Letteratura Italiana
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RAGIONAMENTO, di Pietro Aretino
RAGIONAMENTO
DELLA NANNA E DELLA ANTONIA
FATTO IN ROMA SOTTO UNA FICAIA
COMPOSTO DAL DIVINO ARETINO
PER SUO CAPRICCIO
A CORREZIONE DEI TRE STATI DELLE DONNE.
PIETRO ARETINO AL SUO MONICCHIO.
Salve mona! Salve, dico, poiché la Fortuna ancora nelle bestie tien mano, e però ti tolse di donde nascesti, dandoti a me che, per essermi accorto che sei un gran maestro sotto la forma di gatto, sì come era Pitagora un filosofo sotto la forma di gallo, ti intitolo le fatiche, anzi lo spasso, di .XVIII.
mattine: non come a mamone, non come a scimia, né come a babuino, ma come a gran maestro.
Perché se io non avessi saputo dal segreto della natura che tu fussi un gran maestro, ti arei intitolato il dialogo della Nanna e della Antonia come ad animale, ché anco i Romani, dopo lo aver punito con pena capitale colui che uccise il corvo che non avea altra vertù che salutare Cesare non solo il fecero portare in su la bara da duo etiopi col pifero inanzi, ma nominaro il luogo dove fu sepolto "Ridiculo": sì che con la pazzia di molti savi antichi si poteva iscusare quella di uno stolto moderno.
Ma che sia il vero che tu sia un gran maestro, cominceremo a dirti che hai imagine di uomo, e sei chi tu sei, ed essi han nome di gran maestri, e sono chi sono; tu con la tua ingordigia ogni cosa trangugi, ed essi con la loro divorano sì, che la gola non si trova più tra i sette peccati mortali, tu fino a uno ago rubi, ed essi fino al sangue furano, riguardando il luogo dove fanno i furti come lo riguardi tu; essi sono liberali nella maniera che diranno i suditi loro a chi gliene dimanda, e tu sei cortese come ponno giurare quelli che si arrischiano a toglierti qualunque cosa tu ti tenga fra le unghie; tu sei sì lussurioso che ti corrompi fin con te istesso, ed essi usano sanza punto di vergogna con le medesime carni; la tua presunzione avanza quella degli sfacciati, e la loro quella degli affamati; tu sei sempre pieno di lordezza, ed essi sempre carchi di unguenti; il tuo volubile aggirare non trova mai luogo, e il loro cervello è stabile come un torno; i tuoi scherzi sono il giuoco del popolo, e le lor pazzie il riso del mondo; tu sei fastidioso, ed essi importuni; tu temi ognuno e fai temere ciascuno, ed essi a tutti fanno paura e di tutti hanno paura, i tuoi vizi sono incomperabili, e i loro inestimabili, tu fai strano viso a ciascuno che non ti porta il cibo, ed essi non mirano con dritto occhio se non gli apportatori dei loro piaceri, essi non danno cura a vituperio che si gli dica, né tu a villania che ti si faccia.
Né mi lascio perciò uscir di mente che, sì come i gran maestri hanno cera di scimie, così le scimie hanno cera di gran maestri.
E avvertite, satrapi, che fra i gran maestri simili al Bagattino (che così si chiama il mio gatto) non si intende il re di Francia: perché ci fa divini a chiamarsi come noi, e fa umani gli dèi mentre non si lascia dire iddio.
Ma per tornare a te, Bagattino, dico che se tu non fussi sanza gusto come sono i gran maestri, farei un poco di scusa del licenzioso parlare della opera che mando fuora alla ombra tua (che li gioverà come giovano quelle dei gran maestri a quelle che tuttodì si gli intitolano indegnamente), con allegare la Priapea di Virgilio e ciò che in materia lasciva scrisse Ovidio, Giovinale e Marziale, ma per esser tu dotto come i gran maestri, non dirò altro, aspettando in premio del mio farti immortale un morso dove ti avverrà di darmelo: ché anche i gran maestri pagano di cotal moneta gli autori delle laude che si gli attribuiscono, non per altra cagione che per intendersi della scienza come te ne intendi tu.
Avrei detto che hanno la anima alla similitudine della tua se fosse stato onesto a dirlo, ma dico bene che i gran maestri ascondeno i difetti loro con i libri che si gli fanno, come ascondi tu le tue bruttezze con la veste che ti ho fatto.
Ora, altissimo Bagattino (che così si dice ai gran maestri degni di cotal dignità come tu), piglia le mie carte e squarciale: che ancora i gran maestri non
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