LETTERE A CENCIA 2, di Giuseppe Gioachino Belli - pagina 3
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.r Giuseppe Perozzi, allorché lo vedrò: senza il vostro avviso, forse il discorso avrebbe potuto prender piega tale, che io gli aprissi involontaria[ment]e gli occhi sopra il vero stato della moglie, il quale pietosamente gli si vuole occultare.
- Mi è pure giunta ingratissima la morte del povero Gasparri, morrese termometro a rovescio.
- Ho rinnovato urgentissime istanze per le carte, ma!!!...
Temo che dovrete citare.
Lo dico con amarezza; ma lo temo e lo dico.
Basta: chi sa! Dopo tre o quattro giorni dacché vi scrissi pregandovi di un'ambasciata a Lazzarini, mi giunse una sua alla quale risposi con maggior pienezza.
Ringrazio Tommasini de' saluti e lo risaluto.
Io sto più in casa che fuori, più in camera che in casa, più in letto che in camera.
Il sangue! Buggiararlo!
Tanti baci a Matildina, tanti altri a Pirro, tanti altri inchini a voi.
Riverisco tutti e tutti saluto.
Belli
* * *
Alla Nobile e Gentil Donna
S.a Vincenza Perozzi, N.a M.sa Roberti
Macerata
per Morrovalle
Di Roma, 10 Xbre 1833
G.[entilissima] A.[mica]
Ieri sera ebbi una vostra del pr[i]mo corrente.
Se Dio vuole, è venuta prestino!, ma, portando a tergo il suo bel marco del 9, fa pensare che diavolo mai si acciabbattino [sic] codeste vostre poste, o codesti vostri postini.
In ogni modo io già vi ho dato nella mia del 5 una notizia che or mi chiedete.
Le Carte.
Se non si scioglie il Concorso e l'Economato colle stesse formalità, e (credo sicuramente) colle stesse spese con che fu legato dal Sovrano, le carte dell'Uditor Ill.mo si niegano; e questo Prelato lo ha detto alle stesse mie orecchie.
Intanto io mi recherò nuovamente da Piccolomini per le indagini che mi accennate.
Pel resto ci risentiamo.
Intanto vi prego di non onorarmi con tanti elogii, perché né li merito, né mi piacciono.
Che si pensi non male di me, e in conseguenza di questi pensieri si tenga in mia presenza un contegno non umiliante, è tanto grato per me quanto ad ogni altro uomo.
Ma elogi in faccia al lodato sono una specie di imbarazzante accusa che l'obbliga a una difesa, che spesso riesce ridicola.
Quando vi convenga scrivermi, ditemi il vostro bisogno secco secco.
Se io allora saprò o potrò servirvi, lo farò senza cerimonie.
In quanto a una sicura guida per l'educaz[ion]e della vostra bambina, io mi credo incapace di darvela, tanto più che fra voi e me si sono scoperti varii punti di discorde sentire.
Vedete: io non riusciva neppure ad allevare mio figlio; e perciò rinunciando mortificato al desiderio mio primitivo ho affidato Ciro a un Collegio.
- Ed egli è un maschio.
Una femina poi è ben altra cosa: né io so giovarmi della esperienza onde sapere come e dove si possa condurre una donna ad onorare il sesso e ad esser conforto della società.
Saluto di cuore vostro marito, e riverisco la vostra famiglia.
Credetemi al solito
Vostro servitore ed a[mi]co
Belli
* * *
All'Onorevole
Signor Dottore Pirro Perozzi
Macerata
per Morrovalle
Di Roma, 19 Dicembre 1833
A.[mico] C.[aro]
Te Deum! Finalmente, dopo 12 viaggi, potei l'altro jeri vedere Monsig[no]r Piccolomini.
Gli mostrai la vostra lettera del 9; ed egli convenne esser giusto che queste due pendenze Borromeo e Severi le debba attitare egli stesso, in qualità di Amministratore-Economo Roberti, perché le figlie del fu M[arche]se Tullio non possono ancora comparire in proprio nome.
Si trattenne la vostra lettera per fare la ricerca delle carte in essa enunciate, e mi dette appuntamento per venerdì 20, cioè per dimani mattina, onde parlare del soggetto; mentre dimani non ha né tribunale né posta che lo tenga occupato.
- Non potei trovare il Signor Luigi Cristofori.
Parlai però col fratello, il quale mi disse che realm[ent]e il S[igno]r Luigi ebbe il vostro plico, e vi riscontrò martedì mattina (io ci parlai nel dopo pranzo) con una lettera ben dettagliata.
Credo però che la sua risposta vi arriverà con questa mia contemporaneamente, dappoiché io mi ricordo che il nostro corriere del martedì resta in posta a Macerata un'ordinario [sic], non inviando Morrovalle che due postini per settimana.
Ecco evasa anche la vostra del 13.
Non mi resta dunque che riverir tutta la vostra Casa, con gli augurii di buone feste.
Sono con pienezza di stima
Il Vostro aff[ezionatissi]mo a[mi]co
G.G.
