Letteratura Italiana
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I RAGAZZI GRANDI, di Carlo Collodi
CARLO COLLODI
I RAGAZZI GRANDI
- Bettina, accendi subito il caminetto - disse Clarenza, entrando in salotto e volgendo la sua parola a una donna sulla cinquantina, che stava spolverando con una spazzola di penne i mille ninnoli, di varia maniera, posati per ornamento sopra la mensola di un caminetto, sormontato da un grande specchio.
- Nel momento - rispose la Bettina, e chinandosi per accomodare la legna, disse alla sua giovane padrona:
- Indovini un po', signora Clarenza, chi ho veduto or ora, per la strada, mentre tornavo a casa.
- Sarà un po' difficile.
- Glie lo do a indovinare in mille.
- Figurati, se voglio stare a lambiccarmi il cervello.
Spicciamoci: chi hai veduto?
- Il signor conte!...
- Come! Mario è qui?..
Mi pare quasi impossibile.
A quest'ora sarebbe venuto a trovarci.
- Eppure era lui!
- Bada, Bettina, avrai sbagliato!...
- Era lui in persona...
e si mantiene sempre un bell'uomo!...
- Lo credo.
Sempre elegante?..
- Sempre lo stesso.
Mi ricordo di quando, da giovinotto, veniva per casa e che tutti si credeva che fra lui e lei - (nel dir così la Bettina, accennò cogli occhi la sua padrona) - ci fosse veramente qualche cosa...
eppoi...
- Eppoi, sul più bello tutte le speranze andarono in fumo, non è vero Bettina?..
- Nel profferir queste ultime parole, la Clarenza fece una di quelle risate artificiali, che non fanno ridere nessuno, nemmeno la persona che ride.
Dopo dieci minuti di silenzio, la Bettina, scrollando il capo, continuò:
- Peccato! che bella coppia sarebbe stata!...
- Non lo credere: Mario non era l'uomo per me! Troppo leggero di carattere: troppo volubile! troppo farfallone!...
Mario, per tua regola, non sarà mai un uomo serio!...
- Ma un gran bell'uomo!
- Speriamo che l'Emilia gli avrà fatto metter giudizio!...
- Speriamolo davvero.
- In ogni modo, val più Federigo in un solo dito...
- Dicerto - replicò la Bettina, con accento di sincera convinzione.
- Dicerto, il signor Federigo è una gran degna persona...
ma ecco...
secondo me, non ha la malizia di esser bello come il signor Mario!...
In questo mentre, Francesco si presentò sulla porta, annunziando: - Il signor conte Mario.
La Clarenza, colla rapidità del baleno, si dié un'ultima guardata allo specchio: quindi, preso il primo libro che gli capitò fra le mani, andò a sedersi dinanzi al caminetto.
- È permesso?
- Ma questo è un miracolo! una vera apparizione!...
- disse Clarenza, voltandosi sorridendo verso la porta, e stendendo la mano al conte.
- Mia buona Clarenza! Anche a me mi pare di sognare! - replicò Mario, con un accento di mal dissimulata afflizione.
Clarenza, meravigliata, lo guardò fisso negli occhi: quindi, pigliando un tuono di voce carezzevole:
- Vi è accaduto forse qualchecosa?..
- Perché?..
- Dio mio! Avete addosso una cert'aria di mal umore, che fate proprio pietà...
voi, una volta così allegro...
così scapato...
- Non vi occupate di me, Clarenza, parliamo piuttosto di voi.
Gli anni passano e non vi toccano.
Sempre bella e fresca, come una camelia sulla pianta.
- Diavol mai! - replicò vivacemente Clarenza, un tantino impermalita del complimento - una donna, a venticinqu'anni, ha quasi il dovere di non esser brutta.
Anche voi, sapete, Mario: se non aveste codest'aria di salcio piangente, si potrebbe dire che vi siete conservato come un ermellino nella canfora.
- No, amica mia - soggiunse il conte, abbassando di nuovo il tuono della voce - ormai io sono vecchio, un decrepito di trenta anni!...
- Ecco le solite frasi! A proposito: come sta l'Emilia? non mi avete detto nulla..
- Vi prego!...
non tocchiamo questo tasto.
- Mi fate paura? È forse malata? - domandò Clarenza con vivissima ansietà.
- Peggio!...
- Mio Dio!...
Morta?
- Peggio!...
- Peggio?..
- Clarenza rimase perplessa, stuonata, come fuori di sé: quindi illuminata quasi improvvisamente da un baleno, che traversò la sua mente, soggiunse piano e con voce compassionevole:
- Povero Mario! in questo caso comprendo benissimo il vostro dolore e lo rispetto...
Il conte si lasc
...