I MALAVOGLIA, di Giovanni Verga - pagina 6
...
.
- E' sta meglio di compare Bastianazzo, a quest'ora! ripeteva Rocco Spatu, accendendo la pipa sull'uscio.
E senza pensarci altro mise mano al taschino, e si lasciò andare a fare due centesimi di limosina.
- Tu ci perdi la tua limosina a ringraziare Dio che sei al sicuro, gli disse Piedipapera; per te non c'è pericolo che abbi a fare la fine di compare Bastianazzo.
Tutti si misero a ridere della barzelletta, e poi stettero a guardare dall'uscio il mare nero come la sciara, senza dir altro.
- Padron 'Ntoni è andato tutto il giorno di qua e di là, come avesse il male della tarantola, e lo speziale gli domandava se faceva la cura del ferro, o andasse a spasso con quel tempaccio, e gli diceva pure: - Bella Provvidenza, eh! padron 'Ntoni! Ma lo speziale è protestante ed ebreo, ognuno lo sapeva.
Il figlio della Locca, che era lì fuori colle mani in tasca perché non ci aveva un soldo, disse anche lui:
- Lo zio Crocifisso è andato a cercare padron 'Ntoni con Piedipapera, per fargli confessare davanti a testimoni che i lupini glieli aveva dati a credenza.
- Vuol dire che anche lui li vede in pericolo colla Provvidenza.
- Colla Provvidenza c'è andato anche mio fratello Menico, insieme a compare Bastianazzo.
- Bravo! questo dicevamo, che se non torna tuo fratello Menico tu resti il barone della casa.
- C'è andato perché lo zio Crocifisso voleva pagargli la mezza giornata anche a lui, quando lo mandava colla paranza, e i Malavoglia invece gliela pagavano intiera; rispose il figlio della Locca senza capir nulla; e come gli altri sghignazzavano rimase a bocca aperta.
Sull'imbrunire comare Maruzza coi suoi figlioletti era andata ad aspettare sulla sciara, d'onde si scopriva un bel pezzo di mare, e udendolo urlare a quel modo trasaliva e si grattava il capo senza dir nulla.
La piccina piangeva, e quei poveretti, dimenticati sulla sciara, a quell'ora, parevano le anime del purgatorio.
Il piangere della bambina le faceva male allo stomaco, alla povera donna, le sembrava quasi un malaugurio; non sapeva che inventare per tranquillarla, e le cantava le canzonette colla voce tremola che sapeva di lagrime anche essa.
Le comari, mentre tornavano dall'osteria coll'orciolino dell'olio, o col fiaschetto del vino, si fermavano a barattare qualche parola con la Longa senza aver l'aria di nulla, e qualche amico di suo marito Bastianazzo, compar Cipolla, per esempio, o compare Mangiacarrubbe, passando dalla sciara per dare un'occhiata verso il mare, e vedere di che umore si addormentasse il vecchio brontolone, andavano a domandare a comare la Longa di suo marito, e stavano un tantino a farle compagnia, fumandole in silenzio la pipa sotto il naso, o parlando sottovoce fra di loro.
La poveretta, sgomenta da quelle attenzioni insolite, li guardava in faccia sbigottita, e si stringeva al petto la bimba, come se volessero rubargliela.
Finalmente il più duro o il più compassionevole la prese per un braccio e la condusse a casa.
Ella si lasciava condurre, e badava a ripetere: - Oh! Vergine Maria! Oh! Vergine Maria! - I figliuoli la seguivano aggrappandosi alla gonnella, quasi avessero paura che rubassero qualcosa anche a loro.
Mentre passavano dinanzi all'osteria, tutti gli avventori si affacciarono sulla porta, in mezzo al gran fumo, e tacquero per vederla passare come fosse già una cosa curiosa.
- Requiem eternam, biascicava sottovoce lo zio Santoro, quel povero Bastianazzo mi faceva sempre la carità, quando padron 'Ntoni gli lasciava qualche soldo in tasca.
La poveretta che non sapeva di essere vedova, balbettava: - Oh! Vergine Maria! Oh! Vergine Maria!
Dinanzi al ballatoio della sua casa c'era un gruppo di vicine che l'aspettavano, e cicalavano a voce bassa fra di loro.
Come la videro da lontano, comare Piedipapera e la cugina Anna le vennero incontro, colle mani sul ventre, senza dir nulla.
Allora ella si cacciò le unghie nei capelli con uno strido disperato e corse a rintanarsi in casa.
- Che disgrazia! dicevano sulla via.
E la barca era carica! Più di quarant'onze di lupini!
CAPITOLO 4
Il peggio era che i lupini li avevano presi a credenza, e lo zio Crocifisso non si contentava di "buone parole e mele fradicie", per questo lo chiamavano Campana di legno, perché non ci sentiva di quell'orecchio, quando lo volevano pagare con delle chiacchiere, e' diceva che "alla credenza ci si pensa".
Egli era un buon diavolaccio, e viveva imprestando agli amici, non faceva altro mestiere, che per questo stava in piazza tutto il giorno, colle mani nelle tasche, o addossato al muro della chiesa, con quel giubbone tutto lacero che non gli avreste dato un baiocco; ma aveva denari sin che ne volevano, e se qualcheduno andava a chiedergli dodici tarì glieli prestava subito, col pegno, perché "chi fa credenza senza pegno, perde l'amico, la roba e l'ingegno" a patto di averli restituiti la domenica, d'argento e colle colonne, che ci era un carlino dippiù, com'era giusto, perché "coll'interesse non c'è amicizia".
Comprava anche la pesca tutta in una volta, con ribasso, e quando il povero diavolo che l'aveva fatta aveva bisogno subito di denari, ma dovevano pesargliela colle sue bilancie, le quali erano false come Giuda, dicevano quelli che non erano mai contenti, ed hanno un braccio lungo e l'altro corto, come san Francesco; e anticipava anche la spesa per la ciurma, se volevano, e prendeva soltanto il denaro anticipato, e un rotolo di pane a testa, e mezzo quartuccio di vino, e non voleva altro, ché era cristiano e di quel che faceva in questo mondo avrebbe dovuto dar conto a Dio.
Insomma era la provvidenza per quelli che erano in angustie, e aveva anche inventato cento modi di render servigio al prossimo, e senza essere uomo di mare aveva barche, e attrezzi, e ogni cosa, per quelli che non ne avevano, e li prestava, contentandosi di prendere un terzo della pesca, più la parte della barca, che contava come un uomo della ciurma, e quella degli attrezzi, se volevano prestati anche gli attrezzi, e finiva che la barca si mangiava tutto il guadagno, tanto che la chiamavano la barca del diavolo - e quando gli dicevano perché non ci andasse lui a rischiare la pelle come tutti gli altri, che si pappava il meglio della pesca senza pericolo, rispondeva: - Bravo! e se in mare mi capita una disgrazia, Dio liberi, che ci lascio le ossa, chi me li fa gli affari miei? - Egli badava agli affari suoi, ed avrebbe prestato anche la camicia; ma poi voleva esser pagato, senza tanti cristi; ed era inutile stargli a contare ragioni, perché era sordo, e per di più era scarso di cervello, e non sapeva dir altro che "Quel che è di patto non è d'inganno", oppure "Al giorno che promise si conosce il buon pagatore".
Ora i suoi nemici gli ridevano sotto il naso, a motivo di quei lupini che se l'era mangiati il diavolo; e gli toccava anche recitare il deprofundis per l'anima di Bastianazzo, quando si facevano le esequie, insieme con gli altri confratelli della Buona Morte, colla testa nel sacco.
I vetri della chiesetta scintillavano, e il mare era liscio e lucente, talché non pareva più quello che gli aveva rubato il marito alla Longa; perciò i confratelli avevano fretta di spicciarsi, e di andarsene ognuno pei propri affari, ora che il tempo s'era rimesso al buono.
Stavolta i Malavoglia erano là, seduti sulle calcagna, davanti al cataletto, e lavavano il pavimento dal gran piangere, come se il morto fosse davvero fra quelle quattro tavole, coi suoi lupini al collo, che lo zio Crocifisso gli aveva dati a credenza, perché aveva sempre conosciuto padron 'Ntoni per galantuomo; ma se volevano truffargli la sua roba, col pretesto che Bastianazzo s'era annegato, la truffavano a Cristo, com'è vero Dio! ché quello era un credito sacrosanto come l'ostia consacrata, e quelle cinquecento lire ei l'appendeva ai piedi di Gesù crocifisso; ma santo diavolone! padron 'Ntoni sarebbe andato in galera! La legge c'era anche a Trezza!
Intanto don Giammaria buttava in fretta quattro colpi d'aspersorio sul cataletto, e mastro Cirino cominciava ad andare attorno per spegnere i lumi colla canna.
I confratelli si affrettavano a scavalcare i banchi colle braccia in aria, per cavarsi il cappuccio, e lo zio Crocifisso andò a dare una presa di tabacco a padron 'Ntoni, per fargli animo, che infine quando uno è galantuomo lascia buon nome e si guadagna il paradiso, - questo aveva detto a coloro che gli domandavano dei suoi lupini: - Coi Malavoglia sto tranquillo perché son galantuomini e non vorranno lasciar compare Bastianazzo a casa del diavolo; padron 'Ntoni poteva vedere coi suoi propri occhi se si erano fatte le cose senza risparmio, in onore del morto; e tanto costava la messa, tanto i ceri, e tanto il mortorio; - ei faceva il conto sulle grosse dita ficcate nei guanti di cotone, e i ragazzi guardavano a bocca aperta tutte quelle cose che costavano caro, ed erano lì pel babbo: il cataletto, i ceri, i fiori di carta; e la bambina, vedendo la luminaria, e udendo suonar l'organo, si mise a galloriare.
La casa del nespolo era piena di gente; e il proverbio dice: "triste quella casa dove ci è la visita pel marito!" Ognuno che passava, al vedere sull'uscio quei piccoli Malavoglia col viso sudicio e le mani nelle tasche, scrollava il capo e diceva:
- Povera comare Maruzza! ora cominciano i guai per la sua casa!
