ROSE CADUCHE, di Giovanni Verga - pagina 4
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ADELE Ho sentito molto parlare dei cavalli del signore.
FALCONI Grazie...
pei miei cavalli che mi procurano l'onore di esser conosciuto da lei!
ADELE È una riputazione brillante per uno sportsman.
E quando avrò un cavallo bisbetico da ridurre al dovere saprò a chi rivolgermi.
FALCONI Madama! Ella con uno sguardo ammanserebbe un orso!
ADELE (con significazione).
Non vorrei provarmi.
Tanto più che gli orsi non hanno spirito Il commendatore Gaudenti senza dubbio?
GAUDENTI Servitor suo e di queste gentili dame!
ADELE (piano alla contessa guardando colla lente Alberto che se ne sta alquanto in disparte).
E quel signore?
CONTESSA (presentandolo).
Il signor Giliotti.
(Adele ed Alberto s'inchinano).
ADELE (sottovoce al cavaliere).
Che cos'è quel signore?
FALCONI (sottovoce).
È l'orso di cui parlavamo.
ADELE (c.s.
sorridendo).
Davvero...
(Esamina a lungo Alberto, poi fa un lieve movimento di spalle e domanda sottovoce alla contessa).
Che cos'è il signor Giliotti?
CONTESSA (piano).
È un poeta.
ADELE (c.s.
con un sorriso).
Ah!...
Avrei dovuto indovinarlo!
FALCONI (sottovoce a Lucrezia).
Troviamoci nella serra, nel tempo che andranno via tutti (parte dal viale a destra procurando di non farsi scorgere).
CONTESSA Signor Giliotti, vogliamo aprire la marcia? (Alberto le dà il braccio).
LUCREZIA (con vivacità infantile).
Ah! la bella farfalla! (parte correndo come se inseguisse una farfalla).
CONTESSA (guardandosi attorno e vedendo che il Falconi è scomparso anche lui, con ironia).
Quella cara pazzarella! Commendatore, ella mi sarà gratissimo della fortuna che le procuro! (accennandogli di dare il braccio alla Landi).
SIG.RA MERELLI (afferrando con vivacità il braccio di Gaudenti).
Ma commendatore! Avete lasciato correr sola la mia bambina!
GAUDENTI (imbarazzatissimo alla Landi).
Egregia signora!...
faccio le mie scuse! (alla Merelli).
Andiamoci assieme; la troveremo senza dubbio nella sala da pranzo.
ADELE Oh, senza complimenti.
Siamo in campagna (via).
SIG.RA MERELLI (piano al commendatore).
Signore! voi vi compromettete (vanno).
CONTESSA (ironica).
Mio caro Paolo, ecco una magnifica occasione per fare la corte alla vostra fidanzata.
Correte dietro alle farfalle...
come il cavaliere.
(via con Alberto).
SCENA XIV
Paolo, indi Tonio, poi Lucrezia.
PAOLO (mentre sta per avviarsi anche lui, al passare vicino ai vetri della serra ascolta con sorpresa).
La voce di Lucrezia!
LUCREZIA (dentro la serra).
Non lo voglio e non lo voglio! Non l'amo ecco!...
Non basta stimarlo!...
Mi avete promesso tante volte di domandare la mia mano!...
Che aspettate altro?...
Cattivo!
FALCONI (dentro la serra).
Ohimè!...
per ora non posso, ve l'ho pur detto! Ma vi proverò che il mio amore arriva sino all'eroismo!...
Sì, mi sacrificherò alla vostra felicità...
Sposate il signor Avellini...
Siate felice anche con un altro!...
Io sono amico del signor Avellini assisterò alla felicità di lui tutti i giorni...
ma non cesserò mai di amarvi!
TONIO (a Paolo).
Signore è in tavola (via).
LUCREZIA (di dentro).
Oh, Dio! C'è gente! (uscendo e vedendo Avellini).
Ah!! (si cela il viso fra le mani).
PAOLO (freddamente, offrendole il braccio).
Andiamo a tavola, madamigella.
ATTO SECONDO
Salotto in casa della Landi.
In fondo una galleria che mette dalla destra all'anticamera e dalla sinistra alla sala da ballo.
A destra l'appartamento di Adele; a sinistra le altre sale.
Lumi e fiori dappertutto.
SCENA I
Il cavalier Falconi dalla destra.
La contessa Baglini dal fondo; Adele andandole incontro.
CONTESSA Giungo tardi!
ADELE Grazie, contessa, di esser venuta, ancorché tardi.
CONTESSA (avanzandosi e salutando in aria motteggiatrice il Falconi).
Cavaliere!...
Che fortuna! Ma io v'incontro sempre sui miei passi!
FALCONI (con galanteria).
Non è colpa vostra, madama, giacché da otto giorni procurate sempre di rivolgere altrove i vostri passi.
CONTESSA E perché dovrei essere in collera con voi? Avreste qualche colpa sulla coscienza? (ironica e con accento significativo).
(ad Adele) Ma questa è una festa, non un semplice the danzante! Una festa incantevole! Quanti bei fiori! Che bijou di salotto! Madama, il suo è un soggiorno da fate!
ADELE (con grazia).
In questo momento lo credo anch'io giacché le fate son venute a trovarmi.
FALCONI Si può dire che vi si hanno dato rendez-vous.
CONTESSA (ironica).
Badate, cavaliere! Le mie amiche dicono che l'adulazione mi ha guastata.
ADELE In compenso però i suoi amici vorranno provarle il contrario.
CONTESSA Dio mio, è naturale! Resta poi a vedere chi abbia ragione dei due.
FALCONI Gli amici di sicuro, poiché sono di sesso diverso.
CONTESSA Non è una buona ragione neanche quella.
Gli amici non saranno invidiosi, ma potrebbero essere bugiardi (sorridendo ma con significazione al Falconi).
FALCONI Non apro più bocca.
Mi accorgo che non ne indovino una.
ADELE Sarebbe incredula, contessa?
CONTESSA Sì e no! Da otto giorni in qua, per esempio, credo meno agli omaggi che alle tacite e misteriose adorazioni...
di cui avrei riso...
È bizzarra! (con significazione) Ho visto un miracolo! L'amore più cieco, più ardente che nasconde gelosamente le minime sue manifestazioni.
Il delirio della passione che si maschera d'indifferenza.
Ho visto un giovane che corre dietro al suo sogno, al suo ideale da Milano a Firenze e da Firenze a Livorno senza cercare di farsi conoscere, senza chiederle un'occhiata o una parola...
Un amore da pazzo, sì, perché noi non abbiamo altra parola per dinotare questa sublime aberrazione dell'anima che si pasce delle sue febbri, dei suoi sogni, e dei suoi palpiti, che passa le notti sotto le finestre della donna amata per vedere soltanto l'ombra di lei passare dietro le cortine...