Belli
* * *
Alla Nobile e gentil Donna
Sig.a Vincenza Perozzi, N.a M.sa Roberti
Macerata
per Morrovalle
Di Roma, 14 Giugno 1834
C.[arissima] A.[mica]
In mia assenza giunse qui la vostra dell'8 maggio.
Ritornato a Roma per una mia causa, l'ho trovata.
Io consegnai il Letronne al vostro suocero S.r Perozzi secondo le vostre istruzioni, e ciò accadde il 17 aprile.
Egli poi mi dice che il S.r Ettore deve certamente averlo avuto, dappoiché ha accusato il ricevimento dell'involto entro cui si trovava.
I bai:[occhi] 60, importo di esso, non gli ho avuti, ma ciò non urge affatto, e neppure ve ne parlerei se non me ne aveste fatto quesito.
Sbrigate appena le pendenze della mia causa, che a quest'ora già dovevano esser finite, io riparto da Roma, ed ho molti progetti pel capo, de' quali non so ancora quale potrò preferire, mentre affari mi chiamano da alcune parti, e la salute da alcune altre.
Metterò il tutto in bilancia e di giorno risolverò.
- Devo ripetervi che commiss[ion]e positiva di altri libri io non ricordo fuorché quella di una mitologia metodica per vostra figlia, e questa non la trovo perché infatti manca.
La traduzione del Demoustier non mi fu possibile rinvenirla; e poi già vi dissi che una miglior riflessione mi fece credere non essere quella adatta al costume di una fanciulla.
Mitologie poi alfabetiche non formano serie d'idee, di che scapita la intelligenza e la memoria.
Eppoi tutte queste mitologie contengono un abisso di materie che le fanciulle debbono per molti anni ignorare.
Io non conosco una mitologia per vostra figlia.
- Né la carta isolata della Oceanica io ho trovata, né il libro storico onde la vostra opera è mancante: e vi debbo confessare ancora che ho poco tempo per cercarne con assiduità.
Per tornare alla mitologia, chi avesse tempo, voglia ed abilità, potrebbe compilarne una a guisa di genealogia e per famiglie, insomma una specie di storia mitologica, sulle tracce della teogonia di Esiodo.
Tra i vostri amici, tra i vostri abati, cercate chi abbia quelle tre qualità da accingersi all'impresa.
Saluto cordialmente vostro marito, vostra madre, vostra figlia, vostro zio, e mi ripeto al solito
V[ostr]o aff[ezionatissi]mo a[mi]co
G.G.
Belli
* * *
Alla Nobile e Gentil Donna
Sig.a Vincenza Perozzi, N.a M.sa Roberti
Macerata
per Morrovalle
Di Roma, 2 Agosto 1834
C.[arissima] A.[mica]
Mi avete preso a volo.
Parto dimani; e la vostra lettera del 27, che si contentava esser riscontrata a quattro mesi data, riceve risposta a vista.
Non v'è che dire: io pago come un banco, e ad ognuno il suo.
A proposito di pagare, ho esatto ieri dalla posta de' franchi la tratta di sei paoli, avvenimento assai utile in questi dispendiosi momenti di viaggio.
Parto così più contento, munito come mi trovo di questa scorta in più, colla quale farò fronte alle spese almeno almeno fino a porta del Popolo.
Benedetta la ricchezza! Vivano i comodi!
Dunque vedrete il vostro suocero.
Salutatemelo tanto.
Io gli voglio bene perché abbiamo in testa due fette di cervello compagne.
È un uomo franco, direi, alla mia maniera.
Altrettanti saluti in casa.
Sono al solito
V[ostr]o aff[ezionatissi]mo a[mi]co e servitore
G.G.
Belli
* * *
Alla Nobile e Gentil Donna
S.a Vincenza Perozzi, N.a M.sa Roberti
Macerata
per Morrovalle
Di Roma, 6 Nov[embr]e 1834
A.[mica] C.[arissima]
È un'ora e mezzo dopo il mezzodì, e tornato a casa trovo il portalettere per le scale colla vostra del pr[i]mo corr[ent]e giunta questa mattina.
Alle due riparte il corriere.
Dunque una riga per darvi quasi disperato il vostro desiderio del lasciapassare.
Prima io lo aveva sempre per me a' miei ritorni in Roma: questa volta non l'ho ottenuto.
Nulladimeno tenterò per voi, e in tutti i casi (arrivando) fatene ricerca alla posta.
Non vi disturbate però: eccettuato il fastidio di andare in dogana, troverete in que' ministri molta correttezza, e appena dovrete aprire il bagaglio.
Non frugano mai, e si contentano della ispezione de' primi oggetti che cadono sott'occhio.
Almeno così accade sempre.
Jeri fui dalla Chichi.
Mi disse che il S.r Cristofori doveva scrivervi per darvi risposta di un vostro affare.
Parlando io però con lei della difficoltà di trovar casa per voi, nessuna delle parole che mi rispose non parve darmi alcun indizio che Voi possiate albergare da Lei.
Addio, ch'è ora d'impostare.
I miei saluti e in fretta sono
V[ostr]o aff[ezionatissi]mo a[mi]co e serv[ito]re
G.G.