Gli amici portavano qualche cosa, com'è l'uso, pasta, ova, vino e ogni ben di Dio, che ci avrebbe voluto il cuor contento per mangiarsi tutto, e perfino compar Alfio Mosca era venuto con una gallina per mano.
- Prendete queste qua, gnà Mena, diceva, che avrei voluto trovarmici io al posto di vostro padre, vi giuro.
Almeno non avrei fatto danno a nessuno, e nessuno avrebbe pianto.
La Mena, appoggiata alla porta della cucina, colla faccia nel grembiale, si sentiva il cuore che gli sbatteva e gli voleva scappare dal petto, come quelle povere bestie che teneva in mano.
La dote di Sant'Agata se n'era andata colla Provvidenza, e quelli che erano a visita nella casa del nespolo, pensavano che lo zio Crocifisso ci avrebbe messo le unghie addosso.
Alcuni se ne stavano appollaiati sulle scranne, e ripartivano senza aver aperto bocca, da veri baccalà che erano; ma chi sapeva dir quattro parole, cercava di tenere uno scampolo di conversazione, per scacciare la malinconia, e distrarre un po' quei poveri Malavoglia i quali piangevano da due giorni come fontane.
Compare Cipolla raccontava che sulle acciughe c'era un aumento di due tarì per barile, questo poteva interessargli a padron 'Ntoni, se ci aveva ancora delle acciughe da vendere; lui a buon conto se n'era riserbati un centinaio di barili; e parlavano pure di compare Bastianazzo, buon'anima, che nessuno se lo sarebbe aspettato, un uomo nel fiore dell'età, e che crepava di salute, poveretto!
C'era pure il sindaco, mastro Croce Callà "Baco da seta" detto anche Giufà, col segretario don Silvestro, e se ne stava col naso in aria, talché la gente diceva che stava a fiutare il vento per sapere da che parte voltarsi, e guardava ora questo ed ora quello che parlava, come se cercasse la foglia davvero, e volesse mangiarsi le parole, e quando vedeva ridere il segretario, rideva anche lui.
Don Silvestro per far ridere un po' tirò il discorso sulla tassa di successione di compar Bastianazzo, e ci ficcò così una barzelletta che aveva raccolta dal suo avvocato, e gli era piaciuta tanto, quando gliel'avevano spiegata bene, che non mancava di farla cascare nel discorso ogniqualvolta si trovava a visita da morto.
- Almeno avete il piacere di essere parenti di Vittorio Emanuele, giacché dovete dar la sua parte anche a lui!
E tutti si tenevano la pancia dalle risate, ché il proverbio dice: "Né visita di morto senza riso, né sposalizio senza pianto".
La moglie dello speziale torceva il muso a quegli schiamazzi, e stava coi guanti sulla pancia, e la faccia lunga, come si usa in città per quelle circostanze, che solo a guardarla la gente ammutoliva, quasi ci fosse il morto lì davanti, e per questo la chiamavano la Signora.
Don Silvestro faceva il gallo colle donne, e si muoveva ogni momento col pretesto di offrire le scranne ai nuovi arrivati, per far scricchiolare le sue scarpe verniciate.
- Li dovrebbero abbruciare, tutti quelli delle tasse! brontolava comare Zuppidda, gialla come se avesse mangiato dei limoni, e glielo diceva in faccia a don Silvestro, quasi ei fosse quello delle tasse.
Ella lo sapeva benissimo quello che volevano certi mangiacarte che non avevano calze sotto gli stivali inverniciati, e cercavano di ficcarsi in casa della gente per papparsi la dote e la figliuola: "Bella, non voglio te, voglio i tuoi soldi".
Per questo aveva lasciata a casa sua figlia Barbara.
- Quelle facce lì non mi piacciono.
- A chi lo dite! esclamò padron Cipolla; a me mi scorticano vivo come san Bartolomeo.
- Benedetto Dio! esclamò mastro Turi Zuppiddu, minacciando col pugno che pareva la malabestia del suo mestiere.
Va a finire brutta, va a finire, con questi italiani!
- Voi state zitto! gli diede sulla voce comare Venera, ché non sapete nulla.
- Io dico quel che hai detto tu, che ci levano la camicia di dosso, ci levano! borbottò compare Turi, mogio mogio.
Allora Piedipapera, per tagliar corto, disse piano a padron Cipolla: - Dovreste pigliarvela voi, comare Barbara, per consolarvi; così la mamma e la figliuola non si darebbero più l'anima al diavolo.
- È una vera porcheria! esclamava donna Rosolina, la sorella del curato, rossa come un tacchino, e facendosi vento col fazzoletto; e se la prendeva con Garibaldi che metteva le tasse, e al giorno d'oggi non si poteva più vivere, e nessuno si maritava più.
- O a donna Rosolina cosa gliene importa oramai? susurrava Piedipapera.
Donna Rosolina intanto raccontava a don Silvestro le grosse faccende che ci aveva per le mani: dieci canne di ordito sul telaio, i legumi da seccare per l'inverno, la conserva dei pomidoro da fare, che lei ci aveva un segreto tutto suo per avere la conserva dei pomidoro fresca tutto l'inverno.
- Una casa senza donna non poteva andare; ma la donna bisognava che avesse il giudizio nelle mani, come s'intendeva lei; e non fosse di quelle fraschette che pensano a lisciarsi e nient'altro, "coi capelli lunghi e il cervello corto", ché allora un povero marito se ne va sott'acqua come compare Bastianazzo, buon'anima.
- Beato lui! sospirava la Santuzza, è morto in un giorno segnalato, la vigilia dei Dolori di Maria Vergine, e prega lassù per noi peccatori, fra gli angeli e i santi del paradiso.
"A chi vuol bene Dio manda pene".
Egli era un bravo uomo, di quelli che badano ai fatti loro, e non a dir male di questo e di quello, e peccare contro il prossimo, come tanti ce ne sono.
Maruzza allora, seduta ai piedi del letto, pallida e disfatta come un cencio messo al bucato, che pareva la Madonna Addolorata, si metteva a piangere più forte, col viso nel guanciale, e padron 'Ntoni, piegato in due, più vecchio di cent'anni, la guardava, e la guardava, scrollando il capo, e non sapeva che dire, per quella grossa spina di Bastianazzo che ci aveva in cuore, come se lo rosicasse un pescecane.
- La Santuzza ci ha il miele in bocca! osservava comare Grazia Piedipapera.
- Per fare l'ostessa, rispose la Zuppidda, e' s'ha ad essere così.
"Chi non sa l'arte chiuda bottega, e chi non sa nuotare che si anneghi".
La Zuppidda ne aveva le tasche piene di quel fare melato della Santuzza, che persino la Signora si voltava a discorrere con lei, colla bocca stretta, senza badare agli altri, con que' guanti che pareva avesse paura di sporcarsi le mani, e stava col naso arricciato, come se tutte le altre puzzassero peggio delle sardelle, mentre chi puzzava davvero era la Santuzza, di vino e di tante altre porcherie, con tutto l'abitino color pulce che aveva indosso, e la medaglia di Figlia di Maria sul petto prepotente, che non voleva starci.
Già se la intendevano fra di loro perché l'arte è parentela, e facevano denari allo stesso modo, gabbando il prossimo, e vendendo l'acqua sporca a peso d'oro, e se ne infischiavano delle tasse coloro!
- Metteranno pure la tassa sul sale! aggiunse compare Mangiacarrubbe.
L'ha detto lo speziale che è stampato nel giornale.
Allora di acciughe salate non se ne faranno più, e le barche potremo bruciarle nel focolare.
Mastro Turi il calafato stava per levare il pugno e incominciare: - Benedetto Dio! -; ma guardò sua moglie e si tacque mangiandosi fra i denti quel che voleva dire.
- Colla malannata che si prepara, aggiunse padron Cipolla, che non pioveva da santa Chiara, e se non fosse stato per l'ultimo temporale in cui si è persa la Provvidenza, che è stata una vera grazia di Dio, la fame quest'inverno si sarebbe tagliata col coltello!
Ognuno raccontava i suoi guai, anche per conforto dei Malavoglia, che non erano poi i soli ad averne.
"Il mondo è pieno di guai, chi ne ha pochi e chi ne ha assai", e quelli che stavano fuori nel cortile guardavano il cielo, perché un'altra pioggerella ci sarebbe voluta come il pane.
Padron Cipolla lo sapeva lui perché non pioveva più come prima.
- Non piove più perché hanno messo quel maledetto filo del telegrafo, che si tira tutta la pioggia, e se la porta via.
- Compare Mangiacarrubbe allora, e Tino Piedipapera rimasero a bocca aperta, perché giusto sulla strada di Trezza c'erano i pali del telegrafo; ma siccome don Silvestro cominciava a ridere, e a fare ah! ah! ah! come una gallina, padron Cipolla si alzò dal muricciuolo infuriato e se la prese con gli ignoranti, che avevano le orecchie lunghe come gli asini.
- Che non lo sapevano che il telegrafo portava le notizie da un luogo all'altro; questo succedeva perché dentro il filo ci era un certo succo come nel tralcio della vite, e allo stesso modo si tirava la pioggia dalle nuvole, e se la portava lontano, dove ce n'era più di bisogno; potevano andare a domandarlo allo speziale che l'aveva detta; e per questo ci avevano messa la legge che chi rompe il filo del telegrafo va in prigione.
Allora anche don Silvestro non seppe più che dire, e si mise la lingua in tasca.
- Santi del Paradiso! si avrebbero a tagliarli tutti quei pali del telegrafo, e buttarli nel fuoco! incominciò compare Zuppiddu, ma nessuno gli dava retta, e guardavano nell'orto, per mutar discorso.
- Un bel pezzo di terra! diceva compare Mangiacarrubbe; quando è ben coltivato dà la minestra per tutto l'anno.
La casa dei Malavoglia era sempre stata una delle prime a Trezza; ma adesso colla morte di Bastianazzo, e 'Ntoni soldato, e Mena da maritare, e tutti quei mangiapane pei piedi, era una casa che faceva acqua da tutte le parti.