Ma da una settimana in qua sarei tentata di credere piuttosto all'amore di un uomo che mi amasse in tal istrana guisa che non a quello di un galante che mi assediasse con mille proteste prese al formulario della galanteria (al Falconi con sorriso sarcastico, mentre vuol sembrare leggero).
Per carità non badate alla mia supposizione, ché non mi conosco tali meriti da permettermi una simile ambizione!
ADELE È strano.
CONTESSA Sì, è strano, come tutto ciò che è poesia.
Ma qualche volta bisogna credere alla poesia se non altro perché non è prosa...
Ci credo anch'io!...
e non sono delle fortunate!
ADELE Ah! la poesia! (con sorriso d'incredulità)
CONTESSA Ah! i poeti!
ADELE (collo stesso ingenuo e spensierato sorriso).
Credo d'indovinare...
CONTESSA Voglio essere discreta!
ADELE E l'ideale, il sogno, la dea incognita? (c.s.).
CONTESSA (con sardonica aria di discrezione).
Ah! davvero, voglio essere discreta!
ADELE (c.s.).
Per un sogno!
FALCONI Una pazzia addirittura!
CONTESSA (c.s.).
Eh! sogni di sonnamboli che possono avere le loro conseguenze.
ADELE (ridendo).
Ah!
CONTESSA Non crede ai sonnamboli, madama? (c.s.).
ADELE Non bisogna mai creder nulla sulla parola: né i falsi entusiasmi, né le tacite e misteriose adorazioni.
CONTESSA (con doppio senso).
Quello che dite potrebbe essere una crudeltà...
ADELE (vivamente e con dignità), Per chi?
CONTESSA (c.s.).
Per nessuno e per tutti.
Una bella signora fa senza saperlo la felicità o la disperazione di cento sconosciuti.
con un sorriso o una parola che per essa non hanno alcuno indirizzo né alcun secondo fine.
ADELE (con grazia).
Contessa, a sua volta ella adopera la più pericolosa delle adulazioni: quella che è più delicata.
CONTESSA (con grazia ed un sorriso significativo).
Non ho che una scusa, madama: io non le ho fatto mai il torto di dubitare neppure un istante della sua penetrazione.
ADELE (seccamente e con dignità).
Le assicuro che non ho nulla penetrato...
come non mi pare che ci sia nulla da penetrare.
(con grazia) Del resto ella non mi ha detto il nome dei sonnamboli...
ed io non mi curo di conoscerlo.
CONTESSA (c.s.).
Perdoni, signora...
Ma capirà benissimo che in argomenti così delicati la discrezione è un dovere...
(come per cambiare discorso, con altro tono, ma, con raddoppiamento di sarcasmo) Ma il signor Giliotti?...
È un pezzo che non lo vedo! Verrà alla sua festa?
ADELE (con dignità).
Perché mi fa questa domanda, contessa?
CONTESSA Il signor Giliotti è poeta e di codesto sonnambolismo potrebbe dircene forse qualche cosa.
ADELE Ah!...
Il signor Giliotti ha dimenticato di lasciarmi la sua carta da visita...
e non conoscendo il suo indirizzo non ho potuto avere la fortuna d'invitarlo (con dignità).
CONTESSA Oooh!...
(ironica).
ADELE Perché tanta sorpresa?
CONTESSA Il signor Giliotti è così perfetto gentiluomo!...
e quest'oblio degli usi sociali...
tanto straordinario!...
ADELE Che vuole?...
Una dimenticanza è tanto facile e scusabile...
in questi tempi di bagni e di divertimenti...
Tant'è bisogna rassegnarsi: il signor Giliotti non potrà spiegarle la sua teoria del sonnambolismo.
CONTESSA Meglio così.
Simili malattie del cuore vanno curate col sistema omeopatico.
FALCONI Quando non si curano all'ospedale dei matti.
CONTESSA (con ironia).
Sapete il proverbio, cavaliere: Tutti i matti non sono all'ospedale!...
Ma, a proposito di matti, sciorinateci il vostro resoconto galante della giornata.
FALCONI È poverissimo...
all'infuori di un meschino duello, di una sfida corsa l'altra sera al Ricasoli.
Il termometro dell'highe-life segna il bel tempo stabile, ch'è quanto dire la noia a 20 gradi Reamur.
ADELE Ma mi pare che sia abbastanza!...
e anche troppo! Un duello!...
Vuol dire una riputazione compromessa, forse, e del sangue sparso!
FALCONI (con fatuità).
Oh, nulla! Proprio nulla! Una bazzecola!
CONTESSA Infatti si parla di uno scandalo, e quel che più mi rincresce, avvenuto nel mio giardino, il dì che ebbi il piacere di riunire alcuni amici in casa mia, a Montenero...
Non so bene...
Si diceva di un colloquio interrotto...
di una sorpresa...
di una signora orribilmente compromessa...
Ma Dio! come si diventa maligni a questo mondo!...
E tutto ciò con tale insistenza e tali particolari che avrei dovuto crederci anch'io...
(guardando con significazione il Falconi) se non avessi avuto delle prove in contrario.
FALCONI Oh, contessa, è naturalissimo.
Il vostro giardino è il boschetto di Armida, e così, per dare al quadro il colore locale ci avranno ricamate su le ninfe...
coi relativi tête-a-tête.
CONTESSA Ecco, madama, il solo poeta di cui io debba contentarmi!
ADELE E probabilmente la conseguenza di tutto questo sarà una persona disonorata ed un'altra uccisa!...
Conveniamone, signori, che per un cicaleccio di buona società è una cattiva azione.
CONTESSA (con ironico doppio senso).
Oh, madama! Quei signori quasi quasi ci direbbero che nella menzogna più assurda c'è sempre qualche cosa di vero, e che la calunnia perché si attacchi bisogna che trovi un appicco...
Del resto la società dei bagni si annoia; non è vero, cavaliere? Il termometro dell'highe-life segna lo sbadiglio, e un cavaliere che si rispetti, che conosca appena appena il suo mestiere deve avere sulla punta delle dita la cronaca degli scandali.
E la vostra, cavaliere?
FALCONI Nemmeno il più meschino scandalo.
Il termometro vuole avere ragione per forza.
CONTESSA (con ironia).
Chissà! Mettetelo all'ombra di un viale coperto...
o dietro i vetri di una serra...
e forse avrà torto.
FALCONI Potrebbe esser guasto e mentire.
CONTESSA No, no: quel povero strumento non ha abbastanza spirito per dire una bugia: anzi spesso vien confermato dagli sforzi che si fanno per ismentirlo...
Che so io...
una lettera...
delle scuse che nessuno si sognava di chiedere e che valgono la confessione di un tono...
(il cavaliere fa un movimento).
E allora io do ragione al termometro.
Confessate mio caro, che è un utilissimo strumento, e se si potesse consultare sempre (con accento significativo ma senza esagerazione) chissà se non servirebbe a prevenire certe infermità ridicole e pericolose...
(ridendo con leggerezza).
E il medico non avrebbe bisogno di tastare il polso.
FALCONI (imbarazzato ma cercando di rimettersi).