Belli
* * *
Alla Nobile e Gentil Donna
Sig.a Vincenza Perozzi N.a M.sa Roberti
Macerata
per Morrovalle
Di Roma, 22 Novembre 1834
A.[mica] C.[arissima]
Sul dubbio che voi non siate ancora partita, azzardo poche righe per annunziarvi il lascia-passare ottenuto.
Vado a depositarlo a porta del popolo (secondo il costume) dove voi lo troverete, come vi dissi nella mia del 20, chiedendolo a nome della Marchesa Vincenza Roberti Perozzi.
Questa è andata bene.
Tornando però a dirvi due parole sull'alloggio, sappiate che dopo impostata la mia precedente tornai a vedere la S.a Cerroti.
Essa ha trovato una seconda occasione di affitto: un francese che vi si tratterrebbe tutto l'inverno.
Non lo ha ella veramente ancora accettato, ma la vedo perplessa essendo già questo il secondo buono incontro che le fallirebbe.
Per altra parte essa è una vedova con varii figli; ha già di giorno in giorno perduto il mese di Novembre; è nel dubbio che voi non vogliate fermarvi in sua casa: tutte ragioni che mi rendono assai rammarico nel doverla obligare a rischiare un vantaggio certo e che poteva anche avere già fatto, per uno incerto e forse neppure così prossimo.
Assicuratevi che il menare a termine questi accordi in questa stagione è in Roma affare che mette in pensiere chiunque se ne occupa.
Basta, in tutti i modi Voi andate là, e lì o resterete o saprete se siasi potuto rimediare altrimenti.
Circa poi al prezzo, sappiate che oltre alla stanza da letto con quel resto che voi desideraste, vi trovereste anche una graziosa anticamera e una saletta con la porta libera per le scale, pe' quali due vani non passa che un tal S.r Marchese Gnudi di Bologna, Uomo di età e molto cortese, inquilino di altra stanza che mette capo nella riferita anticamera.
Con tutto questo, siate certa che assai difficilm[ent]e trovereste miglior patto.
Allorché sarete in Roma troverete co' vostri occhi la realtà di tutti gli ostacoli che io vi ho sin quì accennati in proposito di alloggi.
Vi riverisco al solito e mi ripeto
V[ostr]o aff[ezionatissi]mo a[mi]co e servitore
G.G.
Belli
Palazzo Poli
* * *
All'Onorevole
Sig.r Dr.
Pirro Perozzi
Macerata
per Morrovalle
Di Roma, 21 Marzo 1835
A.[mico] C.[aro]
Ricevo la vostra del 15, data di Morrovalle; e già avevo avute da Lazzarini notizie della eseguita mia commissione, di che senza fine vi ringrazio.
Avrei veramente piacere di rivedervi sì presto per motivo della causa in Rota.
Se sapevate prima il tempo della proposizione vi era meglio non partire.
In tutti i modi, o che torniate o no, già ho parlato col mio amico Avv.to Ricci.
Marini ha poco piacere che gli si raccomandino cause: nulladimeno qualche parola gliene dirò.
I tre da voi salutati, e Mariuccia la prima, vi dicono mille cose amichevoli.
Ho avuto la mia novella a stampa, e ne invio un esemplare a Matildina, perché dice il proverbio che l'uomo si lega colla parola.
Il proverbio dice anche di più; ma a me ammogliato non conviene ripeterlo.
Riverisco tutta la Vostra famiglia, e vi abbraccio.
Il Vostro Belli
* * *
Alla Nobile e Gentil Donna
Sig.a Vincenza Perozzi, N.a M.sa Roberti
Macerata
per Morrovalle
Di Roma, 2 gennaio 1836
Gentilissima amica
Ritardo di un ordinario la risposta alla vostra del 27 dicembre da me avuta il 31, perché all'ora di pranzo in cui la trovai in casa era già tardi per potere impostare.
Vi ringrazio dunque delle vostre cortesie e vi ripeto mille augurii per l'entrato nuovo anno in nome ancora di mia moglie.
Essa ha moltissimi ancora degli spilloni che aveste la bontà d'inviarle e de' quali vi dimandò il prezzo da Voi taciuto.
Gli stessi voti di felicità che io ho espressi a Voi comunicateli a Pirro a Vostra madre e a Matildina, alla quale direte non esser cosa eseguibile epistolarmente la nota de' dittonghi che mi chiede.
Le molte regole, le eccezzioni e le subeccezzioni [sic] rientranti nella regola richiedono un esteso trattato.
Altronde o si vuole da Pirro usar grammatica, o no.
Se non vuole usarla, riuscirà spinoso l'insegnamento per sola analisi: se poi vuole valersene, nella grammatica c'è il bisogno.
Ciro sta bene, studia i classici latini, le matematiche, la prima letteratura e la musica.
- Anche io sto bene.
Rendete i miei saluti a' signori Liberati e Tomassini e credetemi pieno di stima al solito
V[ostr]o aff[ezionatissi]mo a[mi]co e servitore
G.G.