Infine cosa poteva valere la casa? Ognuno allungava il collo sul muro dell'orto, e ci dava una occhiata, per stimarla così a colpo.
Don Silvestro sapeva meglio di ogni altro come andassero le cose, perché le carte le aveva lui, alla segreteria di Aci Castello.
- Volete scommettere dodici tarì che non è tutt'oro quello che luccica, andava dicendo; e mostrava ad ognuno il pezzo da cinque lire nuovo.
Ei sapeva che sulla casa c'era un censo di cinque tarì all'anno.
Allora si misero a fare il conto sulle dita di quel che avrebbe potuto vendersi la casa, coll'orto, e tutto.
- Né la casa né la barca si possono vendere perché ci è su la dote di Maruzza, diceva qualchedun altro, e la gente si scaldava tanto che potevano udirli dalla camera dove stavano a piangere il morto.
- Sicuro! lasciò andare alfine don Silvestro come una bomba; c'è l'ipoteca dotale.
Padron Cipolla, il quale aveva scambiato qualche parola con padron 'Ntoni per maritare Mena con suo figlio Brasi, scrollava il capo e non diceva altro.
- Allora, aggiunse compare Cola, il vero disgraziato è lo zio Crocifisso che ci perde il credito dei suoi lupini.
Tutti si voltarono verso Campana di legno il quale era venuto anche lui, per politica, e stava zitto, in un cantuccio, a veder quello che dicevano, colla bocca aperta e il naso in aria, che sembrava stesse contando quante tegole e quanti travicelli c'erano sul tetto, e volesse stimare la casa.
I più curiosi allungavano il collo dall'uscio, e si ammiccavano l'un l'altro per mostrarselo a vicenda.
- E' pare l'usciere che fa il pignoramento! sghignazzavano.
Le comari che sapevano delle chiacchiere fra padron 'Ntoni e compare Cipolla, dicevano che adesso bisognava farle passare la doglia, a comare Maruzza, e conchiudere quel matrimonio della Mena.
Ma la Longa in quel momento ci aveva altro pel capo, poveretta.
Padron Cipolla voltò le spalle freddo freddo, senza dir nulla; e dopo che tutti se ne furono andati, i Malavoglia rimasero soli nel cortile.
- Ora, disse padron 'Ntoni, siamo rovinati, ed è meglio per Bastianazzo che non ne sa nulla.
A quelle parole, prima Maruzza, e poi tutti gli altri tornarono a piangere di nuovo, e i ragazzi, vedendo piangere i grandi, si misero a piangere anche loro, sebbene il babbo fosse morto da tre giorni.
Il vecchio andava di qua e di là, senza sapere che facesse; Maruzza invece non si muoveva dai piedi del letto, quasi non avesse più nulla da fare.
Quando diceva qualche parola, ripeteva sempre, cogli occhi fissi, e pareva che non ci avesse altro in testa.
- Ora non ho più niente da fare!
- No! rispose padron 'Ntoni, no! ché bisogna pagare il debito allo zio Crocifisso, e non si deve dire di noi che "il galantuomo come impoverisce diventa birbante".
E il pensiero dei lupini gli ficcava più dentro nel cuore la spina di Bastianazzo.
Il nespolo lasciava cadere le foglie vizze, e il vento le spingeva di qua e di là pel cortile.
- Egli è andato perché ce l'ho mandato io, ripeteva padron 'Ntoni, come il vento porta quelle foglie di qua e di là, e se gli avessi detto di buttarsi dal fariglione con una pietra al collo, l'avrebbe fatto senza dir nulla.
Almeno è morto che la casa e il nespolo sino all'ultima foglia erano ancora suoi; ed io che son vecchio sono ancora qua.
"Uomo povero ha i giorni lunghi".
Maruzza non diceva nulla, ma nella testa ci aveva un pensiero fisso, che la martellava, e le rosicava il cuore, di sapere cos'era successo in quella notte, che l'aveva sempre dinanzi agli occhi, e se li chiudeva le sembrava di vedere ancora la Provvidenza, là verso il Capo dei Mulini, dove il mare era liscio e turchino, e seminato di barche, che sembravano tanti gabbiani al sole, e si potevano contare ad una ad una, quella dello zio Crocifisso, l'altra di compare Barabba, la Concetta dello zio Cola, e la paranza di padron Fortunato, che stringevano il cuore; e si udiva mastro Cola Zuppiddu il quale cantava a squarciagola, con quei suoi polmoni di bue, mentre picchiava colla malabestia, e l'odore del catrame che veniva dal greto, e la tela che batteva la cugina Anna sulle pietre del lavatoio, e si udiva pure Mena a piangere cheta cheta in cucina.
- Poveretta! mormorava il nonno, anche a te è crollata la casa sul capo, e compare Fortunato se ne è andato freddo freddo, senza dir nulla.
E andava toccando ad uno ad uno gli arnesi che erano in mucchio in un cantuccio, colle mani tremanti, come fanno i vecchi; e vedendo Luca lì davanti, che gli avevano messo il giubbone del babbo, e gli arrivava alle calcagna, gli diceva: - Questo ti terrà caldo, quando verrai a lavorare; perché adesso bisogna aiutarci tutti per pagare il debito dei lupini.
Maruzza si tappava le orecchie colle mani per non sentire la Locca che si era appollaiata sul ballatoio, dietro l'uscio, e strillava dalla mattina, con quella voce fessa di pazza, e pretendeva che le restituissero loro il suo figliuolo, e non voleva sentir ragione.
- Fa così perché ha fame, disse infine la cugina Anna; adesso lo zio Crocifisso ce l'ha con tutti loro per quell'affare dei lupini, e non vuol darle più nulla.
Ora vo a portarle qualche cosa, e allora se ne andrà.
La cugina Anna, poveretta, aveva lasciato la sua tela e le sue ragazze per venire a dare una mano a comare Maruzza, la quale era come se fosse malata, e se l'avessero lasciata sola non avrebbe pensato più ad accendere il fuoco, e a mettere la pentola, che sarebbero tutti morti di fame.
"I vicini devono fare come le tegole del tetto, a darsi l'acqua l'un l'altro".
Intanto quei ragazzi avevano le labbra pallide dalla fame.
La Nunziata aiutava anche lei, e Alessi, col viso sudicio dal gran piangere che aveva fatto vedendo piangere la mamma, teneva a bada i piccini, perché non le stessero sempre fra i piedi, come una nidiata di pulcini, ché la Nunziata voleva averle libere le mani, lei.
- Tu sai il fatto tuo! le diceva la cugina Anna; e la tua dote ce l'hai nelle mani, quando sarai grande.
CAPITOLO 5
La Mena non sapeva nulla che volessero maritarla con Brasi di padron Cipolla per far passare la doglia alla mamma, e il primo che glielo disse, qualche tempo dopo, fu compare Alfio Mosca, dinanzi al rastrello dell'orto, che tornava allora da Aci Castello col suo carro tirato dall'asino.
Mena rispondeva: - Non è vero, non è vero - ma si confondeva, e mentre egli andava spiegando il come e il quando l'aveva sentito dire dalla Vespa, in casa dello zio Crocifisso, tutt'a un tratto si fece rossa rossa.
Anche compare Mosca aveva un'aria stralunata, e vedendo in quel modo la ragazza, con quel fazzoletto nero che ci aveva al collo, se la prendeva coi bottoni del farsetto, si dondolava ora su di un piede ed ora su di un altro, e avrebbe pagato qualche cosa per andarsene.
- Sentite, io non ci ho colpa, l'ho sentito dire nel cortile di Campana di legno, mentre stavo spaccando il carrubbo che fu schiantato dal temporale di Santa Chiara, vi rammentate? adesso lo zio Crocifisso mi fa fare le faccende di casa, perché non vuol più sentir parlare del figlio della Locca, dopo che l'altro fratello gli fece quel servizio che sapete col carico dei lupini.
La Mena teneva in mano il nottolino del rastrello, ma non si risolveva ad aprire.
- E poi, se non è vero, perché vi fate rossa? Ella non lo sapeva, in coscienza, e girava e rigirava il nottolino.
Quel cristiano lo conosceva soltanto di vista, e non sapeva altro.
Alfio le andava snocciolando la litania di tutte le ricchezze di Brasi Cipolla, il quale, dopo compare Naso il beccaio, passava pel più grosso partito del paese, e le ragazze se lo mangiavano cogli occhi.
La Mena stava ad ascoltare con tanto d'occhi anche lei, e all'improvviso lo piantò con un bel saluto, e se ne entrò nell'orto.
Alfio, tutto infuriato, corse a lagnarsi colla Vespa che gli dava a bere di tali bugie, per farlo litigare colla gente.
- A me l'ha detto lo zio Crocifisso; rispose la Vespa.
Io non ne dico bugie!
- Bugie! bugie! borbottò lo zio Crocifisso.
Io non voglio dannarmi l'anima per coloro! L'ho sentito dire con queste orecchie.
Ho sentito pure che la Provvidenza è dotale, e che sulla casa c'è il censo di cinque tarì all'anno.
- Si vedrà! si vedrà! un giorno o l'altro si vedrà se ne dite o non ne dite delle bugie, - seguitava la Vespa, dondolandosi appoggiata allo stipite, colle mani dietro la schiena, e intanto lo guardava cogli occhi ladri.
- Voi altri uomini siete tutti di una pasta, e non c'è da fidarsi.
Lo zio Crocifisso alle volte non ci sentiva, e invece di abboccar l'esca seguitò a saltar di palo in frasca, e a parlare dei Malavoglia che badavano a maritarsi, ma a quel discorso delle quarant'onze non ci pensavano neppure.
- Eh! saltò su infine la Vespa, perdendo la pazienza, se dassero retta a voi, a maritarsi non ci penserebbe più nessuno!
- A me non me ne importa che si maritino.
Io voglio la roba mia.
Ma del resto non me ne importa.