Io mi curo all'indiana, senza il medico.
CONTESSA (c.s.).
In tutti i casi?
FALCONI Sì, perché spesso non occorre che una cavata di sangue!
ADELE Oh! eccoci allo spettro rosso di voi altri signori uomini!
CONTESSA (c.s.).
Quando non è lo spettro bianco!
FALCONI (in aria spavalda che vuol fingersi modesta).
Signore mie, protesto!...
Ho il dovere di protestare...
in questo momento specialmente...
Io prendo troppo sul serio il duello per lasciar supporre...
che si possa servirsene come di spauracchio...
di fantasma...
ADELE Ho detto spettro rosso come avrei potuto dire spettro bianco, e non mi disdico.
È uno spettro ch'è ridicolo quand'è bianco, ma è brutale quando è rosso.
FALCONI Domando mille perdoni, ma io trovo invece che il duello è la salsa della vita, il piccante delle buone avventure.
Senza il duello non ci sarebbero più belle creanze.
Tolgasi il duello e non rimarranno più che le legnate da paltronieri...
Infine, francamente...
io non sento la vita che allorquando la gioco sulla punta della spada.
CONTESSA (sorridendo con ironia).
Anche quando sapete di aver cattivo giuoco?
FALCONI (con enfasi da gradasso).
Non so se avrò cattivo giuoco; ma so che giocherò del mio meglio!
CONTESSA Avrò è un tempo definito! C'è del serio adunque sotto questo cattivo scherzo?
ADELE Signore, io avrei amato meglio ignorare una disgrazia che non posso impedire.
FALCONI (c.s.).
Oh, non è nulla! Non ci pensi!...
Proprio una bagatella!...
CONTESSA Vi battete?
FALCONI (c.s.).
Non l'ho detto.
CONTESSA Avrei dovuto indovinarlo.
Ecco che il termometro ha ragione!...
All'ombra però.
SCENA II
Un domestico recando un biglietto di visita e detti.
DOMESTICO Il signore che mi ha dato questo biglietto desidera sapere se madama potrebbe accordargli alcuni minuti.
FALCONI (piano alla contessa nel tempo che Adele legge il biglietto).
Siete inesorabile! Avete ricevuto la mia lettera?
CONTESSA (ironica).
La prova che il termometro non mentiva? Sì.
FALCONI (c.s.).
Vorrete ricevermi? Vorrete permettermi che io mi giustifichi?
ADELE (al domestico).
Ma certamente, che venga!...
Non occorreva...
(domestico via).
È il Signor Avellini che impiega tutto questo cerimoniale...
Io non capisco...
L'avevo pur pregato di venire a prendere il the...
CONTESSA (al cavaliere con ironia).
Scommettiamo che il signor Avellini saprà dirci il motivo del vostro duello?
SCENA III
Paolo Avellini dal fondo, e detti.
ADELE Signor Avellini, ho molto a lagnarmi di lei.
Ella si fa troppo desiderate dai suoi amici...
e dippiù, quando si decide di venirli a trovare lo fa con tutto il cerimoniale di un ambasciatore (dandogli la mano).
PAOLO Perdono, madama; ma vengo infatti come ambasciatore a chiederle pochi momenti di udienza...
e temevo di abusare del suo tempo adesso che è reclamato dai suoi invitati.
ADELE Gli invitati saranno indulgenti se la sua missione è urgente.
PAOLO No, signora; può aspettare e aspetterà.
CONTESSA Che nuove di quelle care Merelli?
PAOLO Da qualche giorno non ho la fortuna di vedere le signore Merelli.
CONTESSA (sardonica al Falconi).
Che mi dicevate dunque, cavaliere, che la Lucrezia fosse indisposta?...
FALCONI (sorpreso).
Io, contessa?...
CONTESSA (c.s.).
Avete cattiva memoria! Vi aiuterò...
FALCONI (imbarazzato e con vivacità).
Ah, sì!...
Adesso mi rammento benissimo...
Infatti si diceva che madamigella...
fosse indisposta.
CONTESSA (c.s.).
In seguito di una sorpresa...
di una paura avuta...
e quel che più mi dispiace in casa mia, traversando la serra dei fiori...
per aver messo il piede su di una innocentissima lucertola che prese per un serpente...
Ma sarà cosa da nulla, spero...
per lei...
(stendendo la mano a Paolo con un sorriso ironico) e pei suoi amici.
PAOLO (freddamente).
Grazie, contessa.
ADELE Ma lei, signor Avellini, è di una negligenza veramente colpevole...
anche per un avvocato.
CONTESSA (ironica).
Gli avvocati sono filosofi.
PAOLO (c.s.).
Infatti, contessa, io sono avvocato.
CONTESSA (c.s.).
Ed anche filosofo!
PAOLO (c.s.).
E anche filosofo.
ADELE Però l'aspetta una sì bella fortuna che la sua filosofia verrà messa a ben dura prova.
CONTESSA (c.s.) Eh! Chissà che il signor Avellini non sia già agguerrito contro tutte le prove possibili?...
Ma a proposito di guerra guerreggiata, voi che dovete saperlo, diteci qualche cosa del duello del cavaliere, il quale, per un caso miracoloso, è discreto.
FALCONI Ma contessa!...
Vi prego...
PAOLO So soltanto che il cavaliere dovrà battersi.
ADELE Con chi?
PAOLO È un segreto del cavaliere.
CONTESSA (con doppio senso ed aria sardonica).
Notate, caro Avellini, che ho creduto superfluo farvi quest'ultima domanda!
SCENA IV
Il domestico annunziando; indi la signora Merelli, Lucrezia e il comm.
Gaudenti.
DOMESTICO Le signore Merelli.
Il signor Commendatore Gaudenti.
ADELE (andando ad incontrarli).
Oh! che fortuna!
CONTESSA (piano a Paolo nel tempo che il Falconi si è scostato alquanto per andare incontro ai nuovi arrivati).
Mio caro Avellini, vi do un consiglio d'amica sincera: imparate la scherma da oggi a domani, se potete, altrimenti darete buon gioco su tutti i punti a quel cattivo cavaliere.
SIG.RA MERELLI (ad Adele).
Il suo invito è stato così gentile, che non abbiamo voluto mancare, sebbene il commendatore veramente abbia dovuto sacrificarmi mille importantissime occupazioni.
GAUDENTI Proprio! Proprio!...
Ma per avere il piacere!
ADELE Grazie a lei e al commendatore! Non speravo più di vederle! Madamigella, ella ha torto di tenere in pena i suoi amici! Come va?
LUCREZIA Ma benissimo, come sempre.
CONTESSA (al cavalier Falconi, fingendosi sorpresa).
Che dicevate adunque, cavaliere?
FALCONI (imbarazzatissimo).
Ma io...
M'avevano pur detto...
Capiranno bene...
Siccome è un pezzo che non ho l'onore di vedere le signore Merelli...
Proprio un secolo!...
