ROSE CADUCHE, di Giovanni Verga - pagina 3
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(prendendo per mano il Falconi che stava per offrire il braccio a Lucrezia).
Il cavaliere gliene farà gli onori.
FALCONI (piano e dispettoso).
Ah! È così che intendete la libertà!
CONTESSA (piano e sorridendo).
È così che voi intendete la devozione?
FALCONI (c.s.).
Ma questa è schiavitù del Kentucky!
CONTESSA (c.s.) Dove starebbe il vostro merito altrimenti?
FALCONI (alla Merelli, offrendo il braccio con mala grazia).
Signora!...
SIG.RA MERELLI (prendendo dell'istessa guisa).
Grazie!...
Ma, commendatore!...
Mi sembra che anche voi desideravate vederla questa benedetta uccelliera!...
(sottovoce e con stizza) A meno che non preferiate farvi indicare la sala da pranzo dalle belle cameriere!...
GAUDENTI (seguendola tutto confuso).
È vero...
è verissimo...
Faccio le mie scuse...
Credevo che fosse ora...
Ho avuto torto.
(via).
SCENA VII
La contessa, Lucrezia, Paolo ed Alberto.
CONTESSA Lucrezia, che cosa c'è di bello in quel giornale?
LUCREZIA La musica di una graziosissima ballata tedesca.
CONTESSA Se vuoi provarla di là c'è il pianoforte.
Il signor Giliotti, (presentandolo), è un distinto pianista, a quel che me ne dissero, e l'aiuterà (Lucrezia ed Alberto si salutano).
Anzi, a proposito di musica, ne ho della nuovissima che Ricordi mi mandò l'altro giorno: Don Carlos e Dinorah.
(suona il campanello e a Tonio che esce dal padiglione) Dite a Carolina che rechi sul pianoforte la musica che mi giunse ieri l'altro.
Poscia andate ad aspettare la signorina Landi al cancello.
Tarderà poco a venire.
(Tonio rientra nella pagoda, poscia attraversa la scena e va via dal viale a sinistra).
LUCREZIA (ad Alberto).
È la mia parte di libertà che mi vien data, signore, forse a spese della sua.
CONTESSA Procuro di farvi sembrare meno lunghe le ore che vi condanno a passare in casa mia.
ALBERTO (dando il braccio a Lucrezia).
Davvero che sono un condannato invidiabile! (entrano nella pagoda).
SCENA VIII
La contessa e Paolo.
CONTESSA (sfogliando un libro).
Ah!.
siete ancora qui, signore?
PAOLO Vi rincresce?
CONTESSA No...
(ironica) Ma davvero che per un promesso sposo voi siete originale!
PAOLO Contessa...
CONTESSA (sempre con sfumatura d'aria ironica).
Vi confesso che se il mio fidanzato mi trattasse colla vostra indifferenza io non vorrei saperne mai più!...
Ho dovuto pregare quel signore di accompagnare la Lucrezia!...
PAOLO Codesti frizzi mi dicono che la Signora Merelli ha chiacchierato.
CONTESSA (c.s.).
In famiglia però...
qui, fra di noi...
PAOLO Tanto meglio.
Ciò mi risparmia molti imbarazzi per intavolare un colloquio decisivo...
forse ultimo...
CONTESSA (c.s.).
Mio Dio, signore! Il nostro prende una certa aria di solennità che quasi mi fa paura!
PAOLO Contessa, vi prego di ascoltarmi seriamente...
per la prima volta almeno!
CONTESSA (c.s.).
Ma io ascolto, signore.
PAOLO Sì, e vero...
Ho molto sofferto...
Ho pensato che bisognava far qualche cosa per strapparmi da quell'inferno!...
CONTESSA (c.s.).
Prendendo moglie?
PAOLO Sì...
CONTESSA (c.s.).
Tanto meglio!
PAOLO Ah!...
signora!...
CONTESSA Tanto peggio allora! Che volete che io vi dica?
PAOLO Ditemi pazzo...
ditemi vile, che vi ho amato sino a non vedere che non avete né cuore, né...
CONTESSA (dignitosa).
Non potete dire però che io non abbia della bontà...
molta bontà...
per ascoltarvi come faccio.
PAOLO Oh, perdonatemi, perdonatemi!...
È quel povero cuore che delira!
CONTESSA Parliamogli del vostro matrimonio!...
PAOLO Del mio matrimonio!...
In quel pasticcio che il commendatore Gaudenti ha manipolato d'accordo colla Merelli io non ci ho avuto altra parte che quella della collera, del dispetto e della gelosia!
CONTESSA (c.s.).
Ecco una felicità domestica che non ha basi molto ridenti!
PAOLO È vero!...
e spesso mi sono domandato se non è una viltà...
se non è una colpa...
quella di far vittima delle mie passioni una giovanetta...
che stimo, che è degna di essere stimata!...
perché quando diedi il mio assenso a cotesto matrimonio io non avevo testa...
avevo perduto la mia ragione...
avevo addosso tutte le febbri, tutte le furie...
Voi mi avevate spezzato il cuore, a me innamorato, cieco, pazzo di voi!...
Cercai del commendatore e dissi di sì!
CONTESSA (c.s.).
Faceste malissimo.
Avreste dovuto prendere un bagno e andare a letto.
PAOLO (con amaro sarcasmo).
Ohimè, contessa! non era soltanto una questione di nervi!
