco, ed aspira a divenire Ispettore alle dette coltivazioni, che è il posto di scala che dovrebbe incontrare avanzando.
Egli è molto amato da' suoi superiori perché lo trovano abile, ed esatto nel disimpegnare l'attuale suo impiego, ed è protetto dal Passionista Padre Vincenzo Ferrajoli, fratello di quel Ferrajoli che è il tutto di Torlonia.
Questo frate ha fatto ottenere tre anni addietro a Laurenti l'impiego di verificatore, che in conseguenza sono tre anni che esercita.
Se tu credi che le tue premure in proposito potrebbero essere ajutate da una commendatizia del d.o Padre Vincenzo, scrivimelo ché posso averla.
Ci fai giustizia credendoci, Pirro ed io [sic], tuoi veri amici, ma se vuoi
farci anche piacere mostraci qualche via onde poterti essere in alcun modo utili.
Io non posso soffrire di offrirti una sì inoperosa amicizia, ma ignoro cosa potrei fare per renderla attiva.
Daccene dunque tu le tracce.
- Tutti di casa ti salutano.
Di Pirro poi non ne parlo perché sente quanto il suo cuore è capace di sentire.
Addio, mio amico, addio.
Abbi cura della tua salute, e credimi inalterabilmente
L'amica tua aff[ezionatissi]ma
Cencia [? strappo]
* * *
All'Onorevole
Sig.re Giuseppe Gioachino Belli
Via Monte della Farina
n.
18 Roma
[Di mano del Belli: R° il 24]
Morrovalle, 4 febbraio 1838
A.[mico] C.[arissimo]
Ho tardato tanto a scriverti perché speravo ogni ordinario di poterti accludere la lettera commendatizia del Padre Vincenzo Passionista, ma giacché questa non giunge ancora, io mi risolvo a rompere il silenzio senza di essa perché troppo mi preme l'avere sovente notizie di te.
Non dubito però che la lettera del frate giungerà finalmente, ed allora tornerò a scriverti per inviartela: il ritardo di essa probabilmente deriva dalla salute mal ferma di esso frate.
Intanto mi preme sapere se tu sei stato bene in tutto il mese trascorso, e se stai bene presentemente.
- Di noi posso dirvi che stiamo tutti bene, e passabilmente quei di Loreto.
La mia zia di Recanati M[arches]a Volunnia, come forse saprete, morì pochi giorni prima dello scorso Natale, lasciando suo erede fiduciario il Conte Monaldo Leopardi.
Questi ha poi spiegato la fiducia in favore del Conte Camillo Marefoschi, come erede e molti legati a diverse persone, ed una pia istituzione della rendita annuale di scudi 350.
I d[ett]i legati consistono in giubilazioni a tutte le persone di famiglia comprese alcune che da lungo tempo sono fuori di servizio, e presso altri padroni; l'usufrutto di alcuni beni loro vita durante alla Contessina Aurelia Marefoschi sorella di Camillo, ed alla monaca, fuori di convento, sorella della zia Volunnia defunta.
Maritandosi poi la d[ett]a Contessina Aurelia, il legato si limita a scudi 4000 di dote; scudi 100 per una sola volta alla Veglia [sic] di Perugia, nata Sacripanti; scudi 100 per una sola volta alla contessina degli Oddi di Perugia figlia di un'altra Sacripanti, e santolina della testatrice; ed in fine il terreno la porcareccia, che altra volta hai sentito nominare, questa casa, e l'orto a mia figlia.
Questi fondi però erano già miei per altri patti fatti in antecedenza colla d[etta] mia zia, onde essa morendo non mi ha fatto già una largizione, ma ha rinnovato un contratto stabilito fra noi.
Oltre i detti legati vi sono molti altri pesi a carico dell'erede, per cui per ora la è un piccolo utile pieno di disturbi e fatiche.
Tu dici benissimo che la mia Matildina deve essere una giovanetta.
Essa è alta sei palmi, e 4 oncia, ed è proporzionatamente formata.
Senza che la tenerezza di madre m'illuda, posso dire francamente che può essere più giustamente collocata fra le belle che fra le brutte.
Ella studia la musica da un anno circa sotto il bravo maestro Amadei di Loreto, che viene qui una volta la settimana, quando il tempo è buono.
Benché giovane egli è il miglior professore che si trovi nei nostri dintorni.