ADELE Sarà stato un falso allarme, una cattiva notizia che non ha fatto altro male che quello di renderci più vivo il piacere di stringere la mano a madamigella (con grazia e stringendole le mani).
SIG.RA MERELLI Cavaliere, dove va ella a pescare le indisposizioni di mia figlia?
GAUDENTI Se madamigella è sempre fresca come una rosa...
CONTESSA Commendatore, non s'è più visto! E le sue lezioni di cavallerizza?...
GAUDENTI Le dirò, bella dama...
La signora Merelli...
le mie importantissime occupazioni...
Anche stasera veramente non avrei potuto...
Ma la signora lo volle...
SIG.RA MERELLI Il commendatore diceva di no ed io dicevo di sì.
CONTESSA Ed è stato sì!
SIG.RA MERELLI Sfido io!
ADELE Il commendatore sarà stato felice di confessarsi dalla parte del torto.
GAUDENTI Eh, eh...
bella signora...
Ma propriamente io non dicevo...
SIG.RA MERELLI (Piano ad Adele e alla contessa).
Veramente quel povero commendatore non ci aveva colpa...
Ma se sapeste, mie care, quante cure! quante gravissime occupazioni!...
Gran brutta cosa, da un certo lato, essere persone di merito! Quel povero commendatore!...
Non lo lasciano tranquillo un momento, che è un momento!...
E anche adesso...
c'è per aria qualche cosa di grosso per lui...
qualche cosa come un titolo di barone e una poltrona in Senato!...
CONTESSA Oh!
SIG.RA MERELLI Sì, proprio! La signora che sposerà sarà una baronessa!...
Non dico altro...
Mi raccomando, veh! Signor Avellini!...
È un secolo che non si vede!...
PAOLO Ho avuto torto, madama, e ne domando perdono.
SIG.RA MERELLI Oh! non a me!...
LUCREZIA Oh! i magnifici mazzi! Come si chiama questo bel fiore, cavaliere?
CONTESSA (frapponendosi al Falconi che vuole avvicinarsi da solo a Lucrezia).
Cavaliere mio, vi risparmio un fiasco.
È un'azalea, madamigella.
Il cavaliere in fatto di fiori conosce soltanto quelli della sua fioraia.
Non andate in collera per questo, caro Falconi, io vi rendo giustizia per tutte quelle conoscenze dello sport che vi hanno meritato la riputazione di perfetto cavaliere...
E a proposito di sport diteci chi fu il vincitore alle ultime corse.
FALCONI Sempre quel diavolo di Bern.
L'altro giorno al Club si scommetteva che egli ferra i suoi cavalli con dei biglietti da mille lire.
ADELE È ferrarli un po' forte!
CONTESSA E che ne dicevano i suoi amici del Club?
FALCONI Che quando si posseggono dei cavalli ferrati in oro non si ha il diritto di farli correre con quelli ferrati...
come semplici mortali.
CONTESSA L'osservazione è spiritosa.
FALCONI Quanto siete buona, contessa!
CONTESSA Modestia a parte, cavaliere.
(sottovoce, vedendo ch'egli tenta accostarsi a Lucrezia) Ma guardate quella povera bambina!...
Son sicura che ha qualche cosa a dirvi...
della farfalla che avete cercato insieme.
FALCONI (supplichevole e sottovoce).
Siete spietata! Ma se vi giuro...
CONTESSA (forte).
Che giova, caro mio! Il signor Avellini è scettico come...
un avvocato.
Non vi crederebbe.
SIG.RA MERELLI Che si dice del signor Avellini?
CONTESSA (a Paolo).
Amico mio, il cavaliere mi assicura che la causa di quel duello di cui dovete saperne qualche cosa sia una calunnia.
PAOLO È verissimo!
CONTESSA Oh!...
Ecco una credulità...
prodigiosa!
GAUDENTI Ah! Ah! So anch'io di che si tratta.
Poiché le storielle galanti anch'io...
Qualche cosa come un appuntamento...
un colloquio interrotto sul più bello...
Ah! Ah!
SIG.RA MERELLI (dandogli sulla voce).
Ma commendatore! Noi non vi domandiamo le vostre storielle da giovinotti! (piano) Che discorsi son questi, davanti alla mia bambina! Ma avete perduto la testa!
ADELE Ci siamo occupati anche troppo di quella stupida ciarla.
Ma di là devono esserci venti ballerini che attendono ansiosamente il regalo che vado a far loro.
(accennando a Lucrezia) Commendatore, in quella sala c'è un tavolino di scacchi.
Le procurerò un partner degno di starle a fronte: la contessa Gigotti.
SIG.RA MERELLI (afferrando il commendatore e prendendone il braccio).
Il commendatore mi deve una rivincita...
È diggià impegnato.
GAUDENTI È verissimo...
Domando scusa...
Sono impegnato.
SIG.RA MERELLI (conducendolo via).
Sareste stato capace di accettate, signor Ganimede! (vanno via).
LUCREZIA (imbarazzata, cercando di far segno al Falconi).
...
Il mio carnet!...
Non l'ho più!...
Che il commendatore l'abbia lasciato lì, per caso? (fingendo di cercare vicino al cappello che il commendatore ha lasciato sul tavolo presso l'uscio in fondo).
CONTESSA (frapponendosi fra lei e il Falconi).
Madamigella, giacché non lo trova, vuol permettermi di offrirle il mio?
LUCREZIA (con dispetto mal dissimulato).
Grazie! (via con Adele dalla galleria che mette alla sala da ballo).
SCENA V
La contessa Baglini, il cavalier Falconi e Paolo alquanto in disparte presso il tavolo dei giornali.
CONTESSA (vedendo che il Falconi, preso il cappello che il commendatore aveva lasciato sul tavolo, cerca di andarsene).
Ah! ah! ah! Dove andate? Così presto! Tutte quelle dame vi terranno il broncio per una settimana, e per vendicarsene...
(osservando in aria ironica il cappello del commendatore che il Falconi ha fra le mani) metteranno in caricatura il vostro cappello di una forma assai singolare per un fashionable vostro pari.
FALCONI (piano e supplichevole).
Ebbene!...
Giacché non volete ascoltarmi...
Giacché non volete permettermi che mi giustifichi...
Partirò, sì...
Vi leverò l'incomodo...
Ma accordatemi cinque soli minuti...
forse anche per l'ultima volta...
CONTESSA Voi sapete che ricevo tutti i giovedì.
Venite giovedì.
FALCONI Servitore umilissimo, contessa mia (per partire).
CONTESSA Volete andarvene ad ogni costo?...
Decisamente bisogna che io vi accusi alla padrona di casa....
(sorridendo ironica), o ricorra al Commendatore Gaudenti per farmi spiegare l'ostinazione che mettete a voler scambiare il suo cappello col vostro...
e sì che ci corre!...
Ma via! Lasciate quel povero tubo del Commendatore.
(Falconi mal dissimulando l'interna stizza va a deporre sul tavolino il cappello).
Povero cavaliere!...