CONTESSA Mio Dio! non esageriamo.
Il cuore lasciamolo lì.
Gli fate cambiar di padrone con tanta disinvoltura!
PAOLO (c.s.).
Che volete, era stanco di essere accarezzato colle unghie!
CONTESSA No; no, mio caro, ché io vi stimo troppo, malgrado le vostre eccentricità...
e mi pare anche di avervelo provato.
PAOLO (c.s.) Alla vostra maniera...
strascinandomi fra la turba dei vostri adoratori!
CONTESSA Non potete dire di essere stato in cattiva compagnia.
PAOLO (c.s.).
Oh, tutt'altro!...
Il fiore della buona società!...
Ma io sono un zotico! Preferivo di esser solo!
CONTESSA Avete torto a lagnarvi se siete stato il preferito...
e vi rendo codesta giustizia che voi meritate la preferenza.
Tutt'altri al vostro posto me ne sarebbe stato gratissimo; voi me ne ringraziate con un'esagerazione d'egoismo...
Confessate che sarebbe stato molto più semplice mettermi alla gola il coltello del matrimonio...
PAOLO (c.s.).
Oh, contessa!...
Io non avrei osato!...
CONTESSA (con grazia ma ironica).
Non avreste avuto che un torto e un difetto: siete avvocato, e non appartenete al Jockey-Club...
A voi si può dirlo, ché siete un uomo di spirito...
Ma per un uomo di spirito non avete fatto troppo onore alla vostra riputazione.
Se il domani di una cattiva accoglienza tutti gli innamorati dovessero prender moglie!...
Voi vi ammogliate per dispetto, e prendete la peggiore delle risoluzioni.
Credetemi, il dispetto è cattivo consigliere.
PAOLO Sarà forse il solo caso che avrà consigliato il meglio.
CONTESSA (con ironica freddezza).
Ammogliatevi allora.
PAOLO Sì, ho la pazzia di credere ancora al cuore, e voglio farne l'esperimento.
CONTESSA (c.s.).
Badate però, che tali esperimenti sono pericolosi! Ma il matrimonio è un rimedio eroico; forse vi guarirà.
PAOLO Guarirò, contessa!
SCENA IX
Alberto e detti.
ALBERTO (sorridendo).
Sei dunque malato, Paolo?
PAOLO Malattia di cuore.
Passerà.
CONTESSA No, è alla testa: è l'amore ridotto ad emicrania.
Lo guarisca, signor Giliotti.
ALBERTO Malattia grave! Ci vuole altro medico!
CONTESSA Ne conosco qualcuno che non dubita punto della guarigione.
Dov'è la signorina Merelli?
ALBERTO L'ho lasciata alle prese con una difficoltà di Meyerbeer.
CONTESSA Vado a raccomandarle il mio infermo.
Ah! noi donne non disperiamo giammai! (via).
SCENA X
Alberto e Paolo.
PAOLO Ti dico ch'è malattia ridicola...
malattia indegna di un uomo che si rispetti...
malattia leggiera come quella donna che n'è la causa.
ALBERTO Ah! c'entra un poco quella donna?
PAOLO È una civetta e nulla più! Ti lusinga con tutti i mezzi, ti fa ardere il cuore ed i sensi...
e poi ti ride in faccia!
ALBERTO Bisogna ridere con lei.
PAOLO Lo faresti tu con l'Adele?
ALBERTO (vivamente).
Che!
PAOLO Anch'io amavo colei come tu ami la Landi!
ALBERTO Non è vero!
PAOLO Alberto!
ALBERTO Non è vero! Poiché non mi vorrai far credere che tu sii l'ultimo degli uomini!
PAOLO Alberto, perdio!
ALBERTO Oh, non andare in collera.
Quella donna ti ha riso in faccia e sei ancora qui!...
e dici d'amarla!...
PAOLO Hai ragione.
Bisogna vendicarsi!...
Bisogna...
ALBERTO Non esagerare.
Di che ti vendicheresti? Accendi un sigaro piuttosto e dalle la mano per andare a tavola.
Fra un bicchiere e l'altro entrambi converrete di aver avuto torto prendendo sul serio un cattivo scherzo.
PAOLO Poeta!
ALBERTO Dimmi poeta acciò io non vi dica matti.
Sì, matti, che vi formate un dolore di una cosa ridicola...
e credete che il vostro cuore deliri quando siete ebbri di sciampagna...
e parlando d'amore gettate un'occhiata allo specchio...
e prendete in tutta buona fede il benessere di un'eccellente digestione per la febbre del cuore...
PAOLO Alberto, tu ridi di tutto!...
ALBERTO Io rido delle cose ridicole, perché gli altri ridono di me, dei miei sogni e delle mie follie.
Tu hai amato una donna che divideva a bricioli, fra te e dieci altri, il suo cuore, il suo sorriso, le sue promesse...
Tu l'hai amata, un giorno, sei mesi, non hai ucciso nessuno di quelli che ti rubavano una parte di quel cuore, la tua parte di paradiso, non ti sei fatte saltare le cervella...
e in un momento d'egoismo l'accusi di una colpa che hai accettato, che hai subito, che hai diviso anche tu...
Chiami civetta colei che può dirti merlo!...