Le sue lezioni ci costano assai, ma pare che Matilde riesca bene, e ciò fa tutto sopportare.
Quanto mi piacerebbe che tu potessi udirla suonare il pianoforte! Essa, e Pirro ti salutano caramente, e quest'ultimo ti rinnova tutte le proteste della sua amicizia.
Mamà, e Checco pure ti salutano.
Io poi lascio a te stesso la cura di ripeterti quei sentimenti che avranno sempre luogo nel cuore
dell'amica tua aff[ezionatissi]ma
[non si legge sotto la cancellatura]
* * *
All'Onorevole
Sig.r Giuseppe Gioachino Belli
via Monte della farina
N.
18 Roma
[Di mano del Belli: R° il 27 ottobre]
Morrovalle, 21 ottobre 1838
Amico mio car[issi]mo
Ti ho diretto due lettere a Perugia, ad una delle quali attendevo riscontro, ma non vedendolo ancora mi nasce il solito timore sulla tua salute.
Ti scrivo dunque di nuovo, e ti prego togliermi di pena, se pure lo puoi.
Non mi dilungo di più perché sono assai trista [sic].
Pirro ti saluta, e così Matilde, e tutti di casa.
Addio.
Credimi inalterabilmente
L'amica tua aff[ezionatissi]ma
[non si legge sotto la cancellatura]
* * *
All'Onorevole
Sig.r Giuseppe Gioachino Belli
via Monte della farina
N.
18 Roma
[Di mano del Belli: Riscontrata il 14]
Morrovalle, 10 maggio 1839
Amico mio Car[issi]mo
Mi pare non poter più dubitare che noi dentro il corrente mese saremo in Roma.
Mi piacerebbe assai di avere un lassa [sic] passare non già perché abbia voglia di portare oggetti sottoposti a dazio, ma solo per non avere la noja di passare in dogana.
Voi, che me lo procuraste un'altra volta, fatemi il piacere di occuparvene anche adesso, e rispondetemi subito onde possa sapere se si può avere.
Ditemi una parola sulla vostra salute, e due rapporto a Ciro.
Noi stiamo tutti bene.
Pirro vi abbraccia, Matilde vi saluta.
Il resto a voce: intanto credetemi costantemente
L'amica v[ostr]a aff[ezionatissi]ma
[non si legge sotto la cancellatura]
* * *
All'Onorevole
Sig.r Giuseppe Gioachino Belli
via Monte della Farina
N.
18 Roma
[Di mano del Belli: R° il 1° febbraio 1840]
Morrovalle, 26 dicembre 1839
Amico Car[issi]mo
Ho ricevuto la raccolta di piccola porzione delle vostre poesie: le ho gradite sommamente, e ve ne ringrazio tanto tanto tanto.
Vi confesso che appena giuntomi il libro ho dato una scorsa ad ogni principio di sonetto per sospetto che ve ne fosse alcuno di quelli che faceste per me.
Se anche un solo ve ne avessi trovato, non poteva più essermi gradita la intera raccolta; ma godo nell'avere osservato che non avete fatto parte ad alcuno di ciò che a me sola appartiene.
Io serbo ancora tutti intatti questi pegni (diciamolo pure) del vostro affetto.
Mi piace di rileggerli sovente io stessa, e qualche volta di farne udire alcuno anche ad altri, ma di essi non deve esisterne mai copia alcuna finché io avrò vita.
Voglio che sieno miei, come unica io sono stata ad ottenerli di tal natura dall'autore.
E così sia.
Torniamo al silenzio su questo punto, silenzio che forse ho errato nel rompere adesso.
Non vi dico nulla di Matilde perché ignora che vi scrivo.
Essa è occupatissima nel giocare a tombola, e non voglio metterla nell'angustia o di dover lasciare il suo gioco prediletto, o di veder partire la lettera senza avervi aggiunto.
Mia sorella per la morte del [sic] zio Solari è divenuta una ricca signora.
Egli ha lasciato usufruttuaria Zia di tutto con libertà di donare a chi le piacerà e parerà [sic] qualunque oggetto mobiliare di casa, qualunque gioja o argento, e qualunque capo di bestiame.
Le ha lasciato poi di poter testare a suo modo di un terreno del valore di circa 4.000 scudi, che unito alli suoi scudi 3.000 di dote formano un capitale di scudi 7.000 di cui Zia può testare.
