COMMEDIE, di Italo Svevo - pagina 3
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Sí, zia! Io portava molte volte dei fiori a Lucia; io le dicevo ch'era bella! Occorreva dirlo a suo marito? Giuro che del resto siamo innocenti!
LUCIA Grazie tante!
FILIPPO Non è vero forse? Bugiarda!
LUCIA (ridendo).
Ma io non ho mai detto il contrario!
FILIPPO Sí che lo hai detto! Lo hai detto a tuo marito!
LUCIA Chi ti dice questo?
FILIPPO Giuliano.
Egli mi gridò: Lucia ha confessato tutto! Io risposi subito: Lucia è una bugiarda, perché non è vero niente.
Lui allora mi ha dato uno schiaffo!...
(Piange.)
LUCIA Vedi, mamma! In una sola giornata hai cosí imparato a conoscere tutte le virtú di Giuliano.
FILIPPO In istrada uno schiaffo! Passava in quel punto il padrone di casa.
Non so se abbia visto perché io lo salutai sorridendo, come se mi avessero dato un bacio, acciocché lui non s'accorgesse.
Ma a Giuliano non bastava questo: gridava per istrada, cosí che tutti si voltavano! Ih! Ih! Ih! è un maleducato!
EMILIO Povero diavolo!
FILIPPO Povero diavolo, io? Povero diavolo lui! Io non vorrei essere nei suoi panni! Ih! Ih! Ih! Lo farò mettere in prigione!
LUCIA Cosa gridava in istrada?
FILIPPO Io non ho capito tutto.
Ho inteso soltanto una parte.
Diceva che io vado per le case a portare il disonore.
«All'altra ci penserò» disse poi.
(Come ricordandosi a poco a poco.) Ed anche: «In una bella famigliaccia sono entrato!»
GIOVANNA Ha detto anche questo? Oh! l'infame!
FILIPPO Ve lo giuro, zia!
SCENA OTTAVA
ROMOLO e DETTI
GIOVANNA A quest'ora Momi a casa?
ROMOLO Mamma, voglio andare a letto.
GIOVANNA Sei ammalato?
ROMOLO (Esitante, molto commosso).
Sí, sto male.
GIOVANNA Su, di', che cos'hai? (Romolo non risponde.) Male di gola? Ma parla! (Romolo si mette a piangere.)
LUCIA Ho capito! Anche lui!
GIOVANNA Giuliano ti ha fatto del male?
ROMOLO Come lo sapete?
GIOVANNA Dunque ti ha fatto del male?
ROMOLO Male, male proprio no, ma voleva farmene.
Io sono scappato.
GIOVANNA Oh! adesso poi ne ho abbastanza! Vedremo se bastonerà anche me! Maria! Maria!
LUCIA Vuoi andare da lui? No, mamma, che non offenda anche te!
GIOVANNA Questa la vedremo! Maria!
MARIA Comandi!
GIOVANNA Dammi lo scialle ed il cappello.
(Maria eseguisce.)
LUCIA Non adesso, mamma.
Non è meglio attendere qualche giorno? Dopo potrai dirgli quello che vuoi, lui a te non perde il rispetto.
Adesso potresti davvero udire delle brutte cose.
GIOVANNA Intanto lui ne udrà delle belle da me.
(A Romolo.) E adesso, tu spicciati; raccontami ma con esattezza quello che a te fece.
ROMOLO Mi prese per un'orecchia, me la tirò un poco, ma poco, mi portò fuori della porta e mi disse: Tu non rimetter mai piú piede qui.
GIOVANNA (avviandosi).
Ah! la vedremo.
LUCIA Ma perché?
GIOVANNA (fermandosi).
Perché? Mi pare che lo sappiamo meglio noi che lui.
LUCIA Non ti disse nulla prima di farti quest'affronto?
ROMOLO Prima di tirarmi l'orecchio? Mi sgridò perché avevo fatto un grosso errore in un conteggio.
GIOVANNA Molto grosso?
ROMOLO Quali ne feci ogni giorno, e non so perché oggi si sia adirato piú del consueto.
GIOVANNA Lo so ben io.
Me ne posso dunque andare.
Non c'è altra ragione? Ricordati che se ce n'è un'altra io vo' a fare una pessima figura.
ROMOLO No, mamma! proprio non c'è altro.
GIOVANNA Proprio?
ROMOLO Ti do la mia parola d'onore, mamma!
GIOVANNA Allora a noi due! (Via.)
FILIPPO Ah! ora capisco! L'ha dunque con voi tutti, non con me solo! Dunque è cosa che non mi riguarda! È affare interno della vostra famiglia!
LUCIA Fatemi il piacere, Filippo, andatevene!
FILIPPO Perché? Che cosa vi feci?
LUCIA Nulla! Vi avverto soltanto che potreste compromettervi!
FILIPPO Eh, via! Un uomo!
LUCIA Ma sapete molto bene cosa succede quando vi compromettete.
(Fa segno di ricever legnate.)
FILIPPO (mostrando dubbio e allegramente).
Chi sa che cosa aveva quest'oggi Giuliano per il capo! Si sfogava con me, ecco tutto! Voi dovete avergliene fatte di belle per averlo ridotto in quello stato.
SCENA NONA
GIULIANO e DETTI
GIULIANO (si presenta improvvisamente alla porta di fondo e vi rimane; Filippo e Romolo danno un grido di spavento).
Ebbene! (È serio, compassato, si capisce però che si frena a stento.) Romolo! tu ritornerai al mio scrittoio.