Belli
* * *
Alla Nobile e Gentil Donna
Sig.a Vincenza Perozzi, N.a M.sa Roberti
Macerata
per Morrovalle
Di Roma, 12 dicembre 1837
A.[mica] C.[arissima]
Rispondo alla vostra del 6, giuntami ieri.
Ciò che chiede il s.r Laurenti essendo, per quanto io ne penso, di assai difficile successo, e quindi parendomi utile quanto possa guidare a diminuirne le difficoltà credo che la commendatizia del religioso a lui benevolo non produrrebbe che bene.
Se pertanto voleste mandarmela, io la farei giuocare di pari passo colla mia premura e me ne servirei di ausiliare.
Comprendo che la lettera del R.[everen]do P.[adr]e potrebbe andare anche direttam[ent]e al destino, ma forse gioverebbe meglio il presentarla privatam[ent]e, tanto più che in questo caso riuscirebbe vano a chi la ricevesse il dissimulare di averla ricevuta, siccome spesso accade allorché si voglia bellam[ent]e scansarsi dall'accogliere con favore una dimanda.
Non vi dissimulo purtuttavia la mia poca speranza di riuscire in simile impegno, stante anche il difetto in me di rapporti e di pratiche molte, necessarie in simili faccende, giacché la mia vita sempre ritirata ed aliena dal mostrarmi nel mondo e mescermi fra gli uomini mi ha reso come straniero ai miei concittadini e ignoto a' miei contemporanei.
Ma chi avrebbe saputo prevedere che un giorno avrei avuto bisogno del comune modo di vivere? E, prevedendolo ancora, si sarebbe la mia natura prestata a una educazione opposta non solo alla sua indole ma superiore alle sue forze? Mi trovo io adesso quasi isolato.
Ciò non mi darebbe il minimo rammarico perché corrispondente a quanto ho sempre cercato; ma guai a chi cade senza la prossimità di un braccio che lo rialzi! Adesso poi è tardi per cominciare una nuova carriera.
Il temperamento indurato dagli anni e dall'uso, la mente abbattuta dalle sventure, il cuore inasprito dalle contraddizioni, e il tempo angusto già di troppo per le sole indispensabili cure del mio stato, sono altrettanti ostacoli sino al pensiere d'intraprenderla.
E in qual modo potrei mostrarvi io le tracce (come voi dite) per rendermi attiva la vostra amicizia? La vostra e quella di Pirro sono attive abbastanza allorché non isdegnano di considerarmi nel tempo della disgrazia quale mi valutavano nel tempo felice.
Questo mi piace da' miei amorevoli, e questo mi concedono i miei pochi amici romani.
Abbracciate il caro Pirro, salutate la Matildina che oggimai dev'essere una donnetta e credetemi sempre.
Il V[ostr]o aff[ezionatissi]mo
Belli
P.S.
- Ciro è buono e gentile.
Quest'anno studia trigonometria e rettorica.
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Alla Nobile e Gentil Donna
Sig.a Vincenza Perozzi, N.a M.sa Roberti
Macerata
per Morrovalle
Di Perugia, 7 settembre 1839
A.[mica] C.[arissima]
Sino al 17 agosto (giorno in cui, come sempre io vi dissi, accadde la mia partenza da Roma) io aveva sperato di vedere da un ordinario all'altro qualche vostra lettera che mi desse notizia del vostro viaggio e dell'arrivo a Morrovalle.
Ma dovei partirmene privo di quella sperata soddisfazione, che non solamente mancò a me ma insieme a vostro suocero, il quale sino a due giorni innanzi alla mia partenza mi disse non aver mai veduto alcun foglio né di voi né del figlio.
Avete avuto lettere? ci andavamo noi sempre dimandando scambievolmente; e la comune risposta sempre era: nulla.
Eppure noi cinque non ci eravamo divisi già in collera.
Io dunque aspettava, ed ho aspettato anche quì, dove Voi sapevate che io sarei giunto il 19, siccome vi giunsi.
Spiegatemi dunque questo fenomeno.
Che se ancora avete una penna e un po' d'inchiostro per me, sappiate che io sarò in Terni nei giorni 14 15 e 16 di questo mese, e il 18 rivedrò Roma.
Ditemi: sto bene, e mi basta.
Ciro ha di già sorpassato alcun poco la mia statura.
Si mantiene sano e robusto, ed è di un carattere amabilissimo.
In questi giorni ha dato pubblico saggio di matematiche, eloquenza italiana e latina e musica; e gli sono stati aggiudicati quattro premii.
Nell'anno venturo si esporrà in lingua greca, logica, metafisica, e fisica generale.
Vi prego di dire mille parole amichevoli per me a Pirro e alla mia cara Matildina, a cui voglio più bene che a Voi; e benedetta la sincerità.
Però Madamigella poteva dire a Mammà: perché non iscriviamo due righe a Nonno e a Belli? Ma pure deve averlo detto, e Voi non le avete voluto dar retta.
Salutatemi anche la Marchesa e Checco.
Ditemi, se vi piace, come si è calmato Rutilj.
Finalm[ent]e i miei rispetti al S.r Caro [sic] Liberati e alla S.a C[onte]ssa Bonarelli.
Sono con vera stima e amicizia
Il vostro aff[ezionatissi]mo
Belli
P.S.