Matto! matto! tre volte matto! Te lo dice chi è più matto di te...
ed ha amato dei mesi, dei lunghi mesi una donna che non lo conosce, che non si cura di lui, che non sa ch'egli esiste, che l'ha seguita per ogni dove, a Milano, a Firenze, qui, che passa le notti sotto le sue finestre, che un suo sguardo gli mette il paradiso nel cuore e la sua voce la febbre nel sangue...
Se tu sapessi quello che passa nel mio cuore...
ora che l'aspetto, che le sarò vicino, che le parlerò!...
Senti...
è qualcosa che mi fa paura!...
Matto! Matto! più di te!...
Oh, dammi retta, amico mio: prendi moglie e metti pancia; è il segreto della vita.
PAOLO Sì, sposerò Lucrezia; non fosse altro per fare arrossire quella civetta sotto lo sguardo puro di una giovanetta...
che amerò!
SCENA XI
Il cavalier Falconi e detti.
FALCONI Caro signor Avellini, mi permetta che io sia il primo a congratularmi con lei della sua buona fortuna.
In tutta Toscana non avrebbe potuto fare scelta migliore.
PAOLO (sorpreso e freddo).
Signore...
FALCONI Via, via, mio caro, mi perdoni se non ho saputo serbare il segreto per esprimerle tutta la mia soddisfazione...
Sono amico di casa...
ho l'onore di essere intimissimo della signora Merelli...
anzi sono stato tanto fortunato da darle il braccio per una mezz'ora...
finché il commendatore Gaudenti ebbe la bontà...
volle per forza che io gli cedessi il piacere...
(piano) A proposito del commendatore, apra bene gli occhi nello stendere il contratto di nozze...
altrimenti il commendatore gliela fa...
PAOLO (risentito).
Signore!
FALCONI Eh! so io quello che dico.
La signora Merelli ha ancora dei grilli pel capo, malgrado la sua età...
e quel caro commendatore aspira maledettamente ad un canonicato...
fosse anche per mezzo di un matrimonio...
Mi perdoni...
Ho parlato perché nutro una sincera stima per lei.
Noi saremo amicissimi; il cuore me lo dice.
PAOLO (c.s.).
Grazie.
FALCONI Ho avuto sempre una gran simpatia per lei...
Proprio! Ci conosciamo da un pezzo in casa della contessa!...
ed ora che una fortunata combinazione...
Sarei felicissimo di provarle...
SCENA XII
La contessa, Lucrezia e detti: indi Tonio.
CONTESSA Non gli proverete nulla, cavaliere; il nostro Avellini è in un accesso di spleen.
PAOLO (con ironica galanteria).
Che dite mai?...
Vicino a voi!...
CONTESSA (ironica).
Cortigiano!...
Vi metterò alla prova, giacché il mio regno sta per tramontare; è arrivata la regina...
(vedendo venir Tonio dalla sinistra) ecco l'araldo!
TONIO La signora Landi!
CONTESSA Viva la regina!
FALCONI Vivano le regine!
SCENA XIII
Adele Landi, la Signora Merelli, il comm.
Gaudenti dal viale a sinistra e detti.
ADELE Grazie del suo invito, contessa! Glielo dico venendomi a mettere francamente fra i suoi vecchi amici.
CONTESSA Madama, io la ringrazio di esser venuta pei miei amici, che avrò l'onore di presentarle, e per me! La signora Merelli e madamigella Lucrezia sua figlia (presentandole).
ADELE Ebbi già la fortuna d'incontrare la signora Merelli, e mi congratulo con la madre di una così bella signorina (inchinandosi a Lucrezia).
CONTESSA Il signor Avellini, avvocato distinto, presto...
(accennando Lucrezia con lieve tinta d'ironia) sposo fortunato.
ADELE Signor avvocato, spero di non aver mai bisogno di lei.
Ma chissà?...
In ogni evento mi rammenterò che ella è fortunato, e che sa benissimo perorare le cause che le stanno a cuore.
PAOLO (quasi con amarezza).
Io temo, madama, che la bontà della contessa non le faccia prendere abbaglio riguardo a cotesta mia fortuna!
CONTESSA Il cavalier Falconi.
ADELE Ho sentito molto parlare dei cavalli del signore.
FALCONI Grazie...
pei miei cavalli che mi procurano l'onore di esser conosciuto da lei!
ADELE È una riputazione brillante per uno sportsman.
E quando avrò un cavallo bisbetico da ridurre al dovere saprò a chi rivolgermi.
FALCONI Madama! Ella con uno sguardo ammanserebbe un orso!
ADELE (con significazione).
Non vorrei provarmi.
Tanto più che gli orsi non hanno spirito Il commendatore Gaudenti senza dubbio?
GAUDENTI Servitor suo e di queste gentili dame!
ADELE (piano alla contessa guardando colla lente Alberto che se ne sta alquanto in disparte).
E quel signore?
CONTESSA (presentandolo).
Il signor Giliotti.
(Adele ed Alberto s'inchinano).
ADELE (sottovoce al cavaliere).
Che cos'è quel signore?
FALCONI (sottovoce).
È l'orso di cui parlavamo.
ADELE (c.s.
sorridendo).
Davvero...
(Esamina a lungo Alberto, poi fa un lieve movimento di spalle e domanda sottovoce alla contessa).
Che cos'è il signor Giliotti?
CONTESSA (piano).
È un poeta.
ADELE (c.s.
con un sorriso).
Ah!...
Avrei dovuto indovinarlo!
FALCONI (sottovoce a Lucrezia).