Sono venuto qui per te! A te io non voleva fare del male.
Te ne ho fatto forse?
ROMOLO No! no! un poco soltanto all'orecchio.
GIULIANO (con pena).
Ebbene! scusami!
ROMOLO Oh! te ne prego! Scusarti io, ma anzi!
GIULIANO (va a lui e gli dà un bacio).
A te ho sempre voluto bene.
Ci voleva molto sangue alla testa per portarmi a farti del male.
FILIPPO Ebbene! cugino! Siamo rinsaviti? Neppure a me avete fatto molto male.
Un'altra volta però non fatelo in istrada!
GIULIANO Badate, scimunito, di non venirmi piú tra' piedi! Potrei accogliervi a calci!
FILIPPO (stupefatto un istante, poi).
Ah! la è cosí! Io veniva tutto buono a fare la pace e voi m'accogliete in tal modo? Aspettate! Ve la farò vedere io...
(Uno sguardo di Giuliano lo fa restar perplesso, poi) Sentirete a parlare di me! (Via.)
GIULIANO Vieni, Romolo!
ROMOLO Vorrei attendere prima la mamma.
Anzi forse la troviamo da te.
Andiamo.
GIULIANO È venuta da me? A che farci?
ROMOLO (sorridendo).
Credo che voleva sgridarti per quella tirata d'orecchi che mi hai dato.
GIULIANO Allora lascia che vada solo.
(p.p.)
LUCIA Giuliano!
GIULIANO Che vuole?
LUCIA Se mamma voleva farvi dei rimproveri ella ne aveva il diritto.
Non era ben fatto di sfogarsi con un povero ragazzo che non vi aveva fatto nulla!
GIULIANO Oh! fatto nulla! Gli aveva dato da fare un conteggio e me lo diede pieno zeppo di errori.
LUCIA Ve ne prego, dunque, Giuliano, non fateci piú del male.
Lasciate questo ragazzo qui, non occorre lo tratteniate piú, ma non cercate di trovare mamma per dirle insolenze, non perseguitate il cognato che vi deve denari; egli non ha nulla di comune con me.
Non colpite me facendo del male a lui.
GIULIANO Ma foste voi che mi pregaste di favorirlo; ora non ci siete piú voi ed io non intendo di gettar piú il mio danaro a persone le quali per nessun titolo vi hanno diritto.
LUCIA Voi siete un uomo pessimo ed io non saprò mai pentirmi abbastanza di avervi amato.
GIULIANO (frenandosi).
Ditelo pure, io non m'adiro piú.
L'ho deciso, proprio deciso.
Ma vorrei sapere quali persone voi diciate essere cattive e quali buone.
Se la bontà equivale per voi ad imbecillità, allora io non sono buono.
(Interrompendosi.) E poi sentite! Se voi credete che esser buoni significhi saper tollerare, perdonare, allora non siete buona neppur voi.
Ogni altra donna mi avrebbe perdonato, mi avrebbe sopportato, perché io era un buon marito nel resto.
Lasciai che vi mancasse mai nulla? Non feci il possibile per sollevare dalla miseria, dalla miseria - credetemelo -, anche i vostri parenti? E dopo tanti benefici da me avuti credete di aver il diritto di adontarvi per una parola mal detta, per un atto un po' brusco? (Fuori di sé.) Non lo avevate questo diritto! ve lo dico io! Il vostro dovere sarebbe stato di baciare la polvere mossa dai miei piedi.
LUCIA (molto commossa).
Naturalmente che con queste vostre idee sui miei doveri coniugali non poteva risultare dalla nostra unione una certa felicità.
GIULIANO (sempre piú adirato).
Erano le mie, le mie idee che impedivano la felicità della nostra unione? O quando si manifestavano queste mie idee? Quando vi rimproverai i miei benefici?
LUCIA In questo stesso istante.
GIULIANO Perché li vedeva negati, ma prima, quando ve li rammentai? Ve ne parlai tanto poco che non li conoscevate tutti perché voi non sapevate che io dava dei danari a vostro cognato e per i vostri begli occhi.
Non parlatemi per qualche istante, Lucia; mi era proposto di rimaner calmo e non mi riesce...
del tutto.
(Siede al tavolo e stringe sussultando la testa fra le mani.)
LUCIA Non so vedervi in questo stato.
GIULIANO (serio, non calmo).
Lo so; vi faccio spavento.
Eppure io non feci mai molto male a nessuno.
Ho avuto torto di sposarvi.
C'era mia madre che aveva il medesimo mio carattere; perciò quando si disputava, l'ira tra noi durava delle settimane.
Pensai vedendovi cosí bionda, coi vostri miti occhi azzurri che con voi un malumore non potrebbe durare piú di un giorno.
Dopo le settimane d'ira con mia madre, ci si gettava fra le braccia piangendo, chiedendoci vicendevolmente scusa.
Con voi l'ira dura meno; ma non si è mai interamente rappatumati; voi non sapete perdonare.
(Ironico.) Anche voi avete avuto torto di sposare un macellaio, quantunque avesse dei danari.
LUCIA Giuliano!
GIULIANO Non voleva mica dirvi che mi avete sposato per i miei danari; voleva constatare un vostro torto e provarvi una volta di piú che ne avete.
LUCIA (agitata).
Abbiamo dunque avuto torto di sposarci ambedue; l'avete detto voi stesso.
Dividiamoci dunque; ripariamo almeno in parte al mal fatto.
GIULIANO (sospettoso e ironico).
Nel contratto di nozze vi ho assicurato una contraddote, se non m'inganno.