Oltre ciò ha lasciato a beneficio de' di lei eredi un'anno [sic] di rendita dopo la di lei morte, e questo vuol dire fra i 4.500 e i cinque mila scudi perché tale è la rendita annua di Solari.
A mia sorella poi le ha lasciata in proprietà una possessione del valore di scudi 2.200 circa, le carrozze ed i cavalli che si troveranno alla morte di zia, tutte le gioje che ora possiede, e tutto quello che le potrà donare la zia.
In usufrutto poi avrà, dopo la morte di zia, l'appartamento piano terra, il giardino, e le case annesse.
Un'assegno annuo di scudi 600, e tanto grano, granturco, olio, formaggio, majale, ed altri generi, e tutte le biancherie, ed argenti senza obligo [sic] di alcun rendimento di conto.
Di più libre 8.000 annue di fieno per il mantenimento dei cavalli.
Vi sono anche altre bagattelle che ora non rammento.
Insomma ella ha assicurata la sua fortuna, e a dir vero se lo merita.
Addio, vado anch'io a giocare con Matilde, e gli altri.
Vi auguro buon capo d'anno, ed in seguito altri 50.
Pirro vi abbraccia.
Io sono sempre
L'amica vostra affezionatissima
Cencia
[sotto cancellatura]
* * *
All'Onorevole
Sig.r Giuseppe Gioachino Belli
via Monte della Farina
N.
18 Roma
[Di mano del Belli: Riscontrata il 31 Xbre coll'invio contemporaneo di un libro di poesie fatte in morte della Borghese]
Morrovalle, 16 dicembre 1840
Amico Car[issi]mo
È un pezzo che vi sono debitrice di una risposta, ma, perdonatemi, poiché la lontananza di quella figlia mi ha tolto la testa.
Io passo il tempo o nei viaggetti per riabbracciarla, ciò che siegue al meno ogni settimana, o nel prepararle qualche regaluccio di suo desiderio, e questa seconda parte mi fa attendere assiduamente al lavoro; in fine passo tutte le sere scrivendo a lei delle lunghe lettere, perché ogni giorno mando al monastero per avere sue notizie.
Da ciò vedete che poco tempo mi rimane, eppoi mi sento una certa indolenza, una certa distrazione continua che mi rende inabile ad ogni cosa.
Questa sera è andato Pirro a Macerata per cui io non ho da scrivere colà, e per occupare il tempo più piacevolmente che posso, scrivo a voi.
La mia Matilde muove continue preghiere onde si lasci stare qualche altro tempo in monastero.
In considerazione del suo gusto, e della utilità che ne ricava specialmente per la musica, noi abbiamo acconsentito di lasciarvela fino a giugno.
Più tardi non è possibile perché a Lei sono molto salubri i bagni, e questi bisogna che li faccia a casa onde non mancare delle dovute precauzioni.
Fino a giugno dunque io resterò priva di lei.
Nelle feste di Natale passerò un'altra giornata in Monastero anch'io, e sarò ben contenta.
Mi fo scrupolo, caro Belli di lasciare un'amico [sic] come voi in inganno rapporto ai miei sentimenti sopra un'articolo, e perciò mi credo in dovere di parlarvi schietto.
Sbagliate assai nel supporre effetto di modestia, o di spirito superiore al mio sesso il solennizzare così pubblicamente il mio giorno natalizio.
Sappiate anzi che questa disinvoltura é conseguenza del più raffinato orgoglio.
Io ho avuto sempre pretensione di poter interessare
indipendentemente dai vantaggi della gioventù e dell'avvenenza.
Perciò non ho mai creduto, né mi sono curata mai di esser bella, perciò ora non ho alcuna premura di occultare gli anni da me trascorsi.
Che anzi calcolati questi, calcolata la mia figura che non fu mai bella, calcolate le attenzioni che ricevo ancora da un'ottimo marito, e l'assidua compagnia a preferenza accordatami da qualche buon'amico, ne risulta per me maggior gloria, che il vano merito di una età che bisogna che trascorra irreparabilmente.
Lodatemi adesso, se vi dà l'animo.
Eppure non ho fatto menzione fino ad ora della principale circostanza da cui deriva la mia fierezza.
Sappiate anche questa.