- La mia testa va sempre al solito.
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Alla Nobile e Gentil Donna
Sig.a Vincenza Perozzi, N.a M.sa Roberti
Macerata
per Morrovalle
Di Roma, 14 Novembre 1839
Amabilissima amica
Né posso ancora comprendere come la posta di Morrovalle vada sì zoppa.
Ecco quì: la vostra lettera del 3 non è giunta che il 12.
Nove giorni per passare dalle vostre mani alle mie! Ma noi non possiamo affrettare il corso delle testugini [sic] .
Dunque la pazienza è il miglior rimedio dove manca miglior medicina.
La figlia vostra, o cara amica, comincia a scrivere con una grazietta che incanta.
Disinvolta e insieme assennata sviluppa nel suo stile epistolare un garbo che avrebbero motivo d'invidiarle tanti e tanti uomini che escono dalle università ricchi d'idee e poverissimi d'arte per enunciarle.
Io voglio veramente bene a codesta cara ragazza, la quale, appena sarà spogliata di qualche lievità inseparabile dalla età sua, potrà andar distinta fra le sue pari, e interessare ogni culta persona.
Ricevete da me questo giudizio intorno alla figlia vostra non come un complimento (che ben sapete quanto pochi io ne faccia) ma sì qual sincero tributo di lode a un merito da me riconosciuto.
Con lei non direi tanto per non invanirla.
Il povero Rutilj sembrava prevedere il suo prossimo termine quando non chiedeva ai superiori che una dilazione di mesi.
La morte cominciava già a prender possesso di lui, inspirandogli idee che altrui parevan pazzie.
Ciro mi ha comunicato l'ordine de' suoi studi per questo anno 1839-1840.
Logica e metafisica, fisica, lingua greca, esercizio sui classici latini, e musica.
Nelle passate vacanze, oltre agli altri divertimenti, hanno dato gli alunni alcune rappresentazioni teatrali.
In una commedia del Genoino, intitolata La gratitudine, mio figlio copriva la parte del protagonista per nome Eugenio.
Egli così mi scrisse a questo proposito: Fra gli attori mi annovero anch'io: il più scartarello; ma pure servo a qualche cosa.
Il Rettore poi, dotto e penetrante uomo, mi disse: Bravo il mio Ciro! Oh lo aveste veduto far la parte di Eugenio! Quanti baci gli avreste dati, e come bene avreste veduta tutta la bell'anima di questo figlio! Quante cose scuopre il teatro! - Mio caro Belli, sapete che io non inganno.
Vi dico con verità che questo giovane chiude in petto una gran virtù, ed ha forte sentire.
Dunque de' nostri figli possiamo contentarci entrambi.
Iddio li faccia felici.
- Abbracciate per me il mio buon Pirro, salutate la vostra famiglia, e il S.r Giuseppe, e abbiatemi sempre in conto di a[mi]co aff[ezionatissi]mo
G.G.
Belli.
* * *
Di Roma, 14 Novembre 1839
Carissima la mia Matildina
Rispondo alla vostra lettera del 3 corrente, sul cui formulario è da fare un'altra operazione per norma della futura nostra corrispondenza.
Dalla intestazione, che dice mio caro e rispettabile amico, convien rimuovere la terza e la quarta parola, e allora, se delle tre rimanenti vi piacerà conservare anche la media, soddisfarete al vostro gentile animo verso di me senza farmi udire da Voi un vocabolo che, non meritato, mi diviene mortificante.
Se volete essermi amica, lasciamo da parte tuttociò che partecipi del tuono di complimento.
Né ciò turbi la vostra modestia per risguardo alla vostra tenera età, la quale può quì appunto valere di un motivo di più per bandire ogni ceremonia dal carteggio di una virtuosa giovinetta con un maturo uomo d'onore.
Le frasi di riserva e di complimento stanno ben collocate e fan buona figura ne' discorsi fra le giovani signorine e gli uomini di età alla loro corrispondente, poiché l'anima di entrambe le parti, tendente alla fiducia aperta alle impressioni lusinghiere di confidenza, abbisogna di alcun estrinseco mezzo che temperi quanto di troppo inconsiderato potrebbe introdurre ne' loro colloqui il sentimento di libertà sì connaturale alla ingenuità di una vita nuova, ardente e inesperta.
Che se mai vi venisse talento di dare a questi studiati riguardi il nome di artificii, sappiate, mia cara, essere artificio ben lodevole quello che, non portandoci alla simulazione, ci aiuta invece a dissimulare qualche disposizione del nostro spirito, che, troppo leggermente da altri interpretata, può un giorno fruttarci confusione e rammarico.
Con un onest'uomo però che si avvicina di gran passo alla vecchiezza, epoca unica e vera del disinganno, Voi non correte questi rischi; ma la confidenza al contrario che in lui riporrete servirà insieme a Voi di facilità ad aprirgli il vostro cuore e a lui di opportunità per ricercare in esso dove sia luogo e tempo da amorosi consigli.
Tutto però si riduce al saper distinguere uomo da uomo, e la verità dalle apparenze di essa.