Troviamoci nella serra, nel tempo che andranno via tutti (parte dal viale a destra procurando di non farsi scorgere).
CONTESSA Signor Giliotti, vogliamo aprire la marcia? (Alberto le dà il braccio).
LUCREZIA (con vivacità infantile).
Ah! la bella farfalla! (parte correndo come se inseguisse una farfalla).
CONTESSA (guardandosi attorno e vedendo che il Falconi è scomparso anche lui, con ironia).
Quella cara pazzarella! Commendatore, ella mi sarà gratissimo della fortuna che le procuro! (accennandogli di dare il braccio alla Landi).
SIG.RA MERELLI (afferrando con vivacità il braccio di Gaudenti).
Ma commendatore! Avete lasciato correr sola la mia bambina!
GAUDENTI (imbarazzatissimo alla Landi).
Egregia signora!...
faccio le mie scuse! (alla Merelli).
Andiamoci assieme; la troveremo senza dubbio nella sala da pranzo.
ADELE Oh, senza complimenti.
Siamo in campagna (via).
SIG.RA MERELLI (piano al commendatore).
Signore! voi vi compromettete (vanno).
CONTESSA (ironica).
Mio caro Paolo, ecco una magnifica occasione per fare la corte alla vostra fidanzata.
Correte dietro alle farfalle...
come il cavaliere.
(via con Alberto).
SCENA XIV
Paolo, indi Tonio, poi Lucrezia.
PAOLO (mentre sta per avviarsi anche lui, al passare vicino ai vetri della serra ascolta con sorpresa).
La voce di Lucrezia!
LUCREZIA (dentro la serra).
Non lo voglio e non lo voglio! Non l'amo ecco!...
Non basta stimarlo!...
Mi avete promesso tante volte di domandare la mia mano!...
Che aspettate altro?...
Cattivo!
FALCONI (dentro la serra).
Ohimè!...
per ora non posso, ve l'ho pur detto! Ma vi proverò che il mio amore arriva sino all'eroismo!...
Sì, mi sacrificherò alla vostra felicità...
Sposate il signor Avellini...
Siate felice anche con un altro!...
Io sono amico del signor Avellini assisterò alla felicità di lui tutti i giorni...
ma non cesserò mai di amarvi!
TONIO (a Paolo).
Signore è in tavola (via).
LUCREZIA (di dentro).
Oh, Dio! C'è gente! (uscendo e vedendo Avellini).
Ah!! (si cela il viso fra le mani).
PAOLO (freddamente, offrendole il braccio).
Andiamo a tavola, madamigella.
ATTO SECONDO
Salotto in casa della Landi.
In fondo una galleria che mette dalla destra all'anticamera e dalla sinistra alla sala da ballo.
A destra l'appartamento di Adele; a sinistra le altre sale.
Lumi e fiori dappertutto.
SCENA I
Il cavalier Falconi dalla destra.
La contessa Baglini dal fondo; Adele andandole incontro.
CONTESSA Giungo tardi!
ADELE Grazie, contessa, di esser venuta, ancorché tardi.
CONTESSA (avanzandosi e salutando in aria motteggiatrice il Falconi).
Cavaliere!...
Che fortuna! Ma io v'incontro sempre sui miei passi!
FALCONI (con galanteria).
Non è colpa vostra, madama, giacché da otto giorni procurate sempre di rivolgere altrove i vostri passi.
CONTESSA E perché dovrei essere in collera con voi? Avreste qualche colpa sulla coscienza? (ironica e con accento significativo).
(ad Adele) Ma questa è una festa, non un semplice the danzante! Una festa incantevole! Quanti bei fiori! Che bijou di salotto! Madama, il suo è un soggiorno da fate!
ADELE (con grazia).
In questo momento lo credo anch'io giacché le fate son venute a trovarmi.
FALCONI Si può dire che vi si hanno dato rendez-vous.
CONTESSA (ironica).
Badate, cavaliere! Le mie amiche dicono che l'adulazione mi ha guastata.
ADELE In compenso però i suoi amici vorranno provarle il contrario.
CONTESSA Dio mio, è naturale! Resta poi a vedere chi abbia ragione dei due.
FALCONI Gli amici di sicuro, poiché sono di sesso diverso.
CONTESSA Non è una buona ragione neanche quella.
Gli amici non saranno invidiosi, ma potrebbero essere bugiardi (sorridendo ma con significazione al Falconi).
FALCONI Non apro più bocca.
Mi accorgo che non ne indovino una.
ADELE Sarebbe incredula, contessa?
CONTESSA Sì e no! Da otto giorni in qua, per esempio, credo meno agli omaggi che alle tacite e misteriose adorazioni...
di cui avrei riso...
È bizzarra! (con significazione) Ho visto un miracolo! L'amore più cieco, più ardente che nasconde gelosamente le minime sue manifestazioni.
Il delirio della passione che si maschera d'indifferenza.
Ho visto un giovane che corre dietro al suo sogno, al suo ideale da Milano a Firenze e da Firenze a Livorno senza cercare di farsi conoscere, senza chiederle un'occhiata o una parola...
Un amore da pazzo, sì, perché noi non abbiamo altra parola per dinotare questa sublime aberrazione dell'anima che si pasce delle sue febbri, dei suoi sogni, e dei suoi palpiti, che passa le notti sotto le finestre della donna amata per vedere soltanto l'ombra di lei passare dietro le cortine...