In parola d'onore che mi fate proprio pena in questo momento.
Dovete trovarvi come tra l'incudine e il martello...
Mi fate l'effetto di quelle maschere che ridono d'un occhio mentre piangono dell'altro...
FALCONI (stizzito e a mezza voce).
Contessa, io rido di tutt'e due gli occhi!...
e se cercate qualcheduno che debba piangere volgetevi dall'altra parte.
(via dalla sinistra).
SCENA VI
La contessa Baglini e Paolo Avellini.
CONTESSA (si volge verso di Paolo, lo guarda comicamente, indi scoppia a ridere).
In verità, no! Non mi avete l'aria di un uomo che pianga.
PAOLO (freddamente).
Madama, voi avete detto che io sono filosofo, ed i filosofi non piangono mai.
CONTESSA Per orgoglio.
PAOLO (c.s.).
No, ma perché la filosofia insegna anzitutto che certe disgrazie vanno sopportate con rassegnazione.
CONTESSA Sapete, signore, che io non saprei giudicare se siete...
troppo filosofo...
o molto screanzato.
PAOLO (con ironica galanteria).
Contessa, voi siete troppo bella, e soprattutto troppo buona, perché io possa alludere a voi.
CONTESSA (ironica).
Grazie!...
Però devo confessare che i vostri principi sono comodissimi.
Peccato che qualche volta essi non reggano alla più piccola prova...
che so io...
ad uno stormire di fronde...
all'eco di un viale...
all'illusione ottica prodotta dai vetri di una serra...
Allora si lasciano bravamente da parte i principi e si mette mano alla spada.
PAOLO (c.s.).
La mia dorme nel fodero.
CONTESSA (sorpresa).
Non vi battete?
PAOLO No.
CONTESSA Sul serio?
PAOLO Seriissimamente.
CONTESSA (in aria sarcastica).
Ma l'eco?
PAOLO Poteva sbagliarsi.
CONTESSA (c.s.).
Scettico! Non credete nemmeno agli echi!
PAOLO Ci credo come alle false testimonianze.
CONTESSA (con comica serietà).
Mio caro Paolo permettetemi che io vi faccia i miei complimenti! Non c'è che dire.
La vostra fede ha del miracoloso, giacché nulla la scuote...
neanche le false testimonianze.
È quella stessa fede che fece i santi...
e che oggi fa i mariti.
Bisogna inchinarsi dinanzi al miracolo, ed io m'inchino per la prima.
Eccovi un documento, una prova scritta, come dite voi altri avvocati, (mostrandogli una lettera) che giustificherà pienamente la vostra fede e smentirà le false testimonianze.
È un prezioso autografo del cavalier Falconi.
Ve lo leggerò.
(legge).
"Contessa, per grazia, ascoltatemi! Siete in errore, mi hanno calunniato dicendovi che io sia stato sorpreso nel vostro giardino in colloquio amoroso colla signorina Merelli; e voi avete creduto che amando voi si possa far la corte ad altra donna! Ah! voi non mi amate come io vi amo! Permettetemi che io venga a provarvelo ai vostri piedi, giustificandomi".
(a Paolo) Vedete che avete fatto bene a non svegliare la vostra spada!
PAOLO (freddamente).
Siate tranquilla.
Dorme sempre.
CONTESSA (dopo averlo guardato un istante comicamente ma con ironia, gli stende la mano).
Decisamente mio caro Avellini, fate bene ad ammogliarvi.
Voi renderete felice vostra moglie!
PAOLO (freddamente ma con dignità).
Lo spero almeno; e la prova ne sia che comincio dal mettere sotto la salvaguardia del mio onore una fanciulla tanto ingenua da ingannarsi sul valore dei suoi sentimenti, tanto pura da non comprendere che le promesse e i giuramenti dell'uomo che giurando d'amarla le consiglia di sposare un altr'uomo erano un mortale insulto per lei.
Io ho fiducia nel dovere, contessa; il matrimonio ci salverà entrambi: me dal prostituire la mia dignità correndo dietro una chimera...
(inchinandosi con ironica galanteria), una seducentissima chimera!...
lei dalla più pericolosa tentazione ch'è quella che sembra venire dal cuore.
CONTESSA (c.s.) Ma bravo! bravo di cuore! Caro Avellini, voglio aiutarvi ad ogni costo; voglio rendervi un servigio.
Spero di arrivare a convincervi che io sono la migliore vostra amica...
Questa lettera certamente ha sbagliato indirizzo, ma m'incarico io del ricapito.
Mi promettete di ballare con me la seconda contradanza se vi rendo questo servigio?
PAOLO (con ironica galanteria).
Voi mi domandate come un compenso ciò che è una vera fortuna per me.
CONTESSA Vi farò un prezioso dono in contraccambio...
e non avrò altro merito che quello di farvelo trovare quando l'avete già sotto la mano...
Mio Dio! come siete stupidi, voi altri filosofi! Non ci siamo che noi teste vuote capaci di sorprendere un intrigo in un segno impercettibile fatto colla coda dell'occhio...
nel domandare come si chiami un fiore a chi ne deve sapere quanto di astronomia...
o nell'andare a cercare un carnet dove si sa bene che non c'è...
(ridendo) o nell'insistenza di un cavaliere qualunque a voler andar via ostinandosi a scambiare il suo cappello con quello di un commendatore qualunque...
(rendendo il cappello di Gaudenti).
V'immaginereste mai, signor avvocato, che quel venerabile cilindro del commendatore sia in flagrante delitto di contrabbando verso le RR.
Poste?...
Quel povero Commendatore ne sarebbe scandolezzato assai...
eppure a sua insaputa, il suo Ufficio Postale deve funzionare con più regolarità di quello del governo...
e scommetterei che il corriere d'oggi deve recare dispacci importantissimi...
a giudicare da certe occhiate eloquenti...
da certe insistenze...
Il cavalier Falconi aveva una premura maledetta di affacciarsi alla Posta, ma io non glie ne ho dato il tempo...
ed eccovi qui...
(traendo un bigliettino dalla fodera del cappello in aria di trionfo).
Ah! Non m'ingannavo! Tocca a voi entrare nei vostri diritti di marito.
Eccovi.
PAOLO Contessa, io non vorrei commettere un'indiscrezione neanche se li avessi cotesti diritti.
CONTESSA Sarebbe provvidenziale l'ostinata cecità di certuni!...
Ebbene leggerò io.
(legge)
"Ingrato! Ho tanto sofferto e voi non mi avete scritto il più piccolo rigo per tranquillizzarmi! Sono sulle spine! Che si dice di noi? Si sa la scena del giardino? Bisogna che io vi parli.
Verrò apposta al the della signora Landi.
Procurate d'incontrarmi da sola dopo la prima contradanza che ballerò".
(a Paolo dandogli il biglietto).
A voi! Tenetelo per le grandi occasioni.
PAOLO (con calma).
Infatti voi mi rendete un gran servigio procurandomi un colloquio che desideravo avere con madamigella Lucrezia.