Sono persuasa che voi abbiate affezione per me a preferenza di qualunque altra donna; e siccome io vi stimo più di tutti gli uomini che
fino ad ora conosco, così vado superba di tale distinzione.
E qui potete
rimarcare che del mio difetto voi siete la principale cagione.
17 D[icembr]e.
È accaduto questa volta come quasi sempre accade, cioè che io scriva a voi circa quel tempo in cui voi scrivete a me.
Ho ricevuto il vostro foglio, e per rispondere categoricamente differisco la spedizione del presente, sebbene a molti punti mi trovo aver risposto anticipatamente.
- Quanto mi dite rapporto al vostro Ciro mi fa sperare che egli non verrà una fisionomia effeminata, che io chiamo di bambinelli di Lucca.
Se stesse a me di formare gli uomini, li vorrei tutti di capelli ed occhi negri, barba folta, statura avvantaggiata, e carnagione bruna.
Questo riguardo al fisico.
Rapporto poi al morale parmi che non si possa bramare più di quanto Ciro possiede.
22 D[icembr]e.
Sono andata a Macerata a trovare Matilde, e le ho portatta [sic] la vostra lettera.
Oggi poi essa me la rimanda e l'accompagna col seguente periodo: "Vi ritorno la lettera di Belli avendone ricopiata la romanza.
Vi prego dirgli da mia parte che gli auguro il buon capo di anno e tutto il seguito felicissimo, che io stò contentissima in Monastero, e che gli scriverei volentieri ma non posso perché stò in convento.
Appena uscita però la prima lettera che scriverò sarà per lui".
Di lei non posso aggiungervi altro che ora studia la musica con più profitto di prima e dà lusinghe di una buona riuscita.
Quanto desidero che la udiate sonare! ma voi differite sempre la vostra venuta fra noi, ed io ormai comincio a strapazzarvi perciò.
La vostra romanza è bella e moralissima: mi sembra però che possa fare poco effetto la musica su quelle parole a riguardo della espressione che esse parole non eccitano gran cosa.
Ritengo che Ciro riuscirà nell'accompagno, ed allora voi potrete essere divertito da questi giovanetti e passare una vecchiaia felice.
- Monsignor Teloni? vi saluta mille volte, e vi è grato della memoria che conservate di lui, assicurandovi di compensarvela con alt[rettanta?] [strappo] stima e reminiscenza.
La sua sorella fin dal gennajo [dell'anno?] scorso uscì di vita.
Ditemi: in una composizione lapidaria si può usare la frase uscì di vita? Sappiate che qui vi è stata una diatriba fra D.
Luigi Nunzi, ed un frate, il quale in morte di Cristina Tomassini Laurenti ha usata questa espressione in una lapide, e Nunzi l'ha criticata sostenendo che doveva dire riposa in pace.
Si dice qui che in morte della Borghesi vi è stata costì una bellissima composizione di un certo Cantù.
Se ciò è vero vi prego procurarmene una copia.
Dopo il discorso de' morti passiamo a quello della mia salute.
Stò bene, ma ciò non toglie che io debba morire a 44 anni.
Ci vuole pazienza, amico caro, quando accadono cose irrimediabili.
Zia Matilde stà male assai, e perciò mia sorella in gran pena.
Mi fa gran piacere sentir voi migliorato, e mi auguro sovente una tale notizia.
- Vi ringrazio a nome di tutti de' vostri [...] auguri nella ricorrenza natalizia, ed io auguro a voi buon [strappo] un seguito innumerevole.
- Mi manca la carta.
Addio.
* * *
All'Onorevole
Signor Giuseppe Gioachino Belli
via monte della Farina
N.
18 Roma
Morrovalle 14 [o 24] luglio 1842
Mio caro Amico
Avete ben ragione di rivolgere contro di me le molestie per il piccolo sarcasmo che io vi facevo per aver chiamata buona, ottima, eccellente mia sorella, poiché io stessa la ho tenuta presso a poco tale fino alla sera del giorno 22 del prossimo passato giugno.
È vero che spesso ho dovuto asseverare [?] in lei un fondo di malignità e di menzogna che mi disgustava, e molte volte mi ha costato dei penosi sacrifici per risparmiarle delle figure ben brutte ma attribuivo questi difetti all'abitudine contratta dall'aver dovuto passare la vita nella necessità di fingere, e ritenevo per fermo che soltanto in piccolo così si esercitasse il suo genio.