LUCIA (con forza).
Ed io vi rinuncio!
GIULIANO (passeggia agitato).
Pensate dunque seriamente a questa divisione?
LUCIA Lo vedete pure che bisogna!
GIULIANO (abbracciandola appassionatamente).
Non bisogna, non bisogna, Lucia! Senti Lucia! Guardami in volto.
Non vedi che ho ancor sempre qui e qui (toccandosi la fronte ed il cuore) un turbine e che pure riesco a padroneggiarmi? Non sono calmo? Ti tengo fra le braccia e piú che di baciarti proverei il desiderio di strozzarti e non lo faccio.
(La bacia.) Perché vuoi fuggirmi quando per te sono tutt'altro che pericoloso, quando tutti i tuoi interessi e quelli della tua famiglia ti comandano di amarmi?
LUCIA (cercando di svincolarsi).
Oh! Giuliano!
GIULIANO Ma non parlo d'interessi, parlo di amore.
Non m'ami dunque affatto, che mi abbandoni quando maggiormente avrei bisogno di te? In quella orribile macelleria mi lasci solo a migliorarmi il carattere? Eppure se c'era qualcheduno che poteva migliorarmelo, guarirmi, eri tu.
Non vedi che oggi, nella mia ira ancora, ti prego, ti scongiuro di rimanere con me?
LUCIA Sí, ma...
GIULIANO Non ma, non dire alcun ma, perché io corro il rischio di perdere nuovamente la testa.
No, vieni subito.(La trascina verso la porta.)
LUCIA (ridendo).
Ma...
GIULIANO (irritatissimo).
Ancora ma?
LUCIA (c.s.) Cosí? Senza cappello?
GIULIANO (saltandole al collo).
Oh! grazie! grazie!
LUCIA (pregando).
Ma sii buono!
GIULIANO Non te lo promisi?
LUCIA E non attenderemo mamma?
GIULIANO (offuscandosi).
No, no, andiamocene, ché non mi tocchi udire altri rimproveri.
(Dopo un istante di riflessione.) Faremo cosí.
(Chiama.) Maria!
MARIA Comandi?
GIULIANO Dia il cappello a Lucia e dica alla signora Giovanna...
(esitando un istante) le dica che sono venuto a prender mia moglie...
e il mio impiegato (Verso Romolo.)
MARIA (allegramente).
Va bene! So che darò una buona notizia alla signora! (Dà il cappello a Lucia che se lo mette.)
GIULIANO (fosco).
Anche la serva ne sapeva?
LUCIA Che te ne importa?
GIULIANO (si passa una mano sulla fronte, poi sorridente e calmo offre il braccio a Lucia).
E andiamocene! (Via con Lucia.)
ROMOLO (si è messo il cappello, a Maria).
Dica a mamma che non occorre fare altri rimproveri a Giuliano.
Mi ha chiesto scusa e io gli ho perdonato.
È dunque affare finito.
GIULIANO (rientra e con voce irritatissima).
Vuoi dunque venire, imbecille, che ti attendiamo da mezz'ora?
ROMOLO Vengo! vengo! (Corre)
CALA LA TELA
Le teorie del conte Alberto
Scherzo drammatico in due atti
PERSONAGGI
ALBERTO, conte di Wolfenbüttel
LORENZO MIGLIORI
ANTONIO DR.
REDELLA, professore di scienze naturali e medico
ELVIRA TERMIGLI
ANNA, sua figlia
L'azione si svolge in una stanza decorosamente ammobiliata con porta di fondo ed altra a sinistra dello spettatore.
ATTO PRIMO
SCENA PRIMA
ANNA e LORENZO MIGLIORI
LORENZO E come sta la mamma?
ANNA È di là con la sarta.
Mamma! mamma! è giunto Lorenzo.
SCENA SECONDA
ELVIRA TERMIGLI e DETTI
ELVIRA Vuoi dire il Signor Lorenzo?
LORENZO Signora, come sta? (Le bacia la mano.)
ELVIRA Si potrebbe star meglio di molto...
LORENZO In quanto a salute mi pare che stia benissimo.
La vedo rossa e bianca come un fiore.
ELVIRA Piú bianca però che rossa nevvero? E lei signor Migliori?
LORENZO Io sto benone.
ELVIRA Beato lei!
LORENZO Cosa le manca da farla sospirare a questo modo?
ELVIRA Nulla, si diventa vecchi.
È già un male.
LORENZO È peggio però esserlo che diventarlo.
Io non sospiro piú già da lungo tempo.
ANNA Ed hai fatto un bel viaggio?
LORENZO Non c'è male.
Ho avuto un poco di scirocco nel Quarnero che mi ha rimescolato le budella, del resto tempo ammirabile.
ELVIRA A lei proprio piace quel plebeo tu che le dà Anna?
LORENZO (calorosamente).
La prego di non occuparsi del modo con cui mi tratta Anna.
Lei mi tratti come vuole e vede che con lei faccio tutte le cerimonie che desidera; la prima volta però che Anna mi dà del lei io non ripongo piú piede in questa casa.
ELVIRA Eh! via! è una semplice questione di etichetta ed io non insisto.
Non so però come questo tu tra loro sia nato e nemmeno perché!
ANNA (abbracciando Lorenzo).
Io lo so!
ELVIRA (indignata volge altrove lo sguardo).
Mi pare anche che si possa parlare senza abbracciarsi!
LORENZO (ridendo).
Si può parlare e abbracciarsi.
ELVIRA Parliamo d'altro.