- Se non ve ne importa a voi, c'è a chi gliene importa! sentite? Che non tutti pensano come voi, a rimandare le cose da oggi a domani!
- E tu che fretta hai?
- Pur troppo.
Voi ci avete tempo, voi; ma se credete che gli altri vogliano far venire gli anni di San Giuseppe per maritarsi!...
- L'annata è scarsa, diceva Campana di legno, e non è tempo di pensare a queste cose.
La Vespa allora si appuntellò le mani sui fianchi, e sfoderò la lingua come un pungiglione.
- Ora sentite, che questa voglio dirvela! Alla fin fine la mia roba ce l'ho, e grazie a Dio non sono in istato di dover mendicare un marito.
O che credete? E se non fosse che mi avevate messo quella pulce nell'orecchio, colle vostre lusinghe, ne avrei trovato cento di mariti, e Vanni Pizzuto, e Alfio Mosca, e il cugino Cola, che mi stava cucito alla gonnella, prima di andar soldato, e non mi lasciava legare una calza.
Tutti che friggevano d'impazienza, e non mi avrebbero menato tanto tempo pel naso, da Pasqua a Natale, come avete fatto voi!
Lo zio Crocifisso stavolta si mise la mano dietro l'orecchio, per sentirci, e cominciò a lisciarla con buone parole.
- Sì, lo so che sei una ragazza di giudizio, per questo ti voglio bene, e non sono come quelli che ti corrono dietro per acchiapparti la chiusa, che poi se la mangerebbero all'osteria della Santuzza.
- Non è vero che mi volete bene, seguitava ella, respingendolo a gomitate, se fosse vero lo sapreste quel che dovete fare, e lo vedreste che non ci ho altro per il capo.
Ella gli voltava le spalle corrucciata, e senza avvedersene andava stuzzicandolo coll'omero.
- Ma di me a voi non ve ne importa! Lo zio si offese di quel sospetto ingiurioso.
- Questo lo dici per farmi far peccato! cominciò a lamentarsi.
Non gliene importava del sangue suo? perché infine ella era sangue suo, come la chiusa, che era stata sempre della famiglia, e ci sarebbe rimasta, se suo fratello, buon'anima non avesse pensato a maritarsi e a mettere al mondo la Vespa; e perciò ei l'aveva tenuta come la pupilla degli occhi suoi, e pensava sempre al suo bene.
- Senti, le disse, ho pensato di darti il debito dei Malavoglia, in cambio della chiusa che sono quarant'onze, e colle spese e i frutti potrebbero arrivare a cinquanta, e c'è da papparsi la casa del nespolo, che per te ti giova meglio della chiusa.
- La casa del nespolo tenetevela voi! saltò su la Vespa.
Io mi tengo la mia chiusa, e so io cosa devo farne!
Allora lo zio Crocifisso montò in bestia anche lui, e le disse che lo sapeva cosa voleva farne, che voleva farsela mangiare da quel pezzente di Alfio Mosca, il quale le faceva l'occhio di triglia per amor della chiusa, e non voleva vederselo più per la casa e nel cortile, che alla fin fine ci aveva sangue nelle vene anche lui! - Sta a vedere che ora mi fate il geloso! esclamò la Vespa.
- Sicuro che son geloso! esclamò lo zio Crocifisso, geloso come una bestia! e voleva pagar cinque lire per fargli rompere le ossa ad Alfio Mosca.
Ma lui non lo faceva perché era un cristiano col timore di Dio, e al giorno d'oggi chi è galantuomo è gabbato, ché la buona fede sta di casa in via dei minchioni, dove si vende la corda per impiccarsi, la prova era che aveva un bel passare e ripassare davanti la casa dei Malavoglia, che perfino la gente si metteva a ridere, e diceva che ei faceva il viaggio alla casa del nespolo come quelli che hanno fatto il voto alla Madonna dell'Ognina.
I Malavoglia lo pagavano a furia di sberrettate; e i ragazzi, appena lo vedevano spuntare in fondo alla stradicciuola, scappavano come se vedessero il ba-bau; ma sinora nessuno di loro gli parlava di quei denari dei lupini, e i Morti eran lì che venivano, mentre padron 'Ntoni pensava a maritare la nipote.
Egli andava a sfogarsi con Piedipapera, il quale l'aveva messo in quell'imbroglio, diceva agli altri; però gli altri dicevano che ci andava per fare l'occhiolino alla casa del nespolo, e la Locca che gironzava sempre da quelle parti, perché le avevano detto che il suo Menico era andato nella barca dei Malavoglia, e credeva che dovesse trovarlo ancora là, appena vedeva suo fratello Crocifisso, levava le strida al pari di un uccellaccio di malaugurio, e gli smuoveva la bile anche lei.
- Questa qui mi fa far peccato! borbottava Campana di legno.
- I Morti non sono ancora venuti, rispondeva Piedipapera gesticolando; abbiate pazienza.
Volete succhiargli il sangue a padron 'Ntoni? Già non avete perso nulla, perché i lupini erano tutti fradici, lo sapete!
Ei non sapeva nulla; sapeva soltanto che il sangue suo era nelle mani di Dio.
E i ragazzi dei Malavoglia non osavano giocare sul ballatoio quando egli passava davanti alla porta di Piedipapera.
E se incontrava Alfio Mosca, col carro dell'asino, che gli faceva il berretto anche lui, colla faccia tosta, si sentiva bollire il sangue, per la gelosia della chiusa.
- Mi uccella la nipote per portarmi via la chiusa! brontolava con Piedipapera.
Un fannullone! che non sa far altro che andare attorno col carro dell'asino, e non possiede altro.
Un morto di fame! Un birbante che le dà ad intendere d'essere innamorato del suo grugno di porco, a quella brutta strega di mia nipote, per amor della roba.
E quando non aveva altro da fare andava a piantarsi davanti all'osteria della Santuzza, accanto allo zio Santoro, che sembrava un altro poverello come lui, e non ci andava per spendere un soldo di vino, ma si metteva a guaiolare come lo zio Santoro, tale quale come se chiedesse la limosina anch'esso; e gli diceva: - Sentite, compare Santoro, se vedete da queste parti mia nipote la Vespa, quando Alfio Mosca viene a portare il carico del vino a vostra figlia la Santuzza, state a vedere cosa fanno fra di loro; - e lo zio Santoro col rosario in mano e gli occhi spenti, gli diceva di sì, che non dubitasse, che era lì per questo, e non passava una mosca che ei non lo sapesse; tanto che sua figlia Mariangela gli diceva: - A voi cosa ve ne importa? perché state a mischiarvi nei fatti di Campana di legno? Già un soldo, che è un soldo, non lo spende all'osteria, e sta davanti all'uscio per niente.
Però Alfio Mosca non ci pensava nemmeno alla Vespa, e se ci aveva qualcheduna per la testa, era piuttosto comare Mena di padron 'Ntoni, che la vedeva ogni giorno nel cortile o sul ballatoio, o allorché andava a governare le bestie nel pollaio, e se udiva chiocciare le due galline che le aveva regalato si sentiva una certa cosa dentro di sé, e gli sembrava che ci stesse lui in persona nel cortile del nespolo, e se non fosse stato un povero carrettiere dal carro dell'asino, avrebbe voluto chiedere in moglie la Sant'Agata, e portarsela via nel carro dell'asino.
Come pensava a tutto ciò si sentiva in testa tante cose da dirle, e quando poi la vedeva non sapeva come muover la lingua, e guardava il tempo che faceva, e le parlava del carico di vino che aveva preso per la Santuzza, e dell'asino che portava quattro quintali meglio di un mulo, povera bestia.
Mena l'accarezzava colla mano, la povera bestia, ed Alfio sorrideva come se gliele facessero a lui quelle carezze.
- Ah! se il mio asino fosse vostro, comare Mena! - Mena crollava il capo e il seno le si gonfiava pensando che sarebbe stato meglio se i Malavoglia avessero fatto i carrettieri, ché il babbo non sarebbe morto a quel modo.
- "Il mare è amaro, ripeteva, ed il marinaro muore in mare".
Alfio che aveva fretta d'andare a scaricare il vino della Santuzza, non sapeva risolversi a partire, e rimaneva a chiacchierare della bella cosa che era il fare l'oste, un mestiere col quale si ha sempre il suo guadagno, e se aumenta il prezzo del mosto basta crescere l'acqua nei barili.
- Lo zio Santoro si è fatto ricco in tal modo, ed ora chiede l'elemosina per passatempo.
- E voi ci guadagnate bene, coi carichi del vino? domandò la Mena.
- Sì, nell'estate, quando si può andare anche di notte; allora mi busco una bella giornata.
Questa povera bestia se lo guadagna il pane.
Quando ci avrò messi da parte un po' di soldi comprerò un mulo, e potrò tirarmi su a fare il carrettiere davvero, come compare Cinghialenta.
La ragazza era tutta intenta a quello che diceva compare Alfio, e intanto l'ulivo grigio stormiva come se piovesse, e seminava la strada di foglioline secche accartocciate.
- Ecco che se ne viene l'inverno, e tutto ciò non si potrà fare prima dell'estate, osservò compar Alfio.
Mena cogli occhi seguiva l'ombra delle nuvole che correva per i campi, come fosse l'ulivo grigio che si dileguasse; così correvano i pensieri della sua testa, e gli disse: - Sapete, compare Alfio, di quella storia del figlio di padron Fortunato Cipolla non ce n'è nulla, perché prima dobbiamo pagare il debito dei lupini.
- Io ci ho piacere, rispose Mosca, ché così non ve ne andate dal vicinato.
- Ora poi che torna 'Ntoni da soldato, col nonno e tutti gli altri, ci aiuteremo per pagare il debito.
La mamma ha preso della tela da tessere per la Signora.
- Bel mestiere anche quello dello speziale! osservò Mosca.
In questa spuntò nella viottola comare Venera Zuppidda, col fuso in mano.
- Oh! Dio! esclamò Mena, vien gente! e scappò dentro.
Alfio frustò l'asino, e se ne voleva andare anche lui.