Ma da una settimana in qua sarei tentata di credere piuttosto all'amore di un uomo che mi amasse in tal istrana guisa che non a quello di un galante che mi assediasse con mille proteste prese al formulario della galanteria (al Falconi con sorriso sarcastico, mentre vuol sembrare leggero).
Per carità non badate alla mia supposizione, ché non mi conosco tali meriti da permettermi una simile ambizione!
ADELE È strano.
CONTESSA Sì, è strano, come tutto ciò che è poesia.
Ma qualche volta bisogna credere alla poesia se non altro perché non è prosa...
Ci credo anch'io!...
e non sono delle fortunate!
ADELE Ah! la poesia! (con sorriso d'incredulità)
CONTESSA Ah! i poeti!
ADELE (collo stesso ingenuo e spensierato sorriso).
Credo d'indovinare...
CONTESSA Voglio essere discreta!
ADELE E l'ideale, il sogno, la dea incognita? (c.s.).
CONTESSA (con sardonica aria di discrezione).
Ah! davvero, voglio essere discreta!
ADELE (c.s.).
Per un sogno!
FALCONI Una pazzia addirittura!
CONTESSA (c.s.).
Eh! sogni di sonnamboli che possono avere le loro conseguenze.
ADELE (ridendo).
Ah!
CONTESSA Non crede ai sonnamboli, madama? (c.s.).
ADELE Non bisogna mai creder nulla sulla parola: né i falsi entusiasmi, né le tacite e misteriose adorazioni.
CONTESSA (con doppio senso).
Quello che dite potrebbe essere una crudeltà...
ADELE (vivamente e con dignità), Per chi?
CONTESSA (c.s.).
Per nessuno e per tutti.
Una bella signora fa senza saperlo la felicità o la disperazione di cento sconosciuti.
con un sorriso o una parola che per essa non hanno alcuno indirizzo né alcun secondo fine.
ADELE (con grazia).
Contessa, a sua volta ella adopera la più pericolosa delle adulazioni: quella che è più delicata.
CONTESSA (con grazia ed un sorriso significativo).
Non ho che una scusa, madama: io non le ho fatto mai il torto di dubitare neppure un istante della sua penetrazione.
ADELE (seccamente e con dignità).
Le assicuro che non ho nulla penetrato...
come non mi pare che ci sia nulla da penetrare.
(con grazia) Del resto ella non mi ha detto il nome dei sonnamboli...
ed io non mi curo di conoscerlo.
CONTESSA (c.s.).
Perdoni, signora...
Ma capirà benissimo che in argomenti così delicati la discrezione è un dovere...
(come per cambiare discorso, con altro tono, ma, con raddoppiamento di sarcasmo) Ma il signor Giliotti?...
È un pezzo che non lo vedo! Verrà alla sua festa?
ADELE (con dignità).
Perché mi fa questa domanda, contessa?
CONTESSA Il signor Giliotti è poeta e di codesto sonnambolismo potrebbe dircene forse qualche cosa.
ADELE Ah!...
Il signor Giliotti ha dimenticato di lasciarmi la sua carta da visita...
e non conoscendo il suo indirizzo non ho potuto avere la fortuna d'invitarlo (con dignità).
CONTESSA Oooh!...
(ironica).
ADELE Perché tanta sorpresa?
CONTESSA Il signor Giliotti è così perfetto gentiluomo!...
e quest'oblio degli usi sociali...
tanto straordinario!...
ADELE Che vuole?...
Una dimenticanza è tanto facile e scusabile...
in questi tempi di bagni e di divertimenti...
Tant'è bisogna rassegnarsi: il signor Giliotti non potrà spiegarle la sua teoria del sonnambolismo.
CONTESSA Meglio così.
Simili malattie del cuore vanno curate col sistema omeopatico.
FALCONI Quando non si curano all'ospedale dei matti.
CONTESSA (con ironia).
Sapete il proverbio, cavaliere: Tutti i matti non sono all'ospedale!...
Ma, a proposito di matti, sciorinateci il vostro resoconto galante della giornata.
FALCONI È poverissimo...
all'infuori di un meschino duello, di una sfida corsa l'altra sera al Ricasoli.
Il termometro dell'highe-life segna il bel tempo stabile, ch'è quanto dire la noia a 20 gradi Reamur.
ADELE Ma mi pare che sia abbastanza!...
e anche troppo! Un duello!...
Vuol dire una riputazione compromessa, forse, e del sangue sparso!
FALCONI (con fatuità).
Oh, nulla! Proprio nulla! Una bazzecola!
CONTESSA Infatti si parla di uno scandalo, e quel che più mi rincresce, avvenuto nel mio giardino, il dì che ebbi il piacere di riunire alcuni amici in casa mia, a Montenero...
Non so bene...
Si diceva di un colloquio interrotto...
di una sorpresa...
di una signora orribilmente compromessa...
Ma Dio! come si diventa maligni a questo mondo!...
E tutto ciò con tale insistenza e tali particolari che avrei dovuto crederci anch'io...
(guardando con significazione il Falconi) se non avessi avuto delle prove in contrario.
FALCONI Oh, contessa, è naturalissimo.
Il vostro giardino è il boschetto di Armida, e così, per dare al quadro il colore locale ci avranno ricamate su le ninfe...
coi relativi tête-a-tête.
CONTESSA Ecco, madama, il solo poeta di cui io debba contentarmi!