Chi mai l'avrebbe creduta capace di una manovra così infernale condotta a fine con una dissimulazione inarrivabile! Se voi foste stato presente a tutti i suoi discorsi, alle sue proteste di affetto, alle sue promesse, ai suoi progetti futuri, vista poi la sua condotta presente, vi sembrerebbe di sognare.
Ora non so dirvi dove si trova, perché questa figlia amorosa non si è data il più minimo [sic] pensiero delle smanie della povera sua madre e della desolazione di tutta la sua famiglia, e dopo la sua partenza non ci ha diretta neppure una riga.
Ci si è detto che ha scritto a Loreto da Firenze e dice che voleva vedere Milano, andare poi a Genova ed imbarcarsi nel vapore per Marsiglia; ma credete che facciano proprio questa strada? Io ne dubito appunto perché lo dice.
Intanto si sa che essa si è portata oltre scudi 700 in danaro, scudi 5.000 in cambiali in faccia sua, pagabili a Parigi: dunque ella pensa di arrivare fin là! Eppoi è un pezzo che Amadei dice che voleva fare un viaggio fino a Parigi ed a Londra; ed ella che gli paga questo piccolo piacere, non è credibile che voglia perderne la deliziosa compagnia, per la quale ha mortificato beni ed onore.
Sapremo una volta cosa ne fu di loro.
Intanto è giunto un'ordine [sic] di Segreteria di stato al Commissario di Loreto M[onsigno]r Angelini, dove gli ordina di non rilasciare mai più permessi per l'estero agli impiegati di S[ant]a Casa senza previo consenso della congregazione Loretana, e che intanto si richiami il maestro Amadei con ordine che se per i 20 del ventuno agosto egli non è al suo posto s'intende decaduto dall'impiego.
Ad Ignazîna però resta ancora una rendita vitalizia di circa 1.000 piastre l'anno, e non mi farebbe meraviglia che trattenesse con sé Amadei facendogli lasciare l'impiego tanto più che egli è veramente bravo nella musica, per cui può far danaro dovunque.
Vedremo anche questa.
Già ella ha fatto a costui dei doni di migliaia in brillanti, biancherie di ogni sorta, mobili, porcellane, orologi da tasca e da tavolino, ed un superbo piano-forte di Grasse preso da poco, che le costa scudi 350.
Non vi parlo di anelli, spille e catene di oro, perché ha fatto prova di coprircelo.
Ultimamente gli aveva dato una catena da collo ove sono scudi 70 di oro; ed un ferrajolo di scudi 30.
Questo io lo sapeva; e mi era avveduta della sua passione, ma non credeva che la spingesse fino a perdere la buona fama.
La nostra presente situazione è così brutta che a fronte delle vostre brighe mi abbisogna una piacere da voi.
Mamà vuole avanzare al Sovrano supplica per riavere con sé la figlia, e viste le sue follie ne vuol chiedere la tutela rapporto agli affari, e tentare anche di annullare la donazione fatta alle monache ove la madre non è affatto nominata, o rivendicare almeno i doni fatti ad Amadei, che, essendo oggetti di valore forte, una ragazza non poteva donare.
Oltre di ciò vorrebbe reclamare contro Amadei come seduttore e contro il vescovo Bernetti, suo direttore di coscienza, che fu complice alla sua fuga.
Dal modo col quale vi espongo i diversi punti di questo reclamo voi conoscete bene che io non sono al caso di stenderlo.
Vi prego dunque, caro Belli, di stendere voi una supplica energica e commovente, come voi sapete scrivere.
Io già non saprei come farla, eppoi la mia testa dopo questa disgrazia è affatto svanita: gli altri di casa stanno peggio di me.
Favoritemi dunque voi, mio caro Belli, ed unirò questa a tante altre mie obbligazioni.
- Scusate se non vi parlo di altro, ma proprio non ho mente.
Non dimentico però il vostro Ciro, che saluto di cuore.
Tutti i miei e specialmente Matilde vi dicono tante cose amichevoli.
Addio, caro Belli, addio.
Investitevi della nostra situazione e credetemi costantemente
La vostra C.
Caro Belli, osservate quanti disgusti ci ha dati Ignazîna! io però non voglio replicare quello che diffusamente vi ha narrato Cencia, ma vi accerto che mi ha punto al vivo.