- Oh compare Alfio, che fretta avete? gli disse la Zuppidda; volevo domandarvi se il vino che portate alla Santuzza è della stessa botte di quello della settimana scorsa.
- Io non lo so; il vino me lo danno nei barili.
- Aceto da fare l'insalata! rispose la Zuppidda, un vero veleno; così si è fatta ricca la Santuzza, e onde gabbare il mondo si è messo sul petto l'abitino di Figlia di Maria.
Belle cose che copre quell'abitino! Al giorno d'oggi per andare avanti bisogna fare quel mestiere là; se no si va indietro al modo dei gamberi, come i Malavoglia.
Ora hanno pescato la Provvidenza, lo sapete?
- No, io non ci sono stato qui; ma comare Mena non sapeva nulla.
- Hanno portato adesso la notizia, e padron 'Ntoni è corso verso il Rotolo, per vederla che stanno rimorchiandola verso il paese, e pareva che ci avesse le gambe nuove, il vecchio.
Adesso colla Provvidenza i Malavoglia potranno tirarsi su un'altra volta, e la Mena sarà di nuovo un bel partito.
Alfio non rispose, perché la Zuppidda lo guardava fisso, co' suoi occhietti gialli, e disse che aveva fretta di andare a consegnare il vino alla Santuzza.
- A me non vuole dir nulla! borbottò la Zuppidda.
Come se non li avessi visti co' miei occhi.
Vogliono nascondere il sole colla rete.
La Provvidenza l'avevano rimorchiata a riva tutta sconquassata, così come l'avevano trovata di là dal Capo dei Mulini, col naso fra gli scogli, e la schiena in aria.
In un momento era corso sulla riva tutto il paese, uomini e donne, e padron 'Ntoni, mischiato nella folla, guardava anche lui, come gli altri curiosi.
Alcuni davano pure un calcio nella pancia della Provvidenza, per far suonare com'era fessa, quasi non fosse più di nessuno, e il poveretto si sentiva quel calcio nello stomaco.
- Bella provvidenza che avete! gli diceva don Franco, il quale era venuto in maniche di camicia, e col cappellaccio in testa, a dare un'occhiata anche lui, fumando la sua pipa.
- Questa ora è buona da ardere, conchiuse padron Fortunato Cipolla; e compare Mangiacarrubbe, il quale era pratico del mestiere, disse pure che la barca aveva dovuto sommergersi tutt'a un tratto, e senza che chi c'era dentro avesse avuto tempo di dire "Cristo aiutami!" perché il mare aveva scopato vele, antenne, remi e ogni cosa; e non aveva lasciato un cavicchio di legno che tenesse fermo.
- Questo era il posto del babbo, dove c'è la forcola nuova, diceva Luca il quale s'era arrampicato sulla sponda, e qui sotto c'erano i lupini.
Ma di lupini non ne rimaneva uno solo, ché il mare aveva tutto lavato e ripulito.
Per questo Maruzza non si era mossa di casa, e non voleva più vedere la Provvidenza finché ci aveva gli occhi aperti.
- La pancia è buona, e se ne può ancora fare qualche cosa, sentenziò alfine mastro Zuppiddu il calafato, e dava anche lui dei calci coi suoi piedacci nella Provvidenza.
Con quattro lapazze ve la metto in mare un'altra volta.
Non sarà più una barca che potrà resistere al mare grosso, un'ondata di fianco la sfonderebbe come una botte fradicia.
Ma per la pesca di scoglio, e per la buona stagione potrà servire ancora.
Padron Cipolla, compare Mangiacarrubbe, e compare Cola stavano ad ascoltare senza dir nulla.
- Sì, conchiuse infine padron Fortunato gravemente.
Piuttosto che buttarla sul fuoco...
- Io ci ho piacere! diceva lo zio Crocifisso ch'era lì anche lui a vedere, colle mani dietro la schiena.
Siamo cristiani, e bisogna godere del bene altrui; il proverbio dice: "Augura bene al tuo vicino, ché qualche cosa te ne viene".
I ragazzi s'erano istallati nella Provvidenza insieme agli altri monelli che volevano arrampicarvisi anche loro.
- Quando avremo rattoppata per bene la Provvidenza, diceva Alessi, sarà come la Concetta dello zio Cola; - e si davano un gran da fare e sbuffavano e si affannavano a tirare e a spingere anche loro la barca davanti alla porta di mastro Zuppiddu il calafato, dove c'erano i sassi grossi per tener su le barche, e il ramaiuolo pel catrame, e una catasta di coste e di fasciame appoggiate al muro.
Alessi era sempre accapigliato coi ragazzi che avrebbero voluto montare nella barca, e aiutare a soffiare nel fuoco sotto la caldaia della pece anche loro, e quando le buscava minacciava piagnucolando:
- Ora che viene mio fratello 'Ntoni da soldato!...
Infatti 'Ntoni s'era fatto mandare le carte, e aveva ottenuto il suo congedo, sebbene don Silvestro il segretario avesse assicurato che se ci stava altri sei mesi a fare il soldato, avrebbe liberato suo fratello Luca dalla leva.
Ma 'Ntoni non voleva starci più nemmeno sei giorni, ora che gli era morto il padre; Luca avrebbe fatto come lui, che s'era pianta la sua disgrazia laggiù dove si trovava, e avrebbe voluto non far più niente, quando gli recarono la notizia del babbo, se non fosse stato per quei cani di superiori.
- Per me, disse Luca, ci vado volentieri a fare il soldato, in cambio di 'Ntoni.
Così, come tornerà lui, potrete mettere in mare la Provvidenza, e non ci sarà più bisogno di nessuno.
- Questo è proprio un Malavoglia nato sputato! osservava padron 'Ntoni gongolante.
Tutto suo padre Bastianazzo, che aveva un cuore grande come il mare, e buono come la misericordia di Dio.
Una sera, dopo che tornarono le barche dal mare, padron 'Ntoni arrivò in casa trafelato, e disse: - C'è qui la lettera; me l'ha data or ora compare Cirino, mentre andavo a portare le nasse in casa dei Pappafave.
- La Longa si fece bianca come un fazzoletto, dalla contentezza, e corsero tutti in cucina a veder la lettera.
'Ntoni arrivò col berretto sull'orecchio, e la camicia colle stelle, che la mamma non sapeva saziarsi di toccargliela, e gli andava dietro in mezzo a tutti i parenti e gli amici, mentre tornavano dalla stazione; in un momento la casa e il cortile si riempirono di gente, come quando era morto Bastianazzo, tempo addietro, che nessuno ci pensava più.
A certe cose ci pensano sempre soltanto i vecchi, quasi fosse stato ieri - tanto che la Locca era sempre lì davanti alla casa dei Malavoglia, seduta contro il muro, ad aspettare Menico, e voltava il capo di qua e di là per la straduccia, ad ogni passo che sentiva.
CAPITOLO 6
'Ntoni era arrivato in giorno di festa, e andava di porta in porta a salutare i vicini e i conoscenti, sicché tutti stavano a guardarlo dove passava; gli amici gli facevano codazzo, e le ragazze si affacciavano dalle finestre; ma la sola che non si vedesse era Sara di comare Tudda.
- Se n'è andata ad Ognina con suo marito, gli disse la Santuzza.
Ha sposato Menico Trinca, il quale era vedovo con sei figliuoli, ma è ricco come un maiale.
Si è maritata che non era compiuto il mese dacché a Menico Trinca gli era morta la prima moglie, e il letto era ancora caldo, Dio liberi!
- Uno che è vedovo è come uno che vada soldato, aggiunse la Zuppidda.
"Amore di soldato poco dura, a tocco di tamburo addio signora".
E poi, s'era persa la Provvidenza.
Comare Venera, la quale era alla stazione, quando era partito 'Ntoni di padron 'Ntoni, per vedere se Sara di comare Tudda fosse andata a salutarlo, ché li aveva visti parlare dal muro della vigna, voleva godersi la faccia che avrebbe fatto 'Ntoni a quella notizia.
Ma era passato del tempo anche per cotesto, e si suol dire "lontan dagli occhi, lontan dal cuore".
'Ntoni ora portava il berretto sull'orecchio.
- Compare Menico vuol morire becco! disse egli per consolarsi, e questo le piacque, alla Mangiacarrubbe, che l'aveva chiamato "cetriolo" ed ora vedeva che era un bel cetriolo, e l'avrebbe barattato volentieri con quel disutilaccio di Rocco Spatu, il quale non valeva niente, e l'aveva preso perché non c'era altri.
- A me non mi piacciono quelle fraschette che fanno all'amore con due o tre per volta, disse la Mangiacarrubbe, tirandosi sul mento le cocche del fazzoletto da testa, e facendo la madonnina.
Se volessi bene ad uno, non vorrei cambiarlo nemmeno per Vittorio Emanuele, o Garibaldi, vedete!
- Lo so a chi volete bene! disse 'Ntoni col pugno sul fianco.
- No che non lo sapete, compare 'Ntoni, e vi hanno detto delle chiacchiere.
Se qualche volta poi passate dalla mia porta, vi racconterò ogni cosa.
- Ora che la Mangiacarrubbe ha messo gli occhi addosso a 'Ntoni di padron 'Ntoni, la sarà una provvidenza per la cugina Anna, diceva comare Venera.
'Ntoni se ne andò tutto borioso, dondolandosi sui fianchi, con un codazzo di amici, e avrebbe voluto che tutti i giorni fosse domenica, per menare a spasso la sua camicia colle stelle; quel dopopranzo si divertirono a prendersi a pugni con compare Pizzuto, il quale non aveva paura nemmeno di Dio, sebbene non avesse fatto il soldato, e andò a rotolare per terra davanti all'osteria, col naso in sangue; ma Rocco Spatu invece fu più forte, e si mise 'Ntoni sotto i piedi.
- Per la madonna! esclamarono quelli che stavano a vedere.
Quel Rocco è forte come mastro Turi Zuppiddu.
Se volesse lavorare se lo buscherebbe il pane!