Ma in questo Voi avete due guide eccellenti e sicure ne' vostri genitori, i quali a rettitudine di cuore accoppiando sagacità di mente ed esperienza delle umane cose, non possono tradire chi forma l'oggetto della lor tenerezza e delle lor compiacenze.
Essi vi diranno quando come e con chi Voi dobbiate assumere un linguaggio o più aperto o più riservato, e Voi presso i loro suggerimenti non errerete giammai.
Subordinate pertanto alla loro prudenza queste mie franche considerazioni, e modificatele dapresso il loro parere.
Per dimostrarvi ora in qual conto io tenga le vostre opinioni, procurerò di pensare il meno possibile alle mie fisiche sofferenze; benché tanto il dolore quanto il pensiere abitando nello stesso cervello, non sarà così facile il tenerli disgiunti sì che qualche volta non s'incontrino nella casa comune.
Ripeterò sempre che il mio Ciro poche lusinghe può darmi di molti progressi nella musica, essendo questa lo studio nel quale consuma la minima parte del suo tempo.
Ma farà quel che potrà; e ciò sarà sempre un di più.
Quando a lui ed a me sarà dalle circostanze concesso il venire insieme a visitare la vostra famiglia, allora farete di lui il vostro giardiniere siccome bramate.
La morte di Rutilj mi ha veramente dato disgusto.
La vita! Come vola! - Sono di tutto cuore
il V[ostr]o amico vero
G.G.
Belli
* * *
Alla Nobile e gentil Donna
Sig.a Vincenza Perozzi, N.a M.sa Roberti
Macerata
per Morrovalle
Di Roma, giovedì 2 aprile 1840
Gentilissima amica
Prendo in modo le mie misure, fra il volgere del tempo e lo andar del corriere, che questa mia lettera Vi giunga alle mani poco prima che Vi passino al cuore le congratulazioni e gli augurii di quanti nel Vostro giorno onomastico o per amor di sangue o per debito d'amicizia Vi desidereranno lunga felicità, ringraziandovi insieme della stessa vostra riconoscenza, per quell'atto di cortesia.
Io, che, se forse con soverchio orgoglio, senza però troppo timore di essere smentito posso vantare non lieve anzianità fra la maggior parte de' vostri amici attuali, spero che il mostrarmivi non ancora dimentico del 5 di aprile mi varrà nel vostro animo un pensier generoso di preferenza, la quale io disputerei a chiunque me ne volesse defraudare in virtù di recenti titoli comunque sanciti da non interrotte consetudini.
Diciannove anni della rapida umana vita non paiono un fragil merito fra persone la cui promessa amicizia non mai si avvelenò nel disprezzo, comunque compromessa forse talvolta da qualche inevitabile vicenda.
Eccomi dunque anch'io nella schiera dei festeggiatori del Vostro nome, nome che in me oggi si associa a tutte piacevoli e rispettose reminiscenze.
Possa questo nome esser da Voi udito per molti anni a ripetere con emozione da coloro che amate e da quanti altri vorrà il cielo suscitarvi attorno per aumento della vostra famiglia e per conforto della futura vostra vecchiezza.
Il buon Pirro e la cara Matilde facciano eco a queste mie calde parole, della cui sincerità prego dalla provvidenza un premio di benedizione sul capo del mio figliuolo.
Se non discari saranno a Voi giunti gli affettuosi augurii o presagî della mia benevolenza, fate una sola volta risuonare ancora del nome mio le vostre domestiche pareti, fra i brindisi di quanti hanno su me il vantaggio di esservi in questo giorno vicini.
Sono sinceramente
Il vostro aff[ezionatissi]mo e dev[otissi]mo amico
Giuseppe Gioachino Belli
* * *
Alla Nobile e Gentil Donna
Sig.a Vincenza Perozzi, N.a M.sa Roberti
Macerata
per Morrovalle
Di Perugia, 19 settembre 1840
Mia gentilissima Amica
Non può né sorprendermi né sembrarmi irragionevole il dolore che vi deriva dalla lontananza di vostra figlia, e il tedio delle giornate trascorse da Voi senza la sua compagnia.
Se la natura nostra si affeziona a quelle persone o a quelle cose ancora colle quali ci troviamo uniti per lunga consuetudine, quanto maggiore attaccamento non sarà in noi suscitato dalla continua convivenza coi figli, che sembrano già antichi amici al cuor nostro sin dal primo istante medesimo della loro comparsa nel mondo? Se poi consideriamo l'affetto materno, sempre più tenero e pauroso che l'amore di un padre; se apprezziamo questo affetto verso una figliuola, compagna ed amica naturale di una madre di cui deve ricopiare in se stessa tutte le tendenze dell'animo e le domestiche sollecitudini; se a que' riflessi aggiungiamo la unicità di prole in quella figlia medesima, dalla quale non può distrarsi l'amore per dividersi ed esercitarsi sopra altri oggetti di simile importanza; se finalmente quell'unica figlia sia gentile, sia amabile, sia virtuosa, sia giunta ad età di matura intelligenza per concepire la tenerezza della Madre sua e sentire in sé il bisogno e la capacità del contracambio, allora la vostra tristezza comparirà a tutti non solo naturale e giustissima ma superiore ancora a quanto sappiate esprimere colle parole.