Fatemi il piacere di ricordare al mio amico Giulio Fornari impiegato credo, nel vostro med[esim]o dicastero la nota che gli mandai delle piantagioni dei mori e gelsi ed olivi, e di pregarlo di farmi avere il più presto possibile i mandati per riscuoterne il premio.
State bene, e credetemi il vostro P.P.
* * *
All'Onorevole
Sig.r Giuseppe Gioacchino [sic] Belli
Via Monte della Farina
n.
18 Secondo piano Roma
[Di mano del Belli: Riscontrata il 15 d.e]
Morrovalle 10 ottobre 1847
Amico mio Cari[ssi]mo
È un secolo che manco di vostre notizie e di riscontro ad una mia che vi diressi nei primi giorni del passato giugno.
Mi preme sapere lo stato di vostra salute, e vi replico la presente per eccitarvi a notificarmelo.
Tempo addietro mi disse Rita aver ricevuto qualche rimprovero per parte vostra per avermi parlato della vostra relazione con la Sig.ra Ricci.
Assicuratevi che essa mi narrò questa corrispondenza in modo favorevolissimo per ambedue ed io conoscendo voi non potevo interpretarla diversamente.
Mi ha fatto però meraviglia che voi abbiate dato tanta importanza a questa bagattella, che volendola anche giudicare alla peggio potevasi immaginare uno scherzo e nulla più.
In ogni circostanza io vi ho mostrato la stima che ho per voi, ed il tempo non ha fatto che accrescere in me questo sentimento.
Come dunque potreste credermi capace di giudicarvi sinistramente con tanta leggerezza?
I pochi individui componenti la mia famiglia stanno bene e vi salutano.
Dubito che questa lettera possa trovarvi a Roma perché rifletto adesso essere il tempo della villeggiatura.
In ogni modo vi sarà chi avrà l'incarico di spedirla dove siete.
Bramo anche notizie di Ciro che saluto cordialmente.
Divertitevi alla vostra maniera, se la salute vi permette di girare, e rammentate qualche volta i vostri amici di Morrovalle, e specialmente
L'aff[ezionatissi]ma vostra
C.
[sotto cancellatura]
* * *
All'Onorevole
Sig.r Giuseppe Gioachino Belli
Via Monte della Farina
N.
18 Secondo piano Roma
[Di mano del Belli: Riscontrata il 1° febbr.
1848]
Morrovalle 29 dicembre 1847
A.[mico] C.[arissimo]
Fin dalla metà dello scorso ottobre io manco di vostre notizie, ed ora credo giunto il tempo opportuno per procurarmele.
Aggradite dunque i miei buoni auguri per il principio del nuovo anno, per tutto il corso di esso, e per gli altri seguenti.
Se le mie brame sono appagate voi potrete chiamarvi contento e felice.
Nell'implorare il vostro bene resta compreso anche quello di Ciro, che è inseparabile dal vostro per la vostra felicità.
Spero che egli sia presso di voi pieno di salute e soddisfatto del suo ultimo viaggio: non ommettete [sic] di salutarmelo di cuore.
La lettera che dite avermi diretta a Filottrano il 29 dello scorso luglio non mi è giunta affatto.
Io tornai a Morro il 23 di quel mese ed in mia assenza sarà stata respinta alla direzione postale di Macerata.
Insomma io non ne so nulla.
La mia mamà e Pirro stanno bene e vi salutano.
Matildina fa altrettanto: ora essa è vessata da un pretendente sposatore, il quale attende già da un mese la sua decisione, che io dubito sarà una esclusiva, come è avvenuto a qualche altro.
Dopo la morte di Nannino Solari che scompigliò la sua unione col nipote, essa mi sembra disgustata affatto del matrimonio, che per verità non mostrava di amar molto neppure prima, ma vi aderiva dietro le mie vive istanze.
Ora poi la lascio decidere da se [sic] perché non voglio violentarla.
- Datemi notizie della vostra salute, e di quella delle Chichi, se potete procurarvele; guardatevi dal freddo e credetemi costantemente
L'amica V[ostr]a aff[ezionatissi]ma
Cencia
[sotto cancellatura]
D[opo] S.
- È giunto adesso il pretendente di Matilde, la quale nel sentir fermare il legno al portone si è ritirata in camera sua e mi è convenuto farla chiamare per averla.