(Li guarda e vede che Anna ha ancora un braccio al collo di Lorenzo.) La finirai? (Quando Anna ha levato il braccio.) Nella sua assenza sono avvenuti fatti gravi.
LORENZO Gravi?
ELVIRA Gravissimi.
ANNA Gravissimi.
ELVIRA Anna! Va' di là a metterti un poco in ordine che non sei troppo bene vestita.
ANNA Ma se non occorre.
Questo è il vestito nuovo.
ELVIRA Allora va' a riporre il vecchio.
ANNA Vuoi mandarmi via? Ma se tutte le cose che hai da raccontargli, le so anch'io.
LORENZO Perché la manda via appena sono giunto?
ELVIRA (con violenza).
Insomma vuoi andartene?
ANNA Vado, vado! (Via.)
SCENA TERZA
ELVIRA e LORENZO
ELVIRA (ancora con dignità).
Vegga signor Migliori se la ragazza non si è soffermata ad origliare.
LORENZO Chi crede lei che sia Anna? (Spalanca la porta.) Come vede se ne è andata.
ELVIRA (cambiando tono).
No, cosí proprio non la può andare avanti.
Tu entri in casa mia come se fossi il padrone; impedisci ad Anna di ubbidirmi, e ti fai dare del tu.
E non è la prima volta che ti dico che io non lo voglio.
LORENZO So che me lo hai detto anche altre volte, io ho buona memoria, ma semplicemente ti ho detto che io lo voglio invece.
Sii tanto compiacente da non far storie.
Non so, ma di giorno in giorno tu diventi piú bisbetica, piú antipatica.
ELVIRA Grazie; a te non mi importa di riuscire simpatica.
LORENZO No? (Ridendo.) Quell'abito ti sta magnificamente.
È la prima volta che te lo vedo indosso.
ELVIRA (se lo guarda un istante, poi un poco confusa).
Conosci tu un certo Alberto conte di Wolfenbüttel?
LORENZO Certamente, è mio buon amico.
ELVIRA Fa la corte ad Anna.
LORENZO (giulivo).
Sul serio?
ELVIRA Perché ti desta tanta sorpresa?
LORENZO Ma sarebbe un'immensa fortuna per Anna.
ELVIRA Basta che c'intendiamo.
Io parlo del conte Alberto di Wolfenbüttel.
LORENZO Ho capito! Wolfenbüttel.
ELVIRA Alberto?
LORENZO Alberto, sí, sí.
Non ce n'è che uno.
ELVIRA E dici che sarebbe una fortuna?
LORENZO Altro che fortuna.
Ma non era promesso sposo alla contessina Armeni di Venezia?
ELVIRA Io non so! A me appare un matto od un traditore.
LORENZO Perché?
ELVIRA Figurati che appena partito tu, un mese fa, si fece presentare in casa da Emilio Chieti.
Dopo, Chieti ci raccontò che anche a lui il conte era stato presentato un'ora prima e che lo aveva quasi costretto a condurlo qui da noi.
Il giorno dopo venne alle quattro a trovarci; rimase un'ora e ritornò alle sette.
Io lo trattai con freddezza ma Anna lo accolse benissimo.
Il giorno susseguente venne anche due volte; la prima come se fosse naturale, la seconda scusandosi, figurati che fu per distrazione.
Voleva andare dai Millini che abitano fuori di città.
(Lorenzo ride.) Cosa si poteva fare? Io non lo conosceva e lo trattava freddamente.
Pareva non se ne accorgesse.
Da allora regolarmente venne due volte al giorno meno due giorni.
Uno perché rimase una volta sola sei ore.
LORENZO Oh! diavolo!
ELVIRA Si fece invitare a pranzo, (rabbiosamente) si fece, capisci.
L'altro, condussi per forza via Anna alle tre e mezza sapendo che lui doveva venire alle quattro.
LORENZO Per forza?
ELVIRA Io credo che in un solo mese con questo metodo è arrivato a sconvolgerle la testa.
Era inutile che io le dicessi che non si illuda che costui era un birbante o un matto.
Quando sapeva che lui aveva da venire la coglieva la febbre.
Prese un'infreddatura a stare a guardarlo dalla finestra perché lui non contento di ciarlarle qui per ore ed ore le passeggia sotto le finestre.
Ella non mi abbada quando le dico che si capisce che costui non ha intenzioni oneste per quanto assuma l'aspetto di uomo franco.
LORENZO Ed Alberto ti ha già chiesto la sua mano?
ELVIRA Non ha mai parlato su tale proposito.
LORENZO Scommetto che sa che io sono tutore di Anna ed attende per questo il mio ritorno.
ELVIRA E tu accoglierai le sue proposte?
LORENZO Non solamente le accoglierò ma lo inviterò a spiegarsi.
Io sono da lunghi anni suo buon amico.
SCENA QUARTA
ANNA e DETTI
ANNA Hai inteso, Lorenzo?
LORENZO (ridendo).
Le mie piú sincere congratulazioni!
ANNA È un po' troppo presto.
LORENZO Io conosco Alberto.
C'è già da congratularsene.
È proprio l'uomo che ci voleva.
Senza pregiudizi di casta o altri.
Ma tu lo conoscevi già prima?
ANNA (ridendo).
Mai visto prima.
Io era giunta il giorno innanzi dal collegio.
(Guardando l'orologio.) Vuoi vedere come io lo evoco? Come basta che io lo desideri acciocché compaia?
ELVIRA Bella bravura, sai che viene.