- Io le mie devozioni so dirmele con questo qui! diceva Pizzuto mostrando il rasoio, per non darsi vinto.
Insomma 'Ntoni si divertì tutta la giornata; però la sera, mentre stavano attorno al desco a chiacchierare, e la mamma gli domandava di questo e di quello, e i ragazzi, mezzo addormentati, lo stavano a guardare con tanto d'occhi, e Mena gli toccava il berretto e la camicia colle stelle, per vedere com'eran fatti, il nonno gli disse che gli aveva trovato d'andare a giornata nella paranza di compar Cipolla, con una bella paga.
- Li ho presi per carità, diceva padron Fortunato a chi voleva sentirlo, seduto davanti alla bottega del barbiere.
Li ho presi per non dir di no, quando padron 'Ntoni è venuto a dirmi, sotto l'olmo, se ci avessi bisogno di uomini per la paranza.
Di uomini io non ne ho mai bisogno; ma "carcere, malattie, e necessità, si conosce l'amistà"; con padron 'Ntoni poi, che è tanto vecchio, ci si perde quel che gli si dà!...
- È vecchio ma sa il mestiere, rispose Piedipapera; non ce li perdete i danari; e suo nipote poi è un ragazzo che tutti ve lo ruberebbero.
- Quando mastro Turi avrà messo in ordine la Provvidenza, armeremo la nostra barca, e non avremo più bisogno d'andare a giornata; diceva padron 'Ntoni.
La mattina, quando egli andò a svegliare il nipote, ci volevano due ore per l'alba, e 'Ntoni avrebbe preferito starsene ancora un po' sotto le coperte; allorché uscì fuori nel cortile sbadigliando, il Tre bastoni era ancora alto verso l'Ognina, colle gambe in aria, la Puddara luccicava dall'altra parte, e il cielo formicolava di stelle, che parevano le monachine quando corrono sul fondo nero della padella.
- È la stessa cosa come quand'ero soldato, che suonava la diana nei traponti, borbottava 'Ntoni.
Allora non valeva la pena di tornare a casa!
- Sta zitto, ché il nonno è lì a mettere in ordine gli attrezzi, e si è alzato un'ora prima di noi, gli rispose Alessi.
Ma Alessi era un ragazzo che somigliava tutto a suo padre Bastianazzo, buon'anima.
Il nonno colla lanterna andava e veniva pel cortile; fuori si udiva passare la gente che andava al mare, e passava a picchiare di porta in porta, per chiamare i compagni.
Però, come giunsero sul lido, davanti al mare nero, dove si specchiavano le stelle, e che russava lento sul greto, e si vedevano qua e là le lanterne delle altre barche, anche 'Ntoni si sentì allargare il cuore.
- Ah! esclamò stirandosi le braccia.
È una bella cosa tornare a casa sua.
Questa marina qui mi conosce.
- Già padron 'Ntoni diceva sempre che un pesce fuori dell'acqua non sa starci, e chi è nato pesce il mare l'aspetta.
Nella paranza lo canzonavano perché la Sara l'aveva piantato, mentre serravano le vele, e la Carmela vogava in tondo lenta lenta, lasciandosi dietro le reti come la coda di un serpente.
- "Carne di porco ed uomini di guerra durano poco", dice il proverbio, per questo Sara ti ha piantato.
- "Allora la donna è fedele ad uno, quando il turco si fa cristiano"; aggiunse lo zio Cola.
- Delle innamorate ne ho quante ne voglio, rispose 'Ntoni; a Napoli mi correvano dietro come i cagnolini.
- A Napoli ci avevi il vestito di panno, e il berretto collo scritto, e le scarpe ai piedi, disse Barabba.
- Che vi son delle belle ragazze come qui, a Napoli?
- Le belle ragazze di qui non sono degne di portargli le scarpe, a quelle di Napoli.
Io ne avevo una colla veste di seta, e nastri rossi nei capelli, il corsetto ricamato, e le spalline d'oro come quelle del comandante.
Un bel pezzo di ragazza così, che portava a spasso i bambini dei padroni, e non faceva altro.
- Bello stare deve essere da quelle parti! osservò Barabba.
- A voi di sinistra! fermi i remi! gridò padron 'Ntoni.
- Sangue di Giuda! che mi fate andare la paranza sulle reti! cominciò a strillare lo zio Cola al timone.
La volete finire colle chiacchiere; stiamo qui a grattarci la pancia, o a fare il mestiere?
- È la maretta che ci accula; disse 'Ntoni.
- Staglia da quella parte, figlio di porco, gli gridò Barabba; colle regine che ci hai in testa ci fai perdere la giornata!
- Sacramento! rispose allora 'Ntoni col remo in aria, se lo dici un'altra volta, te lo do sulla testa.
- Che novità è questa? saltò su lo zio Cola dal timone, l'hai imparato da soldato, che non si può dire più una parola?
- Allora me ne vado; rispose 'Ntoni.
- E tu vattene, che coi suoi denari padron Fortunato ne troverà un altro.
- "Al servo pazienza, al padrone prudenza" disse padron 'Ntoni.
'Ntoni continuò a remare brontolando, perché non poteva andarsene a piedi, e compare Mangiacarrubbe, per metter la pace, disse che era ora di far colazione.
In quel momento spuntava il sole, e un sorso di vino si beveva volentieri, pel fresco che s'era messo.
Allora quei ragazzi si misero a lavorare di mascelle, col fiasco fra le gambe, mentre la paranza mareggiava adagio adagio fra il largo cerchio dei sugheri.
- Una pedata per di dietro a chi parla per il primo! disse lo zio Cola.
Per non buscarsi la pedata tutti si misero a masticare come buoi, guardando le onde che venivano dal largo, e si rotolavano senza spuma, quelle otri verdi che in un giorno di sole fanno pensare al cielo nero e al mare color di lavagna.
- Padron Cipolla le lascerà correre quattro bestemmie stasera; saltò su lo zio Cola; ma non ci abbiamo che fare.
Col mare fresco non se ne piglia pesci.
Prima compare Mangiacarrubbe gli sferrò una pedata, perché lo zio Cola che aveva fatta la legge aveva parlato pel primo; e poi rispose: - Intanto ora che siamo qui, aspettiamo a tirare le reti.
- La maretta viene dal largo, e a noi ci giova; aggiunse padron 'Ntoni.
- Ahi! borbottava intanto lo zio Cola.
Ora che il silenzio era rotto, Barabba chiese a 'Ntoni Malavoglia: - Me lo dai un mozzicone di sigaro?
- Non ne ho, rispose 'Ntoni, senza pensare più alla quistione di poco prima, ma te ne darò mezzo del mio.
Gli uomini della paranza, seduti sul fondo, colla schiena contro il banco e le mani dietro il capo, cantavano delle canzonette, ognuno per suo conto, adagio adagio, per non addormentarsi, che infatti socchiudevano gli occhi sotto il sole lucente; e Barabba faceva scoppiettare le dita, come i cefali sguizzavano fuori dell'acqua.
- Essi non hanno nulla da fare, diceva 'Ntoni, e si divertono a saltare.
- Buono questo sigaro! rispose Barabba, ne fumavi a Napoli, di questi?
- Sì, ne fumavo tanti.
- Però i sugheri cominciano ad affondare, osservò compare Mangiacarrubbe.
- Lo vedi dove si è persa la Provvidenza con tuo padre? disse Barabba; laggiù al Capo, dove c'è l'occhio del sole su quelle case bianche, e il mare sembra tutto d'oro.
- Il mare è amaro e il marinaro muore in mare; rispose 'Ntoni.
Barabba gli passò il suo fiasco, e dopo si misero a brontolare sottovoce dello zio Cola, il quale era un cane per gli uomini della paranza, quasi padron Cipolla fosse là presente, a vedere quel che facevano e quel che non facevano.
- Tutto per fargli credere che senza di lui la paranza non andrebbe, aggiunse Barabba.
Sbirro!
- Ora gli dirà che il pesce l'ha preso lui, per l'abilità sua, con tutto il mare fresco.
Guarda come affondano le reti, i sugheri non si vedono più.
- O ragazzi! gridò lo zio Cola, vogliamo tirare le reti? perché se ci arriva la maretta ce le strappa di mano.
- Ohi! oohi! cominciarono a vociare gli uomini della ciurma passandosi la fune.
- San Francesco! esclamava lo zio Cola, ei non par vero che abbiamo preso tutta questa grazia di Dio, colla maretta.
Le reti formicolavano e scintillavano al sole a misura che s'affacciavano dall'acqua, e tutto il fondo della paranza sembrava pieno d'argento vivo.
- Padron Fortunato ora sarà contento, mormorò Barabba, tutto rosso e sudato, e non ci rinfaccerà quei tre carlini che ci dà per la giornata.
- Questo ci tocca a noi! aggiunse 'Ntoni, a romperci la schiena per gli altri; e poi quando abbiamo messo assieme un po' di soldi, viene il diavolo e se li mangia.
- Di che ti lagni? gli disse il nonno, non te la dà la tua giornata compare Fortunato?
I Malavoglia si arrabattavano in tutti i modi per far quattrini.
La Longa prendeva qualche rotolo di tela da tessere, e andava anche al lavatoio per conto degli altri; padron 'Ntoni coi nipoti s'erano messi a giornata, s'aiutavano come potevano, e se la sciatica piegava il vecchio come un uncino, rimaneva nel cortile a rifar le maglie alle reti, a raccomodar nasse, e mettere in ordine degli attrezzi, ché era pratico di ogni cosa del mestiere.
Luca andava a lavorare nel ponte della ferrovia, per cinquanta centesimi al giorno, sebbene suo fratello 'Ntoni dicesse che non bastavano per le camicie che sciupava a trasportar sassi nel corbello; ma Luca non badava che si sciupava anche le spalle, e Alessi andava a raccattar dei gamberi lungo gli scogli, o dei vermiciattoli per l'esca, che si vendevano a dieci soldi il rotolo, e alle volte arrivava sino all'Ognina e al Capo dei Mulini, e tornava coi piedi in sangue.