Che cosa vuol dire si [sic] poca premura?
* * *
All'Onorevole
S.r Giuseppe Gioachino Belli
via monte della farina
N.
18 Secondo piano Roma
[Di mano del Belli: Giunta il 30.
Riscontrata il 5 febbraio per Filottrano]
Morrovalle 25 agosto 1848
Amico Car[issi]mo
Voglio godermi la festa del nostro protettore con lo scrivere a voi ben persuasa che se io stessa non mi procuro vostre notizie, voi non vi prendereste mai il pensiero di darmele.
Riscontrando la ultima vostra del 1° del passato aprile incomincio dal ringraziarvi dei buoni augurj che mi fate e specialmente quello che riguarda la felicità di mia figlia: certo che questo è il primo e il più interessante de' miei pensieri.
Essa stà bene e vi saluta mille volte.
Il suo fidanzato dopo essere stato in Lombardia in tutti i fatti d'armi che vi sono accaduti col grado di tenente nel battaglione dei volontarj anconetani, compreso nella capitolazione di Vicenza, ne è uscito illeso, ed ora pensa a regolare i suoi affari per divenire sposo, lo che accaderà nell'anno venturo se impreviste circostanze non facciano pensare altramente.
Potrebbe accadere anche prima se Matilde acconsentisse alle di lui preghiere, ma essa mi dice che vuole aver tempo di esaminar bene il di lui carattere; ed io, che bramo vederla sempre contenta, lascio che si regoli a suo giudizio.
Ella è contenta di vedersi spesso attorno il suo pretendente ma per ora non desidera più di così.
Parmi però che si disponga ad acconsentire che si effettui la sua unione entro il ventuno aprile.
Pensate allora di andarla a trovare a Sirolo o a Filottrano perché vuole rivedervi assolutamente.
Se potete darmi notizie delle Chichi le gradirò sommamente.
Mia madre stà bene a sufficienza, considerata la sua età: essa vi saluta e così fa Pirro.
Lunedì prossimo partiamo per la villeggiatura di Filottrano, dove ci tratterremo un mese e forse più.
Pirro ha messo qua un provvisionale al suo posto per tenere a noi compagnia: così vi staremo più volentieri.
Se poi veniste voi a trovarci staressimo benissimo, ma ora pare che vi siate inchiodato sulla vostra poltrona.
Addio.
State bene e rammentate
L'amica
[non si legge per strappo della carta]
* * *
All'Onorevole
S.r Giuseppe Gioachino Belli.
Via monte della farina
n.
18 Secondo piano Roma
Morrovalle 20 dicembre 1849
Amico mio Car[issim]o
Buone feste, e felicissimo capo di anno con tutto il seguito.
Troverete il complimento un poco scarso di parole, ma concedendo a ciascuna il suo significato parmi che vi sia quanto basti, per appagare il vostro cuore, ed il mio.
Il piccolo quadro che mi faceste nel passato agosto delle disgrazie che afflissero Roma è una prova che si può dir molto in poche parole, e voi siete ben forte in questo merito.
Noi tutti fummo ben contenti di sentire che voi personalmente non soggiaceste ad alcuno degli orrori commessi.
Speriamo che non si rinnovino più siffatte scene di distruzione, ma purtroppo ora ci conviene sopportare le conseguenze di tante rovine.
Voi, che non v'induceste a partire da Roma in quei momenti di esterminio, non ve ne allontanerete più mai, onde noi non ci rivedremo mai più.
La mia mamà, Pirro, e Matildina vi salutano di cuore, e stanno bene.
Gradirei assai che mi ricordaste alle Sig.re Chichi e le daste [sic] i miei saluti, purché a voi non sia di grave incomodo l'andare a trovarle.
In questo caso vi prego informarvi del loro stato presente, e di ciò che le [sic] avvenne nel tempo passato.
Se così a voi piaccque [sic] faceste benissimo di presentare il mio ultimo foglio al vostro Ciro affinché vi leggesse i miei saluti; quel tal foglio che voi paragonavate alla manna del deserto per il periodo che lo riguardava.
Io sono affatto indifferente al gusto che egli vi avrà trovato mentre io non vedo in lui che il vostro figlio, e perciò in qualunque modo vi regoliate con lui sul mio conto mi stà sempre bene.