ANNA Ma non rovinarmi lo scherzo! Sta a vedere Lorenzo.
(Forza Lorenzo a sedersi con la schiena rivolta alla porta di entrata, dopo chiude gli occhi.) Adesso io con gli occhi dell'anima lo vedo frettoloso sortire dai Volti di Chiozza.
Eccolo.
Ha già passato la via Chiozza perché dopo data una occhiata all'oriuolo si mette a correre.
Distratto come è si è messo a camminare a destra dell'Acquedotto mentre la nostra casa è a sinistra.
Fa correndo la traversata.
Alza un momento il naso per vedere se c'è qualcuno alla finestra, poi entra in portone.
(Fa una piccola pausa.) Eccolo! Uno! Due! Tre! (Lorenzo e Elvira si voltano e scoppiano a ridere non vedendo nessuno; Anna va a vedere fuori della porta.) Non c'è nessuno! Eppure sono già le quattro passate!
LORENZO Ma come sai che viene cosí esattamente?
ANNA È perché è occupato fino alle quattro e che quando non è occupato viene qui.
LORENZO Non badarci se ritarda di qualche istante e raccontami di che cosa parlate quando siete insieme.
ELVIRA Scommetto che, saputo da lui il ritorno del tutore, non sentiremo piú parlare del signor conte.
ANNA Oh! cosa che dice! La senti? È sempre cosí!
LORENZO Non badarle!
ELVIRA Come non badarle?
LORENZO Non badarle e raccontami di che cosa parlate quando siete soli.
ANNA Soli non siamo mai; c'è sempre mamma.
LORENZO (facendo un complimento ad Elvira ed un poco sorpreso).
I miei complimenti! Non c'è male!
ANNA Eppoi è difficile dire di ciò che parliamo.
Ah! bravo! Mi parla anche di scienza.
LORENZO Sí, ma piú d'altro probabilmente.
ANNA No, sul serio, piú di scienza, anche troppo.
Qualche volta mi pare di avere dinanzi qualche professore del collegio travestito.
Lui è professore.
SCENA QUINTA
ALBERTO e DETTI
ALBERTO Ma cattivo professore.
ANNA Tardivo!
ALBERTO Vale la pena esserlo per venirne rimproverato.
Signora! Sapeva che eri giunto, Lorenzo! Come va? (Si stringono la mano.)
LORENZO Che avessi ritardato per questo?
ALBERTO Ero in gabinetto di chimica e dovetti attendere l'esito di una reazione.
Tu sei di ritorno dalla Dalmazia?
LORENZO Sí, vi ero per affari.
Non fui poco gradevolmente sorpreso sentendo che eri tanto assiduo qui.
ALBERTO Non poco gradevolmente o non poco sorpreso? (Accentuando.) Io invece non sono sorpreso ma molto soddisfatto che tu sia di ritorno.
LORENZO Grazie! (Si stringono ridendo di cuore la mano.) E perché non venivi piú a trovarmi?
ALBERTO Sai che io volentieri non faccio visite!
ELVIRA Bravo!
ALBERTO Quando poi ho il piú lontano sospetto di disturbare non entrerei piú in una casa a nessun prezzo.
LORENZO Ma da me non disturbavi!
ALBERTO Vi era però sempre gente che parlava di affari, di cose in cui io non poteva entrare e quando io voleva incamminare un discorso a modo mio mi guardavano tutti con occhi che significavano: Seccatore.
LORENZO Qui invece parlano tutti di scienza!
ALBERTO Ah! la signorina Anna si occupa molto volentieri di cose scientifiche.
Quando io gliene parlo mi sta ad ascoltare con attenzione; naturalmente scelgo le parti piú interessanti.
(Lorenzo ride.)
ANNA (un poco imbarazzata).
Davvero che mi diverto.
LORENZO Oh! te lo credo!
ALBERTO Le ho spiegato le osservazioni di Lubbock sulle formiche e tante altre belle cose; la polarizzazione dello zucchero.
Abbiamo fatto anche degli esperimenti insieme.
Abbiamo con delle pile disciolto almeno un bicchiere di acqua.
Abbiamo esaminato un suo capello sotto il microscopio.
Non era bello?
ANNA (a Lorenzo).
Se sapessi quante cose che esistono e che solitamente non si vedono.
ALBERTO Senti! Non è un'osservazione profonda?
ELVIRA Ognuno sa che esistono delle cose che non si vedono.
(Alzando le spalle.)
LORENZO E talvolta non basta nemmeno il microscopio a scoprirle.
ALBERTO (piano ad Anna).
Sa perché sono tanto contento che sia ritornato il suo tutore?
ANNA Eh! per vederlo! So che erano sempre amici!
ALBERTO Anche! Anche! Non c'è dubbio, ma...
(Le parla in orecchio.)
ELVIRA (a Lorenzo).
Veda se non è una sfrontatezza.
ANNA (dà un grido di gioja).
Ah!
ELVIRA Le ha pestato un piede?
ALBERTO No, ho raccontato alla signorina una novità che l'ha molto sorpresa.
ANNA No! sorpresa no!
LORENZO Hai intenzione di stabilirti per sempre qui? Una volta dicevi che non avresti mai piú potuto abbandonare la vita nomade!
ALBERTO E adesso dico forse il contrario? Vedremo! Io non sono veramente nomade per proposito.
Quando una città non sa piú mostrarmi nulla di nuovo me ne vado semplicemente in un'altra.
Lei signorina per esempio abbandonerebbe con molto dispiacere questa città?
ANNA Non con troppo piacere.