CONTESSA (sempre sardonicamente).
Davvero? In tal caso vi spiano ancora dippiù la via.
Lasciate fare.
La vostra delicatezza non avrà a soffrire.
(mette la lettera che ricevette dal cavaliere nel cappello del commendatore ove trovò quella di Lucrezia pel Falconi).
Fatevi trovar qui dopo la prima contradanza...
e non dimenticate di mandarmi il primo biglietto di partecipazione...
Ma soprattutto non abbandonate neanche per un minuto il campo di battaglia.
(vedendo il cavalier Falconi) Vedete che gli avvoltoi già sentono l'odor della preda.
SCENA VII
Il cavalier Falconi dalla sinistra, indi Adele dalla sala da ballo, e detti.
CONTESSA (al Falconi).
Caro cavaliere, scommetto che cercate ancora il vostro cappello per andarvene! Non voglio che vi partiate così (prendendone il braccio e vedendo entrare Landi).
Madama, le denuncio un disertore!
FALCONI (imbarazzato).
Ma, signore mie...
ADELE Davvero, cavaliere? Io intercedo per le mie invitate
FALCONI Madama...
troppo gentile!...
ADELE E anche lei, contessa...
Non balla?
CONTESSA Ho accordato un giro per le sale al cavaliere...
a condizione che s'impegni a vincere Berri alle prossime corse.
(via col Falconi dalla sinistra).
SCENA VIII
Adele e Paolo.
ADELE (con grazia).
Signore, la sua missione s'impazienta forse aspettando, e non vorrei fare attendere più oltre un così gentile ambasciatore.
Ascolto.
PAOLO La mia missione è così delicata...
che se non avessi la coscienza di compiere un dovere...
se non contassi su tutta la sua bontà...
ADELE Oh, mio Dio! È una vera missione diplomatica adunque?
PAOLO Una missione d'amico.
ADELE Ah! Meglio così! L'accetto con tutto il cuore! (stringendogli la mano).
PAOLO Poco fa si parlava di un duello.
ADELE Sì, a quanto pare causato da uno scandalo...
PAOLO Peggio ancora! Una calunnia!
ADELE Ah! Bisogna smentirla, se si può!
PAOLO Ohimè, signora!...
Mi condanni, se vuole, ma io non posso smentirla in modo assoluto senza rigettarne gli effetti su di una persona...
di cui l'onore deve stare al di sopra del mio...
ADELE Ma signore...
Io non saprei indovinare...
PAOLO Ella infatti non potrebbe immaginare tanta bassezza! Ecco perché quello che è uno scandalo per tutti resta ancora un mistero per lei...
ed ecco perché ciò che mi resta a dirle è il più difficile...
Ma lo dirò! È un dovere d'onestà,
ADELE Mio Dio!
PAOLO Lo scandalo che si dice avvenuto nel giardino della contessa Baglini, il dì che fummo invitati tutti noi, ricade su di una persona...
che è innocente...
Ma la sua stessa innocenza le fa avere le apparenze del torto perché non la mette in guardia contro le maligne insinuazioni di una folla di maldicenti e d'invidiose che travisano i suoi più semplici atti di cortesia per farne degli indizi di colpa...
Quella persona...
quella donna...
è bella...
è il sospiro di tutti i galanti...
perciò un tristo, un avventuriero di buone fortune approfittando del mistero di cui si circonda quel romanzetto sbozzato all'ombra di una serra, si è servito del nome di quella persona per farsene credere egli l'eroe.
ADELE (vivamente e come colpita).
Bisogna che mi dica tutto, signore!...
tutto!
PAOLO Son venuto per questo, madama.
ADELE (c.s.).
Si parla di me?...
Voglio saperlo!...
Oh Dio! Dio mio!
PAOLO Dirle tutto è stato mio dovere d'amico, d'uomo onesto.
S'ella continuasse ad ignorare di essere lo scopo di tanta calunniosa maldicenza questa si servirebbe delle apparenze che possono sembrare più insignificanti per darsi tutto l'aspetto della verità...
Ella non avrebbe immaginato al certo che c'è un uomo così abbietto da approfittare delle gentili maniere con cui è ricevuto in casa sua per accreditare le sue menzogne di trionfi immaginari.
ADELE È un'infamia!...
Un'orribile infamia!
PAOLO Tanto più orribile che può fare un male immenso.
ADELE E c'è chi crede a quest'infamia?
PAOLO Ier sera, al Caffè Ricasoli il cavalier Falconi raccontava a chi voleva e a chi non voleva udirlo, con tutte quelle misteriose e trasparenti reticenze che sono la bava del veleno, una spiritosa storiella, di cui, naturalmente, si faceva l'eroe.
Tutti conoscono il cavaliere per uno sfacciato millantatore, ma la storiella era piccante, e raccontata con un certo garbo...
Si rideva...
Il cavaliere inoltre citava degli indizii di un'amicizia confidente...
quasi intima...
si offriva di dare delle prove...
Un giovanotto, un cuore onesto, che si trovava lì presso, gli diede una di quelle mentite che si lavano col sangue e una sfida ebbe luogo.
ADELE Dio! Dio mio!...
Anche il duello!...
Non ci manca nulla perché lo scandalo sia completo!...
E per me! (rimane un istante col viso fra le mani, poscia levando il capo in aria risoluta) Chi fu costui?
PAOLO Madama...
ADELE (vivamente e con dignità).
Signore, io non ho dato il diritto al primo venuto di usurparsi la mia riconoscenza neanche per difendermi da una calunnia!
PAOLO Non è un usurpatore, poiché non si farà mai conoscere.
ADELE Ma non capisce che se questo duello avrà luogo esso ferirà prima di tutto la mia riputazione? Che queste due spade lacereranno il mio onore?...
Dica a quest'uomo che non ne voglio della sua difesa, della sua cavalleria...
del suo eroismo da romanzo che si serve del nome di una povera donna per piedistallo!...
PAOLO (tristamente).
Madama, egli darà il suo sangue senza pretender nulla di tutto questo.
ADELE (con amarissima ironia).
Ah! il suo sangue!
PAOLO Egli non ha toccato mai un fioretto, e il cavaliere è valente spadaccino.
ADELE (dopo aver esitato un istante).
Chi è costui? Voglio saperlo!
PAOLO Signora...
ADELE (improvvisamente, come colpita da un'idea).
Ah!...
il signor Giliotti! (come abbattuta, pausa).
Oh! la mia testa!...
la mia povera testa!...
(dopo un'altra pausa e con vivacità estrema) Questo duello non lo voglio!
PAOLO Signora...
ADELE Oh, signor Avellini!...
ella è un cuore onesto...
Ella ha della stima per me...
Non è vero?
PAOLO Dippiù ancora: ho dell'amicizia!
ADELE Ebbene! Mi aiuti! Che posso fare io sola?...
Sono una povera donna senza difesa...
tutti si credono in diritto di oltraggiarmi colla maldicenza...
perché mi dicono bella...
perché ho calcato le tavole del palcoscenico...