Attendo notizie della vostra salute che mi sta sempre a cuore come quella del mio più caro amico.
Conosceste voi qui il nostro segretario comunale Beneattenti che succedette a Rutilj ? Egli è morto nei [sic] scorsi giorni nella età di 51 anni.
Ora disimpegna l'ufficio di segretario provvisorio Peppe Meconi, che vi saluta.
Addio, addio.
Guardatevi dal freddo, e rammentate che io sono sempre ugualmente
L'amica [strappo del foglio]
Ce[ncia]
* * *
All'Onorevole
Sig.r Giuseppe Gioachino Belli
via Monte della Farina
N.
18 Secondo piano Roma
[Di mano del Belli: Giunta il 19 marzo.
Riscontrata il 21]
Morrovalle 15 febbraio [ma marzo] 1850
Amico Car[issi]mo
Vi feci i soliti auguri di felicità nella ricorrenza del natale del santo bambino, ma non mi giunse alcuna vostra riposta; ora ve li rinnovo per la prossima festa del vostro onomastico S.
Giuseppe sperando che il padre sarà più fortunato del figlio.
Mio unico scopo è l'avere notizie della vostra salute: informatemene, e sono contenta.
I miei di casa stanno bene e vi salutano, ed io sono sempre
[Sotto la cancellatura] L'amica vostra affezionatissima
Cencia
* * *
Onorevole
Sig.r Giuseppe Gioachino Belli
via de' Cesarini N.
77 Roma
Ibi-ubi
[Di mano del Belli: Riscontrata il 30]
Di Morrovalle 25 settembre 1850
A.[mico] C.[arissimo]
Ritengo che gradirete sapere essere la mia Matildina fidanzata al S.r Alderico figlio primogenito del Cav.
Vincenzo Vitali Brancadoro di Petritoli ora domiciliato a Montappone, dove ha una casa molto bene montata.
Questa famiglia è assai comoda presentando una cifra di capitale fruttifero eccedente i [sic] scudi 25 mila senza la più minima [sic] passività; di questi se ne assicurano quindici mila allo sposo per il caso di non poter convivere uniti.
Essa famiglia è composta di un padre vedovo e due figli maschj, avendo maritata la sola femina al M[arche]se Andrea Guerrieri di Fermo.
Il secondogenito per suoi particolari motivi è determinato di non prender moglie, e perciò rinunzia porzione de' suoi diritti a favore del fratello, il quale è un giovane di 29 anni, bene educato, di buon carattere, ed istruito quanto basta per far buona figura in società.
Tanto il padre che i figli sono inoltre persone molto oneste, sensate, e di ottima condotta.
Montappone è per verità un gran meschino luogo di dimora, ma vi è nei capitoli la condizione di vivere nei mesi d'inverno in una città, eppoi conviene tollerare qualche cosa in vista degli altri vantaggi che ci sono, specialmente il tenere carrozza, quattro persone di servizio cioè cuoco, cocchiere, cameriera e seconda donna ecc.
ecc.
Vi è anche il vantaggio di avere un capitale in gioje, porzione delle quali sono già in mie mani consistente in una bustina con entro dei brillanti assai belli stimati scudi 950, ed un braccialetto donato a Matilde con molte altre galanterie di valore.
Insomma noi siamo ben contenti di questo parentato, che mi sembra convenientissimo per mia figlia, per cui ho insistito io stessa con le mie persuasioni affinché essa lo accettasse, cosa che ha fatto molto volentieri.
Le nozze seguiranno nel prossimo novembre.
Credo che voi ne prenderete parte per l'amicizia che sempre mi avete dimostrata.
Pirro è a Montappone per esaminare se le disposizioni domestiche sono di nostro genio, e cambiarle se occorre.
Matilde vi saluta, e spera che voi scriverete qualche cosa per lei.
Mamà stà [sic] bene e anch'essa vi saluta.
Datemi nuove di vostra salute, e delle Chichi, che bramo vivamente, e rammentate che io sono sempre
V[ostr]a amica di c[uore] Ce[ncia]
D.S.
- Mi nasce dubbio che riceviate puntualmente questo foglio perché potete aver cambiato abitazione; se lo ricevete riscontratemi subito, altrimenti mi persuaderei che il foglio non sia giunto fino a voi.
Addio.
...
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