Ma compare Zuppiddu si prendeva dei bei soldi ogni sabato, per rabberciare la Provvidenza, e ce ne volevano delle nasse da acconciare, dei sassi della ferrovia, dell'esca a dieci soldi, e della tela da imbiancare, coll'acqua sino ai ginocchi e il sole sulla testa, per fare quarant'onze! I Morti erano venuti, e lo zio Crocifisso non faceva altro che passeggiare per la straduccia, colle mani dietro la schiena, che pareva il basilisco.
- Questa è storia che va a finire coll'usciere! andava dicendo lo zio Crocifisso con don Silvestro e con don Giammaria il vicario.
- D'usciere non ci sarà bisogno, zio Crocifisso, gli rispose padron 'Ntoni quando venne a sapere quello che andava dicendo Campana di legno.
I Malavoglia sono stati sempre galantuomini, e non hanno avuto bisogno d'usciere.
- A me non me ne importa; rispose lo zio Crocifisso colle spalle al muro, sotto la tettoia del cortile, mentre stavano accatastando i suoi sarmenti: Io non so altro che devo esser pagato.
Finalmente, per intromissione del vicario, Campana di legno si contentò di aspettare a Natale ad esser pagato, prendendosi per frutti quelle settantacinque lire che Maruzza aveva raccolto soldo a soldo in fondo alla calza nascosta sotto il materasso.
- Ecco com'è la cosa! borbottava 'Ntoni di padron 'Ntoni; lavoriamo notte e giorno per lo zio Crocifisso.
Quando abbiamo messo insieme una lira, se la prende Campana di legno.
Il nonno, colla Maruzza, si consolavano a far castelli in aria per l'estate, quando ci sarebbero state le acciughe da salare, e i fichidindia a dieci un grano, e facevano dei grandi progetti d'andare alla tonnara, e per la pesca del pesce spada, dove si buscava una buona giornata, e intanto mastro Turi avrebbe messo in ordine la Provvidenza.
I ragazzi stavano attenti, col mento in mano, a quei discorsi che si facevano sul ballatoio, o dopo cena; ma 'Ntoni che veniva da lontano, e il mondo lo conosceva meglio degli altri, si annoiava a sentir quelle chiacchiere, e preferiva andarsene a girandolare attorno all'osteria, dove c'era tanta gente che non faceva nulla, e anche lo zio Santoro, il quale era il peggio che ci potesse essere, faceva quel mestiere leggiero di stendere la mano a chi passava, e biascicare avemarie; o se ne andava da compare Zuppiddu, col pretesto di vedere a che stato fosse la Provvidenza, per far quattro chiacchiere con Barbara, la quale veniva a metter frasche sotto il calderotto della pece, quando c'era compare 'Ntoni.
- Voi siete sempre in faccende, comare Barbara, le diceva 'Ntoni, e siete il braccio destro della casa; per questo vostro padre non vi vuol maritare.
- Non mi vuol maritare con quelli che non fanno per me, - rispondeva Barbara, "pari con pari e statti coi tuoi".
- Io ci starei anch'io coi vostri, per la madonna! se voleste voi, comare Barbara...
- Che discorsi mi fate, compare 'Ntoni.
La mamma è a filare nel cortile, e sta a sentirci.
- Dicevo per quelle frasche che son verdi, e non vogliono accendere.
Lasciate fare a me.
- Che è vero che venite qui per vedere la Mangiacarrubbe, quando si affaccia alla finestra?
- Io ci vengo qui per tutt'altro, comare Barbara.
Ci vengo per vedere a che stato è la Provvidenza.
- È a buon stato, e il babbo ha detto che per la vigilia di Natale la metterete in mare.
Come s'avvicinava la novena di Natale i Malavoglia non facevano altro che andare e venire dal cortile di mastro Turi Zuppiddu.
Intanto il paese intero si metteva in festa; in ogni casa si ornavano di frasche e d'arance le immagini dei santi, e i fanciulli si affollavano dietro la cornamusa che andava a suonare davanti alle cappellette colla luminaria, accanto agli usci.
Solo in casa dei Malavoglia la statua del Buon Pastore rimaneva all'oscuro, mentre 'Ntoni di padron 'Ntoni correva a fare il gallo di qua e di là, e Barbara Zuppidda gli diceva:
- Almeno ci penserete che ho squagliata la pece per la Provvidenza, quando sarete in mare?
Piedipapera predicava che tutte le ragazze se lo rubavano.
- Chi è rubato son io! piagnucolava lo zio Crocifisso.
Voglio un po' vedere d'onde prenderanno i denari dei lupini, se 'Ntoni si marita, e se devono anche dare la dote alla Mena, col censo che hanno sulla casa, e tutti quegli imbrogli dell'ipoteca che son saltati fuori all'ultimo.
Il Natale eccolo qua, ma i Malavoglia ancora non li ho visti.
Padron 'Ntoni tornava a cercarlo in piazza, o sotto la tettoia, e gli diceva: - Cosa volete che si faccia se non ho denari? Spremete il sasso per cavarne sangue! Aspettatemi sino a giugno, se volete farmi questo favore, o prendetevi la Provvidenza e la casa del nespolo.
Io non ci ho altro.
- Io voglio i miei danari, ripicchiava Campana di legno colle spalle al muro.
Avete detto che siete galantuomini, e che non pagate colle chiacchiere della Provvidenza e della casa del nespolo.
Egli ci perdeva l'anima ed il corpo, ci aveva rimesso il sonno e l'appetito, e non poteva nemmeno sfogarsi col dire che quella storia andava a finire coll'usciere, perché subito padron 'Ntoni mandava don Giammaria o il segretario, a domandar pietà, e non lo lasciavano più venire in piazza, per gli affari suoi, senza metterglisi alle calcagna, sicché tutti nel paese dicevano che quelli erano danari del diavolo.
Con Piedipapera non poteva sfogarsi perché gli rimbeccava subito che i lupini erano fradici, e che egli faceva il sensale.
- Ma quel servizio lì potrebbe farmelo! disse a un tratto fra di sé - e non dormì più quella notte, tanto gli piacque la trovata - e andò a trovare Piedipapera appena fatto giorno, che ancora si stirava le braccia e sbadigliava sull'uscio.
- Voi dovreste fingere che mi comprate il mio credito, gli disse, così potremo mandare l'usciere dai Malavoglia, e non vi diranno che fate l'usuraio, se volete riavere il vostro denaro, né che è danaro del diavolo.
- Vi è venuta stanotte la bella idea? sghignazzò Piedipapera, che mi avete svegliato all'alba per dirmela? - Son venuto a dirvi pure per quei sarmenti; se li volete potete venire a pigliarveli.
- Allora potete mandare per l'usciere, rispose Piedipapera; ma le spese le fate voi.
Quella buona donna di comare Grazia s'era affacciata apposta in camicia per dire a suo marito: - Cosa è venuto a confabulare con voi lo zio Crocifisso? Lasciateli stare quei poveri Malavoglia, che ne hanno tanti di guai! - Tu va a filare! rispondeva compare Tino.
Le donne hanno i capelli lunghi ed il giudizio corto.
- E se ne andò zoppicando a bere l'erbabianca da compare Pizzuto.
- Vogliono dargli il cattivo Natale a quei poveretti, mormorava comare Grazia colle mani sulla pancia.
Davanti a ogni casa c'era la cappelletta adornata di frasche e d'arance, e la sera vi accendevano le candele, quando veniva a suonare la cornamusa, e cantavano la litania che era una festa per ogni dove.
I bambini giocavano ai nocciuoli, nella strada, e se Alessi si fermava a guardare colle gambe aperte, gli dicevano:
- Tu vattene, se non hai nocciuoli per giocare.
- Ora vi pigliano la casa.
Infatti la vigilia di Natale venne apposta l'usciere in carrozza pei Malavoglia, talché tutto il paese si mise in subbuglio; e andò a lasciare un foglio di carta bollata sul canterano, accanto alla statua del Buon Pastore.
- L'avete visto l'usciere che è venuto pei Malavoglia? andava dicendo comare Venera.
- Ora stanno freschi!
Suo marito, che non gli pareva vero di aver ragione, allora cominciò a gridare e a strepitare.
- Io l'avevo detto, santi del Paradiso! che quel 'Ntoni a bazzicare per la casa non mi piaceva!
- Voi state zitto che non sapete nulla! gli rimbeccava la Zuppidda.
Questi sono affari nostri.
Le ragazze si maritano così, se no vi restano sulla pancia, come le casseruole vecchie.
- Che maritare! ora che è venuto l'usciere!
Allora la Zuppidda gli piantava le mani sulla faccia.
- Che lo sapevate che doveva venire l'usciere? Voi abbaiate sempre a cose fatte, ma un dito, che è un dito, non lo sapete muovere.
Infine l'usciere non se la mangia, la gente.
L'usciere è vero che non si mangia la gente, ma i Malavoglia erano rimasti come se li avesse presi un accidente tutti in una volta, e stavano nel cortile, seduti in cerchio, a guardarsi in viso, e quel giorno dell'usciere non si misero a tavola in casa dei Malavoglia.
- Sacramento! esclamava 'Ntoni.
Siamo sempre come i pulcini nella stoppa, ed ora mandano l'usciere per tirarci il collo.
- Cosa faremo? diceva la Longa.
Padron 'Ntoni non lo sapeva, ma infine si prese in mano la carta bollata e andò a trovare lo zio Crocifisso coi due nipoti più grandicelli, per dirgli di prendersi la Provvidenza, che mastro Turi l'aveva rattoppata allora allora, e al poveraccio gli tremava la voce come quando gli era morto il figlio Bastianazzo.
- Io non so niente, gli rispose Campana di legno.
Io non c'entro più.
Ho venduto il mio credito a Piedipapera e dovete sbrigarvela con lui.
Piedipapera appena li vide venire in processione cominciò a grattarsi il capo.
