STORIA DI UNA CAPINERA, di Giovanni Verga - pagina 15
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e sono andata là tutte le sere, con quel pericolo, quella febbre, quel delirio...
l'ho visto!...
Ah! se il dolore uccidesse!!...
10 Settembre
Dio! fatemi morire! Dio! fatemi morire! Dio! fatemi morire!
13 Settembre
Oh! pietà! pietà! Non reggo più!
18 Settembre
Marianna, son malata; ho la febbre nel cervello; la testa mi arde, odo dalla mia celletta gli urli di quella povera suor Agata...
mi pare che vorrei urlare anch'io come lei, e come lei strappare colle unghie l'intonaco dalle pareti...
Perché m'hanno chiusa qui? che ho fatto? perché quelle grate, questi veli, quei chiavistelli? perché quelle preci lugubri, quelle lampade fioche, quei visi pallidi, spaventevoli, quel buio, quel silenzio? che ho fatto? Dio mio! che ho fatto?
Voglio andarmene! voglio uscire di qui! non voglio più starci! voglio fuggire...
Aiutami! aiutami, Marianna! Ho paura; sona rabbiosa; voglio la luce; voglio correre!
Marianna! perché mi abbandoni anche tu?...
Di' a mio padre che venga a togliermi da questo sepolcro; digli che muoio, che muoio assassinata; digli che mi spaccherò la testa contro queste pareti...
digli che sarò buona, che amerò tutti, che sarò la serva di casa, che mi contenterò del canile...
ma fuori di qui...
Digli che non gli ho fatto nulla...
perché è così spietato anche lui? nessuno avrà pietà di me? nessuno mi aiuterà? nessuno di quelli che passano per la via colla gioia di una felicità in cuore penserà che rinchiusa qui dentro possa esservi un'infelice che muore disperata?...
Grida! urla con me! chiama al soccorso! di' a tutti quelli che ti possono udire che son chiusa qui per forza; che non ho fatto nulla; che sono innocente...
che c'è l'odore dei sepolti, che si odono le strida della pazza!...
18 Settembre
La pazza! la pazza! anche lei vuol fuggire, poverina! la tengono chiusa...
col cancello di ferro...
non può dormire...
non può morire...
corre da mane a sera per quel piccolo spazio che le è concesso, rabbiosa, ululante...
poverina! poverina!...
è spaventevole!...
Se mi chiudessero con suor Agata?...
Che ribrezzo! che orrore!...
se divenissi matta?!...
Oh! Marianna! vorrei precipitarmi a capo in giù dalla più alta finestra...
ma tutte son chiuse dall'inferriata...
Ah! che tortura! che supplizio! neppure la morte, neppure il suicidio, neppure l'inferno! che ho fatto? che ho fatto mai? sono innocente, te lo giuro!
Senti! non l'amerò più; me lo strapperò dal petto...
cullerò i suoi bambini...
fuggirò lontana...
facciano di me quello che vogliono...
tutto, tutto...
purché mi tolgano da questo luogo.
Di' loro che io non sapevo quello che volessero da me quando io mi feci monaca, che non sapevo che dovessi star sempre prigioniera...
che ero matta...
che qui mi dannerò l'anima...
che mi resta poco da vivere...
pochissimo...
Perché dunque non mi lasciano morire in pace?...
24 Settembre
Ieri venne il medico per me: perché lo chiamarono? Mi guardava, mi guardava in un modo singolare...
mi tastò il polso...
io sto bene; io non mi sento nulla...
mi fece mille domande che non capii...
che vuol dire questo? che cosa vogliono da me? mi guardavano a vista; mi tengono in disparte...
che cosa è accaduto?...
vogliono farmi paura?...
Io dissi al medico che voglio uscire da questo luogo promisi di esser buona, di lavorare, di fare tutto quello che si vuole da me, purché mi facciano uscire.
Quel buon vecchio sorrideva e mi prometteva tutto quello che gli domandavo con una facilità che mi sgomenta...
Che vuol dire? che vuol dire, Marianna?...
Son sola; guardo me stessa; mi par di sognare...
non so che cosa sia accaduto...
ma dev'essere qualche cosa di spaventevole...
di orribile!...