Ho il peccato dell'arte!...
Mi aiuti! Che bisogna fare?
PAOLO Coraggio! Se gli onesti non avessero il conforto che la menzogna ha corta vita...
e in questo caso è così facile la giustificazione!...
ADELE (vivamente e con dignità).
Che!...
scendere a delle giustificazioni!...
Io!...
PAOLO No.
Basterà semplicemente mettere alla porta il Falconi.
Chi ieri dubitava ancora della falsità delle sue millanterie così oggi dovrà esserne convinto.
ADELE Ma che potrò fare per disarmare la malignità che sogghignerà della cavalleria di...
di colui che prese le mie difese?...
Anche pochi momenti or sono, in questo istesso luogo, io ho sentito sbattermi sul viso, però senza comprenderle, le più oltraggiose allusioni ad un amore romanzesco che io avrei ispirato...
romanzesco tanto che dava occasione ad un'adulazione ironica, pungente come uno spillo...
Le mie amiche...
e ne ho molto di queste, rideranno dietro il ventaglio, parlando dell'eroico difensore che passa le notti sotto le mie finestre prima di andare a battersi...
Oh! questo mi è stato detto signore! Mi è stato detto in faccia, qui, in questo istesso luogo!...
Quelle allusioni, quei sarcasmi, quegli epigrammi erano a me diretti...
e naturalmente si pensava che la devozione di quell'uomo...
non dev'essere senza compensi...
PAOLO Ahimè, signora! Nulla potrebbe fare per disarmare la malignità di coteste amiche che son gelose della sua bellezza, che le invidiano il suo romanzo.
Ella ha un gran torto! Son ferite nella loro vanità, sono umiliate nella loro civetteria...
Si vendicano!
ADELE Ma è un'infamia!
PAOLO Esse risponderebbero invece che è anche un'infamia quella di offuscarle colla bellezza e di involar loro, anche senza volerlo, gli omaggi di adoratori su cui avevano esse gettato gli occhi...
Di coteste amiche tanto scandolezzate ne conosco una che sarebbe felicissima di compromettersi in modo orribile per quel matto poeta che per le sue stravaganze è diventato un oggetto di curiosità...
ADELE La contessa!...
colei!...
PAOLO E cento altre.
ADELE Gelosa!...
Gelosa di me!...
di me che non conosco colui...
e non me ne curo...
PAOLO Tanto meglio! La Contessa che se n'è curata tanto non ha potuto avere la soddisfazione di vedersi ringraziare delle sue sollecitudini!
ADELE (dopo aver meditato un istante).
Questo duello non si farà! No!...
Voglio vedere quest'uomo!!...
PAOLO Perché? Sarebbe inutile.
ADELE No, signore, non sarà inutile! È necessario che io lo veda, che gli parli!...
Quest'uomo che ha un cuore così nobile...
comprenderà...
che bisogna risparmiarmi un'altra calunnia...
e forse un rimorso...
PAOLO Non verrà.
ADELE Perché?
PAOLO Non saprei dirlo...
Bisogna indovinarlo quell'uomo...
È così eccentrico, ma nello stesso tempo tanto orgoglioso...
e quando saprà...
ADELE Non gli dica nulla...
Non gli dica che so tutto...
Prenda un pretesto qualunque...
Gli dica quel che vuole...
Ma che venga!...
che venga subito!
PAOLO Signora...
ADELE (con vivacità).
Ma non capisce che questo duello è un'infamia, un delitto, una cosa orribile!...
che io devo fare tutto il possibile per impedirlo!...
Che quell'uomo l'ucciderà!...
PAOLO Ebbene, signora, verrà.
ADELE Ed ora bisogna che io parli a questo cavaliere...
Mio Dio...
ma non adesso!...
Ho la testa in fiamme! (via dalla destra; Paolo l'accompagna sino all'uscio).
SCENA IX
Paolo; indi Lucrezia, dalla sala da ballo.
LUCREZIA (entra in punta di piedi per vedere se la sua lettera sia ancora nel cappello del commendatore, prendendola).
Ah! è ancora qui! (Accorgendosi di Paolo vuole andarsene).
PAOLO (salutando).
Madamigella!...
vi aspettavo.
LUCREZIA (imbarazzata).
Me...
signore?
PAOLO Sì, sapevo che avreste dovuto trovarvi qui dopo la prima contradanza.
LUCREZIA (turbata).
Chi ve l'ha detto?
PAOLO (mostrandole la lettera che la contessa gli fece trovare nascosta nel cappello).
Il vostro biglietto.
Permettetemi di considerano come se fosse stato diretto a me, poiché desidero avere cinque minuti di colloquio con voi.
LUCREZIA Ah! (consultando con un rapido sguardo la lettera che si nasconde nel pugno).
Ma come?...
PAOLO Voi cercavate del cavalier Falconi...
Io vengo diritto al fatto...
Perdonatemi se son costretto ad intavolare così bruscamente un colloquio spinoso; ma ho l'abitudine della franchezza, e spero che, almeno stavolta, gioverà a qualche cosa.
Non ho il diritto di farvi dei rimproveri; entrambi abbiamo dei torti da perdonarci...
e delle rappresaglie a prendere da chi ci tradì...
Ecco perché vi stendo la mano e vi dico: Volete aiutarmi a vendicarci entrambi?...
Non vi sgomentate.
La nostra vendetta non farà del male a nessuno.
Noi ci vendicheremo rendendoci felici.
La contessa mi direbbe marito filosofo: voi forse mi chiamerete vostro amico.
Voi amate il cavalier Falconi, cioè credete di amarlo, e non volete sposarmi per questo: lo so.
Anch'io credevo amare una di quelle donne leggiere che hanno bisogno degli omaggi di tutti.
Ho veduto che nel cuore di codeste donne c'è troppa vanità per esserci posto ad un affetto sincero.
Il cavaliere non vi ama, egli v'inganna e vi tradisce vilmente.
Uniamo le nostre mani e vendichiamoci così.
LUCREZIA Signore!...
PAOLO Se non potessi provarvi quello che dico forse passerei ai vostri occhi per un geloso che tenta di supplantare con illeciti mezzi il suo rivale.
Invece eccomi semplicemente un amico che vi dice: Facciamo causa comune e prendiamo la nostra rivincita del tradimento di cui siamo state vittime collo stimarci scambievolmente.
Io non vi dirò come abbia potuto arrivare a conoscere questa prova, ma il modo in cui l'ho avuta vi farà indovinare la mano di una gelosa rivale.
Lucrezia, non vi siete mai domandata quale amore si fosse quello dell'uomo che pur giurandovi di adorarvi vi esorta ad unire il vostro destino a quello di un altro?...
Se non l'avete indovinato, meglio per la vostra innocenza! In tal caso quella lettera (indicando la lettera che Lucrezia tiene in mano) vi proverà quale amore sia quello del cavalier Falconi.