(Quasi correggendosi.) Ma però so che facilmente ci si abitua a qualunque luogo.
ALBERTO (parla sottovoce ad Anna).
ELVIRA (a Lorenzo).
Vedi che qui vengo considerata quale l'ultima ruota del carro? Nemmeno si accorgono che sono qui! E cosí ogni giorno, sai!
LORENZO Questo è molto naturale!
ELVIRA Naturale a te sembra? Allora rimani tu a fare loro la guardia! Dopo mi racconterai se ti sei divertito.
(Via.)
ANNA Perché se ne è andata mamma?
LORENZO È un poco offesa che quando è qui non le rivolgete affatto la parola a quanto essa dice.
ANNA Ma se parliamo continuamente con essa!
LORENZO Pare di no, o che altrimenti non si lagnerebbe! Del resto è il puntiglio del momento che passerà presto!
ANNA Ho da andare a prenderla? Con due buone parole la rappacifico.
Si irrita facilmente ma altrettanto facilmente si quieta.
Con permesso! (Via.)
SCENA SESTA
ALBERTO e LORENZO
ALBERTO Benedetta colei che in te s'incinse.
LORENZO Dunque?
ALBERTO Ah! Lorenzo! Lorenzo! Se avessi un microscopio onde riporla tutta sotto.
LORENZO Per che farne?
ALBERTO Onde centuplicarla!
LORENZO Non ti basta cosí?
ALBERTO Intanto voglio quanto c'è! Te la domando ufficialmente in sposa.
Non ho alcun parente che potesse farlo per me.
Qui nemmeno amici piú intimi.
Scusami se non è fatto con tutte le formole dell'etichetta ma è fatto con tutto il cuore.
LORENZO Io non ci ho nulla in contrario.
Ma però una domanda! Da quanto tempo conosci la mia pupilla?
ALBERTO Da un mese.
LORENZO E sei già tanto sicuro di lei, di te, da legarti per tutta la vita.
ALBERTO Sicurissimo! Sono stati trenta giorni bene impiegati.
Non sono mica un ragazzo! Con tutto l'amore che ho qui (mostra il cuore) qui (tocca la fronte) è tutto freddo, tranquillo; io penso come pensai sempre dinanzi a tutte le manifestazioni della vita.
Ho calcolato tutto con tanta freddezza come se il caso non fosse mio.
LORENZO Davvero che non parrebbe.
Io, ecco, non vorrei prestarmi ad un passo inconsiderato che potrebbe riuscir fatale a te ed anche ad Anna.
ALBERTO Ad Anna? In quale modo?
LORENZO Se tu ti pentissi Anna non sarebbe la piú felice delle donne.
ALBERTO Credi alla mia parola di onore? Ebbene, ti dò la mia parola di onore che dacché ho il lume di ragione qui entro (mostra la fronte) non mi sono mai pentito.
LORENZO Perché accettavi i fatti compiuti con la rassegnazione di uomo educato.
ALBERTO No, ma semplicemente perché dei fatti da me compiuti non c'era mai da pentirsi.
LORENZO Ah!
ALBERTO Ne dubiti?
LORENZO Tu che sei naturalista dovresti sapere che questa qualità di cui ti vanti è propria soltanto alle bestie che sono perfette ed infallibili.
ALBERTO Io non pretendo di essere infallibile ma è un fatto che nelle principali occasioni della mia vita quando precisamente si trattava di decidere di cose importanti decisive io ho dimostrato una chiaroveggenza incredibile.
Guarda persino in tenerissima età.
Sono nato a Dresda.
Dodicenne ero debole tanto che si temeva per la mia vita.
Un dottore ordinò di condurmi in clima piú mite e mia madre della quale io era l'unico amore mi condusse a Sorrento.
In un anno mi fortificai tanto che si pensava di ricondurmi in patria.
Ma io no! Non so se fosse gratitudine alla terra che mi aveva donata la salute o piú semplicemente un istinto prodotto dall'organismo che si riposava in clima a lui adatto rifiutai e tanto tenacemente che costrinsi mia madre a rinunziare alla sua patria e rimanere in Italia con me.
Non so se feci male ma se allora era cieco oggi lo sono di piú e ciò che feci fanciullo rifarei uomo.
Sta poi a sentire come quanto sono lo debba a me solo.
Ero ricco e avrei potuto vivere senza far nulla.
Ma no.
Mi ricordo ancora le idee che si svolgevano allora nella mente del fanciullo malaticcio.
Erano tutte giuste, precise, ora le saprei formulare meglio ma non con piú tenacia porle ad esecuzione.
In quella volta decisi di dedicarmi agli studi; la vera felicità della vita; in quella volta decisi di dedicarmi allo studio della scienza naturale, l'unico vero studio.
Tutte scelte fatte che in modo piú giudizioso ora non saprei.
LORENZO E l'istinto del ragazzo passò all'uomo?
ALBERTO Piú raffinato e piú cauto.
LORENZO E...
scusa (ridendo.) la presunzione l'hai ereditata anche quella dal ragazzo?
ALBERTO Ne ho io di presunzione? Io ti cito i fatti e le conseguenze che io ne traggo puoi trarle nel modo medesimo anche tu.
Io non ti parlerò che di Anna.
Era già prima felice, oh! tanto! tanto! ne avevo coscienza chiara ragionata.
Ma nel medesimo tempo aveva anche coscienza che qualche cosa ancora mi mancava e che era precisamente tempo di aggiungere questo qualche cosa.
Per strada persino io guardava fisso tutte le donne che incontrava.