Sarà perché ho paura degli urli di suor Agata che arrivano fin qui, giacché la poveretta è in uno dei suoi accessi.
Oggi ho passato tutto il giorno a guardare la porta per la quale sono entrata...
quella porta tutta nera con grossi chiavistelli, che si apre soltanto per far entrare delle vittime e che non si ripassa mai più...
Ed io sono entrata per quella porta!...
Ero libera, al di fuori, ed ho passato coi miei piedi quella soglia! Nessuno m'ha trascinata, nessuno m'ha spinta!...
Com'è stato, Dio mio? Ero matta? Sarà stato in sogno? Al di là di quella porta che cosa ci sarà mai?...
Che cosa si deve provare nell'anima oltrepassandola? Come deve risplendere il cielo di luce! Al di là c'è Nino! non è vero?
Non vollero che io rimanessi a guardarla più a lungo.
E perché? Anche questo è male? Mi tolsero di là...
Io faccio tutto quello che vogliono...
Son docile...
ho paura...
ho paura che mi rinchiudano con la matta...
Senza data
Nino! Nino! ov'è Nino?...
voglio vederlo!...
perché non me lo fanno vedere?...
voglio veder lui solo! non vedrò mio padre, non vedrò mio fratello...
non vedrò mia sorella...
Mia sorella!...
lei!...
che me l'ha rubato!...
perché me l'ha rubato?...
non sapeva ch'egli era mio?...
perché non posso vederlo?...
digli che venga...
digli che venga a liberarmi!...
andremo assieme a Monte Ilice...
andremo a nasconderci nel castagneto...
soli...
come le belve...
digli che venga! che venga armato del suo fucile...
così farà paura alle mie carceriere...
son donne...
si lasceranno intimorire...
egli le ucciderà se occorre...
mi salverà...
mi troverà qui, nella mia cella...
io gli salterò al collo...
Ah! ah!...
la monaca!...
Si! ebbene, la monaca fuggirà!...
fuggirà con lui...
col marito di sua sorella...
glielo ruberà...
Andranno lontano...
Cammina...
cammina!...
Andranno nei monti; andranno nei boschi...
saranno assieme; non avranno paura...
non udranno le grida di suor Agata...
ci saranno le stelle, pioverà, si udrà l'uragano, egli picchierà sui vetri...
ella tossirà...
egli dirà Maria...
Maria!...
Chi è Maria? Mi pare di averla conosciuta...
Maria...
è morta...
è fuggita...
dov'è? Ah! la mia povera testa...
Senti, Marianna!...
ora è notte...
vedi...
tutti dormono...
nessuno mi vedrà...
Io scenderò pian pianino...
attraverso il giardino...
c'è buio...
la sabbia del viale non farà rumore perché avrà compassione di me...
andrò alla porta...
quella cattiva porta dirà no! io piangerò, supplicherò, m'inginocchierò...
io le dirò che Nino mi aspetta, che bisogna ch'io vada a trovarlo...
allora la porta avrà pietà di me...
perché non è monaca...
e mi farà passare pel buco della serratura...
io mi troverò di là...
dove c'è il sole, l'aria, le vie, la gente, lui!...
dove si può gridare, correre, piangere, abbracciare le persone che si amano...
fuggirò, fuggirò...
perché se mi vede suor Agata mi afferra...
e andrò a bussare alla sua porta...
e gli dirò: eccomi! eccomi!...
ed egli mi stenderà le braccia...
No! questa è male! questo è peccato!...
Dirò a Giuditta: io sono la tua sorella...
la tua povera sorella che ha tanto sofferto...
ti volevano uccidere la tua povera sorella; volevano sotterrarla viva...
volevano chiuderla con suor Agata...
lasciami qui, ti farò da serva, non l'amerò più...
lo guarderò soltanto, dal buco della chiave, allorché tu sarai addormentata e non avrai bisogno di guardarlo.
Oh! Dio! come sono felice, Marianna! come sono felice, Dio mio! Dio mio! Grazie! Grazie!
Senza data
Aiuto! aiuto, Marianna! aiuto, padre mio! Nino! Nino! uccidili! uccidili! Gigi! Giuditta! aiuto! mi afferrano, mi strascinano pei capelli!...
aiuto! mi percuotono...