ADELE E probabilmente la conseguenza di tutto questo sarà una persona disonorata ed un'altra uccisa!...
Conveniamone, signori, che per un cicaleccio di buona società è una cattiva azione.
CONTESSA (con ironico doppio senso).
Oh, madama! Quei signori quasi quasi ci direbbero che nella menzogna più assurda c'è sempre qualche cosa di vero, e che la calunnia perché si attacchi bisogna che trovi un appicco...
Del resto la società dei bagni si annoia; non è vero, cavaliere? Il termometro dell'highe-life segna lo sbadiglio, e un cavaliere che si rispetti, che conosca appena appena il suo mestiere deve avere sulla punta delle dita la cronaca degli scandali.
E la vostra, cavaliere?
FALCONI Nemmeno il più meschino scandalo.
Il termometro vuole avere ragione per forza.
CONTESSA (con ironia).
Chissà! Mettetelo all'ombra di un viale coperto...
o dietro i vetri di una serra...
e forse avrà torto.
FALCONI Potrebbe esser guasto e mentire.
CONTESSA No, no: quel povero strumento non ha abbastanza spirito per dire una bugia: anzi spesso vien confermato dagli sforzi che si fanno per ismentirlo...
Che so io...
una lettera...
delle scuse che nessuno si sognava di chiedere e che valgono la confessione di un tono...
(il cavaliere fa un movimento).
E allora io do ragione al termometro.
Confessate mio caro, che è un utilissimo strumento, e se si potesse consultare sempre (con accento significativo ma senza esagerazione) chissà se non servirebbe a prevenire certe infermità ridicole e pericolose...
(ridendo con leggerezza).
E il medico non avrebbe bisogno di tastare il polso.
FALCONI (imbarazzato ma cercando di rimettersi).
Io mi curo all'indiana, senza il medico.
CONTESSA (c.s.).
In tutti i casi?
FALCONI Sì, perché spesso non occorre che una cavata di sangue!
ADELE Oh! eccoci allo spettro rosso di voi altri signori uomini!
CONTESSA (c.s.).
Quando non è lo spettro bianco!
FALCONI (in aria spavalda che vuol fingersi modesta).
Signore mie, protesto!...
Ho il dovere di protestare...
in questo momento specialmente...
Io prendo troppo sul serio il duello per lasciar supporre...
che si possa servirsene come di spauracchio...
di fantasma...
ADELE Ho detto spettro rosso come avrei potuto dire spettro bianco, e non mi disdico.
È uno spettro ch'è ridicolo quand'è bianco, ma è brutale quando è rosso.
FALCONI Domando mille perdoni, ma io trovo invece che il duello è la salsa della vita, il piccante delle buone avventure.
Senza il duello non ci sarebbero più belle creanze.
Tolgasi il duello e non rimarranno più che le legnate da paltronieri...
Infine, francamente...
io non sento la vita che allorquando la gioco sulla punta della spada.
CONTESSA (sorridendo con ironia).
Anche quando sapete di aver cattivo giuoco?
FALCONI (con enfasi da gradasso).
Non so se avrò cattivo giuoco; ma so che giocherò del mio meglio!
CONTESSA Avrò è un tempo definito! C'è del serio adunque sotto questo cattivo scherzo?
ADELE Signore, io avrei amato meglio ignorare una disgrazia che non posso impedire.
FALCONI (c.s.).
Oh, non è nulla! Non ci pensi!...
Proprio una bagatella!...
CONTESSA Vi battete?
FALCONI (c.s.).
Non l'ho detto.
CONTESSA Avrei dovuto indovinarlo.
Ecco che il termometro ha ragione!...
All'ombra però.
SCENA II
Un domestico recando un biglietto di visita e detti.
DOMESTICO Il signore che mi ha dato questo biglietto desidera sapere se madama potrebbe accordargli alcuni minuti.
FALCONI (piano alla contessa nel tempo che Adele legge il biglietto).
Siete inesorabile! Avete ricevuto la mia lettera?
CONTESSA (ironica).
La prova che il termometro non mentiva? Sì.
FALCONI (c.s.).
Vorrete ricevermi? Vorrete permettermi che io mi giustifichi?
ADELE (al domestico).
Ma certamente, che venga!...
Non occorreva...
(domestico via).
È il Signor Avellini che impiega tutto questo cerimoniale...
Io non capisco...
L'avevo pur pregato di venire a prendere il the...
CONTESSA (al cavaliere con ironia).
Scommettiamo che il signor Avellini saprà dirci il motivo del vostro duello?
SCENA III
Paolo Avellini dal fondo, e detti.
ADELE Signor Avellini, ho molto a lagnarmi di lei.
Ella si fa troppo desiderate dai suoi amici...
e dippiù, quando si decide di venirli a trovare lo fa con tutto il cerimoniale di un ambasciatore (dandogli la mano).
PAOLO Perdono, madama; ma vengo infatti come ambasciatore a chiederle pochi momenti di udienza...
e temevo di abusare del suo tempo adesso che è reclamato dai suoi invitati.
ADELE Gli invitati saranno indulgenti se la sua missione è urgente.
PAOLO No, signora; può aspettare e aspetterà.
CONTESSA Che nuove di quelle care Merelli?
PAOLO Da qualche giorno non ho la fortuna di vedere le signore Merelli.
CONTESSA (sardonica al Falconi).
Che mi dicevate dunque, cavaliere, che la Lucrezia fosse indisposta?...