È quella che mi completerà? Uno sguardo era sufficiente a disilludermi.
Avevo tanta fiducia nel mio sguardo che mi giurava che il giorno in cui l'avessi incontrata avrei saputo di averla incontrata e tanta fiducia nel mio buon destino che era certo che se io non fossi andato a lei, ella sarebbe venuta a me.
Fu fortuna il primo incontro con Anna ma tutto il resto lo debbo a me stesso.
Un mattino dovevo andare ad attendere un mio amico alla stazione.
Sto per entrarvi quando mi ferma la vista di una figurina di donna appoggiata al pilastro della porta e che guardava verso il mare.
Pareva che il caso le avesse imposta quella posizione onde la vedessi.
Quello che a bella prima mi colpi fu un occhio splendido azzurro in cui brillava una gioja tranquilla, ma piú gioja che tranquillità come dai bimbi quello stupore allegro che manifestano dinanzi al creato.
Il volto era perfettamente ovale e c'erano le due fossette sulle guancie.
Il corpo era ben cresciuto da adulta quantunque mi fece ridere l'idea venutami non so su quali dati, e giusta, che dovevano essergli stati da poco levati gli abiti da ragazzina.
La mano senza guanto era piccola e paffutella e attaccata ad un polso roseo e rotondo proprio da persona buona.
LORENZO Piú da persona bella.
ALBERTO Hai ragione buona e bella.
L'istinto aveva parlato, sta ora a vedere cosa dirà la scienza pensai.
Se fossi stato ancora dodicenne le sarei già allora saltato al collo; da vero uomo invece continuai ad osservare.
Quasi a far strada al mio occhio la brezza denudò la fronte dai capelli, quella fronte che tu conosci magnifica con una leggerissima prominenza al di sopra del naso che lo rende concavo, cosa che osservai molto raramente in donne.
Una vera corona.
Era pettinata da scolara come per mio desiderio lo è ancora e le treccie legate intorno alla testa lasciavano vedere l'estremità della nuca ed indovinare i contorni di tutto il teschio.
Vedi, Lorenzo, un altro al mio posto vedendo una ragazza sola avrebbe potuto malignare.
Io invece indovinai subito che con quell'angolo facciale non si fa del male.
Poco dopo che io l'aveva scorta sortisti tu dall'atrio.
Io ti riconobbi ma non mi avvicinai temendo di seccarti.
Ella si appoggiò al tuo braccio e vi avviaste.
Io vi seguii calmo ma ancora cercando un piano onde potermi avvicinare.
Oh! tu non sai il male che mi faceste decidendo tutto ad un tratto di salire in una carrozza di piazza.
Di altre carrozze non ce n'erano lí attorno ed io poco abituato a correre diffidava delle mie forze.
Pure, preso il cappello in mano onde non perderlo, mi vi ci misi ed ebbi fortuna perché il vostro ronzino quantunque per tale specie di cavalli avesse un passo assolutamente rapido, aveva la strana abitudine di esitare un momento prima di voltare strada, abitudine che io non ho.
Per mia sfortuna vidi in quell'istante una carrozza.
Vi saltai dentro ordinando di seguire quell'altra.
Quell'asino di cocchiere mi lasciò un istante fare.
Non aveva udito le mie parole e pensava: poi scese lentamente, aprí la porta con qualche stento e chiese: Dove ho da andare? Ti racconto tutto ciò per dimostrarti con quale rapidità io riconosca l'importanza delle cose e che non fu mia colpa se non mi presentai subito.
Alla sera appresi che tu eri partito.
Non mi scoraggiai.
Andai da Guglielmo al quale chiesi con arte, chi poteva essere una giovinetta che vidi con te; mi disse essere tua pupilla e che certo Chieti la conosceva.
Mi feci prima presentare a questo Chieti e lo costrinsi quasi a condurmi qui.
Doveva fare una triste figura agli occhi di tutta questa gente, ma che m'importava? Io correva dietro alla mia felicità!
LORENZO (ridendo).
Che matto!
ALBERTO Matto! matto! ma un matto che calcola, calcola, calcola, e di piú calcola bene.
LORENZO Ma una volta sbagliasti!
ALBERTO Quasi! Alludi alla contessina Armeni! Anzitutto io con essa non era giunto al punto a cui sono con Anna.
Poi è stato una scoperta che naturalmente ha fatto cessare tutto.
Mi affido alla tua discrezione.
Figurati che ho scoperto nient'altro che la contessa Armeni era una poco di buono.
LORENZO Ah! e per questo?
ALBERTO Ti meraviglia?
LORENZO Io ti credeva piú spregiudicato! Hai timore delle dicerie del mondo! (Imbarazzato.)
ALBERTO Che mondo! Pregiudizi non ho e del parere degli altri non mi curo.
Ma uso nella vita della scienza e questa mi dà la legge dell'eredità; il metodo piú sicuro per conoscere il carattere di un individuo è di raccogliere i dati che posso avere intorno al carattere dei genitori.
(Simulando un brivido.) Brrr.
Prima il brutto carattere trasfuso nel sangue, della madre stessa, poi l'aggiunta del carattere di non so chi...
LORENZO E tu conosci i genitori di Anna?
ALBERTO Se li conosco? So intanto che non hanno fatto nulla di male.
LORENZO E come lo sai?
ALBERTO Uuh! la fama me lo avrebbe riportato.
LORENZO Naturalmente nel tuo gabinetto di chimica si sa tutto ciò che accade.