Nulladimeno l'amore, il vero amore, prende forza e si manifesta coi sacrifizi; e se il vivere sempre al fianco de' figli nostri dà testimonianza di non dubbio affetto, il sapersene talora distaccare per la loro futura felicità trasforma la virtù umana quasi in divina, e la prepara a consolazioni più che terrene.
Niuno è però obbligato ad atti maggiori delle sue forze; e così quando Voi realmente sentiate colla esperienza che la lontananza di Matildina vi riesca troppo penosa, oppure vediate Lei stessa incapace di vivere un anno separata dalla sua buona Mamma, non dovete al certo cimentare con funesto eroismo né la vostra né la sua vita, sì necessarie una all'altra, e sì care entrambe ad un ottimo marito e padre che in Voi due ripone e divide tutte le sue compiacenze.
Nulla delle create cose è infinita, ed ogni atto della umana natura ha una linea di confine, oltre la quale la stessa virtù degenera in vizio.
Ma a quella linea bisogna arrivare, e badar bene che le passioni seduttrici non ci faccian credere estremo il mezzo della misura.
Io parlo ad una donna virtuosa e illuminata sui proprii doveri così come sulla propria morale attività per compierli degnamente.
Mi riesce assai grato l'udire da Voi la memoria che Monsignor Vescovo Teloni conserva di me e della mia famiglia, seppure possa più meritar nome di famiglia una casa mancante di una moglie o di una madre che la diriga e ne sia centro.
Quando rivedrete quell'ottimo prelato presentategli i miei rispettosi ossequî e ditegli che il tempo di tanti anni mai non ha in me diminuita la stima indottavi da' suoi meriti sin da quando ebbi l'onore di averlo a compigionale nel medesimo casamento da me abitato colla mia povera Mariuccia.
Avrei anche desiderio di sapere da Voi se viva e stia bene la Contessa Cavallini, sorella di Monsignore, donna di molte amabili prerogative.
Nel Mercoldì 16 adunque si celebrò dalle Monache e dalle convittrici del Monistero il vostro giorno natalizio.
Brava Cencia! Mentre quasi ogni donna procura di nascondere quelle fatali ricorrenze, Voi senza vanità o pregiudizi le fate solennizzare da una intiera comunità.
Sarete così più stimata da chi non valuta i pregi di una donna in ragione inversa della età sua.
La gioventù ogni giorno fugge, e la virtù si accresce ogni giorno.
Io vi auguro di raddoppiare l'attual vostra vita onde aumentarvi di altrettanto la mia odierna amicizia, seppure ancor'io possa lusingarmi di rimanere sì lungamente in questa locanda del mondo.
Ciro sta sempre bene e va di giorno in giorno sviluppando uno spirito amenissimo, senza però uscir mai dai termini della moderazione.
Ha poi un'arte sua propria di star sempre e ad ogni incontro in pace con tutti.
Fra tre giorni io lascerò Ciro e Perugia, e, trattenutomi un poco per affari lungo la via, sarò in Roma verso il finire del mese.
Mille amichevoli parole al mio Pirro, alla vostra Matildina e a tutti i vostri parenti.
Sono di cuore
Il V[ostr]o a[mi]co aff[ezionatissi]mo
G.G.
Belli
* * *
Alla Nobile e gentil Donna
Sig.a Vincenza Perozzi, N.a M.sa Roberti
Macerata
per Morrovalle
Di Roma, 8 dicembre 1840
Gentilissima Amica
Alla seconda lettera che mi dirigeste a Perugia (parlo di quella dell'11 settembre) io risposi di là il giorno 19 del medesimo mese partecipandovi la mia non lontana partenza da quella città per tornarmene bel bello a tirare il vomere in questo mio campo aratorio.
Fin là dunque le nostre partite sono saldate.
All'avvicinarsi però delle feste natalizie e del nuovo anno preparo questa carta per aprirvi un conto novello, nel quale io registro intanto a mio credito una bella somma di augurii anticipati, che potranno figurare come arra e caparra del mio debito d'amicizia verso di Voi, di Pirro, di Matildina, della Marchesa, dello zio Checco e di tutti i parenti, agnati, cognati, consanguinei, affini, sino alla decima generazione.
Fra i nomi de' soprannotati miei creditori, notati tutti in rubricella del libro mastro, ne avrete trovato uno scritto in carattere più cancelleresco che gli altri.
Ciò indica, secondo il sistema della mia contabilità, che su quel nome ha da cadere scrittura doppia.
Animo dunque.
Come sta Matildina? Ama il suo soggiorno claustrale? Vi resta non oltre al tempo carnevalesco? Ve la lasciate di più? Tante interrogazioni puzzano un po [sic] di curiosità de' fatti altrui; ma io tengo sott'occhio la vostra lettera dell' 11 settembre, e vi trovo scritte queste parole: in seguito saprò dirvi qualche cosa di più positivo su questo punto.
Voi dunque autorizzaste la mia ficcanaseria: voi pagatene oggi la pena, e parlate.
