Letteratura Italiana
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IL VIAGGIO, di Luigi Pirandello
Il viaggio
Luigi Pirandello
IL VIAGGIO
Da tredici anni Adriana Braggi non usciva piú dalla casa antica, silenziosa come una badía, dove giovinetta era entrata sposa.
Non la vedevano piú nemmeno dietro le vetrate delle finestre i pochi passanti che di tanto in tanto salivano quell'erta via a sdrucciolo e mezza dirupata, cosí solitaria che l'erba vi cresceva tra i ciottoli a cespugli.
A ventidue anni, dopo quattro appena di matrimonio, con la morte del marito era quasi morta anche lei per il mondo.
Ne aveva ora trentacinque, e vestiva ancora di nero, come il primo giorno della disgrazia; un fazzoletto nero, di seta, le nascondeva i bei capelli castani, non piú curati, appena ravviati in due bande e annodati alla nuca.
Tuttavia, una serenità mesta e dolce le sorrideva nel volto pallido e delicato.
Di questa clausura nessuno si maravigliava in quell'alta cittaduzza dell'interno della Sicilia, ove i rigidi costumi per poco non imponevano alla moglie di seguire nella tomba il marito.
Dovevano le vedove starsene chiuse cosí in perpetuo lutto, fino alla morte.
Del resto, le donne delle poche famiglie signorili, da fanciulle e da maritate, non si vedevano quasi mai per via: uscivano solamente le domeniche, per andare a messa; qualche rara volta per le visite che di tempo in tempo si scambiavano tra loro.
Sfoggiavano allora a gara ricchissimi abiti d'ultima moda, fatti venire dalle primarie sartorie di Palermo o di Catania, e gemme e ori preziosi; non per civetteria: andavano serie e invermigliate in volto, con gli occhi a terra, impacciate, strette accanto al marito o al padre o al fratello maggiore.
Quello sfoggio era quasi d'obbligo; quelle visite o quei due passi fino alla chiesa erano per loro vere e proprie spedizioni da preparare fin dal giorno avanti.
Il decoro del casato poteva scapitarne; e gli uomini se ne impacciavano; anzi, i piú puntigliosi erano loro, perché volevano dimostrare cosí di sapere e potere spendere per le loro donne.
Sempre sottomesse e obbedienti, queste si paravano com'essi volevano, per non farli sfigurare; dopo quelle brevi comparse, ritornavano tranquille alle cure casalinghe; e, se spose, attendevano a far figliuoli, tutti quelli che Dio mandava (era questa la loro croce); se fanciulle, aspettavano di sentirsi dire un bel giorno dai parenti: eccoti, sposa questo; lo sposavano; quieti e paghi gli uomini di quella supina fedeltà senza amore.
Soltanto la fede cieca in un compenso oltre la vita poteva far sopportare senza disperazione il lento e greve squallore in cui volgevano le giornate, una dopo l'altra tutte uguali, in quella cittaduzza montana, cosí silenziosa che pareva quasi deserta, sotto l'azzurro intenso e ardente del cielo, con le straducole anguste, male acciottolate, tra le grezze casette di pietra e calce, coi doccioni di creta e i tubi di latta scoperti.
A inoltrarsi fin dove quelle straducole terminavano, la vista della distesa ondeggiante delle terre arse dalle zolfare, accorava.
Alido il cielo, alida la terra, da cui nel silenzio immobile, addormentato dal ronzío degli insetti, dal fritinnío di qualche grillo, dal canto lontano d'un gallo o dall'abbajare d'un cane, vaporava denso nell'abbagliamento meridiano l'odore di tante erbe appassite, del grassume delle stalle sparso.
In tutte le case, anche nelle poche signorili, mancava l'acqua; nei vasti cortili, come in capo alle vie, c'erano vecchie cisterne alla mercé del cielo; ma anche d'inverno pioveva poco; quando pioveva era una festa: tutte le donne mettevan fuori conche e buglioli, vaschette e botticine, e stavano poi su gli usci con le vesti di baracane raccolte tra le gambe a vedere l'acqua piovana scorrere a torrenti per i ripidi viottoli, a sentirla gorgogliare nelle grondaje e per entro ai doccioni e ai cannoni delle cisterne.
Si lavavano i ciottoli, si lavavano i muri delle case, e tutto pareva respirasse piú lieve nella freschezza fragrante della terra bagnata.
Gli uomini, tanto o quanto, trovavano nella varia vicenda degli af
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