ALBERTO Insomma tu sai qualche cosa di male? Io spero dalla tua franchezza che non mi nasconderesti nulla.
Io debbo dirtelo: Se dopo legatomi apprendessi per esempio che la madre di Anna ha mancato ai suoi doveri, io non dormirei piú le mie notti tranquille.
Al dover supporre in essa qualche difetto che ancora non avesse avuto agio a manifestarsi ma che per natura, per destino, dovrebbe comparire in essa o nei miei figliuoli a guastarmi la gioja della vita, io sarei infelicissimo.
LORENZO Cosí che se io ti raccontassi di qualche colpa dei suoi genitori tu l'abbandoneresti?
ALBERTO Oh! ma tu non lo puoi! Anna proviene da un tronco sano! Non può essere altrimenti.
LORENZO Ma tu la abbandoneresti?
ALBERTO Non ho precisamente per questo abbandonato la contessina Armeni?
LORENZO Allora esci da questa casa!
ALBERTO (spaventato).
Lorenzo!
LORENZO Povera la mia Anna! Oh! perché sono partito? Perché sono partito? Io subito te lo avrei raccontato ed avrei evitato questa onta! Ma a che cosa ti serve dunque la tua scienza tanto vantata se altri deve a forza aprirti gli occhi?
ALBERTO Sarebbe ora che tu parlassi sai.
Cosa mi dicono tutte queste esclamazioni? La signora Termigli dunque...
LORENZO (con violenza).
No, la signora Termigli non c'entra.
Ma credi che io vorrò gettare l'onta su una famiglia confidando i suoi segreti a te, ora null'altro che un estraneo per essa?
ALBERTO No, un estraneo non sono.
Questi segreti che hanno da separare Anna da me mi appartengono, io li debbo conoscere.
LORENZO Oh! Mai piú!
ALBERTO Ma che ne sai tu se sono tali da indurmi ad abbandonarla?
LORENZO (dopo un istante di esitazione).
Il padre di Anna si suicidò in carcere.
ALBERTO E per quale delitto vi fu posto?
LORENZO Era commerciante e...
fallí.
ALBERTO Dolosamente?
LORENZO Non aveva i suoi libri in regola.
ALBERTO Oh! ma in allora! È una disgrazia e sarebbe meglio che non fosse avvenuta ma (ridendo) vedi che hai fatto bene a raccontarmela perché non varrà certamente a nuocere ai miei rapporti con Anna.
Sono poveri, nevvero?
LORENZO Non posseggono nulla!
ALBERTO (stropicciandosi le mani).
Fallire e rimanere povero e per di piú suicidarsi dimostra carattere puro, anzi.
Mi avevi però fatto prendere una bella paura.
LORENZO Ma il padre di Anna si rovinò col giuoco!
ALBERTO Non è passione ereditaria e se mia moglie l'avrà (ridendo) giuocheremo la cricca chioggiotta.
SCENA SETTIMA
ELVIRA e DETTI
ELVIRA Non ha da venire a pranzo il dottor Redella?
ALBERTO Oh! brava! Quasi me ne dimenticava! Gli ho promesso di andarlo a prendere al caffè! (Guardando l'oriuolo.) Diavolo! sono in ritardo! Dove è Anna?
ELVIRA Ho da chiamarla, Anna?
ANNA (dal di fuori).
Vengo subito!
ALBERTO (a Lorenzo).
Senti che voce! Pare uno stradivario.
(Ad Elvira.) Già ritorno subito e non occorre che la saluti.
A rivederci.
(Via.)
ELVIRA Te l'ha chiesta in sposa?
LORENZO Sí, ma è un matrimonio impossibile.
ELVIRA Lo sapeva bene io!
LORENZO Sai di chi è la causa?
ELVIRA Di chi?
LORENZO Tua!
ELVIRA Mia?
LORENZO Egli non sposerà mai piú la figlia di una donna che...
ha avuto degli amanti.
ELVIRA E tu glielo hai raccontato?
LORENZO No, ma ad ogni costo bisognerà rompere questo progetto di matrimonio.
ELVIRA Ma io ne sono contentissima!
LORENZO A te non importa nemmeno della felicità di tua figlia!
ELVIRA Come puoi dire questo? Io sono contenta che si rompa questo matrimonio perché non mi pare un buon marito per Anna.
LORENZO Eh! tu te ne intendi!
SCENA OTTAVA
ANNA e DETTI
LORENZO Senti Anna! Ho da parlarti!
ELVIRA Verranno a pranzo?
LORENZO Vedremo se potremo farne a meno!
ELVIRA Va bene.
(Via.)
ANNA Cosa dice mamma?
LORENZO Senti Anna mia! Tu ami davvero il conte Alberto? In un mese quale amore può essersi formato nel tuo coricino?
ANNA Oh! non è coricino!
LORENZO In proporzione all'età non può essere grande di molto.
ANNA Allora Lorenzo, credo sia sproporzionato all'età!
LORENZO Davvero? E come lo sai?
ANNA Misurato non lo ho.
Ma credimi deve essere grande.
LORENZO Allora suppongo abbia forza bastante da sopportare qualunque dolore.
ANNA Quale dolore ho da sopportare?
LORENZO Bisognerà rinunziare a veder piú il conte Alberto.
ANNA Tu scherzi?
LORENZO Bada Anna che io non scherzo.
Bisognerà rinunciare a vederlo.
O lui o noi partiremo e cosí il nostro scopo sarà raggiunto.
Il nostro scopo è di non vederlo piú.
(Secco per nascondere la propria commozione.)
A
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