Non esitate, Lucrezia, leggetela, giacché quella lettera non è la vostra...
La vostra eccola qui.
LUCREZIA (quasi senza pensarci, ma con vivacità apre la lettera che ha trovato nel cappello, e che è quella del Falconi alla contessa, vi getta gli occhi e la scorre rapidamente).
Ah!...
il vile!
PAOLO Queste viltà, nel gergo del bon ton, si chiamano tradimenti galanti.
LUCREZIA (dopo essere rimasta alcuni istanti in silenzio e col viso fra le mani).
Signore...
voi siete un uomo onesto...
e un nobile cuore...
Vi giuro che ho avuto sempre la più profonda stima pel vostro carattere...
ma dopo questa prova della vostra delicatezza...
della vostra generosità...
io ho della gratitudine...
della più sincera amicizia per voi...
Sì, io sarò vostra amica...
ma null'altro...
Dopo quello ch'è accaduto io non potrei alzare gli occhi su di voi...
senza arrossire...
come arrossisco in questo momento.
Ritirate la vostra parola, signore...
Io porterò la pena della mia leggerezza e della mia irriflessione...
PAOLO Non ritirerò la mia parola, Lucrezia, poiché la nobiltà del vostro cuore mi risponde di esso.
LUCREZIA Ma se accettassi la vostra mano...
dopo quella lettera...
io sarei l'ultima delle donne!
PAOLO (sorridendo).
No.
Sarete semplicemente quello che sono state moltissime ottime madri di famiglia alla vigilia del loro matrimonio: l'ultima delle ragazze sentimentali e la prima delle buone mogli.
LUCREZIA (commossa).
Oh! Paolo...
Come non ho veduto prima d'ora qual nobile cuore sia il vostro?...
PAOLO No, no, madamigella.
Io ho forse agito per egoismo.
Vi ho dato la mia parola per avere una rivincita qualsiasi da una donna che si faceva giuoco di me...
onde non servire più oltre di trastullo alla vanità di una di quelle civette alla moda che amano il lusso degli adoratori come quello dei cavalli.
Entrambi siamo partiti da un brutto movente...
chissà se a mezza strada la stima reciproca non ci faccia incontrare quell'amicizia sincera e completa ch'è più durevole e forse più simpatica dell'amore istesso? Se credete che un giorno potrò arrivare ad ispirarvi una tale amicizia...
allora...
lacerate la vostra lettera (dandole la lettera di lei scoperta dalla contessa).
Io l'ho dimenticata.
LUCREZIA (gli si accosta esitante, col capo chino e arrossendo gliela restituisce).
No...
serbatela...
affinché io possa provarvi...
colla devozione di tutta la mia vita...
ch'essa non fu altro che un brutto sogno.
SCENA X
La contessa Baglini al braccio del cavalier Falconi, dalla sinistra.
CONTESSA (con doppio senso ironico).
Caro signor Avellini, mi pare che sia tempo di reclamare il vostro ballo.
(al Falconi) Cavaliere! Che lo scherzo di cui parlano i vostri amici vi riguardi un pochino?!...
No, davvero! Non vi lascerò scappare così facilmente! Miei cari, aiutatemi a trattenere il cavaliere che vuole andarsene...
Scommetto che ha paura del vostro scherzo!
LUCREZIA (con ironia).
Sarebbe vero, cavaliere? Ma invece quello che vi resti di meglio a fare per sostenere la vostra riputazione di uomo di spirito è di riderne pel primo.
FALCONI (imbarazzato).
Signore mie!...
LUCREZIA (c.s.).
Perdonateci, cavaliere.
Io non vi nominerò i colpevoli, ma intercederò per essi.
Voi altri signori del Club avete messo alla moda le scommesse...
e noi fummo tentati di scommettere...
Una pazzia! Una fanciullaggine!...
(con grazia).
Guardateci, e scoprirete il reo! La riputazione del vostro spirito sembrava così incontestabile che ci fu chi ebbe il capriccio di metterlo in dubbio, e siccome il vostro lato vulnerabile è la vanità...
(veramente voi non ci avete colpa, poiché le vostre numerose conquiste hanno giustificato la vostra vanità) così vi si attaccò da quel lato.
(piano e con doppio senso ironico accennando alla contessa) Chissà se qualcuno dei colpevoli non si sia prestato allo scherzo per mettere alla prova la vostra costanza? (dandogli la lettera di lui alla contessa, trovata nel cappello invece della sua).
Dimenticate lo scherzo e procurate per l'avvenire di non smarrire più i vostri autografi! In quanto a noi...
(con grazia, prendendo la mano di Avellini), vi promettiamo di non ridere dell'avventura che fra noi due...
accanto al fuoco...
FALCONI (con collera).
Io invece vorrei trovare qualcheduno che ridesse onde renderlo responsabile di questo cattivo scherzo!
PAOLO (con ironica calma).
Caro cavaliere, se cerca un gerente responsabile di questo scherzo procuri anzitutto di non farlo ridere...
poiché uomo che ride è uomo disarmato.
FALCONI (minaccioso).
Signore!
SCENA XI
Adele e detti; indi la signora Merelli e il comm.
Gaudenti.
ADELE Che c'è? Un altro duello! Ma, cavaliere, ella diventerà il Don Chisciotte dei bagni! Signori, voi conoscete l'avversione che ho per gli spettri rossi o bianchi...
(con grazia), i voi siete troppo galanti per far paura ad una donna!
SIG.RA MERELLI Mia cara Lucrezia, il Commendatore casca dal sonno e vuole andarsene ad ogni costo.
(ad Adele) Mi rincresce, madama, di dovere abbandonare così presto la sua bella festa.
ADELE Le sarò sempre grata di esserci venuta!
GAUDENTI Oh! Non è propriamente che io abbia sonno...
Ma alcuni lavori urgentissimi...
Non son padrone del mio tempo!...
SIG.RA MERELLI È verissimo! Sa bene...
quella nomina di senatore che ci minaccia!...
Tanti lavori...
tanti fastidi...
tante seccature!
ADELE Le son proprio tenuta del sagrificio che me ne ha fatto...
Ma si rammenti sarò più gelosa delle sue occupazioni (con grazia).
GAUDENTI Madama!...
Mi confonde!...
Proprio!...
SIG.RA MERELLI Eh, chissà!...
Non potrei prometterglielo...
veramente...
Se ci fermeremo ancora qui...
Ma non si può dire quello che avverrà da qui ad una settimana...
Il commendatore dovrà forse andare a Firenze...
a trovare dei Ministri...
dei Senatori...
che so io?...
(piano alla contessa e ad Adele) E adesso che ho quasi collocata la mia bambina...
Ci saranno altre novità forse...
Si partirà in due coppie...
per un viaggio di luna di miele (prendendo il braccio del commendatore).
LUCREZIA (vedendo che il cavaliere imbarazzatissimo per non sapere che fare è per svignarsela col cappello in mano).
Che fate, cavaliere? (iron
...
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