Andiamo adesso al conto di Ciro.
Esso gode sempre di robustissima salute; e non so se vi abbia mai detto che su questo proposito della sua fibra tenace lo chiamano il beduino, al che forse ancora contribuisce la fosca tinta della sua pelle.
Non ha sortito certamente dalla natura le doti da venirne un vagheggino e un fustarello di latte e miele, di giglio e rosa.
Quello va innanzi per la sua via come un corazziere della guardia del corpo, fermo di mente e duro di membra.
Negli scorsi giorni gli ho mandato i partimenti di Fenaroli perché si addestri nel musicale accompagnamento.
È un pezzo, mia cara Signora dacché nelle vostre lettere non è più parola della vostra salute.
Intendo pertanto oggi di diffidarvi formalmente, chiedendovi con positive e chiare parole un ragguaglietto preciso del vostro stato sanitario, del quale tanto più m'interesso in quanto che in Roma avevate certe ubbie pel capo, dalle quali al certo non poteva derivarvi il beneficio dell'elixire campacentanni.
È vero che parlavate di un tale anno climaterico con assai sangue freddo; ma simili idee, amica mia, non sono fiori di malva.
- La mia capoccia va meglio, e n'è uscita fuori una romanzaccia, degna della musica de' gatti incimurriti.
La Carità (vedi che titoli!)
Ah non vantate o prodighi
Di sterili parole,
Quell'apparir benefici
Dove più splenda il sole;
Non il gettar per gloria
Di ree lusinghe e vane
Un vile argento, un pane
Sul letto del dolor.
La carità, che ingenua
Abita in cor non guasto,
Abborre dagli strepiti,
Sdegna le pompe e il fasto;
E pari a casta vergine
Al guardo altrui si cela,
Né in sua bellezza anela
A effimero splendor.
Ah di fortuna il giubilo
E il superbir del sangue
Al muto aspetto estinguasi
D'un poverel che langue:
Felici se una lagrima
Vi turba il cuore in festa,
E il senso in voi ridesta
Dell'egra umanità.
Allora, allor de' miseri
Nel consolato petto
Susciterete un palpito
Di non mentito affetto;
E quanto men fra gli uomini
Scenda orgogliosa e grave
Sarà più a Dio soave
La Vostra carità.
Vi parrà questa romanza stravagante e bizzarra.
E così è.
Ma se togliete dalla mente de' poeti la stravaganza e la bizzarria, non vi resta più altro.
In questa romanza, per difenderla pure un tantino, non vi sono sfoghi d'amore né altri vaniloquii di un'anima che non intenda se stessa.
Io, al postutto, non so se la carità possa associarsi alla musica, e se i maestri di cappella avranno note caritatevoli da farne una salsa alla mia scipita vivanda.
E quì vi auguro di cuore pace, sanità e alegrezza come i ciechi rapsodisti di piazza.
Sono il vostro aff[ezionatissi]mo a[mi]co
G.G.
Belli
* * *
Alla Nobile e Gentil Donna
Sig.a Vincenza Perozzi, N.a M.sa Roberti
Macerata
Per Morrovalle
Di Roma, 23 gennaio 1841
G.[entilissi]ma amica
Rispondo con poche linee alla vostra del 17, giacché ho 3/4 di brighe per ogni 1/4 di tempo.
Il vostro paragrafo sulle costipazioni dei Tomassini è saporitissimo: l'ultimo periodo poi relativo al Pagliaroni, alla sua cura sentimentale e al poco peso de' suoi cadaveri pe' beccamorti, mi è sembrato un tratto degno dello spirito di Walter-Scott.
Non vi vorrei poetessa nemica.
- Brava! Del 44 non se ne parli più: se me ne dite un'altra parola vi attizzo contro i miei carboni rimati.
Scottano poco, ma tingono.
Quel Marocco pel quale avete concepito tanto interesse e che sì volentieri (credo) frustereste sopra un asino da due carlini, è uno stracciapane, un cervellaccio pieno di memoria e di stravaganza, un temerario da fiera, che ha fatto tutte le arti, tutti i mestieri, buono a intraprender tutto, a perfezionar niente, vivace, focoso, miserabile, attualmente tornitore in borgo e poeta in città.
Si aiuta come può e si contenta di tutto: di un paolo, di un pranzo, di una cena, di una presa di tabacco.
Stampò i suoi due canti a debito, che pagò poi per la sua instancabilità di girare offrendo il suo libro a chi lo voleva e vendendolo a chi nol voleva comprare.
È una piattola che cava sangue dai sugheri.
Non so come in provincia abbiano ficcato i suoi versi nella collezione che vi mandai.
Quì si tiene per poeta da bettole.
E tuttociò voglio aver detto con tutta la venerazione.
Il suggello era della Tiberina; e il bollo che impresse sul mio plico per Voi fu l'ultimo che mi uscì dalle mani prima di passar quell'arnese al Segretario mio successore.
Per quest'anno m'han creato Vice-Presidente.
Figuratevi l'arietta che ho presa; Mi son fatto insino inamidare le falde.
Salutatemi sempre Matilde, e dite a
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