Ahi! ahi! i miei capelli...
le mie braccia!...
son tutte livide! c'è del sangue! mi dicono pazza!...
pazza!...
Ah! suor Agata! suor Agata!...
Che vogliono? che vogliono costoro? Perché mi afferrano? io sono innocente...
non ho fatto alcun male...
volevo andarmene, volevo fuggire...
sono i morti...
sono i demoni...
ho paura! Dio mi ha abbandonata!...
non mi abbandonare anche tu!...
Nino! Nino! tu sei coraggioso, aiutami!...
Ahimè! non ho più forza...
mi strascinano!...
mi strascinano!...
dove? dove?...
Dio mio!...
Ah! ah! la cella dei matti! la cella di suor Agata!...
Ah! no! no! per pietà, non son matta! ho paura! ho paura! non lo farò più...
Eccomi...
rimarrò qui; sarò buona; pregherò...
Che volete? che volete?...
Chiamate mio padre, chiamate Marianna...
vi diranno che non son matta! Ah! Nino!...
Nino!...
perché non senti...
Nino?...
Che urli! che strida! quali lagrime! quanta schiuma sulla bocca! quanto sangue!...
Nino! aiuto! Ecco! ecco! aiuto!!...
morderò! morderò! son belva! son belva!...
Ah! ah!...
No! no! Grazia! No!...
Lì no!...
Nino!...
Stimatissima signora Marianna
Quella povera suor Maria, che Dio abbia in pace l'anima sua! mi aveva incaricato di far pervenire nelle sue riverite mani il piccolo crocifisso d'argento ed i fogli manoscritti che le mando per mezzo del nostro portinaio.
Prima di prendere una risoluzione in un caso di coscienza così delicato, io ho esitato lungamente.
L'ultimo desiderio della defunta era bensì sacro per me; ma la nostra regola ci proibisce di disporre di che che sia, anche in caso di morte, senza l'autorizzazione della madre abbadessa.
Spero che lo Spirito Santo m'abbia fatto la grazia d'illuminarmi, ed ecco quello che mi è parso il miglior partito a maggior servizio di Dio e del prossimo.
Mi son giovata di un mezzo termine per ottenere codesto permesso, che sarebbe forse stato difficile ottenere in altro modo; ho rivelato alla madre superiore l'estremo desiderio di suor Maria e le ho mostrato il crocifisso di cui quella poveretta aveva disposto in punto di morte insieme a quei fogli manoscritti come se essi fossero di nessun valore e non servissero ad altro che ad involtarvi il piccol dono.
Io non so che cosa contengano quei fogli.
Dubito però che il permesso di farli pervenire a persone estranee non sarebbe stato concesso giammai se fossero stati letti.
Dall'altro canto, se mai fossero stati trovati in convento, temo che avrebbero potuto esser motivo di scandalo con molto pregiudizio della memoria dell'estinta e grave danno dell'anima sua.
La reverenda madre abbadessa, trattandosi di cose di piccol valore, ha facilmente accordato il permesso senza credersi obbligata a chiedere il consiglio del padre cappellano, ed io ho la soddisfazione di adempiere oggi il mio dovere senza incorrere in nessuna responsabilità.
Ella, stimatissima signora, riceverà il piccolo involto nello stesso stato in cui fu lasciato dalla buon'anima.
I fogli son nove: quattro in carta cerulea, due in foglietti da lettere, e gli altri tre scritti sulle sopraccarte d'altre lettere; tutti diligentemente numerati; l'involto è legato con un cordoncino nero e contiene:
1.
Un piccolo crocifisso d'argento.
2.
Una ciocca di capelli.
3.
Alcune foglie di rosa.
Se la mia povera amica, nei suoi ultimi momenti, non avesse mostrato tanto attaccamento per quelle due o tre foglie secche io non mi sarei presa la libertà di mandarle anche queste, temendo che potesse sembrarle uno scherzo impertinente da parte mia.
Ma la moribonda voleva baciarle quando i dolori che l'hanno consunta si facevano più atroci, ed è spirata con quelle foglie morte fra le labbra.
Che Dio le allevii le pene del purgatorio per quello che sofferse quaggiù, la povera martire.
È morta come una santa.