FALCONI (sorpreso).
Io, contessa?...
CONTESSA (c.s.).
Avete cattiva memoria! Vi aiuterò...
FALCONI (imbarazzato e con vivacità).
Ah, sì!...
Adesso mi rammento benissimo...
Infatti si diceva che madamigella...
fosse indisposta.
CONTESSA (c.s.).
In seguito di una sorpresa...
di una paura avuta...
e quel che più mi dispiace in casa mia, traversando la serra dei fiori...
per aver messo il piede su di una innocentissima lucertola che prese per un serpente...
Ma sarà cosa da nulla, spero...
per lei...
(stendendo la mano a Paolo con un sorriso ironico) e pei suoi amici.
PAOLO (freddamente).
Grazie, contessa.
ADELE Ma lei, signor Avellini, è di una negligenza veramente colpevole...
anche per un avvocato.
CONTESSA (ironica).
Gli avvocati sono filosofi.
PAOLO (c.s.).
Infatti, contessa, io sono avvocato.
CONTESSA (c.s.).
Ed anche filosofo!
PAOLO (c.s.).
E anche filosofo.
ADELE Però l'aspetta una sì bella fortuna che la sua filosofia verrà messa a ben dura prova.
CONTESSA (c.s.) Eh! Chissà che il signor Avellini non sia già agguerrito contro tutte le prove possibili?...
Ma a proposito di guerra guerreggiata, voi che dovete saperlo, diteci qualche cosa del duello del cavaliere, il quale, per un caso miracoloso, è discreto.
FALCONI Ma contessa!...
Vi prego...
PAOLO So soltanto che il cavaliere dovrà battersi.
ADELE Con chi?
PAOLO È un segreto del cavaliere.
CONTESSA (con doppio senso ed aria sardonica).
Notate, caro Avellini, che ho creduto superfluo farvi quest'ultima domanda!
SCENA IV
Il domestico annunziando; indi la signora Merelli, Lucrezia e il comm.
Gaudenti.
DOMESTICO Le signore Merelli.
Il signor Commendatore Gaudenti.
ADELE (andando ad incontrarli).
Oh! che fortuna!
CONTESSA (piano a Paolo nel tempo che il Falconi si è scostato alquanto per andare incontro ai nuovi arrivati).
Mio caro Avellini, vi do un consiglio d'amica sincera: imparate la scherma da oggi a domani, se potete, altrimenti darete buon gioco su tutti i punti a quel cattivo cavaliere.
SIG.RA MERELLI (ad Adele).
Il suo invito è stato così gentile, che non abbiamo voluto mancare, sebbene il commendatore veramente abbia dovuto sacrificarmi mille importantissime occupazioni.
GAUDENTI Proprio! Proprio!...
Ma per avere il piacere!
ADELE Grazie a lei e al commendatore! Non speravo più di vederle! Madamigella, ella ha torto di tenere in pena i suoi amici! Come va?
LUCREZIA Ma benissimo, come sempre.
CONTESSA (al cavalier Falconi, fingendosi sorpresa).
Che dicevate adunque, cavaliere?
FALCONI (imbarazzatissimo).
Ma io...
M'avevano pur detto...
Capiranno bene...
Siccome è un pezzo che non ho l'onore di vedere le signore Merelli...
Proprio un secolo!...
ADELE Sarà stato un falso allarme, una cattiva notizia che non ha fatto altro male che quello di renderci più vivo il piacere di stringere la mano a madamigella (con grazia e stringendole le mani).
SIG.RA MERELLI Cavaliere, dove va ella a pescare le indisposizioni di mia figlia?
GAUDENTI Se madamigella è sempre fresca come una rosa...
CONTESSA Commendatore, non s'è più visto! E le sue lezioni di cavallerizza?...
GAUDENTI Le dirò, bella dama...
La signora Merelli...
le mie importantissime occupazioni...
Anche stasera veramente non avrei potuto...
Ma la signora lo volle...
SIG.RA MERELLI Il commendatore diceva di no ed io dicevo di sì.
CONTESSA Ed è stato sì!
SIG.RA MERELLI Sfido io!
ADELE Il commendatore sarà stato felice di confessarsi dalla parte del torto.
GAUDENTI Eh, eh...
bella signora...
Ma propriamente io non dicevo...
SIG.RA MERELLI (Piano ad Adele e alla contessa).
Veramente quel povero commendatore non ci aveva colpa...
Ma se sapeste, mie care, quante cure! quante gravissime occupazioni!...
Gran brutta cosa, da un certo lato, essere persone di merito! Quel povero commendatore!...
Non lo lasciano tranquillo un momento, che è un momento!...
E anche adesso...
c'è per aria qualche cosa di grosso per lui...
qualche cosa come un titolo di barone e una poltrona in Senato!...
CONTESSA Oh!
SIG.RA MERELLI Sì, proprio! La signora che sposerà sarà una baronessa!...
Non dico altro...
Mi raccomando, veh! Signor Avellini!...
È un secolo che non si vede!...
PAOLO Ho avuto torto, madama, e ne domando perdono.
SIG.RA MERELLI Oh! non a me!...
LUCREZIA Oh! i magnifici mazzi! Come si chiama questo bel fiore, cavaliere?
CONTESSA (frapponendosi al Falconi che vuole avvicinarsi da solo a Lucrezia).
Cavaliere mio, vi risparmio un fiasco.