- Cosa volete che ci faccia? rispose lui; io sono un povero diavolo e ho bisogno di quei denari, e della Provvidenza non so che farne, perché non è il mio mestiere; ma se la vuole lo zio Crocifisso vi aiuterò a venderla.
Or ora torno.
Quei poveracci rimasero ad aspettare seduti sul muricciolo, e senza aver coraggio di guardarsi in faccia; ma gettavano occhiate lunghe sulla strada donde s'aspettava Piedipapera, il quale comparve finalmente adagio adagio - ma quando voleva sapeva arrancare speditamente colla sua gamba storpia.
- Dice che è tutta rotta come una scarpa vecchia, e non sa che farsene; gridò da lontano; - mi dispiace, ma non ho potuto far nulla.
Così i Malavoglia se ne tornarono a casa colla carta bollata in mano.
Pure qualche cosa bisognava fare, perché quella carta bollata lì, posata sul canterano, avevano inteso dire, si sarebbe mangiato il canterano, la casa e tutti loro.
- Qui ci vuole un consiglio di don Silvestro il segretario, suggerì Maruzza.
Portategli quelle due galline là, e qualche cosa vi saprà dire.
Don Silvestro disse che non c'era tempo da perdere, e li mandò da un bravo avvocato, il dottor Scipioni, il quale stava di casa in via degli Ammalati, di faccia allo stallatico dello zio Crispino, ed era giovane, ma quanto a chiacchiere ne possedeva da mettersi in tasca tutti gli avvocati vecchi che pretendevano cinque onze per aprir la bocca, mentre lui si contentava di venticinque lire.
L'avvocato Scipioni stava facendo delle spagnolette, e li fece andare e venire due o tre volte prima di dar loro pratica; il bello poi era che andavano tutti in processione, l'un dietro l'altro, e da principio ci si accompagnava anche la Longa colla bimba in collo, per aiutare a dire le proprie ragioni, e così perdevano tutti la giornata.
Quando poi l'avvocato ebbe letto le carte, e poté capire qualche cosa dalle risposte ingarbugliate che doveva strappare con le tenaglie a padron 'Ntoni, mentre gli altri se ne stavano appollaiati sulle loro scranne senza osare di fiatare, si mise a ridere di tutto cuore, e gli altri ridevano con lui, senza sapere perché, per ripigliar fiato.
- Niente, rispose l'avvocato; non c'è da far niente; - e siccome padron 'Ntoni tornava a dire che era venuto l'usciere, - L'usciere lasciatelo venire anche una volta al giorno, così il creditore si stancherà più presto di rimetterci le spese.
Non potranno prendervi nulla, perché la casa è dotale, e per la barca faremo il reclamo in nome di mastro Turi Zuppiddu.
Vostra nuora non c'entra nella compera dei lupini.
L'avvocato seguitò a parlare senza sputare, senza grattarsi il capo, per più di venticinque lire, talmente che padron 'Ntoni e i suoi nipoti si sentivano venire l'acquolina in bocca di parlare anche loro, di spifferare la loro brava difesa che si sentivano gonfiare in testa; e se ne andarono intontiti, sopraffatti da tutte quelle ragioni che avevano, ruminando e gesticolando le chiacchiere dell'avvocato per tutta la strada.
Maruzza che stavolta non era andata, come li vide arrivare colla faccia rossa e gli occhi lucenti, si sentì sgravare di un gran peso anche lei, e si rasserenò in viso aspettando che dicessero quel che aveva detto l'avvocato.
Ma nessuno apriva bocca e stavano a guardarsi l'un l'altro.
- Ebbene, domandò infine Maruzza la quale moriva d'impazienza.
- Niente! non c'è paura di niente! rispose tranquillamente padron 'Ntoni.
- E l'avvocato? - Sì, l'avvocato l'ha detto lui che non ci è paura di niente.
- Ma cosa ha detto? insisté Maruzza.
- Eh, lui sa dirle le cose; un uomo coi baffi! Benedette quelle venticinque lire!
- Ma infine cos'ha detto di fare?
Il nonno guardò il nipote, e 'Ntoni guardò il nonno.
- Nulla, rispose alfine padron 'Ntoni.
Ha detto di non far nulla.
- Non gli pagheremo niente, aggiunse 'Ntoni più ardito, perché non può prenderci né la casa né la Provvidenza...
Non gli dobbiamo nulla.
- E i lupini?
- È vero! e i lupini? ripeté padron 'Ntoni.
- I lupini?...
Non ce li abbiamo mangiati, i suoi lupini; non li abbiamo in tasca; e non può prenderci nulla lo zio Crocifisso; l'ha detto l'avvocato, che ci rimetterà le spese.
Allora successe un momento di silenzio; intanto Maruzza non sembrava persuasa.
- Dunque ha detto di non pagare?
'Ntoni si grattò il capo, e il nonno soggiunse: - È vero, i lupini ce li ha dati, e bisogna pagarli.
Non c'era che dire.
Adesso che l'avvocato non era più là, bisognava pagarli.
Padron 'Ntoni scrollando il capo borbottava:
- Questo poi no! questo non l'hanno mai fatto i Malavoglia.
Lo zio Crocifisso si piglierà la casa, e la barca, e tutto, ma questo poi no!
Il povero vecchio era confuso; ma la nuora piangeva in silenzio nel grembiule.
- Allora bisogna andare da don Silvestro; conchiuse padron 'Ntoni.
E di comune accordo, nonno, nipoti e nuora, persino la bimba, andarono di nuovo in processione dal segretario comunale, per chiedergli come dovevano fare per pagare il debito, senza che lo zio Crocifisso mandasse dell'altre carte bollate, che si mangiavano la casa, la barca e tutti loro.
Don Silvestro, il quale sapeva di legge, stava passando il tempo costruendo una gabbia a trappola che voleva regalare ai bambini della Signora.
Ei non faceva come l'avvocato, e li lasciò chiacchierare e chiacchierare, seguitando ad infilar gretole nelle cannucce.
Infine disse quel che ci voleva: - Orbè, se la gnà Maruzza ci mette la mano, ogni cosa si sarebbe aggiustata.
La povera donna non sapeva indovinare dove dovesse mettere la sua mano.
- Dovete metterla nella vendita, le disse don Silvestro, e rinunziare all'ipoteca della dote, quantunque i lupini non li abbiate presi voi.
- I lupini li abbiamo presi tutti! mormorava la Longa, e il Signore ci ha castigati tutti insieme col prendersi mio marito.
Quei poveri ignoranti, immobili sulle loro scranne, si guardavano fra di loro, e don Silvestro intanto rideva sotto il naso.
Poi mandò a chiamare lo zio Crocifisso, il quale venne ruminando una castagna secca, giacché aveva finito allora di desinare, e aveva gli occhietti più lustri del solito.
Dapprincipio non voleva sentirne nulla, e diceva che lui non ci entrava più, e non era affar suo.
- Io sono come il muro basso, che ognuno ci si appoggia e fa il comodo suo, perché non so parlare come un avvocato, e non so dire le mie ragioni; la mia roba par roba rubata, ma quel che fanno a me lo fanno a Gesù Crocifisso che sta in croce; e seguitava a borbottare e brontolare colle spalle al muro, e le mani ficcate nelle tasche; né si capiva nemmeno quel che dicesse per quella castagna che ci aveva in bocca.
Don Silvestro sudò una camicia per fargli entrare in testa che infine i Malavoglia non potevano dirsi truffatori, se volevano pagare il debito, e la vedova rinunziava all'ipoteca.
- I Malavoglia si contentano di restare in camicia per non litigare; ma se li mettete colle spalle al muro, cominciano a mandar carta bollata anche loro, e chi s'è visto s'è visto.
Infine un po' di carità bisogna averla, santo diavolone! Volete scommettere che se continuate a piantare i piedi in terra come un mulo, non avrete niente?
E lo zio Crocifisso allora rispondeva: - Quando mi prendono da questo lato non so più che dire; e promise di parlarne a Piedipapera.
- Per riguardo all'amicizia io farei qualunque sacrificio.
- Padron 'Ntoni poteva dirlo, se per un amico avrebbe fatto questo ed altro; e gli offrì la tabacchiera aperta, fece una carezza alla bimba, e le regalò una castagna.
- Don Silvestro conosce il mio debole; io non so dir di no.
Stasera parlerò con Piedipapera, e gli dirò di aspettare sino a Pasqua; purché comare Maruzza ci metta la mano.
- Comare Maruzza non sapeva dove bisognava metterla, la mano, e rispose che ce l'avrebbe messa anche subito.
- Allora potete mandare a prendervi quelle fave che mi avete chiesto per seminarle; - disse poi lo zio Crocifisso a don Silvestro, prima di andarsene.
- Va bene, va bene, rispose don Silvestro; lo so che per gli amici avete il cuore grande quanto il mare.
Piedipapera davanti alla gente non voleva sentir parlare di dilazione; e strillava e si strappava i capelli, che lo volevano ridurre in camicia, e volevano lasciarlo senza pane per tutto l'inverno, lui e sua moglie Grazia, dopo che l'avevano persuaso a comprare il debito dei Malavoglia, e quelle erano cinquecento lire l'una meglio dell'altra, che s'era levate di bocca per darle allo zio Crocifisso.
Sua moglie Grazia, poveretta, spalancava gli occhi, perché non sapeva di dove li avesse presi quei denari, e metteva buone parole pei Malavoglia, i quali erano brava gente, e tutti li avevano sempre conosciuti per galantuomini nel vicinato.
Lo zio Crocifisso adesso prendeva anche lui la parte dei Malavoglia.
- Han detto che pagheranno, e se non potranno pagare vi lasceranno la casa.
La gnà Maruzza ci metterà la mano anche lei.
Non lo sapete che al giorno d'oggi per avere il fatto suo bisogna fare come si può? - Allora Piedipapera s'infilò il giubbone di furia, e se ne andò via bestemmiando, che facessero pure come volevano, lo zio Crocifisso e sua moglie, giacché lui non contava per nulla in casa.
CAPITOLO 7
Quello fu un brutto Natal
...
[Pagina successiva]