Beata lei!
Nel giorno fatale in cui per errore fu creduta pazza, la sua salute rovinata ricevette l'ultimo colpo.
Gesù Maria! che giorno fu quello! Quanto soffrì la poveretta! Era così gracile, così debole! si reggeva appena, e quattro converse non bastavano a strascinarla alla cella destinata alle mentecatte! Mi sembra ancora di avere nelle orecchie quegli urli disperati che non avevano più nulla di umano, e di vedere quel suo riso delirante di terrore e inondato di lagrime che spezzavano il cuore...
Quando aprirono il cancello era svenuta.
La lasciarono là, sul nudo suolo...
Che Dio mi perdoni! credo che suor Agata, la povera matta, sia stata la sola ad aver pietà di quella sventurata, perché non osò farle alcun male; la guardava con quei suoi occhi istupiditi, e si accosciava sul suolo accanto a lei, la toccava e la scuoteva come se avesse voluto rianimarla.
Quando venne il medico, la trovò ancora in quello stato; allora ordinò che fosse trasportata all'infermeria, e siccome la reverenda madre superiora, nell'interesse della comunità, temeva qualche nuovo accesso, egli ci rassicurò dicendoci che sarebbe stato per poco.
Infatti non durò molto...
La povera malata rinvenne quando fu nell'infermeria.
Non potrebbesi immaginare come spezzava il cuore con quel solo sguardo spaventato che fissava su di noi...
poiché non poteva più muoversi, la poverina! le sue forze erano esaurite.
Durò così tre giorni: tre giorni d'agonia.
non si mosse, né parlò più.
Rimase come l'avevano distesa sul letto, cogli occhi spalancati, tremando sempre, e un rantolo affannoso nella gola.
Soltanto all'alba del terzo giorno mi fece capire cogli occhi che voleva le volgessi il capo verso la finestra, e quando vide il cielo, gli occhi le si riempirono di lagrime.
Povera suor Maria! Non era più che un cadavere.
Gli occhi soli erano ancor vivi, erano i suoi begli occhi! Ella mi diceva tante cose guardandomi, e il dolore lacerava gli ultimi avanzi della sua misera vita.
Quando le sollevai il capo mi guardò in un certo modo che mi strappò le lagrime.
Volle alzare il braccio per gettarmelo al collo, ma non ebbe la forza e sospirò: allora io le presi la mano ed ella me la strinse, me la strinse come se mi parlasse.
Verso le dieci le recarono il S.
Viatico.
Si comunicò con una serenità, una fede tale che pareva che tutti i santi e gli angeli del paradiso facessero corona attorno al suo letto.
Beata lei! Tutto il giorno poi rimase così, mentre le si recitavano le litanie.
Quando il sole tramontò parve che provasse un nuovo affanno; le sue lagrime scorrevano così abbondanti che una delle converse si mosse a pietà e le asciugò il viso, ché la poveretta l'aveva tutto bagnato e non ci vedeva più.
Poi agitò le labbra come se chiamasse; io mi chinai su di lei; fece uno sforzo per accostare il suo viso al mio, e mi sussurrò all'orecchio quel suo ultimo desiderio con uno stento affannoso che spezzava il cuore...
Il rantolo la soffocava.
Indovinai più che non mi dicesse.
Corsi a prendere l'involto che mi avea designato, e allorché me lo vide fra le mani sorrise come sorridono gli angeli del paradiso...
Quando il rantolo non la soffocava, diceva sempre: «Per lui! per lui!".
Sarà stato delirio.
Poi volse il capo dall'altra parte e sospirò lievemente...
Parve che s'addormentasse...
e si addormentò per sempre.
Povera suor Maria!
Però ella adesso è fra i beati e prega il Signore per noi miseri peccatori che abbiamo la debolezza di piangere la sua morte.
Devo ancora aggiungere, a lode della madre abbadessa e di tutta la comunità, e a conforto di tutti coloro che l'amarono in vita, che le sue esequie furono commoventissime.
Più di trenta messe furono celebrate a tutti gli altari della chiesa e al De-profundis ardevano più di cento candele.
Mi raccomandi al Signore nelle sue orazioni, e mi creda con stima:
Sua devotissima serva
Suor Filomena
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