È un'azalea, madamigella.
Il cavaliere in fatto di fiori conosce soltanto quelli della sua fioraia.
Non andate in collera per questo, caro Falconi, io vi rendo giustizia per tutte quelle conoscenze dello sport che vi hanno meritato la riputazione di perfetto cavaliere...
E a proposito di sport diteci chi fu il vincitore alle ultime corse.
FALCONI Sempre quel diavolo di Bern.
L'altro giorno al Club si scommetteva che egli ferra i suoi cavalli con dei biglietti da mille lire.
ADELE È ferrarli un po' forte!
CONTESSA E che ne dicevano i suoi amici del Club?
FALCONI Che quando si posseggono dei cavalli ferrati in oro non si ha il diritto di farli correre con quelli ferrati...
come semplici mortali.
CONTESSA L'osservazione è spiritosa.
FALCONI Quanto siete buona, contessa!
CONTESSA Modestia a parte, cavaliere.
(sottovoce, vedendo ch'egli tenta accostarsi a Lucrezia) Ma guardate quella povera bambina!...
Son sicura che ha qualche cosa a dirvi...
della farfalla che avete cercato insieme.
FALCONI (supplichevole e sottovoce).
Siete spietata! Ma se vi giuro...
CONTESSA (forte).
Che giova, caro mio! Il signor Avellini è scettico come...
un avvocato.
Non vi crederebbe.
SIG.RA MERELLI Che si dice del signor Avellini?
CONTESSA (a Paolo).
Amico mio, il cavaliere mi assicura che la causa di quel duello di cui dovete saperne qualche cosa sia una calunnia.
PAOLO È verissimo!
CONTESSA Oh!...
Ecco una credulità...
prodigiosa!
GAUDENTI Ah! Ah! So anch'io di che si tratta.
Poiché le storielle galanti anch'io...
Qualche cosa come un appuntamento...
un colloquio interrotto sul più bello...
Ah! Ah!
SIG.RA MERELLI (dandogli sulla voce).
Ma commendatore! Noi non vi domandiamo le vostre storielle da giovinotti! (piano) Che discorsi son questi, davanti alla mia bambina! Ma avete perduto la testa!
ADELE Ci siamo occupati anche troppo di quella stupida ciarla.
Ma di là devono esserci venti ballerini che attendono ansiosamente il regalo che vado a far loro.
(accennando a Lucrezia) Commendatore, in quella sala c'è un tavolino di scacchi.
Le procurerò un partner degno di starle a fronte: la contessa Gigotti.
SIG.RA MERELLI (afferrando il commendatore e prendendone il braccio).
Il commendatore mi deve una rivincita...
È diggià impegnato.
GAUDENTI È verissimo...
Domando scusa...
Sono impegnato.
SIG.RA MERELLI (conducendolo via).
Sareste stato capace di accettate, signor Ganimede! (vanno via).
LUCREZIA (imbarazzata, cercando di far segno al Falconi).
...
Il mio carnet!...
Non l'ho più!...
Che il commendatore l'abbia lasciato lì, per caso? (fingendo di cercare vicino al cappello che il commendatore ha lasciato sul tavolo presso l'uscio in fondo).
CONTESSA (frapponendosi fra lei e il Falconi).
Madamigella, giacché non lo trova, vuol permettermi di offrirle il mio?
LUCREZIA (con dispetto mal dissimulato).
Grazie! (via con Adele dalla galleria che mette alla sala da ballo).
SCENA V
La contessa Baglini, il cavalier Falconi e Paolo alquanto in disparte presso il tavolo dei giornali.
CONTESSA (vedendo che il Falconi, preso il cappello che il commendatore aveva lasciato sul tavolo, cerca di andarsene).
Ah! ah! ah! Dove andate? Così presto! Tutte quelle dame vi terranno il broncio per una settimana, e per vendicarsene...
(osservando in aria ironica il cappello del commendatore che il Falconi ha fra le mani) metteranno in caricatura il vostro cappello di una forma assai singolare per un fashionable vostro pari.
FALCONI (piano e supplichevole).
Ebbene!...
Giacché non volete ascoltarmi...
Giacché non volete permettermi che mi giustifichi...
Partirò, sì...
Vi leverò l'incomodo...
Ma accordatemi cinque soli minuti...
forse anche per l'ultima volta...
CONTESSA Voi sapete che ricevo tutti i giovedì.
Venite giovedì.
FALCONI Servitore umilissimo, contessa mia (per partire).
CONTESSA Volete andarvene ad ogni costo?...
Decisamente bisogna che io vi accusi alla padrona di casa....
(sorridendo ironica), o ricorra al Commendatore Gaudenti per farmi spiegare l'ostinazione che mettete a voler scambiare il suo cappello col vostro...
e sì che ci corre!...
Ma via! Lasciate quel povero tubo del Commendatore.
(Falconi mal dissimulando l'interna stizza va a deporre sul tavolino il cappello).
Povero cavaliere!...
In parola d'onore che mi fate proprio pena in questo momento.
Dovete trovarvi come tra l'incudine e il martello...
Mi fate l'effetto di quelle maschere che ridono d'un occhio mentre piangono dell'altro...
FALCONI (stizzito e a mezza voce).
Contessa, io rido di tutt'e due gli occhi!...
e se cercate qualcheduno che debba piangere volgetevi dall'altra parte.
(via dalla sin
...
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